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Ilaria Gasparroni


Curriculum Artistico Ilaria Gasparroni e-mail: gasparroniilaria@gmail.com Residente ad Alba Adriatica 64011 (TE) Indirizzo: via Ascolana 44 tell: 338/ 97 71 396 Nata a San Omero il 23/10/89 Ha frequentato il Liceo Scientifico Peano a Nereto Raggiunta la maturità scentifica nell’A-A 2008/2009 con 71/10o Nell’A-A 2009/10 si è iscritta all’Accademia di Belle Arti di Urbino con la quale partecipò a diversi eventi: -Partecipazione al Concorso di Peano dal tema: “Il Gusto e lo Stile”. Nell’A-A 2o10/11 partecipa alla Mostra : “ Segni della scultura” a Frontone con la “Performance 100#” - Giancarlo Lepore, Angela Sanna e Pino Mascia. Nell’A-A 2011/12; esperienza come assistente all’installazione della Mostra: “Bestie, Uomini e Dei” dello Scultore Michelangelo Galliani a Spoleto. Partecipa alla Mostra: “Premio internazionale di Scultura Edgardo Mannucci” ad Arcevia (AN) con le Sculture: “Silenzio (Omaggio a J.Cage-4’33)”, “Senza Ali” e “Visioni a Pezzi”. Partecipazione al concorso Press Award, per la realizzazione del premio per il giornalismo al giornalista americano Sebastian Rotella. Partecipa alla Mostra: “Open Spaces” con la Scultura “SENSUS” a Pesaro. Partecipa alla Mostra :”Random” dell’Accademia di Belle arti di Urbino presso Palazzo Ducale con la scultura “SENSUS”. Conseguitasi il Diploma all’Accademia di Belle Arti di Urbino nell’A-A 2012-2013 con 110 e Lode. Nell’A-A 2013/14; partecipa al Workshop con l’Accademia di Belle arti di Venezia nella residenza a Forte Marghera (VE). Partecipa alla Mostra: “Random” dell’Accademia di Belle arti di Urbino presso Palazzo Ducale con la scultura: “Untitled”. Partecipa al Workshop: “Inmpressioni”-Contaminazioni e differenze.(Scultura e Incisione) con l’Accademia di Belle arti di Urbino.


SENZA ALI 2010 Materiali: rete metallica, carta di libri, filo di ferro e spinato. Misure: diametro sfera 60 cm. La scultura delinea il concetto della “Parola” soffocata all’interno della società. La routine, i problemi di ogni giorno, le ansie inglobano il pensiero dell’Uomo e lo opprimono tanto da non riuscire più ad esprimere se stesso. Infatti le farfalle, simboleggiano la parola, leggera e libera che viene chiusa all’interno di una sfera, circondata da del filo spinato, simbolo della società opprimente. Per la realizzazzione del lavoro si è utilizzato uno stampo sferico di media dimensione, all’interno è stata posta una rete metallica, in modo da ricrearne la forma convessa della sfera; la struttura successivamente è stata unita da del filo di ferro.

Infine, si è inserito all’interno della sfera capovolta dei fili di ferro, come base di sostegno delle farfalle realizzate in origami di carta, con sopra stampate frasi, pensieri e poesie. Inoltre si è realizzata la seconda sfera, con lo stesso procedimento; le due parti sono state chiuse con l’utilizzo del filo spinato.


NOCI 2011-2012 Materiale: Bronzo Misure: variabili.

Il progetto nasce dal tema dei “nove semi del cambiamento”. Infatti tutto muta, si trasforma, nasce e svanisce davanti ai nostri occhi. È una condizione immodificabile della natura. Sapersi confrontare con il cambiamento, saperlo cavalcare, gestire o addirittura provocare significa evolvere, crescere, migliorare. Una vita felice e appagante è una vita che cambia e si sviluppa.Inoltre il numero nove è il numero della generazione e della reincarnazione ed indica anche il periodo della gestazione. Inoltre la noce è il frutto dell’albero, simboleggia il seme della vita e contiene in se la continua trasformazione dell’essere e della mente.


SILENZIO (omaggio a J.Cage-4’33) 2011-2012

Materiali: gesso, bucchero, cera, alluminio, fogli plastificati per il sottovuoto e filo da pesca, Misure: variabili. Tramite le ralazioni e associazioni della sensibilità uditiva, si è cercato di definire l’ambiente e il passaggio sonoro, connotato dalla presenza di toniche e segnali o impronte sonore. Le toniche, sono suoni che in una società vengono percepiti con continuità; i segnali sono suoni in primo piano che vengono percepiti consapevolmente; le impronte sonore, sono suoni comunitari, unici e peculiari che gli abitanti di una comunità percepiscono in modo particolare. Tramite queste ricerche si è realizzata una installazione come forma di omaggio all’opera di J. Cage 4’33 di silenzio. Secondo Cage, 4’33” non è per nulla un’opera silenziosa, in quanto il vero centro di attenzione dovrebbero essere i rumori casuali che si sentono durante il silenzio dei musicisti, al pari di quelli dati dalla caduta di un oggetto, dal ronzio di un insetto o dal respirare degli spettatori. La durata particolare della composizione, invece, è probabilmente un riferimento allo zero assoluto. Il progetto dell’installazione si muove sul significato dell’opera di Cage, realizzando otto tipologie diverse di orecchie in materiali come: gesso, bucchero, cera e alluminio racchiuse

in maniera casuale all’interno di diversi fogli plastificati per il sottovuoto, in modo da mettere in evidenza il “suono” chiuso e fermato all’interno di un’involucro che elimina l’aria e conserva a lungo il “silenzio”. Inseguito l’installazione è stata riproposta all’interno del padiglione della mostra ad Arcevia (AN) per il premio Internazionale di Scultura di Edgardo Mannucci il 26 Maggio 2012.


SENSUS 2011-2012 Materiali: Marmo “Rosa Portogallo”, tappi di sughero, spezie, lastre di ferro naturale. Misure: Marmo 120x40x20 cm, Base in ferro 140x60x40 cm. E’ sorprendente quante sono le cose che non si notano e la ragione per cui non preoccupano più di tanto o restano imperturbabili, a volte impeccabili. Sono messe da parte e non vengono più percepite, si è inclini a ritenere poco importante il vero compito del Nostro stare al mondo, aprire di più gli occhi, le orecchie, quasi tutti i pori del corpo e sostanzialmente avere un’esistenza più ricca, probabilmente più sensata. Esercitando i sensi (osservando, toccando, gustando, ascoltando e annusando) si è liberi di interpretare tutto ciò che si ha attorno. Il processo scultoreo diventa il punto d’incontro tra l’uomo e la propria percezione, dove ci si rende conto che il vero dono della propria “materia” è di permettersi di essere qualcosa in più della materia stessa. Il progetto Artistico si sviluppa mediante l’interazione tra l’opera e il fruitore. Il marmo, rosa portogallo, che prende il nome dalla zona di estrazione, è venato a grana media (con prevalente composizione di CARBONATO DI CALCIO [CaCo3]) ha una buona malleabilità; durante le fasi di lavoro si deve fare attenzione all’andatura delle venature, perché sono la parte della pietra più “friabile” e a rischio di eventuali rotture. L’opera si sviluppa in orizzontale; il parallelepipedo in marmo è composto da di-

versi elementi che richiamano un particolare “senso”; l’olfatto si rintraccia nelle cinque fessure poste nella parte centrale, chiuse con cinque tappi in sughero torniti, dove ci sono le spezie come: lavanda, chiodi di garofano, origano, noce moscata e vaniglia. Il tatto e il gusto si evidenziano nella parte esterna verso sinistra dove sono state scolpite due aperture nella pietra: una sferica e l’altra rettangolare; nella prima è deposta l’acqua nelle seconde vari semi e spezie. Nella parte destra, tramite una successione di linee intagliate che, con l’utilizzo di un particolare strumento di legno che si percuote sulla pietra emette un suono, si mette in evidenza l’udito. Nell’altra parte del parallelepipedo è stato inciso l’alfabeto Braille, che viene letto in successione da sinistra verso destra.


SENZA TITOLO 2012-2013

Materiali: stoffa di lino, filo nero e aghi (di misure diverse per un totale di 64). Misure: 1.60x90x0.01 cm.

L’arte tende a rivalutare e a considerare con spirito diverso un mezzo espressivo, il ricamo, che viene di solito classificato fra le attività artigianali o meramente decorative e solo di rado assume dignità di “arte maggiore”. Il “momento poetico” viene, così, imprigionato e cucito in uno spazio misterioso, quello del telo di lino, dove questi segni scuri, dati da delle cuciture di fili intrecciati in maniera sommaria compongono una frase tratta dal pensiero dello storico francese Michel de Certau. Lo storico definisce uno spazio, visto come il luogo dove la “parola” di ogni individuo viene affermata ma al contempo si disperde; quindi deve essere afferrata e imprigionata in modo da non perderla, ciò si rintraccia nelle cuciture, dove ogni singola parola diviene una parte del telo. Ma ogni parola essendo volatile, si disperde e questo si evidenzia in lunghi fili che scendono sia dalle lettere che da alcune parti del tessuto. Ogni filo a sua volta ha nella parte estrema un ago ciò sta a simboleggiare il “mezzo” con il quale esse prendono vita. Inoltre si è voluto mettere in evidenza un altro fattore, quello dell’opinione prevalente che l’artista, se ha qualcosa da dire, lo debba esprimere attraverso la sua opera. In questo caso l’opera, evidenzia un oggetto artistico costruito come “linguaggio” poetico e

manuale; gli spazi e i tempi, i pieni e i vuoti, le parole e le pause alternate sono guidate da questi fili che ci conducono ad un nuovo rapporto con l’altro e con la parola dell’altro.


UNTITLED 2012-2013 Materiali: Due cerchi di vetro(diametro 9cm), due cerchi specchio(diametro 9cm), legno: acero, wengè e noce. Misure: 126x26x20 cm “ET QUID AMABO NISI QUOD RERUM ENIGMA EST ?” ( E CHE COSA AMERO’ SE NO L’ENIGMA DELLE COSE?) La domanda enigmatica di Friedrich Nietzsche (filosofo Tedesco del Novecento) si pone di fronte a “Noi” in modo da interrogarci sul perchè esiste la realtà, anzichè non esistere? Essa nasce dal “risveglio” rispetto alla routine quotidiana; quindi se si osservano le cose con attenzione nulla sembra essere indifferente. L’intero lavoro si articola su questa forma di interrogazione di Nietzsche dove, la grafia (epigrafi tombali) sia in latino che in italiano è incisa in maniera speculare sul vetro; l’osservatore per leggere ambedue le scritture le osserva su uno specchio doppio, posto in verticale nel centro di un cubo, su quest’ultimo sono posti in orizzontale ambedue i vetri incisi. Inoltre l’opera è composta da un piedistallo in legno

e da un cubo anch’esso del medesimo materiale. Il progetto nasce dal bisogno di osservare il riflesso di quella che è la “nostra” realtà e cercare di rispondere (personalmente) all’enigma delle cose che ognuno vive! Il titolo: “Untitled” della scultura è una forma di tributo al filosofo Friedrich Nietzsche; scegliendo di non dare un titolo al lavoro si è riattualizzato il pensiero del filosofo, come se la frase incisa, fosse stata appena proferita.


“UN LAVORO DEL CAVOLO!” 2012-2013 Materiali: Pietra rossa e legno in wengè. Misure: Pietra 30x30x16 cm, Parallelepipedo in legno 70x40x30 cm. La scultura nasce dal Tema:”NUTRIMENTUM” -L’Arte che alimenta l’Uomo. Tramite un’analisi accurata della forma del cavolfiore, si è cercato di decontestualizzarlo dal suo contesto, che comunemente viene inserito. Ribaltato e schiacciato su di un piano, inoltre si è cercato di mettere in evidenza la successione concentrica delle foglie l’una di seguito all’altra, creando una nuova forma estetica! Per la realizzazione del lavoro, si è eseguito un calco del cavolfiore in Resina Atossica, in modo da avere il positvo dell’ortaggio come riferimento che poi verrà riportato sulla pietra, essendo una copia dal vero!


“DIGNITA’ E PERSEVERANZA” 2013-2014 Materiali: legno di castagno, marmo di Carrara e magnolia secca. Misure: 60x80x6 cm La Scultura: “Dignità e Perseveranza” nasce da una relazione stretta tra le tecniche di laboratorio tradizionali del marmo e la proggettazione all’interno dello spazio. L’obbiettivo è quello di trovare un “equilibrio” tra il lavoro scolpito e l’oggetto naturale, realizzando così una bilancia in legno di castagno. Il progetto si sviluppa partendo dall’osservazione dei due oggetti instabili, da un lato il viso in marmo e dall’altro la magniolia secca, entrambi oggetti che hanno peso e dimensioni diverse, ma che insieme hanno la capacità di trovare un punto di equilibrio nel tempo! Il progetto si delinea in seguito a delle richerche, in particolare sul culto dei Morti in Egitto: “I faraoni, per passare nell’Aldilà, dovevano però affrontare un grande ostacolo; dovevano affrontare il Tribunale di Osiride. Qui, il Dio dei morti stabiliva se il faraone era del tutto innocente o se aveva commesso qualche errore durante la sua vita terrena. Nel tribunale, secondo gli antichi Egizi, si trovava una grossa bilancia che avrebbe aiutato Osiride a giudicare il faraone. L’esecuzione avveniva in presenza di tutti gli dei, e vi prendevano parte diretta-

mente, oltre che Osiride, anche Anubi, Toth e Maat. Per prima cosa, una piuma di Maat veniva posta su un piatto della bilancia. Sull’altro, Anubi metteva il cuore del faraone. A questo punto si stava a vedere ciò che accadeva: se il cuore pesava di meno, l’anima era pura ed il faraone passava nell’Aldilà; se invece il cuore pesava di più, il faraone non era innocente e veniva dato in pasto ad un mostro dalla testa di coccodrillo, la criniera di leone, metà corpo da leopardo e metà da ippopotamo. Durante l’esecuzione, il Dio Toth annotava tutto”. Il titolo, inoltre si riferisce anche ad una teoria di equilibrio che riguarda il modello della Società Umana.


“SENZA TITOLO #97” 2013-2014 Materiali: legno di castagno, bronzo e specchio. Misure: 1.20x30x30 cm. La scultura è stata progettata secondo il principio dell’antropomorfismo,ossia l’attribuzione di senbianze fisiche umane, di caratteri personali, di comportamenti morali a fenomeni naturali, ad animali e a divinità. Il lavoro si basa in particolare sul pensiero del saggista Roland Barthes. Egli, infatti, suggerisce in “vivere insieme”, l’idea che l’immagine della civiltà umana è incarnata nella forma geometrica del rettangolo. L’intero progetto si muove e prende forma secondo la forma del rettangolo, sia nella parte dei listelli in legno che nello specchio affisso nella parte superiore. Da un lato dei listelli c’è lo specchio dall’altro lato c’è metà viso in bronzo di un anziano; infatti la metà del viso serve a far specchiare il fruitore e di conseguenza noterà la diversità dei caratteri somatici e così noterà la contrapposizione tra la giovinezza e la vecchiaia!


“SENZA TITOLO” 2013-2014 Materiali: telaio rotondo, tessuto: cencio della nonna e filo. Misure: variabili. L’intero progetto nasce dall’incontro tra la “parola scritta” e il ricamo. La frase ricamata si articola nello spazio e ogni fine parola viene unita con un filo all’inizio della parola successiva seguendo un andamento orizzontale; il fruitore riesce a capire il significato della frase solo seguendo l’andamento del filo. Inoltre essendo il ricamo un mezzo espressivo facilmente riconoscibile,l’osservatore riesce a comprendere e ad analizzare meglio il contenuto della frase.Inoltre ogni parola si solidifica all’interno di un tessuto quasi trasparente in modo da far sembrare ogni “la parola” volatile nell’aria!


“IL SEME DELLA VITA” 2013-2014 Materiali: legno di castagno, perle di fiume, campana di vetro,. Misure: tavolo in legno: 23x28x7 cm; campana di vetro diametro 20 cm; baccelli grandezza naturae. Credo che l’artista non abita lo spazio ma il tempo, non si rivolge tanto a quella certa opera che si trova a realizzare in quel certo momento e in quel dato luogo, ma in senso più generale all’opera in quanto tale, a quella dimensione “altra” che lo distanzia dalle cose ma lo avvicina sempre più alla ricerca dell’identità, non sua ma del ruolo. É l’opera, non l’autore, a prendere via via senso e significato sulla sua opera, perché è l’opera (non sua) a essere immobile e inafferrabile; sospesa nel tempo! Il progetto nasce da una stretta relazione tra la forma e il concetto. Esaminando la “Teoria della forma e della figurazione” di Paul Klee e in particolare: la “Formazione come Processo”, si è cercato di realizzare una “nuova” forma naturale come quella del baccello di fagiolo, simbolo del “seme della vita”. I semi racchiudono il mistero della vita, è lo stesso principio che identifica tutti gli esseri viventi che lo trasmettono, veicolano, fanno circolare e perpetuare la specie di appartenenza. Infatti il semplice seme è qualcosa di perfetto, che suscita stupore! Come spiegarlo? Solo la scienza? No! La realtà delle cose non è possibile che finisca dove arriva il nostro sguardo... al di là della scienza non può esserci solo il caso! Al di là delle nostre conoscenze, il mondo diventa allora segno di una realtà invisibile, organizzatrice e sempre presente. Ecco che lo stupore diventa “apertura”,il seme che nasce da sé diventa segno di quella“realtà”.Il baccello di fagiolo è una forma che racchiude al suo interno una realtà (il seme); si è cercato di decontestualizzare

la forma naturale dal suo contestoche comunemente viene inserito, realizzando baccelli di fagiolo, a grandezza naturale, ma con una nuova valenza estetica. Il NUTRIMENTO dell’Era Moderna è il progresso“non sostenibile” e il fare soldi e successo senza tener più conto delle persone e dei loro bisogni (il nutrimento è l’immagine “a tutti i costi”). Partendo da questo pensiero, la forma naturale é stata realizzata in materiali ricercati come l’ottone (definito similare all’oro nei metalli) e l’alluminio; al loro interno al posto dei semi sono applicate delle perle di fiume in modo da portare l’immagine naturale ad assumere il “senso di valore”.I baccelli, infine, sono inseriti all’interno dello spazio dentro ad una campana di vetro, simbolo di chiusura e protezione dal mondo, posta al di sopra di un tavolino; un tavolo-racconto, atto a svolgere le sue normali funzioni di appoggio ed al tempo stesso pensato per contenere dei piccoli oggetti, che si rivelano agenti “promotori”di micro-eventi preziosi.


“LAVORARE STANCA” 2013-2014 Materiali: tondini di ferro, tessuto di lino, imbottitura sintetica, filo. Misure: letto in tondini di ferro: 1.20x80x40 cm, materasso ed imbottitura: 80x40x6 cm. Il lavoro nasce come forma di omaggio a Cesare Pavese, in particolare ad una raccolta di Poesie: “Lavorare Stanca”. Il progetto si sviluppa mettendo in relazione il passo descritto dall’autore con lo spazio; realizzando, così un letto sottile e con misure sproporzionate. Il letto è realizzato in tondini di ferro, saldati l’uno con l’altro in modo da crearne la struttura, leggera. Al di sopra viene posto un materasso anch’esso di misure sproporzionate rispetto al normale; realizzato con un tessuto di lino e al di sopra è stata ricamata la frase “Lavorare stanca”.


Poesia:

Lavorare stanca Traversare una strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo e non scappa di casa. Ci sono d’estate pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge per un viale d’inutili piante, si ferma. Val la pena esser solo, per essere sempre più solo? Solamente girarle, le piazze e le strade sono vuote. Bisogna fermare una donna e parlarle e deciderla a vivere insieme. Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi e racconta i progetti di tutta la vita. Non è certo attendendo nella piazza deserta che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade si sofferma ogni tanto. Se fossero in due, anche andando per strada, la casa sarebbe dove c’è quella donna e varrebbe la pena. Nella notte la piazza ritorna deserta e quest’uomo, che passa, non vede le case tra le inutili luci, non leva più gli occhi: sente solo il selciato, che han fatto altri uomini dalle mani indurite, come sono le sue. Non è giusto restare sulla piazza deserta. Ci sarà certamente quella donna per strada che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.


“NOCCIOLO/2” 2014 Materiali: marmo bianco di Carrara e marmo nero Marquinia. Misure: 150x30x5 cm. La scultura esprime il tema “del costante venire a patti con la dualità”. Il bianco e il nero, il pieno e il vuoto e il positivo e negativo sono i punti di riferimento dell’intero progetto. Un nocciolo di pesco a tutto tondo realizzato in marmo bianco di Carrara è inserito al di sopra di una lastra di marmo nero Marquinia dove è incisa la sua parte in negativo, la sua ombra. Inoltre il lavoro “Nocciolo/2” esprime la necessità dell’uomo contemporaneo di arrivare al “nocciolo della situazione” e alla consapevolezza della vita e della morte, del mondo presente e dell’aldilà, del bene e del male, della mente e della materia e di tutti gli altri concetti nati dalle opposizioni per la visone del mondo.


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