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L’ERRORE di Ilaria Mercurio

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ILARIA MERCURIO Liceo Artistico G. Terragni indirizzo audiovisivo e multimediale anno scolastico 2017 - 2018

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Dall’errore di imboccare una strada, allo smarrirla del tutto L’attentato che il 28 giugno 1914, vede coinvolto il principe d’Austria e la compagna Sophie, scatenarono una delle più grandi guerra che il mondo abbia mai subito. Nessuno avrebbe potuto prevederlo, forse qualcun altro evitarlo. Ci troviamo in un periodo in cui l’Europa sembra tranquilla, tanto da risultare quasi strano. A seguito delle tensioni per le crisi marocchine e per le guerre balcaniche, sembrava che l’aria di guerra si potesse non respirare per un po’. Il nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe, l’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono, divulgò la volontà di fare visita alla capitale della Bosnia-Erzegovina, Sarajevo. Si sapeva del carattere moderato di Francesco Ferdinando, quindi la questione non diede particolari preoccupazioni, se non per il fatto che si opponeva a qualsiasi tipo di annessione della Serbia perché la considerava un paese pieno di debiti e di incivili, ma soprattutto andava contro all’idea dell’annessione della Bosnia-Erzegovina. L’arciduca preferiva gli slavi agli ungheresi, infatti voleva arrivare a quella che si definisce trialismo, ponendo gli slavi del sud, gli jugoslavi, componente dell’unione imperiale. La visita a Sarajevo per l’arciduca era qualcosa di tranquillo e pacifico, ma altri non la vedevano nello stesso modo. Vi erano infatti nazionalisti

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serbi, facenti parte delle organizzazioni “i giovani bosniaci” e “la mano nera” il cui vero nome era Morte, che lottavano per la creazione di un impero: desideravano una Grande Serbia indipendente. Erano contro agli austriaci e ai politici serbi che seguivano troppo il governo imperiale. I giovani bosniaci puntavano a cacciare l’Austria dalla Bosnia-Erzegovina. Ideali manifestati in due giornali e dalle azioni di una struttura clandestina composta anche da ufficiali dell’esercito, fanatici propri di eroismo e con il culto del martirio. In queste associazioni interventiste vi era anche una particolare persona, un certo Gavrilo Princip, studente universitario ventenne che aveva il convinto ideale di servire alla causa in un solo modo, voleva attentare Francesco Ferdinando in visita. Nel momento in cui bisognava organizzarsi per come agire lo studente si trovava nella capitale Serba per degli esami. Si accordò dunque con componenti della Mano Nera che contribuì nel trasportare armi a Sarajevo, questa azione si rivelò semplice in quanto utilizzarono un tunnel, una rete di contatti che veniva utilizzato dai nazionalisti per fare Serbia – Bosnia. Ovviamente furono azioni a insaputa delle autorità sia austriache che serbe. Le azioni erano pronte già il 4 giugno, quindi l’organizzazione poteva essere perfezionata visto

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Uno della Mano Nera peò riuscì a lanciare una granata che mancò l’obiettivo principale, ma ferì degli ufficiali nell’auto che seguiva Francesco Ferdinando, la bomba rimbalzò contro lo sportello laterale. Finito l’incontro al municipio l’arciduca disse ironicamente “è così che ricevete gli ospiti? con le bombe?” L’arciduca che non aveva paura di ciò a cui era scampato, voleva dimostrare indifferenza per l’accaduto ma premura per i feriti, quindi richiese al suo autista di portarlo in ospedale per far visita ai colpiti. Le intenzioni dell’automobile che trasportava l’arciduca e la compagna erano quelle di ripercorrere la stessa strada con cui avevano attraversato la città in arrivo, l’inconveniente fu che l’autista, Franz Urban sbagliò strada: era già stato in visita a Sarajevo e credeva di potersela cavare autonomamente. L’arciduca irritato per il caldo e il traffico che lo avvolgevano, vestito con abiti troppo pesanti per la stagione, chiese all’autista di affrettarsi. Ecco allora la svolta sbagliata che condusse l’auto in un vicolo stretto, per il quale Urban dovette fermarsi per fare manovra e tornare sulla strada corretta. La sfortuna o il caso hanno voluto che proprio in quel momento, esattamente in quel punto, sul marciapiede di quella stessa strada ad osservare lo spostamento c’era Gavrilo Princip, il quale non

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che alla visita dell’arciduca mancavano ancora ventiquattro giorni. Il piano che volevano attuare era quello di organizzarsi in tre gruppi da due persone, essendo i volontari sei. Armati di pistole avrebbero colpito durante l’attraversamento della città del visitatore che era a bordo di una macchina scoperta, informazione ottenuta dall’annuncio ufficiale, anche perché simbolo di visita pacifica. All’epoca per un evento del genere, l’andare in giro in una macchina aperta era simbolo della presenza di uomini non troppo voluti, l’ammettere di non essere amati. Inoltre non furono poste neanche tante misure di sicurezza poiché il 27 l’arciduca già arrivato a Sarajevo, fece commissioni con la moglie ricevendo applausi dal popolo che incontrava. La giornata seguente, il 28 giugno 1914, per molti del popolo che occupava le strade di Sarajevo era una giornata di memorie solenni per i caduti nella battaglia di Kosovo del 1389, celebrazione della festa nazionale serba. Gli irredentisti quindi avevano aggravato la pesantezza della visita, intesa come un gesto di arroganza da parte dell’arciduca, che avrebbe potuto organizzare il tutto in un’altra data. Durante il corteo reale gli attentatori non portarono a termine il colpo, la comunità che si rivelò entusiasta non permise di individuare bene la posizione della macchina dell’austriaco.

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ci penso due volte: caricò il colpo e sparò due volte ai due passeggeri della vettura. Franz Urban uscì finalmente dal vicolo, riportò la vettura sulla strada principale e ora aveva un ulteriore motivo per recarsi il più in fretta possibile all’ospedale, nonostante i due coniugi morirono dissanguati durante la corsa in ospedale. Dopo questo colpo portato a termine nessuno si aspettava un altro spargimento di sangue in quantità molto maggiori. L’evento ovviamente fu una tragedia, ma non venne preso tanto in considerazione, soprattutto per quanto riguarda gli stati della gran bretagna, francia e il belgio. Nessuno diede peso all’attentato che fece poi esplodere il conflitto più grande di tutti i tempi, soprattutto per l’europa. L’austria-ungheria dichiarò guerra alla serbia e nel giro di pochi mesi la Russia ordinò la mobilitazione. Da qui un meccanismo a catena ha innescato la prima guerra mondiale: la Germania per esempio reagì alla Russia dichiarandole guerra, invase poi il territorio Belgio e Lussenburgo penetrando infine in Francia dopo aver dichiarato guerra anche a lei. La gran Bretagna intervenne dichiarando a sua volta guerra alla Germania, e l’austria-ungheria iniziò a difendersi contro la Russia. L’italia invece rimaneva in attesa, ma a differenza

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degli Stati Uniti che hanno atteso tre anni, lo stato italiano aspettò soltanto un anno prima di integrarsi nel conflitto. L’europa da questo momento quindi, aveva perso al strada, proprio come Urban, aveva imboccato la strada errata, lo sbaglio verso un conflitto mondiale.

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