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VIENI, SIGNORE VIENI SEMPRE, SIGNORE NATALE 2016


ANNO VIII –-- n° 07

info@suffragio.it

11 dicembre 2016

Realizzato con il contributo di:

arredamenti cerliani PROGETTAZIONE D’INTERNI


IL PARROCO Il tram luccicante del nostro struggimento

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IL 120° ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA Auguri Suffragio, con tanta gratitudine Pag. Il mio oratorio Pag. Come un celeste piano inclinato Pag. Una vita sotto il campanile Pag. Giovani e Suffragio Pag. Essere bambini felici Pag. Il cammino verso il servizio Pag. La Confraternita del Santissimo Sacramento Pag. La mostra fotografica Pag. Un tuffo nel passato Pag.

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IL TRAM LUCCICANTE DEL NOSTRO STRUGGIMENTO Nelle strade di Milano circolava, qualche Natale fa, una vecchia vettura tramviaria, interamente ricoperta da una fitta granella di lucine brillanti. Era come un dolce di pietre preziose, un gioiello gigante che si muoveva da solo. Un passaggio incantato, che faceva spalancare gli occhi e suscitava piccole onde di eccitazione fra i passanti. Mi ha colpito la reazione di molti giovani, abituati a tutto e assuefatti a tutto, che ne apprezzavano il passaggio, commentandolo come fosse il segno del possibile ‘avvento’ di una città diversa: più trasparente, delicata, tenera da vivere. Quasi come se la vecchissima carrozza traballante fosse una specie di ‘arca laica’, di una nuova desiderabile alleanza per la città moderna, ormai ridotta a ostello; l’annuncio di una città possibile, piena di umori vitali e di affetti intelligenti, nella quale sarebbe più bello vivere e condividere. Come fosse un tabernacolo di invisibili spiriti guida, un angelo con le ruote, che fa lo stesso effetto anche senza le ali. Un effetto strano, che lascia affiorare uno struggimento lieve di spiriti leggiadri e generosi, dei quali la città post-moderna non palpita più. Il tram è vuoto, a parte il conducente. O forse no. L’oggetto ha la sua componente commerciale e promozionale, inevitabilmente: bigiotteria ed effetti speciali compresi. Mi sono chiesto però come mai sia stato capace di un effetto così diverso. La sofisticata invadenza dell’arcobaleno di colori delle immagini commerciali, che ormai avvolge per intero anche le vetture, non genera 4


niente di simile. In verità, credo, c’è una profonda differenza fra l’istupidimento dell’artificio e l’incantesimo di una vitalità interiore, felicemente condivisa in mille piccoli gesti dell’abitare, del sostare, dell’incrociarsi e dell’intrattenersi nella città degli uomini. È curioso che un vecchio tram, semplicemente rivestito di luce, faccia una così grande differenza. Forse, fa effetto perché illumina il nostro vuoto più struggente. La perdita dell’anima, nella città moderna, si riflette nel vuoto di autentici incantesimi della vita. Non paradisi artificiali, oasi del benessere, e ciniche ingiunzioni al godimento che consuma tutto, sempre, comunque. Al contrario, grandezze e finezze dell’animo che si scoprono nel generare e nell’abitare, nel ricordare e nel condividere, nell’incrociarsi e nel sostare: infine, nella prossimità dell’umano che è più comune e quotidiano. La perdita di un habitat felicemente condiviso, se vogliamo dirla tutta, è l’effetto di una ossessiva rimozione dell’incarnazione di Dio. È questo il buco nero della città moderna. Siamo diventati menti e macchine. E corpi, ridotti a fare il gioco di una regia estranea all’umano. Lo spirito, invece, ha bisogno di carne e sangue per vivere. Fra le giovani generazioni, alle quali abbiamo cocciutamente insegnato un’altra strada, si muovono però, sottopelle, strane vibrazioni dello spirito. Una ventina di secoli fa, una ragazza meravigliosa, in un angolo apparentemente buio della storia, ha decifrato il formicolio dell’incarnazione di Dio. La generazione di un figlio è entrata in presa diretta con la generazione del Figlio. Se n’è riscaldato il mondo, a partire da quello scampolo della periferia degli imperi. Una magia improbabile ha portato doni fin lì, a nome dei popoli e dei piccoli che sanno stupirsi del mondo. E di angeli non ce ne sono mai stati così tanti, in un 5


fazzoletto di terra così fuori mano. Non prendiamocela con le luminarie e i doni, non è quello il punto. Qui non è rimasto veramente nient’altro che rompa la stupidità dei grigiori. Facciamoci venire piuttosto un soprassalto di struggimento per le nostre cucciolate di bambini, senza più mistero dell’Incarnazione. E alla Messa di Natale, con il nostro bel groppo dentro, come Dio comanda, chiediamo la grazia di saper raccontare che un altro mondo, un’altra città, un’altra storia, esistono. Quella che i cuccioli imparano è ottusa e anaffettiva. I segni dello struggimento non mancano, però, se li vogliamo vedere. Persino vedendo un tram. Pensiamo ai corpi di cui la città, nonostante tutto, gode e soffre, ricorda e immagina, spera e vive. I corpi che nascono e vengono al mondo, i corpi dell’amore e della cura, i corpi dei giovani che apprendono idee e animano la scena, i corpi degli uomini e delle donne che sostengono la fatica del lavoro e alimentano la prossimità dei legami. Quale rappresentazione è offerta di questi flussi? E quale rappresentanza è offerta per le tessiture dell’umano domestico e civile, collettivo e ospitale, creativo e generoso, che fanno l’anima della città? La città restituisce pochissimo della bellezza e della vitalità dei corpi che la abitano. Il dolore è costretto a nascondersi, dell’amore è ammessa soltanto l’eccitazione. I nuovi corpi geometrici della ‘città mercato’ e le quinte degli eventi della ‘città di massa’ non sanno quasi più nulla dei corpi viventi che abitano la città degli uomini. L’effetto sarcofago incombe. I nostri ‘avatar’ (l’incarnazione fisica di esseri celesti o trascendenti) in vetrina, bianchi e mummificati, indossano i vestiti regali e i monili del Faraone d’Egitto. Bellissimi. Ma non raccontano nulla di noi. Noi, uomini e donne veri, siamo diversi. I nostri bambini sono diversi, i nostri vecchi sono diversi, i nostri giovani, sì anche loro, sono diversi. Il nostro spirito è diverso: il dolore reale, e l’amore reale, che abitano i corpi degli abitanti della città non 6


hanno ospitalità, non hanno habitat, non hanno rappresentazione, se non come caso umano, occasionalmente e astutamente esibito dalla cronaca. Inizia ancora il tempo di Natale. Fino a che suonano le campane del Natale, alla città degli uomini è concesso di ricordare il suo punto cieco, sordo e muto, indifferente a tutto. E riscattarsi. La Chiesa, certo, deve essere la più pronta adascoltare. Ma la città non può essere indifferente, o peggio infastidita, dai rintocchi di questo mistero. Il Corpo del Signore, nato, crocifisso e risorto, è il nostro punto di resistenza agli imbalsamatori. Facciamolo per i figli piccoli, almeno, che quasi non sanno più di chi sono, se siamo davvero sinceri, quando dichiariamo di volere una città più umana e più bella soprattutto per loro. don Maurizio

Si può contattare don Maurizio al telefono 02.89691904 o all’indirizzo e-mail parroco@suffragio.it 7


AUGURI SUFFRAGIO, CON TANTA GRATITUDINE La parrocchia di Santa Maria del Suffragio in questo 2016 ha compiuto 120 anni. Questa ricorrenza fa guardare al passato con gratitudine. Affiora al nostro sguardo una storia ricca di volti, di iniziative, di gesti di carità e di dedizione che hanno all’origine di Dio, che ha chiamato alla sequela di Gesù tante persone che hanno vissuto concretamente il Vangelo nella vita di un quartiere della nostra città. Raccontare questa storia è importante per tenere viva la propria identità, per rinsaldare la comunione e conservare il senso di appartenenza di tanti che hanno amato e amano questa parrocchia. Raccontare questa storia è allora doveroso per rendere lode a Dio e ringrazialo per i tanti suoi doni. Questo anniversario ci chiama però anche a vivere il presente con passione. In una società dove le relazioni sono spesso aride ed egoistiche, siamo chiamati ad offrire un modello di comunità nella quale è riconosciuta la dignità di ogni persona e quindi la fraternità che ci lega. Nell’edificio spirituale della comunità, come in quello materiale della nostra bella chiesa “ogni pietra regge l’altra, perché una poggia sull’altra. Ciascuno porta ed è portato. Ci si aiuta a vicenda, affinchè con l’apporto di tutti, si innalzi l’edificio della carità. Ci guarda la parrocchia di Santa Maria del Suffragio dovrebbe esprimere la stessa meraviglia che i pagani – guardando alla chiesa delle origini – esprimevano dicendo: “Guarda come si vogliono bene!”. Questo anniversario infine dovrebbe far guardare con speranza il futuro. Il Signore ha promesso alla sua chiesa la sua presenza indefettibile: è Lui che ogni giorno aggiunge fedeli alla sua Chiesa… però Lui “non può nulla senza di noi”. E’ la nostra vita personale e comunitaria che deve parlare: una vita dalla quale traspare la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo e di seguire il Signore. 8


Papa Francesco di vuole una “chiesa in uscita” che porti a tutti “la gioia del vangelo e la letizia dell’amore”. Aggiunge papa Francesco: “Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri, a risolvere i loro problemi, ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranzadando la speranza, l’amore amando”. Auguri, chiesa di Santa Maria del Suffragio, per i tuoi 120 anni di vita! Penso proprio che saranno tanti coloro che si uniranno a questo augurio, perché in tanti si sono sentiti voluti bene da te! monsignor Erminio de Scalzi

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IL MIO ORATORIO Per me il Suffragio è: “il primo amore che non si scorda mai”: se la mia vocazione infatti la devo alla Parrocchia Dio Padre in Milano 2 dove sono cresciuto, come prete sono nato al Suffragio, la mia prima destinazione, corretta all’ultimo momento col bianchetto (sono sicuro dallo Spirito Santo!) sulla nomina già firmata dal cardinal Martini. Accolto dai preti della parrocchia con grande calore, ricordo con nostalgia le colazioni tutti insieme a casa di don Erminio prima, e di don Mirko poi, luogo di condivisione, di confronto e di schiette discussioni. E ricordo con nostalgia anche gli incontri e i pranzi in decanato, soprattutto coi preti giovani, di cui paziente “decano” era già il vostro don Maurizio, allora coadiutore a Sant’Andrea. Se i preti al Suffragio sono stati la mia famiglia, l’oratorio era la mia casa. Ricordo ancora le parole di don Erminio in cortile: “Questo è il tuo ufficio!”, e lì stavo volentieri, fino a che non passava ancora lui, scuotendo le chiavi, alle sette di sera, gridando a tutti: “Non ce l’avete una casa?! Si chiude! Lasciate andare a riposare i preti!.” Un po’ sgarrupato, ancora senza i murales e senza le recinzioni (si giocava pallone nell’altro senso: una porta dipinta sul muro e l’altra sotto San Proto.) il mio oratorio potrei raccontarlo come la segheria de “I ragazzi della via Pal”: luogo di gioco e di battaglie. Il gioco con i bambini della catechesi e le battaglie con altri ragazzi più grandi che qualche volta ci tenevano proprio a fare i cattivi. Ricordo e ringrazio ancora di cuore gli obiettori di coscienza, da Mario fino ad Alessandro, senza dimenticare quelli di casa come Dorfy, Luca, e Mauro, che hanno vissuto con me, gomito a gomito, ogni giornata di 10


oratorio. Dell’iniziazione cristiana ho amato soprattutto i bambini (da prete giovane forse ero un po’ timido con le famiglie) e il lavoro con le suore e le catechiste, dalla mitica Gelmetti fino alla Mavi Pigni che ancora oggi credo sia un’istituzione. Il carnevale e gli oratori estivi, che ci permettevano di invadere il cortile della scuola, ti esaurivano le energie ma erano una gioia! Con gli educatori dei ragazzi e i giovani, allora quasi miei coetanei, ho vissuto momenti irripetibili, unici, e sono nate amicizie che durano fino ad oggi. Ho ricordi indelebili soprattutto dei ritiri, delle preghiere di Taizè, delle vacanze, quelle di lavoro, ma anche quelle con le notti passate a preparare storie e personaggi fantastici per i giochi notturni … Ovviamente il Suffragio per me non era solo l’oratorio, ma una grande parrocchia! Con gli scout, per i quali sono stato, con un po’ di imbarazzo, Baloo nello storico Milano 1, fondato da don Ghetti (il parroco che minacciava i lupetti meno attenti: “Guardate che vi mando all’oratorio!”). Con la biblioteca per gli universitari e la taverna per le feste, il salone con le interminabili partite a calcio balilla, il dopo scuola e la Caritas animata dalle suore e da altri obiettori, con anche la casa di accoglienza Shalom. E le benedizioni di Natale: sempre di fretta, con veste, cotta e stola, su è giù per Corso XXII Marzo pensando: “Ma quanto è grande ‘sta parrocchia? non si finisce mai!!!” Dopo l’ultima vacanza, un pellegrinaggio coi giovani in Terra Santa con don Roberto Davanzo e don Carlo Seno, sono partito per Legnano con la moto che mi avete regalato. La uso ancora, e al Suffragio, vi assicuro, sa tornare anche da sola, partendo al primo colpo, nonostante un po’ di ruggine per l’età. Gli anni della giovinezza non tornano, ma ti restano dentro, e il prete che oggi sono, parroco a San Luca in Città Studi, deve ringraziare sicuramente il Suffragio, che porterò sempre nel cuore: la mia Parrocchia, il mio Oratorio, il primo amore... don Carlo Doneda

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COME UN CELESTE PIANO INCLINATO RIFLESSIONI IN MUSICA SULLA VITA DI MARIA La serata del 24 ottobre, in occasione delle celebrazioni per il 120° anniversario, è stata dedicata a Maria, che al Suffragio è un po’ la padrona di casa, ben sapendo che con il suo stile lei non si mette in mostra, ma fa sfondo perché Suo figlio riceva tutto lo spazio. È stata una bella occasione per tornare al Suffragio e riannodare i fili di un discorso, forse mai interrotto, fatto di musica, di parole, di riflessioni e di preghiera. Ho scelto sei brani di Chopin e altrettante letture, per ripercorrere alcuni momenti della vita di Maria. Nell’Annunciazione lei lascia che sia il vento dello Spirito a creare la musica della sua vita. Con il suo sì, Dio si fa uomo in lei. E a partire da questo istante abbiamo percorso insieme gli altri momenti: dalla Visitazione alla Natività, dalla perdita e ritrovamento di Gesù alle Nozze di Cana, per concludersi con la desolazione di Maria ai piedi della Croce. Suonare Chopin è sempre un’emozione e una sfida, per la commozione che suscita in chi lo suona e in chi lo ascolta. Il compositore polacco aveva poco più di vent’anni quando scrisse alcuni dei brani proposti, viveva in esilio, con il cuore turbato dal destino della sua patria, speranza e timore che si alternano, e questa consapevolezza accompagna ancora la sua musica, quasi due secoli dopo che fu scritta. Abbandonandosi alla suggestione della musica e accompagnati dalla parole scritte per lei, nella penombra della platea si riesce quasi a visualizzare il volto della fanciulla Maria. È un momento di grande intensità, luminosissimo. Poi, poco a poco tutto svanisce, come dissolvendosi, lasciando nel cuore una grande pace. Nel sì di Maria c’è anche l’abbandono totale alla volontà del Signore. Così Maria unisce la sua passione a quella del figlio e diventa la Madre, la madre di tutti. Anche noi come Maria siamo invitati a fidarci di Dio, a dirgli di sì, perché sia lui a realizzare in noi un luminoso capolavoro. don Carlo Seno I testi completi letti da don Carlo Seno e da Marco Pigni il 22 ottobre potete trovarli sul sito parrocchiale www.suffragio.it 12


UNA VITA SOTTO IL CAMPANILE La nostra chiesa compie 120 anni, un bel traguardo, con una storia parrocchiale che continua da ben 500 anni, tra gli orti e i casolari che circondavano Porta Tosa, oggi Porta Vittoria Suffragio… la tua storia è diventata la storia di tanta gente ed anche della mia famiglia e ripensando alle tante emozioni vissute tra le tue mura, mi si affollano alla mente tanti volti, tanti sorrisi e tra tutti i vari parroci che hanno dato vita a questa comunità. Tempo di guerra: il caso ci fa uno scherzo: don Angelo Portaluppi, battezza un bimbo appena nato nella clinica di via Calvi, che diventerà mio marito, e due anni dopo battezza anche una bimba ‘grande’ di ben due mesi nata, in un’altra regione perché sfollata e quella ero io. I miei ricordi diventano più vivi ...il secondo pilastro della navata a sinistra è la mia aula di catechismo, dove con suor Giuseppina imparo a memoria il catechismo di Pio X e al termine di ogni lezione don Angelo ci spiega il significato liturgico delle varie cerimonie, a cominciare dalla Messa, facendoci anche ammirare le sculture ed i dipinti presenti nella chiesa, abituandoci al gusto dell’arte e del bello. Un affresco attira soprattutto la mia meraviglia: l’altare del suffragio, dove adesso c’è il battistero, perché tra le persone riconosco il parroco, il sacrestano ed alcune bimbe mie coetanee. Per noi bambini, vengono aperte due porte della cappella di san Proto, per permetterci di assistere alla santa Messa, da vicino, anche se la lingua latina ce la rende misteriosa. Passa il tempo, mi rivedo alunna di ‘Bonvesin’, dalle suore salesiane, arrivo al diploma e presidente dei nostri esami è monsignor Ghetti che dopo poco diventa nostro parroco. Ricordo le sue prediche, fatte dal pulpito marmoreo multicolore (asportato successivamente) con voce tonante, con accenti forti alla conversione dei cuori indirizzati all’aiuto verso i più bisognosi. Lui stesso parte spesso per dare soccorso ai popoli in difficoltà, con i suoi amici e gli scout. In questi anni i due bimbi a suo tempo battezzati si incontrano e qui si sposano, poi, sempre qui, don Ettore Bonaldi e don Cosma Cattaneo ne battezzano i figli. Il Concilio porta una porta una ventata di novità e i muri della chiesa cominciano ad ascoltare nuove preghiere e nuovi canti. 13


Si crea il gruppo famiglie con don Franco Confalonieri e qui possiamo confrontarci con altre coppie, cementando esperienze ed amicizie che ci accompagnano tuttora. La morte improvvisa di monsignor Ghetti ci lascia sgomenti, come orfani e per coprire il vuoto improvviso, arriva don Vittorio Croci sereno, pratico, attento a tutte le necessità pastorali. La Comunità del Suffragio è colpita da due grandi dolori: due sacerdoti ci lasciano improvvisamente: don Cosma, che muore mentre celebra la Messa e don Alberto Villa, che muore mentre l’autolettiga lo trasporta in ospedale dopo un grave malore in casa. Due sacerdoti del dialogo, che cercavano i lontani e quelli comunque in difficoltà o in crisi personali, con atteggiamenti e proposte che oggi comprendiamo anche meglio, dopo le aperture di Papa Francesco raffigurate dalla ‘Chiesa in uscita’. Ci è poi donato don Marco Ferrari, dallo sguardo sereno, sempre pronto alla battuta che riesce con un sorriso a stemperare le tensioni che talvolta si determinano nella Comunità. Ricordo che durante la visita dell’arcivescovo Carlo Maria Martini disse una frase illuminante: “Si, qui c’è tanto entusiasmo: ci son ben 38 gruppi e associazioni che fan venire la febbre a 39!” Il suo percorso tra noi è bello ma troppo breve, infatti dopo due anni viene chiamato a servire la città come Vescovo. Altro cambio, altro dono, nella persona di don Erminio de Scalzi, l’allora segretario del cardinal Martini, che giunge pieno di entusiasmo e di idee e ci apre al dialogo tra i popoli e le altre religioni, facendoci fare esperienze irripetibili, come, durante un viaggio memorabile, l’incontro e la preghiera con Madre Teresa di Calcutta, con il patriarca di Gerusalemme, fino alla preghiera danzata dei dervisci e via via. Ma un grande prova ci capita in quel periodo... la nostra bella chiesa, per il prosciugamento delle falde acquifere, si inclina su un lato, rendendone impossibile l’agibilità. Allo sgomento, si aggiunge il timore della possibile demolizione con la costruzione di una nuova chiesa, moderna ma anonima. Ma le preghiere di tante persone fanno sì che si può rimettere in asso la struttura, addirittura rendendola più bella, più luminosa ed attraente. Non posso non ricordare in quell’anno il nostro Natale da profughi, ospiti della chiesa dei Cavalieri di Malta, con il ‘magone’, fugato da un boccone di panettone e dalla commozione, al ritorno nel quartiere, nel vedere tanti lumi ad ogni finestra, che danno a ciascuno la certezza dell’unione della nostra Comunità. Si possono amare i muri? Si, se questi sono l’abbraccio reale di un mistero più ampio che qui ci accompagna per una vita, qui troviamo 14


Colui che ci accoglie nella pena, e che partecipa alla nostra gioia: ne sono un esempio di questi giorni, le preghiere di persone inginocchiate davanti alla Cattedrale di Norcia distrutta dal terremoto. Torna la festa, tutto ancora più bello, ma tu Suffragio sei un trampolino di lancio così che anche don Erminio viene chiamato all’episcopato. E arriva don Mirko Bellora, altra mente vulcanica ed entusiasta, amante dell’arte moderna accanto alle forme antiche della nostra parrocchia. Negli anni della sua presenza tra noi viviamo molti giorni gioiosi: il cortile si riempie di colore e si realizzano opere come i nuovi portali della chiesa. Per me poi sono anni speciali: qui crescono e quindi si sposano i nostri figli e vengono battezzati i nostri nipoti. Purtroppo anche per Don Mirko arriva il momento del commiato: una comunità più ampia e variegata lo accoglie per dispiegare anche là le sue grandi capacità. Ultimo dono don Maurizio Pezzoni, dallo sguardo sereno che accetta la chiesa, con tutte le sorprese di un edificio ancora in parte provato dalla vecchiaia, come il campanile e le sue campane recentemente rimesse in sicurezza, ed una comunità in continuo divenire, con mille sfaccettature ed esigenze. Con lui festeggiamo ora questo grande compleanno: tu chiesa ti sei riempita di luci nuove e sfolgoranti per farci ammirare anche meglio le armonie della sua struttura e in particolare degli archi che ornano e dividono la navata centrale da quelle laterali. Ho voluto ricordare i parroci, i sacerdoti che hanno accompagnato i nostri giorni, ma non posso dimenticare tante altre presenze che hanno reso bella la nostra comunità, come le suore e le persone consacrate, che, nel silenzio, per anni, ci hanno aiutato in ogni momento. E poi anche i nostri sacrestani, che hanno reso e rendono tutto ordinato e pulito. Ed infine i molti laici che nei vari anni sono stati testimoni di una fede profonda, con esempi, suggerimenti ed incoraggiamenti e grande collaborazione in ogni ambito della vita parrocchiale. Mi piace pensare che ci troveremo tutti insieme in un Suffragio celeste ed insieme ringrazieremo il Signore che ci ha dato la gioia di vivere in una chiesa così bella, dove abbiamo avuto tanti stimoli e doni per aumentare la nostra fede cristiana. Cara chiesa, silente, che ci accogli ogni giorno, condividendo la commozione di una celebrazione, di un canto, di un ricordo. Auguri per i prossimi dieci, cento, mille anni ancora. C.T.

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GIOVANI E SUFFRAGIO Santa Maria del Suffragio in questo 2016 compie 120 anni. Tutti noi siamo, talvolta, portati a domandarci come sarebbe la nostra vita, come saremmo noi stessi, se fossimo vissuti in luoghi o epoche diverse da quelli che abitiamo. Nell’anniversario dei 120 anni dalla consacrazione della nostra chiesa questa domanda può assumere un sapore diverso. Abbiamo letto frequentemente di commenti ad una espressione amata da papa Giovanni XXIII, in cui ci si riferiva alla parrocchia come “la fontana del villaggio”: un posto in cui tutti si incontravano ed intorno al quale si svolgeva tutta la vita del borgo, un posto che consentiva a tutti di dissetarsi e rinfrescarsi. Forse perché abitiamo a Milano e non in un villaggio, o forse solo perché i tempi ed il sentire comune della gente sono cambiati, ma è evidente che oggi non è più così. Per noi giovani in particolare non esiste però un altro mondo ed un altro tempo cui poterci riferire: siamo nati e cresciuti in questa realtà, in un mondo che continua ad evolversi, e non abbiamo un’esperienza diversa con cui confrontarci. Non possiamo fare paragoni, possiamo solo cercare di vivere al meglio la vita, oggi e qui. Tuttavia, in questa manciata di anni che è il tempo della mia vita nella nostra Parrocchia finora, ho visto alcuni ragazzi arrivare a questo bel “traguardo” del Gruppo Giovani – dal quale io ho mosso i primi passi qui – dopo essere transitati attraverso il Gruppo Diciottenni, e prima ancora dal Gruppo Ado e Pre-Ado. E che gioia ora essere insieme e condividere il cammino proprio con chi si affaccia adesso al gruppo… Giovani che in questi anni sono cresciuti non soltanto d’età e in altezza, ma anche nel cuore e nei desideri profondi. Giovani che sono progressivamente divenuti animatori e poi (spesso) educatori, affrontando con entusiasmo la “sfida” di una quotidianità che desidera pienezza in Gesù, camminando passo dopo passo a fianco dei più piccoli che ci sono affidati. Non è un compito facile, né tantomeno scontato, soprattutto guardando al mondo intorno che sembra troppo spesso voler seguire altre direzioni, abbagliata da altri luccichii. È un po’ come nuotare controcorrente, ma con la certezza nel cuore di una felicità viva, di una bellezza vera. Non conosco l’esperienza di chi ha vissuto nel nostro oratorio prima di noi in anni più o meno lontani; sentendo a volte alcuni commenti, posso però ipotizzare che si trattasse di una realtà 16


diversa. I giovani che oggi scelgono di vivere un’esperienza di crescita nella comunità della nostra Parrocchia lo fanno esprimendo una scelta “forte” e consapevole, spesso incomprensibile a molti coetanei, a tanti compagni di scuola, e anche ad una buona parte della società. Io so solo che per me è motivo di grande gratitudine e di gioia profonda potersi ritrovare guidati con passione da don Paolo alla nostra “fontana del villaggio” e sentire davvero che è ancora in grado di dissetare e rinfrescare coloro che si avvicinano all’ombra del suo campanile, consapevoli di camminare insieme non solo il giovedì sera ma sempre. Valentina

Si può contattare don Paolo al telefono 02.36697863 o all’indirizzo e-mail don.paolo.galli@gmail.com 17


ESSERE BAMBINI FELICI La parrocchia di Santa Maria del Suffragio celebra i 120 anni di dinamica attività sul territorio, e la scuola di via Poma si unisce con fervore ai festeggiamenti! La stessa operosità, la stessa missione, la stessa passione nella vocazione all’accoglienza, all’ascolto, all’incontro. La scuola materna, completata nella sua struttura dalla sezione Primavera, è una scoperta costante, quotidiana. Lo sguardo di un genitore viene subito catturato dalla rassicurante presenza di nonno Ambrogio, il nonno di tutti i bimbi, che ci accoglie al mattino con la sua eleganza e dolcezza. Incontriamo poi suor Pinuccia, anima, cuore e linfa vitale dell’Istituto, che ispira insegnanti e genitori con il suo entusiasmo e il suo amore per la didattica, per l’educazione, per ogni bimbo che sostiene ogni giorno con grande premura. Attraverso lo sguardo sereno delle insegnanti, aule a misura di bambino, un perfetto mix di giochi, libri e attività didattiche, un tripudio di colori e profumi, i nostri piccoli crescono in un ambiente caldo e morbido, sperimentando la bellezza dell’incontro, della relazione, delle prime amicizie. Con tenerezza una madre lascia il suo piccolo, ancora avvolto nella dolcezza dei suoi due anni; lo lascia e, con un po’ di dolore, si congeda dalla sua creatura, nella consapevolezza che il suo cucciolo comincerà a sperimentare il mondo senza di lei. La grandezza di una scuola sta nel trasformare quel dolore genitoriale in profonda fiducia, in serenità, nella certezza che il suo bimbo avrà altre figure di riferimento, ma che saranno sacre ispiratrici di un nuovo percorso di vita, il più importante per ogni bambino: quel momento in cui impara a camminare da solo in spazi altri da quelli soliti e a scoprirli belli, sicuri. Sarà quella la prima scintilla, quel fuoco sacro che li accompagnerà negli anni a venire, quando saranno chiamati a frequentare la scuola dei grandi e, più in là, il mondo degli adulti. Ma loro saranno forti, perché avranno imparato fino in fondo cosa significa essere bambini, bambini felici ed amati. Lucia Boggia Scuola dell’Infanzia - Via Poma 28 – Telefono 02.7380816 email poma28@suffragio.it - sito www.suffragio.it/poma28 18


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IL CAMMINO VERSO IL SERVIZIO Vorrei, innanzitutto, esprimere un pensiero di gratitudine a don Maurizio, che mi ha chiesto di scrivere un articolo sul nostro informatore parrocchiale. Gratitudine, sì, perché mi dà l’occasione di ricordare - e quindi di riportare al cuore - tante cose che si sono succedute in molti anni: avvenimenti, esperienze, incontri significativi. Non è possibile, per fortuna, raccontare tutto, ma vorrei soffermarmi sui ricordi più importanti, che hanno lasciato un segno nella mia vita qui, a santa Maria del Suffragio. Dopo aver peregrinato tra varie chiese, sono approdata al Suffragio proprio quando è arrivato come parroco don Marco Ferrari: mi sono sentita a casa e, da allora, non mi sono più allontanata. Con don Marco, nel 1983, ho fatto il mio primo viaggio in Terra Santa. Ne sono seguiti altri, con mia grande gioia, ma di uno di questi conservo un mio articolo pubblicato sulla rivista parrocchiale, che esprime la mia profonda esperienza spirituale. Don Franco Confalonieri mi ha introdotto nella bella attività della catechesi ai bambini. Dopo di lui, con don Carlo Seno, ho vissuto il cammino di preparazione dei cresimandi adulti, cammino che mi ha permesso di crescere con loro e di instaurare sinceri rapporti di amicizia. Un’altra esperienza mi stava aspettando e cioè l’interesse per la Liturgia, che don Cesare Pavesi aveva suscitato in me ed in altre persone della nostra parrocchia! Con due di loro ho frequentato, per vari anni, dei Corsi organizzati dalla SALM (presso l’Istituto pontificio di musica sacra). Sono felice d’averlo fatto, perché la Liturgia mi ha aperto tanti orizzonti! Mi ha aiutato, e mi aiuta ancora, a vivere più intensamente ciò che si celebra, ad amare di più il Signore e, soprattutto, (quando ci riesco) a lasciarmi amare da Lui, con tutti i miei difetti e le mie povertà. Ho provato, perciò, ad aiutare altre persone a vivere più consapevolmente le varie celebrazioni: per questo ho letto vari libri, scritto alcuni articoli sull’Informatore parrocchiale e frequentato con vero interesse le numerose iniziative organizzate dalla Curia. Ma cos’è la liturgia? “È il luogo privilegiato di incontro dei cristiani con Dio … e con Gesù Cristo, che Egli ha inviato…” (Giovanni Paolo II). È il luogo dell’incontro con il Risorto! È un’azione, un insieme di segni, che richiamano una realtà e ci mettono in comunione con il Mistero, e il primo è il Segno di Croce. È l’esercizio 20


del sacerdozio di Cristo, è opera di Cristo (cfr. Sacrosanctum Concilium 7), segno di salvezza per tutti gli uomini alla ricerca della verità. È azione fatta anche di parole, che non sempre comprendiamo subito nella pregnanza del loro linguaggio. È comunque un’azione che la Chiesa compie come comunità: da soli, infatti, si fa una preghiera, non una celebrazione. Nella Liturgia Dio parla al suo popolo: l’Ambone è il luogo dal quale viene proclamata la Parola di Dio e quanto è importante che il lettore la sappia comunicare!

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l’Altare è segno del Mistero Pasquale, del sacrificio di Cristo morto e risorto: all’inizio della Messa, o meglio, della Cena del Signore il sacerdote celebrante bacia l’altare, come se baciasse Cristo. Ci sono altri elementi e luoghi importanti, come il Tabernacolo, il Presbiterio con la Sede, i saluti che il sacerdote scambia con l’assemblea, i gesti, gli oggetti concreti come l’incenso, come l’acqua, così essenziale nella vita di ogni giorno; le vesti con i loro colori, il Cero pasquale, la luce, i ceri che dicono la nostra fede: “credere è guardare con gli occhi di Cristo”. E questo richiede una conversione permanente! Ogni cosa, quindi, pur nella sua concretezza, ci rimanda ad altro, (con la a minuscola), ma soprattutto ad Altro (con la a maiuscola), di più profondo e spirituale! Tutto potrebbe essere occasione di riflessione, di preghiera, di contemplazione, così da lasciarci attrarre dall’azione dello Spirito Santo. È veramente bello quando si riesce a vivere con gioia una celebrazione, specialmente quando si percepisce una partecipazione attiva dell’Assemblea, che ascolta, prega, canta! Vuol dire che i “segni” sono e possono essere capaci di stabilire una relazione viva tra noi e il Signore, rendendo così visibile il fatto che è Lui che ci convoca. Nella liturgia, allora, è la Chiesa - quindi tutti noi - che prega, loda, adora, domanda, supplica, ringrazia, intercede, benedice e “Il mistero dell’assemblea liturgica è segno visibile del Regno invisibile”. Al termine di queste mie riflessioni desidero ringraziare, ancora una volta, don Maurizio, perché con lui sono potuta diventare ministro della Comunione Eucaristica ed è una gioia, vera e profonda, sia l’aiutare il sacerdote nella distribuzione dell’Eucaristia, sia il portare Gesù alle persone che non ce la fanno a venire in chiesa! E adesso sarebbe bello se, con queste mie poche righe, fossi riuscita a ravvivare l’interesse sia per la Liturgia, sia per la nostra Parrocchia, perché diventi sempre più una comunità che vive, prega, ama. 22

Franca


LA CONFRATERNITA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO Natura e scopo. La Confraternita del Santissimo Sacramento è un gruppo di fedeli che, all’interno della comunità parrocchiale, intende porre, con particolare intensità ed evidenza, l’Eucarestia al centro della propria vita spirituale e della testimonianza cristiana in ambito familiare e sociale. Le Consorelle manifestano l’amore ed il gusto alla preghiera e all’Eucarestia mediante i diversi servizi di apostolato cui ognuna, a seconda dei propri doni e carismi, si dedica. In particolare: - servizio e animazione della liturgia (letture, canti, raccolta delle offerte…) - servizio di Ministri Straordinari dell’Eucarestia nelle case degli ammalati, portando conforto e sollievo alla sofferenza, sia con una breve Cerimonia Eucaristica che con un sorriso. Spiritualità. La Confraternita offre alle Consorelle, per l’attuazione del loro apostolato, un programma di spiritualità apostolica che si articola nei seguenti punti: - Messa quotidiana; - culto o spiritualità del Cuore di Gesù con l’Adorazione Eucaristica; - devozione alla Beata Vergine Maria; - inserimento attivo nella vita della parrocchia; - costante impegno di preghiera. 23


Il gruppo si incontra periodicamente per un momento di riflessione guidato da don Maurizio e tutti i venerdì alle ore 16.30 per la recita del Rosario, l’Adorazione Eucaristica, i Vespri e l’animazione della Santa Messa delle 18.00. Impegno di animazione Quando uno è pieno di un’idea, la diffonde, la comunica. Chi si è consacrato al Sacro Cuore diventa come un pezzetto di lievito, un centro diffusore dovunque si trovi, qualunque sia la sua occupazione, la salute, il tempo a disposizione. Questa forza espansiva di bene, questa spinta ad avvicinare gli altri al Signore, uno se la porta dentro e la alimenta con l’amore di Cristo. La finalità della Confraternita è animare cristianamente e apostolicamente i nostri ambienti, creando un contatto con le persone per far comprendere l’amore di Dio. Caratteristiche Il gruppo è unito dall’amore alla preghiera e alla Santa Chiesa, dalla condivisione di gioie e dolori, dall’aiuto reciproco, dalla crescita nello Spirito, dalla carità fraterna, dalla valorizzazione dei talenti individuali, dalla donazione di sé in famiglia, nella comunità parrocchiale e in tutti gli ambiti sociali dove lo Spirito del Signore invia le Consorelle, convinte di “essere un tesoro prezioso del cuore del Papa e del Cuore di Cristo” (San Giovanni Paolo II) La priora Maria Vittoria Gallenzi 24


LAMOSTRA FOTOGRAFICA PER IL 120° DELLA CHIESA Il mese di ottobre è un mese denso di ricorrenze e di appuntamenti per la comunità cristiana che vive a Milano, ma per noi di Santa Maria del Suffragio questo mese ha una valenza particolare: è il mese anniversario della consacrazione della nostra chiesa. Questa ricorrenza quest’anno ha assunto un significato particolare essendo l’anniversario numero 120: le cifre tonde, le scansioni per decine, assumono sempre un rilievo straordinario nella memoria privata e collettiva, quale momento di sottolineatura del tempo trascorso e di augurale apertura di quello che deve ancora venire. Fra le molte iniziative organizzate da don Maurizio e dai suoi collaboratori, mi interessa ricordare la mostra fotografica sui 120 anni della parrocchia, allestita a cura di Anna L. nella cappella di San Proto, inaugurata il 22 ottobre e prorogata fino al 6 novembre. Visitare la mostra è stato un viaggio nel tempo, scandito dai vari pannelli che la componevano, che qui cercherò di riassumere per sommi capi sulla base delle mie impressioni. Il primo pannello ha colpito subito con le antiche vedute e mappe della città mostrando una Milano circondata da mura, dal Comune dei Corpi santi e infine il progetto di una prima espansione oltre i bastioni sotto la spinta della modernità. E’ in questo contesto che , come è noto, stanno le origini e la ragion d’essere della parrocchia: la vecchia chiesa rurale di Calvairate, di cui è stata esposta una fotografia, doveva lasciare il posto ad un nuovo tempio, più grande e adatto ad un quartiere in crescita, la nostra Santa Maria del Suffragio. I vari pannelli hanno permesso a tutti i visitatori di farsi un’idea di quanto cammino sia 25


stato fatto per arrivare all’ aspetto attuale della chiesa. La prima idea di chiesa prevedeva una struttura con una muratura esterna a righe banche e nere, un protiro davanti all’ ingresso, delle loggette sulla facciata, nessun rosone. Una chiesa molto diversa da quella che conosciamo, ma che era il frutto delle tendenze architettoniche del tempo e dell’appassionata opera del suo progettista l’ingegner Parrocchetti. Il desiderio di questa maestosa decorazione dovette fare i conti con le difficoltà economiche. Ecco così in un altro pannello la celebre foto della nostra chiesa spoglia, tutta in mattoni, dove si vede ancora bene il muro del confinante cimitero e una passante che transita davanti al sagrato. Cosa avrà pensato quella donna di inizio Novecento di questo nuovo edificio che sorgeva imponente in un territorio ancora in gran parte campagna? L’impegno della comunità parrocchiale per dare una veste esterna adeguata alla sua chiesa è stato ben evidenziato dal pannello successivo dove è stato esposto il disegno di monsignor Chiappetta con la facciata caratterizzata dal rosone, dai tre portali, ma anche – residuo del vecchio progetto – dei pinnacoli sul tetto che oggi ci possono sembrare inutili, ma che volevano slanciare forse la struttura verso l’alto. La successiva foto a colori della facciata attuale può dare l’idea di un insieme più massiccio, ma proprio per questo ben radicato – come è nella tradizione di Santa Maria del Suffragio – nel terreno, nella storia degli uomini, per richiamarli, partendo dal loro vissuto quotidiano ai valori dello spirito e della carità. Proprio queste considerazioni a mio avviso sono state ben sottolineate 26


da due altri pannelli. In un pannello, a cura di Giulia e Michele Berruti, accompagnate da riflessioni, sono state esposte le fotografie con i dettagli dell’altare delle opere di misericordia corporale, che originariamente era nel transetto del Sacro Cuore, poi è stato utilizzato come mensa del presbiterio e ora è situato in San Proto. Nell’anno santo della Misericordia questo momento di riflessione in un cammino storico sottolinea il servizio del cristiano all’ umanità ferita, sofferente, incerta, ben ricordato dalla frase che don Erminio volle scrivere sulla porta d’ entrata ‘Si entra per adorare Dio e si esce per amare i fratelli’. L’altro pannello ha ricordato la tragicità della storia, la Storia con la

maiuscola, che anche la parrocchia ha dovuto attraversare: vale a dire la Seconda Guerra Mondiale. Sono state esposte due foto molto significative: la prima è stata scattata durante la commemorazione dei caduti in guerra, una chiesa gremita di bandiere, di ex-combattenti, di donne, probabilmente molte delle quali vedove o orfane delle due guerre mondiali, ma anche di personaggi nella divisa fascista del tempo. La seconda è una foto, presente anche in varie pubblicazioni storiche, che raffigura il passaggio di una colonna di soldati americani che passano lungo Corso XXII marzo entrando vittoriosi in una Milano liberata pochi giorni prima dalle forze partigiane. Anche qui viene da chiedersi quale era lo stato d’ animo dei parrocchiani che, uscendo sul sagrato, avranno visto la rombante colonna di jeep e di truck, a vedere la foto 27


viene un’aria di liberazione, di attesa, di sofferenze passate, ma non terminate, ma forse anche di future serate al ritmo del boogie-woogie… Questo decisivo periodo è stato ben sottolineato a mio avviso da altre due immagine: il quadro del cardinal Schuster, il pastore che ha guidato la diocesi in questi anni terribili e la foto dell’inaugurazione, nel 1945, dell’oratorio maschile. Ragazzini e giovani sfuggiti alla guerra, ai bombardamenti, ai tanti pericoli, trovano uno spazio dove giocare, stare insieme, essere educati a crescere come uomini e come cristiani. I pannelli successivi hanno raccontato eventi che molti dei visitatori hanno nella loro memoria personale: uno fra tutti il cedimento delle fondamenta della chiesa nel marzo del 1986, che ha obbligato ad un profondo lavoro di consolidamento da cui la chiesa e gli edifici parrocchiali sono come rinati, diventando più sicuri, più funzionali, più adatti alle nuove esigenze. In particolare hanno colpito le foto dei macchinari nei sotterranei e la grande foto della chiesa gremita per la messa di riapertura nel settembre del 1987 celebrata solennemente dal cardinal Martini. L’immagine di quella grande messa ha fatto il paio con quella di un’altra 28


grande celebrazione, quella per il centenario, celebrata ancora dal cardinal Martini nell’ottobre del 1996. A mio avviso sono state le Messe più affollate e con più partecipazione che mi sia capitato di vivere in questi anni in parrocchia. Il cardinal Martini è stato veramente vicino a noi in tutti i momenti, tanto che ancora poco prima di lasciare il suo incarico volle accettare l’invito ad un concerto di don Carlo Seno nel nostro auditorium. L’ultimo pannello parla del nostro presente: delle nuove campane che sono state ricollocate sul campanile nell’ottobre 2011 e che molti ricordano ancora di aver contemplato con curiosità e orgoglio per la loro splendida finitura nel cortile dell’oratorio. Con questo pannello è terminato questo viaggio. Credo che il senso di questa esposizione, che nella sua semplicità ha sottolineato alcuni momenti importanti, sia il seguente: il presente ha le radici nel passato, ma un passato che va conosciuto e rievocato per andare verso il nostro futuro. Alessandro Faruffini

Ancora grazie per l’affetto dimostrato a Santa Maria del Suffragio e al nostro quartiere con i vostri pensieri e il vostro interesse!!! Se avete fotografie o documenti relativi alla vita della Parrocchia o del quartiere e vi piacerebbe che facessero parte dei festeggiamenti dei prossimi anniversari e quindi rimanessero a disposizione dei “fratelli che stanno per arrivare” per piacere contattateci: al cellulare 392.9338895 o all’e-mail info@ suffragio.it Oggi i documenti non vengono più danneggiati, ma scansionati e restituiti integri e indenni. 29


UN TUFFO NEL PASSATO L’Archivio della nostra Parrocchia da alcuni anni è ospitato sotto il campanile, in un ambiente ristrutturato e ben organizzato. All’interno degli schedari un gran numero di registri ha raccolto i documenti che da sempre segnano la vita della Parrocchia e dei parrocchiani. Battesimi, cresime, matrimoni e funerali scandiscono il passare del tempo. Si possono trovare le tracce degli eventi relativi a sé stessi o ai propri cari in questi ultimi anni, ma l’Archivio è anche una finestra che si apre su secoli lontani. Una lettura di questa grande documentazione ci porta direttamente all’interno di vicende che conosciamo solo per averle lette sui libri di storia e che scopriamo essere state vissute da tante persone come noi. Prima di diventare l’attuale Santa Maria del Suffragio, l’antenata della nostra chiesa si chiamava Santa Maria in Calvairate, situata nei “Corpi Santi Orientali, fuori da Porta Tosa” (dal 1861 ribattezzata Porta Vittoria, e situata nell’attuale Piazza Cinque Giornate), in una campagna che si estendeva fino all’Acquabella (zona Argonne), e raggiungeva Segrate. I registri più antichi hanno le copertine di cuoio e le pagine di spessa carta di fibre di cotone, talvolta rosicchiate dai topi. Qualche volta sono di difficile lettura, a causa della grafia minuta e degli inchiostri sbiaditi dal tempo. Poi, col passare del tempo, le pagine diventano sempre più comprensibili e nel XIX secolo compaiono anche registri con modelli pre-stampati, da compilare a mano. Abbiamo provato ad aprire qualche registro tra i tanti, per cercare di capire come vivevano coloro che ci hanno preceduto. Ne sono emerse tante piccole storie che sarebbero state completamente perdute senza lo scrupolo degli addetti della segreteria e dell’archivio. Storie talvolta divertenti, talvolta commoventi, felici o tragiche, ma che ci fanno capire quanto queste persone fossero come noi, nonostante i secoli trascorsi. I primi documenti, matrimoni e battesimi, risalgono al 1577. Sono tracce quasi illeggibili, 30


ma riusciamo a scoprire che nel 1577 a Calvairate furono celebrati 7 matrimoni, diventati 12 l’anno seguente, e 14 nel 1579. Erano anni difficili questi: a Milano nel 1577 infuriava la cosiddetta peste di san Carlo Borromeo, che fece 17.000 morti. Ben peggiore fu però quella del 1630, descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi. Mentre ferveva la sciagurata caccia agli untori, la vita continuava anche nelle sue normali vicende: nei primi sei mesi di quell’anno tragico a Calvairate vennero celebrati 11 matrimoni. Nei registri dei matrimoni, con la puntuale elencazione della raccolta dei documenti necessari, delle pubblicazioni effettuate, dei testimoni, si incontrano anche episodi curiosi. Nel 1710 vengono esposte una prima volta (sulle tre richieste) le pubblicazioni per il matrimonio di un tale Giovanni Dottino della parrocchia di Lorenzo Maggiore (vedovo da due anni) con Margarita Pagana di Calvairate. Il parroco scrive all’Arcivescovado che “per l’instabilità dello sposo si teme voglia il medesimo ritirarsi dal cominciato e pentirsi della promessa, anche per qualche dissapore passato coi fratelli della sposa, sebbene di niun rilievo”. Prosegue: “ciò succedendo sarebbe di gran disdoro alla povera figlia”, che perciò intende ricorre all’arcivescovo. Il parroco quindi chiede di dispensarlo dalle successive esposizioni “al fine di non dar tempo al Dottino di mutarsi di parola e lasciare la sposa con simil affronto e spesa”. L’atto di “dispensamus” venne subito concesso portando così alle nozze lo sposo recalcitrante (non ci è però dato di sapere se il matrimonio sia stato felice e duraturo…). Il 26 maggio 1805 Napoleone Bonaparte è incoronato Re d’Italia nel Duomo di Milano. Il 27 luglio di quell’anno viene celebrato il primo matrimonio della nuova realtà politica: si sposano Gioanni Baietta e Angela Maria Maddalena Garbagnati, domiciliati all’Acquabella, che ricevono anch’essi dispensa dalla seconda e terza esposizione delle pubblicazioni dal Vicario Generale. Il 1848 è l’anno dell’insurrezione contro gli austriaci. I combattimenti si svolgono furiosi anche nella nostra zona, tanto che se ne trova traccia nella toponomastica: Porta Vittoria, piazza Cinque Giornate, corso XXII Marzo. Nel registro dei funerali, il 22 marzo 1848 vengono riportate le esequie di dieci parrocchiani. Nella causa della morte di 31


ciascuno il parroco scrive “Trucidato dalla soldatesca austriaca”. Sono uomini e donne, giovani (19 anni) e anziani (64 anni), ma c’è anche Maria Fiocchi, una bimba di 12 anni “ferita mortalmente dagli austriaci”.

Ci sono però anche momenti felici: lo stesso 22 marzo si celebra in Parrocchia anche il battesimo di Maria Luigia Giovanna Estetti. Il padrino, zio paterno, è “fittabile” (ovvero coltiva un campo datogli in affitto), mentre la madrina, zia materna, è cucitrice. In quegli anni, nonostante Milano fosse una delle città più ricche e moderne d’Europa, i medici erano spesso impotenti. È emblematico il caso di Alessandro Manzoni, nobile, ricco e famoso: ebbe complessivamente dodici figli, ma soltanto due gli sopravvissero… Nel registro dei funerali del 1848 si leggono dati che lasciano stupiti. Tra le cause di morte appaiono frequentemente parole che oggi non ci sembrano più così minacciose, come “febbre”, “febbre gastrica”, “vaiolo”, “pellagra”. E si stringe il cuore leggendo i molti casi di neonati e bambini piccoli che riportano come causa di morte, parole come “parto laborioso”, “febbre infantile”, e addirittura “vermi” per un bimbo di un anno. La vita però prosegue. Nel 1848 Pietro Figini, 23 anni, “possidente”, e Clementina Gandini, minorenne, “salsamentaria” (commessa di drogheria), scrivono al parroco che “desiderano congiungersi al più presto tra loro” e chiedono quindi di essere esentati dalla seconda e terza esposizione delle pubblicazioni “per motivi di famiglia”. Il documento riporta il timbro del “Governo provvisorio di Lombardia”. Davvero provvisorio, visto che gli austriaci sarebbero ritornati a Milano a settembre. Dopo quasi sette mesi il registro dei battesimi riporta la nascita della loro primogenita: un “motivo di 32


famiglia” certamente urgente. In quegli anni i registri delle nascite e dei battesimi sono una cosa sola. I bambini vengono battezzati appena nati e nei registri, oltre ai nomi dei genitori e dei padrini e madrine, compare anche il nome della levatrice. Ma nei registri figura anche un’altra voce inquietante. Ogni nuova nascita, ogni nuovo battezzato, viene registrato come “legittimo” o “illegittimo”, con due colonne che riportano, imperturbabili, l’etichetta che segnerà per sempre il neonato. Nel 1861 Milano, con gran parte del Lombardo-Veneto, entra a far parte del neoistituito Regno d’Italia. I documenti della Parrocchia registrano che per la festa patronale di Calvairate di quell’anno sono stati spesi lire 34,10 per le luminarie; lire 32,10 per le cantrici della processione; lire 24,50 per il coro della Guardia Nazionale; e lire 113,15 per la Banda. La burocrazia parrocchiale, oggi come allora, richiede documenti che provino l’effettuazione dei sacramenti previsti; tuttavia alcuni eventi straordinari possono aver fatto scomparire l’altrimenti indispensabile foglio con timbri e firme. Il 30 dicembre 1916, giusto un secolo fa, venne celebrato il matrimonio tra Edoardo Marani e Rosalia Lietti. Lo sposo mancava della fede di battesimo, irreperibile nonostante le ricerche effettuate. Tuttavia dichiarò l’esistenza di “uno zio prete” e della levatrice, che avrebbero potuto testimoniare il suo battesimo da neonato, e riuscì così a sposarsi. Il 28 aprile 1945 la Seconda Guerra Mondiale è ormai ufficialmente terminata: Milano è stata appena liberata e il 30 aprile le truppe alleate sfileranno davanti a Santa Maria del Suffragio tra due ali di cittadini festanti. Castrense Campanella e Fulvia Merlini possono finalmente sposarsi, nonostante la mancanza del certificato di cresima. Il povero Castrense ha infatti rilasciato di suo pugno una dichiarazione con cui attesta che era stato regolarmente cresimato, e lo può dimostrare perché ha ancora con sé “l’orologio con catena ricevuto in dono dal padrino”. La diocesi, retta dal Cardinale Schuster, rilascia un documento di dispensa, rigorosamente in latino 33


“tempore quo a diocesi abfuit causa militiae” (per il tempo in cui mancò dalla diocesi per la guerra). Il 16 maggio 1945 la guerra dà un ultimo colpo di coda. Il registro dei funerali riporta la scomparsa di Leandro Basaglia, di 19 anni, e nella colonna del luogo del decesso il parroco scrive “ucciso a tradimento in istrada”. Poi la Storia diventa gradualmente cronaca. Dalle pagine dei registri affiora ormai qualche nome di persone conosciute. Chissà se tra 80 anni, in occasione del 200° anniversario della Consacrazione della Parrocchia, qualcuno citerà tra i documenti anche questi articoli dell’Informatore parrocchiale? Massimo

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Pag. 4 Piazza Castello, 24.12.2009 – Foto di Guido Sfargeri, www.trammilano.com Pag. 6 Lo spire della Torre Unicredit – progetto dell’architetto César Pelli, inaugurazione 2014 Pag. 7 Dopo il consolidamento del campanile, le campane sostano nel cortile dell’Oratorio prima di essere riposizionate, Ottobre 2011 Pag. 9 S.E. il Cardinal Arcivescovo Carlo Maria Martini riconsacra la chiesa ristrutturata, 5.9.1987 Pag. 10 Monsignor Erminio de Scalzi e don Carlo Doneda Pag. 12 Don Carlo José Seno Pag.13 Da sinistra. In piedi: don Elia Mandelli, don Roberto Perenna, don Renato Poiaghi, don Pietro Ferrari. Seduti: don Achille De Capitani, don Angelo Portaluppi Pag. 14 Da sinistra: don Carlo José Seno, don Carlo Doneda, don Mirko Bellora, don Cesare Pavesi Pag.17 Cortile dell’Oratorio – Particolare del murales d’ingresso, angolo nord-ovest Progetto dell’architetto Giovanni De Lucchi, murales di Michele Migliavacca, 1996 Pag. 19 I bambini della Scuola dell’Infanzia parrocchiale pregano con suor Pinuccia per i bambini meno fortunati davanti alla Croce di Lampedusa, 26.10.2016 Pag. 21 Il parroco don Maurizio Pezzoni Pag. 25 Il primo piano regolatore di Milano, 1884-1889 Pag. 26 La chiesa ai tempi dell’inaugurazione, 1896 Pag. 27 Commemorazione dei caduti, 1940 Pag. 28 L’intervento sulle fondazioni, 1986-1987 Pag. 29 La chiesa gremita per la Santa Messa di riconsacrazione della chiesa, 5.9.1987 Pag. 30 San Carlo Borromeo entra in Milano – Filippo Abbiati,1670-1680, Duomo di Milano Pag. 31 Il generale Bonaparte in Italia Pag. 32 La conquista di Porta Tosa segna la vittoria dei milanesi sugli austriaci nell’ultima delle Cinque Giornate, 18-22 marzo 1848 – Mondo Illustrato, 1848 Pag. 33 Seconda Guerra d’Indipendenza - Vittorio Emanuele II e Napoleone III entrano trionfalmente a Milano mentre gli austriaci sgombrano la Lombardia, 8.6.1859 Pag. 34 Milano liberata, Aprile 1945 Ultima di copertina La Madonna della Misericordia – Leone Lodi, 1937


LA COMUNITÀ DEL SUFFRAGIO

AUGURA A TUTTI BUON NATALE NEL SIGNORE!


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