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il Barcarolo

mensilmente controcorrente

politica - economia - attualità - cultura articoli - inchieste - editoriali - proposte anno I - numero 4 - aprile 2013

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PRIMO PIANO. Come se la passano nel resto d’Europa? INCHIESTA-1. Pendolare romano INCHIESTA-2. Il (suo di) dominus MUSICA D’AUTORE. Controcorrente IDEE CREATIVE. Comunikafood


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PRIMO PIANO.

<<EXIT STRATEGY>> Negli ultimi sei anni il Prodotto Interno Lordo italiano è sceso di 8 punti percentuali. Alla fine del 2007 i disoccupati erano 1.506.000. Alla fine del 2013 si stimano in oltre 3 milioni. Ammesso (e non concesso ndr) che segni di ripresa si mostrino a partire dal prossimo anno, per reddito il Belpaese tornerà al livello del 2007 (anno di riferimento pre-crisi ndr) non prima del 2021. E per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, il dato del 2007 si registrerà soltanto a partire dal 2023. Nei prossimi 8 mesi saranno circa 35mila le aziende costrette chiudere, segnando un ulteriore -350mila tra gli occupati. Il puzzle che va delineandosi è un insieme di pezzi drammatici: l’insostenibile condizione delle PMI e delle famiglie medio-basse, le enormi difficoltà per le giovani coppie, i precari, gli anziani. La Politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Il condizionale è d’obbligo. Occorrerebbe un exit strategy attraverso la quale: punto primo ristrutturare lo “Stato Patrimoniale” punto due intervenire sul “Conto Economico”. Il dissesto è nel debito pubblico, dove la spesa supera il 50% del Prodotto Interno Lordo con una galoppante pressione fiscale che gli corre dietro sfiorando il 147%. Ed è lo stesso debito pubblico che con più di 2.000 miliardi impone ai contribuenti di pagare

100 miliardi all’anno di interessi, 140 se il tanto temuto spread non dovesse scendere stabilmente sotto quota 100 punti base. Dentro gli 805 miliardi di euro di spesa pubblica ci sono 60 miliardi di sprechi e corruzione; dentro i 760 miliardi di tasse "mancano" 120 miliardi di evasione; il debito superiore ai 2.000 miliardi ci condanna per decenni a pagare ogni anno tra 100 e 140 miliardi di euro di interessi. Riducendo lo stipendio dei parlamentari si risparmierebbero circa 700 milioni all’anno. Si tratterebbe di un primo segnale, seppur debole, senza tralasciare però che gli opprimenti “costi della politica” risultano essere quei 60 miliardi di ruberie nascoste all’interno di diverse voci della spesa pubblica. Il primo intervento dovrebbe essere la ristrutturazione dell’intero Stato Patrimoniale, stimato in circa 400 miliardi di euro di assets non strategici di Stato, Regioni ed enti locali. Attenzione però perché per vendere il patrimonio - senza svenderlo - occorrono circa quindici anni; il nostro debito però deve essere abbattuto in non più di un triennio. E’ possibile colmare questo gap? L'operazione che lo consente può prevedere la costituzione di un Fondo Immobiliare Italia al quale trasferire, per legge, gli assets da valorizzare. Questo Fondo di diritto privato può poi ricorrere al mercato con l'emissione di titoli obbligazionari con warrant. L'emissione

l’editoriale di Simone Roselli Il 18enne Emanuele Ceccarelli frequenta la V° O del liceo Galvani di Bologna. Ed è l’unico italiano ammesso per il prossimo anno accademico al prestigioso MIT di Boston (Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università al mondo). Quello raggiunto da Emanuele è un traguardo d’eccellenza, per il quale ha dovuto superare una selezione durissima: in totale sono stati accettati 1.548 studenti (su un totale di 18.989) dei quali 1.400 sono residenti negli Stati Uniti d’America mentre 148, (selezionati tra 4.500) sono studenti internazionali che provengono da tutto il mondo. Il Galvani di Bologna è una delle poche scuole in Italia ad offrire un’offerta formativa per la quale durante il percorso di studi gli studenti sono sottoposti a 7 certificazioni dell’Università di Cambridge su altrettante discipline (matematica, arte, scienze) studiate in lingua inglese con docenti italiani di inglese i coadiuvati da lettori madrelingua.

dei titoli obbligazionari avverrà in base ai valori attuali degli assets acquisiti e questi, data la garanzia reale dei beni immobili sottostanti, potranno conseguire un eccellente rating, anche una tripla A. Per di più le prospettive di maggiore valore futuro rendono molto appetibile l'opzione di conversione delle obbligazioni in azioni del Fondo. Le risorse finanziarie così ottenute sono da destinare, per legge, all'abbattimento del Debito Pubblico. Altri tre interventi devono mirare a riforme strutturali sul "Conto Economico" dell'azienda Italia: due "scambi politici" sul fronte spesa/tasse ed una proposta di concreta lotta all'evasione. Il primo scambio politico riguarda le famiglie ed è: meno sprechi, malversazioni, ruberie tagliando la spesa per acquisti di beni e servizi a fronte di meno tasse alle famiglie con una deduzione per i membri famigliari. Il secondo è relativo alle imprese e consiste nella trasformazione di tutti i fondi perduti in crediti di imposta. Si tratta di circa 10/15 miliardi di risparmi che potrebbero andar a ridurre l’Irap delle imprese. Ultimo intervento, ma non per questo meno importante, l’introduzione di un “conflitto d’interesse” come concreta lotta all’evasione. La possibilità per le famiglie di dedurre dal reddito imponibile ai fini dell’Irpef le spese per la casa e le cure di figli ed anziani.

Il Barcarolo Magazine mensilmente controcorrente politica - economia - attualità - cultura articoli - inchieste - editoriali - proposte anno I - numero 4 Aprile 2013 Fanzina Autoprodotta Self-Publishing I contenuti sono riproducibili purché venga espressamente citata la fonte “il Barcarolo Magazine” Giornalista Responsabile: Simone Roselli Salvo accordi scritti o contratti di cessione di copyright, la collaborazione a questo fanzina autoprodotta è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita.


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EUROPA.

COME SE LA PASSANO NEL RESTO D’EUROPA? La politica di austerità - adottata dall’Unione Europea ed imposta a tutti quei Paesi salvati con prestiti internazionali (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna) - non ha prodotto i risultati auspicati. Lo stato recessivo nel quale attualmente versano ha comportato inevitabili ricadute: crollo di consumi ed investimenti, boom della disoccupazione. Un mix pericoloso, e dal punto di vista sociale (interno) e dal punto di vista finanziario (contagio). Attualmente la situazione più grave è quella della Grecia, primo Paese europeo ad essere salvato (era il 2010 ndr), oggi con il livello di disoccupazione più alto dell’Unione. Gli ultimi tre anni, quelli dell’austerity per intenderci, hanno consentito progressi sul percorso del risanamento senza però garantire una situazione finanziaria sostenibile: il debito per il 2013 è stimato dalla Commissione Ue al 175,6% del PIL e l'obiettivo del 124% nel 2020 non è considerato da tutti raggiungibile, nonostante le ripetute ristrutturazioni. Il 2013 sarà il sesto anno consecutivo di recessione (-4,4% del PIL). La vera emergenza però rimane il lavoro. Il dato giovanile è a dir poco drammatico: la disoccupazione sfiora il 60%. Se si aggiungono i nuovi tagli in arrivo - con il pubblico impiego particolarmente colpito - si comprende perché le piazze elleniche siano tornate a riempirsi. La spirale negativa ha inevitabilmente coinvolto i consumi, calati mediamente del 7% annuo dal 2009 ad oggi, e le imprese che

faticando a finanziarsi non investono (il dato della Commissione Ue a tal riguardo evidenzia cali percentuali a due cifre). Investimenti e disoccupazione risultano essere le note dolenti anche per l’Irlanda. Nel 2012 gli investimenti, che nel 2006 erano al 27,1% del PIL (alle spalle solo della Spagna nell'area euro) sono scesi sotto il 10% (peggior performance nella Ue). Il lavoro resta un fattore di potenziale tensione sociale con la disoccupazione che, seppur in leggero calo, è al 14,1% secondo gli ultimi dati mensili (quella giovanile è al 30,6%) per effetto della pesante eredità della bolla immobiliare. In tre anni sono stati persi 250mila posti di lavoro, molti dei quali nelle costruzioni ma il governo ha appena varato un Action Plan dal quale si attende 100mila impieghi in più (piano triennale 2013-2016). Anche consumi e domanda interna sono andati incontro a una continua contrazione ma la crescita, seppure modesta, è stata possibile grazie alla buona tenuta dell'export, vero motore dell'economia irlandese. Il Portogallo è il Paese che forse si è spinto più avanti nell’austerity e per questo motivo rappresenta una sorta di banco di prova decisivo per le future scelte di rigore da parte di Bruxelles. Ciò nonostante l'economia non riesce a riprendersi. Il Portogallo è entrato nel suo terzo anno di recessione tra le proteste di piazza e il caos politico. Il 2012 si è chiuso con un calo del PIL del 3,2% (risultato peggiore rispetto alle previsioni iniziali).

Tra il 1992 e il 2008 il Portogallo ha avuto una crescita media annua del 2,1 per cento. Oggi si calcola che riuscirà a tornare ai livelli precedenti la grande crisi non prima del 2019. La quarta economia dell'area euro nel 2008 aveva un tasso di disoccupazione dell'8,5%, uguale a quello della Germania. Oggi, al terzo anno di austerity, ha superato il 25%, un record nei Paesi avanzati se si esclude la Grecia. Oltre il 50% dei giovani che cercano un’occupazione non riesce a trovarla. Nel Paese si calcolano circa sei milioni di disoccupati e quasi due milioni di famiglie rimaste senza alcun reddito: dati questi che associati al conseguente calo dei consumi stanno trascinando a fondo il PIL, con una compensazione solo parziale delle vendite sui mercati esteri. L'economia spagnola si è contratta dell'1,4% nel 2012 e - secondo la stragrande maggioranza delle analisi non si vedranno segni di ripresa prima del 2014. Ma la recessione potrebbe prolungarsi anche più in là a causa delle tensioni internazionali che potrebbero arrivare dalla Grecia, dall'Italia o dalla stessa Bruxelles. La Spagna è ancora debole. La crisi delle banche travolte dal crollo dell'immobiliare e salvate da un prestito di 40 miliardi dell'Esm si è portata via i prestiti alle imprese e le imprese hanno ridotto gli investimenti: subito, nel 2009, del 18% ma ancora nel 2012 del 8,9 per cento. La redazione

IN ITALIA. (Termometro Europeo). Le previsioni per l'Italia indicano nel 2013 un calo del PIL dell’1,0%. Nel 2013 l’inflazione dovrebbe scendere al 2% rispetto al 3,3% del 2012. Si registrerà un aumento di un punto percentuale della disoccupazione, che passerà dal 10,6% del 2012 all’11,6% del 2013 (nel 2014 toccherà il 12%). Secondo le stime, il saldo di bilancio crescerà dello 0,7% nel 2013, mentre il disavanzo delle partite correnti passerà da -11,6% del 2012 a +9% nel 2013. Data la debolezza dell'attività economica negli ultimi mesi del 2012, l'anno corrente è partito dal basso e questo, combinato con un ritorno alla crescita più lento del previsto, proietta per il 2013, su base annua, un livello basso di crescita del PIL nell'UE, pari allo 0,1%, e una contrazione pari a 0,3% nella zona euro. Su base trimestrale l'evoluzione del PIL è leggermente più dinamica di quanto lascino supporre le cifre annuali: le proiezioni indicano per l'ultimo trimestre 2013 un PIL superiore dell’1,0% al livello raggiunto nel trimestre corrispondente del 2012 nell'UE e dello 0,7% nella zona euro.


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INCHIESTA-1.

PENDOLARE ROMANO Avete mai immaginato cosa voglia dire stare quattro giorni consecutivi al volante della vostra auto, peraltro senza muoversi di un centimetro? I clacson che risuonano, l’isteria collettiva monta, il tempo si consuma. In tre mosse è esattamente ciò che sopporta il pendolare a Roma. Annualmente vengono buttate all’aria 93 ore perché piantato nel traffico. Quattro ore in più del collega pendolare di Palermo che pure è la città italiana più congestionata d'Europa. A livello mondiale, anche più di Los Angeles, Sydney e Rio De Janeiro. E dunque, se Mosca è un vero incubo per chi si sposta sulle quattro ruote, al quinto posto nella classifica europea, dopo Istanbul, Varsavia, Marsiglia, si piazza proprio Palermo; il capoluogo siciliano ha un indice di congestione pari al 39 percento, ciò vuol dire che per percorrere un tratto di strada nelle ore di punta il povero pendolare impiega il 39% del tempo in più rispetto a quando non c'è traffico. Fanno 38 minuti di ritardo che si

accumulano inevitabilmente per ogni ora passata al volante. La triste realtà è che uno gira la chiave ed è già in ritardo di mezz'ora! Così i palermitani sprecano 89 ore all'anno, un po' meno dei romani solo perché le tratte percorse dai pendolari per arrivare nella capitale sono più lunghe. E pensare che nel 2011 andava pure peggio: Palermo era al quarto posto in Europa per congestione urbana ora è retrocessa di una posizione. Così come Roma è scesa dal terzo all'ottavo posto, Milano dal dodicesimo al ventesimo, Napoli dal sedicesimo al ventiduesimo. Una buona notizia? Si e no. A Milano per esempio l'introduzione della Ztl nell'area C ha convinto molti automobilisti (ex) a usare i mezzi pubblici. C’è da dire però che la riduzione delle auto in circolazione è causata anche dal fatto che ci sono meno soldi per la benzina. Il traffico è diminuito del 7% negli anni della crisi. Ma ancora sette pendolari su dieci non rinunciano alla macchina per andare in ufficio. Le ore buttate in coda sono il

prezzo da pagare. Che poi andare a passo di lumaca, alla lunga, non rappresenta solo un attentato al sistema nervoso dell'automobilista. I motori a scoppio bruciano molta più benzina e la combustione è peggiore, quindi le emissioni diventano più inquinanti. Bisognerebbe introdurre pedaggi per entrare nei centri storici (come a Milano ed a Londra ndr) e diminuire i costi del trasporto pubblico magari facendo finalmente le gare di affidamento. Tutti propositi che all'orecchio del pendolare romano, il più sfortunato, tartassato, infelice d'Italia ormai devono suonare come un chiacchiericcio senza senso. Il dato che più stupisce è proprio quel 76% di congestionamento che raggiunge la capitale nelle ore calde mattutine, tra manifestazioni a cadenza quotidiana e cantieri aperti in strada. E che di fatto non ha eguali nel nostro paese. Le vie consolari sono una lunga processione di auto che procedono a passo d'uomo: si sa quando si entra e non quando si esce.

INCHIESTA-2.

IL (SUO DI) DOMINUS Conseguita la laurea, presso le Università per gli Studi del nostro Paese, i giovani laureati in giurisprudenza non sono avvocati. Né, tantomeno, praticanti. Per raggiungere il traguardo dell’avvocatura il giovane (o meno…) neo laureato deve passare la trafila della pratica forense. Legalmente l’istituzione della stessa nasce con l’obiettivo di offrire ai neo laureati una piattaforma operativa funzionale per acquisire le varie competenze professionali. Per legge il praticante avvocato, sotto la guida di un avvocato d’esperienza (denominato Dominus ndr) deve esercitare l’attività professionale per 18 mesi, sotto forma di praticantato presso uno studio legale: i primi sei mesi non possono essere retribuiti, è la legge stessa che vuole siano gratis. Diversamente i restanti 12

andrebbero retribuiti. Il condizionale è d’obbligo perché troppo spesso questo compenso, nonostante sia dovuto, diventa un aspetto pressoché sconosciuto. O nella migliore delle ipotesi irrisorio. Recenti inchieste giornalistiche (su tutte quella della trasmissione “Presa Diretta” di Rai 3 nella puntata del 17 marzo 2013, ndr) hanno scoperto il Vaso di Pandora: troppo bassa la percentuale di laureati che supera l’esame per l’abilitazione alla professione (soltanto il 30%), troppo alta la percentuale dei praticanti sottopagati o non pagati. Sono tante le figure professionali in Italia alle quali viene associato il termine “casta”. Seguito dal seguente e ricorrente grido di libertà: liberalizzare (le professioni) e abolire (gli albi). Il rischio, per tanti ma non per tutti, è che conseguentemente il

merito possa trionfare sul nome. Nel mentre che questa speranza possa magari un giorno diventare realtà, ai giorni d’oggi ritroviamo galoppanti praticanti (su e giù per gli uffici dei vari Giudici di pace), con retribuzioni imbarazzanti (pranzi al ristorante, pieno carburante allo scooter, cash dai 150 ai 500 euro), ruoli da segreteria ed un monte ore di apertura-chiusura ufficio. Gli aspetti più nobili della pratica! E si perché la redazione de “il Barcarolo Magazine” ha raccolto anche molteplici testimonianze di praticanti addetti esclusivamente al caffè per i clienti doc o, ancora, a liquidare quelli che il dominus non gradiva ricevere, reperibilità H24, zero euro di guadagni per l’intera durata della pratica.


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MUSICA D’AUTORE.

CONTROCORRENTE Di sé diceva: “ero bello esagerato”. Franco Califano, “il Maestro” per i suoi fans, è stato autore di alcuni tra i più belli classici della canzone italiana. Un dolce paroliere, un interprete di successo. Eppure gli ultimi anni vissuti da “er Califfo” sono stati difficili: il fisico, cui aveva sempre chiesto molto, cominciava a mostrare delle crepe. Finì addirittura sui giornali perché aveva richiesto l’aiuto della Legge Bechelli (Fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità, i quali possono così usufruire di contributi vitalizi utili al loro sostentamento ndr). Eppure proprio mentre il declino iniziava a farsi largo furono le nuove generazioni (musicali e non) a riscoprirlo: Fiorello, i Tiromancino, Stefano Di Battista. E tanti vecchi e nuovi fans. Franco Califano è stato un fuoriclasse: un seduttore dal fascino maledetto e dall’ironia spontanea che dagli anni ’60 in poi, cominciando come attore di foto romanzi, si è lanciato in una vita vissuta pericolosamente. Ha firmato alcune dei più bei titoli della canzone italiana, come “Minuetto”, “La musica è finita”, “E la chiamano estate”, “Una ragione di più”, ha scritto per gli interpreti più prestigiosi, a cominciare da Mina, ha composto “Gente de borgata”. Ma se c’è un titolo che sintetizza la sua vita e la sua carriera è “Tutto il resto è noia”: un caso di scuola di brano che diventa un manifesto esistenziale. Oggi più che mai. (Franco Califano)

IDEE CREATIVE.

Il progetto è molto ambizioso: diventare leader in Italia nel settore del webmarketing legato alle imprese food ed agroalimentari. Ideato da Daniele Vinci, Comunikafood (http://www.comunikafood.it/) propone servizi altamente specializzati con il duplice obiettivo: da un lato aggregare imprese ed operatori web, dall’altro facilitare l’incontro tra domanda ed offerta. La forza lavoro è costituita da un gruppo di professionisti del web che, a vario titolo, si occupano di realizzare progetti online. E blogger che scrivono di argomenti legati all’imprenditorialità agricola e del settore food&wine. Offrendo un’informazione altamente specializzata. Comunikafood è quindi un luogo di (inter)connessione (tra mondo reale ed il web) realizzato da persone con la grande passione di scrivere di cibo e prodotti alimentari, capaci di stuzzicare la curiosità tanto dell’esperto di settore quanto del semplice appassionato. Al successo di Comunikafood è seguita la realizzazione di una piattaforma network rivolta alle aziende: http://aziendeprodottitipici.comunikafood.it. Si tratta di un’area nella quale le imprese del settore possono registrarsi gratuitamente e godere dei benefici che il sito, ottimamente posizionato sul web, offre. Non solo. Perché oltre al portale multi-autore ed alla piattaforma network è possibile acquistare anche la guida “Food Wine Web” sul sito http://foodwineweb.it/. E per il futuro prossimo? Daniele Vinci, in esclusiva a “il Barcarolo Magazine”, rivela che “il gruppo sta lavorando ad un progetto di motore di ricerca dedicato, del quale presto gli utenti avranno ulteriori informazioni”. Simone Roselli

Contatti: info@comunikafood.it

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Anno 1 - Numero 4