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Spedizione in A.P. - 45% art. 2 Comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Firenze - Settimanale -

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Fondato il 15 dicembre 1969

Nuova serie - Anno XXXV - N. 43 - 1 dicembre 2011

Documento dell’Ufficio politico del PMLI

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2 il bolscevico / governo monti

N. 43 - 1 dicembre 2011

Il parlamento nero avalla il golpe bianco di Napolitano

LA DESTRA E LA “SINISTRA” BORGHESE VOTANO UNITI IL GOVERNO DELLA GRANDESolo FINANZA, DELLA UE E DELLA MACELLERIA SOCIALE la Lega non ci sta sperando in un bottino elettorale ALLUCINANTI OSANNA BIPARTISAN A GIANNI LETTA, BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI Il governo Monti, frutto del golpe bianco del nuovo Vittorio Emanuele III, Napolitano, ha ottenuto la fiducia del parlamento nero con una maggioranza senza precedenti, grazie all’appoggio di quasi tutti i gruppi parlamentari della destra e della “sinistra” borghese: 281 sì contro 25 no il 17 novembre al Senato, e 556 sì contro 61 no il giorno seguente alla Camera. E questo perché soltanto la Lega ha deciso di non stare al gioco e di collocarsi all’“opposizione”, con l’obiettivo dichiarato di rifarsi una “verginità” politica per recuperare i consensi perduti nel proprio elettorato e magari lucrarne di nuovi tra gli elettori dei partiti che sostengono il governo. Se il sì a collo torto del principale partito della destra borghese, il PDL, era una scelta tattica obbligata per il neoduce Berlusconi e il suo “delfino” Alfano, che come “azionisti di riferimento” della maggioranza contano comunque di tenere Monti sulla corda e di prendersi la rivincita elettorale dopo che avrà esaurito il suo compito, il consenso entusiasta del PD di Bersani non si spiega se non con un cedimento cieco e totale alla volontà e agli interessi della grande finanza, dell’Unione europea e della classe dominante borghese, che con il cosiddetto “governo tecnico” di Monti, o “governo di impegno nazionale” come lui preferisce chiamarlo, mirano a scaricare la crisi economica e finanziaria del capitalismo sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari. La stessa medicina liberista e di massacro sociale già somministrata dal governo neofascista del nuovo Mussolini, nella sostanza, ma da attuare attraverso un esecutivo più “presentabile” e di stile anglosassone, e con la “coesione nazionale”, da sempre raccomandata da Napolitano, necessaria per farla ingoiare più facilmente alle masse e prevenire la loro ribellione. Eppure, che questo fosse il mandato del nuovo esecutivo e che il suo programma non rappresentasse affatto una “discontinuità”, ma anzi un proseguimento di quello del governo Berlusconi, risultava evidente sia dal programma di governo su cui Monti ha chiesto la fiducia alle Camere, sia dal suo riconoscimento della cornice politica, ancora dominata dalla figura del neoduce di Arcore, in cui il suo tentativo ha potuto realizzarsi. È significativo a questo proposito il “pensiero rispettoso e cordiale” per aver “facilitato” la sua successione a Palazzo Chigi, che Monti ha rivolto a Berlusconi in apertura dei suoi interventi sia a Palazzo Madama che a Montecitorio. E ancor più significative sono state, alla Camera, le reciproche strette di mano e complimenti del neoduce ai nuovi ministri e quelle calorose di Monti agli ex ministri, in particolare alla Gelmini, e al suo stesso predecessore. Così come plateale è stato l’elogio che il nuovo premier ha tributato a Gianni Letta, l’eminenza grigia del nuovo Mussolini che avrebbe addirittura voluto al suo fianco come vicepresidente e che lo seguiva come un “nume tutelare”

nere la crescita senza incidere sul bilancio pubblico”). Silenzio assoluto invece sulla nuova stangata da 20 miliardi sollecitata dalla Commissione europea, che il nuovo governo si accinge a varare e che sembra conterrà anche pesanti tagli alla sanità.

te l’esistenza del conflitto di interessi nella sua compagine e di essere un rappresentante dei “poteri forti”, proclamandosi addirittura “indignato” contro la società civile “che troppo facilmente punta il dito contro la classe politica”.

Gli interventi dei leader La frottola della nuova maggioranza dell’“equità” e il piglio Per le dichiarazioni di voto alla presidenzialista di Monti Camera sono intervenuti, nell’or-

Il neo-presidente del consiglio Monti si diverte con la campanella, adoperata nelle sedute del governo, appena ricevuta da Berlusconi, presidente uscente

dall’alto delle tribune; elogio che si aggiungeva a quello sperticato già rivoltogli da Napolitano per il suo ruolo di “mediazione” durante la crisi di governo e a cui si è unito l’intero parlamento nero con un allucinante applauso bipartisan.

le semplificazioni normative per facilitarli.

Continuità col programma di Berlusconi e della UE

Di altre misure della “lettera” di Berlusconi il nuovo premier dà invece una sua versione più sofisticata, in accordo con il cambio di tattica fondata sul “dialogo” con le “parti sociali” piuttosto che sui modi arroganti e fascisti tipici del neoduce e dei suoi gerarchi Sacconi, Brunetta e Gelmini. È il caso per esempio della previdenza, dove pur ammettendo che “il sistema pensionistico italiano è tra i più sostenibili in Europa”, e perfino l’età pensionabile è di fatto superiore a quella in vigore in Francia e Germania, insinua però che esso “rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento fra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree di ingiustificato privilegio”, per preparare il terreno a un prossimo “patto sociale” con i sindacati che avrà al centro l’estensione a tutti del sistema contributivo e l’eliminazione delle pensioni di anzianità. Ed è il caso della contrattazione e del mercato del lavoro, dove “per facilitare la crescita della produttività” si riprendono con formulazioni meno brutali e più allusive la proposta del neofascista ex socialista Sacconi, ispirata da Marchionne, dell’abolizione della contrattazione collettiva in favore dei contratti aziendali di tipo autoritario e corporativo; così come l’altra dell’abolizione dell’articolo 18 per aprire alla libertà di licenziamento. Ma si specifica che sono obiettivi da raggiungere “con il consenso delle parti sociali” e nella forma edulcorata e demagogica di uno scambio tra licenziamenti liberi e contratti a tempo indeterminato e nuovi ammortizzatori sociali: proposta chiaramente ispirata alla “riforma del mercato del lavoro” del giuslavorista di area veltroniana del PD, Pietro Ichino, che non a caso era stato indicato inizialmente come possibile ministro del Lavoro, poi scartato per l’opposizione dell’ala dalemiana del suo partito. Ci sono poi delle misure addirittura ulteriori rispetto alla “lettera” berlusconiana, come l’annuncio della reintroduzione dell’ICI sulle prime case e quello di un aumento dell’IVA sui consumi e delle rendite catastali (“per soste-

Quanto alle misure per uscire dalla crisi, sebbene Monti ne abbia delineate solo le linee guida rimandando i dettagli a quelle che saranno prese dai ministeri competenti, ce n’è più che abbastanza per capire che, a parte lo stile più “moderato” e “accattivante”, esse sono in perfetta continuità, quando non sovrapponibili, a quelle contenute nella “lettera di intenti” di Berlusconi già avallate dalla UE, dal Fondo monetario internazionale e da Napolitano. A cominciare dalla legge costituzionale per introdurre il vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche, che Monti vorrebbe addirittura fosse verificato da “Autorità indipendenti”, cioè istituti finanziari privati sull’esempio della famigerata Standard & Poor’s e simili. In questo quadro egli si dichiara perfettamente d’accordo anche sulla legge in discussione in parlamento che assegna allo Stato la potestà legislativa esclusiva sui bilanci pubblici, così da decidere quali regioni ed enti locali premiare e quali punire in base ai “risparmi” e alle privatizzazioni dei servizi pubblici realizzati o meno sulla pelle delle masse popolari. Della “lettera di intenti” Monti sposa pari pari la “riforma dei sistemi fiscale e assistenziale”, il taglio della spesa pubblica col meccanismo dello spending review, il riordino delle province per legge ordinaria in vista della loro eliminazione con legge costituzionale, il programma di dismissioni dei beni pubblici per “almeno 5 miliardi nel prossimo triennio”, le liberalizzazioni e le privatizzazioni dei servizi pubblici, la controriforma scolastica e universitaria meritocratica, corporativa e di classe della Gelmini, aggiungendovi di suo perfino un incentivo all’emigrazione giovanile in Italia e all’estero di sapore antimeridionale e schiavista d’altri tempi, il piano di investimenti in infrastrutture e trasporti (affidati interamente alle “cure” del banchiere Passera), con l’apertura ai capitali privati e

“Dialogo con le parti sociali” su pensioni e mercato del lavoro

In conclusione: dei “tre pilastri” indicati da Monti, “rigore di bilancio, crescita ed equità”, di sicuro c’è solo il rigore, la crescita è tutta da vedere e dell’equità non c’è neanche l’ombra. Dov’è infatti la tassa sui patrimoni e le rendite finanziarie? Ci sono solo brevi e fugaci riferimenti alla “lotta all’evasione fiscale e all’illegalità” e al “monitoraggio della ricchezza accumulata”. Dov’è l’abbattimento dei privilegi della “casta” dei politicanti borghesi? Si accenna semplicemente che “sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi”. Dov’è la riduzione delle spese militari? Non solo non c’è, ma il tecnocrate della Bocconi ha pensato pure di ribadire che “vocazione europeistica, solidarietà atlantica, rapporti con i nostri partner strategici, apertura dei mercati, sicurezza nazionale e internazionale rimarranno i cardini della nostra politica”, chiamando gli applausi bipartisan dell’intero parlamento nero a sostegno dei “nostri militari impegnati in missioni all’estero, le Forze armate e i rappresentanti delle forze dell’ordine, che sono in prima linea nella difesa dei nostri valori e della democrazia”. Inoltre non c’è neanche un accenno al Mezzogiorno, alla messa in sicurezza del nostro dissestato territorio, al ripensamento sull’opportunità di andare avanti con le inutili grandi opere, come la TAV e il ponte sullo Stretto, che drenano preziose risorse e portano altra devastazione ambientale. E come se non bastasse, a smentire che l’istituzione del ministero per la coesione nazionale preluda a un’inversione di rotta rispetto al forsennato federalismo secessionista portato avanti dal precedente governo, accusa che gli era stata rinfacciata dai banchi dalla Lega, Monti ha assicurato nella replica che il nuovo governo intende “ovviamente” completare “il processo di attuazione del federalismo fiscale”. Nella replica dopo il dibattito alla Camera Monti ha rassicurato il PDL di essere cosciente che il suo governo è a tempo e che dipende dalla fiducia del parlamento, ma ha anche messo in chiaro che si propone di arrivare alla fine della legislatura e che non gradisce di essere minacciato di “staccargli la spina”. Anzi, facendosi forte del consenso di cui gode nei sondaggi, ha sfoderato il piglio presidenzialista ammonendo lui i partiti a dargli la fiducia, insinuando che in caso contrario i cittadini potrebbero revocarla a loro. La stessa malcelata arroganza l’ha mostrata negando sprezzantemen-

dine, tutti i leader dei principali partiti che sostengono il governo Monti, IDV, UDC-Terzo polo, PD e PDL. Di Pietro ha annunciato la fiducia al governo “per il bene del nostro Paese”, sebbene non una fiducia “in bianco e a occhi chiusi”. Vuol vedere come si comporterà quando si tratterà di decidere tra il ponte sullo stretto o la difesa del territorio, tra “ragionare” con le popolazioni o mandare l’esercito per fare le infrastrutture, tra “riportare a casa i contingenti militari” o “insistere nell’acquistare i cacciabombardieri”. Se Passera concederà gratis le frequenze televisive e se la ministra Severino intenderà assecondare Berlusconi sulle intercettazioni. Insomma, il leader dell’IDV si candida a fare (parole sue) la “sentinella della società civile”, come se non ci fosse già materia a sufficienza per capire dove vuole andare a parare e chi vuole colpire questo governo della grande finanza, della UE, della grande borghesia e del Vaticano, così come l’hanno già capito gli studenti che sono subito scesi in piazza per combatterlo. Il leader dell’UDC e del Terzo polo, Casini, ha offerto invece la fiducia incondizionata, “senza se e senza ma” a Monti, invocando una frettolosa archiviazione della stagione berlusconiana per “pacificare la nazione”, favorire la “coesione nazionale” e “ricucire l’Italia dopo troppe polemiche e dopo troppe risse”. Una fretta di mettere una pietra sopra il passato e rassicurare il nuovo Mussolini che nulla gli sarà più addebitato che risulta assai sospetta, alla luce dei successivi sviluppi dell’inchiesta Enav in cui lui stesso sembra coinvolto insieme al suo partito, e se si tiene presente la strana frase del neoduce che aveva detto di Casini: “Faremo ragionare il ragazzo con le buone o con le cattive”. Per il PDL ha parlato Alfano, dopo che Berlusconi era stato convinto all’ultimo momento a non intervenire di persona come aveva deciso, nel timore che con le sue sparate potesse mandare all’aria il compromesso, per una “fiducia vigilante” a Monti, raggiunto con gran fatica tra le diverse cosche del suo partito. Il leader del nuovo partito fascista ha annunciato la fiducia, sottolineando però che questo è solo un “governo tecnico” e non un “governo delle larghe intese o di compromesso storico”. E che il suo programma di sacrifici dovrà attenersi strettamente a quello stabilito dal governo Berlusconi, il quale “non ha una storia da rinnegare” ed è lieto di lasciare il testimone “in buone mani”. Quindi niente patrimoniale e niente “interventi economici che rafforzino il peso dello Stato sulla

vita dei cittadini”. Il leader del PD Bersani, invece, ha annunciato un’apertura di credito totale e incondizionata a Monti, lodandolo per lo “stile” e assicurando che il suo partito avrebbe votato la fiducia “senza giri di parole, senza asticelle, senza paletti, senza termini temporali”. Non ha nemmeno voluto emettere un qualche giudizio sul programma di soli sacrifici senza equità che il premier aveva freddamente annunciato. Anzi, ha dichiarato con ridicola umiltà che “noi non pretenderemo mai di dettarvi i compiti e neanche ci aspettiamo che voi facciate, su tutto, quello che faremmo noi”. Al governo Monti il PD chiede soltanto di “tenere conto” di alcune sue idee, come la “sobrietà”, il “rigore della vita pubblica” e “che l’Italia torni al suo posto in Europa con la dignità di un Paese fondatore”. Solo sul tema dell’“equità” Bersani si è azzardato ad avanzare non condizioni, ma piuttosto raccomandazioni a Monti, laddove lo ha invitato al “dialogo sociale partendo dal 28 giugno” (perché altrimenti la CGIL non potrebbe accettare il “patto sociale”, ndr), e a “non avere timidezze a nominare i grandi patrimoni immobiliari”, così come non le ha avute (“e questo ci fa molto piacere”, ha sottolineato incredibilmente il segretario del PD) “nominando le pensioni”. Ma il massimo della linea collaborazionista fino al servilismo il PD lo ha mostrato con il vergognoso “pizzino” intercettato dai teleobiettivi che Enrico Letta ha inviato a Monti, in cui il vicesegretario, a nome di Bersani, si metteva a “disposizione” del nuovo premier per “interagire riservatamente e pubblicamente” sulla scelta dei viceministri e sottosegretari. Per completare il quadro di tanto unanimismo intorno a Monti, un’ultima considerazione va fatta sulla posizione opportunista del liberale Vendola, che dopo l’apertura di credito al governo Monti, del quale non smette di lodare “lo stile” e il “livello dei ministri”, si è detto “deluso” delle sue dichiarazioni programmatiche. Malgrado ciò ha riconfermato il “vincolo di lealtà” con Di Pietro e Bersani che ora stanno nella maggioranza, e quindi implicitamente il suo ruolo di copertura a sinistra del golpe bianco di Napolitano e del governo della grande finanza, della Ue e del massacro sociale. Non per nulla anche in tv a “Che tempo che fa” ha osannato il capo dello Stato come “un faro nella notte buia della Repubblica”. E il 22 novembre, in un convegno a Bari, ha così confermato la linea opportunista e trotzkista di SEL sul governo Monti: “‘Aspettiamo i provvedimenti concreti e su quello ci orienteremo senza pregiudizio di alcun genere”. In realtà non c’è da aspettare niente, è già tutto chiaro. Come ha auspicato l’Ufficio politico del PMLI è necessario che “tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose democratiche e antifasciste si uniscano per liberare l’Italia dal governo della grande finanza, dell’Ue e della macelleria sociale”.


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GRANDI E COMBATTIVI CORTEI A MILANO, TORINO, FIRENZE E NAPOLI E ALTRE CITTÀ

Studenti medi e universitari in piazza contro il governo delle banche Nel mirino anche il neoministro dell’Istruzione Profumo. A Milano gli studenti manganellati dalle “forze dell’ordine” della Cancellieri per proteggere la Bocconi

ASSEDIATO IL SENATO MENTRE PARLAVA MONTI E VIOLATO IL DIVIETO denti abbiano compreso fin da suIl 17 novembre migliaia di stuDI CORTEI IMPOSTO DA ALEMANNO dentesse e studenti hanno invabito la natura di classe, le funziopropria voce per “salvare le scuole

so le strade di 60 città d’Italia per la giornata internazionale del diritto allo studio, che commemora l’eccidio degli studenti cecoslovacchi ad opera dei nazisti nel 1939 e quello degli studenti greci da parte della dittatura fascista dei colonnelli nel 1973, un tema molto attuale specialmente ora che il diritto allo studio è sotto pesante attacco. Quest’anno però ha avuto una valenza ancor più significativa, in quanto ha rappresentato la prima e tempestiva mobilitazione di protesta contro il governo Monti, insediatosi appena il giorno precedente, a dimostrazione che il movimento studentesco non ha intenzione di lasciarsi ingannare dal governo delle banche, ma neanche dalla “sinistra” borghese che gli regge il sacco. Un governo da cui non ci si può aspettare altro che ancora lacrime e sangue. Come hanno scritto i Collettivi romani: “Legati come ben presto saremo, mani e piedi, con questo enorme carrozzone liberista, l’unico scenario che possiamo immaginare è quello di una vera e propria macelleria sociale fatta sulla pelle e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, che siano dipendenti pubblici, a tempo indeterminato, precari, studenti”. In tutta Italia le studentesse e gli studenti, a cui si sono uniti anche lavoratori, precari e “sindacati di base”, hanno fatto sentire la

e non le banche”, contro lo scempio dell’istruzione pubblica per pagare i costi della crisi del capitalismo e prendendo di mira anche il degno erede della Gelmini al ministero di viale Trastevere, Francesco Profumo, acceso sostenitore dell’aziendalizzazione delle università pubbliche, vicino al PD. Ciò dimostra ulteriormente, come ha notato la Rete della Conoscenza, che “Monti ha costruito un governo di tecnici, ma questi tecnici sono in realtà docenti baroni di università pubbliche e private, membri o direttori dei Cda delle grandi banche italiane, avvocati e altri professionisti in grado di rappresentare perfettamente gli interessi dell’1% della popolazione mondiale, non di certo quel 99% di cui noi studenti facciamo parte”. A Roma, dopo occupazioni di facoltà e assemblee promosse nei giorni scorsi da “#occupysapienza”, gli studenti, a cui si sono uniti i giovani precari occupanti dell’ex Cinema Palazzo e i precari del Teatro Valle Occupato, hanno sfidato il divieto liberticida e fascista dei cortei imposto da Alemanno, dichiarando coraggiosamente: “Opporremo i nostri book bloc ad ogni divieto”. E hanno portato la protesta fin sotto il Senato, proprio mentre Monti pronunciava il suo discorso, sordo a quanto avveni-

Roma, 17 novembre 2011. Lo striscione di apertura della manifestazione degli studenti

va al di fuori dell’aula di palazzo Madama ma anche, più in generale, alle esigenze dell’istruzione pubblica ormai a pezzi grazie alle controriforme Gelmini da lui stesso osannate. A difesa dei palazzi del potere borghese c’era un imponente dispiegamento delle “forze dell’ordine” (senz’altro memori dell’assalto al Senato del novembre dell’anno scorso), contro cui sono state lanciate uova. Durante il percorso le sedi di Unipol, Cariparma ed altre banche sono state imbrattate con uova e vernice. A Milano 10mila studenti medi e universitari hanno dato vita ad un grande corteo e tentato di raggiungere l’ufficio di Monti all’Università Bocconi, di cui il neopremier è presidente, subendo per questo le pesanti cariche delle “forze dell’ordine” del ministro Anna Maria Cancellieri, contro cui gli studenti hanno risposto con lanci di uova e fumogeni prima di ricompattarsi e

confluire in piazza Fontana. A Torino davanti all’Unione Industriali è stato appeso lo striscione: “Anche i Monti crolleranno”. Studenti e aderenti ai sindacati non confederali sono stati caricati violentemente mentre tentavano di raggiungere la sede di Bankitalia; 4 manifestanti sono stati denunciati. A Firenze hanno manifestato oltre 2mila studenti e lavoratori che hanno portato la protesta fin sotto la sede di Bankitalia e denunciato l’accordo fra Confindustria e rettori che sottomette l’università alle imprese. A Napoli oltre 10mila studenti hanno marciato oltre i percorsi prestabiliti e violato la “zona rossa” nei pressi della sede della Regione; i “draghi ribelli” napoletani hanno inoltre inscenato un’irruzione nelle Poste per spedire una “lettera” alla BCE e rifiutare le politiche di “austerità”. A Palermo le “forze dell’ordine” hanno manganellato

gli studenti medi in piazza contro il “governo dei tagli, delle banche, della politica lacrime e sangue”; un senzatetto schieratosi in loro difesa è rimasto ferito. Contro gli studenti si sono scagliati tanto la destra quanto la “sinistra” di regime. Basti pensare che al programma “Agorà” di Rai3 del 18 novembre, la senatrice del PD Roberta Pinotti e il direttore di Europa Stefano Menichini (ex de il manifesto) hanno stigmatizzato la protesta del giorno prima in quanto “antisistema”, suscitando l’approvazione nientemeno che del direttore del Giornale di famiglia Berlusconi, Sallusti: “È bello vedere la sinistra contro gli studenti”. Invece il PMLI ha appoggiato con forza l’importante mobilitazione studentesca e ha partecipato attivamente alle manifestazioni di Milano, Napoli e Palermo. È molto importante che gli stu-

ni e gli scopi del governo Monti. Lo dimostra anche un sondaggio su “Skuola.net” da cui risulta che 3 studenti su 5 non vedono inversioni di tendenza nella politica scolastica e universitaria di Monti e Profumo. Adesso bisogna continuare ed estendere la lotta contro le già annunciate politiche di lacrime e sangue, respingendo le illusioni seminate dalla “sinistra” borghese, compreso il vertice riformista della CGIL. Perciò rilanciamo l’appello rivolto dall’Ufficio politico del PMLI “a tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose democratiche e antifasciste” per “unirsi per liberare l’Italia dal governo della grande finanza, dell’UE e della macelleria sociale”. Ma proprio mentre si aggravano le conseguenze della crisi del capitalismo sulle masse lavoratrici e popolari, è urgente raccogliere anche l’altro appello del PMLI “alla classe operaia e alle ragazze e ai ragazzi che vogliono il cambiamento sociale perché abbandonino ogni illusione elettorale, parlamentare, governativa, costituzionale, riformista e pacifista e diano tutta loro forza intellettuale, politica, organizzativa e morale al PMLI per portare fino in fondo la lotta di classe contro il capitalismo e per l’instaurazione dell’Italia unita, rossa e socialista”.

Sciopero generale indetto da CUB e COBAS, il primo post-Berlusconi

CENTOMILA LAVORATORI E STUDENTI IN PIAZZA PER DIRE NO AL GOVERNO DELLA GRANDE FINANZA E DELLA UE Manifestazioni in 60 città. A Milano, Torino e Palermo la polizia carica

“LA CRISI E IL DEBITO LI PAGHINO CHI LI HA PROVOCATI”

Lo sciopero generale di 8 ore dei lavoratori pubblici e privati indetto per il 17 novembre dai sindacati non confederali CUB e COBAS sarà ricordato, oggettivamente, come il primo contro il governo della grande finanza e della UE Monti. Mentre il neo-presidente del Consiglio era in Senato per chiedere e ottenere la fiducia bipartisan dalla destra e dalla “sinistra” borghese centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori dell’industria, del commercio e dei servizi incrociavano le braccia. Non solo. Secondo gli organizzatori, oltre centomila lavoratori, studenti e migranti davano vita a manifestazioni in 60 città del nostro Paese. Particolarmente di rilievo la partecipazione ai cortei a Roma e Napoli: in 10mila sono sfilati nelle vie di queste città con striscioni e manifesti. Migliaia di lavoratori e studenti si sono ritrovati nei cortei di Milano, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Cagliari, Salerno, Genova, Bari e Pescara. Sia pure con cifre minori, manifestazioni si

sono svolte in altre 50 città capoluogo di provincia. Nonostante che la giornata di lotta si sia svolta, in generale, in modo combattivo ma pacifico, la polizia della ministra dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha caricato senza alcuna giustificazione i manifestanti a Palermo, Torino e Milano provocando alcuni feriti. Riguardo alla manifestazione che si è svolta nella capitale c’è da rilevare in positivo che essa ha messo fine, di fatto, all’intollerabile divieto di manifestare a Roma imposto dal sindaco fascista Alemanno. Il corteo si è spinto fino a 50 metri dall’ingresso del Senato dove Monti presentava il suo programma di lacrime, sudore e sangue per le masse popolari e la sua squadra di tecnocrati e banchieri. L’iniziativa di lotta è stata organizzata contro il nascente governo Monti il quale “si annuncia altrettanto se non più micidiale” del governo Berlusconi, si legge nel documento dei COBAS. Esso vuole imporre la libertà totale di licenziare, la mobilità e la “cassa in-

tegrazione” per i dipendenti pubblici in “esubero” per poi passare al licenziamento, l’eliminazione delle pensioni di anzianità e del sistema retributivo, la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali malgrado i risultati dei recenti referendum, la svendita del patrimonio naturale e artistico e le distruttive “grandi opere”, in testa la Tav Torino-Lione, la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa. Con-

fermando per il pubblico impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità. Inoltre, persegue lo spostamento progressivo della contrattazione dal livello nazionale a quello di “prossimità” ovvero aziendale e territoriale, proprio come prevede l’articolo 8 voluto da Sacconi nella manovra economica di agosto. Le manifestazioni si sono te-

Palermo, 17 novembre 2011. Un aspetto del corteo dei lavoratori in occasione dello sciopero generale nazionale indetto dai sindacati non confederali

nute all’insegna di questa parola d’ordine: “La crisi e il debito vanno pagati da chi li ha provocati e da chi si arricchisce”. I promotori della giornata di lotta hanno anche delle proposte per realizzare questo obiettivo. Visto che il 10% degli italiani, affermano, possiede circa il 55% della ricchezza nazionale e un patrimonio attorno a 5.000 miliardi di euro, basterebbe una tassa dell’1% per avere 50 miliardi l’anno; e con una evasione fiscale tra i 300 e i 400 miliardi annui, un taglio, fosse pure del 20%, darebbe circa 70 miliardi di euro. La corruzione nelle istituzioni pubbliche divora circa 200 miliardi annui, già eliminandola al 20% si otterrebbero 40 miliardi, e riducendo le “pensioni d’oro”, cancellando le missioni di guerra all’estero e le spese militari, altre decine di miliardi all’anno si potrebbero risparmiare. Il ricavato di questi provvedimenti, aggiungono, potrebbe essere utilizzato non solo per aggiustare il bilancio ma per adeguare salari e pensioni, per investimenti nell’istruzione e nella

sanità pubbliche e nei servizi sociali, nella tutela del patrimonio naturale, per porre fine alla precarietà e altro ancora. Mentre i sindacati confederali CISL, UIL e CGIL di Bonanni, Angeletti e Camusso hanno pubblicamente apprezzato l’arrivo a Palazzo Chigi dell’uomo voluto da Napolitano, Monti, e accolgono senza battere ciglia le micidiali misure che si appresta a varare, in continuità con il massacro sociale inferto alle masse dall’ex governo Berlusconi, ci sono altri sindacati che programmano iniziative di lotta: USB, SLAI COBAS, CIB-UNCOBAS e SNATER hanno indetto infatti per il 2 dicembre prossimo, lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private per l’intera giornata. Al centro della protesta le manovre del governo e le politiche dell’Unione europea, che vogliono tutelare le banche e la finanza e far pagare la crisi ai lavoratori e alle masse. Altri temi della protesta l’art. 8 della legge di stabilità e l’accordo interconfederale del 28 giugno.


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MILANO

NAPOLI

Forte opposizione studentesca al governo Monti. La polizia carica i manifestanti per impedirgli di raggiungere la Bocconi. Il PMLI in prima fila tra gli studenti in lotta

10 mila studenti in corteo. La Cellula “Vesuvio Rosso” del PMLI partecipa alla testa del combattivo e coloratissimo corteo

‡ Redazione di Milano

Giovedì 17 novembre a Milano sono oltre 2.500 gli studenti che sono scesi in piazza assieme a precari e lavoratori organizzati dai sindacati Cub,e Cobas. Il corteo, prevalentemente studentesco, parte da piazzale Cairoli con l’obiettivo di portare la protesta fino all’università Bocconi, di cui Mario Monti è stato professore, rettore e presidente, per dimostrare chiaramente che il nuovo presidente del Consiglio, agli studenti in lotta, non piace per niente. Monti “è un uomo delle banche. Di Goldman Sachs, per l’esattezza”, spiega Chiara che anima, con

geni, e manganellate che partono per il solo fatto che gli studenti si erano schierati lanciando slogan. Da un lato, le “forze dell’ordine” in tenuta antisommossa, dall’altro studenti coperti da “scudi” di polistirolo, con sopra scritti i titoli di classici scolastici della letteratura italiana, simboli di continuità con le forti manifestazioni di Roma dell’anno scorso contro la controriforma Gelmini. Sbarrata la strada per la Bocconi i manifestanti si riversano sulle banche prima Unicredit, la filiale di Corso Italia, bersagliata di uova, manifesti e fumogeni. E poi contro Intesa-Sanpaolo, che ha subito lo stesso trattamento. “Passera, il nuovo ministro del-

‡ Dal corrispondente della

Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli Giovedì 17 novembre oltre 10 mila studentesse e studenti, tra medi e universitari, sono scesi in piazza a Napoli. Al combattivo corteo studentesco hanno partecipato anche i precari Bros colpi-

Al corteo ha partecipato una delegazione della Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI diretta dal compagno Andrea. I marxisti-leninisti si sono addentrati nel corteo assieme alle studentesse e agli studenti napoletani, per la precisione, quelli dell’“Umberto”, del “Genovesi” e del “Giambat-

Napoli, 17 novembre 2011. Una veduta di insieme del grande corteo degli studenti. Al centro si notano le bandiere della delegazione del PMLI. Accanto un significativo striscione recita “Gli unici Monti sono quelli dei partigiani”

Milano, 17 novembre 2011. Il corteo degli studenti che ha visto il PMLI schierato al loro fianco in prima fila (foto Il Bolscevico)

il megafono, gli studenti che sfilano: “E le banche hanno provocato la crisi”. Quella crisi che giustamente le nuove generazioni figlie del popolo non vogliono pagare. “No alla legge di stabilità” si legge su alcuni cartelli, “No ai tagli e dare i soldi alla scuola”, quella pubblica, s’intende. Ai tradizionali cori contro il fascismo vecchio e nuovo e la costante ingerenza del Vaticano, accompagnati dal canto di “Bella Ciao”, si è aggiunto il genuino odio contro le grandi banche e il capitalismo finanziario. “Mario Monti come Berlusconi / macelleria sociale: nuova gestione!”, “Legge di stabilità / è da bocciare / abbattiamo il governo / del massacro sociale” gridano i marxisti-leninisti durante il corteo coinvolgendo i manifestanti circostanti. Sfilano in prima fila con le bandiere rosse del PMLI e con indosso i corpetti con le parole d’ordine sulla manifestazione. Una parte del corteo, diretta verso la Bocconi, viene fermata da un cordone di poliziotti all’altezza di Corso Italia, lungo Molino delle Armi. Ci sono cariche, fumo-

Milano. La diffusione organizzata dal PMLI tra gli studenti (foto Il Bolscevico)

lo Sviluppo Economico, è colpevole del nostro debito”, denunciano gli studenti. “Prima gli Stati salvano le banche, poi le banche fanno fallire gli Stati. E infine gli Stati vengono governati dalle banche” sintetizza la storia degli ultimi tre anni un manifestino affisso. Ma non è finita: svoltando per via Olona, dove vi è la sede dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) alcuni manifestanti riescono a fare irruzione per esporre uno striscione che ribattezza l’ABI “Associazione Bancarottieri Italiani”. La protesta non risparmia nemmeno la privata università Cattolica. “Non dimentichiamo che il rettore, Lorenzo Ornaghi ora è il nuovo ministro della Cultura. - denunciano gli studenti dai megafoni - Un uomo che aveva detto: ‘sono contrario alla cultura moderna’ e in più la Cattolica è responsabile della crisi, perché non paga le tasse!”. Riferimenti chiari all’Ici da cui l’istituto, in quanto “religioso”, è esentato dall’attuale regime neofascista e clericale. A rafforzare la presa di coscienza studentesca ci ha pensato una combattiva squadra di studenti marxisti-leninisti, composta da militanti e simpatizzanti della Cellula “Mao” Zedong di Milano e dell’Organizzazione di Binasco del PMLI, che sin dal concentramento ha volantinato l’articolo “Dalla dittatura del nuovo Mussolini alla dittatura della grande finanza: governo Monti per far pagare alle masse la crisi del capitalismo” che ha suscitato curiosità e attenzione tra i giovani manifestanti, molti dei quali si sono soffermati a leggerlo attentamente anche in gruppo. Diffuse copie de Il Bolscevico nn. 40 e 39, con l’articolo “Affossiamo la controriforma del diritto allo studio” e l’appello agli studenti marxistileninisti a radicarsi nelle scuole e nelle università.

ti nei giorni precedenti dalle infamanti raffiche di perquisizioni contro le loro sedi e la loro stessa lotta finalizzata al lavoro stabile. Il lungo corteo, iniziato a Piazza del Gesù, ha attraversato la città (unendosi poi all’altro corteo proveniente da piazza Garibaldi) oltre ogni percorso previsto, disorientando le “forze dell’ordine” e arrivando alla fine a violare la “zona rossa” imposta nei pressi del palazzo della Regione. Qui gli studenti napoletani hanno gridato con tutta la loro rabbia e indignazione slogan contro i demolitori della scuola pubblica e lanciando uova contro le banche e simboli di chi ha generato la crisi del marcio sistema capitalista. Tanta è stata la determinazione dei manifestanti e la rabbia verso il nuovo governo fatto da tecnocrati borghesi e da banchieri: “Siamo scesi in piazza anche per riba-

tista Vico”, che hanno accolto in modo molto cordiale i compagni del PMLI, a tal punto che, gli stessi studenti leggendo gli slogan del Partito riportati sui corpetti (Scuola e università pubbliche, gratuite e governate dalle studentesse e dagli studenti) hanno chiesto in molte occasioni approfondimenti e chiarimenti, e i compagni li hanno soddisfatti sia verbalmente sia distribuendo decine di copie de “Il Bolscevico”. Grande soddisfazione è stato vedere il nostro Partito (unico) alla testa del corteo, avendo poi una forte ricaduta mediatica, sia sulla rete di Internet, sia su alcuni quotidiani. Dunque è stata una bellissima e forte risposta studentesca al capitalismo quella del 17 novembre a Napoli, che dimostra quanto le masse abbiano una posizione sempre più avanzata, quanto bisogna avere fiducia in esse, come inse-

gna Mao, e quanto sia di vitale importanza per noi marxisti-leninisti, in particolare in questa fase storica, radicarsi tra le masse popolari e studentesche e tra la classe operaia per creare un vasto fronte unito anticapitalista capace di abbat-

tere questo decadente sistema del capitalismo e creare i presupposti per una nuova rossa primavera che avanzi con forza e determinazione verso l’Italia unita, rossa e socialista.

BARI Partecipato corteo studentesco. Andato a ruba il volantino del PMLI ‡ Dal corrispondente

della Cellula “Rivoluzione d’Ottobre” di Bari Giovedì 17 novembre un numero rilevante di studentesse e studenti ha disertato l’ingresso presso le proprie scuole per scendere nella centrale piazza Umberto a Bari a manifestare contro la politica di distruzione e mortificazione dell’istruzione pubblica portata avanti dal governo nel contesto della Giornata mondiale della mobilitazione studentesca. Presente fra gli studenti anche la Cellula barese “Rivoluzione d’Ottobre” del PMLI che ha, con spirito militante rivoluzionario, diffuso il volantino che elogiava la rivolta studentesca media e universitaria per l’istruzione pubblica, gratuita e governata dalle studentesse e dagli studenti. Il volantino, stampato in un grande

numero di copie, è andato letteralmente a ruba costringendo i compagni a farne altre copie. Il PMLI ha diffuso, fra l’altro, anche volantini stampati in precedenza sul 94° Anniversario della Grande Rivoluzione Socialista Sovietica. È stato possibile diffondere sia i volantini sulla rivolta studentesca sia quello sull’Ottobre presso la facoltà di Lettere e Filosofia dove studenti interessati, alcuni docenti e lavoratori dell’Università richiedevano a gran voce i volantini del Partito terminati in pochi minuti. Una giornata importante che ha fatto illuminare il PMLI come avanguardia cosciente di tutti gli studenti nella lotta contro la distruzione del futuro del nostro Paese e la corrotta politica di stampo padronale che impedisce al popolo di accedere all’istruzione.

FIRENZE Combattivo corteo sfila al grido “i nostri diritti contro i loro profitti” ‡ Redazione di Firenze

Gli studenti fiorentini non hanno voluto mancare l’appuntamento del 17 novembre e sono scesi in piazza con lo slogan “I nostri diritti contro i loro profitti”. Nell’appello della Rete dei Collettivi Studenteschi Fiorentini l’invito è a battersi “per una scuola e un’università pubbliche e gratuite”, contro la divisione delle scuole e degli atenei fra meritevoli e non, ad unirsi alle lotte dei lavoratori e in particolare contro l’innalzamento dell’età pensionabile e contro le privatizzazioni. All’appuntamento in piazza San Marco sono confluiti anche

i lavoratori aderenti allo sciopero nazionale dei Cobas e Cub contro la manovra del governo Berlusconi e il nuovo governo Monti. Presenti con uno striscione i lavoratori della Richard-Ginori di Sesto Fiorentino. In un migliaio sono sfilati per le vie del centro, fino alla Fortezza da Basso. Come azione simbolica i manifestanti hanno bloccato l’ingresso della sede fiorentina di Bankitalia, in via dell’Oriuolo, con delle catene e un grande striscione. Una parte degli studenti universitari ha organizzato un flash mob su Ponte Vecchio. Il corteo è stato sempre tallonato dai carabinieri.

Richiedete

Napoli, 17 novembre 2011. Un particolare della delegazione del PMLI al corteo con gli studenti (foto Il Bolscevico)

dire che non accettiamo un governo tecnico composto dagli stessi responsabili di questa crisi e che metta in pratica le riforme volute dalla BCE, costringendoci a ulteriori insostenibili sacrifici”, hanno gridato dai loro megafoni gli studenti. Un corteo coloratissimo e molto determinato nella lotta. Molte le giovanissime voci che hanno reclamato a gran voce il diritto alla scuola pubblica e gratuita e l’abbattimento delle “riforme” della scuola, imposte dall’ex ministro dell’istruzione Gelmini e ora fatte proprie dal nuovo governo della dittatura della grande finanza e della macelleria sociale del tecnocrate e finanziere borghese Monti.

Le richieste vanno indirizzate a: PMLI - commissioni@pmli.it indirizzo postale: IL BOLSCEVICO - C.P. 477 - 50100 FIRENZE Tel. e fax 055 2347272 Napoli, 17 novembre 2011


governo monti / il bolscevico 5

N. 43 - 1 dicembre 2011

PALERMO La protesta degli studenti si aggrega a quella dei lavoratori al Teatro Massimo. Cariche della polizia contro uno dei tre cortei. Apprezzata la presenza in piazza dei marxisti-leninisti palermitani ‡ Dal corrispondente della

Cellula “1° Maggio-Portella 1947” di Palermo Il 17 novembre ha visto le piazze palermitane animate da tre cortei. Il primo è stato quello dello sciopero generale indetto dai lavoratori dei Cobas, sindacato A.L.Ba (Associazione lavoratori di base) e CUB (Confederazione unitaria di base); il secondo, indetto dalle Rete dei collettivi, che ha visto la partecipazione di una de-

za. I compagni palermitani presenti al corteo si sono soffermati in piazza con i lavoratori del sindacato Alba che si sono avvicinati spontaneamente richiamati dalla bandiera del PMLI. Affascinati dalla poderosa falce e martello - ormai scomparsa dalle piazze palermitane assieme alle bandiere dei partiti sedicenti comunisti o della “sinistra” borghese - hanno voluto fare una foto reggendo con le proprie mani la nostra bandiera. I compagni han-

“Lettera alla BCE” dei Draghi Ribelli napoletani

“UNO DI NOI, DA SOLO, NON VALE NULLA MA INSIEME SAPPIAMO QUANTO BASTA PER METTERVI ALL’ANGOLO” Pubblichiamo il testo quasi integrale della “Lettera alla Bce” dei Draghi Ribelli di Napoli. Cara Bce, avrai certamente sentito parlare di noi: siamo i DRAGHI RIBELLI. Siamo studenti, intermittenti, inoccupati, disoccupati, artisti precari, siamo gli elenchi di tutti gli esclusi, siamo gli operai in cassa integrazione, siamo giovani

17 novembre 2011. La manifestazione degli studenti a Palermo cui ha partecipato il PMLI (foto Il Bolscevico)

legazione della palermitana Cellula “1° Maggio-Portella 1947” del PMLI. Un terzo corteo è stato organizzato dall’area autonoma del C.S.O. “Anomalia”, Coordinamento studenti medi e “OccupyUniPa”. Quest’ultimo è stato più volte caricato dalle “forze dell’ordine” ferendo i dimostranti, anche in maniera grave, come nel caso di Giovanni Pisciotta, 47 anni, senzatetto dello Zen che è stato ferito alla testa mentre tentava di difendere i ragazzi dalle manganellate degli agenti. Gli scontri sono avvenuti lungo via Roma durante i lanci di uova e fumogeni contro le banche lungo il percorso, compresa la filiale dell’Intesa San Paolo che era stata oggetto di un tentativo di occupazione simbolica. Gli altri due cortei si sono snodati lungo i rispettivi percorsi in maniera pacifica. Lo sciopero generale indetto dai sindacati non confederali ha fatto incrociare le braccia a diverse categorie di lavoratori palermitani tra cui quelli dell’AMAT (trasporti pubblici) quelli della municipalizzata per il gas AMG, insegnanti, pubblico impiego, artigiani. Il corteo partito da p.za Croci è arrivato fino in prefettura in via Cavour dove ha tenuto un sit-in. Il corteo della Rete dei collettivi e Rete degli studenti, a cui ha partecipato il PMLI, ha sfilato invece lungo un percorso alternativo al solito di via R. Settimo per raggiungere il teatro Massimo dove le proteste dei lavoratori e degli studenti si sono aggregate in un sitin che ha dato il via all’iniziativa “Occupy Massimo”: una mini tendopoli allestita a presidio in piaz-

no colto l’occasione per intervistare brevemente alcuni di loro tra cui Marcello, operaio dell’AMG, che ha espresso la sua consapevolezza della situazione con queste parole: “È il fallimento del capitalismo, dobbiamo liberarcene. Il socialismo non ha avuto il tempo di svilupparsi e chi lo condanna non sa nemmeno di che parla”. Nel pomeriggio, un centinaio di studenti hanno fatto irruzione presso la sede della Fondazione Banco di Sicilia per interrompere un convegno organizzato con la facoltà di Architettura sui rapporti tra imprese e università. Gli studenti, dopo avere esposto lo striscione ‘’contro governo e università delle banche’’, hanno anche preso la parola per ribadire il rifiuto all’ingresso dei privati nella gestione dell’Ateneo. Anche in questo caso momenti di tensione con le forze dell’ordine giunte sul posto in assetto antisommossa. A Palermo le organizzazioni di massa della “sinistra” borghese continuano incessantemente a perdere posizioni a favore di un risveglio generale del popolo che preferisce auto-organizzarsi piuttosto che continuare a porsi sotto il giogo delle politiche di palazzo. Il PMLI ad ogni occasione riscuote consenso e interesse e la sua Cellula, presente alle più importanti iniziative di piazza, porta ancora con orgoglio le bandiere e la linea marxista-leninista. Il terreno è fertile e tutto sta nelle capacità e possibilità dei compagni palermitani che, pur essendo già molto attivi, si prefiggono di aumentare l’impegno politico, sia in piazza che nello studio.

La polizia manganella gli studenti a Palermo

“neet”, siamo i migranti, gli abitanti di territori avvelenati e depredati, i clochard, i musicisti da due soldi e gli attori senza stipendio. Siamo tanti, qualcuno dice che siamo talmente tanti da essere quasi tutti. Siamo ovunque, ovun-

que colpisca la crisi; ovunque si taglia, ovunque si svende, ovunque si liberalizza. Siamo sempre di più, nasciamo e ci riproduciamo inarrestabilmente. Attacchiamo senza preavviso, colpiamo i punti deboli del sistema finanziario allo sfascio, mettiamo a nudo le diseguaglianze e pretendiamo giustizia sociale. Alcuni come noi, creature simili e altrettanto feroci, si aggirano a New York, a Okland, a Santiago, a Madrid, a Reikiavik, a Boston, a Londra. I nostri luoghi sono ai margini, sono fuori dai salotti, e fuori dai palazzi delle city finanziarie, ma sono in mezzo ai nervi scoperti delle metropoli, agli angoli delle strade, soprattutto sono nel mezzo delle piazze. Abbiamo un solo cervello, pensiamo tutti insieme. Uno di noi, da solo, non vale nulla ma insieme sappiamo quanto basta per mettervi all’angolo. Vi conosciamo tutti e da tempo vi abbiamo smascherati, siete troppo pochi, siete accerchiati e avvinti dal potere e soprattutto siete sempre gli stessi. Quando parlate di noi non potete che darci ragione. I nostri piani per annientarvi sono imprevedibili. Tenete a cuccia i vostri Servizi Segreti da quattro soldi, con noi non servono a nulla. Siamo una macchia, una macchia piccola e scura che appare

da lontano nella notte, e che avanza, fino ad allargarsi e a riempire tutto lo spazio visibile. Avanziamo compatti, ma senza ordine e senza disciplina. Siamo come il mercurio, inafferrabili e infinitamente divisibili. Difficilmente ci sentirete parlare. I draghi sono silenziosi e restii a lasciare tracce scritte della loro presenza. Stamane tuttavia utilizziamo con voi questo metodo che vi sta tanto a cuore e che tanto spesso utilizzate voi. Vi scriviamo, con tono perentorio, un elenco di pochi punti, chiari e semplici, che sono il nostro programma di uscita dalla crisi: 1. Tassazione delle transazioni finanziarie, dei patrimoni e delle rendite; 2. Cura, tutela e gestione partecipata dal basso dei beni comuni tutti (secondo la volontà maggioritaria espressa dai cittadini nei referendum del 12 e 13 giugno) e dunque assoluta contrarietà alla svendita di risorse naturali, di terre e di risorse artistiche di proprietà collettiva, per pagare il debito alle banche; 3. Introduzione di un welfare adeguato alla condizione di povertà a sottoccupazione a cui le giovani generazioni sono condannate (...); 4. Abolizione della legge 30 e del pacchetto-Treu, incubatori veri

di precarietà in questo paese; 5. Reintroduzione e tutela del contratto collettivo nazionale e dell’articolo 18; 6. Abolizione di ogni spesa militare; 7. Re-immissione di ingenti risorse nella scuola e nell’università, ripensando inoltre lo statuto del sapere come bene comune non mercificabile o quantificabile e organizzabile, nelle accademie e nelle scuole, solo in maniera democratica e partecipata; 8. Interruzione immediata dei “commissariamenti” degli stati da parte delle istituzioni finanziare tramite il sostegno e la spinta alla formazione di governi tecnici eterodiretti; 9. Fine dei privilegi delle istituzioni religiose e soprattutto del Vaticano; 10. Introduzione di un sistema fiscale fondato sulla giustizia sociale e sulla equa distribuzione del reddito; 11. Ritiro immediato di ogni strumento legislativo atto a ridurre lo spazio di agibilità democratica. Ci raccomandiamo che eseguiate pedissequamente quanto riportato qui sopra e in tempi brevi. Pena, come sapete, il commissariamento delle vostre istituzioni. Fossi in voi non scherzerei con il 99% del pianeta. Distinti saluti

DOPO CHE IL NEOPODESTÀ DI ROMA LI AVEVA VIETATI PER UN MESE

Per Alemanno cortei solo di sabato Dal 18 novembre 2011 è entrata in vigore l’ordinanza del neopodestà di Roma Alemanno che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre che limita fortemente il diritto di manifestare liberamente nelle strade e nelle piazze di Roma: il provvedimento prevede che le manifestazioni statiche si potranno svolgere in qualsiasi giorno ma soltanto in determinate aree: piazza Bocca della Verità, piazza Santi Apostoli, piazza della Repubblica, Circo Massimo, piazza Farnese, piazza San Giovanni, piazza del Popolo e le sedi istituzionali a seconda delle prescrizioni della questura, ma il colpo più duro lo ricevono i cortei in quanto si prevede che essi possano essere organizzati solo nella giornata settimanale di sabato e seguendo cinque itinerari prestabilitì. Il primo da piazzale dei Partigiani attraverso piazzale Ostiense, viale della Piramide Cestia, viale Aventino e piazza di Porta Capena dovrà terminare al Circo Massimo, il secondo da piazza della Repubblica attraverso piazza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori imperiali, via Celio Vibenna, via di San Gregorio e via dei Cerchi dovrà terminare a piazza Bocca della verità. Il terzo poi da piazzale Aldo Moro situato di fronte alla sede della Sapienza dovrà fermarsi a poche centinaia di metri, in piazza della Repubblica, il quarto da piazza della Repubblica attraverserà poi viale Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana, viale Manzoni e via

Emanuele Filiberto per arrestarsi a piazza di Porta San Giovanni, ed infine il quinto da piazzale dei Partigiani dovrà percorrere via delle Cave Ardeatine, piazzale Ostiense, piazza di Porta San Paolo, via Marmorata, largo dei Gelsomini, via Marmorata, piazzale dell’Emporio, ponte Sublicio, piazza di Porta Portese, via Induno ed arrestarsi in largo Bernardino da Feltre. Prendendo a pretesto gli inci-

Richiedete

Le richieste vanno indirizzate a: PMLI commissioni@pmli.it indirizzo postale: IL BOLSCEVICO C.P. 477 50100 FIRENZE Tel. e fax 055 2347272

denti che si verificarono lo scorso 14 dicembre e soprattutto quelli del 15 ottobre, il fascista ripulito Alemanno – la cui inettitudine insieme a quella della sua giunta è apparsa chiara nell’ultima alluvione che ha colpito duramente Roma – vuole presentarsi come un duro che intende soffocare la crescente rabbia sociale e studentesca ponendo dei rigidi limiti al diritto di manifestazione che è tutelato direttamente dall’art. 17 della Costitu-

zione. Ma tale squallida operazione si smaschera come il tentativo di soffocare la protesta spontanea che sempre più sta divampando nel paese in conseguenza della crisi capitalistica e della macelleria sociale provocata dai governi Berlusconi prima, e Monti, ora, che spingono tante fasce sociali, da quelle giovanili e studentesche fino ai pensionati, a quella protesta che questo fascista ripulito non riuscirà ad arginare.


6 il bolscevico / governo monti

N. 43 - 1 dicembre 2011

I MINISTRI DELL’ESECUTIVO MONTI

Al governo in prima persona banchieri, alti ufficiali, superburocrati statali, baroni universitari, tecnocrati e personalità borghesi ammanigliate col Vaticano La biografia del presidente del Consiglio e ministro dell’Economia e Finanze Mario Monti è apparsa sullo scorso numero de “Il Bolscevico”

LA COMPOSIZIONE DEL GOVERNO MONTI Presidente del Consiglio Mario MONTI

Economia e Finanze Mario MONTI

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio CATRICALÀ (segretario del Consiglio dei Ministri)

Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti Corrado PASSERA

Salute Renato BALDUZZI

Ministri senza portafoglio

Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Mario CATANIA

Affari europei Enzo MOAVERO MILANESI

Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare Corrado CLINI

Turismo e sport Piero GNUDI

Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità Elsa FORNERO

Coesione territoriale Fabrizio BARCA

Ministri con portafoglio Affari Esteri Giuliomaria TERZI DI SANT’AGATA Interno Anna Maria CANCELLIERI Giustizia Paola SEVERINO DI BENEDETTO

Rapporti con il Parlamento Piero GIARDA

Istruzione, Università e Ricerca Francesco PROFUMO

Cooperazione internazionale e integrazione Andrea RICCARDI

Beni e Attività Culturali Lorenzo ORNAGHI

Difesa Giampaolo DI PAOLA

Segretario del Consiglio dei ministri

Interno

ANTONIO CATRICALA’

ANNA MARIA CANCELLIERI

Nel segno della continuità la scelta di Antonio Catricalà alla poltrona di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Egli infatti è stato per ben quattro anni (dal 2001 al 2005) il fedelissimo di Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi, prima che questi lo promuovesse come presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). Avvocato, due figlie, nato a Catanzaro il 7 febbraio 1952, Catricalà a ventidue anni si è laureato con lode in legge a Roma ed è stato nominato, a seguito di concorso, assistente del prof. Pietro Rescigno all’università La Sapienza, facoltà di Giurisprudenza. Attualmente è professore a contratto in Diritto dei consumatori all’Università LUISS “Guido Carli”. Per due anni ha studiato economia, sociologia, storia e scienza dell’amministrazione presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, dove è stato allievo di Federico Caffè. A ventiquattro anni ha vinto il concorso in magistratura ordinaria e ha superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vinto i concorsi per

procuratore dello Stato e, a ventisette anni, per avvocato dello Stato. Ha vinto il concorso per consigliere di Stato con decorrenza dal 1982. Dal 2006 è Presidente di sezione del Consiglio di Stato in posizione di fuori ruolo. Presidente e componente di collegi amministrativi, ha collaborato con l’Ufficio legislativo della presidenza del Consiglio dei ministri ed è stato capo di gabinetto e consigliere giuridico nei ministeri. È capo di gabinetto con Antonio Ruberti (PSI) negli anni del governo Andreotti, con Giuliano Urbani (Forza Italia) nel primo governo Berlusconi, con Franco Frattini (ex PSI, poi Forza Italia) nel governo “tecnico” Dini. Nel 1997 è capo di gabinetto di Antonio Maccanico, ministro delle poste del governo Prodi. E in tale veste, fu proprio Catricalà a trovare un espediente giuridico per evitare che la legge sulle emittenti televisive mandasse la televisione di Berlusconi, Rete 4, sul satellite. Con ciò conquistandosi la fiducia e la riconoscenza del neoduce Berlusconi. Nel 2001 diventa così segreta-

rio generale della presidenza del Consiglio, di fatto braccio destro di Letta e nel 2005 va alla presidenza dell’Antitrust per volontà di Berlusconi. Le sue aziende infatti stanno passando un momento delicato poiché vengono accusate di posizione dominante nel mercato televisivo e si mettono allo studio rimedi legislativi per ridimensionarle. Ovviamente da allora niente è stato fatto in questo senso. Piuttosto, Catricalà è un grande sostenitore delle liberalizzazione. Proprio pochi mesi fa, nel corso della relazione annuale come presidente dell’Antitrust, ha voluto sottolineare con rammarico che esse “sono scivolate via dall’agenda politica”, mettendo a rischio “la vitalità, già compromessa, del sistema economico”. Nel 2010 era stato designato dal governo Berlusconi ad assumere la presidenza dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, carica alla quale ha rinunciato nove giorni dopo per opportunità politica, ossia per non rimanere imbrigliato nella guerra per le nomine esplosa fin dentro il PD.

È il ministro dell’Interno del governo Monti. Nata nel 1943, si laurea in Scienze politiche alla Sapienza di Roma nel 1972. È giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera presso la presidenza del Consiglio ad appena 19 anni. Nel corso della sua folgorante ascesa, viene nominata capo ufficio stampa e relazioni esterne della prefettura di Milano e responsabile del progetto Efficienza della pubblica amministrazione. Nel 1993 è nominata prefetto, carica che ricopre a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova. A Genova nel 2007, nel corso della sua prefettura, dichiarò: “Emergenza mafia? Non ci risulta”, dichiarazioni ampiamente smentite dalle numerose inchieste della magistratura e da numerosi arresti, tra cui quello di Domenico Gangemi, considerato tra i referenti della ’ndrangheta nel capoluogo ligure. Nel febbraio 2010 e per oltre un anno ricopre l’incarico di commissario straordinario a Bologna, dopo lo scandalo del “Cinziagate” che coinvolse il sindaco Delbono (PD). Si contraddistingue per la politica antipopolare dal pugno di ferro. Voci insistenti la vogliono

successiva candidata sindaco prima dell’UDC e poi del “centrodestra” bolognese. Dopo un tira e molla decide di rinunciare alla possibilità. Nell’ottobre del 2011, la Cancellieri diventa commissario prefettizio in una disastrata Parma, dove il neopodestà Vignali, alla guida di una coalizione di “centro-destra”, si era appena dimesso in seguito agli arresti per corruzione di funzionari comunali e assessori della sua giunta. A Parma si contraddistingue per la sua impostazione decisionista, aziendalista e antipopolare della gestione della città. Dopo fortissime proteste popolari l’amministrazione comunale aveva messo i sigilli al cantiere dell’inceneritore da 130.000 tonnellate della Iren Spa. Bypassando la volontà popolare e quella della precedente amministrazione la Cancellieri si impegna in una trattativa con Iren con l’obbiettivo di riaprire il cantiere dietro una cospicua transazione finanziaria, suscitando l’indignazione degli ambientalisti. L’odioso vizio fascista dell’arroganza diventa per la prefetta un pregio tanto che l’antipopolare,

antifemminile carrierista di destra Cancellieri dichiara: “Io l’8 marzo lo abolirei, la donna non deve sentirsi razza a parte, perché siamo molto meglio degli uomini”. La prefetta che non si accorge, o fa finta di non accorgersi, dell’esistenza della mafia a Genova è, a parere del governatore siciliano Lombardo (MPA,) la persona adeguata a presiedere nel 2009 la commissione per il piano rifiuti, settore in mano alla mafia nell’isola. In quella veste la Cancellieri concorre a determinare i risultati disastrosi e i cumuli di spazzatura nelle metropoli siciliane. Non contento, nel novembre di quell’anno Lombardo la nomina commissario straordinario del Teatro Bellini di Catania. Alla fine del 2009 viene indagata dalla procura etnea per abuso d’ufficio. Il pm Alessandro La Rosa le contesta consulenze “inutili e costose per i bilanci del teatro”. Se non appaiono proprio brillanti i suoi meriti amministrativi l’arrivista decisionista Cancellieri ha il piglio fascista necessario per affrontare l’opposizione popolare al governo Monti. È questo il vero motivo per cui è stata nominata al Viminale.


governo monti / il bolscevico 7

N. 43 - 1 dicembre 2011

Difesa

I governi dalla Liberazione a oggi Legislatura

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

XIV

XV

Presidenti del Consiglio

Partiti al governo

Data della costituzione

Data delle dimissioni

Durata (giorni)

giorni di crisi

Parri

Dc Pci Psi Pli DI P.Az

20.06.45

24.11.45

157

16

De Gasperi 1

Dc Pci Psi Pli DI P.Az

10.12.45

01.07.46

203

12

De Gasperi 2

Dc Pci Psi Pri

13.07.46

20.01.47

191

13

De Gasperi 3

Dc Pci Psi

02.02.47

13.05.47

100

18

De Gasperi 4

Dc Pli Psli Pri

31.05.47

12.05.48

347

11

De Gasperi 5

Dc Pli Psli Pri

23.05.48

12.01.50

599

15

De Gasperi 6

Dc Psli Pri

27.01.50

16.07.51

535

10

De Gasperi 7

Dc Pri

26.07.51

29.06.53

704

17

De Gasperi 8

Dc

16.07.53

28.07.53

12

20

Pella

Dc

17.08.53

05.01.54

141

13

Fanfani 1

Dc

18.01.54

30.01.54

12

11

Scelba

Dc Psdi Pli

10.02.54

22.06.55

497

14

Segni 1

Dc Psdi Pli

06.07.55

06.05.57

670

13

Zoli

Dc

19.05.57

19.06.58

396

12

Fanfani 2

Dc Psdi

01.07.58

26.01.59

209

20

Segni 2

Dc

15.02.59

24.02.60

374

30

Tambroni

Dc

25.03.60

19.07.60

116

7

Fanfani 3

Dc

26.07.60

02.02.62

556

19

Fanfani 4

Dc Psdi Pri

21.02.62

16.05.63

449

36

Leone 1

Dc

21.06.63

05.11.63

137

29

Moro 1

Dc Psi Psdi Pri

04.12.63

26.06.64

205

26

Moro 2

Dc Psi Psdi Pri

22.07.64

21.01.66

548

33

Moro 3

Dc Psi Psdi Pri

23.02.66

05.06.68

833

19

Leone 2

Dc

24.06.68

19.11.68

148

23

Rumor 1

Dc Psu Pri

12.12.68

05.07.69

205

31

Rumor 2

Dc

05.08.69

07.02.70

186

48

Rumor 3

Dc Psi Psdi Pri

27.03.70

06.07.70

101

31

Colombo

Dc Psi Psdi Pri

06.08.70

15.01.72

527

33

Andreotti 1

Dc

17.02.72

26.02.72

9

121

Andreotti 2

Dc Psdi Pli

26.06.72

12.06.73

351

25

Rumor 4

Dc Psi Psdi Pri

07.07.73

02.03.74

238

12

Rumor 5

Dc Psi Psdi

14.03.74

03.10.74

203

51

Moro 4

Dc Pri

23.11.74

07.01.76

410

36

Moro 5

Dc

12.02.76

30.04.76

78

90

Andreotti 3

Dc

29.07.76

16.01.78

536

54

Andreotti 4

Dc

11.03.78

31.01.79

326

48

Andreotti 5

Dc Pri Psdi

20.03.79

31.03 79

11

126

Cossiga 1

Dc Psdi Pli

04.08.79

19.03.80

228

16

Cossiga 2

Dc Psi Pri

04.04.80

27.09.80

176

21

Forlani

Dc Psi Psdi Pri

18.10.80

26.05.81

220

33

Spadolini 1

Dc Psi Psdi Pri Pli

28.06.81

07.08.82

405

16

Spadolini 2

Dc Psi Psdi Pri Pli

23.08.82

13.11.82

82

18

Fanfani 5

Dc Psi Psdi Pli

01.12.82

29.04.83

149

97

Craxi 1

Dc Psi Psdi Pri Pli

04.08.83

27.06.86

1058

35

Craxi 2

Dc Psi Psdi Pri Pli

01.08.86

03.03.87

214

45

Fanfani 6

Dc “Indipendenti”

18.04.87

28.04.87

11

91

Goria

Dc Psi Psdi Pri Pli

29.07.87

11.03.88

227

33

De Mita

Dc Psi Psdi Pri Pli

13.04.88

19.05.89

372

65

Andreotti 6

Dc Psi Psdi Pri Pli

23.07.89

28.03.91

613

23

Andreotti 7

Dc Psi Psdi Pli

17.04.91

02.02.92(1)

288 152(1)

Amato

Dc Psi Psdi Pli

04.07.92

21.04.93

291

8

Ciampi

Dc Psi Psdi Pli

13.05.93

09.05.94(2)

375

(2)

Berlusconi

Forza Italia An Lega Nord Ccd Udc

10.05.94

22.12.94

227

25

Dini

Govemo dei “tecnici” votato da Ppi Pds Lega Nord Verdi Rete Patto Segni Ad Si Svp Pri

17.01.95

11.01.96(3)

359

(3)

Prodi

Ppi Pds Verdi Lista Dini Svp Ud Psd’Az.

17.05.96

9.10.98

875

11

D’Alema

Ds Ppi Verdi Rin. Italiano Udr Pdci Sdi Italia dei Valori Psd’Az Svp Uv La Rete

21.10.98

18.12.99

423

4

D’Alema 2

Ds Ppi Verdi Rin. Italiano Udeur Pdci I Democratici Svp Uv Psd’Az

22.12.99

19.04.00

119

9

Amato 2

Ds Ppi Verdi Rin. Italiano Udeur Sdi Pdci I Democratici Svp Uv Psd’Az

26.04.00

31.05.01

400

7

Berlusconi 2

Forza Italia An Lega Nord Biancofiore Nuovo Psi

10.06.01

23.4.05 (4)

1443

(4)

Berlusconi 3

Forza Italia, An, Lega Nord, UDC, Nuovo Psi, Pri

28.4.05

02.05.06

390

(5)

Prodi 2

DS, Margherita, PRC, PdCI, IdV, Federazione dei Verdi, Socialisti Democratici Italiani, Radicali, UDEUR, Socialisti Italiani, Democratici Cristiani Uniti, Lega per l'autonomia, Sinistra Democratica, Liberal Democratici per il Rinnovamento, Movimento Repubblicani Europei

17.05.06

24.01.08

634

(6)

08.05.08

12.11.11

1.256

6

-

-

Berlusconi 4 XVI

Monti

PDL, Lega Nord, Movimento per le Autonomie (Fino al 10 luglio 2010), PDL, Lega Nord, Movimento per le Autonomie, FLI (Fino al 14 dicembre 2010) PDL, Lega Nord, Iniziativa Responsabile, Coesione Nazionale, Indipendenti (Fino al 6 settembre 2011) PDL, Lega Nord, Iniziativa Responsabile, Coesione Nazionale, Forza del Sud, Indipendenti PdL, PD, UDC, IdV, FLI, ApI, Radicali Italiani, MpA, Fareitalia, PID, Forza del Sud, Noi Sud, PLI, SVP, PRI, Liberal Democratici, Io Sud, AdC, PSI, Union Valdotaine, Alleanza Autonomista e Progressista, Movimento Associativo Italiani all’Estero

18.11.11

-

(1) Formalmente il governo Andreotti 7 non ha rassegnato le dimissioni ma è “morto” con la X legislatura e nella colonna “durata della crisi” abbiamo conteggiato i giorni intercorsi tra lo scioglimento anticipato delle Camere e l’insediamento del governo Amato. (2) Le dimissioni del governo Ciampi, presentate il 13 gennaio 1994, sono state respinte dal presidente della Repubblica Scalfaro, che ha sciolto il parlamento mentre l’esecutivo Ciampi è rimasto in carica. (3) L’11 gennaio 1996 il governo Dini si è dimesso, ma dopo il tentativo fallito da Maccanico di formare il governo, il presidente Scalfaro ha sciolto anticipatamente le Camere e quindi Dini è rimasto in carica fino alla costituzione del governo Prodi. (4) In questo caso non è la data delle dimissioni perché ci fu un cosiddetto rimpasto e Berlusconi è succeduto a se stesso, per lo stesso motivo non c’è durata della crisi (5) 22 giorni dopo le elezioni politiche vinte dal “centro-sinistra” consegna le dimissioni dell’esecutivo al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (6) Durata crisi zero giorni perché le dimissioni coincidono con la fine anticipata della legislatura

GIAMPAOLO DI PAOLA Per la prima volta nella storia parlamentare italiana dal dopoguerra, un alto ufficiale ancora in servizio attivo ricoprirà il ruolo di ministro della Difesa. Si tratta dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale presidente del Comitato militare della Nato e ex capo di Stato alla difesa. Classe 1944, è nato a Torre Annunziata ed è entrato in Accademia navale di Livorno nel 1963 dopo aver frequentato il Collegio Navale “Francesco Morosini”; è prima comandante, poi capitano di vascello e infine, dopo oltre trent’anni di carriera nella Marina militare italiana, è nominato Ammiraglio di divisione nel 1997. Capo del reparto politica militare dello Stato maggiore della Difesa dal 1994 al 1998, nel 1998 viene scelto come capo di gabinetto del ministro della Difesa, Carlo Scognamiglio (ex PLI, poi UDR),

nel primo governo D’Alema, ed è poi confermato dal successore Sergio Mattarella (ex DC, poi PPI). Nominato segretario generale della Difesa il 26 marzo 2001, mantiene l’incarico fino al 10 marzo 2004, quando è promosso a capo di stato maggiore della Difesa. Incarico che ha mantenuto sia con il governo Berlusconi che con il governo Prodi. Nel frattempo è anche Direttore nazionale degli armamenti. In questa veste, Di Paola firmò al Pentagono, il 24 giugno 2002, il memorandum d’intesa che impegnava l’Italia a partecipare, con una spesa prevista di oltre 15 miliardi di euro, come partner di secondo livello, al programma del caccia statunitense Joint Strike Fighter, successivamente denominato F-35 Lightring, un cacciabombardiere concepito per le missioni di attacco. Una scelta politica, prima che

militare, che lega l’Italia, in maniera ancor più stretta al carro dell’imperialismo americano. Secondo la concezione militare di Di Paola, occorre trasformare le forze armate italiane in uno “strumento proiettabile”, dotato di spiccata capacità “expeditionary” coerente col “livello di ambizione nazionale”. Tale modello è funzionale alla strategia di “proiezione di potenza” adottata dagli Stati Uniti e quindi dalla Nato. Nel 2007 il Comitato militare della Nato, composto dai capi di stato maggiore dei ventisei Paesi dell’alleanza, lo ha eletto presidente del Comitato, incarico effettivamente ricoperto dal 13 febbraio 2008. Nello stesso anno Di Paola lascia il comando dello stato maggiore della Difesa. Scontato il gradimento della sua nomina a ministro della Difesa negli ambienti del Pentagono.

Affari Esteri

GIULIO TERZI DI SANT’AGATA Giulio Terzi di Sant’Agata è il nuovo ministro degli Affari Esteri. Nato a Bergamo il 9 giugno 1946, Terzi è da sempre dedito alla carriera politica e diplomatica. Laureato in giurisprudenza a Milano, specialità in diritto internazionale. il suo primo incarico da diplomatico fu al cerimoniale della Repubblica, dove curò le visite ufficiali delle delegazioni del governo italiano all’estero, per poi trasferirsi a Parigi nel 1975 come primo segretario per gli Affari politici dell’ambasciata. Nel 1978 approdò nello staff del Segretario generale della Farnesina, prima del trasferimento in Canada, dove rimarrà per quasi cinque anni, in veste di consigliere economico e commerciale dell’ambasciata e poi di Console generale a Vancouver. Nella città della British Columbia curò la rappresentanza italiana all’Expo ’86.

Dopo un passaggio a Roma, presso la direzione generale degli Affari Economici, fu consigliere politico presso la Rappresentanza italiana alla Nato a Bruxelles in un periodo particolarmente impegnativo, segnato dalla fine della cosiddetta “guerra fredda”, dalla riunificazione della Germania e dalla prima guerra nel Golfo. Dal 1993 al 1998 è stato a New York presso la Rappresentanza italiana alle Nazioni Unite, inizialmente come primo consigliere per gli affari politici e poi come ministro e vice rappresentante permanente sotto la guida dell’ambasciatore Francesco Paolo Fulci. Terzi è stato anche ambasciatore in Israele tra il 2002 e il 2004, dove ha lavorato al rafforzamento delle relazioni tra Unione europea e Israele durante la presidenza italiana dell’UE (luglio-dicembre 2003). La sua nomina a ministro degli Esteri ha il sostegno convin-

to del Terzo Polo e di Fini in particolare. Terzi, in qualità di ambasciatore infatti gettò le basi della visita di Gianfranco Fini (allora ministro degli esteri e segretario di An) in Israele nel novembre 2003. Una visita che fu definita storica visti i trascorsi politici del caporione fascista. Terzi ha prestato servizio presso il ministero degli Esteri a Roma come vice segretario generale, Direttore generale per la cooperazione politica multilaterale e diritti umani e Direttore politico. Tra il 2008 e il 2009 ha guidato la rappresentanza permanente alle Nazioni Unite, partecipando alle riunioni del Consiglio di sicurezza di cui l’Italia era membro non permanente e occupandosi, in particolare, del dossier Afghanistan. Dall’8 ottobre 2009 al giorno del suo incarico ministeriale, è stato ambasciatore dell’Italia negli Stati Uniti.

Sviluppo economico; ad Interim Infrastrutture e Trasporti

CORRADO PASSERA Il neoministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera, con interim ad Infrastrutture e Trasporti è uno dei più noti banchieri e manager italiani, alla direzione di Intesa Sanpaolo fino alla nomina nel governo Monti. Nasce a Como nel 1954 e si laurea alla Bocconi nel 1980, specializzandosi in Business Administration (MBA) alla Wharton School di Philadelphia (USA). È membro del Consiglio di amministrazione della Bocconi e della Fondazione Teatro alla Scala. Negli anni Ottanta intraprende una collaborazione con Carlo De Benedetti che lo vede impegnato in CIR, la holding del gruppo, dove ricopre la carica di direttore generale fino al 1990, occupandosi della Buitoni, dell’Espresso, della Mondadori e dell’Olivetti. Nel 1991 diventa direttore generale di Arnoldo Mondadori Editore e, a seguire, del Gruppo editoriale L’Espresso. Dal 1992 al 1996 è co-amministratore del Gruppo Olivetti ed uno dei principali responsabili della drastica ristrutturazione del settore informatico. Dopo una decennale collaborazio-

ne abbandona il gruppo per dissapori con il boss De Benedetti. I suoi appoggi gli valgono comunque nel 1996 la nomina ad amministratore delegato e direttore generale del Banco Ambrosiano Veneto. Nel 1998 il governo Prodi lo nomina amministratore delegato dell’appena privatizzate Poste italiane. Le Poste entrano nei servizi finanziari: il Piano d’impresa 1998-2002 prevede il taglio di oltre 20.000 posti di lavoro. Alcuni sindacalisti denunciano Passera per la selvaggia precarizzazione dei contratti dei neoassunti, casi di dimissioni per mobbing diffuso e super-carico di lavoro. Nel 2002 il pupillo del “centrosinistra” italiano Passera è chiamato a ricoprire la carica di amministratore delegato di Banca Intesa e nel 2006 è tra gli artefici dell’integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI, che darà vita a Intesa Sanpaolo. Il progetto ottenne l’approvazione entusiasta del premier Prodi che benedicendo gli sciacalli della finanza italiana esultava: “Io sono per la concorrenza ma invece di essere sempre

predato vorrei, qualche volta, anche essere il predatore”. I risultati della politica di predazione finanziaria, in primo luogo la crisi, sono sotto gli occhi di tutti. Il colosso bancario italiano inizia a perdere in Borsa in questi anni, mentre l’amministratore delegato continua ad incassare personalmente milioni di euro l’anno: nel solo 2010 be 3 milioni 811 mila euro. La banca guidata da Passera è una delle prime a chiedere a Bankitalia di accedere alle procedure previste dalle “misure anticrisi”. Di fatto la presenza di Corrado Passera uno dei maggiori banchieri italiani, nonché consigliere e membro del Comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana, è la garanzia che la politica “anticrisi” del governo Monti sarà orientata unicamente a difendere gli interessi della grande finanza, la stessa che ha generato la crisi finanziaria. Pur vicino al “centro-sinistra”, non disdegna di aiutare e collaborare attivamente con Berlusconi, come testimonia il ruolo da protagonista ritagliatosi nella vicenda della privatizzazione e dello scorporo dell’Alitalia.


8 il bolscevico / governo monti

N. 43 - 1 dicembre 2011

Giustizia

Istruzione, Università e Ricerca

PAOLA SEVERINO DI BENEDETTO

FRANCESCO PROFUMO

L’avvocatessa dei “poteri forti”, Paola Severino coniugata Di Benedetto, è il nuovo ministro della Giustizia. Nata a Napoli nel 1948, è una delle più potenti penaliste della capitale e consulente di società, banche e associazioni di categoria. Severino si è laureata in giurisprudenza nel 1971 presso l’Università di Roma La Sapienza e nel medesimo anno ha iniziato la propria carriera come ricercatrice in diritto penale. È stata allieva e collaboratrice del ministro della giustizia nel governo Prodi I, Giovanni Maria Flick (ex DC). È stata membro di commissioni ministeriali per la riforma della legislazione penale e processuale. Vanta un lunghissimo curriculum come docente in università pubbliche e private. È divenuta professore associato di diritto penale nel 1987 e professore ordinario dal 1995. Dal 2002 al 2007 è stata preside della Facoltà di Giurisprudenza alla LUISS “Guido Carli” di Roma di cui dal 29 maggio 2006 è vice-rettore. È avvocato dal 1977 ed è abili-

tata al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori dal 1991. Nel corso della sua attività di avvocato ha difeso Romano Prodi nel processo sulla vendita della Cirio, il legale della Fininvest Giovanni Acampora nel processo IMI-SIR, Francesco Gaetano Caltagirone nell’inchiesta di Perugia su Enimont, Cesare Geronzi per il crac della Cirio, l’ex segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni nell’indagine sui fondi per la gestione della tenuta di Castelporziano. Ha difeso anche Rutelli, Cesa, Formigoni e il sottosegretario alla giustizia uscente, Mario Caliendo, quand’era indagato nell’affaire P3. Ha prestato inoltre assistenza legale a colossi come Eni, Enel, Sparkle, Telecom, Rai, Total, Federconsorzi e all’Abi. Non sarà certo un caso se nel 1998 era in testa alla classifica dei manager pubblici più ricchi d’Italia, con un reddito da 3,3 miliardi delle vecchie lire. Dal luglio del 1997 fino al luglio 2001 ha rivestito la carica di Vice Presidente del Consiglio della magistratura militare. Nel 2002 è stata

considerata per quasi un mese destinata a ricoprire il ruolo di vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (CSM), in quota UDC, ma poi dovette rinunciare alla candidatura perché le correnti più a sinistra della magistratura la consideravano troppo vicina a Berlusconi. Tant’è vero che si parlò di lei per sostituire Alfano quando l’ex ministro della giustizia fu chiamato da Berlusconi alla reggenza del PDL. Casini è tutt’oggi il suo principale sponsor. Non a caso la Severino è la legale del gruppo Caltagirone e del Messaggero, giornale sul quale peraltro scrive. Ma all’epoca della sua candidatura al CSM uno dei suoi primi sostenitori fu Luciano Violante (PD). Insomma la Severino piace sia alla destra che alla “sinistra” borghese. Quest’ultima, fra l’altro, non sembra affatto preoccupata degli attacchi che la Severino negli anni ha rivolto ai “pentiti” di mafia e alle intercettazioni telefoniche, che la dicono lunga su come intenda muoversi nella veste di nuovo ministro della giustizia.

Lavoro e politiche sociali con delega alle Pari opportunità

ELSA FORNERO Elsa Fornero è il nuovo ministro del Lavoro, delle Politiche Sociali e del welfare che succede a Maurizio Sacconi. Nata a San Carlo Canavese (Torino) nel 1948, si diploma in ragioneria e prosegue gli studi in Economia all’Università di Torino. Diventa presto docente di Economia Politica presso lo stesso ateneo. Dal 1993 al 1998 è consigliere al Comune di Torino, eletta all’interno della lista “Alleanza per Torino”, un movimento di laici e cattolici, che concorse in un’alleanza di “centro-sinistra” all’elezione a sindaco di Valentino Castellani. Collabora spesso con i Radicali Italiani. È amica personale di Monti. Cattolica, ospite fissa, in quanto dirigente di Intesa San Paolo, del meeting di Comunione e liberazione di cui la banca è un grande sponsor. Tra il 2003 e il 2004 è nella commissione di esperti valutatori della Banca Mondiale, qui ha il compito di valutare il ruolo della Banca nell’attuazione delle riforme pensionistiche nei paesi con economia di transizione (Russia, Macedonia, Albania e Lettonia).

Dal 2005 al 2006 è membro del comitato scientifico di Confindustria, nello stesso anno e fino al 2007 prende parte al consiglio direttivo della Società italiana degli economisti. Dal 2010 ricopre un importante incarico in veste di vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa San Paolo (2010-2011). Lo stesso incarico l’aveva ricoperto nella Compagnia San Paolo di Torino (20082010), la principale azionista di Intesa San Paolo. Grazie a questo ruolo di primo piano conosce Corrado Passera ora suo collega al governo come titolare del dicastero dello Sviluppo Economico. È altresì coordinatore scientifico del CeRP (Center for Research on Pension and Welfare Policies), uno dei maggiori centri studi sullo “Stato sociale” in Italia e in Europa. È membro del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale costituito presso il ministero del welfare e membro del Comitato scientifico de L’Observatoire de l’Epargne Européenne (Parigi). A ciò vanno aggiunte la sua at-

tività all’interno del comitato editoriale della Rivista italiana degli economisti e la collaborazione con Il Sole 24 Ore e Lavoce.info. È sposata con l’economista nonché editorialista de “La Stampa” Mario Deaglio. Non mancano gli impegni universitari, è membro del collegio dei docenti per il dottorato in Scienze economiche dell’Università di Torino e del collegio per il dottorato in Social Protection Policy presso l’Università di Maastricht di cui è anche docente. La Fornero, allieva di Onorato Castellino, è considerata una delle massime esperte di pensioni. In particolare la Fornero è una convinta sostenitrice di una “riforma” strutturale della previdenza che comprende l’estensione del sistema contributivo a tutti i lavoratori. E più volte ha parlato della necessità di una fascia flessibile di uscita per uomini e donne tra i 63 e i 70 anni. In questo modo, di fatto, si abolirebbero anche le pensioni di anzianità. Cosa mai ci si poteva aspettare di diverso dal vicepresidente della Banca più potente d’Italia?

Il ministro dell’istruzione nasce a Savona nel 1953. È un ingegnere e docente universitario. Dal 13 agosto 2011 ricopre la carica di presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), su incarico della ex-ministra Gelmini. Ha lavorato presso l’Ansaldo a Genova. Dal 1985 intraprende la carriera di ricercatore universitario presso il Politecnico di Torino, è professore ordinario nel 1995. Nel 2003 è preside della Facoltà di Ingegneria e nel 2005 è nominato rettore del Politecnico. Nel 2010, dopo un tira e molla durato diverse settimane, pur avendo l’appoggio trasversale di “centro-sinistra” e imprenditoria torinese, ritira la sua candidatura a sindaco di Torino a causa della sua indisponibilità ad affrontare le primarie per il PD. È membro del Consiglio di amministrazione di alcune Spa come

RENATO BALDUZZI Renato Balduzzi è il nuovo ministro della salute. Nato a Voghera (Pavia) il 12 febbraio 1955, giurista, esperto di diritto costituzionale, promotore di movimenti e riviste di area cattolico-sociale, da quattro anni è presidente dell’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Al ministero della Salute era già stato in qualità di esperto giuridico del ministro tra il 1996 e il 2000, voluto dall’allora ministro Rosi Bindi, che seguirà poi tra il 2006 e il 2008, sempre come consulente, al ministero della famiglia. Laureato nel 1979, è stato per anni ordinario di diritto costituzionale all’Università del Piemonte Orientale “Avogadro”, facoltà di giurisprudenza di Alessandria. Da quest’anno è professore ordinario di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’uni-

giore della Carità” di Novara e, dal 2006 al 2010 ha presieduto il Comitato di Indirizzo dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. È presidente, dal febbraio 2007, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). È componente del Comitato scientifico delle riviste “Quaderni regionali”, “Amministrazione in cammino”, “Politiche sanitarie”, “Dialoghi” e “Studium”. Dal 2002 al 2009 è stato presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC, già Movimento Laureati di Azione Cattolica). È direttore, dal 2003, del bimestrale culturale “Coscienza”, che si schierò a favore dell’astensione, come indicato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), in occasione del referendum del 2005 contro la legge 40 sulla “fecondazione assistita”.

CORRADO CLINI Nasce a Latina nel 1947. Laureato in Medicina e Chirurgia a Parma nel 1972, si è specializzato in Medicina del Lavoro e in Igiene e Sanità Pubblica. Da giovane svolge una breve attività politica

Ecco come il governo Monti guarda allo sviluppo economico azionista un rendimento del 7 per cento. Ma non è finita. La grande torta vede il direttore generale Gaetano Miccichè intascare 2 milioni 445 mila euro, metà dei quali come premio di risultato, mentre l’altro direttore generale, Marco Morelli, guadagnerà 2 milioni 46 mila euro, metà dei quali come premio di risultato. L’accordo sindacale prevede gioie e delizie per i top manager di Banca Intesa, mentre un destino nero avvolge il futuro dei lavoratori con ben 5mila “esuberi” nel prossimo anno nono-

versità Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È stato consigliere giuridico dei ministri della difesa (1989-1992), della sanità (1996-2000) e delle politiche per la famiglia (20062008), dove collaborò alla stesura del ddl sui cosiddetti “Dico”, per il riconoscimento di alcuni diritti dei conviventi, miseramente falliti prima ancora di diventare legge. Ha ricoperto l’incarico di Capo dell’ufficio legislativo del Ministero della sanità dal 1997 al 1999, presiedendo la Commissione ministeriale per la “riforma” sanitaria. Dal 2002 è responsabile dell’Osservatorio sulle politiche sociali e sanitarie del Centro di ricerca sulle pubblica amministrazioni “Vittorio Bachelet” della Luiss “Guido Carli” di Roma. Dal 2009 è presidente del Nucleo di valutazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Mag-

Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare

Dividendi e premi ad azionisti e manager, 5.000 “esuberi” per i lavoratori Intesa San Paolo, ha firmato un accordo sindacale che prevede la distribuzione di dividendi per 1,3 miliardi per azionisti e manager. Il vergognoso accordo prevede anche un assegno di 3,8 milioni di euro per il neo ministro, nonostante il “calo” di utile della banca medesima: Passera incasserà esattamente 3 milioni e 811 mila euro, di cui ben 1,5 milioni di bonus, ossia circa 10 mila euro al giorno! In sostanza vi saranno 8 centesimi di euro per ogni azione, come nel 2010, e un dividendo medio che garantisce ad ogni

Politecnico di Torino denunciano il “rapporto privilegiato di Profumo con la Gelmini”, testimoniato dal fatto che l’Ateneo, durante il mandato dell’allora direttore amministrativo M. Tomasi, si è classificato ai vertici della graduatoria degli Atenei italiani, diventando primo nel 2010, quando Tomasi va a ricoprire l’incarico di direttore generale del ministero di Viale Trastevere. Il rapporto privilegiato con la ex-gerarca di Viale Trastevere è documentato dal fatto che il 15 novembre 2011 il MIUR ha inviato al Politecnico parere positivo sulla nuova bozza di controriforma dello statuto di Ateneo offrendo così a Profumo, la possibilità di approvarla, nella sua nuova veste di Ministro. Con Profumo ministro è assicurata la continuità con il progetto neofascista aziendalista e privatista della Gelmini.

Salute

IL NEOMINISTRO PASSERA, AD DI BANCA INTESA, DISTRIBUISCE 3,8 MILIONI A SE STESSO E 1,3 MILIARDI AI SOCI

Mentre il proletariato e le masse popolari stanno pagando duramente le controriforme volute dall’ormai ex governo del nuovo Mussolini Berlusconi, con la nuova dittatura della grande finanza e dell’UE dell’avvoltoio Monti la musica non cambierà affatto. Ne è la dimostrazione il ruolo avuto dal nuovo ministro dello sviluppo economico unificato con quello delle infrastrutture e trasporti, Corrado Passera, ex primo banchiere d’Italia con un reddito annuo di 6 milioni, il quale, in qualità di amministratore delegato (AD) di Banca

Reply, di Fidia SpA, di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia, oltre ad essere consigliere per Il Sole 24 Ore e Pirelli. È strettamente legato ai gruppi imprenditoriali d’assalto torinesi e impegnato a sostenere diversi progetti, tra cui “Laguna Verde”, un immenso piano di riqualificazione urbana a fini abitativi, in una zona dove oggi trova posto, tra l’altro, lo stabilimento Pirelli che verrà dismesso. Negli anni di governo del Politecnico, apre le porte anche a Fiat e Motorola, a General Motor e Pirelli, iniziando una “riorganizzazione” con la chiusura di sedi decentrate, l’adozione del regime di gestione aziendalistico proprio della legge Gelmini, ignorando scioperi e manifestazioni degli studenti, dei lavoratori, precari in testa, tra cui ricercatori e personale tecnico-amministrativo. In un documento le RSU del

stante gli altissimi dividendi e il macroscopico stipendio di Passera. Una cancellazione di posti di lavoro che sarà graduale ma inesorabile nei prossimi mesi con l’attenta regia del nuovo ministro dello sviluppo economico che nulla ha fatto per evitare questa nuova ecatombe. Ecco gli intenti della nuova dittatura di Monti, espressione della grande finanza e dell’UE: sacrifici, licenziamenti, lacrime e sangue per i lavoratori e le lavoratrici, agevolazioni e lauti stipendi ai top manager borghesi e agli opulenti azionisti.

con i socialisti veneziani dell’allora ministro Gianni De Michelis. Dal 1978 al 1990 è direttore sanitario del Servizio pubblico di igiene e medicina del Lavoro di Porto Marghera, l’inquinatissima area veneziana dove a causa dei veleni del petrolchimico morirono per gravi malattie centinaia di operai. Dal 1991 al 2000 ha avuto la responsabilità tecnica ed amministrativa della applicazione in Italia, e delle relative autorizzazioni, delle direttive e dei regolamenti europei in materia di qualità dell’aria, di emissioni dagli impianti industriali, di sicurezza degli impianti industriali, di eliminazione delle sostanze chimiche pericolose per la fascia di ozono. I risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Dal 1992 al 1998 è docente presso l’Università di Parma nel Dipartimento di Scienze Ambientali. Dal 1991 è direttore generale del ministero dell’Ambiente, su proposta del ministro Giorgio Ruffolo (PSI) del VI governo Andreotti. Rimane in carica indisturbato fino al 2011, praticamente lavorando con tutti i governi che si sono succeduti e passando in rassegna dalla sua poltrona ministeriale tutti i disastri ambientali che negli ultimi anni hanno devastato città, mari, monti, colline e pianu-

re d’Italia. Gli anni a Porto Marghera evidentemente non gli hanno insegnato nulla: la sua linea ambientale si rivela strettamente ortodossa rispetto alle politiche governative devastatrici, tant’è che non appena eletto, infischiandosene del referendum e delle lotte popolari, si affretta a dichiarare che l’Italia “dovrebbe considerare l’energia nucleare”, non a caso dal 1993 al 1997, e successivamente dal 2004 al 2005, è stato membro del Consiglio di amministrazione dell’Ente nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente, che la Tav è da fare “assolutamente”, che il Ponte dello Stretto “è un’opera di ingegneria bellissima”. Particolarmente “bizzarra” è la giustificazione che ha dato in questi giorni del valore degli Organismi geneticamente modificati (OGM): “in molti casi fanno bene” ha affermato, dicendosi “favorevole ad usare OGM nelle zone marginali dove c’è aridità e dove c’è dissesto idrogeologico”. Ad esempio, secondo il nuovo ministro si potrebbero utilizzare in Italia “in alcune zone appenniniche, dove si potrebbero studiare piantumazioni ad hoc che possano conservare la sicurezza dei suoli e aumentare l’assorbimento del carbonio”.


governo monti / il bolscevico 9

N. 43 - 1 dicembre 2011

Beni e Attività Culturali

LORENZO ORNAGHI Il nuovo ministro dei Beni culturali, nasce a Villasanta (Monza) nel 1948. Si laurea nel 1972 all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove è stato allievo di uno dei “padri” della Lega, lo storico razzista Gianfranco Miglio, studioso della dottrina fascista e teorico della Lega, che Ornaghi riconosce come uno dei suoi maestri insieme all’ecclesiastico Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Di Gianfranco Miglio, Lorenzo Ornaghi è stato ricercatore e assistente. Mentre il fondatore di Comunione e Liberazione, Luigi Giussani, quando il futuro rettore era una matricola di Scienze politiche, era il suo professore di Dottrina morale cattolica. Ornaghi è un convinto sostenitore della sussidiarietà dello Stato riguardo ai servizi sociali e del federalismo.

Dopo una folgorante carriera universitaria, nel 2002 è eletto rettore dell’Ateneo, e riconfermato in tale carica nel 2006 e nel 2010. Nel 2005 ha ricevuto la laurea honoris causa in Giurisprudenza, conferita dall’Università Cattolica Pazmany Peter di Budapest. Dal 2001 al 2006 è stato il primo presidente dell’Agenzia per le Onlus. Dal 1996 è direttore dell’Alta scuola di Economia e relazioni internazionali (Aseri), destinata alla formazione post-universitaria di esperti di sistemi economici e politici globali. È di certo uno dei politologi più vicini alle tesi più reazionarie dell’attuale vertice della Chiesa. Soprattutto è stata riscontrata una notevole aderenza intellettuale alle tesi del cardinale Camillo Ruini, che nei decenni di episcopato ha sostenuto la necessità di una presenza organizzata della Chiesa e

dei cattolici nel mondo della cultura. Ricordiamo che Ruini è il cardinale che nel 2005, in occasione dei referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali, si fece portavoce dell’istanza ufficiale della Conferenza episcopale italiana, invitando i cattolici a non presentarsi alle urne, facendo fallire il referendum. Lo stesso Ornaghi, schieratosi sul fronte del boicottaggio definì il referendum, uno strumento “povero, debole e improprio”. Dal 1998, il reazionario Ornaghi è membro del Consiglio di amministrazione di “Avvenire”, quotidiano della CEI, di cui dal 2002 è vicepresidente. Con il ministro Ornaghi, la parte più reazionaria dei vertici dello Stato del Vaticano viene a governare in Italia il nevralgico settore della cultura.

Affari europei

ENZO MOAVERO MILANESI Enzo Moavero Milanesi, per nove anni braccio destro di Mario Monti a Bruxelles, è il nuovo ministro per gli Affari europei. Avvocato di 57 anni, Moavero ha da sempre prediletto l’estero: dopo la laurea in legge alla Sapienza nel 1977 e un tirocinio in uno studio legale di diritto internazionale, nel 1982 decide di specializzarsi al College de France di Bruges (Belgio), dove ottiene il diploma di diritto comunitario. Un anno dopo è alla University of Texas di Dallas per una nuova specializzazione in diritto internazionale. Dal 1977 al 1979 ha prestato servizio nella guardia di finanza con il grado di tenente. È stato professore incaricato di diritto comunitario presso l’Uni-

versità La Sapienza e la LUISS di Roma dal 1993 al 1996. Poi, dal 1996 al 2000 è approdato all’Università Bocconi di Milano, per tornare dal 2002 al 2006 di nuovo a La Sapienza. Nel 1983 scatta la scelta “europeista”: a 29 anni, entra come funzionario della Direzione generale della Concorrenza della Commissione dell’allora Comunità europea (Ce), per poi passare al gabinetto del vicepresidente e commissario per la scienza, la ricerca, lo sviluppo, le telecomunicazioni e l’innovazione con Filippo Maria Pandolfi (DC), cui succede nel 1989. Il suo primo incarico governativo risale al primo governo Amato (1992) nel quale si occupa di risanamento degli enti pubblici. In

seguito, nel 1994, Carlo Azeglio Ciampi lo nomina sottosegretario agli affari europei, dove si occupa anche di coordinamento della politica economica italiana con la politica comunitaria. Quindi l’incontro a Bruxelles nel 1995 con Monti, appena nominato commissario per il mercato interno, che lo nomina capo del suo gabinetto. In seguito, dal 2002 al 2005, diventa segretario generale aggiunto della Commissione Europea. Dal 2005 al 2006 è direttore generale dell’Ufficio dei Consiglieri per le Politiche europee della Commissione, e poi giura a Lussemburgo come giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue, ruolo che ricopre tuttora.

Rapporti con il Parlamento

PIERO GIARDA Piero Giarda è il nuovo ministro per i Rapporti con il Parlamento. Un ruolo nevralgico, vista la natura “tecnica” del governo Monti e la maggioranza eterogenea e trasversale che lo ha votato. Milanese, classe 1936, laureato in Economia e Commercio alla Cattolica nel 1962, Giarda ha studiato nelle Università di Princeton e Harvard nella seconda metà degli anni 60, è stato quindi libero docente di Scienze delle Finanze e diritto finanziario nel 1970. Ha insegnato alla Cattolica dal 1968 al 1976 in qualità di professore inca-

ricato e dal ’76 al 2011 in qualità di professore ordinario di Scienza delle Finanze. Ha insegnato anche alla Università degli studi della Calabria dal 1972 al 1975. È attualmente responsabile del Laboratorio di analisi Monetaria della Cattolica, componente del comitato direttivo della scuola per il dottorato in Economia e finanza delle amministrazioni pubbliche. È un profondo conoscitore della macchina parlamentare e un esperto di spesa. Ha svolto attività di consulenza alla presidenza del consiglio e al ministero delle

finanze. È stato presidente della Commissione tecnica per la spesa pubblica al ministero dell’Economia dal 1986 al 1995 e sottosegretario di stato, sempre al Tesoro, dal ’95 al 2001 con i governi Dini (I), Prodi (I), D’Alema (I e II) e Amato (II). È membro del consiglio di sorveglianza del Banco popolare. A lui l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha affidato il coordinamento di uno dei tavoli del cantiere sulla “riforma” fiscale, quello sulla spesa pubblica.

Turismo e sport

PIERO GNUDI Piero Gnudi, ex presidente di Enel (fino allo scorso aprile) è il nuovo ministro del Turismo e dello Sport. Bolognese, classe 1938, si è laureato in economia e commercio, presso l’Università di Bologna nel 1962. È titolare di uno studio commercialista con sede a Bologna e ha rivestito numerose cariche all’interno di consigli di amministrazione e di collegi sindacali di importanti società italiane.

Già nel 1995 aveva vissuto un’esperienza politica quando fu nominato consigliere economico del Ministro dell’Industria Alberto Clò, sotto il governo Dini. Dal 1994 ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Iri, ricoprendovi l’incarico di sovrintendere alle privatizzazioni nel 1997, presidente ed amministratore delegato nel 1999 e presidente del comitato dei liquidatori nel 2002. Membro del direttivo di Con-

findustria, della giunta direttiva di Assonime, consigliere di amministrazione di Unicredit. È anche membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute, un’altra centrale di tipo massonico del potere capitalistica, fondata nel 1950 da un petroliere texano e finanziata, fra gli altri dalla Rockefeller Brothers Fund e dalla Ford Foundation. La sezione italiana è nata invece nel 1984 per iniziativa di Gianni De Michelis (PSI) e il capo dei gladiatori Fran-

cesco Cossiga ed oggi è presieduta dall’ex ministro Giulio Tremonti. Gnudi è stato presidente del consiglio di amministrazione dell’Enel dal maggio 2002 all’apri-

le 2011. È stato infine presidente di Rai Holding, presidente Locat e presidente Astaldi, membro del Consiglio di amministrazione o sindaco di Eni, Enichem, Stet,

Merloni, Ferré, Beghelli, Irce, gruppo Il Sole 24 ore. È considerato un prodiano, anche se ci sono voci di un suo recente avvicinamento a Casini.

Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

MARIO CATANIA Mario Catania, nuovo ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nasce a Roma il 5 marzo 1952. Laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma nel 1975, dal 1978 è dipendente del ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, presso la Direzione generale degli affari generali e dal 1987 presso la Direzione generale della tutela economica dei prodotti agricoli, dove si occupa di politica agricola comunitaria. In questa veste, partecipa ai lavori del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea ed alle altre riunioni comunitarie. Dal 1990 è uno dei più importanti rappresentanti italiani presso l’Unione in materia di politiche agricole, partecipando ai lavori e ai negoziati comunitari e dal 1999 è nominato capo delegazione e portaparola italiano nel Comitato Speciale Agricoltura che presiederà durante la guida italiana dell’Unione nel 2003.

Dal settembre 2005, durante il governo Berlusconi ter è nominato direttore generale delle politiche agricole del ministero dell’Agricoltura. Continua la sua ascesa e nel 2008, durante il ministero del leghista Zaia, è direttore generale delle politiche comunitarie e internazionali di mercato. Ha ricoperto negli anni numerosi altri incarichi ministeriali nel settore, ma quello che interessa mettere in rilievo è che il ministro “tecnico” Catania fa parte del sistema politico che nulla ha fatto per affrontare la crisi dell’ortofrutta, della suinicoltura e della pastorizia in Italia. Una crisi che addirittura alcuni esperti del settore hanno definito “indotta” tra le altre cose anche dalla Politica agricola comune (PAC) di cui Catania è uno dei principali fautori a livello nazionale e internazionale. Una politica selvaggiamente contro la piccola impresa agricola in quanto ha implementato un modello agroa-

limentare basato sul predominio della commercializzazione, della finanziarizzazione, del controllo delle filiere agricole da parte delle multinazionali speculative che vivono sulla competizione al ribasso fra i produttori. Catania continua la sua inarrestabile carriera anche con il ministro forzista Galan, resosi noto e per l’apertura alle colture OGM e per la sua politica assoutamente schierata sulle linee europee dell’agricoltura, che in Italia per fare una cifra produce l’esposizione finanziaria di ben 980 mila aziende agricole, di cui più di 700 mila nel Mezzogiorno, Catania rimane in sella anche con il ministro mafioso Romano. Preoccupa notevolmente, soprattutto in vista della proposta europea di abolire i sussidi alla produzione e i sostegni al reddito degli agricoltori, il fatto che la soluzione della crisi agricola italiana sia demandata ad un esponente di quei settori succubi della finanza che l’hanno fomentata.

Coesione Territoriale

FABRIZIO BARCA Fabrizio Barca, già Direttore generale presso il ministero dell’Economia e delle Finanze, è il neo ministro alla Coesione Territoriale. Nasce da una nota famiglia impegnata nel vecchio PCI revisionista: figlio di Luciano Barca, deputato e senatore, direttore dell’edizione torinese dell’“Unità” ed economista. Dopo la laurea in Economia presso la Facoltà di Scienze Statistiche e Demografiche dell’Università di Roma e un Master in “Economics” presso l’Università di Cambridge, tiene dei corsi universitari di economia e storia economica nelle Università Bocconi di Milano, Siena, Modena, Roma (Tor Vergata), Urbino e Parigi (Scienze-Po). Da giovanissimo impiegato nella Fgci, Barca è stato dirigente nel Servizio Studi della Banca d’Italia, dove compì un’escala-

tion costante fin quasi a salire su fino alle “alte sfere”. Carlo Azeglio Ciampi, alla guida del governo neofascista, liberista, interventista e massone, durato dall’aprile 1993 alla primavera 1994, lo volle al vertice del neonato Dipartimento politiche di sviluppo (Dps) del ministero dello Sviluppo economico, con l’obiettivo di rilanciare il Sud. Rimase saldo in quell’incarico anche con l’arrivo del ministro forzista Giulio Tremonti col I governo Berlusconi. In questa veste è stato fautore della linea di “puntare sulle eccellenze”, attraverso l’altrettanto fallimentare meccanismo dei patti territoriali, in buona parte assistiti dalla Comunità europea che avrebbero dovuto far fronte a quello che per Barca è il vero problema del Mezzogiorno, che non risiederebbe nell’insufficienza delle risorse finanziarie, tecnologiche

e umane disponibili, quanto piuttosto nell’incapacità di mobilitare le energie esistenti e soprattutto di produrre quei beni collettivi indispensabili per dare competitività alle imprese dell’area e attrarre nuove risorse dall’esterno. Mentre le risorse finanziare stanziate dai governi Berlusconi per il Sud sono diminuite, la forza lavoro prendeva la via dell’emigrazione e le imprese del Mezzogiorno crollavano, diveniva evidente il fallimento della “nuova programmazione economica” per lo sviluppo del Mezzogiorno e la conseguente ripresa dell’occupazione per mettere al punto la quale il grande capitale italiano spendeva uno dei suoi maggiori esperti di economia. Nel 1999 ottiene la nomina alla presidenza del comitato per le Politiche territoriali dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OCSE.

Cooperazione Internazionale e Integrazione

ANDREA RICCARDI Ministro senza portafoglio alla Cooperazione internazionale e all’integrazione, nasce a Roma nel 1950. È studioso della Chiesa e ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Roma Tre. Anticomunista viscerale da giovanissimo è in politica con i cattolici di Comunione e Liberazione, successivamente fonda la Comunità di Sant’Egidio. Per lui la Grande Rivolta del Sessantotto è “la scoperta del Vangelo, una scoperta che ha fatto nascere in me un senso critico nei confronti delle ideologie e dei sistemi ideologici in genere”. Alla guida di alcuni rampolli della Roma bene e sfruttando il movimento giovanile nel settembre del 1973 fissa il quartier generale della Comunità a Sant’Egidio, in un edificio del ministero degli Interni, che lo cede ai giovanissimi, ma evidentemente appoggiatissimi, in cambio d’un affitto di

poche lire, persino dopo un restauro, eseguito a spese dello Stato. Il boss della comunità, Riccardi, laureato in legge, studia storia da autodidatta, e riesce ad aggiudicarsi rapidamente una cattedra universitaria. Qualche anno dopo entra nelle grazie del papa nero Giovanni Paolo II e vi rimane per sempre. È autore di una biografia apologetica di Wojtyla, che per Ricciardi “è un santo contemporaneo” in quanto “aveva capito che non bisognava rassegnarsi al comunismo”. Tra i suoi protettori il gesuita Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano. Alcuni esperti della gerarchia ecclesiastica denunciano come settaria la Comunità fondata da Ricciardi, descrivendo quella che si configura come un’organizzazione reazionaria, classista e sessita (e massone?). Divisa in due rami,

Sant’Egidio da una parte la “Pentecoste”: i ricchi borghesi; dall’altra la Resurrezione: i poveri proletari e sottoproletari. Anche il reclutamento degli studenti avverrebbe in modo separato: per la Pentecoste nei licei, per la Resurrezione nelle scuole professionali di periferia. Gli uomini si dedicano agli studi e alla politica, le donne alla cura dei poveri. Un esercito al servizio di carrieristi senza scrupoli che hanno scalato i vertici della Chiesa e dello Stato. Riccardi ha guadagnato varie onorificenze in qualità di fondatore della Comunità, tra cui il premio per la pace dell’UNESCO e la Legion d’Honneur della Repubblica francese per l’intervento diplomatico in scenari di guerre con una sorta di delega da parte dei governi italiani. Con Riccardi, il Vaticano ha messo direttamente le mani sul governo italiano.


10 il bolscevico / governo monti DIFFONDETE IL DOCUMENTO DELL’UFFICIO POLITICO DEL PMLI SUL GOVERNO MONTI Invitiamo le lettrici e i lettori de Il Bolscevico che sono d’accordo col documento dell’Ufficio politico del PMLI sul governo Monti di diffonderlo nei propri luoghi di lavoro, di studio e di vita e tra i propri familiari, parenti e amici, usando la posta elettronica. Siamo certi che i militanti e i simpatizzanti del PMLI si faranno in quattro per svolgere una vasta diffusione, volantinando il documento davanti alle fabbriche, alle scuole e alle facoltà universitarie più combattive e in occasione delle manifestazioni di piazza e dei banchini di propaganda. Immaginiamo che le istanze intermedie e di base del

PMLI utilizzeranno le proprie mailing-list per informare tutti coloro, singoli, partiti, movimenti, ecc., con i quali sono in relazione. Questo è l’unico modo per far arrivare la voce del PMLI ai lavoratori, agli studenti e alle masse popolari, visto che tutti i media hanno totalmente ignorato criminalmente la posizione del PMLI sul governo della grande finanza, della UE e della macelleria sociale. Battiamo il ferro finché è caldo. Prendiamo esempio dai compagni forlivesi, riminesi, malnatesi e viggiutesi che hanno diffuso tra le masse il documento del Partito nello stesso giorno in cui è uscito.

Forlì, 19 novembre 2011. Diffuso immediatamente il Documento dell’Ufficio politico del PMLI sul governo Monti (foto Il Bolscevico)

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Anche Diliberto con Monti L’ammucchiata di servi entusiasti del governo della grande finanza, della Ue e della macelleria sociale non conosce confini sia nelle file della destra che della “sinistra” del regime neofascista. Tra i più disinvolti a sottomettersi al “richiamo all’ordine” del presidente Napolitano, della Bce e della massoneria internazionale, è stato il segretario nazionale del PdCI-Federazione della Sinistra, l’arci-revisionista e falso comunista Oliviero Diliberto. Egli, pur essendo stato da tempo escluso dalla mangiatoia parlamentare, ha voluto dare il benvenuto al nuovo esecutivo con le seguenti parole: “Non possiamo che esprimere apprezzamento per il livello professionale ed intellettuale dei ministri che entreranno a far parte del governo Monti”. “Nella sobrietà comportamentale – ha aggiunto - si avverte una netta discontinuità, una positiva differenza rispetto all’orrendo circo del governo Berlusconi. Per un giudizio di merito attendiamo naturalmente di verificare il programma di governo e i singoli provvedimenti che, auspichiamo, rappresentino altrettanta discontinuità. E non solo nelle forme, ma soprattutto nella sostanza rispetto alle interferenze delle oligarchie europee, delle banche e della finanza”. Ma di quale discontinuità parla questo imbroglione incallito? Se lo stanno domandando in queste ore anche tanti militanti del PdCI, come dimostrano i commenti

alquanto disgustati espressi nei confronti della sua vergognosa apertura di credito al governo “bipartisan”. Nel primo dei post pubblicati sul sito del PdCI dopo l’intervento del Segretario, leggiamo: “guardando la compagine dei ministri non si sfugge all’impressione che siano destinati a fare il lavoro sporco per conto di PD e PDL. Il Ministro Passera poi è un noto tagliatore di teste che ha appena messo in cantiere un taglio di 3.000 dipendenti in Intesa, aggiungendoli ai 7.000 sempre in Intesa di un paio di anni fa ed alle decine di migliaia tagliati alle poste. Se oggi in molti paesi italiani non c’è più un ufficio delle poste dove ritirare la pensione lo si deve a lui. Vedremo il programma, ma è difficile farsi illusioni. Anche per questa volta lor signori difficilmente saranno chiamati a pagare”. Altre domande sorgono quindi spontanee? È credibile la tesi che un navigato politicante borghese come Diliberto abbia commesso un errore di valutazione? È credibile che egli non sia perfettamente consapevole di quanto siano indigeribili le sue posizioni opportuniste e collaborazioniste? Non è forse più logico interpretare il suo sbracamento a destra come il consapevole proseguimento della linea capitolazionista annunciata da lui stesso, ancor prima che si pronunciasse il VI Congresso del PdCI, tenutosi a Rimini dal 28 al 30 ottobre scorsi? Ricordiamo che in quell’occa-

sione il messaggio che aveva voluto mandare ai suoi “padrini” politici nel PD, D’Alema e Bersani, era stato più o meno il seguente: se ci garantite un patto elettorale per rientrare in parlamento con una decina di deputati, in cambio vi garantisco l’appoggio “per cinque anni senza se e senza ma” ad un governo del “centro-sinistra”, qualsiasi esso sia. In questo senso l’appoggio esterno al governo Monti servirebbe proprio a restare agganciati alla ruota di scorta del carro del PD, e ad accreditarsi agli occhi della classe dominante borghese come Partito “moderato” e “responsabile”, in vista delle elezioni. Non è logico sospettare che per raggiungere questo obiettivo Diliberto, esattamente come il leader dell’IDV Antonio Di Pietro, abbia voluto consapevolmente sferrare una vera e propria pugnalata alle spalle all’intero popolo italiano, in cambio della speranza di qualche futura poltrona, e nella solita logica aberrante di chi rivendica soltanto qualche elemosina e qualche piatto di lenticchie per le masse popolari affamate, spacciandole per giunta per conquiste di “sinistra”, addirittura di classe? Incalzato dalla base, il segretario del PdCI ha comunque dovuto fare una mezza marcia indietro, anche perché nel frattempo era stato scavalcato a “sinistra” da altri volponi riformisti e liberali, come i dirigenti del PRC, Niki Vendola e Luigi De Magistris.

Quest’ultimo per rimanere in sintonia con il movimento studentesco nel suo blog ha affermato prontamente: “Il governo Monti è espressione del Cda della finanza e delle banche e dei vertici delle gerarchie vaticane. Non rassicura dunque per nulla. Per lo meno non rassicura quanti hanno sempre criticato il piano di risposta alla crisi del precedente governo (il taglio agli enti locali, l’aggressione al welfare e ai diritti del lavoro e della scuola, la privatizzazione dei beni comuni)”. Per noi è chiaro come il sole che le parole di Diliberto nei confronti di un governo che intende fare pagare al proletariato e alle masse popolari la crisi del capitalismo, e che per giunta ha esplicitamente preso a modello l’operato di Marchionne e della Gelmini, pesano come macigni. Non sono un errore di percorso e non devono essere dunque dimenticate dai sinceri anticapitalisti e fautori del socialismo che militano nella base di PdCI-FDS. Esse preannunciano chiaramente il più plateale tradimento della classe operaia, da parte della dirigenza del PdCI, nonché del movimento studentesco, che da anni lotta per affossare le controriforme che hanno fatto tabula rasa della scuola, dell’università e della ricerca pubblica e per fare pagare ai ricchi, ai banchieri, alla borghesia mafiosa, ai piduisti e a tutti i pescecani capitalisti lo stratosferico debito pubblico realizzato depredando a mani basse il denaro pubblico.

MONTI SALVAGUARDERÀ GLI INTERESSI DELLA GRANDE FINANZA. È FALSO SALUTARLO COME UN’ALTERNATIVA A BERLUSCONI Pubblichiamo di seguito un estratto dall’articolo dei Precari sul governo Monti.

IL PMLI È NATO PER FARE LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA E LA FARÀ

Oggi Monti (e Napolitano) viene salutato soprattutto dai media maggiormente anti-berlusconiani (la Repubblica in testa) e dai partiti del centro-sinistra come un’al-

“Il PMLI è nato per fare la rivoluzione socialista e la farà, se riusciremo a tenere alla larga i revisionisti e gli agenti della borghesia che inevitabilmente, man mano che saremo numericamente più forti e maggiormente legati alle masse, cercheranno di infiltrarsi nel Partito, di prenderne il potere e deviarlo dalla via dell’Ottobre. ‘Salvare la Cina’. Questo è quello che voleva Mao, e c’è riuscito. ‘Salvare l’Italia’. Questo è quello che vuole il PMLI, e ci riuscirà, dovessero passare mille anni. La nostra missione storica è quella di sopprimere il capitalismo, disarcionare dal potere la borghesia e guidare il proletariato alla conquista del potere politico e del socialismo. Come ha detto il compagno Mino Pasca, rispondendo con un messaggio del 18 dicembre 2009 agli auguri di compleanno, ‘Gli uomini passano, il PMLI vivrà finché non avrà realizzato il paradiso su questa terra’. Un’impresa titanica, che richiede la totale dedizione e la massima preparazione dei marxisti-leninisti e la partecipazione attiva e consapevole del proletariato e dei suoi alleati. Non esiste in teoria e in pratica una ricetta in grado di far cambiare natura al capitalismo, nemmeno la vecchia ricetta riformista del cosiddetto ‘nuovo modello di sviluppo’ rilanciato da Vendola e da altri suoi simili, tra cui ex ‘ultrasinistri’ e spontaneisti. Le vicende riguardanti la P3, la P4, gli scandali Berlusconi, Tarantini, Frisullo, Tedesco, Morichini, Pronzato, Penati e altri, appaltopoli, affittopoli, calciopoli danno il quadro chiaro della corruzione, dello squallore, del marciume che regnano sovrani nella classe dominante borghese, nello Stato borghese e nei politicanti borghesi di destra e di ‘sinistra’. Impossibile spazzar via tutto ciò se non si ricorre alla scopa della rivoluzione proletaria e del socialismo”. (brani tratti dal Discorso di Giovanni Scuderi alla Commemorazione di Mao nel 35° Anniversario della scomparsa, pronunciato a Firenze l’11 settembre 2011, dal titolo: “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul Partito del proletariato”)

Pubblichiamo la dichiarazione di dissenso di Sergio Bellavita, della segreteria nazionale FiomCgil, nei confronti del comunicato della segreteria nazionale Cgil a favore del governo Monti.

ternativa a Berlusconi. Niente di più falso. Le misure che verranno intraprese avranno il solito segno, sul modello tracciato dalla Grecia. È probabile che le politiche di privatizzazione di ciò che è rimasto dello (scarso) welfare state italiano, l’ennesimo intervento sul sistema previdenziale finalizzato a

fare cassa, unitamente a qualche misure di tassazione patrimoniale (in primo luogo, l’ICI, imposta sugli immobili, una tassa che, pur essendo patrimoniale, non è molto equa, visto che più del 70% degli italiani sono proprietari di case), il tutto condito da ulteriori provvedimenti di precarizzazione (la

NETTO DISSENSO DI BELLAVITA (SEGRETERIA NAZIONALE FIOM-CGIL) NEI CONFRONTI DEL COMUNICATO CGIL

Nessun sostegno al governo dei padroni, della Bce e della Ue

“Esprimo il mio netto dissenso nei confronti del comunicato con cui la Segreteria nazionale della Cgil ha preso posizione a favore

della formazione di un Governo di emergenza. La Segreteria della Cgil non ha infatti nessun mandato per esprimere sostegno nei confronti di un governo che avrebbe come unico obiettivo quello di attuare drastiche misure in materia economica e sociale. Ovvero le misure che sono state chieste a gran voce dai padroni, dalla Bce e dall’Unione Europea

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CC DELLA FIOM, CREMASCHI

“Mobilitarsi contro il programma di Monti, altro che patto sociale” Le dichiarazioni programmatiche del presidente del consiglio Mario Monti non sono piaciute per niente al presidente del CC della FIOM, Giorgio Cremaschi. “Esse sposano totalmente – afferma in una dichiarazione del 17 novembre - la lettera della BCE che propone in Italia quella ricetta liberista che sta distruggendo lo stato sociale in Europa”. Esaltano la flessibilità del lavoro, alludendo alla possibilità dei licenziamenti facili per i nuovi rapporti di lavoro che riguardano prima di tutto i giovani. Esaltano la flessibilità contrattuale, annunciano tagli alle pensioni e la tassa sulla prima casa “mentre si sceglie la norma folle del pareggio di bilan-

cio in Costituzione”. Cremaschi fa notare che nelle proposte di Monti è “assente totalmente la patrimoniale sulle ricchezze reali e qualsiasi misura a freno della speculazione finanziaria. I ricchi – aggiunge - non pagano sostanzialmente nulla”.Tutto ciò è del tutto iniquo e non basta certo dichiarare che si opera con equità. “Essa è totalmente assente in questa impostazione e per questo il movimento sindacale deve opporsi sin da ora ad essa. Il massacro sociale è già in atto – è la sua conclusione - e così si aggrava e basta. Bisogna mobilitarsi contro questo programma, altro che patto sociale”.

col pretesto del debito. I lavoratori, i giovani, i pensionati e i precari sono creditori sociali. Bisogna lottare contro il pagamento del debito a chi trae profitto dalla crisi e a favore di una nuova politica economica e sociale”.

liberalizzazione dei licenziamenti individuali), avranno effetti negativi sulla dinamica del Pil, con l’effetto che il rapporto deficit/Pil difficilmente si ridurrà. In compenso, gli interessi delle grandi società finanziarie saranno salvaguardati: nuova liquidità e nuove prospettive di guadagno alimenteranno i mercati finanziari. Ciò che oggi la situazione italiana (e greca) ci dice è che democrazia non fa rima con finanza. Non è una novità. Trenta anni di liberismo hanno fatto credere (a chi voleva e aveva interesse a crederci) che la gerarchia di mercato (ideologicamente denominata “libero mercato”) potesse essere compatibile con l’esercizio democratico, seppur formale, dell’esercizio del voto. La crisi dei debiti sovrani ha stracciato questo miserevole velo. Il re è nudo, ma nessuno sembra accorgersene.

LA DERIVA DEI RINNEGATI Queste due vignette, pubblicate rispettivamente da “l’Unità” l’11 e il 18 novembre, rappresentano assai bene la deriva anticomunista e controrivoluzionaria a cui gli eredi del PCI revisionista sono approdati. Il rinnegato ex marxista-leninista vignettista Staino confessa senza imbarazzo che la dittatura del proletariato sognata in gioventù si identifica oggi, per lui e per gli altri dirigenti rimbambiti del PD, nella

dittatura della grande finanza, della UE e della macelleria sociale rappresentata dal governo Monti. Al punto da rispondere alla figlia, che insieme agli studenti scende in piazza “contro questo governo di banchieri e cardinali”, di preferire “sostenerlo”, sprofondato com’è nella poltrona degli agi riservata a quanti si lasciano corrompere e comprare dalla borghesia e al socialismo preferiscono il liberalismo.


PMLI / il bolscevico 11

N. 43 - 1 dicembre 2011

IMPRESSIONI DI MILITANTI DEL PMLI SULLA COMMEMORAZIONE DI MAO Proseguiamo la pubblicazione, iniziata sul numero 35/11, delle impressioni richieste dal Centro del Partito ad alcuni militanti del PMLI sulla commemorazione di Mao e sul discorso del compagno Giovanni Scuderi.

Il Partito con alla testa Scuderi può liberare il nostro Paese dalla prigione capitalista e fascista In una sala entusiasta e festante, attiva politicamente, si è svolta la commemorazione del 35° Anniversario della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale Mao. L’introduzione della compagna Monica ha aperto la strada agli interventi appassionati di tanti compagni del Partito che hanno sottolineato l’importanza di applicare la linea dei grandi Maestri che il PMLI applica e fa sua in tutta la sua azione. Oggi, nello sfacelo del capitalismo e della borghesia, con i popoli che sempre più si ribellano all’imperialismo e alle dittature oppressive e assassine dei popoli e delle classi più povere, più che mai è necessario tenere fede ai principi

del marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Nel nostro Paese abbiamo il compito di abbattere il governo del neoduce Berlusconi (è stato scritto prima della caduta di tale governo, ndr) e di tutti i suoi lacchè. La presunta “opposizione” non pensa comunque a cambiare le cose, non ne hanno la volontà politica perché in fin dei conti gli va bene così. L’importante è per costoro non perdere le proprie poltrone e i propri privilegi. Il Partito con alla testa il compagno Giovanni Scuderi può liberare il nostro Paese dalla prigione capitalista e fascista. Il nostro motto è che solo coi Maestri e il PMLI vinceremo! Dino - Toscana

Seminare ovunque e alla fine il lavoro che abbiamo svolto darà i suoi frutti Il discorso del compagno Scuderi è stato talmente bello che all’inizio sono rimasto senza parole. Esso rappresenta un’arma fonda-

mentale per noi marxisti-leninisti, un’arma perché è talmente potente da sconfiggere e tacere le chiacchiere dei falsi comunisti. Un’ar-

ma però può essere usata bene oppure usata male, dipende da chi la usa e per quale scopo. Mi è piaciuto molto anche quando il compagno Scuderi, a proposito degli interventi dei delegati delle Istanze di base ha detto: “Care compagne e cari compagni, cari amiche e cari amici, a nome della presidenza e a nome mio personale, ringrazio le compagne e i compagni che sono intervenuti. Solo dei flash, ma valgono più di due minuti di parole rosse che due minuti di parole riformiste”. Inoltre condivido in modo assoluto quello che dice Scuderi su Mao: è vero che fisicamente non c’è più, è morto una guida per il popolo, ma il suo pensiero sarà immortale come quello di Marx, Engels, Lenin e Stalin. D’accordo anche sul fatto che egli ha definito il pensiero di Mao una miniera inesauribile in tutti i campi. Gli insegnamenti del compagno Giovanni Scuderi sono importanti, per me valgono più del misero oro dei capitalisti, sono chiari come il sole e sono una bussola importante perché senza l’insegnamento di Maestri unito all’insegnamento del compagno Scuderi, sarebbe facile perdersi nel bosco con i lupi che gironzolano. Come disse Stalin: “chi ha paura dei lupi è meglio che non entri nel bosco”. Per quanto riguarda il lavoro di radicamento, prometto al Partito, a me stesso e ai compagni di radicarmi passo per passo sia nella mia scuola che nella città dove

vivo affinché in futuro diventi, come spero, la nuova Stalingrado d’Italia. Cercherò di far sviluppare il Partito al massimo. Per il momento devo impegnarmi a migliorare ogni giorno, ad impegnarmi ad essere un esempio, un modello per tutti i marxisti-leninisti e per tutti i giovani come me che vogliono cambiare il mondo. Concludo come ha fatto il compagno Giovanni Scuderi alla fine del suo discorso citando il Maestro Mao: “Tutti i compagni che si recano al fronte devono essere spiritualmente preparati in modo che, una volta sul posto, possano mettere radici, fiorire e dare frutti. Noi comunisti siamo come i semi e il popolo è come la terra. Ovunque andiamo, dobbiamo unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo. Ovunque vadano, i nostri compagni devono stabilire buone relazioni con le masse, prendersi cura di esse e aiutarle a superare le difficoltà. Dobbiamo unirci alle larghe masse popolari; quanto più ci riusciremo, meglio sarà”. Noi marxisti-leninisti dobbiamo impegnarci a fare come disse Mao, dobbiamo radicarci tra le masse, tra gli studenti, seminare semi ovunque e alla fine il lavoro che abbiamo svolto darà i suoi frutti. Avanti con forza e fiducia verso l’Italia unita, rossa e socialista! Coi Maestri e PMLI vinceremo! Matteo – provincia di Monza e Brianza

SCUDERI E’ IL NOSTRO FARO PERCHE’ RAPPRESENTA L’INSIEME DEI CINQUE MAESTRI Continuiamo la pubblicazione di alcuni pareri di simpatizzanti e amici del PMLI sul discorso di Scuderi per il 35° Anniversario della morte di Mao. Il compagno Segretario Giovanni Scuderi ha illustrato perfettamente ciò che il maestro Mao ha rappresentato per tutti quanti noi e di questo lo ringrazio. I pensieri, le opere, la vita che Mao ci ha lasciato in eredità sono un immenso bagaglio culturale da sfruttare per il bene comune. Ciò che egli ha messo in risalto rappresenta un fulgido esempio di come una rivoluzione, se ispirata dai giusti principi, porta ad una società più evoluta, migliore. Dalla morte di Stalin, il revisionismo causato dai falsi comunisti e dal capitalismo borghese che si stava sviluppando in ogni Stato del mondo, c’era bisogno di una nuova guida. E trovammo nel maestro Mao un nuovo esempio da seguire. Ci ha ispirato con i suoi discorsi e con i suoi insegnamenti. Ha ragione Mao quando dice

che “i veri eroi sono le masse”. Mao ci insegna a mettere da parte il singolo individuo a favore della collettività, il “noi” al posto dell’“io” e a portare le masse sulla strada rivoluzionaria. Ma il popolo ha bisogno, oggi, di una guida sicura ed è qui che entra in scena il PMLI che è l’unico partito rivoluzionario in grado di guidare la rivoluzione di massa. E per far sì che le idee rivoluzionarie non vadano perdute e distrutte dal revisionismo, bisogna istruire e formare le nuove generazioni al marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Grazie al compagno Scuderi conosciamo sempre meglio il maestro Mao. Ci ha avvicinato sempre più a ciò che egli rappresenta. Oggi abbiamo nel compagno Segretario il nostro faro che rappresenta l’insieme complessivo dei maestri Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao. Questo ci porterà alla vittoria. Per l’Italia, unita, rossa e socialista! Salvatore - Palermo

APPELLO DI UN INDOMITO E COMBATTIVO 72ENNE DI TURI

Unitevi a “Il Bolscevico” che non venderà le nostre lotte “Sono sempre arrabbiato contro i falsi comunisti e capitalisti come Vendola e Bertinotti” di Matteo Fiorente – Turi (Bari) A voi compagni che lavorate per “Il Bolscevico” grazie per tutti i sacrifici che fate. Ai miei ex compagni iscritti al PRC vorrei lanciare un nuovo appello affinché lascino quel che è rimasto di Rifondazione Comunista ormai succube di SEL, e divenuti degli zombie al servizio del traditore Vendola assieme ai compagni di merende Bertinotti, Giordano ed altri ex deputati meno noti. Questi fanno i portaborse per Vendola. Vedi quel che è successo a Bari dove il PRC e tutta la Federazione della sinistra non ha preso il 4% alle regionali. Vendola per compassione ha messo dentro la sua giunta una mia ex compagna di tante lotte rimasta con Rifondazione, Maria Campese. Allora compagni nuovi e quel che è rimasto della vecchia guardia che ci state a fare? Perché non entrate dentro al vero giornale comunista che non rinnega niente. La storia si discute non si piccona. Per esempio, riguardo a Vendola, si può dire che sia una mia creatura, visto che a Turi l’ho fatto conoscere io. 1990, il primo comizio a livello nazionale, Movimento per la Rifondazione, 1993, sempre a Turi, per merito mio feci vincere il “centro-sinistra” per la prima volta dal dopoguerra. Sindaco uno del PDS, io, terzo dei non eletti, per 11 voti, non ebbi neanche una delega. Oggi questi personaggi metà sono dentro il

Il compagno Matteo Fiorente tiene un comizio per esaltare l’astensionismo marxista-leninista per le elezioni comunali che si tennero nel 2007 a Turi (Bari)

PD gli altri dentro SEL. A Turi c’è l’ambiguità dentro alla sezione creata da fuoriusciti dai DS, ex PDS, poi SD di Mussi oggi scomparsa. Ci sono quelli che fanno confusione con l’altra bandiera della Federazione della sinistra che sono quasi tutti “forestieri” ossia che hanno comprato casa al mio paese dove i prezzi sono la metà di quelli di Bari e dintorni. A Turi si costruisce abusivamente, fanno dei fermi e poi tolgono i sigilli. Sono un 72enne, non li dimostro e sono ancora in gamba e sempre arrabbiato contro i falsi comunisti e capitalisti come il mio ex idolo Bertinotti, ex socialista, ex Essere sindacato. Non mi vergogno in questo momento che sto scrivendo, lo faccio da 45 anni, senza titoli di studio, solo la quinta serale per andare all’età di 11 anni a fare il muratore per aiu-

tare la famiglia povera. Eppure compagni, a Turi passerò alla storia perché dal dopoguerra sono stato l’unico candidato a sindaco operaio intonachista e pittore murale (nel 2002) che si è dovuto confrontare con quattro professionisti compreso il sindaco oggi in carica. Vedete, anche un operaio “va in paradiso”. Mi vien da piangere pensando a quanto pane ho tolto alla mia famiglia per il partito. Non tanto per il PCI, dove ho militato per 24 anni ed ero nel direttivo, ma per Rifondazione che l’ho creata io. A Turi su 85 tesserati al PCI nel 1990 ben 84 votarono la mozione di Occhetto. Solo io votai per la falce e martello. Poi, compagni, ci ho rimesso in lire quasi 15 milioni per gli affitti dei locali, le bollette della luce, per far affiggere i manifesti dal servizio comunale, per andare a Bari per 16 anni consecutivi,

in qualità di segretario federale. E poi congressi, manifestazioni, comizi, domande al comune, ecc. Insomma tutto per la mia ideologia pulita e vera. Dopo Garavini, la morte di Libertini e Magri, la venuta del salvatore del cacchio Bertinotti. Ci hanno venduti con l’Arcobaleno siamo scomparsi. Giordano, il dopo Bertinotti, che a Bari è stato il primo coordinatore di Rifondazione, venne chiamato, lui e Vendola, da Garavini a Roma. Ecco compagni, questi erano i comunisti di tanti compagni morti e viventi come me che hanno dato tutto per la propria ideologia. Vi parla uno che ha sofferto a Turi, unico comunista artigiano sia nel PCI che in Rifondazione e fondatore del sindacato artigiani di sinistra. Vorrei aggiungere che qualche giorno fa a Turi c’è stato in visita il presidente Napolitano. Ad accompagnarlo Vendola che mancava dal 2006 quando lo feci venire io assieme al sindaco di allora per una commedia allestita dai detenuti su Gramsci. Poi ho lavorato come pittore nel carcere di Turi assieme a due ragazzi. Avevo l’invito del sindaco per il 4 novembre per portare la corona al monumento e anche l’invito per la visita di Napolitano che poi si è recato a Conversano, paese del deputato socialista Di Vagno, trucidato dai fascisti. Io non sono andato a nessuno dei due appuntamenti anche perché ci sono degli ex militari in congedo, che non vanno per onorare i nostri caduti

ma solo per vanto personale. Non ci sono andato perché Vendola mi avrebbe abbracciato perché mi conosce e conosce i tanti sacrifici che ho fatto per lui e a me non sarebbe andato giù. Ci sono stati quelli che rappresentano a Turi il suo partito e altri che ci stanno dentro ma lui, me l’hanno riferito, li ha ignorati anche se hanno aperto la sezione. Quanti soldi hanno speso per la sicurezza del presidente Napolitano durante la visita a Barletta, Turi e Conversano? E che dire del fatto che a Barletta, dove a parte aver ricevuto i familiari dei morti nel crollo della palazzina, neanche una parola di conforto è stata spesa per chi ha perso tutto nell’alluvione di questi giorni? SEL e rinnegati vari a maggio si presenteranno per le amministrative con una lista civica chiamata “Un futuro per Turi” capeggiata da un ingegnere mai stato in politica. Vi stanno entrando tre ex consiglieri della maggioranza poi aderenti alla “Puglia prima di tutto” che hanno abbandonato anche Fitto e hanno aderito a que-

sta lista civica. Il PD forse farà le primarie con SEL per il candidato a sindaco. È logico che ci saranno altre liste di destra e civiche. Cari compagni, grazie per il giornale. Appena posso vi manderò un piccolo contributo. Saluti al compagno Segretario generale Giovanni Scuderi e a tutto il Partito e in particolare complimenti al compagno Pietro Vinci di Bari, per come rappresenta il PMLI nelle manifestazioni nella nostra regione. Per quel che mi riguarda ho preso l’iniziativa di prendere i giornali che ricevo e, invece di gettarli una volta letti, sono andato vicino alla Villa comunale e ho diffuso una quarantina di numeri ai passanti, che li hanno accettati di buon grado, e ringraziato. Forza compagni comunisti, passate con “Il Bolscevico” che non si vende e non va a riscaldare sedie comunali, provinciali, regionali, o scranni parlamentari, come i vari Rizzo, Turigliatto, Ferrando che si vendono e ci vendono. Coi cinque Maestri vinceremo!

BANCHINO DI PROSELITISMO DEL PMLI Forlì Sabato 26 novembre a Forlì, dalle ore 15,30 alle 18,30 in Piazza Saffi si terrà un banchino del proselitismo promosso dalla Cellula “G. Stalin” di Forlì del PMLI.


12 il bolscevico / PMLI

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APPLICHIAMO RISOLUTAMENTE LA LINEA DEL PMLI SULL’USO DEI SOCIAL NETWORK E CONCENTRIAMOCI SUL LAVORO DI RADICAMENTO di Alba Il Partito ha chiesto alla compagna Alba di scrivere un articolo sull’uso di Facebook, tenendo presente le indicazioni del PMLI sulla questione e in base alla sua esperienza personale. Qui di seguito pubblichiamo le sue riflessioni, che riteniamo utili per tutto il Partito. Anche se i membri del Partito che erano caduti ingenuamente nella rete di Facebook e che pensavano in buona fede di fare della propaganda per il Partito ne sono già usciti, comprendendo l’errore commesso. Sono rimasti impigliati solo dei simpatizzanti isolati e che non hanno un rapporto diretto e personale con le istanze del PMLI. In quasi tutti i casi sono degli sconosciuti. Recentemente si è palesato un grave problema relativo l’uso dei social network, in particolar modo l’utilizzo che alcuni militanti e simpatizzanti del nostro amato Partito hanno fatto di Facebook. Non si tratta di una novità; nel passato la Commissione per il lavoro di organizzazione del CC del PMLI, venuta a conoscenza di un uso scorretto fatto delle piattaforme sociali, ha invitato le compagne e i compagni a prendere le dovute precauzioni al riguardo. Nella circolare del 4 febbraio 2009 leggiamo: “Ci è giunta la comunicazione che alcuni militanti del PMLI hanno creato, o fanno parte, gruppi di amici su Facebook. Non sappiamo se tali compagni abbiano concordato questa loro iniziativa con le rispettive istanze o meno. Se non l’avessero fatto devono mettersi velocemente in regola nel rispetto del centralismo democratico. Comunque ci domandiamo se il tempo che impiegano per tale attività non vada a discapito del lavoro politico di Partito e individuale nel proprio ambiente di lavoro, di studio e di vita. C’è il rischio di disperdere delle forze e di sostituire la tastiera al lavoro prioritario, fondamentale e insostituibile tra le masse”. Cosa significa tutto ciò? Che importanza riveste questa indica-

zione? In primo luogo, Facebook è un social network che, come tutti sappiamo, permette di creare “pagine” o “gruppi” personalizzati che l’amministratore può aggiornare e gestire a sua discrezione. L’amministratore può inoltre “promuovere” determinati “users”, membri aventi un account Facebook, ad amministratori che acquisiscono così la capacità di modificare la pagina o il gruppo e a loro volta, nominare altri contatti ad amministratori. Come abbiamo potuto constatare nelle ultime settimane in particolare, se un X compagno o compagna crea una pagina con titolo ad alto e esplicito contenuto ideologico, ad esempio “Movimento Anti-Revisionista” (ignoriamo ad oggi se questa determinata pagina sia stata effettivamente creata da un militante del PMLI, se così non fosse l’esempio è valido comunque per altre pagine create in passato), può scattare un preoccupante e altamente controproducente meccanismo che vede le compagne e i compagni che aderiscono al gruppo o pagina esposti in vetrina e alla mercé dell’ormai famoso sistema di controllo globale effettuato costantemente dal social netwok. Un tale comportamento mostra scarsa conoscenza e comunque un’errata applicazione dello stile di lavoro marxista-leninista e dei principi organizzativi del Partito; in particolare ne va del rispetto del centralismo democratico, della disciplina proletaria e della vigilanza rivoluzionaria. Come espresso nello Statuto del PMLI, articolo 23: “Il principio organizzativo del Partito è il centralismo democratico. Tutte le direttive del Comitato centrale sono impegnative e vincolanti per tutti i membri e tutte le istanze del Partito, che devono osservare le seguenti regole di disciplina: 1 L’individuo è subordinato all’istanza; 2 La minoranza è subordinata alla maggioranza; 3 L’istanza inferiore è subordinata all’istanza superiore; 4 Tutto il Partito è subordinato al Comitato centrale”. In un’altra circolare del 22 giugno 2010 leggiamo: “Scorrendo certe

Firenze. Il PMLI in azione alla manifestazione per lo sciopero generale del 6 maggio scorso (foto Il Bolscevico)

pagine di Facebook, abbiamo visto che ci sono scambi di amicizia tra militanti e istanze del PMLI. In base al centralismo democratico, ciò non è corretto se avviene al di fuori della propria regione. Inoltre costituisce una violazione della vigilanza rivoluzionaria in quanto mette allo scoperto il Partito. Pertanto vi invitiamo a cancellare ciò che c’è da cancellare in coerenza con quanto vi abbiamo detto con la e-mail del 14 giugno 2010 e con quella del 22 settembre 2009”. Ciò significa che avere contatti politici tramite Facebook con militanti e simpatizzanti appartenenti ad altre istanze, mette altamente in pericolo l’intera organizzazione e linea organizzativa del Partito. Il centralismo democratico è l’unico principio organizzativo che garantisce vera democrazia proletaria in quanto fa sì che la linea politica del Partito, decisa dai Congressi del Partito, venga rispettata da tutti e che da essa non si allontani nessuna istanza del Partito. Trascurare questo fondamentale principio organizzativo, può indurre a compiere una serie di gravissimi errori in antitesi con lo stile di lavoro marxista- leninista e creare serie contraddizioni sul piano politico e organizzativo. Oltre agli errori commessi “attivamente” e per propria iniziativa, si può rischiare di cadere in errori “passivi”, errori ugualmente gravi che non vanno presi alla leggera. Fare parte di tali gruppi o pagine e diventarne addi-

rittura “amministratori” è questione di un click di mouse. Chiunque può infatti “promuovere” un altro iscritto a Facebook a tale ruolo; ne risulta che se non si tiene alta la vigilanza rivoluzionaria si rischia di mettere a repentaglio se stessi e tutto il Partito. Si può incombere in questo tipo di errore per vari motivi; in questa sede ne analizzeremo uno in particolare. Bisogna studiare assiduamente la linea proletaria rivoluzionaria stabilita al 5° Congresso nazionale per sconfiggere le tendenze che in varie forme idealizzano le compagne e i compagni. Come dice il compagno Scuderi: “Non bisogna avere una visione idealistica del Partito, dei suoi dirigenti, militanti e istanze. Tutti, nessuno escluso, possiamo sbagliare, e per diversi motivi, inesperienza, insufficiente cultura proletaria rivoluzionaria, bassa conoscenza della linea del Partito e della realtà, liberalismo verso se stessi e gli altri compagni”. Si può rischiare di idealizzare alcuni compagni più bravi e con maggiore esperienza marxista-leninista di noi. Si tratta di una grave mancanza perché significa non tener ben presenti le parole del Segretario generale e la linea proletaria rivoluzionaria del PMLI stabilita al 5° Congresso ossia che: “tutti possiamo sbagliare”; ciò significa che bisogna mantenere sempre alta la vigilanza rivoluzionaria perché tutti, sia i compagni più giova-

ni e/o inesperti che i compagni di maggior esperienza possono cadere nell’errore; non dobbiamo assolutamente farci trascinare in esso ma bisogna criticare a tempo debito la compagna o il compagno e riportarlo immediatamente a chi di dovere. È di fondamentale importanza tenere presente che il lavoro dei militanti e dei simpatizzanti attivi è, come ha affermato il compagno Giovanni Scuderi: “stare in mezzo alle masse e di interessarsi quotidianamente a fondo e sistematicamente dei loro problemi ed esigenze. L’uso delle tecnologie moderne della comunicazione è utile e necessario anche per noi, ma il contatto diretto con le masse è assolutamente insostituibile e prioritario, non può essere surrogabile dalla tastiera e dalla telecamera.(...) Privilegiamo comunque il megafono alla tastiera”. Sono ben altri i compiti storici dei marxisti-leninisti, combattenti di avanguardia dentro e fuori il Partito. Il PMLI è l’espressione politico-organizzativa più avanzata dell’esperienza accumulata dal proletariato italiano lungo tutta la sua storia; esso è l’unico partito autenticamente marxista-leninista che si batte per il socialismo ideato da Marx ed Engels e realizzato da Lenin, Stalin e Mao. Per realizzare questa epica impresa, per far sì che il PMLI diventi un Gigante Rosso anche nel corpo, dobbiamo impegnarci risolutamente e con dedizione nel lavoro di radicamento ed applicare appieno i 3 elementi chiave, ossia: la concezione proletaria del mondo, la corretta concezione del Partito del proletariato, la conoscenza approfondita della linea generale e della linea di massa del Partito. Per difendere attivamente e concretamente gli interessi delle masse dobbiamo tenere ben chiare le 4 indicazioni per radicare il PMLI e la parola chiave “Studiare, concentrarsi sulle priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare”. Ciò significa che bisogna impegnarsi concretamente e assiduamente per approfondire la conoscenza della realtà in cui siamo presenti ed operiamo ed interpretarla, sulla base

del materialismo storico e dialettico e della linea proletaria rivoluzionaria del PMLI. Solo seguendo i 3 elementi chiave e le 4 indicazioni per radicare il PMLI, è possibile smascherare il nemico politico principale a livello nazionale e locale e rappresentare la vera opposizione di classe. Come ha detto il compagno Scuderi, nel Rapporto a nome dell’Ufficio politico al 5° Congresso nazionale del PMLI: “È dura la militanza marxista-leninista ma è la cosa più bella e più proficua che possa fare chi vuol dare il massimo contributo al progresso sociale e all’emancipazione del proletariato e dell’intera umanità. Proprio perché è così dura che è difficile conquistare nuovi militanti, eppure dobbiamo insistere nel proselitismo dirigendolo verso il proletariato e le masse studentesche”. La gloriosa impresa di abbattere il capitalismo e la classe dominante borghese che da sempre sfrutta e opprime il proletariato, richiede enormi sacrifici e una grande preparazione culturale e politica marxista-leninista. Compito fondamentale e imprescindibile dei marxisti-leninisti è di radicarsi nel proprio ambiente di lavoro, di studio e di vita, affinché il proletariato acquisisca coscienza di classe e lotti sotto la direzione del suo Partito per rovesciare la vecchia società e costruirne una nuova, il socialismo. Tutti insieme teniamo sotto tiro il governo Monti, il governo della grande finanza, della Ue e della macelleria sociale. E ciascuna istanza di base il governo locale, che sia della destra o della “sinistra” borghese, compresi quelli arancioni. Non lasciamo dunque che un solo minuto delle preziose energie militanti marxiste-leniniste vada sprecato in attività inutili e altamente controproducenti come quelle dei social networks e concentriamoci sul lavoro di radicamento per fare del PMLI un Gigante Rosso anche nel corpo! Avanti con forza e fiducia verso l’Italia unita, rossa e socialista! Coi Maestri e il PMLI vinceremo!

Dopo un involontario peregrinare mi sono avvicinato e unito al PMLI Nel mio involontario peregrinare nei partiti della diaspora “comunista” ho potuto fare diverse considerazioni. Anzitutto, premetto, di essermi deciso alla militanza dopo i quaranta anni di età. Ho maturato la mia fede non nelle sedi di partito o nei movimenti studenteschi ma nella consapevolezza della vita di tutti i giorni chiedendomi, data anche la mia estrazione piccolo borghese, per quale motivo ero sempre in contrasto con ciò che mi circondava (e, ci tengo a precisare, mi circuiva). Avendo sempre in mente la frase del grande maestro Karl Marx “non è la coscienza che crea l’essere sociale ma l’essere sociale crea la coscienza”, ho potuto capire che la nostra volontà venendo dall’esterno, è comunque condizionata dalla classe sociale nella quale si nasce. Affermazione fatta propria anche da Mao che sottolinea che

ogni individuo è portatore del pensiero della propria classe. Mi sono avvicinato al PMLI nel 2007, affascinato da un adesivo visto in metropolitana e mi son chiesto se non era giunto il momento di dare il mio contributo, pur modesto, alla modificazione dello stato di cose (cose che, evidentemente, non mi facevano vivere bene). Ho trovato un’accoglienza e una disponibilità che non mi hanno sorpreso ma dato la conferma che ciò che avevo maturato era a portata di mano. Le vicende della vita ti portano, poi, a sbandare, inevitabilmente. Una volta superati gli ostacoli che si frapponevano tra il mio essere e la mia scelta, ho trovato l’approdo. La mancanza d’esperienza militante mi ha comunque portato a cambiare alcune volte visione: o rimanere affascinati dalle sirene dei revisionisti che, con il loro arzigogolare, ti ri-

portano, comunque, sulla stessa strada percorsa una vita, o rompere per sempre e senza indugio col modo di sentire ed agire della società borghese. L’unica vera scienza che può portare una società basata sull’edonismo, il personalismo e l’egoismo (propri del pensiero liberale), ad una radicale svolta delle relazioni sociali è il marxismoleninismo-pensiero di Mao. In una fase storica confusa ai giovani va posta la nostra speranza di un futuro migliore. Vorrei dire di non lasciarsi affascinare dalle sirene dei revisionisti e degli ingannatori di popoli. Di fare chiarezza in se stessi e prendere subito la strada maestra del socialismo scientifico e di ciò che ci indica il marxismoleninismo-pensiero di Mao. Una strada da percorrere coerentemente, sapendo e conoscendo bene il valore del sacrificio e della soddi-

sfazione che solo tale tipo di scelta di vita può dare. Essere attenti all’uso delle nuove tecnologie, tipo internet, che danno certo una mano importante, ma non sono decisive nelle battaglie giornaliere, che vanno fatte in piazza, preferendo il megafono reale a quello virtuale, dove si possono nascondere varie e diverse insidie. La considerazione più amara è che nei vari partiti pseudo comunisti revisionisti e negli stessi social network, si annidano personaggi che non hanno nulla a che vedere con la causa comunista. Personaggi che mirano più al tornaconto personale, all’esibizionismo fine a se stesso che all’ideale. Che non conoscono il valore del collettivismo, del perseguimento del bene sociale bensì solo e soltanto quello delle proprie tasche. È il caso del PCL, ad esempio, dove un portavoce di partito, coadiuvato da un imbro-

glione trotzkista della stessa risma, ti sfrutta (giusto, avete letto bene, sfruttare, ben lontano dal nostro modo di vedere). Noi aborriamo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è la genesi stessa dell’ideologia comunista. Questo imbroglione si fa venire a prendere, con tutti gli onori, alla stazione e accompagnare all’aeroporto con il suo lacchè, usando magari mezzi personali dell’ignaro ed in buona fede “compagno” che, dopo averci rimesso di tasca propria, si vede ancora richiedere soldi, senza un minimo di programmazione o di cassa. Altro caso è quello dei sedicenti CARC, autentici seguaci dello spontaneismo e dell’avventurismo piccolo borghese fine a se stesso. Falsi comunisti che si dichiarano radicali e poi fanno alleanze tattiche con esponenti della “sinistra” borghese, vedi De Magistris. Scegliere bene le amicizie su

facebook, dove si nascondono sgherri del potere che ti traggono in inganno. Vecchie pratiche della borghesia assassina, portate a far smarrire gli ingenui. Non seguiamo la strada che ci è stata imposta fino ad ora, tanto più più in un momento dove i criminali del potere borghese ci stanno togliendo il respiro, il diritto alla libertà. Ai falsi comunisti va bene affermare che con la cacciata di Berlusconi, cambieranno le cose. Attenzione, adesso inizia la vera lotta di classe. È già iniziata da tempo ma adesso cercano gli epigoni. Noi, veri comunisti, dobbiamo impedirlo. Ricostruiamo la classe lasciata a se stessa e combattiamo per darle quella coscienza di classe fatta sopire dalla borghesia e dai suoi lacchè. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Vinci - Campania


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BANCHINO A FORLÌ PER IL PROSELITISMO DEL PMLI

PRIMO STORICO BANCHINO DI PROSELITISMO DEL PMLI A MALNATE

Provincia di Varese

Diffuso il documento dell’UP del PMLI contro il governo Monti ‡ Dal corrispondente

della Cellula “Stalin” di Forlì Nell’ambito della campagna di proselitismo 2011 del PMLI, la Cellula “Stalin” di Forlì, coadiuvata dalla Cellula “Stalin” di Rimini, nel pomeriggio di sabato 19 novembre, per ben tre ore, ha effettuato un banchino in piazza Saffi, dove era disponibile il materiale di propaganda del Partito, contornato dalle bandiere dei Maestri e del PMLI e dai manifesti del proselitismo e dei Maestri. Sui tabelloni erano affissi anche alcuni manifesti per la prossima manifestazione nazionale per l’acqua pubblica del 26 novembre così come sul tavolo erano posti i relativi volantini del Comitato acqua di Forlì, del quale la Cellula forlivese fa parte. Nel corso dell’iniziativa sono andati esauriti gli oltre 400 volantini riportanti il documento dell’Ufficio politico del PMLI contro il governo Monti, emesso in mattinata, dal titolo: “Liberiamoci dal governo della grande finanza, della UE e della macelleria sociale. Solo il socialismo può salvare l’Italia”. Diversi giovani, e in particolare un giovane russo nativo di Volgograd orgogliosamente rivendicata col nome di Stalingrado, hanno richiesto vario materiale, dai testi dei Maestri ai dvd sulla loro vita e opera, fazzoletti del Partito e spille. In coloro che si sono fermati a discutere con i nostri compagni è emersa da una parte l’illusione (o per meglio dire la speranza) che il governo Monti possa agire diversamente da quello del neoduce Berlusconi, mentre in altri vi era la consapevolezza che Monti è stato chiamato dalle centrali economiche e finanziarie internazionali pro-

Completa identità di vedute col PMLI sul governo golpista Monti Buongiorno, per quanto riguarda la vostra posizione sul governo Monti vi informo della nostra completa identità di vedute. La cricca degli affamatori golpisti ha deciso di farci pagare un’altra crisi, senza alcuna intenzione di introdurre né una patrimoniale degna di nota (tutt’al più una simbolica e ridicola), né consistenti tagli ai privilegi di una casta che ha come unica funzione la rappresentanza e la tutela della stessa. Solamente una sciagurata riforma delle pensioni, flessibilità ovvero licenziabilità sul lavoro, ennesimo aumento delle imposte indirette (che colpiscono in maggior misura i ceti meno abbienti e medio-bassi in generale) con il prevedibile aumento dell’Iva di due punti (tassa vergognosa già al 20 e da set-

prio per completare la macelleria sociale intrapresa dall’inaffidabile e screditato neoduce. Questa è anche la posizione del PMLI che continuerà a lavorare a Forlì affinché le masse lavoratrici e popolari prendano coscienza che occorre opporsi e combattere questo governo duramente, politicamente e sindacalmente nelle

piazze, senza dargli tregua. Prima ce ne libereremo, meglio sarà per le masse e per la stessa democrazia borghese. Per dare maggiore risonanza alla diffusione tra le masse del documento del PMLI contro il governo Monti, la Cellula ha prodotto un comunicato stampa che è stato pubblicato in parte da Il Corriere di Forlì.

Diffuso a Firenze il documento del PMLI sull’esecutivo Monti ‡ Redazione di Firenze

Dai compagni fiorentini è stato diffuso a tambur battente nel popolare mercato settimanale alle Cascine, l’importante Documento a firma dell’Ufficio politico del PMLI sul governo Monti. Il volantino è stato bene accettato e in qualche caso richiesto appositamente. Dalle numerose discussioni è emersa netta la sfiducia della maggioranza

delle masse popolari verso il governo della grande finanza Monti e critiche sono state espresse verso il ruolo passivo del “centro-sinistra” in particolare verso il PD. Pensando a future elezioni politiche molti si sono espressi per l’astensione, un anziano ha affermato: “voi siete più illuminati di me, io all’astensione ci sono arrivato solo di recente”.

Il 19 novembre 2011, i compagni simpatizzanti di Malnate e dell’Organizzazione di Viggiù del PMLI hanno organizzato tra Piazza Repubblica e Piazza delle Tessitrici, dove si teneva il mercato cittadino, un gazebo per la propaganda e proselitismo al Partito marxista-leninista italiano. Nell’occasione è stato diffuso un volantino di denuncia sul neogoverno della macelleria sociale targato Mario Monti. Al banchino, il primo organizzato a Malnate, si è presentato anche il sindaco Samuele Astuti che ha preso un volantino. Alcuni passanti ci hanno chiesto se a Malnate esisteva una sede del Partito. Durante l’iniziativa sono state intrattenute diverse discussioni sui più svariati temi. In particolar modo è

stata palese l’insofferenza delle masse nei confronti degli attuali partiti della “sinistra” borghese. Molti degli interlocutori criticavano i partiti falso comunisti e i loro leader, vecchi e nuovi. Particolarmente preso di mira il trotzkista Bertinotti, ricordando al tempo stesso, per esperienze vissute, come già ai tempi del PCI vi fossero all’interno di quel partito opportunisti e poltronari. Altri si soffermavano con sguardo ammirato e parole di elogio davanti alle immagini di Lenin, Stalin e Mao ritratti sulle copertine dei numerosi libri e opuscoli editi dal Partito. Alcuni interlocutori, molto probabilmente influenzati da anni di revisionismo storico targato PCI e pur tenendo positiva considerazione sui Maestri del proletariato hanno esposto le loro perples-

19 novembre 2011. Il primo storico banchino per il proselitismo organizzato dal PMLI a Malnate (foto Il Bolscevico)

Firenze, 22 novembre 2011 (foto Il Bolscevico)

tembre addirittura al 21%), ennesimo aumento delle accise sui carburanti (ritoccate ben 5 volte dal governo Berlusconi e che costituiscono più del 50% del già sconsiderato prezzo), bene di prima necessità per chi deve recarsi sul posto di lavoro senza poter contare sui mezzi pubblici. Sui carburanti paghiamo aumenti temporanei e mai revocati come quello per il finanziamento della guerra d’Etiopia (assurdo!), per il terremoto dell’Irpinia, ecc. Si è anche parlato dell’aumento delle accise sul metano da riscaldamento (il massimo!) e l’introduzione dell’ICI sull’abitazione principale raddoppiata (6,6 per mille) e della RES, nuova tassa su rifiuti e servizi pubblici. Tutto ciò con il beneplacito di Bersani che sostiene di difendere i più deboli, lo stesso vale per Vendola e Di Pietro, seppur con qualche timida riserva. Mi astengo dal parlare della Lega. Nonostante la dura condanna da parte di Rifondazione e Comunisti

Direttrice responsabile: MONICA MARTENGHI Indirizzo postale: Il Bolscevico - C.P. 477 - 50100 Firenze e-mail ilbolscevico@pmli.it sito Internet http://www.pmli.it Abbonamento annuo: Ordinario € 60,00; sostenitore € 100,00; estero € 100,00; a prezzo politico (disoccupati, cassintegrati, lavoratori precari, pensionati sociali, operai, casalinghe, studenti, immigrati senza lavoro, con lavoro precario o a salario operaio) € 30,00. Chi ha diritto al prezzo politico può fare un abbonamento semestrale € 15,00 oppure quadrimestrale € 10,00 I versamenti vanno effettuati attraverso il c.c.p. 29675501 intestato all’Editoriale Il Girasole - C.P. 477 - 50100 Firenze. Dlgs 196/03 - I dati degli abbonati vengono utilizzati solo per l’invio del giornale e non vengono ceduti a terzi. Redazione centrale: via Gioberti, 101 - 50121 Firenze - Tel. e fax 055.2347272 Iscritto al n. 2142 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze. Iscritto come giornale murale al n. 2820 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze Stampa: Litografia IP - Firenze Editore: Editoriale Il Girasole - Firenze Iscrizione al Roc n. 8292 Associato all’USPI ISSN: 0392-3886 Unione Stampa chiuso il 23/11/2011 Periodica Italiana ore 16,00

italiani ritengo che quest’ultimi, agendo all’interno delle istituzioni borghesi siano poco credibili e non valga la pena di votarli, nonostante siano forse leggermente meno dannosi degli attuali rappresentanti di se stessi seduti al parlamento. Inoltre il capo dello Stato (ex presunto comunista) ha concertato con il Vaticano l’operazione difficilmente definibile se non golpista. Stavo per dimenticare il mancato accenno da parte del nuovo governo della cancellazione delle opere pubbliche inutili e deleterie come Tav e Ponte sullo stretto e del ritiro delle truppe da ogni Paese nel quale guerreggiano al fianco degli imperialisti. Invece ho notato con leggera sorpresa la vostra (seppur pienamente legittima) considerazione di Susanna Camusso, che dei tre confederati è la meno accondiscendente con i governi e non si trova a capo dei sindacati del Papa (Cisl in testa, ma anche Uil). Con ciò non intendo assolutamente elogiarla. Cordiali saluti. Nicola - Asti

Analisi dettagliata e perfetta sul nuovo governo A proposito dell’editoriale de Il Bolscevico sul nuovo governo, la trovo un’analisi dettagliata e assolutamente perfetta della situazione. Norberto Fragiacomo, -LdS Comitato No Debito - Trieste

Far conoscere ai lavoratori la posizione del PMLI sul governo Monti Compagni del PMLI, ho ricevuto la vostra mail contenente l’editoriale de Il Bolscevico sul governo Monti. Più che

sità riguardo ai “presunti” crimini di Stalin. Altri ancora ricordavano con nostalgia le grandi lotte degli anni ’60 e ’70, affermando che oggi più nessun partito risponde realmente agli interessi degli operai. I marxisti-leninisti dal canto loro hanno ribattuto che oggi il Partito della classe operaia c’è ed è il PMLI! Ed è lottando nelle sue file che si può riportare ad oggi quello spirito di lotta presente nei decenni passati. Finita la giornata, verso le ore 13, i compagni sono andati a festeggiare il successo dell’iniziativa in un piccolo locale mangiando una meritata buona pizza. Con i Maestri e la linea politica rivoluzionaria del PMLI ce la faremo a radicare il Partito nella provincia di Varese. Emanuele – Malnate

al sottoscritto tali notizie dovete farle conoscere ai lavoratori che vivono del proprio lavoro. Quanto al parlamentarismo borghese, basta leggere “Stato e rivoluzione” di Lenin. Saluti. Mauro - provincia di Modena

Condivido il giudizio del PMLI sul governo “tecnico” borghese Condivido la posizione del PMLI su questo governo “tecnico”, governo borghese e della grande finanza, che ha pure avuto la benedizione del Vaticano. Speriamo duri poco. Saluti a tutti. Adolfo - provincia di Pisa

Esterrefatte e dispiaciute per la provocazione contro Scuderi Cari compagni, siamo rimaste esterrefatte e molto dispiaciute nell’aver visto quello che “quei due” rinnegati hanno fatto. Ci riferiamo al fotomontaggio provocatorio in cui compare il compagno Giovanni Scuderi. Se ne vedremo altri su Internet ve lo faremo sapere. Sempre al fianco del nostro amato Partito! Saluti marxisti-leninisti. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Anna, Maria, Liliana - Cuneo

Il PMLI è il regalo più grande Fare parte del PMLI, anche solo come simpatizzante, è il regalo di compleanno più bello che ci possa essere. Vivere, studiare e lottare con i cinque Maestri nel cuore mi rende orgoglioso e mi fa vivere sere-

namente nel contesto capitalista reazionario. Il PMLI non è solo un Partito ma è una grande famiglia dove ognuno di noi viene aiutato a seguire la strada indicata dai Maestri e dove ogni singolo militante o simpatizzante porta le proprie esperienze e aiuta a crescere il “Gigante Rosso”. Dobbiamo contrastare ogni forma di revisionismo e di avventurismo. Dobbiamo essere dei veri “marxisti-leninisti” ed essere coerenti con il nostro Statuto e con la linea guida del Partito! Saluti marxisti-leninisti. Coi Maestri vinceremo! Giovanni - Palermo

Che i Maestri benedicano chi si impegna nella via rivoluzionaria Compagni, è un piacere prendere contatti con voi e sarei orgoglioso di essere iscritto alla vostra mailing list. Sono un lavoratore del settore metalmeccanico iscritto alla Fiom (unica ed ultima speranza sindacale). Sul tema sindacale ci sono davvero molte cose da dire, quello che fino a 30 anni fa era un punto di forza nel mondo del lavoro, delle masse operaie, che fu artefice di grandi battaglie, scioperi e mobilitazioni nazionali al giorno d’oggi non ha più nemmeno la forza di dichiarare sciopero davanti alle minacce della classe dirigente (Marchionne su tutti), hanno accettato e fatto passare per oro colato i contratti-vergogna di Pomigliano e Mirafiori (Cisl e Uil su tutti) e così facendo hanno creato il precedente per l’applicazione di quelle norme in tutto il settore metalmeccanico ovviamente con grande sostegno di tutta la “sinistra” borghese che

non ha mosso un dito ma è stata complice! Questo è ciò che è, vigliacca e complice! Ho dato una rapida occhiata ai curriculum dei nuovi ministri e ho constatato amaramente che fanno parte della solita élite bocconiana-bancaria, il ministro Passera su tutti fu amministratore delegato di Olivetti nei primi anni ‘90 (e sappiamo tutti che fine fece Olivetti) poi fu amministratore delegato del Banco ambrosiano-veneto, Poste italiane, Intesa San Paolo. Con un curriculum simile non poteva non finire al ministero per lo sviluppo economico nel governo imposto dalle banche! Purtroppo la popolazione è disinformata, se fosse a conoscenza di quello che accade e se avesse un minimo di orgoglio la rivoluzione sarebbe già in atto, non per forza una rivoluzione violenta ma una rivoluzione sociale e di classe. Io cercherò sempre, nel mio piccolo, di aprire gli occhi di chi mi circonda affinché le masse tornino con rinnovata lena ad adempiere al sogno rivoluzionario! Speriamo che i Maestri ci diano la loro benedizione! Avanti così! Saluti col pugno chiuso. Alessandro - Milano

Apprezzo certe verità contenute nel sito del PMLI Sto scrivendo un libro, posso usare le vostre pagine web per ciò che mi serve? Quando in un articolo si dice la verità, il sottoscritto lo apprezza. Chi comanda non solo in occidente ma in tutto il mondo, Cina compresa sono i soldi, il potere, i criminali, e chiunque andrà contro di loro, essi gli faranno la pelle. Ciao e grazie. Adriano, via e-mail


14 il bolscevico / cronache locali

N. 43 - 1 dicembre 2011

Contro il rischio di smantellamento dell’intero settore siderurgico in provincia di Livorno

TUTTA PIOMBINO MANIFESTA PER DIFENDERE L’OCCUPAZIONE Non mollare la lotta di piazza!

‡ Dal nostro corrispondente

della Toscana Martedì 15 novembre alta adesione allo sciopero comprensoriale a Piombino (Livorno) dei lavoratori metalmeccanici, e non solo, indetto unitariamente da FIOM, FIM e UILM per difendere centinaia di posti di lavoro della Lucchini, Magona e Dalmine. In corteo ha visto sfilare ben 5.000 lavoratori, non solo metalmeccanici, ma anche studenti (presenti con striscioni a sostegno degli operai). In segno di solidarietà con la lotta dei lavoratori molti commercianti hanno abbassato le saracinesche dei loro negozi, lo stesso ha fatto la Coop per due ore. Erano presenti i lavoratori della Beltrame di San Giovanni Valdarno (Arezzo), 80 dipendenti con un futuro incerto. Gli operai si sono organizzati con fischietti e tamburi dietro lo striscione “Sciopero oggi per la-

vorare domani”, ma anche “Difendiamo il nostro futuro, No alla disoccupazione, No al precariato”. Piombino ha voluto dare un segnale forte di protesta per una situazione di crisi occupazionale e un futuro incerto, quello della siderurgia, che coinvolge tutta l’Europa poiché i capitalisti vogliono chiudere le storiche fabbriche per aprirne di nuove dove la manodopera costa meno e dove possono permettersi il maggior sfruttamento. Nel comunicato dell’assemblea della FIOM sulla siderurgia del 3 novembre scorso si afferma: “Le strategie dei maggiori gruppi siderurgici europei, e anche italiani (ormai siamo di fronte ad una grande integrazione in quanto parecchi operatori italiani hanno stabilimenti e mercati eu-

ropei e globali e lo stesso vale per gli operatori stranieri che operano in Italia) spostano sempre più la loro attenzione verso l’Oriente e le Americhe, riducendo la loro presenza in Europa come sta avvenendo in significative aziende siderurgiche presenti in Italia: Severstal, con l’annuncio di inizio 2010 di voler vendere gli stabilimenti europei per concentrare gli investimenti in paesi a più alta crescita; ArcelorMittal, con la recente decisione di disinvestire dall’area centrale europea per finanziare acquisizioni di miniere e degli impianti al di fuori dell’Europa, arrivando a ridurre drasticamente la produzione anche con la chiusura definitiva di altoforni; Beltrame, che annuncia la volontà di dismettere lo storico stabilimento di S. Giovanni in Val d’Arno e dei siti di Belgio e Lus-

Pisapia come la Moratti abbraccia e potenzia il pedaggio antipopolare “ecopass” MILANO

‡ Redazione di Milano

La giunta arancione guidata dal neopodestà Pisapia e sostenuta dai partiti falso comunisti PRC e PdCI, è pronta a stangare nuovamente le masse popolari milanesi. Ecco che, dopo l’aumento del 50% del biglietto urbano dei trasporti pubblici e dopo l’introduzione dell’addizionale IRPEF, la giunta della “sinistra” borghese ha già predisposto l’aumento del pedaggio d’ingresso, il cosiddetto “Ecopass” alla cerchia dei Bastioni, attualmente il costo va dai 2 ai 10 euro a seconda del grado d’inquinamento dei veicoli. Pisapia, dopo averlo vessato

e attaccato platealmente in campagna elettorale: “L’Ecopass è una misura inefficace, una tassa iniqua, per contrastare la crescita dello smog”, ora ha nettamente cambiato opinione, aumentando indiscriminatamente la tassa di pagamento a 5 euro per tutti, infischiandosene dei lavoratori e delle masse popolari. Nei fatti il pagamento di una tassa, prima considerata iniqua e ora ritenuta assolutamente valida a rimpinguare le casse di Palazzo Marino, è in totale sintonia con la passata amministrazione della neopodestà Moratti. Noi marxisti-leninisti rivendi-

chiamo, invece, piani di sviluppo e di ammodernamento del trasporto pubblico urbano, principalmente basato su metropolitane, utilizzando nei centri cittadini bus elettrici e a metano a basso tasso d’inquinamento, potenziando gli orari, le frequenze, le linee e le vetture dei bus e delle metropolitane per fronteggiare adeguatamente le esigenze di mobilità e collegare le zone periferiche tra di loro e con il centro città; la gratuità dei trasporti urbani ed extraurbani per i disabili, i pensionati poveri, i disoccupati e per spostamenti di lavoro e di studio.

Il PMLI produce un grosso sforzo per far giungere alle masse la sua voce anticapitalista, antiregime neofascista e per l’Italia unita, rossa e socialista. I militanti e i simpatizzanti attivi del Partito stanno dando il massimo sul piano economico. Di più non possono dare. Il PMLI fa quindi appello ai sinceri fautori del socialismo per aiutarlo economicamente, anche con piccoli contributi finanziari. Nel supremo interesse del proletariato e della causa del socialismo. Più euro riceveremo più volantini potremo diffondere contro il governo della grande finanza, della UE e della macelleria sociale guidato da Monti. Aiutateci anche economicamente per combattere le illusioni elettorali, parlamentari, riformiste e governative e per creare una coscienza, una mentalità, una mobilitazione e una lotta rivoluzionarie di massa capaci di abbattere il capitalismo e il potere della borghesia e di istituire il socialismo e il potere del proletariato. Grazie di cuore per tutto quello che potrete fare. Consegnate i contributi nelle nostre Sedi o ai nostri militanti oppure inviate i contributi al conto corrente postale n. 85842383, specificando la causale, intestato a:

PMLI - via Gioberti, 101 - 50121 FIRENZE

semburgo. Invece, ThyssenKrupp ha scelto di dismettere alcuni settori e scorporare per vendere l’intero comparto dell’inox”. Sono da sostenere le proposte della FIOM sulla siderurgia, tra queste c’è la difesa e la riconquista di un Contratto nazionale basato sulla democrazia nei luoghi di lavoro, sulla sua non derogabilità a livello di settore, aziendale o territoriale e per la difesa dei diritti è la condizione indispensabile anche per la qualificazione del settore siderurgico; il rilancio della produzione di acciai speciali, comprese le produzioni di Inox; la necessità di una specifica politica industriale con un preciso indirizzo pubblico; la necessità di investire in ricerca ed innovazione. In particolare per quanto riguarda il comparto dei prodotti piani, si rivendica che la siderurgia italiana non può fare a meno di mantenere i due cicli integrali (di Taranto e Piombino-Trieste) che possono fornire acciaio di qualità per molte applicazioni qualificate. La piattaforma Fiom prevede anche che per difendere l’occupazione, nei casi di crisi, si possano usare strumenti, come i Contratti di solidarietà, che consentono di mantenere i lavoratori collegati all’attività lavorativa e la stabilizzazione dei lavoratori precari. Da parte degli amministratori locali e soprattutto regionali, come l’assessore toscano al lavoro Gianfranco Simoncini (PD), anche in occasione di questo sciopero generale sono arrivate nuove promesse per sollecitare il governo Monti a fornire risposte sul futuro di Piombino. Una tattica che non ha portato risultati concreti con il governo del neoduce Berlusconi e non li porterà con quello della grande finanza di Monti che ha come riferimento il modello Marchionne. Perciò è necessario non abbandonare la lotta di piazza affinché non vada perso un solo posto di lavoro.

COMUNICATO DELLA CELLULA “VESUVIO ROSSO” DI NAPOLI DEL PMLI

Condanniamo le perquisizioni contro i precari Bros Il PMLI condanna la raffica di perquisizioni, la violazione antidemocratica delle sedi del Movimento dei precari Bros e la contestazione infamante della lotta per il diritto al lavoro come quella dell’art. 416 del codice penale (associazione a delinquere). Un atto fascista e d’intimidazione gravissima contro chi lotta da anni per l’occupazione a Napoli. Un tentativo di una parte della procura napoletana che prova nuovamente a reprimere il movimento dei precari Bros attraverso una campagna diffamatoria e al tempo stesso utilizzando i mezzi della macchina giudiziaria repressiva della borghesia. I disoccupati e non i politicanti borghesi diventano gli estorsori, i protagonisti della più improbabile truffa della storia, visto che lottano da oltre quindici anni con un impegno quotidiano che ancora non ha trovato risposte a questo loro dramma occupazionale. Un atto repressivo che non prevede spazi e riconoscimento per le lotte sociali e per chi rivendica i propri diritti. Un’inchiesta di cui è evi-

dente il carattere neofascista che vuole colpire al cuore i movimenti e il loro dissenso a manifestare, nel momento in cui si insedia, dopo la dittatura del nuovo Mussolini, la dittatura della grande finanza diretta dal tecnocrate e finanziere borghese Monti che vuole far pagare alle masse e al proletariato il costo della crisi del capitalismo. I marxisti-leninisti partenopei appoggiano le lotte e le mobilitazioni dei precari Bros fino alla vittoria completa contro l’immobilismo connivente della giunta del governatore della casa del fascio Stefano Caldoro, che di fatto non sta facendo partire, assieme ai suoi compari De Magistris e Cesaro, il progetto di raccolta differenziata a Napoli e in Campania. La lotta dei precari Bros è una lotta legittima e va sostenuta in pieno; a loro va tutta la solidarietà del PMLI per le antidemocratiche e fasciste perquisizioni e diffamazioni scatenati dalla procura di Napoli. La Cellula “Vesuvio Rosso” di Napoli del PMLI Napoli, 17 novembre 2011

Napoli, 17 novembre 2011. Uno striscione portato alla manifestazione degli studenti solidarizza con i precari Bros (foto Il Bolscevico)

INDIGNARSI CONTRO L’INGERENZA DELLA FINANZA NON BASTA

di Lucio Garofalo Lioni (Avellino) Lo strapotere esercitato dalle cosiddette “agenzie di rating” è il sintomo più inquietante ed evidente di come il capitalismo sia ormai impazzito, ridotto alla mercé di una ristretta oligarchia di stampo mafioso, composta dai signori del denaro e della finanza. Tali agenzie costituiscono un minaccioso e destabilizzante strumento di dominio e di ricatto, esercitato a livello mondiale, una specie di “arma atomica” di cui dispone una cerchia elitaria di banchieri, uomini d’affari ed esponenti della finanza globale. In altre parole, agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poor’s incarnano la “voce del padrone”. Nell’assalto sferrato contro l’Italia, esse sono state le prime ad avvertire gli ambienti della speculazione internazionale che si poteva e si doveva aggredire l’Italia. Esse si arrogano il diritto di emettere sentenze sullo “stato di salute” dei vari Paesi, formulando previsioni sinistre sul loro futuro economico, senza che abbiano mai ricevuto alcuna legittimità a svolgere un ruolo tanto decisivo da condizionare e determinare il destino dei popoli, mandando in

rovina intere nazioni e addirittura interi continenti. Il divario esistente tra il reddito prodotto dall’economia reale dell’intero pianeta e il reddito irreale, cioè le immani ricchezze generate da operazioni incentrate su colossali bolle affaristiche, è pari ad un rapporto di 1 a 8. In altri termini, il valore creato delle speculazioni finanziarie è otto volte superiore rispetto al valore prodotto dall’economia reale; dunque, il capitalismo dominante comporta sproporzioni a dir poco paradossali. Il complesso finanziario internazionale, così come si è storicamente determinato, presuppone un aumento spropositato delle disuguaglianze, favorendo la concentrazione dei capitali nelle mani di minoranze sempre più ristrette, avide e corrotte, formate da speculatori internazionali che adottano metodi spregiudicati e criminali, alla stregua di associazioni di stampo mafioso, capaci di estorcere le risorse che appartengono alle nazioni, sottraendo con l’astuzia, l’inganno, il ricatto e la frode finanziaria, i risparmi di milioni di piccoli investitori e dei lavoratori del mondo intero, riducendoli sul lastrico. In altri termini, il sistema si è strutturato in modo tale da esten-

dere a dismisura le sperequazioni esistenti, creando un divario a forbice sempre più ampio tra élite finanziarie sempre più ricche, potenti e circoscritte, e moltitudini di lavoratori poveri destinati ad impoverirsi ulteriormente. Un processo che ingloba anche i ceti intermedi. In sostanza, si è imposto un metodo di accumulazione e distribuzione delle risorse sempre più iniquo e intollerabile per la maggioranza degli esseri umani, con conseguenze inimmaginabili per gli equilibri degli assetti mondiali, specie se si considera l’andamento demografico che si sviluppa in modo abnorme e irrazionale in alcuni continenti come l’Asia e l’Africa, dove le contraddizioni del sistema sono più esplosive e destabilizzanti. La crisi economica che minaccia l’integrità stessa del capitalismo, affonda le sue radici nel tempo e discende dalle incongruenze e dalle assurdità insite nell’assetto complessivo del capitalismo. Ovviamente, i fenomeni superficiali inducono a credere che l’origine della crisi sia da ricercare nell’orbita e nei meccanismi delle speculazioni affaristiche condotte dalle grandi banche, dalle borse mondiali e dall’alta finanza internazionale.


esteri / il bolscevico 15

N. 43 - 1 dicembre 2011

Piazza Tahrir un campo di battaglia

RIVOLTA DEL POPOLO EGIZIANO CONTRO LA GIUNTA MILITARE I giovani e giovanissimi in prima linea. L’esercito spara: oltre 40 morti e 1.800 feriti IL GOVERNO SI È DIMESSO “Noi abbiamo solo rovesciato Mubarak ma il suo intero regime e la giunta militare sono ancora là”, denunciavano i manifestanti scesi in piazza al Cairo e nelle altre città egiziane il 19 novembre, sottolineando la volontà del popolo egiziano di proseguire la rivolta iniziata lo scorso 25 gennaio, che ha costretto alle dimissioni l’ex presidente e che adesso si indirizza contro la giunta militare che guida di fatto il paese e detta le mosse al governo di Essam Sharaf. Quella giunta guidata dal maresciallo Mohammed Tantawi, sodale di Hosni Mubarak e garante della continuità della politica del suo regime per conto dei paesi imperialisti, Usa in testa. E che nei giorni successivi scatenava la repressione dell’esercito contro le manifestazioni di protesta che hanno avuto il loro centro in piazza Tahrir, al Cairo, il campo di battaglia dove negli scontri del 20 e 21 novembre l’esercito sparava e causava oltre 40 morti e 1.800 feriti. Il Consiglio supremo delle forze armate deve cedere il suo potere e permettere la formazione di un “governo di salute nazionale”, ribadiva il milione di manifestanti, e forse più, in piazza Tahrir e nelle piazze di Alessandria, Ismailiya, Suez e di tante altre città che il 22 novembre rispondeva all’appello di 35 fra organizzazioni, partiti, gruppi sociali e movimenti giovanili per denunciare la repressione dell’esercito e la fine effettiva del

regime di Mubarak. In una piazza Tahrir già piena dalla mattina, quando si svolgevano i funerali di alcune delle vittime dei giorni precedenti, e stracolma nel pomeriggio arrivava la notizia che il Consiglio supremo delle forze armate aveva accettato le dimissioni del governo di Essam Sharaf, deciso la formazione di un governo di salvezza nazionale e promesso elezioni presidenziali per il 30 giugno prossimo. Il ruolo di garante della transizione democratica non dovrebbe essere affidato ai militari ma alla suprema Corte costituzionale, presieduta da Farouq Soltan. Annunciata anche la liberazione dei manifestanti arrestati negli ultimi giorni e confermato l’avvio delle elezioni per il nuovo parlamento dal 28 novembre. Proprio contro il percorso elettorale deciso dalla giunta militare erano ripartite le proteste del 19 novembre, contro un meccanismo che prevede il voto per la Camera Bassa del Parlamento non in tutto il paese contemporaneamente ma in tre gruppi di governatorati, uno di seguito all’altro; fra primo turno e ballottaggi si arriverebbe a metà gennaio. Lo stesso meccanismo si ripete per la Camera Alta (Shura) a partire dal 29 gennaio fino all’ultimo eventuale ballottaggio dell11 marzo. Solo a quel punto il nuovo parlamento nel pieno dei suoi poteri avvierebbe le procedure per l’elezione del presidente della

Repubblica, prevista alla fine del 2012 se non all’inizio del 2013. Dalla caduta del regime di Mubarak all’elezione del suo successore passerebbero quasi due anni, un periodo di transizione lunghissimo nel quale i poteri presidenziali resterebbero nelle mani della giunta militare di Tantawi. Un percorso contestato dai partiti e dalle associazioni animatrici della rivolta popolare, alcune delle quali organizzavano per il 19 novembre manifestazioni in varie città per protestare anche contro il progetto di modifiche alla Costituzione annunciate dal governo ad interim di Sharaf. Il documento governativo che illustrava le linee guida della nuova Costituzione prevedeva una speciale immunità per i militari e il fatto che i loro bilanci potessero essere esentati dai controlli del parlamento. Il 19 novembre al Cairo in piazza Tahrir centinaia di migliaia di manifestanti partecipavano alla giornata “per la protezione della democrazia” indetta dal partito Giustizia e libertà, il braccio politico dei Fratelli musulmani, da altre formazioni islamiche, liberali e socialiste, cui aderivano giovani del movimento “6 Aprile” e dalla campagna per i diritti umani. Che si opponevano alle modifiche costituzionali a favore dei militari proposte dal governo e per chiedere il passaggio di consegne dalla giunta militare ad un governo civile entro il maggio prossimo.

Il Cairo, 22 novembre 2011. Una veduta parziale della grande manifestazione di protesta in Piazza Tahrir contro il diktat del governo provvisorio

Già dalla sera precedente molti manifestanti si radunavano nella piazza, montavano tende e grandi striscioni che chiedevano la “fine del governo militare” assieme a bandiere egiziane e caricature dei membri della giunta militare. Gli slogan erano chiari: “abbasso il governo militare” e “il popolo vuole la caduta del feldmaresciallo (Tantawi, ndr)”. Il 19 novembre la polizia interveniva per sgomberare la tendopoli e sciogliere la manifestazione. Partivano i primi scontri che si

ripetevano il 20 novembre con l’assalto massiccio dell’esercito al raduno di protesta. Per tutta la giornata piazza Tahrir ritornava a essere il campo centrale della rivolta popolare diretta contro la giunta militare, protagonisti giovani e giovanissimi in prima fila nel respingere gli attacchi dei soldati che usavano speciali gas lacrimogeni e le armi. Nel pomeriggio centinaia di migliaia di manifestanti arrivavano nella piazza in grandi cortei provenienti da varie parti della capitale a dar man

forte ai manifestanti che fronteggiavano l’intervento dell’esercito. Nella giornata del 20 novembre si registravano vittime tra i manifestanti anche nelle proteste a Alessandria, Suez, Ismailia, Qena e Assiut. Nella serata il governo guidato da Sharaf presentava ufficialmente le sue dimissioni al Consiglio supremo delle Forze armate. Che il giorno seguente le accettava, assieme alla richiesta dei manifestanti di anticipare la data delle elezioni presidenziali.

LA REPRESSIONE A NEW YORK NON FERMA LA PROTESTA CONTRO LA CRISI CAPITALISTICA E LO STRAPOTERE DELLA GRANDE FINANZA

“Occupy Wall Street” rioccupa la piazza Lo sgombero del presidio del movimento “Occupy Wall Street” in Zuccotti Park, a New York, del 15 novembre era stato deciso dal sindaco Michael Bloomberg per intimidire la protesta contro la crisi capitalista e lo strapotere della finanza, che dura da due mesi e che si è sviluppato in tutto il paese. E che a New York aveva annunciato per il 17 novembre, in occasione dei due mesi dalla nascita del movimento, una giornata di mobilitazione con cortei, proteste davanti alla Borsa di Wall Street, agli ingressi delle stazioni della metropolitana e davanti al Municipio e infine con una marcia sul ponte di Brooklyn. La notte del 15 novembre la polizia isolava la zona e sloggiava i manifestanti accampati nella ribattezzata Liberty Plaza; molti manifestanti si barricavano nel campo e resistevano per alcune ore prima di essere arrestati dalla polizia, altri si spostavano verso Foley Square, davanti al municipio di New York, per piantare le tende. Ma nel corso della giorna-

ta del 16 novembre i dimostranti tornavano a rioccupare la Liberty Plaza, dove però era proibito piantare tende e usare sacchi a pelo. La repressione poliziesca non ha fermato la protesta, i manifestanti non si sono arresi a hanno messo in pratica il programma di lotta che avevano annunciato. Almeno un migliaio di manifestanti si sono ritrovati la mattina del 17 novembre a Zuccotti Park, nel presidio circondato dalle transenne e tenuto sotto osservazione dalla polizia, per dirigersi nelle strade del vicino distretto finanziario newyorkese, fino a Wall Street alla sede del New York Stock Exchange, la Borsa. Le strade dove si trovano anche le sedi delle banche d’investimento e delle grandi istituzioni finanziarie erano presidiate da centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa che non sono riusciti a fermare i dimostranti se non davanti l’edificio della Borsa. Gruppi di manifestanti occupavano gli incroci delle strade e bloccavano il traffico per impedire l’accesso agli operatori

New York, 17 novembre 2011. Un momento del “Day of Action” (Giorno di mobilitazione) organizzata nei pressi della Borsa da Occupy Wall Street dopo lo sgombero del presidio a Zuccotti Park

di borsa e finanziari. Almeno 80 i manifestanti arrestati. Il corteo dei dimostranti rientrava a Zuccotti Park per preparare la successiva iniziativa, la protesta sui mezzi pubblici di trasporto. Gruppi di manifestanti si radunavano davanti sedici stazioni della metropolitana in tutti i quartieri di New York, salivano sulle vetture e spiegavano ai passeggeri le ragioni della loro protesta. Nel corso del pomeriggio si univano alla protesta gli studenti in sciopero che partecipavano con i lavoratori al corteo appoggiato dai principali sindacati cittadini in Foley Square,

a pochi passi dal municipio. La giornata di protesta terminava con la marcia sul ponte che unisce Manhattan a Brooklyn, il ponte sul quale l’1 ottobre scorso la polizia aveva bloccato il corteo e effettuato oltre 700 arresti nei confronti di attivisti che bloccavano la strada. Il corteo autorizzato non bloccava il traffico ma la manifestazione era lo stesso significativa del grado di mobilitazione di “Occupy Wall Street” con la testa del corteo che raggiungeva la sponda di Brooklyn mentre la coda era ancora dall’altra parte in attesa di partire da Foley Square.

Sul cartello esposto dai manifestanti di Occupy Wall Street si legge: “Questo distretto finanziario (la borsa di Wall Street) è responsabile per molta della povertà e della sofferenza su questo pianeta”

Nonostante le promesse di Assad la repressione continua

LA SIRIA SOSPESA DALLA LEGA ARABA La Lega Araba ha deciso di sospendere Damasco come suo membro a partire dal 16 novembre, fino a che il governo di Damasco non cesserà la repressione delle proteste e fisserà le modalità per negoziati con l’opposizione. Il primo ministro del Qatar ha annunciato che la Lega Araba ha intenzione di imporre sanzioni economiche e politiche alla Siria e di chiedere a tutti gli Stati membri di ritirare il proprio ambasciatore a Damasco invitando il presidente siriano Bashar al Assad a porre immediatamente fine alla repressione dell’esercito contro i civili. La decisione è stata approvata lo scorso 12 novembre da una larga maggioranza dei paesi membri, con un solo voto contrario, quello dello Yemen, e l’astensione di Libano e Iraq. L’organizzazione panaraba

aveva preannunciato provvedimenti contro il governo di Damasco se questi avesse ancora disatteso il piano di pace concordato ai primi di novembre. Il piano prevede la fine della repressione delle proteste iniziate nel marzo scorso, il ritiro delle forze di sicurezza dalle città, la liberazione delle persone arrestate, l’avvio del dialogo tra il governo e le opposizioni, l’arrivo in Siria di osservatori della Lega Araba e l’apertura del paese ai media internazionali. Il piano era stato accettato “senza riserve” dal presidente Assad che invece ha continuato a scatenare l’esercito nelle strade delle città epicentro della protesta, con l’aumento del numero dei civili morti, oltre 3 mila dal marzo scorso secondo l’Onu. Fino ai quasi 70 morti nelle proteste del 14 novembre, una

delle giornate più sanguinose dallo scoppio della rivolta popolare contro il governo di Damasco. E che ha visto nella provincia meridionale di Deraa, dove otto mesi fa ebbero inizio le proteste, una vera battaglia tra l’esercito governativo e soldati che avevano disertato rifiutandosi di sparare sulla popolazione e si erano uniti all’opposizione. A Damasco si svolgevano manifestazioni di sostenitori del presidente Assad, in molte città continuavano quelle dell’opposizione che contavano altre 27 vittime nelle proteste del 19. Gran Bretagna, Francia e Germania stanno lavorando alla bozza di una risoluzione per imporre sanzioni alla Siria da sottoporre al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Hanno il via libera degli Usa, che vogliono tenere sotto pressione il regime di Assad e

tentano di rompere l’alleanza tra Iran, Siria e Hezbollah del Libano, non quella di Russia e Cina che già nello scorso ottobre impedirono con la minaccia del veto una analoga risoluzione. Anche la Turchia ha ipotizzato la possibilità di instaurare una zona cuscinetto di sicurezza nel nord della Siria. Altro non è che un intervento militare camuffato da missione di pace. Una ipotesi inaccettabile e pericolosa, bocciata tra gli altri dalla Lega Araba. Il vice segretario della Lega, il tunisino Ahmed Ben Helli, ha sostenuto che “sia da respingere qualsiasi soluzione che preveda un’ingerenza straniera in Siria”. Anche se poi ha rimandato la palla a Damasco invitando “il regime di Damasco a rispondere alle proposte della Lega Araba, collaborando in modo da evitare interventi stranieri nel suo territorio”.


16 il bolscevico / governo monti

N. 43 - 1 dicembre 2011

DOCUMENTO DELL’UFFICIO POLITICO DEL PMLI

Liberiamoci dal governo della grande finanza, della UE e della macelleria sociale SOLO IL SOCIALISMO PUÒ SALVARE L’ITALIA Dalla padella alla brace. Per meglio dire: dalla dittatura del neoduce Berlusconi alla dittatura della grande finanza e della Unione europea (UE). Questo è quanto è avvenuto con l’avvento del governo Monti. Costui è l’espressione diretta delle logge internazionali quali la Trilaterale, il gruppo Bilderberg, la banca americana Goldman Sachs e il gruppo “Bruegel”. Centrali capitalistiche che influiscono sulla formazione dei governi e sulla linea politica dei paesi capitalistici. Nel 1994 la destra borghese italiana, con l’accordo della Confindustria e del Vaticano, ricorse a Berlusconi per stabilizzare il capitalismo, sbarrare la strada governativa alla “sinistra” borghese e completare la seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista secondo il progetto della P2. Ora l’intera borghesia, spinta dalla grande finanza internazionale e nazionale, dalla Ue e dalla Banca centrale europea, è ricorsa a Mario Monti per far uscire l’Italia dalla crisi economica e finanziaria del capitalismo senza precedenti facendola pagare ai lavoratori e alle masse popolari distruggendo tutte le conquiste politiche, sociali, economiche e sindacali che il movimento operaio e dei lavoratori ha strappato dal dopoguerra a oggi. Da un regime capitalista e neofascista “sbracato” di stile mussoliniano si è passati a uno simile “raffinato” di stile anglosassone, ma la sostanza non è cambiata. Tanto è vero che Berlusconi si è affrettato a dire: “Con Monti siamo in buone mani… il governo è partito bene”. Certo è che Giorgio Napolitano, nuovo Vittorio Emanuele III, nell’imporre il governo Monti saltando tutte le procedure costituzionali e calpestando la democrazia borghese ha inaugurato, di fatto, la repubblica presidenziale perseguita da Berlusconi. Ciò conferma che di fronte all’“emergenza” la classe dominante borghese va per le spicce, o compie colpi di Stato violenti o colpi di Stato bianchi. In ogni caso nel capitalismo i governi non li decidono i risultati elettorali, bensì le centrali capitalistiche più o meno occulte. La stessa composizione del governo, in cui sono presenti banchieri, alti ufficiali, superburocrati dello Stato, baroni universitari, tecnocrati, professori universitari, personalità borghesi ammanigliate col Vaticano, la Confindustria e con la grande stampa come il “Corriere della sera”, dimostra che siamo in pieno regime neofascista, distante anni luce dalle istituzioni rappresentative democratiche borghesi. Specie se si pensa che alla Difesa, per la prima volta nella storia parlamentare italiana dal dopoguerra, c’è un alto ufficiale, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale presidente del Comitato militare della Nato e ex capo di Stato alla difesa. Mentre il ministero dello sviluppo economico unificato con quello delle infrastrutture e trasporti è in mano a Corrado Passera, ex primo banchiere d’Italia con un reddito annuo di 6 milioni. Per questo non stupisce l’immediata benedizione del Vaticano tramite il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che ha detto: “Una bella squadra alla quale auguro buon lavoro”. Il programma che Monti ha presentato al parla-

mento è di chiara matrice capitalista e liberista, coerente con quello che l’Ue e la Banca centrale europea hanno imposto all’Italia e che già il governo Berlusconi aveva cominciato ad attuare. Nessuna discontinuità, dunque. Ci sono le privatizzazioni, le liberalizzazioni, il taglio alla spesa pubblica, il taglio alle pensioni (passaggio per tutti al contributivo e abolizione delle pensioni di anzianità?), la “riforma” del “mercato del lavoro”, libertà di impresa, lo svuotamento del contratto nazionale di lavoro, il modello di relazioni industriali mussoliniane introdotto da Marchionne, il massacro dell’istruzione pubblica stabilito dalla “riforma” Gelmini, il pareggio di bilancio in Costituzione, di cui ora si chiede addirittura una società privata che vigili sulla sua applicazione, il federalismo fiscale, la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, la svendita del patrimonio pubblico, le infrastrutture con il coinvolgimento dei capitali privati, una possibile nuova manovra finanziaria di 20 miliardi, licenziamenti facili per i nuovi assunti secondo la ricetta Ichino (PD). Per i giovani “mobilità a scala europea”, ossia emigrazione. Non una parola sul Mezzogiorno, sulla messa in sicurezza del territorio e delle scuole. Non una parola sulla riduzione della spesa militare e di quella delle grandi opere. Non una parola sulla tassazione delle rendite e sulle transazioni finanziarie. Solo

mezze parole per la patrimoniale. C’è da mettersi le mani nei capelli se poi si tiene presente che il neoministro dell’ambiente, tutela del territorio e del mare Corrado Clini si è detto favorevole alla Tav della Val di Susa, al Ponte sullo Stretto, al nucleare e agli ogm. Se il buondì si vede dal mattino è più che sicuro che questo governo procederà senza indugio, sia pure con accortezza e gradualità, nella macelleria sociale e istituzionale, smantellando i residui dello “Stato sociale” e riducendo ulteriormente i diritti democratici borghesi. E si comporterà come il governo Berlusconi per reprimere la ribellione delle masse, come ha già fatto nel giorno stesso in cui ha ottenuto la fiducia al Senato facendo manganellare le studentesse e gli studenti scesi in piazza per contestarlo. Monti ha dichiarato che i sacrifici saranno “equi”. Una colossale menzogna. Perché i sacrifici sono sacrifici, e mai giusti nel capitalismo, perché a farli sono soltanto i lavoratori, i pensionati e le masse popolari, servono solo a ingrassare i padroni, a favorire i profitti dei capitalisti e arricchire i banchieri e i finanzieri. In genere, non riteniamo utile stipulare dei patti sindacali con i governi borghesi. Con questo, men che mai. Siamo perciò contro il “patto sociale” proposto dalla Cisl di Bonanni e dall’Uil di Angeletti,

così come contro il “nuovo patto di cittadinanza” proposto dalla Cgil della riformista di destra Susanna Camusso, che, per non disturbare Monti, ha vergognosamente cancellata la manifestazione nazionale che si doveva svolgere il 3 dicembre in Piazza San Giovanni a Roma. Bisogna invece prendere le distanze da questo governo e combatterlo duramente politicamente e sindacalmente nelle piazze, senza dargli tregua. Prima ce ne libereremo, meglio sarà per le masse e per la stessa democrazia borghese. Com’è possibile dare corda e credibilità a Monti che, ancor prima di diventare presidente del Consiglio, ha detto basta alla “nefasta influenza marxista” e al suo “arcaico stile di rivendicazione che è un grosso ostacolo alle riforme… come si è visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel far ricerca, nel fabbricare automobili”? (“Corriere della sera” del 2 gennaio 2011). Chi ha voluto, ha votato e ha accreditato il governo Monti, in particolare la “sinistra” borghese con alla testa Napolitano e Bersani, si è macchiato di un crimine politico, sociale e istituzionale di cui dovrà rendere conto al proletariato e alla storia. Ciò vale anche per il leader neoliberale di SEL, Vendola, e per i dirigenti de “il manifesto” trotzkista, anche se non sono dei parlamentari. Il movimento studentesco, che salutiamo con calore e in maniera militante, ha compreso subito la natura di classe, le funzioni e gli scopi del governo Monti ed è immediatamente sceso in 60 piazze d’Italia per combatterlo. Sicuramente anche il movimento operaio ha la stessa consapevolezza, ma tarda a seguire l’esempio delle studentesse e degli studenti a causa del tappo costituito dalla Cgil in mano alla destra riformista, dal PD e da SEL e dall’inconcludenza dei falsi comunisti. Ma prima o poi, sviluppandosi la macelleria sociale e la politica di lacrime e sangue, è inevitabile che salti quel tappo. I marxisti-leninisti, militanti e simpatizzanti del PMLI, lavoreranno in tal senso nei luoghi di lavoro dove sono presenti, e invitano a fare altrettanto in particolare le operaie e gli operai più coscienti, combattivi, informati. Per uscire da questa situazione lanciamo due appelli. Il primo a tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose democratiche e antifasciste di unirsi per liberare l’Italia dal governo della grande finanza, dell’Ue e della macelleria sociale. Il secondo appello lo rivolgiamo alla classe operaia e alle ragazze e ai ragazzi che vogliono il cambiamento sociale perché abbandonino ogni illusione elettorale, parlamentare, governativa, costituzionale, riformista e pacifista e diano tutta loro forza intellettuale, politica, organizzativa e morale al PMLI per portare fino in fondo la lotta di classe contro il capitalismo e per l’instaurazione dell’Italia unita, rossa e socialista. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! L’Ufficio politico del PMLI Firenze, 19 novembre 2011

IL Bolscevico n.43 2011  

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