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RESS ISSN: 2039/7070

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Marzo 2014

Mensile di approfondimento Direzione Editoriale: Michele Spena

-

redazione: Viale della Regione, 6 Caltanissetta

Anno IV Num. 27

- Tel/Fax: 0934 594864

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 conv. N. 46 art. 1 comma 1. Sud /CL

- Stampa: STS S.p.A. Zona industriale Vª Strada, Catania - Reg. Tribunale di Caltanissetta n° 224 del 24/02/2011

On the road Il viaggio con

il Fatto del Golfo Industria

Nello Musumeci D. Polizzi a pagina 16

Buon compleanno

Petrolchimico di Gela Il rilancio dello stabilimento frenato da diversi “nodi”

SENATORE

90

N

isseno illustre, nato il 21 marzo del 1924, una vita fra politica (PCI), sindacato (CGIL) e giornalismo, direttore de “L’Unità” e poi de “Il Riformista”. Ha attraversato, vissuto, respirato, contribuito a scrivere la storia del nostro paese, della nostra Sicilia. Mai banale, sempre sul pezzo, adesso siede sui banchi del Senato. Non è tempo di candeline o mielosi cori di Buon Compleanno, è solo la fermata di un cammino che prosegue. Il Fatto Nisseno racconta i fatti di un nisseno stimato. a pagina 6

F. Falci

Fatto del Vallone

Mussomeli abbandonata. Uffici statali e regionali, la spending review impone tagli di G. Taibi

Fiero di essere Capitano, realizzo il mio sogno

a pagina 26

Palazzo del Carmine

Svincolo Anghillà, la compensazione in sospeso. Il Comune incontra Empedocle 2 per “trattare” di S. Mingoia

Fatti & Settimana Santa

a pagina 3

E’

stato per anni il vanto dell’economia della città del golfo, poi è giunta la crisi che sembrava aver dato un colpo di grazia alla struttura dell’Eni. Nuovi investimenti, la ristrutturazione di alcuni settori e la diversificazione della produzione, hanno rappresentato una “boccata d’ossigeno” per la Raffineria. La realtà però è ben diversa: molteplici difficoltà e lo spettro sempre incombente dell’eccessivo inquinamento, complicano, e non poco, la risalita. a pagina 8

F. Infurna

Fatti & Territorio

Addio alle Province, riforma controversa

La svolta è epocale, ma da più parti si sollevano dubbi sull’istituzione dei Liberi Consorzi di Comuni: fu vera gloria? Il testo della legge sviscerato dall’assessore regionale agli Enti Locali, Patrizia Valenti. M. Benanti

a pagina 14

Amministrative 2014

I candidati della società civile

Il Capitano della Real Maestranza è la carica che assurge a simbolo, fra i più prestigiosi, della Settimana Santa. Michele Simone, 67 anni, della categoria dei Muratori, vive il suo ruolo con fierezza e passione. Una vita dedicata al lavoro, con il sogno ricorrente di poter un giorno rappresentare il prestigioso impiego onorifico. Devoto di San Michele, assapora, con orgoglio, la fortuna di aver realizzato la sua aspirazione più grande. A. Giunta

Sale la febbre elettorale e prosegue il nostro viaggio per conoscere i candidati sindaci. E’ il turno di Gioacchino Lo Verme di Alternativa Civica Liberale e Giovanni Ruvolo del Polo Civico. Entrambi lontani dai partiti. D. Polizzi

a pagina 18

Children’ s Collection Spring Summer 2014

cettina bivona scrivi alla redazione: lettere@ilfattonisseno.it

Caltanissetta

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alle pagine 20 e 21


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Fatti & Territorio

Torna il sorriso

a Pian del Lago

A lavoro per restituire gli impianti alla città di Alberto Sardo

A

far partire l’operazione battezzata “piazza pulita” negli impianti sportivi comunali di Pian del Lago 2, da circa un anno trasformati in campo profughi spontaneo da un centinaio di richiedenti asilo, è stato il Comune di Caltanissetta. Precisamente le squadre della Polizia Municipale, affiancate da tecnici e dalle squadre di Caltambiente, intervenuti congiuntamente il 4 marzo scorso. Ma ciò che ha reso possibile tutta l’operazione, è stato l’intervento della Prefettura nissena che attraverso una serie di bandi per manifestazioni di interesse è riuscita

Gli immigrati hanno un tetto, trasferiti all’Ipab di San Cataldo a sistemare gli immigrati che da mesi vivevano all’addiaccio. L’ordinanza di sgombero dell’area, infatti, era già firmata da un anno da tutte le forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, Vigili del Fuoco. Ma era chiaro che in assenza di una soluzione per l’accoglienza dei rifugiati, nessuno sgombero coatto sarebbe stato risolutivo. Una situazione per mesi esplosiva e rischiosa sotto il profilo igienico sanitario, prima di tutto. E poi la cessata fruibilità degli impianti sportivi. E così il sindaco uscente,

e ricandidato, Michele Campisi, ha “accontentato” un altro candidato, Giovanni Magrì del Movimento 5 Stelle, che dal palco dell’auditorium chiese che Pian del Lago 2 fosse restituito ai giovani della città, dando al contempo dignità alle persone. Detto, fatto! Adesso la priorità, per l’amministrazione è “la riqualificazione delle strutture sportive”, afferma il sindaco Campisi. “Stiamo ripristinando le strutture sportive per darle alla città. Stiamo mettendo le telecamere per fare in modo che nessuno venga a bivaccare. E’ un territorio maltratto e ne subiamo le conseguenze, chiederò al Ministro degli Interni un ristoro economico, perchè stiamo sostenendo tutte le spese come Comune. Grazie all’intervento della Prefettura per alloggiarli in strutture finanziate, la sinergia sta portando a ridare dignità ai luoghi”. L’aspetto che riguarda la funzionalità dell’impiantistica sportiva è di competenza dell’assessore al ramo, Gaetano Angilella. Una delle strutture adibite a campo profughi (con tanto di stanza per la preghiera, una sorta di Moschea fai da te, completa di tappeti e mantenuta sempre pulita dai migranti), era il vecchio skate park. Decine di giovani si allenavano allo skate park di Pian del Lago e hanno dovuto rinunciarvi. Ma non a causa dei migranti, come qualcuno erroneamente ha detto, ma perchè molto prima erano arrivati vandali e piromani che il 27 agosto del 2012 avevano dato fuoco alle rampe. Un incendio di chiara matrice dolosa che bruciò parte delle rampe in legno, rendendo inutilizzabile la struttura. L’assessore Angiella, allora, si impegnò affinchè nel giro di poche settimane,

La foto dei bambini in bicicletta è l’immagine della speranza

grazie all’assicurazione stipulata contro simili eventi, le rampe dello skate venissero ripristinate. L’assicurazione non fu così celere nel riparare i danni, dopo due mesi nacque l’accampamento e lo skate park rimase incendiato. Adesso si riparte da lì. “Si sta operando un’azione di pulizia e potremo dare il via al recupero della pista di skate che tanti nisseni aspettano”, ha dichiarato l’assessore Gaetano Angilella. “Riapriremo l’impianto sportivo ‘Michelangelo Cannavò’ perchè è un polmone che dava sfogo a tanti ragazzi e società sportive, per

un anno è stato chiuso e lo recupereremo al più presto dopo gli interventi di manutenzione”. Fin qui l’aspetto che riguarda il Comune e l’impianto sportivo. Ma come detto tutta l’operazione è stata possibile grazie a un finanziamento del Ministero che ha messo nelle condizioni il Prefetto di dare il via libera a “un’operazione perfetta” dal triplice obiettivo. Dare accoglienza ai migranti presso l’Ipab di San Cataldo, rimettere in servizio i diciotto lavoratori dell’Ipab da cinque anni fermi, e quindi risolvere la grave situazione igienico sanitaria a Pian del

Lago 2. Un’operazione che il Prefetto di Caltanissetta, Carmine Valente, ha voluto sottolineare giovedì mattina presso l’Ipab dove ha incontrato immigrati, lavoratori, sindacati. “L’aspetto più importante – ha detto Valente – è che si misura la libertà di una democrazia nel modo in cui sa dare accoglienza alle persone meno abbienti e più povere. Questo dobbiamo gridarlo se possibile! Sono persone di tutto riguardo che non hanno nulla da invidiare a nessun italiano, credo che devono essere rispettati”. Rivolto a chi in questi giorni ha lanciato allarmi sulla presenza degli immigrati a San Cataldo, il Prefetto è stato categorico. “Smettiamola di dargli all’untore, non è questo essere cittadini di uno Stato democratico. Loro hanno anche molto da insegnare a noi”. L’operazione “è stata fatta con grande spirito di solidarietà da parte della Prefettura, perchè chi non conosce il centro di Pian de Lago, forse non sa come si è vissuto fuori dal centro in questi mesi. Baraccopoli sotto il ponte, case di fortuna con cartoni e plastica, chiaramente dovevano sopravvivere aspettando il loro turno al Centro d’accoglienza. Sarebbero rimasti fuori altri otto mesi


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Marzo

Verrà ripristinata la fruibilità degli impianti, a breve gli interventi di manutenzione almeno, se il Ministero non ci avesse consentito di creare strutture alternative di ospitalità. Quindi l’obiettivo è stato di bonificare una zona di Caltanissetta da troppo tempo sottratta alla popolazione, per un motivo che la società civile non dovrebbe contemplare. Adesso a Pian del Lago l’area è stata bonificata, recintata, illuminata e a breve anche la strada provinciale sarà illuminata. Quindi abbiamo dato finalmente un tetto a tutti”. “Dobbiamo smetterla di criticare anche le cose buone – prosegue il Prefetto di Caltanissetta, Carmine Valente - questa è una cosa che ha funzionato, per gli operai, per i migranti, per Pian del

Il Prefetto Carmine Valente

Dobbiamo smetterla di criticare anche le cose buone, questa operazione lo è

Lago e quindi anche per la cittadinanza”. Sulla situazione igienico sanitaria di Pian del Lago, il Prefetto ha confessato addirittura di non averci dormito qualche notte. “Pensavo che tenevo persone che dormivano sotto baracche e ponti, non sapevo come fare per metterli dentro, ho chiamato tutti, la Croce Rossa, i sindaci, i comuni che

non mi davano strutture, anzi facevano consigli comunali contro, perchè non volevano immigrati. Poi casomai davano ospitalità nei propri loculi per i morti di Lampedusa, ma se noi diamo assistenza ai morti, dobbiamo prima di tutto aiutare i vivi”. “Quindi – in conclusione - c’è solo una cosa, che quella di oggi è una giornata buona”.

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Raddoppio SS. 640, la storia infinita delle opere di compensazione

Abituati a perdere, ... bravissimi a piangere di Salvatore Mingoia

L

’amministrazione, il consiglio comunale e la seconda commissione consiliare permanente presieduta dal consigliere Antonio Favata adesso rischiano di perdere la faccia. Giovedì prossimo, dopo che questo giornale sarà andato in stampa, è previsto un tavolo tecnico tra esponenti dell’amministrazione, il sindaco Michele Campisi, l’assessore all’urbanistica Andrea Milazzo ed il presidente della seconda commissione Antonio Favata con i vertici dell’Anas e della società Empedocle 2, quella che sta realizzando i lavori di raddoppio ed ammodernamento dell’ex scorrimento veloce Porto EmpedocleCaltanissetta. In quella occasione gli amministratori sono chiamati a fare la voce grossa per valere le loro ragioni. Gridare però non basta, servono altri strumenti e metodi diversi per raggiungere gli obiettivi ed evitare che la partita si traduca in vera disfatta per la città. Quello di giovedì è il primo vero tavolo tecnico in cui tutti i giocatori si troveranno a giocare la partita degli interventi previsti. Tra le opere prioritarie richieste dal consiglio comunale e dell’amministrazione figura la costruzione della strada che dovrebbe collegare la zona di contrada Anghillà, nei pressi della dismessa area di servizio, con la zona di Santo Spirito, poco distante la concessionaria di auto Puglisi. Una opera ritenuta prioritaria per il collegamento dell’autostrada Palermo-Catania con la zona Sud della città e del villaggio Santa Barbara. Paladino di questo progetto si sono fatti in tempi non sospetti l’ex presidente della Provincia Puccio Dolce e il candidato sindaco Michele Giarratana. Gli atti dell’intera problematica sono stati esaminati dai componenti delle seconda commissione consiliare permanente presieduta dal consigliere Antonio Favata che ha anche effettuato dei rilievi fotografici per

convalidare la fattibilità del progetto sostenuto anche circolo del PD Guido Faletra che non molto tempo addietro aveva proposto una specifica interrogazione al Ministero per la Infrastrutture, affidata ai parlamentari Daniela Cardinale ed Angelo Capodicasa. Con la interrogazione i due parlamentari chiedevano le iniziative che il Ministero intendeva attivare per scongiurare la cancellazione di questa importante opera per la città e quali erano da parte

zona esistono l’area archeologica di Sabucina, la riserva Naturale Valle dell’Imera le miniere di zolfo di Trabonella e Gessolungo. Tutti beni culturali in grado, potenzialmente di innescare un circuito turistico che vede potenziali visitatori fare i conti con l’annoso problema della viabilità, senza considerare il danno delle aziende che impegnano decine di lavoratori che sarebbero costrette ad allungare considerevolmente il percorso per raggiungere lo svincolo

dell’Anas e del contraente generale “Empedocle 2” le decisioni più in generale, in merito alle opere di compensazione, previste nel progetto generale, già definite ed elencate. Tra l’altro il progetto di collegamento tra Anchillà e la zona di Santo Spirito, dove insistono numerose aziende tra cui l’Averna consentirebbe di raggiungere più agevolmente il centro storico della città. A lavori ultimati, quando la società Empedocle 2 avrà smobilitato i cantieri, buona parte della città sarebbe destinata alla desertificazione e all’abbandono. Con la realizzazione del declamato svincolo si potrebbe dare maggiore impulso al turismo considerato che in quella

autostradale Palermo Catania. Queste in estrema sintesi le proposte e le ragioni degli amministratori di Palazzo del Carmine che però si sono scontrare con il cosiddetto piano finanziario della società Empedocle 2 che non contempla il progetto richiesto dagli amministratori comunali. Giovedì prossimo sarà un tiro alla fune con gli amministratori che tirano da una parte e la Empedocle 2 dall’altra. Il rischio è che possa vincere la società che conduce i lavori a meno che il comune non sia disposto a rinunciare a qualcuna delle diverse opere di compensazioni previste dal progetto generale. Del resto siamo abituati a perdere e bravissimi a piangere.


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Storia & Cultura

Fatti contro la mafia

Fulvio

Sodano il Prefetto che voleva destinare i beni confiscati alla mafia

di Giovanbattista Tona

F

ulvio Sodano è morto il 27 febbraio mentre sui giornali si leggevano le polemiche su come vengono gestiti i beni sequestrati e confiscati alla mafia. Da 9 anni Sodano soffriva di una grave malattia che lo aveva prima paralizzato, poi gli aveva tolto la possibilità di parlare; chissà se nei suoi ultimi giorni avrà avuto modo di leggere quelle polemiche... Speriamo di no. Ne avrebbe ricavato qualche amarezza.

per non dimenticare

Stato, dopo lo sforzo degli inquirenti, sembravano distratti dinanzi a quel gran tesoro. Scoprì che una delle imprese più importanti del territorio, la Calcestruzzi Ericina, dopo essere stata confiscata aveva registrato un vistoso calo nelle commesse. Chiamò allora gli amministratori giudiziari; erano ancora quelli che aveva nominato a suo tempo il Tribunale. Dopo che con la confisca il Tribunale aveva consegnato tutto al

ufficio era pronto; là mancava il personale, qua bisognava attendere una circolare, lì veniva sollevato un quesito al Ministero. E allora visto che l’azienda rischiava di fallire, Sodano chiamò il Presidente dell’Associazione Industriali e gli disse chiaramente che non era possibile che i suoi associati preferissero rifornirsi da imprese che offrivano lo stesso prodotto o addirittura uno peggiore ad un prezzo più alto; chiamò tutte le

capitare... Ed evidentemente capita tuttora se ancora c’è chi pensa che i problemi delle aziende confiscate derivino solo dal fatto che non ci sono i manager, che gli amministratori non sanno stare sul mercato, che i sequestri pregiudicano l’economia e che le aziende confiscate devono essere date in mano a “quelli bravi”. Anche sul mercato però ci sono “bravi” che somigliano più agli uomini di Don Rodrigo che non agli studenti

Quel “favoreggiatore” dello Stato che infastidiva la politica e il mercato Avrebbe visto tanti Soloni pronti a discutere della necessità di un intervento politico che risanasse il settore o della necessità di restituire al mercato sano le imprese che le autorità giudiziarie, evidentemente, non sapevano gestire

Demanio erano rimasti lì in attesa di nuovi ordini, ma che non arrivavano. Sodano cercò di capire perché questi amministratori non riuscissero a lavorare e scoprì un’altra cosa strana: e cioè che in provincia di Trapani c’e-

Chissà cosa pensava il Prefetto Sodano di tutti quelli che fanno polemica invece di impegnarsi per la destinazione dei beni confiscati con i loro ausiliari, perchè non erano “manager”. Sodano aveva visto con quanta pervicacia proprio la “politica” e proprio il c.d. “mercato” potevano subdolamente impegnarsi per fare fallire le imprese confiscate alla mafia; nonostante queste imprese potessero lavorare bene; nonostante quella “politica” e quel “mercato” si fossero mostrate sempre accondiscendenti con le stesse imprese prima che fossero sequestrate alla mafia. Quando nel 2000 Sodano fu nominato Prefetto di Trapani, si rese subito conto che la magistratura era riuscita a confiscare imprese e beni di grande valore alle pericolose organizzazioni locali ma che gli altri organi dello

rano tantissimi lavori, che il prodotto dell’azienda confiscata era di buona qualità, che aveva un prezzo più conveniente di quello della concorrenza, ma che le imprese aggiudicatrici degli

stazioni appaltanti per verificare come le ditte aggiudicatrici si regolassero nelle forniture e per fare sapere loro che non potevano escludere sempre proprio l’azienda fornitrice confiscata dallo Stato. Chissà se con piacere o per forza in tanti ricominciarono a comprare il cemento alla Calcestruzzi ericina. Ma la cosa non dovette piacere alle persone che andarono ad informare un sottosegretario di Stato del comportamento “anomalo” del Prefetto. Alla prima occasione ufficiale il sottosegretario si avvicinò a Sodano e gli chiese spiegazione di questo suo “favoreggiamento” a beneficio della Calcestruzzi Ericina, invitandolo a non alterare il libero gioco del mercato del calcestruzzo. Era informatissimo il sottosegretario, però non aveva capito quello che aveva capito Sodano; che in

La Calcestruzzi Ericina era una azienda fondamentale nel sistema eco-

appalti preferivano acquistare da tutti, tranne che dalla Calcestruzzi Ericina. Ma come? E le regole di mercato? Sodano avviò tutte le procedure per fare assegnare l’azienda, ma nessun

realtà quel mercato cercava di distruggere il fatturato di un’impresa competitiva perché qualcuno se ne potesse appropriare pagando il meno possibile. Possibile che non lo avesse capito? Può

della Bocconi. E alcuni imprenditori volevano comprarsela la Calcestruzz i Ericina. Da Sodano andarono ad accreditarli come persone capaci e irreprensibili, ma lui disse di no; e ci aveva visto giusto, perché erano amici della cosca locale. Stanco di questi stratagemmi nel luglio 2003 convocò in prefettura una riunione in cui responsabilizzò tutti gli enti e

fissò le basi per una più celere destinazione dei beni confiscati. Di lì a breve, senza alcun preavviso, il Governo del sottosegretario che lo aveva invitato a non “favoreggiare”lo trasferì ad Agrigento. La malattia di Sodano si stava già manifestando e gli era stato promesso che non lo avrebbero trasferito; ora avevano cambiato idea, promettendogli che l’amministrazione comunque gli sarebbe stata vicino. Obbedì e se ne andò. Alcuni anni dopo nella prefazione ad un romanzo di un giovane scrittore Sodano gli lasciò questo augurio: “sii sempre te stesso, non cambiare mai; difendi i tuoi principi; gli ideali in cui credi non li svendere, non venire mai a compromessi. Magari non diventerai ricco e potente ma potrai andare a testa alta ed essere un esempio da imitare per i tuoi figli”. E a testa alta il Prefetto Sodano sarà entrato nell’aldilà. Ci pensino i potenti che sono ancora nell’ “aldiquà”...


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Storia & Cultura

Una vita attraverso la storia I novant’anni

di Emanuele

Macaluso di Fiorella Falci

H

a attraversato la storia dell’ultimo secolo nei suoi tornanti più drammatici e complessi: Emanuele Macaluso, 90 anni il 21 marzo, nisseno, dirigente del PCI (il più grande Partito Comunista dell’Occidente), oggi è ancora una delle menti più lucide della politica italiana, capace di analizzare con sguardo libero e penna affilata le vicende che disorientano tanti che hanno perduto l’abitudine a coniugare la politica con la capacità di comprendere la complessità. Figlio di un ferroviere e di una casalinga, studente all’Istituto Minerario di Caltanissetta, che era ancora, nella prima metà del ‘900, la capitale dello zolfo, negli anni duri della dittatura sceglie di dire no al regime: nel 1941 entra nel Partito Comunista clandestino, in quella “cellula” dell’opposizione guidata da Pompeo Colajanni e Calogero Boccadutri intorno alla quale ruotavano altri giovani di grande valore, tra i quali Gaetano Costa e Leonardo Sciascia. Sarà proprio Boccadutri, l’uomo della miniera, il suo “Virgilio” nella selva oscura della politica di quegli anni difficili, il mitico “arrotino” che Elio Vittorini, dirigente del PCI clandestino, avrebbe rappresentato simbolicamente nel suo libro “Conversazione in Sicilia”. Prima ancora della fine della

guerra, nel 1944, diventa segretario della CGIL, sindacato ancora unitario, organizzato insieme ai cattolici democratici che a Caltanissetta erano rappresentati da Giuseppe Alessi, futuro presidente della regione, che sarà per lui interlocutore-avversario per decenni. Sono gli anni tumultuosi dell’occupazione delle terre per la riforma agraria, sfidando i poteri secolari del feudo e la violenza della mafia. Macaluso è sulla piazza di Villalba accanto a Li Causi quando don Calò Vizzini guida la sparatoria contro il comizio del leader del movimento contadino siciliano, al quale i contadini avevano partecipato, disubbidendo al diktat del boss. Quella stagione intensa di lotte popolari lo proietteranno nella grande politica: segretario regionale della CGIL, nel 1951 è deputato regionale, nel 1956 Togliatti lo chiama a Roma, nel Comitato Centrale del PCI, e nel 1958 diventa segretario regionale del Partito Comunista. Da quella postazione avrebbe dato vita alla più spericolata e controversa operazione politica della storia regionale siciliana: il “milazzismo”, il governo autonomista presieduto dal cattolico Silvio Milazzo e sostenuto da comunisti, socialisti, monarchici, Movimento Sociale Italiano e un gruppo di parlamentari in dissenso con la DC ufficiale, che avrebbero dato vita all’Unione Siciliana Cristiano- Sociale, (guidata da un altro nisseno, Francesco Pignatone), mandando la DC all’opposizione. Intorno a quel tentativo inedito di “laboratorio politico” si era aggregato il consenso dei gruppi imprenditoriali più avanzati della Sicilia del tempo, guidati da Domenico La Cavera, interessati ad un’ipotesi di sviluppo autonomo della Sicilia, non più mercato “coloniale” dell’industria del Nord o terra di emigrazione, ma capace di scommettersi sulla frontiera della modernizzazione an-

che industriale. Erano gli anni di Enrico Mattei e del sogno del petrolio siciliano, della sfida mondiale alle multinazionali dell’energia conclusasi tragicamente con l’oscura eliminazione di Mattei in un incidente simulato. In quel contesto, il progetto del governo autonomista aveva tentato l’azzardo della rottura dei vecchi equilibri politici che in Sicilia, sin dai tempi della strage di Portella della Ginestra, avevano saldato intorno alla Regione gli interessi dei poteri criminali e della mafia. Ma il limite di quell’esperienza, era che veniva in una stagione in

stato in grado di risolvere sul piano delle istituzioni quel conflitto che nella società vedeva arretrare le posizioni del movimento dei lavoratori in un modello di sviluppo economico che non riusciva a fondarsi sul diritto alla terra e al lavoro autentico per tutti, accontentandosi dell’assistenzialismo regionale.

Sopra Emanuele Macaluso con Palmiro Togliatti, a sinistra con Giulio Andreotti. Nella pagina accanto, in alto il Senatore con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e sotto, durante una riunione di redazione all’Unità.

cui il conflitto sociale poderoso che aveva animato le lotte dei contadini e dei minatori del dopoguerra, defluiva nel fallimento della riforma agraria e nella crisi irreversibile delle miniere; e il tentativo della “Regione imprenditrice” con gli Enti economici regionali non sarebbe

Il nodo politico intorno a cui si sarebbe sviluppata tutta l’esperienza politica di Macaluso, a Roma nella segreteria nazionale del PCI di Togliatti, Longo e Berlinguer, deputato alla Camera e poi al Senato ininterrottamente dal 1963 al 1992, sarebbe stato proprio questo rapporto complesso tra la modernizzazione economica e sociale del Mezzogiorno e dell’Italia e la difficoltà


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Fatti e Politica

Oggi è ancora una delle menti più lucide della politica italiana, capace di analizzare con sguardo libero e penna affilata le vicende che disorientano tanti che hanno perduto l’abitudine a coniugare la politica con la capacità di comprendere la complessità della politica di sinistra a misurarsi con essa con una visione alternativa a quella dei gruppi di potere dominanti. Questo il senso della posizione riformista di Macaluso all’interno del PCI, (o “migliorista” come si diceva) insieme a Napolitano: la ricerca di un ancoraggio alla tradizione del socialismo europeo in una realtà politica come quella italiana, segnata dalla “democrazia bloccata” dalla Guerra Fredda, con una DC “condannata a governare” (ed esposta

per questo alle degenerazioni del potere) ed una sinistra divisa tra governo e opposizione, ma sostanzialmente priva di un progetto alternativo unitario di ampio respiro. La “svolta della Bolognina” e la trasformazione del PCI in PDS e poi DS lo avevano visto sostenitore del cambiamento, in questa prospettiva di alternativa riformista, che non aveva invece individuato nell’espe-

rienza del Partito Democratico, al quale non ha mai voluto aderire. Così come non era stato tra i sostenitori del “compromesso storico” lanciato da Berlinguer a metà degli anni ’70, con un percorso di avvicinamento alla DC di Aldo Moro, stroncato drammaticamente proprio dall’eliminazione di Moro per mano terrorista. Giornalista, direttore de “L’Unità” e poi de “Il Riformista”, autore di 18 volumi di storia politica e di politica economica, analista lucido e antire-

torico del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti con il potere, oggi è uno dei testimoni più autorevoli di una tradizione e di un’esperienza politica che ha saputo misurarsi con le sfide della storia, con le sue luci e le sue ombre, senza perdere il gusto dell’analisi critica e della polemica, e che ricorda alla politica di oggi, nella conclusione del suo ultimo libro, che “chi prende l’acqua da un pozzo non dovrebbe mai dimenticare chi l’ha scavato”.

Renzi, il toscanaccio Premier

Dalla “sfida” al Senato, alle mirabolanti promesse

C

hi l’ha conosciuto quando era ancora presidente della provincia di Firenze non è affatto stupito: «È nato per scalare Palazzo Chigi». Da circa un mese Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze - il rottamatore che ha sfidato la nomenclatura democratica - siede proprio a Palazzo Chigi. In un batter di ciglio - soltanto l’otto dicembre scorso ha stravinto le primarie del Pd - è passato da «non farò mai le scarpe ad Enrico» - incluso l’hastag #enricostaisereno - a ricevere l’incarico dall’inquilino del Colle Giorgio Napolitano. Enrico Letta è sparito dalla scena politica. E gli italiani sono appesi a quella che gli addetti ai lavori definiscono «l’ultima chances». Sarà l’ultima chances? Emanuele Macaluso, ex dirigente del Pci, capo della destra interna (i miglioristi), e grande amico di Napolitano, dà un giudizio sferzante sull’operazione politica: «Matteo Renzi? Vuole dare il cioccolatino a tutti, ma farà il botto». Intanto nel super-mercoledì del 12 marzo ha promesso sfracelli. Mille euro netti in più l’anno a chi guadagna meno di 1.500; il taglio del 10% dell’Irap; lo sblocco dei debiti della pubblicazione amministrazione alle imprese. Provvedimenti ancora circoscritti ad una relazione del consiglio dei ministri, che dal mese maggio diventeranno legge. In questo modo il 27 maggio - l’ha detto Renzi in conferenza stampa - dieci milioni di italiani si ritroveranno in tasca 85 euro in più. Provvedimenti che preoccupano la Banca Centrale europea di Mario Draghi perché l’Italia deve «rispettare le regole del patto di stabilità, cioè il pareggio in termini strutturali ed essere in linea con le regole del debito». E anche il commissario europeo Olli Rehn ha sottolineato «l’importanza di rispettare le regole del patto di stabilità». Le preoccupazioni che attanagliano Bruxelles e Francoforte riguardano anche la Ragioneria generale dello Stato e il Quirinale. Napolitano si mostra guardingo, e confida nella preparazione di Pier Carlo Padoan, neo ministro dell’Economia. Tuttavia i conti ballano, e fin quando non saranno chiare le coperture lo scetticismo resterà nell’aria. Da par sua il premier esterna sicurezza, e arriva a dichiarare di esser stato «il primo presidente del Consiglio di sinistra a

riempire le tasche degli italiani». Ma il Parlamento è restio. In Transatlantico - luogo dove si consumano le trattative e dove si rivelano i segreti del Palazzo - i deputati del Pd alzano le spalle: «Ma quale rivoluzione, questo è il miglior prototipo del berlusconismo». Puzza l’accordo sulla legge elettorale - il cosiddetto Italicum, qualche giorno fa approvato alla Camera. Puzza l’accordo con il Cavaliere su una legge elettorale disegnata su misura per la vittoria del centrodestra. Per giunta senza consegnare agli italiani il diritto di scelta dei parlamentari, e senza inserire quella norma “antidiscriminatoria” che le parlamentari di ogni colore spingevano fortemente. Ecco perché fra gli “onorevoli” c’è chi sussurra che presto si tornerà a votare. Non è dato sapere quando e con quale legge elettorale. Di certo, sull’esecutivo della “svolta” pesano le promesse,

se fosse così sarebbero guai per il premier “Matteo”, che su tale riforma s’è giocato la faccia: «O la faccio, o salta tutto». Nel più benevole fra gli scenari la partita - raccontano insider del Senato al Fatto Nisseno - è ancora lunga. Del resto proprio a Palazzo Madama tre testi di riforma del Senato risultano già depositati. E presto - come confermano al cronista - potrebbero crescere. Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari costituzionali, starebbe lavorando in questa direzione. E presenterà al massimo fra qualche giorno una riforma alternativa a quella del governo, che consta di un Senato vero e proprio, elettivo, - magari con un numero di parlamentari dimezzato - che funga da organo di garanzia. E che «controlli - ripete la diretta interessata ad ogni occasione - l’operato della Camera operativa», ovvero di

i sommovimenti del centrodestra a trazione berlusconiana, e i numeri ballerini al Senato. Già, il Senato. Fra gli obiettivi del premier più giovane della storia della Repubblica italiana - nel frattempo ha battuto il record di Giovanni Goria che diventò capo del governo a 42 anni - si annovera anche la riforma del Senato. Esiste già una bozza del governo - che prevede la trasformazione di Palazzo Madama in una Assemblea delle Autonomie di secondo grado, ovvero non elettiva - ma la bozza non garba ai diretti interessati: i senatori della Repubblica. Raccontano di una fronda trasversale all’interno dell’emiciclo del Senato che vuole ad ogni costo affossarla. E

Montecitorio. In sostanza i giochi restano più aperti che mai. Eppure una riforma di cotanta portata, che verrà presentata sotto forma di ddl costituzionale, dovrà essere supportata da una maggioranza dei due terzi. Una maggioranza - che al momento della stesura dell’articolo - non esiste affatto. E - assicurano insider di Palazzo Madama - dovrebbe coinvolgere un fronte largo, che includa anche Forza Italia. Ma il Cavaliere spinge per il ritorno alle urne. Se non in autunno, almeno agli inizi del 2015. Quando sottolinea un forzista al Fatto Nisseno - «del fenomeno Renzi non ci sarà più traccia». Si vedrà. Twitter: @GiuseppeFalci


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Gela & dintorni

di Franco Infurna

La ripresa dello stabilimento è rallentata da “molti freni”. Il cambio della titolarità degli appalti dell’indotto, il revamping di alcuni settori, i limiti delle emissioni inquinanti, rendono complicata la crescita

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titoli dei quotidiani, nei giorni scorsi, hanno dato con enfasi spazio allo sblocco di 700 milioni di investimenti dell’Eni nella raffineria di Gela. Politici, sindacalisti e imprenditori hanno salutato con soddisfazione l’accordo di massima che, a dire dell’amministratore delegato della stessa raffineria, Bernardo Casa, sarebbe stato raggiunto con il ministero dell’ambiente sulla questione dei livelli di emissione dei gas inquinanti relativi alla combustione del pet-coke nella centrale termoelettrica. La notizia era stata data durante il saluto portato dall’azienda al congresso provinciale della FilctemCgil di Caltanissetta, svoltosi il 27 febbraio al Desusino-Resort, a conclusione del quale si è avuta l’elezione del nuovo segretario, Gaetano Catania, successore di Alessandro Piva, ormai in mobilità finalizzata alla pensione. Tutto bene dunque sul fronte della

i contratti-quadro per lavori meccanici all’interno della Raffineria di Gela per un valore complessivo di 40 milioni di euro e per una durata di tre anni. Rischiano di restare fuori dal ciclo produttivo tutte le altre ditte, cioè le coop metalmeccaniche e i loro 450 dipendenti. Una delle prime a paventare la chiusura dei propri cantieri è stata la Smim Impianti, ovvero la più antica azienda del territorio. Ha perso l’appalto e non ci sono prospettive per i suoi

Si annuncia piuttosto una primavera rovente, sul piano sindacale, per il petrolchimico di Gela. Una primavera durante la quale i nodi legati a vecchie questioni produttive e occupazionali della più grande fabbrica gelese verranno al pettine e bisognerà scioglierli se non si vogliono creare le condizioni di una rivolta sociale. Da troppi anni nello stabilimento “si tira a campare”. Si vivacchia. Si va avanti con la cassa integrazione,

A destra, le due camere di Coke al porto rifugio

termoelettrica di stabilimento per ottenere corrente. Il 70% di questa energia serve ad uso interno, per alimentare la fabbrica, il restante 30% viene venduta all’esterno, nella rete elettrica di Terna. Ma proprio questa contemporanea veste di produttore per conto proprio e per conto terzi ha sollevato una controversia giuridico-burocratica che da quattro mesi paralizza investimenti, rilancio produttivo e occupazione nella Raffineria di Gela, già duramente provato da un precedente braccio di ferro con la Regione sulla questione diga foranea. I precedenti limiti sulle emissioni inquinanti, fissati dal ministero dell’ambiente come prescrizione per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, non sono più andati bene al ministero che ha deciso di considerare tutta la produzione di energia elettrica della centrale di stabilimento gelese alla stregua di ogni altra centrale dell’Enel e dunque con un valore massimo consentito di 400 normal metri cubi/secondo di biossido di zolfo. I vertici della Raffineria e la stessa casa-madre Eni hanno detto che non ci stavano perché questi prov-

ricorso al Tar-Sicilia di Palermo che ancora non si è pronunciato. Ma intanto a Gela, tutti i programmi della raffineria, o quasi, sono rimasti bloccati. Se a questo aggiungiamo che i lavori di ripristino della diga foranea, al porto-isola, si stanno limitando alla ricostruzione di due soli punti di carico, allora c’è davvero di che preoccuparsi. Nel frattempo restano parcheggiate nel porto rifugio le due grandi camere di Coke, monumento allo

Parcheggiate nel porto rifugio le due grandi camere di Coke: il fallimento della politica industriuale strapotere della burocrazia e al fallimento di una politica industriale incapace di creare sviluppo in un territorio devastato dall’inquinamento

La Raffineria ENI

Petrolchimico delle contraddizioni ripresa al petrolchimico? Nemmeno per sogno. Anzi … Le preoccupazioni rischiano di crescere perché pare che ancora non ci sia nulla di ufficiale in merito a quell’annunciato accordo. Le tante perplessità giungono proprio dal sindacato e in particolare dalla Uiltec-Uil. Abbiamo chiesto al segretario provinciale, Silvio Ruggeri: “Davvero si sbloccano i lavori”? Ci ha risposto con uno scettico: “può darsi”. Poi ha aggiunto: “Non sappiamo ancora nulla di preciso perché non c’è niente di ufficiale”. O meglio, qualcosa di ufficiale c’è, aggiungiamo noi, e riguarda l’indotto della raffineria alla luce del cambio della titolarità degli appalti. A due imprese gelesi (Sicilsaldo ed Ergomeccanica) sono stati assegnati

operai. Una novità ufficiale che preoccupa l’intero movimento sindacale per i risvolti che potrà avere la concentrazione dei lavori in due sole ditte. Ruggeri si chiede e chiede all’Eni: “che fine faranno i dipendenti delle imprese di Gela che stanno per trovarsi senza più un’occupazione ora che il loro lavoro è stato dato ad altri”? Ed ancora: “Che fine hanno fatto gli accordi sottoscritti a Caltanissetta per la riorganizzazione e la riqualificazione dell’indotto? A che punto siamo con le prescrizioni ambientali sull’autorizzazione Aia e Via? Non possiamo vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato”. Insomma, secondo il segretario provinciale della Uiltec ci sarebbe poco da essere ottimisti.

con i contratti di solidarietà, con le ferie anticipate. La crisi che prima colpiva solo l’indotto, si è manifestata anche nel diretto. Per un anno (dal giugno del 2012 al maggio del 2013), due delle tre linee di produzione sono rimaste ferme per un esubero di produzione di carburanti nel circuito Eni. Nel frattempo, a Gela sono arrivati gli investimenti perché l’Eni ha deciso di scommettere sulla raffineria di Gela. “A quale prezzo?” - si sono chiesti in tanti. Il costo più alto, al momento, sarebbe quello di rinunciare (provvisoriamente) alla produzione di benzine e di convertire gli impianti alla esclusiva produzione dei gasoli, per una questione di domanda del mercato dei carburanti. Ed allora, via al revamping di alcuni settori, via alla ristrutturazione di altri, come i due Coking dove dovranno essere sostituite le camere da Coke, il carbone sintetico Atz (ad alto tenore di solfo), prodotto finale della raffinazione, che viene bruciato come combustibile nella centrale

vedimenti cozzavano con le leggi, con gli interessi aziendali e con il buon senso. Meglio una più congrua ripartizione delle emissioni tra produzione per uso interno e cessione a terzi dell’energia elettrica prodotta. Ed allora, per avere giustizia, via al

di aria, suolo e sottosuolo. E in tribunale i dirigenti dell’Eni continuano a sfilare davanti ai giudici, mentre i tumori aumentano, i bambini nascono malformati e la gente continua a morire per i veleni della chimica e della petrolchimica.

AVVISI LEGALI TRIBUNALE DI CALTANISSETTA ESEC. IMM. N. 87/07 R.G.E.

Lotto 1 – Comune di Mussomeli (CL), Via Santa Maria della Provvidenza, 46. Fabbricato composto da garage, camera e servizio al piano terra; cucina, due camere e bagno al piano primo; camera e sottotetto al piano secondo. Prezzo base: Euro 25.402,50. Lotto 2 – Comune di Mussomeli (CL),. Terreno coltivato ad orto. Prezzo base: Euro 843,75. Vendita senza incanto: 24/04/2014 ore 16.30, innanzi al professionista delegato Avv. Rita Iannello presso lo studio in Caltanissetta, Via M. Guttadauria, 6. Deposito offerte entro le 12.00 del giorno precedente la vendita presso suddetto studio. In caso di mancanza di offerte, vendita con incanto: 15/05/2014 ore 16.30 ai medesimi prezzi base; rilanci minimi: Lotto 1: Euro 1.280,00, Lotto 2: Euro 43,00. Maggiori info presso il delegato ore 16.30-18.30, tel. 0934/565538e su e www.astegiudiziarie.it. (Cod. A205130,A205131).


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di Salvatore Falzone

Passione made in Sicily

Amorosa corrispondenza Il libro di Jean-Noël Schifano su Elsa Morante

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ue scrittori, quattro padri e la Sicilia. Lei Elsa Morante, figlia di un siciliano biondo con gli occhi azzurri, tale Ciccio Lo Monaco (il padre Augusto, legittimo ma impotente, aveva preteso che sua moglie si facesse fecondare da un altro per non perdere la faccia). Lui JeanNoël Schifano, figlio di Salvatore da Serradifalco e – con rispetto parlando – di Leonardo Sciascia. “Padre putativo, quest’ultimo, ma pur sempre padre” racconta al telefono lo stesso Schifano, classe 1946, intellettuale e traduttore di vaglia, impegnato in questi giorni nel tour di presentazioni del suo “E.M. O la divina Barbara” (Elliot), resoconto che ricostruisce sotto forma di dialogata dichiarazione d’amore il rapporto confidenziale che lo ha legato a Elsa: la Elisa del romanzo, che sul letto di morte decide di svelare i lati più nascosti della sua vita di donna, sullo sfondo della Roma anni Sessanta, l’Urbe pasoliniana, la città del marito Moravia e compagnia bella. Al centro – tra finzione e realtà, silenziosamente – sta l’Isola: non quella di Arturo, ma quella dei rispettivi

genitori, dei padri e dei finti padri, delle mandorle e dello zolfo. Ed è proprio la Sicilia la molla del racconto, la spinta allo sconvolgente abbandono, la sostanza arcaica e sensuale di una relazione nata realmente trent’anni fa nella stanza 127 della clinica Villa Margherita di Roma dove la scrittrice tentava

Lo scrittore figlio di Salvatore da Serradifalco racconta in forma romanzata il legame con Elsa invano di riprendersi dai postumi di un tentato suicidio. Così, per un anno intero, fino alla morte della Morante, avvenuta nel 1985, tra il giovane traduttore originario del Nisseno e quel mostro sacro e malato fu tutto un lungo viaggio di racconti. Proibiti. «Forse perché anche io avevo un padre siciliano

ed ero un bastardo come lei – continua Schifano – Elsa ha sentito che poteva andare oltre il dicibile. Con una fiducia estrema. Del resto, anche per me la Sicilia costituisce una nostalgia continua e un ricordo. Un ricordo reale se penso a Palermo, a Racalmuto e ad altri posti in cui sono stato, ma anche un luogo immaginario. La Sicilia non mi abbandona mai». Così lo scrittore francese torna alle origini e parla del padre. “Sono stato laggiù, a Serradifalco, e ho provato una grande emozione. Ho visto tra le altre cose il lago Cuba, uno sputo di cielo nel cuore dell’Isola. Eppure, mio padre non mi ha mai portato in Sicilia. Ogni tanto, da Lione, ritornava al paese natale. Ma sempre e rigorosamente da solo”. Perché? “Quello in Sicilia era un viaggio intimo per lui, un ritorno alle origini. Penso che desiderasse rimanere a tu per tu con la sua storia. Oggi comprendo quell’atteggiamento”. Ricordi, ancora ricordi. “Quando tornava a Lione, io sentivo l’odore delle mandorle, dei pistacchi e delle pere. Ancora oggi ritrovo la Sicilia in quegli odori. Era un bravo sarto, confezionava soprattutto gilè. Da

lui ho imparato l’attaccamento al lavoro e al sacrificio. Nella mia famiglia c’erano i carusi che a n d av a n o a sgobbare in miniera, prendendo lo zolfo e perdendo la luce degli occhi. Devo dire che la parte paterna di zolfo e sofferenza ha segnato la mia sensibilità e la mia formazione umana. E a proposito di carusi, il pensiero va ancora una volta a Elsa”. Già, perché in questa storia di comunanza d’affetti, salta fuori anche un particolare curioso: al gatto che visse con lei per vent’anni, quello che amò più degli altri, la scrittrice mise il nome di caruso. Un modo, forse, per accarezzare l’Isola e il suo mistero. “La Sicilia – aggiunge Schifano – è fondamentale nella sua opera e anche nella mia. Non solo. Tra

noi due, la Sicilia è sempre stata p r e s e nt e .” E Sciascia? “Un secondo padre. Mi ha insegnato la luminosità della scrittura. Davvero il mio rapporto con lui è stato filiale. Mi portava con sé a Roma quando era deputato. Un gran maestro non solo d i scrittura, ma anche di integrità morale, di ribellione contro tutte le menzogne storiche, contro le trappole del potere. Nella sua opera non c’è soltanto la Sicilia, ma l’Italia e l’Europa. Del resto Sicilia significa Europa e insieme cultura araba. E non è un caso che l’Isola abbia partorito grandi scrittori”. Tra questi, un po’ anche Elsa Morante, per via di quel padre che le ha trasmesso il colore degli occhi: “un misto tra il violetta e il blu del mare siciliano”.

Ornamenti Ruffiani & Lecchini di Ivana Baiunco

C’

è un manuale, un vero e proprio va de mecum per affinare l’ arte del lecchinaggio in tutti gli ambiti ed in qualunque circostanza. L’ idea di scrivere queste poche righe per raccontare ai lettori ed a me stessa, come quando si parla ad alta voce di cose di cui già si è convinti nel silenzio dei propri pensieri, nasce dal ritrovamento di un libro stipato da un pò di anni in libreria: “Il manuale del leccaculo, teoria e storia di una arte sottile” di Richard Stenger. L’autore dimostra che l’adulazione e’ parte del nostro patrimonio genetico, un patrimonio che ha aiutato gli uomini a vivere sin dalla preistoria. Al di là dei trattati e dei libelli ogni giorno ci si

alla corte del Re

imbatte in soggetti, individui che di quest’arte fanno ragione di vita quotidiana. Motivazioni di varia natura spingono uomini e donne, quella delle donne a volte trascende in altre categorie, ad un effluvio di complimenti, attenzioni, sorrisi e atteggiamenti che sottintendono, alludono, compiacciono e non solo con le parole ma anche con i gesti la postura e la fisiognomica addirittura. I lecchini si trovano soprattutto nel mondo politico ma anche negli uffici, nelle università, insomma ovunque c’è esercizio del potere. Perché lo fanno? Presto detto, la maggior parte delle volte per motivi specifici di tornaconto personale, altre per miserevole inclinazione verso l’autorità, il potere, per

sentirsi riscaldati dai raggi del sole che è rappresentato da chi comanda, chi gestisce, chi decide. Li vedi arrivare quasi a formare una coda umana, sempre un passo indietro rispetto a chi e’ il “Primus”, l’uomo da seguire, da compiacere. Quelli che si trovano nell’ambito politico, se giovani sono predisposti immediatamente a fare i portaborse, disponibili ad ogni evenienze ed in qualsiasi circostanza, vantandosi anche di una certa vicinanza con l’uomo politico in questione quasi ad essere detentori dei segreti dello stesso. Non prendono mai posizione netta su una questione, un argomento, tendono sempre prima a capire cosa pensa il capo e poi si conformano nell’eventualità

balbettano pensieri talmente contorti ed ambivalenti che alla fine non ci si capisce niente. Così restano sempre in piedi con una porta aperta per cambiare idea all’occorrenza come sembra essere più utile al momento. Li si riconosce subito, spesso eleganti, non sempre di bella presenza, dalla postura sempre mediamente melliflua, pronti alla genuflessione o al baciamano. Le signore o signorine poco avvedute a volte scambiano il gesto per perfetta conoscenza del galateo, bon ton, invece dietro c’è sempre una ragione intrinseca, un secondo fine, soprattutto se la signora in questione è una donna di potere.

7 Comandamenti del perfetto leccaculo Come ogni “arte” il lecchinaggio poggia su doti innate sulle quali si inserisce una tecnica che stata codificata nei SETTE COMANDAMENTI DEL PERFETTO LECCACULO: 1. Individuare con precisione il soggetto da leccare. 2. Leccare in ogni situazione ed in ogni caso, senza temere di leccare troppo. 3. Leccare anche in assenza del destinatario. 4. Assicurarsi che la slinguazzata giunga a destinazione con decisione e con tanto di mittente. 5. Personalizzare la leccata a seconda del destinatario, scoprendone i punti deboli: figli, intelligenza, bellezza, professione, casa, squadra di calcio. 6. La pazienza è una delle virtù del leccaculo, che a volte deve lavorare sulla distanza. 7. Non desistere, anche se si è disturbati da altri concorrenti.


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Gela & dintorni di Franco Infurna

Protesta di tanti, violenza di pochi I

l tempo, inclemente per l’intera mattinata del primo marzo, all’improvviso aveva deciso di mettere da parte le nuvole e di sorridere con un sole caldo e accogliente a quella folla multicolore, arrabbiata e contestatrice contro il Muos ma piena di vita e di impegno democratico per cambiare le

ti ai cancelli della base militare Usa, in assetto antisommossa, con il bilancio di due feriti: una attivista di 38 anni, Valeria Cimò, di Palermo, e un poliziotto. Un grave errore politico da parte della frangia più estrema perché la violenza fa perdere credibilità all’intero movi-

cupazioni, per nulla rassegnati, come diceva un grande manifesto attaccato al muro: “La lotta non si arresta”. Lotta ferma ma pacifica di cui sono stati emblema e protagonisti il monaco buddista (ormai ospite fisso di queste manifestazioni) i cattolici del gruppo cattolico “Pax Christi” di Catania, le

colta del popolo dei “No Muos”, lungo la “provinciale n.10”. Provengono da tutte le parti della Sicilia: Palermo, Cinisi, Terrasini e Castellammare. Ma anche da Marsala, Gela, Modica, Vittoria, Siracusa, Messina e persino da Lampedusa.

riserva naturale protetta, quella della Sughereta, e sono pronte per entrare in funzione. Basta che vengano messi in orbita i cinque satelliti geostazionari (4 attivi, uno di riserva) con cui collegarsi, per completare l’anello con gli altri tre impianti similari che sono stati

L’attivista ferita: “Non toglieteci la sovranità” “Non è ammissibile che qualcuno possa toglierci la sovranità sulla nostra terra e metterci l’uno contro l’altro”. A parlare è Valeria Cimò, la donna palermitana rimasta ferita nei disordini durante la manifestazione dei No Muos, colpita alla fronte da una bottiglia ghiacciata lanciata da un altro dimostrante, durante lo scontro con la polizia. “I poliziotti devono cose. Duemila, forse tremila i partecipanti alla manifestazione (cinquemila per gli organizzatori, un migliaio per la polizia). Attendono tutti che il Tar Sicilia si pronunci, il 27 marzo, sul ricorso del comune di Niscemi, al quale si sono aggiunte, a sostegno, le amministrazioni di altri centri, tra cui Gela. Ma intanto scendono in piazza a protestare. Una vera festa di popolo e di civiltà che uno sparuto gruppo di estremisti ha voluto rovinare provocando lo scontro con le forze dell’ordine schierate davan-

mento e allontana la maggioranza di quei cittadini che vogliono ancora scendere in piazza, protestare per far sentire civilmente il proprio dissenso, le richieste alternative e le proprie preoc-

associazioni antimafia, le “Mamme No Muos”, le tante donne e quasi tutti gli altri partecipanti. Una festa, dicevamo. Una festa rovinata da pochi facinorosi. Alle 15, i primi dei 18 autobus affluiti a Niscemi arrivano nel piazzale di rac-

comportarsi così perché ricevono ordini, perché hanno paura di perdere il posto di lavoro” – spiega ai cronisti subito dopo gli incidenti. E aggiunge: “io non ho più paura della disoccupazione perché sono disoccupata da sempre”. Dice di essere laureata in medicina e chirurgia e di non avere mai trovato un posto dove lavorare. Non si è sposata. “Per motivi economici – confessa - ho dovuto rinunciare ad avere figli”. Poi torna a parlare della manifesta-

Uomini, donne e bambini cantano, suonano, ballano, gridano il loro “No” a quei radar ad altissima frequenza che con i loro potenti campi magnetici possono uccidere la gente. Vogliono sicurezza, chiedono pace, perché sono convinti che il Muos non è impianto di difesa ma strumento di guerra e di morte. Le tre grandi parabole sono state già montate dagli americani nella vicina base di contrada “Ulmo”, in piena

zione. “Non mi piace la violenza. Io scattavo fotografie mentre sfilavamo”, tiene a precisare la Cimò. E racconta un episodio: “E’ volato un manganello, durante gli scontri, e l’ho raccolto per evitare che qualcuno lo usasse”. “Io sono venuta a Niscemi – aggiunge – per cantare in pace e in armonia con gli altri. Non sono arrivata qui per lanciare urla da stadio ma per difendere la mia terra. Se ce la levano è finita per tutti noi”.


Marzo

La manifestazione del primo marzo sotto i riflettori dei mezzi di comunicazione mondiali costruiti a Geraldton (in Australia), a Chesapeake (in Virginia, Usa) e nelle isole Hawaii. Ogni soldato statunitense, in missione operativa, potrà così comunicare in video e in voce, con la base di comando, con altri reparti o con altri militari, in tempo reale e senza difficoltà, in qualsiasi parte della Terra fornendo immagini per un quadro reale della situazio-

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Non conosce sosta la contestazione dei siciliani per l’installazione delle parabole statunitensi ne nel campo di battaglia. Qualcuno sostiene che radar e satelliti del sistema Muos sarebbero in grado anche di attaccare il nemico facendo esplodere i suoi ordigni ad innesco elettronico, a terra o in volo (su aerei o su missili) grazie a particolari frequenze di disturbo e di autodistruzione. Ecco perché gli attivisti venuti a Niscemi non rinunciano alla loro lotta. Temono che la Sicilia così militarizzata, in caso di guerra, potrebbe essere considerato dai nemici uno degli obiettivi primari da colpire e da distruggere. Più che le parole, alla manifestazione del primo marzo dicevano i cartelli, gli striscioni e gli slogan. “Smilitarizziamo la Sughereta”, hanno scritto i niscemesi. “Da Lampedusa a Niscemi, diritti veri non cimiteri”, fa eco uno striscione dei lampedusani. E poi l’invito ad annullare il voto alle prossime elezioni europee rivolto alla gente da “Azione Sociale Gratis”: “No al Muos, alla mafia e ai

politici corrotti; scrivilo nella scheda e la annulli”. Ci sono tanti giornalisti, le tv locali, le grandi emittenti televisive nazionali e persino l’inviato della televisione “Rossija” giunto da Mosca. Nessuno immaginava che qualche ora dopo (alle 17,40) la manifestazione po-

I Fatti di

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Etico

Cogito ergo sum

oppure dipendo dunque sono Cogito ergo sum, che significa letteralmente “Penso dunque sono”, è l’espressione con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante. Cartesio vi perviene mosso dalla ricerca di un modo che dia la possibilità all’uomo di distinguere il vero dal falso, per essere pronti nella pratica nella vita. L’ergo qui va inteso come una sorta di esclamazione per sottolineare la scoperta appena fatta: “io penso” ed “io sono” sono oggetto di un unico atto di conoscenza e quindi costituiscono una certezza unitaria, ovvero il fatto di pensare significa immediatamente il fatto di esistere. Ma quello che ci sembra chiaro e definito essendo frutto della nostra mente potrebbe non essere tale se siamo condizionati da qualcuno e da qualcosa. Dobbiamo allora pensare ma serve poco se poi non analizziamo e valutiamo. Il rischio purtroppo è che quando si è affetti da dipendenza patologica sembra quasi che la capacità di pensare venga totalmente meno. In questo caso l’unica assoluta certezza di vita è quella di dipendere.

tesse degenerare. Si pensava ai pesanti incidenti del 9 di agosto dello scorso anno e tutti auspicavano un diverso, più tranquillo epilogo. Invece … .Dopo un lungo percorso a piedi, deviato dalla questura vuoi per motivi di sicurezza vuoi per le condizioni del terreno infangato, il corteo è arrivato al cancello 1 e si è fermato gridando slogan contro gli americani, contro i politici e contro i governi che avevano autorizzato la costruzione dei radar. Poi, un attivista accende un fumogeno e cerca di lanciarlo verso la base e gli agenti di guardia. Qualcuno lo ferma. La folla ondeggia pericolosamente, pressa sul cordone di sicurezza per sfondarlo. Un agente viene colpito al viso con la punta di un ombrello che penetra sotto la visiera e gli causa due ferite, al naso e alla fronte. La polizia a quel punto carica e per alcuni minuti le parti si scontrano. Volano pietre ma anche manganellate. C’è qualche contuso. Una donna, si accascia a terra, colpita da “fuoco

“Dipendo, dunque sono”. E’ un’esistenza non certo piacevole anzi è dolorosa poiché dipendere da qualcosa o da qualcuno significa avere bisogno. E’ quello che succedeva e purtroppo succede a tanta gente nei confronti dei potentati politici, imprenditoriali, sindacali. Ma riuscire a pensare e rendersi conto di esistere per affermare la propria dignità umana svincolandosi dalla dipendenza di qualche malandrino che pretende riconoscenza a vita e “rispetto” come se un uomo fosse un oggetto di proprietà, perfino nell’ipotesi eventuale di “fare un cortesia”, è un atto irrinunciabile. Penso, quindi sono! La nostra vita non deve dipendere da nessuno se non da noi stessi. La riconoscenza è un atto nobile. Pretendere riconoscenza infinita inquadrandola come dipendenza è criminale. In piena campagna elettorale l’elenco di coloro che hanno subito millantato credito, perfino per un rilascio di un certificato, è ripreso e aggiornato. Se pensiamo e ci siamo allora guardiamoci attorno e troveremo qualcuno che insieme a noi sorride perché libero e piacevolmente vivo.

amico”: una bottiglia di acqua gelata lanciata da uno dei dimostranti. E’ il fallimento dello sforzo di chi aveva organizzato la giornata di lotta e di sensibilizzazione ai problemi collegati alla presenza del Muos. La stessa sera e l’indomani infatti i telegiornali e i quotidiani in edicola non parlano certo di corteo e proteste né di campi elettromagnetici da Muos e nemmeno di minaccia alla salute della popolazione, alla pace e alla sicurezza dei voli ma solo di quei pochi facinorosi, dei disordini e dei due feriti. Niscemi, il suo comprensorio e la Sicilia, già in agonia da tempo, possono anche morire. Stanno concorrendo ad ammazzarli quei “No Muos”, figli di questa terra, che si sentono “duri e puri”, violenti e intransigenti, che a modo loro vorrebbero salvarli ma che non hanno capito di essersi trasformati in protagonisti, forse inconsapevoli, di un caso di graduale, inesorabile eutanasia.


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Fatti & Regione

l’intervista

Bye bye Province

Patrizia Valenti illustra la riforma

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rcole e le sue fatiche. L’ultima affrontata nell’aula di Palazzo dei Normanni è una di quelle che pur non essendo impressa sulle pareti del più antico parlamento europeo dal Velasco, segnerà un cammino epocale per il nostro territorio. La Sicilia prova la sfida, via le province, per fare posto ai liberi consorzi dei comuni e alle città metropolitane, ci diamo un tocco di modernità insomma, di europeizzazione, sulla scorta delle aree metropolitane di Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Olanda ed Austria, con 280 milioni di abitanti e 110 grandi aree urbane. Un sistema efficiente, razionale e con servizi puntuali. Tutto molto bello verrebbe da dire, ma la terra dei cannoli e delle partecipate con dipendenti sparsi qua e la in orario d’ufficio tra bar e giocate in ricevitoria, sarà pronta ad affrontare la riforma? Lo sapremo tra sei mesi, giusto il tempo di dipingere un quadro su una legge cornice approvata tra urla, tra borbottii ed isterismi di un parlamento, quello siciliano, capace di fare tutto ed il contrario di tutto, dapprima col pasticcio del 17 febbraio che bocciava l’articolo 7 che istituiva proprio le città metropolitane di Palermo, Messina e Catania, con la chiara sensazione che a Sala d’Ercole, i 90 eroi presenti, forse non ci avranno capito un granché, dato che adesso tutti o quasi, si fregiano della spilletta dell’abolizione delle province. Per capirci qualcosa il Fatto Nisseno incontra la persona che quella riforma l’ha scritta e riscritta mille volte, ovvero l’Assessore Regionale agli Enti Locali Patrizia Valenti. Intanto chi è patrizia Valenti? È un dirigente regionale, che inizia al dipartimento della programmazione. Sposata, mamma di un ragazzo di 16 anni e con una grande passione per gli sport all’aria aperta, la Valenti ci racconta di se oltre che del suo lavoro: “Mi piace correre, andare in bicicletta, giocare a tennis e fare delle lunghe passeggiate, specie in riva al mare”. “Ho sempre seguito nel mio percorso amministrativo l’attività di programmazione - racconta l’Assessore Valenti - non solo dei fondi europei, ma anche dei fondi nazionali soprattutto il Cipe. Ho avuto esperienze in segreteria tecnica degli assessori all’Agricoltura al Territorio ed Ambiente ed anche in Presidenza. Una esperienza molto intensa come presidente del consorzio

“In parallelo con la riforma nazionale, anzi abbiamo anticipato Roma” autostrade siciliane, prima di diventare assessore ho diretto l’Area Ricerca e Sviluppo dell’Università degli Studi di Palermo”. Quando al mattino andate in ufficio ed incontrate cortei di cittadini imbufaliti, per la perdita di diritti acquisiti - sappiamo noi in molti casi come - cosa le passa per la mente?

di Marco Benanti

Rassicuro sul fatto che il personale delle Province conserverà lo status giuridico di appartenenza ante norma

“Viene molta rabbia, perché spesso le risorse destinate alla regione in maniera molto cospicua, all’interno delle regioni ex obiettivo 1, adesso obiettivo Convergenza, è in assoluto la regione che ha avuto più risorse di tutta Italia. Una sconfitta è il fatto che ancora oggi siamo in obiettivo Convergenza nonostante le risors e

tanto ingenti. Il problema non è la spesa, ma la qualità della spesa di tali risorse”. Cosa cambia adesso con la riforma dei liberi consorzi? “Sia la città metropolitana sia il consorzio dei comuni, si basa su un principio: più comuni decidono di stare insieme per poter mettere in rete uffici amministrativi, erogando servizi alla popolazione più efficaci e con costi inferiori. Per fare questo non è necessario avere presidenti, giunte e consigli con gettoni di presenza, gli organi di consorzio, che di città metropolitane sono assolutamente gratuiti. Il piano risponde alla esigenza di dare importanza ai cittadini che eleggono direttamente il sindaco del proprio comune, e proprio i sindaci sono chiamati a far parte dell’assemblea che è uno degli organi del consorzio, l’organo di indirizzo politico del consorzio e della città metropolitana. Vi è poi un presidente ed una giunta nel consorzio, mentre nella città metropolitana vi sono sindaco e giunta. Cambia, oltre allo stop alle elezioni dell’organo intermedio, a questo punto la programmazione: la pianificazione territoriale viene condotta dai soggetti che usufruiscono direttamente dei servizi, non c’è un organo terzo, come nel caso delle province, ma sono i sindaci che decidono cosa fare nei territori che governano, con un chiaro rispetto dei principi di massima democrazia e sussidiarietà. La città metropolitane vengono identificate con i comuni del decreto del presidente regione dell’agosto del 95, in Palermo,

Messina e Catania. Noi abbiamo istituito di fatto 9 consorzi che corrispondono agli attuali limiti territoriali. Ciascun consorzio potrà staccarsi da quello di attuale appartenenza tramite delibera di consiglio comunale e referendum ed aderire ad un altro sempre in relazione alla contiguità territoriale ed al numero degli abitanti. Più comuni potranno non solo staccarsi dal consorzio di appartenenza, ma formarne di nuovi, decidendo quindi con chi stare ma con un limite

anche quando a livello centrale saranno abolite le province, occorrerà riorganizzare questure prefetture etc. Quando il Governo ridefinirà il sistema a livello nazionale, noi saremo già pronti. Il sistema giustizia risponde ad una organizzazione statale

nella quale noi non possiamo interagire”. Sappiamo che le province godono di trasferimenti ed incassano aliquote. Cosa cambierà? “La legge nazionale prevede che i soggetti che subentrano alle province siano titolari di debiti e crediti. Ci vorrà del tempo anche per i sistemi tradizionali di adeguarsi alle nuove nomenclature, come nel caso delle bollette elettroniche o dei biglietti in cui si indica il campo “prov”. Il tempo

Saranno tre le città metropolitane: Palermo, Messina e Catania

minimo di abitanti pari a 180 mila. Il consorzio che rimane non deve però scendere di oltre 150 mila abitanti. Altrimenti creeremmo consorzi troppo piccoli per poter poi parlare di politiche di area vasta”. Il personale rischia il posto di lavoro? “Rassicuro sul fatto che il personale conserva lo status giuridico di appartenenza ante norma e seguirà le funzioni, non si perderà quindi alcun posto di lavoro. Noi abbiamo creato l’impalcatura che consentirà entro sei mesi il delinearsi dei confini dei liberi consorzi dei comuni e delle città metropolitane. Sarà fatta una nuova legge e nel frattempo avremo predisposto l’effettivo trasferimento di funzioni. In questo modo avremo la possibilità di valutare anche il personale che seguirà le competenze e la relativa assegnazione delle risorse. I 9 consorzi continueranno per questi 6 mesi ad utilizzare fisicamente le sedi delle vecchie province”. Il sistema giustizia? “Siamo in parallelo con la riforma nazionale,

è condizione indispensabile, ma la Sicilia - conclude l’Assessore - deve essere orgogliosa di aver anticipato ancora una volta i tempi rispetto a Roma”. Sarebbe stato più utile dimezzare i compensi per la politica provinciale? Evitare la duplicazione dei servizi? Non sarebbe stato più facile fare luce sulle partecipate e sgamare le tante magagne? Riusciremo nella sfida? La risposta tra sei mesi (forse!) @BenantiMarco


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L’intervista

di Donatello Polizzi

Nello

Musumeci

“Il Maratoneta”

“ N

Il decano della politica isolana racconta con intensità e passione il suo impegno a favore del popolo siciliano

ello Musumeci, 59 anni, deputato all’Ars de La Destra, presidente della commissione Antimafia Regionale (eletto all’unanimità), è la personificazione del “moto perpetuo”. Per riuscire a intervistarlo, abbiamo viaggiato in auto con lui, da Caltanissetta a Gela: conversazione on the road. L’antefatto. Nello Musumeci, alcuni giorni or sono, ha incontrato il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente. Dopo si è diretto al liceo classico “R. Settimo” per un colloquio con gli studenti e poi ha preso la via della città del Golfo; molte delle sue giornate hanno questi ritmi frenetici. L’inizio è un metaforico contrappasso dantesco, viaggiamo verso Gela, città

natale del governatore Rosario Crocetta, nel periodo in cui la cancellazione delle Province è argomento dominante. “Questa legge sulla riforma delle Province è condannata all’orfanotrofio politico, perché resterà senza padri quando, fra qualche mese, chi l’avrà votata sarà costretto a prenderne le distanze, a disconoscerla, per gli effetti devastanti che produrrà. La riforma è soltanto una mistificazione mediatica, così è nata. Nei programmi elettorali Crocetta, non ne ha mai fatto cenno. Sarebbe opportuno ricordare la genesi dell’abolizione delle Province, avvenuta in un programma televisivo domenicale, dove l’effetto dei riflettori e l’incalzare di Massimo Giletti, hanno determinato la sparata di Crocetta, toglieremo le province per risparmiare. Una riforma istituzionale non si fa mai, solo per risparmiare. Gli organi dei Liberi Consorzi saranno scelti dagli apparati di partito, utilizzando i sindaci. Non dimentichiamo l’altra mostruosità, le Città metropolitane, una forzatura compiuta per intercettare i fondi comunitari. Gela ha il diritto di rivendicare l’egemonia territoriale ma questa non è la strada migliore per arrivarci. Crocetta avrebbe dovuto mantenere gli impegni assunti con la sua città, il mancato decollo del libero consorzio di Gela è da addebitare alla maggioranza di governo e al Governatore”. La competenza del nostro interlocutore è indubbia. È stato, nell’isola, il primo presidente di Provincia (Catania 1994-2003) eletto direttamente dai cittadini, col più alto indice di gradimento in Italia (Datamedia 2001). Le pagine dei gior-

nali abbondano dei crono-programmi del premier Matteo Renzi. “E’ un governo non legittimato dal consenso popolare. Renzi mi sembra un uomo spregiudicato, con una particolare dose di cinismo. Voglio augurarmi che accanto a questi elementi che caratterizzano la sua condotta almeno secondo il mio punto di vista, ci possano essere altri elementi che caratterizzano la sua condotta, in primis l’efficienza. L’eventuale disponibilità al dialogo la vedremo soltanto fra qualche mese. Il programma mi è sembrato ambizioso”. La dichiarazione del presidente dell’Irsap Alfonso Cicero sulla vicinanza di alcuni deputati agli interessi mafiosi ha suscitato un vespaio di polemiche:

“Non vedo vespai. Il presidente dell’Irsap ha rilanciato una denuncia che aveva già effettuato alla Commissione Antimafia lo scorso anno. Le stesse

“Ogni classe dirigente è specchio della società che l’ha espressa. Se è malata la società, lo è la classe dirigente” denunce le ha rassegnate alla magistratura negli ultimi quattro anni. A breve, incontrerò gli uffici della Procura, tanto a Palermo che a Caltanissetta per consegnare il verbale secretato relativo alle affermazioni di Cicero e il mio lavoro sarà concluso. Apprezzo l’impegno antimafia di Cicero, al quale ho manifestato in nome della commissione, tutto il mio sostegno e solidarietà per il coraggio e la tenacia che sta dimostrando alla guida dell’Irsap”. Dai finestrini dell’auto guizzano veloci gli scorci maestosi della campagna, l’alternanza artistica di verde e giallo, ricorda la bellezza della Sicilia, una

bellezza che stride profondamente con la crisi, economica e sociale che attanaglia la nostra regione.“Io mi sono sforzato, da quando sono alla guida dell’antimafia, nel linguaggio e nei comportamenti, di distinguere sempre fra il ruolo di presidente e quello di oppositore, ho grande rispetto per le istituzioni che mi sforzo di rappresentare al meglio delle mie possibilità. Il giudizio su questi primi 15 mesi del governo diretto da Crocetta è negativo. E’ finita la ricreazione. Avrebbe dovuto affrontare e risolvere alcuni dei nodi strutturali che frenano lo sviluppo dell’isola e invece siamo fermi ancora alle enunciazioni e ai proclami. Crocetta, spero voglia cambiare passo e assumere un atteggiamento incline al dialogo. La crisi occupazionale e produttiva dell’isola non ammette protagonismi

esasperati”. Un quadro fosco; è legittimo aspettarsi che il governo possa cadere? Viene fuori l’amore di Musumeci per la Sicilia: “Io non cerco un governo che cada ma che governi, pur consapevole delle difficoltà che ha incontrato per la pesante eredità ricevuta. Preferisco un governo che a volte, anche sbagliando, sia capace di affrontare i problemi e qualcuno possibilmente di portarlo a soluzione”. La qualità media dei consiglieri comunali, regionali e nazionali è vertiginosamente precipitata? “Da qualche anno vi è un disegno teso a delegittimare la politica. Questo processo trova alimento in alcune condotte interne al mondo politico da condannare senza appello ma si alimenta anche di cinici disegni di caste esterne che sulle macerie della politica vorrebbero costruire le proprie fortune. Vi è bisogno di una nuova classe dirigente a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale. Questo è un compito che spetta da un lato ai partiti diventati sempre più autoreferenziali e governati da processi oligarchici e non democratici, dall’altro si può ottenere con una più consapevole partecipazione dei cittadini.

“La riforma delle Province è condannata all’orfanotrofio politico perché resterà senza padre” Ogni classe dirigente è specchio della società che l’ha espressa, se è malata la società e malata la classe dirigente, non è il contrario. Sento molta gente lamentarsi dei propri rappresentati istituzionali come se i consiglieri, i sindaci, o deputati nazionali fossero venuti da Marte e non espressi da un consenso libero dei cittadini. La verità e che per ora e per troppo tempo la società civile invece di esercitare il necessario controllo sulla classe politica e di far sentire il fiato sul collo dei politici, invece di pretendere i risultati ha cercato l’accordo per piccoli compensi. Patto tacito fra società civile e politica, per cui l’interscambio ha fatto contenti gli uni e gli altri per ragioni e obiettivi diversi”. Nel 2007 lascia Alleanza Nazionale e fonda La Destra: scelta coraggiosa. “Sono stato il primo a lasciare Alleanza Nazionale. Ero il deputato europeo più votato in Italia, 117 mila preferenze, avrei potuto fare finta di niente e invece ho denunciato la deriva valoriale e culturale di Alleanza Nazionale che appariva sempre meno un partito di destra e sempre più un contenitore di tutto e quindi del contrario di tutto. Molti mi accusarono di aver fatto una scelta folle, il tempo mi ha dato ragione. Fini non ha seguito una sorte gloriosa”. Elezioni a Caltanissetta. “Ci saremo con i nostri candidati dentro una coalizione di centrodestra che mi auguro possa essere, forte e unita attorno ad un candidato unico. I nostri dirigenti nisseni, con i quali m’incontrerò nei prossimi giorni, hanno ampia autonomia decisionale”. La “forza” del Presidente è travolgente. Il suo impegno non è stato intaccato neanche dalla tragedia della prematura scomparsa di Giuseppe, suo figlio, avvenuta nel maggio 2013. Cambia il suo tono, si attenua: “Con la serenità dei credenti, io lo sono, ho fatto alcune valutazioni - la voce è rotta dall’emozione - mio figlio avrebbe voluto che io continuassi”. Si ammutolisce, alza lievemente la mano sinistra, il cenno è eloquente, chiudo il taccuino, ripongo la penna e silenzioso guardo fuori dal finestrino, un cartello riporta la scritta “Gela”: il viaggio-racconto è finito, siamo arrivati.


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Fatti & Settimana Santa di Annalisa Giunta

Un sarto “speciale” per il

Capitano

Essere eletto Capitano è stata una grande emozione per me e per la mia famiglia

U

n abito inte r am e nte confezionato a mano dalla moglie Lina Rosignolo e da una vicina di casa Giovanna Montante, entrambe con la passione per il cucito, quello che indosserà il 108° capitano della Real Maestranza Michele Simone, 67 anni, 15° della categoria dei Muratori. Un vestito che il capitano metterà per la prima volta in occasione della cerimonia della consegna delle chiavi della città da parte del Sindaco. Eletto nella sede di vicolo Neviera con 40 voti favorevoli contro 23 dell’altro contendente Alfonso Mirandi e due schede nulle, il capitano Michele Simone sarà accompagnato in questa esperien-

za dalle altre cariche elette: Giuseppe Tr u s c e l l i s c udiero, Vincenzo Mangione alfiere, Antonio Fiore p o r tabandiera e Luigi Russello alabardiere. Iscritto all’associazione Real Maestranza dal 1990, nel 1996 è stato il portabandiera per la sua categoria mentre nel 2004 ha rivestito la carica di scudiero con il capitano Sebastiano Garzia. Michele Simone, un uomo semplice ma con un cuore grande, ha così gentilmente aperto la porta di casa sua a noi della redazione de “Il Fatto Nisseno” per raccontarci la sua vita, la sua dedizione per il lavoro e l’amore per sua moglie Lina con la quale è sposato da 44 anni.

“Rispetto ai nostri giorni - afferma il capitano Michele Simone – prima si iniziava a lavorare da giovani. Avevo appena 14 anni compiuti quando intrapresi il mestiere di muratore, un lavoro che ho svolto anche da militare nel 1° Reggimento dei bersaglieri corazzati di Civitavecchia. Quattordici mesi, dall’8 giugno del 1966 al 4 agosto del 1967, durante i quali oltre all’ordinario servizio e ai picchetti d’onore ai quali ho partecipato per delle occasioni importanti, mi sono occupato della manutenzione della caserma. Lavoro portato avanti con grande dedizione anche in Belgio dal 1972 al 1982 e che ho svolto

stato eletto capitano – dichiara il signor Michele, con gli occhi lucidi - è stata una grande emozione sia per me sia per la mia famiglia, specialmente per mia madre giunta alla soglia dei 90 anni”. Una gioia che la sua famiglia ha voluto festeggiare organizzandogli una festa a sorpresa. Un percorso quella della settimana Santa che condividerà passo dopo passo con la sua compagna di vita, Lina, un grande amore coronato con la nascita di quattro figli: Salvatore, Barbara,

che vestiranno i panni dei paggetti con abiti, anche in questo caso, confezionati a mano dalla signora Lina. “Ho conosciuto mio marito - ricorda la signora Lina – quando avevo appena 10 anni. A quei tempi lui passava sotto il balcone di casa mia con l’allora sua fidanzata, ma io ero una bambina e non avevo nessun interesse nei suoi confronti. Ci siamo rincontrati dopo quattro anni, visto che in quel periodo ho vissuto in Belgio, e dopo due anni di corteggiamento ci siamo fidanzati, io

Mia moglie Lina, un amore lungo 44 anni. Il mio abito confezionato da lei sino a due anni fa, quando all’età di 65 anni mi sono messo in pensione”. Unico in famiglia a far parte dell’associazione della Real maestranza, Michele Simone ha sempre partecipato assiduamente a tutte le sfilate. “Essere

La novantenne mamma Francesca bacia il suo Capitano

Monique e Luigi. A sostenerlo ci sarà anche la madre Francesca Vullo e i suoi nipoti, tra questi Mattia e Giuliano Giglio, figli della secondo genita Barbara,

avevo 16 anni e lui 23”. “In quegli anni – ricorda Michele Simone – abitavamo vicino, lei in Piazza Luigi Scarabelli e io in via San Domenico, io passavo sotto

cettina bivona Caltanissetta

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Grande devoto a San Michele e tifoso sfegatato della Juventus il suo balcone solo per incrociare il suo sguardo. Ci siamo sposati l’11 ottobre del 1969, da quel giorno sono passati quasi 45 anni. Una vita trascorsa insieme nella felicità coronata con l’arrivo dei nostri figli, l’ultimo Luigi nel 1990 a distanza di 20 anni dalla nascita del nostro primo genito”. “Mia moglie si trovava in ospedale – ricorda – per dare alla luce mio figlio, mentre io accompagnato da mio padre, mia madre e mia figlia Barbara eravamo al giura-

mento del più grande”. Un momento quello vissuto dalla famiglia Simone immortalato anche da “Grande Hotel” del 3 agosto del 1990 grazie a una foto inviata dalla signora Lina che mostrava i due figli, Salvatore vestito da militare che teneva in braccio il fratellino Luigi. Una foto notizia che riporta le seguenti parole “Sembra il papà, ma è il fratello del piccolo che ha in braccio”. Tra gli hobby del capitano quello del calcio, la sua squadra del cuore la Juventus. Grande devoto, così come la moglie, è iscritto alla lega di San Michele, agli Amici del Signore della città e fa parte della comunità catecumenale di San Michele. Due volte l’anno assieme alla moglie si reca in pellegrinaggio alla Madonna dello scoglio; una madonna per la quale hanno una grande devozione anche a seguito alla grazia che la signora Lina ha ricevuto. Un uomo Michele Simone motivo di orgoglio e vanto per la carica che ricoprirà, così riferisce il nipote Mattia di 9 anni ai suoi compagni di scuola, che resterà nella storia della Real Maestranza di Caltanissetta.

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Lavori Grande Piazza, il “tormentone”: la riparazione del basolato ha innescato nuove polemiche

Un Real Corso Umberto

Al sicuro i piedi del Capitano

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mmaginiamo se fosse successo realmente, se il Capitano della Real Maestranza fosse caduto dopo essere incespicato su una basola sconnessa della grande piazza il mercoledì Santo. Sarebbe finito disteso per terra, insieme all’immagine della manifestazione simbolo della Settimana Santa, unico, imperituro e indiscutibile simbolo, dell’autentica nissenità. Fortunatamente questo paventato pericolo è stato disinnescato da Palazzo del Carmine che ha pianificato la risistemazione del basolato. I piedi del Capitano della Real Maestranza, potranno calpestare un “real” basolato, in perfetto ordine, posato con elvetica meticolosità. Rapido passaggio dal faceto al serio, per capire come, quando, da chi e con i soldi di “chi”, siano stati decisi i lavori di risistemazione. Notte, Passeggiamo tra betoniere, calcinacci, attrezzi di carpenteria e

sicuri di non disturbarlo, anche lui appartiene alla categoria degli stakanovisti, di coloro i quali lavorano per passione e vivono l’incarico politico con spirito di servizio; e così nasce una piacevole conversazione notturna.

medesima durata temporale. In questo caso non abbiamo messo in atto nessun atto amministrativo ufficiale, è bastata una semplice telefonata. Plauso alla ditta interessata, la testimonianza che esiste la buona volontà e l’onestà: ovviamente i costi sono interamente a loro carico”. Caltanissetta, riscopre percorsi di serena interlocuzione fra amministrazione e imprenditoria, però vorremmo anche capire perché siano “saltate fuori” le basole. “Dobbiamo ricordare che quella, teoricamente, dovrebbe essere una zona a traffico limitato, con divieto di transito per mezzi che superano un certo peso, invece ormai è una strada di grande transito da cui passa di tutto con evidenti danni”. La domanda sorge spontanea,

offre ulteriori spunti di riflessione. “Poi dovremmo parlare d e l problema legato alla pioggia, ossia per renderlo comprensibile a tutti, il sistema dell’intero città risale a oltre trenta anni fa, quando certi eventi piovaschi erano l’eccezione, oggi sono la normalità”. E’ un piacere parlare con Andrea, ci dilunghiamo mentre camminiamo nel cantiere aperto, manca poco a mezzanotte, lo salutiamo e ringraziamo: la comunicazione schietta, polverizza, almeno in quest’occasione, le nubi che talvolta avvolgono la “Grande Piazza” e gli interessi che la coinvolgono. Situazione chiara, il basolato con

La riparazione a carico dell’azienda che ha eseguito i lavori originari

ci chiediamo come, dopo 16 mesi dalla consegna dei lavori, sia stato necessario tornare ad aprire il cantiere. Decidiamo di telefonare all’assessore all’Urbanistica, Andrea Milazzo, nonostante la tarda ora di una fredda serata feriale, siamo

“Per la ripavimentazione, la ditta che aveva compiuto i lavori si è immediatamente messa a disposizione. Esiste una garanzia per legge di due anni che scatta dal momento in cui si effettua l’accettazione dell’opera e qualora si eseguano riparazioni, scatta una nuova garanzia della

non si potrebbe chiudere definitivamente al traffico? “Ci avevamo provato,ma è scoppiata una quasi rivoluzione. Onestamente, ci hanno sfinito, preso per stanchezza ed abbiamo mollato ma non ripeteremo questo errore, dopo i lavori istituiremo una zona a traffico limitato con transito consentito soltanto a tipologie ben precise di veicoli”. Le precisazioni sono d’obbligo per evitare processi sommari e poi la competenza di Andrea Milazzo,

senso di responsabilità è stato sistemato dall’impresa che effettuò i lavori originari, a sue spese. Torniamo verso casa, con una certezza, il Capitano almeno quest’anno non incespicherà, per lui è pronta una strada “nuova”: speriamo che Caltanissetta abbia a breve tante strade nuove da … percorrere.


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Amministrative

2014

Fatti & candidati In vista delle elezioni amministrative della primavera del 2014 per il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del nuovo sindaco a Caltanissetta, la campagna elettorale ha avuto inizio. In questo numero abbiamo raccontato le idee, le aspirazioni, le intenzioni, le speranze dei due candidati espressi dalla società civile: Gioacchino Lo Verme sostenuto da Alternativa Civica Liberale e Gio-

vanni Ruvolo del Polo Civico. Entrambi, distanti dalle logiche dei partiti “tradizionali”, vogliono risvegliare nei nisseni l’amore per Caltanissetta e la partecipazione attiva all’Amministrazione della città. In vista della tornata elettorale del 25 maggio, si delinea il quadro degli aspiranti alla fascia tricolore di Palazzo del Carmine.

Il candidato in pillole Gioacchino Lo Verme è nato a Caltanissetta il 2 luglio del 1954, figlio di Giuseppe, carabiniere, e Carmela casalinga. Sposato con Teresa, ha due figli: Roberta 27 anni, laureanda in medicina presso l’Università Cattolica di Roma e Giuseppe 21, studente in economia sanitaria sempre presso la Cattolica.

“L

a situazione è tragica, la nostra era una città dove prima in ogni famiglia vi erano almeno due stipendi ed oggi le mense per i poveri sono piene di concittadini. Ho visto miei coetanei, persone che conosco, sedere in quei tavoli perché non hanno i soldi per il cibo. Questa situazione, quei visi, mi provocano rabbia: ecco cosa mi ha indotto a partecipare a questa tornata elettorale”. E’ appassionato, coinvolto, partecipe, intenzionato a tentare di cambiare una realtà che assume, con crescita costante, toni bui. Gioacchino Lo Verme, nisseno 60 anni, medico, non ha dubbi nel rispondere alla consueta domanda che viene posta ad ogni candidato sindaco: perché, chi te l’ha fatto fare di partecipare alla competizione elettorale. “La mia è una rabbia sana. Io faccio molto volontariato, come tanti altri in questa città, e quindi vedo con i miei occhi, tocco con mano, la tragicità del momento. Nisseni che si fanno visitare nelle parrocchie e che poi non hanno neanche i soldi per acquistare le medicine che gli vengono prescritte e di fronte a questi drammi quotidiani, devo ancora sentire tante chiacchiere su mega problemi ma nessuno che si interessa del quotidiano, di chi ha difficoltà a mettere in tavola almeno un pasto al giorno”. Sembra quasi non riesca a trattenere la sua voglia di fare, di voler agire, risvegliare i nisseni: nei suoi occhi è viva la luce di quando giocava a calcio, con grinta, con passione. “I miei grandi amori sono il mio lavoro, sin da bambino volevo fare il medico, e il calcio. Nel mio sport preferito ho sempre cercato di fare bene, rispettando l’avversario ma senza mai tirarmi indietro, è il

Il calcio e il mio lavoro le mie passioni più grandi: non mi arrendo mai e rimango sempre me stesso mio carattere. Sono cresciuto all’Oratorio Salesiano, fucina di talenti sportivi (cito Filippo Terzo, Peppe Fama, Totò Arena) ma innanzitutto scuola di vita. Lì è nato il mio amore per la solidarietà che esplico non solo nelle strutture

cittadine ma con il mio lavoro anche in missioni all’estero.Sia chiaro io non ho velleità politiche però mi sono accorto che questa città si è spenta, serve un elettroshock e quindi ho voluto circondarmi in primis di giovani, loro sono i più distanti dalla politica, non hanno più amore per Caltanissetta ma sono l’unica forza che può cambiare in meglio la città,

rienza professionale e quella maturata nel volontariato. Non voglio addossare colpe all’attuale amministrazione che ha lavorato e investito per ciò che poteva, qui manca innanzitutto la cultura dei servizi sociali, lo vedo lavorando in

l’ospedale, che si sta trasferendo a Gela, e nessuno parla. Per esempio ad un pazient e sottoposto a dialisi in questo reparto, specifico che noi siamo servizio dunque non abbiamo ricoverati, se dovesse servire un’ecografia deve passare dal CUP. E poi le per-

Il passionale candidato sindaco di Alternativa Civica Liberale

“Serve un elettroshock la città deve essere svegliata” voglio coinvolgerli, riavvicinarli e renderli parte attiva del cambiamento. La mia vittoria più grande sarebbe vedere i giovani che mi sono accanto, realizzare un obiettivo anche piccolo fra quelli che ci siamo prefissi: che possano e vogliano continuare ciò che stiamo iniziando”. La politica dei partiti. “I cittadini percepiscono la confusione che avvolge

ospedale. La gente viene qui e non ha la cultura di quello che gli spetta. Venire a cercare un amico per risolvere un problema. Dobbiamo smontare questo modello, i nisseni hanno diritti e doveri. Non è normale che si debba ricorrere ad un clientelismo di bassa lega anche per fare un ecografia. Non funziona così”. Il risveglio. “Non possiamo sempre de-

zionare ed affrontare i problemi della ‘piccola’ quotidianità. Io parlando con tanti commercianti del centro storico lamentano una troppo elevata imposizione tributaria, proviamo a ridurre, ovviamente per ciò che attiene la competenza del Comune le tasse. A questo si lega conseguenzialmente il discorso legato ai molti extracomunitari che sono presenti in città. Non vanno ghettizzati ma aiutati ed integrati, possono diventare una risorsa per il territorio. Se è vero come si dice da più parti che in pieno centro

Nel nostro progetto è fondamentale l’apporto dei giovani. La loro forza può migliorare la città

un insegnamento fondamentale che devo a mio padre, carabiniere, che mi ha insegnato il valore del rispetto delle regole. Io non ho la bacchetta magica, i cambiamenti si possono realizzare se tutti partecipiamo. Troppo facile votare e poi lavarsene le mani, tutti dobbiamo lavorare nella stessa direzione”. Il programma. “Troppo facile adesso fare promesse o proclami, quelli li lasciamo ai partiti. Dobbiamo atten-

storico a breve dovrebbe aprire un sexy-shop, sarebbe l’ennesima dimostrazione di come siamo noi a renderlo degradato, scuro e poco frequentabile. Vogliamo cambiare argomento, parliamo dell’assistenza agli anziani, parte rilevante e crescente della popolazione. Ultimamente, sempre più spesso, giungono in ospedale anziani che, senza assistenza, si sono sentiti male a casa. Arrivano disidratati perché soccorsi dopo due o tre giorni da un vicino o per caso da un parente: è normale che accada ciò in un capoluogo di provincia nel 2014? L’elenco dei problemi è ampio, noi siamo pronti a fare, a lavorare”. Pericolo astensionismo. “I giovani, la loro riscoperta, la loro vicinanza al nostro movimento sono importanti per riportare le persone a votare. Il risveglio dei nisseni e il loro voto sono fondamentali, perché in caso di astensionismo si finirebbe per favorire i grandi partiti che sono più organizzati però abbiamo avuto modo di vedere i sindaci dei grandi partiti come hanno amministrato Caltanissetta”.

A destra il medico nisseno con dei colleghi durante una missione in Albania nell’autunno del 2012

legare agli altri o additare chi ci governa come unico colpevole dell’attuale situazione. Noi che facciamo? Ma è mai possibile che a Caltanissetta mai nessuna si lamenta? Non voglio neanche parlare della classe politica che di certe proteste dovrebbe essere il motore ma rivolgermi ai nisseni. A Mussomeli e Niscemi, toccano l’ospedale e tutti compatti scendono in piazza e protestano a Caltanissetta stiamo perdendo

Molto attivo nel sociale, come medico si è recato all’estero per missioni di solidarietà.

sone se la prendono con i medici che in realtà hanno le mani legate”. “La mia campagna elettorale la faccio ogni giorno per strada incontrando le persone, ascoltando le loro storie, i loro problemi confrontandomi con loro. Io sono sempre me stesso, con il camice in ospedale o con i pantaloncini sul rettangolo di gioco, rimano me stesso. Con amici e conoscenti in ogni fascia sociale, rimanere sempre me stesso è

Sopra: Gioacchino Lo Verme con la Nazionale Italiana Medici in una partita di benificenza (Rimini - maggio 2003)

e pervade i partiti tradizionali, io ho percepito questa confusione. La gente è stanca di sentire parlare di organizzazioni politiche, non le riconosce, talvolta erroneamente accomuna, sbagliando, tutto e tira fuori il luogo comune che politico vuol dire ladro. Noi di Alternativa Civica Liberale ci siamo voluti differenziare con un movimento apartitico che punta innanzitutto sui giovani. Io in passato ho anche fatto l’assessore alla provincia ma sempre staccato dalle logiche partitiche, infatti dopo due anni mi dimisi dalla carica perché non condividevo le scelte del partito di appartenenza, bisogna lavorare per la città non per i partiti”. Servizi sociali. “Inutile nascondere che in questo settore spenderò la mia espe-

Ha conseguito la maturità scientifica al Liceo “A.Volta” di Caltanissetta e si è laureato in Medicina presso l’Università degli studi di Palermo. Possiede due specializzazioni, in dermatologia e in nefrologia


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Amministrative

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Il Polo Civico ha deciso di puntare sul biologo nisseno

Giovanni

Ruvolo

“Caltanissetta non ha identità perchè non ha dialogo”

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’ un fiume in piena, idee, progetti, visioni di una Caltanissetta “futura”. Il cammino di Giovanni Ruvolo è iniziato 5 anni or sono, quando era il candidato sindaco di Intesa Civica Solidale. Il suo viaggio è proseguito, l’approdo è stato il Polo Civico, una realtà che merita di essere raccontata. Il Polo Civico. “Intesa Civica Solidale ha contribuito alla maturazione di responsabilità civile dei nisseni. Abbiamo suggerito ai Comitati di quartiere di creare il coordinamento ossia di rapportarsi con l’amministrazione come soggetto unitario; abbiamo creato la Rete Museale, abbiamo sperimentato il nostro metodo basato sul dialogo. Sono nate molte realtà che hanno trasferito nel sociale il nostro metodo. Il Patto Etico Responsabile ha raccolto undici organizzazioni, fra cui ICS, e ha prodotto un manifesto, aperto, dei Valori, impegno diretto per la città nella gratuità. Abbiamo organizzato, fra ottobre e gennaio, un corso di formazione per amministratori di enti locali: hanno partecipato in molti e oggi sono loro i protagonisti delle nostre liste. A gennaio PER ha espresso delle linee programmatiche ‘libere’ e il primo invito lo abbiamo rivolto al M5S: hanno rifiutato. Mi ha

Il candidato in pillole A sinistra Giovanni Ruvolo con il compianto Premio Nobel per la Medicina (2010), prof. Robert Edwards. Il nisseno collaborò con il luminare alla Bourn Hall di Cambridge

deluso il loro atteggiamento, avremmo potuto creare una nuova classe dirigente. Fossi stato io a posto di Giancarlo Cancelleri, mi sarei impegnato per creare il Polo Civico: non si può governare da soli. Hanno preferito fare scelte diverse. L’ingresso del gruppo di Boris Pastorello e dei comitati di Quartiere, ha consentito di creare il Polo Civico. Il Polo Civico, in politica, è un punto di convergenza di entità diverse che però vogliono rappresentare lo stesso metodo di lavoro e obiettivi condivisi pur mantenendo le varie individualità. Non è appiattimento ma sintesi. L’elemento principale che ha disciplinato le varie fasi del nostro percorso è stato il dialogo”. La mia candidatura. “Io rappresento un modo diverso di concepire la politica perché sono cresciuto con questo metodo. Mi ha commosso il gesto di Boris Pastorello e Carlo Campione che volontariamente hanno fatto un passo indietro per favorire la mia candidatura, espressione di un percorso: non

si parte dall’uomo ma da un’idea condivisa”. La discussione è piacevole, completa, avvincente accanto a Giovanni è seduto Ruben Giamporcaro, coordinatore del Polo Civico. La nostra redazione è un ribollire di domande, risposte, dubbi, si accumulano gli argomenti inerenti alla gestione della res publica”. Apparentamenti. “Sgombriamo il campo da ogni illazione o fantasia, noi siamo disponibili alle alleanze con chi condivide il nostro metodo e accetta il dialogo. E’ un’e-

ventualità sempre valida. Noi siamo disponibili ad ascoltare, non si tratta di scambiare o spartire poltrone, ma di una concezione alta della politica per il bene della città. Noi abbiamo pronte 5 liste, eventuali alleanze ci indurrebbero a ridurre le liste”. Linee guida dalla Nostra Amministrazione. “Questa città non ha identità perché non ha dialogo. Noi siamo aperti al dialogo perché la politica, per

cettivo, il nostro turismo deve giungere da San Cataldo, Sommatino, Riesi, Serradifalco: devono tornare a vedere Caltanissetta come città per eccellenza. Nostra proposta, tutti i commercianti (che vogliono aderire all’iniziativa) ogni primo fine settimana del mese, dovrebbero proporre sconti del 25%, l’amministrazione calendarizza eventi e si crea sinergia. Dopo un anno vediamo com’è andata, se i fatturati dei commercianti dovessero aumentare,

Giovanni Ruvolo è nato a Caltanissetta l’8 maggio del 1966, figlio di Giuseppe, meccanico ora in pensione e Carmela, casalinga. Sposato con Adriana, ha due figlii, Vladimir 22 anni e Dimitri 20. Si è diplomato presso il Liceo Scientifico A. Volta nel 1984. Ha conseguito la laurea in scienze biologiche presso l’Università degli studi di Palermo nel 1988 e in Biotecnologie nel 2003. E’ stato candidato alla poltrona di sindaco anche nelle elezioni del 2009 con Intesa Civica Solidale ottenendo al primo turno 5.037 voti, pari al 13,67%

torio il comparto di punta è l’agro-alimentare, abbiamo prodotti di qualità ma scarsa innovazione tecnologica e limitata trasformazione industriale del

A destra l’ormai famosa lapide in memoria di Michele Tripisciano. Anche per Ruvolo è il simbolo della “decadenza” cittadina. In basso, Carlo Campione e Boris Pastorello

concetto, è il luogo della sintesi, non può esistere solo una voce: parti diverse che dialogano, ma per dialogare devono mettere idee in campo”. Centro Storico. “Chiusura immediata del tratto che va dalla statua di Umberto all’ingresso di Palazzo del Carmine, per creare il salotto buono della città con arredo urbano qualitativo e permanente, basta con l’apri e chiudi. Il centro storico è un bene di tutti, è il luogo d’identità del cittadino non può es-

sere ipotecato nel suo destino solo da alcune parti. Il centro storico è la memoria collettiva, deve offrire il decoro più alto. Sulla paventata apertura di un sexy-shop nel nostro centro storico, io da sindaco non la consentirei mai. Dobbiamo però renderlo attraente e ri-

nell’anno successivo l’amministrazione investirebbe la metà, il resto lo metterebbero i commercianti”. Capitale Economico e Capitale Sociale. “La nostra amministrazione avrà un approccio diverso dalle precedenti. Loro hanno sempre considerato fondamentale il capitale economico, ossia i soldi provenienti da Provincia, Regione e Stato. Noi sappiamo che oltre al capitale economico esiste anche il capitale sociale: gente disposta a operare gratuitamente in diversi settori. Noi dobbiamo mettere in rete, dare una visione globale e progettuale”. Università. “Lo sviluppo dell’università ha un ruolo fondamentale. La nostra idea è di pianificare un progetto per consentire agli studenti di medicina di essere ospitati da anziani. Sussidiarietà orizzontale, gli anziani godrebbero della compagnia e dell’apporto di un medico in formazione che a sua volta offrirebbe il suo contributo in termini di attenzione nel monitorare le condizioni di salute dell’ospitante. Pensiamo al CEFPAS, con la presenza del corso di laurea sarebbe il primo campus sanitario dell’Italia meridionale. Parliamo della facoltà di Ingegneria Elettrica con specializzazione in robotica. Nel nostro terri-

prodotto. Sviluppare un accordo con la facoltà per innovazioni tecnologiche che per le imprese rappresentano il costo più alto in termini d’investimento”.

Il Polo Civico è un punto di convergenza di entità diverse che condividono metodo di lavoro e obiettivi Il finale lo affidiamo a due salaci e caustiche frecciate che interessano due argomenti cool per i nisseni. “L’Acquisto dell’antenna? Si pensa al museo delle telecomunicazioni, quando dopo decenni manca un museo delle Vare, simbolo di Caltanissetta e della Settimana Santa. Dovessi essere eletto sindaco, sostituirei subito la lapide commemorativa, situata al cimitero, dedicata a Michele Tripisciano”.


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Fatti & San Cataldo

Migranti all’Ipab

Il pomo della discordia di Alberto Di Vita

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ono già poco meno di una sessantina i primi ospiti della struttura dell’Ipab “Canonico Pagano” che un tempo era destinata all’accoglienza degli anziani. Immigrati che trovano finalmente un tetto dopo aver vissuto accampati in zona Pian del Lago a Caltanissetta, in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. Doveva chiudersi così, felicemente, la “vicenda Ipab”, che aveva danneggiato l’intera comunità e soprattutto una ventina di lavoratori che da anni non percepiscono stipendio. Ma anche quando dovrebbero esserci solo motivi per rallegrarsi, sappiamo trovare qualcosa che non torna. Come già accaduto a Sutera e Mussomeli, infatti, non si sono risparmiate le polemiche. Il motivo è presto detto: il progetto (canone annuale sugli 80mila euro e concessione di 9 anni) della Cooperativa Sociale di Caltagirone “Progetto Vita”, che dovrebbe avere esperienza necessaria a

gestire situazioni del genere, è destinata a accogliere un centinaio di persone. Da qui la preoccupazione di istituzioni, cittadini, associazioni e scuole: un centinaio di persone trapiantate di punto in bianco in una zona che non era destinata a questo scopo. Il 18 febbraio abbiamo incontrato Bianca Lo Bianco, in qualità di Presidente del CDA dell’Ipab “Casa dei Fanciulli Cammarata e Concettina Cigna Cammarata”, struttura che è posta a fianco dell’Ipab “Canonico Pagano”. “Vorrei fosse subito chiaro che non è un problema di provenienza, colore della pelle o lingua parlata. E siamo felici che i dipendenti dell’Ipab “Canonico Pagano” possano risolvere la loro annosa questione, li conosciamo, sappiamo le difficoltà che hanno vissuto e vivono. Le due Ipab convivono da diversi decenni ormai, condividono lo stesso cortile, da dove accediamo a due servizi delicatissimi: la comunità alloggio per minori “Orsetto A z z u r r o” ; la casa di accoglienza per donne in difficoltà con minori “La Chiocciola”, che ospita quattro nuclei familiari.

Donne che hanno vissuto casi particolarissimi, che hanno subito violenza… sono tutte situazioni complicate. Lavoriamo per proteggerli e tutelarli. Abbiamo anche un asilo nido e una scuola materna. Per mestiere e formazione umana

Il comando di Polizia Municipale ha istituito la figura del Vigile di quartiere per garantire la sicurezza sono lontanissima, così come tutti i dipendenti della nostra Ipab, da qualunque forma di razzismo, discriminazione e intolleranza. Siamo assistenti sociali, psicologi: ne abbiamo vocazione ed è anche il nostro lavoro. Ma l’innesto di una struttura di questo genere, con l’inserimento di un così alto numero di immigrati, in un complesso adiacente al nostro desta una certa preoccupazione. Alcuni dei nostri dipendenti fanno il cambio turno di sera, in genere dopo le 21:00, e questa è una zona periferica. Ripeto, non è un problema di provenienza o di colore della pelle: non sappiamo nulla, come saranno gestite, le loro attività occupazionali. La nostra è anche la preoccupazione dei genitori di quei bambini dell’asilo nido e della scuola materna, che volevano capire se questa zona sarebbe diventata, per qualunque ragione, meno sicura. Ed è umano che

ciò accada: non abbiamo neanche un rinnovo per l’anno prossimo... noi li chiudiamo solitamente entro il 28 febbraio, ma non ne abbiamo neanche una, siamo costretti a dilatare i termini. I bambini tra asilo e scuola materna sono 60. Il mio ruolo istituzionale mi imponeva di muovermi e l’ho fatto, anche per quella ventina di dipendenti che devono essere rassicurati: ho provato a contattare il Commissario, e contiamo di incontrarlo presto, così come incontreremo tutti i Consiglieri Comunali per avere informazioni chiare e rassicurazioni”. Qualche giorno, infatti, la Dott.ssa Lo Bianco ha incontrato tutti i consiglieri comunali, nonché il Commissario Licia Messina, in una riunione del 27 Febbraio in cui sono state annunciate misure suppletive coordinate con le forze dell’ordine, l’istituzione della figura del “Vigile di Quartiere”, un servizio di portierato sul cortile, illuminazione ripristinata, installazione di un impianto di videosorveglianza per l’Ipab “Canonico Pagano (la “Casa del Fanciullo” ne è già dotata). Misure sufficienti? San Cataldo non è un paese razzista: per sua natura portato all’accoglienza, non ha alle spalle storie di discriminazioni o di intolleranza, anzi. Abbiamo provato a chiedere il parere a qualche abitante della zona: poche risposte, tutti vogliono restare anonimi: “Non conta da dove provengano” a parlarci è una ragazza sui 25 anni “Fossero anche ricconi in villeggiatura: ma sono circa cento persone, non sappiamo chi siano, abitudini di vita, occupazioni e impieghi giornalieri. Sappiamo che hanno alle spalle anni spesi in situazioni complicate… c’è chi ha lasciato la famiglia, fuggiti dalla guerra… ma


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Editoria. Il libro è la seconda “fatica” dello psicoterapeuta sancataldese

La presenza degli extracomunitari nella struttura sancataldese, ha diviso la cittadinanza

Il Commissario straordinario del Comune di San Cataldo, Licia Messina

non sappiamo neanche se e come saranno seguiti, aiutati. Non sappiamo se hanno orari di rientro… non sappiamo nulla. Sono tranquilli? Chi lo mette in dubbio: ma oggi sono questi, domani non sappiamo chi sarà al loro posto”. È solo una delle testimonianze che abbiamo raccolto, tutte straordinariamente simili: nessuno ne fa una questione razziale. Qualche giorno fa, il 13 Marzo, il Prefetto di Caltanissetta, Carmine Valente, ha incontrato i migranti e i lavoratori dell’Ipab. In questa occasione ha anche usato toni forti nei confronti di chi ha lanciato messaggi di allarme in questi giorni: “Si misura la libertà di una democrazia nel modo in cui sa dare accoglienza alle persone meno abbienti e più povere […] Smettiamola, non è questo essere cittadini di uno stato democratico. Mi rivolgo a quei cittadini e organizzazioni che hanno pensato che con i migranti arrivava il lupo cattivo, smettiamola! Loro hanno anche molto da insegnare a noi. Chi li conosce lo sa” i passi fondamentali. Ci sentiamo d’accordo con le posizioni del Prefetto, sebbene crediamo sia giusto anche dare alla gente rassicurazioni, informazioni e quanto necessario per far sì che i motivi di inquietudine, giustificati o meno che siano, si dissipino di fronte alla verità e alla normalità degli eventi.

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I residenti della zona hanno espresso le loro opinioni, ma a condizione di restare anonimi Nei primi giorni tutto è stato molto tranquillo. Siamo passati più volte e abbiamo sì e no visto un paio di individui isolati che rientravano. Ci siamo avvicinati, da semplici curiosi, e abbiamo intravisto appena qualche faccia sorridente che sbucava dalle finestre. Approfondiremo l’argomento, proveremo a contattare la cooperativa, magari incontrando qualcuno degli ospiti e raccontando le loro storie: forse conoscerli da vicino, toccare con mano esperienze e sofferenze individuali, può aiutare il processo di integrazione con una comunità impreparata (non certo perché intollerante) a un evento di questa portata. E i dipendenti dell’Ipab “Canonico Pagano”? Per adesso in pochi hanno già trovato collocazione, sembra solo 6. Il resto aspetta: il Prefetto ha promesso che entro il mese entreranno tutti in servizio.

“Il segreto del miserabile”

Gianfranco Cammarata racconta la storia di Taniddu Blo “Una lunga barba bianca colorava un viso pallido, punteggiato da diverse macchie scure sulle guance. Non era più il fusto che doveva essere da giovane. Ora era quasi piegato in avanti e aveva bisogno di un bastone per camminare sicuro. Sì, certo. Non un bastone. Qualcosa che vi somigliava. Fatto con le sue mani”. Il secondo romanzo di Gianfranco Cammarata, scrittore e psicoterapeuta sancataldese, inizia così, con una descrizione che svela lampi di sincero trasporto emotivo per una delle figure più amate dalla città, Taniddu Blo. Dal titolo “Il segreto del miserabile”, edito dalla Editrice ZONA nella collana “ZONA contemporanea”, e che ha visto la pubblicazione nel settembre 2013. Raccontare il romanzo “Il segreto del miserabile” può essere operazione complessa e non priva di trabocchetti. Non è il racconto di una storia, non è la storia di Taniddu: è una carrellata di personaggi, il paradosso di un lungo piano sequenza a raccogliere mille scene, che vuole attraversare le esistenze e sfiorarle nella loro labilità, che non vuole tratteggiarne la vita con piglio veristico (come accaduto nel primo romanzo, “Gli Altavista”). È un romanzo aperto, che non pretende di innalzare eroi e verità universali: ciascuno troverà un pezzetto di sé e della propria vita, in un continuo richiamo di fili intramati con cura e abilità. A sostegno di questa impavida impalcatura, edificata sulle vertigini dei continui e imprevedibili cambi di ritmo, di località, di personaggi, c’è uno stile molto particolare: frasi spessissimo molto brevi, con tanti a capo che non ne frammentano quasi mai la misura, sebbene sembra che all’autore non interessasse una armonia di fondo. Lasciare lo sguardo troppo vicino ai personaggi del romanzo, alle loro avventure e sventure, può indurre un leggero senso di stordimento e confusione; ma basta alzare un po’ lo sguardo, allontanarsi e riordinare le fila, osser-

varlo come un micro-mondo per accorgersi che l’obiettivo finale di un caleidoscopio di sentimenti, colori, emozioni, è stato perfettamente raggiunto. Diventa tutto all’improvviso coerente, quadrato. I personaggi scorrono rapidamente, ci parlano spesso, sono alla ricerca di qualcosa, ciascuno col suo fardello di dubbi, di sofferenze, di dilemmi: si sbracciano, si agitano, ognuno dice, parla, fiata, eppure è chiaro che a tutti sfugga qualcosa di essenziale che li rende incompleti, fallaci,

imperfetti. Non così a Taniddu, ingombrante ombra di verità che appare all’inizio e alla fine del romanzo, ma domina la scena con il suo gravame di apparenti povertà e solitudine, che è invece la poesia delle anime fatte di cielo e nuvole destinate a volare e durare nel tempo. Il lungo finale è il perfetto compendio: Lorenzo, Caterina, Don Vincenzo, il Saggio parlano, mentre tutti dicono la loro verità, ma non sanno che “guardano altrove”, a valori che sono caduti, a sconfitte, a virtù che non lo sono, a infiniti imbrogli; invece torna Tano con il suo carico di poesia e solitudine, lo sguardo che cerca il cielo e le nuvole, la mente e la voce con la loro litania (“La cuc-

ca, la taddarita, la pitarra”) e un segreto nell’anima, stretto fra le dita della mano, in quel fazzoletto rosso che “niente e nessuno poteva portarmelo via”. Dalle pagine del libro di Cammarata emerge anche una piacevolezza rara. È chiaro, anche se non ne abbiamo notizie, che l’autore abbia una tenace passione per la poesia: non solo ne ritroviamo qualcuna tra le pagine, ma spesso è l’ingrediente principale di molti passi in prosa. “Il segreto del miserabile” non è una lettura facile, ma al tempo stesso sa essere leggera e fresca, piena di spunti, di interrogativi, che cerca la sua bellezza, estetica e morale, senza mai cedere alla leziosità, nella didascalia fine a sé stessa. È un romanzo che, pur scansando abilmente ogni pretesa didattica, sa lasciare tracce di riflessioni profonde, qualche cruccio della coscienza che ha bisogno di tempo per sedimentare e poi fiorire. Un libro da leggere perché diverso e audace, probabilmente anche da rileggere perché innervato da tante sfumature che alla prima lettura rimangono come suggestioni da approfondire: nonostante le quasi 200 pagine, si tratta di un romanzo che scorre e si lascia portare volentieri appresso anche per letture rapide e rubate alla routine giornaliera. Giorno 28 marzo 2014 alle ore 18:00, presso i locali della Biblioteca Comunale di San Cataldo “Bernardino Giuliana”, Cammarata incontrerà i suoi lettori presentando il romanzo. Su “Il Fatto Nisseno” abbiamo parlato delle caratteristiche di non ricettività della Biblioteca Comunale, uno dei tanti esempi di barriere architettoniche che impediscono ai portatori di disabilità di vivere bene e in armonia con la propria città. Parlandone con l’autore, ci è stato promesso un ulteriore incontro, nonché l’impegno a eliminare temporaneamente la distinzione tra i due ingressi. A.D.V.


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Fatti & Vallone

Fuga dello Stato

di Giuseppe Taibi

dalla capitale del Vallone

Il Comune costretto a mettere a disposizione proprie strutture per impedire l’esodo. L’Agenzia delle entrate potrebbe restare grazie all’utilizzo di una villetta sequestrata alla mafia. Ma la burocrazia ci mette lo zampino

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o Stato, la Regione, il sistema burocratico sembrano avere voluto dichiarare guerra a Mussomeli. Oramai è fuga da quella che gli stessi mussomelesi, con un pizzico di ambizione hanno sempre definito la “capitale” del Vallone. D’altronde il paese, al centro di una vallata disseminata di piccoli e dissanguati paesini, ha fatto da capoluogo, da motrice economica ma anche da presidio e avamposto dello Stato. E’ la città degli uffici decentrati, dell’ospedale, delle caserme delle forze dell’ordine. O almeno lo è stata in passato, perché da un po’ di tempo, per colpa della spending review, la minaccia di chiusura incombe su quasi o tutte le strutture di cui Mussomeli andava fiera. La minaccia numero uno, quella più grave e terribile, pende da tempo sull’ospedale Longo. I piani di ridimensionamento, preludio di una temuta chiusura, questa volta hanno cozzato con il radicale e massiccio fronte comune nato a difesa del nosocomio. E se sul Longo le nubi sembrano diradarsi all’orizzonte, non si può dire allo stesso modo per altri due avamposti dello Stato. L’Agenzia delle entrate e l’Ufficio del giudice di pace. Sul primo incombe l’ipotesi chiusura ed il trasferimento

in massa di tutti i dipendenti, quasi una decina. Anche in questo caso pare sia tutta una questione di soldi. Il Governo nazionale, per recuperare fondi cerca di raschiare il fondo lontano da Roma, annunciando una stretta sugli affitti. Per Mussomeli, i quattrini, qualche migliaio di euro l’anno per la locazione dell’immobile di piazza della Repubblica, sarebbero in via di esaurimento. L’unica soluzione a questo punto potrebbe derivare da un intervento diretto del Comune. Per capirci, l’ente dovrebbe “prestare” una propria sede; assicurare affitto, luce ed acqua. L’Agenzia delle entrate non pagherebbe un centesimo, tutto come sempre in nome della stretta sui costi dello Stato. Il Comune avrebbe al momento previsto una soluzione, non imminente, ma nemmeno troppo lontana. “Stiamo pensando di sfruttare una villetta sequestrata alla mafia e adesso passata sotto la pertinenza dell’Agenzia nazionale che gestisce i beni confiscati” anticipa il sindaco Salvatore Calà. Si tratterebbe di una villetta di via Coppi, una traversa del viale Indipendenza, proprio di fronte la nuova chiesa della Trasfigurazione. Un immobile su tre piani di proprietà di Lucio Adamo, esponente di primo piano della famiglia mafiosa di Mussomeli, arrestato nell’operazione Urano del 2001. Ma si sa che quando si parla di affidare agli enti locali i beni confiscati alla criminalità, allora bisogna considerare tempi biblici. Peccato invece che le minacce siano pressanti. Il Consiglio comunale spera nel rinvio di ogni decisione, e nel frattempo i consiglieri hanno approvato in aula un documento che cercherà di convincere i proprietari dell’immobile di piazza della Repubblica a concedere il primo piano riducendo il canone il tempo giusto per permettere la sconfitta della burocrazia e la presa in possesso della villetta di

Adamo. Meno preoccupante (almeno per il momento) la vicenda relativa agli uffici del Giudice di pace. Anche in questo caso, in nome del contenimento della spesa, il Ministero della Giustizia da un paio di anni non fa altro che disquisire sulla validità di chiudere gli uffici decentrati della giustizia. Per fortuna le serrate sono state congelate, e la postazione mussomelese continua la sua vita. anche se si tratta di una vita precaria e altalenante. La mannaia dei tagli potrebbe però abbattersi sul mondo dell’agricoltura. Presagi nefasti si addenserebbero, secondo le ultime indiscrezioni, su una importante struttura regionale come la Condotta agraria. Notizie certe e reali non ce ne sono, ma il piano di chiusure potrebbe giocare un brutto

prio cespite per fare ritornare ufficio ed impiegati a Mussomeli. Dove già in passato l’ente è subentrato a Stato e Regione nel pagamento delle spese di gestione, emergono con il tempo problemi di natura economica. Come accade ad esempio per l’affitto dell’ex Molino dell’Annivina, dove attualmente è ospitato il Centro per l’impiego. Da tempo ogni Amministrazione comunale che ciclicamente si succede al governo della

ufficio in un edificio comunale. Sembrava tutto definito per il trasloco. Disdetta inviata, nuova sede individuata. Solo che pochi giorni prima di smontare gli arredi, l’Amministrazione Calà ha fatto dietrofront. “Per una questione di convenienza” chiarisce il primo cittadino. In pratica, per il Centro per anziani “Francesca Sorce”, immobile dove sarebbe dovuto essere spostato il vecchio “ufficio di collocamento”, il Comune ha ricevu-

Gli uffici decentrati della città rischiano di chiudere per colpa della spending review

scherzo pure agli agricoltori. Basta considerare quello che è accaduto qualche anno fa, quando la scure si abbatté sull’Associazione regionale degli allevatori. La sede, ospitata in un locale privato fu chiusa e i dipendenti trasferiti a Caltanissetta. Ma anche in questo caso il Comune è stato costretto a “prestare” un pro-

città ,è chiamato ad affrontare i costi per i canoni di locazione del maestoso fabbricato industriale. Una spesa non indifferente che, seppur mitigata dalla quota versata da ciascun paesino del comprensorio, appesantisce anno dopo anno il Bilancio. Ed ecco quindi la soluzione, che per inciso è sempre la stessa: trasferire l’intero

to una interessante offerta da parte dell’associazione Strauss, specializzata in progetti internazionali. Il gruppo ha chiesto un’intera ala della palazzina di piazza Chiaramonte per impiantarvi un ostello della gioventù. Sul piatto l’associazione ha posto soldi dell’affitto più l’impegno ad affrontare i costi della manutenzione. A questo punto Calà ha idealmente “strappato” la disdetta, ed è tornato dai proprietari dell’ex molino stavolta con una proposta: rifirmare il contratto di locazione ma rivedere gli importi di affitto al ribasso.


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R.N. MOTORS SPA

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Agrigento via Unità d’Italia - Tel. 0922 603640 Caltanissetta SS. 640 CL-AG, C.da Savarino - Tel. 0934 582250


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Economia & Società

di Liliana Blanco

Turismo religioso

Crisi economica ma non di spirito

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l siciliano tipo, si sa, non è un grande viaggiatore. Il suo personaggio si permea sul concetto di ‘terra’ e su questo vive e si muove. Ma non ‘terra del mondo’, ma terra natìa. Non è particolarmente attratto da altre terre se non la sua e la sua vita è caratterizzata dal senso della terra. Lavora per mantenerla in ottimo stato e per perpetuarla alle generazioni future. Il senso della terra conosciuta lo mantiene fermo nella sua terra e non c’è spazio per le altre terre, quella più lontane. Eppure da qualche anno anche le generazioni più attentempate hanno fatto qualche eccezione a questa regola. E se qualche viaggio il siciliano maturo vuole fare non lo fa di certo fra i grattacieli di New York, ma fra le pietre della Terrasanta o fra le lettighe di Loudes. E’ nato così un turismo religioso che sta prendendo sempre più piede nella nostra terra sempre qualche anno più indietro rispetto al resto del mondo che da oltre un secolo si muove in massa verso i luoghi santi che hanno registrato le apparizioni celebri della Madonna. E si parte in massa per i luoghi consacrati o anche per quelli ancora non riconosciuti, come Medjugorie che da 33 anni attira milioni di pellegrini. La cultura del ri-

sparmio a tutti i costi per rendere più agevole la vita ai figli, ha lasciato il posto ad una nuova apertura verso la cultura del viaggio, ma non quello spicciolo finalizzato al divertimento, ma quello culturale religioso. Proliferano quindi i pellegrinaggi organizzati da agenzie speclializzate o privati cittadini che, mossi da uno spirito di servizio verso Dio, si mettono a disposizione per guidare gruppi numerosi di pellegrini verso i luoghi santi, in cerca di un sentimenti di refrigerio dell’anima che porta a Dio, seguendo un percorso maturo che prescinda dalla cultura tradizionale impartita quasi per dovere dai genitori. Qualcuno fa illazioni su possibili interessi, ma si tratta di sparute minoranze che non hanno trovato riscontri. Poi ci sono le parrocchie che, in particolare in estate propongono i pellegrinaggi coma alternativa ai viaggi di piacere, e trovano proseliti entusiasti. Non solo Lourdes, Medjugorie, San Giovanni Rotondo che rappresentano le mète tradizionalmente preferite, ma anche la Polonia terra della Divina Misericordia e di Papa Wo j t y l a e poi la Terrasanta. Negli

ultimi 2-3 anni l’Unitalsi ha registrato un calo nei pellegrinaggi intorno al 10%, che attribuisce alle difficoltà economiche degli italiani. Chi prima faceva anche tre viaggi l’anno, ora magari ne fa uno solo; chi si fermava in visita a un santuario una settimana, oggi si limita al weekend. Risparmiare è importante, anche perché la maggioranza di chi parte appartiene a un ceto economico medio-basso, e il viaggio costa centinaia di euro a persona. Meno a Lourdes, più in Terrasanta L’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) accompagna ogni anno oltre 100mila fedeli. La parola usata per spiegare il fenomeno è una sola: crisi. «In un momento di difficoltà economica la voglia di spiritualità cresce, ma bisogna tener conto dei soldi che mancano. Una visita a Lourdes costa sui 700 euro, una a Lo-

reto sui 300, una in Terrasanta 1.100». Il calo delle partenze è più o meno forte a seconda delle destinazioni e dei prezzi, ma non è proporzionale a quanto si deve pagare: «La diminuzione si fa sentire soprattutto per mete tradizionali come Lourdes, dove si va più spesso. Chi deve risparmiare magari sceglie di non andarci e mette da parte il necessario per raggiungere la Terrasanta, che è più facile visitare una volta in tutta la vita». Niente calo per volontari e donazioni. Tra i pellegrini c’è chi rinuncia ad andare al mare, pur di avere le risorse per arrivare al luogo di preghiera. La maggioranza dei fedeli trasportati dall’Unitalsi appartiene a una fascia economica medio-bassa e ha tra 40 e 60 anni. Al loro fianco i volontari: anche loro possono vedersi costretti dalla crisi a ridurre i viaggi, ma – assicura il presidente – non sono in calo. In particolare aumentano i giovani. Un’altra voce su cui la recessione non sembra influire molto è quella delle donazioni: «Diciamo che sono diventate più mirate. Forse è più difficile che un cittadino ci regali 10 euro come sostegno generico, ma è più facile che appoggi progetti mirati come Cuore di latte, che aiuta i bambini nei Paesi più in difficoltà, dall’Africa al Sudamerica». I pellegri-

naggi si concentrano tra marzo e ottobre. In queste settimane molti italiani sono partiti, e tanti altri lo faranno. Guardando al santuario da raggiungere, ma forse anche al portafogli. “A Treviso – ad esempio - Solo 5 anni fa erano 2 mila i pellegrini in partenza per Lourdes. Ieri - in treno - e oggi - in aereo - non sono nemmeno mille, e per organizzare il viaggio è stato necessario chiedere la collaborazione delle diocesi”. Anche i viaggi della fede sono stati messi in ginocchio dalla crisi. E dalla «concorrenza». Perchè alla preghiera davanti alla grotta di Bernardette è cresciuta esponenzialmente la voglia di conoscere anche i luoghi di Medjugorje, per un viaggio spirituale che sta vivendo un vero e proprio boom. Due esperienze comunque diverse: i treni dell’Unitalsi, che partono con moltissimi volontari per il paesino dei Pirenei, riescono infatti a ospitare anche malati gravi, fedeli in sedia a rotelle, persone diversamente abili assistite da infermieri o costrette a stare in lettini da viaggio, trasportate grazie a uno speciale vagone-ospedale dotato di tutta l’attrezzatura necessaria alla oro assistenza e sopravvivenza. Una realtà che non si trova nei pullman diretti in Bosnia. Con i fedeli a prendere posto in corriera, con posti limitatissimi per le sedie a rotelle. Un viaggio della speranza, quello con il “treno bianco” che parte da Roma, per una durata di 24 ore. Molto più lungo è il tempo per chi viene dalla Sicilia, perché alle 24 ore da Roma devi aggiungere le 12 ore da Catania e le due tre ore dagli altri centri. Insomma 40 ore all’andata e 40 al ritorno per una preghiera dal profondo dell’anima e, spesso, per un miracolo che solo in pochissimi casi arriva. Ma si sa, la fede non conosce ostacoli, ne’ limiti e nemmeno confini.

L’11 APRILE DECATHLON SAN CATALDO DIVENTA PIÙ GRANDE C.DA BIGINI c/o C.C. IL CASALE - SAN CATALDO


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Fatti & POST SCRIPTUM

di Filippo Falcone

La dimenticata questione ambientale della nostra provincia

Un paradosso siciliano N

on c’è niente da fare: la Sicilia è la terra che Dio ha voluto concepire come prototipo delle “cattedrali nel deserto”. E’ l’inesorabile destino che è toccato anche alla restaurata ex miniera di zolfo Trabia-Tallarita, tra Sommatino e Riesi. L’area, dopo il declino del comparto e la dismissione del carrozzone EMS, è stata, per lungo tempo, abbandonata a se stessa. Quello stato di abbandono ha avuto un costo molto alto, con furti e devastazioni di ogni genere: dai cornicioni in pietra dei vecchi forni Gill, letteralmente asportati, al furto di pezzi dei motori elettrici Tosi (dello stesso tipo di quelli che alimentavano il Titanic), e finanche pezzi della base in ferro dei castelletti di estrazione. Tuttavia, dopo anni di “strombazzi e passerelle”, iniziava il complesso iter per cercare di recuperare il recuperabile e trasformare il sito in area museale. Dopo il finanziamento di circa 11 miliardi delle vecchie lire dai fondi europei, nel 2004, si avviavano i lavori. Il progetto era quello di far diventare quel luogo abbandonato, un grande esempio di “archeologia industriale” a fini turistico-ricettivi. Iniziava così l’opera di restauro, sotto la supervisione della Soprintendenza di Caltanissetta, con il recupero dell’ex centrale elettrica “Palladio” (unica nel suo genere per la straordinaria architettura e la storia che rappresenta). I locali venivano destinati a sede del nuovo Museo delle zolfare. L’entusiasmo, a quel punto, era alle stelle: si pensava già al rilancio di immagine della zona e alla ricaduta turistica che, l’intero territorio, ne avrebbe ricavato. In qualità, allora, di consigliere provinciale, ritenevo, assieme ad altri, che l’opera andasse sostenuta anche dalla Provincia con 400mila euro. Nessuno poteva immaginare, ahimè,

Il caso dell’ex miniera di zolfo Trabia-Tallarita

che quell’opera si sarebbe rivelata una scatola vuota, con assenza assoluta di iniziative; altro che polo attrattivo! Ma, nello stesso tempo, avevo iniziato una battaglia per tutelare l’intera area dall’inquinamento a cui era soggetta. Quella lunga parentesi di impegno, mi aveva portato ad occuparmi, in prima linea, di questioni molto spinose e delicate come, appunto, la questione dei rifiuti; ed in quegli anni avevo pubblicato persino diver-

Dubbi sui rifiuti speciali: dopo la chiusura, mai esplorate le gallerie dei vari livelli estrattivi. Mistero... si dossier di denunzia. Dopo la recente trasmissione “Presa Diretta” dedicata ai rifiuti pericolosi nel nostro paese ho rispolverato quelle mie appassionate, quanto inutili - visti i risultati - battaglie. La citata trasmissione di Rai 3 era dedicata all’Italia cosiddetta “dei fuochi” ed ha raccontato, attraverso una dettaglia inchiesta, il lungo viaggio nel paese avvelenato; ormai da nord a sud. Del traffico illecito dei rifiuti pericolosi, sepolti nei terreni, nei porti, nella autostrade, negli edifici civili (mischiati a cemento), ma anche negli ex siti minerari, oggi tutti conosciamo i risvolti. Migliaia i morti per gravi patologie tumorali e degenerative, oltre, ovviamente, all’avvelenamento dei nostri territori. Sono tutte questioni di cui si vociferava da anni, ma che sono venute fuori, nella loro cruda

realtà (come nel caso della Campania; ma non solo), dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia. Per la forze delle immagini e delle testimonianze di quei servizi, pensavo si sarebbe aperto, nei giorni successivi, quantomeno un dibattito tra i media e l’opinione pubblica nazionale. Ma invece niente, in un’Italia ormai assuefatta a tutto; in preda ad una apatia che ha azzerato persino i cervelli. Alla luce di quella trasmissione mi sono sentito in dovere - per quella fiammella di senso civico che, nonostante il paese in cui viviamo, deve rimanere sempre accesa – di ripercorrere quegli anni di impegno e di denuncie inascoltate. Ci si riferisce proprio alle mie numerose prese di posizione sull’area dell’ex miniera di zolfo Trabia Tallarita. Se tutti noi sappiamo infatti dei rifiuti speciali per rimanere nell’entroterra siciliano - nell’ex miniera di sali potassici di Pasquasia, tra il nisseno e l’ennese o, i più che fondati sospetti, sulla miniera Bosco in territorio di Serradifalco, nulla sappiamo invece del sottosuolo di quello che fu, sino alla metà del ‘900, il sito minerario più grande d’Europa, appunto, quello della miniera Trabia Tallarita. E, paradossalmente, le gallerie dei suoi vari livelli estrattivi, (anche quelli più in superficie), dopo la sua definitiva chiusura negli anni ‘70, non sono mai state esplorabili. Si è detto che ciò non era più possibile per la vetustà, l’impraticabilità e il riempimento delle cavità sotterranee da materiale vario e, soprattutto, di acqua. Eppure, nell’area geografica dei suddetti centri, i tassi tumorali senza voler essere a tutti i costi allarmisti - rimangono preoccupanti. Ciò emerge anche dal “Registro tumori” della nostra provincia, non sempre operativo e generoso nel fornire dati

L’area continua ad essere un territorio di commovente desolazione, soggetto a discariche abusive che costeggiano gran parte del vicino fiume Salso

all’opinione pubblica (come se fossero dati privati). Ma la domanda rimane: Perché i tassi su quelle gravi patologie in quell’area sono più alti della media della provincia? Si tratta di un interrogativo che, ancora oggi, non ha risposta. Cosa custodiscono le viscere di quell’ex sito minerario? Un’area che, dopo il fallimento di quello che doveva essere il miracolo museale della zona (oggi con presenze quasi nulle), continua ad essere un territorio di commovente desolazione, soggetto a discariche abusive che costeggiano gran parte del vicino fiume Salso. Rispolverando quegli anni di impegno

e quei miei vecchi dossier, nei quali denunziavo interessi malavitosi nel settore dei rifiuti e delle discarici abusive (interi stoccaggi industriali a cui sarebbe stato facilissimo risalire attraverso i lotti), sono preso da sconforto. Più volte allora avevo chiesto sostegno alle istituzioni e decisi interventi alle autorità inquirenti, ricevendo - in un Sicilia dove tutto è pirandellianamente sbagliato - solo qualche pacca sulla spalla e qualche complimento per il coraggio e il serio impegno portato avanti. Per il resto tutto fermo, allora come ora, in una provincia ed in una Sicilia assuefatte ormai ad ogni cosa; come, d’altronde, il resto del paese.


Marzo

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AVVISI LEGALI

Le miniere nel nisseno sono un argomento su cui convergono molteplici “interessi” e strumentalizzazioni. Negli ultimi anni tante chiacchiere e pochi fatti.

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA PROCEDURA ESECUTIVA IMMOBILIARE N. 59/2010 R.G. ESTRATTO AVVISO DI VENDITA Il professionista delegato Avv. Giancarlo Longo avvisa che in data 20 Maggioio 2014, alle ore 17,00 presso il proprio studio sito in Caltanissetta Via Gaetano Scovazzo n. 2, procederà alla vendita senza incanto, dei seguenti immobili: LOTTO UNO: piena proprietà di fondo rustico in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, esteso Ha 03.59.20 coltivato a grano e foraggio. Censito nel N.C.T. del predetto Comune al Fg.257 p.lle 252 (seminativo, classe 4 di Ha 01.23.20, R.D. €.19,09 e R.A.€.5,09) e 197 (con porzione AA, seminativo classe 4 di Ha 1.90.00 R.D. €.29,44, R.A.€.7,85 e porzione AB, pascolo classe 2 di Ha 00.46.00, R.D.€.4,75, R.A.€.1,43). Entrambe le particelle ricadono, in base al vigente P.R.G., in Zona Territoriale omogenea “E2 - Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela I nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta. Prezzo base: euro 23.944,17.

L’idea. Un piano di gestione e sviluppo per promuovere il geoturismo europeo nel nisseno

Un GeoparcoLe miniere nella “E

gregio Direttore, sugli organi di stampa locali leggo continuamente dell’interesse di questo o quell’amministratore o di un deputato o di un ‘associazione per il recupero dei siti minerari nisseni. E’ arrivato il tempo di essere concreti e di dare risposte vere alla cittadinanza. E’ vero che tanti, oserei dire tutti, si sono occupati o hanno pensato al recupero delle nostre miniere e alla loro valorizzazione, come patrimonio storico e anche geologico, ma alla fine la strada giusta non la ha imboccata nessuno. E allora se permette vorrei avanzare una proposta concreta”.

rete dell’ UNESCO

di questa partecipazione; qualcuno voleva aderire inserendo soltanto la miniera di Trabonella. Invece il territorio deve comprendere un certo numero di siti geologici di particolare importanza in termini di qualità scientifica, rarità, richiamo estetico o valore educativo; per intenderci ci rientrerebbero non solo le miniere ma anche i vulcanelli di Santa Barbara. Quindi non dobbiamo parlare soltanto di un sito minerario o di una miniera ma immagino Caltanissetta al centro di un territorio di interesse geologico e minerario più

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In piena campagna elettorale Michele Giarratana è un fiume in piena e il nostro titubante atteggiamento rispetto alla proposta sotto avanzata, vista l’articolazione e la sostanza che presenta, lascia il posto ad una seria considerazione dell’iniziativa. “La prima cosa da fare, ormai irrinunciabile, è quella di aderire alla Rete Europea dei Geoparchi. Questa rete e’ un’organizzazione volontaria e di cooperazione della quale fa parte anche un rappresentante dell’UNESCO che ha potere di veto su tutte le decisioni prese dalla Rete Europea dei Geoparchi”. Ma quali sono la mission e i compiti di questa Rete? “Portare uno sviluppo locale sostenibile grazie alla valorizzazione del patrimonio geologico di un territorio; promuovere il geoturismo su scala europea; valutare l’operatività ed i servizi resi dai suoi membri, con l’obiettivo di promuovere il marchio “Geoparchi Europei” come un marchio di alta qualità relativo al geoturismo; e inoltre costituire un piano di gestione e di azione per descrivere l’operatività e le attività  dei suoi membri riferendosi ai seguenti principi: l’identificazione dei siti del patrimonio geologico, validazione degli elementi naturali e culturali, protezione e conservazione dei geositi”. Nessuno a Caltanissetta aveva pensato prima di aderire? E cosa si deve fare per partecipare alla Rete Europea dei Geoparchi ? “No, no qualcuno ci aveva pensato ma senza comprendere e soprattutto pesare l’importanza

grande. Ecco cosa significa esaltare la centralità di Caltanissetta! Cioè questo geoparco deve costituirsi attorno a un patrimonio geologico e geomorfologico peculiare per il suo interesse scientifico, per la sua rarità o per il suo valore pedagogico. I siti che costituiscono tale patrimonio devono essere collegati ed essere oggetto di un percorso comune. E’ chiaro che un geoparco deve contribuire allo sviluppo economico territoriale e regionale nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, ad esempio attraverso il geoturismo”. Chi partecipa a questo Geoparco? “Devono convergere e partecipare gli enti preposti alla ricerca e all’educazione e anche le associazioni e i privati. Solo così potremmo esaltare e rendere protagonisti tutti coloro che continuano valorosamente a occuparsi dei nostri siti a cominciare dagli “Amici della Miniera”. Quindi il geoparco deve stimolare gli scambi e le sinergie fra

i diversi partner e dovrà essere il fulcro per una efficace collaborazione fra le autorità pubbliche, i privati e la popolazione”. In pratica come funziona un Geoparco? “Un geoparco deve essere considerato come un territorio sperimentale che permette lo sviluppo di iniziative innovative in materia di valorizzazione e protezione del patrimonio geologico, geomorfologico, archeologico e storico – culturale. I differenti siti del geoparco devono essere collegati fra di loro ed essere gestiti da una struttura adeguata e ben definita, cioè un geoparco deve garantire l’integrità dei siti che ne fanno parte”. Quali sono i benefici che deriverebbero dall’adesione nella Rete Europea dei Geoparchi per il territorio di Caltanissetta? “Ecco il vero punto discriminante e direi vincente. Il territorio nisseno: 1) avrà diritto allo status di “Geoparco europeo”, cioè un marchio di qualità; 2) Potrà usare strumenti promozionali comuni con gli altri membri della Rete (per esempio sito web, riviste, ecc.). 3) Farà parte di un Forum grazie al quale è possibile individuare nuovi partner internazionali con cui cooperare, con i quali scambiare idee e lanciare joint ventures al fine di utilizzare alcuni programmi di finanziamenti della Comunità Europea. Ma la cosa decisiva è quella che potrà più facilmente attingere ai finanziamenti Regionali, Nazionali ed Europei. Inutile dire che attingendo a queste notevoli risorse si potrà consentire: una maggiore visibilità del sito e dei suoi elementi caratterizzanti; lo sviluppo e la messa in rete delle politiche territoriali (turismo, agricoltura, ricerca, conservazione, ecc…); l’attività e la creazione di infrastrutture a salvaguardia del patrimonio geologico dei siti; l’attività e la creazione di infrastrutture per il geoturismo; di acquisire gli strumenti e attività di educazione ambientale; l’attività promozionali a supporto dello sviluppo locale e infine l’immediata attività di relazioni internazionali. E a questo punto il nostro museo mineralogico diverrebbe davvero un’attrazione sebbene quel sito a me personalmente non piace”.

LOTTO DUE: piena proprietà di fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, esteso complessivamente Ha 06.61.80 coltivato a grano e foraggio. Censito nel N.C.T. del predetto Comune al Fg.256 p.lle 168 (con porzione AA, seminativo classe 3 di Ha 03.68.00, R.D.€.114,03, R.A.€.47,51 e porzione AB, pascolo classe 3 di Ha 00.12.00, R.D.€.0,62, R.A.€.0,31) e 173 (seminativo classe 3 di Ha 02.81.80, R.D.€.87,32, R.A.€.36,38). Entrambe le particelle ricadono, in base al vigente P.R.G., in Zona Territoriale omogenea “E2 Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela I nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta ed all’interno del Piano per l’Assetto Idrogeologico del Fiume Imera Meridionale con livello di pericolosità P2 Medio. Prezzo base: euro 45.521,17 LOTTO TRE: piena proprietà di fondo rustico sito in territorio di Caltanissetta, C.da Santa Rita – Pisciacane, esteso complessivamente Ha 01.51.01 coltivato a grano e foraggio. Censito nel N.C.T. del predetto Comune al Fg.256 p.lla 174 (con porzione AA, seminativo classe 3 di Ha 01.40.00, R.D.€.43,38, R.A.€.18,08 e porzione AB, pascolo classe 3 di Ha 00.11.00, R.D.€.0,57, R.A. €.0,28). Il fondo ricade, in base al vigente P.R.G., in Zona Territoriale omogenea “E2 - Verde Agricolo” ricadente nel paesaggio locale n-9 con livello di tutela I nell’ambito del Piano Paesaggistico della Provincia di Caltanissetta ed all’interno del Piano per l’Assetto Idrogeologico del Fiume Imera Meridionale con livello di pericolosità P2 Medio. Prezzo base euro 10.226,88. Domande di partecipazione in bollo entro le ore 12,00 del giorno precedente la data fissata per la vendita presso lo studio del professionista delegato, Avv. Giancarlo Longo. Cauzione non inferiore al decimo del prezzo offerto mediante assegni circolari non trasferibili intestati a “Avv. Giancarlo Longo n.q. Procedura esecutiva n.59.2010 R.G.”. Versamento residuo prezzo entro 60 giorni da aggiudicazione. Eventuale vendita con incanto si terrà in data 27 Maggio 2014 alle ore 17:00, al prezzo base sopra indicato con offerte in aumento non inferiori a euro 2.000 per il lotto uno, non inferiori a euro 3.000 per il lotto due, non inferiori a euro 1.000 per il lotto tre. Domande di partecipazione in bollo da depositare entro le ore 12:00 del giorno precedente la vendita con assegni circolari non trasferibili di importo pari al 10% del prezzo base a titolo di cauzione. Versamento saldo prezzo entro giorni sessanta dall’incanto, salvo aumento di quinto a norma dell’art. 584 c.p.c. Bando integrale, ordinanza di vendita e relazione di stima degli immobili consultabili sul sito www.astegiudiziarie.it .Per ogni ulteriore informazione rivolgersi presso lo studio del professionista delegato, Avv. Giancarlo Longo, tel. 0934 22733; 3292378514 – nei giorni di Lunedì, Martedì e Mercoledì dalle ore 17,00 alle ore 20,00, previo appuntamento telefonico. Caltanissetta lì, 5.03.2014

Avv. Giancarlo Longo


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Marzo

Meridiano

Concessionaria Wollkswagen per le provincie di Agrigento Caltanissetta Enna

Nuova sede di Caltanissetta via Due Fontane, 15 - tel. 0922 405901

il Fatto Nisseno - marzo 2014  

Mensile di approfondimento su Caltanissetta e provincia

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