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SCRITTORI

La Rocca, campione della velocità

I Sollami e l’hobby per il tiro a volo

In un libro l’esperienza del carcere

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di L. Spitali

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di M. Benanti

di L. Lombardo

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RESS

FREE P

Ottobre Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena

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redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta

Anno I Num. 7

- Tel/Fax: 0934 594864

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL

- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011

Forza e Coraggio

L’ editoriale

Tutta colpa di Pino e Michele? — di Michele Spena —

Fatti in Redazione

La ricetta di Nicosia per rilanciare il Pdl A picco il PdL nel capoluogo nisseno e in provincia, secondo il sondaggio proposto dal nostro sito web nei mesi scorsi. Fermo restando che i sondaggi sono confutabili rimane comunque un dato ed è quello di un segnale evidente di malessere. Intervista a pagina 10

Luci e ombre di un’ istituzione in crisi tra tagli e innovazioni

La scuola nel Nisseno vista da Gruttadauria L’ intervista al direttore dell’ Ufficio scolastico provinciale “Una seicento vecchia, affidabile ed un po’ scassata, dalla quale però si pretendono prestazioni da formula uno”. Una similitudine arguta ma efficace quella proposta da Antonio Gruttadauria, direttore dell’Ufficio Territoriale di Caltanissetta; il diri-

SALUTE

Alzheimer, volontari curano i malati della città alle pagine 18 e 19

gente, riesce nell’impresa non facile di creare una deliziosa similitudine che si attaglia perfettamente sia alle politiche nazionali in tema d’istruzione, sia alla condizione della scuola “nissena”. alle pagine 12 e 13

STORIA & CULTURA

Cutrera, l’antimafia che non fece notizia

FATTI & DINTORNI

Grotta d’Acqua, la contrada delle leggende

alle pagine 6 e 7 scrivi alla redazione: lettere@ilfattonisseno.it

a pagina 20

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“La burocrazia ridurrà l’uomo in una gabbia d’acciaio”. Aveva proprio ragione il sociologo tedesco Max Weber quando a fine ottocento arrivò a questa profetica conclusione. E’ così, viviamo in una gabbia d’acciaio, oggi resa ancor più invivibile da una serie di fattori che hanno a che fare con i comportamenti dell’uomo: poco buon senso, maleducazione, improvvisazione e via discorrendo. Comportamenti diffusissimi che nella media ci appartengono e che inevitabilmente fanno la loro parte. Tasselli comportamentali che combinati con le scelte a volte scellerate nella conduzione della “cosa pubblica”, creano un mosaico confuso la cui immagine più nitida è un territorio disastrato. E allora, è tutta colpa delle Amministrazioni che governano il territorio? Michele e Pino sono responsabili di quanto quotidianamente è sotto gli

occhi di tutti solo perché indossano le fasce istituzionali? Sarebbe un falso storico affermare questo. Forse qualche responsabilità è da imputare a noi cittadini, spesso

Le responsabilità non possono essere addebbitate solo a chi amministra. Anche i cittadini hanno delle colpe.

capaci di condizionare con le nostre “cattive abitudini” anche il governo del territorio. Forza e coraggio, Pino e Michele. Forza e coraggio Rudy, Alessandro, Filippo, Giuseppe, Angelo, Antonello. Forza e coraggio Nisseni. Ognuno con il proprio ruolo, ognuno con le proprie energie, ognuno con il forte desiderio di risollevarsi, e allora tutti “responsabili” forse ce la faremo.

ISSN: 2039/7070

FAMIGLIE NISSENE

MOTORI


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Dal Web

Ilfattonisseno.it miete successi — La Redazione —

Per chi quotidianamente lavora in redazione per ilFattonisseno.it, i numeri confermano la bontà del progetto, e l’importanza di creare un nuovo strumento di informazione dedicato alla città di Caltanissetta e a tutta la provincia. Il risultato di settembre, mese in cui si è registrato il numero più alto di visite, offre la misura della qualità del nostro lavoro. In soli 30 giorni più di 50 mila internauti hanno preferito informarsi attraverso il nostro portale. Dati importanti se si tiene conto dei pochi mesi di vita del sito. Nato il primo febbraio di quest’anno, conta su numeri di crescita imponenti con delle percentuali che vanno oltre ogni rosea previsione. Un successo, che se ci ripaga del lavoro compiuto, dall’altro ci sprona a migliorare, ad essere più puntuali e precisi a favore di quella che la redazione e i collaboratori del “Fatto Nisseno” pensano essere una vera e propria missione: informare sempre, in maniera gratuita e libera. Grazie quindi a tutti i nostri lettori.

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Il Fatto Fotocurioso 1

La modernità si ferma a Canicattì Al palo il raddoppio della SS 640 nel tratto nisseno di Salvatore Mingoia

Il progetto è in fase avanzata nella parte agrigentina, ma è fermo proprio nell’ area che ci riguarda. E le attuali condizioni economiche non fanno ben sperare. La città quella che amano definire il “cuore della Sicilia” rischia l’isolamento, come una sorta di collasso che potrebbe dividerla dal resto delle comunità che contano e dalla grandi linee di comunicazioni. Il progetto di raddoppio dell’ex veloce Agrigento Caltanissetta è già in fase avanzata nel tratto da Agrigento a Canicattì, ma resta al palo il tratto che proprio ci riguarda. Dell’inizio dei cantieri non se ne parla, anche se sono stati avviati i provvedimenti di esproprio dei terreni in cui ipo-

teticamente dovrebbe essere realizzato il raddoppio. Le aree sono delineate da lunghe strisce rosse. Il rischio, non tanto remoto, viste le attuali e generali condizioni economiche è quello che con un colpo di spugna il governo potrebbe decidere di cancellare i finanziamenti previsti. A questo si aggiunge anche la recente diatriba che si è aperta tra l’amministrazione comunale di Palazzo del Carmine e il consiglio comunale: la prima ha chiesto all’Anas la modifica dell’originario progetto, il secondo invece, con un atto di censura al sindaco ha ribadito la volontà di mantenere il precedente tracciato. Così sul tavolo regionale dell’Anas si sono trovate due proposte distinte e distanti che potrebbero anche giustificare l’attuale attendismo da parte dell’ente che si occupata della costruzione delle strade in Sicilia, Un attendismo che potrebbe anche tramutarsi in un disimpegno per dire addio al raddoppio. Dire addio al raddoppio significa anche dare un ultimo saluto all’ipotesi di sviluppo della nostra città. Cosa ci sia dietro queste due “correnti di pensiero” che pre-

vedono due ipotesi progettuali di raddoppio della ex veloce nel tratta che va da contrada Bigini fino a metà delle bretella autostrade non è diffide da immaginare,. Ci sono soltanto difese clientelari di alcuni che non tengono minimamente conto dell’esigenza collettiva della città, di una popolazione, mentre avremmo bisogno che il nostro territorio, le nostre popolazioni, oggi più che mai ricevessero dalla politica e dalle istituzioni segnali diversi è più efficaci rispetto alle emergenze che ci trascinano sempre più in fondo alle

Dire addio all’ opera significa dare un ultimo saluto allo sviluppo

capacità di sopravvivenza che scandiscono un ritmo di arretramento progressivo e senza precedenti, grazie anche alla complessa situazione economica che stiano attraversan-


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do. Siamo solo dei protagonisti di vicende che si vedono perdenti. Questo è un primo punto. Il secondo punto di un capitolo disastroso è quello che lo Stato in Sicilia ha previsto una linea di alta velocità in grado di collegare Palermo e Catania in soli 90 minuti di percorrenza, deviando il tracciato attuale da Catenanuova alla costa tirrenica, e tagliando completamente fuori le stazioni di Enna e Caltanissetta, con tutti i territori ad esse collegati. E’ l’ennesima scelta centralista, che penalizza le zone interne e non metropolitane della Sicilia, con il rischio concreto di impoverire

In più si registra la recente diatriba tra Giunta e Consiglio sulle richieste da avanzare all’ Anas.

definitivamente il patrimonio di infrastrutture fondamentali per rendere possibile la sopravvivenza economica di questi territori, per non parlare delle prospettive di sviluppo, impossibili da ipotizzare in queste condizioni di isolamento dalle reti moderne di comunicazione e di trasporto. Da questi indicatori negativi derivano poi le postazioni terminali nelle classifiche della qualità della vita, sulle quali sarebbe opportuno riflettere, da parte delle istituzioni e dei soggetti della politica, non per alimentare polemiche di parte, ma per coordinare un’azione propositiva e unitaria di difesa del futuro del nostro territorio. Caltanissetta sarà sempre più sola e più povera.

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Fatti di Politica regionale IL COMMENTO. Nel marasma il governo isolano

Aumenta lo “Spread” tra Lombardo e i siciliani di Giuseppe Falci “Spread” è la parola dell’estate, ha superato persino l’ultima massima del Cav: “patonza”. Perché la parola “spread” l’abbiamo sentita in tv, alla radio, l’abbiamo letta migliaia di volte sui giornali. E che cos’è? Abbiamo un’idea? E’ il differenziale fra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi, tuonano i ben informati. Lo spread aumenta, qualche giorno fa ha superato quota 400, e alcuni Stati, fra i quali l’Italia, rischiano il “default”. Ma a noi interessa la Sicilia, a noi potrebbe interessare lo “spread-siculo”, il differenziale fra i cittadini siciliani e il governo regionale. Ah sì il governo regionale, quale? Il primo governo Lombardo? O il Lombardo-bis? O il Lombardo-ter? O il Lombardo-quater? Sì, facciamo un po’ di chiarezza. Nel 2008 Raffaele Lombardo strapazza Anna Finocchiaro, candidata governatore fra le fila del centrosinistra, con il cosidetto centrodestra di vecchio conio, Pdl-Udc-Mpa, una versione 2.0 del “61-0” di miccicheana memoria. Tutto facile per il trio Cuffaro-AlfanoLombardo. Ma nel corso dei mesi i personalismi prevalgono sulla coalizione, ed emergono le prime beghe interne. In primis all’interno del Pdl, con la nascita del Pdl-Sicilia, all’interno del quale confluiscono miccicheani e finiani. E poi con la rottura “provvisoria” fra l’ala miccicheana e il Pdl del duo AlfanoSchifani. Nel frattempo Micciché inizia a flirtare con Lombardo, preparando la trappola al Pdl. In tale contesto nasce

prima il Lombardo-bis, e poi il Lombardo-ter, con all’interno miccicheani, finiani, lombardiani, e con il sostegno per le “riforme” del Pd. Sì, avete capito bene. Perché in questo marasma politico, il Pd gioca un ruolo importante: nel 2008 osteggia l’ingresso di Raffaele Lombardo a Palazzo D’Orleans, ma dal 2009 inizia ad intavolare una trattativa con l’acerrimo “nemico”. Prima con il sostegno per “le riforme”, poi nel settembre 2010 con la nascita del Lombardo-quater, con il cosiddetto “apppoggio esterno”. Ma oggi “l’appoggio esterno si è esaurito”, dicono all’unisono i democrat alla direzione regionale del 19 settembre scorso. E adesso quale sarebbe la strategia: entrare in giunta? Maurizio Migliavacca, emissario di Bersani per risolvere l’affaire Lombardo-Pd, non ha dubbi:”Penso sia sbagliato pensare ad un’alleanza politica senza passare dal consenso popolare”. In sostanza il partito democratico nazionale stacca la spina al governatore. E loro, i notabili siciliani democratics, cosa fanno? Trovano la quadra con un documento dai toni democristiani che recita così:”Il Pd è pronto ad aprire una nuova fase alla Regione per verificare la possibilità di un’alleanza politica in grado di dare forza al progetto di governo e consentire un salto di qualità in favore della Sicilia”. Nulla di nuovo: il Pd decide di non decidere, e quello che in alto abbiamo definito “spread siculo” continua a crescere. O no?

Direzione Editoriale Michele Spena

Direttore responsabile Salvatore Mingoia

Collaborazioni:

Osvaldo Barba Marco Benanti Claudio Costanzo Giuseppe Falci Salvatore Falzone Leda Ingrassia Rosamaria Li Vecchi Lello Lombardo Donatello Polizzi Gianbattista Tona

'LVHJQRJUD¿FR Michele Spena

Impaginazione

Claudia Di Dino

Redazione Viale della Regione, 6 Caltanissetta redazione@ilfattonisseno.it Tel/Fax: 0934 - 594864 info pubblicità: 333/2933026


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di Salvatore Falzone

AGORA’. Il 29 settembre piazza Garibaldi è tornata al centro della città

Il miracolo di San Michele Una piazza per i nisseni

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i voleva San Michele perché la vecchia Nissa avesse di nuovo la sua piazza. L’ha riavuta per un giorno, mentre l’Arcangelo Patrono procedeva alto in processione e la gente lo seguiva a piedi (molti scalzi), le campane suonavano (a mano, che è tutta un’altra storia) e in cielo scoppiavano i fuochi d’artificio (s’è visto di meglio). Per un giorno, anzi per una sera, piazza Garibaldi è stata quello che era e che dovrebbe essere: la piazza di una città. La piazza viva di una città viva. Il centro di un capoluogo di provincia che riconosce se stesso e ritrova l’anima nelle proprie viscere. Quella sera, quel 29 settembre di pochi giorni fa, i nisseni erano lì, attorno alla fontana del Tripisciano; dalla piazza saliva un parlottio remoto, piacevole. Si sentiva l’odore delle persone, niente smog, niente clacson. E (lampioni a parte) la piazza era bella. La cattedrale, San Sebastiano, il Collegio in fondo. Forse ci vorrebbe un po’ d’orgoglio. Abituati come siamo a piangerci addosso o a esaltarci, a

non cercare il giusto equilibrio fra pulsioni autocommiserative e cori di becera retorica, abbiamo difficoltà a vedere le cose che ci stanno attorno e a giudicarle per quelle che sono. E non tutte sono brutte. Caltanissetta ha un centro storico dignitoso. Bisognerebbe ripopolarlo, preservarlo, restaurarlo, abbellirlo, ripulirlo, insomma farlo diventare il punto di forza, il simbolo, di una grande rinascita nissena che ancora non c’è. Certo il centro di Caltanissetta oggi sarebbe anche il centro della movida giovanile: se ci fosse stata l’università, se qualcuno non l’avesse barattata con Enna. E se ci fossero state negli anni delle politiche sistematiche di recupero e valorizzazione (parole tanto abusate da perdere significato). Le cose sono andate diversamente. La storia non si fa con i se e la storia di tutti i giorni è che la piazza di Caltanissetta è nel degrado assoluto, sporca, sola, poco sicura, frequentata soltanto da gruppetti di immigrati. Ma nel giorno della sua festa, San Michele ha fatto il miracolo. La

piazza è ritornata piazza. Per poche ore, è vero. Ma è già un miracolo. Evviva San Michele.


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cettina bivona

CALTANISSETTA

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Fatti contro la mafia

Storia & Cultura

per non dimenticare

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Cutrera,

il professionista dell’ antimafia che non fece carriera di Giovanbattista Tona

e qualche volenteroso volesse consultare un po’ di testi, qualificati e non, sul fenomeno mafioso, vi troverebbe ripetutamente citato un vecchio libro, pubblicato nel 1900 e intitolato “La mafia e i mafiosi” di tale Cutrera. Questo volumetto, negli ultimi decenni, è stato diffuso solo attraverso imperfette ristampe anastatiche di piccoli editori, in vendita nelle bancarelle dei remainders, ma meglio di altri celebri best-sellers spiega della mafia tante cose che allora come adesso si finge di non capire. Chi era il suo ignoto autore e perchè il suo posto nella storia è limitato agli angusti spazi delle note bibliografiche? Antonino Cutrera, così si chiamava, era un funzionario di polizia e coltivava – a sue spese – studi di criminologia e di sociologia. Entrato nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza a venticinque anni nel 1888, prometteva brillante carriera; a Catania aveva conseguito diversi encomi per arresti di truffatori, ladri, rapinatori e ricercati. Un poliziotto così non poteva che ricevere stima e apprezzamento presso potenti deputati, i quali, quando egli chiese di essere trasferito a Palermo, sua città natale, non gli fecero mancare aiuto. Era l’epoca dei Fasci Siciliani, il movimento contadino considerato ai tempi una congrega di terroristi; i suoi dirigenti erano latitanti per la giustizia e il Governo esigeva dal Questore di Palermo, Michele Lucchesi, la loro cattura. Cutrera riuscì a sapere il luogo dove stavano nascosti i ricercati, in procinto di fuggire per Tunisi; predispose allora un servizio di pedinamento e riferì tutto al Questore, il quale, nella notte tra il 15 e il 16 gennaio del 1894, si recò personalmente ad arrestarli dentro il pozzetto delle ancore del bastimento “Bagnara”. Già era stato arrestato uno solo dei loro capi, un deputato socialista, l’on. De Felice

Giuffrida; ora per mano di Cutrera finivano in manette Nicola Barbato, Garibaldi Bosco e Bernardino Verro. Ma della grande operazione si fregiò Lucchesi e nessuno, nemmeno dinanzi ad una nota riservata del suo Questore che ne ammetteva i meriti, si preoccupò di dare un riconoscimento a Cutrera per consentirgli un avanzamento di carriera; anzi siccome egli questi meriti li rinvedicava con rispettose ma insistenti note scritte, i suoi superiori e gli uomini di Governo cominciarono ad insolentirsi. Come fu, come non fu, Cutrera fu presto assegnato ad un incarico ben poco prestigioso, la “Buoncostume”; “Ella vorrà attendere”, gli scrisse il Questore, al “delicatissimo servizio della vigilanza sul meretricio”. E il nostro diligente funzionario controllò una per una le 151 prosti-

Sul suo conto si scatenavano gli anonimisti ma le delazioni risultarono infondate

tute censite a Palermo e probabilmente apprese tutto quanto ruotava attorno a loro, clienti compresi. Sul suo conto cominciarono a scatenarsi gli anonimisti ma le numerose delazioni risultarono tutte “infondate e ispirate da sentimenti di odio”, come riferirono i suoi superiori al Ministro; finchè qualcuno non lo accusò di avere avvisato il cognato avvocato dell’imminente scarcerazione di un suo cliente. Nemmeno questa accusa fu provata ma stavolta lo trasferirono a Girgenti, avvisando il Questore di lì che Cutrera andava considerato persona poco corretta sia per la storia del cognato avvocato sia perchè alcuni anni addietro avrebbe addi-

rittura abusato di un biglietto ferroviario di servizio. Lo assegnarono alla delegazione di Cammarata dove c’era da arrestare l’imprendibile bandito Varsalona e, per quanto contrariato per quel trasferimento, Cutrera dovette impegnarcisi sul serio, perchè in poco tempo entrò in conflitto con tutti; “è invaso dalla smania di emergere” si lamentava il Questore con il Ministro e chiedeva di avere a Cammarata “un funzionario di P.S. che senza gelosie agevoli e coadiuvi l’opera degli altri agenti di P.S.”. I quali fino ad allora in realtà non avevano combinato nulla e che nulla combinarono anche dopo. Ma intanto Cutrera fu trasferito di nuovo. In quel pochissimo tempo che era rimasto a Cammarata aveva indagato su un barone per favoreggiamento e complicità con il bandito, aveva riferito di alcune operazioni fallite perchè il bandito era stato avvisato della presenza degli investigatori dal grido di altolà di uno di loro, aveva segnalato che il sindaco del paese diceva spesso parole di elogio riguardo Varsalona. Tutte queste cose Cutrera le scrisse in un saggio molto apprezzato dai criminlogi, ma assai poco dai suoi superiori e dalla politica. Il Ministero lo richiamò “ad una maggiore ponderatezza di giudizi e all’osservanza della disciplina gerarchica” e nel suo fascicolo personale questo rimprovero rimase a disposizione di chi ne voleva sottolineare il “carattere borioso”. In quegli anni Cutrera pubblicava “La mafia e i mafiosi” e, senza farsi

In alto il quadro di Renato Guttuso “Occupazione delle terre incolte in Sicilia” del 1949-50. A sinistra alcune edizioni di ristampa del libro “La mafia e i mafiosi” scritto da Antonino Cutrera.

scrupoli, del fenomeno descriveva quello che osservava. Diceva che la mafia esisteva da tanto tempo e veniva combattuta solo a fasi alterne, quando qualche fatto eclatante scuoteva l’opinione pubblica; prevedeva che se l’attività di contrasto non fosse stata continua e se i mafiosi avessero mantenuto le compiacenze dei potenti, il male non sarebbe stato debellato. Raccontò di “enormi corruzioni”, delle volte in cui si erano “graziate

Raccontò di enormi corruzioni e narrò dei mafiosi di Palermo

pene” e trasferiti “funzionari e magistrati non pieghevoli”; scrisse che “in Sicilia specialmente i partiti

hanno dato cattivi frutti” e che “dove sta il partito non sempre sta la giustizia”, dimostrando che attraverso alcuni di essi la mafia aveva intossicato la democrazia. Poi, peggio di peggio, narrò dei mafiosi di Palermo che “costituiscono la parte più importante del galoppinismo elettorale”; “è a loro che si raccomandano i candidati, di qualunque colore politico, mettendo a loro disposizione la borsa”. Del governo diceva che era sceso “a transazione con i tristi e i mafiosi per servirsi di essi a scopo elettorale” e che pertanto c’era poco da meravigliarsi se la mafia fosse riuscita ad inquinare la pubblica amministrazione e la giustizia. Con il suo carattere intransigente e con un libro del genere, con le sue imbarazzanti analisi docuemntate da fatti e dati, Cutrera il “borioso” si procurò tantissimi altri trasferimenti più o meno punitivi; in ogni luogo dove andava, trovava un politico che subito lo additava come inadeguato e irrispettoso; perchè allora tutti dicevano di essere impegnati per fare prevalere la legge e lo Stato, e se un piccolo funzionario metteva in dubbio la probità dei potenti, se non diceva, come facevano molti, che la mafia era stata favorita solo dai notabili del passato o dagli


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“I professionisti dell’antimafia” in un articolo pubblicato sul Corriere

Sciascia e la sua polemica più famosa

Giuseppe De Felice Giuffrida A destra Bernardino Verro

avversari dei notabili del presente, certamente veniva tacciato come uno con la smania di emergere. Cutrera andò in pensione nel 1924 da commissario aggiunto, mentre altri funzionari erano diventati questori e, quando dodici anni dopo, morì, il “Giornale di Sicilia” ne parlò come di uno “studioso”. Della sua professione di poliziotto nessuno si ricor-

dò. Perchè Cutrera nell’antimafia era stato un vero professionista, ma un pessimo carrierista. E i professionisti dell’antimafia, se non sono prudenti e ossequiosi verso i potenti di ogni potere, o hanno poca vita o fanno poca carriera.

Era il 10 gennaio 1987 quando il Corriere della Sera pubblicava uno degli articoli più famosi di Leonardo Sciascia dal titolo “I professionisti dell’antimafia”. Sciascia recensiva un saggio dello storico Cristopher Duggan che racconta la lotta alla mafia sotto il fascismo e, alla luce di quanto accaduto ai tempi del Duce, evidenziava che “l’antimafia è stata allora strumento di una fazione, internamente al fascismo, per il raggiungimento di un potere incontrastato e incontrastabile. E incontrastabile non perché assiomaticamente incontrastabile era il regime - o non solo: ma perché talmente innegabile appariva la restituzione all’ordine pubblico che il dissenso, per qualsiasi ragione e sotto qualsiasi forma, poteva essere facilmente etichettato come «mafioso»”. Secondo Sciascia, tuttavia, l’antimafia come strumento di potere era un’eventualità che poteva verificarsi anche nel sistema democratico, “retorica aiutando e spirito critico mancando”. Prendeva come esempio in politica quello di un Sindaco che per sentimento o per calcolo decidesse di esibirsi come antimafioso; anche se la sua attività amministrativa fosse stata inadeguata, egli si sarebbe fatto scudo dinanzi alle critiche rivendicando la sua fede antimafiosa e nessuno si

sarebbe potuto mettere contro di lui, tranne a rischiare di essere additato come mafioso. Secondo Sciascia, questo allora era un esempio ipotetico, ma ce n’era uno, secondo lui, attuale ed effettuato ed era la nomina di Paolo Borsellino a Procuratore di Marsala; egli era stato preferito ad altri magistrati anche più anziani perchè si era occupato di indagini contro la mafia e questo era un modo surrettizio per fare carriera. Lo scrittore allora non poteva immaginare che sorte sarebbe toccata a Paolo Borsellino, il quale con la sua vita e la sua morte ha dimostrato la differenza tra i professionisti dell’antimafia e i carrieristi dell’antimafia; i primi, checchè ne dicesse Sciasca, sono quelli che la mafia la contrastano

veramente e con sacrificio, i secondi, che non sempre sono veri professionisti, contrastano la mafia senza particolari sacrifici e cercando di perseguire vantaggi o addirittura chiacchierano, pontificano e basta così...


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L’ INTERVISTA. L’ appello di Federico contro la soppressione dell’ ente

“Dobbiamo essere uniti in difesa della Provincia” di Marco Benanti In un periodo storico per il paese in cui la ricerca del risparmio sui costi della politica potrebbe far perdere a Caltanissetta uno dei pochi status che le sono rimasti, ovvero quello di capoluogo di provincia, con l’abolizione o accorpamento dell’Ente Provincia Regionale, e di tutta una serie di servizi, abbiamo deciso di incontrare proprio chi siede sullo scranno più alto dell’Ente al centro di tante discussioni, ovvero il presidente della Provincia Regionale di Caltanissetta Giuseppe Federico. Gli addetti ai lavori, lo conoscono per la sua attitudine ai numeri ed ai risultati, cifre, progetti, strade ed opere pubbliche, queste le sue principali credenziali, che lo rendono forse agli occhi della cittadinanza sin troppo calato nel ruolo di amministratore. Ma dopo una chiacchierata più attenta e rilassata con l’onorevole Federico, la sensazione è quella che a lui il presidente dell’Ente, piace farlo davvero, quasi come una missione, tanto da parlarci di opere pubbliche strade e completamento delle incompiute pure quando ci racconta delle sue vacanze. Classe 1964 Giuseppe Federico medico dentista, sposato con due figli, un ragazzo di 14 anni al primo superiore ed una bambina di 8 anni che va in terza elementare, scopre la sua verve politica già durante gli anni dell’università divenendo rappresentante del corso di laurea di Medicina e Chirurgia dell’ateneo di Catania dal 1984 al 1986 dove si è laureato con 110 nel 1991. Consigliere comunale di Gela alla fine degli anni 90, poi assessore e presi-

dente dello stesso consiglio comunale sino al 2007. Eletto alla 15^ legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana con oltre 9 mila voti, pari al 28.29% delle preferenze tra la lista del Movimento per l’Autonomia di Lombardo, Federico viene eletto presidente della Provincia di Caltanissetta dopo le elezioni del 15 e 16 giugno 2008 con l’appoggio di una serie di liste afferenti al centro destra di Casini e PDL di Berlusconi, al movimento autonomista di Lombardo con 82.660 voti, al termine di una campagna elettorale che aveva

visto protagonista anche l’ex Sindaco di Caltanissetta Salvatore Messana appoggiato dal centrosinistra, che non avrebbe disdegnato di sedere in Viale Regina Margherita, raccogliendo però tiepidi consensi sia a Caltanissetta che a Gela, dove l’elettorato più numeroso e granitico ha ovviamente preferito un concittadino come rappresentante. Da allora puntando tutto sulla programmazione, non senza un pizzico di orgoglio il Presidente Federico ci racconta dei risultati conseguiti nonostante la “stasi” in cui l’Ente versava dopo l’esperienza di Collura. “Dal museo Mineralogico di

tando adesso, dopo appena 3 anni di attività, l’obiettivo era una forte sterzata in positivo sulla viabilità, un lavoro che abbiamo potuto fare grazie ai dirigenti che hanno lavorato alacremente, e senza, ribadisco senza l’ausilio di consulenze esterne, abbiamo utilizzato risorse comunitarie, europee, bandi regionali per il distretto orticolo ed il recupero delle miniere”. Presidente sull’abolizione della provincia di Caltanissetta, oltre che da un punto di vista operativo, che idea si è fatto? “E’ importante rimanere tutti uniti”, ma lei ha riscontrato unione politica per questa causa? “Ormai il decreto era fatto, sarebbero dovuti chiudere o chiuderanno una serie di servizi quali la Prefettura e la Questura, servizi essenziali e di prestigio per il territorio. È chiaro che in questo contesto pesano come un macigno la caratura delle rappresentanze politiche dei territori più grandi che hanno tutto l’interesse a far si che a frammentarsi siano i territori più piccoli, come il nostro o quello ennese”. Si ma lei ha trovato unione politica in questa battaglia? “Non è stata una reazione molto forte forse, per il senso di appartenenza di qualcuno a qualche partito, ma su problemi così seri, bisognerebbe trovarsi tutti insieme, anche perché non deve esistere più la dicotomia Gela Caltanissetta del passato, mantenere l’unità della Provincia è fondamentale anche perché già siamo deboli come rappresentanza, se siamo poi disuniti

Caltanissetta, al Palazzo della Provincia di Gela, tutte opere che stiamo comple-

sarà una battaglia che andremmo a perdere, il mio invito è quindi quello della unione aldilà dei partiti. Non riuscirei a capire quale è la logica per la quale dovremmo perdere servizi d’eccellenza quali il tribu-

Basta con la dicotomia del passato Caltanissetta Gela

nale e la corte d’appello di Caltanissetta, che sono un esempio di efficienza in tutta Italia, qualcuno ci prova a frammentare il nostro territorio, ma noi dobbiamo resistere”. Sulla questione rifiuti, scioperi e disservizi, che idea si è fatto? “Beh la questione è delicatissima e le origini stanno nel passato, gli Ato non sono stati utilizzati per fornire servizi ai cittadini, bensì sono stati usati come enti di sfogo della politica, ma quando queste società sono pagate con soldi pubblici, e non offrono corrispettivo in servizi, la gente ha tutte le ragioni di lamentarsi. Una città sporca è una città che da immagine negativa del territorio, un vero e proprio disastro, occorre trasparenza in tutte le gare ed attenzione gestionale. La città di Caltanissetta e la sfiducia dell’opposizione a Campisi, come vede questa situazione? “ Non c’è vicinanza del mio partito col PDL quindi non faccio difesa d’ufficio, ma il Sindaco è stato eletto dal popolo, e devono essere i cittadini a decidere se il sindaco deve andare a casa, ma è un mio parere, in linea di massima bisogna arrivare a fine mandato e lasciare alla città il giudizio di premiare o meno il candidato. Quali sono le sue passioni, cioè che fa durante il tempo libero? O che faceva? La mia più grande passione è il calcio, sino a 12 anni fa, avevamo la “Trinacria Gela”, che abbiamo portato in Eccellenza, giocando tra amici. Per il santo patrono, lei ha partecipato alla processione del Santo Patrono San Michele, che città ha trovato? “E’ uno dei rari momenti di positiva aggregazione durante una fase di grave difficoltà, la gente non può recepire sempre messaggi negativi per il sistema di assestamento dei partiti o di sfiducia, la gente vuol sentire parlare dei problemi della cittadinanza e del modo di risolverli. Per quel che mi riguarda, siamo l’unica provincia che non ha aumentato l’addizionale, ed abbiamo tagliato tutte le spese inutili, ed anche a livello comunale occorre puntare su questo”. Il dop-

pio incarico, quello di Presidente della Provincia e Deputato Regionale, una questione spinosa per la quale il 4 Ottobre avremo una risposta. “Quando mi sono candidato non c’era una norma che non prevedeva incompatibilità, ero già deputato regionale, non ero nemmeno molto propenso a candidarmi, ma l’ho accettato, e l’ho fatto con piacere dando il massimo. E per chiarezza ribadisco che percepisco una sola indennità, che è solo quella di deputato regionale. Con la sentenza della Corte Costituzionale, forse dovrò decidere e sono combattuto, perché il ruolo del presidente della provincia mi ha dato grande soddisfazione, ma la mia vicinanza alla Regione, agli ambienti palermitani ci ha permesso di accedere a tantissimi finanziamenti, dovrò decidere con dispiacere se rimanere deputato o presidente, farò dei ragionamenti col mio presidente, ma mi auguro che la Corte ci consenta di arrivare a fine legislatura, dopo sicuramente avrò un ruolo a Palermo dopo le lezioni del 2013 ma prima è necessario completare la legislatura”. Intanto mentre intervisto il Presidente, lo stesso firma tre progetti che partono in mattinata per Palermo per finanziamenti di Piani Pisu e Pist, ma viene naturale chiedere cenni sul famoso rimpasto: Il PD resta fuori dalla giunta? “Il pd resta fuori anche perché non ha senso il rimpasto”. Presidente, dove è andato in vacanza questa estate? E soprattutto quando si sveglia la mattina è assorto da tanti pensieri di natura politica e professionale? “Con la mia famiglia siamo stati 8 giorni a Gerusalemme, ed i posti ti inducono a grande spiritualità, ma io non ho il problema del sonno, riesco sempre a dividere la vita familiare e le responsabilità amministrative, ho la capacità di staccare perché sono apposto con la mia coscienza, perché penso di fare il meglio che posso. Siamo stati qualche fine settimana a mare a Gela specie il pomeriggio, e spero che con il ripristino del ponte Geremia II anche i nisseni possano frequentare le spiagge e gli stabilimenti dell’area gelese”.


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Comunicazione istituzionale della Camera di Commercio di Caltanissetta

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Ente camerale. Tante iniziative dal palazzo di Corso Vittorio Emanuele

Tutte le attività varate dalla Camera di commercio per promuovere la legalità L’ ente si propone come modello a tutte le altre camere e ottimizza servizi a sostegno delle imprese, del cittadino e di tutto il territorio

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a Camera di Commercio di Caltanissetta ha esportato il modello legalità a tutti gli enti camerali italiani e in questi ultimi anni si è contraddistinta per

“contro la criminalità per la legalità” con 4 Camere, Reggio Emilia, Crotone, Modena e Caltanissetta, alle decisione di Unioncamere di estendere l’iniziativa in campo nazionale. Si sono susseguiti i protocolli di legalità con le forze dell’ordine, sostenuti dal presidente Antonello Montante, le innovazioni che hanno spaziato dalle azioni di internazionalizzazione per la promozione dello sviluppo, alle azioni di abbattimento degli interessi bancari, al pagamento entro 15 giorni delle imprese che effettuano lavori o forniscono beni e servizi per l’ente

lo di Regia per lo sviluppo, coordinato da Salvatore Pasqualetto e del Tscs, tavolo di sviluppo centro Sicilia, presieduto da Tarcisio Beniamino Sberna, senza tralasciare la presenza di una realtà sindacale dinamica. Tra le ultime iniziative di settembre, la realizzazione, voluta e finanziata dall’ente camerale, di un cortometraggio d’autore per promuovere la “Strata a’ foglia”: un modo nuovo di fare marketing territoriale e di fare conoscere all’ampio pubblico la bellezza di questo luogo e degli angoli più belli del centro storico.

Antonello Montante

le innovazioni apportate dentro il grande palazzo di corso Vittorio Emanuele. Una ventata di novità e procedure al passo con i tempi. Tre le direttrici perseguite dentro l’ente camerale: trasparenza, efficienza e legalità, tutto al servizio delle imprese ed a tutela del cittadino. La giunta dell’ente è composta da Antonello Montante, presidente, Giuseppe Valenza, vice presidente, Salvatore Lorefice, Luigi Messina, Salvatore Pasqualetto, Rocco Patrì, Lillo Randazzo, Giuseppe Antonio Roveccio e Beniamino Tarcisio Sberna. Tanti eventi hanno segnato l’attività della Camera di Commercio, dalla firma del primo patto

camerale, al marketing territoriale e allo snellimento della burocrazia. La Camera di Commercio si

Il nostro fiore all’ occhiello? La creazione della zona franca per la legalità

propone alla città come rinnovata e pronta a dialogare con tutti gli altri enti per realizzare un costruttivo rilancio della città e dell’intero territorio provinciale. Stiamo parlando dei Tavoli, quel-

Pronti a dialogare con tutti per realizzare un costruttivo rilancio del territorio

L’antico mercato di via Consultore Benintendi, che da anni vive il dramma dell’abbandono da parte di molti commercianti di frutta e verdure che hanno lasciato il “banco” delle mercanzie, ha rivissuto per 14 minuti nei colori e nelle immagini di Aldo Rapè, regista nisseno dal grande talento. Alla presentazione del film, Prima Quinta, l’associazione che ne ha curato la realizzazione, ha pensato di inscenare uno spettacolo con molti dei protagonisti della pellicola. Ebbene, la Strata a Foglia, la sera dell’11 settembre si è riempita all’inverosimile, come poche manifestazioni, volute da altri enti, hanno saputo fare. In questi giorni l’ente è impegnato in un ennesima iniziativa di legalità grazie all’ideazione di una concorso dedicato a tutte le scuole siciliane. Saranno interessate oltre 1000 scuole la cui partecipazione, dopo la selezione verrà premiata nel corso di una cerimonia. Ha segnato l’attività dell’ente la sottoscrizione di un protocollo nazionale con le interforze e con la direzione nazionale antimafia per un accesso diretto al registro delle imprese. Nel mese di maggio è stato organizzato un convegno a valenza nazionale su “Criminalità,corruzione e evasione fiscale”. Infine fiore all’occhiello, la creazione della Zona Franca per la Legalità a sostegno dei territori e a servizio dell’intera Sicilia, ormai pronta a decollare. Uno tra gli ultimi treni di una provincia “martoriata” e ancora in cerca di riscatto.

Cambio al vertice Rosalba Ferrara neosegretario generale Dal 7 settembre il nuovo segretario generale, facente funzioni, della Camera di Commercio di Caltanissetta è la dott.ssa Rosalba Ferrara. Negli ultimo periodo, il ruolo di segretario generale è stato svolto dal dottore Giuseppe Virgilio che però ricopriva l’incarico a scavalco con l’ente camerale di Agrigento. Una scelta “al femminile” che rende merito e premia l’impegno di una lunga carriera iniziata nel 1979. Rosalba Ferrara, dapprima dirigente dell’Area Personale, poi divenuta dirigente superiore, in questi ultimi anni si è spesa nella direzione dell’area dei servizi e della promozione alle imprese. Da pochi giorni è stata insignita dell’importante carica di Segretario generale, facente funzioni dell’ente camerale. Ad affiancarla il

dottore Michele Vullo, dirigente dell’area Anagrafica che è anche il responsabile

Rosalba Ferrara

dello sportello multifunzionale, meglio conosciuto come infocenter. La designazione per il dottore Vullo è stata di vicesegretario generale. Dall’ente camerale tutto l’augurio di un buon e proficuo lavoro.

Attivata la conciliazione il nuovo servizio aperto a tutti La Camera di Commercio di recente ha istituito a sostegno del cittadino il servizio di Conciliazione. Sulla

base della collaborazione tra le parti, le stesse addivengono, grazie all’opera di esperti e mediatori, ad un’amichevole composizione dei contrasti insorti. Per

la risoluzione delle controversie con la Conciliazione camerale è possibile ridurre i tempi di risoluzione dato che la procedura deve concludersi entro 60 giorni dall’attivazione, mentre si abbassano i costi per la giustizia. Tutti i cittadini interessati possono rivolgersi al Servizio di Conciliazione di Corso Vittorio Emanuele, 38. Il dirigente responsabile del servizio è il dott. Michele Vullo. Per informazioni telefoniche rivolgersi allo 0934.530625 oppure 0934.585768, numero di fax 093421518.


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Viale della Regione Fatti in Redazione

Viale della Regione 6 è l’indirizzo della nostra redazione, ma da questo mese è anche il titolo di una rubrica che abbiamo pensato per dare la possibilità a personaggi della città e della provincia di raccontarsi e di ragionare assieme sulle più svariate tematiche. Non solo

personaggi della politica, dell’imprenditoria, dell’economia e delle istituzioni, ma anche semplici operatori commerciali, personaggi che in maniera anonima compongono quel tessuto vivo della città che spesso si ritrova sotto le insegne della cosiddetta “società civile”.

Gianluca Nicosia, giovane avvocato capogruppo del partito di Berlusconi, pensa alla ricetta per risollevare le sorti di un partito che nel Nisseno appare in forte affanno.

IL SONDAGGIO Che futuro prevedete per il PDL nel nisseno? E’ questa la domanda che abbiamo posto ai nostri lettori online Dal 1° di Agosto al 30 di Settembre hanno espresso la propria opinione 2.005 lettori

I RISULTATI Futuro Nero 1.653 click

82%

Roseo

283 click

14%

Non so 69 click

Nicosia, il consigliere che spera in un Renzi azzurro per rilanciare il Pdl

4%

di Rosamaria Li Vecchi ...Segue dalla prima

U

na palpabile delusione che aleggia tra i nisseni insieme ad un rinnovato clima di sfiducia nelle istituzioni. Ma cosa sta dunque succedendo ad un partito che è stato tra i più votati nelle ultime elezioni a tutti i livelli, da quello nazionale alla regione agli enti locali? <<Il segnale che giunge – dice Gianluca Nicosia, avvocato, consigliere comunale PdL (dimessosi da capogruppo da qualche mese) – porta ad una riflessione chi come me vive nel partito da dieci anni: da un lato lo leggo come un normale calo “fisiologico” dovuto al fatto che Berlusconi è sulla scena politica da oltre 15 anni e, sebbene si presenti come una figura stabile attraverso diversi governi, ha avuto un percorso non proprio lineare, calando queste considerazioni nel territorio ritengo sia necessario rilanciare il partito attraverso una riorganizzazione vera e propria, perché il PdL ha bisogno di instaurare il principio di concorrenzialità. E’ giusto che a governare il partito sia chi ha maggiori possibilità di rispondere alle esigenze dell’elettorato: come ha detto il segretario Angelino Alfano a Sciacca nel convegno Generazione 30 “non più persone calate dall’alto ma persone spinte dal basso”>>. L’avvocato Nicosia ammette l’utilità delle primarie a patto, sottolinea, che non siano “comparsate”, cioé una finta parata di democrazia per poi indicare il candidato scelto dal partito, accostandosi in questo al pensiero del sinda-

co di Firenze Matteo Renzi, del quale dice: <<Ha scardinato un sistema e ha avuto il coraggio di dire basta alle logiche che venivano dall’alto>>. <<Riportando l’esempio su Caltanissetta – dice Nicosia – aggiungo che i giovani che scelgono di fare politica devono essere messi in condizione di concorrere, devono esserci le condizioni concrete per essere eletti, e dico no alla concorrenza falsata>>. Ama parlare francamente il consigliere Nicosia e lo conferma additando pure, tra le cause della

Oggi molti si ricredono in Berlusconi per la vita che conduce

disaffezione degli elettori in ambito locale, le “refluenze anche negative che provengono dal governo nazionale”. <<La vecchietta, ad esempio, che vedeva in Berlusconi –dice - una speranza oggi purtroppo deve ricredersi vista la vita privata che lo stesso premier ha condotto. Io però sono speranzoso: da quando c’è Angelino Alfano molte cose sono cambiate e molte altre ancora cambieranno e in meglio>>. <<E’ ora – dice poi – che la generazione tra i 25 e i 30 anni riceva più fiducia dalla politica oppure il sistema crollerà: oggi siamo quasi ammortizzatori sociali umani. La mia generazione sa bene che

i costi superflui devono essere tagliati, che bisogna fare sacrifici e se non c’è un cambiamento in questo senso noi non potremo garantire nulla neanche ai nostri figli. Bisognerebbe fare in modo che la politica eviti grossolani errori: non demagogie di rinuncia all’indennità di carica ma messa in atto di politiche occupazionali>>. E insiste sulla necessità di un ricambio generazionale, avviando anche una riflessione sul ruolo cui è chiamato un sindaco: “deve condividere – dice – tutte le responsabilità con i cittadini”. Ma cosa si aspetta la città oggi dalla politica, dal vostro parti- Gianluca Nicosia to? <<Sono state create aspettative vatore Nicosia, scomparso nel notevoli, forse eccessive, e se a 2003, che sugli stessi scranni di queste si aggiunge anche la crisi Palazzo del Carmine sedette dal che investe oggi tutti i campi, da 2000 al 2003, nelle file di Forza quello sociale a quello economi- Italia. co, è facile capire tanti malesseri. La gente oramai si aspetta atti concreti, gesti veri di conNon mi divisione. Bisogna restituire recandiderò più sponsabilità alle istituzioni, che perchè voglio devono essere al servizio della città>>. dedicare Quanto al suo impegno futuil mio tempo ro in politica Gianluca Nicosia al lavoro non fa mistero di alcune scelte. <<Non mi candiderei sicuramente più al comune, anche per Come si riorganizzerà, dunque, l’impossibilità di svolgere pie- il PdL a Caltanissetta? namente il ruolo di consigliere <<Seguiremo le indicazioni forti comunale perché devo dedicare del nostro segretario Alfano in gran parte del mio tempo alla direzione dei congressi cittadino mia professione, che non è fare e provinciale, che dovranno teil politico perché la politica per nersi entro novembre: il PdL ha me è passione e servizio>>. Una la necessità di recuperare l’area passione ereditata dal padre, Sal- moderata che in questo mo-

mento ha perso, l’Udc ma anche l’Mpa, con tutti quelli che vedono nel centrodestra una “casa” dove poter confluire nella prospettiva più ampia e di grande respiro del Ppe, con una grande spinta europeista. E con regole certe, come ribadisce Alfano. Solo così il PdL potrebbe ritornare ad essere protagonista in questa città, dove sono molti i professionisti e molti i cittadini che hanno voglia di scommettersi>>. Quale, dunque, la “ricetta” del PdL per Caltanissetta? <<Ricreare il dibattito in cui poter condividere con i cittadini le problematiche di natura territoriale: il PdL, che è il primo partito d’Italia, si deve fare forza trainante, interprete di reali esigenze, deve dare spazio alla meritocrazia. E poi accettare, cercare sempre il confronto, necessario per andare avanti>>.


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Fatti & Scuola L’ INTERVISTA. L’ istituzione vista da Antonio Gruttadauria

“La scuola è una seicento dalla quale si pretendono prestazioni da Formula1” di Donatello Polizzi

Il capo dell’ Ufficio territoriale parla del suo lavoro e della struttura che dirige: quella che tutti ancora chiamano il “Provveditorato” Una similitudine arguta ma efficace quella proposta da Antonio Gruttadauria, direttore dell’Ufficio Territoriale di Caltanissetta; il dirigente, riesce nell’impresa non facile di creare una deliziosa similitudine che si attaglia perfettamente sia alle politiche nazionali in tema d’istruzione, sia alla condizione della scuola “nissena”. La disamina completa che svolge Gruttadauria, fine ed ironico interlocutore oltre che profondo conoscitore del mondo dello

studio, inizia dall’ente che dirige nella nostra città (N.d.R. reggente anche degli uffici di Enna ed Agrigento): << Nel corso degli ultimi anni e delle continue riforme, la nostra struttura ha cambiato nome innumerevoli volte. L’appellativo rimasta in uso comune è quella di Provveditorato agli studi ma non corrisponde a quello effettivo. Con la creazione dell’Ufficio Scolastico Regionale, abbiamo assunto la denominazione di Ufficio Territoriale. Questo decentramento non ha dato i risultati sperati, si è creata un po’ di confusione>>. Quali sono le competenze di questa struttura ?:<<L’ambito è oramai prevalentemente amministrativo; determinazione degli organici, trasferimento degli insegnanti, nomine per gli incarichi annuali e gestione giur idica del personale. Ne-

cessario ed imprescindibile tenere conto del budget che ci è assegnato dal Ministero; dobbiamo operare rigorosamente entro ambiti prestabiliti. In ciò si rivela decisivo anche l’autonomia che è stata assegnata ai singoli istituti. Nello svolgersi del nostro lavoro si è attenuata di

Purtroppo spesso siamo costretti ad operare tagli per i budget

molto la differenza che esisteva fra organici di diritto, redatti in primavera, ed organici, di fatto, determinati d’estate. Purtroppo spesso siamo costretti ad operare tagli per via del budget. Non abbiamo più quelle funzioni, ampie ed incisive che svolgevano precedentemente i Provveditorati. Attualmente il nostro ufficio ha un organico di appena venti elementi; molti prossimi alla pensione. La mancanza di nuove assunzioni incide profondamente sulla qualità della nostra opera ed all’orizzonte non si scorge nessuna novità. Lavoriamo prevalentemente d’estate; siamo l’unica amministrazione che d’estate non può andare in ferie. Operiamo con una serie di procedure amministrative complesse ed articolate che rendono tutto più complicato. Senza dimenticare i continui interventi della giustizia amministrativa; ogni graduatoria compilata secondo le norme dettate dal ministero, viene puntualmente impugnata dinanzi al Tar. Le sentenze sono di solito avverse alla scuola e dunque si deve ricominciare dal capo. Tutte situazioni che devono essere poi risolte in tempi brevissimi e che incidono profondamente sul nostro e sulla sua velocità di esecuzione>>. Antonio Gruttadauria

Approfittiamo dell’esperienza e della disponibilità del nostro interlocutore per addentrarci nel mondo dell’istruzione nissena: << La scuola a Caltanissetta è un malato che gode di buona salute. Il decremento demografico inizia a fare sentire il suo effetto nella scuola secondaria e dunque sui budget

Siamo l’unica

amministrazione che d’estate non può andare in ferie

assegnati che sono ridotti. L’edilizia scolastica è in uno stato accettabile ma necessita di una manutenzione straordinaria e continua. Non sono un economista ma questo è un settore che potrebbe offrire numerosi sbocchi occupazionali e fornire ossigeno alla nostra asfittica economia. Purtroppo, tal-

volta le scuole di nuova costruzione, sono anguste con criteri architettonici, direi quasi tetri. Io immagino classi aperte, piene di luce, spaziose non stanze anguste dove talvolta non si riescono a sistemare gli studenti che per legge, dovrebbero comporre una classe. Ovviamente in un’aula piccola si ha la sensazione di stare stretti>>. Gruttadauria, ci tiene ad illustrare la sua opinione in merito al delicato argomento degli insegnanti di sostegno:<< Questa figura nasce a favore dell’intera classe; successivamente la sua opera si è concentrata su taluni soggetti. Il budget che dobbiamo rispettare non ci consente di accontentare ogni richiesta anche perché spesso si pretende un rapporto uno ad uno, fra studente e docente. In questo settore, iniziano a prolificare, i ricorsi alla giustizia amministrativa che ci vedono spesso perdenti. Io ritengo sia una figura considerevole ma non può sostituire l’ente famiglia>>. La scuola è un sistema complesso in cui coabitano diversi elementi: docenti, studenti e genitori. Quali sono i rapporti fra le varie parti?:


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Una disamina schietta di un’ istituzione in crisi e che rappresenta la società << Occorre fare chiarezza. La scuola ha il compito prevalente di fornire un’adeguata istruzione ed anche di educare ma in concorso con altre parti. I genitori, spesso, si disinteressano di ciò che non attiene alla didattica. Si limitano a chiedere delle interrogazioni, dei voti e tralasciano il resto; anzi nelle situazioni particolari, non esitano a prendere a priori le difese del figlio, contro gli insegnanti. La scuola è la rappresentazione della società; non possiamo pretendere che ogni problema sia risolto dalla scuola o che sia causato dalla stessa. I docenti

hanno perso il ruolo che gli compete; è stato depotenziato, sia sotto il profilo della valenza sociale, sia del trattamento economico. Evidenzio che vi è molto da lavorare e da sistemare in merito al sistema di reclutamento dei docenti per migliorare la qualità dell’insegnamento>>.

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PLESSI. Esiste una totale mancancanza di sicurezza rispetto agli standard normativi

Edilizia scolastica, i tecnici la “bocciano” La situazione dell’edilizia scolastica italiana è preoccupante. La raccolta dati, tenuto conto dell’intreccio di competenze fra Comuni e Province, è spesso difficoltosa e lacunosa nei contenuti. Dalle molteplici inchieste, dossier o analisi compiute da enti pubblici o privati, traiamo spunto per tentare di offrire alcuni dati che possano (parzialmente) rendere l’idea della situazione. Iniziamo dalle informazioni diffuse da Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. “Su oltre cinquanta mila scuole presenti in Italia, il 95% degli edifici scolastici è stato costruito, secondo dati del ministero dell’Istruzione, tra il 1900 e il 1990 e, in particolare, il 46% di questi è stato realizzato tra il 1965 e il 1990. Ciò evince una totale mancanza di sicurezza in merito agli attuali standard normativi sul rischio sismico, primi tra tutti i dettami delle nuove norme tecniche sulle costruzioni del 2008 e le varie circolari ministeriali successive”. Graziano ha poi rilevato: “Il 57% delle nostre scuole non possiede il certificato d’idoneità statica, cioè quel documento che certifica la buona salute dei pilastri, delle travi e di tutte le parti strutturali di un edificio, e il 34% delle stesse è ubicato in aree sismiche”. Emanuele Doria, presidente dei geologi di Sicilia, rincara la dose e aggiunge: “L’11% degli edifici scolastici nazionali sono rappresentati da manufatti nati originariamente con altre destinazioni d’uso e oggi più che mai, vedi le nuove norme tecniche sulle costruzioni, conosciamo l’importanza di dare il valore idoneo di classe d’uso agli edifici da progettare. In Sicilia, il 90% degli edifici pubblici ve-

rificati non ha superato i test antisismici, la nostra classe politica ha il dovere di fare qualcosa per garantire maggiore sicurezza alle nostre scuole e a quanti le vivono nel quotidiano”. Analizziamo il lavoro svolto da Legambiente che ha realizzato Ecosistema Scuola, un rapporto nazionale sullo stato dell’edilizia scolastica in assenza dell’Anagrafe Scolastica che fotografa una situazione sostanzialmente di stallo, in cui i nodi irrisolti ormai da anni rimangono ancora in piedi. Anche per quest’undicesima edizione del rapporto, i comuni capoluogo di provincia che hanno restituito i dati concernenti il 2009, ci raccontano che ancora

circa un 36% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgenti. Un dato che non accenna a scendere e che ci restituisce ancora la difficoltà degli Enti Locali di tenere in piedi un patrimonio edilizio vetusto che per circa un 65% è stato costruito prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei provvedimenti per le costruzioni localizzate in aree sismiche. Ed è proprio il tema della messa in sicurezza antisismica di scuole se prendiamo in considerazione il dato che ci forni-

sce il Ministero delle Infrastrutture, che oltre il 50% dei 42.000 edifici scolastici italiani insistono in area a rischio sismico, non possiamo non leggere con preoccupazione il dato degli edifici presi in considerazione dall’indagine da cui emerge che meno del 50% degli edifici possiede il certificato di collaudo

edifici nati come abitazioni che ospitano scuole, 10,41% nelle isole (intorno al 20% nella sola Sicilia) e quelli degli edifici in affitto 9,67% nelle isole (più del18% nella sola Sicilia), a fronte di una media nazionale che contiene entrambi i fenomeni intorno ad

statico e che solo il 10,14% è costruito secondo criteri antisismici. I comuni del Sud e delle isole pur avendo un patrimonio edilizio relativamente più giovane delle regioni del nord, dichiarano maggiori necessità di interventi di manutenzione urgenti, circa un 52% degli edifici al Sud e circa un 53% nelle isole a fronte delle esigenze delle regioni del Nord e del centro che sono intorno al 26%. Altri dati estremamente indicativi della qualità del patrimonio edilizio sono quelli relativi agli

una percentuale inferiore al 6%. Concludiamo con il Rapporto ‘’Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici’’, redatto da Cittadinanzattiva. Dalla lettura degli elementi, il pericolo sembra correre tra i banchi; ecco un elenco dei principali fattori di rischio: distacchi d’intonaco (nel 18% delle classi), le finestre rotte (23%), l’assenza di tapparelle o persiane (56%), i pavimenti sconnessi (21%), banchi e sedie rotte (rispettivamente nel 13% e nel 18% dei casi), la presenza di barriere architettoniche (9%). N.d.r. Dati tratti da Ecosistema Scuola 2011 rapporto di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi. Rapporto ‘’Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici’’, di Cittadinanzattiva. D.P.


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SAN CATALDO. Le riflessioni del sindaco Giuseppe Di Forti

“Lo dico alla città”

L’ onda anomala dell’ antipolitica

Sul numero di Marzo la Redazione ha offerto al sindaco di Caltanissetta Michele Campisi l’opportunità di rivolgersi attraverso le pagine de “Il Fatto Nisseno” ai propri concittadini. Su questo numero la stessa occasione è stata data al sindaco di San Cataldo Giuseppe Di Forti.

Emblematico il caso sancataldese

di Giuseppe Di Forti

La situazione Dopo cinquant’anni di allegra politica (a tutti i livelli) i nodi vengono al pettine. Finiti i tempi delle vacche grasse ora il motivo ricorrente è stringere la cinghia; la stringe lo Stato che riduce i trasferimenti costringendo i Comuni a reperire maggiori risorse nell’ambito della fiscalità locale (ma non sempre si può e raramente gli effetti sono equivalenti), la stringe la Regione che taglia, rimodula, accorpa ma sempre a scapito del territorio (una per tutti la rimodulazione della rete ospedaliera finalizzata al riequilibrio finanziario della sanità siciliana); la stringono i Comuni che, dopo aver eliminato il superfluo, sono costretti a ridurre l’essenziale. A farne le spese il cittadino. Una situazione questa gravemente anticiclica perché proprio nel momento in cui le famiglie hanno bisogno di maggiore sostegno per via della crisi economica che è sotto gli occhi di tutti, i Comuni, cellula più prossima al territorio, subiscono una limitazione nelle possibilità di intervento. L’ultimo taglio, in ordine di tempo, è arrivato a luglio 2011 e non per il prossimo anno ma per l’anno in corso. Per San Cataldo sono venuti meno dallo Stato 646.000 euro che non è una cifra irrilevante (tanto più se sottratta a sorpresa e metà anno), e che ha messo a dura prova la capacità dell’Amministrazione di mantenere gli equilibri di bilancio senza ridurre il livello dei servizi erogati.

Il fatto Con una manovra articolata l’Amministrazione è riuscita, fra recuperi di entrata straordinari senza incremento di tasse o imposte (anzi con una riduzione sulla tariffa per la mensa scolastica) e una serie di tagli di spesa finemente operati per non compromettere i servizi, a mantenere ancora una volta il bilancio in equilibrio riuscendo anche ad accogliere tutte le mozioni e i “desiderata” dei consiglieri, tanto di maggioranza quanto di opposizione. E così, dopo aver assicurato il contributo annuale all’ATO di circa un milione di euro sui quattro di costo del servizio per la comunità sancataldese (contributo necessario per mitigare la bolletta ai cittadini), sono stati previsti una lunga serie di interventi fra i quali persino il rimborso di 130.000 euro di abbonamenti scolastici agli alunni pendolari e nessun taglio ai servizi. Un risultato veramente eccezionale sancito nello schema di bilancio previsionale per l’anno 2011 che il 2 di agosto è stato deliberato in Giunta con tutti i pareri tecnici favorevoli, compreso quello del Collegio dei Revisori. Il 3 di agosto

tutta la documentazione di bilancio, unitamente alle delibere sulle tariffe che per legge debbono essere approvate prima della scadenza di approvazione del bilancio sul quale si vogliono fare esplicare gli effetti (addirittura erano state deliberate a fine di giugno), è stata depositata all’ufficio di Presidenza a disposizione dei Consiglieri. Un deposito, quindi, avvenuto in un tempo

2011 da una norma statale. Ebbene, le tariffe e il bilancio vengono messi in discussione nella seduta consiliare convocata (dal Presidente del Consiglio e non dal Sindaco) l’ultimo giorno utile per l’approvazione del bilancio e cioè il 31/8/2011. In tale seduta, protrattasi fino alle prime ore dell’1 settembre, viene messo in discussione e votato da parte di 11 consiglieri su 20 un emenda-

ampiamente sufficiente per l’esame, gli eventuali emendamenti e l’approvazione da parte del Consiglio Comunale rispetto al termine ultimo del 31 agosto fissato in via straordinaria per il

mento presentato dall’opposizione fuori dal termine di 10 giorni stabilito dal regolamento comunale e avente tutti i pareri tecnici negativi in quanto elaborato in maniera non compensativa.

L’ opinione Per non avere l’onesta intellettuale di ammettere che era un bilancio ineccepibile e nemmeno il coraggio di bocciarlo perché ciò avreb-

be comportato lo scioglimento del Consiglio e quindi la perdita della loro poltrona, questi 11 consiglieri di opposizione hanno escogitato l’approvazione di un emendamento antisociale e al non trattazione. L’intendo è chiaro: paralizzare la gestione (tanto il cittadino medio non segue la politica e addossa le colpe delle inefficiente all’Amministrazione in carica); se poi l’Amministrazione trova la soluzione operando dei tagli si potrà sempre dire che l’opposizione è stata brava perché si è spesa per la riduzione delle tasse mentre l’Amministrazione non sa amministrare tant’è che riduce i servizi. In ogni caso si può dire che l’Amministrazione è spendacciona perché sostiene spese legali per ricorre al TAR (tanto i profili tecnici di una delibera illegittima non li capisce nessuno). Alla peggio si è dimostrato che il Sindaco non ha più la maggioranza in Consiglio Comunale e chissà che non gli saltino i nervi e si dimetta

(come se perdere la maggioranza per effetto di trasfughi possa essere motivo di scoraggiamento per chi lavora per la comunità in autentico spirito di servizio). Io dico che questa non è politica; e se lo dovesse essere non è certo buona politica. In democrazia la maggioranza numerica determina le scelte. Questi 11 consiglieri avrebbero potuto smontare il bi-

Questa non è buona politica non si hanno a cuore le sorti della città

lancio e rimontarlo diversamente da come proposto. Se non lo hanno fatto è perché non c’era altra possibilità e questa per l’Amministrazione Di Forti è la migliore certificazione che gli sprechi che da quattro anni vengono sbandierati dall’opposizione in realtà

In pratica l’emendamento si sostanzia in una riduzione dell’addizionale comunale all’IRPEF di 0,1 punti percentuali, pari a circa 180.000 euro, senza la corrispondente individuazione di altra maggiore entrata o minore spesa. Un emendamento, quindi, che squilibra il bilancio. A nulla sono serviti i chiarimenti resi dal Segretario Comunale e gli inviti del Sindaco. Votato a maggioranza l’emendamento, immediatamente dopo gli stessi 11 consiglieri hanno votato la “non trattazione” del bilancio! A termine scaduto la mancata approvazione del bilancio determina la cosiddetta “gestione provvisoria” nella possono essere effettuate solo spese obbligatorie per legge e atti finalizzati ad evitare danni all’Ente. In pratica la paralisi della gestione. Oggi abbiamo un Commissario ad acta nominato dalla Regione a spese del Comune e tutto fermo pur avendo i soldi nei capitoli (non può partire la mensa scolastica, non possono partire i vari servizi, niente rimborso abbonamenti, niente progetti fotovoltaico, etc.). Ovviamente siamo stati costretti ad impugnare dinanzi al TAR Sicilia la delibera avente tutti i pareri negativi. non ci sono. L’opposizione dovrebbe essere costruttiva e quindi dovrebbe avere il compito di presentare proposte alternative. Distruggere non serve; peggio se a pagare il conto debbono essere i cittadini e fra questi quelli appartenenti alle fasce più deboli. Questo atteggiamento vuol dire non avere a cuore le sorti della Città e fa molto riflettere sulle qualità di chi si propone come alternativa alla guida della Città. Credo che veramente si sia perso il senso dell’orientamento: non più la politica al servizio della Città ma la città in ginocchio ad aspettare che la cattiva politica faccia il suo corso. Io non ci sto e continuerò a risalire le acque anche controcorrente, con tutte le mie forze e con l’appoggio del gruppo politico che mi sostiene e di chi ci crede (tanti ancora). Ho dalla mia una fortuna che mi fa forte: non mi sono ammalato di politica e quindi da uomo libero respingo queste logiche che non mi appartengono.


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Fatti & Salute REPORTAGE. Viaggio tra gli assistiti del Centro diurno gestito dalla Etnos

In via Monaco il “buen retiro” per i malati di alzheimer di Leda Ingrassia

N

ei locali al secondo piano della Rsa dell’Asp 2 di Caltanissetta si respira un’aria di famiglia e di vita. C’è Antonio che si improvvisa falegname levigando una cassetta di legno, Giovanni che passeggia per i corridoi raccontandomi di essere stato uno tra i pochi musicisti a saper suonare il sax soltanto attraverso il bocchino e di essersi esibito perfino a New York. E poi ci sono tanti altri, radunati in una sala, seduti su dei divani che guardano attenti la tv dove viene proiettato un documentario sugli animali e sui loro versi. E’ un sabato qualunque in un momento di relax al centro diurno per i malati di alzheimer. Una demenza neurodegenerativa che colpisce memoria, pensiero, comportamento e di cui sono affette 18 milioni di persone al mondo, di cui 50 mila nella sola Sicilia e circa 300 nel comune di Caltanissetta. Nel centro in via Luigi Monaco ne possono assistere solo 25, tre volte a settimana e per tre ore al giorno. Lì, nel ristretto ma prezioso intervallo di tempo a disposizione, una decina di operatori della cooperativa Etnos si dedicano ai loro ammalati mettendoci anima e cuore e cerc an d o di

realizzare in loro una stimolazione cognitiva a 360 gradi. Si fa art e pet therapy, musicoterapia, si cucina tutti insieme, si impasta la pizza, si gioca, si balla: insomma si socializza e si cerca di rallentare gli effetti di questa brutta patologia. A farmi gli onori di casa al centro alzheimer è Salvatore Buccoleri, presidente dell’Associazione comitato familiari alzheimer. Una onlus che da diversi anni in vario modo si preoccupa di fornire assistenza e supporto a quanti si trovano a dover vivere con un soggetto affetto da alzheimer proprio tra le mura domestiche. Parlandoci un po’ non è difficile capire che Salvatore Buccoleri è uno di loro, uno che a casa, insieme alla famiglia, si prende cura di una zia e che crede fortemente in quello che fa. Un sessantenne agente di commercio in pensione, un tipo deciso, forte, con la vocazione per il volontariato. “Ac-

canto all’affetto da alzheimer, il vero malato è la famiglia che lo circonda, che di lui si prende cura e che spesso viene isolata anche dagli amici. Da qui è nata l’idea di dar vita ad un’associazione, dapprima solo un semplice comitato. Ma la vera molla mi scattò dentro quando, più di un anno e mezzo fa, mi comunicarono che il centro diurno di via Xiboli avrebbe chiuso i battenti a causa dei ritardi nell’arrivo dei finanziamenti della L. 328 del 2000. Ho pensato che non si poteva stare

grazie ad un protocollo d’intesa tra la cooperativa Etnos e l’Asp, è stato possibile allestire il centro diurno nei locali della Rsa riuscendo ad ottenere anche un finanziamento mensile per il funzionamento della struttura in attesa dei fondi previsti dalla L. 328. Intanto il comitato si è trasformato nel luglio 2010 in Associazione con tanto di statuto e

Buccoleri: abbiamo dato vita a comitato raccogliendo 5 mila adesioni

ad aspettare che gli altri agissero per noi, ma bisognava rimboccarsi le maniche. Così proposi agli altri la costituzione di un comitato: pur di essere ascoltato dai politici e di contare qualcosa, organizzammo una raccolta di firme e dammo vita ad un gruppo su Facebook. Dopo soli due giorni andai dal sindaco con in mano ben cinque mila adesioni a sostegno del comitato, nato poi il 21 giugno 2010”. Buccoleri mi racconta che dopo quella data, Salvatore Buccoleri

Ospiti del centro diurno per i malati di alzheimer impegnati in attività ricreative.

calendario di obiettivi da raggiungere. “Dopo una lotta di diversi mesi, nel gennaio del 2011 la nostra Associazione riesce ad ottenere dall’Asp anche le due stanze che

stanno sotto il centro diurno: qui abbiamo messo su uno sportello informativo che in modo gratuito da informazioni, assistenza e consulenza fiscale, amministrativa e quant’altro sia necessario ad una famiglia che si trovi ad aver a che fare con un malato di alzheimer. Per noi assistenza significa anche chiamare una badante che si prenda cura del malato nel tempo necessario per far uscire e svagare un po’ i suoi fami-


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Tutte le iniziative e i progetti curati dalla cooperativa impegnata nell’assistenza dei tanti affetti dalla patologia.

dell’alzheimer a Caltanissetta e nell’apertura di succursali del centro diurno e dello sportello informativo in varie parti della provincia. L’alzheimer rappresenta una grande fetta di quelle patologie che presentano due grandi problemi. “Il primo è quello culturale, la vergogna, il tabù e l’ignoranza che oltre alla società colpisce spesso i familiari del malato, che noi cerchiamo di aiutare in vario modo ma che spesso preferiscono chiudersi nel loro mondo isolato. Il secondo problema è legato al fatto che per questa malattia non esistono cure: esistono delle terapie mediche praticate al centro Uva che servono solo ad al-

Un po’ di storia Nel 1901 il dottor Alois Alzheimer, uno psichiatra tedesco, intervistò una sua paziente, la signora Auguste D., di 51 anni. Le mostrò parecchi oggetti e poi le chiese cosa le era stato indicato. Lei non poteva però ricordarsi. Inizialmente registrò il suo comportamento come “disordine da amnesia di scrittura”, ma la signora fu la prima paziente a cui venne diagnosticata la malattia di alzheimer.

liari”. C’è sicuramente tanta soddisfazione e orgoglio per i risultati raggiunti mista ad una grande delusione nei confronti degli amministratori locali nelle parole di Salvatore Buccoleri quando mi racconta cosa il suo gruppo sia riuscito ad organizzare in quasi totale autonomia: dal primo convegno sull’alzheimer a Caltanissetta alla prima e alla seconda giornata della diagnosi precoce su questa malattia, unica nel suo genere nell’Italia centro meri-

dionale. Per non parlare poi del primo registro smarriti in Italia realizzato a Caltanissetta attraverso un protocollo d’intesa con la Questura, o, ancora, dei fondi raccolti nel corso del concerto natalizio della corale polifonica e dell’orchestra don Bosco di San Cataldo organizzato dall’Associazione al centro Abbate. L’operosità di Buccoleri e dei suoi compagni d’avventura si nota anche nei numerosi seminari organizzati pure nelle scuole, nell’essere riusciti a portare la giornata mondiale

leviare i sintomi della patologia, ed esiste poi quello che si fa al centro diurno ovvero la terapia non farmacologica. Quest’ultima da molti più risultati di qualunque farmaco perché rallenta la patologia e migliora la vita del malato e di chi gli sta accanto. Non si muore di Alzheimer ma per gli effetti collaterali, per il logoramento fisico connesso alla patologia sulla quale purtroppo non si può fare prevenzione. Non si tratta di una malattia senile: spesso si manifesta intorno ai 70 anni dopo 15 di incubazione silente e lenta”. Le parole di Buccoleri, infine, si velano ancora una volta di amarezza nei confronti del disinteresse generale quando parla delle difficoltà che l’Associazione incontra ogni qual volta si decide di fare qualcosa per il sociale e quando esprime il suo pa-

Alcuni lavori degli ospiti del centro

rere su come è stata gestita l’elargizione dei finanziamenti al centro diurno e su come è stato elaborato il relativo bando: poche le ore di apertura della struttura e numero troppo ristretto di possibili assistiti rispetto alle richieste.

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Lo studio della Washington University School of Medicine

Il sonno regolare allontana i rischi di alzheimer Il legame tra la malattia di Alzheimer e i disturbi del sonno sono sempre piu’ evidenti. Alcuni ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno rilevato che un marker della patologia neurologica sale e scende nel fluido spinale secondo un modello quotidiano che riprende il ciclo del sonno. Secondo lo studio, la relativa inattivita’ del cervello durante il sonno puo’ offrire l’opportunita’ di eliminare uno dei principali marcatori della malattia, un sottoprodotto dell’attivita’ cerebrale chiamato beta amiloide. Lo studio e’ stato condotto in collaborazione con il Centro del sonno dell’Universita’ di Medicina di Washington. Nello studio, pubblicato su Archives of Neurology, gli scienziati riferiscono che i tassi normali dei livelli di beta amiloide nel liquido che circonda il cervello e nel midollo spinale cominciano ad appiattirsi nei piu’ anziani i cui periodi di sonno sono spesso piu’ brevi e piu’ soggetti a interruzioni. Negli anziani con placche cerebrali legate al morbo di Alzheimer, il flusso e riflusso e’ quasi soppresso e i livelli di beta amiloide sono vicini a una costante. “Nelle persone sane - dice Randall Bateman, professore di neurologia presso l’universita’ americana - i livelli di beta amiloide toccano il loro punto piu’ basso circa sei ore dopo il sonno, e ritornano al loro punto piu’ alto sei ore dopo la veglia al massimo. Abbiamo esaminato molti differenti comportamenti, e le transizioni tra il sonno e la veglia sono stati fenomeni fortemente correlati con l’ascesa e la caduta di beta amiloide nel fluido spinale”. “Sappiamo da tempo che la privazione del sonno ha significativi effetti negativi sulle funzioni cognitive, paragonabili a quelle da intossicazione da alcol”, aggiunge Stephen Duntley, direttore del Centro del sonno dell’Universita’ di Medicina di Washington. “Ma e’ da poco diventato evidente che una prolungata alterazione del sonno possa effettivamente svolgere un ruolo importante nei processi patologici che sono alla base delle malattie. Questa connessione al morbo di Alzheimer non e’ confermata ancora negli esseri umani, ma potrebbe essere molto importante”. Gli scienziati hanno studiato tre gruppi di soggetti: un gruppo di eta’ media di 60 anni, i cui membri sono risultati positivi alla presenza di placche di beta amiloide nel cervello; un gruppo nella stessa fascia di eta’ che non hanno

avuto placche; un ultimo di persone sane di eta’ compresa tra 18-60 anni. I ricercatori hanno monitorato il beta amiloide nel liquido spinale per un periodo di 24-36 ore, e hanno videoregistrato l’attivita’ neuronale dell’attivita’ cerebrale durante questo periodo. Nel gruppo con placche cerebrali, i

bassi di questo modello erano molto piu’ pronunciati nei giovani. “E’ ancora presto per dirlo, ma ci sono spunti interessanti per affermare che avere un sonno regolare puo’ essere utile nel ridurre il rischio di malattia di Alzheimer”, osserva Duntley. “Sappiamo da una serie di studi che l’esercizio fi-

livelli di beta amiloide sono stati pressoche’ costanti, mentre negli altri due si alzavano e abbassavano secondo un andamento sinusoidale. Gli alti e

sico migliora il sonno, e la ricerca ha anche dimostrato che l’esercizio fisico e’ associato a un ridotto rischio di Alzheimer”.


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VILLAGGI. La contrada è un patrimonio di storia e leggende

Grotta d’Acqua, “stargate” dell’ entroterra nisseno Chiesa della Sacra Famiglia in contrada Grotta d’Acqua (Serradifalco)

di Claudio Costanzo

Grotta d’Acqua è uno “stargate”, un portale naturale che collega due mondi paralleli: la società moderna, così frenetica nell’epoca della globalizzazione, ed un’era che pare lontana ormai anni luce, quella dell’antica vita bucolica nell’entroterra nisseno. Dinanzi alle rovine delle vecchie case in pietra, ti rendi conto che decenni, se non secoli, di storia ti stanno guardando. Contrada Grotta d’Acqua si trova in territorio di

proprie lancette, ed il tempo ha allungato la propria ombra sulle abitazioni diroccate, la vecchia scuola ed i casermoni, i cui prospetti sono rimasti immutati nel corso degli anni. Su Grotta d’Acqua, a quanto pare, si sprecano racconti di storie, vere o presunte, ricostruzioni fedeli ed un pizzico di leggenda. Vi è anche chi ha scritto un libro sulle origini e lo sviluppo della contrada. Come Rosario Palermo, scrittore ed ex

Lillo Cammarata e Rosario Palermo

Serradifalco: le sue alture sono un patrimonio archeologico, dove pare risiedano i resti di antiche civiltà. Oggi, la zona è frequentata dai discendenti dei proprietari terrieri che un tempo abitavano la contrada: vengono qui a lavorare la terra, oppure a tenere in ordine la Chiesa della Sacra Famiglia. L’orologio sembra aver fermato le

lavoratore di miniera di San Cataldo, classe 1933, che a Grotta d’Acqua ha vissuto l’intera giovinezza: <<Ho frequentato la scuola -spiega - e sono rimasto a Grotta d’Acqua sino all’età di 24 anni, prima di trasferirmi per qualche tempo in Francia. Ai miei tempi, nella contrada vivevano circa 150 famiglie. C’erano la panneria, la

fiaschetteria ed il tabacchino. Nel mio libro, “Una contrada nel cuore”, ho descritto la storia di Grotta d’Acqua. Il nome della contrada deriva dal fatto che nel sottosuolo

Vi è un casolare in cui secondo voci era custodito il tesoro di un prete

scorre l’acqua; un tempo veniva chiamata Grotta d’Acqua “perciata”, una specie di nomignolo derivante dallo scorrere di un torrente senza sbocco che quasi scavava nella roccia>>. Delle tante storie che si raccontano sulla contrada, lo scrittore ne cita alcune particolari: <<Due secoli fa, un certo Girolamo Naro era a capo di una famiglia patriarcale e fece sì che i suoi 11 figli potessero abitare l’uno accanto all’altro. Da allora, si parla della “roba dei Nari”. Come non ricordare poi, la “Judica”, un’altura sulla quale sono ancora presenti due grossi massi, che indicherebbero la presenza, in tempi remoti, di un castello>>. Scavando ancora tra i ricordi dell’ex minatore, emergono vicen-

de a metà tra storia e racconto: <<Si sa che a cinquecento metri di distanza dalla “roba dei Nari” vi è un casolare abbandonato, detto “Casa du parrinu”, apparteneva al sacerdote che riscuoteva la decima. All’inizio dell’Ottocento si parlava di un tesoro nascosto, proprio in quell’abitazione. Infatti, si dice che tanti, tra curiosi ed interessati, andassero a scavare anche nel sottoscala. Di cosa abbiano trovato, però, non si ha testimonianza…>>. Continuando a percorrere il binario del folklore e del mistero, giungono i ricordi d’infanzia di Lillo Cammarata, figlio di una ex alunna della vecchia

nonna mi raccontava che, dopo aver lavorato la terra, gli abitanti della contrada si riunivano. Si parlava un po’ di tutto e si tramandavano anche vecchi racconti. Una delle favole che andavano per la maggiore era, appunto, quella che riguardava la “casa du parrinu”. Si pensava vi fosse un tesoro nascosto, forse appartenente allo stesso sacerdote, oppure ai briganti di passaggio nella zona. Ebbene, sembra che la gente fosse

In alto Piazza della Contrada a sinistra la “Casa du parrinu”

scuola di Grotta d’Acqua ed attualmente componente dell’omonima associazione, presieduta da Salvatore Mistretta, che si occupa di valorizzare la contrada: <<Mia

colpita da una sorta di suggestione collettiva: infatti, si narra che gli abitanti sognassero di trovare chissà quali ricchezze nella casa del sacerdote. Per far sì, però, che la fantasia si tramutasse in realtà, non si doveva raccontare il sogno ad anima viva, altrimenti al posto del tesoro comparivano…gusci di lumache! E’ un’esperienza, questa, che è capitata anche a mio nonno, dopo aver raccontato il proprio sogno ai fratelli. Ma ancora oggi, comunque, capita di individuare i segni di uno scavo>>.


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LETTERATURA. Giuseppe Nicosia presenta “Leone bianco Leone nero”

Cinquantuno giorni di galera raccolti in un libro coraggioso di Lello Lombardo Giuseppe Nicosia non ama “i mezzi termini” ed il libro che ha scritto, “Leone Bianco Leone Nero - La Legge Non è Uguale Per Tutti”, mette a fuoco questo aspetto caratteriale. Il libro è un esempio di come nella vita “capita di fare cazzate che portano molto in basso” ma che, nello stesso tempo, spostando l’angolo di visualizzazione, possano diventare “divertenti e surreali”; … l’autore narra una storia vera, vissuta da “attore protagonista”, una descrizione precisa e professionale (tipica di chi ha una cultura specifica) sugli eventi, ancor oggi “non del tutto definiti”, che hanno portato alla limitazione dell’uso e coltivazione della marijuana e alla conseguente configurazione di reato. E’ un libro scomodo sin dalla nascita (non è stato facile trovare un editore che si assumesse le responsabilità di pubblicare verità scottanti e che si impegnasse a tirar fuori… “la testa dello struzzo”) che stimola “l’apertura mentale” così duramente repressa e inscatolata nella nostra società. Nicosia è un “fiume in piena” (a vederlo non sembra, ma la grinta e determinazione di come ha affrontato certe situazioni difficili, mi ricorda qualche eroe dei fumetti dell’editore Sergio Bonelli,) e descrive con lucidità l’esperienza maturata nei 51 giorni di carcere ,” vissuta come un viaggio alla scoperta di un nuovo mon-

Nicosia, com’è cambiata la sua vita dopo l’esperienza carceraria? “Penso che una tale esperienza cambi sempre in peggio l’esistenza di chi la vive e questo ha già in se qualcosa di illogico se pensiamo che il carcere esiste principalmente

Giuseppe Nicosia con Marco Pannella al 39° congresso dei Radicali Italiani

do ma, soprattutto, di se stesso”; svela anomalie di un sistema penitenziario “votato al recupero” della persona ma che spesso ne registra …la “ perdita”. Per il crudo ed efferato realismo con cui mette in evidenza alcuni fatti, lo possiamo accostare a Niccolò Ammaniti e, di conseguenza, al fenomeno letterario dei Cannibali. Nicosia, pur nella consapevolezza di esser stato un irresponsabile, ci dimostra che nelle situazioni difficili non occorre chiamare le prefiche ma, dopo gli iniziali attimi di smarrimento, “ ripartire” al piu’ presto.

per recuperare chi commette un errore”. Quale è stato il momento più difficile di questa esperienza? “Dal primo all’ultimo! Da quando la polizia viene a perquisire casa tua a quando ti notificano il fine pene, vivi momenti di ansia, di sconforto, di rabbia; ma tutto può essere superato con un po’ di coraggio”. Cosa dovrebbe cambiare nell’ordinamento giuridico al fine di evitare situazioni come quelle che ti hanno

Dovrebbero essere cambiate le leggi che regolano le droghe

visto coinvolto? “Molto, dovrebbero cambiare le leggi che regolamentano le droghe in Italia così come sta avvenendo in molti paesi europei e americani; la detenzione dovrebbe essere la scelta estrema e, comunque anche in quest’ultimo caso, favorire il reinserimento nella società.” Chi prevale tra i “DUE LEONI”? “Nessuno dei due: cercano entrambi di prevalere, lasciando me in equilibrio precario su una sottile filo al di sopra dell’ordinaria follia”. Non mancano particolari della vita privata, anche “piccanti”, che evidenziano un coraggio disarmante per molti comuni mortali, amanti desiderosi di un’informazione stereotipata. Il testo si legge tutto d’un fiato: leggendolo si ha una visione di cosa sono le droghe e di come cambiano la vita di chi ne fa uso; dalla cura meticolosa con cui descrive i particolari della coltivazione della marijuana, sembra quasi che voglia “normalizzare”, sfatare, una questione iscritta, da troppo tempo, nell’albo delle nequizie.

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA SEZIONE CIVILE

PROCEDIMENTO ESECUTIVO IMMOBILIARE ISCRITTO AL N. 242/08 R.G.

Il Dott. Angelo Pio Cammalleri, professionista delegato alle operazioni di vendita dall’ill.mo Sig. Giudice dell’esecuzione con ordinanza del 16 febbraio 2011, depositato in cancelleria il 14 marzo 2011, rende noto che in data 07 novembre 2011 alle ore 10.00 presso lo studio del Dott. Angelo Pio Cammalleri, in Caltanissetta, via Filippo Paladini, 222, procederà alla vendita senza incanto, una prima volta, della piena proprietà del seguente immobile: Lotto Unico: Locale a pieno seminterrato sito in Serradifalco (CL), via Kennedy 5, p. 4°, identificata presso l’Agenzia del territorio, nuovo catasto edilizio urbano, al comune di Serradifalco al foglio 15, particella 2742, sub 16, è classificato come Categoria A/3 (abitazione di tipo economico), vani 7, mq 155 ca sup. lorda. L’immobile, ad oggi occupato, dal custode dello stessa dall’ordinanza del 16 febbraio 2011, viene venduto allo stato di fatto e di diritto in cui si trova. La posizione urbanistica di detto immobile, eccettuati i lavori di manutenzione straordinaria effettuati successivamente, può considerarsi regolare, in quanto avvenuta in conformità con i progetti autorizzati con la concessione edilizia di cui prima. Per la completa regolarizzazione urbanistica dell’immobile si dovrà prevedere una spesa per il raggiungimento della sua completa regolarità urbanistica. Ciò comporterà dei costi che saranno detratti dalla valutazione dell’immobile. Il resto del suddetto immobile risulta essere conforme alla vigente normativa urbanistica. Prezzo base € 77.000,00. A) Le offerte di acquisto dovranno essere presentate in busta chiusa indirizzata al professionista delegato, Dott. Angelo Pio Cammalleri, entro le ore 12:00 del giorno precedente la data per l’esame delle offerte, e consegnate al medesimo: all’esterno della busta, saranno annotati dal professionista, il nome, previa identificazione, di chi provvede materialmente al deposito, quello del professionista delegato e la data fissata per l’esame dell’offerta. B) L’offerta dovrà essere accompagnata da un assegno circolare non trasferibile intestato a “Dott. Angelo Pio Cammalleri Proc.es.imm. N. 242/08” pari al 10% del prezzo offerto a titolo di cauzione. Detto assegno dovrà essere inserito nella busta contenente la relativa offerta d’acquisto. C) Le buste contenenti l’offerta di acquisto relativa al lotto posto in vendita saranno aperte alla presenza degli offerenti, avanti al professionista delegato, presso lo studio del professionista sito a Caltanissetta in Via Filippo Paladini, 222, piano secondo. D) In presenza di più offerte si procederà a gara tra gli offerenti, nel rispetto del rilancio minimo di €uro 3.900,00 sulla base dell’offerta più alta. E) L’assegnatario, nel termine di giorni 30 dall’assegnazione o entro il diverso termine eventualmente indicato, dovrà effettuare il versamento del saldo prezzo, oltre oneri, diritti e spese di vendita, detratto l’importo della cauzione effettivamente versata, assegno circolare non trasferibile intestato a “Dott Angelo Pio Cammalleri Proc.es.imm. N. 242/08” VENDITA CON INCANTO A) Il Professionista delegato comunica altresì che, nel caso in cui la vendita senza incanto non abbia luogo per qualsiasi ragione, procederà alla vendita con incanto del medesimo bene, presso gli stessi luoghi, in data 14.11.2011 alle ore 10:30, al prezzo base sopra indicato per i rispettivi lotti con scatti obbligatori minimi in aumento di € 3.900,00. B) Le istanze di partecipazione alla vendita con incanto, in bollo e di contenuto analogo a quello indicato sopra per le offerte di partecipazione alla vendita senza incanto, dovranno essere presso depositate lo studio del Dott. Angelo Pio Cammalleri, sito a Caltanissetta, in via Filippo Paladini, 222 entro le ore 12:00 del giorno precedente la vendita e dovranno essere accompagnate da un assegno circolare non trasferibile intestato a “Dott. Angelo Pio Cammalleri Proc.es.imm. N.242/08” pari al 10% a titolo di cauzione del prezzo base del lotto per il quale si intende oncorrere. J) L’aggiudicatario, nel termine di giorni 30 dall’aggiudicazione, dovrà effettuare il versamento del saldo prezzo, oltre oneri, diritti e spese di vendita, detratto l’importo della cauzione effettivamente versata, tramite assegno circolare non trasferibile intestato a “Dott. Angelo Pio Cammalleri Proc.es.imm. N. 242/08” K) La visione dell’ordinanza di vendita e della espletata relazione di stima degli immobili pignorati potrà aversi consultando il sito internet www.astegiudiziarie.it. L) Maggiori chiarimenti e la visione della documentazione ipocatastale potranno essere richiesti presso lo studio del Dott. Angelo Pio Cammalleri, sito a Caltanissetta, in via Filippo Paladini, 222, previo appuntamento telefonico, chiamando il 339-3767753. Presso la stessa sede sono eseguite dal professionista delegato tutte le attività che, a norma degli artt. 571 e ss. c.p.c., devono essere compiute in Cancelleria o davanti al Giudice dell’esecuzione, o dal Cancelliere o dal Giudice dell’Esecuzione. Caltanissetta lì 01.09.2011 Dott. Angelo Pio Cammalleri


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Fatti & Sport

Fabrizio

La Rocca

“La passione di una vita”

Il pilota è tornato agli onori della cronaca dopo la vittoria al Rally di Caltanissetta.

L

a recente vittoria del Rally di Caltanissetta lo ha riportato agli onori delle cronache, lui si è goduto il successo nella gara di casa, senza clamori, con l’atteggiamento di chi corre non tanto per la gloria, ma per il piacere stesso di guidare. Stia- m o parlando di Fabrizio La Rocca, 46 anni, titolare insieme al fratello della omonima azienda di macchine agricole, nisseno doc, che va ad aggiungersi a quella schiera di talenti di cui la città è ricca, ma che come nel suo caso, vivono lontani dai riflettori, facendo una vita normale, da padre di famiglia ed imprenditore. Una passione, quella per i motori che Fabrizio coltiva, manco a dirlo sin da ragazzino, quando era praticamente stregato dal mondo dei motori, non importava che avessero due o quattro ruote, l’importante era per lui sentire il rumore metallico di cilindri e pistoni e l’odore acre della combustione. A 14 anni ci racconta, “ereditai un motorino dei miei fratelli, motorino che loro usavano per andare a scuola, quando lo presi io invece andavo in campagna a correre, durò un mese, prima di sfasciarlo completamente, a quel punto comprai il mio primo motorino e

di Marco Benanti

da lì, capii che correre in fuori strada era la mia passione. Presi a frequentare ragazzi più grandi di me, che partecipavano a gare di moto cross, morale mi trovo adesso alle spalle oltre 15 anni di campionati siciliani e nazionali di Motocross e Motorally”. Ed in effetti prima di

Ho dedicato la mia vittoria a mio figlio Giulio e alla piccola in arrivo

passare alle quattro ruote, Fabrizio La Rocca ha collezionato successi lungo le piste di terra in Calabria, Puglia, San Marino, Lazio ed ovviamente in Sicilia, dove si è conquistato anche il titolo di Campione Regionale Motorally. A metà degli anni ’80, un problema al ginocchio, operato per 10 volte ha costretto Fabrizio a passare alla 4 ruote, che proprio non voleva star distante dalle corse. “Ho iniziato facendo il

navigatore - ci racconta Fabrizio - a mio fratello Pippo nel 1987 al Rally di Primavera, poi nel ’90 comprai la mia prima auto e decisi di guidarla, era una Renault 5 Turbo, e nel “Primavera” del ‘91 feci 1° di Classe, 3° di Gruppo N e 6° assoluto, nonostante gli altri piloti di maggiore esperienza avessero dei bolidi, allora consentiti dal regolamento”. Dopo i Rally, grazie all’amicizia con un altro nisseno che di motori se ne intende, Eros Di Prima, ed Emilio Radaelli, capo della Direzione Sportiva del gruppo Audi Wolkswagen, parte per Fabrizio l’avventura delle cronoscalate su vettura ufficiale Skoda Felicia, un’avventura durata però una sola stagione, ’98-’99, proprio l’anno in cui l’Autogerma ridusse budget e piloti. Dopo le “salite”, Fabrizio

compra una Ford Escort Coswort, con la quale disputa decine di rally in Sicilia, un sapore diverso aveva ovviamente la gara di casa, con l’appena nato rally di Caltanissetta in cui arriva secondo negli anni 2004, 2006 e 2009, vincendolo nel 2005 e nella recente edizione 2011. Fabrizio, La Rocca, sposato con Ilenia, dopo la vittoria delle scorse settimane ha un solo pensiero “ho dedicato l’ultima vittoria a mio figlio Giulio, ed alla piccola in arrivo”. Fiocco rosa dunque in arrivo in casa La Rocca, a cui vanno gli auguri della nostra redazione.


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Fatti & Sport

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CURIOSITA’. Il ritratto di una famiglia accomunata da un hobby comune

I Sollami e la loro passione per il tiro a volo di Laura Spitali

Il capostipite Giovanni ha costruito il primo impianto di tiro in città, dove i figli sono diventati grandi esperti.

N

atura, sport e unione familiare. Tre elementi che racchiudono l’essenza della famiglia Sollami, la quale da decenni si divide fra amore e valorizzazione della propria terra e passione per il tiro a volo. La solidità familiare è il punto di forza dei Sollami con cui conducono l’azienda agricola, e che ha anche permesso di rendere Caltanissetta una fucina di talenti del tiro a piattello. La famiglia è capitanata da papà Giovanni, 68 anni, il quale nel 1978 ha costruito il primo impianto di tiro a volo a Caltanissetta in contrada Torretta, e che, ereditando nello stesso territorio la piccola azienda agricola fondata dal padre Michele nel 1950, ha iniziato una graduale trasformazione dei fondi agricoli in coltivazioni varie quali oliveti e mandorleti, al fine di espandere

l’azienda stessa. Ma la svolta arriva con la crescita dei tre figli maschi avuti dal solido matrimonio con la moglie Lina, che danno a Giovanni il coraggio di investire ancora nell’azienda, puntando ad una variazione delle produzioni, da grano a vigneti, con l’intento nel futuro di realizzare una cantina per la produzione di vini di qualità. Ed il sogno si realizza sotto la guida dei suoi tre figli Michele, Pierluigi e Fabio, che con non pochi sacrifici

La nostra vita si divide tra gare e l’impegno per l’azienda agricola

riescono a mettere su un impianto per la vinificazione di tre tipologie di vini, ma anche la produzione di olio ed ortaggi. Una famiglia impegnata

quotidianamente nel lavoro ma anche unita dall’amore per il tiro a volo, vissuto come occasione per socializzare e condividere

una passione che ha condotto la squadra di Torretta a conquistare tantissimi titoli regionali e nazionali, sia individuali che a squadre. Noto alle cronache sportive è il più giovane dei tre fratelli Fabio, 33 anni, che nel suo palmares vanta il titolo italiano 2008 di fossa universale nella categoria eccellenza, la più alta del tiro a volo, e nello stesso anno la conquista della medaglia di campione italiano a squadre con il team Sicilia, mentre nel 2009 il primo posto al campionato italiano d’inverno. Vittorie che gli hanno permesso, da due anni ad oggi, di essere selezionato dal commissario tecnico della nazionale di tiro a volo fossa olimpica Albano Pera, e di far parte della rosa della squadra italiana con la quale ha partecipato alla prova di Coppa del Mondo 2011 in Slovenia. «Sotto la guida di mio padre io e i miei fratelli abbiamo iniziato all’età di quattordici anni a praticare il tiro a volo. – ha dichiarato

campione del tiro a volo nazionale: si tratta di Pierluigi, 38 anni, che a luglio di quest’anno ha sbaragliato tutti conquistando il primo gradino del podio nella categoria eccellenze fossa olimpica. E Pierluigi ha bissato la vittoria del titolo italiano a distanza di quattordici anni, quando nel 1997 divenne campione ma della categoria seconda. Un immensa soddisfazione per tutto il club Torretta, che pur confrontandosi in gare nazionali con le squadre dei Corpi dello Stato, continua a dimostrare di essere fucina di veri e propri talenti. E la squadra di Torretta è presieduta dal maggiore dei fratelli Sollami, alias Michele, 41 anni, che nel corso della sua

Fabio Sollami - Questo sport ci ha appassionati fin da subito, e posso dire che la nostra vita si divide tra allenamenti, gare e impegno per portare avanti l’azienda agricola di famiglia. Tanti sono i sacrifici che quoti-

Soddisfazione per i risultati ottenuti dalla fattoria e dalle competizioni

dianamente facciamo tutti assieme, ma grande è la soddisfazione nel veder crescere e consolidare la nostra azienda, ed anche ottenere risultati di rilievo regionale e nazionale nelle competizioni di tiro a volo alle quali partecipiamo con tutti gli altri atleti del club Torretta». Ma tra i fratelli Sollami spicca anche un altro

carriera da tiratore ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, il premio “Conchiglia d’oro dell’adriatico” nel 1988, e dallo stesso anno fino al 1990 ha fatto parte del team della nazionale azzurra junior. Una tradizione familiare che, come detto, è stata fondata da Giovanni Sollami, il quale annovera fra i tanti titoli ottenuti nella sua lunga carriera quello di campione italiano presidenti di società nel 1985, e quello di campione italiano per la categoria veterani nel 2006. Una storia di unità e tradizione familiare

Nella foto in alto Michele e Fabio. In basso Pierluigi

come poche, che nasce dalla volontà di Giovanni di trasmettere ai figli Michele, Pierluigi e Fabio la passione per il tiro a volo, l’impegno nel lavoro e la forza di volontà per non arrendersi mai.


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IL PERSONAGGIO. L’ incontro con Giovanni, bandiera della Nissa

L’ Italia che crede nelle nuove generazioni A sinistra Giovanni Italia saluta il pubblico alla sua ultima partita con la maglia della Nissa. Sotto Giovanni Italia con il figlio Gianluca e i bambini della scuola calcio.

di Donatello Polizzi

La bandiera, il capitano, il centrocampista dalla visione di gioco illuminante e dalla tecnica superba: Giovanni Iitalia. Un’atleta che ha legato indissolubilmente il suo nome alla maglia della Nissa ed alla città di Caltanissetta. La sua storia calcistica con i colori biancoscudati ebbe inizio nell’agosto del 1977: arriva dall’Enna per 28 milioni di lire, a seguito del tecnico Matteo Carnevale, insieme a Bandinu e De Maria. La stagione agonistica, nonostante le molte attese, non ebbe uno svolgimento positivo. Spirava la brezza tetra e viscida della conte-

dare il massimo e festeggiare con tutto lo stadio>>. Il riemergere dei ricordi illumina lo sguardo del narratore. La voce appassionata sciorina ricordi e aneddoti; nomi storici risorgono dall’oblio. <<Avevo scoperto nei primi due anni a Caltanissetta, i poli estremi di questo capoluogo, polemiche e contestazioni o euforia, feste ed allegria. Nel torneo successivo si conquista, in serie D, il quarto

ed il condottiero Casisa. Decido di cambiare aria; segue l’addio alla squadra senza polemiche>>. Il cuore di Italia è legato alla città ed ai nisseni, inevitabile il ritorno nel “suo” palmintelli <<nel peregrinare di quegli anni arrivarono due splendidi figli, un diploma all’Isef, un concorso per l’insegnamento e la cattedra. Ritorno in una società oramai logora e senza entusiasmo; i vari Tirrito,

vore; giunse l’amara retrocessione. Apparve all’orizzonte il sogno dell’Europa. Dopo tanta sofferenza ritorna il vento dell’esaltazione

posto. Cito Falci, ottimo calciatore, Terrana, Librizzi, Macellari, Morreale, Labruzzo, Anzalone

Savoia, Turchio, Piazza, Angotti, avevano speso tutto sia in termini finanziari che di energia e fer-

e la tifoseria si stringe intorno ad un nuovo personaggio, Valerio Terenzio. Campionato inebrian-

Lavoro per istruire i ragazzi al calcio e fargli amare questo sport

stazione, ricorda Italia: <<l’anno seguente, con l’arrivo di Lo Porto, Di Benedetto, Pensabene, il buon Cesare D’agostino, Cumbo e Passafiume al seguito di mister Casisa, si rivelò ricco di entusiasmo e di vittorie. Ogni domenica scendere in campo al Palmintelli davanti alla nostra gente, diventò una piacevole passerella dove ognuno di noi voleva esserci per

te che ripaga me, Lo Cascio, Giannone e Davide La Paglia, delle sofferenze del torneo precedente. Alla fine dell’anno, appendo le scarpette al chiodo, dopo avere disputato, a 35 anni, un campionato splendido nel ruolo di libero>>. Il maestro del passaggio decide allora di sedere sulla panchina: <<alleno da 21 anni; molti spesi nei settori giovanili; tre campionati di serie “D” andati male, cinque di eccellenza positivi, due di promozione, uno di prima categoria>>. Manca ancora qualcosa per completare il cerchio: <<finalmente si accende la lampadina. Dopo aver creato dal nulla, per ben due volte, insieme a Totò Lazzara una scuola calcio Nissa con relativo settore giovanile che ebbe risultati apprezzabili, decide di correre da solo. Finalmente nasce la “CL“ Calcio, tra mille difficoltà ed una speranza, quella di avere un giorno tra le mani dei ragazzi talentuosi e non, per istruirli al calcio, farli divertire, socializzare ed amare questo magnifico sport. Da un anno, al mio fianco vi è, a tempo pieno, mio figlio Gianluca. Stiamo crescendo, nella speranza di diventare una risorsa della città. Vi aspettiamo, perché nella vita… il maestro arriva quando l’ allievo è pronto>>.


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IMPRENDITORIA. Si apre una nuova stagione per l’organizzazione

L’Unione Artigiani italiani apre una sede provinciale e rinnova i suoi vertici Inaugurato il “quartier generale” dell’ organizzazione ed eletto il nuovo direttivo provinciale. Antonio China alla presidenza In data 25/09/2011 alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze di VILLA BARILE a Caltanissetta si è svolta la Manifestazione organizzata dalla U.A.I. e P.M.I. recante come slogan «GLI IMPRENDITORI UNITI SONO CAPA-

Nicola Talluto

CI DI GRANDI IMPRESE». Durante lo stesso incontro è stata inaugurata la nuova Sede Provinciale di Caltanissetta, in Via Empedocle, 7 zona A.S.I. Tra i partecipanti, rappresentanti delle autorità militari e di polizia nonchè della Prefettura di Caltanissetta, tra le autorità civili ,Religiose e Politiche Don Giuseppe Rabbita della Diocesi di Piazza Armerina –Gela, Il Vice Presidente della Provincia Regionale Avv. Milano Pietro nonchè l’On. Maira Raimondo i quali hanno rivolto un caloroso saluto ed un augurio di grande successo ai dirigenti U.AI. presenti nonchè ai numerosi iscritti interve-

nuti alla manifestazione. I lavori sono stati aperti dal Presidente Regionale della Unione Artigiani e delle piccole e medie imprese commerciali Nicola Talluto, Nisseno, il quale ha presentato Il nuovo Presidente Provinciale, il noto imprenditore anch’egli nisseno, Antonio China ed il Presidente Nazionale del Sindacato Datoriale Zannetti Giuseppe. Losteso ha poi rivolto un ringraziamento alle autorità presenti ed ai partecipanti che hanno riempito la sala conferenze di Villa Barile. Nella stessa riunione ,è stato eletto il direttivo il nuovo Direttivo Provinciale quì di seguito comunicato. Sig. SIMONE SALVATORE Responsabile area venditori ambulanti; Sig.ra CAMPO NADIA Responsabile area tintorie – lavasecco – smacchiatorie; sig. MESSINA PIO Responsabile area Albergatori; sig. ARCADIPANE MAURIZIO Responsabile area Elettricisti – Termoidraulici - Idraulici; sig.ra CALOSSO MASSIMILIANA Responsabile area Ludoteche ed imprenditoria Femminile; sig. CHINA MICHELE Responsabile Piccole e Medie Imprese Artigiane; sig. DI PRIMA ANTONIO Responsabile area Orafi – Orefici e Gioiellieri; sig. GIORGIO GAETANO Responsabile area Commercianti e Pubblici Esercizi; sig.ra CEMBALO ROSSELLA

Gli imprenditori del Nisseno hanno fondato la propria attività su principi di trasparenza e legalità DANIELA Responsabile area Imprese Terzo Settore; sig. INFANTINO ANTONINO Responsabile area Giovani Imprenditori e Rapporti con i Patronati; Dott. DANILE GERLANDO Responsabile Rapporti con gli

SERVIZI AGLI ASSOCIATI Area Sicurezza e Ambiente D.Lgs. 81/08-Testo unico-Sicurezza sul luogo di lavoro Corsi di formazione: -R.S.P.P. Responsabile Servizio Prevenzione Protezione (Moduli A-B-C- Dipendenti e Datori) -Primo Soccorso (D.Lgs. 388/03 Gruppi A-B-C) -Antincendio -R.L.S. Rappresentante Lavoratori Sicurezza -Formazione ed Informazione

-Ponteggi - D.Lgs. 235/03 -Pacchetto Igiene (Reg. CE 852/2004ex D.Lgs. 155/97) P.O.S.-Piani Operativi di Sicurezza (L. 494/96) Medico Competente Smaltimento rifiuti speciali e compilazione annuale MUD Valutazione del rischio Rumore Valutazione dei rischi Verifica dispositivi di messa a terra (DPR 462/2001)

Enti Pubblici; Presidente Provinciale, CHINA ANTONIO. I suddetti sono tutti imprenditore del nisseno che hanno da sempre fondato la propria attività su principi di trasparenza e legalità che si riconoscono in quelli della cultura Cattolica, emergendo nel tessuto imprenditoriale NISSENO E SICILIANO, senza mai scendere a compromessi, utilizzando la sola logica del sacrificio personale e affrontando con coraggio le sfide quotidiane imposte dal mercato. Oggi hanno deciso di impegnarsi per trovare, unitamente a chi di competenza, soluzioni che possono risollevare, l’economia della Nostra città e della Provincia, ormai, è nutile nasconderlo sull’orlo del baratro. Quindi già da subito mettiamo a disposizione il nostro tempo e la nostra capacità per coloro che insieme a Noi credono nei principi della solidarietà e dell’unione per creare un nuovo progetto di rilancio economico ed imprenditoriale, non a caso

Antonio China

abbiamo scelto per questa nostra prima uscita lo slogan «GLI IMPRENDITORI UNITI, SONO CAPACI DI GRANDI IMPRESE». Siamo contrari alle divisioni, è arrivata L’ora di unire le capacità e le professionalità di tutti.

Cos’è la UAI La UAI – Unione Artigiani Italiani e delle Piccole e Medie Imprese, confederazione sindacale nazionale – è stata costituita il 19 ottobre 1990, aggregando risorse umane che in altre realtà sindacali ed imprenditoriali non si identificavano più, né simbolicamente né politicamente, con l’aspirazione di divenire il Sindacato del duemila. Oggi la UAI è un’associazione riconosciuta a livello nazionale e rappresenta le piccole e medie imprese, gli artigiani e i commercianti ed è impegnata unicamente al servizio delle imprese associate per sostenere la loro attività e dare impulso al loro sviluppo nei diversi settori. Offre la propria assistenza e professionalità per lo sviluppo continuo dell’impresa attraverso la consulenza dei propri responsabili tecnici, utilizzando anche professionisti qualificati e partners esterni convenzionati. La UAI si pone idealmente al fianco del proprio associato tutelandone gli interessi, professionali ed economici, facendosi carico della burocrazia tipica di qualunque pratica amministrativa, dalla fase istruttoria e preliminare di un finanziamento agevolato alla concessione di una linea di credito, onde evitare che l’azienda rinunci, come spesso accade, solo perché non è in grado di fornire idonee garanzie o la relativa documentazione.. La UAI, inoltre, con il proliferare delle nuove normative quali il D. Lgs. 81/2008 – Testo Unico in materia di tutela della salute e della Sicurezza nei luoghi di lavoro, il Regolamento CE 852/2004 e 853/2004 – Pacchetto Igiene, la certificazione di qualità aziendale ISO, il DPR 34/200 che disciplina gli appalti pubblici (attestazione SOA)), il DPR 642/2001 – verifica degli impianti, fornisce consulenza ed assistenza per tutti gli adempimenti connessi alle problematiche anzidette ed organizza, presso le proprie strutture, corsi di formazione con rilascio delle relative attestazioni e materiale richiesto dalle normative vigenti in collaborazione con l’EBAFOS – Ente Bilaterale dell’Artigianato per la Formazione e la Sicurezza. Tale ente è stato costituito per volontà dalla UAI , quale associazione datoriale e dall’organizzazione sindacale FIRAS-SPP – Federazione Italiana Responsabili e Addetti alla Sicurezza, quale associazione dei lavoratori. E’ dotato di un proprio Comitato Paritetico Nazionale in attuazione di quanto previsto a livello nazionale in materia di Organismi paritetici dal “Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Area Credito

Consorzio Fidi Finanziamenti agevolati e ordinari Prestiti chirografari - anticipazioni su fatture Mutui acquisto/ristrutturazione Prestiti personali Cessioni del quinto (anche a pensionati) Leasing ArtigianCasa Leasing strumentali/auto/immobiliari Carte di credito/revolving e prepagate Recupoero crediti commerciali

Area Tecnica

Certificazione di qualità aziendale ISO 9000-14000 Consulenza e attestazione SOA (per Appalti Pubblici e Privati) Fidejussioni e Cauzioni Adeguamento nuovo codice sulla privacy (D.Lgs. 30/06/2003 n. 196) Corsi di informatica Formazione professionale a.d. con attestato di qualifica

Area Finanza e Opportunità

Interventi comunitari c.e.e. Contributi leggi regionali Microimpresa - lav. autonomo Creazione piccole imprese Prestito d’ onore Acquisto macchinari/automezzi Incentivi assunzioni giovani Imprenditoria femminile Sabatini - macchinari Artigianato/turismo-industria-commercio Contributi FILAS su certificazione Qualità ISO e Ambiente EMAS

Area Legale

Assistenza legale finanziaria Contenziosi bancari Cancellazioni e riabilitazioni protesti Conciliazioni in sede sindacale per controversie di lavoro


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MUSSOMELI. Un destino che si ripete nel tempo: coincidenza o fatalità? La storia di due personaggi simili appartenuti ad epoche diverse, segnati da un’esistenza difficile e da molti punti di contatto.

I “Santi” urlatori di via Santa Marina Due vite legate dall’identico nome e dalla stessa casa

di Osvaldo Barba Ci sono situazioni nella vita che niente e nessuno può riuscire a spiegare per il semplice fatto che non esiste una spiegazione logica e razionale. Il destino di ognuno di noi è talmente segnato all’origine che, anche se spesso ci ostiniamo a chiamare il verificarsi di determinati eventi come “coincidenze”, nella realtà sono predestinate. Come nel caso di una casa, un’umile quanto dignitosa abitazione del centro storico di Mussomeli che, per una ragione inspiegabile“ospita”, a distanza di tanti anni l’uno dall’altro, due persone con un destino talmente “simile” da esulare da ogni spiegazione razionale. Come avrebbe scritto Sebastiano Vassalli, nel romanzo “Cuore di Pietra” elaborato proprio sul destino di una casa: “Gli uomini continuavano a nascere e morire, come dappertutto, e come dappertutto impiegavano la maggior parte del tempo che intercorre tra le due date fondamentali e forse uniche della loro esistenza, per trafficare tra di loro e per infastidirsi a vicenda; ma questa attività è assolutamente normale, in ogni epoca, e non ha mai fatto notizia”. In Via S.Marina 24, che in assenza di Google Map gli indigeni definiscono come sutta a rocca du Carminu, abitava negli ultimi anni del 1800 un tale di nome Santo Morreale, chiamato da tutti Santuzzu. In piena prima guerra mondiale Santuzzu fu chiamato, come molti altri, al fronte. Ma pur di scampa-

re alla chiamata della Patria, l’uomo pensò bene di ungere i suoi occhi con una sostanza altamente irritante allo scopo di scansare il fronte. “L’impresa” riuscì, ma a caro prezzo: quella che Santuzzu maldestramente ipotizzò come menomazione temporanea si trasformò in cecità totale. Visse una vita di stenti ma perfettamente in linea con i tempi. Fu il prototipo della pubblicità del passaparola. Faceva il banditore. Girava per i negozi e riceveva l’incarico di vanniari un prodotto. “…a ‘ccu voli girasi ‘ccappucci i trova ‘nnu ‘zi Tanuzzu ‘u Lannaru” Era anche “stagionale” come pubblicitario: “China la fava, china la fava, a la Gugliadu Palazzu” (odierna Piazza Roma). Incredibilmente svolgeva anche l’incarico di guardacuazzi che in gergo militaresco è la vedetta! I proprietari terrieri, lo sistemavano in una guardiola che sovrastava i loro possedimenti, in uno spazio grande quanto la dimensione di un pagliarizzu, di un giaciglio insomma. Pur non vedendo possedeva un udito straordinario ed una voce possente. Quando sentiva un rumore sospetto iniziava a strillare “è inutili ca scappicatantu ti canuscivu” talmente forte, da dissuadere qualsiasi altro ladro avventore. Quando da lontano si sentiva il ticchettio del bastone che sbatteva contro i muri e contro l’asfalto per “segnare il passo”, la gente spostava gli ani-

mali da soma dalla strada e dicevano” Facimularguca avi a passari Santuzzu”. Aveva coniato un detto che i monelli di allora gli facevano ripetere quando in lontana arrivavano donne o preti che l’ignaro cieco ovviamente non vedeva. I monelli gli gridavano “Santu! grana ‘mmanu? ” e lui rispondeva: “e ...azzu ‘ n’..ulu! in quella stessa

A sinistra Santo Morreale. In alto la casa abitata dai due omonimi

casa, andò (e tutt’ora abita) un ragazzo, con problemi fisici e conosciuto dall’intera cittadinanza. Alcuni decenni dopo, nell’abitazione rimasta inabitata per molti anni, va a vivere un ragazzo arrivato da un vicino paese per trovare lavoro.

Affetto da una menomazione agli arti inferiori che gli procura una claudicatio non indifferente, vive una vita stentata e fatta di molte sofferenze. L’esistenza di Santo Morreale, che non è legato da alcun vincolo di parentela con l’omonimo precedente proprietario di casa, è davvero incredibilmente congiunta allo stesso da una misteriosa quanto inspiegabile trama. Banditore all’occor-

renza, Santo, per i mussomelesi Santuzzu, fa mille lavori, tutti per sopravvivere. Nonostante le epoche ed il tenore di vita siano differenti, i due Santo Morreale sono accomunati non solo dal fato, ma dalla probabilità che tra tanti anni le storie di entrambi passeranno nel dimenticatoio come tutte quelle che caratterizzano il mondo degli “invisibili”. Invisibili agli occhi e soprattutto, nonché purtroppo, alla mente.


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TEATRO. Approda nella città dello Stretto la fiaba musicale “pensata” da Cerrito e Albano

Cappuccetto Rock,

Al Vittorio Emanuele di Messina di Rosamaria Li Vecchi E’ una produzione tutta nissena (dall’idea alle musiche agli arrangiamenti a parte del cast alla creazione delle scenografie) il “Cappuccetto Rock” che terrà alto il nome del teatro nisseno fuori dai confini – spesso angusti – del capoluogo. Approda così al teatro Vittorio Emanuele di Messina, inserita nella rassegna di teatro per ragazzi, la fiaba musicale “pensata” da Ernesto Cerrito e Michele Albano, ispirata ad una delle più note ed amate fiabe della nostra infanzia, alla quale l’attrice ed autrice Valentina Ferrante, del Teatro stabile di Catania, ha “dato” le paro-

le scrivendo i testi (ha anche curato la regia) mentre al nisseno Toti Bruno è toccato mettere in musica le emozioni della giovane protagonista. Così Cetty Rock – questo il suo nome – insegue il suo sogno senza trascurare i suoi doveri: brava a scuola, adora la nonna, porge le mani a chi è “diverso” da lei per condividere la sua gioia di vivere e le sue emozioni positive. <<Abbiamo voluto naturalmente aggiornare in chiave moderna – dice Ernesto Cerrito – tutti i personaggi della favola: così la mamma di Cetty è una donna in carriera che ha poco tempo per ascoltare la figlia, studentes-

sa modello appassionata di musica che però non si lascia abbagliare da realtà effimere>>. A spiegare il perché della scelta di portare in scena una versione moderna della storia di “Cappuccetto Rosso” è Michele Albano. <<Contiene – dice – elementi importanti per essere contestualizzata in questi nostri giorni: c’è una famiglia, ci sono i rapporti fra tre generazioni diverse, Cetty, la madre, la nonna, c’è la richiesta di attenzione da parte dei figli e un desiderio palese di comunicazione tra i personaggi. Così, tra tanti obiettivi falsati dai modelli che la società oggi impone Cappuccetto Rock punta invece sulle sue qualità: canta ed è anche brava e la positività dei valori che essa coltiva, la passione per la musica, l’affetto per la nonna, crea sinergie. Cetty non ha timore di confrontarsi con ciò che è diverso ma anzi il suo entusiasmo diventa “contagioso”>>. Un

Sopra due momenti dello spettacolo. A destra Michele Albano ed Ernesto Cerrito

ulteriore piccolo tassello, dunque, che Cerrito e Albano hanno collocato nel mosaico che stanno metten-

do insieme per ribadire il concetto che spettacolo e cultura possano e debbano essere veicolati attraverso punti di contatto e non con la separazione e che è importante valorizzare le realtà locali affinché possano crescere confrontandosi con artisti

Abbiamo aggiornato in chiave moderna i personaggi della fiaba

professionisti. <<Obiettivo dichiarato – dice Albano – era avere una produzione all’80% nissena con alcuni professionisti nei panni delle figure-chiave che potessero fare emergere le potenzialità di tutti gli altri. Persino le scene sono nate qui, disegnate da Alessandro Bruno, alla sua prima esperienza eppure molto bravo a creare questi ambienti>>. Lo spettacolo (che vede anche la presenza di musicisti del calibro di Eugenio Cardillo in qualità di arrangiatore delle musiche di scena) sarà anche nella rassegna teatrale del teatro di Giarre. <<Ci aspettiamo ancora tanto da “Cappuccetto Rock” – dice Ernesto Cerrito – perché le potenzialità sono immense: molti i contatti già in corso e numerosi i produttori che si stanno occupando della circuitazione dello spettacolo>>. Una conferma, dunque, se ce ne fosse necessità delle qualità artistiche dei nisseni, apprezzate finalmente anche in altri contesti (come accaduto anche ad altre compagnie teatrali nissene). <<Mi sono occupato per quindici anni insieme a Toti Bruno – conferma Cerrito – della realizzazione di alcune

tra le più importanti produzioni teatrali siciliane, scrivendo musiche e testi delle canzoni per gli spettacoli di Enrico Guarneri, per le produzioni dello Stabile di Catania e per gli spettacoli “La notte di San Michele” e “Adelasia”>>. Curriculum di tutto rispetto anche per Michele Albano, che ha ideato qualche anno fa e realizzato “Dramatika”, la prima (rimasta fino ad oggi unica) rassegna di drammaturgia sacra in occasione dei riti della Settimana Santa.


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ocus & lettori

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LA LETTERA. L’appassionata risposta di un lettore alle critiche del Corsera

Caro Stella come disse Goethe è in Sicilia la chiave di tutto Gentile Direttore Qualche tempo fa, leggendo il Corriere delle Sera, mi sono imbattuto in un articolo di Gian Antonio Stella dal titolo, poco generoso nei confronti della nostra Sicilia, “L’ultimo gioco pericoloso: un’olimpiade tra rifiuti e frane”. Il pezzo del pur bravo Stella fu scritto in occasione della provocatoria candidatura della città di Palermo alle prossime Olimpiadi. Il tono usato da Stella e il contenuto denigratorio nei confronti della nostra Sicilia, determinarono il Siciliano che é in me a prender carta e penna e a scrivere, di stomaco, la seguente replica al Corriere della

Gian Antonio Stella

Sera e al Giornale di Vicenza, città natale di Stella, quest’ultima, e luogo nel quale vivo da qualche hanno ed esercito la mia professione: Sono un professionista siciliano che vive in Veneto. Sul Corriere della Sera dello scorso 15 ottobre ho letto un articolo di Gian Antonio Stella dal titolo “L’ultimo gioco pericoloso: un’olimpiade tra rifiuti e frane”. Sono stato assalito dallo sgomento, non tanto e non solo per l’impietosa analisi dell’autore sulle occasione perse dal sud, analisi condita da un lucido elenco di inefficienze lungo e didascalico, ma ancor di più per il tono aggressivo e canzonatorio dell’articolo di Stella che lascia intuire la conclusione che per il sud non c’è speranza e quindi non vale nemmeno la pena di concedere delle occasioni di riscatto. E mi viene da riflettere. Forse a Stella, che certamente conosce le cose che sto per dire, basterebbe invertire il binocolo con il quale guarda in modo severo la Sicilia per vedere oltre gli eventi da lui citati, per avvicinare il passato più remoto agli occhi del lettore e accorgersi che la storia della Sicilia è costella-

ta da grandi occasioni colte che ne hanno fatto una terra unica, esempio di ospitalità, civiltà, tolleranza e cultura. Forse avrebbe potuto ricordare, come fa in alcune delle sue opere il prof. Santi Correnti, storico e accademico siciliano, che proprio a Palermo è nata la letteratura italiana, che alla Corte di Federico II di Svevia dal 1230 al 1240 fiorì la prima poesia italiana (come ricorda Dante nel De vulgari eloquentia e Petrarca nel prologo delle Epistolae familiares e nel Trionfo d’amore); che la prima capitale d’Italia nel 1860 è stata una città siciliana, che la Croce Rossa è nata in Sicilia sedici anni prima che in Svizzera, che gli spaghetti sono sorti in Sicilia prima che altrove e Marco Polo non li ha affatto portati dalla Cina, che è stato un Vescovo siciliano a determinare la data della Pasqua, che in Sicilia (a Siracusa) si trova la prima Chiesa Cristiana d’Europa, che vi sono state coniate le più belle monete del mondo antico e che in Sicilia sono stati costruiti due dei quattro piloni del Ponte del Bosforo che dal 1973 unisce l’Asia all’Europa. Forse Stella, quando nel suo articolo per parlare della sporcizia di Palermo cita Goethe che scriveva che i bottegai buttavano tutto in mezzo alla via, avrebbe potuto anche ricordare

Abbiamo bisogno di fiducia e di occasioni

che lo stesso Goethe ebbe modo di scrivere che “senza la Sicilia, l’Italia non lascia immagine nello spirito. È in Sicilia la chiave di tutto”. Non vogliamo le Olimpiadi, direttore, non ci servono; non vogliamo il ponte, non ci serve; non vogliamo una pioggia di denaro statale o comunitario, non ci serve. Ci serve ancora meno, però, il disfattismo fine a se stesso di chi crede che basta elencare i disastri e le inefficienze per concludere che non vale la pena di sperare. Abbiamo bisogno di gente come Gian Antonio Stella, per demolire il marcio che ancora c’è. Ma la parte destruens non basta, non basta più. Abbiamo bisogno di fiducia e di occasioni. Il nostro passato recente ci aiuterà ad evitare gli errori; il nostro

passato più lontano ci indicherà la via da seguire. Genio, cuore, abitudine a soffrire, abnegazione e testardaggine tipica dei siciliani faranno il resto. Terra meravigliosa e disperata, assolata e struggente, dove i colori, gli odori, la luce e l’urlo del mare ci ricordano ogni giorno che ce la faremo. “Abitavo già qui, poi ci sono nato”. Così scrive Borges della sua Buenos Aires. E così potrebbe scrivere ogni siciliano della sua isola, in una dichiarazione d’amore che ci unisce e ci porta a non smettere di sperare. A distanza di qualche mese ed in occasione dell’invio della lettera al Fatto Nisseno, non posso esimermi, Direttore, dal fare qualche ulteriore, forse ovvia, riflessione. I panni sporchi si lavano in casa, Direttore; ma si lavano. La nostra città non cresce, va indietro. La guardo con gli occhi con i quali un lontano parente vede un bambino a distanza di mesi e si accorge dei minimi cambiamenti, mettendo a fuoco la lente privilegiata che la distanza e l’intervallo temporale tra una visione e l’altra ti mettono involontariamente a disposizione. Botteghe chiuse; un centro storico, elegante asse portante urbanistico della città, in degrado e vuoto; una periferia che cresce senza logica e ordine e risucchia con una triste e inesorabile forza centrifuga chi é rimasto in città; pochissime iniziative culturali; baracche abusive tollerate e poi incredibilmente legalizzate che proliferano in modo incontrollato; una classe politica locale incapace di qualsiasi iniziativa che possa rappresentare un volano reale per innestare un circolo virtuoso, intenta solo a difendere piccini e miopi potentati che creano professionisti della politica e assicurano “un posto” in Consiglio o in Giunta a chi più ha atteso dietro la porta di una Segreteria di un qualunque partito, prescindendo dalle capacità. É proprio qui che genio, cuore, abnegazione, abitudine a soffrire e voglia di riscatto propria dei Siciliani devono portarci a reagire ed indicarci la strada. Troppo poche le iniziative imprenditoriali nuove; fatte salve le poche note realtà di impresa (inclusa la piacevole e merito-

Corso Umberto, una volta motore economico della città, adesso la “via dei lucchetti”

ria novità di questa testata free press), nessuno dei giovani sembra voler rischiare. Non abbiamo il coraggio di dare forma di impresa alle nostre idee ed ai nostri sogni ed é comodo dar la colpa alla politica, alle banche, alla criminalità, alla mancanza di servizi, alla posizione geografica. In alcuni piccoli comuni della provincia di Vicenza c’é una azienda ogni 8/10 abitanti e non passa giorno che qualche giovane non cerchi di dar forma di impre-

sa alle proprie idee e ai propri sogni. Questo ha creato un tessuto imprenditoriale di piccole, piccolissime e medie imprese, molte delle quale di recente nascita, leader mondiali in settori di nicchia grazie all’ingegno e alla creatività tipiche degli italiani. Forse la primavera araba può

rappresentare una occasione di riscatto anche per la nostra Sicilia, Direttore, a condizione che si comprenda che la forza d’urto dei giovani africani che spingono nel mediterraneo con la loro “valigia di sogni” é una risorsa che non possiamo permetterci di sprecare. Il nostro stesso passato, adesso, riemerge e ci indica la strada da seguire; e dobbiamo farlo, consapevoli della immensa ricchezza che c’è nella diversità. Cordialmente Giuseppe Curreri


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CODICE DELLA STRADA. Il cavalcavia dove la sosta è consuetudine

Il ponte dei “sospiri” dove ci si ferma per socializzare di Donatello Polizzi

I

l nostro viaggio attraverso l’idiosincrasia dei nisseni verso il codice della strada ci conduce ad un’altra perla, unica nel suo genere, di portata stupefacente. All’entrata della città, al termine della galleria che immette nel centro abitato (in prossimità del singolare “parco” delle rotatorie), si trova un ponte/cavalcavia, percorso giornalmente da migliaia di auto e camion. Buon senso, codice della strada ed etica civica, suggerirebbero anzi imporrebbero che quel tratto viario importante e particolare, rimanesse sempre sgombro. Sarebbero, dunque, vietate sia la sosta, sia la fermata: per evitare di intralciare o rendere difficoltosa la viabilità e per non creare pericoli agli automobilisti. Questo accade nelle città italiane consuete ma ovviamente non a Caltanissetta, il regno dell’imponderabile. Su quel ponte la sosta è una consuetudine, la fermata, un piacevole passatempo; minacce ed ingombri sono la

prassi. Sorge un amletico dubbio: vuoi vedere che gli straordinari abitanti del capoluogo, considerano quel tratto di asfalto come un luogo di relax e socializzazione?

che potremmo creare agli altri? L’incrocio situato nei pressi del ponte è considerato ad alto rischio e lo testimoniano i numerosi incidenti che vi avvengono. La mattina, talvolta, degli stu-

ve, palese e continuata, cosa si aspetta per intervenire? Stiamo raccontando una situazione stagnante che si protrae da anni. Le foto rendono, in maniera inadeguata, l’idea del caos quotidiano

verso il buon senso. Ci lamentiamo dell’aumento della Tarsu, dell’erogazione idrica discontinua, della situazione politica nazionale e cittadina ma quando abbiamo la possibilità di attuare

denti si dispongono sul ponte per fare l’autostop: considerata la sosta selvaggia ai bordi del cavalcavia, alcuni ragazzi in pratica si collocano all’interno della carreggiata. Inutile evidenziare la potenziale situazione di pericolosità. La sera, di male in peggio, si osservano anche parcheggi in doppia fila: con scarsa visibilità ed incroci ad oltranza, ancora una volta si creano situazioni di rischio elevatissime. L’elenco potrebbe continuare a dismisura. Siamo curiosi di sapere per quale motivo, non è stata mai (ed evidenziamo il mai) attuata una repressione metodica, circostanziata, oltre che periodica da parte delle forze dell’ordine: la violazione è gra-

che si crea sul viadotto. Abbiamo cercato sul dizionario, il significato del sostantivo ponte: struttura che consente l’attraversamento di un corso d’acqua o il superamento di altri ostacoli. Speriamo che questo “ponte” serva per il viaggio che noi nisseni dobbiamo tentare di effettuare

un comportamento, invece di andare in direzione della legalità, ci indirizziamo verso il solipsismo…ma ovviamente durante il tragitto, sostiamo lungamente sul ponte!

Gli abitanti del capoluogo considerano quel tratto un luogo di relax

La circostanza diviene ancor più deprecabile e biasimevole in considerazione del fatto che a breve distanza, in viale Costa, sono disponibili molti posti adibiti a parcheggio gratuito. Alcune domande sorgono spontanee: ma è davvero talmente difficile e complicato, rispettare le statuizioni che regolano la circolazione? Siamo così egocentrici da disinteressarci completamente dei rischi

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Il Fatto “Fotocurioso” 2


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Ottobre

Il Fatto Nisseno - ottobre 2011  

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