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ilIl Corriere della Città Pomezia

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Politica    della Anno 3 Numero 4

APRILE 2011

GRATUITO

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FACCE DA SINDACO A  POCHI  MESI  DALLE  ELEZIONI  COMUNALI SI  MOLTIPLICANO I CANDIDATI  ALLA  CARICA  DI  SINDACO. DIECI VOLTI  CHE  NELLE PROSSIME  SETTIMANE  IMPAREREMO  A  CONOSCERE!

L’ITALIA UNITA (PER UNA VOLTA)

MANIFESTI ABUSIVI

INSERTO I QUADERNI DEL CAMPUS

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Editoriale   

LA CARICA DEI SINDACI

MAI TANTI CANDIDATI COME QUEST’ANNO: MA DAVVERO VOGLIONO TUTTI ESSERE PRIMO CITTADINO?

otremmo chiamarli “I magnifici 10”, oppure “Top Ten”, ma l’ordine di questa ipotetica classifica si saprà solo il 16 o addirittura il 30 Maggio, qualora si arrivasse al ballottaggio. Stiamo ovviamente parlando dei candidati sindaco della Città di Pomezia. Un numero enorme, mai raggiunto prima: nelle passate tornate il numero degli aspiranti Primi Cittadini si limitava a 4, 5 al massimo. I partiti, o le liste, preferivano allearsi in coalizioni ben bardate, con le due più grandi che poi solitamente si sfidavano al ballottaggio, dove a decidere erano gli accordi con gli esclusi o le “virate” dell’ultim’ora. Ma, a quanto pare, la politica pometina è cambiata. Alle larghe intese si sono affiancate i piccoli gruppi ed i singoli. Volenti o nolenti?

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Facciamo questa domanda perché, se da una parte c’è chi ha deciso di andare da solo – come il Movimento 5 Stelle, che ha scelto come suo rappresentante Fabio Fucci – c’è chi invece non trova alleati. E’ il caso anomalo del PDL, che solo un anno fa potenzialmente era l’unica forza in grado di battere il centrosinistra guidato da Enrico De Fusco: il Popolo delle Libertà avrebbe dovuto guidare un cartello dove gli altri partiti, sia di centro che di centrodestra, avrebbero fatto carte false per entrare. Invece così non è stato: la scelta di Luigi Celori come espressione del PDL ha spaccato la possibile coalizione, con il risultato che a stare vicino al partito di Berlusconi è solo La Destra, mentre UDC, FLI, API, Nuovo PSI, PSDI e

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Numero 4 Anno 3 APRILE 2011 - Distribuzione gratuita

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Via Danimarca, 57 - 00040 Pomezia

EDITORE: La Città DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Corrao

redazione@ilcorrieredellacitta.it direttore@ilcorrieredellacitta.it

Alessia Ambra Achille, Mauro Valentini Luca Mugnaioli, Matteo Acitelli Alfredo Corrao, Pietro Conti, Savino Tommasi Claudia Sperduti, Michele Lotierzo

Cristiano Riformisti, insieme alle liste Forza del Sud, DFI (Democrazia Forza Italiana) e Pomezia per Pomezia hanno fatto marcia indietro, formando un terzo polo alla cui guida andrà l’ex AN Giorgio Puggioni. A sostenere il sindaco uscente Enrico De Fusco, oltre al PD, ufficialmente ci sono l’Italia dei Valori, La Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) ed il PSI, ma presto potrebbe aggiungersi una lista, Forza Pomezia, che andrebbe ad incidere parecchio sul risultato finale, visto il “peso” i suoi rappresentanti. Alba Rosa, prima candidata sindaco donna, è la rappresentante di SEL, che ha escluso ogni possibilità di riavvicinamento alla coalizione di centrosinistra guidata dall’attuale Primo Cittadino. Una piccola alleanza, in senso numeri, è quella fatta da Massimo Ciccolini, candidato sindaco per il MCI (Movimento Comunale Italiano), Alleati per Pomezia e Città Nostra. Maricetta Tirrito è la candidata scelta da Città Nuove, che pur facendo capo alla Presidente della Regione Lazio Renata Polverini si è dissociata dal PDL, mentre Francesco Cefalo è colui che rappresenta le “Associazioni 4 riunite”. Amedeo Nardi è il candidato per la“Fiamma Tricolore” e Stefano Santoni è il candidato del movimento di estrema destra “Forza Nuova”. Alcuni di questi nomi ai più non diranno niente, perché estranei alla politica o fuori dalla stessa da parecchio tempo. Per conoscerli meglio, oltre alle interviste, stiamo organizzando un “faccia a faccia” aperto ai cittadini. Ma la nostra attenzione è focalizzata su un altro aspetto, che non è quello della singola persona: come mai tutte queste candidature? Voglia di rinnovamento o pura strategia per assicurarsi un posto da consigliere? Perché questa volta le poltrone non saranno più 30, ma solo 24, quindi riuscire ad accaparrarsene una sarà davvero dura. Presentarsi come candidato sindaco darà qualche chance in più, ma fino ad un certo punto, perché se non si raggiunge il quorum si perde tutto. La battaglia sarà quindi durissima e si prevedono colpi di qualsiasi tipo, ma il premio finale fa troppo gola per tirarsi indietro. I cittadini dovranno quindi decidere a chi dare la città in mano per i prossimi 5 anni: continuità amministrativa o rivoluzione totale? Esperienza o innovazione? Ancora un uomo o finalmente una donna? Chiunque verrà eletto, diventerà sindaco grazie ai nostri voti. Questo ci deve far capire che la responsabilità maggiore, il 15 maggio, ce l’avremo noi elettori. Per non doverci ritrovare, qualche tempo dopo, a lamentarci come al solito. Maria Corrao

CHIUSURA REDAZIONALE: 28/03/2011 STAMPA: Arti Grafiche Reg. Trib. di Velletri Settembre 2009 N. Reg. 19/09 del 24 Settembre 2009

PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: Studio Grafico O.K.

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Politica   

UN CANDIDATO “IN MOVIMENTO” FUCCI: ALTERNATIVA IN TUTTI I SENSI, DALLA MOBILITÀ ALLA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI Continuano le nostre interviste ai candidati al ruolo di sindaco per le prossime elezioni amministrative. Questa volta mettiamo a confronto due “novità”: Fabio Fucci ed Alba Rosa. Il primo in quanto davvero novizio della politica, la seconda perché unica donna tra tutti i candidati. In ogni caso, l’elezione di uno di loro sarebbe un segno di svolta per Pomezia, l’indicatore che il cittadino vuole provare un modo diverso di intendere la politica e l’amministrazione della città. abio Fucci, 32 anni, è stato scelto per rappresentare la lista del Movimento 5 Stelle. Giovanissimo rispetto ai suoi avversari politici, ha dalla sua l’entusiasmo tipico della sua età. Ma perché il cittadino dovrebbe votarla? “Penso che mi potrebbero scegliere quei cittadini che vogliono credere in un nuovo modo di fare politica, dove la partecipazione è alla base delle decisioni che influenzano l’amministrazione della città. Il Movimento che rappresento è proprio l’espressione di questo pensiero, che vede i cittadini coinvolti nelle scelte che riguardano la loro vita, interagendo con chi li amministra”. In che modo? “Grazie alle nuove tecnologie, a partire dal web, si può dare al cittadino la possibilità di esprimere il suo giudizio su quanto viene fatto, dare suggerimenti, fare proposte, segnalare problemi e possibili rimedi. Il confronto con tutti coloro che metteranno a disposizione le loro competenze porterebbe sicuramente ad avere una visione più ampia, dalla quale scaturirebbe la soluzione

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migliore. Parlando a livello più personale, il cittadino mi potrebbe votare per la mia coerenza: io credo davvero nei principi e nelle idee di cui mi presto ad essere portavoce, tanto che le perseguo nella vita pratica di tutti i giorni”. Ci faccia un esempio. “Credo nella mobilità alternativa al punto da non possedere una macchina. Mi sposto in bicicletta o con mezzi pubblici. Uso l’auto della mia compagna solo in casi eccezionali. Sono un sostenitore della raccolta differenziata, che faccio da anni nonostante nel mio quartiere non sia ancora arrivato il porta a porta”. Il fatto che lei sia così giovane è un handicap o vantaggio? “E’ un punto di forza, perché ho la determinazione di chi, avendo ancora tutta una vita davanti, immagina che si possa ancora cambiare il futuro. E’ vero, non ho l’esperienza degli altri candidati, ma mi chiedo: che tipo di esperienza serve per amministrare un Comune? Alla mia età si è in grado di formare una famiglia, di prendersi delle responsabilità, di convivere con le difficoltà e di far fronte alle problematiche ordinarie e straordinarie a cui la vita ci sottopone. Io vedo la città come una grande famiglia, che va amministrata con lo stesso buon senso che si metterebbe nel gestire la propria. In questo lavoro non si è isolati: l’amministrazione va avanti non solo con le scelte politiche, ma soprattutto con quanto viene fatto dai tecnici che guidano i vari uffici, con persone esperte e qualificate che possono tranquillamente affiancare anche chi non è un “tecnico

della politica”. Quello che serve è dare loro le indicazioni giuste, che vengono più dal buon senso che dalla militanza politica”. Come giudica le coalizioni che si stanno formando in questi giorni? “Sono espressione di un modello di politica che ha fallito. Non mi esprimo sulle persone, ma sul metodo: i fatti ci dicono che spacciare la variante al piano regolatore come una necessità di sviluppo dovuta alla crescita demografica è una bugia, perché i dati reali dimostrano che negli ultimi anni c’è una controtendenza che vede diminuire in maniera costante questa crescita. Purtroppo la politica a cui ci hanno abituato è questa, dove ci vorrebbero far credere qualsiasi cosa. Con la partecipazione diretta, invece, il cittadino potrebbe sapere esattamente come stanno le cose su ogni argomento”. Ipotesi che oggi potrebbe sembrare fantascientifica: è la sera del 16 maggio e Fabio Fucci scopre di essere andato al ballottaggio. Chi vorrebbe come avversario? “Sarebbe interessante sfidare il sindaco uscente, il risultato finale dimostrerebbe davvero se i cittadini vogliono cambiare o meno il modo di governare la città”. Rispetto a tutti i programmi elettorali presentati nel passato dai vari partiti, c’è qualcosa che farebbe suo? “Mi viene in mente il programma presentato dalla coalizione che poi ha vinto le elezioni nel 2006: un vero e proprio libro dei sogni, che tale è rimasto. Si parlava di differenziata in tutto il territorio, mentre solo adesso è stata estesa ad altri due quartieri oltre a quelli pilota. Ci hanno illusi con la prospettiva delle piste ciclabili da utilizzare come mobilità alternativa, invece è stato fatto un solo tracciato – quello del parco della Crocetta - che, seppur bello, va bene solo per la passeggiata domenicale e non certo come alternativa all’automobile. Si parlava di interesse per l’ambiente e la salute pubblica e di tante altre cose: sarebbe stato bellissimo se ogni parola di quel programma fosse stata rispettata, ma i fatti ci dimostrano che le cose non stanno così”. Ma almeno loro ci hanno provato e qualcosa è stato iniziato, c’è chi in 20 anni non ha fatto nulla... “Non è certo una scusante. Non si promette quello che si sa che non si può mantenere. Teniamoci più bassi, ma manteniamo tutto quello su cui diamo la parola. E’ questo il principio su cui noi del Movimento 5 Stelle ci basiamo. Noi non diremmo, come hanno fatto loro, “risolveremo il problema dei rifiuti alla radice”, lasciando invece che i rifiuti mettessero radice nel territorio. Vogliamo essere realisti, guardare i problemi dalla parte del cittadino ed offrire soluzioni vere”. Quindi su quali punti baserete il vostro programma? “Innanzi tutto voglio specificare che il programma non lo ha scritto Fabio Fucci o una cerchia ristretta di persone: è stato stilato – e viene continuamente aggiornato ed arricchito – grazie ai suggerimenti di tutti i cittadini che, attraverso il web o i banchetti che settimanalmente allestiamo in vari punti della città, illustrano idee, fanno proposte e segnalano problemi. Tutte le proposte sono on line, suddivise per tematiche. Le aree principali su cui è stato sviluppato riguardano l’economia locale, i trasporti e l’ambiente. Da quanto abbiamo riscontrato, i cittadini vorrebbero un mercato di prodotti locali; spazi per i giovani, con punti di aggregazione dove possano interagire; poter fare la differenziata in tutto il Comune; avere una città più appetibile, il che non significa costruire altri palazzi, ma rendere quello che abbiamo più vivibile, quindi con strade asfaltate e non piene di buche, trasporti pubblici urbani ed extraurbani maggiori e più efficienti, servizi primari e secondari per tutti Anna Maria Greco i cittadini”.


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Politica   

L’ALBA DI POMEZIA VOGLIAMO RIPORTARE L'ETICA NELLA POLITICA GRAZIE AL CONTRIBUTO DEI CITTADINI. inistra Ecologia e Libertà è stato il primo partito pometino ad ufficializzare la candidatura a Sindaco, scegliendo la donna più rappresentativa del suo pensiero, Alba Rosa. Scelta che si era intuita già nel novembre del 2009, quando Alba Rosa scelse di dimettersi dal ruolo di vice sindaco ed Assessore ai Lavori Pubblici per dissidi con il resto della coalizione di centrosinistra guidata da Enrico De Fusco. Dissidi che non si sono appianati nel tempo, ma che hanno anzi visto l’allontanarsi delle posizioni in due momenti cruciali: l’approvazione del bilancio e della variante al PRG. In entrambi i casi l’unico rappresentante di SEL in Consiglio ha votato contro. Ma l’elettore di centrosinistra chi dovrebbe votare e perché? “SEL sta dimostrando di voler stare in mezzo alla gente per la gente. Da tempo, ormai, abbiamo aperto la nostra sede due volte a settimana a tutti i cittadini che vogliono avvicinarsi non solo alla politica, ma anche e soprattutto alle scelte amministrative della città. Nei giorni restanti, quando non abbiamo riunioni o altri impegni, stiamo nelle strade con banchetti informativi, per far sapere che la partecipazione di tutti è fondamentale per la stesura di un programma che non solo soddisfi le aspettative, ma che risponda effettivamente ai bisogni della città. Nelle riunioni e negli incontri in strada si parla di tutti i problemi della città e, conseguentemente, del programma elettorale. Con i numerosissimi cittadini che partecipano stabiliamo un contatto attraverso il quale si inviano delle schede elaborate da gruppi di lavoro che si sono creati spontaneamente a seconda delle competenze specifiche di ognuno, sulle quali il cittadino esprime il suo giudizio. In questo modo siamo

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certi che il contenuto del nostro programma sarà effettivamente corrispondente ai bisogni dei cittadini. Tornando al partito, il lavoro che si sta portando avanti a livello nazionale mira a ricostruire una coalizione che sia all’altezza della situazione attuale, dimenticando i vecchi schemi e unendo i valori e le volontà di una sinistra più aperta la gente. La “colpa” del passato, infatti, è stata quella di portare avanti dei principi e dei valori grandissimi senza però dare partecipazione al popolo, che in realtà è il beneficiario delle lotte che abbiamo cercato di portare avanti. Nichi Vendola sta cercando di dare questa nuova spinta verso l’esterno, cercando di ricucire, attraverso i valori comuni, i vari partiti del centrosinistra”. Questa ricucitura, almeno nell’immediato, sembra impossibile a livello locale. Perché un elettore di sinistra dovrebbe votare lei invece di De Fusco? “Perché la mia intenzione è quella di riportare l’etica della politica, che non è la questione morale in senso stretto, ma è il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche, rispolverando l’ideale di solidarietà sociale, di appartenenza alla città, di attenzione verso le categorie più svantaggiate. Per questo io guardo non solo a quella parte di sinistra che si riconosce in queste idee, ma anche tutti quei movimenti o singoli cittadini vogliono cambiare lo stato attuale”. Chi potrebbe unirsi a voi? “La mia candidatura è partita da SEL, ma non siamo soli, perché nel tempo si sono avvicinate tante persone che vogliono sostenermi, pur non identificandosi nella nostra lista. Per questo stanno studiando il modo migliore per farlo”.

Quali sono i punti più importanti da affrontare per Pomezia? “Partiamo dal presupposto che la nostra debba restare una città autonoma, indipendente da Roma, ma che, nel frattempo, mantenga ottimi rapporti con la Capitale e con tutto l’hinterland. Questo significa studiare bene Pomezia e rispondere alle esigenze ed ai bisogni dei suoi cittadini di adesso: su questo è ben chiara la mia posizione sull’urbanizzazione della città. Altro punto, vista la situazione disastrosa che si sta vivendo in questo momento, è ricostruire un tessuto che dia forza al mondo del lavoro, ristabilendo un rapporto stretto e costruttivo tra tutte le parti che lo formano: lavoratori, quelle sociali e sindacali e le parti datoriali. L’amministrazione comunale dovrebbe fare da “braccio lungo” del mondo del lavoro verso gli enti superiori, come Provincia, Regione e Ministero del Lavoro, aiutando ed alimentando il dialogo affinché si trovino soluzioni nelle situazioni di crisi ma non solo, perché il Comune deve essere un interlocutore serio tra le parti non solo quando le difficoltà sono già acclamate, ma prima che queste si presentino. La solidarietà a posteriori non basta, servono azioni preventive forti per frenare il declino industriale di quello che una volta era il primo polo industriale del centro-sud Italia. L’argomento va quindi trattato anche da un’altra prospettiva, che è quella di creare nuove opportunità di lavoro: io sono più che convinta che le occasioni ce le fornisca il nostro territorio, basta saperle cogliere. Se da una parte dobbiamo constatare uno stato di degrado, dall’altro dobbiamo rivalutare le ricchezze”. Come? “Quando ero assessore alla Cultura ho cercato di valorizzare tutto quello che poteva essere appetibile per un risveglio del turismo, sia balneare che archeologico, attraverso iniziative che invogliassero sia i turisti che gli imprenditori a guardare con interesse alla nostra zona. Qui ci sono molte ricchezze: bisognerebbe portare a regime un tipo di lavoro che coinvolga più settori, primo fra tutti la cultura. Io sono infatti convinta che la cultura può portarci ricchezza, checché ne dica Tremonti, il quale afferma che con la cultura non si mangia. Se non si cresce culturalmente non si possono cogliere le occasioni giuste: noi le potenzialità le abbiamo, sfruttiamole”. Lei è uno dei pochi candidati alla carica di Sindaco donna. In un ambiente prevalentemente maschilista – ricordiamo che nell’attuale consiglio comunale siede una sola donna contro 29 uomini – questo è un vantaggio, in quanto visto come novità necessaria, oppure ancora una volta il voto, anche quello delle donne, andrà ad un uomo? “Io spero che possa essere un vantaggio, perché noi donne abbiamo dimostrato di saper governare nel corso dei secoli: la famiglia, che è la primordiale forma di governo, è sempre andata avanti grazie alle donne, che dietro le quinte hanno dovuto far quadrare i conti, risolvere i problemi quotidiani, mediare per non mandare tutto all’aria. Tutto questo con una praticità dettata dalla necessità, senza “burocrazia mentale”, che ci ha consentito di trovare soluzioni a breve ed a lungo termine. La stessa cosa si può ritrovare nella guida di un Comune. Per questo nella nostra lista ci sono molte donne, tutte valide, non messe lì solo per dare l’impressione di voler rispettare le cosiddette “quote rosa”. Accettare l’idea di una candidatura femminile è quindi una sorta una provocazione culturale, che vuole spingere la popolazione a rendersi conto che serve la “parità nella diversità”, nel senso che occorre valutare il punto di vista di entrambi i sessi per poter raggiungere una soluzione perfetta. Finora è stato provato solo il punto di vista maschile, forse è arrivato il momento di tentare Alfredo Corrao con quello femminile”.

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L’AGO DELLA BILANCIA? FORZA ITALIA DIVENTA FORZA POMEZIA ED ESCE DAL PDL PER ALLEARSI CON… Dopo Forza Italia arriva Forza Pomezia. E’ questo il nome dato dai quattro consiglieri comunali di Forza Italia, insieme a gran parte del coordinamento comunale del partito di Berlusconi, alla lista creata dopo la loro fuoriuscita dal PDL. La presentazione, con l’ufficializzazione dell’inizio di un nuovo percorso, è avvenuta il 25 Marzo, quando è stato svelato anche il simbolo del nuovo movimento, praticamente identico a quello di Forza Italia. “Forzisti eravamo e forzisti rimaniamo – hanno chiarito Massimiliano Cruciani, Paolo Ruffini, Omero Schiumarini e Walter Valentini al momento della presentazione - ma solo per Pomezia. Chiudiamo quindi alle logiche nazionali per pensare solo ai problemi locali”. “I tentativi fatti da più di qualcuno per dividere la componente Forza Italia non sono riusciti – ha esordito Fabrizio Anzellotti – essere qui oggi dimostra la coesione e la forza del nostro gruppo”. “Il fatto che due di noi fossero stati di fatto esclusi dal progetto PDL – ha rimarcato Massimiliano Cruciani – e due no, nonostante avessimo sempre agito seguendo la stessa identica linea ci ha fatto riflettere e capire che l’unico scopo era quello di frammentare la nostra componente in modo che perdesse valore e credibilità, dando nel contempo maggior risalto agli ex AN. Questi giochi non ci piacciono. Noi siamo stati e continueremo ad essere leali: abbiamo iniziato insieme un percorso ed insieme lo continueremo”. Percorso che porta sicuramente lontano dal PDL. “Abbiamo aperto un confronto con tutte le forze politiche della città, tranne che con il PDL, non solo perché non è da noi uscire dalla porta per rientrare dalla finestra, ma soprattutto perché ci siamo resi conto che il rapporto con gli ex AN non è mai nato, come dimostra il fatto che, nel 2006, io non sono stato eletto Sindaco per mancanza di lealtà da parte di qualcuno.

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Adesso abbiamo voltato pagina: non guarderemo agli slogan, ma solo ai fatti concreti. Vogliamo confrontarci sulle idee, sul programma, sui problemi della città e sulle soluzioni davvero possibili”. Ma quali possono essere i vostri alleati? “Seguendo gli stessi ideali di prima, ma senza più seguire le logiche impositive di Roma, siamo liberi di dialogare con chiunque lo voglia”. E, a volerlo, sembra soprattutto l’attuale Sindaco di Pomezia, presente alla conferenza come “osservatore”. “Sono qui per capire quale evoluzione sta prendendo la politica nel nostro territorio. Uno dei partiti più importanti si è diviso, e la componente maggiore ha fatto una scelta che merita attenzione, anche la mia”, ha dichiarato De Fusco a margine dell’incontro. “Noi – ha continuato Cruciani – non abbiamo sposato una logica di poltrone o di spazi di potere, ma un progetto. Ci siamo messi in discussione, tant’è vero che non avanziamo nessun candidato sindaco. In questo modo rimarchiamo l’intenzione di lavorare ad un programma di sviluppo concreto della città, cercando la lista, o la coalizione, che condivida le nostre stesse idee”. “Per 5 anni abbiamo lavorato in completa sintonia – ha aggiunto Paolo Ruffini – agendo per il bene della nostra città al di là del colore politico. Ci sono infatti stati duri scontri con la maggioranza, ma anche momenti in cui siamo stati d’accordo con quanto loro hanno proposto: in ogni occasione ci siamo comportati secondo quello che ci suggeriva il senso di responsabilità. Devo riconoscere che l’attuale amministrazione ha fatto gran parte di quanto promesso nel programma del 2006: c’è riuscita con le sue capacità, ma anche grazie a quel buon senso che ha permesso l’approvazione di atti che andavano a favore dei cittadini, dal momento che il nostro modus operandi è sempre stato propositivo e non oppo-

sitivo a priori. Dico questo per far capire che questa scelta è frutto di una logica: chi ha cambiato atteggiamento, dimenticando i valori fondamentali del partito, non siamo noi, che abbiamo invece dimostrato una coerenza tra dire e fare che gli altri non hanno avuto. Adesso valuteremo le proposte degli altri partiti, per capire chi, come noi, reputi fondamentali i prossimi anni per lo sviluppo di Pomezia, che deve cambiare la sua vocazione, che a causa della forte crisi non può più essere industriale, indirizzandola verso le attività produttive”. “Vorrei precisare – ha dichiarato Omero Schiumarini – che non ci sentiamo orfani di nessuno, tantomeno dei nostri ex compagni di viaggio. Siamo invece convinti di poter dare un messaggio diverso alla città. Le imposizioni non hanno mai prodotto nulla di buono: noi preferiamo sederci ad un tavolo, discutere e trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. La nostra non è un’iniziativa estemporanea, ma un progetto senza uguali, che vuole ridare valore a chi produce, a prescindere dall’appartenenza politica. Le buone idee non sono di destra o di sinistra, ma di chi le ha e di chi le porta avanti. Per 5 anni siamo stati lasciati soli dal partito, inteso come PDL, mentre lottavamo per difendere gli interessi dei cittadini, dando il nostro assenso o dissenso a seconda dell’argomento e non di chi lo proponeva. Appena si è sentito l’odore delle elezioni si sono invece rivisti tutti ed è partito il totosindaco: però nessuno si è mai sognato di parlare di programmi, ma solo di nomi. E quali nomi devono prevalere, alla fine? Quelli degli amici degli amici! A Forza Italia questo non va bene. Dico Forza Italia perché a questo tavolo, oltre ai 4 consiglieri comunali, è seduto l’intero direttivo, ed oggi sono presenti quasi tutti i componenti della lista elettorale del 2006. Tutti uniti e con gli stessi valori del 2006, ma con un nome diverso. Siamo qui: chi si riconosce in quanto abbiamo detto e fatto può avere un dialogo con noi, che non siamo certo un peso per nessuno, ma una forza proponente per chi, nella moderatezza, vuole dare un futuro migliore a Pomezia”. Che oltretutto potrà influire in modo non indifferente sul risultato elettorale: è infatti facile pensare che questa lista, pur essendo l’ultima arrivata, possa fare da ago della bilancia. I voti che Ruffini, Cruciani, Schiumarini e Valentini si portano dietro sono tantissimi e potrebbero fare la differenza, facendo addirittura ipotizzare quel 50% + 1 che renderebbe inutile il ballottaggio. “La nostra – ha concluso Schiumarini – è stata una scelta coraggiosa, perché è più facile andare dove gli altri lavorano al posto tuo, dove alcuni vigliacchi della politica si nascondono, dove ci sono persone che prima inneggiano alla rivoluzione e poi tornano convenientemente all’ovile. Noi non cerchiamo una casa grande per avere uno spazio piccolo”. Alla domanda diretta “Sapete già con chi allearvi?”, Massimiliano Cruciani ha risposto “24 ore fa eravamo ancora all’interno del PDL. Adesso ci serve il tempo materiale per valutare quali sono i programmi degli altri partiti, per capire chi è più in sintonia con il nostro pensiero. Quindi no, non sappiamo ancora con chi staremo, ma solo con chi non staremo mai”. Ma la presenza del Sindaco vuole dire qualcosa? “Più che la presenza del Sindaco – ha risposto Schiumarini – dovremmo chiederci cosa significa l’assenza delle altre forze politiche e di tutti gli altri candidati sindaco…”. Il PD era infatti l’unico partito presente e, a fine conferenza, il segretario della sezione di Torvaianica, Massimo Mesturini, ha ufficialmente invitato la nuova lista ad un confronto diretto. Senza far volare la fantasia, noi crediamo che uno più uno faccia ancora due, ma nella politica di Pomezia non si sa mai: sono ancora molti a non saper contare… Alfredo Corrao


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ACQUITRINO ARDEA COSE MAI VISTE NEGLI ALTRI COMUNI DEL LAZIO omunemente, quando si desidera denigrare un progetto o una tesi, per sottolinearne il disastro, si suole ricorrere all’aforisma molto “paesano” ma abbastanza colorito che si sostanzia nell’espressione: “…fa acqua da tutte le parti”. S’intende che è tutto un disastro; per i più raffinati si usa anche l’espressione profluvio d’acqua, che rende molto bene l’idea. Ma, come si sa, la lingua di Dante ha un’enorme ricchezza di termini e si potrebbe arrivare a scomodarne ancora un altro che maggiormente si attanaglia alla nostra analisi, ed è “acquitrino”, che nello specifico si addice perfettamente al caso dell’amata Ardea e si sostanzia nell’immagine di una copiosa presenza d’acqua accompagnata dal suo prolungato ristagno. E’ proprio quello cui abbiamo assistito nelle settimane centrali del mese di marzo: non grandi temporali, ma normali intemperanze invernali. Ebbene, è bastato tanto poco per fare di Ardea un luogo d’altri tempi: strade di ogni ordine e grado allagate; buche gigantesche da far paura e con esse un immenso ristagno d’acqua che ha messo in difficoltà la normale circolazione di mezzi autostradali e talvolta a repentaglio la vita dei conducenti. Si potrebbe dire, per paradosso, “nulla di nuovo sotto il sole”: situazione vista e rivista fino alla noia, che si ripete con puntualità disarmante da oltre un quindicennio e in costanza degli stessi Soloni dell’amministrazione, la quale si fa cogliere

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sistematicamente impreparata. Taluno potrebbe pensare: “…ci risiamo, è la solita esagerazione, ma era scomparso il vecchio adagio “…piove governo ladro”?” No, non è così, l’ambiente esige cura costante, altrimenti si vendica: certi lavori, certe accortezze, alcune misure precauzionali vanno adottate nei tempi opportuni e un’amministrazione appena degna di questo nome dovrebbe poterle porre in essere regolarmente prima della stagione invernale o comunque appena emergenti e senza affidarsi alla sola clemenza del tempo! Perché ad Ardea a tutto questo non è possibile porre un minimo rimedio? Semplice, perché l’amministrazione è affaccendata in altre questioni e rivoli che hanno poca attinenza con gli interessi generali della popolazione, e poi perché è anche cominciata la stagione dei “lunghi coltelli”: la candidatura a sindaco della prossima primavera che dovrà sostituire il “bulgaro” Carlo Eufemi. Ancora: la popolazione è dormiente da anni, forse anche rassegnata a mal governo al punto che neanche s’indigna più, figuriamoci se concepisce una benché minima protesta, una manifestazione di aperto dissenso. E i partiti politici dove sono? Ah, saperlo...! Ardea ha tali e tante specificità che talvolta si arriva al parossismo di pensare veramente di trovarsi in un altro mondo, negletto, e non a quaranta chilometri dalla Capitale d’Italia. Pensate che spesso le buche sono tappate (si fa per dire!) addirittura

con la sabbia: cosa semplicemente demenziale e mai adottata o pensata in nessun altro Comune. Sì, proprio così, da non credere, ma si tratta sabbia! Il motivo? Non è dato saperlo, sfugge alla logica elementare, propendiamo per un arcano, probabilmente allocato in una mente eccelsa dell’arguta dirigenza ardiese. L’evenienza comica consiste nel fatto che non solo le buche rimangono pressappoco com’erano prima, ma dopo poche gocce d’acqua (e nel breve volgere di qualche ora), la sabbia comincia a seguirne la corrente e a invadere tutta la carreggiata stradale con ulteriori gravi inconvenienti anche per i motociclisti. Ma non è tutto, come sempre il nostro martoriato territorio ha in serbo qualcos’altro: rare perle, delizie nostrane. Prendete la strada principale di Tor San Lorenzo. Soltanto un paio di anni fa è stata completamente riasfaltata da periferia a periferia. Oggi si presenta come una specie di moderna mulattiera con al centro buche e avvallamenti che disegnano un fossato che lascia intendere che è stato posato qualche cavo o una conduttura. Ma cosa è successo? Semplice, la ditta che ha scavato il fosso probabilmente non ha eseguito il lavoro secondo le prescrizioni relative al materiale per coprirlo e alla quantità di catrame che abbisogna. Col peso dei mezzi del traffico, si avvalla disegnando la traiettoria del precedete fossato. Nel contempo, la ditta che ha gettato l’asfalto sull’intera carreggiata, invece di posare almeno i cinque o sette centimetri di bitume richiesto, ne ha verosimilmente postati molto meno, diciamo una “leccatina di catrame”, allo scopo di poter fare sufficiente “cassa” per distribuire le prebende a chi di dovere e per riceverne l’acquiescenza, il mancato controllo o vigilanza. Il risultato? Dopo pochi mesi è tutto molto peggio rispetto a prima. Di chi la colpa? Non per essere impietosi, ma se non è dell’amministrazione a chi può essere imputata? Ma diciamo anche forte e senza reticenza che anche la popolazione ci mette del suo, particolarmente quei cittadini che hanno assistito alla nobile leccatina di bitume e non hanno proferito parola. Peccato, in tali casi sarebbe opportuno, almeno figurativamente, prendere a “calci” gli amministratori e mandarli definitivamente a casa o in pensione anticipata. Michele Lotierzo


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RIBALTONE AD ARDEA? LA MAGGIORANZA SI DIFENDE DA PRESUNTI ATTACCHI CHE VORREBBERO CONNOTAZIONI DIVERSE ibaltone ad Ardea? Nei giorni scorsi l’ipotesi di grandi stravolgimenti nella maggioranza guidata dal Sindaco Carlo Eufemi è balenata nelle menti di qualcuno, ma alla fine le tutto è rientrato, lasciando come scia solo tante polemiche e la prova della mancanza di coraggio – da parte di qualcuno – di terminare quanto iniziato o quantomeno di assumersi le responsabilità di quanto detto o fatto. Ma come si è arrivati all’dea di un ribaltone? Già dalla metà di marzo ha iniziato a circolare l’indiscrezione che la maggioranza potesse cambiare i suoi connotati a causa di strani movimenti da parte dei neo aderenti al FLI Antonello Magliacca e Danilo Petrella, che – stando alle voci di piazza – avrebbero voluto togliere potere ai consacrati big del PDL, proponendo al Sindaco Carlo Eufemi la possibilità di governare con una maggioranza molto più “centrista”. Ovviamente in due non avrebbero potuto fare molto, quindi dietro ai consiglieri di FLI c’erano altri nomi: si è parlato di Bruno Cimadon e Luca Fanco in primis, ma a questi si sarebbero affiancati altri esponenti di centro. Il malumore tra i consiglieri sarebbe scaturito dal momento in cui il gruppo guidato da Danilo Petrella ed Antonello Magliacca è stato estromesso dalla maggioranza, revocando l’assessore di loro riferimento - Daniele Bosu - con conseguente assestamento di personale ed alternanza di dirigenti. Ma lo stupore dei cittadini non riguardava tanto questa situazione, quanto gli altri nomi, soprattutto Bruno Cimadon, Nazareno Sperandio e Policarpo

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Volante. Cimadon nella Giunta ha come suo riferimento Maria Pia Pagano, vicesindaco ed assessore al patrimonio. Sperandio, per i primi tre anni di mandato, ha avuto dalla sua il vice sindaco ed assessore al bilancio Renzo Morini, mentre oggi ha come assessore di riferimento Roberto Catozzi, a capo dei Lavori Pubblici. Volante, invece, da sempre in amministrazione con Bruno Cimadon e Renzo Morini, è presidente del consiglio comunale. Insieme avrebbero provato a convincere alcuni colleghi a passare dalla loro parte: i consiglieri più corteggiati sarebbero stati Alberto Montesi e Fulvio Bardi, i quali però sono restati fedeli al documento firmato al momento dell’estromissione dalla maggioranza di Petrella e Magliacca e del loro assessore di riferimento. Del gruppo dei “ribelli” avrebbe fatto parte anche Franco Marcucci, che nel tavolo dell’opposizione siede insieme ad Antonino Abate del PD, rimasto invece al suo posto in opposizione. Ma, appena la notizia è diventata di pubblico dominio ed è finita alla stampa, tutto è cambiato: il PDL, nella sua forma attuale, non solo non si sfalda più, ma si rafforza. Come? Ma con le smentite, ovviamente. Nessun tentativo di ribaltone, solo prove di dialogo. A dirlo in forma ufficiale anche il FLI. “Abbiamo intrapreso l'iniziativa di dialogare con altri colleghi consiglieri e partiti politici in quanto riteniamo necessario riequilibrare la compagine amministrativa del nostro paese – ha specificato Daniele Bosu, portavoce del gruppo consiliare - che non deve

tener conto di un solo partito, ma di un'intera coalizione, con l'obiettivo di concordare un programma di fine mandato che ci consenta di ricostruire un’alleanza coesa, forte e determinata per arrivare uniti alle Amministrative della primavera 2012. Questo lo riteniamo basilare in quanto altrimenti ci sentiamo autorizzati ad iniziare un percorso diverso”. Non si è cercato quindi di ristabilire equilibri diversi? “Vogliamo ricostruire una coalizione dove tutti coloro che ci si ritrovano abbiano la possibilità di esprimere le proprie idee liberamente – ha chiarito l’ex assessore ai Lavori Pubblici - mettendo a disposizione uomini e donne per costruire un paese migliore: questo e solo questo ci induce a vederci e a dialogare, speriamo che coloro che ritengono di essere i big della PDL capiscano bene che per costruire un progetto valido tutti siamo utili ma nessuno si deve ritenere o sentire indispensabile, perché è evidente che l'amministrazione sta attraversando un periodo di paralisi completa mettendo a repentaglio la credibilità e il buon lavoro prodotto in questi anni dal Sindaco Eufemi e da molti di noi. Auspichiamo che qualcuno si renda conto che il periodo delle chiacchiere è finito e si ricominci a lavorare veramente uniti per l'interesse generale del nostro paese, non dimenticando, come qualcuno ha fatto, che se sono seduti sui banchi della maggioranza lo devono anche e sopratutto a noi”. Intanto pare sicuro che l’attuale Giunta procederà nel suo cammino fino alla scadenza naturale del mandato, nel tentativo di portare a completamento la variante al P.R.G., argomento sul quale – insieme al controllo dell’assessorato ai LL.PP., sembravano essere nati i problemi che avevano portato alla costituzione di due gruppi contrapposti, con in mezzo un Sindaco che tira dritto, equidistante dai due gruppi, che come lui stesso ha confermato telefonicamente: “Io faccio il Sindaco cercando di migliorare la vita degli abitanti di questo paese, affinché quando scadrà il mandato possa lasciare Ardea con più opere pubbliche realizzate di quante non ne abbia trovate al momento del mio insediamento. Non capisco queste schermaglie, posso assicurare che i consiglieri Luca Di fiori e Gino Marcoccia sono estranei e lontani al gruppo di ribaltonisti”. E se Marcoccia dichiara che “È certo che se le energie che da quattro anni i consiglieri comunali di maggioranza hanno sprecato per fare sommarie giustizie fra di loro e i loro delegati in Giunta, per sparlare di questo o l’altro consigliere, per arraffare incarichi e gridare ai quattro venti “quante ne toccano a me”, l’avessero utilizzate per portare a termine progetti per migliorare la qualità della vita dei cittadini che li hanno votati, la Città di Ardea oggi risplenderebbe di luce nuova”, il Commissario PDL Massimiliano Giordani chiude la questione in questo modo: “Gli articoli pubblicati menzionano come “ribaltonisti” esponenti della PDL, citando questioni di natura privata senza alcuna rilevanza politica, creando delle fantasie politiche di eventuali inciuci o ribaltoni dei personaggi politici aderenti alla PDL citati e sopratutto scredita il partito del Popolo della Libertà di Ardea. Il PDL è consapevole delle responsabilità assunte verso il Consiglio Comunale e verso i Cittadini di Ardea. Visto il numero dei Consiglieri appartenenti a tale schieramento il PDL è sempre pronto al dialogo con le forze di maggioranza: UDC e Lista Eufemi. Come nel suo stile è disponibile al confronto con tutti i Partiti che vogliano intraprendere azioni volte al miglioramento della città di Ardea. E’ per questo motivo che diffidiamo di tutti coloro che con i loro articoli producano illazioni gratuite o screditamento al Partito della Popolo della Libertà”. E con questo, i cittadini traggano da soli le loro considerazioni. Maria Corrao


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PRONTI AD AMMINISTRARE ARDEA ABATE: NEL 2012 SARÀ IL CENTROSINISTRA A GUIDARE LA CITTÀ poco più di un annodalla fine dell’era Eufemi, considerato che sono già cominciate le “grandi manovre” per la sua sostituzione, soprattutto nello schieramento che lo ha sostenuto, abbiamo chiesto al consigliere Abate, esponente di spicco del Partito Democratico di Ardea, quali siano le sue impressioni e valutazioni per il prossimo futuro. Al quarto mandato consiliare, ha maturato un’esperienza ragguardevole sul campo: può fornirci degli orientamenti sul futuro amministrativo di Ardea e sullo stato del centrodestra? “Per principio non mi piace guardare in casa d’altri, tuttavia anche io avverto delle fibrillazioni, dei fermenti che interessano vari consiglieri della maggioranza e anche altri noti esponenti di Ardea in possesso di ambizioni di governo del Paese. Preferisco però soffermarmi sulle questioni politiche che riguardano la mia componente e quella che potrei già definire la coalizione che si candida a vincere le prossime elezioni per amministrare finalmente in maniera più adeguata Ardea. Il primo dato di estremo interesse è che il mio partito, il PD, ormai è pienamente uscito dalla fase congressuale e si presenta finalmente unito, determinato e pronto ad affrontare le sfide future. La sua cultura politica ed il consenso dato dall’elettorato mettono il PD nella condizione di poter contribuire a voltare definitivamente pagina, togliendo dalla scena quel centrodestra che ha pesantemente afflitto la nostra comunità da un ventennio, con illusioni

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e promesse mai mantenute”. Quindi la situazione secondo lei negli ultimi anni è peggiorata… “Certo, come tutti possono vedere. Abbiamo avuto un incredibile aumento della popolazione, che è passata da 20.000 a 40.000 abitanti in un ventennio, senza poter contare su nessuna opera strutturale, ma , al contrario, con una costante assenza di servizi e di opportunità per i giovani e gli imprenditori. Ardea è diventata sempre più un paese dormitorio, sul quale grava anche una presenza oltre ogni limite sopportabile di immigrati, spesso senza arte né parte, che delinquono quasi giornalmente, come riportano le cronache già da molto tempo”. Non le sembra una diagnosi esagerata? “Niente affatto! Guardiamo ai servizi: sul versante sanitario la situazione è immutata rispetto a quando Ardea aveva 10.000 abitanti, diventando quindi ancora più drammatica. Non ci sono strutture in grado di affrontare le emergenze e neanche le normali degenze. Sul piano igienico poi, ancora ci sono larghi strati del territorio che sono sprovvisti del sistema fognante e ancora di più sono le zone prive di acqua potabile”. Ma ci saranno pure delle positività nel ventennio? “A voler spaccare il capello in due direi di sì: mi riferisco ad esempio alle farmacie. Fino a qualche anno fa erano appena due o tre, oggi siamo al raddoppio, ma sa

quante ce ne dovrebbero essere in base agli abitanti al 31 dicembre del 2010 e sulla scorta della pianta organica comunale? Dieci!”. Cos’altro possiamo ascrivere alle giunte di destra? “Certamente uno sviluppo eccessivo dell’edilizia privata speculativa, che ha letteralmente invaso il territorio senza tener conto delle sue vocazioni turistiche scaturenti dalla prorompente bellezza della costa, del panorama naturalistico e dai prestigiosi ritrovamenti archeologici”. Torniamo sulla situazione politica del centrosinistra: come vede il prossimo futuro suo partito? “Posso dare una anticipazione: questa volta dovrebbe presentarsi unito e fortemente motivato a vincere le prossime elezioni. Sarebbe un risultato eclatante e molto apprezzato dai cittadini di Ardea, soprattutto considerate le deprecabili vicende delle scorse tornate elettorali. E poi c’è senz’altro da prestare la dovuta attenzione al movimento civico che già nelle scorse elezioni recitò un ruolo molto importante e, probabilmente, guardare con grande attenzione a quelle forze di centro che faticherebbero a trovarsi ancora invischiate col deludente centrodestra”. Che opposizione pensa di aver fatto fino a oggi? “Vorrei ricordare a tutti che la minoranza contava inizialmente su sette consiglieri che ben presto diventarono a due, passando anche per la rinuncia e sostituzione del nostro capo cartello. In tali condizioni l’opposizione si riduce a ben poca cosa per ovvie ragioni. Certamente, però, non ho mancato di far sentire la mia voce. Quando si è trattato di approvare provvedimenti che andavano nella direzione di assicurare vantaggi considerevoli alla cittadinanza, il mio contributo non è mancato, come pure non è stato trascurabile il mio impegno personale anche nei riguardi della provincia di Roma e della regione Lazio, per favorire l’ottenimento di alcune opere pubbliche molto apprezzate”. Ma lei ambisce a una candidatura a sindaco? “Rispondo in armonia con la mia storia politica personale: ho sempre privilegiato il senso di responsabilità che ritengo indispensabile per chi fa politica seriamente e sul territorio. Vale a dire che ho sempre agito pensando agli interessi dell’aggregazione politica faticosamente operata di volta in volta, anche quando aveva scarse “chance” di successo. Pure questa volta mi affiderò alle decisioni del partito e della coalizione. La volta scorsa ritirai spontaneamente la mia candidatura, che pure era nata da un vasto consenso, soltanto per atto di responsabilità nei riguardi della costruenda coalizione e al fine di poter meglio competere contro Eufemi. Anche la prossima primavera farò valere lo stesso spirito di servizio che considero costante. Se dovesse emergere un consenso esteso sulla mia persona e una consapevolezza che con la mia candidatura si potrebbe schiudere le possibilità di vittoria, sarei responsabilmente disponibile a fare la mia parte. In caso contrario sarei ugualmente leale nell’appoggiare, con tutte le mie forze, il candidato che il centrosinistra vorrà scegliere, sempre tenendo conto delle indicazioni del partito di maggioranza, il PD, il quale non potrebbe che esercitare il ruolo di guida della coalizione che, ripeto, questa volta sarà certamente più competitiva e sicuramente vedrà dalla stessa parte tutti i partiti e le liste civiche che si richiamano ai valori del centrosinistra”. Come sono i suoi rapporti personali con i vari leader del centrosinistra e del variegato mondo delle liste civiche? “Sono ottimi: mai come in questo momento c’è una consapevolezza lucida e determinata nel voler considerare che gli interessi personali o di parte devono cedere al passo a quelli generali della città di Ardea. Peraltro, è forte la convinzione che una squadra che vince ha maggiori possibilità di assecondare le legittime ambizioni di chi fosse maggiormente votato per ricoprire incarichi di rilievo e prestigio sia a livello provinciale che regionale”. Maria Corrao

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MANIFESTO ELETTORALE SELVAGGIO INDOVINATE CHI PAGA? L a formalizzazione delle campagne elettorali fa “tremare” i muri di Pomezia: ai già troppi manifesti che si vedono in giro se ne aggiungeranno altri, fino ad occupare ogni più piccolo spazio libero del territorio. Oltre ai muri, ci sono cassonetti, campane per la differenziata, centraline telefoniche ed elettriche, sottopassi, lamiere che delimitano lavori edili, fermate dei bus: tutto diventa buono per sponsorizzare a costo zero il politico o il partito di turno. Già, perché mettere i manifesti nelle aree predisposte ha un costo, senza contare che queste, secondo chi li mette, non sarebbero sufficienti per fare il “lavaggio del cervello” ai cittadini con la faccia o il simbolo da votare. Che fare, allora? Purtroppo la legge va a favore di chi la infrange, ma non di tutti: se a mettere un cartellone abusivo è un privato che vuole

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pubblicizzare il suo negozio sono guai, con multe da capogiro e rischio di chiusura attività, mentre se a farlo è un partito le cose cambiano. Innanzi tutto la colpa non è del politico che, poverino, non sa mai dove quegli scellerati degli “attacchini” posizionano le loro immagini (caso strano, di notte). Senza contare che, grazie ai continui “condoni” che vanno avanti dal 1996, sanno di essere liberi di sporcare senza paura di salassi economici. Le multe che il Comune emana, infatti, vengono puntualmente azzerate da ripetute sanatorie, addirittura inserite, anche se quasi di nascosto, anche nel “Decreto Milleproproghe” approvato lo scorso mese dal Governo. Certo, l’emendamento va a coprire solo i “misfatti” compiuti fino al 31 Maggio 2010 (in pratica hanno salvato chi si è presentato alle scorse Regionali) ma chi ci assicu-

ra che il prossimo anno l’operazione non venga ripetuta – visto che nel 2010 ne era stata approvata una per “coprire” le elezioni Europee - per evitare ai poveri politici ed ai partiti che versano sicuramente in cattive acque di svenarsi per far ripulire la città dalla sporcizia lasciata in giro grazie ai loro manifesti? Meglio che a pagare sia il Comune, ovvero i cittadini, che se lo possono permettere. L“affissione selvaggia”, dapprima considerata reato, fu depenalizzata nel 1994, l’anno della prima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi. Nel 1996, con il centrosinistra al governo è arrivata la prima sanatoria: un milione di lire da restituire per ogni Comune “sporcato”. Per non essere da meno, il centrodestra ha approvato una nuova sanatoria nel 2001. Nel 2005 ne è scattata un’altra. Unica pausa nel 2007 quando si decise, improvvisamente, che a pagare doveva essere chi sporcava. Una svolta durata poco: nel 2008 è arrivata l’ennesima sanatoria e adesso, grazie all’ultimo emendamento, un nuovo balzo in avanti e problema risolto a priori grazie al “condono preventivo”, che consente di imbrattare a più non posso pagando ai Comuni solo 1000 euro a partito! Facciamo un semplice esempio: un partito con 24 candidati consiglieri in lista, più il candidato sindaco, mettono in media 2000 manifesti a testa, per un totale di 50 mila manifesti. Moltiplichiamo tutto questo per tutti i partiti. Ne esce fuori un numero enorme, visti quanti sono i partiti, le liste, i movimenti e le associazioni nostrane. Ma, qualsiasi sia il numero di manifesti affissi abusivamente, il partito pagherà (forse, non è neanche assicurato) solo i 1000 euro stabiliti dalla sanatoria. Alla faccia nostra. Vediamo da vicino cosa è accaduto finora – e cosa accadrà anche questa volta – a Pomezia in occasione delle elezioni del prossimo 15 Maggio. La Pomezia Servizi, società a partecipazione totale del Comune, gestisce sia il servizio di affissione


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dei manifesti istituzionali sia quello di eventuale controllo e segnalazione degli abusi effettuati da terzi, privati cittadini o politici che siano. La segnalazione va alla Polizia Municipale, che a sua volta ha il dovere di monitorare il territorio per appurare infrazioni nelle affissioni. Sempre la Polizia Municipale, ora divenuta Polizia Locale, ha il compito di elevare le multe ai contravventori. Gli importi delle sanzioni di per sé sono abbastanza alte da coprire i costi di pulizia dell’ambiente sporcato e degli stipendi di chi ha effettuato i lavori di controllo. Ma si tratta di pura teoria, perché da decenni il Comune di Pomezia non vede un centesimo da parte di politici, partiti, liste e movimenti vari che si

“divertono” a sporcare la città. A pagare sono solo i privati, se le multe vengono fatte (questo è un discorso a parte, che riprenderemo in un altro momento). Al danno si aggiunge la beffa, quindi: al deturpamento ambientale ed alla mancanza di decoro si aggiunge la spesa – ovviamente prelevata dalle tasche dei cittadini onesti che pagano le tasse – per l’accertamento iniziale dell’abuso, poi per la notifica ed infine per ripulire lo schifo di quintali di manifesti elettorali, uno sopra l’altro, perché ognuno copre quello dell’avversario con il suo. Centinaia di migliaia di euro che potrebbero essere spesi per offrire servizi, quei servizi che questi signori politici ci promettono ad ogni campagna

elettorale. Ma noi cittadini come facciamo a votare chi, prima ancora di governare, già commette abusi e ci arreca danni economici, oltre che ambientali? E’ una domanda che dovremmo porci e porgere ai vari candidati quando verranno a chiederci il voto. Non vogliamo aggiungere altro: lasciamo che a parlare siano alcune foto, poche per ragioni di spazio e la memoria di ognuno di noi. Ricordiamoci di come era la nostra città nelle ore, nei giorni e persino nei mesi successivi alle elezioni dello scorso marzo. Vogliamo che ritorni così? Alessia Ambra Achille

La galleria degli orrori (alcuni)

IL VOSTRO PALAZZO È VITTIMA DI ECCESSIVO USO DEI SUOI MURI PER MANIFESTI ABUSIVI? SCRIVETECI E SEGNALATECI (CON NOME E COGNOME) LA VOSTRA PERSONALE “GALLERIA”! LA REDAZIONE DAL PROSSIMO NUMERO SCEGLIERA’ I PIÙ SIGNIFICATIVI E LI PUBBLICHERÀ 13


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LA NOSTRA STORIA

(TERZA PARTE)

LA BARACCOPOLI DI TORVAIANICA LA POLITICA DI POMEZIA RACCONTATA DA UN EX PROTAGONISTA, VINCENZO MONTEDURO Ripercorriamo ancora una volta la storia del nostro territorio insieme a Vincenzo Monteduro, che per vent’anni ha governato, ricoprendo varie cariche – da consigliere a vicesindaco – il Comune di Pomezia. Nella metà degli anni ‘70 Torvaianica si presentava come un’aspirante località balneare, famosa soprattutto per il ritrovamento del corpo di Wilma Montesi tra le dune che costeggiano il mare. Mare che, all’epoca, era senz’altro più pulito di quello di adesso, con spiagge molto più ampie rispetto a quanto le mareggiate di questi ultimi anni ci hanno lasciato. Ma l’arenile – forse proprio per la sua ampiezza – era stato occupato da costruzioni abusive: decine di baracche, perlopiù fatiscenti, che rovinavano l’aspetto del paesino. Spesso Monteduro veniva fermato per strada da qualcuno che gli diceva: “Io non sono del tuo partito, ma ti ho votato perché promettevi di liberare la spiaggia da quello schifo di baracche; datti da fare e mantieni la promessa…”. Ma mantenerla era più difficile di quanto potesse sembrare inizialmente, perché a qualcuno quelle baracche – e chi ci abitava – facevano comodo lì dove stavano. “In quell’operazione, purtroppo, non avevo alleati – spiega Monteduro - i baraccati erano il clientelismo più sfac-

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ciato di qualcuno che adottata metodi mafiosi e, prima delle baracche, bisognava abbattere quella cultura. Era questo l’ostacolo più difficile da superare”. In questa difficilissima impresa, Monteduro trovò un insperato aiuto nella sezione DC di Pomezia, che parve voler approfittare dell’occasione per ridimensionare il potere di chi adottava questi metodi. Chi ha vissuto in zona quel periodo può tranquillamente fare uno sforzo di fantasia per capire a chi si riferisce Vincenzo Monteduro, che nel 1976 decise di impegnarsi affinché l’abbattimento delle baracche e la liberazione del litorale diventasse realtà. “Passai giorni e giorni a Roma, vagabondando da un ufficio all’altro: prima dal Ministero della Marina alla Capitaneria di Porto di Roma, dove “casualmente” il comandante non era mai reperibile. al telefono la voce di un militare assonnato, ripeteva: “Il comandante è fuori”. Decisi quindi di raggiungerlo senza fissare un appuntamento, ed ebbi migliore fortuna. Dopo una lunga e snervante attesa, in una sala con le pareti tappezzate di manifesti della gloriosa Marina Militare Italiana fui ricevuto e, senza preamboli, gli illustrai il motivo della mia visita. “Quelle fatiscenti baracche, come lei le chiama - mi rimproverò -

“sono lì da molto prima che si urbanizzasse la zona e la balneazione è praticabile oggi come lo è sempre stata; comunque, non spetta a me il rilascio delle autorizzazioni per i vostri progetti. Il demanio da qualche anno è passato alle Regioni”. Iniziò quindi un nuovo pellegrinaggio”. Monteduro fece innumerevoli viaggi da Pomezia a via della Pisana, sede della Regione Lazio, fino alla Garbatella, dove si trovano gli assessorati, poi ancora alla Capitaneria e di nuovo alla Pisana. “Stanco di questo pellegrinaggio – racconta Monteduro - decisi la strategia dello sfondamento, quello reale: sfondare a pedate la porta dell’ufficio del Presidente della Regione. Il proposito lo attuai un mattino, terminando la corsa tra le braccia di due robusti gorilla in divisa. Anche se immobilizzato, finalmente mi trovavo davanti agli occhi il Presidente della Regione, il socialista Giulio Santarelli, il quale, colto di sorpresa, prima s’informò da quale manicomio fossi scappato, poi, rinfrancato, mi fece accomodare in un sobrio salottino dove mi fece aspettare qualche ora prima di ricevermi. Dopo aver spiegato il motivo per cui mi ero rivolto a lui, il Presidente, forse più per liberarsi da un rompiscatole che per vero interessamento alla causa cui ero portatore, ordinò ad un funzionario di mettersi in contatto con la Capitaneria di Porto”. Certo che qualcosa si stava muovendo, Monteduro tornò in Regione dopo una settimana, ma fu messo “gentilmente” alla porta. “Da Caio a Sempronio, burocrati o politici che fossero, mi scaricavano dopo ore di anticamera, con un: “mi spiace non è di mia competenza, provi a sentire…”. Lo sconforto cominciava a fiaccare le mie resistenze, mentre il diavoletto che è dentro ognuno di noi mi ripeteva: Ma lascia perdere; chi te lo fa fare! Non era facile farlo tacere: decisi quindi di fare un ultimo tentativo. Stanco e nervoso infilai il portone della Procura della Repubblica di Piazzale Clodio a Roma. Lì il Pretore, Dottor Giovanni Amendola, dopo una lunga e snervante attesa mi ricevette nel suo ufficio. Senza aspettare che mi invitasse a farlo, cominciai a esporre le ragioni della mia visita. Mi ascoltava, o meglio speravo che lo facesse, perché continuava a leggere e sottolineare delle note di un voluminoso incartamento. Finalmente, guardandomi da sopra le stanghette degli occhialini, sembrò accorgersi della mia presenza. Mi indicò dei fogli: “Questo dossièr riguarda Pomezia e in prima persona l’assessore ai LL.PP, oggetto, da qualche tempo, delle attenzioni dei Carabinieri del NAS”. Porca miseria, ero andato per suonare e stavo per essere suonato! “. Già, perché l’Assessore ai Lavori Pubblici su cui si stava indagando era proprio Monteduro. “Anche se ritenevo di non avere nulla da temere, perché avevo la coscienza a posto, avevo paura di fallire su un’opera per la quale avevo impegnato la mia credibilità”. Ma una mattina Monteduro ricevette la visita del Segretario Comunale che gli porse un giornale e gli indicò un articolo, dicendogli: “Guarda cosa è accaduto al tuo “amico” comandante della Capitaneria di Porto”. Era stato rimosso e condannato a due anni di reclusione col beneficio della condizionale per omissione di atti d’ufficio e concorso in inquinamento di acque marine. “Quel poveraccio ce l’hai sulla coscienza”, disse il Segretario mostrandosi mortificato. Ma Monteduro non la pensava così. “Quella sciagura se l’era voluta. Andai quindi all’ufficio della Capitaneria, dove espressi il mio rammarico al suo sostituto, il quale, memore di quanto era accaduto al collega, emise con inaspettata celerità gli atti che ci consentivano di procedere all’abbattimento della


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baraccopoli. Alla consegna delle prime Ordinanze, tra i mugugni di colui che aveva in tutto quel tempo cercato di ostacolarmi, esultai come un bambino che riceveva un dono che era costato tanta pazienza e molte umiliazioni”. Le operazioni di bonifica interessavano la demolizione di 252 baracche, 37 delle quali abitate da residenti. Le restanti appartenevano a cittadini che vivevano altrove e che le usavano per diporto o le davano in affitto per la balneazione. I residenti del Comune di Pomezia furono sistemati in abitazioni messe a disposizione da alcune Imprese edili, il cui rilascio era garantito dall’impegno personale del Sindaco. La bonifica dell’arenile interessava anche i costruttori che avrebbe dato maggiore valore alle loro costruzioni. Molti cittadini e organizzazioni umanitarie prestarono la loro opera rendendo meno difficoltoso il trasferimento dei baraccati nelle nuove abitazioni. “A seguito di quelle brillanti operazioni di bonifica – ricorda Monteduro - in molti pronosticavano che avrei avuto, in futuro, un ottimo risultato elettorale: “alle prossime elezioni Monteduro farà il pieno”, diceva qualcuno, creando allarmismo tra le file degli alleati. I rapporti tra maggioranza ed opposizioni erano tornati nella norma, mentre quelli all’interno della maggioranza rimanevano tesi. Quasi sempre i Consigli comunali diventavano teatrini (ci ricorda qualcosa…., ndr), sul palcoscenico dei quali i consiglieri, data la presenza del pubblico, si sbracciavano per mostrare la loro capacità oratoria, non sempre consona al tema in discussione”. Ma il risanamento urbanistico e ambientale di Torvaianica era costato a Monteduro: oltre ad un anno di intenso lavoro, dovette affrontare diversi avvertimenti mafiosi, attraverso i quali veniva messa in pericolo l’incolumità fisica sua e dei suoi familiari, che venivano minacciati di essere uccisi e seppelliti proprio sotto le macerie di quelle stesse baracche che Monteduro si ostinava a voler abbattere. Ad accorgersene anche i Carabinieri, che avevano deciso di prevenire eventuali crimini. “Una sera a cena uno dei miei figli – racconta Monteduro - mi disse parlando sottovoce: “Papà, da qualche notte, davanti al portone, qua sotto sosta una macchina dei carabinieri. L’hai vista anche tu?”. Non l’avevo vista. Per rassicurarlo, ma senza esserne convinto, gli dissi che stavano pattugliando il territorio. “Non papà, restano fermi lì tutta la notte”, mi

rispose. Il mattino seguente mi sono avvicinato alla pattuglia, chiedendo se era possibile spostarsi da quella posizione”. Monteduro disse ai Carabinieri che temeva che qualcuno malignasse sulla loro presenza proprio davanti al suo appartamento, ma i militari lo interruppero, spiegando che erano di scorta per lui e la sua famiglia. “Quella notizia mi turbò moltissimo – ricorda l’ex consigliere - anche se poteva darmi un poco più di tranquillità”. Ma, malgrado quella presenza, qualcuno durante una notte riuscì ad introdursi nel cortile e manomesso i freni della vettura di Monteduro, che la mattina, ignaro, la utilizzò per portare il figlio più piccolo ad Albano per ricoverarlo in ospedale. “Giunto alle porte di Pomezia, nell’affrontare una lieve curva, devo aver toccato il pedale del freno perché l’auto compì un testa-coda mentre sopraggiungeva a velocità sostenuta un camion che, tamponandoci, ci scaraventò su un prato ai bordi della strada. Dopo qualche istante in cui credo di aver perso conoscenza, mi voltai per sincerarmi delle condizioni di mio figlio il quale, per nulla spaventato, indicandomi la testa con la manina, disse: “Papà, hai sangue sulla fronte, io non mi sono fatto niente, si è rotto solo il tacco della scarpa”. Povero piccolo, altro che il tacco della scarpa aveva subito la rottura del femore! Un’autoambulanza ci trasportò nella vicina clinica Sant’Anna dove, per una profonda ferita al cuoio capelluto, mi applicarono 9 punti di sutura, mentre mio figlio fu trasferito CTO di Roma”. La notizia fece scalpore ed in molti capirono che l’incidente in realtà era un vero e proprio attentato. Monteduro ama ricordare un aneddoto legato al suo ricovero. “D’un tratto si spalancò la porta della mia stanza ed un tizio tutto trafelato chiese: “Dov’è il Vice Sindaco?”. Gli fu indicato il mio giaciglio; si precipitò al mio capezzale per assicurarsi delle mie condizioni, ma, appena visto chi ero, emise un profondo sospiro di sollievo ed esclamò: “Ma non è Penna!!” e, rincuorato, guadagnò l’uscita senza nemmeno salutare. Seppi più tardi che quel “tizio” non era un parente dell’ex vice sindaco Penna, ma qualcuno che gli era grato di qualcosa! Lo sciocco comportamento di quel cittadino mi lasciò l’amaro in bocca. Nel silenzio della notte mi tornarono alla mente i tanti episodi di una esistenza vissuta pericolosamente nell’esercizio della mia funzione politica. Riflettevo sulle lusinghe di tante interessate sirene che per chiudere un occhio e favorire illegittime soluzioni dei più disparati interessi promettevano montagne di voti e non solo! Ammiccanti false riverenze per una concessione amministrativa ferma in qualche cassetto; “talami ornati di candide lenzuola” offerti da avvenenti signore per una raccomandazione per il figlio o il marito disoccupato; e denari, tante somme di denari per tacere della scoperta di illegittimità e soprusi. Devo ammettere di essere spesso stato tratto in tentazione: quante volte sono stato sul punto di capitolare…. E’ stato difficile, ma ho saputo resistere e di ciò ne vado fieramente orgoglioso”. Il 18 Novembre del 1976 l’aspetto di Torvaianica cambiò: alla presenza di due ambulanze, Carabinieri e Vigili Urbani in numero adeguato all’eccezionalità dell’avvenimento, giornalisti, fotoreporter ed un paio di emittenti televisive locali alle quali, poco dopo, se ne aggiunse una terza tedesca, oltre ad innumerevoli curiosi, le ruspe diedero il via all’abbattimento della baraccopoli. “Assistevo alla scena da dietro le persiane socchiuse dell’ Hotel Miramare – rammenta Monteduro - ‘coartato’ per ordine del Questore di Roma. Il Sindaco Caponetti, a bordo di una ruspa, andava incontro ad una inferocita rappresentanza di baraccati, incurante delle minacce che sapeva non essere dirette a lui, ma al sottoscritto”.

La prima baracca frantumò alle 9 e 59. Le operazioni durarono sino a sera, ma con modesti risultati: infatti, se ne poterono abbattere solo tre. I lavori ripresero il giorno dopo e proseguirono con più celerità. Un prolungato fermo si verificò davanti ad una bella casetta in muratura, all’interno della quale si erano asserragliate delle giovani ”donnine”, vedove bianche di ospiti dello Stato nelle patrie galere di Regina Coeli. “Tutto il mattino – racconta Monteduro - la ruspa aveva sostato inoperosa davanti a quella costruzione di mattoni rossi. Quando chiesi perché erano fermi, un ufficiale dei Carabinieri della Compagnia di Pomezia mi disse che dentro la casa c’erano delle persone e, per entrare con la forza e farle uscire serviva l’autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria. La “benna” della ruspa era posata sul cornicione del fabbricato. Ammiccai un cenno d’intesa all’operatore che capì al volo. Con cautela vibrò con il braccio della ruspa: una lieve pressione che bastò per far “vibrare”le pareti della “villa” mandando in frantumi alcuni vetri delle finestre. Immediatamente si spalancarono le porte e le giovani “pulzelle” saltarono fuori urlanti e completamente nude. Altri baraccati tentarono di frapporre resistenza: bisognava capirla quella povera gente; quelle lamiere, quelle assi pazientemente affastellate, per alcuni era tutto il loro avere; qualcuno era anche nato tra quei miseri ricoveri; la resistenza ad abbandonare quei rifugi era quindi comprensibile e la pubblica Amministrazione non lesinò sussidi e aiuti per gli sfrattati veri, mentre non usò clemenza per quei signorotti dei Castelli Romani che avevano addirittura inoltrato ricorsi al TAR in forza non di un diritto ma di un sopruso, e per questo furono perseguiti per recuperare le spese della demolizione”. Dopo tre mesi di lavoro, della baraccopoli era rimasto solo il ricordo, ma anche un’imponente massa di detriti e rifiuti di ogni sorta. La mancanza di varchi per rimuoverli creava insormontabili difficoltà e tutte le soluzioni suggerite o prospettate non portavano da nessuna parte. La sola che poteva risolvere il problema consisteva nell’inglobare i detriti in una “scatola” di cemento, che poteva fare da base alla tanto sospirata Passeggiata a Mare. Un progetto ardito, ma non irrealizzabile: l’ostacolo era il Demanio. I commercianti e gli operatori economici della zona erano in allarme; quella situazione poteva compromettere la stagione balneare. Dal Comune nessun aiuto, mentre dalla Pro loco arrivavano minacce di rivalsa dei danni. “Ancora una volta agii a modo mio – conclude Monteduro - supplicando e minacciando, stringendo compromessi che mai avrei creduto di sottoscrivere, finalmente dalla Regione arrivò non solo il nullaosta per mantenere in loco le macerie, ma anche il finanziamento per inglobarle sotto la cementificazione. In meno di un mese la ditta incaricata dei lavori innalzò un muricciolo di contenimento e ricoprì quella “robaccia” sotto uno strato di cemento. L’arenile aveva cambiato aspetto: della baraccopoli non rimaneva più nulla”. Ai primi caldi estivi la spiaggia, la cui sabbia era stata finemente setacciata, fu invasa e goduta in tutta la sua straordinaria bellezza, lambita dall’azzurro del mare finalmente pulito. Questo tornare indietro di 35 anni ci ha fatto capire quanto poco sia cambiato il modo di fare politica e di gestire la cosa pubblica. Voti di scambio, tangenti, favori: cose vecchie e sempre attuali, difficili da sradicare. Ma non tutti i politici, vecchi o nuovi, tradizionali o innovativi, sono così, per fortuna. Tra due mesi si va alle urne ed a decidere chi ci governerà saremo noi: ricordiamo quindi che il nostro futuro lo decidiamo da soli e che, tra un anno o due o cinque, sarà inutile piangere sul latte versato.

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Quartieri   Roma 2

INSEGUENDO UN SOGNO GLI ABITANTI DI ROMA 2 LOTTANO ANCORA PER LA TRASFORMAZIONE DEL LORO QUARTIERE uando è nato, almeno nelle intenzioni dei progettisti, doveva in breve diventare un quartiere da sogno, un’oasi felice a pochi chilometri dalla capitale, immersi nel verde, con tutti i servizi della città ma la vita a dimensione d’uomo che solo un piccolo centro può offrire. Un sogno, appunto, rimasto tale, o quantomeno realizzato a metà. Perché Roma Due, nella zona di Santa Palomba, è un quartiere che ancora necessita di servizi primari e di sicurezza, mentre quello che esiste è stato ottenuto grazie alla dura lotta dei residenti. Roma 2 è stata edificata a seguito della Convenzione n° 81923/35005 del 23 novembre 1989, stipulata tra gli originari proprietari del lotto e il Comune di Pomezia. L’intervento edilizio, iniziato nei primi anni ’90, si è concluso nel 2008, dopo una storia travagliata che ha visto i primi proprietari degli appartamenti dover fronteggiare l’assenza di servizi vitali quali acqua potabile e gas, per non parlare delle opere di urbanizzazione secondaria come scuole, locali commerciali, chiesa o altro, e la cronica assenza di collegamenti pubblici con la città e con la vicina stazione ferroviaria. Nel 2009 il quartiere si presentava ancora come un ex cantiere e non come un centro residenziale. Strade impraticabili, assenza di segnaletica stradale, assenza di una adeguato collegamento con mezzi pubblici. I cittadini di Roma 2, preso atto delle problematiche e della staticità della situazione, si sono organizzati in un comitato spontaneo che si è preoccupato di raccogliere e ordi-

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nare le principali problematiche insistenti sul quartiere per poterle rappresentare al Comune di Pomezia in maniera ordinata e puntuale. La “tattica” ha funzionato, come ci spiega Diego Casubolo, vice presidente del CdQ. “Per prima cosa è stata portata all’attenzione dell’amministrazione pubblica l’inadempienza dei lottizzatori in merito alla stesura del tappetino di asfalto di Viale delle Arti, arteria principale del quartiere. Grazie ad un’ordinanza sindacale che intimava i lottizzatori ad adempiere ai propri obblighi, nel giugno del 2010 sono partiti i lavori di stesura dell’asfalto”. Questo importante risultato ha permesso di risolvere anche i problemi legati al servizio di trasporto pubblico. “Prima le condizioni della strada erano tali da non consentire il transito dei bus – spiega Casubolo - mentre con la sua sistemazione siamo riusciti a convincere l’Assessorato ai Trasporti a modificare il percorso delle corse da Pomezia alla Stazione affinché l’autobus transitasse all’interno del quartiere”. Così il 1° luglio 2010 gli abitanti del quartiere hanno potuto assistere all’inaugurazione del nuovo servizio, che prevede 4 fermate interne al quartiere munite di pensiline. “La gioia è stata tanta, soprattutto per chi, come gli anziani, aveva difficoltà a raggiungere i centri abitati anche per le operazioni più banali quali fare la spesa o recarsi in farmacia”, spiega soddisfatto Diego Casubolo. Ma anche per avere l’acqua potabile il CdQ ha fatto sentire la propria voce. “Abbiamo cercato di porre al centro dell’agenda politica il problema del col-

legamento all’acquedotto, interessando, oltre che il Comune di Pomezia, il Garante regionale per il servizio idrico integrato e l’Assessore provinciale alle politiche del territorio, Michele Civita, che ha preso atto dell’insostenibilità della situazione, che facendosi carico del problema. Il 5 agosto 2010, nella sala consiliare del Comune di Pomezia veniva annunciato che il 23 agosto 2010 sarebbero iniziati i lavori per collegare Roma 2 all'acquedotto. Siamo ancora in attesa della loro ultimazione, ma le notizie che ci vengono fornite dal Settore Lavori Pubblici sono rassicuranti”. Ma il quartiere, che voleva uscire dalla fase di “dormitorio”, non si accontenta dei risultati raggiunti e cerca una propria dimensione sociale, che lo porta a voler combattere il fenomeno della prostituzione, che nella zona è una vera e propria piaga, per riappropriarsi delle strade. “Per tre fine settimana di fila ci siamo recati in centinaia, con bambini e cani, a passeggiare su Viale di Fiorucci, per infastidire l’esercizio della prostituzione su strada. I risultati, almeno in quelle giornate, si sono visti. Il nostro intento era quello di attirare l’attenzione: attendevamo un segno, un maggior controllo del territorio. Invece nulla si è visto, nessuno delle Forze dell’Ordine o del Comune ci ha degnato di attenzione, così abbiamo predisposto una petizione e organizzato una raccolta di firme che invieremo tra qualche giorno al Sindaco di Pomezia ed al Prefetto, chiedendo interventi contro la mercificazione del corpo femminile che viene fatta di fronte alle nostre case, al parco pubblico e alla Parrocchia: spettacoli indecenti ed atti osceni, con prostitute che si denudano per cambiarsi d’abito o per adescare i clienti, o che espletano i loro bisogni fisiologici alla luce del giorno; via vai di clienti, che spesso consumano i loro atti sessuali sulle loro auto in strada, di fronte a tutti o comunque in luogo aperto. Serve maggior controllo, anche con il posizionamento di telecamere, e l’intervento dei servizi sociali per tante di queste ragazze, che sembrano minorenni, sfruttate dalla malavita organizzata”. Il quartiere chiede poi maggiori risorse da parte del Comune. “Se si considera che la realizzazione dell’asfalto è avvenuta a spese dei lottizzatori, che il servizio di trasporto urbano è finanziato dalla Regione Lazio e che il completamento dell’acquedotto è da ritenersi atto dovuto per un quartiere edificato interamente con regolari concessioni edilizie, da anni non viene destinato un euro in opere pubbliche che migliorino la vivibilità del quartiere – spiega Casubolo Abbiamo bisogno di un centro di aggregazione, che funga da punto di incontro e culturale per gli abitanti e da centro anziani, ma soprattutto che dia la possibilità ai giovani di vivere lontani “dal muretto”, in un


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Quartieri   Roma 2

contesto ricreativo e culturale sano che sia al centro del quartiere”. Altra opera assolutamente necessaria è la sistemazione del sottopasso ferroviario che consentirebbe di raggiungere la vicinissima stazione a piedi. Quello attuale è impraticabile: sempre allagato, non ha nemmeno i requisiti minimi di sicurezza: niente illuminazione, nessun percorso pedonale per raggiungerlo. Questo comportata che qualche persona, per fare prima, attraversi i binari a piedi – ricordiamo che in passato ci sono stati dei morti – o utilizzi l’auto per raggiungere l’ingresso, andando ad occupare parcheggi che non ci sono. “Un’altra nostra richiesta riguarda la realizzazione della scuola media, prevista su via di Fiorucci: nel 2009 la Regione aveva stanziato i fondi per la sua realizzazione e all’epoca gli articoli di giornale parlavano di inizio lavori nel 2010, ma siamo nel 2011 e

nulla si è mosso. Il timore è che il Comune perda questo finanziamento, costringendo i ragazzi che abitano nella zona di Santa Palomba a dover continuare ad affrontare non pochi disagi per raggiungere le scuole del centro”. L’ultimo problema che Diego Casubolo vuole portare all’attenzione riguarda la raccolta dei rifiuti porta a porta, iniziata il 1° febbraio. “Il progetto è partito male, ed i rappresentanti del quartiere hanno lamentato in più occasioni le mancanze dell’amministrazione comunale. In primo luogo riteniamo che sia stata fatta scarsa e inadeguata informazione: un solo incontro informativo e del volantinaggio a pochi giorni dall’avviamento del servizio non è sufficiente per raggiungere tutte le persone e far capire l’importanza di un cambiamento epocale. In secondo luogo la collocazione e il numero dei raccoglitori destinati ai con-

domini sono risultati insufficienti, con conseguente accumulo di rifiuti, differenziati e non, nei punti di raccolta. Il risultato è che non viene rispettato il calendario della raccolta, e la zona si sta riempiendo di rifiuti svolazzanti sparsi ovunque dal vento. La cosa più grave è che non si stanno differenziando i rifiuti, mentre anche le persone più attente e sensibili si stanno scoraggiando”. Guardando il video con i plastico di quello che sarebbe dovuto essere e confrontandolo con la realtà lo scoramento sarebbe dovuto esserci già molto tempo fa, ma questi cittadini, con costanza ed umiltà, hanno dimostrato che – insieme – i risultati si possono ottenere. E, se insisteranno su questa strada, nulla vieta che prima o poi Roma 2 possa davvero diventare, o almeno somigliare, ad un quartiere da sogno. Alessia Ambra Achille

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Speciale    150 anni Unità d’Italia

L’ITALIA UNITA (PER UNA VOLTA) A POMEZIA ED ARDEA NON SONO MANCATI I MOMENTI PER FESTEGGIARE L’IMPORTANTE RICORRENZA Pomezia, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, era stato preparato un programma di festeggiamenti davvero ricco. Peccato che il maltempo ci abbia messo lo zampino, rovinandolo in parte, dal momento che alcune delle celebrazioni, come le deposizioni delle corone d’alloro ai piedi dei Monumenti ai Caduti di Pomezia e Torvaianica, sono state annullate a causa della pioggia scrosciante. Ma i pometini hanno potuto vivere lo stesso un momento molto emozionante: dopo la Messa Solenne, celebrata la mattina nella Chiesa di S. Benedetto, erano centinaia le persone che, sfidando la pioggia a testa in su, hanno atteso che due Vigili del Fuoco si calassero dalla Torre di Piazza Indipendenza srotolando il tricolore, mentre dal basso provenivano le note dell’Inno di Mameli suonate dalla Banda di S. Cecilia. Adulti e bambini sono rimasti emozionati dallo spettacolo della bandiera che prendeva spazio e forma, simboleggiando un’unione che dovrebbe essere sentita ogni giorno. Ma le celebrazioni in ricordo del giorno dell’incoronazione di Vittorio Emanuele II come primo Re d’Italia erano iniziate la sera prima, con una seduta straordinaria di Consiglio Comunale durante la quale è stata ripercorsa la storia dell’Unità d’Italia. La triste constatazione è che, a 150 anni di distanza, l’Italia è stata fatta, ma non si può dire sempre e comunque lo stesso degli italiani, dal momento che l’orgoglio nazionale non è radicato come in altri Stati. Durante l’assise sono state pre-

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miate tutte le cariche, Istituzionali e dell’associazionismo, che da sempre si battono per migliorare il territorio ed assicurare ai cittadini la tranquillità con la loro continua e costante presenza: dai Carabinieri alla Guardia di Finanza, dai Vigili del Fuoco alla Protezione Civile, dalla Polizia Locale all’Associazione ex Combattenti, passando dai Coloni e da tante altre associazioni che prestano la loro opera sul territorio. Del Consiglio non vogliamo riportare i discorsi, seppure belli e molto sentiti, del Presidente del Consiglio Attilio Bello, del Sindaco Enrico De Fusco e di tutti i capigruppo consiliari, ma far notare due elementi: per una volta i presenti erano uniti sotto una sola bandiera, senza distinzioni di colore politico, ma purtroppo, ancora una volta, non tutti erano presenti: qualche consigliere ha ritenuto non necessario partecipare, nonostante l’importante valenza simbolica dell’assise. La seduta è iniziata con un minuto di raccoglimento in segno di rispetto per le vittime del terribile tsunami in Giappone, ed è proseguita con l’intonazione degli Inni europeo ed italiano. Per quest’ultimo, l’amministrazione ha distribuito ai presenti il testo, per dar modo a tutti di cantarlo fino alla fine. Il Consiglio, cerimonia di premiazione compresa, è durata un paio d’ore, nel corso delle quali abbiamo notato che, se vogliono, i consiglieri sanno anche restare seduti al loro posto, evitare di chiacchierare e di farsi i fatti loro mentre gli altri parlano, comportandosi quindi da italiani

civili, che sanno rispettare gli altri: cosa che – chissà – potrebbe essere ripetuta durante le prossime riunioni, perché non ci si può sentire italiani solo una volta ogni 150 anni…. ARDEA – Nel Comune rutulo le celebrazioni sono state organizzate dall’amministrazione in collaborazione con la Pro Loco e patrocinate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Tavolo Nazionale della Musica Popolare e Amatoriale. Sin dalle prime ore del pomeriggio erano moltissimi i cittadini che affollavano il piazzale antistante il museo “Raccolta Manzù” di Ardea, dove si sono svolti diversi eventi. Le tre associazioni musicali locali – la “Filarmonica Città di Ardea” diretta dal Maestro Raffaele Gaizo, il “Coro Polifonico Rutuli Cantores” diretto dal Maestro Costantino Savelloni e la “Corale Laurentiana” diretta dal Maestro Sonia Sette – si sono esibite per la prima volta insieme, in un concerto dedicato interamente all’Unità d’Italia, strappando gli applausi dei presenti e coinvolgendoli per tutta la durata della manifestazione. Ad aprire le celebrazioni l’esposizione delle auto d’epoca a cura dell’Associazione “Quo Vadis”. I festeggiamenti sono iniziati con l’esecuzione dell’Inno Nazionale da parte dell’Associazione “Filarmonica Città di Ardea” e l’alzabandiera nel piazzale del museo cittadino, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose. Subito dopo l’artista Claudio Magnetti ha donato al Comune di Ardea una splendida scultura in travertino, “Ardea Cinerea”, raffigurante un airone: l’opera è stata “scoperta” simbolicamente alla presenza, in prima fila, dell’Assessore Dei Santi, del Sindaco Eufemi, del vice Sindaco Maria Pia Pagano, del Presidente del Consiglio Comunale di Pomezia Attilio Bello, di Mons. Adriano Gibellini, parroco di Ardea, del Comandante Antonio Landi, comandante dellaTenenza dei Carabinieri di Arde, della Polizia Municipale di Ardea, della Guardia di Finanza,


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Speciale    150 anni Unità d’Italia

della Guardia Nazionale Ambientale, delle associazioni di Protezione Civile e di una folta rappresentanza della Giunta e del Consiglio comunale ardeatino. Don Adriano ha benedetto la scultura recitando la “Preghiera per l’Italia” di Papa Giovanni Paolo II. Di seguito ha preso il via il Concerto dei 150 anni dell’Unità d’Italia: le tre associazioni musicali si sono esibite prima singolarmente, eseguendo brani del proprio repertorio. Poi si sono esibite insieme nel “Va pensiero”, tratto dal “Nabucco” di Giuseppe Verdi, e ne “Il Canto degli italiani” con il testo di Goffreddo Mameli e la musica di Michele Novaro,con il coinvolgimento di tutti i presenti, uniti nel cantare l’inno nazionale. Di grande interesse anche la video-proiezione curata

dalla Pro Loco di Ardea de “La marcia verso l’Unità d’Italia”: un dettagliato “excursus”, illustrato dal Sindaco Eufemi e dal Presidente della Pro Loco Rossano Tantari, dei momenti più salienti del risorgimento che hanno portato all’Unità d’Italia. TORVAIANICA – La festa più sentita, nella località balneare, è stata organizzata dal Centro Anziani, che ha invitato tutta la cittadinanza a condividere qualche ora spensierata ascoltando la musica che ha fatto la Storia d’Italia. “Per sentirci più italiani che mai – ha dichiarato il presidente del Centro, Sebastiano Scirè – abbiamo voluto onorare il nostro bellissimo tricolore. L’Unità d’Italia è una storia che ci appartiene, con tutte le ferite del passato, ma senza tanti sacrifici questa unità non

sarebbe mai avvenuta. Noi vogliamo dare un messaggio ai nostri figli e nipoti, tramandando quanto il passato ci ha insegnato. Mi dispiace che il sangue versato in passato venga rinnegato da qualcuno, che ha anche l’ardire di uscire dalle sedi Istituzionali quando si suona l’Inno Nazionale. Per noi “anziani”, invece, l’Inno è un motivo di orgoglio, che ci ricorda l’appartenenza a quello che per me è il Paese più bello del mondo. I nostri racconti, che riportano quanto ci hanno a loro volta raccontato i nostri nonni, ripercorrono la storia di questi 150 anni nel modo più vero, perché vissuto direttamente. Ed è l’emozione di questo racconto che vorremmo regalare ai più giovani”. Mauro Valentini

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Regione Lazio   

UNA REGIONE IN ASCOLTO LA REGIONE SI AVVICINA AI CITTADINI SIN DA PICCOLI... a Regione Lazio si avvicina a Pomezia. Il 21 marzo, presso l’Aula Magna della scuola media statale “P. V. Marone”, si è infatti svolta l’iniziativa conclusiva del progetto “Il Consiglio Regionale del Lazio: una Regione in ascolto”, promosso del Comune di Pomezia con cofinanziamento del Consiglio Regionale del Lazio, nel corso del quale sono stati illustrati gli obiettivi raggiunti e presentati i materiali predisposti durante il progetto, come il video illustrativo, gli articoli realizzati per il numero speciale del giornale scolastico “Leggiamo il mondo” e l’analisi dei questionari raccolti. L'iniziativa è nata dalla volontà di promuovere l’immagine del Consiglio Regionale presso la cittadinanza, illustrandone le funzioni e le attività fondamentali tenendo conto del ruolo crescente che ha assunto l’Ente regionale. Si è cercato di contribuire al processo di avvicinamento e di comprensione delle Istituzioni, dal livello comunale a quello regionale, che insieme regolano e influenzano il vivere sociale, culturale ed economico dei cittadini. Per farlo, si è iniziato dal nostro futuro, ossia dai giovani, perché gli stessi possano diventare, un domani, cittadini consapevoli nell’esercizio della democrazia e nell’affermazione dei propri diritti e doveri, conducendoli in un viaggio nel cuore della democrazia regionale. Il progetto ha quindi avviato, mediante la collaborazione degli istituti scolastici, un meccanismo virtuoso di informazione e consultazione bi-direzionale sulle politiche regionali, per verificare quali sono le esigenze e le istanze territoriali, in modo che se ne possa tenere conto nell’ambito dell’attività legislativa. Sono stati utilizzati meccanismi di e-democracy, con l’obiettivo di mettere al centro il processo partecipativo. Alle attività progettuali hanno partecipato allievi e docenti

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TURISMO CAMBIANO LE NORMATIVE 21 36

delle scuole secondarie di primo grado del Comune di Pomezia: la Scuola Media Statale Marone, l’Istituto Comprensivo Orazio e l’Istituto Comprensivo Pestalozzi. Nelle scuole sono stati realizzati laboratori didattici e workshop, organizzando il lavoro in diverse tipologie e fasi di attività. Partendo dalle nozioni di carattere generale su ruolo e funzioni del Consiglio regionale, sono stati coinvolti gli studenti su aree di interesse specifico. A ciascuno è stata consegnata una cartellina con i vari materiali ed è stata trasmessa una presentazione multimediale; inoltre, gli allievi hanno potuto collegarsi al sito Web del Consiglio Regionale del Lazio, simulando una seduta del

Consiglio Regionale. Sono state realizzate anche visite di approfondimento nelle sedi regionali e comunali, concluse il 15 Marzo, quando una delegazione ha visitato la sede del Consiglio Regionale del Lazio. Nelle varie occasioni gli allievi hanno potuto intervistare gli esponenti politici locali e regionali. Tutti hanno partecipato alle attività on-line, utilizzando la piattaforma della community di www.leggiamoilmondo.com appositamente predisposta, mediante le discussioni nei Forum, nella Chat o semplicemente partecipando ai sondaggi.

L'incontro di del 24 marzo con le associazioni rappresentative delle strutture ricettive all'aria aperta è la dimostrazione dell'attiva e proficua collaborazione tra istituzioni e operatori del settore." Così Giancarlo Miele, Presidente della Commissione Sviluppo Economico, Innovazione, Ricerca e Turismo della Regione che ha coordinato la prima riunione del tavolo tecnico per la revisione della normativa turistica del Lazio, avviata la scorsa settimana con l'approvazione della prima delle proposte di legge che modificheranno il testo. Nel corso della riunione a cui ha partecipato anche il Direttore regionale al Turismo, Marco Noccioli, si è esaminata la proposta di legge

relativa alla riforma del turismo all'aria aperta. "La viva partecipazione e le costruttive osservazioni presentate in questo primo incontro - prosegue Miele sono il segno di come la Regione stia lavorando nella direzione giusta per dare un concreto sostegno ad un settore fondamentale per lo sviluppo economico della nostra Regione come quello turistico, ed è per questo - conclude Miele - che proseguiremo su questa strada per arrivare all'approvazione in breve tempo di una nuova regolamentazione dei campeggi che meritano con urgenza un rilancio all'interno della nostra Regione che anche geograficamente ha una naturale vocazione verso questo tipo di ricettività."

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Regione Lazio   

ARRIVANO I FONDI PER TORVAIANICA 26 MILIONI DI EURO PER SALVARE LE NOSTRE COSTE DALL'EROSIONE a Regione Lazio tenta di salvare le coste dall’erosione, e per farlo ha stanziato 120 milioni di euro, di cui oltre il 50% dedicato a progetti per la tutela della sicurezza costiera, a cui si sono aggiunti ulteriori 10 milioni per gli interventi più urgenti. I progetti per il ripascimento degli arenili del Lazio e le iniziative eco sostenibili per migliorare l’ambiente e l’attrazione turistica sono stati presentati in anteprima al Big Blu, la fiera dedicata al mare. “Vogliamo garantire una balneazione sicura a tutti i cittadini e questo deve essere raggiunto attraverso interventi per la ricostruzione del litorale e la depurazione delle acque. L’Assessorato all’ambiente deve svolgere un ruolo di traino e non deve limitarsi a porre vincoli e divieti, ma incrementare lo sviluppo economico, anche attraverso la definizione di linee guida che preservino le coste e gli habitat naturali dall’intervento dell’uomo e dalle calamità naturali. La sicurezza del suolo e delle coste deve venire prima di tutto, anche del desiderio imprenditoriale. Da luglio abbiamo accelerato i progetti già in atto, stanziando ulteriori 60 milioni di euro in difesa delle coste e del mare”, ha dichiarato l’assessore Marco Mattei. Il problema più grande è sicuramente quello rappresentato dall’erosione, che sul nostro litorale ha provocato danni enormi, con decine di metri di arenile ormai perduto. L’assessore, l’11 marzo, ha formalmen-

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te annunciato che Torvaianica rientra, insieme ad un’altra decina di comuni del litorale laziale, nel programma di interventi destinato alla difesa e conservazione delle coste regionali. L’onere di spesa pluriennale ammonta a quasi 26 milioni di euro, che verranno utilizzati per attuare interventi volti a garantire un’efficace protezione delle coste dall’erosione dal mare, oltre alla tutela ed alla ricostituzione delle dune della macchia mediterranea e degli habitat costieri. “L’impegno finanziario straordinario – ha confermato

Marco Mattei – è stato obbligato da quegli eventi meteorologici sfavorevoli che si sono succeduti soprattutto a cavallo tra l’autunno e l’inverno, che hanno aggravato delle situazioni già compromesse. La Giunta Polverini, per intervenire con urgenza sulle aree costiere, ha già stanziato 10 milioni di euro in più rispetto alla passata amministrazione, che vanno ad aggiungersi ai 120 già previsti per la difesa del suolo e della costa».

LA SUGHERETA DIVENTA AREA PROTETTA

ARRIVA IL MARCHIO REGIONALE DI QUALITÀ PER PRODOTTI AGROALIMENTARI 

I CONSIGLIERI DI SEL VOGLIONO TUTELARE L'INTERA ZONA stituire, nell’ambito del sistema regionale delle aree protette delLazio, la riserva naturale della Sughereta di Pomezia”. E’ l’obiettivo della proposta di legge presentata dai consiglieri regionali di “Sinistra Ecologia e Libertà con Vendola”, Luigi Nieri e Filiberto Zaratti. “Nell’area in questione è presente un patrimonio di elevatissimo pregio ambientale che deve essere tutelato –

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hanno spiegato Nieri e Zaratti - Le imponenti formazioni di sughere, che in alcuni tratti si associano ai cerri e alle roverelle, formano uno straordinario scenario, un rifugio naturale per la flora e la fauna che dobbiamo preservare. Non va dimenticato infatti che le sugherete sono individuate nella direttiva comunitaria come habitat di interesse”.

“La Sughereta di Pomezia è già stata individuata nello schema del piano regionale dei parchi e delle riserve naturali, adesso si tratta di istituirla – hanno concluso Nieri e Zaratti - perché un’area di alto valore naturalistico e ambientale non può essere lasciata alla mercé di interessi che contrastino il principio di salvaguardia del patrimonio ambientale come bene comune”.

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Sito web: www.associazionenuovacalifornia2004.it            mail: info@associazionenuovacalifornia2004.it

IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa interesante lettera di Trastulli Alberto vice presidente A.C.A.L e vi e' capitato di passare per Tor San Lorenzo, vi sarete chiesti cosa sono quei grandi segni di vernice gialla sulla pavimentazione stradale, all'altezza di Largo Delle Marmore. Sono i loculi, le tombe che l'amministrazione diligentemente ha fatto tracciare per quello che una volta era il più importante mercato del nostro comune. Con i suoi 120 banchi, tempo fa,' garantiva un servizio molto apprezzato dai suoi numerosi frequentatori, si respirava il vero spirito del mercato, il contatto con la gente, la sana e frenetica confusione con gli operatori invogliati ad offrire merci sempre più qualitative e convenienti. A distanza di pochi anni, quel fiore all'occhiello della nostra comunità e' divenuto un vero e proprio "cimitero degli elefanti": grandi e comodi posteggi sempre vuoti, abbandonati, lasciati dagli operatori che ormai esausti e scoraggiati preferiscono andare all'avventura in altre località piuttosto che rimanere nel proprio legittimo box. Come mai ? Perché la gente non arriva fin lassù'? Sicuramente perché e' scomodo e faticoso percorrere a piedi 2 km di salita per raggiungere il mercato, inoltre non ci sono servizi igienici e neanche un bar dove poter supplire a tale mancanza o solamente per bere un caffè. In compenso si aggirano per il mercato una moltitudine di gruppi Rom che, nelle adiacenze, occupano abusivamente il residence " le torri ", residence che il comitato di quartiere di Nuova California, da anni cerca inutilmente di sanare. Con il passare del tempo e' divenuto sempre meno un Mercato e sempre più un Cimitero, creando un danno ai cittadini, costretti a rifornirsi sempre più in altri centri commerciali con relativi costi più elevati, non per ultimi agli operatori ridotti quasi alla fame e costretti anche a fare i conti con la grave crisi che ha coinvolto tutto il settore. L'.A.C.A.L. (ass. ambulanti il litorale), da anni chiede lo spostamento in un'area più idonea ad ospitare tale mercato,come Largo Dei

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Germani, che risulta essere al momento valida e disponibile alle suddette esigenze. In attesa del tanto agognato quanto miracoloso spostamento, gli operatori attendono la altrettanto sospirata riqualificazione dell'area, già concordata, approvata e benedetta dall'amministrazione comunale. Non più tardi di 15 giorni fa', abbiamo chiesto ed ottenuto un ennesimo incontro con il Sindaco, visto che le nostre ultime richieste con i vari enti, erano cadute nel silenzio più assoluto. Durante quell'incontro informale, il Sindaco fece le solite 3-4 telefonate cercando risposte alla grande

indifferenza mostrata fino a quel momento alla situazione e ci “liquidò” con le solite rassicurazioni, in questi caso molto più convincenti delle precedenti, che ci fecero andar via illusi di aver risolto qualcosa. Ma purtroppo a distanza di tempo, come spesso capita, quelle rassicurazioni si sono rivelate senza alcun fondamento e concretizzazione! Intanto noi continuiamo a barcamenarci tra mutui da pagare, le tasse da regolare, i conti da saldare, cercando di mettere insieme il pranzo con la cena. Gli umori dei lavoratori ambulanti sono sempre più accesi, si percepisce sempre più per

Le inserzioni che compaiono nelle nostre pagine autogestite rappresentano il nostro piccolo ringraziamento ai negozianti che generosamente ci aiutano a finanziare le varie attività associative annuali. I nostri iscritti, presentando la tessera sociale, possono anche beneficiare di sconti particolari (saldi esclusi).


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Trovaci su Facebook:  Cdq NuovaCalifornia e gruppo: sgombriamo le torri a nuova california il mercato la voglia di gridare la propria insoddisfazione, sul non operato delle autorità! Quanto durerà ancora questa agonia? “Panem et circense” era la parola d'ordine dei nostri avi per tenere a bada il popolo,uno spazio da dedicare alla cittadinanza, dove ospitare: feste,fiere,mercati, incontri socio culturali e concerti, realtà che nella nostra realtà non sono mai esistite.....ora viene a mancare anche il pane ...! Si sa il popolo e' donna e va dominato, ma ATTENZIONE, quando le donne si incazzano non guardano in faccia nessuno..... Trastulli Alberto vice presidente A.C.A.L

Comitato di Quartiere Associazione “Nuova California 2004” o.n.l.u.s.

Presidente Piero D’Angeli - Tel. 334 64 86 398 Vice Presidente Pier Giovanni Giuliano - Tel. 334 64 86 395 Segretario Generale Marco Pagliacci - Tel. 334 64 86 394 Tesoriere Antonio Cisterna Consiglieri: Aldo Schirripa, Giorgio Taloni. Alberto Trastulli Ufficio ispettivo Carmine Turrini, Sara Cavicchia, Alessandra Rosi Sede legale: Tor San Lorenzo Via delle Meduse 3 int. C

Sede operativa: Tor San Lorenzo Viale Marino 5 - I piano - int. 18 Tel. e Fax 06 91 38 57 10 SIAMO IN SEDE LUNEDI e MERCOLEDI dalle 17.00 alle 18.30 SPORTELLO DI ASCOLTO MARTEDI E GIOVEDI dalle 17.00 alle 19.00

Consulenza civile e penale Avv. Francesca Olivieri Tel. 328 5822997 - 06.910 11740 prima consulenza gratuita per i soci Consulenza psicopedagogica dr. Aldo Schirripa orario pomeridiano su appuntamento Tel. 334 64 86 397

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INDOMITA POMEZIA, UN CAMPIONATO TRANQUILLO IL PUNTO SULLA STAGIONE DEI POMETINI, STABILI A METÀ CLASSIFICA

rosegue il nostro viaggio alla scoperta delle formazioni locali e ancora una volta la “meta” della nostra rubrica sportiva è il Campus Selva dei Pini, quartier generale, tra le altre, anche dell’Indomita Pomezia. La storia di questa squadra, tuttavia, è molto particolare e per capirla, ma soprattutto per analizzare nel modo corretto la stagione attuale, bisogna fare un piccolo passo indietro, precisamente alla Xª giornata dell’anno scorso; durante quel periodo la formazione “vantava” un solo punto conquistato, il che voleva dire campionato seriamente compromesso. Il presidente, costretto dagli eventi e da una classifica davvero desolante, prese la decisione di esonerare l’allenatore. Subentrò Latorraca, ex calciatore obbligato al ritiro per un serio infortunio, privo di esperienza nel ruolo e subito costretto a fare i conti con un obiettivo davvero arduo: salvare la compagine. Ad oggi il mister è ancora al suo posto e, dopo l’impresa della scorsa stagione, sta vivendo quella che può essere definita un’annata tranquilla, con una salvezza da tempo in tasca e con il piccolo rammarico di veder scivolare via la zona play-off. Situazioni di questo tipo rendono inevitabili alcune considerazioni legate soprattutto agli obiettivi fissati prima dell’inizio del torneo: se il traguardo era la salvezza, c’è da gioire, mentre, se si puntava a qualcosa di più, le cose cambiano completamente. Mister, partiamo proprio da qui: la posizione in classi-

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fica, settimo posto, rispecchia in qualche modo le vostre aspettative o erano altri gli obiettivi stagionali? “Considerate le modalità con le quali si era svolta la precedente stagione non potevamo fare altro che partire con un profilo basso, ovvero centrare il prima possibile la salvezza. Certo è, che dopo aver disputato un buon girone d’andata ed esserci trovati a ridosso della zona play-off, le cose erano un pochino cambiate. Comunque la nostra è una squadra giovanissima, dunque non c’è nessuna fretta.” E’ interessante soffermarsi un attimo su quest’ultima dichiarazione: non è la prima volta che ci imbattiamo su affermazioni di questo tipo, che riteniamo davvero molto importanti; una città relativamente giovane come Pomezia ha bisogno di puntare molto sui vari settori giovanili perché, non lo dimentichiamo, sono molte le formazioni che iniziano a militare ad alti livelli. Per questo, il fatto che molte società abbiano iniziato questo processo è senza dubbio estremamente positivo e non può che fare bene al calcio nostrano. Tornando al percorso intrapreso dai ragazzi di mister Latorraca, salta subito all’occhio una certa differenza di rendimento tra il girone d’andata, ormai archiviato, e questo di ritorno, giunto alla nona giornata. Nella prima parte di stagione i numeri, i risultati e le prestazioni ottenute sembravano davvero degne di una squadra potenzialmente in grado di competere almeno per la quarta posizione, come dimostravano due

casi emblematici: il match contro il Morandi, costretto al pari fra le mura amiche, e la vittoria con il Pian due Torri per 3-2. Perché proprio queste partite? Il motivo è semplice: quelle squadre rappresentano rispettivamente la prima e la seconda della classe. Possiamo considerare questi due incontri come le migliori prestazioni dei suoi o secondo lei ce ne sono state altre? “Credo che la partita contro il Pian due Torri sia stata eccezionale sotto tutti i punti di vista; con il Morandi si è trattato di un match particolare perché noi avevamo tantissimi assenti e riuscire a fare risultato ci ha dato molta fiducia. Citerei comunque anche la partita con il Portuense fuori casa, vinta per uno a zero, dove forse abbiamo espresso il massimo delle nostre potenzialità”. Ci sono poi stati sei turni positivi (4 vittorie e 2 pari), a partire dall’incontro con il Fiumicino fino al match con il Trigoria: un pensierino ai play-off l’avevate fatto? “Direi molto più che un pensierino, soprattutto dopo il match contro il Trigoria. Eravamo lì e con tutte le carte in regola per potercela giocare; poi però è successo l’inverosimile con una serie di infortuni a catena che ci hanno privato di otto - nove titolari, sconvolgendo un po’ tutti i nostri piani. Nell’incontro successivo abbiamo perso in casa contro il Cerveteri e quella sconfitta ha rappresentato un duro colpo che ancora non siamo riusciti a smaltire del tutto”. Le difficoltà sono iniziate proprio a seguito di quell’incontro: possiamo imputarle solo alle assenze? “Forse non interamente, ma per una larga parte direi di sì”. Ad oggi il gruppo vive un momento un po’ particolare, provenendo da una striscia negativa di quattro stop negli ultimi cinque turni, in netto contrasto con il cammino più o meno lineare del resto di stagione. Comunque i segnali di ripresa si sono visti già nell’ultimo match disputato, ancora una volta la capolista Morandi; la squadra ha perso, ma a conclusione di una gara molto incerta, condizionata anche da un rigore fallito proprio dai pometini. D’ora in avanti non potrà più esserci nessun regalo agli avversar; piuttosto, dovrà restare alta la voglia di lottare compatti e di resistere in attesa del reintegro di tutti gli assenti. Lo scopo è quello di disputare un finale di stagione dignitoso, per gettare solide basi in vista della stagione futura. Luca Mugnaioli


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150 ANNI DI CALCIO DALLE ORIGINI FINO ALLO SCANDALO DI “CALCIOPOLI”, STORIOGRAFIA DI UNO SPORT CHE HA RIVOLUZIONATO IL NOSTRO PAESE

l 17 Marzo scorso si sono celebrati i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e anche noi, nel nostro piccolo vogliamo fare la nostra parte; attraverso libri, articoli, foto abbiamo ricostruito questi anni intensi di storia scegliendo tuttavia una chiave di lettura leggermente diversa, ovvero quella calcistica. Perché proprio il Calcio? L’idea parte dal tentativo di trovare qualcosa che davvero rappresenti gli italiani e l’Italia, ed è innegabile, ma soprattutto oggettivo, che questo sport possieda in sé tali caratteristiche. In fondo Unità significa proprio questo: trovare qualcosa che davvero ci accomuni e ci renda davvero un Popolo. Per tali motivi il progetto, o meglio il percorso, suddiviso in cinque puntate, che ci accompagnerà nei prossimi mesi analizzando protagonisti, scandali, squadre e società di questi 150 anni di Storia.

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PARTE I: LE ORIGINI Il nostro viaggio parte nel lontano 1887, circa una ventina di anni dopo il successo dell’impresa Garibaldina. Il primo nome legato al calcio italiano, nella sua concezione moderna del termine, è quello di Edoardo Bosio rappresentante commerciale torinese emigrato per lavoro in terra inglese. Il nostro connazionale, durante il soggiorno estero, rimase piacevolmente colpito dagli incontri su “campi verdi” e con “un pallone di cuoio” disputati da alcuni giocatori divisi in due squadre all’interno di uno sport noto come football; rientrato in Patria e precisamente nella sua città natale, portò con sé quegli splendidi ricordi convinto che forse, anche dalle nostre parti, si poteva realizzare un gioco simile. Di sicuro non poteva immaginare a

che cosa stesse realmente dando inizio e cosa avrebbe rappresentato per tutti noi il “gioco con la palla”. La prima squadra di calcio nacque dunque a Torino proprio nell’87 per mano dello stesso Bosio; inizialmente, il calcio figurava come sezione distinta di una società, poi polisportiva, denominata Football & Cricket Club e praticata come disciplina estiva. Sempre nel capoluogo piemontese prese forma, quasi contemporaneamente, un altro team detto dei “Nobili” per la loro provenienza aristocratica cui che nacque l’Internazionale Football Club di Torino, primo vero gruppo praticante la sola disciplina calcistica. Era l’anno 1891. Il racconto filerebbe abbastanza spedito se non fosse per le rivendicazioni portate avanti dalla società ligure Genoa Calcio, riguardanti il primato di fondazione, riconducibile al 1890. Alcuni documenti dell’epoca proverebbero infatti che già da quell’anno a Sampierdarena, piccolo quartiere di Genova, si allenava quella che qualche anno più tardi (1893, ndr) , sarebbe diventata il Genoa Cricket and Athletic Club, progenitrice della società ancora militante nella massima serie italiana. Insomma, la questione è ancora aperta, ma per il momento preferiamo concentrare i nostri sforzi “storici” per analizzare quello che avvenne nel giro dei pochi anni successivi. Il calcio prese piede a tal punto che, nel giro di breve tempo, si susseguirono le fondazioni di numerose squadre alcune delle quali meritano una nota particolare. Ad la Juventus, nata per volontà di alcuni ragazzi del liceo Massimo D’Azeglio sulla celebre “panchina” torinese. Era il 1° Novembre 1897. Una curiosità: la divisa sociale inizialmente era di un rosa sgargiante, poi

sostituito, ma solo per un errore di spedizione, dai colori zebrati con i quali ormai tutti la conoscono. Intanto, mentre si assestavano i vari gruppi, si rendeva sempre più necessaria un’organizzazione formale: nasceva l’esigenza di creare una sorta di competizione regolata fra le varie compagini. Fu così che nel 1898 ebbe luogo presso il Velodromo Umberto I° il primo campionato ufficiale gestito dalla F.I.F. (Federazione Italiana Football, poi FIGC dal 1909) a cui presero parte 4 formazioni, tra cui la vincitrice Genoa. Il dato sensazionale è che tutto si concluse nell’arco di una sola giornata. Nelle successive stagioni il Genoa consolidò il suo primato portando a casa ben sei titoli fino ad arrivare alla stagione del 1904 con un unico passaggio a vuoto, nel 1901, quando a vincere il torneo fu il Milan. Il nostro viaggio arriva così al 1908, data davvero rivoluzionaria sotto diversi aspetti; molte sono infatti le cose che cambiarono, una su tutte la decisione della F.I.F. di “italianizzare” il calcio nostrano ordinando l’espulsione di tutti i calciatori stranieri dalle varie squadre. Tale decisione resta senza precedenti e forse in quel periodo fu davvero azzardata perché è innegabile che furono proprio gli stranieri a permettere la diffusione del calcio in Italia. Le reazioni furono diverse: nei casi più estremi si arrivò anche a divisioni interne, con alcuni dissidenti che scelsero di staccarsi dalle rispettive case madri fondando altre società come ad esempio il Football Club Torino e l’Inter (nato da una “costola” del Milan). La riforma portata avanti dalla FIGC (subentrata alla FIF) si protrasse per fino alla stagione 1909-10, quando la marcia indietro sul caso “stranieri” fece da contorno alla novità vera e propria: la costituzione del Girone Unico. Fino a quel momento infatti tutti i campionati si erano disputati con la formula dello scontro diretto. Durante questo periodo, noto come “le stagioni delle provinciali”, una squadra, il Pro Vercelli, monopolizzò la scena nazionale inanellando, a partire dal 1908 fino ad arrivare al 1913, ben 5 titoli con un solo stop. Il tutto mentre si cercava di dare una parvenza nazionale al torneo, estendendo l’ammissione al campionato anche alla parte meridionale del Paese, non senza problemi. Tale processo infatti si rivelò arduo ed estremamente complicato soprattutto per il netto divario tecnico che intercorreva tra Nord e Sud. La 1ª Guerra Mondiale, e precisamente l’entrata in guerra da parte dell’Italia nel 1915, pose fine a questa prima fase del calcio italiano, conclusasi con la storica vittoria del Casale nella stagione precedente. Luca Mugnaioli

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Cinema

UN PESCE DI NOME... BORIS ARRIVA NEI CINEMA LA DIVERTENTISSIMA SERIE TV

Dopo lo straordinario successo della serie TV prima su Fox e poi in chiaro sul canale di Sky Cielo, arriva sul grande schermo “Boris” con lo stesso collaudato cast dei telefilm. E nel film in uscita, Boris, che altro non è che il pesce rosso al quale il regista Renè Ferretti si affida come ispiratore per le sue molto poco artistiche Soap che produce, dovrà fare il “salto di qualità” per esser di aiuto al gruppo di scellerati che hanno intenzione di girare un “Film d’autore”, lasciando le esilaranti serie che si erano fin qui prodotte dai titoli improbabili come “Gli occhi del cuore 2” e “Medical Division”, efficace parodia delle vere fiction italiane di questi ultimi anni, che tra “posti al sole” e “corsie di emergenza” si sono mostrate (queste si) involontariamente comiche. Insomma, l’emancipazione dopo tanta bruttura, per il Ferretti regista, che lo porterà nel mondo dorato e spregiudicato del cinema, oltre che incontro a delu-

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sioni in un crescendo di situazioni comiche non svelabili. Qualche perplessità potrà affiorare in alcuni, nel passaggio dalla serie TV al Cinema, dato che le tre serie precedenti si reggevano nel ritmo spumeggiante e ristretto dei 20 minuti, anche se occorre dire che solo la prima serie aveva una struttura ad episodi auto-consistenti, mentre le altre due erano già “a puntate”, preparando così i suoi affezionati ad una narrazione più lunga. Noi crediamo che il film conquisterà non solo i fans del pesce rosso, ma tutti quelli che amano la commedia intelligente, perché il cast è così collaudato da trasmettere brio e senso di squadra e contagiare lo spettatore. Il deus ex machina di tutto è Francesco Pannofino nella parte di Ferretti, già grande doppiatore di George Clooney e di molti altri, che ha un talento ed una energia che regge da sola la scena, anche se tutti sono bravi nel gruppo, che del resto annovera al suo interno un fuoriclasse come Antonio

Catania, nella parte del becero produttore Lopez, oltre a Caterina Guzzanti e Paolo Calabresi, bravissimi sparring partner. Discorso a parte invece per gli altri due attori protagonisti, cioè Carolina Crescentini e Pietro Sermonti, che interpretano Corinna e Stanis, i due “divi” delle Soap, che sono bravi nel fare gli attori scarsissimi delle Soap, e su cui non ci sentiamo di giurare sul fatto che fingano di esserlo. Del resto su Sermonti avevamo già una pessima idea nel suo Guido di “Un medico in famiglia”, recitato con totale inadeguatezza espressiva e tonale, ed anche la Crescentini ci ha convinto poco pure in ottimi film come per esempio “Mine vaganti” di Ozpetek. Ma che ci facciano, o che ci siano, sono funzionali ad una straordinaria idea che noi speriamo abbia il successo cinematografico che merita. Mauro Valentini

Codice di autoregolamentazione II di Copertina - pagina colori L’Associazione Culturale “La Città”, editore della testata € 400,00 “Il Corriere della Città” comunica che nella diffusione dei messaggi III di Copertina - pagina colori € 400,00 politici relativi alle elezioni comunali fissate per maggio 2011 si IV di Copertina - pagina colori € 450,00 applicano tutte le disposizioni della Legge n. 28 del 22/2/2000 Il saldo degli spazi di propaganda elettorale deve essere effettuato TARIFFE  contestualmente alla prenotazione. 1/4 pagina colori (piedone) € 120,00 Alle tariffe va aggiunta l'IVA al 4%. 1/2 pagina colori € 200,00 Il codice di autoregolamentazione è a disposizione presso la sede 1 pagina colori € 350,00 del periodico in Via Danimarca, 57 - Pomezia

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Turismo

RIAPRE LO ZOOMARINE LA MAGGIORE ATTIVITA’ TURISTICA DEL CENTRO ITALIA RIAPRE I BATTENTI PER UNA NUOVA FANTASTICA STAGIONE

’ ormai diventata la realtà turistico-ricettiva maggiore del Centro Italia, portando lustro al Comune che la ospita. Dopo aver vinto, all’interno dei “Parksmania Awards”, gli oscar dei parchi divertimento italiani, la massima categoria, venendo riconosciuto come il primo parco a tema marino in Italia ed il 3° parco divertimenti in assoluto dopo Gardaland e Mirabilandia e sbaragliando oltre 50 parchi italiani in lizza per il premio, Zoomarine vuole superarsi e propone altre novità per la stagione 2011: il Roller Coaster Squalotto, Zoomarine Beach, una spiaggia tropicale di sabbia, e L’Era dei Dinosauri, un spettacolare percorso interattivo all’interno di una foresta preistorica popolata da dinosauri animatronics in movimento a grandezza naturale. Ma quello che emozionerà di più i visitatori è sicuramente la possibilità, per la prima volta, di interegire con i delfini: in questa stagione prenderà infatti il via “Emozione Delfini”, un programma di interazione guidata. “Si tratta – spiega Stefano Cigarini, direttore generale del parco - della più intima opportunità per conoscere da vicino, sotto l’attenta supervisione di biologi e addestratori, questi splendidi protagonisti dell’acqua. Da tempo ci venivano richiesti incontri “ravvicinati” con i delfini, ma abbiamo voluto procedere con cautela, studiando il modo ideale per far sì che gli animali non risentano di alcuno stress e per ricreare anche in questa attività la filosofia di Zoomarine, ossia lo speciale legame che si instaura tra uomo e animale”. La crescita del parco, in questi ultimi 3 anni, è stata incredibile: come se lo spiega? “Effettivamente Zoomarine è passato, da 18° a 3° parco a tema in Italia, con un aumento esponenziale di visitatori e gradimento del pubblico, arrivando a 540.000 visitatori nel 2010. Cifra che siamo intenzionati a battere con le novità di quest’anno”. Novità che, come accennato, prevedono una spiaggia, la Zoomarine Beach, che ricorda quelle di Sharm El Sheihk, con sabbia e palme, dove gli ospiti possono prendere il sole o andare a fare il bagno nelle vicine

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piscine. Di fianco al Vertigo, inaugurato lo scorso anno, sono invece state montate le montagne russe per i più piccoli, lo “Shark coaster” o Squalotto, mentre a poca distanza si può attraversare la foresta preistorica de “L’era dei dinosauri”. Restano ovviamente tutte le attrazioni dello scorso anno e, sempre protagonisti, gli spettacoli dei delfini, dei leoni marini, dei pappagalli, dei rapaci e dei tuffatori. Per inaugurare la stagione, che aprirà al pubblico il 2 aprile, ci sarà un grande appuntamento in collaborazione con Radio Subasio, che proprio in questo periodo festeggia i suoi 35 anni di attività. “Abbiamo organizzato un maxiconcerto – dichiara il dott. Cigarini - che raccoglie alcuni dei nomi di spicco della musica leggera italiana. Gli artisti che si esibiranno nella stupenda cornice dello Stadio dei Delfini di Zoomarine sono: Roberto Vecchioni, recente vincitore di Sanremo 2011, Nek, Anna Tatangelo, Michele Zarrillo, Alex Britti, Emma, seconda classificata a Sanremo con i Modà, Luca Barbarossa, Zero Assoluto, Luca Madonia, Dolcenera, Nathalie, Annalisa, Noemi, Serena Abrami, Loredana Errore”. Tutti nomi si spicco, in una giornata che vedrà la cerimonia di inaugurazione della nuova attrazione 2011 di Zoomarine: “L’Era dei Dinosauri”, alle 12:00, alla presenza di ospiti vip del mondo dello spettacolo e delle principali autorità di Roma, Lazio e Pomezia. Gli artisti e i cantanti saranno presentati da DJ e speaker di Radio Subasio - Katia Giuliani, Stefano Pozzolivo, Leonardo Fabrizi - che dal 2011 è la radio ufficiale del parco. Nel pomeriggio apriranno le esibizioni dei giovani, a seguire i “big” fino al ter-

mine previsto intorno alle 22. “Questa maratona musicale –conclude il direttore generale - segue il successo e la suggestione originata dal concerto live di Gianni Morandi, tenutosi a Luglio 2010, all’interno della grande vasca da 10 Milioni di Litri, con i delfini a saltare e nuotare al ritmo delle canzoni dell’artista bolognese”. Anche quest’anno ci saranno eventi particolari, giornate a tema, feste e casting. Il calendario con le date si trova sul sito del parco. Mauro Valentini


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L’INVIDIA “PROVOCA TRISTEZZA E NON DA NESSUNA FORMA DI GRATIFICAZIONE”

ella religione cattolica l’invidia è uno dei sette peccati capitali, quelli cioè che prevedono la consapevolezza di nuocere ad altri e generano altro male. Nessuno può fornire un riparo contro questo male oscuro, morboso, doloroso, perfido, che nessuno confessa. Siamo di fronte ad una persona ambigua che punta a mettere solo gli altri in cattiva luce e a gioire nel vedere le disgrazie altrui. L’invidia è quello spasmo doloroso che ci afferra, nostro malgrado, e ci fa provare un tale risentimento da vivere tutto come fallimento e sconfitta. Provoca tristezza in quanto

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le persone che la provano spesso arrivano addirittura alla depressione; è forse l’unico vizio senza piacere, in quanto non ha per chi la prova nessuna forma di gratificazione. Eppure l’invidia è un sentimento ambiguo, perché in sostanza viene invidiato qualcuno che profondamente si ammira, di cui si vorrebbe l’approvazione. Come nella favola di Fedro della volpe e l’uva dove siccome non riesco ad averla la denigro e dico che è acerba, che non è abbastanza dolce… Ma come si fa a riconoscere l’invidioso, questa persona che si appaga del naufragio degli altri, che si nutre di rancore e che si maschera in falsa benevolenza? Effettivamente è molto difficile riconoscere l’invidioso, forse un indizio potrebbe essere il suo sguardo malevolo ed ambiguo, che si traduce in quella gioia maligna che investe l’altro spesso vittima inconsapevole. E’ vero pure che bisogna accettare che fa parte dell’umana esistenza questo sentimento di cui spesso ne soffriamo un po’ tutti senza riconoscerlo. E’ infatti molto difficile ammettere di essere invidiosi, si pensa che siano gli altri ad essere cattivi; c’è la percezione che il bene dell’altro possa costituire una minaccia per noi. Per liberarsi di ciò, quindi, bisogna partire proprio dal riuscire ad ammettere di essere un po’ invidiosi, in quanto sentimento universale e nessuno ne è davvero esente. Soprattutto nella società di oggi dove

l’invidia dilaga e ci si chiede continuamente “ perché lui sì ed io no” se siamo tutti uguali, perché l’altro deve avere tanto successo ed io no? L’altro viene considerato sempre di più il nostro rivale, quello con cui competere. Si pensi ad esempio ad alcuni programmi televisivi ispirati proprio all’idea della sfida, dell’eliminazione dell’altro.. Si potrebbe anche pensare che l’invidia spinga a migliorarsi, perché se io invidio qualcuno tendo poi ad imitarlo, quindi a fare meglio. Mentre sul fatto se sono più le donne a provare questo sentimento rispetto agli uomini è uno stereotipo in quanto si tende a pensare che mentre per l’uomo è sana competizione guardare all’altro come una sfida, per la donna è semplicemente invidia. Per concludere bisogna ammettere che comunque alla base della persona invidiosa vi è questo sentimento di sentirsi inferiori e quindi uno dei modi per venirne fuori è cercare di valorizzare quello che in noi c’è di assolutamente unico, nonostante le paure, le ansie e il non essere all’altezza.

“CAPITA A VOLTE CHE NIENTE SIA PIÙ FALSO DELLA VERITÀ” GEORGES SIMENON Antonio GUIDO Esperto di Galateo ed Immagine Relazionale


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Giochi

NINTENDO 3DS LANCIATA ANCHE IN ITALIA LA NUOVA CONSOLE

Specifiche Tecniche: - Dimensioni (da chiuso): Circa 13 centimetri in lunghezza, 7cm in larghezza e 2cm in spessore - Peso: circa 227 grammi - Schermo superiore: display LCD da 3,54 pollici, in grado di “sprigionare” un 3D stereoscopico senza l'utilizzo di occhiali appositi; risoluzione pari a 800x240 - Schermo inferiore (Touch Screen): LCD da 3 pollici con risoluzione di 320x240 pixel e funzionalità “touch screen” - Fotocamere: una camera interna e due esterne (per consentire foto in 3D) con una risoluzione di 640*480 pixel (0.3 MP) - Schede di gioco Nintendo 3DS: capacità massima di memoria prevista al lancio pari a 2 GB - Wireless: può comunicare con altri dispositivi nella fascia di frequenza di 2.4 GHz. Supporta il Wi-fi 802.11 e i sistemi di sicurezza WPA e WPA2. - Input/Output: slot per cartucce Nintendo 3DS e per quelle del Nintendo DS, slot per Micro SD, adattatore AC, connettore di ricarica e jack cuffie audio - Suono: altoparlanti stereo a destra e a sinistra dello schermo. - Batteria: batteria agli ioni di Litio n tanti lo attendevano e le “lunghe file” di appassionati, lo scorso 25 Marzo, hanno presto invaso i negozi di tutta Italia. Sì, perché proprio il 25 è stato il giorno della “grande N” (oltre che dell’iPad2), il giorno della Nintendo 3DS. Un’evoluzione nell’ambito delle console portatili che, come già solo il nome

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lascia intendere, si affaccia per la prima volta alla tecnologia 3D. . . ma non un “3D” qualunque, sia chiaro. Procediamo con ordine: a partire dal mero aspetto estetico, il 3DS vanta una serie di “piccole” innovazioni rispetto alla versione precedente, a partire dallo schermo superiore, ora più grande del “touch screen” inferiore; ma la vera novità risiede appunto nello “slider” che consente di gestire la profondità del 3D. Sulla “console”, adesso, spicca finalmente la tanto attesa levetta analogica, rinominata per l’occasione “Circle Pad”; restano invece immutati la croce direzionale, posta sotto il Circle Pad, e lo schermo touch screen. Sotto quest’ultimo ritroviamo i classici tasti “Select”, “Start” ed il nuovo, più significativo, tasto “Home” che permetterà di uscire dalla modalità “Gioco” e tornare comodamente al menu principale. Piccole aggiunte/migliorie insomma, atte ad abbracciare nel modo più congeniale possibile la filosofia “3D”. Passando ad analizzare il comparto più interessante e sofisticato della console, quello “software”, al primo impatto si nota una certa somiglianza del menu con quello del “DSi”, solo che, a differenza della “vecchia” console in cui le icone venivano visualizzate “in riga”, ora è possibile disporle a mo’ di “griglia” con una densità variabile in base alle dimensioni scelte. Tra le varie funzioni di base presenti all’acquisto della console, troveremo un utile “block notes” sul quale memorizzare gli appunti personali. Altra applicazione interessante, basata sul Wi-Fi, è la StreetPass, attraverso la quale due console potranno scambiarsi informazioni tra di loro nel momento in cui si ritroveranno entro un determinato raggio d'azione. Avremo inoltre la possi-

bilità di personalizzarci un Mii, i famosi avatar introdotti per la prima volta su Nintendo Wii; grazie al “Centro Creazione Mii” possiamo sfornare i nostri alter-ego virtuali a partire da ogni singolo pixel, sfruttando sia l’editor predefinito che, nel caso lo desiderassimo, una qualsiasi foto scattata grazie alle due fotocamere. Di minor rilievo l’applicazione Sound Nintendo 3D, un registratore vocale che dà possibilità di modificare i suoni inserendo effetti personalizzati ed alterarne la velocità di riproduzione. Ma la novità più interessante rimane comunque quella offerta dai “Giochi RA”, applicazioni basate sulla realtà aumentata e sulle relative card. Sfruttando le fotocamere della console sarà infatti possibile, inquadrando una carta con le telecamere del 3DS, far apparire sullo schermo tutta una serie di elementi grafici tridimensionali che andranno così a generare svariati minigiochi. Mancano invece all’appello il browser per la navigazione Internet ed il negozio online che, secondo quanto dichiarato da Nintendo, verranno presto implementati attraverso un apposito aggiornamento firmware. Che dire, dopo poche ore l’uscita di questa “rivoluzionaria” console portatile, non ci resta altro che incrociare le dita e sperare che Nintendo, così come tutte le altre case di sviluppo, siano davvero in grado di sorprenderci e di sfruttare al meglio le nuove potenzialità offerte dal mercato “Portable”, ed amplificare sempre più l’interazione tra Videogioco e Giocatore. Ai posteri l’ardua sentenza.

Matteo Acitelli

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Il Corriere della Città - Aprile 2011  

Anno 3 Numero 4 - APRILE 2011

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