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Anno 02 n.7

Ottobre 2010

WWW.ILCLANDESTINO.ORG

IL CLANDESTINO

CON PERMESSO DI SOGGIORNO

messina denaro è qui L’editoriale

La fu Provincia babba Giorgio Caccamo

“L

a provincia di Ragusa costituisce un’autentica isola felice, nel panorama siciliano, per quanto concerne il preoccupante fenomeno dell’illegalità”. Cerchiamo di evitare l’errore di semplificare troppo, ma questa frase, tradotta, suona più o meno come “la mafia a Ragusa non esiste”. La semplificazione è nostra, l’originale è però la dichiarazione pubblica dell’onorevole Lillo Speziale, presidente della commissione speciale all’Ars d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Semplificando ancora, il presidente dell’Antimafia regionale ha detto in visita a Modica che non esiste una mafia iblea. Era il 12 luglio. Non sappiamo se Speziale avesse una minima idea delle reazioni che una simile dichiarazione avrebbe potuto scatenare. Certo, qualcuno avrà pure gradito. Eppure le repliche, giustamente dure, non si sono fatte attendere. Secondo Speziale, la nostra presunta immunità dalla mafia sarebbe confermata dalla scarsa incidenza di fatti di sangue e delittuosi. Ora, questo punto di vista è storicamente falso e smentito, e per almeno due ragioni, peraltro opposte tra loro. Esattamente cinquant’anni fa, durante la prima puntata televisiva della Tribuna politica, l’allora ministro degli Interni, Mario Scelba, sosteneva che la presenza della mafia è legata alla visibilità dei reati commessi. Ma anche se volessimo accettare per assurdo questa tesi, Speziale si sbaglia ancora di più. La mafia a Ragusa c’è, c’è stata e ha pure sparato. Limitiamoci a due episodi, che basterebbero già a ricordarci che la mafia esiste proprio anche a Ragusa. Il caso Tumino-Spampinato nel 1972 e la strage di San Basilio nel 1999. La tragica storia di Giovanni Spampinato racconta di trame neofasciste, mafia, contrabbando, depistaggi (ma l’abbiamo ri-scoperta solo dopo trent’anni). La sparatoria in un’area di servizio a Vittoria ci ha proiettati per la prima volta – colpevolmente tardiva – all’attenzione nazionale. Finalmente anche nella provincia babba avevamo la nostra bella faida di mafia. Tutta la storia della mafia ragusana è così. Ogni tanto i contrasti sono guerre armate, ma si preferisce più spesso agire sottotraccia, nel silenzio delle collusioni politiche (trasversali) ed imprenditoriali, delle coperture istituzionali e delle omertà diffuse. Dalla fine degli anni Sessanta, Ragusa è terreno di “conquista” per boss di Cosa Nostra mandati in soggiorno obbligato, come i Rimi di Alcamo. Il palermitano Gaspare Gambino si trovò talmente bene che poi trasferì qui anche i suoi affari di famiglia. I cugini Salvo acquistarono invece mille ettari di terreni agricoli ad Acate. Un prestanome di Tano Badalamenti dirigeva due acciaierie a Ragusa e Pozzallo. E così via. Fino alla misteriosa scomparsa di quattordici fascicoli “iblei” allegati agli atti dell’Antimafia. Tutte queste complicità e connivenze hanno contribuito ad alimentare il mito – strumentale – della provincia tranquilla e della zona franca immune dalla mafia. Pio La Torre e il generale Dalla Chiesa avvertivano che le mire mafiose sui progetti missilistici a Comiso avrebbero rappresentato una saldatura tra le cosche palermitane e la malavita catanese. Nel database del Viminale, la provincia di Ragusa appartiene alla zona geocriminale della Sicilia sud-orientale, dove prospera la stidda, la “quinta mafia”. I rapporti mafiosi tra l’ortomercato di Vittoria e quello laziale di Fondi sono ormai cosa nota. Speziale era venuto a Modica anche per esprimere solidarietà all’onorevole Riccardo Minardo, dopo le minacce e le intimidazioni ricevute. Eppure, malgrado tutto, saremmo in “un’autentica isola felice”. È anche vero che forse solo Ragusa ha espresso nel tempo un rifiuto culturale e una reazione contro la mafia, con un contegno morale che non ha avuto eguale fortuna in tutta la Sicilia. Merito esclusivo della gente iblea, beninteso. La stessa gente che ha sempre accettato persino con vanto di essere definita mite, bonaria, innocua, babba. La stessa gente che non merita di essere presa in giro e illusa. La mafia c’è anche a Ragusa, non lo si può più negare. Intorno alla nostra “isola felice” nuotano squali molto affamati. Direttore Responsabile: Giuseppe Gurrieri. Redazione: Angela Allegria, Angelo Ciacera Macauda, Giovanni Lonico, Marcello Medica, Stefano Meli, Piero Paolino, Salvatore Puma, Francesco Ruta, Giorgio Ruta, Stefania Zaccaria. Collaborano: Rosa Cerruto, Fatima Palazzolo, Enzo Ruta, Siciliantagonista.org, Giulio Pitroso, Grazia Campione, Paola Fidone, Giorgio Caccamo, Paola Ottaviano, Kalura, Graziana Iurato, Enrica Frasca Caccia, Rossana Spadaro, Alberto Spampinato, Gabriella Galizia, Maria Rosalia Cavallaro, Maurilio Assenza, Margherita Ciacera Macauda. Grafica e impaginazione: Salvatore Puma, Francesco Ruta.

La mafia in Provincia di Ragusa tra “scetticismi” e realtà. Legami accertati tra il territorio ragusano e il boss Matteo Messina Denaro: supermercati, centri commerciali e cantine (Pagg. 3-4-5-6)

Curiosità

Cogghiri ‘u scantu

Raccolta fondi Futuro incerto per Drago

Pag. 8

Pag. 10

Pag. 8

A tutela di un diritto poco rispettato

I

Cinema

L’ultimo dei modicani

Provincia di Ragusa:

Ausiliari del traffico in carrozzina

non un solo centimetro di autostrada

Enrica Frasca Caccia

Marcello Medica

l 6 Settembre 2010 è ripartito a Modica il progetto “Ausiliari del traffico in carrozzina” , promosso dall’Anffas cittadina e dagli Assessorati alla Viabilità e ai Servizi Sociali. L’iniziativa è stata riproposta dopo essere già stata attuata tre anni fa, sul modello di un progetto pilota promosso prima nel Comune di Caltagirone e poi in quello di Siracusa. Uccio Agosta e Maria Boscarino sono i due contrattisti a progetto che ogni giorno dalle 9:30 alle 12:30 collaborano con la Polizia Municipale; il loro compito è quello di controllare che i parcheggi riservati alle persone con disabilità non vengano occupati abusivamente da chi non ne ha diritto e che l’accesso ai marciapiedi per mezzo delle rampe non sia ostruito da veicoli in sosta. “Costituiscono un valido sostegno all’attività della Polizia Municipale”, dichiara il Comandante Giuseppe Puglisi, “grazie alle loro segnalazioni i Vigili Urbani possono intervenire per rilevare le irregolarità e quindi comminare le sanzioni”. “Vogliamo far capire ai cittadini l’importanza di un diritto troppo poco rispettato”, spiegano Maria e Uccio. Persone con disabilità a tutela dei loro stessi diritti, dunque. Segue a Pag. 7

Le incompiute iblee

S

iracusa-Gela e Ragusa-Catania, due importantissime opere per la provincia di Ragusa che ha un altissimo deficit infrastrutturale e che ad oggi non è attraversata da un solo centimetro di autostrada. La Siracusa-Gela, la cui realizzazione è iniziata oltre trenta anni fa, infatti, si ferma a Rosolini, mentre la Ragusa-Catania, della quale se ne parla da almeno venti anni, ad oggi esiste solo sulla carta. Proprio qualche giorno fa, su iniziativa del Presidente della Provincia di Ragusa, Franco Antoci, si riunito il Comitato ristretto sulla S.S. 114, all’interno del quale l’ing. Vincenzo Corallo ha esposto lo stato attuale dell’iter che sta vedendo, da parte dell’Anas, l’esame delle offerte dei raggruppamenti d’imprese, offerte che saranno confrontate con quella del proponente così da individuare, probabilmente entro la fine del 2010, il concessionario che dovrà realizzare l’importante ed attesa opera. Da parte di tutti i presenti è stato, comunque, ritenuto utile programmare, per i primi giorni di ottobre, una missione a Roma per rendersi conto dello stato d’avanzamento delle procedure burocratiche. Segue a Pag. 9

Prezzo 1€

- Mensile d’informazione


Il clandestino

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Morti sul lavoro Dall’inizio dell’anno ad ora, per lavoro, ci sono: 801 morti 801276 infortuni 20031 invalidi

Roba da dittatura Avvenuta il 30/09/10 la perquisizione preventiva contro il nuovo free press catanese “Sud”. Il numero in preparazione avrebbe contenuto notizie importanti relative all’inchiesta contro il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, lo stesso che avrebbe ordinato il blitz.

Al via il progetto su Felice Pignataro “uno che a Scampia ha lasciato davvero tantissime tracce. Ha dipinto murales, circondato da ragazzi e bambini, allo scopo di dare un volto alle battaglie ed alle iniziative portate avanti con caparbietà. Molte di queste opere iniziano a deteriorarsi perché corrose dalle intemperie o, addirittura, cancellate a causa della loro provocatorietà”.

L’angolo del direttore di Pippo Gurrieri

S

nelle forme, ma già nella sostanza, paragonabile a quella di sessant’anni fa. Per contro, poche famiglie si sono arricchite in maniera spropositata; la forbice tra ricchi e poveri si è allagata esageratamente; e naturalmente, c’è un nesso tra le due condizioni: speculazione, ladrocinio, leggi di favore, arroganza politica, hanno permesso il travaso di denaro e risorse dalla massa alla minoranza dei privilegiati, dei ricchi sempre più ricchi. Se questo è il quadro, viene da chiedersi come mai la massa non si ribella? perché non sono partite proteste, rivolte, scioperi in maniera direttamente proporzionale alla gravità dell’attacco che la grande borghesia proprietaria-finanziaria sta attuando? Un tempo, per molto meno, il popolo si indignava e scendeva in piazza. Oggi, eccetto alcune situazione specifiche, legate a fatti particolari, stenta veramente a decollare un movimento di popolo che rivendichi la fine del ladrocinio privato e di stato ed il ripristino di migliori condizioni di vita e di lavoro. Oggi tutto è fermo, e come l’acqua, quando si ferma, s’imputridisce e puzza. E qui sta la vera differenza con il passato recente: oggi proveniamo da trent’anni di pesanti condizionamenti culturali; dapprima il consumismo, poi il berlusconismo come ideologia deviante e drogante, forti del peso schiacciante che hanno le televisioni nella vita sociale, hanno annichilito le coscienze, hanno manganellato i cervelli, hanno addormentato il senso critico, hanno deviato gli interessi reali verso un mondo di falsi modelli e fuorvianti obiettivi. Non si tratta più (soltanto) di Berlusconi, ma di un modello culturale che ha fatto breccia e lega con le sue corde invisibili le mani e le gambe delle persone facenti parte della classe subalterna. Il berlusconismo ha trovato terreno fertile (ed oggi ne è parte integrante) in una sinistra che in questo trentennio ha voluto farsi stato, ha aderito all’ideologia liberista, ha rivendicato il capitalismo, ha adottato metodi gerarchici, ha trasformato la base in un insieme di soggetti passivi e deleganti. Per questo la situazione della conflittualità sociale è sotto controllo, a fronte di un teatrino della politica veramente disgustante e di un attacco alle condizioni di vita della popolazione, senza precedenti. Mi fermo qui, perché questo penso debba essere il punto di partenza di chiunque voglia gettare le basi per una uscita dal tunnel.

...viene da chiedersi come mai la massa non si ribella?

La Galleria Lo Magno di Modica, in via Risorgimento, ospiterà dal 23 Ottob re fino al 20 Novembre una mostra fotografica di Daniele Cascone, curata da Giuseppe Lo Magno. Le opere di Cascone sono frutto di manipolazioni digitali che rappresentano secondo Micol Di Veroli, autrice di testi pubblicati nel catalogo della mostra “un grido muto contro l’incomunicabilità”.

Presentato il presidio cittadino di Libera

Libera c’é: anche a Modica!

L’acqua se ‘n s’ar r umina feti tiamo attraversando una fase storica tra le più buie della storia della Repubblica; una fase in cui sono state stracciate tutte le possibilità che la classe lavoratrice, in senso lato, si era date attraverso dure lotte, enormi sacrifici, grandi sforzi, per emergere dalla povertà, dalla subalternità e dalla soggezione. Se oggi anche negli strati popolari si vive una vita “borghese” in cui i beni di consumo, le condizioni igienicosanitarie, la scolarizzazione fanno la differenza con allora, una cosa distingue nettamente i due periodi: un tempo i poveri e le famiglie dei lavoratori marciavano verso nuove conquiste economiche e sociali; si sentivano soggetti di un cambiamento, avevano delle prospettive positive, sia a livello individuale-familiare che generale. Tanto che nel giro di un ventennio, in particolare gli anni sessanta e settanta, ci fu uno stravolgimento negli stili di vita: casa, lavoro, istruzione, sanità, pensioni, accesso alla cultura ed allo svago, rappresentarono una svolta storica. La stessa emigrazione, che ha sempre riguardato in maniera profonda i siciliani, permise a milioni di persone di costruirsi una vita migliore per sé e per i propri figli. Oggi, al contrario, vediamo sgretolarsi tutto ciò; le condizioni economiche rendono difficoltoso mantenere gli standard di vita raggiunti; in più, per i figli non v’è futuro, né tanto meno l’emigrazione rappresenta una possibilità, se non quella di una mera sopravvivenza in terre lontane. E mentre, specie nelle grandi città (e nei piccoli centri a partire dai soggetti anziani), cresce il numero di persone schiacciate da una povertà acuta e senza uscita, tra i ceti mediobassi assistiamo ad un progressivo, inesorabile, impoverimento. Si fanno fuori gli ultimi risparmi; si attinge a quelli dei genitori, si vendono i beni tanto faticosamente acquisiti, ci si adatta ad una vita con i soldi contati. La perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro; la difficoltà di molta gente che un lavoro ce l’ha, a vedersi versato lo stipendio; la precarizzazione diffusa che annulla ogni dignità lavorativa, offende e umilia le persone; il prolungamento dell’età pensionabile, che rallenta l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro; la crescente selezione economica per l’accesso a beni e sevizi (trasporti, istruzione, sanità), stanno rendendo la situazione, non ancora

Mostra di Daniele Cascone

Felice Pignataro

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Enrica Frasca Caccia

6 Agosto 2010, seconda giornata del Festival del Giornalismo. Modica applaude alla nascita del Presidio Cittadino di Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. A due anni esatti dall’insediamento del Presidio Provinciale di Ragusa è infatti sorto a Modica il Coordinamento Cittadino. Con la nascita di Libera anche nella Città della Contea si vuole lanciare un forte segnale di impegno antimafioso in una Provincia che sappiamo non essere poi così “babba”, in una terra dove la mafia agisce: senza quei clamorosi spargimenti di sangue che alimentano l’immaginario collettivo, ma agisce! “Non vogliamo essere una sigla: essere sigla non significa nulla”, ha affermato Gianluca Floridia, portavoce del Coordinamento Provinciale di Ragusa. “L’insediamento del percorso cittadino ha significato perché si estingue nelle Associazioni che fanno riferimento al Coordinamento Provinciale di Libera, che si trovano nel territorio di Modica, e che vogliono contribuire a insediare il Coordinamento Cittadino. Sono infatti le Associazioni a rappresentare il volto dell’antimafia nel territorio”. Nel suo intervento Giorgio Abate del circolo Arkis dell’ARCI ha sottolineato come Libera a Modica possa contare, oltre che sull’appoggio del “Clandestino con permesso di soggiorno” e di “Attinkitè”, su quello dell’associazione da lui rappresentata, che figura tra le fondatrici di Libera e che si occupa di promozione culturale e sociale, oltre che di difesa dei diritti costituzionali. In qualità di volontario della Camera del Lavoro Territoriale di Modica ha affermato inoltre che anche la CGIL può apportare un contributo fondamentale all’insediamento del Coordinamento dato che il problema delle infiltrazioni mafiose nell’ambito del lavoro nero non può certo lasciare indifferenti. Paola Ottaviano, giovane avvocato impegnato

nella tutela dei diritti dei migranti, tema oggi più che mai intrecciato con la crescita della criminalità organizzata locale, ha poi posto l’accento sulle diverse forme di sfruttamento con l’infiltrazione della criminalità organizzata e del caporalato nel comparto agricolo del ragusano. “Bisogna squarciare il velo di ipocrisia delle istituzioni: è molto importante che non si rimanga indifferenti a questo tipo di fenomeni”, ha concluso. Gianluca Floridia ha poi manifestato l’intenzione di intitolare il Coordinamento Provinciale di Libera, di cui il Presidio di Modica è un importante punto di riferimento, a Giovanni Spampinato, per dare continuità al percorso avviato sulla sua figura. Non a caso la presentazione è avvenuta nell’ambito della conferenza/dibattito “Giovanni Spampinato: la vicenda oscura di un giornalista ragusano”, che ha visto, oltre alla presenza di Roberto Rossi, di Carlo Ruta e del sindaco di Modica Antonello Buscema, quella di Alberto Spampinato, fratello del giornalista de “L’Ora”, ucciso a Ragusa il 27 Ottobre 1972 perché “scriveva troppo.” “E’ bello sapere che l’antimafia in questo territorio ha il volto giovane” tiene a sottolineare Gianluca Floridia; d’altronde Paolo Borsellino insegna che sono proprio le giovani generazioni “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso, della contiguità e quindi della complicità”. Libera a Modica prende quindi il suo impegno per “contrastare, secondo i principi della non violenza, la diffusione delle illegalità e del dominio mafioso”, per “valorizzare la memoria delle vittime di mafie, di violenze, di chi si è impegnato a costruire giustizia”, per “promuovere e praticare la cultura della legalità”... Due le cose certe: in Provincia di Ragusa la mafia c’è. Punto. Anche Libera c’è. Punto.

la mafia agisce: senza quei clamorosi spargimenti di sangue che alimentano l’immaginario collettivo, ma agisce!

l’operazione “Old town” del comando provinciale della GdF

Feudo arancio, L’ ombra di messina denaro

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n controllo da parte della guardia di finanza porta al sequestro preventivo della cantina e al blocco dell’ultima trance del contributo dell’Unione Europea concesso e già in parte erogato: questo ciò che è avvenuto ad Acate lo scorso 27 luglio, esito dell’operazione “Old town” coordinata dal Procuratore di Ragusa Carmelo Petralia. Si tratta dell’azienda vinicola Feudo Arancio, i cui stabilimenti operano a Sambuca di Sicilia in prov. di Agrigento e ad Acate, in contrada Torrevecchia per un totale di mille ettari. Il procedimento interessa proprio quest’ultimo stabilimento che si estende per 652 ettari, un territorio immenso, un regno che fu prima di una società collegabile ai cugini Nino ed Ignazio Salvo, gli esattori di Cosa Nostra per intenderci. L’operazione prende vita a fine 2009 tramite un controllo eseguito dalle fiamme gialle in seguito all’erogazione di un contributo dell’Unione Europea pari a 4,3 milioni di euro. Da ciò è emersa una presunta frode ai danni dello Stato e dell’U.E. in quanto la Future Tecnologie Agroalimentari srl (Fta), che nel 2006 ha acquistato la cantina dal gruppo Mezzacorona, in realtà è proprietà del medesimo gruppo. Infatti, l’81% di essa è di Fabio Rizzoli, amministratore delegato del gruppo Mezzacorona, mentre il restante 19% risulta appartenere alla Nosio spa, subholding dello stesso gruppo, la quale ne controlla tutte le attività di capitale e le partecipazioni strategiche e conta 400 soci. Una vendita fittizia, come anche apparente è stata la creazione di nuovi posti di lavori in quanto non si è proceduto a nuove assunzioni, bensì allo spostamento di alcuni dipendenti da un’azienda ad un’altra sempre all’interno dello stesso gruppo. Scatta in tal modo la denuncia ad otto indagati: Fabio Rizzoli ed il figlio Claudio, il quale procede materialmente alla vendita, Luca Rigotti, amministratore della Nosio, Guido Conci, presidente del Gruppo Mezzacorona, Paolo Carli, consigliere d’amministrazione, Salvatore Cacciatore, dipendente della Fta ed unico locale, Bartolomeo Curatolo, consulente, Ferdinando Musco Castagna, funzionario della Banca Nuova di Palermo. Eh si, perché in questa complessa vicenda ci sta anche il funzionario della banca concessionaria che pare non abbia svolto i controlli in modo meticoloso prima di concedere il contributo. E poi siamo in terra di Sicilia, e vista la passata gestione, viene al colonnello Fallica, colui che sta svolgendo le indagini,

Vittoria Si autosospende il consigliere comunale di Vittoria Peppe Cannella, per protestare contro le condizioni di inciviltà in cui si svolgono i lavori dell’assemblea, tra pesanti insulti e regole infrante.

MODICA Rimpasto nella giunta modicana di Buscema. Restano in mano dell’Mpa i Servizi Sociali, da diversi anni, sia con Torchi, sia con Buscema settore “prediletto” di Riccardo Minardo.

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Il clandestino

MODICA Decine ormai gli atti incendiari ai danni di automobili in sosta a Modica. Molti degli incendi sembrerebbero non portare specifici significati indirizzati ai proprietari. Colonnello Francesco Fallica

Angela Allegria

L’operazione che prende vita a fine 2009 a fronte di un controllo eseguito dalle Fiamme Gialle in seguito all’erogazione di un contributo dell’Unione Europea pari a 4,3 milioni di euro, porta al sequestro preventivo della cantina, misura concessa dal Gip Claudio Maggioni, ma sulla legittimità della quale si pronuncerà il Tribunale di Trento perché quello di Ragusa si è dichiarato incompetente. Una vicenda ancora aperta all’interno della quale si dovranno verificare eventuali irregolarità non solo amministrative ma anche potenziali responsabilità penali. anche il sospetto di una presunta infiltrazione mafiosa. Ad avvalorare questa tesi è la presenza all’interno del collegio sindacale della Fta di tre soggetti nati tutti a Castelvetrano, oggi centro nodale di Cosa Nostra: Vito Stallone, presidente del collegio, Giovanni Italia, sindaco effettivo e Giovanni Falsetta sindaco supplente. La cosa che fa pensare, il collegamento strano è dato proprio da Stallone, il commercialista di Giuseppe Grigoli il quale a sua volta è collegato a Matteo Messina Denaro per reinvestire il denaro nella grande distribuzione. Inutile negare che Rizzoli e gli esponenti del Gruppo negano la truffa, come anche la consapevole o meno possibile presenza di interessi mafiosi nelle loro attività. Ed infatti agli indagati sono contestati gli artt. 640 bis del codice penale ossia la truffa aggravata e il 416 c.p. ovvero l’associazione a delinquere semplice e il 416 bis, ossia l’associazione di tipo mafioso. Al fine di capire meglio la complessa vicenda abbiamo chiesto al colonnello Francesco Fallica, comandante provinciale della Guardia di Finanza e in passato rappresentante dell’Italia al Comitato di lotta alla frode dell’Unione Europea, di rispondere a qualche domanda. Colonnello, ci vuole parlare dell’operazione “Old town”? Si tratta di un argomento interessante da molti punti di vista: sociologico economico. C’è una grande azienda, il gruppo Mezzacorona che viene in Sicilia per comprare due grandi feudi dalla famiglia Salvo. Questo non è di per sé un comportamento illecito, però nella nostra esperienza abbiamo imparato che quando un mafioso vende – perché qui parliamo di una famiglia mafiosa che ha fatto i soldi perché erano i c.d. esattori della mafia – lo può fare per diversi

motivi come ad esempio perché può subire un sequestro o può fare un fallimento pilotato oppure entrambe le cose. Tali vendite sono interessanti anche perché spesso le vendite sono simulate, spesso si paga in contanti e nel caso dei mafiosi è importante capire il giro che questo denaro compie. E sapendo che il vendito- r e del feudo era la famiglia Salvo ci volevamo già capire qualcosa di più allora. Un giorno mi arriva il c.d. art.10. Questo è un segnale che arriva a tutte le forze di polizia e che funge da campanello d’allarme quando un’azienda sta per prendere un contributo, un appalto o comunque contratta con la Pubblica Amministrazione, al fine di verificare se ci siano infiltrazioni mafiose all’interno della stessa. Cosa avete notato di strano? Nel caso specifico ci sono diverse anomalie: non si tratta di soggetti siciliani (i siciliani siamo obiettivo 1 per quanto riguarda i contributi da ottenere sul territorio), la cantina già esisteva in contrada Torrevecchia. Andando nello specifico mi sono reso conto che l’intero collegio sindacale era formato da soggetti di Castelvetrano e proprio il presidente è Vito Stallone, il quale, come attestato dalla Questura di Trapani, è il commercialista di Giuseppe Grigoli. Giuseppe Grigoli è in atto detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso, definito il cassiere della mafia trapanese. Vito Stallone che sta nel collegio sindacale della è il commercialista di Grigoli, inserito nelle società dello stesso e questo è attestato dalla Questura di Trapani. Ogni attività economica ha sempre destato l’interesse della mafia. Se poi questi interessi sono rimasti fuori dalla porta, se sono entrati dentro casa o sono diventati proprietari io non mi accampo a dirlo, ma ripeto che ci sono interessi mafiosi che vanno dai cugini Salvo ad oggi a Matteo Messina Denaro. Il collegamento Vito Stallone, Grigoli Giuseppe Matteo Messina Denaro è un’autostrada. Il collegamento c’è ed è fortissimo. Inoltre il campiere, l’uomo di fiducia del feudo, è lo stesso che c’era quando la tenuta era di proprietà dei Salvo. Come avveniva la truffa? Già dal primo momento la truffa è stata chiara. C’è la vendita di una cantina all’interno dello stesso gruppo pagata dallo Stato. Inoltre, quando viene dato un contributo oltre alla realizzazione di un obiettivo, in questo caso la riattivazione di una cantina il programma Sikelia prevedeva anche che fosse data una svolta occupazionale, incremento che nel caso di specie non c’è stato perché sono stati presi alcuni dipendenti di Nosio e Villa Albius società facenti parte del gruppo e sono stati passati alla FTA che è per l’81% di Fabio Rizzoli, amministratore delegato del gruppo Mezzacorona, e per il restante 19% della Nosio, azienda facente parte del medesimo gruppo. In che termini è stato effettuato il sequestro preventivo? Qui ho doluto salvare due situazioni principali. In primo luogo ho voluto con-

servare i soldi dello Stato. Il nostro simbolo è un grifone con la mano sul forziere. Io ho voluto rimettere la mano sul forziere e per fare ciò ho bloccato la somma di 1.455.564 euro presso il Ministero delle attività produttive e ho sequestrato la cantina che vale 2 milioni e mezzo di euro. Non ho mandato a casa nessuno, non ho detto chiudiamo tutto perché c’è il sequestro, ho avuto senso di responsabilità neanche di andare a sequestrare i soldi all’azienda perché spesso per i signori i soldi ci sono, per gli operai non ci sono mai per far sentire il peso della pressione politicosociale, almeno così ci fanno sempre pensare.

Per evitare ciò e garantire comunque i soldi allo Stato ho messo un’ipoteca sulla cantina. Di conseguenza se la società vende c’è prima lo Stato. Il mio secondo obiettivo è quello di non far perdere il lavoro a nessuno, anzi di continuare a lavorare. Non ho voluto dare fastidio a nessuno, ho fatto solo il mio lavoro. Qualcuno ha obiettato sul fatto che sono andato con l’elicottero, ma vista l’estensione del territorio, ben 652 ettari, non si poteva fare altrimenti. Il diritto di proprietà non limita il potere della magistratura di fare una perquisizione e nel caso specifico questa era autorizzata dal Procuratore della Repubblica di Ragusa. E il coinvolgimento della Banca Nuova? La banca concessionaria secondo noi non si è azionata in maniera virtuosa. Nella richiesta di contributo la banca deve fare una serie di riscontri. Sarebbe stato semplice riscontrare che la vendita è avvenuta all’interno dello stesso gruppo. Noi non denunciamo tutta la banca, ma solo il funzionario che ha trasmesso la pratica che fra l’altro indica che ci può essere una vendita a se stessi, ma poi la sottace. È come se gliela desse a denti stretti, senza approfondire la questione. Proprio per questo abbiamo segnalato alla Procura la responsabilità penale di questo soggetto. A che punto è il procedimento? Dal punto di vista amministrativo si deve verificare se è giusto che il contributo venga erogato, da quello penale c’è un procedimento in corso per appurare se esistono responsabilità. Non è il primo servizio che facciamo su questo caso. Arrivano parecchi contributi europei che abbiamo verificato e continuiamo a verificare. Questo ci è saltato agli occhi per via del collegio sindacale composto da soggetti di Castelvetrano ed è necessario verificare se, in un luogo come il Feudo Arancio, nel quale prima c’erano infiltrazioni mafiose, ci siano ancora interessi del genere anche se sappiamo che ora ci sono dei trentini che non sono mafiosi, ma dobbiamo verificare se per caso hanno fatto entrare qualcuno e non se ne sono accorti. Secondo me questo dei contributi erogati dallo Stato è un settore molto importante anche per la gente, ci sono tanti imprenditori giovani che vorrebbero entrare. Mi auguro che i ragusani possano restare a Ragusa ed essere messi in condizione di svolgere nella propria terra il loro lavoro tramite anche i contributi dati a chi li spenda nel territorio.


Il clandestino

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Il clandestino

L’inchiesta

Rischio infiltrazioni mafiose nei nascenti centri commerciali, super e iper mercati

Nella città ipparina molte le ombre sulle squadre di calcio

Da noi la mafia arriva con il carrello

Calcio a Vittoria, quando il pallone è marcio

Giorgio Ruta - Francesco Ruta

Rischi reali quelli relativi alle infiltrazioni mafiose in Provincia di Ragusa attraverso i centri commerciali e i centri di grande distribuzione. Una mafia sempre più radicata nel territorio e sempre più “vicina” ai bisogni della gente. Per adesso la criminalità organizzata ha posato le armi e indossato i panni da imprenditore.

I

l nuovo business della mafia si concentra attorno ai centri commerciali e alla grande distribuzione. E la mafia, forse, arriva sui carrelli anche in provincia di Ragusa. Come funghi spuntato anche nell’area iblea centri commerciali e ipermercati: enormi, forse sproporzionati. Ma c’è un giro d’affari così ampio da giustificare questi investimenti? Forse si, vista la ricchezza della nostra provincia, ma qualche dubbio sorge. A Modica nel raggio di poche centinaia di metri sono situati tre centri commerciali: la Galleria Solaria, Al Plaza Shopping, e la neonata costruzione dall’altra parte della strada. Gli ultimi due sono stati costruiti da Cappello Raffaele, imprenditore vicino al gruppo Minardo, lo stesso che costruisce il futuro albergo nella zona di Treppiedi, nel polo commerciale, proprio dietro la pompa di benzina Giap. L’ultima novità per la città della contea è la costruzione del centro commerciale La Fortezza, sulla Modica – Ispica, vicino la zona artigianale di C.da Michelica. La struttura presentata in pompa magna al teatro Garibaldi, con tanto di saluto del sindaco Buscema, dovrebbe ospitare settantacinque negozi su due piani, sparsi in sessantottomila metri quadrati di superficie, con millesettecento posti auto. Manco a dirlo, l’ennesimo schiaffo alla campagna modicana, sempre più violentata. Il mega impianto è realizzato dalla Sercom spa del gruppo calabrese Russo, proprietario anche della Rivazzurra srl, titolare di supermercati DiMeglio, e della Cibus srl, società di ristorazione. Fin qua nessuna anomalia. Ma la storia della società calabrese

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presenta qualche neo. Infatti, la Sercom si occupò dei lavori del centro commerciale La Vigna, a Castrofilippo nell’agrigentino. La società del gruppo Russo acquistò per 4 milioni di euro le autorizzazioni e i terreni da una società di Canicattì riconducibile a persone “vicine” a Cosa Nostra. Quest’ultima società aveva precedentemente acquistato i terreni situati in contrada Cometi e aveva avviato le pratiche per la concessione edilizia. Ma c’è di più. Ai lavori, realizzando ingenti guadagni, avrebbero partecipato alcune imprese di soggetti vicini al boss mafioso di Campobello di Licata, ritenuto il numero uno di Cosa Nostra nell’agrigentino e – prima del recente arresto – fra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia, Giuseppe Falsone. Da quanto riportato dal giornalista Antonio Mazzeo, da indagini e soprattutto grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Beniamo Di Gati si è scoperto che uomini appartenenti alle cosche locali avrebbero realizzato ingenti investimenti nei lavori edili, partecipando alla progettazione e alla realizzazione del centro commerciale. Per questo fu disposto il sequestro dell’impianto, poi revocato a fine 2008 per “l’estraneità della Sercom alle indagini dell’inchiesta Agorà e del legale rappresentate Rosario Russo , ascoltato solo come “persona informata sui fatti””. Addirittura per la costruzione de “La Fortezza” il gruppo calabrese ha proposto un protocollo di legalità per non ricevere infiltrazioni mafiose. Ma pare che l’orientamento della Prefettura, a cui spetta il compito di accordare il protocollo, sia negativo. Per quale motivo? Forse

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l’impresa non possiede tutti gli elementi della limpidezza? Chissà, intanto gli occhi sono puntati sulla Sercom e sull’inchiesta di Agrigento. Intanto, possiamo rivelare che è in corso un’inchiesta sui centri commerciali nell’area iblea, nata da una precedente inchiesta sul centro commerciale ragusano “l’Ibleo”. Grandi interessi, a volte poco limpidi, si annidano sui mega store. Si fa avanti la mafia legalizzata. Altra infiltrazione mafiosa in provincia pare ci sia stata in alcuni super e iper mercati. In particolar modo quelli con il logo Despar o Eurospar. In provincia sono presenti a Modica, Comiso e Ragusa e sono di proprietà dell’Aligrup Spa riconducibile a Sebastiano Scuto. Dal 2001 la società è sotto il controllo dell’amministrazione giudiziaria. Ma chi è Sebastiano Scuto? Nella relazione annuale, del 2008, sulla ‘ndrangheta della Commissione parlamentare di inchiesta, realizzata da Francesco Forgione, si parla della società G.D.S. srl, con sede a Salerno, di cui “è socio anche Salvatore Michele Scuto, figlio di Sebastiano Scuto che ha precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e secondo la Direzione nazionale antimafia verosimilmente affiliato alla potente famiglia mafiosa dei Laudani di Catania”. Intanto la Despar nella Sicilia Occidentale è stata controllata da Gricoli indagato per essere il prestanome di Matteo Messina Denaro. Da recenti indagini si scopre che il commercialista di Gricoli è tale Vito Stallone, presidente del collegio sindacale della Feudo Arancio. Matteo Messina Denaro – Gricoli – Stallone: destinazione Ragusa

Intervista alla fondatrice dell’associazione Antiracket di Modica, Patrizia Terranova

iamo agli inizi degli anni ’90 e nel ragusano c’è in atto lo scontro tra il clan dei Carbonaro Dominante di Vittoria e i Ruggero di Scicli. C’è da spartirsi le zone per il pizzo e allora al centro delle ambizioni si trova Modica, città ricca e tranquilla. “Lì nasce l’associazione grazie ad un gruppo coeso. Io ho lanciato l’allarme e poi abbiamo contattato Tano Grasso. È stato l’inverno successivo all’uccisione di Libero Grassi. Tano ci ha dato consigli, ci ha indirizzato. All’inizio non capivamo come agire ma poi vedendoci, condividendo abbiamo capito la strada.”. A parlare è Patrizia Terranova, commerciante modicana e fondatrice dell’associazione antiracket della città della contea. Come è cominciato il tuo impegno contro il pizzo? Uno dei primi casi di estorsione in questa zona fu quando si presentarono al mobilificio di mio padre alcuni vittoriesi. Mio padre non ne volle sapere, li chiuse dentro e chiamò la polizia. È comica questa storia perché rischiava di essere arrestato per sequestro di persona. Da lì cominciai a ribellarmi e diedi l’allarme. In effetti l’allarme lanciato non era campato in aria perché si sono verificati più casi. E grazie all’unità ci sono stati più casi di commercianti hanno rifiutato il pizzo e sono stati subiti arrestati. Da lì sono nate le associazioni di Modica e poi di Vittoria e di Scicli. Nel 1995 sei stata minacciata. Una domenica mattina abbiamo trovato un cartello sulla serranda del negozio nel quale era raffigurato un teschio e una minaccia. Prima di questo c’erano già stati altri segnali: l’incendio dell’auto, la collocazione di cani sgozzati appesi alla saracinesca del negozio, l’uccisione in ben due volte distinte i tanti gatti che avevamo in campagna, le lettere anonime indirizzate a me contenenti a volte anche proiettili, le stra-

A Modica una donna coraggio che ha detto no al pizzo Angela Allegria - Giorgio Ruta ne consegne di bombole di gas o di pizze mai ordinate. Segnali che a prima vista sembravano strani, che non capivo, ma che solo dopo, parlando con il capo della mobile, Giuseppe Bellassai, mi furono spiegati. Come ha reagito innanzi alle minacce? Sarà stata l’irresponsabilità (avevo 33 anni), la follia, non lo so, ma con le minacce ottenevano l’effetto opposto. La mia unica paura era per mia figlia che aveva 13 anni. Io mi rendevo conto che non sarei stata toccata appunto perché in quel momento ero al centro della lotta, impegnata fra riunioni antimafia, iniziative, nascita di nuove associazioni e se loro mi avessero toccato sarebbe successo un inferno. Però avrebbero potuto farmi desistere toccando mia figlia: questa era la mia unica, grande e vera paura. Mi fu assegnata la vigilanza, più che altro un segnale dato dal Questore Vella di Ragusa, per far capire che non ero da sola, ma in realtà se avessero voluto ammazzarmi potevano farlo comunque perché invece che ad uno sparano a cinque. Quanto ti limitava il fatto di avere una scorta? Io sono una persona essenzialmente libera nei movimenti. Si, era limitante in questo senso, ma anche per il fatto che se io andavo con loro in macchina nessuno della mia famiglia poteva salire con me, ma poi, dato che le persone erano sempre le stesse, si è creato un rapporto di amicizia tale da considerarli persone di famiglia e questo è dovuto al fatto che gli agenti face-

vano il loro lavoro con affetto e con dedizione. Ancora oggi questo legame è rimasto. Quante volte ti sei sentita dire “Ma chi te lo fa fare”? Migliaia di volte e non ho mai saputo rispondere o forse si. Era una cosa in cui credevo e per questo sapevo che bisognava andare avanti. Vi racconto un aneddoto. Da bambina per punizione sono stata mandata a scuola dalle suore perché ero un po’ “rivoluzionaria”. Già da allora credevo nell’uguaglianza, nella parità dei diritti, se avevo una cosa sapevo che bisognava dividerla con gli altri. Il giorno del mio ottavo compleanno la mia tata mi portò dalle sue per pranzo il pollo con le patatine e i bignè alla crema. Ovviamente era stato preparato anche per le mie compagne con le quali pranzavo di solito, ma appena tiro fuori il pollo con le patate, la suora mi dice che il pranzo era stato portato per me sola, non per le altre. Ho avuto solo un attimo di ripensamento, ho chiuso tutto, ho rimesso tutto nella borsa e ho mangiato la stessa cosa che hanno mangiato gli altri. Le suore hanno poi detto ai miei genitori che ero una “rivoluzionaria” ed avevano ragione, non sono mai stata una persona che si assuefà alle idee degli altri. La stessa cosa è stata con l’antiracket. Mi sono fatta un mare di nemici, sono stata definita poco affidabile, la gente aveva paura ad entrare nel mio negozio. Ho creato io stessa un certo isolamento per non mettere in imbarazzo gli altri quando ho capito che la mia

era una presenza ingombrante. Però ho continuato. E tua figlia come viveva questa situazione? Mia figlia la viveva nella normalità. A volte mi diceva che aveva una mamma matta ma scherzosamente. Qual’è il ricordo più bello che hai di quei giorni? La cosa più bella era quando venivano per un problema e poi si trovava una soluzione, questa era la vera felicità. Quando non riuscivo a trovare la chiave per sbloccare la situazione la notte non dormivo, somatizzavo la loro storia soprattutto quando si trattava di usura. Perché nei casi di estorsione si convinceva il commerciante a fare la denuncia, mentre nell’usura il meccanismo era più complicato perché entravano all’interno della famiglia e così ad ogni chiamata fuori orario sapevo quanto fosse forte la mia responsabilità. Un altro momento bellissimo è stato il giorno della riapertura dalla segheria di Sgarlata a Scicli, soprattutto il ritrovarsi insieme per far sentire la nostra presenza, come a Gela durante la morte del gioielliere Giordano. Come vedi la sitazione attuale della provincia? Il Presidente Napolitano quando era ministro dell’interno è venuto a Ragusa e ci ha incontrato a noi dell’associazione. Lui sosteneva da studi, da report che la nostra provincia è la lavanderia. Oggi si sbarca il lunario per sopravvivere e poi di contro vedi cose grandi, esagerate, enormi a persone a cui non appartengono. Io ho paura della calma adesso in provincia di Ragusa anche perché siamo in un periodo in cui accorrono grandi flussi di denaro. È strano che ci siano questi investimenti e non ci sia la mafia. Allora le cose sono due: o siamo la lavanderia o c’è un equilibrio nella spartizione di questi flussi.

L’inchiesta

Giovanni Lonico

he il mondo del calcio fosse in grado di suscitare particolari interessi e di muovere ingenti somme di denaro è cosa nota. Da ciò deriva l’interesse che spesso porta imprenditori e politici ad avvicinarsi al mondo del pallone, con risultati spesso poco gratificanti dal punto di vista della legalità. Tale fenomeno si sviluppa in buona parte della Sicilia nella seconda metà degli anni ’80, quando gruppi legati alla criminalità organizzata decidono di investire sulle società di calcio, da Palermo, a Catania, alle piccole squadre di Agrigento, al fine di ottenere il consenso necessario per gestire i propri affari in città. E’ quanto accaduto nel corso degli anni a Vittoria, dove spesso le squadre di calcio che si sono succedute hanno visto alla guida personaggi poco puliti, sia direttamente, che indirettamente attraverso uomini a loro vicini. Si parte dagli anni settanta, quando la squadra locale, allora iscritta al campionato professionistico di serie C2, viene acquistata da Giuseppe Cirasa, ucciso a Vittoria il 9 Settembre 1983, che intratteneva rapporti con l’imprenditore calabrese Pasquale Pizzimenti, coinvolto nel 1992 in un’operazione antimafia nei confronti del clan Dominante-Carbonaro e trovato morto in un pozzo nelle campagne di Vittoria il 16 Dicembre 2001. Nella seconda metà degli anni ’80 i Carbonaro decidono di prendere in mano la squadra e costituiscono la società sportiva Vittoria Colonna. Andando avanti nel tempo troviamo l’ex sindaco Aiello, al tempo parlamentare regionale, che spinto da un’irrefrenabile passione per il calcio a Vittoria, viene fotografato nel maggio del 1991 allo

I dirigenti che si sono succeduti alla guida delle società calcistiche cittadine hanno spesso mostrato legami più o meno forti con personaggi legati alla mafia locale e alla criminalità organizzata. E anche la politica ha recitato il proprio ruolo.

Nella foto centrale: l’ex Sindaco Aiello con Giombattista Molé. Nella foto in alto a dx: l’ex Pres. della Provincia Giovanni Mauro, sempre con Molé

stadio, seduto sulla panchina della Vittoria Colonna, società che vinse il campionato di terza categoria nella stagione 90/91. Ma andando ad osservare l’organigramma societario della Vittoria Colonna ci si accorge che sono diversi i personaggi ad avere qualche problema con la giustizia. Presidente della società, infatti, era un certo Giovanni Cilia, imprenditore, socio della

cooperativa Maxiflora, arrestato nel 1995 e ritenuto esponente della cosca mafiosa Dominante-Carbonaro; vice-presidente era tale Antonino Mandarà, proprietario di un autosalone e anch’egli arrestato per mafia. Inoltre la rosa societaria vantava tra le proprie fila personaggi del calibro di Titta Molè, arrestato per mafia, e di Bruno Carbonaro, leader della cosca locale in-

sieme ai fratelli Claudio e Silvio, tutti e tre arrestati tra il 1992 e il 1994 e poi diventati collaboratori di giustizia. Segretario era Claudio La Mattina, direttore generale del Vittoria Calcio durante la presidenza di Giombattista Molè, direttore sportivo agli inizi della gestione Dezio, e poi nuovamente direttore generale nella stagione 2009/2010 e attuale segretario particolare del sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, solo omonimo dell’allora medico sociale. Dopo i Carbonaro la squadra passa nelle mani dei D’Agosta, più precisamente nelle mani di Salvatore D’Agosta, figlio del boss Francesco D’Agosta, detto il mammasantissima, che ricopre la carica di presidente. A ricoprire il ruolo di presidente del Vittoria calcio alla fine degli anni ’90 è stato Giombattista Molè, manco a dirlo, anch’egli arrestato per mafia. E’ strano notare come fino alla fine degli anni ’90 la squadra ha ottenuto parecchi sponsor, con circa il 70/80 % degli imprenditori vittoriesi che concedevano gli sponsor alla squadra (è da chiedersi se quelle sponsorizzazioni non fossero estorsioni indirette da parte di chi gestiva la squadra). In quegli anni, inoltre, tutte le amministrazioni comunali partecipavano attivamente alle attività della squadra, nonostante tutti sapessero che la società era in mano a gruppi criminali. Nei primi anni 2000 la squadra locale ottiene i migliori risultati, con la storica promozione in serie C1 conquistata nella stagione 2003/2004, quando alla guida del Vittoria calcio c’era l’architetto Angelo Dezio. Gli ultimi anni hanno visto le squadre vittoriesi vagare per i campi delle categorie minori, guidate da piccoli imprenditori locali.

Intervista a Giuseppe Bascietto:“la mafia apre attività lecite”

Mafia a Vittoria

I

n provincia di Ragusa la città di cui si è parlato maggiormente di Mafia è stata Vittoria, una città del versante ipparino in cui la criminalità organizzata ha sparato, ha ucciso, ha speculato e ha fatto affari. Gli anni più sanguinosi sembrano essere passati, ma adesso il profilo della mafia è un altro. Vediamo come è cambiato con Giuseppe Bascietto, autore dei libri “Stidda. La quinta mafia, i boss, gli affari, i rapporti con la politica” e di “Pio La Torre. Una storia italiana” con Claudio Camarca. Vittoria più volte è stata definita una città in cui esistono presenze mafiose. Dove sono inseriti tali soggetti? Diciamo che non si tratta di presenze mafiose, ma è qualcosa di più: la mafia è innervata nel tessuto sociale vittoriese e coabita con gli abitanti di Vittoria. Fino agli anni 90 c’erano dipendenti comunali che dicevano ai capoclan del tempo, ai Carbonaro e a quelli che li hanno sostituiti, quali appalti c’erano in provincia e chi erano gli imprenditori a cui andare a chiedere il pizzo. Questo succedeva regolarmente perchè erano dipendenti vicino alle organizzazioni criminali. Oggi, fortunatamente,

Francesco Ruta

alcuni di questi sono stati cacciati dall’attuale sindaco Nicosia, mentre altri erano andati via già prima. Un altro scempio che si consuma giorno dopo giorno è la baracca dei fratelli Gambino,di cui non ne parla nessuno. Questa baracca nasce per volere della criminalità organizzata, non nasce perchè questi erano dei lavorati che si sono messi lì perchè non sapevano dove andare, ma perchè i Gambino erano imparentati con i fratelli Gallo, capimafia di Vittoria. Non si può tenere un simbolo dell’illegalità in una piazza pubblica, andrebbe abbattuto. C’è da dire che questi signori arrivano a Vittoria dopo l’uccisione del catanese Cirasa, dopo il 1982, che era il collegamento con Catania. Subentrano loro che poi si imparentano con i Gallo, rafforzandosi cosi l’asse Catania Vittoria. Qui i mafiosi stanno cercando di trasformare la propria attività, del tutto illegale, in qualcosa di legale. Alcuni eredi del clan Carbonaro Dominante hanno costituito attività perfettamente lecite sotto la quale chiedono l’estorsione. Esiste un’azienda a Vittoria che appartiene ai fratelli Pepi, uno di loro era stato arrestato durante un’operazione di Polizia perchè appartenente al clan Carbonaro Dominante. Uscito dal carcere mette su un’azienda che vende cartoni per pizze e impone alle pizzerie i suoi prodotti: dunque i Pepi hanno un’attività lecita, allo stesso tempo con i soliti modi vendono i propri prodotti. Questo non accade solo a Vittoria e dico questo perchè già da qualche anno la mafia ha messo le mani nel settore della ristorazione e delle vendite, come supermercati e iper mercati. Giuseppe Sardino è un pentito di mafia, ex factotum di Giuseppe Falsone, che ha rivelato ai magistrati come il suo capo voleva mettere le mani sulla grande distribuzione, con con particolare riferimento

alla Eurospin. Questo è il risultato di come la mafia acquista attività legali, perchè è questo il modo più efficace per inserirsi nel tessuto economico sociale e per farsi accettare, perchè la gente non può pensare che dietro ad un iper mercato o a un centro commerciale possano annidarsi interessi mafiosi, come il riciclaggio di denaro sporco ed estorsione. A vittoria è stato fatto tanto, perchè i dati dal 1994 a ora, considerando i reati di mafia e ad essa collegata, parlano di oltre 1200 persone arrestate. In una città come Vittoria che fa 58000 abitanti, significa che c’è un carcerato ogni 120 abitanti. Nella nostra città la cultura mafiosa è molto difficile da sconfiggere, perchè un così alto numero di arresti è assurdo, non ha pari in Italia. Ragusa non è stata affatto la “provincia babba”, ma è stato il territorio che si sono contesi per lungo tempo i catanesi e i palermitani . Gli Ercolano e i Santapaola di Catania lavoravano in provincia, mentre dall’altra parte, i palermitani hanno insediato circa 18 famiglie nei nostri territori, dai Gambino ai Greco, ai Salvo. Le ultime elezioni amministrative a Vittoria, nel 2006, hanno visto vincere Giuseppe Nicosia. Questo ha avuto appoggi da parte di persone discutibili? Ti posso rispondere in maniera secca: Nicosia non è stato appoggiato da persone discutibili. Il Sindaco Nicosia negli ultimi anni ha proposto e attuato piccole cose in favore per la legalità, ma sono quelle cose che passo dopo passo segnano il cambiamento. La proposta di esentare dalle tasse coloro che sono vittime di estorsione, fa parte di un disegno di legge, che se approvato obbligherebbe anche gli altri comuni a fare la stessa cosa. Molte cariche e molte nomine non sono state date a persone vicine a lui, bensì a persone esterne.


Il clandestino

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L’inchiesta

Angela Allegria

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li arresti sono il risultato delle indagini iniziate il 12 maggio 2008 (giorno del tentato omicidio di Giovanni Antonuccio, appartenente al clan dei Piscopo) che hanno portato gli inquirenti a verificare un possibile affiliazione dei due gruppi, quello vittoriese e quello niscemese alla luce anche dell’amicizia fra Aparo ed Attardi, membro del clan di Niscemi e alle dichiarazioni di diversi pentiti. Ma andiamo per ordine. Nel giugno 2009 l’operazione “Final Game” ha portato alla cattura di Giovanni Antonuccio, Giuseppe Corbino, Fabio Incardona, Giuseppe Intanno inteso Maurizio e Giuseppe Saprì, ed all’emissione di ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di Emanuele Attardi, Giuseppe Pavone e Gianfranco Cascino, tutti ritenuti responsabili di associazione di stampo mafioso. Nel medesimo contesto, venivano anche perseguiti Vincenzo Latino, Giuseppe Doilo e Marco Giurdanella, rispettivamente reggente e luogotenenti del clan Dominante, riconducibile alla Stidda vittoriose, i quali erano entrati in conflitto con il clan dei Piscopo appartenente a Cosa nostra allo scopo di spartirsi il territorio soprattutto per quanto riguarda il racket delle estorsioni. I reati contestati sono associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsioni, traffico di stupefacenti e tre tentati omicidi: quello di Antonuccio, avvenuto il 12 maggio del 2008, quello di Giuseppe Intanno, il 12 marzo del

2009, e quello di Giuseppe Doilo, il 13 maggio 2009. Il 27 agosto era stata intercettata una conversazione fra Lombardo, Lodato e Ficicchia, nel corso della quale gli stessi pianificavano un chiaro progetto intimidatorio-omicidiario in pregiudizio del minore Salvatore Blanco, nato a Niscemi nel 1998, figlio del neo collaboratore di giustizia Vincenzo Blanco, inteso “u Giarnusu”, nonché del minore Emanuele Maugeri, nato a Niscemi nel 2002, figlio di Adriana Altamore, attuale convivente dello stesso. È stato accertato che gli intercettati avessero già individuato la zona di campagna all’interno della quale uno dei minori si trovava. Gli stessi progettavano inoltre un altro eventuale delitto, ai danno di Eleonora Erika Alesci, figlia di Maria Concetta Risso, convivente di Antonino Pitrolo, neo collaboratore di giustizia. Il contenuto di quella registrazione portava appena 3 giorni dopo ad altri arresti. Il 30 agosto successivo, infatti, nell’ambito dell’operazione “Crazy Horse” sono stati arrestati 3 niscemesi: i pregiudicati Alessandro Ficicchia e Giuseppe Lodato inteso “Peppi vureddu”, e il pluripregiudicato anche per associazione di stampo mafioso ed armi e già sottoposto a detenzione domiciliare Rosario Lombardo detto “Saru Cavaddu”. A questi si è aggiunto il fermo, non convalidato, del vittoriese Alessandro Aparo. Inoltre, nello stesso contesto, gli inquirenti indagavano su Giovanni Rimmaudo, il quale frequentava non solo Apa-

armi, e soprattutto dalle attività economiche riconducibili alle stesso organizzazioni è stato ribadito da un collaboratore di giustizia che si è recentemente suicidato nel carcere romano di Rebibbia. Lo stesso è stato confermato e provato dalle dichiarazioni rese da Carmelo Piscopo, altro pentito, il quale ha anche indicato Salvatore Russotto (arresto lo scorso 1 ottobre insieme ad Alessandro Aparo e Giovanni Rimmaudo) come “l’addetto al taglio” della cocaina che poi veniva confezionata e smerciata da altri soggetti appartenenti allo stesso gruppo. Ad Aparo, Rimmaudo e Russotto è stata contestata oltre all’associazione a delinquere di stampo mafioso anche l’aggravante dell’associazione armata per avere avuto la materiale disponibilità di armi di vario tipo e calibro nonché delle relative munizioni. Ed infatti è proprio un arsenale quello che viene descritto da Vincenzo Blanco e confermato da un altro pentito ai tre: 2 pistole calibro 7,65 ed una mitraglietta tipo kalasnikiov in possesso di Aparo, una 9×21 ed una 6,35 nella materiale disponibilità di Salvatore Russotto, mentre in un nascondiglio indicato dallo stesso pentito erano presenti le relative munizioni. Tali arresti costituiscono un duro colpo per le organizzazioni mafiose presenti nell’ipparino e per il momento sono riusciti a far saltare il sodalizio fra malavita vittoriese e niscemese. Ma fino a quando?

Il mercato di Vittoria e gli interessi mafiosi

Pomodori sporchi di sangue ’operazione Sud Pontino ha svelato, nella scorsa primavera, un sodalizio trans-regionale del crimine organizzato. I campani, Casalesi e Mallardo, e i siciliani, Santapaola – Ercolano hanno messo le mani sui più grandi mercati ortofrutticoli italiani, coinvolgendo, inoltre, ulteriori intermediari criminali sul territorio. L’operazione ha coinvolto pure il mercato ortofrutticolo di Vittoria. Infatti, sono scattate le manette, nei pressi del mercato ragusano, per tre camionisti campani che si trovavano a Vittoria per lavoro: Vincenzo Imbimbo, Domenico Menna, ed il fratello Raffaele Menna. I tre sono indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuti appartenenti ai clan campani. Dall’operazione Sud Pontino è emerso che il sodalizio criminale imponeva il monopolio del trasporto su gomma tramite la “Laziofrigo”, una società controllata dalla società Paganese Trasporti & co., legata ai casalesi. Questa agenzia pare si imponesse pure nel mercato di Vittoria. L’estorsione – come dimostrano queste indagini - avviene ormai in maniera indiretta: tramite l’imposizione di una “certa ditta di imballaggio” o di una “certa agenzia di trasporti”. Le indagini sono state possibili soprattutto grazie alla collaborazione del gelese Carmelo Barbieri, ex docente di educazione fisica, cervello del clan Madonia. Barbieri conosce a fondo le logiche del settore avendo avuto alcuni box al mercato ortofrutticolo di Gela e avendo sposato la figlia di Carlo Domicoli, capostipite di una famiglia radicata nel settore ortofrutticolo, ucciso nel 1987 nel corso della sanguinaria guerra di mafia gelese. Tra gli arrestati dell’ultima operazione

Giorgio Ruta

risulta pure il figlio di Domicoli, oltre ad al- se di Stidda e Cosa nostra gelesi al mercato te designata nel Cda che dovrebbe gestire tri due residenti nella città nissena. L’in- ortofrutticolo di Vittoria, tramite agenzia il mercato di Via Fanello, sostiene che “la filtrazioni mafiose e i collegamenti emersi di trasporti come la Valenti e la Ni. Ga. Tran società non è ancora operativa, ma stiamo con il mercato di Fondi non sono nuovi per sport. Il mercato di Vittoria, inaugurato nel già lavorando per una regolamentazione, un mercato come quello di Vittoria, che 1986, non ha ancora oggi a capo una so- per un controllo delle entrate e delle uscivanta un fatturato pari a 190 milioni l’anno. cietà operativa, che possa permettere una te”. La Direzione Nazionale Antimafia nel 2008 regolamentazione. L’Avv. Elisa Nuara, ex viricordava come per i mercati di Vittoria e cesindaco di Rosario Crocetta, attualmenFondi “i punti più sensibili per le infiltrazioni malavitose sono costituiti dai servizi di trasporDati aggiornati al 7 giugno 2010 to su gomma dell’ortofrutta da AGENZIA NAZIONALE PER L’ AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI e per i Mercati; dalle imprese SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITà ORGANIZZATA dell’indotto; dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta; dal livello anoPROVINCIA N° BENI CONFISCATI malo di lievitazione dei prezzi”. Nei colloqui con gli inquirenti Il collaboratore Barbieri ha pure Agrigento 170 collegato il mercato ragusano alla strage di San Basilio del 2 Caltanissetta 104 gennaio 1999, in un bar Esso alle porte di Vittoria. Persero la Catania 584 vita Angelo Mirabella, Claudio Motta e Rosario Nobile del clan Dominante – Carbonaro di VitEnna 49 toria, oltre a due vittime casuali: Salvatore Ottone e Rosario Messina 221 Salerno. L’esecuzione, che aveva come obiettivo Mirabella, fu Palermo 3315 effettuata dal clan Emanuello di Gela. Da quanto svela Barbieri, trovando conferma nelle Ragusa 44 parole di un altro collaboratore, il clan vittoriese si opponeva Siracusa 68 ad una infiltrazione nel mercato da parte dei gelesi. Un’altra Trapani 363 operazione, risalente al 2007, aveva già evidenziato l’interes-

Beni confiscati alla criminalità organizzata in Sicilia

Bilancio e Diritti

Le scelte del passato hanno segnato il presente

L’asse Niscemi - vittoria Legami fra la criminalità organizzata di Vittoria e Niscemi: questo è ciò ro, ma anche Corbino, che è emerso dall’inchiesta del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Attardi e Ficicchia. Il legame fra gli espodi Ragusa unitamente ai militari di Vittoria i quali, lo scorso 1 ottobre nenti della malavita di all’alba procedevano all’arresto, in esecuzione delle ordinanze di cu- Vittoria e di Niscemi, interesse legato all’asstodia cautelare emesse del Gip di Catania, di tre vittoriesi: Alessan- setto associativo, alla dro Aparo, Giovanni Rimmaudo e Salvatore Russotto. A loro è con- attività di assistenza nei confronti degli associati testato il reato di cui all’art. 416 bis, associazione di tipo mafioso, posta in essere dal Rimmaudo, dal possesso di con l’aggravante della associazione armata.

Bilancio di previsione Modica 2010

Gli arresti di tre vittoriesi appartenenti alla criminalità organizzata fa davvero scongiurare la possibile alleanza con la mafia di Niscemi?

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Il clandestino

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elle ultime settimane sono apparse sui giornali, radio e tv interviste e comunicati dell’ex Sindaco del comune di Modica dal 2002 al 2008. Queste interviste e comunicati non sono riuscite a far emergere storie, errori, responsabilità, soluzioni ipotizzabili e probabilmente sono l’inizio di un percorso di riabilitazione della classe politica e o di singole persone che sono state incapaci di amministrare la cosa pubblica e che probabilmente premono per rioccupare certe posizioni. L’Amministrazione comunale di Modica continua il difficile lavoro di risanamento delle finanze del comune, infatti nella seduta del consiglio comunale del 9-9-2010 è stato approvato il bilancio di previsione del 2010 che doveva essere licenziato entro il 31-12-2009. Questo ritardo sembra essere causato dalle difficoltà a far quadrare i conti, redigere bilanci “veri” ed evitare di penalizzare solo certi settori e gruppi politici.Le difficoltà del comune di Modica sono state certificate anche dalla corte dei conti. Infatti dalla relazione sulla “gestione finanziaria degli enti locali 2008-2009” (delibera n. 16 del 2010) è emerso che i Comuni d’Italia che hanno chiuso il consuntivo 2008 con un disavanzo di amministrazione sono stati 82 (63 nel 2007). L’ammontare complessivo dello squilibrio effettivo raggiunge quasi i 158,500 milioni di euro a fronte degli oltre 132 milioni di euro dell’anno precedente. Modica rientra tra questi enti con un disavanzo certificato per l’anno 2008 di 21.815.518,52 Euro a cui si devono aggiungere circa 11 milioni di euro riconosciuti negli ultimi tre anni come debiti fuori bilancio. Il disavanzo nel 2009 è sceso a 18.297.994,03 e i debiti fuo-

RESIDUI ATTIVI Sono somme che il Comune a vario titolo (Tarsu, Acqua, Ici, sanzioni, canoni, trasferimenti, ecc.) deve percepire. Distinguiamo tra residui relativi agli anni pregressi e residui attivi di competenza, che si riferiscono all’anno di esercizio. Residui attivi del Comune di Modica relativi agli anni pregressi (al 31/12/2008): € 110.119.300,73 e di questi ne sono stati riscossi € 19.385.131,98; Residui attivi del Comune di Modica di competenza (cioè le entrate relative al 2009): € 67.058.478,89. Di questi ne sono stati riscossi € 44.763.780,99. Pertanto nel 2009 sono stati riscossi € 64.148.912,97 e ne rimangono da riscuotere 113.028.867,65, che andranno a costituire i residui attivi. RESIDUI PASSIVI Sono tutte le somme (note) che il Comune deve, a vario titolo, pagare. Sussiste l’analoga distinzione fatta per i residui attivi.

Piero Paolino ri bilancio pagati negli ultimi 2 anni ammonta- medio termine. I nodi critici sono rappresenno a circa € 10.000.000. Durante la seduta del tati dal disavanzo di amministrazione, dai deconsiglio comunale l’Ass. al Bilancio Giuseppe biti fuori bilancio, dalle uscite obbligatorie, la Sammito (PD) ha impostato una serena discus- maggior parte delle quali riguarda il personale sione dichiarando: “L’Amministrazione pensa spese che, nel 2010, ammontano a 19.267.798. che il bilancio non deve essere un campo di bat- Uno dei nodi più problematici è quello relatitaglia, ma una sede di garanzia per tutta la Cit- vo ai grossi credito. Infatti il debito accumulato tà e per il Consiglio, affinché le Amministrazioni con Enel è di circa € 10.000.000, con l’univerche si susseguono nel tempo possano avere la sità di Catania è di circa € 9.000.000, con l’Ato piena contezza e la capacità di padroneggiare Ambiente di Ragusa per circa € 9.000.000, con e di intervenire sulla situazione finanziaria, e il comune di Scicli per circa € 7.000.000, con possano gestirla in termini progressivamente Telecom per circa € 4.000.000. A questi vanno risolutivi. Noi non ci troviamo oggi, sicuramen- aggiunti i “piccoli” creditori che molto spesso si te non ci siamo trovati in passato e non ci tro- trovano in grosse difficoltà per via dei mancati veremo ancora per un po’ in futuro, di fronte a pagamenti. Ciascuno di questi grossi creditobilanci perfetti: quello che abbiamo cercato di ri, attraverso una procedura legale, potrebbe fare è stato rendere il bilancio di previsione del chiedere la restituzione immediata del debito

2010 uno strumento tale da potere rappresentare almeno una realtà obiettiva, una base reale di dati e informazioni e quindi di scelte possibili”. Sammito durante il consiglio comunale, ricordando in un passaggio che alcuni problemi strutturali del comune di Modica sono nati circa trenta anni fa e che durante la giunta Torchi vi è stata una forte accelerazione nella creazione della criticità finanziaria di Modica, ha completamente evitato lo scontro politico con l’opposizione (PDL-UDC) e parte della maggioranza (MPA) ovvero politici e partiti che hanno amministrato dal 2002 al 2008. Sammito ha affrontato invece i nodi critici e relativi rischi e offrendo possibili soluzioni da perseguire nel

contratto dal Comune e l’Ente non potendo prevedere le somme perché non esistono e perché se dovesse farlo in un unico bilancio (di un anno) sarebbe costretto a dichiarare il dissesto con tutte le gravissime conseguenze che questo comporterebbe per l’intera città e che fino ad oggi sono state evitate. Rispetto al problema dei grossi creditori Sammito ha dichiarato: “l’Amministrazione ha portato con l’esame del Bilancio all’attenzione del Consiglio un’idea di soluzione, ovvero quella delle possibili transazioni, da concretizzare trattando con i grandi creditori piani di rientro compatibili con le risorse stanziate dal Comune, in modo da non correre il rischio di arrivare addirittura a

Residui passivi del Comune di Modica relativi agli anni pregressi (al 31/12/2008): da pagare € 90.734.168,75; Residui passivi del Comune di Modica di competenza (cioè le entrate relative al 2009): € 36.544.455,27 e di questi ne sono stati pagati € 27.604.457,70. Totale residui passivi: € 131.330.608,41 AVANZO O DISAVANZO DI AMMINISTRAZIONE È dato dalla differenza tra il totale residui attivi e quello dei residui passivi in caso di avanzo, dal viceversa in caso di disavanzo. DEBITI FUORI BILANCIO Si tratta di spese attivate irregolarmente senza assunzione preventiva di impegno di spesa o comunque in maniera difforme dalle regole stabilite per l’effettuazione delle spese, o per le quali non era possibile effettuare la necessaria previsione in bilancio in quanto derivanti da eventi straordinari ed imprevisti. Il comma 1 dell’art. 194 del TUEL (Testo Unico Enti Locali) stabilisce che …gli Enti locali riconoscano

la legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da: a) sentenze esecutive; ….; e) acquisizione di beni e servizi in violazione degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’art. 191, nei limiti accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l’Ente, nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza. Il collegio dei revisori, nella relazione sul rendiconto 2009, sottolinea che i debiti fuori bilancio costituiscono un pericoloso fenomeno di indebitamento sommerso che non consente la possibilità di innescare un processo di gestione corrente equilibrato e virtuoso nel risanamento di un Ente strutturalmente deficitario, inficiando in tal modo la possibilità di un’oculata attività di programmazione. E’ una realtà di cui non si ha contezza dell’entità e che letteralmente ingessa i lavori degli uffici in quanto i dirigenti dei vari settori coinvolti, trovandosi di fronte ad una sentenza esecutiva devono immediatamente, pena commissariamento, con l’aggravio di ulteriori costi, reperire le risorse necessarie per far fronte al debito e rendere conto alla Corte dei Conti.

peggiorare la situazione del disavanzo: tuttavia l’opportunità di transigere porta con sé anche la necessità di pagare somme importanti per onorare gli accordi transattivi. Se noi risolviamo il tema delle grandi transazioni, abbiamo gli strumenti per potere gestire la competenza dell’anno e quindi abbiamo una speranza e una possibilità per il futuro del nostro Comune.”. Quindi sostanzialmente l’Ass. Sammito ha avviato dei contatti con i grossi creditori per spalmare il debito nei bilanci degli anni futuri senza intaccarne l’equilibrio ed evitando il dissesto. Un’altra questione problematica evidenziata da Sammito riguarda i residui attivi, ovvero somme che il comune non è riuscito a riscuotere, delle volte anche per incapacità organizzativa. Per fronteggiare questa situazione Sammito ha dichiarato che si procederà ad esternalizzare il servizio di riscossione tributi. Il percorso tracciato da Sammito è in salita e sembra percorribile solo attraverso la collaborazione dei vari soggetti coinvolti nelle problematiche finanziarie e soggetti istituzionali. Sicuramente il lavoro dell’Amministrazione potrebbe andare molto più velocemente e superate le emergenze riuscire ad affrontare i problemi strutturali se non si dovesse trovare di volta in volta il punto di mediazione all’interno della maggioranza ibrida. Dal 25 Settembre il nuovo assessore al bilancio è Santino Amoroso, un tecnico di area MPA. Il Sindaco Buscema ha tenuto a sottolineare che il lavoro di Sammito è stato importante e fruttuoso e per questo ha voluto riconfermare la sua presenza all’interno della squadra assessoriale.

Vuoi saperne di più?

I debiti fuori bilancio approvati dal consiglio comunale dal luglio 2008 sono così ripartiti: € 2.293.904,19 nel 2008, € 4.092.828,26 nel 2009, € 3.309.980 sino al 9/7/2010. Alcuni esempi di debiti fuori bilancio: fornitura di energia elettrica: € 1.354.150 per il solo 2006; Telecom 1.518.530,97 per gli anni 2006 e 2007; quote di adesione all’Ato Ambiente; manifestazioni folkloristiche e forniture varie.

Per leggere la relazione n.16/2010 della Corte dei Conti basta eseguire questa ricerca su google.it: “relazione n.16 2010 corte dei conti” Oppure copiare questo link. h t t p : / / w w w. c o r t e c o n t i . i t / e x p o r t / s i t e s / p o r t a lecdc/_documenti/controllo/sez_autonomie/2010/ Delibera_n._16_2010_e_relazione.pdf

A tutela di un diritto poco rispettato

ausiliari del traffico in carrozzina Dalla prima Chi, se non loro, può comprendere fino in fondo quale sia il disagio arrecato da un gesto, a volte giustificato come distratto, ma in realtà fortemente incivile, come la sosta non autorizzata nei parcheggi riservati ai portatori di handicap? “Con l’iniziativa dei vigili in carrozzina”, afferma Francesco Provvidenza, presidente dell’Anffas Onlus di Modica, “vogliamo inoltre puntare i riflettori sulle enormi difficoltà che le persone con disabilità devono affrontare per l’inserimento nel mondo del lavoro”. La legge 68 del 1999 sul diritto al lavoro dei disabili parla chiaro: i

datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze una percentuale di lavoratori disabili; il “collocamento mirato” punta alla valutazione adeguata delle capacità personali e all’inserimento nel posto di lavoro adatto. Sono inoltre previste agevolazioni fiscali per i datori che assumono portatori di handicap. Allora perché è così difficile l’inserimento lavorativo per un diversabile? “La cultura della disabilità non è ancora fortemente radicata”, spiega l’assistente sociale Monica Sammito, “spesso un diversamente abile viene visto con diffidenza o peggio, come una spesa, come un peso per la società. Può capitare addirittura che un portatore di handicap venga assunto nel rispetto della legge, ma venga poi invitato a non presentarsi sul posto di lavoro: è agghiacciante, ma succede”. “Vogliamo dare un segnale forte alla collettività”, continua Giovanni Provvidenza, consigliere regionale dell’Anffas, addetto al settore comunicazione, “una persona con

disabilità è prima di tutto una Persona, appunto; può, deve lavorare perché non è un peso sociale, bensì una risorsa ed è quindi importante che possa riappropriarsi del suo diritto di cittadinanza!” Durante lo svolgimento del loro lavoro come “ausiliari del traffico in carrozzina” Maria e Uccio parlano della loro esperienza: “E’ una bella opportunità di inserimento che ci permette di uscire di casa , di vedere gente e di stare a contatto con la Città”. “Mi sono spesso scontrata con l’inciviltà e l’insensibilità di alcuni automobilisti” racconta Maria. Ma le soddisfazioni non mancano: come quella volta in cui furono inviati alla sede dell’Anffas di Modica un vassoio di dolci e una bellissima lettera di scuse da parte di un automobilista pentito, oramai consapevole del disagio che aveva arrecato bloccando con la sua auto l’accesso allo scivolo del marciapiede. “E’ proprio questo l’obiettivo”, conclude Maria, “smuovere le coscienze”. Le si illuminano gli occhi e il sorriso.


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Solidarietà e Costume

non lasciare senza stipendio chi si è speso per te!

Punto di vista

Contro il degrado nelle nostre città l’educazione Maurilio Assenza*

C

(Da L’Espresso di Marco Travaglio) Giuseppe Drago, deputato Udc che dovrebbe scontare tre anni di reclusione e invece è ancora a Montecitorio. Dove il Cavaliere lo ha cooptato per puntellare il governo. […]Nel 2008, alla vigilia delle ultime elezioni, Berlusconi dichiarò solennemente: “Non candideremo supposti autori di reati”. Infatti i supposti non li candidò: solo quelli certi. La giunta per le elezioni della Camera ha cincischiato 14 mesi, poi finalmente il 29 luglio ha deciso ciò che aveva già stabilito la Cassazione: Drago è ineleggibile, dunque deve sloggiare sino a fine legislatura. Se n’è andato? Nemmeno per sogno: deve ancora pronunciarsi l’aula. Nell’attesa, il deputato abusivo è entrato di diritto nel “gruppo di responsabilità nazionale” corteggiato dal premier per colmare il vuoto aperto dai finiani e votargli lo scudo spaziale. Drago non si è fatto pregare e, insieme ai corregionali Cuffaro, Mannino e Romano, ha preso a contestare la scelta dell’Udc di non vendersi al governo. Nella sua posizione, restare all’opposizione potrebbe rivelarsi rischioso. Meglio trasvolare nella maggioranza: chissà che, fra un’impunità e l’altra, non ci scappi qualcosa anche per lui. Ma che ha fatto Drago per buscarsi tre anni per peculato? Semplice. Nel 1998, allo scadere del suo breve mandato di presidente della Regione Sicilia, svuotò la cassa dei fondi riservati e si portò via i 268 milioni di lire ivi contenuti.[…]

Le sue presenze in Parlamento sono pari al 61,94 % (dati openpolis.it – 23/9/2010) Uno stralcio di intervista rilasciata ad Antonello Caporale per La Repubblica: Peculato. Tre anni e mezzo purtroppo definitivi. E con l’aggiunta di una bella interdizione dai pubblici uffici. Premettiamo che non è perpetua. Lei sarebbe attualmente interdetto. Si Però siede in Parlamento, un pubblico ufficio. Per dicembre decidono se sospendermi. Stanno chiedendo a molti costituzionalisti. Il consulto è largo e si procede pianissimo. Decadrò. E resterò pure senza stipendio. Ma non è tanto questo (anche se sono sposato due volte e ho quattro figli, di cui due piccoli) a preoccuparmi. É il dazio che pago per un comportamento corretto.[…] Per qualsiasi informazione scrivici o contattaci al numero rosso della redazione de “Il Clandestino”

Un’antica tradizione giunta ai giorni nostri

“Cogghiri ‘u scantu”

“U

scantu cosi buoni nun ni potta!”. Di questo è consapevole chiunque abbia sperimentato quanto possono essere fastidiosi i malesseri che sopraggiungono

dopo un trauma o un violento shock. Ma noi siciliani non ci lasciamo di certo fermare da simili quisquilie … fra le nostre tradizioni infatti, ne troviamo una che sembra calzare a pennello come soluzione al problema: farsi “cogghiri ‘u scantu”. Oggi le persone in grado di “raccogliere lo spavento” (questa è la traduzione letterale della pratica) non sono moltissime. Una di loro è Rita Minardi, che tiene viva ai giorni nostri quest’antica usanza appresa dalla madre, la signora Marietta; quest’ultima era stata a sua volta istruita da un’anziana donna vista fin dai primi decenni del Novecento come un punto di riferimento da parecchi modicani, che la andavano a trovare nella sua casa di C.da Quartarella nella speranza di risolvere i problemi più disparati. Scantu, suli, viemmi … per ognuno di questi disturbi, fin dai tempi antichi, si se-

Dalla prima

gue un procedimento particolare, così come esistono delle cure mediche specifiche per ogni malattia; al posto dei medicinali però, ci sono le famose “cirimoni” (cerimonie), le preghiere e invocazioni in dialetto senza le quali, spiega Rita, tali pratiche non potrebbero avere buon fine. “È fondamentale imparare le “cerimonie” durante la notte di Natale, - continua - anche se solo questo non basta. Io le ho imparate 5 o 6 anni prima che morisse mia madre, e adesso sono rimaste come le ha lasciate, scritte così come le sapeva scrivere. Gente da tutti i paesi del circondario veniva da lei, grandi e piccini. Adesso non vengono moltissime per- sone, anche perché io sono impegnata con il lavoro, ma se so che qualcuno ha bisogno, mi organizzo per aiutarlo o lo indirizzo da altre persone che, come me, sanno svolgere queste pratiche; ce n’è ancora qualcuna a Pozzallo, ma anche qui a Modica”. Se volessimo tratteggiare un identikit del tipico siciliano che confida in queste “affascinanti” usanze piuttosto che nella medicina tradizionale, ci troveremmo davanti parecchie tipologie di persone: una mamma in apprensione perché il proprio bambino è troppo agitato per rimanere a scuola, per esempio; in questo caso, massaggi al ventre e cirimoni portano via “i neriva” del piccolo e le preoccupazioni dei genitori. Ma la pratica non è semplicemente vista come una tecnica di rilassamento alternativa; spesso a Rita si sono presentati casi ben più gravi:

“Il nervosismo può causare parecchi disturbi, ma mi sono stati portati anche bambini che soffrivano del mal di pancia tipicamente causato dai “vermi”. Erano già stati visitati al pronto soccorso, ma da nessuna ecografia o altri esami risultava qualcosa. Per fortuna, abbiamo risolto tutto”. I vermi di cui si parla sono gli ossiuri, dei parassiti intestinali che spesso colpiscono l’organismo dei bambini a causa, per citarne una, di scarse condizioni igieniche. Stesso sistema per l’insolazione o “colpo di sole”: “Ho avuto prova io stessa di quanto è importante “luvari u suli” (“togliere il sole”); quando mia figlia Pinella aveva solo tre o quattro anni, ha avuto una febbre a 40 che, malgrado i medicinali, non accennava a scendere. Allora un’anziana vicina mi suggerì di provare: la febbre è scesa e la bambina è tornata a stare bene. L’ho tolto a mio nipote fino alla settimana scorsa, e adesso non soffre più di quel mal di testa che accusava ogni due o tre giorni”. Alla luce di ciò, si potrebbe tentare di individuare il motivo per cui ancora oggi, nonostante non esistano più partico-

lari difficoltà per reperire un medico, affidarsi a una signora come Rita sia per molti una possibilità da non scartare a priori. Magari la forza con la quale questo tipo di tradizioni sono arrivate fino a noi, insieme con la fama dei buoni risultati ottenuti, potrebbe essere una soluzione al quesito. Se volessimo, tuttavia, cercare una valenza scientifica alla base del “cogghiri ‘u scantu”, non potremmo fare altro che constatare di esserci avventurati all’interno di una costruzione dalle fondamenta piuttosto traballanti; ecco al riguardo il parere della dottoressa Teresa Tantillo: “Si tratta di una tecnica che fa rilassare molto la persona agendo a livello psichico: così come dare una tazza di camomilla o delle goccine calmanti, far sottoporre a questa pratica, che ha una sua aurea di mistero, quasi magicase vogliamo definirla così-, ha un effetto sulla psiche del soggetto. Si tratta di forme di somatizzazione dell’ansia, cui consegue un rilassamento reale che fa star meglio le persone. In ogni caso, tutto ciò che agisce sulla psicologia dell’individuo conta moltissimo”. Che sia per il forte coinvolgimento emotivo o per la difficoltà di scalfire tradizioni così ben radicate, anche la società del terzo millennio può vantare la presenza di persone che mettono in atto questi antichi rimedi, senza alcuno scopo di lucro … superstizione o meno, le memorie e le usanze della nostra Sicilia rimangono senza dubbio fra le più originali.

Attualità

resce il degrado nelle nostre città. A Modica si moltiplicano furti, moto scorazzano nel centro storico con grave pericolo per tutti, crescono piccole bande che imbrattano e rompono… Sono sintomi preoccupanti di processi più profondi che mettono in pericolo il patrimonio e il tessuto sociale della città. Per questo bisogna fermarsi e reagire a tutti i livelli. C’è anzitutto la responsabilità diffusa delle famiglie: non dimentichiamolo, sia per non accusare inutilmente altri, sia per sostenere, soprattutto per avviare la consapevolezza che i genitori devono ripensare il proprio compito, perdere più tempo per i propri figli, riscoprire la capacità di dare mete e confini. Non illudiamoci, se l’impegno non arriva e non si articola a questo livello, il resto avrà poca efficacia. Ci sono poi gli enti educativi, soprattutto parrocchie e scuole. Si esige dalla prime un cristianesimo incarnato e veramente evangelico; dalle scuole un impegno che però oggi deve fare i conti con i pesanti tagli che incidono gravemente sulla possibilità di assolvere il proprio ruolo (pensiamo solo al numero elevato di alunni per classe e alla precarietà in cui viene lasciato

molto personale docente, verso il quale va peraltro la nostra solidarietà). C’è quindi la necessità di una politica che abbia la capacità di affrontare i veri problemi e soprattutto di politiche sociali dinamiche, capaci di progettualità. Ma qui entra in gioco anche la qualità dell’intervento, soprattutto la capacità di essere presenti sul territorio. Si spera che partano presto e bene i progetti del Piano di zona, soprattutto quelli finalizzati al sostegno educativo delle famiglie e all’animazione dei quartieri periferici. L’idea che a settembre inizia l’anno sociale, scolastico, pastorale potrebbe essere l’occasione per vivere il tempo non come uno scorrere affannato in balia di un destino cieco, ma come un cammino di responsabilità comunitaria pensando alle nuove generazioni, cammino guidato dalla propria coscienza, illuminata per i credenti dalla Parola di Dio che orienta decisamente al coraggio dell’amore e alla dedizione del servizio concreto e generoso. *Direttore della Caritas diocesana

Provincia di Ragusa: non un solo centimetro di autostrada

Le incompiute iblee Dalla prima

Il Presidente Antoci ha altresì comunicato che il progetto di raccordo tra la S.S. 514 e l’aeroporto di Comiso è stato consegnato ed è già all’esame dell’apposito organismo regionale per la relativa approvazione; in merito il Comitato ha espresso l’auspicio che, per la parte realizzabile con i fondi ex Insicem pari a circa 15 milioni di euro, si possa procedere all’appalto di un primo stralcio esecutivo nell’attesa del completamento, unitamente alla S.S. 514 nel cui finanziamento è prevista anche la somma per tale collegamento. Per quanto riguarda l’autostrada Siracusa-Gela, il commissario ad acta del Cas (Consorzio autostrade siciliane), Calogero Beringheli, ha dichiarato che “per i lotti da Rosolini a Modica, i tempi saranno rispettati in quanto il Ministero dell’Ambiente ha definito gli ultimi adempimenti per la Valutazione

C

ontinua, presso l’area attrezzata ‘Padre Basile’ alla Fontana, il cantiere educativo ‘Crisci ranni’, promosso dalla Caritas diocesana di Noto, dalla Casa don Puglisi e da alcune parrocchie del centro storico. Ogni martedì e giovedì

dell’Impatto Ambientale”. “Il Cas – ha aggiunto il commissario Beringheli – potrebbe essere in grado di richiedere l’approvazione all’Anas del progetto esecutivo e conseguentemente passare all’appalto dei lavori”. Una precisazione in merito è stata fatta dal deputato regionale del Pd, Roberto Ammatuna il quale ha dichiarato: “La Commissione per la Valutazione dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente ha richiesto un’integrazione al progetto per i lotti da Rosolini a Modica, riguardanti la costruenda autostrada Siracusa-Gela. Un comunicato stampa, diffuso in questi giorni potrebbe far pensare, invece, che il progetto è stato approvato. Sia chiaro che, come avevamo già preannunciato da tempo, il progetto era fermo da mesi presso il Ministero dell’Ambiente e la situazione attuale non è cambiata

per nulla. Il progetto, infatti – aggiunge l’on. Ammatuna – deve ancora essere visionato da un Comitato elefantiaco composto di ben 52 componenti e solo dopo l’approvazione da parte di quest’ultimo può passare al vaglio dell’Anas”. L’on. Ammatuna ha assicurato il suo impegno a Palermo, incontrando il Commissario del Cas, Calogero Beringheli, per cercare di sveltire l’iter e fare in modo che il Comitato si riunisca al più presto per esitare il progetto. Alla luce di tali comunicazioni, sembrerebbero buone le prospettive per la provincia di Ragusa, ma, sappiamo bene ormai, che tra il dire e il fare c’è una bella differenza e intanto che i politici e i burocrati continuano a parlare, i cittadini sono costretti a subire quotidianamente i disagi di un tale deficit infrastrutturale.

Rosario Angelo Livatino

Grazie

Rosario Angelo Livatino (Canicattì, 3 ottobre 1952 – Agrigento, 21 settembre 1990) è stato un magistrato italiano assassinato dalla mafia.

Figlio dell’avvocato Vincenzo e della signora Rosalia Corbo. Conseguita la maturità presso il liceo classico , nel 1971 s’iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo nella quale si laureò nel 1975 cum laude. Tra il1977 ed il 1978 prestò servizio come vicedirettore in prova presso l’Ufficio del Registro di Agrigento. Sempre nel 1978, dopo essersi classificato tra i primi in graduatoria nel concorso per uditore giudiziario, entrò in magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta. Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere. Venne ucciso il 21 settembre del 1990 sulla SS 640 mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto conCosa Nostra. Del delitto fu testimone oculare Pietro Nava, sulla base delle cui dichiarazioni furono individuati gli esecutori dell’omicidio. Nella sua attività si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli Siciliana ed aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni. Non molti giorni dopo la scoperta di legami mafia-massoneria, l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo definì sprezzantemente Il giudice ragazzino, e dopo la morte del magistratol’Espresso sviscerò molti retroscena della faccenda. Papa Giovanni Paolo II definì Rosario Livatino «martire della giustizia ed indirettamente della fede». La sua figura è ricordata nel film di Alessandro Di Robilant “Il giudice ragazzino”, uscito nel 1994. È invece del 1992 il libro omonimo, scritto da Nando Dalla Chiesa.

attività di socializzazione e ricreative. “L’obiettivo – dice il direttore della Caritas, Maurilio Assenza – è quello di rinsaldare legami e ripensare la città insieme come luogo di relazioni significative, di reciproca accoglienza, di ricerca del bene comune. Per questo vi saranno anche ogni mese delle feste secondo il ciclo delle stagioni e della liturgia e, in primavera, un Convegno sul senso della città”.

Continua alla ‘Fontana’ il cantiere educativo ‘Crisci ranni’ Marcello Medica

dalle 17 alle 19,30 funziona la segreteria per l’iscrizione dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti nei laboratori ludicoespressivi e sportivi che funzioneranno ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19,30, mentre il sabato alle 16 vi saranno attività comuni. Tra le attività previste vi sono anche il racconto (soprattutto di fiabe), il giornale, il cineforum, la cucina, il teatro delle ombre, gli acquerelli, la costruzione di bambole di stoffa e di giocattoli di legno, mentre altre attività saranno pensate insieme. Per gli adulti e gli anziani i locali saranno disponibili di mattina per un centro di incontro con

Anche IL CLANDESTINO sostiene


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Cinema

Mafia e Ambiente

Storia di un cantante e di una città

Dopo condanne e sequestri la mafia gelese non molla Genova

Max: l’ultimo dei modicani

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Margherita Ciacera Macauda

a Modica del barocco e della poesia, culla di scrittori e pensatori, la vecchia città del cioccolato, raffinata e un po’ snob, mostra il suo lato più colorato e picaresco, quasi trash e “discotecaro” attraverso il ritratto del cantante parodico Mister Max, al secolo Massimo Giuca, l’ultimo dei modicani a venire in mente quando si parla della colta cittadina iblea. Il merito è del giovane regista modicano, romano d’adozione, Luca Scivoletto, che ha presentato lo scorso 20 agosto presso l’atrio comunale di Modica il suo ultimo lavoro, “Max”, reduce dalla recente partecipazione all’Arcipelago Film Festival di Roma, regalando uno sguardo inedito e originale sulla città e su uno dei suoi personaggi più sorprendenti e insolitamente intraprendenti. Attraverso passeggiate per le strade vecchie e nuove di Modica e della vita di MassimoMax, e attraverso il montaggio alternato e volutamente giustapposto di interviste e impressioni di intellettuali da una parte, e di commenti spontanei della gente “del popolo”dall’altra, Scivoletto traccia un percorso di vita e una storia cittadina, una vicenda scanzonata e multicolore sullo sfondo di una Modica divisa in paesaggi, geografie, mentalità e stili. C’è la Modica classica e benestante, quella che storce il naso di fronte al lavoro e all’ironia un po’ sconcia di Max, la Modica di

Michele Armenia, docente di latino e greco presso il Liceo Classico della città e quella del compianto scrittore-giornalista Franco Antonio Belgiorno che guardano scettici e a tratti divertiti alla musica, tutt’altro che ispirata dalle Muse, di Max. C’è poi una Modica che sostiene, esalta, mitizza il cantante e le sue parodie, una parte di città più umile e bonacciona che non disdegna di seguire concerti, sagre e feste religiose dove Max si esibisce e dove è possibile acquistare i suoi cd. Ma se la classe colta può sforzarsi di capire e ridere col personaggio (e non del personaggio), spesso la cittadinanza media, quella della Modica nuova, indecisa e indefinita, evita o si sente costretta ad evitare l’ingombro di un personaggio così estremo e potenzialmente ridicolo, di un “genio” così piccolo e regionale, così escluso e misconosciuto dell’attuale, e purtroppo vincente, stile mediatico-televisivo, e per certi versi politico, italiano. Max simpatico ma poco interessante; Max che ha venduto migliaia di copie ma che non ha mai ottenuto l’ambito premio alla modicanità; Max che crea, inventa, riscrive e canta da quasi vent’anni ma che molti non conoscono o fanno finta di non conoscere. Forse perché è una macchietta popolare in una città che si sente“nobile”o addirittura metropolitana, un umile cantastorie in una città un po’ vanitosa, Max

storico del capoluogo ligure. Le decisioni emesse ai suoi danni nel corso del tempo, per ultima quella che ha disposto la confisca degli immobili genovesi, lo descrivono come “rappresentante in Liguria degli interessi del clan Emmanuello di Gela ed appartenente ad un’organizzazione dedita allo spaccio di eroina, prima come semplice venditore al dettaglio e poi come responsabile delle riscossioni finanziarie”. L’intervento della magistratura, però, non gli impedì di rioccu-

Incontro con Luca Scivoletto Angela Allegria

quella popolare, la faccia meno presentabile. Mister Max rappresentava secondo me questa voglia di rappresentare ironicamente la Modica che si mostrava come “nobile città”, con tanta retorica che mi irritava, ma che allo stesso tempo permetteva di prenderla un po’ in giro. Credo che Max ricalcasse il legame più stretto con la vera realtà modicana: questa è stata la suggestione iniziale. Non ho subito cominciato a girare, riprendevo quando tornavo a Modica, ho preso quanto più possibile, immagini che sono state montate in circa 1 anno per ridurre circa 50 ore di riprese in 52 minuti. E le musiche? Trattandosi di un documentario su un cantante pensavo fosse stucchevole inserire solo canzoni di Max, anche perché a me interessava presentare Max non come cantante ma come fenomeno. Partendo da questo presupposto le musiche servivano per sottolineare il tono del documentario fra tragicomico, il malinconico e l’ironico. La fortuna è che essendomi occupato io stesso sia della regia che delle musiche in fase di montaggio capivo cosa mi servivo, provavo, riprovavo, scrivevo, cambiavo senza perdere ulteriormente tempo. Quale è la tua idea di Corto? Finora ho fatto corti partendo dal principio che non mi piaceva l’idea del cortometraggio chiuso, legato al motto di spirito, al colpo di scena perché ritenevo che, seppure molto belli, fossero molto efficaci sul momento, ma morivano lì. Mi proponevo di portare una apertura ulteriore, come se fossero più frammenti di lungometraggi che non si esaurivano nella storia raccontata, ma che facessero immaginare cosa avveniva dopo i titoli di coda. Per questo mi sono sobbarcato temi impegnativi come in “Ieri” dove due giovani all’indomani della strage di piazza fontana si trovano a litigare sul cosa fare. Hai trattato tematiche storico-sociali come gli anni di

glie, si trova nuovamente ristretto in una cella del carcere di “Marassi”: le accuse, questa volta, vanno dall’usura allo sfruttamento della prostituzione. Intanto, un cascinale di sua proprietà, ricavato a Bosco Marengo in provincia di Alessandria, è da poco passato alla gestione di “Libera”, organizzazione assai attiva nel contrasto alle mafie. “Rosario Caci-aggiungono gli esponenti dell’associazione “Casa della Legalità e della Cultura”-non è il solo a spadroneggiare nei vicoli genovesi, a lui si sommano le famiglie La Rosa e Fiandaca, senza trascurare l’autorità dimostrata da Salvatore Cacciatore e Gaetano La Iacona”. Le denunce, confermate da molte sentenze definitive, confermano che a Genova la mafia, gelese e non solo, è un’entità da non sottovalutare, tutt’altro.

C

aci, La Rosa, Emmanuello, Fiandaca, cognomi tipici dell’area nissena, collegati ad appartenenze criminali scoperte nel corso degli anni dalla magistratura, “oggi-secondo l’associazione “Casa della Legalità e della Cultura”-dominano nei vicoli genovesi, zona prescelta allo scopo di continuare a gestire ricchi business, dallo spaccio di stupefacenti alla prostituzione”. Sentenze e confische non hanno ridotto l’incidenza dei gruppi gelesi e riesini, sempre in prima fila nell’amministrazione dei mercati paralleli.Il caso eclatante è quello del gelese Rosario Caci, presente nella zona ricompresa tra Liguria e Piemonte dai primi anni ‘80, condannato per traffico di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e associazione a delinquere di stampo mafioso, e destinatario di un provvedimento di confisca, risalente al 2005, di tre bassi ed un appartamento nel pieno centro

nuovo in costruzione della città e, per esteso su quello della mentalità modicana, Scivoletto ci offre un momento di riflessione e di condivisione, la possibilità di capire e indagare la “modicanità” attraverso una via leggera e irriverente, uno sguardo attento, partecipe ma non serioso sulla contemporaneità locale e forse anche globale... Perché chi l’ha detto che quando si parla di Modica si debbano per forza tirare in ballo Quasimodo e il barocco?

A quattr’occhi coi protagonisti

Reduce dalla presentazione del Salina Doc Festival, (direzione artistica è affidata a Giovanna Taviani) all’interno del quale “Max” è stato presentato, Luca Scivoletto, giovane regista di origini modicane, accetta di sé e del periodo che il cinema italiano sta vivendo. Luca, quando hai pensato seriamente di fare il regista? Ho cominciato a fare i primi video all’età di 15-16 anni. A quell’età non volevo fare il regista, ma sperimentavo nuovi linguaggi come facevo soprattutto con la musica. La vera scelta, quella consapevole e definitiva, l’ho fatta dopo l’università. Che legame hai con Modica? Si tratta innanzitutto di un legame anagrafico perché sono nato e cresciuto qui. Le mie radici sono qui. Soffro un po’ la distanza ma non da un punto di vista nostalgico, ma più che altro perché è sempre difficile rapportarsi al proprio luogo d’origine cercando di essere sempre lucido, imparziale ed onesto nei confronti della propria città. Non mi va di tornare come il critico o come il nostalgico che ha bisogno di rinnovarsi attraverso la propria linfa vitale, piuttosto cerco di essere quanto più onesto e ironico nei confronti di Modica. Come nasce “Max”? Era una suggestione che mi accompagnava da diversi anni parallelamente a quello che è stato poi lo sviluppo turistico di Modica degli ultimi 15 anni legato alla cultura gastronomica e dolciaria che l’hanno trasformata. Appena Modica ha cominciato ad aprirsi verso l’esterno è accaduto un piccolo impazzimento collettivo: hanno cominciato a circolare guide dove il quartiere dove sono nato aveva preso un altro nome, gente che ormai parlava con finta cognizione di causa del palio di Modica, cose che sfioravano l’irrealtà creando una confusione fra realtà e funzione che mi ha fatto nascere l’idea di un personaggio modicano che si agganciasse alla vera essenza della città,

Rosario Cauchi

divide i modicani e si fa simbolo di un divario culturale, di una diversità anche emotiva oltre che urbanistica tra la parte vecchia e autoreferenziale della città e la parte nuova ed eterogenea. Alternando le sonorità vivaci e psichedeliche di Max ad una musica docile e quasi malinconica, da lui stesso composta, e al frinire spontaneo e mediterraneo delle cicale, portando la macchina da presa sul panorama vecchio e su quello

pare i beni confiscati: dopo una lunga trattativa, Caci ottenne la possibilità di soggiornare all’interno di un albergo cittadino a spese del comune di Genova, per poi trasferirsi in un alloggio popolare. Al momento, insieme alla mo-

Energie pulite

piombo in “Ieri”, l’inquinamento e l’industrializzazione in “A nord-est”, la diversità fra la Modica popolare e quella intellettuale. In che misura a tuo avviso il cinema può influire nella realtà quotidiana? Non riesco a concepire un cinema che non si interroghi politicamente sulla realtà, nel senso di presa di responsabilità del regista nei confronti della realtà anche perché la gente che viene a vedere il tuo film si fa una sua opinione e creare opinioni a caso è quanto di più dannoso ci possa essere. Quali sono le difficoltà che un esordiente regista può incontrare in Italia in questo momento storico? Ci sono scarse risorse sia a livello privato che pubblico. L’esordiente è debole non solo rispetto al rapporto con i produttori che non lo considerano, aspettano che questi abbia almeno 30 anni prima di cominciare a parlare di un progetto, ma anche rispetto alla vecchia guardia. I vecchi registi, infatti, pur di fare il proprio film ti bloccano la strada perché sono chiusi nel loro mondo che proteggono in maniera molto severa. L’Italia ha molti potenziali esordienti, ma non ha Maestri. Tutti i registi più grandi fanno i loro interessi, usando gli esordienti solo per fare rumore, però alla fine non esiste un clima di solidarietà che penalizza un po’ tutti e soprattutto i più giovani. Io ritengo che lo Stato debba intervenire economicamente nel cinema, ma che debba garantire i finanziamenti alle opere prime e seconde e al cinema di ricerca, quello sperimentale, quello veramente rischioso, ma più artistico e produttivo. Siamo all’interno di un sistema economico che non agevola le nuove generazioni, ma è anche colpa dei giovani che non si fanno avanti con la giusta aggressività. La nuova generazione deve uccidere i padri, se non lo fa è un problema!

Luca Scivoletto

Archimede torna a Priolo

A

nche dopo 2200 anni le idee di Archimede ci aiutano ancora. E non si tratta di fantascienza ma dell’applicazione di una delle “genialate” del matematico e inventore siracusano, alla produzione di energia pulita. Non è un caso che si chiami “Archimede” e che nasca a Priolo Gargallo, nella provincia stessa del matematico siracusano, la centrale solare che utilizza il caldo sole siciliano per la produzione di energia elettrica. Nata dalla collaborazione tra ENEL ed ENEA, la centrale Archimede è, infatti, il prototipo della prima centrale solare termodinamica a concentrazione integrata con un ciclo combinato a gas che utilizza un fluido termovettore per la produzione di energia elettrica. In altre parole un sistema ben congegnato di specchi, tubi collettori, sali fusi, vapore e turbina producono energia elettrica. Il tutto sfruttando le elementari leggi della chimica e della fisica. Semplicissimo… a parole profane! La centrale prende il nome proprio da Archimede di Siracusa per la sua principale caratteristica: gli specchi parabolici, fondamentali per l’utilizzo dei raggi solari per la produzione di energia elettrica. Il principio su cui si basano è proprio quello degli “specchi ustori” di Archimede utilizzati nel 212 a.C., per incendiare le navi romane che assediavano la città di Siracusa. Archimede non avrebbe mai immaginato che la distesa di 34000 metri quadrati coi suoi 54 enormi specchi parabolici, tanti quanti sono quelli di Priolo che convogliano i raggi solari per riscaldare il fluido termovettore, potesse produrre

Gabriella Galizia - Maria Rosalia Cavallaro

energia elettrica. Gli specchi parabolici, che si spostano seguendo il movimento del sole, convogliano i raggi sui tubi collettori posti sul “fuoco” della parabola. All’interno si trova un fluido termovettore in grado di assorbire calore lungo il suo percorso e riscaldarsi fino a raggiungere i 550°C. Alla fine del suo percorso (circa 5,4 km) il fluido, ad elevata temperatura, viene immagazzinato all’interno di un serbatoio, ciò consente alla centrale di continuare a produrre energia elettrica anche in assenza dei raggi solari che sono il vero motore naturale della centrale; Durante la notte o a cielo coperto, la centrale riesce a produrre energia abbondante e continua, e soprattutto in assenza di sole, per almeno otto ore. L’energia termica del fluido viene sfruttata per generare vapore ad alta pressione. Questo verrà utilizzato per azionare una turbina, ubicata nell’adiacente centrale a ciclo combinato, e produrre energia elettrica. La vera innovazione che rende unico al mondo questo impianto è il fluido termovettore: una miscela di nitrato di sodio e di potassio. Questi sali sono comunemente utilizzati dagli agricoltori come fertilizzanti naturali. Poco costosi, non tossici e non infiammabili e quindi a basso impatto ambientale, sono davve-

ro in linea con l’idea di generare energia pulita. L’impianto, nato dall’intuizione del Premio Nobel Rubbia, è costato ad Enel 60 milioni di euro, ha una potenza pari a 5 MW e coi suoi 32000 mq di superficie può produrre attualmente circa 3000 ore annue di energia (più del doppio della produzione di un tradizionale impianto fotovoltaico in Sicilia) e coprire il fabbisogno di circa 5000 famiglie. Una prospettiva felice se si pensa che, l’ampliamento di questo impianto, da considerarsi tutt’oggi un prototipo, è un primo tassello concreto per la possibilità, in futuro, di produrre energia verde a livello indu-

...l’idea di fare dell’Italia una fabbrica di energia pulita da esportare anche ai nostri vicini...

striale e di soddisfare il bisogno energetico di un numero sempre maggiore di famiglie. Tutt’oggi produrre un KWh di energia in questa centrale costa circa tre volte di un impianto a combustibile fossile, ma, ampliando il sistema si otterrebbe una notevole riduzione dei costi ed energia abbondante e pulita. Meno CO2, meno gas serra, un ambiente che ringrazia. Guardando con lungimiranza a questa centrale e alla nascita di altre simili in Italia, sembra più concreta l’indipendenza energetica dai paesi produttori. Più reale, l’idea di fare dell’Italia, specialmente del Mezzogiorno dal sole caldo, una fabbrica di energia pulita da esportare anche ai nostri vicini dai climi più uggiosi e meno solari. Solo sogni nell’immediato? di certo è un progetto, quello di Enel ed Enea, che anche il nostro Archimede matematico avrebbe salutato, persino un po’ invidioso, con un festoso “eureka”.


Il clandestino

Pagina 12 Reportage satirico dal tempio dell’indifferenza

ragusa annozero

R

I Teatrini della calura

Giulio Pitroso

agusa, settembre 2010. Dal manto erboso della campagna, emerge l’epidermide della terra. Il cielo è argenteo. Siamo nell’agro ragusano. In vista di un aggiornamento degli itinerari turistici, abbiamo fatto un giro per il territorio e, su segnalazione, ci siamo recati presso dei liberi depositi, dove democratici cittadini hanno voluto condividere con gli altri i loro tesori, costruendo monumenti alla civiltà e alla fraternità tra gli uomini. Sicuramente questi magazzini a cielo aperto diverranno meta turistica di rilievo e orgoglio per tutta la città. Il primo, straordinaria opera di elevato e consumato spirito artistico, è quella nei pressi della Colacem, non lontano dalla Questura, dove, chi patisse per la crisi economica, può recarsi a prelevare elettrodomestici e mobili. La quantità massiccia di materiale non deve però far porre in secondo piano l’alto livello qualitativo dei prodotti. Non molto distante, sulla strada che attraversa Cava Anasarca, sorge un altro splendido luogo d’interesse, ma più moderno, più tecnologico, con fantastici con splendidi monitor. Segnaliamo anche Contrada Centopozzi, dove in ben tre

filiali, si possono trovare gli articoli più belli del capoluogo. Da una parte una collezione di copertoni da far invidia a una casa automobilistica, con annessi materiali vari. Dall’altra, per i più estrosi, sanitari e articoli per il tempo libero. Dall’altra ancora, in un’area sicura e videosorvegliata (con tanto di firma del Sindaco su relativo cartello), mobilia e assi di legno. Non dimentichiamo la paradisiaca visione di Contrada Puntarazzi, dove i recipienti in amianto emergono dai prati smeraldi, come perle incastonate in preziosi gioielli. Di minor importanza, forse, ma d’uguale bellezza, sempre nella stessa zona, anche un cane morto e alcune tegole dello stesso materiale dei recipienti. Per gli appassionati, un deposito di terra nera e televisioni, che ricorda un po’ Warohol e l’arte contem-

poranea, non molto lontano da uno di quei centri commerciali in cui i Ragusani amano trascorrere il loro tempo libero. Gran parte del materiale che abbiamo osservato appartiene alla categoria dei RAEE, ossia «apparecchiature che dipendono per un corretto funzionamento da correnti elettriche o da campi elettromagnetici [...] progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 volt per la corrente alternata e a 1.500 volt per la corrente continua», come dice la legge 151 del 2005, che ha recepito in ritardo la relativa normativa europea del 2003. Dal 18 Giugno 2010 è possibile consegnare gratuitamente l’elettrodomestico presso un punto vendita autorizzato, al momento dell’acuisto del nuovo. Dal 2007, infatti, le compagnie del settore sono libere di fare pagare un eco-contributo, che va di fatto ad aumentare il costo del prodotto: questo per coprire le spese di smaltimento, oramai a carico dei produttori. In sostanza, non costerebbe nulla evitare di disperdere del materiale altamente inquietante nelle

campagne. Eccetto che per l’amianto e il materiale edile, poi, il resto dei rifiuti abusivi, quali materassi, sedie, etc, poteva essere lasciato, durante i giorni previsti, presso un qualunque cassonetto. Eppure, sembra che la pigrizia, la noia e l’ignoranza abbiano impedito a parecchi cittadini di ragusa di fare il loro dovere. Magari erano troppo impegnati a parlare bene della loro pulita e civile città, dell’orgoglio dell’essere ragusani nel mondo, di quanto sia ben sviluppato il turismo il suo turismo e quanto ben tutelato il suo territorio.

Il raggio verde di Enzo Ruta

L’estate del nostro scontento

I

o non so se ci sia un rapporto tra il clima e la schizofrenia politica, probabilmente, stando agli accadimenti, si. Ne abbiamo visto di tutti colori. E’ difficile superare le esibizioni di Berlusca, il suo circo è sempre ricco di novità, e il bello è che ha, ancora, un numeroso pubblico plaudente, che ha bisogno di un capataz che tiene alto il morale della truppa. Il suo baciamano a Gheddafi e l’avergli permesso il suo show coranico con contorno di odalische a pagamento sono roba per palati esigenti. Il senso del ridicolo non esiste nel vocabolario del Berlusca, che non contento delle sue performances in patria si è esibito al Forum sulla democrazia a Yaroslav, in Russia, dove lui, “Unto del Signore” e immagino, quindi , esperto di affari parareligiosi ha definito, Putin e Mevdev, doni di Dio, con grande gioia dei russi e della stampa internazionale presente. Un giornalista di “Novaja Gazeta”, la testata di opposizione che fu della reporter assassinata Anna Politovskaja ha detto ai colleghi italiani con tono di rimprovero: “Ogni critica al governo ci costa fatica e pericoli, contestare è diventato impossibile, e poi dobbiamo sentirci dire che è tutto un dono di Dio”. A questi teatrini , tanto per non facci mancare niente, si è aggiunta la farsa relativa al mitragliamento del peschereccio mazarese Ariete che stando alle dichiarazioni del ministro Maroni è stato scambiato per un convoglio di clandestini, infatti i colpi sparati ad altezza di uomo confermano le iniziative pacifiche dei militari libici : ammazzare i clandestini è uno spasso, una specie

di caccia grossa. Mah! E il Cicchitto, uno dei peones televisivi del Berlusca, con aria da saputello ci ha fatto sapere che è meglio essere prudenti con il Gheddafi altrimenti ci manda carrettate di clandestini. Come dire ai nostri pescatori siciliani che le mitragliate se le devono prendere e, soprattutto, zitti e mosca. Altro attore dei teatrini è il Minzoraitv che con i suoi editoriali al momento ci sembra il migliore interprete delle scorregge berlusconiane. Quando appare sul teleschermo si ha la cartesiana dimostrazione dell’istinto servile mostrato in tutta la sua volgare evidenza. D’altra parte in ogni corte che si rispetti il giullare non può mancare. Altro personaggio del teatrino estivo è il PD, che fa di tutto per complicarsi la vita e per non spendere una sola parola che indichi una proposta e una alternativa possibile. Il pollaio del PD trova un gallo al giorno e un chicchirichì diverso e il risultato inevitabile è la progressiva liquefazione , altro che sol dell’avvenire! E che dire della contorta situazione politica siciliana : Lombardo semper. I più malandrini dicono che la Sicilia è un laboratorio e quindi un terreno di pura sperimentazione dove si può tranquillamente vivere la schizofrenia politica allo stato puro : fare una cosa a Palermo e una completamente opposta a Roma . Il teatro dell’assurdo rispetto alla situazione politica siciliana è roba da educande. E infine le prodezze leghiste . Al raduno di Venezia sono stati considerati provocatori alcuni cittadini che avevano in mano delle bandiere tricolori, non c’è più religione! Eppure si dà spazio a queste esibizioni e il bello è che pelosi pueri cantores li giustificano, e l’ultimo acuto, proprio da soprano alla Scala, è stato la scuola di Adro ,intitolata al professor Gianfranco Miglio che Bossi definì una “scoreggia nello spazio”, e poi epurato per la troppa autonomia di pensiero, dove persino i crocefissi oltre che imbullonati sono marchiati col sole delle Alpi. E l’ineffabile sindaco Oscar Lancini toglierà i simboli solo se glielo ordina Bossi in persona! Altri teatrini ce ne sono e non finiremmo di enumerarli. Aspettiamo che le piogge dell’autunno portino tutti a più miti e consapevoli consigli perché problemi da risolvere non ne mancano.

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Il clandestino

Attualità e Arte

Q

uesto è un libro importante, come scrive Massimo Carlotto nella prefazione a “ Scuola Diaz: vergogna di stato” (a cura di Antonini, Barilli, Rossi, ed. Alegre). E’ importante per chi c’era e soprattutto per chi non c’era. Per chi ha partecipato alle manifestazioni durante il G8 di Genova nel luglio 2001, quest’evento ha sicuramente costituito uno spartiacque fondamentale tra un prima e un dopo. Genova è e resterà sempre una ferita aperta della democrazia italiana, tre giorni cileni in cui è stato sospeso ogni diritto e ogni garanzia costituzionale, una sorta di prova generale di dittatura sudamericana nonostante i riflettori del mondo fossero puntati sulla città. Questo libro non propone ricostruzioni a posteriori o analisi dell’accaduto, ma riporta solo amplissimi stralci della requisitoria dei pubblici ministeri durante il processo alla polizia per i fatti relativi all’assalto alla scuola Diaz. La notte del 21 luglio, il giorno dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, la polizia fa irruzione nella scuola Diaz e nell’antistante scuola Pascoli, che erano le sedi ufficiali del Genova Social forum, dei media e dei legali. Nelle immagini che passarono in tv si vedevano uscire fuori dalla scuola decine di persone ferite e sanguinanti che venivano caricate sulle ambulanze. E si vedeva la polizia che vietava l’ingresso a parlamentari e giornalisti. Il giorno dopo durante la conferenza stampa delle forze dell’ordine, l’operazione veniva descritta come finalizzata al rinvenimento di armi, tra cui due bottiglie molotov. La polizia parlò di fitto lancio di oggetti dalle finestre da parte dei manifestanti e resistenza alle

Vergogna di Stato

La polizia sotto processo per i fatti di Genova Paola Ottaviano

perquisizioni. Un poliziotto disse di essere stato accoltellato. L’arresto di novantatrè persone per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, venne basato sul presupposto che la Diaz era il covo dei black block a cui il Gsf dava copertura. Quest’accusa cadrà del tutto e il procedimento verrà archiviato per tutti i novantatrè. La requisitoria, dei p.m. Zucca e Cardona Albini ricostruisce attimo per attimo le vicende di quella notte, attraverso gli interrogatori, le testimonianze, il materiale video scampato alla distruzione devastatrice operata alla Pascoli. E attraverso questa ricostruzione, confermata dall’escussione delle prove in dibattimento, emerge che non è mai esistito nessun lancio di oggetti dalle finestre, che nessuno dei presenti ha minimamente provato ad opporre resistenza agli agenti, che l’accoltellamento era stata una messa in scena di un agente, che le due bottiglie molotov erano state rinvenute ore prima per strada e introdotte nella scuola durante quei momenti concitati, che le armi erano attrezzi presi dalla polizia da un cantiere lì vicino e le barre di ferro erano i sostegni degli zaini da cui erano stati sfilati. Tutta una montatura scenica per avere il pretesto di picchiare e arrestare chi quella notte era rimasto a Genova e poter giustificare le violenze del giorno prima contro i manifestanti. Quello che è successo è invece che la polizia si è accanita con una violenza inaudita su gente inerme, riducendo in Kalura è un’associazione naturalistica per l’escursiofin di vita due persone. E’ stato lo stesso Fournier, nismo formata da guide ambientali escursionistiche vicecomandante del settimo nucleo e imputato per che accompagnano tutto l’anno coloro che vogliono vii fatti di quella notte, che si tolse il casco per urlavere l’ambiente in maniera responsabile attraverso la scoperta re “Basta!” ad un poliziotto che stava fracassando del cammino e del viaggio a piedi su antichi sentieri alla volta di ambienti naturali nascosti quali le cave degli Iblei, le Isole minori il cranio di un ragazzo, temendo il peggio. E seme tutto il territorio siciliano. Camminare è un attività sana e napre Fournier durante il processo parlò di macelleria turale che, in questi contesti soprattutto, consente di costruire messicana con riferimento a quello che era succesun approccio nuovo e maggiormente consapevole al territorio. so alla Diaz. Leggendo la requisitoria dei p.m. e alInoltre, camminare ti da il tempo e la possibilità di ascoltare di te cuni degli interrogatori degli imputati, si comincia a stesso, i tuoi passi, il tuo respiro e ti predispone all’incontro..con entrare in una specie di spettacolo dell’assurdo, a gli altri e con tutto quello che ti circonda... Nanni Di Falco, presidente ass. Kalura tratti grottesco e surreale in cui i poliziotti non fanno altro che contraddirsi, smentirsi, dando risposte evasive e a tratti paradossali. E’ un susseguirsi di etnobotanica iblea menzogne, e raccontate pure male, manipolazioni L’Associazione naturalistica per l’escursionismo Kalura di Ragusa e di prove, mancanza di risposte, silenzi imbarazzanti. l’Ente Fauna Siciliana Onlus di Noto organizzano la quarta edizione Quello che più colpisce è il senso di impunità che del corso di “Etnobotanica Iblea”. Gli incontri si svolgeranno a Ragusa trasuda da tutto il processo, l’ostentata tranquillità tutti i venerdì da Ottobre a Dicembre dalle 19 alle 21 e saranno tenuti di sapere che nessuno correrà rischi per i reati che da Paolino Uccello (guida naturalistica ed esperto etno-antropologo) ha commesso. Si percepisce la volontà di coprirsi e Alfredo Uccello (tecnico e produttore erborista). Il corso permeta vicenda, l’omertà mafiosa nel non identificare le terà di conoscere meglio il territorio Ibleo grazie alle tematiche ed argomenti trattati riguardanti sull’uso antico, tradizionale, moderno e firme illeggibili dei verbali redatti quella notte e poi considerati del tutto falsi. Nessuno ha fatto il nome scientifico delle piante nel territorio Ibleo. di un poliziotto che era riconoscibile in viso mentre massacrava di botte una persona. I giudici sono Per informazioni e prenotazioni: e-mail:info@kalura.org www.kalura.org - 327-0069217 (segreteria) riusciti a risalirvi perchè ha assistito ad un‘udienza tra il pubblico e attraverso una ripresa televisiva i

magistrati lo hanno riconosciuto. Come tutti sappiamo, la sentenza di primo grado del tribunale di Genova condanna tredici persone, e ne assolve sedici, riservando le assoluzioni ai funzionari di più alto grado gerarchico, che in questi anni hanno progredito molto velocemente nelle loro carriere. E ciò nonostante il fatto che nella sentenza si legga che “Quanto accadde all’interno della scuola Diaz-Pertini fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola e ogni previsione normativa. Quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio con numerosi feriti di cui diversi anche gravi appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità.” Il tribunale ha cercato di mantenere una sorta di equilibrio tra il riconoscimento delle violenze subite dai pestati, a cui sono stati riconosciuti anche i danni in via provvisionale, e il salvataggio dei vertici che quella notte hanno diretto le operazioni,

Kalura

di cui in nessun modo potevano essere all’oscuro. Infatti, ribaltando quest’assurdo equilibrismo, la sentenza di secondo grado pronunciata lo scorso maggio, condanna tutti, compresi gli alti funzionari, ritenuti i diretti responsabili di tutto ciò che è accaduto quella notte. La verità giudiziaria è importante, anche per ristabilire un pò di serenità mentale a chi ha vissuto un incubo del genere, ma da sola certo non può bastare. Nessuna responsabilità politica in questi anni è mai emersa, nonostante membri dell’allora governo, che è anche l’attuale governo, fossero fisicamente presenti a Genova nei posti di comando, tra cui Fini, che ultimamente si erge spesso a baluardo della difesa dei diritti civili. Genova è l’ennesimo buco nero della storia italiana, in cui non si capisce come sia possibile che pezzi e apparati di uno stato democratico possano mettere in atto dei piani criminali, nell’impunità e nell’indifferenza dell’opinione pubblica. E non si capisce come sia tollerabile la presenza di consistenti frange fasciste, violente e razziste all’interno di un corpo dello stato esistente al solo scopo di difendere i cittadini. Genova non va dimenticata, e quello che è successo a Genova deve servirci anche per capire quello che succede oggi e i gravissimi problemi politici e culturali che l’Italia sta vivendo.

Emozioni d’Arte di Grazia Campione www.artegrazia.it

LA CASA DELLE BAMBOLE “Lo Studio”

Riprendiamo il nostro viaggio virtuale all’interno della casa delle bambole. Dal salotto,attraverso l’arco di legno, ci introduciamo nello studio diviso attorno a varie zone distinte :libreria , angolo musicale e da gioco, salottino con angolo scrittoio. Nella libreria, i libri,manoscritti tutti rilegati a mano ,trattano di argomenti vari : Storia, letteratura, Poesia, Religione, ecc. Nella parte superiore della libreria, è collocata una mignon collezione di vasi cloisonné ; la sedia di legno rustico, accostata al mobile, funge anche da scaletta. Nella parte sini-

stra della stanza, si intravede il pianoforte, arricchito da pregiati oggetti in avorio con a fianco, una chitarrina in legno lavorata artigianalmente. Nella stanza, in primo piano , domina il salotto in legno rivestito di tessuto verde, appartenente al periodo Vittoriano (XIX e XX secolo), occupato da alcuni componenti della famiglia in atto di conversare tra loro: sono mignonnette in biscuit ,francesi e tedesche della fine dell’800,abbigliati ancora con i loro vestiti originali. Nell’angolo della parete destra dello studio, il tavolino in legno con il piano ad intarsi, presenta

una scacchiera in metallo,un bocchino in avorio e una singolare cornice con figura a basso rilievo,ed è sormontato da una piccola angoliera con esposte ampolle in vetro soffiato colorato. La luce della stanza, proveniente da una grande e ipotetica vetrata, viene filtrata da una tenda in seta, color avorio con sopra la mantovana , il cui centro dalla forma ovale e dal ricamato a filé , raffigura un puttino. Accostato alla vetrata, prende posto lo scrittoio,nel cui piano ,fanno bella mostra :un lume Tiffany,un piccolo calamaio,una cornice,un fermacarte, un paio di occhialini, un diario, un album di fotografie,che stanno a testimoniare e rilevare il grande impegno e la difficoltà nella ricerca dell’oggetto piccolo, sempre più piccolo. Tutto l’arredamento,gioca sui toni sfumati del verde ,che ben si sposa con il resto delle stanze della casa. Infine,di grande effetto scenico ,la decorazione del soffitto dalla forma circolare,rappresenta una libera riproduzione di un artista romano, la cui scena raffigura dei puttini, impegnati in un’attività di gioco. Nella parete di sinistra, la stretta scala ci introduce nella sala da pranzo ,della quale parleremo nel prossimo numero. Per visionare questo video , come quelli precedenti, cercare su You Tube ,alla voce :Case di bambole -“Lo Studio” di Grazia Carla.


Il clandestino

Pagina 14 Giovanni Spampinato

Pagina 15

Il clandestino

Scuola e Cultura

Ogni mese un articolo del gior nalista

Siamo i penultimi tra i paesi industrializzati del mondo che crede e investe nella scuola

r a g u s a n o G i o v a n n i S p a m p i n a t o, u c c i s o n e l ‘ 7 2

S C RIVE G IOVANNI

Docenti che INIZIA LA SCUOLA NEL riscoprono la lotta CAOS GENERALE

Tv anno zero

E se venivano i Tupamaros?

A

Dove si parla a proposito e a sproposito di Harry Brent e dei suoi datori di lavoro Giovanni Spampinato

D

iciamo la verità, sarebbe stato un brutto colpo per tutti se martedì sera, dopo settimane di un’attesa che si faceva via via spasmodica, per un accidente qualsiasi, non avessimo potuto sapere la verità. Metti che mancava, la corrente elettrica (succede cosi spesso!), o che un isolato fulmine dispettosetto, o un attentato di guerriglieri tipo Tupamaros (ipotesi fantapolitica, questa; almeno per il momento) faceva saltare le antenne di Monte Lauro: una catastrofe. Insomma, l’abbiamo scampata bella. Pensavamo di non arrivarci, ma ora, grazie al cielo, sappiamo tutto sulla faccenda di Harry Brent. Tre settima-

“La televisione con «Harry Brent» ha compiuto un’altra delle sue memorabili imprese...”

timane fa credevamo che quelli britannici fossero, come dire?, diversi dai nostri. Invece no, stando alla nostra tv. Tranne la naturale impassibilità inglese, beninteso (i morti non si contavano più, la faccenda si faceva più ingarbugliata, e loro, con distacco, senza scomporsi, proprio come quando gli inglesi parlano del tempo,si chiedevano: «Tu che ne pensi?», e l’altro, con l’aria seria, assorta: « Mah, non so... ». Dei perfetti gentleman, insomma; con l’aria un po’ cretina, questo è vero, ma i gentlemen sono fatti così... Insomma, né più né meno la polizia nostrana che per carità, eccelle, fa faville, ma, per dirla con una litote, non è proprio... aquilina. La televisione con «Harry Brent» ha compiuto un’altra delle sue memorabili imprese, una di quelle che, per capirci, «lasciano traccia», Le situazioni erano improbabili, il racconto contorto, senza spazio per l’intelligenza dello spettatore, la recitazione a livello di filodrammatica parrocchiale. Ma il genere regge, i particolari non hanno importanza. Già;

ne di attesa, dicevamo, di tensione, di interrogativi, di ipotesi. E che, scherziamo? Sei puntate di suspense, di brivido (com’è vero che l’inverno si avvicina…) con tutti quei morti ammazzati, con quei malvagi assassini che più malvagi (e più assassini) di cosi non’potevano immaginarli, E con quei poliziotti che poverini, facevano del loro meglio, ma capivano pochino; proprio pochino... I poliziotti: fino a tre set-

L

a canzone della siglia era cantata da Donovan. Harry Brent era il protagonista di un fortunato romanzo giallo di Francis Durbridge. Harry era un flemmatico, affascinante, misterioso scapolone londinese. Era titolare di una agenzia di viaggi ed era coinvolto nell’omicidio di una giovane donna, e da come si dipanava la matassa non si riusciva a capire se avesse o meno la coscienza a posto. C’erano supence, colpi di scena, rovesciamento di ruuoli . Insomma tutti gli ingredienti per tenere incollati per sei sere milioni di telespettatori dietro i teleschermi, quando la storia fu adattata in sei puntate per la RAI (da Biagio Proietti) e le sei puntate furono tgrasmesse in prima serata dal 1 al 17 novembre 1970. “Un certo Harry Brent” ebbe enorme successo di pubblico anche perché nel ruolo del protagonista c’era il mitico Alberto Lupo (1924-1984), che era all’apice del successo televisivo, dopo gli sceneggiati tratti da “Piccole donne”, “La Cittadella” e “Resurrezione”. E non c’era solo ALberto Lupo a richiamare gli spettatori. Il cast era d’eccezione. C’erano Ferruccio De Ceresa (Peter Stone), Carlo Hinterman (Albert Bates), Valeria Fabrizi, Enzo Garinei (Sergente Roy Philips), Claudia Giannotti (Susan Bates), Roberto Herlitzka (Ispettore Alan Milton). L’impegno della Radio Televisione Italiana per realizzare la seriein collaborazioen con la BBC era stato straordinario. Le numerose sequenze in esterni furono filmate nella cittadina di Sevenoaks e dintorni, nel Kent; la cosa era piuttosto insolita per la RAI negli anni settanta. L’edizione RAI di “Un certo Harry Brent” presenta altre peculiarità non solitamente riscontrabili in altri sceneggiati. Prima di tutto, la sigla iniziale “Roots of Oak” è in inglese ed è scritta e interpretata dal noto cantautore scozzese Donovan. Nelle sequenze iniziali della sigla, invece degli interpreti (a parte la menzione di Alberto Lupo), vengono presentati i personaggi con il loro nome sovrimpresso ai primi piani. Lo svolgimento dei titoli di coda

il genere. Con Canzonissima, con i romanzi sceneggiati, coi quiz, il giallo (preferibilmente importato dal Regno Unito) è fra gli articoli preferiti da mamma tv. Programmi dì tutto riposo, che non procurano grane, interrogazioni parlamentari..’ Costano, questo sì, costano parecchio: ma pagano I telespettatori, niente paura. E poi, stando all’onnipresente «Servizio Opinioni» dell’azienda, agli Italiani questi programmi piacciono, ne vanno addirittura matti. Gli Italiani, sempre, secondo il «Servizio Opinioni», vogliono programmi leggeri, riposanti, digestivi e, perché no? con un moderato effetto soporifero. Ma, dato che ci siamo, diamo un’occhiata più attenta ai bollettini del summenzionato «Servizio Opinioni». Si scopre subito che anche dei programmi che «leggeri» non sono piacciono parecchio agli Italiani, non meno di Canzonissima o Seimilauno. Gli «indici di gradimento» (simpatica la trovata: la televisione prima aveva i soli pollici, poi ci aggiunsero gli «indici»...) salgono anche per programmi come TV7 o, per citare casi più recenti, «La Cina ha vent’anni» , o «Tribuna popolare». Allora c’è qualcosa che non va. I programmi, dice la tv, vengono scelti in base, al «gradimento»,del pubblico, Al pubblico piace un tipo di programma? E la tv, pronta, glielo manda in onda. Questa sì che è democrazia! Una continua consultazione di base, con tanto di esperti ed elaboratori elettronici. Ma, dicevamo, deve esserci qualcosa che non quadra. Perché, se il pubblico dice che le inchieste giornalistiche, i dibattici politici, i programmi «non leggeri» in genere gli piacciono quanto, se non di più, dei quiz, delle canzonette, dei gialli inglesi e dei romanzi di Cronin, perché inchieste, dibattiti e così via non hanno un posto, diciamo, decente nella programmazione?

san e Harry, il quale rincorre la ragazza, ma non riesce ad acciuffarla. Entra in scena l’ispettore di polizia Alan Milton, al quale sono affidate le indagini. Milton per altro è l’ex fidanzato di Susan Bates. Riesce a rintracciarla ed arrestarla. Interrogata, Barbara si mostra reticente. Non risponde a nessuna domanda. L’ispettore Milton la spedisce in carcere dove, poco dopo, muore avvelenata. Ma prima parla di un certo Harry Brent, che viene subito sospettao di essere il suo probabile assassino. Harry si proclama estraneo al delitto, ma ha un comportamento ambiguo. Sembra essere a conoscenza di alcuni fatti legati al complotto di Sevenoaks. I POLLICI E GLI INDICI - Sui giornali in quei giorni c’è un grande battage a favore della produzione Rai, facendo leva su un elemento che allora appariva nuovo, Gli “indici” di gradimento. Da qui il calembour di Giovanni: “la televisione prima aveva solo i pollici...” e anche l’immediata contraddizione, che da allora ha fatto passi da giganti: se anche programmi che propongono inchieste giornalistiche come Tg7 fanno registrare alti indici di gradimento, perche’ non investire anche su di essi? La storia ci dice che Tg7 ha fatto per anni vita grama e poi ha chiuso i battenti, mentre gli sceneggiati hanno solo cambiato nome, si chiamano fiction, e prosperano. Come scriveva Giovanni 40 anni fa, “deve esserci qualcosa che non quadra”

RAI 1970 FRA INDICI E POLLICI GIA’ QUALCOSA NON QUADRAVA Alberto Spampinato

avviene sempre su immagini inedite, solitamente mostrando un’auto che gira per le vie di Sevenoaks. Infine, il riassunto delle puntate precedenti avviene con una voce narrante su disegni in stile “sketch” realizzati da Dino Di Santo che ricreano alcuni momenti dello sceneggiato. LA STORIA - Harry Brent, proprietario di un agenzia di viaggi con sede a Londra, si reca in treno a Sevenoaks per il fine settimana; qui incontra la fidanzata, Susan Bates, nell’ufficio di Sam Fielding, un piccolo industriale con la passione per le invenzioni. Susan lavora da anni come segretaria per la compagnia Fielding. Sta per lasciare il lavoro per sposare Harry. Perciò Fielding è alla ricerca di una sostituta. Una certa Barbara Smith si presenta per il colloquio di lavoro. Sam le chiede le referenze. Barbara lo uccide con alcuni colpi di pistola, e scappa. Gli spari hanno attirato l’attenzione di Su-

Può la sedicente “riforma” della scuola Gelmini – Tremonti avere un lato positivo?

Chi vuole saperne di più può cliccare su: http://www.serietv.net/guide_complete/un_certo_harry_brent/le_puntate.htm

Fatima Palazzolo

Graziana Iurato

nche quest’anno il lento vagone della scuola italiana è partito, gravato da enormi difficoltà e inconcepibili disservizi. Tante sono state le proteste: dei docenti precari vittime di questo licenziamento massivo che risponde solo ad una logica di tagli, dei presidi costretti a gestire due scuole contemporaneamente, dei genitori inconsapevoli di quante volte il figlio mangerà in mensa o di quante dovrà tornare a casa perché senza supplente, degli studenti costretti a “formarsi” in classi da 34 unità, dei genitori di alunni disabili che vedono negato il diritto allo studio ai propri figli, solo perché nati diversi. Sono state fatte le convocazioni per assegnare quei pochi posti che le regioni riescono a finanziare, una percentuale troppo bassa che non copre il bisogno reale delle province, pertanto i primi giorni di scuola iniziano nel caos, una confusione generale che non si era mai registrata prima d’ora. È il risultato dell’ordine impartito dal governo al ministro Mariastella Gelmini: 8 miliardi di euro tagliati alla scuola in tre anni, si devono ridurre non solo insegnanti, bidelli e personale di segreteria, ma anche il numero degli edifici sul territorio, infatti si rileva che il quindici per cento delle scuole italiane sono vuote, chiuse, il doppio, invece, sono gli edifici da ristrutturare: 12.723. Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ricorda: “Nel 2009 la Protezione civile aveva calcolato 20 miliardi di euro per la messa in sicurezza di tutti gli edifici, oggi il ministero non ha speso nulla”, e gli edifici a rischio crollo sono più della metà. A completare il quadro catastrofico che identifica la vera entità della nostra scuola, ci ha pensato l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la quale ha appena rilevato che il nostro paese non investe affatto nell’istruzione: siamo penultimi davanti alla Slovacchia per spesa scolastica (il 4,5% del Pil), ultimi per la quota di spesa pubblica destinata alla scuola (il 9%). Continuo a chiedermi se il nostro governo è davve-

ro consapevole del fatto che un paese che non investe nella scuola e nella formazione è destinato al crollo culturale, sociale e di conseguenza economico. Osservando i fatti di questi ultimi mesi, si intuisce che non c’è coscienza di una scuola pubblica che funga da sistema portante per una società civile e da supporto alle famiglie. Investire e tutelare la qualità dell’offerta formativa è sinonimo di crescita e sviluppo, parole che da tempo il nostro paese ignora. Quelli elencati sono solo alcuni dei numerosi dati negativi che identificano la “qualità” del nostro sistema scolastico, di contro sentiamo le infondate dichiarazioni del ministro che parla di “riforma epocale” e di una “scuola rinnovata e competitiva”, credo che questo sistema del dire “va tutto bene, la crisi è finita, i problemi del paese sono superati”, stia ormai per cedere! Se gli italiani hanno ancora una testa che riesce a pensare da sé, senza farsi incantare da falsi politicanti e ingannevoli promesse, forse si potrà recuperare, anche davanti agli occhi del mondo, quell’identità liberale per cui molti in passato hanno perso la vita e riscattare quella coscienza dei diritti del cittadino che abbiamo smarrito.

Si risveglia nei cittadini modicani l’interesse per Tommaso Campailla

Modica: centro della cultura medica europea

M

Paola Fidone

odica è stata patria di uomini di grande fama ed intelligenza, che hanno contribuito a farne un’importante centro culturale: non soltanto un’illustre poeta ha reso e rende onore alla nostra città, bensì, due secoli prima, un genio della scienza e della filosofia, Tommaso Campailla - vissuto da sempre a Modica - ha assunto fama internazionale per le sue importanti scoperte. Tanto si è fatto fino ad oggi per far conoscere e valorizzare nel territorio la figura di Quasimodo, ma molto poco è stato invece l’interesse dei cittadini verso il filosofo, nato a pochi metri dalla casa del poeta, in quella stessa via Posterla ribattezzata dai turisti “via dei geni”. Il risvegliarsi di tale coscienza nei cittadini modicani ha fatto sì che nei primi di settembre venisse dedicata una tre giorni all’illustre concittadino, inventore delle famose botti per la cura della sifilide e famoso per i suoi studi cartesiani, che furono alla base di importanti scoperte scientifiche. L’evento è stato organizzato in occasione dei 270 anni dalla morte del filosofo con l’inaugurazione della sua casa - riaperta al pubblico dopo dieci anni e adesso resa fruibile ai visitatori - e la riapertura contestuale del museo della botti o museo Campailla e dell’annesso teatro anatomico. L’iniziativa, promossa dell’amministrazione comunale in collaborazione con l’associazione “Ingegni Cultura Modica”, si è conclusa con un convegno di alto livello cui hanno partecipato professo-

U

na mia collega d’università diceva sempre “in ogni avvenimento c’è del buono e si può trovare un lato positivo!”; lo diceva se il programma di letteratura greca da studiare per l’esame era immenso, se andavamo a studiare a Villa Torlonia e improvvisamente si metteva a piovere, se pioveva a dirotto e puntualmente c’era sciopero dei mezzi pubblici, se andavamo a seguire la lezione di Letteratura italiana con il Prof. Asor Rosa e a mala pena si trovava posto nell’Aula magna de La Sapienza di Roma, affollatissima di baldi studenti, se avevamo finito i soldi e non volevamo chiedere altro alle famiglie, se si poneva un problema personale, più serio e difficile da risolvere. Questo suo ottimismo mi confortava; in fondo è l’ancestrale problema se vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. I fatti della scuola di questi ultimi mesi mi hanno più volte fatto venire in mente la frase della mia amica Laura e mi sono chiesta: nell’essere una docente precaria, per la quale le prospettive di lavoro nella scuola si stanno assottigliando sempre di più, perché come ci è stato detto da una sindacalista con durezza e sincerità, noi non siamo precari ma siamo nella realtà disoccupati, cosa può esserci di buono? Può esserci un lato positivo, qualcosa per cui valga la pena, a posteriori di dire “in fondo anche questa fase della vita è stato un bene”? Ragionandoci su, dopo momenti di grande sconforto, sono riuscita a guardare la situazione secondo una prospettiva diversa e ottimistica, trovandovi un lato positivo. E ciò non perché sono salvata dal decreto salva

ri inglesi. L’apertura della casa Campailla, voluta dagli attuali proprietari che hanno deciso di mettere a disposizione il bene per la collettività, ha la funzione di rivalutare questa figura e di completare l’offerta turistica della nostra città. << La casa- come ha dichiarato il sindaco- è un luogo simbolico che permette di rappresentare un personaggio

“...dare una dimensione europea alle scoperte del Campailla e restituire a Modica lo splendore di un tempo nella cultura medica.“ molto importante per la nostra città; i monumenti, gli edifici, il museo sono tutti atti concreti per far conoscere la sua figura ai cittadini e ai turisti>>. La descrizione dei luoghi e la parte esegetica è stata curata dal dott. Giovanni Criscione il quale attraverso le testimonianze di Serafino Amabile Guastella e gli studi dello storico comisano Fulvio Stanganelli ha ricostruito la dislocazione degli ambienti della casa e le abitudini di chi vi abitava. Il museo delle botti, riaperto tante volte e tante vol-

– precari, per ho percepito il sussidio di disoccupazione, perché sto svolgendo “fortunatamente” un progetto POR. La bontà della situazione è data dalla possibilità di vivere momenti che altrimenti non avremmo vissuto, dall’aver conosciuto persone nuove e aver intrapreso con loro un percorso comune, dal far parte di un comitato spontaneo nato per difendere diritti, quale quello nato a difesa della scuola pubblica, dall’aver partecipato fattivamente ad un presidio permanente davanti al provveditorato, dove si è cercato di informare e sensibilizzare, dall’aver manifestato nelle piazze, per ultimo a Messina, urlando un dissenso e reclamando un diritto, quale quello al lavoro, dall’essersi impegnati per la promozione di un Consiglio comunale sulle problematiche della scuola, con un ordine del giorno approvato all’unanimità dove, con rabbia, abbiamo ribadito che la lotta per la scuola è innanzitutto una lotta di civiltà. Per dovere di cronaca, riportiamo che il Consiglio comunale di Modica si è impegnato ad avviare le iniziative più opportune al fine di tutelare i diritti e la salute dei propri cittadini facendo rispettare, in tutte le strutture scolastiche del Comune, le norme vigenti in materia di sicurezza e di vivibilità scolastica; a farsi interprete di tali disagi presso le Istituzioni competenti; ad avviare la costituzione di un tavolo tecnico, coinvolgendo se possibile i comuni limitrofi e la provincia di riferimento, per monitorare le attuali condizioni delle scuole (di ogni ordine e grado) presenti nel territorio, in modo da evidenziare le situazioni irregolari e/o potenzialmente rischiose e cercare, con tutti i mezzi disponibili, di porvi rimedio. Ovviamente bisogna essere realistici e soprattutto non ipocriti: tutto ciò non ripaga la mancanza di un lavoro, ma di certo sono scaturite altre cose degnissime di essere vissute: la forza della passione per un ideale, la percezione di non lasciarsi scivolare tutto addosso, la necessità di avere una coscienza critica, la convinzione che non bisogna abbattersi e demordere, ma agire con risolutezza e determinazione. La battaglia in difesa della scuola pubblica ci fa sentire non spettatori della nostra vita ma un po’attori…forse è più corretto dire semplici comparse, di quelle che si intravedono solo col fermoimmagine ma va bene lo stesso, anche in questo caso “c’è del buono!”.

te richiuso per mancanza di personale interessato a gestirlo e curarlo, è nato grazie al lavoro meticoloso di ricerca e di ricostruzione del prof. Valentino Guccione. Nonostante sia stato un insegnante di inglese, il professore ha deciso di dedicarsi per ventitré anni alla creazione di un museo che permettesse di far conoscere la straordinaria figura di Campailla e l’illustre scuola medica modicana , la più importante della Sicilia del Seicento e di cui il genio era uno dei massimi esponenti. Il museo si compone di due stanze, uno studio medico ricreato dal professore per simulare lo studio dell’epoca e la stanza delle botti “in cui si può ammirare il Campailla vivo”. Ne fa parte anche la ricostruzione di un teatro anatomico dove si svolgevano lezioni pratiche di anatomia, attraverso la vivisezione dei corpi. Un lungo lavoro quello del professore, ma ancora incompleto: egli volge infatti ai modicani l’invito a dedicarsi a questo interessante concittadino, poiché su di lui e le sue opere ancora molto è da scoprire. L’iniziativa si è conclusa con un convegno di alto livello: alla presentazione del Campailla filosofo, scrittore e poeta è seguita una parte scientifica a carattere internazionale dedicata alle neuroscienze. Si è voluto in tal modo dare una dimensione europea alle scoperte del Campailla e restituire a Modica lo splendore di un tempo nella cultura medica.


Il clandestino

Pagina 16 Sport e Libri

Grande successo per la XXI edizione del Memorial “Peppe Greco” Giovanni Lonico

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ome da tradizione la XXI edizione del Memorial “Peppe Greco” non tradisce le attese, e anzi regala agli appassionati dell’atletica leggera due giorni di grande spettacolo. Quest’anno, infatti, oltre all’ormai rinomata gara podistica maschile, tenutasi domenica 26 settembre a Scicli, ritenuta da molti la più importante a livello nazionale su strada, si è svolta a Modica la prima edizione femminile del Memorial, a distanza di 24 ore da quella maschile. Molti i volti noti del mondo dell’atletica che hanno preso parte alla manifestazione, a dimostrazione dell’alto tasso tecnico raggiunto dall’evento, che ormai da diversi anni richiama i migliori atleti del panorama internazionale. In campo femminile, la vittoria è andata alla keniana Sylvia Kibet, vice campionessa mondiale dei 10 mila metri, che ha preceduto le rivali facendo segnare il tempo di 23’32’’47. Seconda classificata è stata l’etiope Ejegayehu Dibaba, mentre terza si è piazzata l’altra keniana Pauline Chewnig. Prima delle italiane è stata Anna Carmela Incerti, bronzo europeo nella maratona, che con il suo tempo di 23’52’’ ha conquistato il premio “Grazia Minicuccio”, come prima italiana giunta al traguardo. Al termine della gara è stata la figlia del compianto

Peppe Greco a premiare la vincitrice, così come è stato il figlio del giornalista Candido Cannavò a consegnare il premio “Candido Cannavò” al presidente della Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso. Prima della gara femminile, la gara amatori aveva visto la vittoria dell’atleta della Running Modica Simone Macauda, davanti a Giuseppe Valetti e ad Antonino Nicosia in campo maschile, mentre tra le donne la vittoria è andata a Federica Pacetto, della Libertas Scicli. La gara amatori che ha preceduto la podistica maschile è stata vinta da Giovanni Veletti, atleta della Road Runner Gela, che sul traguardo ha preceduto il compagni di squadra Carmelo Cannì e Gianluca Carfì. In campo maschile, la vittoria è andata, per il terzo anno consecutivo, al keniano Edwin Soi, medaglia di bronzo nei 5 mila mentri alle Olimpiadi di Pechino 2008, che ha tagliato il traguardo con il tempo di 29’16’’28, precedendo sul traguardo Tariku Bekele, fratello del pluricampione olimpico Kenenisa, e Dennis Masai. Delusione per l’italiano Daniele Meucci, bronzo agli Europei di Barcellona e terzo nella scorsa edizione del “Peppe Greco”. Il premio “Santo Vanasia”, per il migliore atleta siciliano, è andato ad Alessandro Brancato. Grande gioia e soddisfazione da parte

La recensione di Stefano Meli

“Cavalli selvaggi”

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Cormac McCarthy Edizioni Einaudi 2008

agabondare, andare, cavalcare, mordere la vita altrimenti lei lo fa con te, gridare al vento e proseguire il tuo cammino in silenzio verso qualcosa o qualcuno che forse da qualche parte in un luogo lontano ti sta aspettando. Oltrepassare le frontiere in sella al tuo cavallo che è l’unico di cui ti puoi fidare. Ed eccoci qua, lungo stradine tremolanti bruciate dal sole, capanne di fango, agavi polverose e brulle colline sassose all’orizzonte che ti comunicano di stare all’erta ogni secondo. Lungo la sua strada il giovane John Grady incontra qua e la tra le gole rocciose carcasse di mucche morte per la grande siccità con le ossa che vengono fuori nude e biancastre dalla secca e annerita pelle ormai a brandelli. In lontananza l’urlo affamato

del coyote e la notte che si appresta ad arrivare. L’avventura nei romanzi di McCarthy è sempre una estrema lotta per la sopravvivenza dove l’eterna lotta tra uomo e natura si risolve con una inevitabile sconfitta dell’uomo e quindi con una vittoria lacerante della natura. Quest’ultima viene vista dallo scrittore come una natura straordinariamente meravigliosa ma al contempo impietosa e violenta con la quale l’uomo non ha mai nessuna probabilità di uscirne vivo. La bellissima storia raccontata in questo libro prende sicuramente spunto dai grandi classici della letteratura americana, da Jack London a John Steinbeck, da Mark Twain a Jack Kerouac ma la cosa che distingue Cormac McCarthy da loro è questa visione apocalittica ma di assoluto rispetto della natura incontaminata che pervade il libro “Cavalli selvaggi”. Il viaggio è il tema predominante del romanzo. Il viaggio come unico stile di vita possibile in un mondo pieno di restrizioni e di catene, il cammino come conoscenza, come essenza, essere viandanti e respirare. L’amicizia e la galera, le risse e il sudore, non saper mai cosa possa succedere l’indomani e poi i cavalli e le corse oltre il confine, l’alba luminosa e il tramonto malinconico e poi ancora le nuvole lassù e John Grady quaggiù che le insegue con il suo amico Rowlins in cerca di un probabile nobile passato che forse non è mai esistito. Nella leggendaria frontiera fra il Texas e il Messico, tra la città di El Paso e la città di Juarez il romanzo diventa una storia di apprendistato alla vita, una storia superba con un eterno vagabondare di cavalli e cavalieri tra deserti assolati e tremolanti, montagne innevate e pianure verdi le quali si perdono indistintamente

oltre l’orizzonte. L’uomo segue il ritmo della natura e John Grady lacerato ogni legame che lo teneva stretto alla famiglia e alla terra sella il suo cavallo e va, parte seguendo un’antica pista che porta alla frontiera con il Messico e poi ancora più in là sempre più lontano, sempre in viaggio, sempre in compagnia della polvere, della strada, delle nuvole. Inevitabilmente il romanzo diventa anche un racconto di incontri tra uomini e donne accomunati da un destino comune, inseguire la vita e la morte con lo sguardo proteso sempre e solo in avanti. Bandidos, ladri di cavalli, contrabbandieri, poliziotti, vaqueros, operai messicani, uomini barbuti dallo sguardo misterioso sono un degno sfondo a “cavalli selvaggi”. Vi posso assicurare che pagina dopo pagina avvertite veramente il sudore di questi personaggi, sentite veramente la stanchezza per la lunga strada percorsa a cavallo, respirate veramente con John Grady l’aria che pervade le sterminate pianure percorse in largo e in lungo. La polvere portata dal vento veramente vi annebbierà la vista. Mentre scrivo questa piccola recensione mi viene in mente un disco che sarebbe perfetto quale colonna sonora per questo libro, senza alcun dubbio sarebbe perfetto sia per i suoni sia per la voce cavernosa di John Campbell, “One Beliver” è il titolo del disco e penso proprio che Cormac McCarthy e John Campbell hanno qualcosa in comune, qualcosa di veramente importante. L’unica differenza è che uno scrive e l’altro canta e suona. Bene gentili signori non resta altro che partire verso la frontiera, prepariamoci bene perché durante il viaggio farà freddo e la strada da percorrere sarà lunga, vi assicuro che sarà molto lunga.

AAA Cercasi sponsor Gentili lettori, cerchiamo sponsor per finanziare il nostro giornale. Ci servono per mantenere questi quattro fogli vivi e vegeti, per poter ancora contribuire umilmente per un’informazione libera e indipendente.

dell’organizzazione, dell’associazione Peppe Greco e degli enti comunali, che nella circostanza sono riusciti a fare sistema e a rendere ancora più ricco e denso di emozioni il programma del Memorial. Positiva anche la risposta del pubblico presente sia a Modica che a Scicli, che ancora una volta ha confermato, se ce ne fosse di bisogno, che il Memorial “Peppe Greco” è ormai un cult dell’atletica internazionale.

Un saluto a Ludwuig Fatima Palazzolo

T

ra i libri più commoventi, per la verità e la sincerità degli affetti, di Franco Antonio Belgiorno annoveriamo I Guardiani di nuvole, un insieme di brevi storie, una galleria di personaggi umili, semplici, di quelli che non troveremmo mai in un libro di storia con la S maiuscola. Ciccio Belgiorno ricorda Neli Scaccia, Angiledda, Cignalenta, Giurginu, U cavaleri Poidomani, Calaciuni e altri. Tramite il suo libro li consegna a noi, molti di questi noi non li ricordiamo tra i vicoli di Modica, sebbene essi facciano degnamente parte del patrimonio storico – leggendario della città, perché chi non ha sentito qualche aneddoto su Neli Scaccia e sul suo lessico arguto e licenzioso? Questi personaggi citati nel libro, come tanti altri, appartengono al tessuto cittadino e ogni città ha i propri. E se non abbiamo conosciuto, appunto, quelli menzionati da Belgiorno anche noi, ora, abbiamo in qualche modo i nostri; personaggi che vivono ai margini della società, che definiremmo borderline, persone che suscitano nella gente sentimenti diversi e contrari: c’è chi li guarda con sdegno, chi con compassione, chi con invidia per la loro spensieratezza, chi con tenerezza, chi con indifferenza, chi con falso buonismo. In questa circostanza ci piace ricordare una coppia: i clochard tedeschi Ludwig e Rosamarie. Per anni li abbiamo visti, seduti compostamente insieme, in attesa di una semplice elemosina. Lui è morto qualche mese fa, ricoverato in ospedale a causa di un eccesso di alcool, poi deceduto pare a causa di un infarto, lei dopo la morte del marito è scomparsa, sembra che avesse sempre espresso la sua incapacità a vivere senza il marito; non sappiamo se nel frattempo sia stata ritrovata. In fondo c’eravamo abituati a vederli sempre nel solito angoletto di Corso Umberto, lei con un cestino e un sorriso, lui con i suoi baffi grigi e i suoi quadri. La morte di Ludwig è stata annunciata alla città tramite un manifestino funebre che ci ha suscitato tenerezza perché a firmarlo erano Aristide, Karletto e altri amici. Esso ci è sembrato la prova tangibile della solidarietà vera tra “poveri”, della veridicità possibile nei rapporti, della spontaneità di un gesto non retorico, che invece a volte rischia di diventare ritualistico e abitudinario. Il manifestino è stato il segno di un dolore senza fronzoli e false apparenze e a suoi “amici” ci associamo nel salutare Ludwuig.

A Miniminagghia “è virdi e nun è erba, è russu e nun è focu, è acqua e nun è funtana” (Soluzione numero precedente: L’occhio)

Contiamo su di voi. Il futuro di questo giornale passa anche da voi!

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