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Tra Mito e RealtĂ  ODISSEA: un viaggio verso la co

noscenza


Politecnico di Milano | Facolt Ă  del Design | AA 2007.08 | Cor so di LM in Design degli Intern i | Laboratorio di Allestimento | Docenti_F Origoni_M Galbia ti | Studenti_Cristina De Martin o_Ilaria Defilippo_Simona Gal lidoro_Gabriele Lombardi


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Al punto numero 1 si può notare l’ ubicazione strategica di La Spezia nel mediterraneo. Al pun-

to numero 2 il posizionamento lungo le coste italiane e al punto numero 3 e 4 la sua collocazione

protetta all’interno del golfo.

Localizzazione

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Ai punti 5, 6, 7 e 8 si può notare l’arsenale militare che occupa una consistente area nel golfo.

Localizzazione

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Arsenale Militare

C

B

Ai punti 5, 6, 7 e 8 si può notare l’arsenale militare che occupa una consistente area nel golfo.

A

Il tema del laboratorio è stato quello della riqualificazione dell’Arsenale Militare di La Spezia, attraverso la progettazione di una mostra sul tema del mare. La mostra, intitolata “Terre unite dal mare” si pone per la sua durata di circa due mesi come obiettivo quello di sottolineare l’importanza del luogo di intevento, cioè un luogo militare, sempre rimasto chiuso all’esterno, che deve essere considerato un luogo di incontro e non bellico e di offesa. L’allestimento non deve essere di tipo didattico, ma un racconto sul duplice aspetto di fascino e paura del mare e di tutti quei temi strettamente collegati ad esso. L’intervento progettuale si divide in tre parti: _Intervento nella città, una serie di installazioni in punti strategici della città, che hanno lo scopo di portare nella città degli elementi interni all’Arsenale e di invitare gli abitanti del luogo e non ad entrare nell’Arsenale. Portare fisicamente all’interno della città degli elementi visibili e rappresentativi. _Allestimento esterno, un’installazione coperta ma all’esterno nell’arsenale, con la funzione specifica di introduzione alla mostra. _Interno museale, allestimento della mostra vera e propria all’interno del capannone di intervento.

Area d’Intervento

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Il rapporto uomo mare

Il mito

Il mare è sempre stato un elemento essenziale per la vita dell’uomo. Tuttavia questo stretto rapporto è stato caratterizzato nel tempo dalla forte paura che l’uomo ha nutrito verso questa grande distesa blu. per molto tempo gli insediamenti umani sono stati distanti dal mare, per paura. L’uomo risulta però anche fortemente attratto dal mare. A dimostrazione di questa ambivalenza di sensazioni ci sono i miti del mare e le leggende che narrano del rapporto dell’uomo col mare. Per secolo si è scritto e raccontato di mostri marini, creature fantastiche che popolano gli abissi. Questi mostri e animali fantastici spesso hanno essi stessi un valore ambivalente: di protezione nei confronti dei marinai o una connotazione negativa e ditruttiva. Ne sono esempi Poseidone, il dio del mare, che protegge la navigazione o la ostacola in tutti i modi scatenando tempeste se contrario al comportamento dei naviganti. Lo stesso vale per le sirene: da un lato ammaliano l’uomo, dall’altro il loro canto conduce alla morte.

Mito dal greco mythos ‘parola, discorso, racconto’ 1. racconto delle gesta di dei ed eroi leggendari con cui si spiegano simbolicamente le origini del mondo, dell’umanità, di un popolo, di istituti sociali, di valori culturali, oppure la scoperta di arti e tecniche. 2. (filos.) forma di pensiero distinta dal pensiero logico o scientifico, intesa come discorso che non richiede argomentazione razionale (in contrapposizione al logos). 3. nel linguaggio corrente, im-

magine o leggenda fascinosa creatasi intorno a un personaggio, un fatto, una situazione; la persona o il fatto, la situazione stessa che ne sono oggetto. Il metodo mitico fa ordine nel caos e riveste di un senso la futilità e l’anarchia che regnano nella storia. Esso “espleta una funzione chiarificatrice, è educazione e cultura, perché estrae elementi essenziali dal groviglio dell’informe […], tende all’essenziale […], conferisce tipicità, ed è chiarificatore.” A. Seppilli

disegno raffigurante una figura della mitologia greca

Il mito del mare

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Mito del mare rapporto uom o/mare

Scelta del tema

paura/fascin o

S ir ene

ammaliano uccidono

Poseidon e

protegge uccid e

Sc illa e Ca ri ddi miti presenti nella

Odissea

Odissea = metafora dell’uomo che supera le paure con la conoscenza

la mostra

smonta il mito

percorso verso la conoscenza

le Colonne d’Ercole

proseguo > incertezza ma conoscenz metafora del limite dello scibile umano

a

bivio mi fermo > la scelta più facile

?

Nell’analisi condotta per giungere alla formulazione e alla scelta di un tema per il nostro allestimento siamo partiti dall’analisi del rapporto tra l’uomo e il mare e ciò che comporta nella nascita dei miti del mare. Ne abbiamo già menzionato l’ambivalenza. L’uomo prova paura per il mare, ma questa paura è accompagata dall’estremo fascino e dall’enorme attrattiva che quest’ultimo gli suscita. I principali miti sui quali ci siamo focalizzati per l’allestimento sono stati: le Sirene, Poseidone e Scilla e Cariddi, tutti miti tipicamente mediterranei. Tutti questi miti posseggono l’ambivalenza di cui precedentemente si è detto. Abbiamo notato che questi miti posseggono un filo conduttore: sono quelli incontrati da Ulisse nel suo viaggio. Si è deciso di prendere l’Odissea e il viaggio di Ulisse come emblemi del viaggio dell’uomo verso la conoscenza, viaggio in cui supera con la sapienza le sue paure. Obiettivo della mostra è diventato quello di svelare la realtà sui miti, per esorcizzarne la paura. Il percorso si conclude con le Colonne d’Ercole, il bivio: vado avanti con la conoscenza o mi fermo?

mappa concettuale

Il tema

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La metafora della conoscenza Attraverso il lungo viaggio di Ulisse verso Itaca, verso la patria, attraverso le sue peregrinazioni, in un mare di insidie, la cultura dell’Occidente ha elaborato uno dei suoi miti più significativi. L’Odissea è un patrimonio non solo della letteratura, della mitologia greca e della cultura classica occidentale ma anche della storia del Mediterraneo, dei suoi

Antoine Coysevox, Neptune, 1705, Museo del Louvre, Parigi

popoli e delle sue culture: il poema affonda le sue radici in antichissimi racconti di avventure marinare. E’ il mare lo spazio aperto delle avventure di Ulisse. “Grande specchio della mia disperazione” dice Baudelaire. Dal mare vengono tutti i pericoli, ma anche tutte le possibilità di conoscenza. Il mare, il terribile e meraviglioso Mediterraneo in-

sidia la vita, ma al tempo stesso la rimette in gioco. Il mare rimescola le carte della vita, le confonde, ma consente anche nuove e ricche combinazioni. L’odissea, il mito del mare per eccellenza.

Accecamento di Polifemo

Head Odysseus, Sperlonga

L’Odissea

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Il dio vendicativo

Poseidone, il dio che regna sul mare, è uno degli Olimpici, figlio di Crono e Rea. Secondo le tradizioni, è ritenuto ora il fratello maggiore ora il minore di Zeus. […] Fin dal tempo dell’Iliade, Poseidone ha la sua parte di potere sul Mare, come Ade regna sugli Inferi e Zeus sul Cielo e la Terra. Può non soltanto comandare i flutti, ma provocare temporali, far tremare gli scogli delle coste con un colpo di tridente e far scaturire sorgenti. La sua potenza sembra ben estendersi non soltanto al mare, ma alle acque correnti e ai laghi. Invece, i fiumi hanno loro proprie divinità. I suoi rapporti con Zeus sono sempre amichevoli. […] Allorchè i mortali si furono organizzati in città, gli dei decisero di scegliere ciascuno una o più città dove sarebbero stati particolarmente onorati. Ora, accade che due o tre divinità scegliessero la stessa città, e ciò fra di loro provocò conflitti. […] Le sue dispute più celebri furono a proposito di Atene e di Argo. […] Poseidone possedeva tuttavia in proprio un’isola meravigliosa, l’Atlantide. Poseidone passava per aver avuto numerosi amori, tutti fecondi. Ma, mentre i figli di Zeus erano eroi benefici, il più spesso i figli di Poseidone, come quelli di Ares, erano giganti malefici e violenti. Per esempio, da Toosa egli generò il ciclope Polifemo […]

Poseidone era lo sposo di Anfitrite, una delle nereidi, dalla quale aveva avuto un figlio, Tritone. Il suo palazzo era collocato in fondo al mare, ad Ege, presso l’isola di Eubea, dove egli risiedeva con i mostri marini che costituivano il suo corteggio, e dove custodiva i famosi cavalli con criniera d’oro e zoccoli di bronzo. Egli è profondamene legato al cavallo: nella disputa che lo contrappose ad Athena per il possesso dell’Attica è ricordato come creatore del cavallo, che fu il suo dono per gli uomini. Sua sposa fu Anfitrite, dalla quale ebbe tre figli, Tritone, Rode e Bentesicima; ma molti suoi amori sono ricordati e molti figli, tra cui Polifemo, il capro dal vello d’oro, ed il cavallo Pegaso, frutto dell’unione con Medusa. Suo attributo principale è il tridente, che ricevette in dono dai Telchini, abitanti dell’isola di Rodi. Nei poemi omerici Poseidone è irriducibile nemico di Troia: infatti egli, in epoca remota, aveva dovuto costruire, per punizione, le mura della città, in cambio di un compenso che, a lavoro ultimato, Laomedonte, re della città, gli rifiutò; colto da incontenibile furore il dio inviò allora un mostro marino che devastò la regione e stava per divorare Esione, figlia del re, salvata da Eracle, e ne divenne nemico eterno. Nettuno, dio italico delle acque,

dai Romani considerato dio del mare ed assimilato al greco Poseidone. Si raffigurava Poseidone armato del tridente, che è l’arma per eccellenza dei pescatori di tonno […] e portato su un carro trascinato da animali mostruosi, metà uomini e metà serpenti. Questo carro era circondato da pesci, da delfini, da creature marine di ogni specie, e anche da Nereidi e geni diversi. FILMOGRAFIA _Ulisse, 1954, regia di Mario Camerini _L’Odissea, 1968, sceneggiato RAI _L’Odissea, 1997 _La tempesta perfetta di W. Petersen, 2000 LETTERATURA _Iliade, Omero _Odissea, Omero

In senso orario: Joseph Mallord William Turner, Il molo di Calais.; Giambologna, bozzetto del Nettuno; Cavallo attribuito a Leonardo, Palermo.

Ricerca Poseidone

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Etimologia

Lo stesso nome Seirenes non ha una etimologia sicura: può connettersi con seirà, (catena, laccio), o col verbo seirazein (legare con una corda), ambedue con un possibile riferimento alla qualità di incantatrici o maghe. Ma può anche essere fatto risalire a seirios (bruciante, da cui anche Sirio, l’astro della canicola) per

Capitello con sirena bifida

alludere ai pericoli dell’ora MERIDIANA, quando il mare in bonaccia sotto il sole implacabile può essere più infido di quello in tempesta. Analogamente, collegandolo al periodo delle grandi calure, quando tutto si dissecca, possiamo pensare ad un’altra variante del verbo seirazein, che significa “prosciugare”.

Ma sono stati proposti anche legami etimologici con l’ebraico sir, canto, e col radicale sanscrito sr, fluido in movimento. tosto recenti (inizio ‘900) nel Mar del Nord, nell’Oceano Artico e nell’Oceano Atlantico.Ci sono stati anche vari avvistamenti nell’Oceano Indiano e nel lontano Oceano Pacifico.

Tela di Klinger, gli amanti

Avvistamenti

Origine

Le due epopee greche

Le Sirene sembrano esseri facili da incontrare. Per alcuni secoli, infatti, forse per sull’onda dei viaggi e delle scoperte di nuovi mondi, le apparizioni di Sirene furono all’ordine del giorno. Le vide Alessandro il Grande dopo la vittoria su Dario. Le vide Teodoro Gaza, Cristoforo Colombo di ritorno dalle Americhe (e sembra che già prima le avesse incontrate in Guinea). E ognuno di loro, a proprio modo, le raccontò. Nei mari europei, le sirene sono state avvistate dall’antichità fino ad inizio ‘900 nel Mar del Nord, nell’Oceano Artico e nell’Oceano Atlantico.Ci sono stati anche vari avvistamenti nell’Oceano Indiano e nel lontano Oceano Pacifico.

Secondo alcuni miti greci, esse erano figlie di Acheloo e Mnemosine, o Calliope, o Tersicore. Secondo altri, furono generate da tre gocce di sangue perse da Acheloo durante un combattimento. Le Sirene sono menzionate per la prima volta da Omero. Nel poema sono due mentre altri autori posteriori ne ricordano quattro: Telete, Redne, Molpe e Telsiope, oppure tre: Pisinoe, Aglaope e Telsiope, conosciute anche coi nomi di Partenope, Leucosia e Ligia. Con il loro canto affascinavano i marinai che erano indotti a schiantarsi sugli scogli dell’isola dove vivevano (identificata con gli scogli di Li Galli, poco a sud della penisola sorrentina).

Solo nel Poema e nelle Argonautiche lo scoglio delle sirene viene oltrepassato. Nell’Odissea (XII) Ulisse, partito dall’isola di Circe, per sottrarsi alla seduzione perfida delle Sirene, contro le quali era stato messo in guardia dalla maga, si era fatto legare all’albero maestro della nave dai suoi marinai, ai quali aveva preso la precauzione di otturare le orecchie con la cera. Aveva potuto cosi ascoltare il letale canto delle Sirene senza pericolo, ed aveva potuto conoscere le loro irresistibili armi seduttive, basate sull’intelletto, sulle lusinghe di una conoscenza senza limiti, che il loro canto offriva. Meno conosciuto è l’episodio narrato da Apollonio Rodio ne Le Argonautiche (IV, vv 89l-92l). Dopo aver conquistato il Vello d’oro, Giasone e gli Argonauti, dopo numerosissime avventure, e dopo aver toccato anch’essi l’isola di Circe, giungono al Mare delle Sirene, di fronte al cui canto resterebbero inermi se Orfeo, il mitico cantore, imbarcato proprio con questo scopo, non suonasse ancora più dolcemente di loro, e non impedisse così che tutti i marinai si gettino in mare per raggiungerle. Secondo alcune versioni, dopo questo smacco le Sirene si gettano dalla loro rupe uccidendosi.

Ricerca Sirene

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Cariddi

Sin dai tempi più remoti, lo stretto di Messina è sempre stato un luogo ricco di suggestione e di fascino che ha contribuito significativamente a creare i tanti miti ad esso connesso. La navigazione dello Stretto, infatti, ebbe nell’antichità una bruttissima fama e realmente presenta notevoli difficoltà, specialmente per le correnti rapide ed irregolari. Anche i venti vi spirano violenti e talora in conflitto tra loro. A volte, le correnti raggiungono una velocità di 9 Km. all’ora e scontrandosi danno luogo a enormi vortici che sicuramente terrorizzavano i naviganti. I più noti sono quello che gli antichi chiamarono Cariddi (colei che risucchia), che si forma davanti alla spiaggia del Faro e l’altro Scilla (colei che dilania), che si forma sulla costa calabrese da Alta Fiumara a Punto Pizzo. Questi due vortici famosi derivano dall’urto delle acque contro Punta Peloro e Punta Torre Cavallo. Cariddi è accompagnato talvolta da un rimescolarsi delle acque così violente da mettere in pericolo le piccole imbarcazioni. Tra le leggende più belle appartenenti al patrimonio culturale dell’antica Messina, la più nota è, senza dubbio, la leggenda che ricorda l’esistenza del mostro Cariddi, mitica personificazione di un vortice formato dalle acque dello stretto di Messina. Di Cariddi si sa ben poco ed anzi

Scilla

vi sono anche alcune incongruenze intorno alla sua storia. Per alcuni infatti, Cariddi era ua ninfa, figlia di Poseidone (il mare) e di Gea (la terra) ed era continuamente tormentata da una grande voracità. Si narra che avrebbe rubato e divorato i buoi di Eracle che era passato dallo Stretto coll’armento di Gerione, e che Zeus, per punirla, l’avrebbe tramutata in un orribile mostro. Alcuni autori narrano invece, che la ninfa sarebbe stata uccisa da Eracle stesso, ma poi resuscitata da suo padre Forco. In ogni caso, si sa di certo che Omero fu il primo a parlarne, dicendo che il mostro ingoiava tre volte al giorno un enorme quantità d’acqua per poi sputarla trattenendo, però, tutti gli esseri viventi che vi trovava. Anche Virgilio descrive Cariddi nel suo poema intitolato Eneide. Odissea, XII ‘L’altro scoglio, più basso tu lo vedrai, Odisseo, vicini uno all’altro, dall’uno potresti colpir l’altro di freccia. Su questo c’è un fico grande, ricco di foglie; e sotto Cariddi gloriosamente l’acqua livida assorbe. Tre volte al giorno la vomita e tre la riassorbe paurosamente. Ah, che tu non sia là quando riassorbe.’

J. H. Füssli, Odisseo con Scilla e Cariddi, 17941796

Scilla, placca di terracotta, Melos, 460–450 a.C.

Sull’altra sponda, presso l’attuale città di Reggio Calabria, un tempo viveva un’ altra bellissima ninfa di nome Scilla, figlia di Tifone ed Echidina (o secondo altri di Forco e di Craetis). Scilla era solita recarsi sugli scogli di Zancle per passeggiare sulla spiaggia e fare il bagno nelle acque limpide del mar Tirreno. Una sera, in quei luoghi incontrò un dio marino che un tempo era stato un pescatore di nome Glauco. Secondo la leggenda Glauco si innamorò pazzamente della ninfa tanto da respingere per lei Circe. La maga, offesa e indispettita, decise di vendicarsi tramutandola in una creatura mostruosa. con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. Così Scilla andò a nascondersi presso lo stretto di Messina in un antro là dove la costa calabra si protende verso la Sicilia. Da lì seminava strage e terrore tra i naviganti che imprudentemente le passavano vicino. Per questo motivo, nell’antichità, tutti i naviganti stavano lontani da questi luoghi, tutti tranne il mitico Ulisse che spinto dalla sua proverbiale curiosità si mise dei tappi di cera nelle orecchie e si fece legare dai suoi compagni all’albero della sua nave per non ascoltare il canto delle sirene che affollavano questi mari e per vedere in faccia i due mostri.

Odissea, XII Scilla ivi alberga, che moleste grida Di mandar non ristà. La costei voce Altro non par che un guaiolar perenne Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce Mostro, e sino a un dio, che a lei si fesse, Non mirerebbe in lei senza ribrezzo, Dodici ha piedi, anteriori tutti, Sei lunghissimi colli e su ciascuno Spaventosa una testa, e nelle bocche Di spessi denti un triplicato giro, E la morte più amara di ogni dente.

Ricerca Scilla e Cariddi

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Cosa oltre le Colonne?

Colonne erranti

Le Colonne d’Ercole nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre che un concetto geografico, esprimono anche il concetto di “limite della conoscenza”. Attualmente si considera lo stretto di Gibilterra essere il nec plus ultra scelto da Eracle. Secondo la mitologia, l’eroe, in una delle sue dodici fatiche, giunse sui monti Calpe ed Abila creduti i limiti estremi del mondo, oltre i quali era vietato il passaggio a tutti i mortali. Separò il monte ivi presente in due parti (le due colonne d’Ercole) e incise la scritta nec plus ultra.

Monumento alle Colonne d’Ercole, Gibilterra

Oltre le Colonne, oltre il mondo conosciuto, c’è sempre la speranza di trovare terre migliori, più ricche. Platone vi colloca Atlantide, il mitico continente ricco di argento e di metalli. Cristoforo Colombo vi cerca la rotta per le Indie. Dante invece pone a cinque mesi di navigazione oltre le Colonne il monte del Purgatorio, che Ulisse riesce a vedere prima di esser travolto da un’onda. Sulla base della congettura del Divin Poeta, alcuni, come lo scrittore Paolo Granzotto, hanno ipotizzato che Ulisse abbia navigato effettivamente oltre Gibilterra e abbia raggiunto le isole britanniche, terre effettivamente ricche di metalli preziosi agli occhi degli greci di Omero. Altri, invece, come Sergio Frau, ridimensionando le potenzialità della tecnica navale greca, riconoscono le Colonne nello stretto di Sicilia, e Atlantide e Tartesso in Sardegna, anch’essa terra abbastanza rifornita. Tra l’altro a Nora (Pula - Cagliari) è stata ritrovata una stele che riporta la più antica epigrafe che citi Tartesso. Anche le Colonne d’Ercole, ossia lo Stretto di Gibilterra, come pure il passaggio tra Scilla e Cariddi, avevano dato luogo a una leggenda, imperniata sulle imprese di Ercole, in greco Eracle. Egli aveva ricevuto in compito di recuperare le mandrie di

Gerione, che il pastore Eurizione custodiva nell’isola Eurizia, situata ai confini dell’Occidente. Durante il viaggio di andata aveva liberato la Libia da una moltitudine di mostri e, in ricordo di tali imprese, aveva eretto due colonne, d’ambo le parti dello Stretto, a Ceuta e sull’opposta sponda, nei pressi di Gibilterra. Infatti, secondo la leggenda, quando passò dall’Africa alla Spagna e raggiunse l’isola di Cadice, vi costruì un’alta torre sulla quale innalzò una statua rivolta a Est, con una chiave nella mano destra, come per aprire una porta; sulla sinistra incise invece l’iscrizione “Ecco i confini di Ercole”, ad indicare il limite invalicabile delle terre note. Le favole antiche furono accolte nella cartografia dal Medioevo fino al Cinquecento: in molti planisferi medievali le “colonne d’Ercole” erano collocate in prossimità dello Stretto ma, via via che i navigatori si addentravano nell’Atlantico, le colonne venivano spostate sulle carte fino alle terre raggiunte per ultime, così segnando i confini del mondo conosciuto.

Head Odysseus, MARSperlonga

Più che un luogo geografico, quindi, tale monito identifica la frontiera del mondo civilizzato e, come tale, non può far altro che seguire il progredire delle scoperte geografiche e l’avanzare delle rotte navali. Secondo il mito Ercole deve rubare il bestiame a Gerione re di Tartesso. Si è sempre identificato tale città coi territori iberici, ma la parola pare fosse utilizzata semplicemente per indicare l’estremo occidente: non è quindi affatto possibile localizzare tale “confine del mondo” occidentale. La cosa si complica col fatto che per Omero e per gli antichi greci tali Colonne si ponevano a Est, all’ingresso del Ponto Eusino, il mar Nero. Omero stesso lo definisce uno spazio senza confini e secondo Strabone i greci ai tempi di Omero immaginavano il Ponto Eusino come un altro oceano. Eracle era tra l’altro un eroe solare dorico. I dori, che costituirono la quarta e ultima popolazione ellenica che invase la penisola greca, venivano anche detti eraclidi, cioè figli di Eracle. Provenivano dal Nord, NordOvest, tant’è che Eracle si dice avesse conosciuto i Cimmeri e visitato gli Iperborei. Un altro mito lo vuole nel Caucaso a liberare Prometeo dalle sue pene. Nell’Odissea non vi è l’equazione Colonne=Gibilterra, poiché il

mondo greco allora orbitava tra il Mediterraneo orientale e il mar Nero: è solo del 637 a.C. che compare per la prima volta la terra iberica nelle storie greche. Erodoto (484-425 a.C.) ci descrive due luoghi diversi per le Colonne: a Est, nel Bosforo, quelle più antiche, a Ovest, dopo Cartagine, quelle libiche, riflettendo in tal modo l’ampliarsi degli orizzonti ellenici. Neanche Platone, nel suo Timeo, parla però ancora di coste iberiche: cita sì il monte Atlante, ma in riferimento agli Iperborei (popolo posto a Nord dell’Ellade). A causa del monopolio cartaginese sul bacino occidentale del Mediterraneo, la prima spedizione ellenica al di là di Gibilterra di cui si ha effettiva notizia è del 330 a.C., dopo, quindi, la morte di Platone (347 a.C.). Con la nascita del mondo romano Ercole raggiunge le coste mediterranee ponentine, e anche Gerione, che nel mito greco ha casa nel Ponto Eusino, coi romani diventa finalmente re di Tartesso.

Ricerca Colonne d’Ercole

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Prime Ipotesi

Nella prima ipotesi progettuale si pensava di segnalare le varie sezioni della mostra all’interno della stecca utilizzando statue di grandi dimensioni che individuassero l’argomento trattato. Per Posedone la statua del Nettuno del Giambologna, per le sirene una riproduzione della sirenetta di Copenhagen, per scilla e Cariddi altre due sculture. Il resto dell’allestimento, i quadri e gli espositori si dovevano articolare attorno a questi fulcri principali. Le statue sono posate su pedane che fungono da isole attorno alle quali le cose si dispongono in modo apparentemente casuale.

Schizzi in pianta e in sezione della stecca selezionata

Percorso progettuale

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Le isole centrali sono il fulcro di gruppi di scogli rivolti verso questi fulcri. Le altezze degli espositori variano, crescendo man mano che ci si avvicina alle statue cebtrali. Si creano così in sezione delle montagne che valorizzano la centralità delle statue simbolo. L’obiettivo è diventato svelare tutta la verità su credenze millenarie come i miti. Di conseguenza si espongono oggetti che hanno a che fare col mito e anche oggetti che spiegano qual è la sua origine. Gli oggetti riguardanti il mito sono rivolti verso l’entrata, di conseguenza chi fa accesso allo spazio inzialmente vede solo quelli. Gli oggetti che svelano la realtà del mito sono rivolti verso l’uscita, di modo che vengono scoperti solo girando attorno alla statua e man mano che vai avanti nel percorso. Il percorso termina con le Colonne d’Ercole, un varco con un simbolo identificativo delle Colonne.

Schizzi in pianta di ipotesi iniziali.

Percorso progettuale

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Mostrare per opposti Fascino vs Paura Antico vs Moderno Zoologia Fantastica vs Zoologia Scientifica Reale vs Irreale Linguaggio poetico vs Linguaggio Scientifico Emotività vs Razionalità

Obiettivo generale

Singoli obiettivi

Acquisire conoscenza dei miti del mare attraverso la mostra, per superare le paure di ciò che non si conosce

Obiettivo della mostra è ripercorrere attraverso il viaggio di Ulisse la storia, l’evoluzione e la reale spiegazione scientifica di quelli che sono i principali miti del mare. Altri obiettivi sono: coinvolgere la cittadinanza di La Spezia e i turisti. Le installazioni all’interno della città mirano a stimolare e invitare i passanti a visitare la mostra. La parte esterna dell’allestimento mira invece a suggestionare il visitatore, svelando l’aspetto più affascinante del mito. All’interno della stecca, l’allestimento vero e priprio ha l’obiettivo di svelare degli aspetti inediti dei miti trattati e di riverlare la reale origine.

Scoprire curiosità su argomenti noti come i miti del mare Capire la ver origine del mito, quindi capire meglio le dinamiche umane

Storia vs Leggenda

Obiettivi

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1 Localizzazione

2 Statistiche 2007

Punti strategici in città 1

Piazzale della Stazione Performance introduttiva

2

Piazza G. Garibaldi Performance su Scilla e Cariddi

3

Castello San Giorgio Performance su Poseidone

Crescita uomo - donna E’ stata studiata la variazione dell’altezza media femminile e maschile in relazione all’età per capire come studiare le dimensioni dei pannelli collocati all’interno della città.

1

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4 4

Banchina Morin Performance sulle Sirene

Molo Italia 5 Il dolce canto delle Sirene

6

3

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Piazza Chiodo Ingresso dell’Arsenale

Pannello Filtro visivo

1

SCALA 1:50

L’intervento nella città consiste in tipologie diverse di pannelli irregolari in forex, su cui sono posizionati schermi che filtrano la realtà mostrando filmati interattivi legati ai temi trattati nella mostra. Ogni pannello è posizionato in diversi punti strategici della città e svela un aspetto fantastico o reale dei miti di Poseidone, delle Sirene e di Scilla e Cariddi. Nel caso dell’intervento sul molo, la performance è supportata da un effetto sonoro che evoca il dolce canto delle sirene. I pannelli sono sorretti da una rete metallica che a sua volta è agganciata ad una struttura in legno autoportata. La scelta del forex è dettata dalla sua capacità di resistere agli agenti esterni.

Prospetto - Pannelli di forex

Rete metallica e schermi

Struttura in legno

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Sezione SEZIONE

Pianta

Tipologie di espositori

Intervento nella città

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Multipurpose 42 SQM Tende modulari sorrette da una robusta armatura autostabile con traverse laterali di base. Telo di copertura in tessuto di cotone impermeabile ignifugo (CAT I). Le due testate verticali sono dotate di porta di ingresso. Le fiancate sono inclinate, con ampie finestre fornite di zanzariera e telo di chiusura con coprifinestra trasparente. Falda a terra in tessuto poliestere spalmato PVC. Tiranti in corda consentono la controventatura con i picchetti in dotazione. Dimensioni Peso Max

125 kg

Altezza

260 cm

Lunghezza

800 cm

Larghezza

530 cm

Allestimento esterno

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Interno Museale

Introduzione

Nettuno

Sirene

Scilla e Cariddi

Colonne d’Ercole

Il percoso allestitivo si suddivide in cinque aree: _Una sezione introduttiva che spiega le ragioni dell’allestimento e descrive il contesto di riferimento; _La prima sezione dedicata al Dio Poseidone, al suo temperamento e alla sua storia; _La seconda sezione dedicata alle sirene, al loro ingannevole canto; _La terza destinata ai due ‘monstra’ Scilla e Cariddi’ _La performance conclusiva ispirata alle colonne d’ercole e alla conoscenza. Il visitatore, come Ulisse, deve decire se è sufficente la conoscenza acquisita o se vuole spingersi oltre i limiti del sapere. Si trova di fronte ad un bivio: proseguire verso la parte successiva della mostra o uscire dalla stecca. Tutti gli argomenti sono raffigurati attraverso diverse forme espressive (dall’iconografia alla pittura, dalla scultura alla fotografia ecc…) e sono mostrati per mezzo di due linguaggi contrapposti: poetico e scientifico. L’obiettivo è sia affascinare, sia disincantare: suggestionare con i miti ma anche di indagare i possibili motivi reali che hanno portato alla loro nascita. L’allestimento vuole ricreare un’ambientazione marina: la pavimentazione e il soffitto rimandano al mare e al cielo, mentre gli espositori rimandano al concetto di scoglio e di isole asimmetriche che fuoriscono dalle acque.

Masterplan e Percorsi

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C-C’

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A-A’

Sezione longitudinale A-A’

1:50

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B-B’

Sezione longitudinale B-B’

1:50

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C-C’

C-C’

D-D’

D-D’

Sezioni trasversali

1:50

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E-E’

E-E’

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F-F’

Sezioni trasversali

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G-G’

G-G’

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H-H’

Sezioni trasversali

1:50

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Ciclopi Sirene Scilla e Cariddi

Troia Il naufragio W. Turner 241,5 x 170,5 cm

Itaca

Cammeo Età greco-romana Museo Nazionale, Napoli.

Mappa delle tappe del viaggio di Ulisse 1095 x 530 cm

Stampa Mar Tirreno H. Sugimoto, 1990 241,5 x 170,5 cm

Nettuno scatena la tempesta contro Odisseo ,J. Belly 27 x 42 cm

Poseidon pursuing Amymone ca. 440 b.C. H. 44.30 cm

Stampa della sirena moderna

Ulisse e le sirene H. Draper, 1909 213 x 177 cm

Ulisse e le sirene J. W. Waterhouse, 1891 99 x 201 cm

Stampa della sirena moderna

Calco di sirena O. Lelli, 1875 180 x 100 cm

la Sirenetta E. C. J. Eriksen, 1913 Copenhagen H 124 cm

Pesce spada

Pesce spada

Forbidden Universe R. Magritte, 1943 68 x 81 cm

Vaso di Teseo 440 a. C. H 44.3 cm

Scultura di mostro marino J. Cabana

Testa di Polifemo Marmo Greco, 150 A. C. H 38,3 cm

Corteo nuziale 240 x 60 cm

Dugongo

Grotte marine Dalla forca al tridente

Fontana del Nettuno F. Venturi Trento

La sirena prolifica Gio Ponti

Scilla contro Odisseo I secolo A. C. D 21,7 cm

Ulisse e le sirene H. Draper, 1909 213 x 177 cm

Fontana del Nettuno F. Venturi Firenze

A mermaid J. W. Waterhouse, 1901 67 x 98 cm

Vaso che raffigura Scilla 450 - 425 A.C. h 22,5 cm

Sirena bifida N. Martinuzzi, 1934 H 24 cm

Studio per una fontana del Nettuno G. L. Bernini, 1652

Neptune Leonardo Da Vinci 29,7 x 20,8 cm

Placca di terracotta 460 - 450 A. C. h 12,5 cm

Odisseo con Scilla e Cariddi J. H. Fussli, 1794 - 1796 126 x 101 cm

Vaso che raffigura Scilla 325 - 300 a. C. 30,90 x 21 cm.

Fontana del Tritone F. Venturi Roma

Statua di Nettuno Giambologna, 1563-1577 Bologna H 315 cm

Piatto in bronzo che raffigura Scilla I sec. a.C D 28 cm

Scilla e Cariddi Domenichino,1606-1641 8,8 x 15,5 cm

Scilla G. A. Montorsoli, 1557 Fontana del Nettuno, piazza dell’Unità d'Italia, Messina

Correnti marine

Saliera con sirena in oro 1501 - 1550 17,5 x 12,5 cm

Cariddi G. A. Montorsoli, 1557 Fontana del Nettuno, piazza dell’Unità d'Italia, Messina

Tempesta

Terremoto

Tavoletta Votiva Berlino Staatliche Museen

Stampa del logo di Starbucks anni ‘70 in poi

Vaso di sirena uccello Asteas, 360/30 a.C. Ulisse e le sirene J.W. Waterhouse, 1891 99 x 201 cm

Scilla e Cariddi Domenichino,1606-1641 8,8 x 15,5 cm

Statua in bronzo di sirena H 9 cm

Placca di terracotta 460 - 450 A. C. h 12,5 cm Odisseo tra Scilla e Cariddi A. H. Fuseli, 1806 26,5 x 17,5 cm

Stampa vortice 105 x 44,5 cm

Ulisse schernisce Polifemo, W. Turner, 1829 133 x 203 cm

Ritratto di Andrea Doria in veste di Nettuno A. Bronzino,1550-1555 115 x 53 cm

Neptune Calming the Tempest P. P. Rubens, 1635 49 x 64 cm

La nascita di Pegaso A. Durand, 1978 120 x 110 cm

Crono che divora i suoi figli F. Goya, 1819 146 x 83 cm

Poseidone, detto di Capo Artemisio H 209 cm

Sirenen A. Böcklin, 1874 46 x 31 cm

A mermaid J. W. Waterhouse, 1901 67 x 98 cm

The Fisherman and the Syren 1856-58 65 x 47 cm

The Lady from the sea E. Munch, 1896 100 x 320 cm

The Forbidden Universe R. Magritte, 1943 68 x 81 cm

Odisseo con Scilla e Cariddi J. H. Füssli, 1794 -1796 126 × 101 cm

Circe trasforma Scilla E. H. Van Der Neer, 1695 64 cm

Stampa vortice 110 x 95 cm

Glauco e Scilla R. M. Schopp 110 x 81 cm

Opere

23


IPOTESI 1

Abbiamo pensato di completare la progettazione dell’allestimento con alcune ipotesi riguardanti l’immagine coordinata della mostra, in particolar modo una didascalia ed un banner da utilizzare nel centro della città di La Spezia.

Palatino Linotype Regular 15 pt Palatino Linotype Italic 12 pt

Abbiamo riflettuto sul tipo di font da poter utilizzare, e abbiamo ipotizzato di accostare due font molto diversi, uno con grazie (PALATINO, H. Zapf 1958) e uno senza (FRUTIGER, A. Frutiger 1968).

Palatino Linotype Italic 11 pt

PANTONE CMYK

295 C 100, 57, 0, 40

I colori utilizzati nella grafica sono gli stessi utilizzati per l’allestimento, in modo da mantenere un’immagine coordinata.

didascalia formato 10x10 cm da porre nei pressi delle opere d’arte bidimensionali

Ipotesi di grafica

24


IPOTESI 2 Fontana del Nettuno (1563-1566 )

Frutiger Bold 17 pt

Giambologna, Jean de Boulogne da Douai

Frutiger Roman 15 pt

Bologna, Piazza Maggiore

Frutiger Roman 12 pt

La statua fu promossa dal Cardinale Legato di Bologna Carlo Car Borromeo, azza Maggiore, con l'aiuto del vescovo ves vescov scovo il quale volle risistemare l'area di Piazza Pier Donato Cesi.

Palatino Regular 11 pt

Scultura in marmo

Laureti nel 1563 e venne sormontataa dalla imponente statua in bronzo

Logo della sezione della mostra, in questo caso Poseidone, simboleggiato dal tridente

pantone 303 M

didascalia formato 15x15 cm da porre nei pressi delle opere d’arte bidimensionali

PANTONE CMYK

295 C 100, 57, 0, 40

Ipotesi di grafica

25


1

2

5

Pianta luci

26


1

2

5

Legenda Effetti sonori

Proiezioni

Vibrazione pavimento

Specchi

Pianta effetti

27


Mappa del viaggio

2

Joseph Mallord, William Turner, Ulisse schernisce Polifemo

1

La parte introduttiva dell’allestimento spiega: _Il tema della mostra, cioè come il rapporto uomo - mare viene affrontato cronologicamente attraverso alcune tappe del viaggio di Ulisse nel Mediterraneo narrato nell’Odissea: . L’ira di Poseidone . Il canto delle sirene . Lo stretto di Scilla e Cariddi _Gli obiettivi della mostra, cioè spiegare al visitatore i miti del mare trattati prima attraverso un linguaggio poetico, per poi arrivare a sfatarli attraverso un linguaggio scientifico. Prima tappa: il viaggio di Ulisse. Nella parte introduttiva

all’allestimento è inserita una mappa del viaggio di Ulisse nel Mediterraneo dopo la partenza da Troia, fino al suo arrivo ad Itaca. Su questa mappa sono evidenziate le tappe principali del viaggio che costituiscono le peripezie narrate da Omero nell’Odissea. Seconda tappa: Ulisse e Polifemo Nella seconda tappa è descritto l’episodio in cui Ulisse, tenuto prigioniero dal ciclope Polifemo, attraverso un inganno riesce ad accecare il mostro, figlio di Poseidone, e ad uscire insieme ai suoi compagni dalla dimora del ciclope. Una volta in salvo sulla propria nave, Ulisse schernisce Polifemo.

1 2

1

2

5

Stampa della mappa del viaggio di Ulisse

Introduzione

28


I

….”Ed egli rivolgeva una preghiera a Posidone sovrano, levando le mani verso il cielo:

6

Il nettuno del Giambologna

La vendetta di Poseidone

Come introduzione alla prima sezione della mostra dedicata a Poseidone, è trascritta la citazione tratta dal Libro IX dell’Odissea, in cui Polifemo rivolge una preghiera al padre Poseidone, chiedendo che Ulisse non veda più la sua terra. La preghiera di Polifemo rappresenta l’episodio che scatena l’ira del dio Poseidone nei confronti di Ulisse.

PIANTA ALLESTIMENTO POSEIDONE

0 Statua simbolo

Proiezione introduttiva “Ascolta, Posidone sposo della Terra, dio dalla chioma azzurra: se è vero che io sono tuo figlio e tu sei mio padre, concedimi che non torni mai in patria Odisseo distruttore di città, il figlio di Laerte che ha in Itaca le sue case. Ma se per lui è destino rivedere i suoi cari e giungere a casa e alla terra dei padri, tardi ci arrivi e malamente, dopo aver perduto tutti i compagni, su nave d’altri, e trovi nella sua casa dei guai.”….

Ogni sezione possiede una statua di grosse dimensioni o un gruppo di statue che individuano l’argomento della sezione. In questo caso è stata scelta la statua in bronzo del Giambologna.

Statua del Nettuno Il Giambologna, 1563 - 1577.

Libro IX, Odissea

1 La nascita

2 Re del Mare e Signore dei Cavalli

La genealogia del mito

5

Nettuno è figlio di Rea e Crono. Quest’ultimo, padre di Zeus, regnava sul mondo, ma poichè gli venne predetto che uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato per sostituirsi a lui, prese la decisione di divorarli. Si salvò soltanto Zeus, che avrebbe poi realizzato la profezia. Secondo le tradizioni, Nettuno è ritenuto

La descrizione del dio

Crono che divora i suoi figli F. Goya, 1819 146 x 83 cm

4

E1

Fin dal tempo dell’Iliade, Nettuno ha la sua parte di potere sul Mare. Può non soltanto comandare i flutti, ma provocare temporali, far tremare gli scogli delle coste con un colpo di tridente e far scaturire sorgenti. La sua potenza sembra ben estendersi non soltanto al mare, ma alle acque correnti

ora il fratello maggiore ora il minore di Zeus. La statua esposta in questa tappa è stata definita anche come Zeus, perché la mano che lancia lo strumento è vuota: non si sa, quindi, se regge un tridente oppure una saetta. La statua è rivolta verso il quadro di Goya sulla nascita di Nettuno.

Neptune Leonardo Da Vinci 29,7 x 20,8 cm

Poseidone di Capo Artemisio h 209 cm

3 Le Fontane 0 6

E2

Nell’iconografia Nettuno è raffigurato barbuto, con lunghi capelli, a volte nudo e a volte con un mantello. Come attributi ha di solito il tridente e un pesce, tonno o delfino. In età arcaica il dio appare sia in quiete, stante o seduto con Anfitrite e gli altri dei olimpici, sia in movimento mentre combatte o avanza con il

i famosi cavalli con criniera d’oro e zoccoli di bronzo. Egli è profondamene legato al cavallo: nella disputa che lo contrappose ad Athena per il possesso dell’Attica è ricordato come creatore del cavallo, che fu il suo dono per gli uomini.

Ritratto di A. Doria in veste di Nettuno A. Bronzino 115 x 53 cm

Tavoletta Votiva Berlino Staatliche Museen

4 Gli amori

La raffigurazione

3

e ai laghi. Invece, i fiumi hanno loro proprie divinità. Nettuno possedeva tuttavia in proprio un’isola meravigliosa, l’Atlantide. Il suo palazzo era collocato in fondo al mare, ad Ege, presso l’isola di Eubea, dove egli risiedeva con i mostri marini che costituivano il suo corteggio, e dove custodiva i

I figli malefici

tridente alzato. Quadri e fotografie di celebri fontane che lo raffigurano le peculiarità del dio.

Nettuno è ricordato per aver avuto numerosi amori, tutti fecondi. Ma, mentre i figli di Zeus erano eroi benefici, il più delle volte, i figli di Nettuno, come quelli di Ares, erano giganti malefici e violenti, non tutti erano umani. Nettuno era lo sposo di Anfitrite, una delle nereidi, dalla quale ebbe

tre figli, Tritone, Rode e Bentesicima; ma molti altri suoi amori e figli sono ricordati, tra cui Polifemo, avuto da Toosa, Cariddi da Gea, e il cavallo Pegaso, frutto dell’unione con Medusa. In totale si contano 92 figli.

2

I

Fotografia della Fontana del Tritone F. Venturi Roma

Fotografia della Fontana del Nettuno F. Venturi 1511 - 1592, Firenze

Neptune calming the tempest P. Rubens, 1635 48,9 x 64,14 cm

Corteo nuziale 240 x 20 x 60 cm

Testa di Polifemo Marmo Greco, 150 A. C. h 38,3 cm

La nascita di Pegaso A. Durand, 1978 120 x 110 cm

1

5 Le dispute

6 La realtà

Da Atene a Troia

1

E1

2

5

Effetto acustico tempesta In prossimità del dipinto di Rubens ‘Neptune calming the tempest’, il pavimento è provvisto di un sensore che, se attivato, produce un suono puntuale diretto sul visitatore. Il suono riproduce i rumori tipici di una tempesta come i tuoni e le onde che sbattono sugli scogli.

E2

Effetto fisico terremoto Nella sezione in cui si svelano le ipotesi sulla nascita reale del mito di Poseidone si è scelto di inserire un effetto vibratorio sul pavimento galleggiante per simulare l’avvento di un terremoto.

I suoi rapporti con Zeus sono sempre amichevoli. Quando i mortali si furono organizzati in città, gli dei decisero di scegliere ciascuno una o più città dove sarebbero stati particolarmente onorati. Ora, accade che due o tre divinità scegliessero la stessa città, e ciò fra di loro provocò conflitti. Le sue dispute più celebri furono a

Cammeo Età greco-romana Museo Nazionale, Napoli.

La pesca e le tempeste

proposito di Argo e di Atene. Atena era in competizione con Nettuno per diventare la divinità protettrice della città di Atene. Si accordarono in questo modo: ciascuno dei due avrebbe fatto un dono agli Ateniesi e questi avrebbero scelto quale fosse il migliore, decidendo così la disputa. Nettuno offrì il primo

Vaso di Teseo 440 A. C. h 44.3 cm

cavallo, Atena invece offrì il primo albero di ulivo adatto ad essere coltivato. Gli Ateniesi scelsero l’ulivo e quindi Atena come patrona della città, perché l’ulivo avrebbe procurato loro legname, olio e cibo.

Dato che la figura di Nettuno è in relazione sia con il mare che con i cavalli, e considerando la lontananza dal mare delle zone in cui abitavano gli antichi indoeuropei, alcuni studiosi ritengono che il dio originariamente nasca come un diocavallo e che solo in seguito sia stato assimilato alle divinità

acquatiche orientali quando i popoli greci mutarono la loro fonte di sostentamento principale passando dalla coltivazione della terra allo sfruttamento del mare con la pesca e i commerci marittimi. Inoltre si può pensare al dio Nettuno da un punto di vista scientifico descrivendolo come le correnti marine che

Il Naufragio W. Turner 241,5 x 170,5 cm

caratterizzano le acque del Mediterraneo, o come tutti quei fenomeni naturali legati al mare come le tempeste.

Stampa Mar Tirreno H. Sugimoto, 1990 241,5 x 170,5 cm

Dalla forca al tridente

Poseidone

29


I

0 Statue simbolo

Proiezione introduttiva Lo scoglio delle sirene

Lo scoglio delle sirene

Come introduzione alla sezione della mostra dedicata alle sirene, è trascritta la citazione in cui Tiresia predice ad Ulisse l’episodio delle sirene, consigliandogli di non ascoltare il loro canto, ma andare oltre.

Ogni sezione possiede una statua di grosse dimensioni o un gruppo di statue che individuano l’argomento della sezione. In questo caso è stata scelta una coppia di sirene poste su una pedana che simboleggia lo scoglio delle sirene.

....“Non fermarti alla riva delle Sirene, loro cercheranno di stregarti, hanno una voce che incanta, ma tu vai oltre, non ascoltarle.”.... Libro XI, Odissea

PIANTA ALLESTIMENTO SIRENE

Calco di sirena O. Lelli, 1875 100 x 170 cm

La Sirenetta E. C. J. Eriksen, 1913 H 124 cm

5

1

2

Sirena uccello

La conoscenza e la morte Nella tradizione orientale, risalente al 1000 a.C., la sirena è metà uccello e metà donna, indicando piu’ chiaramente le arpie. Esse attiravano i marinai con il loro canto facendoli naufragare sugli scogli per poi rapirli e divorarli. Nel tempo questa forma attenua i suoi caratteri ornitomorfi: compaiono

le braccia umane, il seno, poi tutto il busto; successivamente solo le zampe restano a forma di uccello, finché non si perdono, in epoca alessandrina. Resta incerto il motivo del cambiamento, forse dovuto al fatto che esse fossero all’inizio umane, o ad un evento, che varia a seconda degli autori. Le sirene

uccello sono collegate al tema della conoscenza a carattere profetico. Si tratta di un sapere iniziatico, comunicato attraverso il canto. Un aspetto fondamentale è la correlazione con la morte, attraverso lo stesso comportamento mortifero delle sirene che, se non riescono ad uccidere, si uccidono esse stesse.

Sirena bifida Due code

Nell’iconografia comune la sirena bifida è rappresentata metà donna e metà pesce, presenta quindi il busto di una donna e la coda di un pesce. La particolarità principale è quella di avere non una ma due pinne.

4 E2 Vaso di sirena uccello Asteas, 360/30 a.C.

6

3

Sirenen A. Bocklin, 1874 46 x 31 cm

Sirena bifida N. Martinuzzi, 1934 H 24 cm

3 Sirena pesce

Stampa del logo di Starbucks anni ‘70 in poi

Saliera con sirena in oro 1501 - 1550 17,5 x 12,5 cm

4 Sirena oggi

L’acqua come sapere L’accostamento del nome Sirena alla descrizione di una donna pesce è attestato solo verso l’VIII-IX secolo, nel Liber Monstrorum. Quello che è strano non è che l’autore del Liber Monstrorum abbia attribuito una forma errata al nome Sirena; il fatto inspiegabile è che un simile errore abbia avuto ragione di

0

Statua in bronzo di sirena H 9 cm

Sensuale e mostruosa

una tradizione millenaria. Un simile errore abbia avuto ragione di una tradizione millenaria. Un simile cambiamento deve corrispondere ad una motivazione profonda e collettiva. Nella mitologia greca l’unico appiglio sembra dato dall’appartenenza all‘acqua: il mondo acquatico rimanda da un

lato al sapere, dall’altro ha stretti rapporti con la morte; oltre ad essere mortale e pericolosa di per sè, l’acqua è anche il tramite necessario per l’aldilà. L’attraversamento dell’acqua è la prova necessaria per il passaggio tra due livelli di realtà, quello profano e quello sacro.

Nella concezione moderna della Sirena emerge anche la componente sessuale, del tutto assente nell’antichità, e comincia a perdersi l’aspetto sapienziale, di cui resta solo la pallida eco del canto fascinoso. Questa ultima trasformazione si opera prevalentemente in ambiente cristiano. Clemente Alessandrino è

il primo a fare delle Sirene il simbolo delle lusinghe del mondo e della voluttà carnale. La Sirena, di concerto con i nuovi risvolti simbolici, che non cancellano tuttavia quelli primitivi, si illeggiadrisce, e finisce per acquistare sia un carattere sensuale, sia un carattere mostruoso.

2 A mermaid J. W. Waterhouse, 1901 67 x 98 cm

I

The lady from the sea E. Munch, 1896 100 x 320 cm

La sirena prolifica Gio Ponti

5 Ulisse e le sirene

Scultura di mostro marino J. Cabana

Stampa della sirena moderna

Stampa della sirena moderna

6 La realtà

Confronto

E1

Forbidden Universe R. Magritte, 1943 68 x 81 cm

E1

1

1

The Fisherman and the Syren, 1856 - 58 65 x 47 cm

2

In prossimità della sezione in cui si espongono gli oggetti riguardanti la sirena uccello, il pavimento è provvisto di un sensore che, se attivato, produce un suono puntuale diretto sul visitatore. Il suono riproduce il verso di uccelli rapaci.

Quadri che raffigurano l’episodio del canto delle sirene nell’Odissea. A confronto ci sono due tele in cui la sirena nell’odissea è trattata in modi diversi: in uno è vista alla maniera classica, come un pesce, nell’altra versione le sirene assomigliano ad arpie.

5

Effetto acustico uccelli

Il dugongo e il vento

E2

È stato ipotizzato che la sirena fosse in realtà una specie di mammifero marino, il dugongo, che in antichità era diffuso anche nel Mar Mediterraneo e che avrebbe in comune con le sirene le ghiandole mammarie toraciche e l’abitudine di allattare i cuccioli reggendoli con le pinne anteriori. Inoltre è caratterizzato

dalla forma biforcuta della coda. Tutto ciò avrebbe fatto immaginare agli antichi marinai mediterranei le leggende delle sirene. Il suono del canto delle sirene sarebbe attribuibile al rumore delle sirene e delle vele delle navi nella notte al vento, e ai rumori del vento all’interno delle grotte marine.

Effetto acustico sirene Nella sezione in cui si svela la realtà sulle sirene si è scelto di inserire un effetto riguardante il suono del vento nelle grotte e lo stridere delle corde e delle vele delle navi, cigolii che potevano essere scambiati dai marinai per canti di donna.

Ulisse e le sirene J.W. Waterhouse, 1891 99 x 201 cm

Ulisse e le sirene H. Draper, 1909 213 x 177 cm

Dugongo

Grotte marine

Sirene

30


I

0 Statue simbolo

Proiezione introduttiva

Lo stretto di Scilla e Cariddi

Il passaggio fra due mali

Come introduzione alla sezione su Scilla e Cariddi è trascritta una citazione dall’Odissea che descrive lo stretto in cui dimorano i due mostri e i mostri stessi. ….”Da una parte c’era Scilla: e dall’altra la divina Cariddi cominciò spaventosamente a inghiottire l’acqua salata del mare. E quando la rigettava , come una caldaia sopra un gran fuoco, gorgogliava l’onda rimescolandosi tutta: la schiuma era sollevata in alto e ricadeva sulla

PIANTA ALLESTIMENTO SCILLA E CARIDDI

Le statue che individuano la sezione sono del gruppo scultoreo della fontana del Nettuno di Messina. Scilla è collocata su uno scoglio mentre Cariddi al centro di un vortice. Le statue sono posizionate una di fronte all’altra ricreando uno stretto che il visitatore attraversa.

vetta di entrambi gli scogli”.... ....”….E intanto Scilla mi ghermì dal fondo della nave sei compagni, che erano i migliori per forza di braccia. E là sull’entrata della spelonca lei se li mangiava che gridavano ancora, e mi tendevano le mani nella mischia atroce”….

Elementi della fontana del Nettuno G. A. Montorsoli, 1557 Piazza d’Unità d’Italia, Messina.

Libro XII, Odissea

1 La trasformazione di Scilla

2 Mostro atroce

Da Ninfa a mostro

Scilla viveva in Sicilia ed era solita recarsi sulla spiaggia di Zancle e fare il bagno nell’acqua del mare. Una sera, vicino alla spiaggia, vide apparire dalle onde Glauco, figlio di Poseidone, che un tempo era stato un mortale. Scilla, terrorizzata alla sua vista, si rifugiò sulla vetta di un monte che

3

La rappresentazione di Scilla

sorgeva vicino alla spiaggia. Il dio, vista la reazione della ninfa, iniziò ad urlarle il suo amore, ma Scilla fuggì lasciandolo solo nel suo dolore. Allora Glauco si recò all’isola di Eea dalla maga Circe e le chiese un filtro d’amore per far innamorare la ninfa, ma Circe, desiderando il dio per sé, gli propose di unirsi a

lei. Glauco si rifiutò di tradire il suo amore per Scilla e Circe, furiosa per essere stata respinta, volle vendicarsi: preparò una pozione malefica e la versò in mare presso la spiaggia di Zancle. Quando Scilla arrivò e si immerse in acqua per fare un bagno, vide crescere intorno a sé delle mostruose teste di cani.

Scilla è un mostro marino, figura della mitologia greca. Secondo la versione più comune, Scilla era figlia del dio marino Forco e di Ceto. Secondo la tradizione riportata dall’ Odissea, invece, è figlia di una dea, chiamata Crateide. Altre leggenda la dicono nata da Forbate e da Ecate, oppure da quest’ultima

e Forco. La si considerava anche figlia di Tifone ed Echidna, oppure di Zeus e di Lamia. Scilla viene comunemente raffigurata con busto di donna e con particolari gambe dotate di collo serpentino, cui sono attaccate teste di cane. Per questo vive nella cavità di uno scoglio, a cui viene costantemente associata.

E1

I

Circe trasforma Scilla F. H. Van der Neer, 1695 64 x 52 cm

1

Glauco e Scilla R. M. Schopp 110 x 81 cm

3 La Realtà

Scilla contro Odisseo I secolo A. C. D. 21,7 cm

4 Il vortice vorace

Il pesce spada

La rappresentazione di Cariddi

Il mito di Scilla si può spiegare da un punto di vista scientifico facendo riferimento a pesci spada che divoravano i corpi dei marinai che cadevano nelle acque del mare. dello stretto di Messina. Per questo i marinai associavano la causa di queste mutilazioni a fantastici e misteriosi mostri marini.

4

Cariddi nella mitologia greca è un mostro marino. In principio, Cariddi era una donna, figlia di Poseidone e Gea, dedita alle rapine e famosa per la sua voracità. Un giorno rubò ad Eracle i buoi di Gerione e ne mangiò alcuni. Allora Zeus la fulminò facendola cadere in mare, dove la mutò in un mostro

che formava un vortice marino, capace di inghiottire le navi di passaggio. La leggenda la situa presso uno dei due lati dello stretto di Messina, di fronte all’antro del mostro Scilla. Le navi che imboccavano lo stretto erano costrette a passare vicino ad uno dei due mostri.

E1

5 Rappresentazione di un pesce spada

5

E1

Vaso che raffigura Scilla 450 - 425 A.C. h 22,5 cm

2

0

1

Placca di terracotta 460 - 450 A. C. h 12,5 cm

2

5

Odisseo fra Scilla e Cariddi A. H. Fuseli, 1806 26,5 x 17,5 cm

Dettaglio di Odisseo con Scilla e Cariddi J. H. Fussli, 1794 - 1796 126 x 101 cm

La Realtà

Da Atene a Troia Nel tratto di mare in cui viene generalmente coloccata Cariddi si verifica l’incontro di diverse correnti marine che creano fenomeni associabili a vortici. Da qui nasce la relazione tra il concetto di “vortice” e il mostro mitologico Cariddi.

Giochi di specchi Su alcuni espositori sono collocati degli specchi che, attraverso un gioco di riflessioni, proiettano dettagli di opere di Scilla verso opere di Cariddi e viceversa. Disegno di un vortice

Scilla e Cariddi

31


La scelta

Schizzi della sezione del trapasso del limite

E

E

I

P

P

P

P E

E

Schizzi della sezione verso l’uscita

I

1

2

5

E I P

Effetti acustici Proiezioni dell’ingresso Proiezioni di immagini interne

Fotomontaggio di progetto

Le Colonne d’Ercole sono la parte terminale e più suggestiva dell’allestimento. Rappresentano la fine del percorso museale e nello stesso tempo sono la metafora di una scelta. Il visitatore, come Ulisse, deve decidere se gli basta la conoscenza acquisita o se vuole spingersi oltre i limiti del sapere e proseguire verso l’ulteriore sapienza. Si trova quindi di fronte ad un bivio: se proseguire verso la parte successiva della mostra o uscire dalla stecca. Questa scelta è sottolineata dalle citazioni proiettate sull’ingresso alle due sezioni. Gli spazi sono trattati in due modi differenti: quello che prosegue verso la conoscenza è una scatola nella quale veli, proiezioni e suoni creano stordimento e accompagnano il visitatoore che sembra scomparire tra la nebbia man mano che si addentra: andare avanti nella conoscenza comporta un salto nel vuoto e il superamento di ostacoli. La parte che conduce all’usicta è, invece, unn filtro più ludico, ad indicare che probabilmente quella è la scelta più facile, quella che tenta di più, che attira. Le due sezioni sono collegate: il visitatore può uscire e rientrare, attraversare quindi il filtro e proseguire nella mostra.

Colonne d’Ercole

32


Aggancio quadri

Espositori Ci sono tre diverse tipologie di espositori a seconda degli oggetti da esporre: uno per le stampe e gli schizzi, uno per gli oggetti piccoli (fino ad un’altezza di 25 cm), uno per gli oggetti più grossi e alti (fino a 45 cm di altezza). L’altezz e l’inclinazione di ciascun espositore è stata studiata in base all’angolo di visuale ideale per la percezione degli oggetti. Le didascalie sono posizionate sui pini inclinati degli espositori.

scala 1:10

scala 1:20

scala 1:1

scala 1:1

10

Quadri

Aggancio al kevlar

Aggancio a soffitto e pavimento

Didascalia quadri

,

,

I quadri sono agganciati a fili di kevlar. Gli agganci sono fissati in due punti del quadro per fargli mantenere la posizione verticale. I quadri sono appesi in modo tale che il centro sia posto ad un’altezza di 1,60 m. Gli agganci sono della ditta Jakob.

0,

Fili di Kevlar ,

Espositore 1 oggetti piccoli scala 1:10

Espositore 2 stampe

Espositore 3 oggetti grandi

scala 1:10

scala 1:10

vetta di entrambi gli scogli”.... ....”….E intanto Scilla mi ghermì dal fondo della nave sei compagni, che erano i migliori per forza di braccia. E là sull’entrata della spelonca lei se li mangiava che gridavano ancora, e mi tendevano le mani nella mischia atroce”…. Libro XII, Odissea

Espositori e agganci

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I COLORI

I MATERIALI

PANTONE RAL CMYK

295 C 5003 Saphirblau 100, 57, 0, 40

PANTONE RAL CMYK

421 C 7044 Saidengrau 0, 0, 0, 26

PANNELLI IN CARTON GESSO utilizzati per le pareti dell’ingresso alla mostra, per il prolungamento e la chiusura di 6 nicchie, per la realizzazione della parte riguardante le Colonne d’Ercole.

LAMINATO ABET serie Colorpact utilizzato per rivestire il pavimento galleggiante, colore S820

PANNELLI MDF utilizzato per la costruzione degli espositori e delle pedane, questo materiale si presta bene per poter essere lavorato e verniciato con ottimi risultati di finitura

KEVLAR materiali caratteristico delle barche a vela, viene utilizzato a pannelli come quinta per l’esposizione di quadri

Per l’allestimento della mostra abbiamo due colori caratterizzanti la Marina Militare Italiana, il blu navy e il grigio. In particolar modo abbiamo indagato il tipo di mimetizzazioni utilizzate durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questi due colori caratterizzano il nostro allestimento e anche la grafica stessa. Per quanto riguarda l’utilizzo dei materiali, abbiamo scelto materiali che si possano facilmente montare e smontare, indicati per gli allestimenti effimeri. I materiali utilizzati spaziano dai pannelli in carton gesso per le pareti, ai laminati per il pavimento ed ai pannelli in MDF per gli espositori. Elemento importante è il KEVLAR, materiale utilizzato per le vele delle barche che diviene divisorio per le diverse sezioni della nostra mostra.

CAVI IN KEVLAR le ottime proprietà di resistenza del materiale Kevlar vengono sfruttate per appendere le opere d’arte bidimensionali, con l’ausilio di minuteria JaKob

Materiali e Colori

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Tra mito e realtà