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Via d’Acqua

La Via d’Acqua determinerà una importante opportunità per Baggio (pag. 6) Naviglio Grande

Schema Vie d’acqua da Milano al Ticino La nuova connessione tra Canale Villoresi e Naviglio Grande ad ovest di Milano offre l’opportunità di legare queste due vie d’acqua storiche in un circuito fruitivo di circa 130 km (il cosiddetto Anello verde-azzurro) tra la Darsena e le Dighe di Panperduto.

Sezioni tipologiche del canale

La vera motivazione della Via d’Acqua che attraverserà il Parco delle Cave e collegherà il Canale Villoresi con la Darsena di Milano (pag. 2)


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La vera motivazione della Via d’Acqua che attraverserà il Parco delle Cave e collegherà il Canale Villoresi con la Darsena di Milano Con gli articoli pubblicati nel febbraio e nel marzo dell’anno scorso avevamo diffusamente informato i lettori circa i progetti Expo 2015, in particolare “le Vie d’Acqua” che comprendono anche il recupero della Darsena; queste realizzazioni saranno fra le principali eredità che Expo lascerà al territorio e alla città. Per la verità, questi progetti permettono di ottenere un obiettivo molto meno appariscente ma più importante: contribuire alla soluzione di carenze d’acqua nelle aree agricole a sud di Milano. Esiste anche un quarto obiettivo, di facile esecuzione durante i lavori della Via d’Acqua: una rete di percorsi ciclabili. Abbiamo nuovamente approfittato della pazienza dell’Architetto Anna Rossi (Expo 2015 – direzione Construction & Dismantling) per aggiornarci e per conoscere se ci sono varianti al tracciato e alla programmazione dei lavori, rispetto alle note di marzo 2012. Porta Ticinese - La Darsena riqualificata. R – Il progetto delle Vie d’acqua nel suo complesso è confermato e la Via d’Acqua - connessione irrigua, verde e ciclopedonale tra Canale Villoresi, Sito espositivo e Naviglio Grande - è consolidata nel suo ruolo di elemento fondamentale e permanente di connessione del Sito Expo con la città di Milano, di valorizzazione e promozione dell’Ovest Milanese e di miglioramento del servizio irriguo a sud della città. Il tracciato del canale Via d’Acqua – nuovo secondario Villoresi - visto l’anno scorso è rimasto sostanzialmente inalterato, il progetto si è però arricchito saldandosi con quello di riqualificazione del Naviglio Grande e delineando su tutto il percorso le opere di sistemazione a verde, i percorsi ciclopedonali, le aree di sosta e alcune nuove attrezzature pubbliche. Il Parco delle Cave in particolare è interessato sia dal tracciato del nuovo canale sul limite ovest, sia dalla realizzazione di un tratto significativo della cosiddetta dorsale ciclopedonale (il percorso che collega – superando le diverse infrastrutture – l’alzaia del Naviglio Grande con il Sito espositivo e la Fiera e quindi arrivare all’alzaia del Canale Villoresi attraverso il Parco delle Groane) sul lato est, vede inoltre la previsione di alcuni interventi che,

riqualificando e riconnettendo percorsi esistenti, legano tra di loro i due progetti con gli ingressi all’abitato di Baggio; inoltre, nella parte Sud, si offre la possibilità di riqualificazione e recupero della fontana e la realizzazione di un punto ristoro (per ingresso Sud intendo dove c’è il gioco delle bocce, via Cancano per intenderci) con tavoli e sedute esterne per aree pic-nic. Altro intervento: il recupero del percorso che si diparte da quella zona andando verso le marcite e la Cascina Linterno con la ricostruzione del portico. Più a nord sono invece previste due aree di sosta attrezzate: una all’ingresso di Baggio e una vicino a Cascina Caldera. Il canale mantiene quindi il suo tracciato, passa dal Parco di Trenno, sottopassa via Novara, attraversa le aree meridionali del Bosco in Città, e si sposta sul tracciato del deviatore Olona. Il progetto tiene conto della possibile integrazione con proposte progettuali di riqualificazione dei parchi, per ora non in attuazione, segnalate dal Comune di Milano, come nel caso delle proposte di recupero ambientale della Cava Ongari sul lato ovest del Parco Cave. Il canale – che per la gran parte del tracciato è una rog-

Lungo il Naviglio Grande verso la Darsena – Alzaia riqualificata e nuovi ponti pedonali gia dalle sponde dolci inerbite ridefinisce di fatto il margine ovest del parco e le sue relazioni con Baggio. I ponticelli pedonali che lo attraversano sono posti in corrispondenza degli accessi stradali - carrabili e pedonali - al nucleo abitato. Il canale è affiancato da uno o due piste di manutenzione (percorsi a fondo naturale) che nella maggior parte del loro sviluppo sono fruibili, nel tratto nord del Parco delle Cave il percorso a fianco del canale si offre quale collegamento ciclo

pedonale nel verde tra Baggio a Quinto Romano.

D – Il canale passa sotto, di fianco, sopra il deviatore Olona? R – Prima è in sponda sinistra, poi destra poi di nuovo in sponda sinistra. Nel tratto più a sud in cui scavalca il deviatore e rientra nel Parco Cave, si dirige verso l’ingresso

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luglio-agosto 2013 di via Cancano, passando nella zona del cosiddetto Belvedere. In via Cancano è interrato fino a superare il semaforo, e quindi l’area interessata dalla viabilità, per poi ricomparire nel parco deviatore Olona.

D – Quindi verrebbe realizzato il famoso parco sulla copertura del deviatore Olona? È famoso nel senso che se ne parla da 20 anni. Via Cividale del Friuli - via Parri dove adesso c’è la trincea del deviatore… R – Il canale della Via d’Acqua passa sul lato ovest del Parco del deviatore Olona, senza toccare la zona degli attuali orti, e per questioni di quote assume un andamento sinuoso che diventa occasione, insieme ai dislivelli del piano di campagna, per ridisegnare l’area verde. Percorsi ciclabili, stanze rurali da una parte e giardini con giochi d’acqua dall’altra riconnotano questo spazio pubblico. Tutti i dettagli sono stati verificati con il Comune di Milano e in particolare con il Settore che gestisce le aree verdi comunali; da qui il canale continua lungo il deviatore Olona, superando la zona interessata degli interventi dei Piani Integrati d’intervento Parri e Calchi Taeggi, per proseguire in affiancamento al deviatore stesso fino al Naviglio Grande.

D – Ritornando al Parco delle Cave quali sono le dimensioni del canale? R – Le sezioni sono variabili sia perché non è costante la profondità del canale - infatti il fondo canale mantiene una sua quota, mentre il piano di campagna la varia – sia perché le sponde assumono andamenti e pendenze diverse. Le sponde inerbite sono infatti inclinate a tratti 45° e a tratti a 30°. Dove il canale è affiancato da percorsi fruibili sono previste delle staccionate in tutti i tratti dove profondità e pendenza delle sponde lo richiedono. La sezione prevalente è quella con sponde inerbite, profondità del canale pari a circa 1,50 m, larghezza complessiva – vale a dire la distanza tra i cigli superiori delle due sponde – compresa tra i 6 m. e i 7,5 m. Abbiamo poi un breve tratto con sezione ad U di circa 2 m e brevi tratti con profondità maggiore e larghezza massima fino a circa 9 m. Il canale ha una portata regolare di circa 2 metri cubi ogni secondo; in situazione di magra diminuisce, però in caso di pioggia - raccogliendo l’acqua meteorica – può arrivare a 2,6.

D – Le asciutte del Villoresi come influiscono sulla portata d’acqua. Ci sarà sempre acqua dodici mesi all’anno o si verificheranno momenti di asciutta? R – Ci saranno dei momenti di asciutta. Quello che sta succedendo però è che il Consorzio Villoresi, con parte dei nostri interventi e con altri

che ha in programma, sta cercando di organizzare una regolazione idraulica più flessibile, che permetta di chiudere per le manutenzioni - e quindi svuotare - la rete irrigua di competenza anche solo a tratti. Le asciutte in futuro dovrebbero quindi essere più brevi.

D – Il progetto della pista ciclabile… R – Quelli che vengono realizzatiriqualificando e collegando con nuove opere i percorsi esistenti – sono percorsi ciclopedonali pensati per un utilizzo fruitivo a piedi o in bicicletta, per passeggiare o pedala-

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re tra i parchi e i campi. Non sono quindi progettati per permettere al ciclista di pedalare in velocità! Lo dico perché qualcuno sperava in una pista veloce per bici. La scelta di tracciato e di tipologia di percorso è stata compiuta in accordo con il Comune di Milano. La larghezza del percorso principale – la cosiddetta dorsale - varia dai 3,5 metri ai 4. Nei tratti lungo la viabilità pista ciclabile e percorso pedonale sono distinti, nelle aree a verde e lungo il Naviglio no. I percorsi individuati tengono conto ove possibile delle opportunità di completamento della rete ciclabile esistente e ricercano efficaci connessioni con le fermate della metropolitana e del passante ferroviario, senza venir meno

all’obiettivo del collegamento fruitivo nel verde tra le due vie d’acqua storiche: il Naviglio Grande e il Canale Villoresi. Gli attraversamenti della viabilità saranno tutti messi in sicurezza. Sul Naviglio Grande sarà riqualificata l’intera alzaia fino alla Darsena. I parchi, nel progetto, si trovano così in connessione diretta con l’alzaia del Naviglio Grande da una parte e con Figino e Pero/Fiera, il Parco delle Groane e il canale Villoresi dall’altra; in più saranno migliorate le relazioni con quelle che sono invece le realtà rurali a Ovest di Milano. Esiste poi una serie di percorsi connessi alla “dorsale” principale che vengono riqualificati e (segue a pag. 4)

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(continua da pag. 3) messi in rete, infine, dove il percorso della dorsale non segue il canale, le piste di servizio lungo quest’ultimo costituiscono un’ulteriore opportunità di fruizione pedonale e in alcuni tratti anche ciclabile.

Via Cividale del Friuli

D – Quando è previsto l’inizio dei lavori? R – Oramai si sono concluse le procedure di gara. I lavori dovrebbero iniziare entro la fine di luglio. Il lavoro è impegnativo per l’estensione del progetto e per la quantità di interferenze con infrastrutture o altre attività presenti sul territorio. Operativamente però – trattandosi di opere lineari - possono partire più cantieri in parallelo e questo dovrebbe aiutare a rispettare i tempi.

Parcheggio Schermatura

Area giochi Gabbione con vegetazione acquatica

Percorso pedonale

D – Previsioni per la conclusione dei lavori?

Alberi esistenti

R – La conclusione programmata è fine 2014. Considerando alcuni ritardi e imprevisti accumulati potrebbe slittare ai primi mesi del 2015.

D – L’Esposizione Universale 2015 ha vissuto momenti di sottotono a livello politico. Di conseguenza non possiamo meravigliarci se l’opinione pubblica appare ancora disorientata e propensa a criticare queste opere. La Via d’Acqua, che interessa il Parco

Area di meandro Area di sosta e informazione Ponticello

La Via d’Acqua nei parchi: Parco del deviatore. delle Cave, non mi sembra tracciata casualmente per assolvere la fantasia di qualcuno…

Progetto per un nuovo punto di ristoro nel Parco delle Cave.

R – Il progetto della Via d’Acqua è l’esito di un lungo percorso. Innanzitutto la scelta strategica sviluppata dagli Enti, prima della costituzione della Società Expo 2015, di mettere insieme due obiettivi: migliorare l’efficacia ed efficienza della rete irrigua e al contempo risolvere in modo sostenibile la funzionalità del Sito espositivo. Infatti l’acqua irrigua proveniente da Villoresi raggiungendo il Naviglio e la Darsena va a migliorare le attuali condizioni di sofferenze irrigua del Sud Milano ma passando dal Sito svolge due

importanti funzioni: riceve le acque meteoriche raccolte e fitodepurate dai canali interni al Sito e alimentare gli impianti di raffrescamento dei padiglioni. Vengono così evitati sprechi idrici e impatti sul reticolo idrico esistente che in questo settore, in caso di pioggia, è già saturo. Secondo passaggio sviluppare un progetto integrato che affianchi agli obiettivi di tipo funzionale idraulico quelli di costruzione di un progetto complessivo di riconnessione delle aree verdi, di valorizzazione paesaggistica e di promozione dell’ovest milanese. Lo sviluppo del progetto nella sua proposta complessiva è avvenuto sempre a stretto contatto con gli Enti

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ma anche tramite il confronto con numerosi attori e soggetti locali per raccogliere le diverse proposte e istanze del territorio (che non vanno ovviamente sempre tutte nella stessa direzione!). Nella definizione del tracciato e delle caratteristiche sia del canale che della cosiddetta dorsale si è tenuto conto sia degli aspetti tecnici sia della coerenza/sinergia con altri interventi in corso o in programma, nonché della massima valorizzazione – ove possibile – delle risorse esistenti. La Via d’Acqua è infatti un canale irriguo che lambisce la città attraversando frange urbane e parchi pubblici, il progetto ne ha tenuto conto adattandone le caratteristiche: sezione e pendenze atte a far defluire l’acqua a velocità contenuta, sistemazioni paesaggistiche, creazione di zone in cui il fruitore può avvicinarsi all’acqua (acqua pulita!) in sicurezza, riqualificazione di aree pubbliche in parziale abbandono o degrado etc.. Il progetto è poi stato sottoposto alla verifica e approvazione degli Enti competenti nelle sedi deputate. Il progetto preliminare del canale è stato approvato nel luglio 2012. Il progetto definitivo della Via d’Acqua Sud, che ha precisato e integrato il progetto del canale con la parte fruitiva (percorsi, aree di sosta e sistemazioni verdi e urbane dal sito espositivo fino alla darsena) è stato approvato a gennaio 2013. Particolare spazio è stato dedicato al confronto coi futuri enti gestori delle opere per assicurare l’efficace durata delle stesse nel tempo. Il dialogo con il territorio, nel caso della parte in Comune di Milano svolto sempre con gli uffici comunali, ci ha premesso di mettere meglio a fuoco alcuni obiettivi locali. Per esempio, per Baggio, parve subito evidente la richiesta che il quartiere volesse collegarsi in modo più diretto con questo progetto, proponendosi come cerniera tra l’area agricola e il sistema dei parchi a ovest di Milano; quindi si è tenuto conto di questo sia nel progetto della Via d’Acqua Sud, sia in quello relativo a “paesaggio e sistema rurale”, vale a dire quella serie di interventi minuti ma importanti che mireranno a riqualificare percorsi rurali, fontanili e alberate del paesaggio agrario ad ovest della città, rafforzando in questo caso le relazioni tra Parco Cave, centro di Baggio, sistema agricolo, con particolare attenzione a realtà come quella di Muggiano. È un progetto complesso, che intende restituire un’infrastruttura

Via d’Acqua importante anche per futuri interventi locali di valorizzazione e promozione di questo territorio. Gli interventi che procedono in parallelo sono comunque strettamente integrati tra loro; per esempio, l’acqua in più che arriverà dalla

OTTICA MAINARDI snc la libertà di veder

bene!

Pista ciclabile

Planimetria interventi previsti nel Parco delle Cave.

Via d’Acqua è una grande risorsa per il recupero della Darsena e il sistema di percorsi fruitivi che viene messo a punto, il cosiddetto Anello Verde-azzurro, sottolinea il ruolo di approdo da e verso il territorio dell’antico porto cittadino.

Un progetto funzionale a Expo 2015, ma pensato e destinato al futuro. Gianni Bianchi Roberto Rognoni

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L’evento Expo è un’opportunità per valorizzare il territorio a vantaggio anche dell’economia locale L’intervista con l’Architetto Anna Rossi, ci permette di riassumere: Il progetto della Via d’Acqua, nel suo ruolo di connessione del Sito Expo con la città di Milano si propone, valorizzando l’Ovest Milanese, di migliorare il servizio irriguo a Sud della città. Il progetto si è arricchito con la riqualificazione del Naviglio Grande. - La Via d’Acqua e la pista ciclabile, nel Parco delle Cave, potrebbero favorire un progetto di marketing territoriale, coinvolgendo vari settori già operativi nel Borgo, favorendo le eccellenze già esistenti a vantaggio dell’economia locale. - Per Baggio, nella parte Sud, si offre la possibilità di riqualificare la fontana e di creare un punto di ristoro. - Sarà possibile recuperare il percorso verso le marcite e la Cascina Linterno, con la ricostruzione del portico. A Nord saranno previste aree di sosta attrezzate; una all’ingresso con Baggio e la seconda vicino alla Cascina Caldera.

- Realizzeranno un collegamento ciclo pedonale nel verde tra Baggio e Quinto Romano. - E’ prevista la realizzazione del “Parco sulla copertura dell’Olona” (via Cividale del Friuli – via Parri). La recente risoluzione giuridica in merito all’area Calchi-Taeggi permetterà al canale di proseguire, affiancandosi al deviatore, fino al Naviglio Grande. Abbiamo sempre detto, parlando dell’Expo, che per Baggio l’Esposizione Internazionale potrebbe offrire una nuova e grande opportunità che favorirebbe il futuro del Borgo. Un obiettivo in cui sono coinvolti: l’Amministrazione comunale e i Baggesi. Pensiamo ora come potrebbero prepararsi all’evento i Baggesi. Oramai giunge spontaneo, quando si discute della necessità del restauro del famoso Organo, del completamento del progetto che utilizza ceramiche parietali per raccontare la storia di Baggio fra le vie del

borgo, delle indagini sulla pavimentazione della chiesa vecchia (così come fu per il felice intervento di restauro del campanile romanico), parlarne come “valorizzazioni territoriali”, oppure “marketing territoriale”. Si tratta però di un solo aspetto del problema. Ora è necessario che un concetto ci risulti chiaro : ogni intervento di tipo urbanistico e culturale può favorire un miglioramento economico per la zona. Per capire le potenzialità del “marketing territoriale” ci siamo rivolti al Dott. Lorenzo Iazzetti, baggese, aziendalista nel settore. Gli abbiamo chiesto di esporre con semplicità il

significato e i mezzi per coinvolgere e attuare un progetto che favorisca il raggiungimento dell’obiettivo. Il Dott. Iazzetti dopo diverse esperienze nel settore della comunicazione, ha operato come responsabile marketing di catene di negozi in franchising; svolge attività di consulenza anche nel settore marketing e organizzazione aziendale. Ci siamo rivolti a lui perché abbiamo notato che il suo Marketing CreAction ha l’obiettivo di favorire l’integrazione e la copartecipazione, dando ai piccoli commercianti gli stessi strumenti della grande azienda Il suo intervento è a pag. 7. Roberto Rognoni

Darsena - Porta Ticinese.


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Marketing territoriale - Un’opportunità per tutti L’Expo produrrà positive ricadute sull’economia Quale importanza avrà l’EXPO per Milano? Forse non tutti ancora lo sanno nella sua complessità e non è questo il mezzo più opportuno per spiegarlo, una cosa certa è che l’EXPO produrrà ricadute molto, molto positive sull’economia! Ci saranno nuove opportunità lavorative e tanti, diventando, per esempio, imprenditori, potranno realizzare i loro sogni nel cassetto o lanciarsi nel mondo digitale con nuove app di successo. La cosa, però, che ci riguarda più direttamente è che per il nostro quartiere, Baggio, con la Via d’Acqua e la pista ciclabile nel Parco delle Cave, sarà possibile promuovere una serie di iniziative che riteniamo possano rientrare a pieno titolo nelle logiche del marketing territoriale. Sarà, infatti, possibile definire progetti, programmi e strategie volte a garantire lo sviluppo del territorio, anche, pensando al dopo Expo, nel lungo periodo. A questo punto viene da chiedersi cosa vuol dire marketing del territorio. Per usare parole semplici il marketing territoriale fa sì che, tramite vari interventi urbanistici e culturali, nella zona si possano ottenere delle ricadute economiche positive. A Baggio potrebbe succedere

proprio questo, il Borgo, reso anche più accogliente, avrà una maggiore capacità attrattiva verso persone incuriosite dal richiamo del “quartiere storico” nel contesto milanese, sollecitando la visita a persone che, presumibilmente, faranno anche qualche spesa e, comunque, potrebbero sentire il richiamo degli alimentari e della cucina tradizionale e delle tante attività presenti portando così nuova ricchezza al quartiere e consentendo ulteriore sviluppo della zona. Un altro punto legato al marketing territoriale è che questo eventuale progetto potrebbe determinare una grossa visibilità mediatica, desideriamo che si senta parlare di Baggio un po’ dappertutto: su riviste, quotidiani e in televisione! Questa visibilità creerà quindi attenzione verso il nostro B orgo e, soprattutto potrebbe portare, nuovi flussi di persone. Dunque, se questi sono i presupposti, occorre suonare la sveglia e andare alla carica cercando di sfruttare ogni opportunità; in questo periodo di crisi è inutile “stare sotto le coperte” ed aspettare il passaggio della tempesta, questo è il momento di agire! Cosa possiamo fare? Come possiamo agire? Le istituzioni ci danno

armi e suggerimenti su cosa fare. Per esempio il “contratto di rete” è un ottimo strumento per aggregarsi (ricordiamo sempre che, seppur banale, l’unione fa la forza…) e creare quella logica di “centro commerciale naturale” che a Baggio sarebbe facile da realizzare e portatore di importanti risultati. La vasta popolazione di Baggio, infatti, con semplici operazioni di marketing ben gestite, sarà invogliata a fare acquisti sotto casa. Utilizzando bene le classiche leve di marketing (prodotto, prezzo, promozione, distribuzione) con l’aggiunta di internet e rivedendole con modelli più attuali si può creare, lanciare e gestire un “centro commerciale naturale”. Per la realizzazione occorrerà anche darsi un “nome” e creare un marchio comune che non faccia perdere l’identità o la tipicità dei singoli. Sarà necessario altresì darsi degli obiettivi, creare una strategia condivisa da tutti, predisporre volantini e organizzare momenti promozionali ed eventi culturali che possano invogliare agli acquisti i potenziali visitatori attratti dalla vivacità del Borgo, dall’ospitalità, dalla sorpresa di scoprire una periferia con tanta storia, da visitare, magari, dopo una biciclettata nel Parco delle Cave.

Non possiamo nascondere il grande potere di attrazione che ha già Baggio, la Sagra di ottobre attira un numero elevatissimo di persone che si riversano nelle strade effettuando acquisti presso le “bancarelle” ma anche nei negozi. Con un piccolo investimento economico, dunque, sarebbe possibile organizzare altri eventi di pari attrazione e attrattività dando visibilità alle “eccellenze di Baggio”. Tali eccellenze si possono sintetizzare (1) nelle espressioni artisticourbanistico (Il campanile romanico, la Chiesa vecchia, il famoso Organo, le ceramiche, il vecchio Monastero, il Borgo, ecc), (2) nelle attività commerciali (a Baggio ci sono, infatti, piccoli produttori, distributori di prodotti e artigiani che possono ambire a livelli di eccellenza molto elevati, da non dimenticare l’importanza che riceverebbero anche i ristoranti) ed inoltre (3) espressioni naturali e naturistiche (il Parco delle Cave coi suoi boschetti e laghetti rimane l’habitat di particolare flora e fauna tipica anche rara)! Sarebbe un bel lavoro da svolgere in funzione dell’Expo e per il futuro del nostro quartiere. Dott. Lorenzo Iazzetti lorenzo@marketingcreaction.it

L’angolo dell’Avvocato L’installazione di un pergolato o di un gazebo. I limiti condominiali. Alzando gli occhi al cielo si possono notare molti terrazzi posti, per lo più, all’ultimo piano sui quali sono stati costruiti dei pergolati o gazebi, ovvero quelle strutture, solitamente in legno, costituite da elementi verticali che sostengono gli elementi orizzontali, sui quali poggia una copertura; una delle principali caratteristiche di tali strutture è quella di fornire uno spazio d'ombra. Ma con quali criteri sono stati costruiti? Quali limiti incontrano tali manufatti davanti ai diritti e alle necessità del Condominio? Esistono, sostanzialmente, tre elementi da tenere presente: il regolamento di condominio, il diritto di affaccio e di veduta di eventuali altri soggetti e il decoro architettonico dell’edificio. In primo luogo, tutte le opere poste in essere dal singolo condomino non devono essere contrarie alle norme previste dal regolamento condominiale ed, in secondo luogo,

Prelievi di settembre 1 • Parrocchia S. Marcellina L.go Don Saturnino Villa, 2 - Muggiano

è necessario verificare che la struttura non inibisca il diritto di affaccio o veduta in appiombo di soggetti terzi; ma l’elemento che forse mette il più delle volte in discussione tali installazioni è il decoro architettonico dell’edificio. Il proprietario non può, nell’esercizio del proprio diritto di proprietà, arrecare danno al decoro architettonico dell’edificio ovvero, più semplicemente, una modificazione delle linee stilistiche dell’edificio. Ricordiamo, pertanto, che per decoro architettonico giuridicamente si intende "l'estetica data dall'insieme delle linee e delle strutture ornamentali che costituiscono la nota dominante ed imprimono alle varie parti dell'edificio, nonché all'edificio stesso nel suo insieme, una sua determinata armonica fisionomia, senza che occorra che si tratti di edificio di particolare pregio artistico" (Cass. civ. n. 2313/ 88) e tale decoIL PRELIEVO VERRÀ EFFETTUATO DALLE ORE 8 ALLE 12 solo se trascorsi 90 giorni dall’ultima donazione per gli uomini e 180 per le donne Delegazione Baggio: Sede: Piazza Stovani, 7 - Milano Recapito telefonico presso: Gianluigi Beltrami - Tel. 02.48.91.17.67 È a disposizione dei donatori una visita annuale di controllo che deve essere richiesta al Servizio Sanitario AVIS

ro architettonico deve essere valutato, ai sensi dell'art. 1120 c.c., con riferimento al fabbricato condominiale nella sua totalità come evidenziato dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 1286/10. Peraltro, in merito, è bene precisare che il decoro architettonico non costituisce una qualità solo eventuale dell’edificio ma un valore concreto connesso all’esistenza stessa di un edificio così come posto in essere: ogni fabbricato, anche in quello a carattere popolare o, comunque, privo di particolari scelte stilistiche presenta un proprio “aspetto” architettonico che, alla pari di altre costruzioni, viene tutelato nella sua fisionomia unitaria ed originaria. Un esempio. Costituisce innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, e come tale vietata, non solo quella che ne alteri le linee architettoniche, ma anche quella che comunque si rifletta negativamente sull'aspetto armonico di esso, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l'edificio. La relativa valutazione spetta al giudice di merito. In particolare, la Suprema Corte di Cassazione, aveva confermato la sentenza di merito con la quale era stata ritenuta illegittima l'installazione di una canna fumaria che percorreva tutta la facciata dell'edificio condominiale, così da pregiudicare l'aspetto e l'ar-

monia del fabbricato (Cass. Civ. n. 10350/11). Mentre, secondo una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, non è possibile invocare la lesione del decoro architettonico dell’edificio condominiale, qualora altri condomini prima hanno provveduto a modificarlo: "non può avere incidenza lesiva del decoro architettonico di un edificio un'opera modificativa compiuta da un condomino, quando sussista degrado di detto decoro a causa di preesistenti interventi modificativi di cui non sia stato preteso il ripristino" (Cass. 7 settembre 2012, n. 14992). Posto quanto sopra, è pertanto preferibile prima di intraprendere qualsiasi opera d’installazione, verificare attentamente, non solo che il regolamento condominiale non vieti espressamente tali tipologie di opere e che le stesse non pregiudichino i diritti di soggetti terzi, ma che tale manufatto non vada ad incidere, non solo negativamente, sull’aspetto e la fisionomia del condominio al quale appartenete; ciò al fine di evitare eventuali contestazioni da parte degli altri condomini che potrebbero portare, qualora si ravvisassero alcune illegittimità nella costruzione, anche il ripristino dei luoghi ovvero, la demolizione della costruzione o l’adeguamento della stessa entro i suddetti limiti. Avv. Sara Motzo avv.motzo@tiscali.it


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Biblioteca di Baggio

In attesa dei festeggiamenti per festeggiare i cinquant’anni di attività Questo mese desideriamo ricordare una particolare iniziativa che venne inaugurata il 20 aprile del 1980. Riportiamo di seguito l’articolo che pubblicammo a firma di Renata Gostoli. L’inaugurazione della ludoteca “J. A. Comenius” di Baggio è stata per molti versi simile a tante altre “feste” del genere. Erano presenti gli ideatori del progetto appartenenti alla Fondazione Comenius, personaggi politici, rappresentanti delle pubbliche amministrazioni regionali e comunali, un esperto sulle ludoteche che ne spiegava le finalità e molti adulti che dibattevano l’argomento. Erano presenti più di un centinaio di bambini, pieni di curiosità e di interesse, che cercavano di capire la differenza tra la ludoteca ed un bel negozio di giocattoli. Infatti esiste una notevole differenza: ambedue propongono gli stessi materiali, ma mentre il negozio fa in genere solo una proposta di vendita, la ludoteca promuove la conoscenza e l’uso del giocattolo e del gioco in genere. Giocare, per la ludoteca, vuol dire scoprire insieme agli animatori, attraverso attività diverse, le possibilità ricreative, espressive e di conoscenza del gioco in tutte le sue forme. Inoltre la ludoteca presta il giocattolo al bambino, il quale può tenerlo per quindici giorni versando una cifra veramente simbolica di L. 200, che verrà usata per il ripristino ed il riciclaggio dei giochi sciupati. Sono previsti anche incontri di animazione rivolti agli adulti soprattutto per riscoprire, con il gioco, un modo diverso di stare con i figli e con gli amici più piccoli.

La ludoteca, per il momento, è inserita quattro giorni la settimana e il martedì e il giovedì dalle ore 10 alle 12, il mercoledì e il sabato dalle 16,30 alle 18,30. In Italia il discorso sulle ludoteche è appena incominciato, infatti ne esistono solo cinque compresa quella della nostra zona; le altre si trovano a Nonantola, Firenze, Como e Bologna. Proprio per questo è indispensabile far seguire, al primo momento di soddisfazione, la realizzazione del progetto pedagogico (finalità ed obiettivi) fra l’altro già indicato dal gruppo di studio di esperti della Fondazione Comenius. Il progetto pedagogico da solo, comunque, non garantisce la continuità del discorso. Occorre che il Consiglio di Zona dia origine ad una seria programmazione sia per la gestione della ludoteca che per una visione più allargata del servizio. In sostanza la ludoteca potrà, secondo me, assumere un significato veramente sociale se alcune delle sue attività di laboratorio verranno decentrate in altre situazioni. Per esempio: un laboratorio permanente sul teatro, costruzione di burattini, ecc., potrebbe essere organizzato in un centro sociale della zona ed aperto ai bambini una volta la settimana, per poche ore pomeridiane. Un altro laboratorio di riciclaggio ed invenzione dei giocattoli, oppure di falegnameria, potrebbe trovare sede in altro spazio pubblico. In questo modo tutti i bambini della zona fruirebbero di spazi fisici più ampi e decentrati, organizzati per attività diversificate, ma tutte collegate dalla Ludoteca di Baggio. Ogni laboratorio dovrebbe avere un coordinatore e coinvolgere tutte

quelle persone che seguono già in zona, con interesse, gruppi di bambini e ragazzi. Il finanziamento per i laboratori decentrati dovrebbe essere a carico del Consiglio di Zona che già spende una discreta somma annua per l’attività di animazione rivolta ai bambini, ma che, avendo avuto finora un carattere non continuativo, ha deter-

minato grossi vuoti in alcuni periodi dell’anno. L’allestimento della ludoteca di Baggio ha comunque destato molto interesse negli adulti e nei bambini della zona. Spetta anche a loro dire qualche cosa in merito... possono anche farlo scrivendo allo “Spazio bambini” di questo mensile. Renata Gostoli

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Associazione “Il Gabbiano – Noi come gli Altri” Con il Gabbiano si vola…. nella moda

Ci sono iniziative che nascono per caso, non sulla spinta di un progetto predefinito ma sull’onda di un’emozione, di un desiderio di condividere il piacere del bello con chi fino ad ora per molte circostanze non ne ha avuto la possibilità. Se poi, per fortuna o per destino, questi desideri riescono ad incontrare le persone con la giusta sensibilità, allora il risultato diventa un sogno che si realizza. È quanto avvenuto all’associazione “Il Gabbiano - Noi come gli altri”, dove, nell’ambito del progetto “Project for Fashion & Life - eventi di moda, cultura e solidarietà”, organizzato dal brand stilistico di moda Magalì Bongiovanni Fashion Creations, si è dato vita ad una iniziativa sociale e creativa che, per i risultati ottenuti, prossimamente vedrà anche la realizzazione di una mostra-evento. Le persone disabili dell’associazione sono state protagoniste della realizzazione di una collezione di moda, partendo dalle tendenze di stagione e continuando con la creazione dei figurini, fino alla realizzazione del capo finito. Guidati dagli operatori e dall’insegnante, anche loro entusiasticamente partecipativi e coinvolti, hanno ripercorso durante gli incontri tutti i passaggi professionali che abitualmente vengono realizzati negli specifici studi stilistici e professionali. Perfettamente calati nel ruolo di “creativi”, hanno interpretato lo spirito “stilistico” con un entusiasmo ed un coinvolgimento che ha reso questa iniziativa una esperienza umanamente unica. Il loro impegno nella realizzazione dei bozzetti, nel ricamo e nel cucito sve-

SPI

lava poco alla volta come quella che all’inizio doveva essere un’iniziativa di piacevole creatività, si stava rivelando qualcosa di molto più significativo. Il coinvolgimento, la capacità di queste persone di sapersi mettere alla prova senza esitazioni, con il solo trasporto del loro entusiasmo, la gioia e la curiosità, la felicità di collaborare in prima persona alla realizzazione di un progetto concreto e creativo come una collezione di moda sono stati risultati che sono andati ben oltre l’iniziativa stessa. E’ la conferma di come il piacere del bello e la forza stessa della creatività possano diventare, in questo caso attraverso la moda, un potente mezzo non solo di condivisione ma anche di integrazione umana e sociale. Un messaggio che per la sua valenza non può e non deve rimanere solo il risultato di un tentativo sperimentale ed isolato, ma al contrario l’inizio di un percorso fatto di nuove opportunità da offrire e condividere in maniera sempre più allargata con chi ha meno possibilità. Se si superano preconcetti e luoghi comuni con la passione e la forza di un progetto di condivisione comune, anche la moda può diventare una potente risorsa, gioiosa e gratificante per tutti e alla portata di tutti, che può far crollare i muri dell’indifferenza e le barriere dell’isolamento: un grande ponte capace di unire esperienze solo apparentemente diverse e lontane in nome di un progetto, chiamato integrazione, che può finalmente diventare realtà.

Lo SPI CGIL Lega Baggio informa i pensionati ed i lavoratori al riguardo della

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Siamo a disposizione per gli appuntamenti tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 Ricordiamo che i nostri servizi sono: compilazione modello 730, IMU, RED, ISEE, ISEEU SINDACATO PENSIONATI ITALIANI LEGA BAGGIO - P.zza Anita Garibaldi, 1 - Tel. 02.48915863

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Milanon

Storia dell’evoluzione urbanistica e sociale della nostra città

In via Pattari - Ricordando le “Quattro Marie”: la più antica fra le maggiori istituzioni elemosiniere milanesi 74° episodio Questa volta invitiamo il lettore, abituato ad ascoltare episodi della storia della città passeggiando fra vie e piazze, ad entrare nei depositi dell’archivio dell’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”. Siamo in via Olmetto, 6. L’edificio, oltre a essere sede legale e amministrativa dell’Azienda, conserva un ricco archivio che racconta la storia dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano, dei suoi benefattori, le registrazioni delle donazioni, dei legati testamentari e della relativa gestione. Abbiamo cercato notizie del luogo pio delle Quattro Marie, essendo la più antica delle istituzioni elemosiniere milanesi. Una leggenda fa risalire la fondazione all’anno 845, mentre i primi documenti attendibili ci rimandano al 1305, come Confraternita dei Raccomandati della Beata Vergine Maria. Il termine- Quattro Marie- si affianca alla denominazione riportata solo nei primi decenni del XIV secolo. Secondo alcuni studiosi, desiderarono ricordare le quattro feste mariane della Natività, dell’Annunciazione, della Purificazione e dell’Assunzione, altri studiosi ritengono che si tratti della personificazione della Vergine Maria, di Maria Maddalena, Maria Salomè (moglie di Zebedeo) e in Maria Cleofe (madre di san Giacomo minore). Nel XIV secolo pare che il sodalizio fosse composto da oltre duecento membri: mercanti, ricchi artigiani, cittadini facoltosi. Si riunivano ogni anno la terza domenica di ottobre e in tale occasione eleggevano i procuratori per la gestione dell’attività quotidiana.

1732 - Avviso per l’appalto di panno. I deputati invitano i mercanti di panno a presentare le loro migliori offerte per la fornitura di 1.280 braccia di panno di diversi colori.

Segni di beneficienza per il ritiro dell’elemosina.

L’elemosina veniva elargita alla consegna di un segno, un gettone di metallo che l’organizzazione affidava

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ogni mese un percorso e una cartolina agli abbonati

ai poveri che avevano diritto a ricevere una sovvenzione. Le elemosine consistevano in pane di frumento oppure di miglio e segale, vino e riso. A Natale e Pasqua le distribuzioni venivano aumentate e consegnavano anche legna, carbonella, tessuti e sale. Alle ragazze nubili povere veniva consegnata una dote in denaro. Il consorzio elemosiniero delle Quattro Marie aveva sede in un edificio nella Contrada Pattari: praticamente dietro al Duomo di Milano. Era luogo di riunione dei deputati, trovavano abitazione i funzionari e si raccoglievano le derrate alimentari da distribuire ai bisognosi. Nel 1649 aggiunsero all’edificio una cappella commissionata all’architetto Francesco Maria Richini. L’edificio fu abbandonato nel 1785, quando il luogo pio delle Quattro Marie si trasferì in una nuova sede con altri consorzi elemosinieri che non furono bloccati dalla legislazione austriaca. Lo stabile fu alienato nel 1840 e poi abbattuto. RR

Istituto Inabili a lavoro in piazza Bande Nere - Ingresso principale e cortile interno.

Note riprese dalla documentazione di Daniela Bellettati, inserita nel volume Milano Radici e luoghi della carità. A cura dell’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”.

Una ulteriore curiosità dallo stesso archivio Nel 1922 in piazzale Giovanni delle Bande Nere si completarono i lavori per un nuovo “Istituto inabili a lavoro”. Le vecchie sedi in San Marco e alla Senavra vennero riunite in Bande Nere. Nel 1930 questo ricovero cambiò nome trasformandosi in Casa di ricovero per inabili a lavoro del Comune di Milano. Molto curioso il cartoncino che avvisa dell’apertura della nuova sede dell’Istituto, in cui sono anche riprodotte le immagini dei ricoverati con la divisa per “un più facile riconoscimento”.

Rettifica Mensile di giugno pag. 5 articolo “Serata magica in un luogo magico Venerdì 31 maggio”. Le note riferivano della partecipazione alla Lusiroeula dei ragazzi della scuola L. Einaudi (via Val d’Intelvi) accompagnati dal corpo insegnante. I docenti della scuola desiderano precisare che si tratta di inesattezza. Il corpo docente non era presente a tale manifestazione. La Redazione si scusa per l’errata comunicazione.

Cartolina n. 78 Come consuetudine, gli abbonati ricevono ogni mese una cartolina. In allegato a questa pubblicazione di luglio-agosto trovano la cartolina n. 78 della serie Milanin Milanon: 3 novembre 1895 - Inaugurazione Monumento a Giuseppe Garibaldi

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Problema delle sale gioco e scommesse e loro presenza in quartiere Via Rismondo angolo via Masaniello - Zona De Angeli - Via Mar Nero

In questo momento stiamo vivendo una crisi spaventosa che non è ancora terminata, come ben sperimentato da quasi tutte le famiglie italiane. Una crisi di cui non si vede la fine e che, purtroppo, come conseguenza, ha portato a far sì che molti cittadini milanesi, soprattutto quelli di ceti più modesti, si avvicinassero in maniera morbosa al gioco, sia quello delle classiche sale scommesse che sale gioco con slot machines, video poker etc. Il tutto con l’illusione di ottenere un facile guadagno e, così, risolvere qualche problema del quotidiano. Purtroppo così non è mai perché le probabilità di vincere sono davvero remote e, pertanto, con il gioco d’azzardo anziché lenire i problemi li si acuiscono innescando, inoltre, quella nuova patologia ossessivocompulsiva definita GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) che è una forma di una malattia mentale classificata all’interno dei “disturbi del controllo degli impulsi” e che ha grande affinità con il gruppo dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi, che porta a manifestazioni e modificazioni cerebrali simili a quelle dei tossicodipendenti. Nel nostro Paese, purtroppo, il gioco d’azzardo ha visto un incremento del 450% tanto da farci diventare il primo Paese, in Europa, per numero di installazioni di macchine da gioco e di giocatori. In particolare a Milano, nel giro di quattro anni, (2009-2013) sono tripli-

cati i soggetti che hanno manifestato problemi di ludopatia e che per tale ragione sono ora in carico ai SERT passando da 92 a 265 mentre nell’intera Lombardia sono stimati in 25 mila i soggetti ludopatici, emersi o nascosti con evidente possibilità che il fenomeno diventi una costante patologica se non arrestato in tempo. Questo incremento “visibile” ovviamente ne nasconde un altro molto più potente e pervasivo di numeri sconosciuti ma che potrebbero essere individuati con qualche proiezione statistica se consideriamo che a Milano le sale gioco/sale scommesse sono 126 (almeno ad oggi) con moltissime richieste in attesa di vaglio da parte della Questura. Inoltre è opportuno valutare che delle 380.000 slot machines presenti in Italia ben 60.000 sono installate in Lombardia (16% del totale) e che il valore delle giocate è passato, nel giro di un anno, da 40 miliardi di euro e 94 miliardi di euro con un gettito in favore dello Stato di soli 9 miliardi di euro. È ovvio, tra l’altro, che le organizzazioni criminali non sono rimaste alla finestra e, chiaramente, stanno giocando la loro partita utilizzando i mezzi a loro disposizione come usura, riciclaggio, gestione diretta di alcuni centri scommesse e sale gioco etc. Purtroppo una scriteriata a quanto sopra ha pesantemente contribui-

Agosto a Quinto Romano Cascina Colombara, Cascina di via Caldera, Cascina Bosco, le corti legate all’attività agricola e i fontanili: l’archeologia rurale e gli sviluppi socio economici e culturali sono stati il tema del “Viaggio alla scoperta di Quinto Romano” che ha portato la Storia di Quinto Romano, quartiere della periferia Nord Est di Milano giovedì 20 giugno alla biblioteca “Sicilia” di via Sacco. L’evento, promosso dallo Spazio Servizi Degradi, con la collaborazione della Banca del Tempo “Carpe Diem” di Quinto Romano e dell'associazione culturale “Artifando” è inserito nel progetto “Il Viaggio sotto casa”, patrocinato dal CdZ 7. Matteo Malanca curatore del progetto e appassionato di storia, ha presentato immagini del passato e del presente del quartiere di Quinto Romano, fornendo alcune informazioni sul territorio. La presenza dei fontanili ha agevolato l’insediamento delle popolazioni a Quinto Romano. Ma anche la sua ubicazione, sulla strada per Vercelli ha contribuito al suo sviluppo.

Infatti, via Novara in passato si chiamava via Vercellina ed era una strada percorsa da chi andava e veniva per e da Milano per lavoro. Il forte insediamento sul territorio negli anni ’80 ha contribuito ad aumentare di colpo il numero della popolazione, creando non pochi squilibri, ma ha permesso al quartiere di sviluppare tutta una serie di attività socio culturali molto attive sul territorio, anche se poco conosciute dai più. Tra queste ricordiamo L’Associazione culturale e assistenziale “Quinto che legge…” (via E. Ferrieri 12) e il Circolo Carlo Poma (via Caio Mario 18). Quest’ultimo è aperto tutti i giorni ai soci dalle 15 alle 19. Il 1° agosto cena di socialità con musica dal vivo, evento che verrà riproposto il 25; tutti i venerdì tombolata. Dall’11 al 18 agosto il centro sarà chiuso per la pausa di ferragosto. Nella seconda quindicina di settembre riprenderanno tutte le attività ricreative del centro: ginnastica, yoga, cucito creativo, ballo, pittura su stoffa, storia dell'arte, informatica, tai chi, inglese, danza terapia, canto, recitazione e acquerello. E.G

to la Legge Nazionale che lascia ogni decisione alle varie Questure. Per contrastare questa nuova droga che distrugge le persone e le famiglie e che arricchisce in maniera rapida chi gestisce i locali in cui è consentito il gioco sono in atto varie iniziative con, anche, un manifesto di vari Sindaci che chiedono in maniera decisa una rivisitazione della legge sul gioco d’azzardo in quanto è ripugnante che lo Stato guadagni (poco tra l’altro…) su una dipendenza. Il Comune di Milano sta monitorando il fenomeno ed a breve verrà presentata, alla discussione del Consiglio Comunale, una mozione affinchè siano possibili interventi di limitazione del danno in città, con l’auspicio che il Governo rifletta in maniera seria circa questo flagello che, ormai, ha come impestato il paese (non si spiegherebbe, altrimenti, il proliferare di sale gioco e sale scommesse a ritmo infernale…). Tra l’altro proprio nella nostra zona (che già convive a Baggio con una sala scommesse SNAI) abbiamo avuto segnali poco lusinghieri su questo tema. Il primo riguarda una istituenda sala scommesse in via Rismondo, angolo via Masaniello dove vi era una filiale di Banca Intesa ed i cui locali sembrano in procinto di essere aperti al pubblico. Per non parlare di quella in predicato in zona De Angeli e, ancor più preoccupanti, alcune voci che parlano di una possibile apertura di una sala giochi in via Mar Nero, 2.

Richiesta già fatta circa quattro anni fa e al tempo “stoppata”. Entrambe queste localizzazioni hanno delle controindicazioni notevoli che, per chi abita in quartiere, sono evidenti. Allora che fare? Innanzitutto un folto numero di cittadini si è già impegnato in una raccolta di firme a supporto di una istanza presentata al Questore, Prefetto, Presidente della Regione, Sindaco di Milano, affinchè queste iniziative vengano bloccate in attesa della nuova normativa che la Regione intende approvare in tempi stretti. Inoltre è stata segnalata la necessità che per ogni richiesta di messa in campo di sala gioco o sala scommessa debbano essere valutati parametri e criteri di agibilità dei luoghi molto stretti quali, ad esempio, la vicinanza a scuole, ospedali, chiese, oratori, centri anziani, ambulatori, centri commerciali, supermercati oltre che avere una disponibilità di parcheggio che non crei ingorghi, doppie file etc. Il problema è serio e va affrontato in maniera rapida, con criteri rigidi e per la salvaguardia delle fasce deboli quali anziani, giovani, casalinghe e persone che credono che la vita possa cambiare con una sfida alla fortuna. La realtà dimostra che frequentando le sale gioco e le sale scommesse spesso il cambiamento è quasi sempre in negativo. Rosario Pantaleo

Progetto estivo Sport & Green L'incantevole location del Parco delle Cave sta ospitando il progetto estivo Sport & GREEN organizzato dall'associazione Milano sport project con la preziosa collaborazione delle associazioni: Unione pescatori Cava aurora Cava Il Bersagliere Shadow archery team Un gruppo di insegnanti operanti nella zona 7 del comune d Milano hanno infatti voluto dar vita a quest'iniziativa socio-sportiva che vede impegnati bambini e ragazzi in età scolare tra lezioni di tiro con l'arco, pesca sportiva, giochi propedeutici alla pallavolo,al basket ed al calcio. Tutti i partecipanti inoltre guidati dal gruppo Ranger d'Italia sez.

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Milano hanno potuto visitare i meandri del parco conoscendone le piu' importanti caratteristiche. Il programma settimanale e' inoltre stato arricchito con la periodica visita alla fattoria di cascina caldera e con le lezioni di nuoto in piscina. Una proposta formativa di qualita' quella sviluppata da Milano sport project che ha potuto registrare l'adeguato gradimento delle famiglie della zona 7 del comune di Milano. La settimana conclusiva del progetto sarà quella che va dal 2 al 6 settembre prossimi. Contatti: milanosportproject @gmail.com

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INTERPELLATECI


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Una lunga settimana di festa: largo ai giovani, alla musica e… ai volontari! Oratorio della Parrocchia Santi Nabore e Felice

La prima settimana di giugno, come ogni anno, l’oratorio della Parrocchia Santi Nabore e Felice apre i cancelli e si trasforma in un luogo di festa, incontro e divertimento. Appuntamento che si ripete ormai da trentatré anni, atteso e amato dal quartiere, sa unire persone di tutte le età. Pesca di beneficienza, biglietti della lotteria, serate tra musica e balli, gustando profumate pizze appena sfornate, golosi e morbidi panini o deliziosi piatti a base di carne o pesce cucinati al momento, per appagare ogni palato. Punto di forza sono i volontari che mettendo a disposizione tempo e capacità rendono possibile anno dopo anno, di proporre questa bellissima settimana di festa, dove famiglie e amici si riuniscono a cena, i bambini si sentono grandi potendo restare alzati fino a tardi e s’incontrano vecchie amicizie o perché no, se ne <<<<fanno di nuove. Grande importanza viene data ai giovani, non solo coinvolgendoli direttamente come volontari dando loro delle responsabilità, ma creando dei momenti in cui possono esprimersi e mettersi in gioco. Quest’anno si è tenuto il terzo “Nabor&FeliXFactor”, concorso canoro aperto a tutti. Scambiamo quattro chiacchiere con Antonello Donini, papà, cantante, chitarrista che ha seguito i ragazzi nella loro preparazione. Come nasce questo concorso canoro? Il NaborfeliXfactor nasce all’interno dell’attività di animazione della Festa Patronale, un tempo chiamata popolare. Parte dal 1998, quando ci fu la prima edizione del “Naborino d’oro”. Molto “spartana” ma anche particolarmente vivace in quanto i cantanti dovevano essere rigorosamente dei bambini o preadolescenti. Voluta e sostenuta da Padre Giovanni Cropelli, l’allora frate dell’Oratorio: un vero vulcano di idee. Ricordo tutte quelle serate passate insieme a casa mia con la mia famiglia a pensare insieme cosa si potesse fare, quali attività si potevano mettere in piedi per poter rinvigorire, animare e rallegrare il nostro oratorio perché bambini, ragazzi e famiglie potessero trovare un ambiente sano dove potersi incontrare divertire. E i risultati ci sono stati, tutti noi dobbiamo a lui la nostra forza e volontà che ci anima per portare avanti ancora oggi attiInformazione e Cultura Soc. Coop. a r.l. dal 1980 Direttore Roberto Erminio Rognoni

Vicedirettore Valentina Meschia

Segreteria Luciana Tarantola Redazione: Gianni Bianchi, Franco Bozzi, Maria Lucia Caspani, Giacomo Marinini, Paolo Gugliada, Luigi Landenna, Enrico Lenzi, Fulvio Rognoni, Vincenzo Pravettoni, Alberto Re, Sergio Verani, Lorenzo Viale, Fernando Zaccaria, Ersinija Galin, Franco Canzi, Rosario Pantaleo. Ha inoltre collaborato: Sara Motzo, Valeria Luzzi, Lorenzo Iazzetti, Giorgio Uberti.

vità che sono nate e si sono sviluppate proprio in quel periodo. Ci sono state un po’ di edizioni del “Naborino d’oro”, poi si è passati alla “Caccia al teenager” portando l’età e quindi la qualità canora, un pochino più in alto. Qualche anno di silenzio dove ci si è occupati di preparare degli spettacoli a tema su argomenti legati alla gioventù e alle loro necessità, per poi approdare ad un concorso ben più serio con veri e propri aspiranti cantanti selezionati… ed eccoci alla terza edizione del NaborfeliXfactor (non abbiamo avuto molta fantasia nel nome). Un vero e proprio concorso canoro che non ha tanto lo scopo di trovare e promuovere nuovi talenti ma piuttosto quello di unire e far stare insieme, ragazzi e persone di ogni età attraverso quest’arte che da sempre

tilmente da radio Punto Legnano in una trasmissione dedicata ai nuovi talenti. Cosa ti ha portato a un coinvolgimento così diretto nell’animazione delle serate? Tutto è iniziato quando avevo 1213 anni (ora ne ho 52), quando in Parrocchia sono arrivati i frati cappuccini. Padre Gaudioso del quale conservo un ricordo fantastico, attirò me e altri ragazzi che frequentavano la scuola media di via Crimea a partecipare alle attività dell’oratorio. E’ stato un altro vulcano di idee che ha saputo trovare quegli spunti e quelle buone parole attraverso le quali è riuscito a creare ed unire gruppi di ragazzi adolescenti e giovani che sono stati per anni l’anima dell’oratorio. Il tutto è cominciato da lì. Poi

Marta Marasco vincitrice del Concorso canoro. unisce e rallegra qualsiasi ambiente. I risultati si sono visti: cantanti bravissimi e talentuosi (alcuni hanno partecipato a concorsi canori ben più famosi del nostro) hanno trovato un ambiente pulito e sano dove stare insieme e divertirsi insieme. Anche se tutto si gioca in una serata, alle spalle c’è sempre un gran lavoro di organizzazione, selezione e preparazione che inizia solitamente a settembre. Il Gruppocittà si è offerto come in tutte le precedenti edizioni di accompagnare musicalmente i cantanti e in alcune edizioni di effettuare le selezioni iniziali. Naturalmente il tutto è completamente gratuito e basato sulla disponibilità e volontarietà di chi ha organizzato il tutto. Alla fine è stata consegnata una piccola targa per il primo, il secondo e il terzo in base al giudizio della giuria che quest’anno è stata davvero di altissima qualità e per il vincitore un’intervista radiofonica offerta genRedazione: Via delle Forze Armate 410 Milano - Tel./Fax. 02.47.99.51.05 E-mail: info@ildiciotto.it Chiusura operativa: 3/07/2013 Pubblicità: Lorenzo Viale Cell. 345.0845775 Fotocomposizione e stampa: Elegraf srl Settimo Milanese - Via Gallarata 92/94 Tel. 02.3282380/82 - E-mail: mac@elegraf.it

La testata è a disposizione degli eventuali detentori di diritti sulle immagini pubblicate per le quali non sia stato possibile rintracciare la fonte.

ad un certo punto è arrivato il momento di iniziare a lavorare e a 26 anni di sposarsi. E ci si è naturalmente messi da parte per lasciare spazio come giusto alle nuove generazioni. Ma è arrivato Padre Giovanni, che era più che convinto (giustamente) che l’oratorio è sia per i bambini e i ragazzi, ma anche per le famiglie. E… ad un certo momento è venuto a sapere che c’era un ragazzo (una volta....) che suonava in chiesa, suonava con un complesso, cantava... insomma aveva bisogno di un volonteroso per fare un coro di bambini per animare la messa delle ore 10.00. Mi ha beccato un giorno in oratorio e... taaac preso, un’altra volta. Il Piccolo Coro S. Giovanni Bosco era diventato una realtà. L’anno scorso ho ceduto lo scettro a mio figlio Alessandro che poteva rinnovare con i suoi educandi il coro ormai un po’ in disarmo. Cari amici ritenevano scherzosamente che facessi parte dell’arreda-

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mento della chiesa (e non avevano tutti i torti). Ma non è facile oggi trovare persone disponibili e volonterose che si offrano per fare quello che la nostra generazione ha fatto nei tempi. Siamo sempre di meno. La tua famiglia è tutta “musicale”, come vivete questa passione? Hai ragione, siamo una famiglia musicale. E la colpa è mia e di mia moglie perché a tutti e due è sempre piaciuto cantare e suonare, soprattutto per stare insieme ed in compagnia. Gli amici di gioventù mi chiamavano “radio” perché avevo sempre in mano la chitarra e cantavo (le sapevo proprio tutte!). Diciamo che ho sempre fatto in modo che i miei ragazzi ascoltassero musica e per emulare un po’ il papà e per non essere da meno hanno imparato a suonare, cantare... Oggi ho un bravo chitarrista, una cantante che sta provando ad intraprendere davvero questa carriera e un piccolo chitarrista in erba che segue il fratello passo passo (insomma sono diventati tutti più bravi di me) e sono felice da morire perché dal mio punto di vista la musica è un’arte meravigliosa attraverso la quale è possibile esprimere tanto, diversi concetti, diversi stati d’animo, ma soprattutto è coinvolgente ed unisce. Fai parte del Gruppocittà? Sì, praticamente dalla nascita ovvero 33 anni fa, come le edizioni della Festa Patronale. Il Gruppocittà è nato proprio per animare questo evento, voluto dall’allora Parroco Padre Ferdinando. Da allora con diverse formazioni ha animato e portato in giro in diversi ambiti il messaggio di unità, amicizia che ci ha sempre animato. Quando abbiamo messo su famiglia per un po’ di tempo abbiamo smesso di suonare insieme, ma sempre per colpa di Padre Giovanni ci siamo rimessi insieme ed eccoci ancora qua. Nella vita ti occupi di musica? Eh no, di tutt’altra cosa. Il mio sogno era quello di cantare, di fare il cantante ma ahimè non è stato possibile. Il mio lavoro comunque mi ha dato tante soddisfazioni, dove non si finisce mai di imparare, e mi ha permesso di girare un po’ tutto il mondo partecipando a convegni, ma la musica e la voglia di cantare è sempre nel mio cuore (credo che i miei vicini abbiano qualcosa da ridire). Valentina Meschia

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Spazio Teatro ’89

Elsa e Anna tornano in… scena Lo spettacolo documento “Elsa K” è stato rappresentato lo scorso 14 giugno, con ingresso gratuito, allo Spazio Teatro 89 (via F.lli Zoia 89), evento conclusivo del Progetto “Share it! - Citizen journalism e libertà di espressione a Baggio” a cura di ShareRadio, Punto e Linea, Azione Solidale e Sistema Imprese Sociali. Con il contributo di Fondazione Cariplo e Cooperativa Edificatrice Ferruccio Degradi. Parliamo della Russia, la Russia di Putin, e di una guerra combattuta negli anni ‘90 e arrivata fino al 3° millennio: la Guerra in Cecenia. Lasciateci raccontare la storia di Elsa K, la storia di Anna Politkovskaja e del generale Budanov. Una storia scritta da Andrea Riscassi, giornalista RAI e portata in scena dalla compagnia teatrale LattOria. Sul palcoscenico del teatro una scenografia essenziale: lumini spenti, gerbere recise e bottiglie di plastica mezze vuote che danno una sensazione di abbandono. Due voci narranti femminili (una è Elsa l’altra Anna) si alternano nel raccontare la storia di Elsa Kungaeva, diciottenne cecena rapita dai soldati russi, stuprata e uccisa e della sua famiglia, in particolare di suo padre: un padre che è riuscito a riavere il corpo martoriato della figlia e che per anni ha partecipato a tutti i processi fatti al suo aguzzino senza mai ottenere giustizia. Un generale russo giudicato da un tribunale militare russo non può che essere dichiarato innocente. La voce narrante di Anna leggendo i verbali dei processi fa capire allo spettatore l’assurdità delle accuse rivolte alla povera ragazza che non poteva rispondere ad alcuna domanda per una semplice ragione, che i giudici del tribunale militare hanno ritenuto opportuno omettere: non sapeva il russo, lingua nella quale venne interrogata dai soldati russi prima di essere uccisa e in cui avrebbe dovuto rispondere. Del suo caso si occupò una giornalista molto invisa al governo Putin, Anna Politkoskaja giornalista della Novaja Gazeta quotidiano russo di ispirazione liberale. Anna scrive coraggiosamente la verità di quanto accade in Cecenia e per questo verrà uccisa, con cinque colpi di pistola nell’ascensore di casa sua al rientro dalla spesa. L’assassino abbandonerà vicino al suo corpo l’arma del delitto sicuro dell’impunità. Il generale Budanov

viene sottoposto a diversi processi e in primo grado viene assolto in quanto dichiarato da una psichiatra esperta in criminali, incapace di intendere e di volere nel momento che stuprava e uccideva la povera Elsa, ma assolutamente lucido per il resto del tempo per poter assolvere le sue funzioni militari. Solo un coraggioso giudice di un tribunale militare russo alcuni anni dopo farà riaprire il caso e farà condannare il generale Budanov a 13 anni. Oltre ad Elsa ed ad Anna molti altri seguiranno questa triste sorte, ricordati nello spettacolo con un fiore e l’accessione di un lumino. La famiglia di Elsa, si traferì in Norvegia e Anna non viene commemorata in Russia. Andrea Riscassi per tenere viva la memoria di questi martiri innocenti di una guerra assurda ha portato in scena il suo dramma e si è impegnato affinché Milano la ricordasse attraverso l’associazione Annaviva. Ersinija Galin “Ho scritto questo testo perché avevo (e ho) la necessità di continuare a raccontare quel che faceva Anna e quel che le han fatto. Credo che la formula teatrale (e quella cinematografica, nella quale mi sono pure esercitato, senza per ora trovare un produttore che creda nel progetto) possano ampliare le mie possibilità di comunicare. Volevo, oltre alla parola scritta, cercare di far rivivere le stesse emozioni (e la stessa rabbia) che io stesso ho scoperto e vissuto in questi anni, occupandomi

della Russia, e della storia di Anna Politkovskaja”. Andrea Riscassi - Autore “Il lavoro che abbiamo fatto, come attrici e insieme alla regista, si è indirizzato soprattutto a cercare di comunicare la terribile vicenda di Elsa e di tutti coloro che se ne sono occupati, in primis Anna Politkovskaja, in modo chiaro e diretto. L’intento è stato quello di raccontare e, raccontando, di provocare indignazione: questo ha comportato un lavoro attorale “in terza persona”, dall’esterno: le nostre voci dovevano essere certo partecipi del

dramma che stavamo raccontando, ma soprattutto lucide e consapevoli. Tutto è stato affidato alla voce e alla narrazione. Le poche azioni scelte e simboliche sono azioni di partecipazione ad un momento collettivo di memoria e denuncia, che riguarda nello stesso modo noi come il pubblico. Le attrici che accendevano lumi e riempivano il palcoscenico di fiori in memoria di Anna e di Elsa, e di tutte le vittime delle guerre come della soppressione della libertà, non erano personaggi o esseri di finzione, ma semplicemente noi stesse, portavoci di un messaggio che l’intera compagnia sentiva il desiderio e l’urgenza di comunicare e di condividere con gli spettatori. In uno spettacolo così forte dal punto di vista della portata comunicativa e divulgativa - perché con il teatro si può anche fare informazione - noi siamo state voci, non attrici; abbiamo usato i mezzi della recitazione e del teatro perché ci interessava comunicare in modo (speriamo!) efficace un messaggio. Questo è fondamentale nel percorso che io e Alessia e tutti i collaboratori di lattOria abbiamo e stiamo costruendo nel nostro lavoro di compagnia. Crediamo fortemente nella forza comunicativa e civile del teatro e per questo una parte dei nostri spettacoli si muove su questa strada. In questo senso, “Elsa K.” è sicuramente un tassello importante del nostro percorso”. Sara Urban – Elsa

Anselmini in festa

La fine delle lezioni ha puntualmente portato con sé grande euforia tra i ragazzi e qualche lacrimuccia tra quelli delle classi 5° “costretti” a lasciare la scuola elementare in vista delle nuove sfide scolastiche e non, che li attendono. Ma il tutto è stato celebrato in allegria e divertimento in occasione della Festa di fine anno organizzata dal Comitato dei Genitori che si è avvalso anche della collaborazione di uno staff di animatori professionisti che hanno movimentato l’evento intrattenendo tutti i partecipanti con giochi, attrazioni e musica. I ragazzi, anche grazie alla bella giornata di inizio giugno, hanno non

solo metaforicamente, colto la palla al balzo, giocando in tutti gli ambienti della scuola e del cortile interno dove era consentito. In chiusura dell’evento, dopo aver abbondantemente usufruito del punto di ristoro allestito nella mensa scolastica, si è svolta l’estrazione dei premi della lotteria, a cui i bambini hanno partecipato con vivo interesse. All’anno prossimo ragazzi! Riposatevi un po’ e un grosso grazie a tutti coloro che hanno partecipato, in particolare ai genitori che si sono prestati a collaborare, agli insegnanti e ai commessi. CGD Zima- Garibaldi


Consegna prevista

AUTUNNO 2013


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Novant’anni a Milano Quando undici centri divennero un’unica periferia Un importante anniversario è ormai alle porte. Il 2 settembre 1923 saranno infatti trascorsi novant’anni dall’emanazione del Regio Decreto numero 1912 sottoscritto a Racconigi (nota residenza reale piemontese) da sua maestà, il re d’Italia Vittorio Emanuele III e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 settembre. Cosa sanciva di così importante questo decreto? Prima di rispondere torniamo insieme al 3 ottobre 1920. In un clima politico particolarmente teso, le elezioni comunali avevano decretato a Milano la vittoria dei socialisti e, nel comune di Baggio, Cesare Stovani (un litografo trentaquattrenne) aveva appena conquistato la scrivania del primo cittadino in quella palazzina ora sede della Croce Verde e che dal 1892 ospitava gli uffici comunali. Per fornire delle coordinate stori-

Liberale candidato nelle liste del Blocco Nazionale, vicesindaco il fascista Giuseppe Aversa. Anche Baggio non sarà estranea agli avvenimenti nazionali, infatti tra il dicembre 1922 e il gennaio del 1923 sarà inaugurata la prima sezione locale del Partito Nazionale Fascista e con l’inizio di quell’anno, nonostante nei comuni limitrofi erano state commissariate quasi tutte le amministrazioni, a Baggio, Cesare Stovani, guidava ancora la sua giunta socialista. Ancora per poco, perché il 27 gennaio 1923 il prefetto Lusignoli bocciando il bilancio preventivo del Co mune di Baggio aveva avviato una serie di eventi che portarono al commissariamento prefettizio, con la nomina del commissario Cavalier Avvocato Giuseppe Giacchi che, a partire dal 16 febbraio, era già al lavoro nella palazzina di Via Forze Armate.

accelerato quasi certamente più dalla situazione politica che da una scelta di razionalizzazione amministrativa. La data a cui far corrispondere l’avvio di questo processo era fissata il 3 agosto 1923. Quel giorno di mezza estate il Sindaco Mangiagalli aveva convocato a Palazzo Marino, insieme al prefetto Nasalli Rocca (che da maggio aveva sostituito Lusignoli), tutti i sindaci o i commissari degli undici comuni confinanti con Milano per sottoporre loro l'opportunità dell’unione di alcuni servizi comunali. Stiamo parlando dei comuni di Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino. Da quella seduta si giungerà all'approvazione unanime di un ordine del giorno che prevedeva, in linea di massima, l'unione per determinati

accoglieva la volontà del Presidente del Consiglio ed esprimeva "il desiderio che il concetto del decentramento sia innestato sul concetto dell'unione dei comuni con opportuni accordi tra il comune di Milano ed i comuni stessi”. Dopo un colloquio, avvenuto il 29 agosto a Roma, con il Prefetto di Milano, Mussolini stesso aveva presentato lo schema del decreto al Consiglio dei Ministri per l'approvazione. Il 2 settembre 1923 il Regio Decreto numero 1912 è siglato dal re. “I comuni di Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino sono riuniti nell’unico comune di Milano”. A Baggio, l’ultima deliberazione del Regio Commissario Ivanoe Manzoni (da un anno segretario del

1923 - L’ultimo Sindaco di Baggio Cesare Stovani - Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’annessione - Luigi Mangiagalli, Sindaco di Milano - Dal Corriere Milanese “La più grande Milano”. che è da segnalare che il 21 novembre 1921 si era costituito a Roma il Partito Nazionale Fascista e che in un rapidissimo vortice di avvenimenti, in meno di un anno, aveva ottenuto il potere con la nomina di Benito Mussolini alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. A Milano, qualche mese prima, il 4 agosto, il prefetto Lusignoli aveva esautorato l’ultimo sindaco socialista, Angelo Filippetti, sciogliendo il Consiglio Comunale, in seguito all’occupazione di Palazzo Marino da parte di squadre di fascisti. Il 10 dicembre di quello stesso anno le elezioni comunali avevano consegnato il comune a Luigi Mangiagalli, medico e deputato del Partito

Giacchi si circondò immediatamente di quelle persone rivali della precedente amministrazione. Durante la prima seduta della nuova giunta del 16 febbraio 1923 fece raddoppiare la tassa comunale su tutte le merci importate o commercializzate e nella seduta del 10 giugno dimezzò il numero di quelle persone classificate come povere, per risparmiare sui costi dei medicinali che il comune rimborsava. Nel frattempo il sindaco Mangiagalli aveva intenzione di rispettare uno dei suoi propositi amministrativi ovvero “aumentare la grandezza e il prestigio di Milano”. Su questa formula innescò un dibattito che avviò un fulmineo processo di aggregazione,

servizi "fermo restando l'autonomia amministrativa e finanziaria dei singoli comuni". Nei giorni seguenti Mangiagalli comunicò a Mussolini l'iniziativa ed egli replicò con la celebre frase: «Bisogna fare la più grande Milano». Dopo ripetuti colloqui e una fitta corrispondenza tra il Sindaco di Milano e gli elementi fascisti dell'amministrazione locale si decise per l'unione degli undici comuni alla città. Giovedì 23 agosto, Mangiagalli aveva convocato nuovamente, questa volta in Prefettura, gli undici rappresentanti comunali. Alla conclusione dell'incontro, con la sola astensione del Sindaco di Trenno, venne approvato l'ordine del giorno, che

PNF baggese che, dal primo ottobre, aveva sostituito l’avvocato Giacchi), si ebbe il 23 dicembre 1923. Insieme al Segretario Comunale vennero affrontate le “liquidazioni delle spese.” Dai verbali risulta che sono stati passati in rassegna tutti i punti del bilancio, anche gli stipendi dei dipendenti comunali, e furono previsti prelievi e storni per ridurne le restanti passività e che da quel momento in avanti sarebbero rientrate nel bilancio complessivo del Comune di Milano. Intanto, con l’assassinio del deputato Matteotti, compiuto il 10 giugno 1924, l’Italia sarebbe piombata nella dittatura. Giorgio Uberti

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Sicilia: Estate Liberi Un viaggio per seminare speranze e coltivare la cultura della legalità Sicilia: una terra meravigliosa, abitata da persone passionali e determinate a combattere, ogni giorno, la mafia per liberare la loro/nostra terra. Testimoni diretti di quanto hanno subito e perso per colpa della mafia. Senza paura. Convinti dell'importanza di una battaglia per trasmettere consapevolezza alla collettività. Questa sensibilità l'ho trovata anche io tra il 24 e il 30 giugno, partecipando ad un campo di lavoro e formazione organizzato dal Coordinamento Provinciale di Libera Trapani insieme a Coop Lombardia per i suoi soci e dipendenti. Una settimana di lavoro sui terreni confiscati alla mafia a Castelvetrano, precedentemente danneggiati dalle stesse cosche. Con questa attività abbiamo contribuito a dare forza alla nascente cooperativa “sulle terre di Rita Atria”, prossima ormai alla costituzione. Questo progetto, intitolato "adotta un ulivo" e promosso da Coop Lombardia ha tutt'ora lo scopo di ridare nuova vita a quelle terre. Metaforicamente i partecipanti hanno coltivato il proprio senso di responsabilità. Non solo fisicamente, attraverso la piantumazione di

ulivo (il mio dedicato a tutti i bambini vittime della mafia), ma interiormente attraverso attività formative sui temi della legalità. Quell'ulivo andava sempre più assomigliando all'esperienza di consapevolezza personale. Come una buca in un terreno duro e pietroso la testimonianza di Piera Aiello, cognata di Rita Atria e testimone di giustizia, ha aperto un varco nel terreno delle mie emozioni. È difficile capacitarsi del coraggio che questa donna sta dimostrando. Da una parte con la volontà di raccontare la verità e dall'altra nel tentare di costruirsi una vita normale con una figlia, ma con una nuova identità e costretta a spostarsi solo sotto scorta (questa è solo una minima parte di quanto viene descritto nel suo libro "Maledetta mafia"). In quel momento ha iniziato a germogliare in noi il seme della responsabilità e nei giorni seguenti ha continuato a crescere. Giorni intensi, intrecciati da tanti incontri, con volontari impegnati nell’educazione alla legalità, magistrati, giornalisti, forze dell'ordine e familiari vittime di mafia o testimoni di giustizia. Ogni storia meriterebbe un articolo. Vorrei qui solo lasciarvi

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con dei titoli su cui riflettere. La tragica vicenda del piccolo Giuseppe di Matteo, figlio di un pentito sequestrato e sciolto nell'acido dopo due anni di prigionia. Il racconto dei testimoni oculari, ormai anziani, della strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947. La solitudine dei familiari delle vittime di Ustica che si sentono abbandonati dalle istituzioni ad affrontare il loro dolore. La drammatica storia di Lucia, sopravvissuta ad un agguato in cui il marito è stato ucciso mentre proteggeva lei e la figlia piccola, avendo come unica colpa l'aver svolto il suo dovere come guardia in un carcere duro. Questo elenco potrebbe essere ancora lungo ma un elemento emerge tra i tanti. La mafia è prima di tutto un fenomeno culturale. Vi è quindi un problema radicato in una terra in cui convivono due culture, una legata ad un substrato culturale da cui si alimenta la mafia (tramite stereotipi inneggianti ad una presunta sicilianità) e una alimentata dalle associazioni che si occupano del tema della legalità. Emerge un vuoto tra società civile e istituzioni dello Stato. Questa

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scarsa fiducia ha radici lontane e in questo vuoto s'insinua la mafia. La società civile deve ancora superare tutti i timori perché il lavoro delle forze dell'ordine non basta. Esiste infatti una grande "zona grigia" di persone che non si dichiarano apertamente, per paura o menefreghismo, contro la mafia. Il primo ingrediente di questa ricetta prevede un cambio di mentalità e troppo spesso ancora il sistema politico si regge su meccanismi mafiosi, bisogna dunque creare uno stato affidabile perché si possa, tutti insieme, cambiare mentalità. Questa è la battaglia di Libera. Questo è un cammino di giustizia, corresponsabilità, vicinanza e condivisione. Spesso, se non sempre, i famigliari delle vittime di mafia si sentono abbandonati, in uno stato di totale isolamento. Soli con il loro dolore. Tra di loro riescono a trovare la forza, perché spesso le persone che li circondano minimizzano il loro impegno o fanno finta di niente. Questo viaggio mi ha donato occhi nuovi, ben oltre la dimensione quotidiana, con cui ho potuto ampliare i miei orizzonti. Ho vissuto giornate dense, al limite della fatica e non parlo di quella fisica, intendo quella mentale, emozionale. Una fatica che è stata necessaria al raggiungimento della consapevolezza di una realtà coinvolgente, nella quale, da italiana, mi sento di appartenere. Ora tornerò a calcare i passi della mia vita, con una responsabilità ulteriore: la condivisione. Questo è l'obiettivo. Raccontare, senza stancarsi e con amore. Parlare di ciò che ho visto e sentito ai miei cari, e a quanti me lo chiederanno. Voglio condividere per quanto mi sarà possibile questa esperienza per continuare a coltivare il senso di consapevolezza collettivo. Perché la legalità non è un fiore di plastica, ma una pianta delicata della quale prendersi cura quotidianamente, radicata ormai saldamente nella mia anima. Valeria Luzzi


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Uno strumento affascinante: l’Hang di Paolo Borghi Lo strumento si chiama Hang. Il nome può sembrare esotico ma così non è. È stato costruito da esperti costruttori di strumenti ed esperti di metallurgia di origine svizzera, che hanno preso spunto da alcune richieste provenienti da suonatori di steel pan, cioè di tamburi di metallo. Lo strumento che è stato creato, l’Hang, è una sorta di caleidoscopio sonoro che può essere affascinante ma, anche, “traumatico” qualora il suo musicista “suonatore” non fosse all’altezza. Hang è uno strumento moderno ed ancestrale al contempo; uno strumento da trattare con una sorta di riverenza e di cautela perché quando le sonorità che scaturiscono da uno strumento sono fortemente ridondanti ed innescanti altri suoni, allora ci si trova di fronte non solo ad uno strumento (il cui suono potrebbe piacere o meno) ma ad una sorta di chiave per oltrepassare le porte di un percezione che può tradursi in suggestione onirica che sollecita oltremodo la fantasia. Sappiamo che gli strumenti hanno un’anima e quando il musicista li chiama all’opera questi manifestano tutto la loro capacità empatica verso chi li utilizza e verso chi ascolta. Hang ha una dote straordinaria perché racchiude più strumenti e più mondi al suo interno e l’ascolto di una esibizione oppure di una registrazione riesce a dare un senso compiuto e profondo di quanto gli strumenti, la musica, il suono, le ridondanze, le simpatie sonore rappresentino l’interiorità dell’uomo. Tutto questo prologo per rendere noto del bel concerto che si è tenuto in chiesa vecchia, a Baggio, organizzato da Amici Cascina Linterno patrocinato dal Consiglio di zona 7. Un concerto che ha visto la presenza di un grande talento quale è Paolo Borghi, il suonatore di Hang, che opera nel campo della musico terapia e che ha saputo catturare il pubblico presente (davvero tanto) per tutto il tempo della sua esibizione (anche il Vice Sindaco Ada Lucia De Cesaris, presente con suo marito alla serata) ha potuto apprezzare la bellezza del suono espresso da Borghi (che, tra l’altro, ha pubblicato un CD dal titolo “Essentia”). I brani si sono alternati con grande delicatezza e il pubblico ha seguito in religioso silenzio (e non solo perché si era in Chiesa) lo scandire dei brani proposti da Borghi che, tra l’altro, ha mostrato prima del concerto, delle immagini tratte dalla sua tesi di laurea in cui si è vista l’azione di alcuni ragazzi Down che utilizzavano Hang per fini motori, sensoriali e terapeutici. Q uesto perché Borghi ci ha tenuto a sollecitare l’attenzione del pubblico alla potenza che la musica possiede quando è capace di interagire con l’intimo della persona.

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A San Siro appuntamenti per raccontare le “convivenze”

E dalle immagini proposte questa dinamica è stata possibile osservarla in maniera netta e senza nessun dubbio di sorta. I suoni emanati dall’Hang sono risuonati in maniera tenue raggiungendo le volte della chiesa. Morbidi passaggi che richiamavano il suono della ghironda, oppure le tablas indiane, a volte l’arpa celtica, in altri brani pareva che la forma percussiva fosse quella predominante per poi trasformarsi in xilofono o in sitar. Questo strumento non lo si può definire con una sua tonalità, armonia, timbro, melodia a se stante ma vive della dinamica emotiva che alberga nell’animo di colui, in quel preciso momento, lo suona. Forse mezz’ora dopo tutto è cambiato…forse il giorno dopo quei suoni saranno irripetibili perché la risonanza prodotta dalle mani non sarà più la stessa. Gli strumenti sono come armi che aprono l’interiorità dell’uomo e l’Hang dimostrerà, nel tempo, che è una delle armi più pericolose dal punto di vista della gestione delle emozioni e sarà opportuno che ogni musicista/suonatore di questo straordinario strumento si renda conto di che cosa ha per le mani e di quale dinamica si può rendere parte attiva e propositiva. Un plauso a Paolo Borghi, persona di rara modestia che ha saputo governare con perizia ed umiltà questo strumento e che anche nel duetto con l’organo elettronico suonato dall’organista della chiesa vecchia di Baggio, Pierangelo Ballicu, tra i promotori del recupero del vecchio organo della chiesa, ha reso credibile un connubio musicale apparentemente di difficile “mescibilità”. Come avrebbe detto Carlos Castaneda, qualora fosse stato presente: “Io cerco uno strumento con un cuore”. L’Hang ce l’ha così come chi lo sa utilizzare per rendere manifesta la grandezza della musica. Rosario Pantaleo

www.ildiciotto.it Nel corso della serata sono inoltre intervenuti Giorgio Uberti raccontando del Comune di Baggio, Marco Peruffo, riferendo del campanile romanico, Pierangelo Ballicu, descrivendo le attuali condizioni dell’organo, Paolo Borghi, confermando la sua passione per la percussione melodica ed infine Gianni Bianchi con la promessa di riproporre la serata in Cascina Linterno. La completa esposizione degli interventi è stata inserita nel nostro Sito con un breve filmato.

Il Laboratorio di Quartiere San Siro attività del Servizio Contratti di Quartiere del Comune di Milano, continua a concentrare la sua attenzione intorno ai lavori di riqualificazione del quadrilatero popolare e, nel contempo, su tutta una serie di attività di animazione sociale finalizzate a consolidare le relazioni tra le persone e le organizzazioni locali. L’obiettivo dell’attività di animazione sociale è quello di favorire il senso di appartenenza e il rispetto per i luoghi dell’abitare (cortili, vie, Piazza), il protagonismo e l’attivazione dei cittadini. Tra maggio e giugno 2013 nel quartiere si sono svolte diverse attività animative aperte a tutti che hanno rappresentato delle occasioni concrete per occuparsi di sostenibilità ambientale, salute mentale, e, più in generale, di convivenza tra coloro che abitano, lavorano e vivono in questa parte della città. Dalla collaborazione con AMSA, ALER, Vigili di Quartiere e con una serie di realtà locali è stata realizzata l’iniziativa, incentrata sulla corretta gestione del ciclo dei rifiuti, “Facciamo una magia? Puliamo una Via!”. A maggio in via Abbiati, intorno alla sede della scuola italiana per stranieri Alfabeti, si sono confrontate alcune donne del quartiere con il personale che lavora nella raccolta dei rifiuti. Nel corso del pomeriggio, prima della merenda, un centinaio di bambine e bambini guidati dallo spazzino di quartiere e accompagnati dai genitori si sono impegnati nella pulizia dei marciapiedi ed hanno ammirato i mezzi di AMSA (lancia ad acqua, macchina per la pulizia delle strade) all’opera. Sempre in via Abbiati a fine maggio si è svolta l'iniziativa "I cortili delle

Ringraziamenti Ha ragione Umberto Carilliti puntualizzando un mio errore nel testo del Milanin Milanon dello scorso mese. Citando Giuseppe Prina (ucciso durante una manifestazione popolare il 20 aprile 1814) ho sbagliato definendolo Ministro austriaco delle Finanze. Fu nominato Ministro da Napoleone. Roberto Rognoni

genti" per parlare di convivenza e salute mentale. inoltre gli abitanti del quartiere sempre nel mese di maggio sono stati coinvolti in piazza Selinunte nell’evento “Rara Razza di Pazza Piazza”, giornata giunta alla sua quinta edizione, dedicata alla sensibilizzazione sulla salute mentale,con gruppi musicali (rock, pop. hip hop) delle scuole della zona,esibizione di percussioni e capoeira, installazioni di graffiti, laboratori creativi per bambini, torneo di calcio, clownerie e banchetti di gruppi e associazioni. La giornata verrà replicata in settembre anche a Molise Calvairate nella connessione con il Laboratorio di Quartiere locale. L’iniziativa si avvale del contributo dell'azienda ospedaliera Fatebenefratelli Oftalmico e della Direzione Salute del Comune di Milano. Infine, venerdì 14 giugno in piazza Selinunte, nel corso con "Una giornata in Piazza" botteghe, bancarelle alimentari e non, associazioni hanno animato con la loro presenza i marciapiedi intorno alla Piazza. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione dei commercianti locali Asco San Siro in collaborazione con la Coldiretti. L'equipe del Laboratorio di Quartiere San Siro Piazza Selinunte, 4 tel. 02.487.12.296 fax. 02.400.10.563 i giorni e gli orari di apertura dello sportello sono i seguenti: martedì dalle 15.00 alle 19.00 mercoledì dalle 9.00 alle 13.00 giovedì dalle 15.00 alle 19.00 www.laboratoriodiquartiere.it facebook Laboratorio di Quartiere San Siro


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Aperitivo inaspettato per le vie del borgo

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Scuola media Primo Levi

La cura e la gestione degli spazi pubblici Il progetto â&#x20AC;&#x153;Adotta unâ&#x20AC;&#x2122;aiuolaâ&#x20AC;?, patrocinato dal CdZ 7, è un tentativo condotto dalla scuola media Primo Levi e dalle Associazioni di quartiere di rendere partecipi i piĂš giovani alla cura e gestione degli spazi pubblici. Il primo appuntamento è avvenuto lo scorso 30 maggio in p.zza Stovani, con lâ&#x20AC;&#x2122;aiuto dei volontari della Croce Verde di Baggio. Dopo la positiva esperienza si è deciso di proporne una seconda, nel pomeriggio di giovedĂŹ 6 giugno, piantumando arbusti e sempreverdi nelle aree antistanti alla scuola media Primo Levi. I ragazzi dovranno organizzarsi

Sabato 15 giugno, la piazzetta del Murunasc si è vestita di festa e condivisione. Sedie colorante e un lungo tavolone improvvisato ricco di golositĂ  hanno catturato lâ&#x20AC;&#x2122;attenzione e la curiositĂ  di numerosi passati. Insalata di riso, lasagne fatte in casa, profumate salse verdi e allâ&#x20AC;&#x2122;aglio, olive, patatine, foaggio, frutta, verdura, acqua, vino, succhiâ&#x20AC;Ś hanno rallegrato grandi e piccini. Ma cosa si festeggiava? Nello specifico niente. Questâ&#x20AC;&#x2122;aperitivo, come quelli proposti nei mesi scorsi, è nato dalla voglia degli abitanti del borgo di stare insieme.

Come funziona? Ognuno porta qualcosa da mangiare per trascorrere una serata diversa dal solito in allegria, invitando chi si trova a passare di lĂŹ un poâ&#x20AC;&#x2122; per caso o perchĂŠ ci abita, ad unirsi alla festa. Non solo cibo, ma anche arte e cultura. Spesso gli aperitivi sono accompagnati da mostre fotografiche a tema e momenti di lettura.

per la manutenzione futura dellâ&#x20AC;&#x2122;aiuola, seguiti dal comitato genitori e da ShareRadio. Molte braccia hanno aiutato e insegnato ai giovani le fasi di piantumazione, permettendo di sperimentare in prima persona la fatica della terra. Inoltre i ragazzi hanno potuto avvicinarsi al mondo dellâ&#x20AC;&#x2122;intervista e della ripresa video ponendo alcune domande ai passanti su quanto stava accadendo e intervistando i loro professori, per un coinvolgimento e una consapevolezza maggiore. Stanchi, ma soddisfatti insegnanti e studenti si augurano che questo progetto possa continuare e ripetersi. A causa delle numerose piogge la piantumazione è stata rinviata in un periodo in genere non consono, ma questo fortunatamente non ha interferito con lâ&#x20AC;&#x2122;intento a ridosso della fine dellâ&#x20AC;&#x2122;anno scolastico. V. M.

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Il Diciotto Luglio Agosto 2013