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Grandi

eventi

Memorial a cura di Paolo Meneghelli

Dal 12 al 15 novembre è andato in scena il primo enduro ufficiale della storia del Lago di Pusiano: nonostante le poche catture, ben 4 carpe (su 15 totali) superavano i 15 chili. A stravincere è stata però la beneficenza: ecco la cronaca di un grande evento che ha unito i carpisti nel nome di Flavio Filipponi e che si candida a diventare un appuntamento fisso nei prossimi anni

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Filipponi Il Lago di Pusiano non ha mai ospitato un enduro ufficiale: questo è il primo

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Memorial

filipponi

«S

ono convinto che se tutto è andato bene è merito di Flavio, che ci guarda da lassù»: con queste parole, Andrea Spini riassume lo spirito della prima edizione del Memorial Filipponi. Un enduro con qualcosa in più: è la prima quattro giorni ufficiale di carp fishing realizzata sul “mitico” Pusiano da Carp Fishing Italia, grazie all’impegno delle sedi Cfi di Milano (166) e di Canonica d’Adda (62), capitanate da Umberto Banchieri e, appunto, da Andrea Spini. Un’occasione speciale, la prima edizione di un evento interamente dedicato a uno di noi, Flavio Filipponi, giovane carpista pavese scomparso pochissimo tempo fa per un assurdo incidente. Le lacrime di Banchieri, la voce commossa di Spini e il forte applauso di tutti i partecipanti hanno suggellato con grande emozione questo enduro che, ne siamo convinti, è solo il primo di una lunga serie.

La settimana prima di questa gara sono state catturate diverse over 20...

Prima di tutto, la beneficenza C

ome accade in tutte le grandi manifestazioni di Cfi, anche in questo caso una buona somma di denaro è stata devoluta in beneficenza. Grazie alle iscrizioni e alla lotteria finale (con i premi messi in palio gratuitamente da vari negozi e aziende del settore), sono stati raccolti 2.000 euro da donare interamente. Il Gruppo Ambrosiano Carp Fishing e la sede Cfi di Canonica d’Adda hanno scelto due enti a cui versare tutto il ricavato. Il primo è la Fondazione Filipponi

(www.fondazionefilipponi.it), creata dalla famiglia di Flavio Filipponi, che si occupa oggi di promuovere progetti per aiutare i bambini in difficoltà nel mondo. Il secondo è l’ente La nostra famiglia (www. lanostrafamiglia.it) di Bosisio Parini, che si occupa della cura, della riabilitazione, della formazione e della ricerca per bimbi handicappati. Entrambi gli enti hanno ricevuto 1.000 euro a testa. Ancora una volta i carpisti dimostrano di che pasta sono fatti: facciamoci un applauso, perché ce lo meritiamo.

Belli carichi

Quando si parla di Pusiano ai carpisti si drizzano le orecchie. È uno dei tre laghi da big più famosi d’Italia, insieme a Bolsena e a Endine. Per molti è un sogno pescarci e proprio

Raccolti 2.000 euro in favore della Fondazione FLAVIO è ANCORA CON NOI: al centro, il fratello di Flavio Filipponi riceve un assegno simbolico dalle mani di Andrea Spini (a sinistra) e di Umberto Banchieri (a destra).

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per questo le iscrizioni sono arrivate a raffica. Nonostante lo spauracchio dell’influenza A, all’estrazione presso il centro di pesca sportiva La Geretta, c’erano praticamente tutte le coppie in gara (15): solo Conigli e Taini hanno dovuto rinunciare a causa di una fastidiosa febbre che li ha colpiti a poche ore dalla partenza per il lago. A rappresentare Cfi c’erano equipe da tutta Italia: Padova, Verona, Ferrara, Mantova e addirittura Jesi.

Rispettosi delle regole

Insomma, quando c’è da pescare belle carpe, i carpisti non hanno certo paura di macinare chilometri! Anche se i regolamenti non ci consentono di pescare con tutti i crismi: in questa occasione il regolamento del lago è stato rispettato in toto, soprattutto nel suo aspetto più “fastidioso”, cioè il divieto di calare lenze dalla barca da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto. Non sono infatti state concesse deroghe a questa norma, che difficilmente i carpisti “digeriscono” ma che diventa fondamentale in un lago come il Pusiano, al centro dell’interesse non solo degli angler ma anche degli spinner, degli

amanti della pesca ai predatori e... delle squadre nazionali di canottaggio, che qui si allenano in vista delle competizioni internazionali più importanti. Per fortuna, i carpisti del Memorial Filipponi hanno dato il meglio di sé, dimostrando che gli iscritti a Cfi non si riempiono solo la bocca di paroloni ma mantengono quello che promettono, e questo è un gesto che rivela maturità.

Premesse da grandi strike

Al ritrovo, l’entusiasmo è palpabile. Non si fa altro che parlare delle performance delle settimane precedenti che hanno visto protagonisti alcuni carpisti, stranieri e non. Si parla degli olandesi che hanno catturato cinque over 20 al “Lambrone”, degli inglesi che hanno fatto sfracelli al “Canoa club”, degli italiani che hanno beccato alla grande nella zona del “Muretto” e alla “Comarcia”. Insomma, c’è tanta di quell’adrenalina in giro che le equipe sembrano... carpe in frenesia su un letto di pellet. Immaginatevi poi come poteva sentirsi la coppia Chiavetti e Giombini che, appena arrivata alla posta “Coconut”, ha visto una coppia di cechi fotografare un bestione da 24,5 chili...

Filipponi e dell’ente "La nostra famiglia"

DEDICATO AI BAMBINI: la donazione consegnata alla responsabile dell’associazione "La nostra famiglia" (al centro), aiuterà i bambini handicappati ad avere un futuro.

Chi era Flavio Un enduro per ricordare un grande carpista

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lavio Filipponi era un carpista appassionato come pochi. Pur risiedendo a Casorate Primo, in provincia di Pavia, amava così profondamente il Lago di Pusiano da eleggerlo a sua meta preferita: il suo album custodisce ancora oggi gli scatti con alcune delle carpe più grandi e più belle del bacino comasco. Ma over o piccola che fosse, a Flavio non interessava: era un carpista di grande integrità morale, che viveva la pesca come una passione viscerale e non ne poteva fare a meno. Nato nel 1979 e laureato in Scienze e Tecnologie Informatiche alla Statale di Milano, è stato strappato alla vita il 5 agosto 2007 da una macchina che lo ha travolto mentre attraversava le strisce pedonali, appena

uscito dal lavoro. In un istante i suoi progetti sono stati polverizzati: i sogni di una vita con la ragazza di sempre, conosciuta tra i banchi di scuola, la carriera professionale iniziata da appena due mesi e le sessioni di pesca nel “suo” Pusiano sono svaniti all’orizzonte, trascinati da un crudele destino. Lasciando, però, una traccia indelebile nel cuore di chi l’ha conosciuto, di chi ha condiviso con lui tramonti, albe e combattimenti nel pieno della notte. Di chi ha visto il suo sorriso mentre abbracciava l’ennesima carpa di Pusiano e di chi, oggi, lo ha voluto di nuovo tra noi, dedicando un enduro alla sua memoria e raccogliendo contributi per la fondazione nata in suo onore.

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Memorial

filipponi

L'aveva detto... Esperienza, canapa, tiger e un pugno di boilie: così si vince l’enduro di Pusiano

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l trucco di Gambino? Pescare in una postazione che conosce come le sue tasche. Non ha tenuto segreti per sé il vincitore della gara: è stato estratto per penultimo ma ha avuto la fortuna di poter scegliere lo spot in cui abitualmente pesca tutto l’anno a Pusiano. «Niente trucchi magici», ci spiega Luca, «semplicemente, conosco lo spot “Pusiano paese” come se fosse il giardino di casa. Ci ho pescato tante di quelle volte che non ho più bisogno dell’eco. Le carpe abboccano sempre negli stessi punti». Quali? «Due», confessa, «una legnaia sulla destra, a 150 metri da riva, e il grande albero in acqua

dentro l’ansa sulla destra: qui bastano due canne, le altre quattro di solito rimangono mute». Gambino non ha preso solo la baffona più grande, ma è stato l’angler che ha anche catturato più carpe, nonostante abbia pescato da solo per l’improvvisa defezione del socio Ridolfi: ben sette le carpe finite nel suo guadino, tutte regine. «In questa zona è importante pescare nel punto giusto», conclude Gambino, «ma io non ci pesco se non ho con me il mio mix di granaglie composto da tiger nut e canapa. Di boilie ne uso solo una manciata: le sparpaglio una qua e una là entro i dieci metri dall’innesco». Niente da dire... funziona!

Sorteggio alla francese

Per fare una torta da leccarsi i baffi ci vogliono buoni ingredienti: carpe massicce, hot spot e condizioni climatiche accettabili. Le big a quanto pare ci sono, quindi tocca alla posta. Gli organizzatori assegnano così lo spot a ogni coppia tramite il sistema alla francese: estratto il nominativo, la coppia può scegliere tra tutte le poste al momento disponibili. Sistema che piace a tutti: oltre a premiare la fortuna, si dà il giusto valore anche alla bravura e alla voglia di rischiare. Le postazioni più ambite sono infatti “andate” subito. “Isola” per la coppia FaitaCaiola, “Lambrone” a RealeRavera, “Bosco” a Chetrone e Tasinato. Tre hot spot che, sulla carta, sono considerati da tutti i migliori in assoluto per fare la cattura “big”, ciò che conta qui al Memorial Filipponi dove si premiano solo le tre carpe più grandi. In poche parole... ne basta una “di peso” per portarsi a casa il trofeo!

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La posta? Non sempre conta...

L’estrazione alla francese, come dicevamo, ha anche un lato positivo: permette di compensare la sfortuna con l’esperienza. Come è successo alla coppia Pistorello-Gallana e a Gambino-Ridolfi: i primi due sono rimasti in testa fino all’ultimo giorno dopo aver estratto la posta “Comarcia” quando ne mancavano ancora poche da assegnare; i secondi hanno vinto l’enduro pur venendo estratti per penultimi, ma prendendo la postazione che volevano, cioè “Pusiano paese”. Alla faccia di chi dice che è tutto scritto e che negli enduro la postazione conta più di ogni altra cosa!

A galla e sul fondo

Pronti, via! Alle 13 inizia la gara vera e propria. La brinata dell’alba ha lasciato il posto a un timido sole che lentamente diventa sempre più caldo. I colori che circondano il lago sembrano quelli di dicembre, ma la temperatura è quella dei

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DUE BIG PER LORO: dopo la specchi di 15,4 chili che le è valso il terzo posto, la coppia Faita-Caiola ha catturato anche questa regina di 15 chili. Gli organizzatori (foto a sinistra), sono rimasti estasiati davanti alla bellezza di questi pesci.

VOGLIA DI SCHERZARE: sopra, Andrea Spini in un'insolita veste da "carpista-stregone". Sotto, Luca Gambino svela il segreto della vittoria: pasturazione con lasagne...

primi di ottobre: insomma, la situazione ideale per godersi una bella vacanza di pesca. E per catturare: sul lago domina da qualche giorno l’alta pressione, le condizioni sono stabili con brinate notturne e ore di luce “bollenti”. Sono caratteristiche ottimali in questo periodo e vanno a mitigare le negatività prodotte dal basso livello dell’acqua del lago. E lo diventano ancora di più quando, a sera, la superficie dell’acqua inizia a “macchiarsi” di salti, scodate, bollate, rollate. Chi pesca a Pusiano lo sa bene: quando c’è tanta attività di pesce a galla, di solito ce n’è anche tanta sul fondo.

Prima notte da leoni...

E così è: il primo pesce pesato la mattina di venerdì è subito una big carp. Pistorello e Gallana, proprio loro, quelli della "Comarcia", piazzano una zampata che li proietta al top della classifica con una specchi lunghissima che pesa 15,450 chili. Pescano contro il canne-

to sulla sponda opposta: per loro si prospetta una sessione coi fiocchi. Arrivano belle notizie anche dal “Bosco” (12,9 chili per Chetrone e Tasinato), dal “Lambrone” (10,8 e 7 chili per Reale e Ravera) e nella mattinata in meno di mezz’ora si registrano altre due catture a “Pusiano Paese” (8,1 e 9,8 chili per Gambino, rimasto orfano del suo socio di pesca Ridolfi a causa di un attacco influenzale). Un altro colpo di scena arriva in serata: la coppia alla postazione “Isola”, Faita-Caiola, guadina una specchi meravigliosa dopo due slamate nella notte precedente. Pesa 15,400 chili: per 50 grammi i due sono secondi in classifica.

... seconda da grandi dormite!

Sottoriva e grandi profondità: tutte le catture avvengono in pochi centimetri d’acqua o in oltre 9 metri. Segnale chiarissimo, se collegato alle bollate della sera precedente e alle

nuvole che hanno “tappato” il lago nella seconda giornata: dopo una fase di stabilità, le condizioni atmosferiche stanno camGenerosa la prima biando rapidamente. notte, bloccate le Infatti, le carpe hanno altre: Pusiano è mangiato nel sottoriva, come farebbero in casempre una sfida! so di brinate notturne, e nelle alte profondità, dove mangiano soprattutto nel mese di ottobre. Ed è così che tutto si inchioda: la mattina del terzo giorno, i giudici pesano solamente una cattura: una carpa regina di 15 chili tondi tondi, ancora per la coppia Faita-Caiola all’”Isola”. Questi due carpisti mantovani sono stati gli unici a catturare in una nottata, calda, per nulla umida e decisamente poco autunnale. La postazione “Lambrone” si inchioda insieme al “Bosco”, mentre altre postazioni "calde" come “Punta”, “Muretto” e “CocoPREMIO MIMETISMO: Tasinato e Chetrone nut” non ingranano proprio. ricevono il premio per Pare che le carpe mangino solo l'accampamento più nelle grandi profondità vicine ordinato. Erano al "Bosco". a riva o comunque nei pressi 11

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Memorial

filipponi dei grandi ostacoli in acqua. La conferma arriva durante la giornata quando a catturare è ancora Gambino, che riesce a tirare fuori due carpe pescando addosso al grande albero in acqua nell’ansa a destra della sua postazione.

Dulcis in fundo

La terza notte è quella del "tutto per tutto". La pioggia arriva a piccoli scrosci. Non è una perturbazione da grandi carpe (alle baffone di Pusiano piacciono molto i temporali, ndr) ma nessuno demorde: dovendo catturare la carpa più grossa, ogni equipe dà il meglio di sé fino alle 9.30 di domenica. Ma la situazione non cambia e a catturare sono solo le due solite postazioni: la “Comarcia”, dove Gallana e Pistorello portano sul materassino una piccolotta, e “Pusiano paese”, dove Gambino sfrutta in pieno la sua esperienza nella postazione: alle 3,45 cattura una regina di 16,05 chili e balza in testa alla classifica, ottenendo un primato che terrà fino alla fine della gara. Non contento, l’angler milanese non si ferma e fa altre due catture, una

I trofei

AL SECONDO POSTO, Pistorello e Gallana, che ricevono il premio dalle mani di Andrea Spini (a sinistra) e Umberto Banchieri (a destra).

da 11 chili alle 8 del mattino e un’altra di 8 a pochi minuti dalla fine della gara.

Lo spirito giusto

Insomma, le carpe hanno fatto festa solo nella sponda nord del lago, concentrandosi principalmente tra le postazioni “Isola” e “Pusiano paese”: qui le grandi profondità le hanno protette dalle bizze del tempo e i pescatori nelle rispettive postazioni ne hanno approfittato. Purtroppo, su 15 coppie iscritte ben 10 hanno cappottato: come accade a Endine, questo è lo scotto da pagare quando si ha a che fare con i grandi laghi. Ci è piaciuto, però, lo sguardo di tutti a fine gara e ci sono piaciute ancora di più le promesse di rivincita: «Teneteci un posto, perché l’anno prossimo torneremo». È questo lo spirito del carp fishing e questi sono i sentimenti che contraddistinguono tutti i veri carpisti. Flavio Filipponi era uno di loro, uno di noi: lo sapeva bene e a fine gara le parole della sua mamma e le lacrime di Umberto Banchieri ce l’hanno ricordato. Benvenuto Memorial Filipponi!

Il momento della premiazione per le prime tre coppie della gara

UN VERO GUASCONE: Luca Gambino è stato il protagonista assoluto della gara ma anche del pranzo finale. Qui lo vediamo con il trofeo.

ALL'ANNO PROSSIMO! Faita e Caiola (terzi) hanno promesso battaglia per l'edizione 2010.

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Le tre meraviglie del Pusiano In acqua bassa e in profondità: vince una regina ma... che specchi splendide!

16,05 chili

PRIMI CLASSIFICATI Gambino - Ridolfi IN REALTà HA PESCATO DA SOLO, perché il suo socio Francesco Ridolfi ha dovuto abbandonare subito la gara causa febbre, ma non si è dato per vinto. In uno spot che per lui non ha segreti (“Pusiano paese”), ha rispettato il pronostico catturando questa bella regina alle 3,45 dell’ultimo giorno di gara, in 7 metri d’acqua. E pensare che all’estrazione l’aveva detto: «Se finisco a Pusiano paese, l’enduro lo vinco io». Chapeau!

SECONDI CLASSIFICATI Pistorello - Gallana

15,45 chili

DUE CARPISTI DOC. Quando metti insieme un consigliere di Cfi (Pistorello) e uno dei primi carpisti italiani ad aver pescato a Pusiano negli anni Novanta (Gallana), devi per forza aspettarti belle catture. Come questa, caduta nel loro inganno alla postazione “Comarcia” quasi nel sottoriva, a bassa profondità: è rimasta in testa dal primo giorno di gara, per cedere solo alla cattura di Gambino giunta a poche ore dalla fine. Bravissimi.

15,40 chili

TERZI CLASSIFICATI Faita - Caiola RISPETTATO IL PRONOSTICO: estratti per primi, Faita e Caiola da Castiglione delle Stiviere sono andati sul sicuro, scegliendo la postazione più ambita del lago, chiamata "Isola”. E hanno sfruttato la chance, catturando in 4 metri d’acqua questa specchi che per 50 grammi non li ha portati sul secondo gradino del podio. Sono stati comunque bravissimi, perché oltre a questo bestione hanno catturato anche una regina di 15 chili spaccati.

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Ambienti e

strategie

In giornata Le regole sono davvero rigidissime e non puoi fare altro che adeguarti. Come in un videogioco, hai poco tempo per raggiungere un obiettivo che sembra lĂŹ a portata di mano e poi ti scappa per un nulla. Niente barca, niente notte, niente boilie, ma grosse (e difficili) carpe: sei pronto per la sfida? 64

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a cura di Paolo Meneghelli e Claudio Testa

Il videogame delle Torbiere 65

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Torbiere

in giornata

C

Canneti, ninfee e uccelli migratori: una sessione dura in un posto magico

osa succede quando sta per uscire un nuovo super-videogioco? Il ragazzino stressa i genitori per averlo, fa la coda in negozio e lo compra, scarta la confezione e lo infila nella consolle. «Pazzesco! Incredibile! Spettacolare!»: non esce altro dalla sua bocca al primo impatto con quel nuovo mix di bit e di pixel. Poi si passa alla seconda fase, ossia quella del gioco duro e puro: il ragazzino torna da scuola e dimentica i compiti sul tavolo della cucina, passa il pomeriggio e tutta la sera davanti allo schermo fino a quando il genitore si stufa e, come il drago cattivo del videogioco, stacca la spina e manda tutti a letto. Però quel giochino è diventato un’ossessione, allora il giorno dopo il ragazzino lo sfida di nuovo. Vuole e deve “finirlo”, come si dice in gergo. Bene: l’impatto con le Torbiere del Sebino è, per noi carpisti, perfettamente paragonabile a quello di un adolescente con un nuovo videogioco. Solo che, in questo caso, i livelli da superare sono infiniti. E sono molto, ma molto difficili.

Scenario incredibile

Partiamo dal livello uno, l’impatto con l’ambiente. «Roba da

Un po’ di storia L

e Torbiere nascono nel 1800 come cave di estrazione della torba, un combustibile naturale. Erano enormi vasche che, poco a poco, si riempivano di acqua mentre veniva estratto il “carbone dei poveri”. Anno dopo anno la torba passò di moda, le Torbiere si spopolarono e la natura poté fare il suo corso, trasformando i bacini in una tappa fondamentale per i flussi migratori di molti uccelli. Nel 1863 riprendono gli scavi per recuperare la torba, quando la Società Italiana Torbiere assolda oltre 200 uomini per

Da fonte di combustibile a paradiso naturale: scavarne 5.000 tonnellate l’anno. Nel 1970 le Torbiere sono dichiarate “Biotopo di eccezionale importanza” dal Cnr, nel 1977 viene vietata la caccia e l’estrazione della torba nella zona delle Lamette (il punto in cui le Torbiere si connettono al Lago d’Iseo) e nel 1982 viene vietata la pesca. Nel marzo del 1983 la Regione Lombardia riconosce ufficialmente il Consorzio per la tutela e la gestione delle Torbiere formato dai comuni di Iseo, Provaglio, Corte Franca, la Comunità Montana del Sebino e la Provincia di Brescia. Nel giugno del 1984,

in base alla Convenzione di Ramsar, la zona viene dichiarata “Area di interesse internazionale per l’avifauna migratoria” e nel dicembre dello stesso anno la Regione affida la gestione della riserva a un Consorzio che nel 1986 adotta il primo piano della riserva, approvato dalla Giunta Regionale nel 1988. Gli scopi delle riserva naturale sono di tutelare le caratteristiche naturali delle Torbiere, assicurare un ambiente idoneo alla nidificazione degli uccelli e disciplinare la fruizione del territorio a fini scientifici e didattico-ricreativi. Di

lanciare la lenza non se ne parla fino al 2001 quando, grazie alle pressioni in “alto loco” di diversi pescatori del posto e anche di altre parti, un decreto ufficiale riapre la pesca, limitandola a due parti della riserva (2002). Oggi la responsabilità è del Consorzio di gestione della Riserva Naturale che si avvale del supporto operativo dell’Associazione Pescatori Sebino-Franciacorta: grazie all’impegno degli associati, realizza le piazzole, sfalcia la vegetazione e apre piccoli varchi per arrivare all’acqua... tutto nel rispetto dell’ambiente.

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perderci la testa!», commenta un pescatore. Quando, la mattina presto, si entra nelle Torbiere e ci si trova davanti un panorama fatto di specchi d’acqua increspati dal vento, chiazzati qua e là di ninfee, filari di canneti che orlano le rive, uccelli acquatici che solcano la superficie e qualche bollata rivelatrice di un’attiva vita subacquea... beh, c’è da restare a bocca aperta. Ci sono canneti e ninfee ovunque e, alla vista, i potenziali hot spot sono innumerevoli. Abbiamo parlato di “specchi d’acqua” al plurale perché, in effetti, le Torbiere del Sebino sono un lago... diviso in tanti piccoli laghetti e cave. Siamo di fronte a un ambiente dal valore naturalistico eccezionale, riconosciuto in tutta Europa fin dal 1970. Così selvaggio che difficilmente si resiste con le lenze fuori dall’acqua. L’istinto è quello di prendere le canne e iniziare a pescare per sciogliere la maledizione e portare nel nostro regno il giusto premio... ma per farlo dobbiamo prima passare al “livello 2”.

Una piccola porzione d’acqua

Cosa vi aspettate da un’oasi naturalistica? Ovviamente, tanto verde, quiete, tranquillità e... un regolamento che ti strozza.

La superficie d’acqua delle Torbiere è immensa ma la pesca è concessa solo in due punti ristretti, chiamati “Zona 1” e “Zona 2”. Addirittura, per noi carpisti le cose sono ancora più difficili perché possiamo pescare solo nella “Zona 1”. Arrivando dall’uscita di Rovato sull’autostrada A4 Milano-Venezia, dobbiamo seguire sempre per l’abitato di Iseo. Dopo alcune rotonde e un grande supermercato che troviamo sulla destra (insieme alle indicazioni per la “Zona 2”), proseguiamo fino a una curva. La strada corre verso il basso lago, in direzione di Iseo. Dopo un’ultima curva in discesa, il percorso diviene pianeggiante. La vegetazione non riesce a nascondere le Torbiere del Sebino. Siamo arrivati nel “regno fatato”: poco più avanti, sulla sinistra, troviamo un ampio parcheggio in corrispondenza del campeggio-ristorante Sassabanek. Se attraversiamo la strada siamo subito sulle sponde, in concomitanza dell’inizio della “Zona 1”. Da qui, lungo la riva, si aprono tra i canneti 17 postazioni. Possiamo pescare solo qui, dai bancali che le delimitano. Per superare il “livello 2” dobbiamo quindi accettare il fatto di stare in una postazione in parte già scelta per noi: la

Solo una zona è aperta al carp fishing: dobbiamo trarne il massimo

la pesca è stata riaperta nel 2002

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Torbiere

in giornata

Regole ferree Si pesca dal 15 giugno al 30 gennaio, senza barca e senza boilie

A

lle Torbiere si pesca solo in due zone: la “Zona 1”, lungo la sponda nordest (costeggiata dalla provinciale che collega Rovato a Iseo), e la “Zona 2”, nei bacini meridionali. La zona migliore per il carp fishing è la prima: si pesca al massimo in due persone in una della 17 piazzole disseminate lungo la sponda e vige il regolamento particolare della riserva: pesca al lancio, niente notte (quindi niente tenda), divieto di uso di boilie, pellet e sfarinati, massimo due canne per angler. Le esche consentite sono mais, polenta, pane e pesciolini vivi, che si pescano direttamente nelle Torbiere e sono indirizzati alla cattura del siluro. È permesso anche il bigattino, ma non più 50 grammi per pescatore. Per proteggere la riproduzione di

alcune specie di uccelli e di pesci, la pesca è totalmente chiusa dall’1 febbraio al 15 giugno. Poi, per pescare in questi bacini dobbiamo acquistare un permesso giornaliero da 5 euro (3,5 euro per chi appartiene all’Associazione Pescatori Sebino-Franciacorta, per gli over 65 e i minori di 14 anni) presso l’edicola di Viale della Repubblica, 19 a Iseo. I controlli sono frequenti e le multe salate: carpista avvisato, mezzo salvato! Attenzione: dal prossimo anno molto probabilmente aprirà un nuovo settore espressamente dedicato al carp fishing. Siamo in contatto con la sede Cfi locale che, appena avrà l’ufficialità della cosa, ci accompagnerà per un itinerario approfondito.

sponda opposta è “ghiottissima”... ma non possiamo metterci piede per pescare.

Siamo in gabbia!

Il “livello 3” del videogame Torbiere è terribile e produce già una bella scrematura: le norme che regolano la pesca sono ferree e molto restrittive. Non si può usare la barca, non si possono usare le boilie e si può pescare solo da un’ora prima dell’alba a un’ora dopo il tramonto. Insomma, quanto basta per far desistere più di tre quarti dei carpisti italiani... Eppure, ci sono due dati che dobbiamo tenere in considerazione. Per prima cosa, possiamo utilizzare questo ambiente come palestra per pescare in modo diverso, “all’antica”, diremmo: al lancio, solo di giorno, innescando e pasturando esclusivamente con la più vecchia esca da carpa, il mais. In secondo luogo (ed è forse l’aspetto che più ci interessa), voci confermate ci hanno parlato di carpe fino a 24 chili

e, soprattutto, ricordiamoci che stiamo per pescare in un ambiente immenso, dove la pesca è rimasta chiusa per vent’anni e dove le carpe non sono mai state praticamente “punte”. A questo punto la scelta sta a noi: abbandoniamo il gioco e ripieghiamo su qualcosa di più facile, oppure proseguiamo, accettando la tosta sfida.

Con il sudore della fronte

Se avete iniziato a leggere questo paragrafo, vuol dire che avete accettato il confronto. Adesso arriva il bello, con la prima prova “fisica”. Le Torbiere non sono il classico posto da automobile dietro la tenda. Tutt’altro: per arrivare in postazione qui c’è da scarpinare e da sudare un bel po’. Pronti per la fatica? Se sì, ricordatevi che avete un’arma a disposizione, cioè la pianificazione anticipata. La parola d’ordine è: “poco”. Ridurre l’attrezzatura all’osso è la cosa migliore per affrontare le

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LO RIVEDREMO PRESTO: ecco Giancarlo Bonardi, responsabile della nuova sede Cfi della Franciacorta, con una regina delle Torbiere. In primavera, se saranno aperte nuove zone al carp fishing, sarà al nostro fianco con i suoi ragazzi per svelarci tutti i loro segreti.

Torbiere. Si parte dai quintali di minuteria che ci portiamo sempre appresso: non servono. Dotiamoci di un porta-terminali e riempiamolo con una ventina di rig; poi, in una scatoletta piazziamo l’ago da innesco, il dental floss e quelle poche cose che ci servono per fare gli inneschi. I piombi e il corredo di Pva completano l’opera. Tutto va a finire in uno zaino capiente che conterrà anche il pranzo, i vestiti e la macchina fotografica. Occupata la schiena, con un braccio teniamo il materassino per le maniglie, “riempiendolo” con due picchetti (completi di avvisatori). L’altro braccio reggerà il secchio di mais (di questo sì ce ne vuole tanto!). Quanto alle canne, qui ne possiamo usare solo due. Per non fare fatica, scegliamo i modelli telescopici che possono anche essere infilati nel materassino o nello zaino. Le cose più ingombranti, alla fine, saranno il guadino e la canna da rocket. Ora che siamo pronti, attraversiamo la strada

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L’ACCESSO ALLA ZONA 1. Da Via Colombera si arriva praticamente alle Torbiere. Sulla sinistra vediamo il parcheggio del campeggio Sassabanek: posteggiamo e attraversiamo la strada per raggiungere le postazioni dedicate alla pesca.

dal parcheggio del Sassabanek e siamo alla sponda. Con tante piccole gocce di sudore che imperlano la fronte: la foresta incantata è davvero ardua!

I segreti nel plumbing

Il passaggio al livello successivo dipende da un mix di esperienza, intuito e senso dell’acqua. Dovremo infatti decidere lo spot. Ne abbiamo a disposizione 17 e scegliere quello più vicino perché siamo stanchi non è la mossa migliore. L’esperienza conta per un semplice motivo: fare più sessioni in questo posto significa conoscere meglio il fondale attraverso quello strumento fondamentale che è il plumbing. Qui alle Torbiere, dopotutto, c’è poco da inventare. Il fondale è basso (non supera i 3 metri) ed è molto fangoso. In alcuni punti il piombo sprofonda di parecchi centimetri, mentre in altri pare più duro. Sono questi i punti che dobbiamo cercare e che, a vista, sono

L’auto si lascia lontana e una bella scarpinata non ce la toglie nessuno...

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Torbiere

in giornata

Olio di gomito e colpi di rocket: le sessioni così sono una prova fisica!

impossibili da trovare. L’intuito e il senso dell’acqua però ci aiuteranno. Innanzitutto, il fondale così basso ci permette spesso di vedere i pesci e i loro segnali. Poi, c’è quella componente inspiegabile che ci fa dire “è la posta giusta”. E allora seguiamo l’istinto, pur sapendo di essere in una gabbia con 17 porte: solo una ci permette di uscire. Possiamo dirvi che, a nostro avviso, le postazioni più lontane dall’ingresso sono anche le migliori. Sono quelle più “aperte”, dove l’anello di ninfee non soffoca la sponda e quindi ci lascia pescare con più sicurezza a buone distanze da riva. Tra le 17 poste ce n’è una in particolare che rende più delle altre. Non vogliamo svelarvela, ma darvi solo un consiglio: dotatevi di occhiali polarizzanti e cercate la postazione in cui il salto di profondità è più vicino a riva. Così parlò l’oracolo...

Una super-arma

Non è finita, perché il lago chiede nuovamente il nostro sudore. È il momento di pasturare e di tirare fuori quell’incredibile arma che si chiama bait rocket. Fatto un bel sondaggio del fondale con il plumbing, lancio

L’isola che non c’è... poi c’è! A

lle Torbiere può capitarvi un’esperienza inquietante. Per esempio, potete decidere di farvi un giretto di esplorazione. Una dopo l’altra, percorrendo la sponda, appariranno le 17 postazioni adibite alla pesca. Ovviamente, data la bellezza del posto, presi dalle chiacchiere, si va quasi sempre oltre e si cammina ben oltre. Al ritorno ripercorriamo tutte le postazioni ma... «Ehi, ne manca una!». «È vero, ma dov’è finita?». In effetti, è così: davanti al grosso bancale che traccia il perimetro della postazione non c’è più l’acqua, ma un fitto canneto. La “colpa” è del vento e dei

canneti stessi. Infatti, nelle Torbiere vi sono sia isole sia penisole di cannelle galleggianti, non fissate al fondale con le radici. A causa del vento, queste si spostano e in alcuni casi vanno a coprire la postazione. Se ci accorgiamo degli spostamenti “pericolosi” del canneto, prepariamoci a spostarci perché, finché il vento non “gira”, rischiamo di vederci bloccato ogni spiraglio di lancio. E meno male che non si pesca di notte: vi immaginate di uscire dalla tenda con gli avvisatori che suonano e di trovarvi davanti un “muro” di cannelle invece che l’acqua?

dopo lancio dobbiamo creare un “tappeto” di esche che attiri le carpe nel settore. Meglio non accontentarsi ed esagerare, più che fare i “tirchi”. Sappiamo bene che è faticoso, ma questo fa parte del “livello 6”, forse il più duro dal punto di vista fisico. Tuttavia, è anche un momento chiave, perché da questa pasturazione dipende l’esito della sessione. Infatti, il rocket è l’unico strumento che abbiamo per pasturare a buona distanza da riva con le granaglie. Ma ha un difetto: fa un casino bestiale! Carpe così “selvagge” non amano troppo i suoi tonfi sull’acqua. Ecco perché dobbiamo dare tutto non appena arriviamo, creando una zona “interessante” subito per non disturbarla poi con continui lanci del missile pasturatore. Quindi, quando arriviamo in postazione facciamo bene a osservare la zona per qualche minuto: se vediamo forte attività di carpe, possiamo lanciargli “in testa” pasturando solo con un sacchettino di Pva (asciugando bene il mais, però!). Altrimenti, dobbiamo darci da fare, creare un tappeto di esche e aspettare che le “bimbe” entrino in pastura.

Basta un filo di vento per spostare i canneti:

PRIMA E DOPO: sopra, la postazione sgombra. Due ore dopo, la stessa posta è chiusa: colpa del vento che sposta le isole di canneto.

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Occhio alle sabbie mobili!

La nostra avventura sta proseguendo alla grande e il gioco si fa sempre più complesso. La fatica fisica ora lascia il posto a quella mentale. Siamo al “livello 7”: quale terminale ci farà catturare? Per rispondere a questa domanda, ricordiamoci che stiamo pescando in un bacino dal fondale tappezzato di fango. Quindi, il nostro terminale... deve essere lungo. L’opzione più semplice è quella di preparare un classico bolt rig con finale che oscilla tra i 40 e i 60 centimetri, a seconda dello strato di fango che troviamo nello spot. L’importante è che il piombo non trascini sotto la melma l’innesco, una volta atterrato sul fondo dopo il lancio. Altrimenti abbiamo una seconda possibilità, cioè il chod rig. Altro non è che un helicopter rig scorrevole, in cui il finale è libero di scivolare lungo il trave in lead-core ed è bloccato a monte da una perlina piazzata dove vogliamo noi. La sua efficacia è indiscutibile: il piombo atterra e affonda, ma il terminale scorre lungo il trave e l’innesco tiene sempre la “testa” fuori dal fango perché non è

occhio alle lenze!

Si usa solo il mais ultra-bilanciato: il fango sul fondo è davvero tanto

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Torbiere

in giornata

ERBE SOPRA E SOTTO: meglio proteggere l’amo con una spugnetta di Pva, altrimenti non punge!

vincolato al piombo. Abbiamo quindi due armi “magiche” tra cui scegliere, sta a noi valutarne i pro e i contro. È qui che si gioca tutto il discorso della montatura perché, quanto al rig vero e proprio, non serve essere eccessivamente “tecnici”: un D-rig ben confezionato basta e avanza. L’importante è che sia accompagnato da un’esca bilanciata al millimetro. Possiamo usare solo il mais, quindi optiamo per il solito trenino con due spugnette galleggianti che lo rendono neutro. L’innesco scende piano piano, plana sul fondo e si appoggia delicatamente, senza muovere neanche una minuscola nuvola di fango. Alziamo gli occhi verso l’isoletta di ninfee: il percorso di iniziazione nella foresta è terminato.

Attimi decisivi

Di solito qui ci è concessa una sola partenza. Guai a perdere l’attimo!

Eccoci, siamo davanti al portone dell’ultimo, decisivo livello. Al di là di quella soglia c’è la conclusione del gioco. Possiamo uscirne vittoriosi oppure tornare a casa con la testa bassa. Siamo pronti: la punta della canna è dietro di noi, il piombo ciondola lentamente all’altezza delle spalle. Via! La staffilata è forte e precisa, il dito blocca la lenza poco prima che il piombo

tocchi l’acqua per far sì che il terminale si distenda bene. Eccoci finalmente al “livello 8”, quello finale: la vittoria è appesa a un esile filo... quello della nostra lenza!

Come un guerriero mitologico

Bip. Bi-bip. Bip bip. La luce dell’avvisatore si accende. Sei lì seduto di fianco alle canne, teso come un leone che sta per sferrare l’attacco decisivo. Hai fatto tutto per bene, superando livello dopo livello le tante difficoltà che le Torbiere ti hanno presentato. Quella canna piegata tra le mani, volendo, è come lo spadone dell’eroe mitologico, cerca il ventre del perfido drago che ha rapito la regina di cui sei innamorato. Riecco il sudore, la tensione, la concentrazione dei primi momenti. Non puoi più sbagliare una mossa. L’avversaria è tosta, pare sfuggirti ogni secondo che passa. Non riesci a controllarla, è troppo potente. Va, non si ferma. «Perché?!». Devi dare filo. «No, lì no, lì no!». L’ultimo rantolo della frizione ha il suono triste dei titoli di coda. Game over. La testa si abbassa e poi capisci che la tua fine era scritta già dall’inizio: perché mai quel dannato nylon in bobina?

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Grandi

eventi

David... ...e gli altri giganti

a cura di Paolo Meneghelli

Nessuno si aspettava un risultato così: l’enduro di Viverone 2009 diventa la manifestazione italiana con il più alto numero di grandi catture della storia! Ecco il racconto (e soprattutto le foto) di una gara che rimarrà per sempre negli annali del carp fishing

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Magica edizione della sfida sul lago piemontese: tutti i dettagli in cronaca 75

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Enduro di

viverone

F

PER LA VITA: Davide Camola saluta in modo molto “umano” la sua big carp. Che emozione stringere tra le braccia un simile colosso!

ino alla prima settimana di novembre, i commenti sul Viverone erano sempre gli stessi. «Bel lago... ma c’è di meglio», dice uno; «Ti diverti, ma catturare grosso è dura», ribadisce l’altro; «Andare over 15 non è difficile, ma le over 20 sono poche. Anzi, non ci sono», conclude lapidario il terzo. Non ci sono? E quella che pubblichiamo in apertura del servizio che cos’e? Il pesce che Davide Camola stringe tra le braccia è una bella over 20; per la precisione, pesa 24,5 chili. Non è un pesce qualunque, signori: è stato soprannominato David (alla francese: “Davìd”) ed è il nuovo record ufficiale del lago. La cosa più incredibile è che questo record è “caduto” mentre pescavano in contemporanea 18 coppie provenienti da tutto il nord Italia, cioè nel bel mezzo dell’ormai classico enduro Star Baits di Viverone, organizzato alla grande dal 29 ottobre all’1 novembre dalla sede Cfi 98 Carpfishing Club Viverone. Un’edizione eccezionale, perché oltre al bestione record sono state catturate altre 3 over 20, più altri pesci che la fatidica soglia... la sfioravano!

per Fabio Bonfà nella postazione Maresco, una 9 chili nella TRIS DI SPECCHI: da sinistra a destra, una pittoresca cattura aro, alla postazione “Molo bianco”. Catanz postazione “Oasi” (al centro) e, una “quasi-fully” per Simone

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Crescita miracolosa

Ma cos’è successo alle carpe del Viverone? Se lo sono chiesti un po’ tutti, quando la voce di queste catture record ha cominciato a fare il giro delle varie postazioni. C’è chi ha parlato di “stagione giusta”, chi invece ha dato la “colpa” alle nostre pasturazioni. La spiegazione più probabile, però, sta nei carp sack e sotto le pietre: i primi erano pieni zeppi di resti di gamberi, le seconde brulicavano di mini-crostacei lunghi appena un centimetro. Ad approfittarne più di tutti è stata la coppia Davide Camola-Alberto Travaglino. Estratti quasi per ultimi, hanno scelto la postazione “Hawai”... rivoltandola come un calzino.

Roba da fantascienza...

In pratica, hanno trasformato un punto di solito poco generoso durante gli enduro in uno spot che sarà il più richiesto di questo inverno. E i due non si sono accontentati: non solo hanno vinto la gara con il record del lago ma hanno iniziato alla grande, catturando la prima carpa dell’enduro, e piazzato a referto pure un’altra over 20 e una serie incredibile di grandi catture. Roba da fantascienza: se fossero state valide

tutte le prede e non solo la più grande, si sarebbero aggiudicati i primi tre posti della classifica! Camola e Travaglino hanno fatto l’exploit, d’accordo, ma anche le altre coppie nella sponda sud hanno fatto strike. Postazioni storicamente sfortunate come la “Ninfea” sono state affrontate nel giusto modo e hanno regalato grandi pesci, tra cui il secondo in classifica per la coppia Genovese - Erba. E non si sono smentite nemmeno “Villette” (quinto posto) e “Azeglio” (quarto posto), queste due sì postazioni già in partenza molto interessanti. Insomma, la sponda sud si è rivelata la migliore tra tutte, contro ogni pronostico. Tutto il resto del lago ha reso poco o nulla. Postazioni come “Oasi” e “Maresco” non sono state così vincenti come nelle aspettative di chi le ha scelte, così come “Plein Soleil”, “Royal” e “Molo bianco”. La spiegazione di questa netta differenza è forse nella stagione. Ci hanno spiegato che c’è un periodo dell’anno in cui tutte le carpe si ammassano nella zona tra “punta Cuneo” e la postazione “Ceria”, sempre nella sponda sud. Nessuno si aspettava, però, che proprio durante il weekend iniziasse questa migrazione di massa. Anche perché

nei giorni precedenti all’enduro il lago era praticamente “inchiodato”: alcuni pescatori stranieri se ne erano appena tornati a casa con uno score di poche e piccole carpe. Piccola nota tecnica: i pesci hanno abboccato soprattutto in profondità; 7-10 metri è stato il range preferito dalle baffone.

Non fateci pentire...

Nel momento in cui stiamo scrivendo il servizio, le carpe si saranno nuovamente sparpagliate nel bacino e staranno già facendo la gioia di molti altri pescatori (il periodo d’oro dell’Hawai dura poco). Proprio per questo, chiediamo a tutti i lettori di avere rispetto del lago. A Viverone le carpe grosse ci sono sempre state e non sarebbe giusto prenderlo di mira in massa solo ora che vi sono le prove... I ragazzi del posto ci hanno raccontato che quest’anno alcuni maleducati hanno provocato fastidiosi contrattempi con i proprietari di alcuni terreni privati. Male, molto male. Chiediamo che non cominci una “caccia all’oro” forsennata, priva di scrupoli. Il caso di Viverone dimostra che le carpe grosse ci sono anche dove non ce le aspettiamo. Ma ci vuole pazienza: qualità che forse è ora di recuperare.

Le regole Hanno vinto le più grosse, ma...

L’

enduro di Viverone ha premiato le prime cinque coppie che hanno catturato le carpe più grandi. Valide per la classifica, però, erano solo le carpe più pesanti di ogni coppia. Proprio per questo Camola e Travaglino si sono aggiudicati “solo” il primo premio (carpa di 24,5 chili) e non anche il secondo, nonostante una loro cattura (22,5 chili), fosse più grande di quella effettivamente arrivata seconda (20,1), che era invece il pesce più grande della coppia Genovese - Erba. Con un regolamento diverso, i due alla postazione “Hawai” si sarebbero aggiudicati anche il secondo e il terzo posto!

nia, una postazione “Azeglio”, con una bella specchi. A farle compag LA BELLA... E I BESTIONI: al centro vediamo Antonietta, nella . destra) (a bianco” “Molo del zona nella presa reginotta bella 7 chili della postazione “Royal” (a sinistra) e un’altra

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Enduro di

viverone

Cinque big per cinque premi Primi classificati: Camola - Travaglino

24,5 chili

determinazione, SEMPRE! Mai motto sarebbe più azzeccato per questi due giovani angler. Angelino e Devid sono stati estratti per penultimi e hanno dovuto scegliere una postazione difficile, quella del “Bar Ninfea”. «Lo sfidiamo», hanno detto a inizio gara, senza perdersi d’animo. Il loro coraggio è stato premiato con questa reginona over 20, più altre catture degne di nota. Questi due ragazzi sono un esempio per tutti: non esistono poste “sfigate”, solo carpisti più o meno determinati!

19,8 chili

Secondi classificati: Genovese - Erba

NON HANNO AVUTO RIVALI: Davide e Alberto, giunti secondi lo scorso anno, sono riusciti a sbaragliare la concorrenza con una prestazione “monstre”. Dalla posta Hawai, non una delle più rinomate, catturano il primo pesce della gara (10,8 chili), il nuovo record ufficiale del lago (24,5 chili) che gli vale anche la vittoria dell’enduro, un’altra regina da 22,5 chili, più una serie di altre incredibili catture dal peso eccezionale. Hanno stravinto, in tutti i sensi: tanto di cappello!

20,1 chili

Terzi classificati: Menon - Glauda IL MASSIMO... DAL MASSIMO: la postazione “La Rocca”, sul lungolago di Viverone, era una delle più ambite della manifestazione. Maury e Valentino se la sono cavata alla grande, catturando questa regina quasi over 20. Il segreto? Pescare in acqua bassa (2,5 metri di profondità) in una zona dove ogni giorno i passanti lanciano il pane in acqua. Non avessero preso, chissà quante gliene avrebbero dette... Invece eccoli qui, al terzo posto della classifica finale!

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Anche le ultime due sono big, ma non sono state valide per la classifica Quarti classificati: Rodighero - Gazzetta

18,9 chili

ACQUA BASSA, CARPA GRASSA! Corrado, Marco e Antonietta erano in una postazione molto ambita, “Azeglio”, uno spot dove durante l’anno non può pescare quasi nessuno. Estratti tra i primi, hanno fatto fruttare la loro esperienza e hanno sbloccato una situazione non facile, raggiungendo il quarto posto con questo bestione a specchi da 18,5 chili. Nonostante lo “strapotere” della regine, ci fa piacere vedere una specchi tanto bella.

Quinti classificati: Reale - Ferraro

15,6 ch

SENZA DUBBIO LA PIÙ BELLA. Dove la trovate un’altra carpa così? Alberto e Andrea, primi lo scorso anno, piazzano un quinto posto raggiunto in extremis grazie alla carpa più spettacolare dell’enduro. Il peso (15,6) chili conta poco davanti alla bellezza di questo pesce che proietta direttamente Viverone al top della classifica dei laghi europei dove vivono le specchi più affascinanti.

Fuori gara

ili

CHE FORZA O! TRAVAGLIN tra due os m Alberto osi: or pesci clam over i ch ec sp una ima pr la a 15 pres stra) notte (a sini di e una regina atture 22,5 chili. C valide eccezionali, a delle fic si as cl per la emozioni...

Fuori gara

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CarpFishingMagazine_38_Pusiano&Viverone&ItinTorbiere  

Dal 12 al 15 novembre è andato in scena il primo enduro ufficiale della storia del Lago di Pusiano: nonostante le poche catture, ben 4 carpe...

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