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sport

Lo sport oltre i tempi e le gesta Dalle imprese dei campioni alle vicende dei grandi sconfitti, dai romanzi sullo sport ai convegni, dal racconto all’etica sportiva. Lo sport diventa chiave di lettura dei processi di socialità , costruzione di scambi interculturali, luogo della memoria pubblica nazionale. Dal vedere le gesta, dal viver le grandi emozioni dei grandi eventi sportivi, al raccontare e celebrarle nel tempo.


Dal 1881 uno svilupppo incessante, fatto di scelte coraggiose, capaci di modificare per sempre il mondo dell’auto

Peugeot Autoclub Marche


MOTOCICLISMO Franco Uncini

UNA GRANDE RESPONSABILITÀ Se le competizioni motociclistiche rimangono uno degli spettacoli più affascinanti che lo sport possa offrire lo dobbiamo, oltre che al notevole progresso tecnico e all’indiscutibile abilità dei piloti, all’immenso livello di sicurezza raggiunto nei circuiti. Ai miei tempi, come diceva Agostini, era vietato cadere. Muri, guard rails e ostacoli naturali erano a pochi metri dalla pista e una banale scivolata in curva poteva essere fatale. Tute, guanti, stivali e caschi hanno raggiunto una qualità impensabile trent’anni fa, ma servirebbero a ben poco se lo standard di sicurezza delle piste non avesse raggiunto il livello attuale. Già quando correvo i piloti mi avevano nominato loro portavoce ma, i miei interventi si limitavano a richiedere due o tre balle di paglia nei punti critici, non potevamo ottenere di più. Ora le cose sono molto diverse grazie a DORNA, IRTA e FIM. Dal ’93 e fino l’anno scorso sono stato il responsabile della DORNA per la sicurezza dei circuiti. Ritengo che gli sforzi che abbiamo prodigato in questi ultimi vent’anni siano evidenti a tutti coloro che praticano e seguono questo sport. Da quest’anno sono il FIM Safety Officer per la Motogp, cioè l’ufficiale della sicurezza della federazione internazionale, una carica che fino al 2012 ricopriva Claude Danis e ha lasciato per aver raggiunto la “ maggiore età”. Qualcuno dice che sono passato di grado ma , indubbiamente sono aumentate le responsabilità. Diciamo che è un ruolo che in parte già svolgevo in qualità di rider safety delegate, cioè come rappresentante dei piloti. Dopo aver perlustrato il circuito e consultato la commissione dei piloti riferivo a Claude le esigenze che riscontravamo e proponevamo le varie modifiche. I nostri suggerimenti venivano quasi sempre attuati, ma la firma delle omologazioni spettava a lui, come organo ufficiale della federazione. Dal 2013 questo ruolo è passato a me. Pur essendo molto fiero di essere stato investito di questa carica, l’impegno e le responsabilità sono aumentate notevolmente. Spetta a me vagliare ed omologare le piste nelle quali si svolge il calendario del Motomondiale. Tutto ciò comporta un continuo confronto tra la DORNA, l’organo che concerta il Mondiale, e i vari circuiti dove si corre. Per il 2014 sono previsti 19 Gran Premi e, a parte i circuiti dove si è già corso e che sono in linea con i requisiti stabiliti, è mio compito vagliare la validità di nuove piste e assegnare la fiche di omologazione. Tutto ciò prevede di sapere già a dicembre, se quei circuiti saranno in grado di adeguarsi allo standard richiesto e poter quindi ospitare la Motogp. E’ una enorme responsabilità che non prevede distrazioni, e presuppone decisioni quasi irrevocabili. In tutto ciò sarò confortato dalla collaborazione di Loris Capirossi, un grande amico e un grande tecnico; anche se per il prossimo anno sarà commentatore di SKY ci ha assicurato il suo prezioso supporto. Il mio impegno è stato e sempre sarà totale, teso a raggiungere i più elevati canoni di sicurezza possibili, in uno sport dove l’imprevisto può costare un prezzo molto alto. I gladiatori della velocità meritano di esibirsi in arene degne della loro grandezza, affinché i loro giochi possano continuare ad entusiasmare gli appassionati di tutto il mondo

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PENSIERI Michele Spagnuolo

DA PINDARO...A GENI E RIBELLI Non c'è che dire. Gli ultimi mesi trascorsi non hanno fatto che accentuare quel senso di incertezza di cui costantemente si parla. Governi instabili come fossero foglie d'autunno, un papa dimissionario come non era mai accaduto, un'instabilità economica ed una crisi che non sembrano trovare una via d'uscita, una ricerca del lavoro da parte di noi giovani sempre più mortificante ed opprimente. In questo contesto potrebbe sembrare assurdo quello che sto per scrivere, ma ne sono fermamente convinto. Proviamo a ripartire dal mondo dello sport. Certo, certo, le priorità sono altre. L'assistenza sanitaria, il lavoro, lo stato sociale. Ma vi domando? Una ricetta non potrebbe essere proprio lo sport? Troppo spesso lo sport viene abbinato al calcio ed additato come fagocitatore di denari. Dovrebbe essere visto maggiormente come un'opportunità, non solo di possibile lavoro, ma sicuramente di prevenzione alla salute. Investire oggi in attività ludiche e sportive garantisce la salute nelle generazioni del domani. Investire in eventi sportivi significa fare del turismo un beneficio per le comunità territoriali. Investire in sport significa far comprendere ai più giovani il senso civico. Quando mi è stato proposto di scrivere alcuni redazionali e di curare un appuntamento fisso sullo sport sul questo magazine, ho accettato immediatamente con entusiasmo. Proverò a mettere nero su bianco i valori ai quali si ispira l'Associazione che presiedo da qualche anno e proverò a spiegare perchè siamo arrivati ad organizzare un festival nazionale dell'etica sportiva dedicato ai Geni e Ribelli. Proverò a raccontarvi quelle storie che troppo spesso restano nascoste agli occhi dei George Orwell dei nostri tempi. Storie romantiche e con quell'idea di sport che mi sta molto a cuore. Storie di passione e sudore, come quelle dei componenti di Pindaro che trasmettono in ciò che fanno. Storie di anni passati. Gli anni di “Novantesimo Minuto” presentato da Paolo Valenti… delle figurine Panini…degli occhi spiritati di Totò Schillaci a Italia 90…delle vittorie di Tomba “la Bomba”…dei record di Michael Jordan…gli anni in cui si rincorrevano i palloni sotto le “126” nelle piazze…Passando per le letture di Pindaro...per arrivare a Overtime Festival. Ovviamente...con un po' di genio e follia!

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A VOLO DI FARFALLA Massimo Pigliapoco

Paolo

PRINCIPI A volte capita di trascorrere giornate un po’ pesanti, durante le quali si incontrano situazioni che non hanno niente a che vedere con la leggiadria; aspetti in apnea che arrivi la sera per aprire il portone di casa, abbandonarti al conforto della tua poltrona e tornare a respirare, a meno che, in fase di rientro, non ti capita di scambiare due chiacchiere con una bella persona che, come una carezza del vento, ridá vita ai tuoi polmoni, e quel giorno riprende colore. Ho conosciuto Paoletto i primi di giugno, pochi giorni prima dei Giochi del Mediterraneo. Tuta del gruppo sportivo dell’areonautica militare, fisico asciutto come un velo di seta, spalle definite come l’alettone di un prototipo e tanta simpatia negli occhi. “ Mi racconti un po’ di te?” " Ho iniziato ad andare in palestra a cinque anni, stimolato da mia sorella Chiara che già praticava ginnastica. Ad otto anni le prime gare con un gruppetto di amici con i quali mi allenavo, tra i quali un ragazzo che attualmente è istruttore nella palestra dove mi preparo e Andrea Cingolani, medaglia di bronzo agli europei di Mosca. A sedici anni l’esordio in azzurro, come junior, in un incontro ItaliaNorvegia, un classico appuntamento che si svolge ogni anno. Da quel momento il gruppetto di amici è diventato una vera e propria squadra e, anno dopo anno, gara dopo gara, siamo arrivati a questo 2013 nel quale abbiamo vinto lo scudetto del campionato A1. La cosa bella è che l’organico è tutto marchigiano;

sono un atleta dell’areonautica militare ma sono tesserato Virtus, e questo mi riempie d’orgoglio. L’anno prossimo, per rafforzare ancor più la squadra, farà parte del nostro team anche un ragazzo di Porto San Giorgio, Paolo Ottavi che ha partecipato alle ultime Olimpiadi di Londra." “ Cuore, muscoli e testa ti hanno permesso di raggiungere livelli che fanno di te uno dei ginnasti più rappresentativi della nostra Nazionale. Gareggi nelle competizioni dove sono presenti i più forti al Mondo. Come ci si arriva così in alto? “ " Ovviamente quello che fai ti deve piacere da matti, è la tua vita, ma non è stato sempre facile mantenere la concentrazione necessaria per praticare questa disciplina al top. Quando sei molto giovane le distrazioni sono sempre in agguato e...non è facile. Quando avevo quindici anni, per esempio, giocavo anche a pallone e la palestra non mi vedeva tutti i giorni. A volte dipende da chi frequenti, da cosa fanno i tuoi amici e in quei momenti è facile perdersi. Fortunatamente a sedici anni è arrivata la prima grande competizione che mi ha convinto a scegliere, lì ho capito che la ginnastica era parte di me; a quel punto segui la tua strada e la passione fa il resto." “ Qual’é l’attrezzo che preferisci? “ " Corpo libero e sbarra mi danno tanta adrenalina


Paolo Principi, atleta maceratese della Nazionale Italiana di Ginnastica.

( in queste discipline Paolo é campione italiano), e ultimamente sto perfezionandomi con il cavallo, un attrezzo che può portarti in paradiso, o distruggerti."

cologica è determinante. La preparazione atletica dei ginnasti che raggiungono i vertici più o meno si equivale; a quel punto è lo spirito che decreta vittoria o sconfitta."

“ Mesi di intensissimi allenamenti nell’oscuritá della palestra, poi arriva il giorno della gara, si accendono gli accecanti riflettori e in un soffio di secondi dovete dimostrare chi siete. L’adrenalina di cui mi parli é necessaria, questo lo so, ma l’emozione la gestisci? Come fai? “

Sono convinto che questa societá abbia bisogno di piú ragazzi come Paoletto; ragazzi eccezionali, fortemente motivati per raggiungere obbiettivi onestamente elevati, spinti da una voce interiore a vivere un’esistenza stracarica di significato. Quando ci siamo salutati m’ha stretto la mano e ringraziato piú volte per l’incontro...come se il fenomeno fossi io: non ci si crede! Sei troppo forte Paoletto,...un abbraccio grosso

"Anche se un atleta ha gareggiato per anni, gli attimi che precedono l’esercizio sono indescrivibili. Dipende anche dall’attrezzo. Alla sbarra, per esempio, se vai su carico come uno schioppo può essere utile, ti dà l’abbrivio, finché poi vai in automatico e anche se ci sono cinquemila spettatori nel palazzetto rimani solo, tu e il tuo esercizio. Sul cavallo è diverso; se i muscoli delle braccia tremano per la troppa adrenalina è la fine, sbagli tutto. Quella dell’emozione, ogni volta, è una sfida ulteriore, e non la si controlla mai del tutto; la risposta psi-

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Buzz Orologi Cover

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NOVITÀ DA GENNAIO

CHI SIAMO Buzz Time 2 Change inizia la propria attività il 6 dicembre 2012, con l’inaugurazione di Macerata. Tutto nasce da un’idea del titolare Luigi Mosciatti, che dopo una trentennale esperienza come agente di commercio in vari settori, per ultimo in quello della comunicazione, decide di lasciare il precedente lavoro per realizzare il sogno della sua vita, provare a tramutare la passione per gli orologi in un lavoro. Mosciatti però aveva in mente qualcosa di nuovo, non il classico shop di orologi con un brand, in molti casi…una griffe, griffe legata a multinazionali nate per produrre e commercializzare tutt’altro, ma che utilizzano il loro logo su qualsiasi cosa possa essere fonte di business …non potevano mancare gli orologi. Dopo mesi di ricerca, ecco concretizzarsi il progetto, un negozio quasi totalmente NO BRAND, orologi con un marchio non conosciuto; ditte che producono solo orologi, orologi di ottima qualità, automatici ed al quarzo. Questa è stata l’intuizione che si è subito dimostrata vincente. Un piccolo ma grande dettaglio, che rende Buzz Time 2 Change probabilmente il primo negozio in Italia con orologi di qualità,

dall’accattivante design, all’attenzione dei dettagli, ottemperante alle norme, come la totale mancanza di Nikel , tutto questo per giungere all’obiettivo più importante, il drastico abbattimento dei prezzi al pubblico. L’assortimento è ampio, con una media costante di circa 700 orologi esposti, orologi per tutte le fasce di età. Tutti gli orologi hanno la garanzia di un anno, sia quelli acquistati direttamente a C.so Cavour 103 o attraverso il sito o il profilo face book. L’altra buona intuizione è stata quella di abbinare agli orologi un ampio reparto COVER, unico per assortimento nella regione. Cover per tutti i modelli di Smartphone e Tablet. Cover dai mille colori per più di 80 modelli di Smartphone, astucci , flip. Vasto assortimento di accessori per la telefonia. Venirci a trovare a Macerata, o contattarci via web non potrà che convincervi che quando si entra nel mondo Buzz, DOVE IL BELLO E’ ACCESSIBILE… non se ne esce più.


I CONCESSIONARI Andrea Grandicelli

MERCATO AUTOMOBILISTICO Cari Amici , da dove vogliamo iniziare ??...purtroppo mi tocca cominciare con un articolo decisamente poco positivo, visto e considerato che è questo un periodo davvero complicato per il nostro settore (.. e non solo ..) che da alcuni anni stà mettendo a dura prova molte Aziende del comparto Automobilistico . Le imprese che operano nella Distribuzione Automobilistica non soffrono solo la congiuntura Economica, ma anche ( e sopratutto ) la pesante situazione fiscale del nostro Paese, che per i Concessionari ed in generale per il mondo delle quattroruote stà diventando sempre più penalizzante. Lo dimostrano le imposte introdotte negli ultimi anni , come Superbollo e IPT , che unite alle accise sui carburanti e ai costi delle Assicurazioni RC (prezzi più alti in Europa ! ), rappresentano dei veri e propri DISINCENTIVI all " acquisto di una vettura . Vorrei ricordare in proposito che il Superbollo ( per auto con più di 185 kw) si è rivelato per le casse dello Stato un boomerang che ha portato una riduzione di introiti finanziari di circa 140 milioni di euro oltre che uccidere il mercato delle supercar. Cosa fare adesso? Nell" impossibilità di elaborare programmi di lungo periodo siamo costretti quindi a navigare a vista con la speranza che emerga dopo i tanti incontri svolti dal nostro presidente di categoria Filippo P. Bernacchi, con esponenti del governo ,un piano di azione che possa rilanciare questo settore che rappresenta in termini di Fatturato quasi il 12 % del PIL e oltre il 16 % di contribuzione al gettito Fiscale nazionale . Detto questo i Concessionari Italiani sono determinati ad non arrendersi con la speranza che nei prossimi anni la situazione economica generale possa migliorare con benefici quindi anche per il nostro settore . A presto, un sincero saluto

Per colpa di una politica fiscale eccessivamente esosa dalla fine del 2012 il gettito dei carburanti auto è in calo. A fine 2013 il buco nelle casse dello Stato ha superato ampiamente il miliardo di euro

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SPORT E MUSICA Michele Spagnuolo

FRANCESCO BACCINI...IO E IL MIO GENOA Inter-Milan. Roma-Lazio. Juve-Toro. Derby della Madonnina, della Capitale, della Mole. Tutte partite dal sapore unico, stracittadine dalla storia decennale...ma quello che non ha paragoni è il Derby della Lanterna, Derby di Liguria. Quale sia il motivo non me lo so spiegare. La struttura della città, i carrugi stretti stretti o quel porto così vivace e misterioso rendono Genoa-Sampdoria un derby dal sapore unico. Partita che Pindaro Eventi ha voluto presentare “a modo suo” con un evento in musica durante Overtime Festival 2013, in compagnia del tifoso rossoblu per eccellenza. Passione vera dalla nascita, per quella società che neanche a farlo a posta per prima nasce in Italia nel 1893. A Macerata Francesco Baccini si è dilettato per strada, come fosse in Vico della Pace o in Vico Macellari, tra un sorso di vino e una canzona al pianoforte. Ha ripercorso la sua carriera regalando momenti spassosi suonando da busker irlandese. Esordisce da Ladro di Biciclette con ”Sotto questo sole” , pezzo indimenticabile in compagnia di Paolo Belli. Parla del sociale, impegnato per anni con la Nazionale Italiana Cantanti, con quella maglia blu di due taglie più grandi e quei guantoni da portierone tuttofare. Si dimostra romantico ed innamorato delle sue “Donne di Modena”. Pieno di ritmo e di brio con “Qua qua quando”. Sempre ironico ed irriverente, fuori dagli schemi e dalle regole, proprio come il tema della rassegna della Pindaro Eventi. Genio e Ribelle, come “Diego Armando Maradona” appena accenata senza pianoforte, o come gli artisti che lo affiancano. Due tele su un cavalletto e i pennelli che sapientemente spargono quel colore, denso prima, arte poi. Riccardo Cecchetti e Paolo Castaldi, fumettisti di fama nazionale fanno sorpresa al Baccini rossoblu, improvvisando un live-painting on the road maceratese. Ne escono un Gigi Meroni genoano e un Maradona versione Napoli d'annata. Ne esce una serata di musica, arte, sport..e buon vino

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MEDICINA SPORTIVA Danilo Compagnucci

LO SPORT

il farmaco migliore

La medicina dello sport negli ultimi anni è cambiata notevolmente. Quando, nel ’91, ho iniziato la mia attività di medico sportivo, il numero degli atleti che si sottoponevano ai nostri controlli erano circa 600. Quest’anno, nei nostri centri, abbiamo visitato più di 12.000 sportivi, tra praticanti ed agonisti. L’attività sportiva è cresciuta in maniera esponenziale, e questo è fuor di dubbio uno degli aspetti positivi della società in cui viviamo. Grazie al sorgere di impianti, palestre, centri fitness e società sportive, nel nostro territorio sono praticate tutte le discipline dello sport, per cui si à resa necessaria una naturale evoluzione del medico sportivo; ogni sport ha le sue peculiarità e richiede conoscenze sempre più specifiche ed approfondite. Oltre che essere una piacevole attività ricreativa, lo sport può essere a tutti gli effetti considerato un vero e proprio far-

maco del benessere, sia fisico che mentale, e dunque come tale va trattato. Proprio quest’anno è uscito il decreto Balduzzi che richiede esami preventivi a tutti quei giovani che si accingono a svolgere una qualsiasi attività, e questo ci permette di monitorare ogni atleta fin dall’inizio, sottoponendolo ad esami specifici, primo fra tutti l’elettrocardiogramma. Questo è un enorme passo avanti perché, se è vero che lo sport è l’attività umana per eccellenza, se non debitamente seguita, può causare gravi danni. Nel tempo abbiamo scoperto che la pratica dello sport, quando è saggiamente gestito, apporta indiscutibili benefici. Alimentazione, medicina e confort hanno allungato considerevolmente la vita media, ma è grazie allo sport che si riduce in maniera significativa l’assunzione di farmaci in tarda età, e in special modo in tutti coloro


In basso a sinistra, Dott. Danilo Compagnucci posa con la squadra Lube Volley.

che soffrono d’ipertensione. L’Italia sotto questo punto di vista è all’avanguardia, perché l’obbligatorietà di sottoporsi annualmente ad esami specifici quali spirometria, ciclo ergometro, elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, risulta il miglior sistema di prevenzione per scongiurare malanni che potrebbero apparire all’improvviso. Lo dimostra il fatto che, dall’82, anno in cui è diventata obbligatoria la visita per chi si tessera ad una federazione, il numero delle morti improvvise è sceso inconfutabilmente rispetto ad altre nazioni. Con orgoglio posso dire che nelle Marche siamo ancora più bravi; il primo gennaio 2010 abbiamo istituito un registro regionale informatico di tutti coloro che sono seguiti dal medico sportivo e ciò ci permette, oltre che analizzare da vicino la salute dei praticanti e degli atleti, di ampliare in modo significativo le nostre competenze scientifiche. Mi sento di ringraziare i tantissi-

mi atleti marchigiani che hanno raggiunto traguardi internazionali e le innumerevoli società sportive dove, grazie alla passione che le alimenta, vengono allevati i campioni di domani. Se la nostra società vuol progredire verso un futuro migliore, la pratica dello sport è essenziale per il raggiungimento di tale obbiettivo. Lo sport non insegna solo abilità, lo sport insegna a vivere

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AUTOMOBILISMO Giampiero Simoni

PRUDENZA E COMPETENZA Non è tanto come pilota che vorrei fare questa riflessione, ma come istruttore di guida veloce, professione che ormai svolgo da quando ho smesso le competizioni e sono entrato a far parte dell’equipe di Andrea De Adamich, circa vent’anni. Con Alfa Romeo, Maserati e Ferrari giro sui circuiti di tutto il Mondo distribuendo i miei consigli a tutti coloro che si affidano ai nostri corsi, e mi sono reso conto di una cosa: sono veramente pochi coloro che hanno la padronanza del mezzo meccanico, e che si possono permettere di guidare un’auto con un accettabile grado di sicurezza. Molto di tutto questo è dovuto alla mancata conoscenza delle nozioni di base. La scuola guida aiuta a conseguire la patente, non certo a governare un’automobile nelle situazioni di imprevisto. Conoscere i segnali stradali, il codice, saper parcheggiare, partire in salita, sono tutte nozioni utili per chi decide di percorrere le nostre strade ma, gli incidenti avvengono in situazioni nelle quali i neo patentati e la maggior parte degli automobilisti non hanno la minima idea di come affrontare. I sofisticati sistemi elettronici introdotti dalle più svariate case automobilistiche fanno apparire le automobili prodotte oggigiorno come astronavi rispetto ai modelli di 20 o 30 anni fa, ma non permettono di acquisire la dovuta sensibilità per cavarsela in una situazione di emergenza. Auto con tanti cavalli alla ruota esistevano anche all’epoca, potenze di tutto rispetto erogate da sei o più cilindri che inducevano i guidatori a sviluppare le dovute capacità di dolcezza necessarie per una corretta modulazione dei comandi, e fronteggiare adeguatamente sovra e sotto sterzo, accelerazione e frenata. Oggi non è così. Auto servo assistite elettronicamente nelle varie funzioni danno l’impressione di viaggiare su delle rotaie e che a 100 Km/h sia tutto sotto controllo: avete mai provato a sbandare a quella velocità? Noi, in pista, simuliamo su fondo scivoloso, come una qualsiasi giornata di pioggia, derapage a 30 o 40 Km/h. Beh…il 90% dei guidatori perde il controllo del mezzo…figuriamoci a 100 all’ora! Il mio consiglio ai genitori dei diciottenni che intendono regalare loro un’auto è quello di far frequentare ai propri figli un corso preliminare di guida sicura. Investire 1000 o 2000 euro in formazione sono un niente rispetto ai danni che un giovane può creare in un incidente, danni a se e agli altri. L’auto è e deve rimanere un comodo mezzo di locomozione, che presuppone innanzitutto perizia e conoscenza, e non deve trasformarsi in uno strumento capace delle più terribili conseguenze. Poi, per chi crede di saper correre, ci sono le piste: lì, io e i miei colleghi, li aspettiamo volentieri!

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AL DI LÀ DELLE CIRCOSTANZE Massimo Pigliapoco

Simone

SALTARELLI La leggerezza con la quale spesso giudichiamo la vita di tanti uomini che hanno raggiunto alti obbiettivi ci fanno perdere di vista le reali difficoltà che tali uomini hanno dovuto affrontare. “ Tu Simone puoi considerarti a buon diritto un figlio d'arte.” “ Beh si, in casa Saltarelli i motori hanno sempre ruggito. Papà è stato campione italiano in TT2 nel '81 con la Ducati, ma anche i miei zii Carlo ed Enzo correvano e uno di loro è stato per anni collaudatore della casa di Borgo Panigale.” “ Hai cominciato che eri ancora un bambino.” “ Nel '92, a sette anni, papà smetteva ed io ho iniziato a girare in pista. Le prime competizioni sono arrivate dopo qualche anno, c'ho messo un po' più degli altri e papà ha aspettato che fossi pronto. Ho corso con le mini-moto fino al '99 quando, a metà stagione, mi sono fratturato tutti e due i polsi, e mi sono giocato quel campionato. L'anno successivo sono passato alle ruote grandi. Per dire il vero quando avevo 12 anni avevo già girato a Misano, ma quell'esperienza me la ricordo più per le mie doti di mezzofondista che da centauro. Dopo pochi

giri la moto si ruppe e percorsi a piedi tre quarti del circuito per ritornare ai box, spingendo la moto ovviamente. Nel 2000 ho disputato il Trofeo Aprilia e ho combattuto fino all'ultima gara con Andrea Dovizioso, Michel Fabrizio e Luca Scassa per il titolo. 2001 e 2002 ho corso nell'italiano e nell'europeo, e lì sono cominciati i problemi.” “ Che tipo di problemi? I soliti di chi corre? Quelli cioè inerenti agli stramaledetti “spiccioli” necessari per poter disporre di un mezzo competitivo?” “ Proprio così. Ad un certo livello i soldi fanno la differenza. Sono andato sempre forte ma purtroppo ho sempre potuto fare affidamento sul budget familiare e sull'aiuto di qualche caro amico. Quando nel 2003 i piloti con i quali battagliavo da anni in tutte le categorie sono passati nel mondiale ho preso psicologicamente una bella legnata. Non erano state messe in dubbio le mie capacità, solo il mio portafoglio. Mi ci è voluto tanto tempo per inghiottire quel rospo, certe cose fanno male perché sei costretto a combattere con un avversario che gioca sporco e il risultato finale non dipende da te, un avversario che non rispetta i valori reali ma tiene conto soltanto delle subdole macchinazioni del business. Pur di continuare a correre nel 2004 e nel 2005 ho


disputato gare con le moto di serie e, finalmente, nel 2006 la Kawasaki Italia m'ha dato la moto per correre nel mondiale Superstock. A metà stagione, nonostante le mille promesse da parte del team e nonostante che arrivassi sempre tra i primi quattro o cinque, m'hanno chiesto dei soldi..guarda caso,..e sono rimasto a piedi un'altra volta...altra tranvata! 2007 e 2008 sono stati anni duri nonostante una carissima persona mi avesse messo a disposizione una Suzuki Italia per i campionati, ma all'epoca la moto giapponese non era così evoluta. Solo ora mi rendo conto di quanto ho sofferto per tenere duro e tornare a vincere. Nel 2009 sono arrivato 3° nell'europeo e la Michelin mi ha ufficializzato test driver. Gli anni successivi ho corso in Superbike con la Ducati: tanti risultati...e anche tanta sfiga. Tu pensa, in tre gare s'è spezzata la leva del cambio, una volta addirittura nel giro di ricognizione, e il sabato avevo fatto la pole. Nel 2012 ho iniziato con la 1198 e, quando ero in vetta al campionato a metà stagione, la Ducati m'ha costretto a salire sulla Panigale perché, per le leggi di mercato, non poteva rischiare

che il vecchio modello andasse più forte dell'ultima nata, ma quella moto lì per le corse non va, basta guardare Carlos Ceca. Nel 2013 Simone è stato impegnato nei campionati Master Cup e Superbike, oltre essere collaudatore ufficiale della Michelin. Agli appassionati consiglio, se ne hanno occasione, di trascorrere qualche ora in compagnia di questi campioni perché scoprirebbero quanto cuore batte all'interno di un casco con la visiera abbassata. Le battaglie più cruente non sono quelle ingaggiate in pista nel fragore degli scarichi ma quelle che si affrontano nel silenzio delle proprie solitudini. Un grosso abbraccio Simone...a presto

Simone Saltarelli, pilota SuperBike e Test Driver Michelin.

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INCONTRI Michele Spagnuolo

ATTENDI ATTENDI, MAGNANIMO CAMPION Tanto, tantissimo si è scritto su Giacomo Leopardi in questo 2013. Una seconda giovinezza con una serie di innumerevoli, quanto meritati riconoscimenti. L'elezione a testimonial della Regione Marche più conosciuto al Mondo, ancor più del campionissimo Valentino Rossi e dell'imprenditore Made in Italy Diego della Valle. La prima traduzione integrale in lingua inglese dello Zibaldone. La Fiction televisiva di Mamma Rai firmata da Mario Martone presente per giorni in una città di Recanati appositamente Old Style per le riprese de “Il Giovane Favoloso”. Regista napoletano presente anche all'inaugurazione di Overtime Festival (Festival Nazionale del Racconto e dell'Etica Sportiva), che ha voluto cominciare la sua avventura proprio dalle Cantine Storiche di Casa Leopardi. Associazione Culturale Pindaro che ha voluto ricordare Carlo Didimi, l'eroe nazionale nello sport della palla con il bracciale, conterraneo di un giovane Leopardi. “Nel gioco del pallone – ha raccontato il conte Vanni Leopardi, - Giacomo vede lo slancio, lo sforzo fisico, la gioventù, e tutti i valori che lo caratterizzano paragonabili a quelli degli atleti degli antichi giochi olimpici, un forte rimedio alla noia, alla solitudine e alla paura della morte”. Carlo Didimi celebrato come espressione di uno sport diffusissimo nelle Marche dell' 800, che ancora oggi vede in Treia la sua capitale. Ad omaggiare il giocatore di Treia un dibattito fresco e brillante, moderato dall'Onorevole Valerio Calzolaio. Fresco come il ricordo del Conte Vanni Leopardi, che ha confidato di aver assistito in gioventù ad alcune disfide. Frizzante come l'Avvocato Marcello Berlucchi che ha allietato i tanti presenti leggendo il suo trattato sul Leopardi sportivo. Fresco e frizzante come gli ottimi vini di Cantina Leopardi e le bollicine degli spumantizzati Berlucchi degustati al termine dell'incontro. Un evento all'insegna della particolarità, di un Leopardi inedito, sconosciuto ai più, amante e cultore dello sport, appassionato sportivo, tifoso del Magnanimo Campion. A far da cornice anche i medagliati olimpici Assunta Legnante e Massimo Fabbrizi, eccellenze di un territorio marchigiano ricco di sport e di tradizione sportiva. Come il gioco della palla col bracciale. Come Carlo Didimi. Come quello storico...”Attendi attendi, Magnanimo campion....”

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Libera la mente LIBERA LA MENTE Massimo Pigliapoco

Marco

BENTIVOGLIO Sono sempre stato dell’opinione che la pratica dello sport sia la migliore scuola dalla quale apprendere le norme della vita. Questa mia convinzione nasce, oltre che da esperienze personali derivate dall’essermi messo personalmente alla prova quando ero giovane, dall’aver conosciuto tanti campioni delle piú disparate discipline. I consigli dei saggi e la guida dei maestri sono cose importanti, molto importanti, ma nel momento cruciale dovremo fare i conti solo con noi stessi, con le nostre certezze e le nostre paure. In quegli istanti emerge tutto un universo che era dentro noi di cui non sospettavamo l’esistenza, in quegli istanti scopriamo chi realmente siamo e qual’é il nostro livello di consapevolezza. Lo sport concede tali elevazioni. “Prima di venirti a trovare, ho consultato il tuo sito w.w.w.zicatela.it, e lí é riportata la cronologia della tua carriera; dunque chi volesse sapere puó andare su internet e fare click. Piuttosto mi interessa conoscere tre aspetti dell’atleta Marco Bentivoglio, e ovviamente solo tu me le puoi raccontare. Cominciamo dalla prima: tutti gli sport sono bellissimi ma tu ne hai scelto uno ( o lui ha scelto te) che presuppone una considerevole dose di violenza. Perché?” “Volendo usare un eufemismo diciamo che da piccolo ero abbastanza vivace. Papà, un po’ preoccupato dall’andazzo, decise d’iscrivermi ad una palestra di karate; avevo dodici anni. Essere guidato da un maestro nel convogliare le mie “ esuberanze” mi è servito moltissimo, come altrettanto utile è stato frequentare la scuola dai preti. Mi hanno fatto ca-

pire che le regole esistono, e se vuoi trasformare le tue energie in qualcosa di concreto non le puoi ignorare..” “ E si; mi viene in mente una frase di non ricordo chi – non esiste vento favorevole per chi non ha una rotta. Nel 2007 e nel 2011 hai vinto due medaglie di bronzo ai Mondiali in Vietnam; della prima vai fiero, della seconda mica tanto. Perché?” “ Ci ho riflettuto molto e ho tratto da quella esperienza l’ennesimo insegnamento. La preparazione fisica, a certi livelli, non è sufficiente se non è sostenuta da altrettanta preparazione mentale. Nel 2007 sono andato in Vietnam spregiudicato e leggero di testa. Non avevo pressioni addosso, solo voglia di combattere. Nel 2011 è stato tutto diverso, ero partito per vincerlo quel Mondiale. Mi ero preparato fisicamente e tecnicamente come non mai, potevo farcela. Arrivato in semifinale m’è cambiata la testa. L’equilibrio che credevo di possedere è stato sconvolto da un uragano di pensieri. L’allenatore, la federazione, la mia ragazza che mi aveva accompagnato con alcuni amici, la mia famiglia che mi aveva sempre sostenuto, tutta gente che non volevo deludere. Questi pensieri apparvero come spettri nella mia mente. Sono salito sul ring contratto, con la paura di farmi male, e così è stato. Quell’incontro è durato dieci secondi, mi sono spezzato il perone ed è arrivato il buio profondo, tutto finito. Mesi e mesi di preparazione esasperata vaporizzati all’istante. Tornato a casa sono stato ingoiato dal


baratro della depressione e se oggi, che sto bene, ti posso raccontare tutto questo, lo devo a tutti i miei cari ed amici che non mi hanno mai abbandonato. Inoltre, riprendere gli allenamenti dopo un forzato periodo di stop è stato fondamentale, questa è la magia dello sport. Ora so che quel Mondiale l’ho perso io, non l’ha vinto il mio avversario. Ora so che in quegli attimi ho permesso a pensieri negativi di sconfiggermi, ho fatto tutto da solo. E’ stata una bella lezione.” “ Da quando eri bambino hai gareggiato nel Karate, Box, FullContact, Vovinam Viet Vo Dao, Kick-Boxing ed ora M.M.A. Mai statico in una disciplina. Perché?” “ L’ M.M.A. ( Mixed Martial Art) è il futuro; racchiude le tecniche di quasi tutte le arti marziali. E’ l’unificazione delle forze. Sono istruttore nazionale e responsabile delle Marche di questa disciplina avanzata, il che mi permette di trasferire tutta la mia esperienza agli allievi che frequentano la mia palestra. Ovviamente non tutti coloro che vengono da me devono combattere. Non dimentichiamoci che sono un diplomato I.S.E.F. e la mia palestra è frequentata da gente comune che vuole essere in forma, ma penso che tanti anni di competizioni mi permettano di poter dare il mio contributo anche a livello mentale, oltre che fisico.” La mente dell’uomo é un tutt’uno con l’Universo che ci contiene, ed ha la medesima capacitá di creare eventi paradisiaci o catastrofi cosmiche. Dipende sempre da noi come utilizziamo la nostra energia. Grazie Marco per avermi raccontato tutto questo, grazie per avermi raccontato come é fatta la veritá. Un abbraccio campione...aoh! Di quelli morbidi é!

Marco Bentivoglio, Istruttore federale di arti marziali Vincitore di due medaglie di bronzo ai mondiali in Vietnam.

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La nostra azienda nasce ufficialmente nel 1921, fondata da Ansovino Menchi, classe 1897, che sin da ragazzo aveva intuito quello che sarebbe stato lo sviluppo dell’auto e del sistema dei trasporti in generale. Dopo aver vissuto direttamente la Grande Guerra come autiere, anche grazie alle sue conoscenze meccaniche, torna a Muccia (MC), suo paese natale, situato sulle colline marchigiane ai confini con il comune di Camerino, e lì acquista un immobile da destinare ad officina, avviando un commercio di autocarri, cicli e motocicli. Subito dopo fa il salto di qualità entrando nell’organizzazione della Edoardo Bianchi, produttore in quegli anni di autovetture ed autocarri di tutto rispetto. (La sede di Muccia ripresa di recente) Nel periodo in cui il «servizio» ha un peso preponderante sugli altri aspetti economici, fa della sua piccola azienda un punto di riferimento nell’assistenza e nella vendita in tutto l’Alto Maceratese, tanto da divenire manutentore di un autoparco militare, possedendo l’esercito in prevalenza autocarri Cives e Mediolanum della Bianchi. Alla fine della seconda guerra mondiale, coadiuvato dai suoi due figli maschi Amelio e Vincenzo e con la prospettiva di un imminente e forte sviluppo economico, crea un punto di vendita e assistenza anche a Macerata, capoluogo di provincia e città più importante del territorio. Si assiste in quegli anni all’inesorabile declino della Edoardo Bianchi e alla contemporanea nascita, con capitale Fiat-Pirelli-Bianchi, dell’Autobianchi che, nel 1957, presenta la sua più importante creatura: la Bianchina. L’azienda ne è tra le prime commissionarie e con il suo forte radicamento sul territorio dà «filo da torcere» alla stessa Fiat 500. ...(to be continued)


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Restauro di auto e scooter d’epoca

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SPORT E ALIMENTAZIONE Michele Spagnuolo

LO SPORT PER CRESCERE SANI COME UN PESCE Fare attività sportiva è anche semplice movimento, passeggiate, bicicletta, aria aperta. Fare attività sportiva intesa come cura del corpo, alla ricerca del proprio benessere. Cura del corpo e ricerca del proprio benessere che passano e si ottengono esclusivamente attraverso una sana e corretta alimentazione. Per gli sportivi di qualsiasi genere, sia professionisti che amatoriali, sempre più importante e determinante sta diventando l'approccio corretto con la tavola e con il cibo. Uno stile di vita sano che va fatto capire e conoscere. Pindaro Eventi è fermamente convinta che investire nell'attività sportiva e nella giusta alimentazione sia una chiave di lettura importante e decisiva nella prevenzione di tante malattie. Investire nell'educazione alimentare eviterà di investire somme ingenti nella cura del domani. Proprio per questo motivo, in collaborazione con l'Assessorato alla Pesca della Regione Marche, gli aperitivi di Calici di Sport durante OVERTIME FESTIVAL (Festival Nazionale del Racconto e dell'Etica Sportiva) sono stati caratterizzati dallo slogan “LO SPORT PER CRESCERE SANI COME UN PESCE”, campagna di promozione del pesce del mare marchigiano come sana alimentazione per gli sportivi. Dal 10 al 13 ottobre più di 20 tra bar, ristoranti ed enoteche di Macerata, hanno organizzato aperitivi a tema sportivo. Degustazioni ispirate dalle discipline sportive e caratterizzate dall'utilizzo del pesce azzurro marchigiano. Per poter spiegare l'importanza della sana alimentazione per un giusto approccio nello sport, passando per l'importanza del consumo del pesce e della sua incidenza sulla prestazione dello sportivo, è stato inoltre inserito nel cartellone di OVERTIME FESTIVAL anche un convegno “ad hoc”.

Lo chef Spyros Theodoridis, già vincitore dell'edizione italiana di Masterchef ha proposto le sue ricette per un uso corretto del prodotto ittico, mentre la nutrizionista Maria Letizia Diletti e il biologo Maurizio Scaloni si sono soffermati sulle proprietà organolettiche del nostro pesce. Preziosa anche la testimonianza dell'allenatore di serie A Davide Ballardini che ha spiegato come anche ai massimi livelli si punti per la preparazione dell'atleta su una sana e corretta alimentazione, basata su frutta, verdura, carne bianca...e naturalmente pesce azzurro

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IL VENTO NEL CUORE Massimo Pigliapoco

Lorenzo

BALDASSARRI

* L’incontro con Lorenzo è avvenuto pochi giorni prima dell’inizio del campionato del mondo 2013.

Quando i sofisti greci spostarono l’interesse speculativo dalla natura all’uomo, diedero l’avvio a quel movimento filosofico che prese il nome di pedagogia, una particolare concezione della vita mediante la quale si voleva ottenere l’ottimale educazione del fanciullo sotto l’aspetto fisico, intellettuale e morale. Nonostante lo sforzo di tutti i grandi pensatori che ci hanno preceduto, probabilmente questa scienza non perverrà mai ad una legge definitiva, perché il talento personale scombinerà inesorabilmente ogni schema presupposto valido. Ogni tanto mi capita di incontrare dei ragazzi che personalmente definisco prodigio, le qualità dei quali non saprò mai in quale proporzione attribuire all’ambiente, alle circostanze e a loro stessi. Uno di questi è Lorenzo Baldassarri.

cai il mio primo bolide. E’ così che ho cominciato.”

“Tutta colpa di mio cugino.” mi racconta Lorenzo sorridendo, “Quando avevo tre anni mio zio gli aveva comprato una mini-cross e la visione di quella moto in miniatura mi colpì completamente. Il mattino dopo chiesi ai miei se potevo averne una anch’io. Papà mi promise che me l’avrebbe regalata a patto che togliessi le rotelle dalla bicicletta; non me lo feci ripetere due volte e la sera stessa caval-

2007 e 2008 due stagioni in Italia con la mini GP 50; vince il primo campionato e si classifica terzo nel secondo. Nel 2009 ritorna in Spagna per disputare i campionati Mediterraneo e Catalano in sella ad una MADREKIT 80 cc. Anche in questa stagione Lorenzo va che è una scheggia; termina i campionati al 2° posto e si ripete nel festival di Valencia. Per i talent scout presenti sulle piste non ci sono più dubbi, sto

Lorenzo inizia dapprima a girare sui circuiti della zona, poi in Romagna, dove poteva confrontarsi con i piloti che tradizionalmente vengono allevati in quella terra dei motori. A sette anni le prime competizioni con le mono marcia. Ad undici fa il salto nella categoria 70 cc, una mini GP dotata di cambio ma, per gareggiare, deve trasferirsi in Spagna perché per i regolamenti è troppo giovane per correre in Italia. A Valencia, con il papà come tecnico che sostituiva il meccanico ammalato, si piazza 8° su 150 piloti provenienti da tutto il mondo. “Abbiamo sbagliato anche la carburazione, se no!”


ragazzino è una bomba. Nel 2010 passa alla 125 e l’eccellenza delle sue prestazioni gli permettono di partecipare alla selezione della Rookies Cup nel campionato Red Bull. Alzamora lo ingaggia nel suo team e nel 2011 Lorenzo conquista anche quel campionato. L’anno successivo non riesce a riconquistare il titolo e gli chiedo come mai:

tazione ufficiale nel Team Gresini gli hanno fatto uno “scherzo”. “M’è arrivata una telefonata e m’hanno detto che il contratto era saltato: sono rimasto di sasso. Per fortuna, poco dopo, m’hanno rassicurato che non era vero niente e ovviamente ho ripreso a respirare, ma nel frattempo m’era crollato il mondo addosso!”

“Il problema è che da un anno all’altro sono cresciuto di 10 centimetri e 10 chili; è stato un problema di adattabilità. Dimensine e peso fanno la differenza sulla Moto GP, con 250 cavalli sotto il sedere, figurati in 125.”

Discutibile forma di humor...ma che scherzo è?! Ho seguito le prime gare e mi rendo conto che la stagione 2013 sarà un’ulteriore prova di forza per questo “piccolaccio”. La sua stazza, la ridotta potenza del motore Honda agli alti regimi rispetto alla KTM, il parterre costituito dai piloti migliori al mondo saranno un esame durissimo da superare. Ti posso dire soltanto questo piccolo-grande Lorenzo: tieni duro e non perdere mai la fiducia in te stesso. Sei fortissimo e l’hai sempre dimostrato, il Team Gresini è uno dei più qualificati che corrano nel Mondiale e se sei arrivato fino a questo punto a soli sedici anni vuol dire che le divinità sono dalla tua parte. Ci rivediamo a stagione inoltrata, magari davanti a un gelato, così mi racconti. Un abbraccio forte forte

Gli esperti tutto questo lo sanno benissimo. Il fanciullo è stato tenuto sott’occhio da tempo e chi capisce di corse ormai è conquistato. Quest’anno Lorenzo disputa il Campionato del Mondo in Moto3. Osservandolo negli occhi gli chiedo quali sensazioni prova ora che è arrivato ai vertici: “Ancora non mi rendo conto, sai! Fin da piccolissimo, ogni volta che mi era possibile, rimanevo incollato davanti al televisore quando c’erano le corse, e sognavo. Ora sono lì anch’io; è un momento difficile da descrivere, è come vivere una favola.” Mi racconta che una settimana prima della presen-

Lorenzo Baldassarri, driver Moto3 nel motomondiale 2013, correrà in Moto2 nel 2014 con il Team Gresini.

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In caso di neve...

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LA MECCANICA NON E' UN OPINIONE Massimo Pigliapoco

Mario

CIAMBERLINI * Ho incontrato Mario all’inizio dell’estate

Se girando per Recanati o giú al porto vi dovesse capitare d’incrociare una Porsche 911 anni ‘70, tirata a specchio, o veder sfrecciare per i tornanti della circonvallazione uno splendido esemplare di Honda500 Four o una fiammante Guzzi Dondolino 500 del ‘37, fareste bene ad interessarvi sulle generalitá del proprietario di quei mezzi. Quel signore non é un semplice appassionato di auto e moto d’epoca, quel signore é uno dei piú competenti motoristi a livello mondiale, quel signore é Mario Ciamberlini. Scartabellando tra le tante riviste che conservo da decenni non sono riuscito a quantificare i successi ottenute dalle moto da lui preparate in circa 25 anni di reparto corse, ci vorrebbe un computer. Oltre un’infinità di piazzamenti ottenuti ai vertici delle classifiche parziali, dal ‘73 al ‘96, se le stime non mi smentiscono, i mezzi da lui preparati hanno vinto: 8 titoli italiani, un europeo e tre mondiali, ed altrettanti piazzamenti al 2° e 3° posto. Classi 125, 250, 350, 500, 750 e 900, con Laverda, Ducati, Honda e Suzuki, tutte ufficiali. I piloti? Carlo Perugini, Franco Uncini, Franco Ricci, Ezio Gianola, Fausto Gresini, Loris Capirossi, Noboru Ueda e Lucio Cecchinello. Chi segue il motomondiale penso che abbia voglia di fare l’inchino difronte a tali nomi; roba da far girar la testa! Sono andato a trovarlo a casa sua ed abbiamo parlato un po’. “La meccanica ce l’ho nel sangue, è la mia passione, è la mia vita. Da piccolo andavo a scuola il mattino e lavoravo in officina nel pomeriggio, e non ho più smesso. Dai 18 ai 23 anni ho anche corso. I circuiti erano in gran parte cittadini, come si usava allora

e come si usa ancora in Inghilterra o in Irlanda. Le moto me le prestavano gli amici, quelle adatte: MV, Rumi, Morini, Parilla. Avevo aperto un’officina sotto casa dove curavo la messa a punto dei mezzi di tanti appassionati di velocità, facoltosi centauri con moto incredibili, ma la mia curiosità era insaziabile; avevo fame di sapere, di conoscere tutti i segreti del mestiere, di capire sempre più.” Alla fine degli anni ‘50 Mario parte per la Germania e vi trascorrerá 7 anni, alla Opel. Dopo un breve ritorno sostiene un colloquio a S.Donato Milanese e riparte come tecnico di sonda nelle perforazioni: una decina d’anni in Arabia Saudita e Medio Oriente. Torna a casa agli inizi degli anni ‘70 e, quasi per gioco, dá avvio a quell’attivitá che lo condurrá ai vertici mondiali per piú di un ventennio. “Sai com’è! Perugini e Uncini vincevano, ma anche le mie moto vincevano. Quando i piloti che segui tecnicamente stanno lì davanti i team e le case madri ti cercano, tutti vogliono vincere, sono le corse.” Mario é stato responsabile tecnico delle piú blasonate scuderie del Mondiale, quelle presenti attualmente nella Moto GP per intenderci e, se avete l’occasione di procurarvi un accredito per i box toglietevi una curiositá; avvicinando un pilota o un team manager fate il suo nome, la reazione immediata sará: “Che personaggio, un grande!”


Mario Ciamberlini, capotecnico dagli anni '70 agli anni '90, vincitore di tre mondiali con Uncini, Gresini, Capirossi.

“Ti sei tolto tutte le soddisfazioni di questo ingegneristico universo Mario.”

“Nel 1996 hai deciso che ere l’ora di dire basta; come vedi la situazione attuale?”

“Bè, essere stato per tanti anni alla guida dei team più competitivi ed essere stato il cofautore di tanti titoli con tanti piloti fantastici è stato molto piacevole, ma fondamentalmente non ho mai dato importanza alla luce dei riflettori. Sono uno che si concentra sui fatti, della notorietà non me ne è fregato mai niente, solo i risultati contano. Quando vincevamo una gara smontavo tutto e modificavo di nuovo perché c’è sempre qualcosa da migliorare e a quei livelli non ti puoi distrarre un attimo. Il minimo rilasciamento e gli altri ti passano davanti, nel mondiale non c’è tregua.”

“Le corse?...Le vedo in televisione! Ogni domenica piloti, stampa e teams mi invitano sui circuiti ma... aoh! Sono del 19 dicembre del 1934; una giornata intera ai box è lunga, mi stanco. Li ringrazio sempre ma sai che faccio? Ora che le giornate sono calde prendo una delle mie moto e vado al mare; un po’ di sole, un bagnetto e poi sotto l’ombra con i miei amici: briscola e tresette.”

“Quali sono i piloti ai quali sei piú affezionato?” “Non l’ho mai detto...Certo, con i due recanatesi ho iniziato ed ho vinto tanto, ma ho avuto la fortuna di seguire tanti campioni che hanno saputo dare la massima espressione al mio lavoro. Tutti bravissimi, tutti fortissimi.”

Uno di questi giorni prendo lo scooterino e ti raggiungo Mario. Non ti chiederó se l’espansione che ho montato é quella giusta né smonteró la candela per farmi dire se ho azzeccato la carburazione peró magari una partita a carte ce la facciamo...anche se so che vai forte anche lí. Grazie maestro, a presto e un abbraccio

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DETTAGLI FONDAMENTALI Massimo Pigliapoco

Il distintivo d'oro e brillanti del Vespa Club Italia.

Marco

ROMITI Bertrand Russell affermava che quando una cosa é universalmente riconosciuta al 99% é falsa; sono d’accordo con lui. Prendiamo come esempio un proverbio della saggezza popolare: “ la fortuna aiuta gli audaci”. Innanzitutto trasformerei il termine “ audaci” in “ intelligenti”, e tradurrei “ fortuna” in “ capacitá di cogliere le occasioni”. Gli intelligenti sono coloro i quali Madre Natura ha dotato di una particolare sensibilità che permette loro di vedere, sentire, intuire fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti, ma pochi, pochissimi, sono in grado di distinguere . Quando gli intelligenti lasciano che le loro ispirazioni seguano il libero corso degli eventi, appare quella Dea che la gente comune chiama Fortuna. Uno di questi intelligenti é Marco Romiti. “ La prima Vespa l’ho acquistata per caso. Avevo diciannove anni e, come tu sai, giocavo a calcio. Un giorno, un amico che lavorava presso la concessionaria Piaggio di Macerata, mi informa che due anziani signori di Appignano avevano portato un vecchio modello di Vespa in officina, per venderla, ma il concessionario non l’aveva presa in considerazione, ritenendola poco appetibile dal punto di vista commerciale. Personalmente conoscevo questo mezzo per il semplice fatto che pochi anni prima avevo avuto un mio cinquantino tre marce,

come tanti ragazzi dell’epoca. Lo scooter della Piaggio era la due ruote più diffuso in quei periodi e non c’era il minimo sentore di quel fenomeno che oggi tutti noi conosciamo. Fui però incuriosito, anche grazie alle sollecitazioni di quel mio amico, nel sapere che quella era una delle prime vespe arrivate nelle Marche, ed uno dei primi modelli in assoluto. Sta di fatto che presi il furgone, andai in quel paesino e, dopo una veloce trattativa, la comprai. Oggi è difficile stimarne il valore; era, ed è, una Vespa 98 c.c. Del 1946, prima serie. Quel primo modello scatenò in me lo stimolo della ricerca e si manifestò “ l’effetto ciliegia”: una tira l’altra. Dopo qualche anno avevo collezionato un discreto numero di modelli, fin quando non mi capitò in mano il primo cartaceo.” “ Come é successo?” “ Per caso. Ero andato a trovare un vecchio pilota che sapevo avere alcuni modelli di Vespa nel suo garage e, parlando, mi mostrò foto e documenti che non immaginavo esistessero. Scoprii che dietro quel movimento diffusissimo creato dallo scooter di Pontedera, si nascondeva un mondo ancora più affascinante. Foto, statuti dei clubs, locandine delle corse, trofei, manifestazioni la cui docu-


mentazione ancora nessuno s’era preso la briga di raccogliere e collezionare, tutti elementi che esprimevano la Storia di un mezzo meccanico capace di rivoluzionare usi e costumi delle masse. A quel punto, ancora una volta trascinato dalla curiosità, mollai un po’ il collezionismo dei modelli per dedicarmi in maniera integrale alla raccolta dei documenti. All’inizio non ne parlavo con nessuno, forse neanche io ero del tutto consapevole che accatastare tutto quel materiale mi avrebbe portato, in oltre trent’anni, a creare quella solida realtà che oggi è a disposizione di tutti.” “ Beh, penso che essere il collezionista piú completo al Mondo di tanti preziosi oggetti che raccontano come una geniale realizzazione partorita dalla mente di un tecnico areonautico, l’ingegner D’Ascanio, ti riempia d’orgoglio e di soddisfazione.” “ Sai cosa mi fa tanto piacere? Mi entusiasma il fatto che mi vengano a trovare appassionati, tecnici, piloti, sapienti conoscitori provenienti da tutto il Mondo, per condividere quelle sensazioni che solo una vera passione ti può regalare. Tutto questo mi emoziona tanto. Chi pensa che io abbia fatto tutto questo per la squallida ricerca della soddisfazione materiale è del tutto fuori strada. Quando giocavo a calcio lo facevo per soldi, questa collezione nasce da un amore.” Questa chiacchierata me la sono fatta con Marco all’interno dei locali del museo che il Comune di Pollenza e la Regione Marche hanno destinato alla sua collezione enciclopedica. Marco mi ha anche regalato una elegantissima pubblicazione, “ Vite da Vespa”, curata da Alvaro Valentini. E’ un volume fotografico e descrittivo bellissimo, é un volume che arreda...e istruisce. Tutti gli “ speciali” che ho incontrato nel corso della mia vita hanno un elemento in comune: uomini che hanno seguito la loro voce interiore e, al di lá di tutto e di tutti, ce l’hanno fatta Non é la Fortuna che aiuta gli audaci. Sono gli intelligenti ad attirare le opportunitá...e le colgono. Un abbraccio Marco, sei grande

Vespa 98 cc 1946, gioiello scaturito dal genio dell'ing. D'Ascanio

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Il Mag Sport  

Gennaio 2014 - Uscita N.0 - Anno IX