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Spedizione in A.P. - 45% art. 2 Comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Firenze - Settimanale -

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Fondato il 15 dicembre 1969

Nuova serie - Anno XXXV - N. 35 - 6 ottobre 2011

SCUDERI CI INSEGNA COME RESTARE IRRIDUCIBILMENTE FEDELI AL MARXISMO-LENINISMO-PENSIERO DI MAO Il primo intervento pubblicato è quello di Patrizia da Catania

LA VERITÀ NASCOSTA DALLA DESTRA E DALLA “SINISTRA” BORGHESE

di Federico Picerni

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Berlusconi è il nuovo Mussolini. Va abbattuto dalla piazza

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Un progetto riformista e anticomunista che vuole rilanciare la fallimentare “democrazia partecipativa” delle giunte antipopolari Bassolino e Iervolino

IL “LABORATORIO NAPOLI E DELLA COSTITUENTE DEI BENI COMUNI” DI DE MAGISTRIS E LUCARELLI E’ UNA TRAPPOLA PER RIDARE CREDIBILITA’ ALLE AMMINISTRAZIONI DELLA “SINISTRA” BORGHESE IL PMLI PROPONE, IN ALTERNATIVA, IL SOCIALISMO E LE ISTITUZIONI PAG. 6 RAPPRESENTATIVE DELLE MASSE FAUTRICI DEL SOCIALISMO AL COMIZIO DI VENEZIA

Bossi invoca la secessione Il caporione della Lega designa il figlio Renzo suo successore e promuove Calderoli suo “braccio destro” a Roma. Minacce fasciste ai giornalisti

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Colpo di mano della leader riformista di destra

CAMUSSO FIRMA IL FAMIGERATO ACCORDO DEL 28 GIUGNO SENZA CONSULTARE GLI ISCRITTI CGIL DOPO AVERGLI CHIESTO DI RITIRARE LA FIRMA, LA SINISTRA DELLA CGIL LA RITIENE: “DECISIONE SBAGLIATA E GRAVE”

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STANDARD & POOR’S DECLASSA L’ITALIA. CONFINDUSTRIA SCARICA IL GOVERNO. NAPOLITANO INVOCA L’“UNITÀ PER LA CRESCITA” PAG. 3

MILANO

Importante riunione di studio sulla linea giovanile del PMLI PAG. 10

“Il Bolscevico” IL PARLAMENTO in PDF sul sito del PMLI NERO E CORROTTO

Coinvolto nello scandalo P4

NEGA L’ARRESTO DI MILANESE PAG. 5

Forte sostegno di Di Matteo PAG. 10


2 il bolscevico / regime neofascista

N. 35 - 6 ottobre 2011

LA VERITÀ NASCOSTA DALLA DESTRA E DALLA “SINISTRA” BORGHESE

Berlusconi è il nuovo Mussolini. Va abbattuto dalla piazza Berlusconi è politicamente “finito”, è “ricattabile”, è “incapace di governare” perché occupato unicamente a coprire i suoi scandali sessuali e a risolvere i suoi guai giudiziari: deve perciò “fare un passo indietro” per consentire la nascita di un nuovo governo “di salvezza nazionale”, oppure le elezioni anticipate. Questa in sostanza è la posizione che la “sinistra” borghese, da Bersani a Vendola, su cui concordano anche Di Pietro e Ferrero, ripete come un mantra nell’illusione che si traduca in realtà: o per un abbandono spontaneo del campo da parte del neoduce, o per un passo falso in qualche passaggio parlamentare, oppure ancora per una delle sue tante pendenze giudiziarie che finalmente lo tolgano di mezzo inchiodandolo alle sue responsabilità. Da parte sua il neoduce se ne ride di tutto ciò, e tira dritto sfidando tutti, persino i vescovi italiani che l’hanno abbandonato per la “questione morale”, a schiodarlo dalla poltrona su cui si è abbarbicato, forte della risicata eppure incrollabile maggioranza parlamentare di nominati, corrotti e inquisiti che si è comprato a suon di milioni e di prebende e del patto di sangue col caporione della Lega neofascista, secessionista e razzista Bossi, il quale sa benissimo che la caduta di Berlusconi segnerebbe anche la sua e aprirebbe la guerra tra i suoi gerarchi, Maroni in testa, per la sua successione. L’alleanza con la Lega è solida, l’economia è salva dopo l’approvazione della manovra, il governo ha la fiducia del parlamento e durerà fino al 2013, facendo tutte le riforme economiche e costituzionali che ha in programma fin dal 1994: questa è la risposta strafottente del neoduce all’“opposizione” parlamentare che continua inutilmente a chiedere le sue dimissioni. Assurdo quindi sperare in un “passo indietro spontaneo” di Berlusconi, magari favorito da un “nuovo 25 luglio” dall’interno del

cambiarle secondo la sua convenienza, corrompendo anche magistrati e testimoni, le inchieste e i procedimenti giudiziari a suo carico vanno invariabilmente incontro all’archiviazione, all’avocazione da parte di qualche procura compiacente con relativo insabbiamento, o alla prescrizione.

La forza per cacciare Berlusconi c’è

Roma, 6 settembre 2011. Il cartello del PMLI tra i manifestanti per lo sciopero generale indetto dalla CGIL

PDL per formare un nuovo governo di “centro-destra” con un altro premier, come auspica Casini e di cui si accontenterebbe anche il PD. Anche l’eventualità di essere sfiduciato dal parlamento è assai improbabile, come hanno riconfermato ultimamente l’assoluzione di Milanese e l’annuncio che il salvagente della Lega sarà replicato anche per il ministro inquisito per rapporti di mafia, Romano. Anzi il neoduce, forte della copertura politica del nuovo Vittorio Emanuele III, Napolitano, che teme una sua caduta in piena crisi finanziaria e che perciò non cessa di invocare la “coesione” attorno al governo e alla sua politi-

ca economica stangatrice, rialza la posta e ne approfitta per mettere all’ordine del giorno insieme alle ulteriori stangate in cantiere per la “crescita”, tutta una serie di leggi neofasciste “urgenti”, come la legge-bavaglio sulle intercettazioni, quella sul “processo lungo”, quella sulla “prescrizione breve”, la controriforma della giustizia, le “riforme istituzionali” e quant’altro torni utile a lui e al suo alleato Bossi. Quanto ad una caduta per mano giudiziaria i fatti hanno fin qui dimostrato che finché il neoduce è al governo e controlla il parlamento, e può quindi infischiarsi delle leggi, intralciarle e addirittura

Comunque, anche ammesso e non concesso che qualcuna o più d’una di queste ipotesi si realizzasse, non vorrebbe affatto dire che il Paese si sarebbe liberato per sempre di Berlusconi, e soprattutto del berlusconismo. Eppure la forza c’è per abbattere Berlusconi e imprimere una svolta radicale nel Paese. Lo dimostra la crescente ribellione alla sua politica di massacro sociale per scaricare la crisi economica e finanziaria del capitalismo sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari: come lo straordinario successo dello sciopero generale della CGIL del 6 settembre scorso contro la stangata governativa da 55 miliardi, e come l’assedio al parlamento dei “sindacati di base”, dei precari e degli studenti durante l’approvazione della manovra, mentre si sta preparando la manifestazione nazionale del 15 ottobre a Roma che già si annuncia di grande forza e partecipazione. E allora perché la “sinistra” borghese non appoggia e utilizza questa forza per dare la spallata decisiva a Berlusconi e al suo governo neofascista? Perché non solo condanna ogni manifestazione di piazza antigovernativa che esca anche minimamente dai binari della legalità borghese e della inoffensiva dimostrazione pacifica, ma è arrivata perfino ad attaccare lo sciopero del 6 settembre con un documento di una minoranza consistente del PD e co-

munque a rifiutarsi ufficialmente di parteciparvi come partito? Perché si ostina a rifiutare e condannare la lotta di piazza per buttare giù Berlusconi e fermare il massacro sociale, mentre invece insiste a pietire le sue dimissioni per i suoi scandali e il discredito internazionale che ha attirato sull’Italia, che pure ci sono e sono da condannare e perseguire, ma che non sono da considerare i soli e i più gravi dei suoi crimini? Questo è il punto. Berlusconi va abbattuto per i suoi crimini politici, sociali e istituzionali, i tanti già commessi e quelli che si propone ancora di realizzare. Ma la “sinistra” borghese liberale, compresi i trotzkisti, di tutto lo accusa meno che di quelli. In che cosa si contrappone, infatti, nella sostanza, la politica del PD da quella del governo, per quanto riguarda la politica economica liberistica, le “riforme istituzionali”, la politica estera, ecc.? Dove stanno, per esempio, le differenze sostanziali con la politica di massacro sociale del governo riguardo all’entità della manovra di lacrime e sangue (i famigerati saldi che non si toccano!), sui tagli alle pensioni, sulle liberalizzazioni e privatizzazioni, sulla promozione delle “grandi opere” che devastano l’ambiente (vedi la posizione vergognosa sulla TAV), e così via?

Un “nuovo 25 luglio” o un nuovo 25 Aprile? Il fatto è che neanche il PD mette in discussione il sistema capitalistico e le ricette antipopolari e le controriforme costituzionali neofasciste, presidenzialiste, federaliste e liberiste per “salvarlo” dalla crisi. Tant’è vero che ha lasciato passare la manovra senza opporre la minima resistenza, inchinandosi come un cagnolino agli ordini di Napolitano di non intralciarne l’approvazione lam-

po in parlamento. Ecco perché il partito liberale di Bersani preferisce accusare Berlusconi per il suo comportamento immorale piuttosto che per i suoi misfatti politici, istituzionali, parlamentari, sociali e sindacali. Dando a bere che basti che Berlusconi si faccia da parte per rimettere il Paese sul giusto binario. Ed ecco perché la “sinistra” borghese, in questo in piena complicità con la destra, nasconde la verità fondamentale che sta al fondo di tutto ciò: siamo in un regime neofascista e Berlusconi è il nuovo Mussolini. Altrimenti dovrebbe ammettere per coerenza che per abbatterlo ci vuole non un illusorio colpo di palazzo, come fu il 25 luglio per Mussolini e il fascismo, magari per un “governo di emergenza” alla Ciampi in attesa di un futuribile governo del “nuovo Ulivo”, bensì un nuovo 25 Aprile e la lotta di piazza, da subito, per spazzare via Berlusconi ma anche tutto ciò che è stato da lui realizzato in questi anni e quello che ha ancora in serbo per il Paese. La “sinistra borghese” non può e non vuole dirlo, e per questo si assume una grave responsabilità storica. Noi invece lo gridiamo forte, con le parole del compagno Giovanni Scuderi, pronunciate nel discorso per la commemorazione del 35° anniversario della scomparsa di Mao, invitando “tutte le forze politiche, sindacali, culturali, religiose, antifasciste a unirsi per abbattere Berlusconi, il nuovo Mussolini e il principale massacratore sociale. Non possiamo certo aspettare la scadenza della legislatura nel 2013 perché egli può causare altri e più gravi danni al popolo e al Paese e rivincere le elezioni”. Un nuovo 25 Aprile si impone con urgenza per abbattere il nuovo Mussolini e il suo governo neofascista! Poi ognuno andrà per la propria strada, e il PMLI proseguirà la sua fino alla conquista dell’Italia unita, rossa e socialista.

SENATO E CAMERA NERI RIFINANZIANO LE MISSIONI IMPERIALISTE ITALIANE

Il finanziamento delle spese delle guerre imperialiste italiane è l’unico capitolo di spesa pubblica che in Italia aumenta, tra gli ingenti tagli alla spesa sociale che hanno colpito tutti i settori di vitale importanza per le masse popolari, dalla sanità, alla scuola ai trasporti, contenuti nelle recenti stangate. Infatti, dopo il via libera del Senato del 26 luglio, anche la Camera nera il 2 agosto ha approvato definitivamente il decreto legge per il rifinanziamento delle spese militari, che è stato convertito in legge ad ampissima maggioranza. I sì sono stati 493, solo 22 i no e 15 gli astenuti. Votano a favore compatti PDL, Lega, Popolo e territorio, UDC e PD. L’unico partito che ha votato contro il provvedimento è stato l’IDV, mentre i Radicali si sono astenuti. Per il secondo semestre 2011, il provvedimento stanzia 744 milioni di euro, la spesa complessiva per l’anno ammonta a un centinaio di milioni di euro in più rispetto

Napolitano frena sul ritiro dei militari dagli scenari di guerra. A fronte dei micidiali tagli alla spesa pubblica aumentano vertiginosamente gli stanziamenti per micidiali e sempre più sofisticati armamenti militari all’anno scorso. Sono seicento milioni in più rispetto a qualche anno fa, denunciano alcune organizzazioni pacifiste. Sommando infatti agli 811 milioni di euro spesi nel primo semestre, i 744 stanziati per la seconda metà ed i 52 milioni per il reclutamento di personale militare per il 2011, otteniamo – calcolano alcune organizzazioni pacifiste - 1.607 milioni di euro complessivi. Si tace da ogni parte su questa cifra enorme. Se solo fossero tagliati i fondi pubblici alle sanguinose guerre imperialiste italiane, camuffate da “missioni di pace”, si alleggerirebbero notevolmente le ricadute della crisi sulle masse lavoratrici e popolari italiane e si impedirebbe il massa-

cro di popolazioni inermi in giro per il mondo. Aumentano anche le spese per fronteggiare, peraltro in maniera criminale, gli “effetti collaterali” della guerra di aggressione. In particolar modo, il ministro degli interni Maroni, Lega, avrebbe dato via libera al varo del decreto del governo ad inizio luglio solo dopo aver ottenuto dal Consiglio dei ministri un’ordinanza che assegna 440 milioni di euro alla Protezione civile per “gestire” l’emergenza profughi, provocata dalle rivolte in Africa del nord e dall’aggressione militare alla Libia, e il prolungamento del pattugliamento delle navi della Marina Militare contro i profughi di guerra davanti alle co-

ste africane fino al 31 dicembre. Il cosiddetto (dal governo) piano di riduzioni, tanto pubblicizzato dal ministro della guerra, il fascista La Russa, PDL, fa riferimento unicamente al ritiro di duemila militari da alcuni scenari di guerra e della nave Garibaldi dalla Libia entro l’anno. La riduzione più forte riguarda il contingente di stanza in Libia, che passerà dalle 1.970 alle 1.086 unità (844 militari in meno). Nessuna riduzione è prevista invece per quanto riguarda la partecipazione dell’Italia all’aggressione militare all’Afghanistan. La Russa, inoltre, precisa che per quanto riguarda la Libia “si tratta di una diminuzione di uomini conseguente esclusivamen-

te ai risultati raggiunti: non c’era più bisogno della nave Garibaldi perché non esiste più la minaccia degli aerei di Gheddafi”. In parole povere la fase più intensa e costosa dell’assalto militare alla Libia è passata, ma il territorio non viene liberato per nulla dal calcagno imperialista del governo Berlusconi. Persino il rinnegato presidente della repubblica Napolitano frena sul ritiro delle truppe: “ipotesi di riduzioni dei contingenti che vanno decise di concerto con l’Onu e con gli organismi internazionali perché solo così possono essere effettive’’, ridimensionando la propaganda governativa sul presunto taglio delle “missioni” all’estero dei militari italiani.

Fatto sta che, al di là della propaganda falsa e fuorviante circa l’impegno dell’esercito all’estero, le spese militari aumentano vertiginosamente. Alla luce della politica aggressiva dell’Italia imperialista di Napolitano e Berlusconi, i ritocchi alla spesa per il personale militare si spiegano unicamente con l’obbiettivo di aumentare gli stanziamenti per il nuovo modello di esercito professionale, superequipaggiato con armi modernissime. Infatti è prevista nei prossimi anni la spesa di 16 miliardi per acquistare 131 bombardieri invisibili F-35, e di centinaia e centinaia di milioni per aerei attrezzati per il trasporto di micidiali testate nucleari, di elicotteri, fregate, sottomarini, veicoli corazzati, per l’ammodernamento dei Tornado. E tutto ciò diventa ancor più insopportabile alla luce del fatto che in Italia le masse popolari sono allo stremo. L’unica soluzione è sollevare la piazza per abbattere il massacratore sociale!


interni / il bolscevico 3

N. 35 - 6 ottobre 2011

AL COMIZIO DI VENEZIA STANDARD & POOR’S DECLASSA L’ITALIA. CONFINDUSTRIA Bossi invoca SCARICA IL GOVERNO. NAPOLITANO la secessione INVOCA L’“UNITA’ PER LA CRESCITA” “Il governo ha sempre ottenuto la fiducia del parlamento dimostrando così la solidità della propria maggioranza. Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche”: il 20 settembre, con questa nota stizzita di Palazzo Chigi, Berlusconi ribatteva immediatamente alla notizia che l’agenzia internazionale di rating, Standard & Poor’s, aveva declassato l’outlook (valutazione prospettica) sul debito pubblico dell’Italia da “stabile” a “negativo”, facendo scendere il giudizio sulla sua solvibilità finanziaria un altro gradino al di sotto della Spagna. A detta dell’infuriato neoduce quello di S&P sarebbe stato un “disegno preciso” di certi “circoli anglofoni” interessati a speculare sull’euro. Ma per quanto i voti delle agenzie di rating non siano da prendere per oro colato (basti pensare che avevano occultato l’imminente fallimento della Leman Brothers, per sospettare di loro), dato che anch’esse sono parte integrante di quel circuito finanziario-speculativo internazionale su cui dovrebbero vigilare, il declassamento dell’Italia da parte di S&P suona comunque un ulteriore campanello d’allarme che non può essere semplicemente respinto al mittente con un “tutto va bene madama la marchesa” come fa l’inquilino di Palazzo Chigi. Tant’è vero che lo hanno preso invece molto sul serio i mercati finanziari, facendo subito schizzare il differenziale tra i titoli di Stato

tedeschi e quelli italiani quasi a quota 400.

I “consigli” di Standard & Poor’s Da parte sua Standard & Poor’s ribatteva imperturbabile alle accuse scomposte del governo che le sue sono “valutazioni apolitiche e prospettiche del rischio di credito fornite agli investitori”. Anzi aggiungeva che nei prossimi 1218 mesi l’Italia rischia un nuovo taglio del rating se non ci sarà un aumento della crescita economica, e suggeriva anche la sua “ricetta” per evitare un tale scenario: niente patrimoniale, perché “le famiglie potrebbero decidere di spostare i capitali fuori dal Paese”. Avanti a tutta forza invece con maggiore flessibilità del mercato del lavoro e con liberalizzazioni e privatizzazioni. Insomma, manco a dirlo, anche per S&P il declassamento dovrà essere pagato dai lavoratori e dalle masse popolari. Anche Napolitano prendeva molto sul serio il declassamento dell’Italia decretato da S&P, cogliendo anzi la palla al balzo per rilanciare il suo ormai ossessivo ritornello della “coesione nazionale” per fronteggiare la crisi: “Occorre un pacchetto, un insieme di misure. Sento parlare di un piano anche pluriennale; insomma, occorre una piattaforma meditata che nasca da consultazioni ampie per un rilancio della crescita”, dichiarava infatti commentando la notizia mentre visitava una mostra a Roma. Cioè il nuovo Vittorio Emanuele III esorta tutti a so-

stenere il nuovo Mussolini e la sua politica di massacro sociale almeno finché non sarà passata la tempesta finanziaria e il capitalismo italiano non sarà tratto in acque più tranquille.

L’ultimatum di Marcegaglia Appena un paio di giorni dopo anche Emma Marcegaglia impugnava il declassamento dell’Italia per lanciare un vero e proprio ultimatum al governo: “Non è più tollerabile una situazione di stallo”, una situazione “in cui si vivacchia”, ha detto la presidentessa parlando all’assemblea della Confindustria a Firenze. “Se il governo è disponibile a parlare con noi di grandi riforme noi siamo pronti a ragionare. Se invece il governo vuole andare avanti su piccole cose di manutenzione non siamo interessati, non siamo più disponibili”. Col che scaricava il governo Berlusconi solo pochi giorni dopo aver incassato il varo della sua manovra da massacro sociale. E a sottolineare la nuova presa di distanza dall’esecutivo ha poi illustrato il “manifesto” confindustriale per la crescita, snocciolando le “riforme” urgenti che il governo si deve impegnare tassativamente a varare entro i prossimi giorni, oppure deve farsi da parte: misure di riduzione del carico fiscale sulle imprese, liberalizzazioni delle professioni, privatizzazioni dei beni pubblici e riduzione delle partecipazioni pubbliche nell’economia, introduzione del principio della

libera concorrenza nella Costituzione, sblocco delle grandi opere, riduzione delle spese dei ministeri, e soprattutto il “superamento” delle pensioni di anzianità anticipando di un anno, al prossimo gennaio, l’adeguamento dell’età pensionabile all’indice di aspettativa di vita, anche per le donne. A sostegno di questo “manifesto delle imprese per salvare l’Italia” Marcegaglia chiama anche i vertici sindacali nel quadro di un nuovo patto sociale le cui basi sono già state gettate dall’accordo sulla contrattazione e la rappresentanza sindacale ratificato (senza la consultazione dei lavoratori) anche da Susanna Camusso. In cambio la presidente degli industriali offre la disponibilità a una mini patrimoniale dell’1,5 per mille (sic). Da parte sua il nuovo Mussolini ha fatto sapere che sta preparando, coadiuvato dai suoi fidati gerarchi Sacconi, Brunetta e Romani, un pacchetto di misure “per la crescita” che vanno in direzione di quanto chiesto dagli industriali. E in cui, c’è da scommetterci, infilerà sicuramente condoni tombali, provvedimenti utili ad ingrassare le sue aziende e quant’altro serva a rafforzare i suoi poteri. A questo scopo ha preso direttamente lui le redini della faccenda emarginando Tremonti, che non vede l’ora di cacciare dal governo o quantomeno ridimensionare nei suoi poteri, per avere completa mano libera nel gestire la politica economica del governo secondo i propri interessi e disegni politici.

Sponsorizzato dalle Coop il giro della “padania” LA “CORSA” VOLUTA DALLA LEGA FASCISTA, RAZZISTA E XENOFOBA

Durissime proteste da parte delle masse popolari. Solidarietà del PMLI A settembre, tra proteste vibranti e contestazioni, si è svolto il vergognoso giro di “padania” voluto dalla Lega fascista, razzista e xenofoba, e in particolare dal senatore Michelino Davico, per rilanciare la sua nefasta politica all’interno del governo del neoduce Berlusconi coprendola dietro questa “corsa”. Nella zona del cuneese, a Savona, a Rovereto e a Piacenza le proteste più dure con blocchi stradali, scontri con le “forze dell’ordine” e lancio di puntine sul manto stradale per bloccare i ciclisti. Il gravissimo evento è stato possibile anche grazie alla sponsorizzazione delle cooperative cosiddette “rosse”, le stesse che da anni finanziano le feste prima del PCI, poi del PDS, dei DS e in ultimo del PD. Si tratta di due veri e propri colossi del mondo cooperativo dell’Emilia-Romagna, ossia le imprese di costruzione Coopsette e Unieco a sponsorizzare il famigerato giro promosso dalla Lega Nord. Le due mega cooperative di costruzioni, con sede a Reggio Emilia e fattura-

ti importanti in Italia e all’estero, hanno deciso di mettere mano al portafogli e finanziare l’iniziativa promossa dal Carroccio tramite regolarissimi contratti di sponsorizzazione. A confermarlo senza pudore è il vice presidente di Coopsette, Flavio Ferrari: “Siamo un’impresa dalla mentalità aperta e non ci spaventa sponsorizzare eventi come la festa del Pd, il meeting di Comunione e Liberazione a Rimini oppure il Giro della Padania”. A confermare la cosa è il deputato leghista di Reggio Emilia Angelo Alessandri, che è anche presidente dalla commissione ambiente e lavori pubblici della Camera: “Il Giro di Padania è una bella opportunità. Gli sponsor sono stati cercati dal territorio e sul territorio, attraverso Province e Regioni che si sono mosse e hanno chiesto a vari soggetti economici. Coopsette e Unieco? Sono state individuate dal comitato promotore, che non è neanche tutto targato Lega Nord. Da dove siano arrivate queste sponsorizzazioni non ci interessa. A noi interessa

Una delle numerose contestazioni che hanno cercato di ostacolare il cosiddetto “giro della padania”. Sul cartello il parallelo tra le olimpiadi naziste del 1936 e il giro promosso dalla Lega secessionista

che sia stato svolto l’evento. Niente di politico. Peccato che qualcuno non lo capisca e strumentalizzi la cosa”. Tutt’altro che “niente di politico” o tentativi di “strumentalizzazione”! Il giro della “padania” è una grande operazione politicoeconomica che vorrebbe far accettare tra la popolazione un’entità politica che non esiste altro che nella politica razzista e secessionista della Lega di Bossi. Ancor più grave è la partecipazione

delle Coop “rosse” nonché il silenzio connivente del PD, sempre più corrotto dal sistema capitalista fino ad essere compiacente con il neoduce Berlusconi e i suoi compari. Dal canto nostro esprimiamo solidarietà ai denunciati dalle “forze dell’ordine” del ministro fascio-leghista Maroni, rei di aver protestato, fermato e bloccato questa ignobile farsa che nulla ha a che fare con un evento sportivo.

Il caporione della Lega designa il figlio Renzo suo successore e promuove Calderoli suo “braccio destro” a Roma. Minacce fasciste ai giornalisti

Protetto dalle “forze dell’ordine” agli ordini di Maroni, che il giorno precedente avevano blindato la città e caricato selvaggiamente i manifestanti anti-lega ed anti-governativi, il neofascista, golpista, razzista e xenofobo Umberto Bossi, dal palco allestito per la 15a volta sulla Riva degli Schiavoni a Venezia, dinanzi a non più di 5mila persone, ha invocato nuovamente la secessione, per via referendaria o con le armi. Un “comizio”, provocatorio quello pronunciato il 19 settembre scorso dal caporione leghista, intriso del consueto triviale odio antimeridionale e di una demagogia populistica sempre più simile a quella di Goebbels. Un comizio assai pericoloso, con toni da guerra secessionista, da non sottovalutare. Soprattutto dal punto di vista tattico. Bossi ha infatti provato a porre un arginare alla crisi di consensi nel suo elettorato, cercando peraltro di prendere tre piccioni con una fava. 1) Spostare, con le invettive contro il Sud, l’attenzione della propria base in subbuglio per l’operato del governo. Si temevano infatti contestazioni “interne” per l’arrivo di gruppi di ‘epurati’ dalle segreterie locali, rei di avere dato segnali di non poterne più dell’appoggio incondizionato dei dirigenti, dei parlamentari e dei ministri della Lega al puttanaio della “Roma ladrona” del plurinquisito neoduce Berlusconi, Bossi non lo ha citato neanche una volta, tanto più dopo l’approvazione della manovra di lacrime e sangue, ed in vista del voto contrario della Lega all’arresto del braccio destro e consigliere politico del ministro Tremonti, Marco Milanese, accusato di corruzione, associazione a delinquere e rivelazione di segreti d’ufficio. 2) Rilanciare apertamente, dopo l’ultima rivendicazioneprovocazione dello spostamento dei Ministeri al Nord, “la svolta” secessionista per fare a pezzi definitivamente l’Italia: sganciare il più rapidamente possibile il Nord dal Mezzogiorno d’Italia, agganciare l’area più industrializzata del paese alle economie trainanti, e lasciare quella più sottosviluppata alla deriva verso il Terzo Mondo. Un infame e criminale progetto eversivo, che ha fatto passi da gigante negli ultimi due decenni, in quanto sostenuto ufficialmente della “Fondazione Agnelli” e dai circoli economici e finanziari del Centro-Nord d’Italia è sposato anche dal “centro-sinistra”. 3) Porre fine alle divisioni e alle diatribe (vere o presunte) tra i candidati alla sua successione. Sul palco galleggiante sono rimasti infatti defilati “maroniani” e “cerchi magici” – ed è apparso sempre ben visibile - Renzo Bossi, detto “il trota”, che aveva ricevuto, qualche giorno prima, dal padre una prima investitura sulle rive del

Po, alla maniera medioevale. La squallida parata organizzata dal padre-padrone della Lega a Venezia, è servita per confermare ufficialmente l’investitura nepotistica del figlio, alla maniera della mafia, con tanto di santini e di ampolla. Non a caso attorno al caporione e al figlio del caporione, per legittimare l’evento, c’erano gli altri gerarchi in camicia nero-verde: il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, i capo-gruppo Reguzzoni e Bricolo, i governatori Cota (Piemonte) e Zaia (Veneto) il neopodestà di Treviso, Gianpaolo Gobbo (rinviato a giudizio per banda armata), la vicepresidente della Senato Rosy Mauro, il sottosegretario Francesca Martini. A dispetto delle illusorie aspettative della opposizione di burro del PD di Bersani, veri contrasti tra i capibastone Calderoli e Maroni non ce ne sono stati. Anzi: ‘’ci hanno spaccato i coglioni i giornalisti che continuano a scrivere che nella Lega ci sono divisioni’’ ha tuonato paonazzo Calderoli, senza lesinare di vomitare un po’ di bile su quei sindaci leghisti, tentati in questi giorni dal prendere parte alle proteste di piazza contro gli spaventosi tagli agli enti locali, come i neopodestà di Verona, Flavio Tosi, e quello di Varese, Attilio Fontana. “Sono fratelli coltelli” li ha bacchettati, forte della promozione a “braccio destro” di Bossi a Roma: ‘’Polvere siete e polvere ritornerete. Io, Maroni, gli altri non saremmo un cazzo senza Bossi’’. Che scoperta! La novità semmai è che tra le righe dei comizi di Venezia si è potuto leggere una chiara divisione dei compiti nel “gran consiglio del fascismo”: al neoduce Berlusconi il compito di aggredire e minacciare i magistrati che fanno il loro dovere, e di proteggere con l’immunità parlamentare gli indagati per mafia, associazione segreta o corruzione. A Maroni quello di pestare i manifestanti (operai, studenti, precari, pensionati, ambientalisti e chiunque osa protestare in maniera dura e combattiva contro il governo nelle piazze), e di imprigionare gli immigrati, lasciandoli affogare all’occorrenza. A Bossi e Calderoli il compito di minacciare e imbavagliare la base della Lega, i sindaci non allineati e soprattutto i giornalisti. “Lo dico ai giornalisti: prima o dopo piglierete una mano di botte, non ci distruggerete con i vostri insulti” minacciava il 25 settembre dal palco di una festa del partito nel Varesotto. La parola passa ora alla piazza, al popolo, unito, dal Nord, al Centro al Sud. Tutti a Roma il 15 ottobre per spazzare via per sempre il governo fascio-legista del massacro sociale e dell’abbandono del Sud e tutti i suoi lacchè!


4 il bolscevico / classe operaia

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Colpo di mano della leader riformista di destra

CAMUSSO FIRMA IL FAMIGERATO ACCORDO DEL 28 GIUGNO SENZA CONSULTARE GLI ISCRITTI CGIL DOPO AVERGLI CHIESTO DI RITIRARE LA FIRMA, LA SINISTRA DELLA CGIL LA RITIENE: “DECISIONE SBAGLIATA E GRAVE” Proprio in vista della riunione del direttivo nazionale tenutosi il 9 settembre, il Comitato centrale della FIOM, con un documento votato a larga maggioranza, aveva chiesto alla CGIL di ritirare la sua adesione sull’accordo interconfederale sul modello contrattuale e la rappresentanza sindacale del 28 giugno divenuto, di fatto, “carta straccia” a seguito della decisione del governo di inserire nella manovra l’articolo 8 i cui contenuti sono finalizzati a cancellare il contratto nazionale e lo Statuto dei lavoratori, a distruggere l’insieme dei diritti dei lavoratori; per giunta con il consenso di Confindustria e di CISL e UIL. Una richiesta questa rafforzata dallo straordinario successo di partecipazione allo sciopero generale del 6 settembre. Susanna Camusso, segretario generale della Confederazione, e dietro di lei la maggioranza del direttivo hanno fatto orecchie da mercante: pur esaltando il risultato della

mobilitazione, pur continuando a rivendicare la cancellazione dell’articolo 8 della manovra, in modo contraddittorio e perdente, hanno confermato il giudizio positivo e la volontà d applicarlo. Non solo, hanno rifiutato la proposta ragionevole e precauzionale, avanzata dagli esponenti della sinistra organizzati ne “La CGIL che vogliamo” di sospendere ogni decisione per verificare la disponibilità di Confindustria e di CISL e UIL per richiedere unitariamente al governo di togliere l’articolo contestato e comunque per concludere la consultazione tra gli iscritti e i lavoratori sul suddetto accordo. Nella sua relazione, la Camusso questa posizione l’ha giustificata così: “L’articolo 8 della manovra è stato fortemente voluto dal ministro del Lavoro e dal governo come reazione e negazione – ha affermato in modo assai discutibile – dell’accordo del 28 giugno. È dunque evidente – ha

“L’Unità” del 23 settembe, a pochi giorni dalla ratifica dell’accordo del 28 giugno nella sede della Confindustria ha disinformato i lettori presentando come appianate tutte le contestazioni da parte della FIOM e quelle interne alla stessa CGIL

aggiunto mentendo – che l’ipotesi d’intesa raggiunta con CISL, UIL e Confindustria rappresenta… uno strumento di tutela dei lavoratori”. Su questa linea la Camusso ha espresso la necessità di trovare una modalità che “impegni tutte le parti firmatarie ad applicare integralmente – comprese le deroghe al contratto nazionale, ndr - dell’intesa” Tempestivi sono giunti gli applausi del segretario della CISL, Raffaele Bonanni, cui faranno seguito, si presume, quelli di Angeletti e della Marcegaglia. L’Indirizzo impresso dalla Camusso su questo aspetto centrale della linea della CGIL ha suscitato molti malumori e aperte contestazioni da parte della sinistra. Per Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della FIOM, “con questa impostazione l’accordo del 28 giugno diventa la piattaforma con cui la Cgil va alla trattativa per ottenere qualche sconto sul decreto; ci si muove in una logica emendativa, in totale contraddizione con la radicalità del movimenti di protesta”. Il segretario generale FIOM. Maurizio Landini, ha ribadito che, con la manovra, “l’accordo del 28 è divenuto carta straccia” e quindi non ci si deve sentire impegnati verso di esso, Per Landini va rafforzata la mobilitazione anche con scioperi. Anche perché, “se bisogna approfondire le contraddizioni emersi negli altri due sindacati” questa sembra essere la strada giusta. Su questo punto specifico, se

La Marcegaglia passa la penna alla Camusso per la firma del famigerato accordo del 28 giugno scorso

confermare o rigettare l’accordo del 28 giugno gli esponenti de “La CGIL che vogliamo” hanno presentato un documento alternativo di minoranza ricevendo 18 voti. In esso tra l’altro si legge: “Alla luce di tali stravolgimenti (quelli provocati dall’articolo 8 della manovra che cancella contemporaneamente il diritto del lavoro “garantiti dalla contrattazione nazionale e dallo Statuto dei lavoratori”, ndr) l’ipotesi di accordo del 28 giugno dal quale la CGIL dovrebbe ritirare il sostegno, non esiste più e la priorità per la CGIL, in questa fase è avviare una grande campagna di iniziativa” contro il complesso della manovra e contro la vergogna dell’articolo 8 “non escludendo nessuna iniziativa finalizzata alla sua cancellazione, compreso il referendum abrogativo”. Gianni Rinaldini, coordinatore

nazionale de “La CGIL che vogliamo”, in una nota del 10 settembre ha definito sbagliate e gravi le decisioni assunte dal direttivo CGIL relative all’accordo del 28 giugno e al suo rapporto con il decreto sul lavoro contenuto nella manovra del governo. Sbagliate perché “non può coesistere – ha affermato - il sostegno di Confindustria, CISL e UIL ad un Decreto che prevede la cancellazione del Contratto nazionale, del diritto del lavoro, la legittimazione dell’accordo Fiat, con u accordo unitario su democrazia e regole sindacali”. C’è un incompatibilità tra l’approvazione del Decreto lavoro “anche grazie al sostegno fondamentale di Confindustria, CISL e UIL, e la richiesta agli stessi soggetti di confermare l’applicazione dell’ipotesi di accordo”. Gravi perché il direttivo ha dato mandato alla segreteria di svolgere la

verifica con CISL, UIL e Confindustria sulla loro disponibilità all’applicazione dell’accordo di giugno “e su questa base procedere alla firma”. “Come dire – ha aggiunto Rinaldini – che è stata abolita la democrazia interna, cioè il voto vincolante degli iscritti alla CGIL come previsto dalle nostre norme statutarie della nostra organizzazione”. “Si discute, si delibera, si decide sui contratti e sulla democrazia senza che i diretti interessati possano pronunciarsi e decidere liberamente”. Lungo questa strada, è la sua conclusione, si va verso una “vera e propria deriva che può riguardare la stessa mutazione genetica della CGIL”. Ma il 21 settembre la Camusso ha firmato il famigerato accordo del 28 giugno, che noi abbiamo bollato come un nuovo Patto di Palazzo Vidoni, senza consultare gli iscritti alla CGIL.

Gli operai di Fiat e indotto di Termini protestano sotto la sede del governo siciliano IN LOTTA CONTRO LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO

Bloccate autostrade e ferrovia. Proclamato lo sciopero. L’unica soluzione è nazionalizzare tutto il gruppo Fiat ALEMANNO BLOCCA LA MANIFESTAZIONE A ROMA E DENUNCIA I LAVORATORI ALLA MAGISTRATURA ‡ Dal nostro corrispondente

della Sicilia È ripartita la dura lotta degli operai della Fiat di Termini Imerese, lo stabilimento in provincia di Palermo, contro i piani del nuovo Valletta, Marchionne, che vuole la fabbrica chiusa definitivamente il 31 dicembre prossimo. Dall’alba del 13 settembre gli operai hanno incrociato le braccia e dato vita a un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento, occupando poi simbolicamente il municipio, dove, al termine di un’infuocata assemblea hanno deciso che la protesta deve continuare a oltranza. La mattina del 14 settembre si è tenuta una marcia su Palermo, preceduta da un nuovo presidio. Nel capoluogo siciliano diverse centinaia di operai Fiat e indotto, con la presenza di Fiom, Fim e Uilm hanno manifestato sotto palazzo d’Orleans, sede del governo siciliano, portando un grande striscione con scritto ‘’La Fiat di Termini Imerese non si chiude’’. Piazza Indipendenza è stata bloccata per ore. Non mollano gli operai del più grande stabilimento metalmeccanico della Sicilia, che conta 2.200 dipendenti, senza contare le diverse centinaia delle fabbriche dell’indotto. Il 15 e il 16 settembre le tute blu hanno occupato la Palermo-Messina e la Statale 113.

La chiusura dello stabilimento, infatti, sarebbe un colpo mortale per l’economia del popoloso paese in provincia di Palermo, che conta circa 30.000 abitanti, di tutto il comprensorio, con ricadute a catena per tutta la Sicilia. In primo luogo per le famiglie operaie di Termini, già colpite da lunghi periodi di cassa integrazione. Come denuncia Renè Di Giacomo, operaio di Termini: “Se ti fai un giro nel centro di Termini vedi tutte le case con scritta vendesi, perché la gente non può più pagare il mutuo”. I politicanti borghesi finora hanno prodotto solo chiacchiere e, a volte, non hanno prodotto proprio nulla. È il caso del governatore siciliano Lombardo, MPA, e del suo governo tenuto in piedi con i voti dei rinnegati del PD, che in tutti questi anni, ha lasciato che la situazione si incancrenisse. Oggi si parla di fondi pubblici per il rilancio di Termini. Solo la Regione siciliana promette di stanziare 200 milioni di euro per il “superamento della crisi dell’area industriale di Termini Imerese e per rilanciare i livelli occupazionali del dopo Fiat, attraverso un fondo di garanzia che integrerà le somme destinate dal Governo nazionale, oltre alle somme già previste in precedenza”, dichiara Salvino Caputo, PDL, presidente della Commissione parlamentare

Attività produttive primo firmatario di un decreto legge sugli impianti di Termini che porta anche le firme del del vice presidente della commissione Giuseppe Apprendi (PD) e del presidente della Commissione Bilancio Riccardo Savona, Alleati per la Sicilia. Da notare che, in primo luogo, gli stessi parlamentari siciliani che firmano il decreto che deve essere esaminato in parlamento hanno sentenziato la fine dell’era Fiat in Sicilia. In secondo luogo, almeno due dei soggetti firmatari del decreto Salvino Caputo e Riccardo Savona, hanno avuto problemi seri con la giustizia. I nomi dei due ricorrono proprio in inchieste che riguardano lo stanziamento di fondi pubblici a favore di aziende private, per lo più in odore di mafia. Indagini su appalti poco chiari hanno riguardato, ad esempio la metanizzazione della città di Palermo e la metropolitana di Palermo. Intanto, è dato per scontato che la Fiat andrà via dalla Sicilia. Soluzione possibile al governatore e ai parlamentari siciliani appare incredibilmente il gruppo molisano Dr Motor di Massimo De Risio. Contro il parere degli stessi operai che manifestano forti dubbi su De Risio per il piano industriale che prevede soltanto l’impiego di 1.300 lavoratori, nella migliore delle ipotesi, per Lombardo quella di De Risio è la

27 settembre 2011. La combattiva manifestazione dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese e dell’indotto a Roma per rivendicare la difesa del posto di lavoro e il rilancio dell’occupazione

migliore proposta arrivata. Circa 600 operai della Fiat di Termini Imerese, il 27 settembre sono andati a Roma a piazza Montecitorio con un treno speciale dalla Sicilia, in occasione dell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico tra i rappresentanti dei lavoratori Fiat, l’advisor di Invitalia e la Regione Sicilia per chiedere risposte certe per il futuro dello stabilimento siciliano. Ma l’unica risposta certa che hanno ricevuto è la denuncia alla magistratura da parte del neopodestà fascista Alemanno per blocco stradale e manifestazione non autorizzata perché, a suo dire, “non si può tollerare” che si

paralizzi la città! Non importa al gerarca romano che 2.200 lavoratori tra Fiat e indotto, non possono tollerare di essere gettati sul lastrico. Non vi è altra soluzione, il piano di Marchionne deve essere respinto con grande forza e determinazione, non solo per gli alti e intollerabili costi sociali, in termini di occupazione, che comporta, in Sicilia ma per la sua totale mancanza di prospettiva industriale per la nostra regione. La Fiat deve rimanere in Sicilia. In ogni caso gli eventuali imprenditori che rileveranno lo stabilimento devono garantire la piena occupazione di tutti gli operai, compresi quelli

dell’indotto. In ogni caso bisogna avere il coraggio di fare una scelta più radicale: l’esproprio dell’intero gruppo Fiat senza indennizzo; anche perché lo Stato ha già pagato a sufficienza per attuare una sua profonda riconversione industriale che abbia al suo centro la produzione dei mezzi di trasporto collettivi pubblici su rotaia e via mare, comprendendo in questo contesto anche la ricerca e la costruzione dell’auto ecologica (metano e idrogeno). Solo così si può salvare lo stabilimento siciliano di Fiat, costruito col sudore e col sangue di numerose generazioni di operai che vi hanno lavorato.


interni / il bolscevico 5

N. 35 - 6 ottobre 2011

COINVOLTO NELLO SCANDALO P4

Il parlamento nero e corrotto nega l’arresto di Milanese L’ex braccio destro di Tremonti è accusato di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio CENTINAIA DI MANIFESTANTI PROTESTANO DAVANTI MONTECITORIO CONTRO LA SCANDALOSA ASSOLUZIONE Il 22 settembre la Camera nera ha inferto un colpo mortale all’inchiesta dei Pubblici ministeri partenopei che indagano sul mercimonio di tangenti, appalti, nomine in diverse società controllate dal Tesoro (tra cui Ansaldo Breda,Oto Melara,Sogin,Sace) e rivelazione di segreti giudiziari tramati dalla cosiddetta cricca della P4 e del piduista Luigi Bisagnani. Con 312 voti contrari e 306 favorevoli il parlamento in camicia nera ha negato l’autorizzazione all’arresto di Marco Milanese, l’ex braccio destro di Tremonti, accusato di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio dai giudici della procura di Napoli che il 7 luglio scorso hanno spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare in carcere accusandolo di essere il “deus ex machina delle nomine e di aver ricevuto in cambio regali e altre utilità”. Una conferma di quanto deciso il 13 settembre dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera che, sia pure con un solo voto di scarto, (11 a 10) aveva negato l’arresto di Milanese. “Ce l’ho fatta per poco. Sono salvo per il rotto della cuffia” ha sospirato Milanese al termine della votazione conclusasi con soli 3

voti in più rispetto a quelli che servivano. A parte il voto del vicesegretario del PD Enrico Letta che non è stato registrato per un errore tecnico, dai conteggi risulta che ci sono stati 7 franchi tiratori che hanno votato con le “opposizioni” e quindi a favore dell’arresto. Il dato emerge analizzando le presenze dell’aula da cui risulta che “l’opposizione” schierava 299 deputati, mentre i sì all’arresto sono

stati 306. Ma c’è anche chi sostiene che ci sia stato un “travaso” di voti e che dal terzo polo o dal PD siano arrivati “aiutini” per Milanese che hanno compensato eventuali fughe di PDL e Lega. Infatti è di dominio pubblico che nelle ultime settimane Milanese “passava più tempo tra i banchi delle opposizioni che non in quelli della maggioranza”. Comunque sia, risulta chiaro che anche questa volta, come è

già successo col deputato Alfonso Papa (spedito a Poggioreale), i voti della Lega sono stati determinanti: nel primo caso sono serviti per condannare Papa, ora hanno salvato Milanese e soprattutto Tremonti dai guai giudiziari. La differenza l’hanno fatta 29 deputati: quelli che il 20 luglio hanno votato per mandare in carcere Papa e che oggi si sono schierati per salvare Milanese. A luglio i deputati che votarono

risulta ancora più vergognoso in quanto compiuto proprio da coloro che ai tempi di Tangentopoli agitavano il cappio in parlamento contro i corrotti e i mafiosi. All’annuncio dell’assoluzione di Milanese, davanti a Montecitorio centinaia di manifestanti che hanno seguito la votazione attraverso una radiolina attaccata a un megafono hanno alzato un coro di “No e di Vergogna!”.

200 MILA ALLA MARCIA PERUGIA-ASSISI I LIMITI DEL PACIFISMO INTERCLASSISTA “Tagliare le spese militari e non i servizi sociali per affrontare la crisi”, questo è il messaggio che hanno voluto lanciare gli oltre duecentomila manifestanti provenienti da tutta Italia che hanno preso parte alla XIX edizione della marcia Perugia-Assisi “per la pace e la fratellanza tra i popoli”, svoltasi il 25 settembre scorso. 24 Km di percorso, 6 ore di cammino, per una lunga fiumana colorata di giovani e anziani, in larga parte provenienti dal varie-

gato mondo dell’associazionismo cattolico. In testa centinaia di gonfaloni di comuni riuniti nel “coordinamento nazionale delle città per la pace”, e al centro una grande bandiera arcobaleno. La parola d’ordine prescelta è quella di sempre: “contro tutte le guerre, anche contro quelle umanitarie”. Molte le denunce che sono risuonate spontaneamente nel corteo, compresi i temi della precarietà del lavoro, ma scarsi, vista la gravità della situazione, gli slogan contro il

governo guerrafondaio e della macelleria sociale, che ha trovato uno dei suoi strenui protettori nel Presidente, Giorgio Napolitano. Sottotono anche il versante delle prese di posizione. “L’Italia è in guerra in Libia e in Afghanistan”, ha denunciato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace, ma senza citare i responsabili. Luciano Della Vecchia, assessore ai Trasporti della provincia di Perugia ha invece ribadito: “Non è possibile tagliare i servizi di trasporto

GLI IMMIGRATI SI RIBELLANO AL PIANO RIMPATRI VOLUTO DAL MINISTRO FASCIO-LEGHISTA MARONI

Rivolta al CIE di Lampedusa La senatrice della Lega Nord Maraventano invita a mettere in galera i migranti Una rivolta annunciata è stata quella scatenata dagli immigrati reclusi e stipati come animali dal governo del neoduce Berlusconi nel famigerato Cie di Lampedusa, il “Centro di Identificazione ed Espulsione” presente in località Imbriacola, la cui capienza è di 200 posti. Da mesi ben 1300 migranti sono chiusi dentro questo carcere a cielo aperto, con condizioni igieniche disastrose, cibo razionato, bambini non curati e con la paura di subire un rimpatrio ingiusto da terre, come la Libia o la Tunisia da dove scappati per evitare la morte o semplicemente per

per negare l’arresto furono 293 (e non furono sufficienti perché i sì furono 319); oggi quelli che sono riusciti a salvare Milanese sono stati 29 di più: in gran parte leghisti che l’altra volta decisero di scaricare Papa. Non a caso il caporione Bossi si è affrettato a sottolineare che: “nessun leghista ha tradito” Milanese! Infatti ad essere traditi in pieno sono il mandato e la fiducia dei elettori. Un tradimento che

chiedere diritto di asilo in Italia. Qui, nonostante anche i richiami dell’Unione europea sulla questione accoglienza e solidarietà, il governo del neoduce Berlusconi e il suo fido scagnozzo, il ministro fascio-leghista Maroni, non hanno fatto altro che far peggiorare la situazione, non allestendo strutture adeguate per gli isolani e i migranti, ma percorrendo la strada più consona al regime neofascista: la repressione e il manganello. Così il 19 e il 20 settembre scorsi sono scoppiate durissime rivolte degli immigrati stipati nel Cie contro le “forze dell’ordine”,

il Centro è andato in fiamme, cui sono seguiti decine di intossicati e centinaia di migranti in fuga che hanno cercato accampamenti di fortuna. Una situazione intollerabile, con Lampedusa in ginocchio che cerca con il dialogo tra isolani e migranti una soluzione che il governo del nuovo Mussolini nega da mesi. Una impotenza che si traduce inevitabilmente nel razzismo più becero come quello propugnato dalla senatrice leghista Angela Maraventano che invita ad un rimpatrio immediato in Tunisia e un invito a collocare nel-

le “patrie galere” i migranti, in barba a qualsiasi principio di accoglienza, persino con i rifugiati politici; istigazione al razzismo e alla violenza che trova seguito anche nel neopodestà lampedusiano Dino De Rubeis, già indagato per un episodio analogo dalla procura di Agrigento, che parla di “popolazione che vuole scendere con i manganelli” e “gli immigrati come gente di malaffare”. Un fatto gravissimo che la dice lunga sull’anima nera che ormai permea il regime neofascista dal governo del nuovo Mussolini alle istituzioni locali.

per i disabili e continuare a fabbricare caccia bombardieri”, mentre il presidente Fnsi ha espresso sconcerto per l’assenza del tema delle spese militari sui giornali, “nonostante l’insistenza della società civile sulla necessità di tagli”. Tonino Dell’Olio per Libera ha ricordato il legame tra guerre, mafie internazionali e crisi economica: “120 – 150 miliardi l’anno è il fatturato delle mafie secondo la commissione parlamentare antimafia, 60 miliardi l’anno si perdono nella corruzione secondo la Corte dei Conti, bisogna aggredire la crisi partendo da qui. Il 90% dell’oppio del narcotraffico proviene dall’Afghanistan, da quando è presidiato dalle forze militari internazionali c’è stato un aumento esponenziale della produzione”. La volontà degli organizzatori è stata come e più di sempre quella di invocare una pace generica senza colpire in alcun modo le radici storiche ed economico-politiche che alimentano non la guerra senza aggettivi ma le guerre imperialiste. E nel quadro di questo pacifismo riformista, imbelle, interclassista e non violento ha sguazzato quella “sinistra” borghese con alla testa il PD che ha fortemente condizionato la marcia cercandole di imprimere il suo appoggio politico, organizzativo e mediatico. La stessa “Unità” le dedicava domenica 25 un inserto giornalistico dove spiccavano gli interventi di Bersani e di Vendola che si sono guardati bene dal denunciare le responsabilità del sistema economico e poli-

tico imperialista e l’imperialismo italiano con le sue guerre di aggressione che chiama missioni militari all’estero, dall’Afghanistan alla Libia, ed erano infarcite di richiami a un pacifismo umanitario, interclassista e non violento. Per quanto riguarda i limiti storici della marcia pacifista PerugiaAssisi occorre prestare attenzione alla analisi di Lenin: “La guerra attuale è stata generata dall’imperialismo. Il capitalismo ha raggiunto la sua fase suprema. Le forze produttive della società e l’entità del capitale hanno superato gli stretti limiti dei singoli Stati nazionali. Da qui deriva la tendenza delle grandi potenze ad asservire nazioni straniere, a conquistare colonie, come fonti di materie prime e sbocchi per l’esportazione del capitale. Tutto il mondo si fonde in un unico organismo economico, tutto il mondo è diviso fra un pugno di grandi potenze. Le condizioni oggettive del socialismo sono giunte a completa maturazione e la guerra attuale è una guerra dei capitalisti per ottenere privilegi e monopoli che possano ritardare il crollo del capitalismo”, e alle conclusioni di Mao: “La storia conosce solo due tipi di guerre: le guerre giuste e le guerre ingiuste. Noi siamo per le guerre giuste e contro le guerre ingiuste. Tutte le guerre controrivoluzionarie sono ingiuste, tutte le guerre rivoluzionarie sono giuste”.

MANGANELLI INVECE DI OCCUPAZIONE PER GLI OPERAI IRISBUS Come avevano promesso le tute blu dell’Irisbus della Valle Ufita il 21 settembre si sono presentate sotto le finestre del ministero dello sviluppo economico a Roma per “presidiare” quel quarto tavolo di trattativa fra il governo e le parti sociali ed evitare che andasse a vuoto come i precedenti. Nell’incontro tra il ministro Paolo Romani, sindacati e aziende si è solo ottenuto un rinvio da parte di Fiat alla chiusura dello stabilimento, prorogata al 31 dicembre, e una ripresa delle trattative con Di Risio e altri imprenditori per la “svendi-

ta” della fabbrica. Mentre il governo non si è preso nessun impegno per finanziare il rinnovo del parco bus pubblico, obsoleto e inquinante (per il quale si rischia anche di pagare una multa salata alla comunità europea), quindi nessuna nuova commessa per l’azienda FiatIveco, unica azienda a produrre autobus in Italia. Il nulla di fatto ha scatenato la rabbia e la disperazione dei manifestanti che in corteo al grido: “È una vergogna”, volevano raggiungere piazza Montecitorio, davanti alla Camera, dove stazionavano

gli altri lavoratori. I trenta lavoratori, insieme ad alcuni dirigenti sindacali della CGIL di Avellino, tra cui il segretario provinciale Vincenzo Petruzziello, sono stati caricati da un centinaio di poliziotti in assetto antisommossa; un esorbitante schieramento di polizia che non ha esitato a manganellare tutti per impedire e zittire ogni fastidiosa contestazione al governo del massacratore sociale Berlusconi che procedeva spedito nella ratifica della manovra finanziaria piena di misure inique, antipopolari, fasciste e anticostituzionali,

che segneranno un nero futuro per le masse operaie e popolari. “È stata una vile aggressione - denuncia Petruzziello - con uno spiegamento di forze ingiustificato. Dalle dieci siamo costretti a stare in via Molise, senza nemmeno la possibilità di usufruire dei servizi igienici”. I lavoratori non erano “autorizzati” a difendere il proprio posto di lavoro e quindi manganellati a sangue (un anziano lavoratore è rimasto ferito in maniera grave), mentre il nuovo Valletta è autorizzato dal governo, con tanto di legge, a dismettere, licenziare e

annientare l’unico sito produttivo della Valle Ufita, lasciando ancor più povero il nostro martoriato Sud. Se le prospettive sono queste, il sindacato ha già contrapposto il suo rifiuto organizzando un’assemblea per lunedì 25 e la richiesta di un incontro direttamente con la presidenza del consiglio. Un’assemblea infuocata conclusasi con un comunicato dove i lavoratori non hanno risparmiato critiche ai sindacati per gli impegni non mantenuti e ricordato loro che “qualora le richieste fossero state disattese dal governo,

le organizzazioni sindacali unitariamente avrebbero effettuato una grande manifestazione a Roma entro e non oltre il 21”. “La vertenza Irisbus – continua il comunicato - diventi finalmente nazionale anche per il sindacato per cui chiamiamo a discutere con e per i lavoratori (in fabbrica e nei palazzi del potere) i segretari nazionali confederali unitamente ai segretari nazionali di categoria... e, infine, che si indichi al più presto uno sciopero nazionale generale del gruppo Fiat e uno sciopero generale della provincia di Avellino”.


6 il bolscevico / napoli

N. 35 - 6 ottobre 2011

Un progetto riformista e anticomunista che vuole rilanciare la fallimentare “democrazia partecipativa” delle giunte antipopolari Bassolino e Iervolino

IL “LABORATORIO NAPOLI E DELLA COSTITUENTE DEI BENI COMUNI” DI DE MAGISTRIS E LUCARELLI E’ UNA TRAPPOLA PER RIDARE CREDIBILITA’ ALLE AMMINISTRAZIONI DELLA “SINISTRA” BORGHESE IL PMLI PROPONE, IN ALTERNATIVA, IL SOCIALISMO E LE ISTITUZIONI RAPPRESENTATIVE DELLE MASSE FAUTRICI DEL SOCIALISMO “È partita da Napoli la rivoluzione politica dei beni comuni e della democrazia partecipativa”: con queste tronfie e roboanti parole il 1° luglio scorso il neoassessore Alberto Lucarelli ha annunciato, dinanzi ad alcune centinaia di persone riunite nell’antisala dei baroni del Maschio Angioino, la nascita del progetto “Laboratorio Napoli e della Costituente dei bene comuni”. Il 6 luglio si è svolta la prima assemblea con una bassa partecipazione (poco più di un centinaio di persone per lo più appartenenti all’entourage della giunta) presso la municipalità di Scampia, da sempre luogo simbolo del degrado sociale (segno che le masse hanno accolto con freddezza l’annuncio del disegno della giunta).

Il “Laboratorio Napoli e della Costituente dei beni comuni”: organizzazione e obiettivi Lucarelli ha esordito affermando che “il modello che seguiamo è quello definito dalla convenzione di Aarhus (legge dello Stato dal 2001) con cui l’Ue prevede che i cittadini partecipino alla determinazione delle politiche ambientali, non solo alle fasi di proposta o controllo”. “Ma noi - ha sottolineato - pensiamo a qualcosa di più della democrazia partecipativa. Si può definire democrazia deliberativa e a Napoli verrà estesa non solo ai temi ambientali ma a tutte le tematiche locali. Verranno istituite – ha spiegato ancora - dodici consulte, una per ciascun assessorato, autogestite dai cittadini ma in contatto on line tra loro e con l’assessorato, ciascuna consulta avrà

un ruolo centrale nella determinazione delle proposte e nel processo decisionale che ne seguirà. Saranno informati nella fase iniziale del processo decisionale nelle diverse aree tematiche in modo adeguato, tempestivo ed efficace”.

Illusioni ed inganni controrivoluzionari e anticomunisti Quello del “nuovo laboratorio politico” voluto e propugnato dall’assessore Lucarelli non è altro che l’ennesimo inganno che rilancia le vecchie parole d’ordine riformiste tipo ‘democrazia partecipata’, ‘bilancio partecipato’, ‘nuovo municipio’, al solo scopo di tenere legato l’elettorato di sinistra alle istituzioni rappresentative borghesi. Questa linea sarebbe, secondo quanto afferma il professore borghese, non solo la soluzione al “deficit” di democrazia esistente in città, ma addirittura lo strumento per iniziare a costruire “un nuovo mondo”. Al punto che lo stesso parla addirittura di ‘rivoluzione’: “è una rivoluzione perché così si va a destrutturare il concetto di diritto pubblico che prevede finora un processo decisionale ottocentesco, la finzione giuridica dello stato borghese per cui la sovranità appartiene al popolo ma la esercita qualcun altro a suo nome”. Sempre nella presentazione del progetto riformista, Lucarelli parla di una dimensione addirittura ‘comunista’ del laboratorio: “oggi affermiamo una quarta dimensione quella partecipativa che si può affermare solo se passa una categoria giuridica nuova, quella dei beni comuni, una dimensione comunista, in grado di uscire dalla strettoia dei regimi proprietari pubblici o privati, dall’accentramento deci-

Il PMLI in azione alla manifestazione di Napoli per lo sciopero generale del 6 settembre. Al centro, col pugno alzato, il compagno Franco Di Matteo, Responsabile del PMLI per la Campania (foto Il Bolscevico)

una propria “Carta d’intenti”, intese “promuovere il coordinamento dell’azione delle amministrazioni locali con associazioni e movimenti; definire, anche su scala sovracomunale, strategie unitarie di intervento; promuovere laboratori sperimentali e istituti di Democrazia partecipativa sullo sviluppo locale autosostenibile”. Il “Laboratorio Napoli e della Costituente dei bene comuni” non è altro che una rimasticatura, riveduta e corretta, di quel progetto che fallì miseramente nel giro di qualche anno portando solo acqua al mulino della “sinistra” borghese. L’inganno si perfeziona con la parola d’ordine della “tutela dei beni comuni” come “categoria inclusiva e collettiva in contrasto con i principi escludenti, individualistici e borghesi della proprietà”.

stesso neosindaco, novello S. Antonio, quando nel discorso inaugurale, aveva voluto tranquillizzare tutto l’ambiente: “a Palazzo S. Giacomo non sono arrivati i Soviet”.

Una trappola per ridare credibilità alla “sinistra borghese”, ai revisionisti vecchi e nuovi e ai trotzkisti Questo “laboratorio politico” non rappresenta affatto un’alternativa alle istituzioni locali borghesi: si tratta solo di una “nuova” strategia riformista tutta interna al sistema capitalistico dominante. La premessa di questa strategia già la dice lunga sulla sua reale natura

una delega al “bilancio partecipato’’, ma, in entrambi i casi, gli assessori di Rifondazione Comunista, rispettivamente Raffaele Tecce a Napoli e Luigi Nieri a Roma hanno miseramente fallito. Il vero ma inconfessabile obiettivo della suddetta novità non è perciò quello di “ri-consegnare’’ (e quando mai l’avrebbero avuto?) “il potere decisionale a chi vive il territorio’’, né di “sperimentare forme di democrazia diretta’’, come sostengono i trotzkisti e i movimentisti sponsor del “bilancio partecipato’’. L’obiettivo è di contribuire a ridare credibilità (e voti dagli astensionisti di sinistra) alle varie amministrazioni. Questa operazione serve quindi a provare a drenare il dilagante astensionismo di sinistra, determinato dalla scollatura fra l’elettorato di sinistra e le istituzioni borghesi, che è divenuta così profonda da provocare terremoti politici e perdita di governi persino nelle roccaforti della sinistra borghese.

Il socialismo rimane l’unico vero “altro mondo possibile” per la classe operaia e le masse sfruttate e oppresse Due momenti della campagna astensionista del PMLI a Napoli in occasione delle elezioni amministrative della primavera scorsa (foto Il Bolscevico)

più tavoli tematici e dalle consulte verranno proposte delibere per l’assessore competente. La Giunta deve attenersi al deliberato, oppure argomentare la scelta differente. Questo processo si chiude ancora all’‘assemblea del popolo’, con un giudizio politico sull’operato degli assessorati e della giunta nel suo complesso. Ne immagino 2-3 in un anno”. Lucarelli spiega che “questa trasformazione passerà attraverso forme sperimentali di governo pubblico partecipato: i soggetti che si iscriveranno alle consulte, siano essi singoli cittadini, associazioni, reti o comunità, avranno

sionale, dalle politiche sociali calate dall’alto e dallo sfruttamento sui beni pubblici e privati”. Si è di fronte, invece, ad un progetto controrivoluzionario e anticomunista che ricalca quello del “Cantiere del nuovo municipio” e della “Associazione rete del nuovo municipio” che, tra il 2002 e il 2003, sull’onda del primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre del 2001, promosse, con tanto di statuto, un largo movimento, tra i cui fondatori c’era anche il kennediano Walter Veltroni, con amministratori locali, associazioni, movimenti, intellettuali che, ispirandosi ai principi di

Dunque la giunta De Magistris va ad aggiungersi ad un vecchio e sovra-saturo settore della storia, quello di chi ricerca una impossibile “terza via” per cambiare, dall’interno, nella “legalità”, e in modo indolore, il marcio, odioso e recessivo, sistema capitalistico; in questo caso con la ricetta maldestra di una “tutela dei beni comuni” ancora tutta de definire, se si esclude il solo avvio del processo di ripubblicizzazione dell’Arin (l’azienda di risorse idriche partenopea). Del resto a sgomberare il campo da ogni ipotetico equivoco circa la visione strategica che anima la nuova giunta era stato lo

riformista, al punto che essa viene presentata dai suoi sostenitori come la risposta alla crisi di legittimità e credibilità della democrazia borghese. Le teste d’uovo della Giunta De Magistris sanno benissimo che occorre recuperare il malcontento che serpeggia tra le masse popolari napoletane soprattutto a sinistra e nei quartieri popolari. Ma dimenticano che si tratta di un progetto fallimentare fin dalla sua genesi, atteso che già alcune amministrazioni, tra cui quella partenopea guidata dalla democristiana Iervolino e quella capitolina guidata dal rinnegato del comunismo Veltroni, avevano introdotto

La proposta storica dei marxisti-leninisti è quella di dare una qualificazione politica ed organizzativa alle masse astensioniste attraverso la creazione, a partire dai singoli quartieri, di autentici governi popolari. Per trasformare l’astensionismo generico in astensionismo organizzato, in astensionismo politicamente qualificato dal punto di vista anticapitalista, antiparlamentare, antistituzionale e antigovernativo abbiamo proposto di creare ovunque le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo costituite dalle Assemblee popolari e dai Comitati popolari. È questa la proposta rivoluzionaria che il PMLI rivolge a tutto l’elettorato di sinistra. Stu-

diandola attentamente sarà evidente che organizzazione, metodo ed obiettivo strategico sono diametralmente opposti, assolutamente alternativi e inconciliabili con il modello di “democrazia partecipativa” della giunta De Magistris. Dunque nessuna collaborazione e alleanza organica e stabile sono possibili con la nuova giunta e con i suoi laboratori borghesi. Ciò non esclude che ci possono essere delle convergenze su questioni concrete a favore delle masse napoletane. Intanto condanniamo senza mezzi termini la tremenda ondata repressiva in città, con la militarizzazione del territorio, la polizia municipale intenta a sgomberare immigrati e ambulanti da piazza Garibaldi anche con l’uso di gas urticanti, come denunciato da alcuni consiglieri comunali della lista ‘Napoli Tua’ di De Magistris, l’ultimo fatto vergognoso della cacciata di decine di famiglie povere da via Neghelli nel quartiere di Fuorigrotta.

Conclusioni Il progetto “Laboratorio Napoli e della Costituente dei bene comuni” non è altro che una sirena diretta a recuperare la forte crisi di consensi e di credibilità delle istituzioni rappresentative borghesi fra l’elettorato di sinistra. Svanita l’illusione degli anni trascorsi del “buon governo” delle cosiddette “giunte rosse”, verificato nella pratica il “centro-sinistra” nel governo di migliaia di città, province e regioni, nonché al governo centrale, la scollatura fra l’elettorato di sinistra e le istituzioni borghesi è divenuta così profonda da provocare il terremoto politico di Napoli, con una percentuale storica e senza precedenti di lettori (pari alla metà della popolazione) che ha disertato le urne, ha lasciato la scheda in bianco o la ha annullata. Il Laboratorio dà potere consultivo alle masse, ma in ultimo deciderà solo la giunta, la quale non può essere mai revocata se non rispetta i programmi e le votazioni popolari, ma anzi starà comodamente sulle sue poltrone, spargendo nuove illusioni tese a rafforzare le istituzioni rappresentative borghesi, rilegittimandole e offrendo loro una nuova credibilità. Si tratta solo di pseudo democrazia. Questa strategia della giunta dello “sceriffo” De Magistris va rigettata in toto, infine, perché tenta di ricondurre e ingabbiare su un terreno istituzionale borghese i movimenti noglobal, per la pace, antiberlusconiani che sono esplosi in questi anni, disperderli in mille rivoli localistici, impedirne lo sviluppo su un terreno anticapitalista e antimperialista. Per noi marxistileninisti l’unico vero “altro mondo possibile” per la classe operaia e le masse sfruttate e oppresse rimane e rimarrà sempre il socialismo e non i “laboratori” della “sinistra” borghese. Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI Napoli, 25 settembre 2011


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N. 35 - 6 ottobre 2011

IMPRESSIONI DI MILITANTI DEL PMLI SULLA COMMEMORAZIONE DI MAO Cominciamo a pubblicare qui di seguito le impressioni richieste dal Centro del Partito ad alcuni militanti del PMLI sulla commemorazione di Mao e sul discorso del compagno Giovanni Scuderi.

Il rosso vulcano delineato da Scuderi inonda e si riversa sulle coscienze dei sinceri fautori del socialismo Il discorso pronunciato dal Segretario generale, compagno Giovanni Scuderi in occasione del 35° anno della scomparsa del maestro del proletariato internazionale, presidente Mao, è un rosso bacino colmo di fluido magma marxista-leninista che raccoglie al suo interno le componenti fondamentali per guidare ed aprire gli occhi dei sinceri fautori del socialismo. In esso il compagno Scuderi offre uno storico e brillante spaccato della storia marxista-leninista internazionale, delle gesta e imperituri insegnamenti di Mao, degli imbroglioni storici, dei compiti rivoluzionari del PMLI. Se studiato attentamente e approfonditamente esso è catalizzatore di energia rivoluzionaria e ci fa comprendere perché il marxismo-leninismopensiero di Mao è la “scienza della rivoluzione”. In particolare il compagno Scuderi afferma che: “Mao è scomparso 35 anni fa (...) ma è sempre con noi, perché l’influenza del suo pensiero, della sua opera e del suo esempio è tuttora viva, forte e operante nel PMLI e nei suoi dirigenti e semplici militanti, della vecchia e delle nuove generazioni”. Perché è importante questa affermazione? Perché è fondamentale che il pensiero di Mao sia forte e operante all’interno del nostro amato Partito? Come spiega brillantemente il nostro Segretario generale: “Per 55 anni Mao ha de-

dicato ogni giorno della sua vita alla rivoluzione socialista, accumulando (...) un’esperienza unica nella storia, di fondamentale importanza per tutti i rivoluzionari del mondo, specie per i marxistileninisti. Per chi vuol fare la rivoluzione socialista non può prescindere dal pensiero e dall’opera di Mao”. Mao, ha dedicato la sua vita alla causa rivoluzionaria e all’emancipazione del proletariato e degli sfruttati tutti e lo ha fatto con modestia e dedizione, sempre al servizio delle masse. Prosegue il compagno Scuderi: “Mao da sempre ha lottato per l’emancipazione del popolo cinese, ma da giovane lo faceva su una base democratico borghese e riformista”. Le cannonate della Rivoluzione d’Ottobre prima e la lettura degli scritti dei maestri fondatori del socialismo scientifico poi, gli indicano la giusta via da seguire, secondo le parole di Scuderi: “La sua concezione del mondo ormai aveva subito una trasformazione radicale, da democratica borghese e riformista a proletaria rivoluzionaria e marxista-leninista”. Mao, studia il marxismo-leninismo e lo applica creativamente alle condizioni specifiche del suo paese, preparando le condizioni per la conquista del socialismo e del potere politico da parte del proletariato. Allo stesso modo in cui alcuni vulcani emettono solo gas e polveri e non riescono a sprigionare

la rossa lava che cambia e stravolge tutto ciò che li circonda, gli opportunisti di destra e gli opportunisti di “sinistra” confondevano il proletariato cinese allontanandoli dalla conquista del socialismo; i primi capitolarono al partito nazionalista del Kuomintang, i secondi spingevano il movimento rivoluzionario all’avventurismo, dunque al fallimento. Scuderi spiega: “Mao ha la meglio sugli opportunisti di destra e di ‘sinistra’ grazie alla sua approfondita conoscenza del marxismo-leninismo e della realtà cinese, alle sue capacità dialettiche di convincimento e alle vittorie riportate dall’Esercito Rosso, che lui stesso aveva contribuito a fondare il 1° agosto 1927”. Il pensiero di Mao è dunque di fondamentale importanza perché ci indica la corretta via da seguire per non scivolare negli imbrogli di destra e di “sinistra”, ci insegna che lo studio delle opere dei pionieri del socialismo abbinato allo studio della realtà oggettiva che ci circonda sono elemento chiave per guidare il proletariato sulla strada dell’emancipazione dalla borghesia e alla dittatura del proletariato. Perché è importante la lotta tra le due linee, quella proletaria e rivoluzionaria marxista-leninista e quella borghese e revisionista di destra o di “sinistra”? Perché è fondamentale che vi sia un Partito autenticamente rivoluzionario? I revisionisti hanno delle colpe storiche, tradiscono il popolo e lo gettano nell’abisso del parlamentarismo, lo rimettono in catene e lo costringono a vivere sotto la dittatura della borghesia. Questo è avvenuto in Russia, alla morte di Stalin con il golpe della vecchia volpe di Krusciov, questo è avvenuto in Cina alla morte di Mao con la cricca revisionista e fascista di Deng Xiaoping. L’esistenza di un partito rivoluzionario che si basi sulla teoria rivoluzionaria marxi-

1° Ottobre a Milano, 9 ottobre a Napoli e a Firenze

RIUNIONI DI STUDIO DEL PMLI SUL DISCORSO DI SCUDERI “APPLICHIAMO GLI INSEGNAMENTI DI MAO SUL PARTITO DEL PROLETARIATO” Scuderi, tenuto alla Commemorazione di Mao svoltasi a Firenze lo scorso 11 settembre. La riunione avrà luogo presso la Sede milanese del Partito, via Meucci 27, a cominciare dalle ore 15. Il Comitato lombardo del PMLI

Napoli

Milano Su iniziativa del Comitato lombardo sabato 1° Ottobre, in occasione del 62° Anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, si terrà la Riunione di studio regionale sul Discorso integrale del Segretario generale del PMLI, compagno

Domenica 9 ottobre - ore 10,30 - nella Sede napoletana de “Il Bolscevico” in via Diodato Lioy 9f, la Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI svolgerà una riunione aperta ai simpatizzanti e agli amici del PMLI per studiare e discutere lo splendido, lungimirante e memorabile discorso pronunciato l’11 settembre scorso dal compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, in occasione del 35° anniversario della scomparsa di Mao.

Un’occasione importante per militanti, simpatizzanti e amici partenopei, che potranno così esprimere il loro pensiero e le proprie riflessioni sul discorso del Segretario generale del PMLI. La Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI

Firenze Domenica 9 ottobre alle ore 10 nella sede di via Gioberti 101, la Cellula “Lucia ‘Nerina’ Paoletti” di Firenze terrà una riunione di studio e discussione aperta a simpatizzanti e amici sul discorso del compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, in occasione del 35° anniversario della scomparsa di Mao. Cellula “Lucia ‘Nerina’ Paoletti” di Firenze del PMLI

Firenze, 11 settembre 2011. Il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI (al centro), insieme al compagno Mino Pasca e a una giovane partecipante alla Commemorazione di Mao per il 35° Anniversario della sua scomparsa

sta-leninista è di primaria importanza se si vuole conquistare il socialismo. Nel suo discorso Scuderi cita Mao: “Se si vuol fare la rivoluzione, ci deve essere un partito rivoluzionario. Senza un partito rivoluzionario, senza un partito che si basi sulla teoria rivoluzionaria marxista-leninista e sullo stile rivoluzionario marxista-leninista, è impossibile guidare la classe operaia e le larghe masse popolari a sconfiggere l’imperialismo e i suoi lacchè”. Scuderi prosegue: “Il marxismo- leninismo-pensiero di Mao è la cultura del proletariato, il liberalismo è la cultura della borghesia. O scegliamo l’una o scegliamo l’altra. Non è possibile un’altra soluzione, nemmeno quella di pescare in tutte e due le culture. In questo caso la bilancia penderebbe a favore della cultura borghese”. Le masse popolari se acquisiscono la cultura del proletariato, si impadroniscono dunque di un’arma invincibile contro gli sfruttatori ma “essi non potranno mai acquisire una cultura proletaria se non vi è apportata dal Partito del proletariato e se non studiano il marxismo-leninismo-pensiero di Mao”. Il Partito rivoluzionario deve dunque essere lo strumento organizzativo predisposto e funzionale alla rivoluzione, deve basarsi sulla teoria e sullo stile rivoluzionario marxista-leninista, stile che come spiega Scuderi “deve essere improntato al materialismo storico e al materialismo dialettico”. Questo partito in Italia è il PMLI. Nel paragrafo “Sulla storia del Partito del proletariato in Italia”, il compagno Scuderi delinea i passaggi fondamentali che ci mostrano chiaramente come gli imbroglioni storici revisionisti italiani abbiano tradito il proletariato e le masse popolari, già smascherati dai maestri del proletariato internazionale, Lenin e Mao. Il capitalismo, nella sua fase suprema imperialista con le sue crisi e contraddizioni interne, sta schiacciando le masse popolari ma esso può essere abbattuto poiché esiste un partito autenticamente marxistaleninista, il PMLI, il partito del proletariato italiano: “La nostra missione storica è quella di sopprimere il capitalismo, disarcionare dal potere la borghesia e guidare il proletariato alla conquista del potere politico e del socialismo”. Il rosso vulcano delineato dal compagno Scuderi, se studiato attentamente e approfonditamente, sprigiona completamente la sua potenza rivoluzionaria, inonda e si

riversa sulle coscienze dei sinceri fautori del socialismo, scoraggia e travolge i revisionisti e riformisti e forma così l’edificio vulcanico marxista-leninista, costituito dalla rossa lava rivoluzionaria degli insegnamenti del maestro del proletariato internazionale, presidente Mao Zedong. Che tutti i sinceri fautori del socialismo si uniscano al PMLI

per farne un Gigante Rosso anche nel corpo! Appoggiamo, studiamo e applichiamo il discorso di Scuderi sugli insegnamenti di Mao sul Partito! Avanti con forza e fiducia verso l’Italia unita, rossa e socialista! Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Alba - Scozia

Il discorso di Scuderi una vera e propria lezione di come agire in modo rivoluzionario L’11 settembre 2011 è stato un gran bel giorno per tutto il Partito e per l’Organizzazione di Binasco del PMLI che per la seconda volta ha avuto il piacere di partecipare alla commemorazione di Mao Zedong, il grande timoniere del popolo cinese e uno dei Maestri per i marxisti leninisti di tutto il mondo. Il suo pensiero, unito alla pratica, è e sarà per noi un esempio ad unire sempre la teoria all’azione rivoluzionaria. Accolti sempre con calore dai compagni, ascoltiamo con gioia le parole della compagna Monica Martenghi, che nell’introdurre gli interventi e i saluti dei compagni provenienti da tutta Italia e dall’estero, sottolinea l’attività, la costanza e l’affidabilità delle Cellule, delle Organizzazioni, dei singoli compagni che non si risparmiano per fare del Partito un Gigante Rosso. Abbiamo inoltre apprezzato l’umanità della compagna Martenghi che ha ricordato i compagni assenti e quelli deceduti che hanno contribuito allo sviluppo del Partito. Come sempre gli interventi non sono retorici, ma calati nella realtà dei propri paesi, città, regioni, miranti a cogliere le contraddizioni dell’imperialismo, del capitalismo, della borghesia, del revisionismo, e propositivi per quanto riguarda la soluzione di queste contraddizioni attraverso la via rivoluzionaria, anche mediante lo studio e il miglioramento di ogni singolo compagno. Ed eccoci all’intervento del compagno Segretario generale, Giovanni Scuderi, che esordisce

con umiltà ringraziando il Comitato centrale per l’onore a lui concesso nel commemorare il 35° della scomparsa di Mao Zedong. Per noi compagni di Binasco era la prima volta che ascoltavamo dal vivo un discorso del Segretario generale, il quale ci ha offerto una vera e propria lezione di come agire in modo rivoluzionario, senza mai perdere il senso della realtà, filtrando ciò che accade attraverso il setaccio della scienza materialista del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, e senza perdere il piacere di ciò che è bello (vedi il riferimento alla poesia del compagno Pier, dedicata a Mao), poiché non c’è niente di più bello che vivere per la rivoluzione socialista. Per noi, nuovi alla militanza nel PMLI, è stata una scossa ascoltare questo discorso e abbiamo molto gradito il riferimento alla vita personale, lavorativa, alla salute di tutti i compagni, segnale di un interesse umano che non si riscontra nella dirigenza di nessun altro partito. Dopo averlo ascoltato e imparato, dobbiamo ora fare uno sforzo (o molti) in più in tutte le direzioni: dallo studio, all’autocritica, all’umiltà, per poter essere degni rappresentanti del PMLI tra le masse lavoratrici, gli studenti, le donne che, sempre più immiseriti da politiche al servizio del capitale, non esiteranno ad unirsi a noi sulla strada della Rivoluzione. Con Mao per sempre! Viva i cinque Maestri! Viva il PMLI! Stefano – Binasco (provincia di Milano)


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SCUDERI CI INSEGNA COME RESTARE IRRIDUCIBILMENTE FEDELI AL MARXISMO-LENINISMO-PENSIERO DI MAO di Federico Picerni* Il discorso pronunciato dal compagno Giovanni Scuderi alla Commemorazione di Mao di quest’anno è ricco di insegnamenti ed ha un respiro congressuale che ne accentua ulteriormente l’importanza. In questi tre anni dal 5° Congresso il Partito è stato politicamente e organizzativamente attivo. Penso alle tre sessioni plenarie del 5° Comitato Centrale, che hanno provveduto a importanti obiettivi posti in sede congressuale, in particolare sviluppando la linea del Partito per quel che riguarda il fronte operaio e sindacale e quello studentesco, i due fronti principali per lo sviluppo nazionale del PMLI. Penso agli acuti editoriali del Segretario generale per gli anniversari della fondazione del PMLI. Penso ai numerosi documenti del CC e dell’Ufficio politico su scottanti questioni politiche e sociali. Penso ai brillanti discorsi dei compagni Mino Pasca e Denis Branzanti alle scorse commemorazioni di Mao. Penso infine alla nascita di nuove organizzazioni del Partito, anche all’estero, e alla conquista di nuove sedi. Adesso il discorso del compagno Scuderi sviluppa, arricchisce e aggiorna la linea del 5° Congresso, spronandoci tutti, dirigenti e militanti (ma anche i simpatizzanti attivi), a fare di più e meglio per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso, fornendoci al contempo i dovuti strumenti per farlo. E lo fa partendo da Mao, il grande Maestro che ha difeso e sviluppato la concezione leninista del partito. Il compagno Scuderi ci sprona a seguire l’esempio e gli insegnamenti di Mao e respingere con decisione tutte le tendenze errate: “l’individualismo, il liberalismo, il soggettivismo, il settarismo, il dogmatismo, il revisionismo di destra e di ‘sinistra’, l’empirismo, lo schematismo, lo stile stereotipato nei discorsi, nei

volantini e negli articoli, l’intellettualismo, l’astrattismo e il metodo libresco”; tendenze che esistono in noi come inevitabili residui della nostra formazione precedente e come riflesso della lotta di classe. Per liberarcene ed essere dei marxisti-leninisti completi e coerenti, noi dobbiamo trasformare la nostra concezione del mondo in senso proletario, rispettare scrupolosamente il centralismo democratico e fare sano uso della critica e dell’autocritica. Indicazioni rosse fondamentali, tanto più per la fase di sviluppo che il Partito sta attraversando ora, e che coronano quanto il Segretario generale affermò al 5° Congresso e ribadì alla 3a Sessione plenaria del 5° CC tenutasi il 3 aprile scorso, quando esortò a “difendere con i denti la linea politica e organizzativa” del PMLI e disse che “Unità-lotta-unità è il principio che deve guidarci nella risoluzione delle contraddizione in seno al popolo”. Il compagno Scuderi ci insegna, dandocene un esempio tangibile, come restare irriducibilmente fedeli al marxismo-leninismo-pensiero di Mao senza però cadere nel dogmatismo, mantenendone intatti tutta la vitalità e tutto il carattere scientifico che gli appartengono. Il marxismo-leninismo-pensiero di Mao è una guida per l’azione e pertanto va impiegato per analizzare e trasformare la realtà; solo così e solo venendo afferrato dalle masse proletarie, popolari, giovanili e femminili, può sprigionare quell’“enorme forza materiale” di cui è capace. Proprio per trasmettere questa scienza rivoluzionaria alle masse e per dare pieno sfogo alla sua forza materiale, noi dobbiamo conoscere a fondo la realtà nella quale operiamo. Del resto lo stesso Mao dice che “occorre partire dalla realtà effettiva che esiste oggettivamente e dedurre da essa le leggi a cui poi ispirarsi nel corso della propria azione”.

3 aprile 2011. Il compagno Federico Picerni insieme al compagno Giovanni Scuderi a conclusione della lettura del rapporto sui giovani alla 3ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI

Dopodiché dobbiamo calarvi la linea marxista-leninista e proletaria rivoluzionaria del Partito per poter risolvere i problemi che ci troviamo davanti, e “per fare questo, ci dobbiamo fondare non sulla nostra immaginazione soggettiva, non sull’euforia del momento, non sulla lettera morta di un libro, ma sui fatti oggettivamente esistenti, dobbiamo prendere conoscenza con cura del materiale e, ispirandosi ai principi generali del marxismo-leninismo, trarre le conclusioni giuste” (Mao). “Studiare, concentrarsi sulle priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare” è la parola d’ordine che guida il nostro lavoro su queste basi. Il compagno Scuderi ci fornisce un esempio di come realizzare questa integrazione di teoria e pra-

tica rivoluzionarie nell’analisi che compie della storia del Partito del proletariato in Italia e nel quadro che dà della situazione nazionale e internazionale. Un’analisi, quest’ultima, impeccabile, specie in riferimento al massacro sociale imbastito dal neoduce Berlusconi e da “quel 10% di italiani che possiede il 4550% della ricchezza del Paese” che non si fa scrupoli di proteggere i propri interessi economici bagnandosi le mani del sangue e del sudore delle masse lavoratrici e popolari, motivo per cui bisogna respingere nettamente la “coesione nazionale” (abbracciata anche dal vertice della CGIL, pensiamo solo al recente inaccettabile “fronte comune sulla crescita” con Confidustria caldeggiato dalla Camusso) tra oppressi e oppressori,

perché “ciò significa unicamente rafforzare il capitalismo, le sue istituzioni e i suoi governi e frenare la lotta di classe”. Prezioso l’invito ai movimenti di massa (all’interno dei quali dobbiamo batterci in tal senso) a restare fuori dalle istituzioni borghesi, evitando così di impantanarsi e affondare nella palude dell’illusoria “democrazia partecipativa”. Dobbiamo riflettere a fondo sulle massime di Mao: “Servire il popolo con tutto il cuore e non solo con metà, o due terzi”; “I veri eroi sono le masse, mentre noi siamo spesso infantili e ridicoli, se non comprendiamo questo, non possiamo acquisire neppure le nozioni più elementari”. Insomma, il discorso del compagno Scuderi ci dà delle indicazioni ben precise, ecco perché dobbiamo studiarlo e ristudiarlo, introiettarne gli insegnamenti fondamentali e applicarlo, ciascuno nel proprio fronte di lotta. Sul fronte giovanile dobbiamo impegnarci, da una parte, perché i giovani militanti ma anche i giovani simpatizzanti del PMLI facciano propri il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la linea del Partito senza cadere nelle tendenze errate, a cui i giovani ma più in generale i nuovi militanti sono particolarmente soggetti (vuoi per mancanza di esperienza, vuoi per nocive esperienze passate), mantenendo così la struttura e il carattere bolscevichi del nostro Partito; dall’altra, approfondire la nostra conoscenza della realtà che interessa le masse giovanili e studentesche, sviluppando il nostro dialogo con loro, elaborando le piattaforme e le rivendicazioni appropriate per risolvere i loro problemi, trovando il modo giusto per farle passare; il nostro auspicio resta comunque quello di conquistarle alla causa del socialismo in numero sempre maggiore, facendo loro comprendere che solo realizzando l’Italia unita, rossa e socialista potranno migliorare stabilmente le loro condizioni di lavoro, studio e vita. Per realizzare tutti questi obiettivi,

siamo aiutati e orientati dal documento sui giovani approvato dalla già citata Sessione plenaria del CC di aprile. “Il marxismo-leninismo-pensiero di Mao è la cultura del proletariato, il liberalismo è la cultura della borghesia. O scegliamo l’una o scegliamo l’altra.” Su questa base il discorso del compagno Scuderi si rivolge alla classe operaia, incitandola a “fare i dovuti sforzi per studiare la cultura del proletariato, perché solo acquisendo la propria cultura la classe operaia può diventare una classe per sé in grado di unire tutte le masse sfruttate e oppresse, i giovani e gli intellettuali progressisti su un terreno rivoluzionario, di fare e vincere la rivoluzione socialista, abbattere la classe dominante borghese e conquistare e mantenere il potere politico e il socialismo”. Nonostante tutte le diffamazioni, gli attacchi e le menzogne che la borghesia e i suoi servi revisionisti vomitano sul marxismo-leninismo-pensiero di Mao, la scienza rivoluzionaria del proletariato è viva e vegeta e continuamente comprovata dai fatti. L’attuale crisi generale del capitalismo e in particolare il predominio sfacciato del capitale finanziario sulla cosiddetta “economia reale”, caratteristica tipica dell’imperialismo, lo dimostrano ampiamente. Fanno perciò al caso nostro queste parole di Lenin: tutti i “grandi periodi della storia universale posteriori all’apparizione del marxismo” hanno “portato al marxismo nuove conferme e nuovi trionfi. Ma il prossimo periodo storico apporterà al marxismo, dottrina del proletariato, un trionfo ancora più grande”. Appoggiamo, studiamo e applichiamo il discorso di Scuderi sugli insegnamenti di Mao sul Partito! Avanti con forza e fiducia verso l’Italia unita, rossa e socialista! Con i Maestri e il PMLI vinceremo! * Responsabile per il lavoro giovanile del CC del PMLI

Il PMLI produce un grosso sforzo per far giungere alle masse la sua voce anticapitalista, antiregime neofascista e per l’Italia unita, rossa e socialista. I militanti e i simpatizzanti attivi del Partito stanno dando il massimo sul piano economico. Di più non possono dare. Il PMLI fa quindi appello ai sinceri fautori del socialismo per aiutarlo economicamente, anche con piccoli contributi finanziari. Nel supremo interesse del proletariato e della causa del socialismo. Più euro riceveremo più volantini potremo diffondere contro il governo del neoduce Berlusconi e il regime capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista e interventista e i suoi partiti. Aiutateci anche economicamente per combattere le illusioni elettorali, parlamentari, riformiste e governative e per creare una coscienza, una mentalità, una mobilitazione e una lotta rivoluzionarie di massa capaci di abbattere il capitalismo e il potere della borghesia e di istituire il socialismo e il potere del proletariato. Grazie di cuore per tutto quello che potrete fare. Consegnate i contributi nelle nostre Sedi o ai nostri militanti oppure inviate i contributi al conto corrente postale n. 85842383, specificando la causale, intestato a: PMLI - via Gioberti, 101 - 50121 FIRENZE


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Mi ispiro ogni giorno a Mao perché vi trovo la mia linea di pensiero Iniziamo la pubblicazione di alcuni pareri di simpatizzanti e amici del PMLI sul discorso di Scuderi per il 35° anniversario della morte di Mao.

Un discorso impeccabile, come sempre. Articolato, dettagliato e ricco di riferimenti importanti delle parole e dei discorsi di Mao. È sconvolgente come ad ogni frase mi trovo sempre ad essere d’accordo al 100%. Questo è uno dei motivi fondamentali per cui mi sono avvicinata al PMLI. Soprattutto trovo la mia stes-

sa linea di pensiero sui discorsi di Mao su come dev’essere un vero comunista, anche se non è sempre facile cambiare il nostro modo di vivere e la nostra cultura borghese in cui siamo nati e cresciuti. Mentre leggevo pensavo alla situazione odierna del nostro Paese: quanto queste parole potrebbero aiutarci e questi insegnamenti fare cambiare la situazione in positivo. Vorrei la rivoluzione e so che, come me, tanti altri ancora la vogliono. Spero in un’Italia migliore e mi trovo un’altra volta d’accordo con il compagno Scuderi quando

scrive: “chiediamo la cancellazione del debito pubblico, della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e della totale libertà delle imprese” e soprattutto “chiediamo l’uscita dell’Italia dall’Unione europea e la restaurazione della lira, la nazionalizzazione delle banche”, e poi ancora ”il dimezzamento delle spese militari, il ritiro dei soldati italiani da tutte le ‘missioni’ all’estero, lo stipendio dei parlamentari non più del triplo del salario medio operaio, l’abolizione del vitalizio dei parlamentari, l’assunzione a tempo indeterminato dei precari, un piano per la pie-

na occupazione, la cancellazione dei ticket sanitari e dell’aumento dell’IVA”. Faccio i miei più sinceri complimenti per il memorabile discorso! Certo che vederlo e sentirlo di persona doveva essere tutta un’altra cosa!

Concludo cosciente di ispirarmi ogni giorno, per quanto mi sia possibile, alla frase di Mao: “Noi comunisti siamo come i semi e il popolo è come la terra”, perché è quello che faccio ogni volta che posso. Patrizia - Catania

MISURARSI COL PMLI PER NON CADERE NEL NUOVO IMBROGLIO Impressioni sulla commemorazione di Mao DELLA “RICOSTRUZIONE Grazie al PMLI la parola rivoluzione non mi fa più paura DEL PARTITO COMUNISTA”

Anche se non ero presente alla commemorazione del maestro Mao, ho letto il discorso del Segretario generale Giovanni Scuderi sul sito del PMLI.

Continuiamo la pubblicazione di alcune impressioni di simpatizzanti e amici del PMLI che hanno partecipato l’11 settembre alla commemorazione del 35° anniversario della scomparsa di Mao.

Un’esperienza esaltante Domenica 11 settembre 2011, è finalmente giunto un giorno importantissimo della mia vita! Sveglia alle 6,00 e dopo un viaggio di circa 300 Km e un po’ di difficoltà incontrate, abbiamo finalmente raggiunto il Palazzo dei congressi di Firenze dove il PMLI tiene la Commemorazione della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale Mao Zedong. L’emozione è straripante. Le sensazioni che mi attraversano sono inebrianti e la smania di essere lì, presente con i compagni del PMLI, a vivere questo evento di cui non conosco ancora la portata, mi attanagliano e, finalmente, a pochi secondi dall’inizio della commemorazione, riesco a prendere posto. Fa caldo, la giornata è estiva, sudo abbondantemente a causa della camminata che, con mio figlio, abbiamo dovuto sostenere per raggiungere i compagni. La grandezza dell’evento a cui assistiamo mi fa però presto dimenticare i problemi climatici ed entro immediatamente in sintonia con chi si sta rivolgendo alla platea. Un particolare importante, per onorare al meglio la Commemorazione, indosso una maglietta rossa e un foulard che raffigura ciò che caratterizzare la lotta della classe operaia/lavoratrice, la falce e il martello accompagnate dall’immancabile effigie del gran-

de Maestro del proletariato internazionale Mao Zedong. Praticamente tutti i presenti, militanti nel Partito e simpatizzanti, sono avvolti dalle parole scandite della compagna Monica Martenghi che si rivolge loro in maniera esaltante. I militanti in sala sono delegati a rappresentare le realtà locali del Partito presenti sull’intero territorio nazionale e molti di loro, dal palco, espongono il lavoro di proselitismo svolto nella zona in cui diffondono la dottrina dei Maestri. Con un ritmo incalzante si snocciolano gli interventi. Tutti denotano amore profondo e grande ed entusiasmante attaccamento nella dottrina scientifica dei Maestri del proletariato e in particolare, tutti inneggiano al grande Mao Zedong. Arriva il momento che tutti i presenti aspettano. Il compagno Giovanni Scuderi prende la parola e delizia i presenti con un discorso ben scandito che tocca tutti i temi cari al PMLI. La Commemorazione volge al termine, il canto degli Inni del Partito da parte di tutti i presenti mi fa correre i brividi lungo la schiena. Sono momenti esaltanti e io me li godo come non mai cantando coi compagni. Al termine della Commemorazione vado a salutare i compagni della presidenza e tutti gli altri che riesco a salutare. Infine, mi rivolgo al compagno Giovanni Scuderi e con grande piacere stringo la mano a lui e a chi è lì vicino. Fantastica giornata … da ripetere! Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Con Mao per sempre! Mario “Redpassion” Sesto San Giovanni (Milano)

Care compagne e cari compagni, con piacere ho raccolto l’invito a partecipare a questa importante Commemorazione di Mao, in quanto arricchisce la mia conoscenza della vita e dell’opera di Mao, portandomi a riflettere su temi come il Partito. Il discorso del Segretario generale Giovanni Scuderi, non solo mi trova d’accordo ma mi ha reso più chiara la necessità di un autentico Partito marxista-leninista che è il solo che può portare le masse alla conquista e vittoria del socialismo. Sono cosciente che non basta partecipare alla Commemorazione per cogliere fino in fondo tutti gli spunti e l’importanza politica che riveste il tema del Partito e mi impegno a studiare Il Bolscevico per appropriarmene di più. Altresì riconfermo il mio impegno nel Partito per far conoscere la linea marxista-leninista-pensiero di Mao e portare fino in fondo la lotta per il socialismo dando il mio modesto contributo. Concludo esprimendo un pensiero che mi ha fatto riflettere: “Prima la parola rivoluzione mi faceva un po’ paura, ora non più”. Elisa - Firenze

Ringrazio il Partito per la fantastica giornata Innanzitutto volevo ringraziarvi per la fantastica mattinata trascorsa a Firenze durante la quale ho presenziato alla Commemorazione della scomparsa del grande

Maestro del proletariato internazionale Mao Zedong. Una grandiosa iniziativa del PMLI! Oggi, 17 settembre, entra in vigore l’innalzamento dell’Iva di 1 punto, grazie alla fantastica finanziaria del governucolo che siamo costretti ancora a sopportare. Speriamo che tutto ciò stimoli le masse, così da poter mettere le basi per realizzare quanto auspica il PMLI e quanto auspico io. A mio modesto parere, anche se gli italiani sono stufi, ci vorrà ancora un po’ più di tempo per far sì che capiscano che si devono finalmente dare una svegliata. Questo perché le persone sono condizionate, soprattutto dai media e dalle false promesse di un governo assolutamente ridicolo. Ma ce la faremo, un giorno la “signoria dei medici”, P2, P3 o P4 (la storia si ripete), chiamiamola come volete, sparirà. Ciò a fronte di una comunione di intenti di tutti noi, e con noi intendo gli sfruttati italiani e non che abitano sul suolo del cosiddetto tapino stivale. Forza PMLI, coi Maestri e il PMLI vinceremo. Uniti vinceremo. Con Mao per sempre. Luca Sesto San Giovanni (Milano)

Viva il PMLI Sono un simpatizzante e l’11 settembre ero presente alla Commemorazione. Il discorso fatto dal Segretario generale del PMLI, Giovanni Scuderi mi è piaciuto molto. Viva il PMLI! Adolfo – Vicopisano (Pisa)

“Mao si è adoperato per smascherare il revisionismo del PCI facendo pubblicare due importanti editoriali sulla stampa del Partito. Il primo su il “Quotidiano del popolo”, organo del CC del PCC, del 31 dicembre 1962 dal titolo “Le divergenze tra il compagno Togliatti e noi”, il secondo su “Bandiera Rossa”, organo teorico del CC del PCC, del giugno 1963 dal titolo “Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi”. Questi due interventi di alto contenuto ideologico sono stati essenziali per i primi quattro pionieri del PMLI per far loro comprendere la natura revisionista del PCI, per orientarli ideologicamente, politicamente e organizzativamente e per combattere, a cominciare dal 1967, la cricca revisionista di Togliatti. Subito dopo la sua chiusura, il posto del PCI è stato preso dal partito trotzkista Rifondazione comunista di Armando Cossutta, Diliberto e Garavini, e poi di Fausto Bertinotti, Nichi Vendola e Franco Giordano, infine di Paolo Ferrero. Altri partiti, gruppi e movimenti si autodefiniscono comunisti, in primo luogo il PdCI di Diliberto e di un ex esponente di “Lotta continua” Marco Rizzo. Quest’ultimo, dopo che è stato espulso dal partito, ha fondato Comunisti-sinistra popolare legata al partito comunista greco. Un filo comune lega tutti costoro: Gramsci; qualcuno, come Fosco Giannini dell’“Ernesto”, aggiunge Lenin, per essere sicuro che il nuovo imbroglio della “ricostruzione del partito comunista” coinvolga coloro che vogliono “fare come in Russia”. Sarà però difficile che si faccia abbindolare chi conosce a sufficienza Lenin. Ormai il proletariato italiano ha il suo Partito, il PMLI, e quindi i sinceri fautori del socialismo e chiunque voglia veramente cambiare questa società borghese hanno tutte le possibilità per capire da che parte stare e cosa fare, una volta che vengono a conoscenza del Partito”. (Brani tratti dal Discorso di Giovanni Scuderi alla Commemorazione di Mao nel 35° Anniversario della scomparsa, pronunciato a Firenze l’11 settembre 2011, dal titolo: “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul Partito del proletariato”)

Pubblicato da “Luminoso Futuro” il discorso di Giovanni Scuderi, “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul Partito del proletariato”

“GRAZIE PMLI, FARO INTERNAZIONALISTA E GUIDA DEL PROLETARIATO ITALIANO E DI TUTTO IL MONDO” “IL PROLETARIATO E I MARXISTI-LENINISTI I marxisti-leninisti panamensi hanno pubblicato sul loro blog “Luminoso Futuro” il discorso integrale pronunciato da Giovanni Scuderi: “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul Partito del proletariato”, tributando al PMLI e al suo Segretario generale, compagno Giovanni Scuderi, grandi riconoscimenti per il ruolo di faro e guida del proletariato italiano e di tutto il mondo. Quella che pubblichiamo è la nota di “Luminoso Futuro” che introduce la pubblicazione del discorso. In questa occasione pubblichiamo l’importante e brillante discorso del compagno Giovanni

PANAMENSI VI SARANNO SEMPRE RICONOSCENTI”

Scuderi, Segretario Generale del Partito marxista-leninista italiano, tenuto nella città di Firenze, Italia, alla commemorazione del 35º anniversario della morte del compagno Mao Zedong, che è avvenuta il 9 settembre 1976. Discorso che il compagno Giovanni Scuderi ha pronunciato l’11 settembre nella Sala Verde del Palazzo dei Congressi di Firenze. Dal momento in cui la morte del compagno Mao ha aperto un vuoto incolmabile nel cuore e nella mente del proletariato internazionale e dei paesi oppressi del mondo, l’internazionalista, fermo nei principi universali del marxismo-leninismo-pensie-

ro di Mao e sempre corretto Partito marxista-leninista italiano non ha mai mancato all’appuntamento storico di rendere un omaggio militante alla sua memoria. Benché il compagno Mao non sia più nel mondo dei vivi, il “suo pensiero, la sua opera ed il suo esempio” continuano vivi ed attuali. Oggi più che mai, mentre il sistema imperialista affonda nella sua più spaventosa crisi generale ed il movimento comunista marxista-leninista, superando particolari difficoltà di crescita ed ispirandosi a lui osa scalare nuove cime, il suo messaggio rivoluzionario proletario e internazionalista continua ad

essere una Grande Bandiera Rossa e fonte di ispirazione per il compimento dei nostri compiti storici di emancipazione sociale e liberazione nazionale. Grazie compagni marxisti-leninisti italiani del PMLI per continuare a essere un faro internazionalista e guida del proletariato italiano e della classe operaia di tutto il mondo. Il proletariato di Panama e i comunisti (marxistileninisti) del nostro paese saranno sempre riconoscenti per le vostre posizioni che rafforzano il nostro spirito di combattimento intransigente antimperialista, antirevisionista ed anti-neorevisionista.

Coi cinque Maestri vinceremo! Ci scusiamo per gli errori che possiamo aver fatto in questa traduzione del discorso. Non parliamo l’italiano, non lo comprendiamo nel suo senso profondo, e non possiamo ricorrere all’aiuto di compagni che possano tradurre in maniera più precisa e corretta possibile. Questa traduzione dunque, è un sforzo dettato dalla necessità di fornire comunque ai compagni e amici lettori di un testo carico di insegnamenti marxisti-leninisti-maoisti, in generale, e in particolare rispetto ai contributi del compagno Mao allo sviluppo della teoria del Partito comunista lì dove l’hanno lasciata Marx, Engels, Lenin e Stalin.

La riproduzione del blog “Luminoso Futuro” e la parte relativa al discorso del compagno Giovanni Scuderi


10 il bolscevico / PMLI

N. 35 - 6 ottobre 2011

INTERVENITE PUBBLICAMENTE SUL DISCORSO DI SCUDERI SULLA COMMEMORAZIONE DI MAO In questo numero de “Il Bolscevico” inauguriamo la rubrica “Sul discorso di Scuderi alla commemorazione di Mao” per dare la possibilità ai simpatizzanti e agli amici del PMLI, nonché ai compagni di base dei partiti della “sinistra” borghese, di esprimere pubblicamente la loro opinione su tale discorso.

Possono quindi intervenire anche chi non condivide il discorso o lo condivide solo parzialmente. Il nostro auspicio è che colgano l’invito soprattutto i sinceri comunisti, che militano in partiti, gruppi e movimenti che si definiscono comunisti, per dirci apertamente quali sono i punti della linea del PMLI

che non condividono. Questa apertura di dialogo e confronto potrebbe avere un carattere storico. Auspichiamo che si facciano sentire anche le operaie e gli operai scontenti dei partiti della “sinistra” borghese e che attualmente seguono i leader della sinistra della Cgil e i “sindacati di base”.

Non dovrebbero ignorare questo nostro invito, nemmeno le studentesse e gli studenti che si stanno battendo contro la macelleria sociale, per l’istruzione pubblica e per cambiare questa società. A tutti raccomandiamo solo di essere sintetici e di non superare le 6.000 battute. Grazie.

LETTERA DEL RESPONSABILE DEL PMLI PER LA CAMPANIA SUL NOSTRO GIORNALE IN FORMATO PDF

Un mezzo efficace e rivoluzionario per far conoscere, discutere e apprezzare dalle masse popolari “Il Bolscevico” Care compagne e cari compagni, complimenti per aver posto sul sito del PMLI il nostro glorioso organo di stampa Il Bolscevico in formato PDF. Questa iniziativa rappresenta un avvenimento storico per tutto il nostro amato Partito e per il proletariato italiano, per quello internazionale e per tutti quei sinceri comunisti che hanno a cuore il ristabilimento storico del vero socialismo e la conquista del potere da parte della classe più lungimirante della storia, la classe operaia. Sicuramente in questa fase storica, nonostante la tremenda povertà che ostacola i nostri obiettivi immediati e a lungo termine di estendere e radicare il Partito in tutto il Paese e di conquistare il cuore e la mente di tanti sinceri comunisti e di tanti proletari rivoluzionari, rappresenta un sacrificio enorme. Oggi mettere a disposizione Il Bolscevico in PDF su internet, la potente arma del PMLI, del proletariato e delle masse popolari che lotta contro il governo del neoduce Berlusconi e il capitalismo, rappresenta per noi marxisti-leninisti, che strenuamente e infaticabilmente lottiamo per l’Italia unita, rossa e socialista, una decisione importante e strategica che, secondo il mio modesto parere, si misura in maniera intelligente e rivoluzionaria contro il ruolo sporco dei mass media che si dimostra sempre più un monopolio di pennivendoli manipolati al servizio della classe dominante borghese. Una scelta che, sicuramente, sarà premiata in futuro

da tanti successi e simpatie per il nostro glorioso giornale. Attualmente l’uso d’internet a livello giornalistico è diffuso in maniera larghissima tra interi strati sociali e anche nel proletariato. Dunque, utilizzare Il Bolscevico in PDF sul nostro sito diventa una scelta strategica, un mezzo efficace e rivoluzionario per farlo conoscere, discutere e infine apprezzare da larghe masse popolari che navigano su internet. Sì, apprezzare perché molti non lo conoscono, molti altri lo “evitano” perché non si vogliono esporre, tuttora condizionati dal bombardamento mediatico del regime e dai danni causati dai revisionisti e dai falsi comunisti. Inizialmente molti avranno solo la curiosità di leggerlo. Ma, in ultima analisi, chi è sinceramente e lealmente per il socialismo, in futuro, lo sosterrà e lo apprezzerà con tutto il cuore. Infine, penso che in futuro molti si abboneranno e tanti altri lo sosteranno, come tanti lo diffonderanno perché chi vuol abbattere questo sistema marcio e putrefatto del capitalismo e vuole l’Italia unita, rossa e socialista e un nuovo mondo, in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non regni più ma regnino finalmente il benessere e l’uguaglianza, farà de Il Bolscevico il suo agitatore politico. In sostanza si avrà la possibilità di conoscere la potente arma giornalistica, politica, ideologica e organizzativa che esso rappresenta e marciare con il Partito del proletariato, verso il socialismo. È altrettanto importante anche per noi militanti che lo potremmo

avere subito a disposizione, e in certi casi “diffonderlo” appena fatto, così da annullare quei ritardi cronici e a volte scandalosi della consegna tramite il servizio postale in mano ai capitalisti. Care compagne e cari compagni, grazie di cuore per questo bel regalo e per quanto avete fatto! Ma anche tante grazie per tutto quello che svolgete per il nostro glorioso organo, l’unico giornale autenticamente marxista-leninista e rivoluzionario che in Italia dà filo da torcere al capitalismo, alle istituzioni borghesi, al fascismo e ai traditori del proletariato. Come giustamente afferma il nostro Segretario generale, compagno Giovanni Scuderi: “La classe dominante borghese si è resa immediatamente conto della pericolosità de Il Bolscevico e ha cercato di sopprimerlo fin dai suoi primi numeri. In un primo tempo attraverso l’allora pretore Francesco Fleury, oggi procuratore aggiunto della procura di Firenze, e successivamente ricorrendo agli allora sostituti procuratori, oggi magistrati di grido, Pierluigi Vigna e Carlo Casini. Ma Il Bolscevico non si è fatto mai intimidire, anzi ha continuato la sua opera con maggior forza e consapevolezza del suo ruolo politico e storico. Fino al punto di divenire rapidamente un giornale che non ha precedenti nella storia del movimento operaio italiano. Mai infatti nel nostro Paese c’è stato un giornale autenticamente proletario e marxista-leninista, anche se molti in passato, a cominciare da ‘l’Unità’, e ancora oggi si defini-

Ho conosciuto il marxismo in piazza vedendo Mao sulla bandiera del PMLI

to presso la sede milanese del Partito. Mi va bene essere iscritto alla vostra mailing-list. Una volta pagata la quota di abbonamento per Il Bolscevico, posso benissimo sedermi e attendere il postino? Saluti. Marco - Milano

Desidererei riprendere l’abbonamento a Il Bolscevico, interrotto come anche la mia (relativa in ogni modo) attività politica a causa di problemi familiari e di studio. Spero al più presto di poter tornare ad attivarmi in favore del PMLI e del marxismo-leninismo. Saluti marxisti-leninisti e buon lavoro! Francesco provincia di Frosinone

Ho conosciuto il PMLI in un corteo studentesco l’anno scorso. Se non ricordo male fu quello in memoria di Piazza Fontana, cui era presente appunto anche il PMLI. Si potrebbe anche dire, volendo, che ho conosciuto il marxismo proprio dopo aver visto il volto di Mao sulla vostra bandiera! Per quanto riguarda Il Bolscevico, mi ha messo curiosità un’edicola a Sesto San Giovanni. Nonostante io ammiri il PMLI e lo consideri il miglior partito comunista italiano (forse l’unico...), ho qualche divergenza di pensiero in merito ad alcuni personaggi storici. Quando riterrò giunto il momento, fisserò un appuntamen-

Spero di riattivarmi al più presto in favore del PMLI Cari compagni, dopo un lungo silenzio, di cui mi dispiaccio molto e di cui vi chiedo scusa, voglio complimentarmi con voi e con l’ottimo Segretario Scuderi per la bellissima commemorazione del presidente Mao, di cui ho letto sul vostro sito.

Datemi informazioni per futuro tesseramento al PMLI Salve, vorrei più info, per un mio futuro tesseramento. Saluti rossi. Alessio, via e -mail

Napoli. Il compagno Franco Di Matteo diffonde “Il Bolscevico” sul 4° Congresso nazionale del PMLI alla manifestazione dei disoccupati e LSU del 7 gennaio 1999 (foto Il Bolscevico)

vano o si definiscono comunisti, quando in realtà sono revisionisti di destra o revisionisti di ‘sinistra’, cioè trotzkisti”. Evviva Il Bolscevico in PDF, una potente arma del PMLI, del proletariato e delle masse contro il governo del neoduce Berlusconi! Appoggiamo, studiamo e applichiamo il discorso di Scuderi sugli insegnamenti di Mao sul Partito! Avanti con forza e fiducia verso l’Italia unita, rossa e socialista! Coi Maestri, col PMLI e Il Bolscevico vinceremo! Franco Di Matteo Responsabile del PMLI per la Campania

“Il Bolscevico” in formato PDF mi aiuterà a studiare più velocemente le posizioni del Partito Grazie, l’iniziativa di pubblicare l’organo del Partito Il Bolscevico in formato elettronico pdf è una scelta molto importante. Ringrazio il Partito per questo grande passo, sicuramente mi aiuterà ad accedere velocemente alle posizioni del Partito e poterle studiare in qualsiasi momento della giornata, dal momento che per lavoro sono spesso impegnata in collegamenti Internet. Un caro saluto ai compagni. Aurora - Palermo

A MILANO

Importante riunione di studio sulla linea giovanile del PMLI ‡ Dal corrispondente della

Cellula “Mao” di Milano

Domenica 18 settembre militanti e simpatizzanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI si sono riuniti, presso la Sede milanese del Partito, per studiare il documento dal titolo “I giovani e il lavoro del PMLI sul fronte giovanile e studentesco”, che è stato approvato dalla 3ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI lo scorso 3 aprile, recependo il rapporto del compagno Federico Picerni, Responsabile del lavoro giovanile del Partito. Il documento è stato ripubblicato in un volume della Piccola biblioteca marxista-leninista in occasione della memorabile Commemorazione di Mao nel 35° anniversario della scomparsa svoltasi a Firenze lo scorso 11 settembre. I partecipanti alla riunione di studio hanno appreso un’aggiornata e puntuale analisi di classe e marxista-leninista dell’attuale condizione giovanile in tutti i suoi aspetti da quello economico, a quello sociale, scolastico e universitario, politico, culturale e morale. Lo studio di questo importante documento è di fondamentale importanza per essere preparati alle imminenti lotte autunnali dato che rilancia con forza, articolandola e aggiornandola, la linea giovanile e studentesca del Partito sulla base della linea del 5° Congresso nazionale del PMLI e degli ultimi avvenimenti politici e sociali che hanno investito il mondo giovanile.

Dallo studio si è appreso concretamente che gli obiettivi centrali del nostro lavoro giovanile sono i giovani operai e gli studenti. Nella pratica, date le forze attualmente a nostra disposizione e per via del fatto che proprio nelle scuole si ha la massima concentrazione di giovani, il lavoro studentesco va considerato al primo posto. L’iniziativa, che ha entusiasmato tutti i suoi partecipanti, risponde alle necessità di fornire ogni militante e simpatizzante marxista-leninista della necessaria preparazione politica per affrontare il lavoro di radicamento e di massa che è basilare per rendere il PMLI un Gigante Rosso capace innanzitutto di suscitare un nuovo 25 Aprile che abbatta il governo del neoduce Berlusconi e il regime neofascista su cui si regge, per poi perseguire il nostro obiettivo strategico di abbattere il capitalismo nel nostro Paese al fine di conquistare l’Italia unita, rossa e socialista!

BANCHINI PER IL PROSELITISMO DEL PMLI A NAPOLI DOMENICA 23 OTTOBRE dalle ore 10,30 – Piazza del Gesù

DOMENICA 30 OTTOBRE dalle ore 10,30 – Piazza Dante

Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI

Un’idea assolutamente geniale Cari compagni, ho appena letto la notizia che è disponibile Il Bolscevico in formato pdf. È un’idea assolutamente geniale! La lettura ne viene notevolmente avvantaggiata data la comodità. Forse però questo inciderà sugli abbonamenti? Avrei una proposta da fare: si può istituire, nel sito del Partito, una sezione di canti comunisti, antifascisti e proletari? Se serve, io ne ho diversi che potrei mandarvi. Saluti marxisti-leninisti. Antonio, 15 anni - Firenze

Fantastico avere “Il Bolscevico” in pdf Trovo fantastico aver messo Il Bolscevico in formato pdf.

Saluti marxisti-leninisti. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Pao - Polonia

Ottimo “Il Bolscevico” integrale al computer Cari compagne e compagni, è un’ottima idea poter vedere Il Bolscevico integrale al computer prima ancora che arrivi per posta. Lo condivido fortemente, sin da quando l’ho visto la prima volta. Adolfo - Vicopisano (Pisa)

Vorrei sapere tutto su “Lenin, la vita e l’opera” Buongiorno! Volevo chiedervi informazioni sulla seguente vostra pubblicazione: “Lenin, la vita e l’opera” (pagg. 605). Grazie e buon lavoro. Francesca, via e-mail


cronache locali / il bolscevico 11

N. 35 - 6 ottobre 2011

IN CAMPANIA L’ACQUA RESTA PRIVATIZZATA E AUMENTANO LE BOLLETTE Calpestato il referendum sull’acqua pubblica

La battaglia per l’acqua pubblica è ancora lunga. La gestione del servizio idrico nei 76 comuni tra la piana del fiume Sarno e le pendici del Vesuvio è ancora nella mani della Gori Spa, controllata Acea, con in pancia quasi il 10% della multinazionale Suez. Il colosso romano in sette anni ha accumulato debiti per oltre 125 milioni di euro, senza fare investimenti per ammodernare la rete, tanto che l’acqua, nella rete colabrodo, è quasi ovunque inquinata e i cittadini sono alle prese con disservizi e bollette pazze (ci sono stati casi da 18 mila euro) e soprattutto con gli estorsori di Equitalia che arrivano a sigillare contatori e a pignorare. Tra i politici più attivi nel calpestare la volontà popolare, il presidente dell’Ato, il senatore Car-

lo Sarro (PDL), che ha deliberato l’aumento delle bollette per ripianare i debiti, con un ulteriore rialzo entro il 2012, attraverso l’unificazione delle tariffe del bacino A (costo base schizzato a 1,3 euro a metro cubo) e quelle del bacino B (aumento al 1,1 euro a metro cubo). Inoltre, grazie alle “concessioni” del governatore Stefano Caldoro, la Gori continua a prelevare l’acqua alla fonte senza versare un soldo. Nell’ultima assemblea dell’Ato all’ordine del giorno c’era il risultato referendario: ripubblicizzazione del servizio ed eliminazione dalla bolletta del costo per il capitale investito (dal 7% a oltre il 27%). È andata deserta. Stessa tattica dell’Ato2 Napoli-Caserta (bacino 2.500.000 abitanti): nell’assemblea del 12 settembre

mancavano tutti i delegati dell’area casertana, oltre cento, e il presidente Vincenzo Iodice. I Comitati sospettano che l’obiettivo sia la scissione del napoletano dal casertano, per poi spingere il secondo verso la privatizzazione sotto la sigla Ato5, già prevista dalla giunta Bassolino e rilanciata dal presidente della provincia e parlamentare UDC, Domenico Zinzi. Non mancano quindi le critiche all’assessore ai Beni comuni del Comune di Napoli, Alberto Lucarelli, per una “accelerazione verso l’acqua pubblica, che magari trascini altre amministrazioni”, rammentando che “Napoli rappresenta il 37% dell’assemblea Ato, ed in seconda convocazione non è necessario il 50% delle quote”. L’assessore è sta-

to inoltre invitato ad impegnarsi per la ripubblicizzazione dell’acquedotto campano, nelle mani dell’Acqua Campania spa e degli speculatori della Vianini Lavori, la società con cui il gruppo Caltagirone, oltre all’acqua del salernitano, mira alla gestione dell’acquedotto pugliese in una cordata con ACEA. Vergognoso è in tal senso l’operato del sindaco-demagogo Luigi De Magistris che, senza consultare gli abitanti di Bagnoli è volato in Gran Bretagna, insieme ai “nemici” della campagna elettorale, Caldoro e Cesaro, per stringere accordi con l’“American Cotton Exporters Association”. I ricorsi al Tar evidentemente non bastano: occorre tornare in piazza, come nel 2006!

Anche De Magistris bacia l’ampolla col sangue di San Gennaro “Sono credente e cattolico” Durante la festività cattolica dedicata al santo patrono napoletano S. Gennaro, che si svolge ogni anno nella metà del mese di settembre, si ripete il gesto oscurantista intriso di superstizione, smentito più volte dalla scienza moderna, dello “scioglimento” del sangue del santo stesso, raccolto in una teca. Anche quest’anno non sono

laico”, difeso a parole in campagna elettorale dal “rivoluzionario arancione”, nei confronti delle autorità e del potere ecclesiastici. Uno spettacolo che giova alla Chiesa che certifica fortemente agli occhi di tutti il suo controllo ideale e materiale, mentre il nuovo sceriffo cerca pietosamente di raccattare consensi presso l’elettorato

DOPO LE FALSE PROMESSE DI STABILIZZAZIONE

Pisapia lascia a casa 130 educatrici precarie dei nidi e 928 bambini in lista di attesa La giunta milanese vuole colmare i posti vacanti con le cooperative private. Solidarietà del PMLI alle educatrici in lotta per il lavoro stabile ‡ Redazione di Milano

Il neopodestà Pisapia da quando si è insediata la sua giunta “arancione” non perde giorno per smentire clamorosamente, un punto dietro l’altro, il suo “favoloso” programma elettorale che doveva fanfaronescamente “cambiare il vento” nell’amministrazione del capoluogo lombardo. Uno di quei punti prometteva, seppur in modo aleatorio, di combattere la precarietà del lavoro. Ma ad oggi ad anno scolastico iniziato 130 educatrici degli asili nido invece di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato sono state lasciate a casa

disoccupate, mentre le restanti sono ancora precarie con i carichi di lavoro più che raddoppiati. Com’erano belle le promesse del programma elettorale di Pisapia dove si prometteva “di valorizzare le competenze interne dei dipendenti pubblici” perché “venti anni di esternalizzazioni delle funzioni pubbliche lasciano il forte dubbio che non si sia davvero risparmiato mentre la qualità dei servizi ha certamente subito molti colpi”. Oggi però, a fronte di 928 bambini iscritti nelle lista d’attesa per i nidi d’infanzia, il sindaco vicario Maria Grazia Guida, che de-

IN PROVINCIA DI TERAMO

Nuovi tagli in vista per l’ospedale di Atri ‡ Dal corrispondente

dell’Organizzazione di Pineto del PMLI Dopo le magagne e le ruberie d’ogni genere nella sanità abruzzese perpetrate per anni dalla giunta regionale di “centro-sinistra” con a capo Ottaviano Del Turco (oggi riciclatosi nelle liste del PDL), l’odierno antipopolare e affamatore governatore della Regione, il berlusconiano Gianni Chiodi, non ha indugiato di certo a far pagare pesantemente alle masse popolari abruzzesi l’enorme debito accumulato dalla malagestione del servizio sanitario regionale. Ed ora i tagli ai reparti e ai servizi nei vari presidi ospedalieri sono così diffusi e generalizzati da mettere a repentaglio la funzionalità complessiva del servizio sanitario regionale. Il neopodestà di Atri (Teramo), Gabriele Astolfi (PdL) appoggia risolutamente il piano di tagli ai servizi ospedalieri varati dalla

giunta regionale Chiodi che coinvolgono l’ospedale “S. Liberatore” di Atri e i suoi reparti a più alta affluenza come UTIC (Unità terapia intensiva cardiologica), Urologia, Psichiatria, Centro trasfusionale, Medicina nucleare, (oltre alla chiusura dell’ORL-otorinolaringoiatria e del Maxillo facciale). Da tre anni c’è un Comitato cittadino Difesa dell’ospedale di Atri, guidato dall’ex-sindaco PD Mauro Marchese che ha impostato il contrasto ai tagli dei servizi ospedalieri sul piano dell’opposizione alla giunta Astolfi, ma cercando di far guadagnare consensi al PD. Invece, occorre che la battaglia del Comitato, condivisa e appoggiata dall’Organizzazione di Pineto del PMLI, non finisca condizionata dalle smanie elettorali di alcuni suoi promotori, che la priverebbero della necessaria forza e legittimità popolari atte a fermare il devastante piano di tagli alla sanità abruzzese.

tiene la delega all’Educazione, non trova di meglio che annunciare che prenderà a contratto personale educativo esterno direttamente dalle cooperative private. Negando l’evidenza del grave disservizio pubblico arrecato alle masse femminili lavoratrici la Guida dichiara che l’anno scolastico è cominciato “senza intoppi e senza ritardi” giustificando la drastica riduzione del servizio come conseguenza dei limiti di spesa imposti dal governo col famigerato “Patto di stabilità”. La verità è che la giunta Pisapia, come quella passata della Moratti, si rifiuta di mettere in priorità nei capitoli di spesa del bilancio i pubblici servizi preferendo dilapidare i fondi pubblici per servire gli interessi privati capitalistici. Pur volendo stare negli angusti limiti di spesa ingiunti dal governo del neoduce Berlusconi, basterebbe tagliare, vista l’urgenza sociale, le spese previste per l’Expo ed

altri progetti socialmente inutili, come la “Città della moda”, volti solo a soddisfare gli appetiti “imprenditoriali”, commerciali e della speculazione edilizia. In questo contesto è intollerabile e vergognoso che l’assessore al Bilancio, Bruno Tabacci, nelle priorità di bilancio preveda un milione di euro per la prossima visita del papa a Milano. Che se la paghi l’opulenta chiesa cattolica! La Cellula “Mao” di Milano del PMLI appoggia la lotta delle educatrici precarie e disoccupate cominciata il 5 settembre scorso contro la giunta Pisapia, che da una parte non vuole riconoscere loro il diritto al lavoro stabile e dall’altro si prepara a colmare i posti vacanti con altro personale precario e supersfruttato somministrato da privati senza scrupoli che risparmiano, su tutto, e quindi anche sulla formazione professionale.

Nel segno di un’opprimente continuità, l’attuale sindaco di Napoli De Magistris bacia l’ampolla col “sangue” di S. Gennaro come già fece il suo predecessore, l’operaista Bassolino

mancati all’avvenimento non solo gli alti prelati della Chiesa, tra cui il cardinale Sepe, ma anche le autorità di regime, dal prefetto agli alti gradi delle “forze dell’ordine”, tutti in prima fila in attesa del fatidico “bacio”. Dopo la fantomatica rivoluzione arancione propugnata dal neo “sceriffo” De Magistris ci si aspettava una sua diserzione o comunque una partecipazione in tono minore all’avvenimento; nulla di tutto questo, invece. L’ex pubblico ministero si faceva fotografare in primo piano mentre baciava l’ampolla con il sangue di S. Gennaro, retta dal cardinale Sepe, in maniera contratta, compunta, quasi genuflessa. Come nella peggiore tradizione democristiana, e al pari dei suoi predecessori Bassolino e Iervolino, il nuovo baciapile De Magistris, in un copione ben recitato, è stato invitato a porgere le labbra alla teca da un entusiasta Sepe; un gesto che altro non significa che la prostrazione di quello “stato

cattolico giustificandosi così: “Si è trattato di un gesto che ho trovato assolutamente naturale (sic!), il dibattito non appassiona nessuno, i napoletani hanno altro a cui pensare: tutte le istituzioni, a partire dal prefetto e dagli ufficiali delle forze dell’ordine, l’hanno baciata. E poi non dimentichiamoci che si tratta sempre del sangue di una persona, un martire, che rappresenta l’unità di tutti i cittadini napoletani, al di là della propria confessione religiosa. Da sindaco, rappresento la laicità di un’istituzione ma la mia politica è improntata all’apertura verso tutte le religioni: sono credente e cattolico”. Parole che dovrebbero far riflettere chi ha votato l’ex pm, che è passato in meno di quattro mesi da “sceriffo” e manganellatore di disoccupati, immigrati, ambulanti e sfrattati a baciapile della Chiesa oscurantista di Sepe e Ratzinger, gettando nel fosso della superstizione quel poco di laicità che ipocritamente cianciava di avere.

Una contraddizione firmata Expo 2015

RADDOPPIANO I BINARI… DIMEZZANO I TRENI! ‡ Redazione di Milano

Dopo l’aumento del 20% sulle tariffe dei treni di questi ultimi mesi, nella manovra finanziaria del nero governo Berlusconi ci sono tagli al trasporto pubblico locale che avranno effetti devastanti sulle masse lavoratrici e popolari. Per i pendolari lombardi, in particolare, ci saranno 266 milioni di euro in meno. Il che significa, come ha dichiarato l’assessore regionale alla mobilità Raffaele Cattaneo: o la mazzata dell’aumento del costo dei biglietti di circa il 60%, oppure il taglio del 50% delle corse attuali. Ciò vuol dire che o i passeggeri pagheranno il 60% del prezzo del biglietto in più, oppure saranno costretti a viaggiare su veri e propri “treni merci”. In

entrambi i casi siamo platealmente e chiaramente di fronte al tracollo del trasporto pubblico. Ciò che più irrita e indigna è che, mentre il governo del neoduce Berlusconi fa tagli di questa portata, calpestando impunemente ogni diritto sociale e cancellando molti servizi pubblici per darli in mano al privato, i neopodestà arancioni di Rho e di Milano, il PD Pietro Romano e il SEL Giuliano Pisapia, invece di opporsi a spese inutili, chiedono una deroga al patto di stabilità per proseguire l’iter per realizzare le opere connesse ad EXPO 2015. Tra queste grandi ed inutili opere c’è il raddoppio dei binari sul tratto Rho-Gallarate e il raccordo per potenziare il collega-

mento tra Rho-Fiera e Malpensa. E mentre viene detto che taglieranno la metà dei treni che circolano attualmente e che, dunque, non passerà più dalla stazione di Rho un treno ogni quarto d’ora (già sovraffollato), ma uno ogni mezz’ora, dall’altra parte affermano che bisogna investire oltre 500 milioni di euro per potenziare la linea ferroviaria col progetto del terzo e quarto binario per poter arrivare così ad avere una corsa ogni 7 minuti nelle ore di punta. Una contraddizione lampante, che mostra l’inutilità di questi progetti e la malafede lucrosa di chi li porta avanti. Ancora una volta i germi di questo sistema capitalistico traggono profitti dalle grandi ed inu-

tili opere di urbanizzazione, che costano sempre più tasse estorte a lavoratori e pensionati e rendono sempre più difficoltosa la loro mobilità sui mezzi pubblici. La Cellula “Mao” di Milano e il Comitato lombardo del PMLI appoggiano la lotta del Centro Sociale “Fornace” di Rho e del Comitato NO EXPO che, nelle prossime settimane, saranno nuovamente in stazione a Rho, perché non siano le masse lavoratrici pendolari e popolari a pagare la crisi e l’EXPO, ma i “poteri forti”, i capitalisti azionisti di Fiera Milano S.p.A. in primis, che ha fortemente spinto la candidatura di Milano ad ospitare la grande mostra internazionale in funzione dei propri esclusivi interessi.


12 il bolscevico / firenze e provincia

N. 35 - 6 ottobre 2011

I piddini governatore toscano e sindaco del capoluogo approvano il progetto RFI

FIRENZE

ROSSI E RENZI SIGLANO L’INTESA “ALTA VELOCITA’” A FIRENZE

Battersi contro il privatizzatore Renzi

La città venduta ai capitalisti per profitto e privatizzazione, a discapito delle reali esigenze delle masse e della loro salute

GIUSTA PROTESTA DEL COMITATO “NO TUNNEL TAV” ‡ Dal nostro corrispondente

della Toscana

La lunga mano dei pescecani capitalisti si allunga sul capoluogo toscano. Ad agosto è stata firmata l’intesa per l’Alta Velocità (AV) e la nuova stazione interrata, progettata da Norman Foster. Un accordo siglato da Regione Toscana, Comune e Provincia di Firenze, Rete ferroviaria italiana (Rfi), con il beneplacito e l’appoggio del governo del neoduce Berlusconi rappresentato dal gerarca delle infrastrutture Altero Matteoli. Un progetto con cifre da capogiro: 1,35 miliardi di euro e una prospettiva da “paura” di ben 4 anni di cantieri per Firenze. Forti anche della vergognosa recente assoluzione nel processo d’appello di tutti i 39 imputati della Cavet (che fa capo a Impregilo nota per l’affare “emergenza rifiuti”) per i danni documentati e visibili dei lavori Alta Velocità tra Firenze e Bologna nel Mugello, il governo è riuscito a far siglare anche quest’accordo, fregandosene delle proteste più che giustificate per un progetto pericolosissimo

Firenze. Un momento della protesta organizzata dal Comitato “No tunnel Tav” al Ponte al Pino, che si trova sul tracciato della Tav, con un presidio informativo

per la salute dei fiorentini e per la stabilita geologica della città. Sono state ignorate le denunce e l’esposto del Comitato “No tunnel Tav di Firenze” che hanno evidenziato in un comunicato “l’inosservanza della normativa antisismica”, “la minaccia imminente di danno ambientale nel Comune di Cavriglia (Arezzo) loc. S. Barbara per contaminazione da inquinamento causato dai rifiuti di scavo dei tunnel ferroviari TAV Firenze”. Sordo a tutto ciò il tanto “ecologista”, “ambientalista” e “ami-

co dei lavoratori” governatore della Toscana Enrico Rossi (PD) ha affermato che “l’investimento è un fatto decisivo per lo sviluppo della Regione”. Anche il suo assessore all’urbanistica e al territorio, Anna Marson (IdV) che aveva sempre espresso dubbi e contrarietà all’Alta velocità non ha avuto il coraggio di esprimere un voto contrario e codardamente è uscita dalla giunta al momento del voto sul protocollo d’intesa. Il berlusconino neopodestà fiorentino Matteo Renzi, anche per tenere buone le proteste dei suoi

Provincia di Firenze

RIAPRE LA SCUOLA: REPRESSIONE PREVENTIVA E SILLABARI A PAGAMENTO Affissa nelle scuole la locandina del PMLI ‡ Redazione di Firenze

Le scuole nella provincia di Firenze si sono riaperte sotto i peggiori auspici per alunni, studenti e genitori, dalle elementari alle medie superiori. Il 21 settembre 18 presidi di scuole medie superiori hanno giocato d’anticipo per scoraggiare ogni contestazione al disegno neofascista della scuola di Berlusconi e della Gelmini. Riuniti all’istituto Saffi di Firenze hanno presentato alla stampa una lettera aperta per studenti e genitori in cui annunciano in via “preventiva” la più severa repressione di eventuali lotte e occupazioni; minacciano di far intervenire la polizia “in caso di il-

legalità” (leggi “occupazioni delle scuole”), invitando “politici e genitori nostalgici del ’68” a non sostenere “contestazioni improduttive e inutili per la crescita dei giovani”. Fra i firmatari il preside Massimo Primerano del liceo Michelangelo di Firenze che lo scorso anno scolastico denunciò 22 ragazzi per “danneggiamenti” durante l’occupazione contro la “riforma” Gelmini. I compagni di Firenze del PMLI hanno affisso nelle scuole superiori locandine con il testo del volantino del Partito che invita gli studenti a riprendere la lotta. Odiosa anche la decisione della giunta del neopodestà piddi-

no di Calenzano, Alessandro Biagioli, di far pagare i sillabari nelle scuole elementari (escluse solo le famiglie con reddito Isee sotto i 16 mila euro l’anno) che va contro il principio della gratuità della scuola dell’obbligo (articolo 34 della Costituzione) e si va ad aggiungere alla miriade di sottoscrizioni (per i pennarelli, ecc.) che le famiglie sono costrette a versare dato lo sfascio della scuola pubblica. La scusa accampata è che il comune non può sopperire allo Stato che riduce i finanziamenti. Comunque, la scelta di far ricadere la scure sulle famiglie degli alunni allinea Biagioli al massacro sociale dell’odiato governo Berlusconi.

COMUNICATO DEGLI INSEGNANTI DELLA MEDIA “MALTONI” DI PONTASSIEVE (FIRENZE)

La scuola inizia violando il diritto allo studio e alla sicurezza degli alunni Pubblichiamo ampi estratti del comunicato dell’Assemblea degli insegnanti della scuola media statale “M. Maltoni” di Pontassieve (Firenze).

L’assemblea dei docenti della S.S. 1° “M. Maltoni” ritiene opportuno informare le famiglie degli alunni e la cittadinanza della grave situazione creatasi all’inizio di questo anno scolastico. La scuola inizia nella significativa violazione del diritto allo

studio e alla sicurezza, con una particolare ricaduta sugli alunni con maggiori difficoltà. Garantire l’orario normale quindi può comportare: - distribuzione degli alunni delle classi senza docente nelle altre classi, andando contro le più basilari norme di sicurezza; - un orario notevolmente ridotto rispetto a quello normalmente previsto per gli alunni con disabilità grave; - utilizzazione degli insegnanti delle altre discipline per coprire

le ore mancanti per il sostegno e garantire il normale inserimento di tutti gli alunni. Pertanto gli insegnanti chiedono ai genitori e alla cittadinanza una condivisione di obiettivi comuni: 1) ottenere la copertura oraria necessaria per il sostegno; 2) sveltire la procedura di assegnazione degli insegnanti mancanti; 3) ridurre il numero di alunni per classe secondo la normativa vigente.

elettori in merito all’AV, nei mesi scorsi aveva richiesto a Rfi una valutazione d’impatto ambientale. Peraltro Renzi non si è mai espresso contro la Tav per la quale ha attaccato esplicitamente anche i valsusini in lotta. Invece Rfi, guidata dall’amministratore delegato Mauro Moretti (inquisito per la P4) ha pagato il comune di Firenze e così Renzi a fronte di 110 milioni si è rimangiato tutto affermando che “la mia amministrazione aveva chiesto di valutare soluzioni diverse ma abbiamo preso atto che i contratti firmati non potevano esser rimessi in discussione.... ben venga un tunnel per l’alta velocità se poi ci sono tutte le infrastrutture necessarie”. Renzi si è fatto anche stanziare 300 mila euro, sempre da Rfi, per la “campagna informativa”. Per Rfi tutti questi soldi sono una bazzecola a fronte dei forti introiti che avrà da questa speculazione edilizia. I 110 milioni stanziati da Rfi non saranno spesi per le reali necessità dei fiorentini che dovrebbero oltretutto decidere come e per cosa destinarli, bensì per la nuova tramvia della linea 2. Così Firenze non solo si troverà bucata e sottosopra per l’AV, ma contemporaneamente anche per la costruzione di un’altra linea di tramvia. Noi appoggiamo la protesta del Comitato “No tunnel Tav” che si è svolta per sei giorni al Ponte al Pino dove la scavatrice bucherà il terreno per uscire a Castello. Si sono alternati dibattiti, volantinaggio e raccolta di firme riscontrando fra la popolazione maggiore interesse rispetto ad altre occasioni.

Un’operazione sciagurata che ridurrebbe anche i fondi per la spesa corrente del comune, compresi i servizi ‡ Redazione di Firenze

Mentre si sta preparando lo sciopero del 7 ottobre contro la privatizzazione dei dipendenti ATAF, l’azienda di trasporto pubblico con principale azionista il Comune di Firenze, alcuni sindacati presenti nella RSU, CGIL, CISL, FAISA e UGL, hanno annunciato un possibile accordo basato sul sì alla divisione in due di ATAF ma un no alla privatizzazione prima della gara per un unico appalto regionale per il trasporto unico locale. Anche al Maggio Musicale, istituzione guidata dal Comune di Firenze e personalmente dal neopodestà Matteo Renzi (PD), i sindacati aprono alla trattativa sul ridimensionamento dell’organico e dei vantaggi del contratto aziendale. “Sono due segnali da cogliere perché se venissero lasciati cadere il rischio sarebbe altissimo”, ha dichiarato il segretario della CGIL fiorentina, Mauro Fuso, evidentemente nostalgico della concertazione con Palazzo Vecchio e desideroso di mettere la sordina alle battaglie contro l’antipopolare gestione Renzi. Il nostro parere è diametralmente opposto, occorre combattere le privatizzazioni di Renzi senza cedere di un millimetro. Il neopodestà piddino vuole privatizzare praticamente tutto: a giugno, dopo il referendum, ha annunciato che vuole creare entro l’anno una grande holding che dovrebbe inglobare le partecipazioni di Palazzo Vecchio nelle aziende dell’acqua, gas e rifiuti e “proporsi all’attenzione del mercato”, questo vuol dire che Renzi punta a quotarla in borsa.

Più nel concreto vorrebbe anche rivedere l’assetto delle quote societarie. Si parla di vendere il 50% delle quote possedute di Toscana Energia (gas), il 10% del totale, per un valore di 50 milioni, una vendita che porterebbe il comune a rinunciare alla metà degli oltre 4 milioni di utile che ottiene all’anno. Inoltre la cifra ricavata dalla vendita, per legge, potrebbe essere solo utilizzata per investimenti e non nella spesa corrente. Sul fronte dell’acqua il comune dichiara di voler riacquistare le quote cedute alla multinazionale Acea; ma poiché Acea non dovrebbe vendere, tutto probabilmente rimarrà com’è; ricordiamo che, secondo un’indagine di giugno della Federconsumatori, le bollette dell’acqua a Firenze sono le più care d’Italia. Un’altra azienda candidata alla privatizzazione è il Quadrifoglio (rifiuti) che verrebbe inglobata da Helios, una società che riunisce anche altre spa pubbliche e che è candidata a vincere l’appalto per la gestione di tutti i rifiuti nei territori di Firenze, Prato e Pistoia per vent’anni. Il prossimo anno dovrebbe essere venduta anche la Mukki, la centrale del latte per il 40% in mano al Comune di Firenze; essa peraltro garantisce un mercato di qualità ai consumatori e ai piccoli produttori di latte della provincia. La quota del comune ha un valore di circa 5 milioni di euro. Il comune è intenzionato anche a cedere le quote di SILFI (illuminazione), SAS (segnali stradali), Firenze Parcheggi e AFAM (farmacie).

GLI ANTIFASCISTI MUGELLANI IN CORTEO PER IL 67° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI BORGO SAN LORENZO Presente ufficialmente il PMLI ‡ Dal corrispondente

dell’Organizzazione di Vicchio del Mugello del PMLI Domenica 18 settembre si è svolto il corteo per le vie di Borgo San Lorenzo (Firenze) per deporre le corone, in onore ai partigiani e alla Resistenza, ai cippi e monumenti siti nel paese in occasione del 67° Anniversario della Liberazione della cittadina dal nazifascismo. I partecipanti, circa duecento, si sono ritrovati in piazza Dante, presenti i gonfaloni dei vari comuni mugellani, di Firenze e quelli di regione e provincia. Al monumento ai partigiani la banda musicale ha eseguito per la gioia dei presenti “Bella Ciao”, visto che in precedenza il repertorio musicale era, negli ultimi anni, intriso di nazionalismo e patriottismo con l’esecuzione dell’inno di Mameli e de “Il Piave mormorò”. Presente l’Organizzazione di Vicchio del Mugello del PMLI con le bandiere del Partito, unico Partito a livello ufficiale. I nostri compagni portavano il fazzoletto ros-

Borgo San Lorenzo (Firenze), 18 settembre 2011. Un aspetto del corteo per il 67° Anniversario della Liberazione (foto scattata dal compagno del PRC Antonio)

so del PMLI al collo, con le spille dei Maestri e del Partito appuntate sulle camicie rosse. Presenza non passata certo inosservata, in particolare da un giovane lavoratore che ha sottolineato che si fa bene ad alzare la “bandiera rossa”, oggi più che mai ammainata da chi si diceva a parole comunista.

Ringraziamo il compagno Antonio del PRC per averci curato il servizio fotografico. A conclusione dell’iniziativa dal palco di piazza Dante, dopo i discorsi ufficiali, vi sono state delle toccanti e coinvolgenti letture sulla Resistenza, di condannati a morte, eseguite dal Teatro Idea di Borgo S. Lorenzo.


cronache locali / il bolscevico 13

N. 35 - 6 ottobre 2011

Stangata sulla sanità pubblica SCHEMBRI: “CREIAMO varesina UN FRONTE UNITO CONTRO

Intervento del PMLI all’assemblea catanese di preparazione della manifestazione nazionale di Roma del 15 ottobre prossimo

IL GOVERNO BERLUSCONI” ‡ Dal corrispondente

della Cellula “Stalin” della provincia di Catania Il 20 settembre, presso il salone della Camera del Lavoro CGIL di Catania, si è tenuta l’assemblea per discutere punti, caratteristiche, logistica e organizzazione della manifestazione nazionale del 15 ottobre a Roma. Tra i movimenti, gruppi, partiti e realtà presenti a Catania, invitata ufficialmente anche la Cellula “Stalin” del PMLI. Le molteplici forze sociali presenti all’assemblea sono state invitate a portare i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte al fine di delinearne i punti condivisi per costruire la mobilitazione catanese e farla convergere nella manifestazione nazionale. I marxisti-leninisti catanesi, pur non potendo sottoscrivere il documento del Coordinamento 15 Ottobre (“People of Europe, rise up. Cambiare l’Italia, cambiare l’Europa”), in quanto nelle sue parti consta di alcuni punti che perdono assolutamente di vista l’essenza stessa della lotta di classe, lampante l’assenza della critica al governo Berlusconi, hanno aderito all’assemblea al fine di far conoscere la linea del Partito sul governo e sulla situazione politica attuale nell’otti-

ca di fronte unito. L’assemblea ha avuto inizio con l’intervento del portavoce della CGIL-Catania, che ha sottolineato l’importanza di fare fronte unito tra le varie realtà cittadine, come è successo per lo sciopero generale del 6 settembre scorso, poiché soltanto mediante la cooperazione tra le varie realtà politiche e forze sociali si potranno avere risultati positivi. Il sindacalista ha inoltre proposto di organizzare volantinaggi, banchini, comizi,

al fine di far arrivare il messaggio di mobilitazione e i suoi contenuti alle larghe masse popolari. Il portavoce del movimento studentesco ha ribadito la partecipazione attiva degli studenti alla manifestazione nazionale del 15 ottobre. Il Segretario della Cellula “Stalin” della provincia di Catania del PMLI, compagno Sesto Schembri, ha preso la parola, ringraziando i presenti per l’invito e riportando l’attenzione dell’assemblea al tema fondamentale: la lotta contro

Il compagno Sesto Schembri, Segretario della Cellula “Stalin” della provincia di Catania del PMLI, durante la manifestazione del 12 marzo scorso Catania contro il governo Berlusconi (foto Il Bolscevico)

IN PROVINCIA DI RAGUSA

Uno scandalo investe l’ASP di Modica Pubblichiamo estratti di un lungo e dettagliato articolo pubblicato dal mensile “Dialogo” di Modica (Ragusa) che ci ha inviato il suo direttore, Piero Vernuccio. Accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica di Modica, il Gip del Tribunale ha emesso ordinanza per l’applicazione di misure cautelari nei confronti di tre impiegati dell’ASP di Modica, in servizio presso il CUP di Via Aldo Moro, indagati per peculato continuato in concorso, truffa aggravata e continuata in concorso. Le investigazioni a carico di numerosi soggetti sono iniziate alla fine del 2009. In particolare, si appurava che il Dott. Roccaro Francesco, medico in servizio presso il CUP (Centro Unico Prenotazione) di Modica, con la qualifica di Dirigente Servizio, l’estate del 2009, grazie alla complicità di una impiegata in servizio presso il medesimo ufficio dell’ASP, si era fatto attestare la presenza, mentre, in realtà, si trovava a Malta, in vacanza con la famiglia. Si verificava che alcuni dei soggetti individuati, subito dopo

avere timbrato il proprio badge personale, si allontanavano arbitrariamente dall’ufficio. Per quanto concerne la condotta del Roccaro, questi, quotidianamente, era solito fare ingresso in ufficio solo in tarda mattinata per uscirne alle successive ore 13.00. Contestualmente, si rilevava una sospetta ed inusuale puntuale presenza in ufficio di Roccaro nelle ore pomeridiane, nonché uno strano movimento di persone che accedevano nell’ufficio di quest’ultimo, proprio in tale arco temporale. Sospettando che il predetto professionista fosse dedito allo svolgimento di altra attività parallela, in regime di intra-moenia, la P.G. effettuava, nel marzo 2010, una telefonata esplorativa scoprendo che l’ufficio prenotazioni dell’ASP di Ragusa invitava gli utenti a rivolgersi personalmente al Dott. Roccaro, presso il suo ufficio. Veniva accertata la consolidata prassi del Roccaro di effettuare le visite specialistiche nelle ore pomeridiane, a volte durante gli ordinari orari lavorativi, a volte mentre era libero dal servizio; tali visite venivano prenotate chia-

mando direttamente l’utenza dello studio medico dell’indagato, aggirando il sistema ufficiale delle prenotazioni presso lo sportello, e venivano pagate direttamente nelle mani del Dott. Roccaro e/ o di una delle sue collaboratrici - una delle quali era priva della qualifica di infermiera -; le prestazioni avevano una tariffa variabile tra 30 e 60 euro e, talvolta, venivano fatte in regime di esenzione totale o parziale, nell’ottica di una logica clientelare adottata dal medico. Il Roccaro non rilasciava alcuna ricevuta fiscale e, pertanto, gli introiti dell’illecita attività intra-moenia venivano percepiti dal medico in regime di totale evasione fiscale e senza alcun rendiconto all’ASP, omettendo di versare all’azienda sanitaria competente quanto di spettanza della stessa, in tal modo appropriandosene; inoltre, necessitando tale illecita attività - volta alla realizzazione di interessi privati - delle attrezzature di proprietà dell’ASP, il medesimo Roccaro faceva un uso abusivo di tali beni, che avrebbe in realtà dovuto destinare a pubbliche finalità.

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il governo Berlusconi. Impugnando l’invincibile arma del materialismo dialettico, ha affermato, “i marxisti-leninisti sono “indignati” da tempo contro il sistema economico capitalistico nel quale viviamo, sistema responsabile delle crisi economiche che a catena si abbattono sulle masse popolari in Italia e a livello mondiale”. In Italia è il governo Berlusconi il principale responsabile del massacro sociale. Il compagno ha ribadito l’importanza di “creare un fronte unito che miri ad arrivare alle masse popolari con parole d’ordine mirate contro questo governo e le sue leggi antipopolari che gravano sui lavoratori”. Il segretario del PRC nel suo intervento ha attaccato Giorgio Napolitano, indicandolo come uno dei padri putativi della maxistangata e soffermandosi sul fronte unito contro le politiche “neoliberali” ed il sistema capitalistico. L’assemblea si è aggiornata a un prossimo incontro per delineare meglio alcuni aspetti organizzativi e politici solo preliminarmente accennati in sede di prima riunione.

Tagli per 3,5 milioni di euro che andranno ad intaccare uno dei diritti fondamentale delle masse, il diritto alla salute ‡ Dal corrispondente

dell’Organizzazione di Viggiù del PMLI La sanità pubblica a Varese è sotto attacco. Dopo i ticket sulle prestazioni ambulatoriali introdotti a luglio, il dittatore ciellino presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni (PDL), col pretesto di far cassa a causa dei tagli del governo, abbatte la scure dei tagli sulla testa delle masse popolari varesine intaccando uno dei diritti fondamentali delle masse, il diritto alla salute. Solo così possiamo definire il taglio di 3,5 milioni di euro che il Pirellone richiede all’ospedale del Circolo di Varese. Si tratta di una scelta scellerata, avallata senza batter ciglio dal direttore generale dell’ospedale Walter Bergamaschi (di area Lega Nord). I tagli che si abbatteranno sull’ospedale saranno pesanti e toccheranno vari settori. I più colpiti saranno quello chirurgico con un drastico taglio dei posti letto con inevitabili ripercussioni sulle liste d’attesa, il blocco del turn over, sia medico che infermieristico, e la possibilità che unità operative come otorinolaringoiatria e neurochirurgia rischiano di ridurre al lumicino l’assistenza chirurgica. Lettere di “cessazione di rapporto” starebbero già arrivando a chi ha il contratto fino a settembre. In corsia sarà la carenza di infer-

mieri a impensierire perché creerà inevitabilmente la contrazione nei posti letto. E come se non bastasse si sta facendo largo anche l’ipotesi di chiusura del distaccamento ospedaliero di Cuasso che scaricherà i suoi servizi e i suoi pazienti sui già martoriati ospedali di Circolo e Del Ponte. Tutti questi disservizi andranno a pesare sulle condizioni di vita delle masse popolari e in particolare sui lavoratori già tartassati dalla manovra di lacrime e sangue del massacratore Berlusconi, mentre si fa largo il piano Formigoni di smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata controllata in larga parte dalla lobby della “Compagnia delle opere”, braccio economico di Comunione e Liberazione, organizzazione clerico-fascista di cui lo stesso Formigoni fa parte. Il PMLI a questo massacro sociale e nel caso specifico sanitario, non ci sta. Ribadisce invece la sua ferma posizione per una sanità pubblica, universale, gratuita, gestita con la partecipazione diretta dei lavoratori e delle masse popolari, che disponga di strutture capillari di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione su tutto il territorio nazionale e che sia finanziata tramite la fiscalità generale.

Ottimo risultato del volantinaggio del PMLI a Troina ‡ Dal corrispondente della

Cellula “Mao” di Troina Il 22 settembre i militanti e i simpatizzanti della Cellula “Mao” di Troina (Enna) del PMLI hanno effettuato una diffusione a tappeto del volantino “i servizi sociali a Troina non funzionano”. Copie del volantino sono state diffuse nei circoli, nei bar e persino messe nelle buche

delle lettere. Il 24 la diffusione è continuata nei mercati. Nel volantino, accolto con grande interesse dai troinesi, si denuncia l’inefficienza dei servizi sociali a Troina condotti allo sfacelo dall’amministrazione comunale di Salvatore Costantino, ex-AN, mentre coloro che hanno estremo bisogno dei servizi sociali in paese versano in condizioni di abbando-

no quasi totale, come disoccupati, invalidi e anziani. Nel volantino i marxisti-leninisti di Troina chiedono un’efficace e capillare rete di servizi sociali e assistenziali pubblici. Diversi tra coloro che hanno letto il testo e sono interessati al tema ci hanno dato una mano a diffonderlo e ci hanno offerto la loro disponibilità ad aiutarci per le prossime diffusioni.

A MESSINA VOGLIONO INTITOLARE UN VIALE AL FUCILATORE DI PARTIGIANI ALMIRANTE di Antonio Mazzeo - Messina A Messina, il consiglio della 2ª circoscrizione ha approvato con il voto unanime di “centro-destra” e “centro-sinistra” una delibera che chiede all’amministrazione comunale d’intitolare il “grande viale nella parte alta del villaggio Minissale” a Giorgio Almirante, fondatore del partito-movimento MSI-Destra nazionale ma che oggi rivive grazie all’ultranazionalista messinese Gaetano Saya, per sua diretta ammissione fascista, agente segreto di Gladio e massone alla corte del venerabile Licio Gelli. Chi si attendeva a Messina una mezza sollevazione popolare o perlomeno le proteste delle forze politiche e sociali antifasciste, si è dovuto ricredere. La delibera, pubblicata sul quotidiano locale, è passata inosservata e le voci critiche, come sempre, sono meno delle dita di una mano. “Nella città

del primo parlamentare siciliano comunista, l’avvocato Francesco Lo Sardo, che morì nelle galere di Mussolini, apprendiamo sbalorditi e indignati che il fascista Giorgio Almirante sarebbe stato una delle figure di spicco della politica italiana del dopoguerra”, commenta con amarezza il professore Citto Saija, critico cinematografico ed ex segretario provinciale di Democrazia proletaria. “Se si volesse sottilizzare potremmo tacciare l’iniziativa della circoscrizione di ‘apologia di fascismo’. Purtroppo tantissimi eredi della subcultura fascista, sdoganati anche dai partiti del cosiddetto ‘centro-sinistra’, imperversano nelle nostre amministrazioni a cominciare dal Comune di Messina. Mi chiedo a questo punto cosa intenda fare il Partito democratico all’opposizione o come intendano muoversi i sindacati e i partiti della Sinistra radicale”.

“A razzisti e boia non si dedicano strade”, ha prontamente risposto Giuseppe Restifo, docente di Storia moderna dell’Università di Messina e membro della commissione toponomastica. “Da storico nato nello stesso anno della Costituzione repubblicana, voglio ricordare che nel 1942 Almirante scriveva “Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo”, un teorema che per tre anni ancora avrebbe messo in pratica, con estrema coerenza. Il ruolo di tenente della brigata nera del Minculpop lo portò a essere fucilatore di partigiani e complice della deportazione degli ebrei. Momenti emblematici che hanno segnato la giovinezza del fondatore dell’MSI, di cui però non si fa cenno alcuno nell’edulcorata biografia allegata alla delibera della 2ª circoscrizione”.


14 il bolscevico / esteri

N. 35 - 6 ottobre 2011

LO HA CHIESTO ABU MAZEN ALL’ASSEMBLEA GENERALE

Arriva all’ONU la richiesta del riconoscimento dello Stato di Palestina Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha consegnato il 23 settembre nelle mani del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, la richiesta ufficiale di adesione all’Onu del futuro stato di Palestina. In caso di rifiuto da parte del Consiglio di sicurezza potrebbe girare la richiesta all’Assemblea Generale affinché elevi lo status della delegazione palestinese a Stato “osservatore”, dall’attuale semplice osservatore permanente, attribuito a organizzazioni come la Croce Rossa. La decisione del Consiglio Onu è attesa per la prima metà di ottobre ma la bocciatura è scontata dopo la dichiarata opposizione degli Usa di Obama, che stanno cercando alleati per respingere la domanda e non essere costretti a mettere il veto. Il passaggio in Assemblea generale è invece garantito dal parere favorevole di una larga maggioranza di paesi. Da ricordare che l’Assemblea generale ha già riconosciuto lo Stato palestinese dichiarato da Arafat, nel 1988, con 104 voti favorevoli, due contrari e

36 astenuti. Nell’intervento in assemblea Abu Mazen ha illustrato la richiesta formale di un riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite entro i confini del 1967 e con capitale Gerusalemme. Ha sottolineato che “siamo l’ultimo popolo sotto occupazione straniera, questa richiesta non può essere respinta”, ha denunciato che “Israele continua la sua campagna demolitrice e la sua pulizia etnica verso i palestinesi”, e che “lo stato ebraico minaccia i nostri luoghi sacri. Gli insediamenti minacciano l’esistenza stessa dell’Anp. Questa politica israeliana provoca lo stop del processo di pace e distrugge le possibilità di arrivare alla soluzione ‘due popoli due Stati’, sulla quale c’è il consenso della comunità internazionale”. E che è la trappola per negare i diritti dei palestinesi, che invece verrebbero tutelati con la formula di un solo Stato. ‘’È giunto il nostro tempo – ha affermato il presidente palestinese - dopo i popoli arabi, anche i palestinesi hanno diritto alla loro primavera. Sono qui a nome del mio popolo, che chiede solo di esercitare il diritto a una vita normale’’.

E ha concluso sottolineando che “siamo pronti a tornare al tavolo del negoziato sulla base della legalità internazionale e della fine dell’attività degli insediamenti”. In successive interviste è tornato sull’argomento: l’ho detto al presidente Obama, l’ho ripetuto nell’intervento all’Assemblea Generale, lo ribadisco ora sono pronto a riaprire da subito il negoziato diretto ma su basi chiari, su contenuti concreti; i palestinesi non possono negoziare qualsiasi proposta che non sia basata su confini del 1967 (con qualche modifica, ndr) e non garantire un congelamento degli insediamenti in Cisgiordania”. Tornare al negoziato è il suo vero obiettivo. Per questo ha ripreso la proposta lanciata da Obama nel maggio scorso, quando il presidente americano aveva sostenuto che il futuro stato palestinese avrebbe dovuto basarsi sui confini del ’67, come stabilito dalle risoluzioni Onu 242 e 338, e aveva parlato di “scambi di territori in accordo fra le due parti”. La proposta di Obama era stata bocciata dal premier sionista Benjamin Netanyahu, che all’Onu ha ripetuto il suo No. “È tempo che

i palestinesi riconoscano Israele come lo Stato ebraico. Viene prima la pace con noi, poi lo Stato palestinese”, ha dichiarato dalla tribuna dell’assemblea generale, intervenendo poco dopo il presidente palestinese. Una posizione arrogante che rende ridicola anche la nuova proposta del Quartetto dei mediatori per il Medio Oriente (Onu, Ue, Russia ed Usa) che ha definito un nuovo percorso per far ripartire i negoziati tra israeliani e palestinesi con la richiesta dell’impegno a “entrambe le parti per raggiungere un accordo entro un arco temporale che non vada oltre la fine del 2012”. Una proposta che allunga di ancora un anno la scadenza del fantomatico negoziato rilanciato da Obama dalla stessa tribuna dell’Onu lo scorso anno. Il presidente americano ha insistito di nuovo: “sono convinto – ha sostenuto nell’intervento del 21 settembre - che non esistano scorciatoie per la fine di un conflitto che è durato per decenni. La pace non arriverà tramite le dichiarazioni e le risoluzioni delle Nazioni Unite. Sono gli israeliani e i palestinesi, non noi, a dover raggiungere un accordo sulle que-

stioni che li dividono: sui confini e sulla sicurezza, sui rifugiati e su Gerusalemme”. Era la spiegazione del No degli Usa ala richiesta dell’Anp. Ma Obama non si è limitato a questo, ha voluto anche ribadire il forte sostegno della sua amministrazione ai sionisti israeliani. “L’impegno americano per la sicurezza di Israele è inamovibile”, aggiungeva Obama ricordando che “la nostra amicizia con Israele è profonda e duratura” e che Israele merita “riconoscimento e relazioni normali con i propri vicini”. Perché “parliamoci chiaro, Israele è circondata da vicini che le hanno mosso guerra più volte, questa è la realtà”. Un atto di fede che gli avrà, forse, garantito l’appoggio della lobby ebraica alla sua rielezione. La proposta di Abu Mazen non trova del tutto concordi altre formazioni palestinesi, da Hamas alla Jihad che non erano state consultate. Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoun, ha sottolineato che il presidente dell’Anp “ha parlato delle sofferenze del popolo palestinese, dell’assedio a Gaza, ma la soluzione proposta non è all’altezza delle aspettative del popo-

lo palestinese, soprattutto perché prevede il ritorno ai negoziati. E la cosa più grave del suo intervento è il riconoscimento dello Stato di Israele, mentre vuole uno Stato che comprenderebbe solo il 22 percento della Palestina storica’’. Sono negati per Hamas il diritto alla resistenza e all’autodeterminazione, nonché il diritto al ritorno dei profughi palestinesi costretti a lasciare le loro case nel 1948, a causa dall’occupazione israeliana. Anche il Movimento giovanile palestinese (Pym), in una nota diffusa il 20 settembre, si era detto contrario al riconoscimento dello stato di Palestina entro i confini del 1967 perché “rimuove la questione dal suo contesto storico: il regime coloniale israeliano. La proposta normalizza il regime e compromette i diritti e le aspirazioni dei palestinesi in esilio e di quelli residenti nei territori occupati nel 1948. Li spinge a limitare le rivendicazioni dentro un quadro neocoloniale”. Inoltre “non affronta le questioni fondamentali: Gerusalemme, le colonie, i rifugiati, i prigionieri politici, l’occupazione, le frontiere e il controllo delle risorse”, affidate ai negoziati.

Mentre si acutizza il conflitto con Cipro dopo la scoperta di un enorme giacimento sottomarino di gas

L’AMBIZIONE DELLA TURCHIA DI ERDOGAN: DIVENTARE UNA POTENZA DEL MEDIORIENTE Il governo turco annunciava il 18 settembre di essere pronto a congelare le relazioni con l’Unione europea (Ue) se Cipro si insedierà alla presidenza di turno come previsto a giugno del 2012 senza che sia risolta la questione della divisione dell’isola. La Turchia non riconosce la Repubblica di Cipro, nella parte sud dell’isola abitata dai greco-ciprioti e che dal 2004 è membro della Ue; riconosce, ed è l’unica, la Repubblica turca di Cipro del Nord, nella quale vive la comunità turca, nata nel 1975 dopo l’invasione delle truppe

di Ankara dell’anno precedente. Nel 2004 i greco-ciprioti respinsero con un referendum il piano dell’Onu per la riunificazione che era stato accettato dai turcociprioti. Una posizione avallata dalla Ue che aprì le porte alla Repubblica di Cipro, lasciando aperto il contenzioso che si è trascinato finora in inutili negoziati. La questione della sospensione delle relazioni diplomatiche con l’Ue era stata preannunciata nel luglio scorso dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che chiedeva una soluzione alla divi-

Accade nulla attorno a te? RACCONTALO A ‘IL BOLSCEVICO’ Chissà quante cose accadono attorno a te, che riguardano la lotta di classe e le condizioni di vita e di lavoro delle masse. Nella fabbrica dove lavori, nella scuola o università dove studi, nel quartiere e nella città dove vivi. Chissà quante ingiustizie, soprusi, malefatte, problemi politici e sociali ti fanno ribollire il sangue e vorresti fossero conosciuti da tutti. Raccontalo a “Il Bolscevico’’. Come sai, ci sono a tua disposizione le seguenti rubriche: Lettere, Dialogo con i lettori, Contributi, Corrispondenza delle masse e Sbatti i signori del palazzo in 1ª pagina. Invia i tuoi “pezzi’’ a: ilbolscevico@pmli.it IL BOLSCEVICO - C.P. 477 - 50100 FIRENZE Fax: 055 2347272

sione di Cipro entro il 2011. È stata rilanciata adesso da Ankara e ad acutizzare il conflitto ha certamente contribuito l’annuncio, il 19 settembre, da parte del governo di Nicosia dell’avvio delle esplorazioni di ricerca di gas e petrolio al largo delle coste meridionali, dove è stato individuato un enorme giacimento sottomarino di gas, condotta da tecnici americani e israeliani. Il premier Erdogan rispondeva che “molto presto anche noi faremo prospezioni nel braccio di mare della Repubblica turca di Cipro”, mentre il ministro dell’Energia, Taner Yildiz, spiegava che “finché i greco-ciprioti non avranno fermato queste attività di ricerca di gas e petrolio, Ankara scorterà con aerei e navi militari le proprie piattaforme per l’esplorazione dei fondali”. Si profila una possibile guerra del gas che potrebbe aprire un nuovo capitolo della sfida che il governo di Ankara ha lanciato a Tel Aviv. Lo scorso 2 settembre Ankara aveva espulso il rappresentante israeliano in Turchia in risposta alle mancate scuse di Tel Aviv per l’assalto alla nave Mavi Marmara che trasportava aiuti umanitari alla Striscia di Gaza; l’abbordaggio della nave turca che faceva parte della Freedom Flotilla umanitaria il 31 maggio 2010 aveva causato la morte di 9 attivisti. Il governo turco chiedeva a Tel Aviv di scusarsi ufficialmente per il blitz contro la nave, risarcire le vittime e porre fine all’assedio della Striscia di Gaza. Condizioni che il regime sionista ha rifiutato. Una posizione arrogante rafforzata il 2 settembre dalla pubblicazione del vergognoso rapporto Onu

che assolveva i sionisti e dichiarava legittimo il blocco su Gaza. Ankara rispondeva con l’espulsione dell’ambasciatore israeliano e la sospensione dei trattati di cooperazione militare con Israele. Il premier Erdogan annunciava inoltre che “navi da guerra turche saranno autorizzate a proteggere le nostre navi che portano aiuti umanitari a Gaza. D’ora in poi non lasceremo che queste navi vengano attaccate da Israele come avvenne con la Freedom Flottilla’’. Una dura presa di posizione anche se non ha però detto quando e se questi aiuti partiranno. Intanto non ha mosso un dito contro il blocco nei porti greci della seconda Freedom Flotilla nel luglio scorso. Il 13 settembre Erdogan era al Cairo dove davanti ai ministri degli Esteri della Lega Araba ha affermato che “Lo Stato palestinese deve essere riconosciuto. Non ci sono altre scelte. È un dovere”. La visita al Cairo faceva parte del viaggio trionfale compiuto in Egitto, Tunisia e Libia, nei paesi protagonisti delle rivolte arabe che le hanno liberate dai dittatori e oggi oggetto di peloso interesse dei paesi imperialisti, Francia e Gran Bretagna in testa. Anche la Turchia cerca la sua parte e non a caso Erdogan si è portato in delegazione sei ministri e circa 200 imprenditori. La Turchia è la seconda economia in crescita del mondo nei primi sei mesi dell’anno, con un tasso sopra il 10%; è il sedicesimo paese più ricco che punta a entrare velocemente nei primi dieci; ha il terzo esercito più potente nella Nato, dopo Usa e Gran Bretagna. Anche se non esente dai ri-

flessi della crisi economica che ne limitano le disponibilità di denaro liquido, la Turchia di Erdogan ha tutti i numeri per ambire a un ruolo di potenza quantomeno nel Medioriente come rivela il protagonismo esibito in politica estera e l’ambizione di porsi a modello e a riferimento dei paesi arabi della regione. “Perché la Turchia è oggi uno dei Paesi più importanti? Semplice: perché si trova al centro di tutto”, ha sostenuto il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, in partenza per l’Assemblea delle Nazioni Unite, dove è arrivato dopo la significativa tappa in Egitto, inaugurando con il governo del Cairo quello che ha definito “un nuovo asse di potere, un asse di vera democrazia fra le due

maggiori nazioni nella regione, da nord a sud, dal Mar Nero alla Valle del Nilo in Sudan”. E non a caso ha ricordato una “affinità psicologica” fra Turchia e mondo arabo, con quei paesi sottomessi dall’Impero ottomano. Lo scorso anno Ankara aveva lanciato l’idea della costruzione dell’area Shamgen, un’area regionale di libero scambio da costruire insieme a Siria, Giordania e Libano, al momento congelata a causa della crisi siriana. Fra gli obiettivi del progetto vi era quello di allargare l’intesa all’Iraq, forse all’Iran, certamente a Egitto e altri paesi nord-africani. Se la Ue le chiude la porta, Ankara non piange e lavora per costruirsi un ruolo da protagonista a livello regionale.

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N. 35 - 6 ottobre 2011

La Cina capitalista vara la sua prima portaerei contro lo “strapotere armato Usa” Tokyo lancia “l’allarme per il dinamismo e l’espansionismo militare di Pechino” Lo scorso 10 agosto, annunciava l’agenzia ufficiale Nuova Cina, la portaerei Varyag, la prima portaerei cinese, era uscita prima volta dal porto di Dalian per un “test di navigazione”. La portaerei varata dalla marina dell’allora Urss nel 1985 era passata nel 1991 all’Ucraina, era stata messa all’asta dal governo di Kiev e acquistata da Pechino nel 1998. Il governo cinese affermava che la portaerei, una volta terminati i lavori di ammodernamento, sarà usata per “la ricerca scientifica, l’esplorazione e l’addestramento”. Non è esattamente quello che affermano invece i vertici militari di Pechino che poco prima del varo della portaerei sottolineavano che “la nuova nave bilancerà il potere militare negli oceani. Meglio l’equilibrio, piuttosto che lo strapotere armato Usa”. “Le forze armate cinesi – ribadiva un servizio del Quotidiano del Popolo - sono tecnologicamente indietro rispetto agli Usa. Ma una portaerei equilibrerà i rapporti nella regione”. Certo “nessuno spenderebbe quasi 5 miliardi di euro solo per vedere se e come funziona un’ex barca sovietica”, evidenziava il servizio e non servono altri commenti all’affermazione che “per i paesi che faranno errori strategici nel mare cinese meridionale ora ci saranno conseguenze. Non rinunceremo alla nostra sovranità, concedendo ad altri di rosicchiare territorio”.

Benedetto XVI in visita di Stato in Germania avrebbe dovuto raccogliere un consenso generale se non altro per il fatto di visitare la sua patria e di parlare la sua lingua madre a quegli stessi tedeschi che lo annoverano come cittadino, ma così non è stato: sono infatti state molte le proteste esplicite contro la sua visita ufficiale, contro la sua persona e soprattutto contro le sue posizioni pastorali e politiche. Clamorose soprattutto sono state le assenze istituzionali, in quanto oltre cento parlamentari dell’opposizione di “centrosinistra” (Linke, SPD e Verdi) han-

Un avvertimento lanciato dalla superpotenza imperialista cinese che si arma. La nuova portaerei non è di quelle a propulsione nucleare ma può comunque trasportare 52 bombardieri di ultima generazione. Molto meno delle portaerei americane ma sufficiente a pareggiare con la Russia e scavalcare Giappone, India e Thailandia. Pechino ha già sottolineato che il Pacifico del sud è un’area dove sono in gioco gli “interessi fondamentali” del paese, in un’area ricca di risorse naturali dove ci

sono tre gruppi di isole contese: le Diaoyu/Senkaku, rivendicate da Giappone, Cina e Taiwan; le Spratili, rivendicate da Cina, Taiwan, Malaysia, Filippine, Vietnam e Brunei; le Paracelse, rivendicate da Cina, Taiwan e Vietnam. Evidente la preoccupazione del concorrente imperialista giapponese che al varo della portaerei cinese ha riposto lanciando “l’allarme per il dinamismo e l’espansionismo militare di Pechino”, che modernizza flotta navale e aerea. A partire dalla costruzione di

altre due nuove portaerei, in cantiere a Shanghai. Per non parlare dello sviluppo dei sommergibili classe Jiaolong che lo scorso 26 luglio ha toccato la profondità record di 5038,5 metri sotto il livello dell’oceano. L’obiettivo dei progettisti cinesi è di arrivare a quota meno 7 mila per poter raggiungere gran parte dei fondali del pianeta e essere tra i primi nella ricerca e sfruttamento delle risorse naturali in fondo ai mari. Oltre che a raggiungere un ampio margine di invisibilità ai radar militari di Usa e Giappone.

SI PREPARA UN “AUTUNNO CALDO” CONTRO LA POLITICA DI LACRIME E SANGUE DEL GOVERNO SALMOND Grande sciopero in preparazione per il 30 novembre dell’Organizzazione di Aberdeen (Scozia) del PMLI Il meteo ammonisce circa le temperature particolarmente rigide previste per i prossimi mesi ma in realtà si prospetta un autunno di fuoco che sta già facendo tremare i vertici del parlamento scozzese. Le misure antipopolari varate dal governo Salmond prevedono tagli a tutti i settori principali del Paese, primi fra tutti l’aumento dei contributi pensionistici di oltre il 3%, l’aumento dell’età pensionabile innalzata a 67 anni, politiche di austerity, tagli ai salari medio bassi che riducono il potere d’acquisto e ingrossano le file dei richiedenti sussidio di disoccupazione mentre banchieri e padroni hanno innalzato il bonus del 70% negli ultimi anni. L’economia è in blocco totale con meno dell’1% di crescita quest’anno, mentre istituzioni ca-

contro divorzio e aborto a scapito dei diritti delle donne, di appoggiare brutali dittature che perseguitano gli appartenenti alla comunità LGBT, di impedire la prevenzione dell’AIDS con le reiterate prese di posizione contro l’uso dei profilattici e infine di aver taciuto ai fedeli e al mondo intero (pur essendo a conoscenza da tanto tempo del problema) dell’infame piaga della pedofilia coltivata da numerosi preti. Il movimento di protesta era già nato nel web a giugno con la redazione di un documento intitolato “Der Paps Kommt” e ha raccolto nei mesi l’adesione di

La prima portaerei cinese, la Varyag, in uscita per la prima volta dal porto di Dalian, nel nordest della Cina

Scozia

‡ Dal corrispondente

CONTESTATO IL VIAGGIO DI PAPA RATZINGER IN GERMANIA

pitalistiche internazionali, come la OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), prevedono che il peggio deve ancora venire, preannunciando 10 anni di austerity. Intanto, aumenta vorticosamente il numero di giovani gettati nella disoccupazione, sottoccupazione e bollati dal governo come “economicamente inattivi”. Nonostante le innegabili colpe del reazionario Partito nazionale scozzese, l’opposizione, con in testa il Partito laburista, si è unita all’appello lanciato ai sindacati dal governo Salmond “consigliando” di non scendere in piazza a scioperare e di ricercare piuttosto un “compromesso”. Il “consiglio” dato, assume a tratti il tono di monito a tinte forti, come dimostrano le dichiarazioni rilasciate del ministro del Tesoro scozzese che ha affermato: “Penso che questi colloqui (tra governo e sindacati)

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possono avere successo, ma se i sindacati scendono in piazza non avranno il sostegno dell’opinione pubblica, la maggioranza delle persone comprende appieno la necessità di una riforma”. Oppure le dichiarazioni di Ed Miliband, portavoce del Partito laburista, che definisce “irrilevanti” e “un fallimento per il Paese” gli scioperi preannunciati per l’inverno. A dimostrazione di quanto siano false, reazionarie e antipopolari queste affermazioni i tre principali sindacati UNISON, UNITE e GMB hanno annunciato durante la conferenza STUC (Confederazione Sindacati Scozzesi) una massiccia protesta di piazza prevista per il prossimo 30 novembre che si preannuncia come la più partecipata e sentita dallo sciopero generale del 1926. Il portavoce della Confederazione dei Sindacati, Brendan Barber, ha annunciato che oltre venti sindacati si sono detti pronti ad aderire allo sciopero, compresi i sindacati degli impiegati comunali, degli studenti (NUS), del servizio sanitario nazionale (NHS), degli insegnanti, dei funzionari pubblici e dei vigili

del fuoco. I sindacati preannunciano scioperi a catena che minacciano di prolungare sino alla prossima estate. Le misure varate per fare fronte alla crisi finanziaria capitalistica con tagli al lavoro, ai servizi, ai benefit, a paghe e pensioni stanno gettando le larghe masse popolari nella miseria sulle cui reali dimensioni i dati ufficiali danno solo un’idea parziale. Si preannuncia dunque un inverno di lotte che si aprirà con il corteo organizzato a Glasgow per il 1° ottobre per ribellarsi allo sfruttamento spietato del proletariato e delle larghe masse popolari. Come si leggeva nell’articolo della rivista sovietica n. 4 del 1952 “Voprosy ekonomiki” (Rivista economica): “Nessuna forza potrebbe distruggere il capitalismo, insegna Lenin, se la storia stessa non l’avesse già eroso da tempo. I tentativi delle forze reazionarie dell’imperialismo di frenare il corso del progresso storico sono quindi votati al fallimento, non essendoci al mondo una tale forza che possa far tornare indietro la ruota della storia”.

Berlino, 22 settembre 2011. La manifestazione contro la visita di Ratzinger

no prima annunciato e motivato politicamente, e poi effettivamente attuato il boicottaggio al discorso che Benedetto XVI ha pronunciato al Bundestag: essi hanno abbandonato l’Aula proprio mentre Benedetto XVI si apprestava a entrare, uno spettacolo che di certo non sarà piaciuto al pontefice. Il quale però ha da riflettere seriamente su tale protesta, in quanto i deputati assenti hanno dato una chiara motivazione politica al loro gesto, la stessa motivazione che poi ha portato una ventina di essi a partecipare a un corteo di oltre ventimila persone a Berlino. Le accuse che il movimento di contestazione ha mosso contro il papa sono di violare (con la sua visita in parlamento) il principio giuridico della separazione tra Stato e Chiesa, di contribuire alla discriminazione della comunità LGBT, di lottare

oltre settanta gruppi della società civile fino all’esito clamoroso della defezione dei parlamentari. Oltre che a Berlino manifestazioni di protesta si sono svolte in tutte le città della Germania interessate dalla visita papale. Anche la Comunità ebraica tedesca ha fatto sapere in una nota di essere estremamente preoccupata per il processo di beatificazione di Pio XII per i suoi silenzi di fronte ai campi di sterminio nazisti e per la protezione che alti prelati del Vaticano nell’immediato dopoguerra fornirono ai criminali di guerra nazisti consentendogli di fuggire nell’America Latina. Per ultimo la Chiesa evangelica luterana, certamente ben più aperta alla società civile rispetto a quella cattolica, ha fatto sentire la sua voce critica su numerosi temi sociali per bocca di un nutrito gruppo di Pastori a Erfurt.

POLONIA

I clericofascisti del Pis a caccia dei voti tra le tifoserie antisemite e razziste Nella nuova Polonia dei “Pan” (signori terrieri) ormai non fa più notizia il fatto che i clerico-fascisti del PIS (legge e giustizia) flirtino con le frange fasciste delle tifoserie di calcio. Il giornale reazionario “Gazeta Polska” (letteralmente Giornale polacco), testata vicino ai baciapile del PIS, ha perfino preso le difese dei tifosi fascisti che durante le partite di calcio, puntualmente, intonano slogan antisemiti e apertamente razzisti, definendo addirittura tali tifoserie dei “patrioti” e costituendo insieme al PIS un sindacato a difesa dei tifo-

si. E per fare il pieno di voti tra le tifoserie più reazionarie e fasciste il PIS ha pensato bene di inserire nelle liste anche alcuni capi ultrà dei tifosi di calcio. Le masse popolari polacche in vista delle prossime elezioni parlamentari dovrebbero impugnare la potente arma dell’astensionismo elettorale non recandosi alle urne o annullando la scheda. Questa è la chiave per togliersi dal giogo dei nuovi pescecani capitalisti polacchi e stranieri. Pao – Polonia



Il Bolscevico- PMLI n.35