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RESS

Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena

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redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta

ISSN: 2039/7070

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Dicembre 2011 Anno I Num. 9

- Tel/Fax: 0934 594864

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL

- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011

Mondiale, si parte!

Una legge anti - casta

Calcio a 5, al via le qualificazioni della nazionale

A presentarla i “grillini” nisseni del Movimento 5 stelle

Al Palacarelli gli azzurri lotteranno per staccare il biglietto per la Thailandia. Incontreranno Bulgaria, Romania e Polonia

Approda all’Ars una petizione sostenuta da una raccolta firme per la riduzione di indennità e benefit per i parlamentari

alle pagine 28 - 29

Natale,

ma come girano le pale ai nisseni

a pagina 39

L’analisi Politica S. Mingoia

I regali a Campisi Nuovi assessori e opposizione soft

S

otto l’albero di Natale di Palazzo del Carmine ci saranno i due nuovi assessori che il sindaco Michele Campisi si appresta a nominare dopo avere effettuato un brevissimo giro di consultazioni con i rappresentanti dei partiti politici presenti in consiglio comunale. Quando questo giornale sarà tra la gente il sindaco sarà ancora alla ricerca dei nominativi dei due esponenti che saranno chiamati a fare parte della squadra di governo della città. a pagina 2

L’affare vento in provincia e le compensazioni dimenticate alle pagine 10 e 11

L’intervista di fine anno

La nuova ricetta del sindaco contro la crisi

L’

avvio a conclusione di un difficile anno di Amministrazione del Comune di Caltanissetta, tra numerose emergenze, difficoltà finanziarie ed il tentativo di programmazione per la riscossa del territorio, questa la sintesi offerta dal primo cittadino ormai al giro di boa della sua quinquennale esperienza governativa. a pagina 6

Fatti & Territorio

Fatti in Redazione

Serradifalco e il lago che nessuno tutela

Vullo, il regista che ha scelto di restare

Nonostante sia una Riserva naturale, poco o nulla è stato fatto per salvaguardare un sito ambientale negli anni trasformato in un pantano che raccoglie rifiuti di ogni genere.

In redazione è venuto a trovarci Luca Vullo, filmaker di successo che nonostante le tante difficoltà ha deciso di lavorare nella sua terra, e che sapiente racconta nelle sue opere.

L. Spitali

L. Ingrassia

alle pagine 16 e 17

scrivi alla redazione: lettere@ilfattonisseno.it

alle pagine 24 e 25

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Via Filippo Paladini, 172 - Via Ferdinando I, 63 Caltanissetta


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L’ editoriale

L’ANALISI. L’elezione di Zummo alla presidenza del Consiglio apre nuovi scenari

Buon compleanno Il regalo di Natale a Campisi? “Il Fatto Nisseno” Opposizione dalle armi spuntate — di Michele Spena —

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ieci dicembre 2010 in stampa il primo numero del mensile “Il Fatto Nisseno”. Sono passati dodici mesi, abbiamo distribuito centoventimila copie ( dieci uscite per dodicimila copie a numero) e speriamo di avervi informato sui fatti che riguardano Caltanissetta e la provincia con onestà intellettuale e chiarezza. Siamo consapevoli di aver compiuto qualche errore; foga, entusiasmo, vitalità, gioventù, irruenza sono doti che possono talvolta rivelarsi controproducenti. Il nostro impegno è di migliorare e di rendere un servizio al cittadino nisseno. Una redazione coesa, compatta, piccola

ma combattiva e libera da ogni legame. Un editore sincero che tenta di mantenere vivo un sogno che si sta trasformando in una concreta ed affidabile realtà grazie al sostegno dei nostri sponsors. Un rapporto con i nostri lettori che si basa sulla sincerità e sulla volontà di operare a favore del nostro territorio e delle eccellenze imprenditoriali e personali che vi abitano, lavorano ed impegnano. Il vanto (scusateci per l’immodestia di questo inciso) di “uscire” dalle rotative della S.T.S. di Catania che stampa quotidiani quali il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, Libero ed il Giornale. Il primo numero, in copertina riportava un articolo intitolato “Natale Povero”; purtroppo in un anno non è cambiato niente o quasi. La crisi dilaga, la sfiducia aumenta, la sensazione tangibile di un futuro dai contorni nebulosi e foschi attanaglia le nostre menti ed i nostri cuori. Non vogliamo addentrarci in analisi politiche od economiche pregne di paroloni che in genere soltanto

pochi esperti capiscono. Vogliamo soltanto ricordare che “il dubbio dovrebbe essere sempre con noi” (Cartesio). Il dubbio che ci attanaglia ogni qual volta affrontiamo un argomento con il timore di non riuscire ad essere chiari o comprensibili. “La lettura del quotidiano e’ la preghiera del mattino dell’uomo moderno” (Hegel). Noi speriamo che la lettura possa nuovamente donare alla società attuale ed alla casta che ci governa, la riscoperta dei valori legati all’etica ed alla politica nella sua accezione più antica e

sostanziale. La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, “politica” significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Noi del “Il Fatto Nisseno” vogliamo PARTECIPARE. Siamo ancora qui ed è nostra intenzione, rimanerci ancora a lungo. Vogliamo crescere, vogliamo migliorare, vogliamo aiutare la nostra città. Vogliamo rappresentare la grande maggioranza dei nisseni che nemica dell’apatia, dell’ignavia e dell’accidia, opera per riconsegnare alla luce una città che è stata scaraventata nell’ombra. Nessun proclama, nessun intento bellicoso o litigioso, soltanto il desiderio di esercitare con modestia ma attenzione la professione del giornalismo. Torniamo nella nostra redazione a scrivere ed informare: vogliamo soltanto aiutarvi a capire.

di Salvatore Mingoia

segue dalla prima

...Dalla rosa dei papabili all’ultimo PACCO m o m e nt o si è defilato l’ex vice presidente ? della provincia Pietro Milano che era stato indicato come assessore in quota per il Pid. Ma, all’interno del partito rappresentato dal parlamentare nisseno Rudy Maira non tira aria di primavera, anzi il filo diretto che inizialmente legava il deputato regionale Maira con

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il sindaco Michele Campisi si è notevolmente allentato, se non quasi rotto. La dimostrazione è rappresentata dall’atteggiamento spesso critico che i consiglieri del Pid hanno nei confronti del sindaco Michele Campisi anche se in determinate circostanze per spirito di appartenenza, più che per convinzioni, sono costretti ad assecondare l’operato dell’amministrazione. Un atteggiamento di appartenenza rivendicato anche quando si è trattato di votare il nuovo presidente del consiglio. In quella occasione i consiglieri del Pid per

“faccifaria” sono usciti dall’aula per non assecondare il disegno messo in campo dai consiglieri del Terzo Polo, dell’Mpa, dell’Api e del Pd, sostenuto poi anche dai consiglieri del Popolo della Libertà, che hanno portato alla elezione del nuovo presidente del consiglio Calogero Zummo del Pd. Il secondo assessore che secondo


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Dicembre

La richiesta di sfiducia al sindaco da parte dei falchi del PD sembra oramai una cantilena che comincia a non piacere

indiscrezioni, veniva indicato, insieme all’ex vice presidente della provincia era il consigliere comunale Giuseppe Firrone eletto nel Movimento d i Intesa Civica Solidale e poi transitato nel Gruppo Misto. Ma nelle ultime ore anche questa ipotesi sembra sfumata. Adesso si tratta di

vedere se il sindaco Campisi nel completamento della squadra di governo della città seguirà la lo-

gica dell’appartenenza politica o quella della giunta tecnica che ha privilegiato fino ad oggi. In ogni caso c’è la necessità di ricostituire il quorum dell’amministrazione Nei prossimi per potere liberamente e senza giorni sotto intoppi di natura giuridica delil’albero di natale berare provvedimenti necessari, anche se di ordinaria amminici saranno strazione. Di recente con la eledue nuovi zione del nuovo presidente del consiglio comunale il sindaco assessori Michele Campisi in più occasioni ha ribadito l’importanza di aprire un confronto ed un dialogo con i consiglieri di maggioranza e di opposizione in consiglio per dare maggiore respiro all’attività dell’amministrazione anche se i falchi del Pd continuano a ripetere la cantilena della proposta di sfiducia al sindaco da presentare prima della fine dell’anno in corso. Una cantilena che come è dato capire, comincia a non piacere ad altri gruppi che fino a qualche mese addietro erano schierati con i falchi che sostenevano la proposta della mozioni di sfiducia. Secondo alcuni osservatori politici, a cui piace giocare con i numeri, la elezione del presidente del consiglio Calogero Zummo che ha aggregato i consiglieri di sponde opposte sarebbe la dimostrazione che la proposta di mozione di sfiducia al sindaco Campisi, se presentata, sarebbe quasi sicuramente votata in consiglio. Nulla di più infondato anzi l’elezione del nuovo presidente del consiglio dimostra tutto il contrario e soprattutto dimostra che a Palazzo del Carmine si è avviato un processo di “normal i z z a z i o n e” PACCO tra amministrazione e consiglio co? munale e che la ricomposi-

LD F X G V¿

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zione delle nuove commissioni consiliare permanenti e la elezioni dei rispettivi presidenti spiana in definitiva la strada della continuità amministrativa al sindaco Michele Campisi. Insomma non c’è voglia di salti nel vuoto e quindi voglia di rischiare. Il grido di guerra dell’opposizione “mozione di sfiducia al sindaco” che fino a qualche mese addietro veniva gridato e sbandierato in consiglio comunale e nelle riunioni di partito adesso viene solo sussurrato fino a diventare impercettibile. Detto papale papale, le armi dell’opposizione del sindaco si sono parecchio spuntate, per cui è prevedibile che nei prossimi giorni sotto l’albero di Natale ci siano i due nuovi assessori e che senza scossoni, contrariamente a quanto è stato detto e ripetuto, il sindaco non solo brinderà all’arrivo del 2012, ma anche a quello che verrà dopo.

Direzione Editoriale Michele Spena

Direttore responsabile Salvatore Mingoia

Collaborazioni:

Osvaldo Barba Alessandro M. Barrafranca Marco Benanti Claudio Costanzo Giuseppe Falci Salvatore Falzone Leda Ingrassia Lello Lombardo Cecilia Miraglia Donatello Polizzi Laura Spitali Gianbattista Tona

'LVHJQRJUD¿FR Michele Spena

Impaginazione

Claudia Di Dino

Redazione Viale della Regione, 6 Caltanissetta redazione@ilfattonisseno.it Tel/Fax: 0934 - 594864 info pubblicità: 389/7876789


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L’INTERVISTA. Michele Campisi tira un bilancio di fine anno

“Abbiamo trasformato molte emergenze in grandi opportunità” Redazione

La ricettta del primo cittadino per combattere la crisi. Dalla gestione dei rifiuti all’asilo nido, tutte le strategie per fare risparmiare molti quattrini al Comune. Un anno pesantissimo, una nuova Giunta, in parte tecnica che si è trovata sul tavolo una situazione complessa, il problema della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la necessità di razionalizzare i costi di tutti i servizi, anche i più essenziali, il confrontarsi quotidianamente con una macchina amministrativa spesso inadeguata, nonostante i grandi sforzi dei Dirigenti, le problematiche occupazionali da affrontare in diretta conseguenza dell’intervento di razionalizzazione dei Servizi in un territorio che in passato ha integrato nell’Amministrazione Pubblica la principale risorsa economica ed occupazionale del territorio, e ciò in un quadro nazionale e sovranazionale sempre più incerto che ha visto negli ulti-

segue dalla prima

mi sei mesi il crollo per ciascuno di noi delle proprie epocali certezze, certezza della sicurezza e garanzia dello Stato, certezza di una pensione, certezza della copertura pubblica di ogni bisogno essenziale dei cittadini e potremmo continuare. Una gestione “emergenziale” quindi che non lascerebbe immaginare grandi spunti nel breve per la rinascita economica e sociale della nostra città? Al contrario. Spesso nei periodi di grandi difficoltà scopriamo risorse diversamente nascoste. Tutto si fonda sui principi e valori etici, religiosi, sul riappartenersi in un sistema di relazioni fondate sulla famiglia, sulla riscoperta dell’appagamento nel fare parte di una piccola collettività di quartiere, sul riappropriarsi della principio del-

la solidarietà, e ciò in sostituzione dell’individualismo che talvolta costituisce il limite dell’esperienza politica vanificandone i benefici effetti dell’espressione più alta della partecipazione alla vita Pubblica. Tutto ciò ha ispirato me e la mia

Da sottolineare lo sforzo per la perequazione tributaria

squadra che con grandi sacrifici è riuscita a contemperare la soluzione delle emergenze, che in molti casi sono divenute delle grandi opportunità.

Non possiamo non citare la gestione dei rifiuti con il contratto in essere che vede un risparmio per il Comune di oltre due milioni di euro l’anno garantendo la stessa forza occupazionale, il nuovo contratto di gestione per gli asili nidi che vede un risparmio di oltre cinquecentomila euro rispetto alla previgente gestione, assicurando la stessa qualità dei servizi, i numerosi servizi della solidarietà sociale trasposti dalla copertura dei servizi a carico del Comune di Caltanissetta alla Regione Siciliana attingendo alla legge 328, e potrei citare altri esempi. Non può altresì essere disconosciuto lo sforzo effettuato nella direzione della perequazione tributaria e tariffaria, assolutamente sbilanciata nei confronti dei ceti più deboli. Pensiamo ad esempio che prima degli interventi effettuati una significativa parte dei ceti più abbienti non corrispondeva l’I.C.I. sulle aree edificabili, e solo per l’anno 2006 si sta procedendo al recupero di quasi € 800.000 da parte di contribuenti precedentemente ignoti e rilevati tramite il Sistema Informatico Territoriale del Comune di Caltanissetta. Pensiamo, per fare un altro esempio, che prima dei provvedimenti si pagava per la costruzione di una cappella gentilizia un importo di poco superiore ad € 90 per mq di suolo cimiteriale, quando a Valledolmo se ne pagano più di quattrocento ed a Messina oltre 3.000, e ciò con la diretta conseguenza di non poter finanziare le opere di fruzione del Cimitero, neanche lontanamente coperte nei costi da detti regimi tariffari, e che ha permesso di far partire i cantieri al cimitero, da anni bloccati in diretta conseguenza dell’impossibilità di copertura dei costi delle opere infrastrutturali. Non ultimo deve citarsi il notevole ammodernamento nella gestione del procedimento amministrativo che ha considerevolmente ridotto i tempi di istruttoria delle pratiche, tempi che costituiscono concretamente perdita di risorse per il cittadino ed imprenditore .

Queste ed altre questioni ci hanno visti impegnati a ristabilire i necessari equilibri, e destinando dette risorse alla copertura di servizi essenziali di cui certamente beneficiano i ceti meno abbienti. Un grande sforzo provvedimentale quindi nella direzione del risanamento finanziario, ma quali le priorità per l’anno 2012? Il progetto per la riqualificazione del Centro Storico in prima istan-

Importanti gli interventi per le infrastrutture urbanistiche

za. La storia urbanistica degli ultimi cinquant’anni ha visto crescere la nostra città a dismisura, con un grande impegno e consumo del territorio. In diretta conseguenza di ciò sono aumentati i costi per le urbanizzazioni, i costi per i cittadini per muoversi, e ciò per una città che vede costante il numero degli abitanti da ormai un ventennio. Ciò, oltre ché integrare un modello urbano e territoriale non sostenibile , oggi più che mai, ha innescato un giro vizioso di spopolamento del centro storico, ed in conseguenza di ciò un ir-


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Dicembre reversibile processo di disinteresse economico sullo stesso, che a macchia d’olio ha prima interessato le vie più interne, ma sempre più velocemente sta diffondendosi alle arterie principali, privando la città della sua identità urbana e storica. Ciò ha dirette conseguenze anche sul costrutto economico, e per tale motivo sono in programmazione diversi interventi per contrastare detto fenomeno. Quali gli interventi previsti? Nell’immediato, anche con ri-

sorse costituite dai limitati mezzi comunali e con la encomiabile collaborazione di dipendenti comunali, si sono effettuati diversi interventi mirati su percorsi del centro storico, e ciò per interrompere l’oblio del disinteresse ammnistrativo ultradecennale e restituire ai cittadini, spesso uniti in comitati spontanei, la sensazione che le Istituzioni si

stanno occupando di loro. Detti interventi hanno la meritorietà di formare nei cittadini la decisione di non abbandonare, in attesa dei

Abbiamo ridotto l’istruttoria delle pratiche burocratiche

processi più importanti in progetto, e costituiscono un investimento sostenibile ma ad alto valore aggiunto. A questo si aggiungono gli importanti interventi di infrastrutturazione in corso di definizione, e che vedranno la luce nel corso del 2012. Parliamo dei lavori della Grande Piazza, dell’ampliamento del Parcheggio di Via Medaglie d’Oro. Non ultimo per importanza è il lavoro progettuale ed amministrativo che si stà svolgendo per individuare e finanziare altri parcheggi di interscambio da ubicarsi in Via Kennedy ed in prossimità del nodo Grazia, importanti infrastrutture che unitamente a quelle i cui lavori avranno inizio nel 2012, permetteranno di pedonalizzare il centro storico, restituendone la propria funzione rappresentativa, residenziale e commerciale. A ciò si aggiunge il lavoro progettuale pianificatorio urbanistico attualmente in corso, che ha visto nel corso del presente anno il completamento del monitoraggio effettuato sull’intero patrimonio edilizio, cui ha

conseguito l’individuazione di un gruppo di lavoro progettuale interno che provvederà a redigere una variante che permetterà, alla luce di un obiettiva fotografia della situazione, da una parte di programmare più correttamente gli interventi progettuali, e dall’altra, nel definire l’intera zona di interesse pubblico, permetterà la catalisi di risorse pubbliche e private, senza le quali è improponibile qualsiasi azione. E’ giusto in detto contesto citare l’intervento dello IACP previsto nella gradinata Cesare Abba, integralmente e recentemente restituita alla pubblica fruzione da risorse comunali, esempio della moltiplicazione dei risultati nel rapporto sinergico tra le Istituzioni. A chi vorrebbe rivolgere un pensiero? Ai Concittadini, affinché inizino il nuovo anno nella consapevolezza che la Storia ci ha offerto prove ben più gravi della attuale crisi, e dalle quali il nostro popolo è sempre uscito dimostrando la propria forza ed integrità valoriale e morale; Alle Istituzioni, affinché siano sempre presenti accanto ai Cittadini in questo momento particolarmente critico; Al Consiglio Comunale, ai Consiglieri di maggioranza, affinchè continuino ad offrire la loro fiducia e contributo all’Amministrazione ed ai Consiglieri di Opposizione, affinchè, nel rispetto del loro ruolo aiutino l’Ammnistrazione a perseguire l’interesse della cittadinanza. Alla Cittadinanza attiva ed a tutte le forze che positivamente operano sul territorio, affinché, nel rispetto dei ruoli e delle Istituzioni continuino a concorrere per il raggiungimento del bene comune.

I Fatti di

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Etico

Come abbiamo fatto?

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e siamo stati bambini prima degli anni 80 come abbiamo fatto a sopravvivere? Da bambini andavamo in macchina senza cinture di sicurezza né air bags. I nostri lettini quando erano dipinti lo erano con brillanti colori al piombo. Non c’erano tappi di sicurezza nelle bottiglie dei medicinali né sui cassetti né sulle porte. Quando andavamo in bici non avevamo casco né protezioni per i gomiti. Bevevamo l’acqua del rubinetto del “cannolo”. Non avevamo bottiglie di acqua minerale. Impiegavamo ore a costruire pattine con le “ruote a palline” che non rispettavano le norme CEE. Uscivamo a giocare alla sola condizione di ritornare all’ora di cena. Andavamo alle “Vare” senza essere accom-

pagnati dai genitori. Andavamo a scuola per imparare e non per sviluppare il nostro potenziale di creatività. Quando non si era disciplinati la

maestra ci dava le punizioni e le bacchettate sulle mani e i nostri genitori non hanno mai denunciato nessuno. Sapevano che se la maestra aveva fatto così significava che l’avevamo meritato anzi…rincaravano la dose. Ahi! Non avevamo i cellulari e non mandavamo sms. Scrivevamo bigliettini, lettere e cartoline. Andavamo a vedere la Nissa al Palmintelli; niente play station e nemmeno Sky. Giocavamo a “carica e scarica” o alle “cinque pietre”, a “briccica” o ai “quattro canti”, perfino con i petardi, ma non abbiamo mai buttato sassi dai cavalcavia per sconfiggere la noia. Dividevamo le bibite in quattro e bevevamo tutti nella stessa bottiglia e nessuno è mai morto per questo. I nostri amici si chiamavano Nino, Lillo, Salvatore, Maria, Calogero e Rosetta e non Jerry, Samantah, Pamela o Sharon. Quando qualcuno era bocciato a scuola i genitori non lo portavano dalla psicologo o facevano ricorso in Tribunale. Si ripeteva l’anno e si aveva una seconda possibilità. Chi non voleva studiare andava a lavorare: non era una punizione ma una chance! Abbiamo fatto il militare e non certo le escursioni fuori porta. Abbiamo fatto l’esperienza della libertà, dei successi, delle responsabilità ma purtroppo anche delle raccomandazioni e degli smacchi ma abbiamo sempre imparato a sbrogliarcela da soli. Così si sono costruiti molti uomini che oggi guardano allibiti questa società. Etico


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Fatti contro la mafia

Storia & Cultura

per non dimenticare

Orange E. Dickey L’indiscreto investigatore che non voleva mafiosi nell’esercito di liberazione di Giovanbattista Tona

L’agente della divisione criminale dell’esercito, fu l’unico a indagare e smascherare Vito Genovese, malavitoso al servizio degli ufficiali americani.

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In alto Charles Poletti. A destra Vito Genovese. Nella pagina accanto Lucky Luciano, in basso un’immagine storica dello sbarco degli americani in Sicilia (Luglio 1943)

fascisti erano stati gli oppressori e gli americani nel 1943 avevano portato la libertà, ma sia con gli uni sia con gli altri uno come Vito Genovese aveva trovato qualche vantaggio. Mentre il prefetto Mori conduceva la sua offensiva contro la mafia siciliana, Genovese faceva parte del clan italo-americano di Lucky Luciano a New York, dov’era emigrato da ragazzo nel 1897; si occupava di affari illeciti ed era pure

un pericoloso gangster. A un certo punto le autorità americane cominciarono a fare sul serio nel contrastare queste organizzazioni e Genovese si trovò inseguito da un ordine di cattura per omicidio; dove darsi alla latitanza? Era il 1937: Mussolini raccontava al mondo che il fascismo aveva sconfitto definitivamente la mafia e gli Stati uniti stavano diventando nemici dell’Italia. Genovese pensò bene di tornare in Italia, dove si propose come fervente sostenitore del fascismo. Passarono pochi anni e nel 1943 gli angloamericani sbarcarono in Sicilia, firmarono l’armistizio con il Maresciallo Badoglio e costituirono un governo provvisorio militare che si sostituì al governo italiano nei territori occupati, il cosidetto AMGOT. Ne era a capo il colonello Charles Poletti che, d’intesa con gli altri altri ufficiali

americani, si circondava di italiani ritenuti in grado di fornire una “disinteressata collaborazione” ai “liberatori”. Suo autista e interprete di fiducia divenne quello stesso Vito Geno-

La vicinanza di Genovese al potente Poletti rese potente anche lui

vese, che fino ad alcuni anni prima per gli Stati Uniti era un indesiderabile. La vicinanza ad un uomo così potente rese subito molto potente anche lui e, tra i mille impegni che comportava il suo ruolo a servizio di Poletti, Genovese trovò il

tempo per svolgere ricchi traffici di contrabbando e di mercato nero, sfruttando la sua posizione e le sue nuove e vecchie amicizie; di queste sue attività numerosi ufficiali americani sembravano non accorgersi. Poletti continuerà a dire anche dopo anni dalla fine della guerra che durante la sua attività militare in Italia non ebbe mai ad incontrare né la mafia né i mafiosi. Tra gli storici ancora ci si continua ad interrogare sul ruolo della mafia nello sbarco degli americani in Sicilia; e, per dirla in termini “moderni”, se vi fu una trattativa o meno. Forse però potrebbe essere importante ricordarsi di quegli uomini che, se una trattativa vi fu, fecero di tutto per farla fallire. In Italia con Poletti sbarcò anche un piccolo agente della divisione criminale investigativa dell’eserci-

to, che si chiamava Orange E. Dickey e che, mentre tutti usavano riguardo verso Genovese, ritenne


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PILLOLE DI STORIA dal libro di Roberto Mistretta “Giudici di frontiera”

Il patto ai tempi dello sbarco tra gli alleati e i boss mafiosi

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di fare il suo mestiere fino in fondo, per nulla spaventato dal credito di cui quell’italo-americano godeva tra i suoi superiori. E così scoprì tutto, il suo passato e gli affari illeciti del presente; lo riferì alle autorità competenti e dopo numerosi sforzi riuscì ad arrestarlo e a condurlo nel carcere di Napoli nell’agosto del 1944. Non si contarono le lettere di apprezzamento di alti ufficiali in favore di questo detenuto, che dovette apparire d’un botto un uomo potentissimo, perseguitato chissà perchè. Genovese era “degno di fiducia e lea-

le”, per il maggiore Young; “profondamente onesto”, a dire del capitano Dunn; servizievole e disinteressato, secondo il maggiore Holmgreen. E il comandante Poletti, tutte le volte che Dickey chiedeva istruzioni su come comportarsi con Genovese, si faceva trovare occupato in altri affari e non gli dava mai una risposta. Dopo l’arresto, arrivò ordine a Dickey di trasferire Genovese presso il carcere di Avellino, meno duro di

ono cambiati i tempi ma non la mentalità mafiosa che negli anni Quaranta favorì l’accordo tra gli americani e i mafiosi dell’isola, il cosiddetto patto scellerato passato alla storia come “Operazione Husky”: lo sbarco degli alleati in Sicilia. All’alba del 10 luglio 1943 la VII° Armata del generale George Patton sbarcò sul litorale tra Gela e Licata. Il giorno dopo Gela fu occupata. L’Ottava Armata britannica

Il poliziotto non è un eroe antimafia, ma fece il suo dovere fino in fondo

quello di Napoli, e l’agente fu invitato alla prudenza nel condurre l’indagine, visto che era emerso il coinvolgimento di un generale. Ma Dickey andò avanti, raccontò tutto al Procuratore di New York, finchè Genovese fu trasferito negli USA e lì fu processato. Non si può essere sicuri del fatto che lo sbarco degli alleati sia stato favorito dalla mafia o che abbia favorito la mafia. Possiamo essere certi però che nell’AMGOT non furono in molti ad impegnarsi per contrastare le infiltrazioni mafiose e soprattutto non furono i più potenti. Il piccolo agente Dickey non è un eroe americano, non è un’icona dell’antimafia italiana, non sappiamo nemmeno se fece carriera. Ma fece il suo dovere fino in fondo. Altri no.

guidata dal generale Sir Bernard Montgomery, sbarcò nell’estrema punta sudorientale, risalì verso Siracusa e Catania, per poi ricongiungersi con gli americani a Messina. Quattro giorni dopo lo sbarco alleato, il 14 luglio, come racconta lo scrittore Michele Pantaleone, un aereo da caccia americano lanciò un plico nelle campagne di Villalba (CL). Il plico fu raccolto da un militare, Raniero Nuzzolese e consegnato al maresciallo dei carabinieri (morirà assassinato poche settimane dopo). Dentro c’era un fazzoletto nero che portava ricamata una grande elle di colore giallo, ad indicare Lucky Lu-

ciano, al secolo Salvatore Lucania nativo di Lercara Friddi (PA), emigrato in America a sedici anni e detto Lucky (fortunato) perché sopravvissuto ad un regolamento di conti. Era lui, gangster d’oltreoceano detenuto nel penitenziario di Dannamore, ai confini col Canada e conosciuto come “Sing Sing”, il ragno scelto dagli americani per tessere la tela coi mafiosi dell’isola e pianificare lo sbarco. Il giorno appresso, l’aereo sorvolò ancora i cieli di Villalba e sganciò una seconda busta. E stavolta il fazzoletto con la L arrivò nelle mani giuste: quelle dello zu Calò. Cinque giorni dopo, nell’assolato pomeriggio del 20 luglio tra campi riarsi e ficodindia abbacchiate, a Villalba, borgo feudale sperduto nel Vallone a nord di Caltanissetta, dove viveva rispettato e temuto da tutti, l’indiscusso capomafia don Calò Vizzini, arrivano tre carri armati americani. Don Calò e Dam Lumia avevano preceduto le truppe americane per favorire l’avanzata senza perdite e stringere in una morsa le schiere tedesche nella “sacca di Trapani”. Sulla costa palermitana intanto, le truppe dell’Asse arretravano per sottrarsi al pericolo costituito dai picciotti amici degli amici. I due rientrarono a Villalba dopo una settimana a bordo di una jeep americana. Il 23 luglio, dodici giorni dopo lo sbarco, uno dei più imponenti della storia, gli americani occuparono Palermo e in poco più di un mese tutta la Sicilia. Gli inglesi invece dovettero superare le re-

sistenze opposte nella Sicilia orientale dove la mafia di allora non aveva agganci. A Palermo gli americani trovarono Vito Genovese, noto gangster fuggito dagli Usa nel 1939 che diventerà il braccio destro del colonnello Charles Poletti, capo dell’Amgot, Allied Military Government of Occupied Territories. L’accordo tra gli alleati e i capimafia, a lungo negato, produsse due effetti immediati in Sicilia: la fine in anticipo di due anni della Seconda Guerra Mondiale e il ritorno in auge della mafia, che era stata decimata e deportata dal prefetto Cesare Mori nel ventennio fascista, l’unico che le aveva davvero schiacciato la testa e l’aveva umiliata. Quel patto fece ottenere ai boss innumerevoli favori, dall’affidamento dei magazzini di viveri ai depositi di armi e medicinali. Don Calò fu nominato sindaco di Villalba il 27 luglio, carica che lascerà dopo cinque mesi a suo nipote Beniamino Farina, affiancandogli in giunta il fratello parroco, Salvatore Vizzini. Dam Lumia ottenne l’incarico di interprete di fiducia presso il Civil Affaires Office a Palermo, zu Peppi Genco Russo fu nominato Soprintendente degli Affari civili di Mussomeli, Vito Genovese detto Vitone e che in seguito diventerà il capo dei capi delle cinque famiglie di cosa nostra, ebbe l’incarico di interprete di fiducia del colonnello Poletti che viaggiava su una Pachard regalatagli dal boss. Il tenente Richard Craley degli Affari civili di Mussomeli autorizzò gli uomini di don Calò a portare le armi per difendersi dai fascisti. L’esercito mafioso, armato di tutto punto, tornava in campo con la benedizione degli alleati.


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L’ INTERVISTA. Vizzini, l’avvocato col pallino per la politica e la caccia

“La gestione della città si basa oramai sull’improvvisazione” di Leda Ingrassia

Nato a Villalba, è stato tra gli uomini più noti della Dc. Adesso vicino alle posizioni autonomiste dà un giudizio schietto e crudo della politica nissena. Un uomo della prima Repubblica, uno di quelli che sembra credere fortemente a tutto quello che fa e che ha fatto. Un padre di famiglia, un avvocato, un “quasi” ex politico, un appassionato di caccia. Salvatore Vizzini, nato 67 anni fa a Villalba ma da una vita residente a Caltanissetta. Nel suo studio legale di via Libertà, tra carpette, fogli, libri, scopriamo Salvatore Vizzini, la sua storia, pubblica e privata, il suo hobby per eccellenza. Avvocato, cominciamo proprio parlando della laurea in legge… Mi sono laureato nel marzo 1968 all’università di Palermo. Per capire quanto amo la mia professione, che esercito ormai da circa 43 anni soprattutto nell’ambito civile, pensate che fino al giorno della laurea ero un dipendente pubblico di un ente mutualistico e che l’indomani mi sono dimesso per seguire la mia scelta. Vi garantisco che fino ad oggi non mi sono assolutamente pentito. Dopo la laurea ho fatto il prescritto periodo di praticantato e, dopo aver superato

l’esame di procuratore legale, ho deciso di aprirmi uno studio. Proprio perché credo nel mio lavoro, anche durante le tante esperienze di amministratore non l’ho mai interrotto. Passiamo dunque alla sua carriera politica, com’è cominciata? Il tutto è iniziato durante il periodo universitario quando ho vissuto la stagione calda del ‘68: già nel gennaio di quell’anno ero consigliere comunale per la Democrazia Cristiana a Villalba. Dopodichè, nel 1980 sono stato eletto tra le fila del consiglio comunale di Caltanissetta, durante la legislatura Giliberto. In quegli anni, tra l’82 e l’83 sono stato vice e poi anche capogruppo consiliare della DC. Un impegno politico il mio che mi portò nel 1984 a diventare sindaco di Caltanissetta sino a fine legislatura. Da lì poi, sia nel 1985 che nel 1990, fui rieletto consigliere comunale e in questo arco di tempo ricoprì più volte la carica di assessore al personale, alle finanze e ai lavori pubblici. La vera svolta nella mia carriera politica fu il 1992, anno abbastanza particolare e noto per le vicende da cui fu interessato, quando noi della DC ci dimettemmo tutti e da allora decisi di chiudere con la politica comunale nissena. Da quel momento, a parte qualche piccola parentesi come la candidatura a deputato regionale e alle europee, dagli anni ’90 mi limito a ricoprire cariche all’interno della segreteria del partito: sono stato segretario

i r u g u A

provinciale del vecchio CCD e poi presidente dei neo partiti derivanti da questo, ovvero l’UDC e l’MPA nisseni, dove tutt’ora milito. A questo punto è d’obbligo una domanda circa il suo parere sulla situazione politica locale e magari, perché no, anche nazionale…

Per amore del mio lavoro ho lasciato un impiego pubblico

Caltanissetta sta andando a rotoli e non vedo, sinceramente, prospettive di ripresa di alcun genere. C’è una gestione politica ad horam, priva di programmazione, di ricerca di risorse e basata solo sull’improvvisazione. I comuni ormai sono uno stipendificio: intendendo così la politica, che futuro ci potrà essere? La politica deve essere fatta di passione, ideali e ideologie in cui si deve credere: è un servizio da rendere alla comunità e quindi a noi stessi, dato che, se riesci a migliorare la città, ci guadagni anche tu amministratore che lì vivi. Ai miei tempi i movimenti universitari erano importantissimi per la formazione del futuro politico: aspetto ormai mancante nella politica moderna. Quello attuale è il risultato dell’aver fatto prevalere il principio “il nuovo per il nuovo”. Ai miei tempi il primo cittadino era eletto dal consiglio comunale: l’attuale legge elettorale per me è un errore che rischia di mettere delle persone incapaci e incompetenti a ricoprire posti di rilievo. Quali caratteristiche, oltre la formazione, dunque, secondo Lei deve possedere un buon amministratore? Quello dell’amministratore non è un lavoro da ragioniere, fatto solo di bilanci, entrate e uscite: il sindaco deve avere anche tanta fantasia politica. Questo significa che nella gestione delle risorse bisogna capire quando ci sono cose da privilegiare rispetto ad altre e bisogna anche saper ricercare i finanziamenti statali ed europei, magari circondandosi di uno staff di esperti. Spesso si dice che non ci sono i soldi: in realtà, come posso testimoniare con la mia esperien-

za, esistono svariati miliardi che ci passano sotto il naso senza che ce ne accorgiamo e che vanno persi o che sono stati sprecati per costruire cattedrali nel deserto. Sfruttare i finanziamenti significa poi creare occasioni di lavoro. Ricordo che quando ero sindaco, approfittammo di una serie di finanziamenti ricevuti in vista della visita del Papa a Caltanissetta: venne costruito il parcheggio dietro la posta di via Guastaferro e sistemato lo slargo abbandonato davanti la chiesa di san Biagio. Ormai, poi, la politica vive un profondo scollamento dal territorio legato indubbiamente al venir meno della vecchia struttura dei partiti e delle segreterie. Ricordo che i gruppi consiliari prima di ogni consiglio comunale discutevano e si mettevano unanimemente d’accordo prima di andare in aula a confrontarsi con gli altri e non come ora dove prevale la logica del singolo e dove si vive una situazione di stallo perenne. Nel concludere la nostra piacevole conversazione, parliamo del suo hobby, la caccia… Fino a quando avevo 30 anni giocavo a calcio: poi, con la scusa del passare degli anni e del fatto che mio nonno paterno mi lasciò un fucile da caccia destinato appunto al primo nipote maschio, decisi di avvicinarmi a questa attività con alcuni amici. Da lì fu un amore a prima vista che è cresciuto di giorno in giorno: una vera e propria adorazione per la natura. A caccia si va presto la mattina e si rientra normalmente per l’ora di pranzo: si vive in un’atmosfera di pace e silenzio assoluto, si sente solo il cinguettio degli uccelli e si vede il magnifico sorgere del sole. Sono uno sportivo e la caccia mi permette di fare movimento dopo una settimana di scrivania e aule di tribunale. Tale è il mio amore per la natura che quando la caccia è chiusa vado comunque in campagna per una salutare passeggiata. Come ci si organizza o cosa si fa in vista di una battuta di caccia?

La prima tappa per tutti i cacciatori è la vigilia dell’apertura della stagione venatoria: quasi a mò di porta fortuna, si organizza una grande scampagnata con tanto di barbecue in compagnia di tanti amici e colleghi di caccia. Dopodichè, dall’indomani, ognuno va in giro per le campagne con la sua squadra di cacciatori. Io ci vado una volta a settimana, spesso nel weekend, nelle zone di Enna e Niscemi, con due amici che frequento da oltre 30 anni e con i miei tre cani meticci. Faccio una caccia esclusivamente a coniglio: dopo che li prendo, alcuni li uso per i consumi familiari e tanti altri li regalo. Se per caso incontrate

Sono uno sportivo e la caccia mi tiene in movimento

uno che sta andando a fare una battuta di caccia, mi raccomando, non ditegli mai “auguri” o “buona caccia”: affermazioni ritenute porta sfortuna nel nostro settore. Che cosa dice a tutti quelli che condannano la caccia e chi la fa? Dico che a mio avviso il cacciatore, per amore o interesse, è la vera sentinella contro qualsiasi abuso verso la natura: siamo noi i veri ambientalisti. Il nostro spirito è eminentemente sportivo, ossequioso delle prescrizioni e nel mio caso pure legato ad un grande amore per la natura. Per di più, la caccia è un’attività regolata minuziosamente da leggi e decreti assessoriali che indicano gli ambiti territoriali di caccia e la relativa disponibilità, il calendario venatorio, le specie cacciabili e quelle no, e l’obbligo per il cacciatore di annotare, alla fine di ogni battuta di caccia, su un tesserino rilasciato dal Comune la quantità di preda giornaliera. La caccia è ben regolamentata, semmai occorre applicare e far rispettare le norme.


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Comunicazione istituzionale della Camera di Commercio di Caltanissetta

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Ente camerale. Incontro sulla legalità al Liceo “Ruggero Settimo”

Lari, Montante e Venturi a scuola per parlare con gli alunni del modello Caltanissetta Nel corso dell’appuntamento, legato ad un progetto Pon, è stata elogiata la rivoluzione culturale promossa da Confindustria «Il modello Caltanissetta, voluto da Confindustria è il segno di una rivoluzione culturale e sociale e di una nuova consapevolezza. Hanno introdotto un modello di legalità che ha tagliato i ponti con il passato» – Lo ha spiegato agli studenti del Classico, con toni pacati, il procuratore Sergio Lari da alcuni anni alla direzione della Procura di Caltanissetta, invitato al penultimo incontro promosso, nei giorni scorsi, al liceo classico “Ruggero Settimo”. Il progetto , un Pon, che

biamo comprendere quali progetti si devono avviare per ricostruire, per dare un futuro ai nostri giovani. Insomma vogliamo essere costruttivi. I ragazzi ci chiedono ogni giorno del loro futuro, consci delle difficoltà occupazionali della nostra terra ». Ha parlato di stato, l’assessore regionale Venturi delle regole e della loro osservanza; del mercato e delle difficoltà delle imprese che devono confrontarsi con aziende che danneggiato l’economia. « Se un’impresa - ha detto Marco Venturi - fa firmare la busta paga ai dipendenti e poi paga la metà dell’importo che c’è scritto, commette un reato grave e nuoce al mercato. Ci sono imprendi-

merosi studenti hanno chiesto la parola, ma hanno anche espresso il loro desiderio di futuro, le loro aspettative, e il loro evidente desiderio di chiudere con un passato fatto di clientelismo per lasciare posto alla meritocrazia. All’incon-

Siglato accordo con la Dia Grazie ad un protocollo d’intesa la Direzione investivativa antimafia potrà accedere nella banca dati dell’ente camerale

Lari: Gli industriali hanno introdotto un nuovo modello di legalità

L’accesso alla banca dati dell’ente camerale da parte della Dia, direzione investigativa antimafia, è stata siglata attraverso un

determinante l’azione preventiva della Dia a garanzia del libero mercato e della trasparenza delle imprese. L’ente camerale si mostra innovativo nei percorsi e nelle procedure che forniscono supporto e collaborazione reale”. L’accordo consente uno scambio di risorse nella direzione del contrasto alla criminalità che si infiltra nel tessuto sociale e produttivo attraverso le imprese a tutto svantaggio delle impre-

protocollo d’intesa. La finalità è un accesso preferenziale agli investigatori che si confrontano ogni giorno nella lotta alla criminalità mafiosa. La sigla dell’accordo è avvenuta alla Camera di Commercio, tra il presidente, Antonello Montante e il colonnello della Guardia di Finanza, Gaetano Scilla, responsabile del Centro operativo di Caltanissetta. “La banca dati e il programma RI-Visual – ha commentato il colonnello Scilla a conclusione della firma – consentono di accrescere in modo

se sane. “Un’azienda che non segue un percorso di legalità reca un danno notevole alla libera concorrenza che regola i mercati – ha detto il presidente Montante – e per questo abbiamo avviato i protocolli d’intesa che forniscono un contributo sostanziale”. L’ente camerale metterà a disposizione del Centro Operativo di Caltanissetta le informazioni e i dati nel pieno rispetto dei principi di riservatezza e diligenza, nonché di ogni altro principio e adempimento richiesto dal Codice della privacy.

usufruisce di finanziamenti europei, è stato chiamato “Il cemento della legalità - Economia e legalità”. Come relatori, chiamati a parlare ai giovani, l’assessore regionale alle

A sinistra la dirigente scolastica del liceo classico R. Settimo con il procuratore Sergio Lari e l’assessore all’industria Marco Venturi durante l’incontro tenutosi presso la gremita aula magna dell’istituto

Attività produttive Marco Venturi e il presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e delegato di Confindustria nazionale Antonello Montante. «Volevamo concludere gli ultimi incontri con la presenza di autorità che si spendono per la legalità - ha detto la dirigente scolastica Maria Luisa Sedita -. Siamo felici che la lotta alla mafia e alla criminalità continui a produrre frutti, ma adesso dob-

tori che nel passato hanno violato le regole. Per fortuna la magistratura ha lavorato bene in questa direzione». Ha parlato di impresa e aziende sane Antonello Montante. «Il mercato ricompensa le aziende legali - ha spiegato Montante – sono quelle che vivono nella normalità e che non fanno scorretta concorrenza. Abbiamo bisogno di giovani che abbiamo voglia di fare impresa e che vogliono lavorare, progettare e produrre nella legalità». Al termine degli interventi, nu-

tro, gremito di studenti, che hanno animato la capiente aula magna del liceo classico, hanno parteci-

Montante: Il mercato ricompensa le aziende che vivono nella legalità

pato numerosi docenti, alcuni dei quali hanno seguiti gli studenti nel progetto Pon.


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Via col vento... Sindaci dormienti e compensazioni dimenticate Redazione

Nonostante le promesse della Solar Wind dal parco di Mimiani Caltanissetta non ha avuto nulla

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n affare da centinaia di milioni di euro, una rupe violentata, mille polemiche: il vento che fa girare le pale, le palle e i conti in banca non scalfisce gli ineffabili amministratori di Caltanissetta che continuano a dormire rispetto alle promesse o volontarie compensazioni che sono volate via come il vento che le ha prodotte. La ditta Solar Wind che ha realizzato il tanto discusso parco eolico di Mimiani, in considerazione dell’oggettivo impatto creato da questi aerogeneratori, ha teso una mano ai Comuni (Caltanissetta e Marianopoli) il cui territorio è stato violentato e come “compensazione” ha offerto dei gentili cadeau in termini di costruzioni di opere pubbliche o finanziamenti. La Solar Wind all’allora Sindaco Messana pare abbia promesso un omaggio sull’ordine del milione di euro. Stessa promessa pare sia stata reiterata all’attuale sindaco Campisi; l’impianto ormai produce energia ma soltanto il Comune di Marianopoli è stato in grado di ottenere dei benefici compensativi come si

evince dalla delibera che pubblichiamo a lato: trecento mila euro per il rifacimento del campo sportivo. Caltanissetta non ha avuto nulla. Allora ci si chiede: come mai questo colpevole ritardo? Gli investitori sono spariti alla chetichella approfittando del sonno profondo prima di Messana e adesso di Campisi. L’unico che ha dato qualche segno di vita è stato l’allora assessore Failla che è riuscito nell’impossibile miracolo di fare allungare di qualche decina di metri le aiuole prima più corte distrutte dal passaggio in città delle pale e delle relative torri. Ma senza avere neanche un fiorellino piantumato. Sarebbe stata evidentemente una spesa non sostenibile per gli imprenditori del vento. Ma la cosa più grave è che non esiste alcun atto, una delibera, una convenzione (che andava comunque siglata prima dell’inizio dei lavori) che sancisca l’impegno della Solar Wind, per cui la stessa società potrebbe incredibilmente rispedire al mittente qualsiasi pretesa del Comune di Caltanissetta. A questo punto c’è da chiedersi se venga pagata l’ICI o se non è il caso che questa venga omaggiata visto che, non si sa mai, dovesse cessare il vento su tutta la rupe di Mimiani, a quel punto la Solar Wind possa trovarsi sul lastrico.

Estratto della determinazione del Sindaco di Marianopoli n 8 del 31-01-2011 (consultabile sul sito del comune di Marianopoli)

- che al punto 3) della medesima convenzione la Solar Wind s.r.l. oggi Mimiani Wind s.r.l. si impegna nei confronti del Comune di Marianopoli, a titolo di risarcimento deri-

vante dall’impatto visivo causato dalla realizzazione della stazione di consegna dell’energia elettrica derivante da fonte rinnovabile prodotta dall’erigendo parco eolico, a realizzare direttamente la ristrutturazione e sistemazione del campo di calcio, attualmente in disuso, di proprietà del comune di Marianopoli, sito in contrada Roba, per un importo massimo di ! 300.000,00;

In alto a destra il campo sportivo di Marianopoli


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L’ANTEFATTO. La nascita del parco fu segnata da prese di posizione di politici e ambientalisti

Quando Eolo con l’aiuto della legge spazzò via le polemiche e i ricorsi

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n verità la costruzione imponente di tale impianto di generazione di energia alternativa fu avversato da ambientalisti, consiglieri comunali ma anche da comuni cittadini. Niente da fare: le aree erano destinate, nei vigenti strumenti urbanistici dei comuni di Caltanissetta e di Marianopoli, dove è stata realizzata l’opera, a zone di uso agricolo e pertanto compatibili con l’insediamento di un parco eolico; le competenze per questo tipo

di impianti sono della Regione che ne ha approvato il progetto e la realizzazione con apposito decreto nel febbraio del 2008 e quindi… buonanotte ai suonatori.

Sotto il profilo procedurale nulla è stato rilevato, in quanto il consiglio comunale di Caltanissetta, con atto deliberativo n. 57 del 30 novembre 2006 e il consiglio comunale di Marianopoli con atto n. 34 del 17 ottobre 2007, hanno reso il proprio avviso favorevole e altro non potevano fare, non avendo, come detto, alcuna competenza in merito.

La compatibilità geomorfologica dell’area con la realizzazione dell’opera è stata accertata dall’ufficio del Genio civile di Caltanissetta che ha reso parere favorevole; la Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di

Caltanissetta ha anch’essa reso parere favorevole. L’Ispettorato ripar timent ale delle foreste di Caltanissetta, ai soli fini idrogeologici e forestali ha rilasciato il proprio nulla-osta

ai lavori per il progetto del parco eolico. Il dipartimento regionale territorio e ambiente, ha emesso giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto per la realizzazione dell’impianto eolico. Qualche prescrizione di questo o quell’ente ma alla fine il parco eolico è stato realizzato.

Curiosità e pale eoliche nel nisseno

Mario Privitera, il “manager” del vento in provincia

Mario Privitera, 51 anni, è oggi un imprenditore lanciatissimo nel settore delle energie alternative. Fanno capo a lui una decina di società alcune delle quali hanno già ottenuto l’autorizzazione per l’installazione di parchi eolici e comunque rappresenta l’uomo degli imprenditori Tozzi di Ravenna in Sicilia, quelli che hanno realiz-

zato il parco eolico di Mimiani. La sua storia è indissolubilmente legata al calcio di Caltanissetta; non è infatti un lontano ricordo il suo passato da discreto calciatore della Nissa e poi da presidente della stessa squadra biancoscudata. Si dice che abbia brindato alla retrocessione della Nissa di Terenzio nei primi anni novanta ma

fu lui stesso a far risorgere dalla cenere la Nissa pur non stabilendo mai un grosso feeling con il pubblico nisseno. Adesso, da quanto si apprende dagli organi di stampa, è lanciatissimo nella realizzazione del Centro Sicilia Calcio; un progetto ambizioso, portato avanti dal suo fido Raffaele Ammendola che, non ci vuole

tanto a capirlo, vorrebbe assorbire anche la Nissa. C’è da chiedersi se i soldi del nuovo ricco Mario Privitera potranno cancellare la storia del calcio ennese e di quello nisseno. Chissà cosa ne pensano i tifosi bianco scudati e quelli neroverdi; a occhio e croce sembrano pochi quelli pronti a fare salti di gioia.

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Il parco eolico di Mimiani in numeri Dati tecnici

Numero totale di aerogeneratori autorizzati: 16 Numero totale di aerogeneratori installati: 11 - potenza unitaria:2,2 MW; - potenza totale: 24,20 MW. L’area interessata dal progetto dista circa 25 Km. da Caltanissetta e a ridosso del Comune di Marianopoli. Per il sostegno degli aerogeneratori sono state previste delle torri a tronco conico in acciaio con altezza pari a 78 metri, azionate da un sistema tri-elica di raggio pari a 41 metri.

Dati economici

La remunerazione economica, per i proprietari di impianti eolici di qualsiasi tipo (eolico orizzontale, eolico verticale, eolico off-shore) e taglia (dal microeolico al grande eolico), deriva da due componenti: gli incentivi statali e la valorizzazione dell’energia elettrica (che permane anche al termine del periodo di incentivazione). Gli incentivi statali consistono nella vendita di Certificati Verdi o nella Tariffa Onnicomprensiva. La valorizzazione dell’energia, invece, consiste nell’autoconsumo dell’elettricità prodotta e/o nella vendita/scambio sul posto dell’energia immessa in rete. Il produttore che, sulla base della potenza dell’impianto, può optare sia per i Certificati Verdi che per la Tariffa onnicomprensiva, esercita il diritto di opzione tra le due possibilità all’atto della richiesta di qualifica di “Impianto Alimentato da Fonti Rinnovabili” (IAFR) presentata al Gestore dei Servizi Energetici (GSE). È consentito, prima della fine del periodo d’incentivazione, un solo passaggio da un sistema incentivante all’altro.

Quanto rende questo impianto?

Un impianto del genere costa mediamente tra 1000/1.400.000€ a MWatt installato, qui sono state installate 11 pale da 2,2 Mwatt, per un costo di circa 25/34 mln di €. L’energia che si sviluppa in questo tipo di impianti varia dal 30% al 45% della potenza nominale per cui l’energia massima teorica che si potrebbe sviluppare nel parco di Mimiani è di 24,2 Mwatt*24h * 365 giorni = 211.992,00 Mwatt. In verità, considerando la peggiore delle ipotesi (30%) l’energia che si stima possa produrre tale parco è 192.720,00* .30 = 63.597,60 Mwatt*h/anno. L’Enel dovrebbe acquistare l’energia prodotta mediamente e teoricamente (il prezzo è oscillante) a 0.15€ Kwatt*h. Se moltiplichiamo 0,15€ per 63.597,60 Mwatt*h, Solar Wind ricaverà qualcosa come 9.539.640 € all’anno, senza considerare i crediti verdi che possono arrivare a cifre quasi uguali alla vendita di energia. Per cui, nella peggiore delle ipotesi, in quasi assenza di vento per sempre, senza considerare i certificati verdi, in circa quattro anni l’investimento sarà ripagato e negli altri sedici anni i soldi entreranno puliti nelle tasche della Solar Wind circa 160.000.000 € (centosessantamilioni di euro). Ma anche un bambino comprende che tale cifra, alla luce delle considerazioni esposte (vendita dei certificati verdi e un maggiore rendimento degli aerogeneratori istalla)i potrebbe anche raddoppiarsi.


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OLTRE LO STRETTO. L’ arrivo del “professore” ha modificato radicalmente l’approcio alla politica

La risposta “sobria” di Sala D’Ercole al governo di SuperMario di Giuseppe Falci

La fine di Berlusconi e la nascita dell’esecutivo dei tecnici ha portato sobrietà al dibattito, in tv come sui giornali. Ma all’Ars nulla sembra essere cambiato. Dove eravamo rimasti? Al bunga bunga di arcoriana memoria, al dito medio di Bossi, ai talk-show urlati, allo statista guascone che definisce Obama “abbronzato”, ai giornali farciti di processi sul guascone. Al Travaglio da una parte, e al Feltri dall’altra. Al “siete tutti dei comunisti”, al “è la prova provata del conflitto di interessi”. Al “i sondaggi mi danno al 63%”, al “ è ora che Berlusconi faccia un passo indietro”. Mese dopo mese, sempre la stessa storia: Berlusconi di qua, tutti gli altri di là. Il bipolarismo muscolare ha retto per lunghi diciassette anni. Nei quali non si è più parlato della vita reale dei cittadini italiani, ma del processo breve, o del processo lungo, a secondo delle stagioni. Ma dal 12 novembre del 2011 abbiamo cambiato nastro. Il personaggio politico, che ha segnato la cosiddetta Seconda Repubblica ha rassegnato, le dimissioni. Sì, per usare il linguaggio giornalistico, ha fatto “un passo indietro”. L’ha fatto dopo un lungo travaglio. L’ha fatto non per convinzione ma, come dicono i più esperti, perché costretto “dai mercati”. E ha lasciato campo libero non ad un politico, ma ad un tecnico, caldeggiato da tre quarti del Parlamento italiano,

eccenzion fatta per i leghisti. Il tecnico ha un nome e un cognome: Mario Monti. E’ un professore uni-

versitario, che ha già ricoperto ruoli prestigiosi in Commissione Europea, già presidente dell’università Bocconi, uno di quei nomi dal cur-

riculum “eccellente”. E la sua squadra di governo? Manco a dirlo, eccellente. Una squadra di soli tecnici:

professori autorevoli, illustri banchieri, uomini di Stato. Ma la cosa che ha più colpito l’opinione pubblica è la “sobrietà” della squadra di

governo. Nessuna battuta, e poche parole. Tant’è che, all’indomani della caduta del Cav, una categoria come quella dei cronisti di politica ha esclamato:”E’ finita la pacchia!”. Oggi i giornalisti politici sono sul depresso andante. E quando rientrano in redazione lo fanno a capo chino e guardano con terrore a quelle ottanta righe che devono scrivere:”Sì, direttore qualcosa c’è, perché ci sono le beghe dei partiti. Ma questo (Monti) non dice niente, può parlare mezz’ora senza darti un titolo. E noi cosa faremo?”. Ah, la seconda Repubblica. Oggi tutto è cambiato. I giornalisti sono in crisi, e i cittadini, non più abituati a cotanta sobrietà, si dicono esterrefatti. Al bar la crisi dell’Euro-zone impazza, e i talk-show in prima serata sono talmente “sobri” da essere considerati “pallosi”. Ma ci abitueremo, torneremo anche noi “sobri” e ci sembrerà tutto normale. D’altronde se ne è accorto anche il nostro parlamentino. A Sala d’Ercole hanno voluto mandare un

messaggio di “sobrietà” all’attuale compa- g i n e presieduta da Mario Monti. Qualche giorno fa è stato approvato all’unanimità un ddl costituzionale sulla riduzione dei parlamentari regionali da 90 a 70. Però. La “sobrietà” sbarca anche in Sicilia. Ma alcuni maliziosi smontano l’atto di sobrietà:”Il ddl che taglia 20 deputati regionali in Sicilia è una furbizia. Vuole evitare che Roma per legge ne tagli 40. ”. Ah, ora va meglio.


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Serradifalco e il suo lago

“chiacchierato”

AMBIENTE. Pochissimo è stato fatto per salvaguardare il “Soprano”

di Laura Spitali

Nonostante le pressioni di cittadinini e ambientalisti, il sito è riserva naturale solo formalmente perchè ancora non risulta fruibile agli appassionati. Nel cuore del vallone nisseno, precisamente alla periferia di Serradifalco, sorge il Lago Soprano altresì denominato Lago Cuba, che undici anni fa è stato decretato Riserva Naturale Orientata dalla Regione Sicilia. La gestione viene affidata fin da subito alla Provincia Regionale di Caltanissetta, che in oltre dieci anni non ha ancora provveduto ad effettuare la perimetrazione del lago. Una gestione contestata dal Comune di Serradifalco e dalle associazioni ambientaliste che ne rivendicano l’affidamento. Sulla carta tutto è chiaro, ma in realtà poco lo è nella concretezza. Chiunque faccia una ricerca sul web digitando “Lago Soprano Serradifalco” potrà trovare diverse pagine che narrano la sua storia, le sue caratteristiche e la sua appartenenza alle riserve siciliane. Ma se qualcuno volesse visitarlo dal vivo non troverebbe nessuna indicazione turistica, né la segnalazione di un accesso o di un percorso per esplorarlo. Sorge spontaneo chiedersi cosa stiano facendo le istituzioni per salvaguardare e valorizzare il Lago Soprano, scelto come habitat da numerose specie floristiche e faunistiche che vi stazionano permanentemente o vi sostano lungo il processo migratorio. Un lago che si presenta come una cavità superficiale prodotta dall’azione dell’acqua sul calcare, colmato dalle acque piovane e da piccole sorgenti, con un’estensione variabile di circa 15 ettari ed una profondità massima di 2 metri. Un lago già presente nel territorio di Serradifalco nel 1830, come testimonia un documento comunale intitolato “Tratto della situazione fisica e morale di Serradifalco” del giugno di quell’anno, inviato alla prefettura dell’allora Valle di Caltanissetta per relazionare sulla situazione geofisica e sociale del paese. Nel documento si parla della presenza di

tre laghi temporanei, ossia di cavità carsiche in cui si accumulava l’acqua nei periodi invernali, denominati Lago della Gazzana o Soprano, Lago della Cuba o Mediano e Lago Sottano. In particolare, dalla relazione si evince che la formazione del Lago Cuba fu data soprattutto dalla provenienza delle acque del Lago Gazzana, ed in rimanenza per lo scolo delle acque di diverse strade del paese e delle colline collaterali. Ad oggi l’unico ancora presente è il lago Cuba, il cui nome deriva dall’arabo “zona umida”, riportato nei documenti ufficiali a causa di un refuso come Lago Soprano, e che dal 2000 è stato riconosciuto Riserva Naturale Orientata. Decretato ufficialmente dalla Regione Siciliana dopo anni di pressioni e

Molti lo considerano non come una risorsa ma come un mero stagno

attenzioni da parte delle associazioni ambientaliste del territorio, il Lago Soprano ancora oggi rimane Riserva Naturale solo formalmente, perché nulla è stato fatto per renderlo fruibile ai serradifalchesi e ai tanti appassionati della natura. Una storia controversa quella del Lago Soprano, che per anni, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1945, viene destinato alla raccolta delle acque reflue del sistema fognario, le quali rendono stabile l’invaso del suo bacino con periodi di maggiore e minore capienza, ma che sicuramente lo deputano a mera cloaca svilendone la sua potenzialità naturalistica. Negli anni ’80 si sviluppa in Italia la cultura ambientalista, che tende a valorizzare e proteggere tutti quei luoghi di particolare interesse geologico, paesaggistico e abitativo di peculiari specie di flora e fauna. Così, dopo diverse azioni pressanti da parte delle associazioni

Sopra un’immagine panoramica del lago Soprano. A sinistra una Ballerina Bianca. Sotto il Ramarro Lacerta viridis e un esemplare di volpe

ambientaliste sulla necessità di proteggere gli ecosistemi presenti nel territorio siciliano, la Regione Sicilia nei primi anni ’80 concede i vincoli biennali di protezione al Parco dello Zingaro (TP), ad Acitrezza (CT), Ganzirri (ME), e Capo Rama (PA). Nel 1983 anche il Lago Soprano ottiene il vincolo biennale, vale a dire la tutela dell’area umida e del suo ecosistema, e viene affidato al WWF. Il vincolo viene rinnovato per quasi vent’anni, ed affidato ad Italia Nostra e alla Lipu, prima di essere convertito in decreto per l’istituzione della Riserva Naturale nel dicembre 2000. Un processo di riconoscimento e conversione molto lungo, se si pensa che gli altri ecosistemi siciliani passarono da vincolo biennale a riserva nel giro di

pochissimi anni. Giungendo gli anni ’90 si rende necessario mutare la rete fognaria di Serradifalco, e nel 1995 viene eseguito il Parf (piano attuativo rete fognaria) del Comune, sulla base del progetto

denominato “Emissario di nordovest” elaborato quattro anni prima dal prof. Pumo dell’Università di Palermo. Questo progetto, tuttora vigente, intercetta la rete fognaria cittadina all’altezza della chiesa di San Giuseppe e prosegue lungo la SP 23 fino ad arrivare al centro di depurazione istituito appositamente in Contrada Mintina. Il lago dal quel momento in poi non è più adibito a cloaca ma, non avendo altre fonti di approvvigionamento a parte le piogge, per alcuni anni nella stagione estiva tende a prosciugarsi, provocando la moria degli animali

presenti con conseguenti problemi igienico-sanitari ed il serio danneggiamento dell’ecosistema. Per ovviare a questo problema la Regione Sicilia stabilisce la presenza di sistemi fognari che convoglino le acque bianche piovane al lago. Ciò viene attuato dal Comune attraverso un sistema sotterraneo che parte dall’ingresso nord del paese e si conclude alla fine di via Roma, dove è presente una vasca con fondo franco nella quale le acque bianche confluiscono, decantano e poi tracimano

per giungere al lago attraverso un canale a cielo aperto. Questo sistema permette che il Lago Soprano mantenga il suo bacino anche nel periodo estivo, la cui profondità ed estensione varia a seconda dell’apporto di acque piovane precipitate nelle stagioni autunnali ed invernali. Ma il Lago Soprano non viene considerato da tutti i serradifalchesi una risorsa naturalistica, anzi c’è chi lo reputa un mero stagno che non esisterebbe senza l’apporto delle acque bianche fatte confluire grazie all’intervento dell’uomo. Una palude che si riempie d’acqua piovana senza potersi rigenerare, non avendo ormai da molto tempo né emissari né immissari, a causa dell’otturazione delle fessure carsiche che le permettevano di rigenerare le proprie acque. Un pantano che per anni è stato fomentato dalle acque fognarie, che da cloaca si eleva a riserva naturale comportando vincoli a coloro i quali posseggono appezzamenti di terreno ad esso confinanti. Infatti, in più occasioni alcuni serradifalchesi hanno intentato cause al fine di far abolire prima il vincolo e poi il decreto di riserva, senza però averla mai vinta. Un lago controverso, quindi, amato ed odiato, concepito da alcuni come un disagio e da altri come una risorsa. Un lago che è mutato negli anni soprattutto a causa di ingerenze dell’uomo, ma che nonostante tutto continua ad accogliere diverse specie di vegetazione e fauna, e ad essere scelto da molti uccelli migratori come tappa intermedia del loro viaggio stagionale, quasi a rappresentare un anello di congiunzione tra nord e sud del mondo.


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Alcune delle specie animali che popolano permanentemente o lungo i periodi di migrazione la Riserva Naturale Orientata del Lago Soprano. Uccelli: airone bianco, airone cenerino, cicogna bianca, germano reale, ballerina bianca, gallinella d’acqua, mignattaio, falco di pa-

lude. Mammiferi: riccio, porcospino, volpe, lepre, donnola, pipistrello. Rettili. ramarro, zamenis lineatus, nitrice dal collare, congilo, geco. Anfibi: rospo, rana verde, rospo smeraldino. (fonti Arpa Sicilia e Lipu Caltanissetta)

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Un bacino controverso amato e odiato, mutato a causa delle ingerenze dell’uomo.

Gina Tortorici, responsabile LIPU Serradifalco. A sinistra il Germano Reale (Anas

platyrhynchos)

LE IDEE. I pareri di cinque serradifalchesi per salvare l’area

“Una migliore gestione per rilanciare la riserva” Cosa rappresenta il Lago Soprano per la comunità serradifalchese? Cosa si sta facendo per mantenere, o al contrario far decadere, il suo status di Riserva Naturale Orientata? Queste domande sono state poste a cinque interlocutori che sul lago hanno competenze e conoscenze specifiche. Partendo da chi ha ricevuto dalla Regione Siciliana

di tutela e valorizzazione del lago, del suo ecosistema e di tutto il territorio”. Sul fronte locale molto netta è la posizione del Comune di Serradifalco. “L’amministrazione comunale da tempo reclama l’affidamento della gestione della Riserva

fettiva della riserva, come la perimetrazione del lago ed il conseguente esproprio minimo dei terreni ad esso confinante, azioni fondamentali per l’avvio di una riserva in concreto e non solo sulla carta. Il comune è, inoltre, proprie-

Dacquì: Deve essere il Comune a doversene occupare

il compito di gestire dal 2000 la riserva, ossia la Provincia Regionale di Caltanissetta. Nello specifico intervistando la dottoressa Giulia Cortina, dirigente dell’ufficio Territorio ed Ambiente, che da poco è stata nominata alla gestione della Riserva Lago Soprano: “Non essendomene occupata io finora, ed essendo stata nominata a ricoprire questo incarico nel mese di novembre, purtroppo non ho molti elementi per dichiarare cosa sia stato fatto fino ad oggi. Posso solo dire che voglio mettere un punto e ricominciare tutto da capo, stringendo una proficua collaborazione con il Comune di Serradifalco e i suoi abitanti, e coinvolgendo la Forestale e le associazioni ambientaliste. Credo che un bene come una Riserva Naturale Orientata debba unire e non dividere, e con il coinvolgimento di tutti sarà possibile attuare progetti

Da sinistra l’architetto Michele D’Amico responsabile dell’area tecnica del comune con il sindaco di Serradifalco Giuseppe Maria Dacquì

Naturale Orientata Lago Soprano. – ha dichiarato il sindaco Giuseppe Maria Dacquì – Perché ritengo che il Comune, essendo promotore d’interessi locali, sia l’ente che meglio di chiunque altro possa gestire e valorizzare una riserva naturale di primaria importanza che sorge nel proprio territorio. E soprattutto visto lo stato d’inerzia che da undici anni vige nella gestione, o meglio nella non gestione, di questo bene naturalistico da parte della Provincia Regionale di Caltanissetta. Più volte ho esortato l’ente provinciale ad adottare i provvedimenti necessari per la gestione concreta ed ef-

tario di terreni in zona San Giuseppe che consentirebbero un accesso al lago se congiunti a quelli dei privati, fornendo quindi un punto d’entrata per poter usufruire della riserva”. Il responsabile dell’area tecnica del Comune, l’architetto Michele D’Amico, ha invece spiegato l’iter storico e geo-fisico che ha caratterizzato il Lago Soprano, ed ha aggiunto: “In quest’ultimo decennio il Lago Soprano, oltre ad essere stato decretato Riserva Naturale Orientata, è stato inserito nella lista dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che fanno parte della “Rete Natura 2000”, creata

dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli ecosistemi identificati come prioritari dagli Stati membri. Inoltre, in questi anni il lago è stato monitorato dall’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) che ha effettuato analisi sullo stato delle acque superficiali, le cui relazioni pervenute in Comune hanno confermato l’assenza di contaminazione da acque reflue fognarie”. Ma esiste a Serradifalco anche una parte di popolazione che dice “no al lago”. In rappresentanza di essi il professore Michele Territo, già sindaco di Serradifalco dal 1980 al 1994, ha affermato: “Io ho sempre visto il lago come una grande pozzanghera che inghiottiva rifiuti. Non si può definire lago, perché non ha una sua autonomia d’approvvigionamento idrico vista la mancanza di immissari ed emissari naturali. È solo una forzatura voluta dall’uomo. Se non venissero confluite forzatamente al lago le acque bianche piovane, esso compirebbe il suo ciclo stagionale di raccoglimento delle piogge in autunno ed inverno, ed il susseguente prosciugamento nel periodo estivo. Non è altro che un pantano, e non capisco come si sia passati dagli anni ’70 dove il clima in paese si riassumeva nello slogan “fuori questa

sponsabile Lipu (Lega italiana protezione uccelli) di Serradifalco Gina Tortorici, già assessore comunale all’Ambiente nel 1997: “Se la Provincia Regionale di Caltanissetta volesse potrebbe dare in affidamento la Riserva Naturale Lago Soprano alla sezione locale della Lipu, che la gestirebbe coordinandosi con le altre associazioni ambientaliste provinciali così come avviene in altre riserve, ad esempio alle Biviere di Gela. Noi della Lipu abbiamo già da tempo elaborato un progetto di gestione e promozione del Lago Soprano, che coinvolgerebbe le scuole, la comunità serradifalchese e che richiamerebbe tanti appassionati della natura. Ma cosa è stato fatto dalla Provincia in questi undici anni di gestione? Dove sono finiti i finanziamenti regionali più volte stanziati per la perimetrazione e l’esproprio delle strisce di terra dei privati confinanti con il lago? Cosa si sta facendo per tenere in cura la riserva, per tutelarla dalla distruzione dell’uomo e dall’autodistruzione? Una serie d’interrogativi che

Territo: Ho sempre visto il lago come una grande discarica

porcheria!”, agli anni ’80 fino ai giorni nostri in cui si sostiene che il lago sia un bene naturalistico”. Infine, e non per questo di minore rilevanza, il parere delle associazioni ambientaliste per il tramite della re-

L’èx sindaco Michele Territo

poniamo ormai da anni, senza aver mai ricevuto opportune risposte”.


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CULTURA In un volume gli articoli di Gruttadauria pubblicati da “La Sicilia”

107 cronache dal passato raccolti in un libro di storia di Alessandro Maria Barrafranca

L’opera è divisa in dieci capitoli: dalla politica alla chiesa, dalla guerra all’arte, dai personaggi allo sport. “Cronache & graffiti”: questo è il titolo del nuovo libro del giornalista, e ricercatore di storia locale, Walter Guttadauria. Il volume, che si avvale della prefazione di Giorgio De Cristoforo, caporedattore del quotidiano “La Sicilia”, ripropone 107 pezzi scelti fra i tanti dallo stesso autore scritti e pubblicati, tra il 1995 e il 2010, nella pagina provinciale “Cultura & Società” dello stesso quotidiano. Il lavoro, edito da Lussografica, fa parte della collana “ Momenti e figure di storia nissena” diretta da Sergio Mangiavillano, e ripercorre aspetti, fatti, luoghi e personaggi della provincia nissena. Le numerose tematiche che l’autore, per una più facile lettura, ha suddiviso in dieci capito-

li (Politica e associazionismo; Lavoro e imprenditoria; Chiese e religione; Fede e carità; Il Risorgimento; Da una guerra all’altra; Arte architettura e urbanistica; Sport; Personaggi; Miscellanea) permettono di riscoprire particolari aspetti della storia locale nonché gli usi e i costumi del nostro popolo; il tutto arricchito da un cospicuo supporto fotografico formato da oltre 200 foto. Ogni articolo, di uno stile narrativo immediato e di facile comprensione, riporta la data di pubblicazione, il titolo e il relativo corredo fotografico già presenti nella versione originaria andata in stampa sul predetto quotidiano, pur se – scrive Guttadauria nell’introduzione del volume – «solo in qualche caso è stata evitata la ripetizione di foto utilizzate per più articoli, o ne è stata sostituita qualcuna per una migliore resa grafica». Particolarmente interessanti e ricchi di documentazione si propongono i capitoli I e V, rispettivamente dedicati a Politica e associazionismo il primo, e al Risorgimento il secondo, quest’ultimo dallo stesso presentato – in vari articoli - in concomitanza con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. In tale lavoro di ricerca si ha l’opportunità di ricostruire minuziosamente gli eventi vissuti in alcune località della nostra provincia dopo la spedizione garibaldina del 1860. Guttadauria - che è anche autore di diversi libri

su fatti e personaggi locali – ripercorre per mezzo di questi articoli giornalistici la storia stessa di Caltanissetta giacché offre uno spaccato della società nissena e della sua evoluzione attraverso i tempi. Tutto ciò costituisce, nell’insieme, un agile racconto della realtà sociale del capoluogo e non solo, offrendo al lettore la possibilità di conoscere e riscoprire il proprio territorio attraverso protagonisti e vicende, alcune anche curiose e singolari, ma ormai del tutto dimenticate. «Tali pezzi – rimarca Guttadauria – hanno in comune l’essere stati ispirati dalla cronaca quotidiana o comunque l’avere avuto di volta in volta un qualche aggancio a situazioni e fatti contemporanei: sono divenuti, così, un mezzo per rileggere i nostri “graffiti”, cioè il nostro passato».

di Salvatore Falzone

Che barba che noia questa classifica del “Sole 24 ore” A parte che non fa più notizia. A parte che si potrebbe discutere a lungo sulla validità dei criteri utilizzati per stilare que-

sta graduatoria natalizia scontata più del panettone. A parte che le classifiche lasciano sempre il tempo che trovano. A parte che su Caltanissetta grava il peso (e che peso) di quel piccolo mondo a parte che è Gela. A parte i soliti piagnistei e il solito dare la colpa a destra o a sinistra a seconda del colore politico di chi amministra la città… A parte tutto: dell’indagine del Sole-24 Ore sulla vivibilità delle 107 province italiane, che ogni anno ci riserva un posto sicuro in fondo alla lista, dovremmo fregarcene un po’. Certo i problemi non mancano, e sono sempre gli stessi. La colpa è di tutti e di nes-

proprio, o di orgoglio se preferite, e di onestà di giudizio. A forza di leggerlo ogni anno sul Sole 24-Ore abbiamo finito per crederci. Ma davvero Caltanissetta è la città del Belpaese dove si vive peggio? Perché non cominciamo a stilare un elenco dei motivi che fanno del capoluogo nisseno un posto vivibile? Ne segnalo qualcuno. Uno: a cinque minuti di macchina siamo in aperta campagna, in un contesto rurale ormai raro, e davvero unico, immersi in un paesaggio spoglio e antico, essenziale, puro, pulito. A cinque minuti di macchina siamo nel silenzio. Due: Caltanissetta città è, tutto sommato, sicura. Non è il Bronx. Rispetto alla maggior parte dei capoluoghi siciliani, o comunque del Sud, è una cittadina tranquilla. Tre: le relazioni umane, nel bene e nel

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cettina bivona CALTANISSETTA

suno. La piccola Atene di sciasciana memoria, è vero, non esiste, e assomiglia tanto a quel mos maiorum di cui tutti parlano e che nessuno ha mai toccato con mano. Caltanissetta non è il paradiso terrestre, e va bene. Ma ogni tanto potremmo anche sfoderare un minimo di amor

male, sono vere e vivaci, improntate come da autentica tradizione di vita “di provincia”, alla conoscenza diretta e al rapporto “fisico” fra le persone. Quattro: possiamo mangiare tutte le panelle che vogliamo. Cinque: lo spazio è finito. Ma la lista, se vogliamo, potrebbe continuare…


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L’INTERVISTA. Gli innovativi progetti dei fratelli Antonio e Luigi Dugo, nuovi proprietari della squadra

Una Nissa a misura di... turista di Donatello Polizzi

Nei loro progetti lo sviluppo di un turismo sportivo e la creazione di una rete che offra a tifosi ed alle squadre i tesori di territori ricchi di attrattive. La nuova proprietà della Nissa formata dai fratelli Antonio e Luigi Dugo, che hanno posto Antonino Monterosso a presidente della società nissena, prospetta progetti ambiziosi non soltanto in campo sportivo ma anche in materia imprenditoriale. Sin dal loro insediamento nel capoluogo nisseno hanno più volte evidenziato il loro credo progettuale: turismo sportivo. I fratelli Dugo, in un’intervista esclusiva rilasciata al nostro mensile, hanno chiarito i contorni di una formula che appare enigmatica: “Il turismo sportivo nasce in Inghilterra. Gli inglesi, pionieri nel settore, hanno pen-

in cui si svolgono i match, approfittando delle manifestazioni sportive per valorizzare le risorse (culinarie, paesaggistiche, archeologiche, naturalistiche, culturali) del territorio”. Una visione affascinante che apre nuovi orizzonti: “Facciamo un esempio pertinente e realistico. Lunedì 12 dicembre si è giocato Roma-Juve; alcuni autobus di tifosi sono partiti dalla Sicilia per assistere alla gara ma soltanto alla gara. Perché, ad esempio, non anticipare la partenza la domenica mattina per consentire a queste persone di visitare alcuni siti della città eterna, usufruire di un pernottamento, e di trasformarsi dunque in risorsa turistica?” Indubbiamente la Sicilia, ed i grandi “tesori” che racchiude, rappresenta potenzialmente un

Miriamo alla costruzione di un circolo economico virtuoso attorno al calcio

Real Avola, la Nissa ed il Caltagirone. La nostra pianificazione pluriennale mira alla costruzione di un’organizzazione capillare

Il nostro desiderio è di portare la squadra fra le professioniste

e molto professionale che possa consentire al tifoso-turista che viene ad assistere alla gara che si gioca a Caltanissetta, ad esempio, di visitare la Villa del Casale a Piazza Armerina o il barocco di Noto o le ceramiche di Caltagirone. Lavorano le strutture ricettive, i ristoranti insomma si crea un circolo economico virtuoso”. Necessario creare una rete che creda in questa idea che non è solo sportiva e che non s’indirizza soltanto verso un solo sport: “Finora il calcio, in particolar modo dilettantistico, è stato delegato a presidenti che arrivavano, spendevano grosse cifre e dopo qualche anno si ritiravano perché impossibilitati dal bruciare altre risorse economiche nel mondo del pallone. Noi vogliamo una progettazione, una sinergia, che si basa sullo scambio di risorse fra turismo e sponsorizzazioni alle società sportive”. Uno scenario invitante ed attraente ma innanzitutto i tifosi del club biancoscudato vogliono vedere la propria squadra più in alto possibile: “Il nostro desi-

Da sinistra Luigi e Antonio Dugo

mo attrarli maggiormente e tentare di farli restare per almeno due giorni. Sia chiaro, la Nissa è soltanto uno dei tasselli di questo piano. Non possiamo credere di portare avanti un progetto di questo tipo con i cinquanta o cento tifosi che seguono le proprie compagini che giocano al Tomaselli”. Sul difficile momento della gloriosa squadra del capoluogo nisseno, un riferimento è d’obbligo “Ci rendiamo conto

sione, il nostro progetto non si ferma, ne abbiamo intenzione di tirarci indietro; anzi ripartiremo con maggiore slancio”! In campionato la Nissa è in evi-

Caltagirone e Noto

Antonino Monterosso

sato di far trascorrere alle famiglie al seguito delle squadre dei vari sport, più giorni nei luoghi

territorio ricco di prospettive ed attrattive: “Noi abbiamo già preso come gruppi sportivi il

derio è portare la Nissa fra i professionisti. Naturalmente maggiore è l’importanza del campionato cui partecipa la squadra, migliore il richiamo mediatico ed ancor più interessante diventa la possibilità che i tifosi appartengano a realtà geografiche lontane, dunque possia-

c h e chiedere ai tifosi di avere fiducia con una squadra nei bassifondi della graduatoria è impresa improba. Stiamo lavorando per rinforzare adeguatamente l’organico, noi vogliamo i play-off ed il nostro impegno e le nostre risorse sono orientati in quella direzione. Facciamo e faremo di tutto per la Nissa. E nella peggiore, e malaugurata, delle ipotesi di un’eventuale retroces-

dente difficoltà, i fratelli Dugo ed il presidente Nino Monterosso, sono concentrati nel tentativo di trovare le giuste soluzioni di mercato e tecniche per riportare in alto la casacca bianco scudata. Il loro impegno, il loro lavoro s’indirizza su due vie differenti ma parallele: da un lato il sogno del professionismo per la compagine calcistica cittadina e dall’altro la costruzione di questa grande organizzazione imprenditoriale che possa trasformare lo sport oltre che in occasione socializzante in risorsa economica del territorio con una forte connotazione turistica.


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Viale della Regione Fatti in Redazione

di Leda Ingrassia

Vullo, l’artigiano delle immagini che ha scelto di non andare via H

a tutta l’aria e l’estro del vero artista, con tanto di capelli un po’ ribelli, pizzetto, occhialini colorati, sciarpetta al collo e abbigliamento casual. E’ Luca Vullo, filmaker nisseno, da anni ormai in giro per l’Italia tra Bologna, Roma e la sua amata Sicilia dalla quale, nonostante il successo, non si è mai distaccato. Lì ed in particolare a Caltanissetta, dove ha visto la luce 31 anni fa, sono nati i documentari e i cortometraggi che lo hanno reso famoso anche all’estero. Cumu veni si cunta, Caltanissetta oro di Sicilia, La Settimana Santa a Caltanissetta, Un caruso senza nome, Dallo zolfo al carbone, solo per citare le sue produzioni più note a livello locale. Una passione, quella per il video, che Luca dice essere arrivata tardi nella sua vita. “Pensandoci ora - racconta Luca Vullo - fin da piccolo esisteva in me quella che è una caratteristica importante del mio attuale lavoro, ovvero una sorta di spirito organizzativo: avevo la tendenza a coordinare

Fu a Bologna che diciottenne mi scattò la molla e mi accostai a questo mondo

un gruppo di persone, amici a quei tempi, per raggiungere un determinato obiettivo che, a quella età, poteva essere l’organizzazione di una scampagnata o una gita. La vera

molla che mi fece accostare a questo mondo però fu quando, intorno ai 18 anni, andai per la prima volta a Bologna da alcuni amici. Con loro cominciammo a sperimentare dei cortometraggi e iniziai a capire

cos’è la vita artistica”. E’ proprio in quella fase che Luca Vullo da studente universitario di Economia e Commercio imbocca la via per diventare filmaker. “Dopo due anni di iscrizione all’università di Catania, durante i quali tutto avevo fatto tranne che studiare e dare esami, mi sono trasferito a Bologna. Mi sono iscritto al DAMS e mentre studiavo facevo i primi test di cortometraggi, capitavo sui set assu-

mendo qualsiasi ruolo, ovviamente gratuitamente, dalla semplice comparsa al runner o al microfonista. Bologna è un’ottima piazza in questo senso e ha rappresentato per me un utile punto di partenza per capi-

re come si lavora in questo settore”. Luca mi racconta di aver fatto anche tre lavori per mantenersi e soprattutto mantenere la sua passione per la quale ha frequentato pure tanti corsi privati, tanti laboratori tecnici sulla ideazione di una storia, su scrittura e sceneggiatura e su montaggio e regia. La vita a Bologna si interrompe però nel 2002 quando decide di ritornare a casa. “Nel 2003 - racconta il filmaker nis-

seno - nasce la mia casa di produzione, “Ondemotive”, e il mio primo documentario, Cumu veni si cunta. Grazie a mio padre che mi comprò una telecamera digitale, seppur amatoriale, mi sono lanciato in questo progetto che ha voluto rappresentato l’arte di arrangiarsi del mio popolo, attraverso personaggi incontrati per strada. Realizzata questa mia prima produzione, grazie all’allora assessore Fiorella Falci, ottenni il mio primo finanziamento istituzionale: avevo semplicemente chiesto uno spazio pubblico per poter ringraziare gli sponsor e invece mi ritrovai al teatro Margherita dove la proiezione del mio documentario ebbe un grande successo”. Incassato il primo traguardo, a questo giovane produttore nisseno l’amministrazione comunale commissionò la realizzazione di un documentario istituzionale sulla città, Caltanissetta oro di Sicilia, e uno sulle tradizioni pasquali nissene, ovvero La Settimana Santa a Caltanissetta. ”Nel frattempo - aggiunge Luca mentre Cumu veni si cunta diventava un cult movie grazie ai vari protagonisti che lo commercializzavano underground mettendo su un business incredibile, il documentario veniva presentato in numerose università e in vari paesi esteri come l’Australia e l’America, a Rochester ad esempio, dove si radunavano persone che da tanti anni non tornavano nel loro paese natale”. Da lì la carriera del filmaker nisseno è proceduta spedita verso l’alto, arricchendosi anche grazie ad un forte legame con il territorio lo-

cale. “Ho fatto fiction, cortometraggi, teatro, ho cominciato a frequentare veri attori. Il tutto, portando avanti il mio percorso in modo ambivalente: da una parte i documentari, dall’altra la fiction. Sono nate così le mie docufiction, come Un caruso senza nome, un miscuglio tra i due generi. La linea

Nel 2003 tornai a casa dando vita alla mia casa di produzione “Ondemotive”

che ho sempre seguito è stata quella di fare squadra con gli artisti del mio territorio, dove esiste tanta gente di talento”. Un pensiero Luca Vullo lo rivolge anche alla sua Dallo zolfo al carbone, con la quale dal 2007 ha vinto più di quaranta premi tra l’Italia e l’estero, divenendo il cortometraggio italiano più premiato nel 2008, tradotto in tre lingue, protagonista per un anno di tutte le cineteche spagnole: un lavoro che è stato presentato anche nella sede del Parlamento europeo e che è stato oggetto di studi in quattro tesi di laurea come esempio di divulgazione underground. “E’ stato una produzione dall’impianto socio-antropologico che per me aggiunge il filmaker - ha rappresentato una sorta di biglietto da visita per altri lavori. Pensare che ho cominciato con le duecento euro che mia aveva dato uno sponsor:


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Fresca” e per “Ipercussonici”, del cortometraggio con protagonista il musicista Roy Paci e di quando, qualche mese fa, è stato direttore artistico della terza edizione del Lampedusa In Festival. “Dalla collaborazione con l’attore Rosario Petix - racconta Luca - è nato Vrt, un cortometraggio di fantascienza interpretato da Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli che conobbi a

cerca di idee, un’ottima prova di regia e produzione per me e una grande soddisfazione nell’aver ricevuto l’apprezzamento di attori del calibro di Dapporto. Con Vrt sono arrivato in finale in vari festival internazionali”. L’ultimo grande successo di Luca Vullo è poi il documentario dal titolo La voce del corpo. “Rappresenta l’evoluzione massima del mio lavoro: ad un certo punto della mia vita mi venne in mente un’idea sulla gestualità di noi siciliani e, dato che non esisteva niente di simile in ambito cinematografico, con il mio progetto partecipai e vinsi un bando regionale che mi permise di ottenere un finanziamento istituzionale. Molte scene di questo cortometraggio sono state girate nella nostra provincia e, come di consueto, vi hanno partecipato anche tanti siciliani: è ancora in fase di lancio ma già ha riscosso apprezzamenti nel corso delle presentazioni a Palermo e Barcellona”. Il regista siciliano lascia trapelare poi qualche indiscrezione sugli impegni attuali. “C’è un progetto con l’istituto penale minorile,

metraggio: un documentario che spero di girare il prossimo anno. Ma per il resto su quest’ultimo lavoro al momento è tutto top-secret”. Vedendo le tendenze dei giovani d’oggi e conoscendo l’esperienza e il forte legame con la Sicilia di Luca Vullo, viene spontaneo però chiedersi come mai un giovane talento come lui abbia invece preferito impiantare a Caltanissetta la sua base operativa pur tra tante difficoltà. “Quando ho detto ai miei colleghi che avevo deciso di dar vita alla mia casa di produzione a Caltanissetta e non a Bologna mi hanno preso per pazzo. Qui al momento sono conosciuto, non famoso: forse quando lo diventerò fuori, lo sarò anche qui. Ho un po’ di rabbia nei confronti di questo territorio: occorre dare stimoli maggiori e investire di più sui prodotti locali. In questa città, poi, bisognerebbe abbassare il livello di invidia che regna e che è controproducente per la crescita generale. Ho scelto di restare qui per la mia famiglia a cui sono legatissimo e per il team di collaboratori che mi circonda: partire dalle

Caltanissetta, dove loro erano venuti per uno spettacolo al Margherita. Da lì, la realizzazione di questo corto è stata una rocambolesca corsa contro il tempo, una sfrenata ri-

sono anche coinvolto nella realizzazione di tre spot pubblicitari sul sociale in collaborazione con la comunità dei minori e, soprattutto, sto scrivendo il mio primo lungo-

difficoltà che il nostro territorio impone e riuscire, nonostante ciò, a farsi valere anche altrove, credo voglia dire vincere due volte. E’ troppo facile andare via”.

Quando ho detto che avevo deciso di lavorare a Caltanissetta mi hanno preso per pazzo. Partire dalle difficoltà di questo territorio e riuscire a farsi valere credo voglia dire vincere due volte. E’ facile andare via

Il regista Luca Vullo sul set “La voce del corpo” durante le riprese girate in Piazza Garibaldi a Caltanissetta. In basso a sinistra il regista nisseno con il direttore della fotografia Giorgio Giannoccaro

con quei soldi sono stato in Belgio con la mia telecamera per un po’ di giorni e appena tornato mi sono fatto strada, alla ricerca di sponsor istituzionali e privati, mostrando una sorta di demo di quello che sarebbe stato il documentario alla fine. Un successo che ho realizzato grazie alla collaborazione con Maurizio Sapienza, in qualità di produttore esecutivo, con Giuseppe Vasapolli, musicista di San Cataldo, con lo scultore Leonardo Cumbo e il pittore Francesco Galletti”. Ignaro, quasi, il regista nisseno, di quello che era l’eco lasciato sul territorio dalle sue produzioni. “Per due anni dalla nascita di Dallo zolfo al carbone, andavo girando per i vari festival con un borsone pieno di dvd dei miei documentari che regalavo qua e là. Ad esempio, tanti che conoscevo avevano sulla usb quello

che è poi diventato un vero e proprio tormentone underground, ovvero Cumu veni si cunta: me lo facevano vedere entusiasti, non sapendo e non credendo, dopo che glielo dicevo, che l’avevo prodotto io”. Con un grande entusiasmo e quasi ancora con un pizzico di incredulità, Luca mi racconta di aver realizzato dei cortometraggi pedagogici per le scuole, come Picciriddi, di quando è stato invitato a Budapest nell’ambito del Festival “Kulturhid”, per curare, come direttore artistico della sezione cinema, una rassegna di cortometraggi d’autore italiani. Ed ancora, dei vari progetti fatti con il Teatro Stabile Nisseno, con Rosario Petix e Vincenzo Volo, delle lezioni tenute all’università di Padova e Bologna, nonché del primo videoclip realizzato per la band siciliana “Merce


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LA STORIA. Nunzio Vitellaro ha fatto della solidarietà la sua missione di vita

Un giovane di Milena tra i bambini poveri di Albania e Romania Redazione

Da qualche mese lavora per un progetto di integrazione dei bambini rom, vivendo in un villaggio romeno dove le condizioni sono molto difficili Nunzio ha fatto della solidarietà la sua missione di vita. Attualmente è impegnato nel progetto di una organizzazione romena, la European Platform for Youth Development, per l’integrazione dei bambini rom e l’educazione dei bambini alla cittadinanza europea nei villaggi del sud della Romania. Da oltre un mese vive nel villaggio di Misenesti, vicino alla città di Craiova, dove le condizioni di vita sono molto difficili: si prende l’acqua dal pozzo, tutto di notte è buoio e pieno di cani randagi per le strade; le case e tutto quanto le arreda è di epoca

za, il sostegno a favore delle vittime del traffico umano e interventi di supporto in favore dei bambini segregati per il “kanun”, la barbara tradizione della “vendetta” tra le famiglie in lite, che costringe tanti bambini a vivere chiusi in casa per evitare il peggio. Nunzio ha orientato tutta la sua formazione in funzione della cooperazione e della pace. Orfano di padre all’età di 9 anni, ha conseguito la laurea triennale di “consulente esperto in processi di pace, cooperazione e sviluppo” con una tesi in cui confutava la inevitabilità dello scontro tra la cultura occidentale e quelle non occidentali, in collaborazione con Lucio Caracciolo. Ha concluso i suoi studi universitari con la laurea magistrale in relazioni internazionali con un curriculum di studi sulla pace, la democratizzazione e la trasformazione dei conflitti, presso l’università degli studi Roma 3. Tutti i suoi successivi impegni di studio sono stati orientati ad ac-

Al centro della foto Nunzio Vitellaro tra gli Ambasciatori di pace (Albania)

precomunista, mancano i servizi essenziali; c’è solo qualche “putia”, come nei nostri paesi ai tempi dei nostri nonni. La sua esperienza più interessante

Ho orientato la mia formazione in funzione della cooperazione e della pace

Nunzio l’ha potuta fare. per conto della Caritas italiana, in Albania, come coordinatore dell’Associazione “Ambasciatori di pace”. Sorta ad opera dei missionari della Kisha Katolike di Blimisht, nella diocesi di Sapa, l’associazione si propone l’animazione giovanile nei “campi di lavoro” per la formazione alla cultura della pace e della conviven-

quisire conoscenze linguistiche ed esperienze utili al suo lavoro di cooperatore e promotore di pace sia in ambito governativo che non governativo (ONG). Nunzio Vitellaro lo abbiamo incontrato in occasione del temporaneo rientro a Milena dalla Romania, per trascorrere le feste natalizie con i suoi. Ad attendere lui, come le due sorelle Giuseppina e Maria da Milano e il fratello più piccolo Carmelo da Pisa, la mamma Maria. Gli abbiamo chiesto che cosa lo ha spinto a fare queste sue scelte di studi e di vita. “Faccio le cose in cui credo: aiutare i più poveri e lavorare per combattere l’emarginazione e l’esclusione sociale e per la ricostruzione del tessuto esistenziale lacerato da guerre, fame, catastrofi naturali”. Gli abbiamo chiesto anche come si rapporta con queste problemati-

che. “R itengo fondamentale, per chi voglia occuparsi di relazioni internazionali per promuovere la pace e la cooperazione, conoscere la

cultura, la lingua, le istituzioni, lo stile di vita quotidiana delle realtà con cui vieni a contatto; spesso noi occidentali agiamo secondo un modo di pensare che non temo di definire neocolonizzatore, come se esistesse un solo modo di pensare e di vivere giusto e corretto, il nostro, che riteniamo doveroso esportare e imporre agli altri, senza nemmeno provare a comprendere l’esistenza delle diversità”.


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CALCIO A 5. Dal 15 dicembre inizia al Palacarelli l’avventura

che dovrà portare l’Italia al mondiale in Asia del 2012.

Nazionale in campo con la testa in Thailandia Redazione

I

l Ct Roberto Menichelli lo ha definito l’appuntamento più importante della stagione. Al PalaCarelli di Caltanissetta, dal 15 al 18 dicembre, inizia l’avventura che dovrà portare l’Italia al Mondiale di calcio a cinque. Dopo otto anni, gli azzurri tornano in Sicilia per disputare il Main Round della FIFA Futsal World Cup e conquistare un posto negli spareggi per timbrare il passaporto per Thailandia 2012. Le rivali si chiamano Polonia, Bulgaria e Romania: passano le prime due del raggruppamento, ma l’obiettivo dichiarato dell’Italia è vincere per affrontare un’avversaria (sulla carta) più malleabile e avere il ritorno in casa nelle due sfide decisive (a fine marzo e inizio aprile). Menichelli, che a marzo festeggerà i tre anni da Ct, può contare su un gruppo affiatato e consolidato, del quale fanno ormai parte diversi giocatori italiani “doc” dopo il rinnovamento introdotto in accordo con la Figc e la Divisione Calcio a Cinque. I portieri Stefano Mammarella e Valerio Barigelli, il “figliol prodigo” Luca Ippoliti, gli emergenti Sergio Romano e

Marco Ercolessi, il siciliano “doc” Marco Torcivia non rappresentano più sorprese ma certezze. Al loro fianco giocatori esperti e più giovani, dalla grande affidabilità e con qualità tecniche indiscusse: su

Roberto Menichelli

tutti spicca Marcio Forte, capitano e leader della nazionale, senza però trascurare i vari Saad Assis, Alessandro Patias, Vampeta, Rodolfo Fortino e Gabriel Lima.

Con Menichelli in panchina, ogni volta che è stata chiamata a conquistare la qualificazione per un grande appuntamento (gli Europei del 2010 in Ungheria e quelli del prossimo anno in Croazia) l’Italia ha sempre raggiunto l’obiettivo. La lunga striscia positiva della nazionale – che non perde ormai da un anno (4-1 ad Aversa contro la Spagna lo scorso 15 dicembre) – e i due pareggi in trasferta contro il fortissimo Portogallo nel doppio test match di ottobre non hanno fatto altro che aumentare autostima e convinzione nel gruppo alla vigilia di questo fondamentale appuntamento. Per i due precedenti Mondiali, l’Italia aveva disputato le qualificazioni in Abruzzo: nel 2004 a Montesilvano, nel 2008 a Pescara. Questa volta la scelta è caduta sulla Sicilia. Augusta, nell’ottobre del 2003, era stata l’ultima città dell’isola a ospitare la nazionale italiana di futsal. Al PalaJonio gli azzurri conquistarono due vittorie in altrettanti amichevoli contro la Croazia, terminate 5-1 e 3-2: Caltanissetta è pronta a gremire il PalaCarelli per mantenere la tradizione…

Il Calendario GIOVEDI 15 DICEMBRE

ROMANIA - BULGARIA ore 17.30

ITALIA - POLONIA ore 20.00

VENERDI 16 DICEMBRE

POLONIA - ROMANIA ore 17.30

ITALIA - BULGARIA ore 20.00

DOMENICA 18 DICEMBRE

BULGARIA - POLONIA ore 16.30

ITALIA - ROMANIA ore 19.00


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IL MESSAGGIO Morgana, presidente della Lega Dilettanti, lancia l’appello ai concittadini

“L’Italia ha bisogno dei nisseni” che negli anni, grande fiducia e peso ha saputo conquistarsi all’interno di una importante Federazione. Così la kermesse di questi giorni è vista non senza orgoglio ed aspettativa da Sandro Morgana Presidente del Comitato Regionale della Lega Nazionale Dilettanti ovvero colui che insieme al suo staff composto da veri appassionati dello sport ed ovviamente di calcio, ha

A destra l’interno del Palacarelli che ospiterà il Main Round. Sotto il nisseno Sandro Morgana presidente della Lega Nazionale Dilettanti Sic

Un motivo di grande orgoglio personale, oltre che una vera festa per la città e per i suoi abitanti. La qualificazione

ai Mondiali di Calcio a 5 del 2012 della nostra nazionale arriva a Caltanissetta non a caso, ma per la chiara volontà di un nisseno

fortemente voluto che fosse Caltanissetta ad ospitare il Main Round. Perché Caltanissetta? chiediamo al presidente Morgana: “Ma intanto per la sua centralità, e poi perché Caltanissetta ha una struttura, il Palacarelli che in tutta Italia adesso ci invidiano, un positivo esempio di gestione pubblica per palasport che se

gestito dagli Enti Locali il più delle volte è lasciato al proprio destino, mentre alla Provincia Regionale di Caltanissetta vanno i miei complimenti per averci consegnato un palazzetto in perfetto stato, strutturalmente imponente ed efficiente. Poi perché sono un nisseno e se potessi renderei la mia città sempre più protagonista di eventi positivi che servano al rilancio ed alla promozione del suo territorio e dei suoi abitanti”. Quale la sua aspettativa? “Beh intanto la nostra nazionale ha bisogno dei nisseni, del tifo e dell’incoraggiamento di Caltanissetta e di tutta la Sicilia che contiamo accorra in massa ad assistere alle partite. Poi ovviamente mi auguro che questa prima volta per Caltanissetta, possa divenire il positivo precedente per l’organizzazione di altri eventi di elevata caratura”. Contate di coinvolgere il pubblico ed i giovani in che modo? “Si soprattutto i giovani, e le scuole. I ragazzi, sono il nostro futuro, coloro che amministreranno, lavoreranno e si spera che rimangano in questa città, a tal proposito lo sport in generale ed il calcio in particolare, possono costituire un fondamentale momento di aggregazione all’insegna della socializ-

E’ un evento molto importante per la città. e spero che la partecipazione non manchi

zazione, del rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari. Per questo motivo in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale abbiamo pensato ad una serie di iniziative che coinvolgono le scolaresche, con visite della nazionale nelle scuole. Tra queste poi quella denominata “Lo spettacolo è sugli spalti”, che porterà gli alunni nisseni a partecipare attivamente dalle tribune con i loro cori, incoraggiando

E’ l’unico calciatore siciliano

Marco Torcivia, portabandiera della Trinacria “Nemo propheta in patria”. Non ditelo a Marco Torcivia, siciliano di Palermo e capitano dell’Acireale (serie A2, girone B): a suon di ottime prestazioni, si è conquistato la fiducia di Menichelli e non vede l’ora di aiutare la nazionale a conquistare

QUALIFICAZIONI La squadra incontrerà Polonia, Bulgaria e Romania

Round difficile per gli azzurri Polonia, Bulgaria e Romania. Sono queste – in ordine cronologico - le avversarie con cui l’Italia dovrà vedersela nel Main Round di qualificazione ai Mondiali 2012. La Bulgaria, che per arrivare a Caltanissetta ha dovuto superare lo scoglio del Preliminary Round (ha avuto la meglio su Grecia, Norvegia e Andorra), è una rivale inedita per gli azzurri, che non hanno mai affrontato la nazionale guidata da Venelin Ivanov. Romania e Polonia rappresentano invece due “vecchie conoscenze” per il gruppo di Roberto Menichelli, che ha un ruolino immacolato contro queste due formazioni: sette vittorie su sette contro la Romania, undici successi in altrettanti incontri contro la Polonia. Il precedente più recente tra Italia e Romania risale all’aprile del 2010, in una sfida valida per la Four

Nations Cup di Arnedo (Spagna): gli azzurri in quell’occasione ebbero la meglio 5-3 grazie alle doppiette di Saad Assis e Fernando Grana e al sigillo di Gabriel Lima. Complessivamente, contro la nazionale attualmente allenata da Sito Rivera (un passato sulla panchina dell’Alter Ego Luparense), gli azzurri hanno messo a segno 34 reti e ne hanno subite appena 8. L’ultimo match con la Polonia è datato invece 18 novembre 2009. Nell’amichevole di Katowice, la nazionale di Menichelli piegò 3-2 la squadra di Vlastimil Bartosek grazie alla doppietta di Edgar Bertoni e al guizzo di Sergio Romano, uomo copertina in questa finestra di mercato con il suo trasferimento dalla Canottierilazio alla Cogianco Genzano. Nelle undici sfide contro i polacchi, l’Italia ha realizzato 47 reti e ne ha incassate 15.

i beniamini della nostra nazionale. È un momento al quale tengo particolarmente, e spero che la partecipazione non manchi. La Sicilia e Caltanissetta si preparano a vivere un grande momento, da protagonisti, la mole organizzativa è impressionante e ringrazio già ora lo staff, gli sponsors, le amministrazioni locali, la Prefettura, le Forze dell’Ordine ed invito ancora tutti ad assistere e partecipare all’evento”.

Thailandia 2012. Nella “sua” terra. Quello di Caltanissetta, per Torcivia, non è un appuntamento come gli altri. Non po-

Palermitano, capitano dell’Acireale, a 29 anni si è conquistato la fiducia del mister trebbe essere altrimenti, per questo 29enne che in Sicilia ha costruito tutta la sua carriera, salvo due esperienze in Sardegna con Atiesse (serie A) e Domusdemaria (serie A2). “Indossare la maglia della nazionale è un grande orgoglio per me, se farò parte del gruppo spero di sfruttare al meglio quest’occasione e dare il massimo”, sottolinea Torcivia, “So che da Acireale stanno organizzando un pullman per venire al PalaCarelli, ne sono fiero: il pubblico del PalaVolcan riesce ogni volta a trasmettermi grandi stimoli. Verranno a incitarmi anche da Palermo, dove sono nato, e San Cataldo, dove ho giocato e lasciato, credo, un buon ricordo”. L’obiettivo è convincere Menichelli a inserirlo nella lista dei quattordici. “Credo di aver sfruttato al meglio le chance che ho avuto”, conclude Torcivia, “da me il Ct avrà sempre massimo impegno e rispetto per le sue scelte”.


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DRINK. Il nostro consiglio è di brindare col prosecco, uno spumante che inspiegabilmente spesso snobbiamo

...e che sia un Natale

spumeggiante

di Cecilia Miraglia

Il nome lo deve ad un paesino del Friulli Venezia Giulia. Un vino frizzantino leggero, vivace e allegro.

C

hissà quanti di noi in questi giorni festivi si incontreranno al bar sotto l’ufficio e brinderanno tra amici e colleghi ordinando un “prosecchino”! Spero tanti. Eh si, il vino frizzantino ci aiuta a stare bene insieme. Il prosecco, per esempio, è leggero, vivace, allegro. Se ad una cena un convitato ti fa antipatia, col Prosecco stai sicuro che ti tornerà simpatico. Ma noi, per non so quale insondabile ragione... lo snobbiamo. Lo mortifichiamo dentro bicchierini che andrebbero bene solo per il rosolio, oppure lo esageriamo dentro coppe a forma di seno rifatto,ma soprattutto lo degustiamo solo insieme a smunte noccioline e pistacchi iper salati e dimentichiamo sempre, e sottolineo sempre, che si tratta di un prodotto di punta made in Italy. Molte aziende è pur vero che si sono vendute alla grande distribuzione e le troviamo nei supermercati a prezzi stracciati, ma è anche e soprattutto grazie alla loro politica aziendale che al giorno d’ oggi a cominciare dai tedeschi e dai francesi per passare dai sudamericani e arrivare ai cinesi e agli australiani che è diventato di uso comune dire “prosecco” per intendere un riferimento nettamente italiano, esattamente come quando dici “champagne” e pensi per forza di cose alla Francia. Non c’è cultura del nostro spuman-

te e non mi torna chiaro il perché. Non tutti sanno che Prosecco è una denominazione topografica, ovvero è il nome di un paese in Friuli Venezia Giulia tra Valdobbiadene e Conegliano ed è per questo che dopo tante lotte legislative finalmente si è riuscito ad ottenere dalla vendemmia 2009 la denominazione DOCG nella nota zona appunto del Friuli e del Veneto. Mi spiego meglio: vi ricordate la bagarre di alcuni anni fa sul tocai friulano? Fu vinta ampiamente dall’Ungheria dove il nome Tokaji è proprio il nome di un territorio fisicamente esistente mentre da noi no e quindi non potevamo arrogarcene la provenienza. Risultato: da noi si chiama adesso soltanto friulano mentre in Ungheria possono chiamarlo tokaji. Bene. Per lo stesso motivo lo “champagne “viene prodotto in una area ben precisa della Francia da cui prende il nome e per lo stesso motivo gli italiani possiamo tranquillamente vantarci di chiamare Prosecco quel vino spumante che

Lo vediamo come un vino minore, ma all’estero è apprezzato

viene vinificato esattamente nelle zone che ho citato ,mentre chi lo fa al di fuori di quelle aree lo dovrà chiamare semplicemente “glera”, che è comunque il nome originale del vitigno. Il prosecco lo vediamo come un vino minore, non impegnativo mentre all’estero è molto apprezzato: nemo propheta in patria. Forse perché gli altri sanno la lavorazione complessa ed accurata

che sta dietro una produzione di spumante mentre noi no. In poche semplici parole il vino spumante viene realizzato attraverso il metodo Charmat (ideato dall’italiano

che resterà nel vino grazie all’ermeticità del recipiente. La basilare differenza con la realizzazione degli champagnes sta proprio nel momento della rifermentazione (ma

quello proprio che dà la dolcezza al vino. Gli spumanti che hanno minore residuo zuccherino sono gli extra-brut e via via si sale al brut, extra-dry, sec, demi-sec e per finire il dolce. Sicuramente questo metodo è assai meno dispendioso di quello classico o champenoise e quindi il suo punto di forza resta il prezzo conveniente. Purtroppo è un’arma a doppio taglio perché la sua immagine è legata al popolo, un

Martinotti e perfezionato dal francese Charmat) e che consiste nella rifermentazione del vino base o mosto nelle autoclavi o vasche in acciaio con aggiunta di zuccheri e lieviti,i quali a loro volta producono l’anidride carbonica (le bollicine)

Federico Martinotti

per chiarire ciò vi rimando al prossimo numero). Nel metodo Charmat corto ,che è il più comune, resterà un residuo zuccherino che serve per fare la cosiddetta spuma e

vino plebeo per chi non si può permettere lo Champagne. Alla luce di tutto ciò, adesso che le festività natalizie ci inducono a fare gli acquisti sfrenati per riempire le nostre tavole dei prodotti più svariati, cerchia-


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FATTI IN CUCINA. Un pomeriggio con lo chef di Licata, considerato il numero uno nell’Isola

Alla corte di Cuttaia, il re in Sicilia I lussureggianti territori tra Valdobbiadene e Conegliano in Friuli Venezia Giulia

mo di dare un posto privilegiato sulla tavola al nostro spumante accanto al Panettone e al Pandoro (che vedi caso sono rigorosamente italiani), oppure quando faremo i brindisi natalizi con i colleghi al bar sotto l’ufficio evitiamo di ordinare “un prosecchino”, che già la parola mette tristezza perché evoca dimensioni ridotte di un qualcosa… ma non vergognamo-

ci di chiedere “un ottimo prosecco” per brindare alla salute nostra e anche alla salute di quegli astemi che dovranno accontentarsi di un bicchiere di acqua naturale o di un succo di frutta. Non sanno cosa si perdono!

Un ristorante sobrio, alle pareti fotografie che evocano la Sicilia, qualche oggetto di artigianato locale qua e là. Semplice. Come lui, Pino Cuttaia. I suoi genitori sono immigrati in Germania e i ricordi natalizi della sua infanzia sono legati alla nonna o ad altri parenti,ma non ai genitori. Non sono ricordi molto felici, per lo più lo riportano indietro a quando faceva il chierichetto durante la Messa, a quando metteva l’abito nuovo e faceva il bagno festivo prima di guardare i grandi giocare a carte. La nonna cucinava le impanate, lo sfincione, il baccalà fritto e compravano i mo-

staccioli e le mandorlate. Si sedevano a tavola il 24 sera e tra una parola e uno scherzo si arrivava alla mezzanotte. Oggi anche se i suoi ricordi sono un po’ tristi ha nostalgia del tempo che si “perdeva” attorno alla tavola. Non lo facciamo più. “Ci sediamo alle 9 e alle 10 abbiamo già finito” dice profondamente deluso dal fatto che abbiamo perso il valore del tempo e inesorabilmente del cibo. Non è più una prima necessità mangiare,anzi sappiamo bene quanto cibo sprechiamo,il benessere ci ha inaridito e neppure mangiamo più con sentimento. “E’ una questione prettamente culturale” incalza lo chef “C’è chi riesce a spendere migliaia di euro per

A “La Madia”, il santuario del gusto che gestisce da anni, i costi non sono popolari ma almeno si è sicuri di cosa si mangia. e della qualità dei cibi. una bella BMW ma non si coccola mai con una bella cena. La BMW si vede ,è un simbolo di benessere, il cibo no.” Ha vissuto circa 20 anni in Piemonte e deve ammettere che al nord hanno un maggiore spirito imprenditoriale ma soprattutto non perdono mai il piacere di sedersi a tavola e gustare fino all’ultimo boccone una pietanza in santa calma. E’ quello che lui umilmente cerca di trasmettere ai suoi commensali,a quelli che vogliono farsi un regalo. Certo è un regalo, per-

ché da lui non spenderai mai 18€ per un pranzo fisso, ma almeno sarai sicuro di cosa stai mangiando,della freschezza, fragranza e stagionalità dei prodotti, e puoi stare certo che in questo periodo troverai nel suo menù i carciofi ma non la Norma perché non è periodo di melanzane. “La Norma non si tocca. E’ un piatto che va presentato così com’ è!”. Non sarà per caso

contrario a queste destrutturazioni che vanno tanto di moda? “No. Sono favorevole se il cuoco ha comunque la capacità di mantenere le sensazioni e quindi il ricordo del piatto anche dopo avere separato tutti gli ingredienti. Il cuoco è un artigiano del cibo”. In Sicilia abbiamo oramai molti prodotti DOP e presidi Slow Food che ci permettono di giocare e creare in cucina ,ma questo non vuole dire che tutti gli altri prodotti non siano di ottima qualità. “E’ importante l’onestà per un ristoratore. Se non sono riuscito ad avere il pistacchio di Bronte (anche perché la richiesta è esagerata rispetto all’offerta reale) me ne farò una ragione e userò quello ottimo di produzione locale,ma ovviamente sul menù non segnerò un prezzo esagerato per giustificare un prodotto DOP che

non ho!” Gli chiedo se l’enogastronomia sta affrontando un periodo di crisi o se dobbiamo credere a chi dice che i ristoranti sono sempre pieni. “Dipende quali ristoranti. Certo quelli che ti propongono il famoso menù a

Lo chef Pino Cuttaia

18€ saranno sempre pieni, quelli come il mio..., beh potrei togliere un po’ di qualità e anche io avrei la sala piena tutti i giorni. Non è la mia scelta. E’ il sentimento che mi lega al cibo non l’affare”. Provocatoriamente gli domando se darebbe il suo volto e il suo nome ad un panino di una nota catena di fast-food come ha fatto di recente un suo famoso collega. “Oggi non lo farei, ma non posso giudicare un gesto compiuto forse perché non ti senti più appoggiato e ti senti andare verso la fine di una pur gloriosa carriera. Le tentazioni sono tante, bisogna vedere qual è la tua filosofia di vita.” Per concludere con cosa brindiamo e cosa mangiamo questo Natale? “Sicuramente con prodotti made in Italy. E ovunque vi troviate...a casa o al ristorante, sedetevi e godetevi il pasto, fatevelo spiegare se non ne siete voi gli artefici e se invece i cuochi siete voi arricchite gli altri con le dovute informazioni.” Tranquilli non sarà un pasto tecnico, ma...vissuto. C.M.


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SETTE NOTE. Il gruppo sancataldese è reduce del “Festival di Milo”

I “Pupi di Surfaro” la band folk apprezzata da Battiato di Lello Lombardo

La loro musica affonda le radici nella cultura popolare del Sud, dalla pizzica alla tammuriata. Ei “cunti” siciliani vengono rielaborati con un nuovo stile. L’anno scorso chiesi a due ragazzi che stavano manifestando davanti al cancello di una scuola superiore: “perché protestate?”I ragazzi si guardarono tra di loro e dopo, con palese imbarazzo e all’unisono, mi risposero con un disarmante …booo! Verrebbe da pensare: ma che razza di gioventu’ è questa che non vuol sprecare energie neanche per ricercare una motivazione? Generazione poco proattiva quindi? Non è proprio così! Ci sono anche delle “eccellenze” che equilibrano il giudizio in fatto di considerazione generazionale nel confronto con le altre; una di queste è il gruppo musicale folk “ I PUPI di SURFARU “ di San Cataldo che il Maestro Franco Battiato ha voluto al festival “Musica Milo 2011” tenutosi a Milo in provincia di Catania dal 30 settembre al 16 ottobre di quest’anno. E’ stato un riconoscimento della qualità musicale espressa dai ragazzi sancataldesi;

infatti al festival hanno partecipato” fior di artisti” come Peppe Voltarelli (“Premio Tenco 2010”

lippo (basso acustico), Fabio Bonsignore (percussioni), Pietro Amico (batteria) e Santino Ficarra (l’icona del gruppo) nel 2006 decidono di formare una

dici nella cultura popolare meridionale; infatti, la pizzica salentina, la tammuriata napoletana, le tarantelle calabresi e i “cunti” siciliani, vengono rielaborati attraverso il contributo dei singoli

band e dopo molteplici cambi di line-up intraprendono la strada di una musica che affonda le ra-

musicisti che provengono da esperienze musicali diverse. Altri riferimenti del gruppo sono il

per il miglior disco in dialettopersonaggio carismatico dal baffo ammiccante e voce impetuosa), il pianista Michelangelo Carbonara e i Radiodervish (nati dall’incontro tra la sensibilità e la

Il nome è un voluto contrasto ai pupi di zucchero

vocalità orientali e la cultura europea di Michele Lobaccaro) per citarne alcuni. Ma quando “sono venuti alla luce” i Pupi? Salvatore Nocera (voce), Michele Manteo (fisarmonica), Marco Riggi (chitarra acustica), Dario Sanfi-

lavoro letterario del poeta vernacolare Ignazio Buttitta ed il repertorio dell’Amalia Rodriguez della Sicilia, Rosa Balistreri. Il “primo vagito discografico” avviene nel 2010 con la pubblicazione dell’album “in vino veritas – l’arte di regger bene il vino e di non poter soffrir la falsita’. “Nell’album si intrecciano personaggi e filosofia di vita indigena (“iu manciu, vivu e mi ni futtu”- “cantu e tiru a campà”) che chiunque potrebbe ritrovare nella memoria storica del proprio paese. I Pupi di Surfaru “accendono” le piazze grazie alla loro musica molto ritmata in stile Folk. “Negli ultimi due anni- dice Fabio Bonsignore - abbiamo avuto la fortuna di suonare assieme ad artisti di fama nazionale come Mario Incudine, Alfio Antico, Alessandro Mannarino e i Modena City Rambles ma, con enorme umiltà, affermiamo che non avremmo mai pensato di poter suonare alla rassegna organizzata dalla direzione artistica di Franco Battiato”. Il nome della band, Pupi di Surfaru, è un voluto contrasto con i pupi di zucchero e riecheggia goliardici racconti da chi ha lavorato nelle miniere di zolfo: classica era anche la torta di sufaru, beffardamente promessa, all’ingenuo di turno.


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PERSONAGGI. Silvio è un fotografo affermato, Luciano scrive libri

Zaami brothers

quando l’estro è un fattore di geni Redazione

Il più piccolo dei due è impegnato in questi giorni nella presentazione della sua ultima opera “Derive e approdi” e che racconta dei suoi viaggi e del suo vagabondare per l’Europa. Caltanissetta non è solo il luogo dal quale i giovani vogliono fuggire, ma è anche quello in cui si possono trovare dei ragazzi con la voglia di realizzare qui quello che spesso si cerca altrove. E’ il caso dei fratelli Zaami, due giovani che negli ultimi anni hanno fatto spesso, e nel bene, parlare di loro e di Caltanissetta. Due fratelli che hanno deciso che la loro città è un luogo in cui investire tempo ed energie per realizzare i proprio sogni. Il più grande è Silvio, proprietario della web agency Terminal 02, azienda specializzata in comunicazione e pubblicità, da questa piccola realtà economica è nato il portale Clvip.it, il sito che da anni informa i Nisseni sugli eventi che si svolgono nella nostra provincia, un portale che oltre ad aver superato le duecentomila visite, vanta anche il fatto di non aver mai ricevuto finanziamenti da parte di alcun ente pubblico, ed anche di essere completamente gratuito. Ma oltre che un w e b m a s t e r, Silvio è anche fotografo, una passione nata in gioventù e portata avanti con dedizione e professionalità. I suoi scatti di successo sono anche stati pubblicati dalla rivista Famiglia Cristiana ed utilizzati come copertine di ben due libri. Da questo suo amore per la fotografia nasce la seconda edizione del Calendario di Clvip.it, un progetto che vede coinvolti decine di professionisti e imprenditori che hanno voluto abbracciare il progetto e dare

fiducia a questa piccola realtà che ha deciso di credere nella rinascita economica e culturale di Caltanissetta. Il calendario, realizzato in collaborazione con la parrucchieria “L’Etoile” di Caltanissetta, raffigurerà dodici modelle e modelli a rappresentazione del lato giovane

In alto la copertina del calendario 2012 di “clvip”. A sinistra un momento del backstage

Luciano porta la nostra città in giro per l’Italia mostrandone l’aspetto positivo

e poetico

e positivo di questa città spesso martoriata e declassata. Ma accanto all’estro del fratello maggiore, troviamo anche il la-

Silvio Zaami

Luciano Zaami

voro di Luciano, il “piccolo” degli Zaami. La sua storia può sembrare simile a quella di tanti giovani Nisseni che decidono di abbandonare Caltanissetta per andare a studiare in “continente”, ma in questo caso, dopo undici anni di vagabondaggi, Luciano

decide che Caltanissetta è la città dove vuole costruirsi un futuro, così decide di tornare nel 2009 per fare qualcosa di concreto per la sua terra. Inizia così a lavorare con Silvio, realizzando e gestendo in prima persona il portale Clvip. it, di cui ora è il Direttore Artistico, ma soprattutto la sua più grande passione è la scrittura, ha infatti già pubblicato due libri, ed è proprio il secondo, dal titolo “Derive e Approdi” che in queste settimane lo ha visto impegnato in un tour promozionale a Budapest, Napoli e Salerno, mentre a gennaio si prevedono delle tappe nel Nord Italia. Il libro è una raccolta degli scritti, di viaggio e

sul viaggio, realizzati da Luciano fra il 1998 e il 2009, un arco di tempo che abbraccia i suoi anni di vagabondaggio in cerca di quel luogo chiamato casa; si parla quindi tanto della Sicilia e di Caltanissetta, e con questo suo piccolo tour, Luciano porta la nostra città in giro per l’Italia, mostrandone l’aspetto positivo e poetico. Probabilmente sono questi i giovani che vorremmo trovare nella società di domani, ragazzi sganciati dalle logiche dei favoritismi e delle “segnalazioni”, due Nisseni che vogliono essere apprezzati per i loro meriti e capacità, e non per le loro parentele eccellenti. In attesa quindi dell’edizione 2012 del Calendario di Clvip. it, auguriamo a loro, ed a tutti quelli che ogni giorno rendono Caltanissetta un luogo migliore, che il nuovo anno porti un reale cambiamento in questa città, e che essi ne siano gli artefici.


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SAN CATALDO . Il ruolo mutualistico assolto dai circoli

Le “Società”, dove non si gioca solo a carte di Claudio Costanzo

In città sono quattro le “società” operanti: la “Battisti”, la “Rizzo”, la “Bert” e la “Medi”, dove si sta in comunione e si discute Alzino la mano quanti non hanno mai sentito dire ai loro nonni la tipica frase: <<Minni vaiu a’ società>>. A San Cataldo è un classico: in tanti, magari dopo un salutare riposino o dopo un buon bicchiere di vino a tavola, prendono coppola e bastone e si recano al circolo per incontrare amici e conoscenti di vecchia data. In genere, si tratta di pensionati (ma le iscrizioni ai sodalizi sono aperte anche ai più giovani, persino ai ragazzi), che a tutte le ore hanno la possibilità di riunirsi per stare insieme in comunione, giocando a carte, sfogliando i giornali, sgranocchiando qualcosa. Si parla del più e del meno, della vita trascorsa, dei bei tempi andati, dei mala tempora che corrono al giorno d’oggi, delle speranze per il mondo di domani. Ma cos’è esattamente la “società”? Ebbene, si tratta di quei sodalizi che, nel tempo, si sono radicati sul territorio divenendo sentinelle del mutuo soccorso. Ad oggi, in città, sono quattro le società operanti: la “C. Battisti”, la “G. Rizzo”, la “G. Berta” e la “E. Medi”. Per spiegare, però, con quale intento sono nate è necessario fare un passo indietro e parlare di mutualità, un concetto già in voga molto prima dell’Unità d’Italia, ai primi dell’Ot-

tocento. Nel nord della penisola, infatti, i lavoratori che vivevano l’intera giornata in fabbrica, in condizioni di precarietà igienica e di insicurezza, diedero vita a relazioni interpersonali forti, vincolate da patti associativi e solidaristici di autodifesa. Si diffusero, così, collette e casse-deposito alimentate dai lavoratori. Altre forme di auto-assistenza erano collegate all’esperienza delle confraternite e delle corporazioni di mestiere. Il sistema, poi, si sviluppò pian piano in tutto il paese e si raffinò mediante anche forme di tutela legislativa. A San Cataldo, per spiegarci lo sviluppo, la crescita e le difficoltà attuali del mutuo soccorso, abbiamo incontrato assieme a Lillo Cammarata (socio da generazioni) il geom. Michele Amoribello, presidente dal 2001 all’estate del 2011 della società operaia “Rizzo”, sorta nel lontanissimo 1901. Egli ci dice subito: <<I sodalizi sono nati per sopperire alle carenze mutualistiche degli enti locali, che non hanno mai realizzato centri sociali per i cittadini. Accoglievano le diverse categorie di lavoratori (muratori, minatori ecc…) e, si può dire che, proprio da una costola delle società di mutuo soccorso, sono poi nate le banche di credito cooperativo. Nella nostra città, sino a qualche anno addietro, i sodalizi si sono occupati della gestione dei loculi cimiteriali e, nel tempo, hanno accolto tra gli iscritti il 50% della popolazione. In particolare, la società “Rizzo” ha contato anche 5.000 iscritti, divenendo la più grande in Sicilia. Purtroppo, però, una delle carenze delle società di San Cataldo

e di altri Comuni è stata la mancanza di rapporti di reciprocità e di lungimiranza riguardo il futuro>>. L’ex presidente continua: <<Con la mia amministrazione, la società “Rizzo” ha iniziato a rapportarsi

situazione attuale dei sodalizi sancataldesi, il geom. Amoribello sottolinea: <<Da alcuni anni, le società di mutuo soccorso vivono una situazione di grande sofferenza, soprattutto a seguito della concessione da parte dell’amministrazione

cietà hanno via via esaurito la disponibilità di loculi, erosa in parte anche dal prestito di loculi che quasi tutti i sodalizi hanno concesso al Comune. Da quel momento, è iniziata una crisi profonda, che ha visto le società impossibilitate ad

Da una costola sono poi nate le banche di credito cooperativo

con gli altri sodalizi siciliani e siamo stati tra le aderenti al Coordinamento regionale Sicilia della Società di mutuo soccorso (Coresi). Uno dei compiti di questo organismo è

Lillo Cammarata e Michele Amoribello. A sinistra l’ingresso della sede della Società Operaia “G. Rizzo”

quello di spronare i politici regionali affinché legiferino in materia di mutuo soccorso. A livello locale, abbiamo sensibilizzato l’on. Raimondo Torregrossa, che si è preso l’impegno di approfondire una proposta di legge in materia presentata da diverse fazioni politiche>>. Sulla

comunale ad una ditta privata dei lavori di ampliamento e realizzazione di loculi. Inoltre, ai sodalizi non sono state concesse le aree edificabili, ad eccezione di una deroga concessa dall’allora sindaco Torregrossa, che autorizzò la costruzione in zona ossario. Ovviamente, le so-

adempiere al proprio ruolo mutualistico, con la conseguente perdita di soci. Per il futuro, dunque, serve che prevalga uno spirito sociale per risolvere la problematica cimiteriale>>. Recentemente, sono state assegnate ai sodalizi le aree nel “nuovo” Cimitero: <<Ma quando saranno fruibili?>> - è l’interrogativo finale di Amoribello.


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pagina di comunicazione istituzionale

Banca del Nisseno. Si è appena concluso a Roma il quattordicesimo congresso nazionale delle Bcc

Credito Cooperativo, modello valido per l’economia dell’azienda Italia La convention è stata l’occasione per fare il punto della situazione e per tracciare le strategie per il futuro soprattutto in un momento di grande difficoltà per gli istituti di credito e per le famiglie.

S

i è appena concluso il 14° congresso nazionale del Credito Cooperativo che ha visto convenuti a Roma, dall’8 all’11 dicembre, gli esponenti delle 414 Banche di Credito Cooperativo attive sul territorio italiano. E’ stata

“Le BCC sono operatori di frontiera che portano i servizi bancari dove altrimenti non arriverebbero, sostengono iniziative imprenditoriali individuali, favoriscono lo sviluppo economico di nuove comunità. Contrariamente a un’opinione diffusa, l’occasione per fare il punto della situazione e tracciare le linee strategiche per il futuro. “L’obiettivo comune”, dice il Presidente Di Forti, “è quello di costruire un futuro di crescita per la nazione ed in particolare per il nostro territorio. Compito non facile, in un momento storico caratterizzato da una profon-

da crisi di valori prima ancora che finanziaria ed economica”. “Dal passato traiamo spunti di riflessione e strategie per il futuro”, prosegue il Presidente, “e guardiamo lontano ed avanti con fiducia per costruire un domani migliore per le nuove generazioni; abbiamo un ruolo sociale e intendiamo esercitarlo con senso di responsabilità e generosità”. Nel quadro critico mondiale venutosi a determinare nel corso del 2008 ed in particolare nel 2009, il sistema bancario italiano ha

complessivamente superato senza gravi danni la crisi finanziaria; in particolare il Credito Cooperativo ha svolto una funzione anticiclica, garantendo la continuità nell’erogazione dei prestiti alle imprese e alle famiglie e quindi il sostegno dell’economia locale. Tale opera, nota a tutti in quanto riconosciuta dall’Organo di Vigilanza negli interventi ufficiali, oggi si arricchisce di una dimensione importante in una difficoltà nuova: la carenza di liquidità. Il sistema bancario soffre, per la prima volta dopo decenni di stabili-

nel loro habitat esse denotano una capacità di fornire credito maggiore delle altre banche”.

al resto del sistema, non hanno tirato le redini e, non solo hanno mantenuto il credito erogato ma, come dimostrano i dati, hanno finanziato nuove iniziative. In pratica, laddove i

Non si faccia di tutta l’erba un fascio La nostra è la banca del territorio

grossi Istituti bancari sono stati costretti a rallentare, le piccole BCC hanno accelerato; e, infatti, a metà del 2011 gli impieghi risultano in crescita del 6%. Con i loro 4.403 sportelli diffusi in 2.705 comuni e la loro organizzazione a rete le BCC hanno ancora una volta riaffermato il loro ruolo fondamentale per il sostegno dell’economia locale e la validità del loro modello operativo per il Paese. “Occorre

Giuseppe Di Forti presidente della Banca del Nisseno

Tommaso Padoa-Schioppa (Convengo in Roma, 22/2/1996) tà, di un male nuovo, difficile da spiegare ai non addetti ma facile da percepire: contrariamente a quanto avvenuto nel passato, chi necessita di finanziamenti si vede razionato il credito. E’ il cosiddetto fenomeno del “credit crunch”. Ancora una volta, le banche di credito cooperativo, in controtendenza rispetto

- sostiene il Presidente Di Forti – che il territorio acquisisca maggiore consapevolezza di

ciò e, parlando di banche, non faccia di tutta l’erba un fascio; la BCC è per sua natura la banca del territorio e tutto ciò che intermedia con le operazioni di raccolta e di impiego viene restituito al territorio in maniera amplificata; un potente moltiplicatore capace di fornire linfa

vitale al circuito virtuoso di sostegno dello sviluppo dell’economia locale di cui abbiamo tanto bisogno”. “Anche la Banca del Nisseno, a Caltanissetta e in provincia, unitamente alle altre consorelle, sta facendo la sua parte, mantenendosi attiva e disponibile per le famiglie e per le imprese nel settore del credito, della raccolta e dei servizi e dimostrandosi generosa per la collettività nel settore della cultura e della beneficienza”.


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Fatti del Vallone SCIOGLIMENTO COMUNE. Accolta nel silenzio la sentenza del Cga che ha ribaltato il Tar

Benvenuti a Vallelunga Pratameno dove l’indignazione corre sul web di Osvaldo Barba

Il parere del Consiglio di giustizia amministrativa, che ha confermato i sospetti sulle infiltrazioni mafiose in Municipio, ha provocato delle reazioni solo su Facebook.

I

n teoria la recente notizia della sentenza del C.G.A. che ha ribaltato la decisione del T.A.R. a favore dela Prefettura contro l’allora sindaco Montesano doveva essere, in teoria, una di quelle news

dichiarato decaduto, il silenzio è assordante. Già, con la sentenza n. 866 del 21.11.2011 il C.G.A. per la Regione Sicilia ha decretato, in riferimento allo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose, che “.... lo scioglimento dell’organo assembleare elettivo del Comune di Vallelunga Pratameno è stato disposto, motivatamente, sulla base di elementi istruttori sufficienti e concordanti, acquisiti nel corso dell’accesso, elementi che in effetti, nonostante il profluvio di approfondite contestazioni sui fatti concreti rilasciate dagli appellati (e per quanto di interesse dall’origi-naria interveniente), han-

zione dei singoli amministratori non risultava gravata da procedimenti di indagine o penali in corso attinenti alla fattispecie, essendo stata valutata l’attività amministra-

legge 94/09 “Disposizioni in materia disicurezza pubblica” recita testualmente che: “gli amministratori responsabili dello scioglimento dei consigli comunali o provinciali per

Il sindaco Giuseppe Montesano

che aveva tutti i presupposti per far parlare e dibattere per giorni e giorni gli organi di informazione. Ed invece, nonostante la convalida dello scioglimento poiché non sussistevano vizi di forma, quindi con possibilità di eventuale invalidazione delle elezioni del 2011dato ché il sindaco eletto è lo stesso di quello

no comprovato il condizionamento persistente e invasivo della gestione amministrativa dell’Ente locale, senza soluzione di continuità, in tutto l’arco temporale oggetto della verifica, in modo che sono stati integrati i necessari presupposti di legge di cui all’art. 143 T.U. EE.LL.E questo anche se, in effetti, la posi-

tiva dell’Ente nel suo complesso (oltre che le varie frequentazioni, ed il sostegno elettorale, riferiti ai singoli protagonisti)....”. Non solo:la

infiltrazione mafiosa non potranno essere temporaneamente candidati e sarà prevista la responsabilità anche per i dipendenti collusi.”

Insomma, in termini calcistici questa vicenda si potrebbe definire come “un’azione da goal che ha prodotto un nulla di fatto”. E ritorna in mente il vecchio adagio tanto di moda secondo cui nulla può cambiare perché siamo qua….in Sicilia, come se la Trinacria fosse Cuba. E mentre un fiacco quanto sommesso lamento si diffonde tra la popolazione vallelunghese, un grido (forse solitario) si erge dal social-network può famoso al mondo, quel Facebook che oggi ha sostituito in parte o forse in toto, il concetto di aggregazione fisica e i tanto vecchi quanto indimenticabili oratori. Vallelunga Libera, il nickname di un gruppo o forse di una singola persona, non la pensa come gli altri e lo dimostra. Condanna la mentalità dei mafiosi che vivono in quella realtà del nisseno e non fa sconti a tutti gli altri che, dietro un compito silenzio, celano quella

In rete la speranza di chi si augura che il paese, da patria di Madonia e Vara diventi una realtà che tragga esempio da chi è morto per la legalità.


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che Vallelunga Libera definisce vigliaccheria. Un territorio dove è sottile, quasi invisibile, il confine che separa il sentimento della solidarietà dall’omertà, ma dove quest’ultima non ha parente-

ra e b i L nga

Vallelu

la con ciò che nasce spontaneo verso l’altro, ciò che spinge e affianca chi è affaticato, perché la solidarietà è un sentimento che nasce con forza, con amore, con verità, per poi ritirarsi senza clamori. Invece l’omertà è un mezzo per rendere sicura la prepotenza e la prevaricazione, dove i pochi si nascondono dietro i tanti, e soprattutto, a differenza della solidarietà, è una subcultura che consente di far pagare ad altri il prezzo della propria inutilità.Ecco perché assume grande importanza quel grido di allarme e di rivendicazione proveniente anche semplicemente da internet. Già, la cultura del cambiamento assume oggi le

Su “Vallelunga libera” le reazioni di un giovane che crede nella rinascita

forme più disparate ma non per questo non meritevoli della dovuta attenzione. Basta guardare un estratto della pagina Facebook di Vallelunga Libera per capire: “ A Vallelunga, il cittadino medio ha vissuto nell’ombra sia quello che ha svolto funzioni pubbliche chele nuove generazioni: sono tuttiindiscriminatamente pervasi da una mentalità ferma ad un passato lungo e opprimente. E’ difficile non solo comprenderli, ma anche giustificarli....”. E considerando che (stando a quanto scritto sulla sua pagina dallo stesso nickname Vallelunga Libera) lo scrivente ha appena 19 anni compiuti il 23 maggio allora c’è da sperare. C’è da augurarsi che Vallelunga più che la patria dei malavitosi Madonia o del pentito Vara diventi invece una realtà che guarda al futuro e trae esempio, non dalla condotta scellerata e mafiosi di alcuni dei suoi rappresentanti ma da coloro che della legalità e della lotta alla mafia né hanno fatto non solo una battaglia ma purtroppo la causa della loro morte prematura. E non ci sarebbe da meravigliarsi se nel prossimo futuro possa accadere, così come a Crotone dove il Comune ha voluto intitolare la sala consultazione della Biblioteca comunale al giornalista vittima della mafia Peppino Impastato, che a Vallelunga qualcuno coni lo slogan “Ai tuoi cento passi sul cammino della legalità la Città di Vallelunga aggiunge il suo”. Beh, per accadere questo occorre in primis che anche la politica faccia la sua parte. Che i partiti non si girino dal lato opposto a quello dove quotidianamente si consumano episodi criminali e battano il pugno assumendosi, almeno per una volta, l’impegno di essere vicino alla gente…..non solo ed esclusivamente per le votazioni.

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MUSSOMELI. L’amara storia di un uomo sfortunato degli anni ‘20

Quel povero che rischiò la sepoltura nel fango

Il consumismo, che nonostante la recessione mondiale oggi più che mai sembra senza freni, ha cambiato molti delle nostre abitudini, ivi incluse alcune festività. Oggi i bambini e ragazzi in genere, festeggiano senza troppa convinzione un Natale che per molti versi, ha quasi totalmente sostituito nella ritualità, quella che era la festa di Natale.Ed il rischio che il passato venga sostituito da una sempre più impellente esigenza commerciale piuttosto che da una memoria commemora-

Adamo Barba

tiva, diventa sempre più concreto. Ecco perché oggi abbiamo provato a chiedere ad un esperto di storia locale quello che era il tenore di vita e l’esistenza della maggior parte degli individui vissuti dopo i primi anni del 1900. Lui è Adamo Barba, classe 1931. Ci dice subito che la storia che sta per raccontarci rientra sicuramente tra quelle più tristi che lo stesso conosca. Racconta la vita di un uomo qualunque,che ha vissuto tutta la sua esistenza all’insegna del lavoro e della solitudine. Siamo agli esordi degli anni venti, in una Mussomeli caratterizzata da una diffusa povertà, laddove la morte rappresenta il “sollievo” dalle atroci sofferenze provocate dalla fame e dall’indifferenza, per una buona parte della popolazione. Anche il nostro personaggio non è sfuggito a questa “costante” e qui

iniziano i problemi.Della morte del nostro amico se ne accorge una vicina che, non vedendolo per alcuni giorni, si preoccupa di andare a vedere. Trova il povero uomo carponi, probabilmente morto da qualche giorno, miseramente disteso su di una lurida stuoia. La signorava immediatamente al Comune per avvertire i vigili. Gli stessi mandano un falegname per constatare la costituzione del defunto ed abbozzare alla meno peggio con alcune tavole di legno, quella che “sommariamente” sarà la sua bara.Qualcuno potrebbe aver avvertito un senso di disgusto per il già orrido destino del malcapitato; ma in verità il peggio, per il povero sventurato, ancora deve venire. Già perché lo stesso giorno, il corpo composto del defunto viene portato da pochissime persone in chiesa, dove l’indomani si sarebbero dovuto tenere i funerali. Ma così non è. La stessa sera una nevicata dalle proporzioni gigantesche, provoca una coltre spessa diverse decine di centimetri e tutto il paese si paralizza per circa otto giorni, costringendo il povero defunto a “sostare” ad oltranza in chiesa.Quando anche le condizioni igienico-sanitarie diventano insostenibile, allora diviene necessario provvedere alla meno peggio. Quattro persone legano la bara con delle corde e iniziano a trascinarla tra la neve ed il ghiaccio, sbattendo contro muri e ostacoli vari,una bara il cui tragitto è reso incontrollabile dal fondo nevoso. Tra mille peripezie giunge al camposanto, dove due necrofori aspettano l’arrivo del feretro per poterlo inumare in una fossa profonda circa un metro pronta all’uso. Facilmente si può ipotizzare che è giunto il momento del riposo eterno per lo sfortunatissimo uomo, ma la fossa che è stata scavata, a causa delle piogge, si è riempita d’acqua e quindi al povero “disgraziato” tocca anche di essere immerso tra acqua e fango.

Capita anche che, accanto alla fossa scavata per il nostro povero protagonista ne vienesolcata un’altra che deve accogliere un’anziana signora. Il marito della defunta, nonostante non sia proprio di manica larga, rabbrividisce al solo pensiero di immergere la moglie in quella “fanghiglia”. Chiede ed ottenne dai necrofori, di rinviare al pomeriggio la sepoltura. Va in paese ed acquista una tomba da una delle confraternite locali e ritorna con la documentazione dell’avvenuto acquisto. Dopo la tumulazione della moglie, chiede achi è destinato quel “fosso”. Ottenuta l’informazioneviene colto da un improvviso rimorso di coscienza.Se sa appena chi sia il defunto solo per averlo visto qualche volta,altresì conosce

Anche i becchini hanno un’anima e l’uomo potè essere seppellito in un luogo meno infame

abbastanza bene le vicissitudini del malcapitato ed è a quel punto che “azzarda” una proposta.Propone ai necrofori, in cambio di una bevuta di vino in qualunque osteria gli stessi avessero deciso, di scavare un altro fosso dove collocare il defunto.Anche i necrofori hanno un’anima, e colti da un senso di pietà, accettano l’idea e permettendo al nostro protagonista di essere inumato in un luogo meno “infame”. Insomma, storie vere di vite vissute possono essere, volendo, da spunto e da stimolo per tutti coloro che amano la tradizione e che vogliono trasmettere ai figli, nipoti e alle future generazioni il ricordo immortale di ciò che significano, virciddrati, cassatini e pasta di napuli oltre ogni logica esclusivamente culinaria.


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POLITICA. Approda all’Ars la legge del Movimento 5 stelle contro i benefit

La battaglia anti- casta dei “grillini” nisseni di Marco Benanti

La petizione popolare, sostenuta da una raccolta di firme, è partita da Caltanissetta.

E

ra partito ad Aprile scorso dal binario 1 della Stazione Centrale di Caltanissetta e forse non ci credevano neanche loro, gli attivisti del “Movimento 5 Stelle” facente capo a Beppe Grillo, che quella petizione potesse riscontrare un tale gradimento in tutta l’isola da raccogliere 10 mila firme da consegnare direttamente alla Regione Siciliana. Il momento storico è certamente favorevole al dissenso della cittadinanza agli alti compensi della nostra classe politica, ma l’iniziativa questa volta non è populistica o demagogica, ma concreta, dato che i parlamentari siciliani, di questa petizione dovranno discuterne realmente all’Ars. Sarà la crisi economica, sarà il quotidiano rischio di default del nostro paese, saranno le riforme, tanto spietate,

se non le aveva mai palesate, forse per non scatenare ulcere collettive. Proprio in questa ottica si incardina la petizione “Fuori i Soldi dalla politica”, tesa a diminuire, non azzerare (altrimenti per i nostri parlamentari sarebbe una tragedia!) gli indennizzi dei deputati all’Ars, i benefit, i rimborsi spese vari, e le varie diarie. Una petizione dicevamo partita da Caltanissetta e che vede tra i suoi referenti Giancarlo Cancelleri, attivista nisseno impiegato di una ditta privata, severamente attento alla disparità che intercorre tra il cittadino, alle prese con mille problemi, ed i nostri parlamentari regionali che se da un lato appoggiano il pensionamento dei lavoratori dopo 40 anni di contributi, dall’altro ricevono un bel vitalizio di 2.500 euro dopo soli 5 anni di legislatura in parlamento. Carte alla mano, nel 1948 alla prima seduta utile all’ARS i deputati si equiparano ai senatori della Repubblica anche nel trattamento economico. Un verbale che diventa poi legge il 30 Dicembre del 1965, la legge è la numero 44 . I Grilli spulciando tra le carte trovano un resoconto ufficiale dell’ARS che riassume tutto il dovuto ai nostri parlamentari regionali (che ri-

portiamo schematicamente nella tabella di fianco). La spesa totale della Regione Siciliana ammonta a 13,5 milioni di sole indennità, ai quali bisogna aggiungere 4,4 milioni di diaria, 1,2 milioni di indennità di ufficio, 2,85 milioni per spese e rimborsi e 400 mila Euro per deputazioni e missioni. In totale 22 milioni e 350 mila Euro all’anno. Con le 10 mila firme partite da Caltanissetta si propone di abbassare le indennità e le spese di viaggio e di sopprimere tutto il resto: il risparmio totale stimato in 5 anni è di oltre 70 milioni di euro, e cioè oltre 14 milioni di Euro l’anno. “Numeri impressionanti, che mostrano -dice Cancelleri come sia veramente difficile per chi guadagna tanto, capire i problemi di chi non ha nemmeno i soldi per fare la spesa. Per questo motivo abbiamo presentato all’ufficio di Gabinetto della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana la petizione con le 10 mila firme raccolte in tutta la Sicilia con la quale invitiamo in via ufficiale i nostri eletti ad ascoltarci, e vigileremo affinché questo avvenga e quanto tempo ci impieghino prima che la discussione venga portata in aula”.

E’ difficile per chi guadagna tanto, capire i problemi di chi non ha i soldi per la spesa

quanto necessarie se si vuol rimanere in zona Euro a far crescere in questi mesi il senso di disappunto ( per non citare altri malanni di stomaco…) della cittadinanza sulle disparità di chi in Italia ed in Sicilia, gode di privilegi, che il cittadino comune spesso neanche immagina. Per esempio, chi sapeva che i parlamentari regionali hanno tra i loro benefit anche il funerale gratis, in caso di malaugurata dipartita anche di un loro familiare? E che gli spostamenti siano rimborsati forfettariamente all’anno senza alcuna necessità di dover giustificare la natura del viaggio, o se il viaggio si sia fatto o meno? Quindi su e giù con voli Alitalia anche senza motivi istituzionali a spese dei contribuenti. Sono questi alcuni degli interrogativi su cui hanno indagato gli attivisti del movimento di Beppe Grillo, che non senza difficoltà sono riusciti a procurarsi tali dati dalla stessa Regione, che quelle spe-

Giancarlo Cancelleri con i grillini a Palermo davanti all’ARS

“I NUMERI” DEI DEPUTATI DELL’ARS Indennità mensile: Diaria mensile: Rimborso spese per svolgimento mandato parlamentare: Rimborso spese forfettario annuo di trasporto: Indennità annua di trasporto su gomma per raggiungere la sede dell’Assemblea:

Rimborso forfettario annuo spese telefoniche: Assegno di cessazione mandato: Assegno vitalizio:

5.390,58 euro 3.500,00 euro 4.178,36 euro (assegnato direttamente al Gruppo parlamentare di appartenenza) 10.095,84 euro

13.293,00 euro per il Deputato che si sposta entro 100 Km. 15.979,00 se si sposta oltre 100 km. 6.646,00 euro per i Deputati residenti a Palermo 4.150,00 euro all’anno.

9.500,00 euro per ogni anno di carica. da 3.000,00 a 9.500,00 euro mensili in base agli anni di servizio in carica.

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Dicembre

il Fatto Nisseno  

mensile di approfondimento su Caltanissetta e provincia