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n.20

APRILE 2008

Tariffa ROC – POSTE ITALIANE Spa – Sped. Abb. Post. – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n. 46) – Art. 1 C. 1 – DCB Milano

Buffalo carp Avventura in Texas: alla ricerca della splendida “carpa bisonte”

Speciale CarpItaly Tante le novità delle aziende per il 2008

Mostri sacri Parla Andy Veltkamp, il pescatore-culturista

Ultimo metro

Marginal fishing

Quattro D-rig per ogni situazione

ISSN 1828 - 5511

Anno III - N° 20 MENSILE APRILE 2008

e 5,40 (Italia)

Al massimo a 20 metri da riva

Paradisi nostrani

Tutto sull’Idrovia Padova-Venezia

Fai-da-te

Come costruire un cobra perfetto


Mondo

carpa

Enti, club, associazioni, singoli lettori: queste pagine sono dedicate anche alle vostre notizie, manifestazioni, iniziative, esperienze e catture Carp Fishing Magazine Edizioni La Traccia Via Columella, 36 20128 Milano

• Notizie • Appuntamenti • Catture • Considerazioni • Esperienze

info@carpfishingmagazine.it

dall’Italia e dall’estero © Planet Prints

INSERTO

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CARPA

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Novità dalla sede Cfi Torino Nord Ovest Il responsabile della sezione del capoluogo piemontese Alessio Prandi ci racconta quel che è stato e quel che sarà: tra serate tecniche, enduro “col botto” e tanti progetti per la nuova stagione a nostra avventura è cominciata un anno fa, quando un gruppo di amici, carpisti fino al midollo, decise di creare una nuova sede Cfi nella città della Mole, con l’aiuto del negozio Eridania Pesca: alla prima riunione hanno partecipato ben cinquanta persone, tutte entusiaste di far parte della neonata sede Cfi Torino Nord Ovest, la numero 146. Dopo questo primo passo abbiamo deciso di ritrovarci tutti i primi martedì del mese per discutere idee e proposte, facendo diventare le riunioni serali del club un appuntamento clou per ognuno di noi. Tre di queste serate sono state dedicate all’approfondimento tecnico: non possiamo dimenticare l’incontro dedicato all’Abc del self made, quando abbiamo “sfornato” qualche chilo di palline, oppure l’interessante racconto del bravo Fabrizio Secondo, che ci ha mostrato i terminali per affrontare vari tipi di spot. E dalla teoria siamo poi passati alla pratica, con un bell’enduro organizzato al Lago Ripalta di Asigliano Vercellese (Vc), dal 16 al 18 novembre 2007. Nonostante il venerdì mattina il termometro registrasse i -7 dieci coppie hanno sfidato il

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27 CHILI DI REGINA: ecco il record del Lago Ripalta (Vc), catturato dalla coppia Prandi-Fabbri durante l’enduro di novembre 2007.

Errata corrige N

ell’ultima pagina dello “Speciale piombi” di Carp Fishing Magazine numero 19, il secondo indirizzo web nella pagina pubblicitaria dell’azienda torinese Carson è sbagliato. Quello corretto è www. barbetta.eu. Ci scusiamo dell’errore con i lettori e con il diretto interessato.

lago e, tenendo duro, hanno avuto la meglio. Addirittura, la coppia Prandi-Fabbri è riuscita a catturare il pesce della vita, quello che ognuno di noi insegue e che fa tremare le gambe solo al pensiero: una splendida regina di 27 chili, il record del lago. Grazie a questa cattura clamorosa si sono aggiudicati il premio “Big Carp” che premiava la cattura più grossa e il secondo posto nella classifica a peso totale. Primo posto invece per la coppia Putero-Putero con 29 chili totali, mentre il terzo posto è andato a Giorsa-Vacalli, con 9 chili. Ovviamente, la manifestazione si è conclusa con premi prestigiosi e un bel rinfresco dove i concorrenti hanno festeggiato con ottimo vino rosso. Tutto questo è accaduto nel 2007 ma noi della sede Cfi Torino Nord Ovest vorremmo che il 2008 fosse ancora più entusiasmante e ricco di novità. Abbiamo trovato una nuova sede per le riunioni, che continueranno a tenersi il primo martedì del mese presso la bocciofila di Via Giolitti, 1 a Venaria Reale (To) e abbiamo in programma diverse serate tecniche. Fin da subito ci siamo mossi per collaborare con le altre sedi Cfi del Piemonte

per riuscire a ottenere la pesca notturna e l’utilizzo della terza canna: la strada è lunga, ma piano piano la percorreremo fino in fondo. In più, domenica 16 marzo è in programma una gara di lancio al Lago Gioia di Caselle (To) e ben presto vi daremo informazioni su due enduro: uno di questi avrà luogo in un’acqua piuttosto “emozionante”… non vi diciamo altro per lasciarvi un po’ di curiosità! Chi fosse interessato, può contattarci all’indirizzo di posta elettronica cfi.torino@gmail.com.

CON LE MANI... IN PASTA: le serate tecniche della sede Cfi Torino Nord Ovest sono sempre ricche di momenti interessanti. Qui, un momento della serata dedicata al self made.

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Mondo

Una speranza per Basiglio uone notizie per la cava di Basiglio. Dopo le due morie che hanno colpito pesci e uccelli tra dicembre 2007 e gennaio 2008, il grande bacino del Milanese è tornato finalmente a respirare. Il livello dell’acqua si è alzato e l’insopportabile olezzo dovuto all’inquinamento è praticamente scomparso, lasciando una situazione quasi normale. La pioggia di e-mail e telefonate che ha investito gli uffici dell’ente Parco Agricolo Sud Milano e i numerosi

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documenti fotografici giunti nelle redazioni di parecchi quotidiani locali hanno evidentemente sortito gli effetti sperati: pare infatti che il presidente dell’ente, Bruna Brembilla, abbia ordinato di aprire un’inchiesta che, si spera, in tempi brevi porti alla scoperta dei colpevoli dell’inquinamento che ha devastato il lago per quasi due mesi. In più, è stato dato mandato di chiudere il collettore incriminato, identificato come il punto d’entrata delle sostanze inquinanti. Buone

Indagine sulle morie di inizio anno. Il Parco Agricolo Sud Milano chiede aiuto al Gruppo Ambrosiano Carp Fishing notizie anche per i carpisti, visto che la neonata sede Cfi di Milano, il Gruppo Ambrosiano Carp Fishing, è stata coinvolta dalla stessa Brembilla per una collaborazione futura. «Dopo decine di ricognizioni giornaliere, centinaia di telefonate all’ente, all’Arpa e alle forze dell’ordine» dice Umberto Banchieri, responsabile del Gruppo Ambrosiano Carp Fishing, «siamo stati invitati a un incontro con il presidente del Parco, dove abbiamo fatto conoscere i nostri obiettivi, gli ideali di Cfi, e naturalmente offrire la nostra collaborazione al Parco Agricolo Sud Milano e all’Arpa per evitare che episodi così gravi capitino di nuovo in futuro. L’ente» continua Banchieri, «ci ha assicurato che il problema dell’inquinamento a Basiglio verrà risolto non solo momentaneamente, ma alla fonte, intervenendo in modo deciso sulle cause e sui responsabili». Già dalle prossime settimane potrebbero venire a galla particolari interessanti: vi terremo aggiornati. Paolo Meneghelli

Nord

NON VOLEVA MANCARE all’appuntamento con Mondo Carpa il nostro lettore Massimo Ceccato: ecco una bella specchi di metà febbraio, catturata al Lago Parco dei Cigni di Piombino Dese (Pd). Bravo Massimo!

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CARPA

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Le associazioni on line Ecco gli indirizzi internet per contattarle • Carp Fishing Italia: www.carpfishingitalia.it • Fipsas: www.fipsas.it • Arci Pesca Fisa: www.arcipescafisa.it • Gruppo Siluro Italia: www.grupposiluro.it

«C’eravamo anche noi...» È stato anche il Carpitaly delle associazioni, con intelligenti raccolte di firme, riunioni costruttive, progetti, accordi e un siluro... vivo! lla grande kermesse dedicata a noi carpisti il Cfi si è presentato al Carpitaly agguerrito e con le idee ben chiare. In una postazione fissa sono state raccolte le iscrizioni 2008 e su un tavolo ben imbandito sono stati offerti invitanti stuzzichini al pubblico. Ma, cosa più importante, è stata organizzata una raccolta di firme per dire basta a chi deturpa le acque italiane, pescando di frodo ol-

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tre ogni regolamento. “Stop!”, questo il nome dell’iniziativa, ha avuto un successo insperato e i risultati non si sono fatti attendere: durante la due giorni fieristica sono state raccolte ben 1.700 firme e altre ancora ne arriveranno, visto che la petizione andrà avanti ancora per qualche mese. A margine dell’importante iniziativa due belle novità: il ritorno del giornalino informativo, che verrà spedito a casa di tutti gli iscritti al Carp

Fishing Italia, e il rinnovamento nella grafica e nei contenuti del sito internet dell’associazione. A fianco dello stand Cfi c’era quello della Fipsas: un piccolo tavolo è stato il punto di incontro per intense riunioni e trattative con le altre associazioni di pesca. Quale momento migliore, se non proprio il Carpitaly, per sedersi attorno a un tavolo e definire i punti per una pacifica convivenza futura tra pescatori? E, rimanendo in casa Fipsas,

SIMPATIA E CORDIALITA’ allo stand di Arci Pesca Fisa. Sulle pareti, i poster con tutti i pesci di mare e di acqua dolce: in acqua non nuotano solo carpe!

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Mondo

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É TEMPO DI RIUNIONI e accordi per le associazioni nazionali: lo stand della Fipsas è stato il centro di lunghe trattative sul futuro della pesca. Attendiamo i risultati...

1.700 FIRME IN DUE GIORNI e altre ancora ne arriveranno nelle prossime settimane: lodevole l’iniziativa di Cfi per combattere la pesca di frodo.

abbiamo apprezzato l’idea di piazzare una console con videogiochi di pesca per far divertire i ragazzini. Piccolo ma interessante lo stand di Arci Pesca Fisa, associazione che dal 1971 si occupa della diffusione della pesca sportiva su tutto il territorio nazionale. Siamo stati accolti con simpatia e sulle pareti abbiamo notato alcuni poster, che si acquistavano anche come gadget, che raffiguravano pesci d’acqua dolce e di mare. Come a ricordare che sulle sponde non ci siamo solo noi carpisti e sott’acqua non nuotano solo

carpe... ottima idea, visto che ogni tanto pensiamo di essere gli unici detentori della “verità” della pesca. Concludiamo la panoramica con i nostri dirimpettai di stand, i ragazzi del Gruppo Siluro Italia (Gsi). Molto belle e ben fatte le loro magliette, alcune anche dedicate a mogli e fidanzate che con pazienza e dedizione accompagnano a pesca i loro appassionati compagni. Altrettanto bella l’idea di portare allo stand una barca interamente attrezzata per la pesca al siluro: chi non li conosceva ha potuto scoprire eco-

scandagli, clonck, galleggianti, canne, mulinelli e lenze per la pesca del “baffone”. E c’erano anche le catture: una gigante, di gommapiuma che accoglieva i visitatori allo stand e una un po’ più piccola ma... viva! Poco distante, infatti, è stata allestita una vasca con un siluro e tanti altri pesci, come carassi, carpe e anguille, per dimostrare che il glanis non è un ignobile divoratore di pesci: le anguille, i pesci-esca al top per il siluro, gli stavano addirittura attaccate al corpo, a pochi centimetri dalla sua enorme bocca!

Enti, club, associazioni, singoli lettori: queste pagine sono dedicate anche alle vostre notizie, manifestazioni, iniziative, esperienze e catture Carp Fishing Magazine Edizioni La Traccia Via Columella, 36 20128 Milano info@carpfishingmagazine.it

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Attrezzatura

FAI-DA-TE

Cobra

Con un pizzico di ingegno e buona volontĂ avremo un attrezzo funzionale

Tutto in 64

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artigianale a cura di Paolo Meneghelli e Daniele Chiodini

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quattro mosse 65

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Cobra

ARTIGIANALE

1 Creiamo lo stampo rima di lavorare alla realizzazione del cobra vero e proprio è necessario creare una guida, impropriamente potremmo definirla uno stampo, per lavorare con precisione e senza difficoltà. Qualcuno potrà obiettare che il cobra può essere realizzato anche senza lo stampo, ma in questo caso c’è il rischio di stortare il tubo sul proprio asse e di non avere una curva perfettamente funzionale. E il risultato lo vediamo poi in pesca: miriamo un punto e la pallina vola da un’altra parte, oppure casca vicino ai nostri piedi. Con tanto di im-

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properi rivolti a tutto ciò che ci sta intorno. Quindi, perdiamo qualche minuto con martello e chiodi per realizzare uno strumento che potrà servirci anche per realizzare altri tubi lanciaboilie. Come si fa lo stampo? Per farla breve, è sufficiente prendere un’asse di legno di almeno 120x30 centimetri e riprodurre sulla superficie di questo le misure di un cobra commerciale. Con un pennarello tracceremo la sagoma che ci aiuterà a trovare i punti dove piantare i chiodi su cui poi faremo forza per piegare il tubo e che costituiranno la “camicia di 1

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forza” del nostro nuovo cobra. Per realizzare un cobra lungo 90 centimetri, dovremo prevedere il primo snodo a 33 centimetri dalla base dell’attrezzo, il secondo a 33 dal primo e 7 centimetri più in alto, il terzo a 22 dal secondo e 7 centimetri più in basso. Ovviamente, giocando di proporzioni, sulla base di queste misure si potranno realizzare cobra molto più corti o più lunghi. Una volta costruito lo stampo armiamoci di buona volontà e prepariamoci a lavorare sodo. Consiglio banale, ma sempre utile: in due si lavora meglio e più velocemente. Piantiamo i chiodi bene in profondità: meglio piantarne più di uno, visto che li sottoporremo a uno stress non indifferente quando li useremo come punto di forza per piegare il tubo.

Riproduciamo le misure dei punti di snodo sulla tavola di legno. Meglio usare una squadra come si faceva a scuola: righe dritte e perfettamente parallele sono fondamentali. Con precisione certosina indichiamo sulla tavola quali sono i punti che ospiteranno i chiodi su cui faremo poi forza per piegare il cobra.

Un salto dal ferramenta P

er costruire un tubo lanciaboilie perfettamente funzionante servono davvero pochi e semplici materiali. Innanzitutto, bisogna chiedere a un ferramenta o a un negozio specializzato in articoli idraulici un tubo idraulico da 32 millimetri di diametro. In genere, questi tubi sono venduti in misure minime da 1,5 - 2 metri di lunghezza per un costo che non supera i cinque euro.

3 Ecco il nostro stampo, pronto a ospitare il “serpente” non ancora domato. Ci aspetta la parte più dura: armiamoci di pazienza, e sotto con il lavoro!

Ecco cosa ci occorre per portare a termine il lavoro

Poi, serviranno un’asse di legno lunga almeno 120 per 30 centimetri, una ventina di chiodi, un martello, una squadra, un pennarello e, dulcis in fundo, un comunissimo asciugacapelli. E non dimentichiamo un po’ di pazienza e tanta precisione che, essendo noi buoni carpisti, non dovrebbero mai mancare. Dopo tutto, stiamo pur sempre cercando di ammaestrare un “serpente”...

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2 Pieghiamo il tubo l secondo passaggio potrebbe portarci via anche un paio d’ore. Quindi, tanta pazienza e una pausa-birra non potranno che esserci alleate fedeli in questa fase della costruzione. In cosa consiste questo passaggio? In poche parole, dobbiamo scaldare il tubo per piegarlo e farlo aderire alle guide rappresentate dai chiodi... che in pratica sono i punti di snodo del nostro cobra, cioè il punto di partenza delle due curve. L’operazione può essere fatta con un phon, che pur non essendo l’ideale è un oggetto che tutti hanno, oppure con una pistola termica per meccanici, che ovviamente è lo strumento ad hoc ma… non tutti hanno un’officina! Quando si effettuano le operazioni di piegatura dobbiamo prestare attenzione a tre cose. Primo, bisogna evitare pieghe troppo accentuate che ostacolano lo scorrimento fluido della boilie all’interno del tubo: sono le peggiori nemiche delle lunghe distanze. Secondo, dobbiamo lavorare con calma e scaldare in modo omogeneo i tratti di tubo da piegare, altrimenti rischiamo

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di ovalizzare troppo il nostro cobra e, quindi, di non riuscire a lanciare palline del 22 neanche con un lanciaboilie da 30 millimetri di diametro. A fronte di questi rischi, è importantissimo riempire il tubo con della sabbia: quest’ultima da un lato ci fa “imprecare” un po’ nella lavorazione perché assorbe parte del calore fornito dall’asciugacapelli e rende più difficili le fasi di piegatura, ma dall’altro preserva il tubo da deformazioni indesiderate. Infine, ecco la terza regola: siccome lavoreremo con il tubo intero, lungo almeno 1,5 metri, prestiamo attenzione a non farlo slittare avanti e indietro sullo stampo: basterà semplicemente fare un segno con il pennarello sul calcio per indicare il punto in cui poi taglieremo il cobra ormai pronto. Dopo aver realizzato ogni piega bisogna lasciar raffreddare bene il tubo nello stampo, in modo che assuma la nuova forma in via definitiva. Infatti, qualora lo estraessimo ancora caldo, riprenderebbe il suo aspetto originale, vanificando così il nostro certosino lavoro di “scultori”.

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Il pezzo iniziale della curva è stato modellato ed entra nella prima parte del “percorso” che abbiamo realizzato con i chiodi. Lasciamo raffreddare il tutto per dieci minuti abbondanti.

1 Riempiamo di sabbia il nostro tubo e chiudiamo con un pezzo di scotch entrambe le aperture: la sabbia ci aiuterà a non deformare eccessivamente il tubo durante le operazioni di piega.

Scaldiamo in modo uniforme il tubo, ruotandolo anche su se stesso, e con movimenti lenti e continui iniziamo a piegarlo per portarlo nella sede che abbiamo creato con i chiodi e che rappresenta il punto di snodo. Ma non forziamo troppo: il tubo non deve deformarsi.

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5 Il tubo è stato modellato ed è pronto per essere tagliato. Prima, però, lasciamo raffreddare tutto per bene... è il momento della pausabirra!

Il momento più delicato e difficoltoso: la seconda parte della curva è una “bestiaccia” dura da domare. Scaldando per bene anche la parte precedente, però, si fa meno fatica.

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Cobra

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3 La rifinitura e operazioni finali servono principalmente per personalizzare il tubo lanciaboilie e a curarne i particolari. Essendo un pezzo di plastica, saranno infinite le possibilità di personalizzazione: potremo infatti attaccarvi adesivi, disegnarvi un logo o, per “tirarsela”, lasciarvi la propria firma. Ma la cosa più importante è curare l’impugnatura, quella che ci dà il grip necessario affinché il tubo non ci scivoli dalle mani. Di seguito, la soluzione più pratica: è sufficiente avvolgere il calcio del cobra con il nastro usato dai tennisti per ricoprire il manico delle proprie racchette. Questo materiale garantisce comfort, una presa salda anche da bagnato e non provoca vesci-

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che dopo un uso prolungato. Per i cobra di diametro più piccolo, invece, esiste la possibilità di infilare sul calcio una manopola come quelle che si usano per i manubri delle biciclette. Anche in questo caso, presa salda e comodità. Il metodo più “grezzo” e forse anche più economico, invece, consiste nell’utilizzare la gomma liquida. È sufficiente infatti cospargere sull’impugnatura nuda del cobra una buona quantità di gomma liquida su cui poi eserciteremo una leggera pressione con un guanto in lattice in modo che prenda la forma delle nostre dita; poi lasceremo raffreddare: ed ecco realizzata un’impugnatura brutta da vedere, ma sicuramente ergonomica ed economica.

1 Quando il tubo è ormai freddo, tagliamo la base del cobra con una sega nel punto che avevamo deciso in precedenza.

2 È il momento del secondo apice, quello ricurvo, che va tagliato trasversalmente come nella foto. Non preoccupiamoci troppo per l’angolo: 120° sono più che sufficienti.

3 Con la carta vetrata ripassiamo i tagli e smussiamo gli angoli: oltre a un migliore risultato estetico, saremo sicuri di non ferirci con eventuali escrescenze di plastica.

4 Applichiamo un tappo sul calcio: vanno benissimo quelli delle vecchie canne da pesca. E non dimentichiamo di fare un buchino per consentire ad acqua e aria di uscire dal nostro tubo. 5 Miglioriamo il grip, avvolgendo il calcio con un nastro per racchette da tennis. Questo materiale garantisce un’ottima presa anche da bagnato.

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4 Errori da evitare ealizzare un cobra da sé può essere un’operazione tanto facile sulla carta quanto difficile all’atto pratico. Come già detto in precedenza, il rischio più fastidioso che corriamo è quello della deformazione del tubo. Che si parli di angoli troppo accentuati o di ovalizzazione eccessiva, dobbiamo stare bene attenti e lavorare controllando minuziosamente ogni fase. Un cobra deformato può farcela pagare, e non poco, in termini di prestazioni. Ecco quali sono gli errori più comuni e il modo migliore per rimediarvi senza perdere troppo tempo.

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1 Una piega eccessiva è un errore che non possiamo permetterci: aiutiamoci con una lastra in plastica o in alluminio, se proprio non abbiamo la pazienza di fare un lavoro “da scultori”.

Perché la curva? Grazie al principio fisico della forza centrifuga, la pallina va più lontano

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2 Se non usiamo lo stampo, ma ci affidiamo alla nostra “sensibilità”, rischiamo di perdere tempo e realizzare un cobra… molto poco funzionale.

3 Mai far alzare il tubo dalla sede dello stampo se non vogliamo creare un cobra non perfettamente in asse. Il risultato? Miriamo qui... ma la pallina va là.

prima vista tutta la “faticaccia” che siamo costretti a fare per piegare il nostro cobra artigianale potrebbe apparire inutile. In realtà, creare una piega armonica e ampia è quanto di meglio potremmo fare per raggiungere con precisione grandi distanze. Il perché è presto detto, purché si scomodi un principio della fisica: un corpo che percorre una traiettoria circolare (per semplicità presumiamo che si muova con moto uniforme) è soggetto a una forza centrifuga che è diretta verso il centro di rotazione e tende ad allontanare il corpo dal centro stesso. Pensiamo a quando siamo in automobile ad alta velocità e sterziamo per affrontare un ampio curvone: chi di noi non ha provato la sensazione di essere spinto verso la direzione opposta al senso della curva? In realtà, la forza che ci spinge è definita “forza apparente”, perché niente e nessuno la applica al nostro corpo, ma più semplicemente è la conseguenza del cambio di traiettoria imposta dall’automobile al nostro corpo che, ovviamente, tenderebbe ad andare dritto. Alla boilie accade la stessa cosa: quando incontra la curva che abbiamo creato sul nostro cobra, assume velocità e, ovviamente, va più lontano. E la velocità del corpo è tanto maggiore quanto aumenta il raggio di curvatura, in questo caso del cobra. Per farla breve, a causa della discontinuità di traiettoria imposta dalla curva, la boilie prende velocità e ovviamente vola a maggiori distanze. Ovviamente, più è ampia la curva, più la pallina va lontano. Ecco spiegato perché alcune aziende hanno in catalogo lanciaboilie curvi fino al manico, i cosiddetti “banana”: sono più faticosi e difficili da usare, ma quanto a distanze proprio non temono rivali.

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