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erritorio il Mensile del sud-est barese - Anno I n° 6 - luglio 2010 - UN EURO

all’interno Turi

Dimissioni e verità

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Sammichele di Bari

(In)giustizia è fatta

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Acquaviva delle Fonti

Cravattari tra di noi!

Prodotto di Puglia

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Alberobello

Suicidi sotto silenzio pag. 36


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l’editoriale La Sanità è per gli ammalati, per chi ne ha bisogno, non per creare strutture di potere e per la casta dei medici

Tagli e Ticket Gli effetti della legge Finanziaria per la regione Puglia di FRANCO DERAMO

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agli. E’ stata la parola che in questi giorni, anzi, da mesi ci sta facendo compagnia. E con assillo. Manovra necessaria. Il problema, però, è quello di sempre: a carico di chi? Chi ne sopporterà il peso? Nel mirino del Governo regionale ci sono soprattutto le spese della Sanità. Si prevedono tagli di posti letto negli ospedali, chiusura di reparti negli ospedali di alcuni comuni della regione, e, tassa pìù iniqua, i famigerati ticket, questa volta sui farmaci. Ogni ricetta un euro. Sarà rivista la fascia di chi è esente dal pagamento dei ticket. Si dice che in Puglia c’è un altissimo ricorso ai farmaci. Parola d’ordine: contenere i costi. Il problema Sanità in Puglia è antico. La spesa per la Sanità in Puglia assorbe l’80% del bilancio regionale. Il suo deficit ha raggiunto i 2 miliardi di euro. Prevista la chiusura di 18 ospedali. Bisogna tagliare 2.200 posti letto. A leggere i nomi dei Comuni interessati, forse c’è da chiedersi perché fin’ora sono stati tenuti

aperti quegli ospedali, alcuni a meno di 15 chilometri di distanza dal mega Policlinico di Bari. Siamo ancora reduci da vecchie logiche. Tutte assistenziali. L’ospedale del paese aveva una funzione primaria: veniva considerato più come la fabbrica sotto casa, come struttura utile a procurare posti di lavoro, a generare strutture burocratiche, che a dotare il territorio di strumenti idonei e funzionali ad assistere gli ammalati. La politica? Promettono tutti di tenerla “fuori” dalla Sanità. Lo sfascio è sotto gli occhi di tutti. Prima o poi abbiamo fatto tutti l’esperienza di una coda, di una lunga attesa, di una prenotazione impossibile. O abbiamo aggirato l’ostacolo con qualche preziosa conoscenza, o ci siamo rivolti al servizio alternativo, quello privato che sappiamo quanto specula su questo stato di cose. Così, la sanità pubblica diventa mala sanità, riservata a pochi privilegiati. Intanto, i tagli non solo sono necessari, ma sono indifferibili. Rientrano all’interno di una manovra che il Governo nazionale ha ben definito e concordato in Europa. Il mancato rispetto

dei tagli previsti per la Puglia comporta, da parte del Governo centrale, il taglio di 500 milioni di trasferimenti. A rischio sarebbero una lunga serie di servizi di prima necessità. Non è proprio il caso. Continui il Presidente Nichi Vendola con il suo Assessore alla Sanità Tommaso Fiore a ricercare la giusta via per tagliare tutto ciò che è possibile tagliare, tutto ciò che, forse senza forse, andava già fatto sin dai tempi di Raffaele Fitto Presidente della Regione Puglia. Operazione che non gli fu consentita. A Terlizzi è anco-

ra memorabile l’assedio subito ed il linciaggio fatto con lanci di uova. Ogni ristrutturazione porta con sé tagli di organico, di strutture, di sedi. Nelle aziende, piccole o grandi, questo a volte comporta la sopravvivenza stessa delle fabbriche, di centinaia, di migliaia di posti di lavoro. Occorre responsabilità, consapevolezza e partecipazione. Soprattutto è necessario che la logica dei tagli, l’esigenza del rigore amministrativo e di gestione della cosa pubblica sia realmente percepito e faccia passi in avanti in tutti i settori della pubblica amministrazione, dal livello centrale, fino al più piccolo dei Comuni. La Sanità è per gli ammalati, per chi ne ha effettivamente bisogno, non per creare strutture di potere per la politica e per la casta dei medici. Siamo stanchi di leggere sulla stampa quello che accade ed il divario che esiste fra le varie regioni anche nell’acquisto di beni di prima necessità. Occorre rigore. Occorre rispetto per le tasse che i cittadini pagano. E’ necessario, comunque, che le paghino tutti.

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l’intervista

Savino: “Il nulla dei contenuti dell’amministrazione Tateo” di VALENTINO SGARAMELLA

La piccola politica per il piccolo paese

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di ROBERTO MASTRANGELO

a domanda potrebbe sembrare banale, perfino offensiva, ma non lo è. In questi mesi continuamente ci ronza in testa, puntuale come una zanzara estiva. Ci chiediamo se, a Sammichele in maniera particolare, la politica ha ancora un suo ruolo e se, all’interno della politica, esiste ancora uno spazio di manovra per i partiti. Certo è chiaro che ci troviamo all’interno di una tendenza nazionale in cui i partiti e il partitismo in generale non brillano. I posti di comando sono stati presi, da tempo, da pochissime persone, che gestiscono a loro uso e consumo i partiti, e quindi la politica, in maniera del tutto personale. Si è andata perdendo l’essenza stessa della vita di partito. Il senso di militanza e di appartenenza ormai non ha più ragion d’essere. Si pensa soltanto agli affari, alle opportunità e ai propri personali egoismi. A Sammichele potrebbe andare diversamente? Certo che no. Ma il punto è un altro. A Sammichele stiamo vivendo da anni una stagione di profonda decadenza politica. I partiti si identificano con i personaggi, pronti a fare e disfare a seconda delle opportunità e delle convenienze. Non riusciamo, in effetti, a comprenderli. Prendiamo l’esempio di Vito Savino. Ha proposto Boscia, poi ha proposto Tateo, in entrambi i casi si chiama fuori... Qual’è il progetto politico della sinistra a Sammichele? Dove vuole andare? Cosa vuole fare? E l’Italia dei Valori, dove sta? Dove vuole muoversi? Sostiene o no questa amministrazione Vito Giorgio Gasparro? Sostiene o no questa amministrazione Donato Stefanelli? E Marco Sportelli che fine ha fatto? Sembra volatilizzato nel nulla politico. Salvo fino allo scorso anno dichiarare ad ogni suo passo il suo grandissimo impegno per Sammichele. Il Pd ha iniziato l’operazione di smarcamento politico, e le parole di Lello Laera in Consiglio comunale sono illuminanti. E veniamo al centrodestra. Il PdL, chiaramente, fa opposizione su tutto e su tutti. Ma questo è il suo ruolo. In fondo ai vari Catia Giannoccaro, Marina Di Venere, Lorenzo Netti e compagnia assortita viene gioco facile sottolineare le deficienti cronicità dell’amministrazione. Oltre a loro, cosa c’è a Sammichele? Sembrerebbe nulla. Si è scelto il silenzio, la non partecipazione. E quando, in passato, si è provato a far parte di coalizioni, le bastonate sono arrivate proprio dal loro interno. Parliamo anche della destra. Sistematicamente, alle elezioni politiche, alle europee, alle regionali perfino, la destra a Sammichele ha riscosso consensi, nell’ordine dei 400 voti e più (ci riferiamo all’ex An). Alle comunali mai, nemmeno una volta, quei voti sono stati coerentemente organizzati. Si va dietro l’amico, il parente, il socio, quello che ti ha fatto un favore, quello che ha infilato tua nuora nel tal ospedale. Allora il modo di presentare politicamente la sfiducia nei partiti è data da “i civici”, che non si schierano, non si sa come la pensano, sempre pronti a saltellare, a ribadire, a precisare, a mettersi in proprio. La risposta di schieramento civico trova il suo trampolino proprio nei partiti. Quando non c’è capacità di dialogo e di ascolto all’interno dei partiti, ecco che si aggregano formazioni civiche, che scendono nell’agone politico, diventandone spesso ago della bilancia. Senza però chiari e precisi riferimenti “politici” (appunto). E in tutto questo, quello che non riusciamo ad individuare sono le ricette e le proposte per il nostro paese che vadano oltre il nostro naso, che possano guardare oltre la singola campagna elettorale e la singola legislatura. Compito che dovrebbe essere dei partiti. E che non lo è ormai più.

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l Segretario politico del Partito della Rifondazione Comunista (Prc) di Sammichele di Bari, Vito Savino, è un fiume in piena per le critiche che muove alla maggioranza e significativamente al sindaco Natale Tateo, che pure rivendica come sua designato alla carica di primo cittadino. Abbiamo notizia di un suo esposto-denuncia alla Corte dei Conti; quali le motivazioni? A dire il vero, si tratta di una serie di esposti. Mi chiedo: l’avv. Natale Tateo guida un’Amministrazione comunale che si contraddistingue per il nulla dei propri contenuti. Solo in base al fatto che si tratta del Sindaco e, quindi, solo grazie ad una posizione di potere, può commettere illegittimità? Quali illegittimità? Esiste una scadenza improrogabile. Il nostro Comune avrebbe dovuto approvare entro il termine ultimo del 30 aprile 2010 il rendiconto dell’esercizio finanziario del 2009. Non lo ha fatto e ciò, dalla Corte dei Conti è ritenuta una grave illegittimità finanziariocontabile per i Comuni, in base ad una legge dello Stato. Tateo e la sua Amministrazione non hanno scusanti per questa inadempienza. Essa ha, come corollario, altre illegittimità. Da qui, parte la mia denuncia. C’è del dolo. Questi signori, volutamente, non approvano il rendiconto. In che senso volutamente? Il Testo Unico degli Enti Locali (Tuel) stabilisce che l’ente che si rende responsabile del mancato rispetto del rendiconto è immediatamente strutturalmente deficitario. L’articolo 110 al comma 4 del decreto è conosciuto bene da questi signori. Se ne avvalgono quando fa loro comodo, non lo riconoscono se è scomodo. Tale norma recita che tutti i contratti stipulati dal Comune diventano nulli di diritto, se il rendiconto non è approvato. Nel nostro caso, quali contratti saltano? L’amministrazione Tateo ha stipulato un contratto con la

dottoressa Giulia Lacasella, Responsabile del servizio economicofinanziario. Questo vuol dire che entro il 30 aprile avrebbero dovuto approvare il rendiconto. Non lo hanno fatto. Dal 1° maggio 2010, quel contratto è nullo. La Lacasella occupa quella posizione in maniera illegittima. Tutti gli atti della Giunta comunale che prevedono la firma da parte della Lacasella, dal 1° maggio in poi, sono nulli di diritto. Tra questi vi è il bilancio di previsione 2010 approvato con le firme di Giulia Lacasella. Quando ha firmato quei documenti, non era più legittimata a farlo. L’avv. Tateo è un uomo di legge e questa è legge e va rispettata. Ma che motivo avrebbero, a suo avviso, per non approvare il rendiconto? Il rendiconto 2009 segnerà un altro grave disavanzo per questo Comune. Già il rendiconto 2008 si è chiuso con un disavanzo, spalmato in 3 anni, ossia applicato ai bilanci 2010, 2011 e 2012. Sammichele non ha risorse proprie e non può ricorrere a mutui per ripianarlo. Oggi, si aggiunge il disavanzo che non vogliono riconoscere per il 2009, di 378mila euro. E qui c’è un’altra illegittimità compiuta dalla Lacasella e dall’Amministrazione. Quale? Entro il 30 marzo 2010, tutti i Comuni devono trasmettere alla Corte dei Conti 2 prospetti. Uno per i debiti fuori bilancio, l’altro per l’eventuale disavanzo. Il prospetto riguardante il disavanzo, se tutto è in regola, va inviato in bianco con su scritto “negativo”. Così ha fatto la Lacasella. Al contrario, lo stesso Ufficio ha predisposto un quadro riassuntivo, con dati trasmessi dal Tesoriere. Si dice chiaro e tondo che questo Comune, per il 2009, ha un disavanzo di 378.354,98 euro. La Corte dei Conti non lo sa. Questi signori pensano di potere trasmettere dati falsi pur di mandare avanti il loro nulla. Poi c’è la pantomima dei debiti fuori bilancio. Ne parlò l’ex Assessore, Vito Leonardo Spinelli. Nella relazione, parte integrante della delibera di approvazione del rendiconto 2008, l’Assessore elencava delle posizioni economico-


l’intervista Vito Savino, segretario Prc

finanziarie che avrebbero potuto condurre ai debiti fuori bilancio. Perchè usa il condizionale? Perchè la legge prevede che solo il Consiglio comunale può riconoscere un debito fuori bilancio, non altri. Il Consiglio ha il compito di riportare all’interno del bilancio quei

debiti e ripianarli. Sempre il Tuel, all’articolo 153, parla di “segnalazioni obbligatorie”. I diversi Uffici del Comune sono tenuti a trasmettere all’Ufficio economico-finanziario, entro 7 giorni, eventuali debiti che poi vengono portati in Consiglio comunale per ripianarli. Non puoi

nasconderli. E qui emerge un ruolo anomalo del Revisore dei conti. Un ruolo assai importante, fissato per legge. E’ un organo di collaborazione del Consiglio comunale. Il Revisore dei conti si è guardato bene dall’invitare l’Amministrazione ad attivare l’iter che conduca alla discussione ed approvazione dei debiti fuori bilancio. Noi, oggi, siamo in una condizione di omissione da parte dei consiglieri comunali. Nel parere allegato al bilancio di previsione 2010, il Revisore dei conti scrive di debiti sia di parte corrente che in conto capitale. Addirittura, si è permesso di prevedere una spesa in conto capitale per 500 mila euro. Ma dov’è il Consiglio comunale? Se qualcuno dei consiglieri sa che esistono debiti fuori bilancio che per 500mila euro sono rapportabili in conto capitale e per 108 mila euro sono di parte corrente, qualcuno lo ha stabilito. E non è il Consiglio comunale. Se il Revisore dei conti sa, anch’egli è tenuto a fare le segnalazioni di cui parlavo prima. Quindi, amministratori insufficienti? L’ex assessore al bilancio, Spinelli, forse impropriamente, parlava di dissesto. Ma questo Comune sta scivolando lentamente verso il dissesto finanziario. Questi amministratori sono irresponsabili, incoscienti, inetti. Non si rendono conto del loro compito. Sembra che le questioni finanziarie non li riguardino. Il Sindaco, nel comizio, ha parlato di bilancio tecnico. In quell’aggettivo, voleva inserire la propria inettitudine a comprendere la situazione, scaricando sui tecnici una responsabilità che sta in chi amministra. Sono mesi che Sammichele non provvede alla manuten-

zione della pubblica illuminazione. Con questa intervista, Rifondazione Comunista passa ufficialmente all’opposizione politica? Il mio partito non si è inserito nella farsa che abbiamo avuto, dei comizi ripetuti. Io ho una grande responsabilità, quella di avere presentato questo Sindaco ufficialmente. Nei miei 2 interventi in campagna elettorale ho appoggiato la lista Tateo. Quel progetto è terminato. Vi è stata la nascita di un gruppo consiliare del Pd e di uno dei Civici, il che non ha alcun senso né collegamento con il progetto della coalizione. Non era previsto. Non possiamo non essere all’opposizione di atteggiamenti che sono illegittimi, non trasparenti. Non hanno contenuti. Sono all’opposizione di chi utilizza la delega derivante dal voto solo in una concezione di potere. Un Sindaco che è uomo di legge e non si preoccupa di rispettare la legge, lo fa solo perchè è Sindaco. E nessuno può contrastarlo, come detto nell’ultimo comizio. Non può che trovare il Prc contro. Proponemmo Natale Tateo sindaco per restituire credibilità alla figura istituzionale del primo cittadino. Tateo la sta danneggiando ulteriormente, distaccandola dall’elettorato. E i partiti? La maggioranza si è divisa in 2 frazioni. Di condiviso, c’è poco. C’è solo un attaccamento al potere. Gli stessi Assessori del Pd non hanno nemmeno la dignità di rivendicare un ruolo politico, di fronte all’arroganza del Sindaco. Loro non sono Assessori a sé, ma rappresentano un partito. Subiscono, proprio per conservare la poltrona, questa maniera di andare avanti.

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politica - Sammichele di Bari Chi doveva dire, chi doveva difendere le sentenze e le nuove delibere del Consiglio comunale non l’ha fatto. Perchè questo atteggiamento del Sindaco?

L’inaccettabile “truffa” L’inganno consumato ai danni del Tar, del Consiglio comunale e dell’intera cittadinanza di FRANCO DERAMO

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Sammichele di Bari ci tocca registrare vicende inspiegabili per il palazzo di Via G. Pastore. Questa non l’avevamo ancora vista. E’ proprio vero: alla furbizia e alla stupidità non c’è mai limite. Siamo in presenza di: - n. 2 chiare sentenze: TAR e Consiglio di Stato - n. 2 delibere del Consiglio comunale, Natale Tateo sindaco: n. 47 del 23.11.2009 e n. 9 dell’11.2.2010 (con il voto contrario della minoranza). Sentenze e delibere consiliari NON applicate. Nessuno fa nulla. A Sammichele le sentenze non si applicano. La transazione La precedente Amministrazione comunale (sindaco Filippo Boscia), nell’ultimo mese di governo, nonostante le due sentenze, si inventa una “transazione”. “Un affare”, a suo dire: un terreno periferico contro un palazzo costruito in pieno centro storico, a dispetto delle regole del Piano Regolatore. Questa scelta stava bene all’unanimità dei presenti nel Consiglio

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comunale del 16.4.2009 (deliberazione n. 8), cioè sia ai consiglieri di maggioranza, sia di minoranza della passata Amministrazione comunale. Molti gli assenti: i consiglieri a vario titolo interessati e i malpancisti. Le due delibere del nuovo Consiglio comunale su riportate (n.47/23.11.2009 e n. 9 11.2.2010), invece, hanno spazzato via ogni ipotesi di “transazione”. Gli interessati diretti in Consiglio comunale e i malpancisti escono allo scoperto. Salvo tacere in un secondo momento. Vedremo come. Colpo di scena Intanto, c’è un colpo di scena: il TAR, recentemente, su legittima iniziativa dell’impresa e dei proprietari del suolo, si dice pronto – con sentenza - ad inviare un commissario ad acta per dare attuazione alla “transazione”. Il TAR, così facendo: - ignora e calpesta il valore delle successive e più recenti delibere del Consiglio comunale; - si attiva per applicare un precedente deliberato consigliare, ora revocato da nuove delibere; - non spiega, soprattutto, perché non si è attivato per dare applicazione alle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. Invece?

La Giustizia ignora la Giustizia e le nuove delibere del Consiglio Comunale. C’è un motivo? Come può essere stato possibile tutto questo? Tateo non dà tutte le carte Il TAR, che deve essere il garante della Giustizia, perché sceglie strade così incomprensibili e, a nostro modesto avviso, contraddittorie e contrapposte alla coerente linearità espressa dalle sentenze? Certamente, è di tutta evidenza, che: chi doveva parlare, chi doveva dire, chi doveva difendere le sentenze e le nuove delibere del Consiglio comunale non lo ha fatto. Parliamo del sindaco Natale Tateo e della sua Amministrazione. Perché? Dove stava lui, il sindaco Tateo, la sua Giunta e l’Ufficio Tecnico comunale quando quel processo si svolgeva? In questo “strano” procedimento, il Comune che ruolo ha svolto? Il sindaco Tateo perché, per questo procedimento, cambia il legale del Comune? L’avv. Luca Italiano è sollevato dall’incarico e passa la mano all’avv. Matassa. Che dire? L’avv. Matassa nella memoria difensiva del 24.2.2010 non fa alcun riferimento alle delibere emesse dal suo committente,

l’avv. Tateo sindaco! L’avvocato, forse, poteva non sapere. Il sindaco Tateo, invece, non ha attenuanti: lui doveva sapere e doveva informare il legale del Comune con completezza. Superficialità, malafede o furbizia? Fate voi. Leggetevi gli omissis di Tateo nel comizio. Vogliamo conoscere la verità. Non ci sono attenuanti Il Sindaco Tateo, inoltre, non ha attenuanti perché, non dimentichiamocelo, egli, fra l’altro, è avvocato e quindi dovrebbe ben capire quello che pone in essere lui e la sua Struttura Tecnica. Aveva il dovere di leggersi le carte, la memoria difensiva preparata dal suo nuovo avvocato… di fiducia. Non poteva non rilevare l’assenza di qualsiasi riferimento alle sue delibere: le nn. 47/2009 e 9/2010. Queste nuove delibere (dell’Amministrazione Tateo) hanno revocato la precedente delibera 8/2009 (dell’Amministrazione Boscia). Ma, inadempienza delle inadempienze, perché il sindaco Tateo non appella la sentenza del TAR? Subisce, strizza l’occhio alla nuova sentenza del TAR? Si rende conto Tateo che ha accettato, con il suo silenzio, con la


politica - Sammichele di Bari Il palazzo di via G. Pastore a Sammichele

Il Comune voleva difendersi o fare solo finta? Con scientifico silenzio il Tar è stato ingannato e platealmente indotto in errore a nominare il commissario sua inerzia, di vanificare il ruolo ed i deliberati del suo Consiglio comunale? Siamo senza parole. Siamo sconcertati. Ci sembra una vera “truffa”, certamente un inganno, scientificamente o subdolamente consumato ai danni del TAR, in tal modo platealmente indotto in errore. Solo con la bugia, con questo omertoso e scientifico silenzio dell’Amministrazione Tateo anche al Giudice del TAR ha consentito di avere una sentenza che altrimenti non si sarebbe mai avuta. Ingannato il TAR Noi non possiamo non riconoscere la buonafede al TAR.

In mancanza, il nostro sarebbe diventato da Paese del diritto a Paese delle banane! Il mancato appello della sentenza è ingiustificato ed è un atto grave di incoerenza politica, amministrativa ed etica. E’omissione. Finta difesa Domande: ci sono complici? Il Comune voleva difendersi o far finta di difendersi? Di chi si è fatto complice? Tutta la vicenda sta ormai tracimando i confini della vicenda politica, amministrativa, giuridica ed etica, sta assumendo i caratteri di una grave questione morale. Per questo, credo, ormai, che l’intera vicenda non possa che spo-

starsi nelle mani della Procura della Repubblica cui invieremo formalmente copia di questo articolo. Intanto che la Giustizia indaga, Tateo sindaco la smetta di fare la faccia del bambino impaurito, perseguitato e suonato, soprattutto di tacere colpevolmente. Esca allo scoperto e dica con coraggio, doverosamente e semplicemente, da che parte sta. Sindaco di chi è e per chi? Altro che … incompatibile! Quanta messa in scena! Se non se la sente di stare dalla parte della legge, del rispetto e della tutela dovuta ai tanti cittadini onesti che, a volte anche con grande sacrificio, stanno dalla parte di chi rispetta le leggi, ritorni tranquillamente nel suo studio a fare l’avvocato di parte e non privi ulte-

riormente i cittadini di Sammichele della legittima coerente rappresentanza e tutela cui hanno diritto. Un ultimo invito: alla Minoranza. Abbia il coraggio, apertamente, di uscire dai tatticismi e dal doppio gioco. Molti suoi consiglieri non li capiamo, non li condividiamo. Come tanti cittadini, questo modo di fare, certamente non lo apprezziamo. Si renda conto che il metodo, ora, in questo caso, viene prima ed è più grave del merito della questione. E’ passato più di un anno e siamo ancora costretti a guardare le cose del passato. Sammichele langue senza futuro.

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politica - Sammichele di Bari

Il tempo è scaduto: (in)Giustizia è fatta! Chiuso per decadenza dei termini il processo penale per il palazzo di via G. Pastore La statua antistante il Palazzo di Giustizia di Bari

di AGOSTINO SPINELLI

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ensare, parlare di Giustizia ha sempre equivalso a rispetto, affermazione della

legalità. Le associazioni di idee immediate, nell’immaginario collettivo, sono state sempre queste. Le conseguenze, il risultato finale: condanna o assoluzione. Pena o riscatto. Alla fine, si è sempre desiderato di poter dire “la giustizia trionfa”, “giustizia è fatta”. Che dire, invece, quando si afferma, per legge, il principio de “il tempo è scaduto”? Liberi tutti: datevi pace, ognuno per la sua strada. Non c’è più tempo. “Chi ha avuto, avuto, avuto…, chi ha dato, ha dato, ha dato…”. (In)giustizia è fatta! Così accade che c’è chi è arrestato mentre fa il ladro di galline, o il pensionato affamato che per mangiare ruba in un supermercato il chilo di pasta della sopravvivenza, viene colto in flagranza di reato: vengono arrestati e pro-

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cessati per direttissima. Chi invece riceve condanne, del TAR e del Consiglio di Stato, pur in presenza della costruzione di un’opera realizzata per abusivismo edilizio, sul versante penale, non solo non ha la evidente flagranza di reato, ma trova la Giustizia penale talmente

impreparata, o impossibilitata, o incapace, o indisponibile ad esaminare “il caso” fino al punto che ben sette anni sono insufficienti a concludere l’esame di una vicenda chiara, consumata sotto gli occhi di tutti, presente lì in un perimetro denominato “centro storico” di un piccolo paese, come prova dell’illecito lasciata a futura memoria. La Giustizia italiana è davvero in grande affanno. Si parla di lei come di una “emergenza”. A vedere certi risultati ti assale lo sconforto. Verrebbe da dire: non c’è Giustizia! Piccolo episodio quello al quale ci riferiamo, ma emblematico. Il Tribunale Penale di Rutigliano per il processo relativo all’accertamento di eventuali responsabilità penali nella costruzione del palazzo di via G. Pastore di Sammichele ha decretato: ha preso atto che sono trascorsi in maniera infruttuosa i sette anni che ha avuto a disposizione per dichiarare se c’è stata o non c’è stata colpa penale personale nella realizzazione di quell’opera. Stop. Il tempo è scaduto. Ci sono colpevoli? Assoluzioni? Non lo sapremo mai!

Questi limiti temporali sono imposti, stabiliti, dalla legge. Da un lato sono un bene, a volte una necessità: immaginate l’innocente sottoposto a carcerazione preventiva, in attesa di giudizio. Senza limiti temporali massimi di carcerazione preventiva, anche l’innocente, sarebbe potuto rimanere in carcere a marcire finchè la Giustizia non abbia ultimato il suo corso. Il valore tempo, per la Giustizia, è davvero una variabile indipendente. Da un lato si invoca certezza del reato, dall’altro certezza della pena. Cioè, i cittadini vogliono giustizia. Anelito disatteso. Tempo scaduto. Stessa cosa accade spesso sul versante della sicurezza, personale e collettiva, sulla sfida dei crimini più odiosi che alimentano le piccole e la grandi mafie, nei piccoli e nei grandi centri abitati. In questa e in tante altre vicende come fare per sapere chi ha torto, chi ha sbagliato, chi ha ragione? Ci vorrebbe un giudice. Ci vorrebbe un processo. Ci vorrebbe che la Giustizia garantisca questo diritto ai cittadini. Ci dovrà pur essere un giudice a Berlino, si dice. La durata dei processi in Italia? Ha formato oggetto di sanzioni da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tutti parlano di riforma, di urgenza della riforma della Giustizia. Invece, si adottano, ormai sempre più spesso, solo provvedimenti ad personam, si introducono “legittimi impedimenti” per le Alte Cariche dello Stato, ma non si mette

Tic tac... e intanto il tempo passa e le sentenze restano inapplicate... Prima Determinazione del Responsabile dell’Area Tecnica per il ripristino dello stato dei luoghi: n. 284 del 2004:

6 anni! Sentenze del TAR Bari n. 1215, 1216, 1217, 1218 del 04.05.2007:

1.171 giorni! Sentenza Consiglio di Stato: n. 3040 del 18 marzo 2008:

839 giorni! Il palazzo di via G. Pastore


politica - Sammichele di Bari mano a quelle modifiche di cui tanto avrebbe bisogno il Paese. L’azione di giudici, prima temuta e rispettata, oggi, nell’opinione pubblica segna basso gradimento. Molti li considerano più esponenti di una casta privilegiata che servitori dello Stato. Tante le domande e le considerazioni. Perché applicare il fattore tempo anche per reati che non implicano restrizioni di libertà preventive? Cioè, se un cittadino in attesa di giudizio per il suo presunto reato non è stato messo in galera, che bisogno c’è di fargli beneficiare della prescrizione dei termini? E poi, per responsabilità di chi il processo si è allungato fino alla sua prescrizione? Perché le richieste di rinvio, spesso scientificamente strumentali, non vengono escluse dal computo del tempo che scorre? Ci vuole davvero pochissimo, per come stanno messi ed ingolfati gli uffici giudiziari, a “perdere tempo” e ad arrivare non al traguardo “giustizia è fatta”, ma a doversi arrendere perchè “il tempo è scaduto”. Il Pubblico Ministero, l’altro giorno, come ha reagito? E l’avvocato difensore degli interessi del Comune, cioè dei cittadini, dove è stato in questi sette anni? Quante volte ha sollecitato le udienze? Cosa ha detto? Hanno presentato contestazioni scritte? E come potevano? Hanno preso atto della legge? Hanno taciuto. Non ci risultano proteste. Il Potere Giudiziario, con il Legislativo (Parlamento) e l’Esecutivo (Governo) è uno dei pilastri su cui si fonda lo Stato di diritto. Se viene meno, crolla il sistema. I colpevoli, secondo giustizia, vanno condannati e puniti. Gli inquisiti, quindi, secondo giustizia, hanno diritto a vedersi condannati o assolti. Non possono vivere nel limbo e con la macchia di chi o furbescamente ha tramato o è stato vittima-beneficiario di un sistema. Non è stato cioè capace nè di imputargli la responsabilità, nè la colpa del suo operato scorretto. Ogni cittadino inquisito, invece, ha diritto a vedersi restituita, con la giustizia rapida e dai tempi certi, la dignità che merita. Solo in tal modo, nella vita, potrà andare a testa alta: si è fatto riconoscere che “non ha commesso il fatto” e, quindi, è stato assolto. In mancanza, i casi si chiudono come… “per grazia ricevuta”.

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politica - Sammichele di Bari

Il passo corto della complicità Una politica durissima con chi non ha un’etica del comportamento pubblico. Cosa accade nelle nostre realtà? di AGOSTINO SPINELLI

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erve una politica che sia durissima con chi non ha un’etica del comportamento pubblico, che sia intransigente nei confronti di coloro che pensano attraverso la politica di mettersi al riparo dei doveri che ciascun cittadino ha nei confronti della comunità”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, presentando il libro ‘In alto a destra’ con Flavia Perina ed Enzo Raisi. All’evento hanno preso parte alcune decine di parlamentari vicini al presidente della Camera, proprio mentre Nicola Cosentino si dimetteva da sottosegretario all’Economia.’ (da il Riformista). Volete dargli torto? Provateci. Batti e ribatti, Fini ha piegato Claudio Scajola (ministro), Aldo Brancher (ministro), Nicola Cosentino (sottosegretario). E’ bastato che la corrente del Presidente della Camera Fini abbia sostenuto che era pronto a votare la mozione di sfiducia del PD. A nulla è valsa la minaccia di Silvio Berlusconi “Chi vota la sfiducia sarà espulso dal partito”. E’ noto che dopo otto ore quella dichiarazione se l’è rimangiata “Mai parlato di sfiducia”. Cosentino si è dimesso. Una bella lezione di come si fa opposizione interna nei partiti, nel Parlamento, di come non ci si deve piegare a chi fa la voce grossa e pretende di governare facendo schifezze. Un bel passo indietro per il componente della cricca casalese pronto ad essere infilzato anche dal fuoco amico (Pdl). Un bell’esempio per le nostre realtà. Date un’occhiata in giro. Rileggetevi la cronaca amministrativa di Sammichele, di Acquaviva, di Alberobello e di Turi. C’è di tutto. Ovviamente, molto meno, fatte le debite proporzioni. Il problema non è la quantità, ma la tipologia, l’approccio e la modalità di lettura della politica. In giro, nelle nostre realtà, c’è chi

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Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

si sente affetto da poteri di onnipotenza. Ci vuole un pizzico di coraggio e tanta forza morale. Respingere certi compromessi, coprire certe malefatte, giustificare

illegalità, tollerare abusi, approcciarsi alla vita amministrativa con superficialità, accontentarsi della mediocrità, chiedere tolleranza, può significare solo complicità. In questi anni abbiamo assisti-

Sotto tutela Il PD di Sammichele, nel suo recente congresso, su proposta motivata di Lello Laera, ha eletto all’unanimità Presidente del Coordinamento della Sezione Nicola Madaro. Nel numero scorso abbiamo avuto modo di dare la notizia e di riferire la dichiarazione rilasciata dal neo eletto. Intanto una domanda: esiste nello statuto del PD questa carica? Si, per il livello Nazionale e Regionale: Presidente dell’Assemblea Nazionale è Rosi Bindi, Presidente dell’Assemblea pugliese è Michele Emiliano. Non ci risulta che la stessa carica sia prevista ad altri livelli. Che significato ha allora quella nomina? Nel partito, tutti gli iscritti hanno il dovere di partecipare alla vita del partito e concorrere alle sue scelte politiche. La scelta di avere un presidente è solo una scelta… estetica. Ma non escludiamo che la stessa abbia, o possa avere, una diretta incidenza sul sindaco e sulla vita amministrativa. Quella nomina, e le modalità con cui si stà sviluppando, danno l’idea che Natale Tateo è come se sia stato messo “sotto tutela”. Il Sindaco Tateo stesso, nel comizio, ha riferito che i rapporti con i partiti, nell’ultimo periodo, non sono stati un granchè. La nomina comunque, è un elemento di

to, ma assistiamo anche in questi giorni, a misere vicende in cui l’arroganza del potere relegava e relega molti a “reggere il sacco”. Complici. Non hanno scampo!

chiarezza. Il partito si riprende il suo ruolo e la sua libertà di iniziativa. Certamente è la risposta alla dichiarazione di impotenza che l’Amministrazione comunale esprime. Qualcuno ha parlato di soccorso da “protezione civile”, cioè con poteri straordinari. Il Bertolaso del Governo. Quella carica, con la minaccia di essere esercitata per “dare fastidio”, certamente fa razzia di prerogative, ruoli e competenze. Dà più l’idea di un commissariamento. Ma, tecnicamente, per un legale che ben conosce l’istituto, ha il sentore di essere quello di “Amministratore di Sostegno”. Non abbiamo altro da attenderci, se non i risultati amministrativi che un’intera Comunità cerca da un anno. Dall’Art.1 c.8 dello STATUTO del Pd [Il Partito Democratico promuove la trasparenza e il ricambio nelle cariche politiche e istituzionali. Le candidature e gli incarichi sono regolate dal Codice etico del partito e dalle norme statutarie che, ad ogni livello organizzativo e per ogni ambito istituzionale, rendono gli incarichi contendibili, oltre a fissare un limite al cumulo e al rinnovo dei mandati. Devono attenersi al medesimo Codice etico gli eletti nelle istituzioni iscritti al Partito Democratico in occasione delle nomine o proposte di designazione che ad essi competono, ispirandosi ai criteri del merito e della competenza, rigorosamente accertati].


politica - Sammichele di Bari

Le parole che non ti ho detto! A un anno di attività amministrativa il primo cittadino di Sammichele di Bari fa e presenta il suo bilancio di FRANCO DERAMO

O

gni cambio di Amministrazione ha bisogno di un periodo di assestamento, non fosse altro perché i nuovi amministratori hanno bisogno di “capire” dove sono andati a finire, qual è la situazione economica, finanziaria, gestionale che sono stati chiamati ad amministrare. Comprensibili i ritardi dei primi due o tre mesi. Difficile, invece, da capire o da accettare perché, a distanza di un anno dall’avvio dell’Amministrazione Tateo, il Sindaco ci parla di una situazione ancora tutta in alto mare. Per capire quelle quattro cifre del nostro misero bilancio comunale ci ha impiegato un anno. Forse qualcuno doveva spiegare a Tateo & C. che la macchina amministrativa non si può fermare, che il paese va amministrato, che ai cittadini bisogna offrire e garantire la continuità dei servizi e la qualità della vivibilità del territorio. Niente di tutto questo: solo la paralisi. Non ci ripeteremo. L’analisi l’abbiamo fatta nei numeri precedenti. Accade così a chi in “tutt’altre faccende affaccendato” viene “chiamato” a svolgere un nuovo compito per l’attuazione del quale, forse, non ha, o dimostra di non avere né attitudine, né dedizione, né disponibilità. Il comizio tenuto ad un anno dall’insediamento è stato illuminante. Il sindaco si è perso dietro delibere e fatture, bollette, spese legali e debiti fuori bilancio, pedantemente elencati, quasi a voler giustificare l’uso fatto del suo tempo. Problemi enfatizzati, considerati paralizzanti, utili solo ad autoassolversi, nel tentativo di scaricare responsabilità sui precedenti amministratori. E’ noto che questo atteggiamento può reggere due tre mesi, non un anno. Ma è altresì noto che in politica non sempre si vince perché si è bravi. Certamente Tateo sapeva, o gli avrebbero dovuto dire, o

si sarebbe dovuto far spiegare dove andava a mettere le mani e quindi, valutare e decidere se accettare o meno. Avendo deciso di accettare non può ora andare alla ricerca di alibi. E’ solo questione di capacità. Di alcune cose, poi, il palazzo di Via G. Pastore, per esempio, egli è il difensore legale di una delle parti in causa. Sapeva bene tutto. Conosce nel merito perfettamente ogni risvolto della vicenda. In piazza, qualche sera fa, con faccia buonista e aria quasi sofferente, ha dato l’idea di uno che, come vivendo in un altro pianeta, pur dicendo di sapere che la situazione era difficile e complessa, ha definito la nostra Comunità con fare offensivo “terreno arido, impervio, povero, dilavato dalla presunzione, dall’arroganza, dalla saccenza di chi mi aveva preceduto”. Giudizio secco e sprezzante nel quale, con tanti altri cittadini, ci rifiutiamo di sentirci identificati. Siamo in tanti che non si fanno né lavare, né dilavare dall’amministratore di turno. E’ qui la vera chiave di lettura di tutto quello che poi ha cercato di spiegare, a nostro modesto avviso, senza riuscirci. Il suo dire, sostenuto da un pallottoliere fatto a slides, era ormai minato dal giudizio secco e perentorio dato sull’Amministrazione Boscia, mai nominata per nome. Giudizio moraleggiante, che non ha nulla di politico. Misero tentativo di scaricare su altri le proprie incapacità. Amministrazione Boscia, comunque, con l’operato della quale egli, Tateo, sapeva di doversi confrontare, come deve confrontarsi con l’operato di tutte le Amministrazioni che nel tempo lo hanno preceduto. Si sbaglia di grosso se Tateo dovesse credere che tutti i problemi della “situazione difficilissima ereditata” sono figli solo degli ultimi cinque anni: sono il risultato della nostra storia, delle logiche e delle scelte fatte nel tempo da tutte le Amministrazioni. Si è lamentato dicendo di aver “ereditato una situazione difficilissima”: è bastato un anno

di amministrazione Tateo per mandare il nostro piccolo paese gambe all’aria. Ma di questo

abbiamo già scritto: il paziente è in sala di rianimazione. Non si registrano miglioramenti.

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politica - Sammichele di Bari

Gli “omissis” del sindaco Tateo Nel comizio, nascosto il fatto che l’Amministrazione comunale è senza maggioranza

di FRANCO DERAMO

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el comizio recentemente tenuto dal sindaco Tateo, ciò che più di tutto colpisce, dopo aver ascoltato attoniti che l’Amministrazione Comunale, nello scarno elenco di cose fatte (sic!), ha dato - udite! udite! - il patrocinio gratuito ad un evento, sono le cose non dette. Un comizio pieno di “omissis”, un comizio autocensurato, forse suggerito, un comizio che non ha avuto alcuna voglia di dire esattamente come stanno i fatti, quelli veri, quelli che segnano la trasparenza, la verità, la capacità amministrativa e gestionale, la vita della nostra Comunità. E gli “omissis” sono sia politici, sia amministrativi. Il primo in assoluto: Sindaco Tateo, lei perde dalla maggioranza il consigliere Vito Leonardo Spinelli e non dice una parola. Lei perde dalla sua Giunta l’Assessore con le deleghe strategiche più rilevanti (Bilancio, Tributi, Lavori Pubblici, ecc.) e non dice una parola. Era la

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persona alla quale di fatto si era “affidato”. Ora, può farne a meno senza colpo ferire? Ma che pensa che, tacendo, noi dimentichiamo l’esistenza dei veri problemi e di quanto la sovrastano? Niente affatto, anzi. Più lei li nasconde, più di essi tace, più i problemi veri si ingigantiscono.

Vito Leonardo Spinelli si è dimesso da assessore ed è passato all’opposizione accusandola di amministrare con i “papielli” che altrove vengono preparati e somministrati in Giunta. Cos’è questa, l’Amministrazione dei precotti? Un suo assessore-grande elettore non ha voluto adeguarsi a questo scellerato metodo con il quale lei amministra: non possiamo che prenderne atto. Ma lei tace! Ha avocato a sé le deleghe date a V.L. Spinelli. Nulla dice della corte spietata e delle pressioni asfis-

Il Vocabolario Omissis (da Wikipedia, l’enciclopedia libera) Il termine latino Omissis, tradotto letteralmente, significa tralasciate. Questo termine è frequentemente usato negli atti notarili quando alcune informazioni non sono fornite perché non indispensabili per chi legge o

sianti che le sta facendo Lello Laera per ottenerne una e di come abbia coinvolto in ciò il PD. E’ l’omissis politicamente più scorretto posto in essere. Atto grave. Sa bene che se dovesse affrontarlo, deve prendere atto che lei è senza maggioranza. E chi è senza maggioranza non può amministrare, deve ritornare dai cittadini. I 18 voti di differenza che la legittimano tecnicamente ad amministrare hanno travolto la sua Amministrazione. Il suo silenzio è la certificazione

nel rispetto della privacy, ma la cui omissione comunque nulla toglie alla completezza e alla comprensibilità dell’informazione. Un altro utilizzo comune del termine è nelle citazioni di testi normativi in cui non vengono citati interi articoli, o parti di essi, per ragioni di brevità e per evidenziare più rapidamente la norma di cui si tratta. Il termine inoltre è utilizzato per indicare anche un artificio retorico frequente non solo in prosa, ma anche in poesia. Tale artificio è comunemente chiamato “puntini di sospensione”; esso solitamente vuole indicare attesa per qualcosa di ignoto.


politica - Sammichele di Bari della sua inesistenza. Secondo omissis. La sua compagine elettorale si chiamava “Sammichele con Tateo Sindaco”. Appunto, si chiamava. Ora non c’è più. Sopravvive con pochi resti. I consiglieri comunali del PD hanno voluto e costituito il loro Gruppo consiliare. Trattasi di scelta politica, a mio avviso, chiara ed opportuna. Il PD ha voluto darsi una sua ben definita e ben delimitata identità e visibilità. E’ un fatto politico con il quale lei, sindaco Tateo, deve fare i conti. Invece? Silenzio. Come se non fosse successo niente. Pensavo che la testa sotto la sabbia la mettessero solo gli struzzi. Terzo omissis. Il suo Capo Gruppo, Lello Laera, si è dimesso dall’incarico con motivazioni politiche a dir poco allucinanti: “incompatibilità ambientale”. Silenzio. Il problema lo risolve il congresso del PD, non lei. Laera rimane Capo gruppo, ma del neo costituito Gruppo consiliare del PD. Quarto omissis. Lei, sindaco Tateo, è costretto a costituire un suo gruppo consiliare con il resto dei consiglieri. Ne affida la funzione di capo gruppo alla consigliera

Maria Spinelli. Ma di questo, silenzio assoluto. Capita che a volte si tace di cose di cui ci si pente o di cui ci si vergogna, ma che è indispensabile dire. Quinto omissis. Lo diciamo con due parole: Diagnosi energetiche. Un bando fasullo. Il “pizzino” del suo assessore alla Cultura e all’Ambiente Alessandra Morgese. Niente da dire? L’inganno smascherato e condannato dagli Ordini degli Architetti, degli Ingegneri e, modestamente anche da “il Territorio”. Se tace per la vergogna deve dirlo. Soprattutto deve essere consequenziale: non si amministra per fare “contento” qualcuno e “gabbata” l’intera Comunità. Ma, la verità è un atto rivoluzionario. Sono davvero pochi gli arruolati: lei, Sindaco Tateo, pur invocandola (la verità e la trasparenza), non è in elenco. Le ricordiamo che ha solo tre cose ancora da fare: ritirare il bando, ritirare la delega all’Assessore “infedele” o decidere della sua. Se viene in piazza a dirlo, anche senza slides, l’apprezzeremo in tanti. Si faccia coraggio. Sesto omissis. Il palazzo di via G. Pastore. Sindaco, può es-

sere stato indotto in errore il TAR ad emettere una sentenza. C’è il Consiglio comunale in carica che ha bocciato quanto deliberato dal Consiglio comunale precedente: la transazione ormai famosa. Cioè il voler restituire ai colpevoli di abusivismo edilizio il corpo del reato, accontentandosi di un “affare”, come incomprensibilmente si ostina ad affermare la ex maggioranza, attuale minoranza e come finge di non volere l’attuale maggioranza. Può mai essere un affare scambiare un terreno in periferia, vicino alla lama, con un palazzo costruito in palese ed accertata violazione di leggi urbanistiche nel centro storico? Follia. Sindaco, lei ha il dovere di aggiornare il TAR della volontà espressa dal suo Consiglio Comunale. Nel contempo, crediamo che della storia, ormai, non si possa non informare la Procura della Repubblica, visti anche gli sviluppi dell’assetto territoriale che il neo costituito “Borgo San Domenico” prefigura. Intanto, il Sindaco continua a proclamare formale incompatibilità, salvo, ovviamente essere “costretto” a gestire, informalmente o per il tramite di altri, tutta la vicenda. Questo modo di fare potremmo considerarlo lo scandalo dell’omissis nell’omissis.

Sindaco, i problemi più lei li nasconde, più di essi tace, più si ingigantiscono Ultimo omissis. E’ solo l’ultimo di quello che scriviamo noi oggi. Ma il non detto è sotto gli occhi di tutti. Sindaco Tateo, il gruppo consiliare del PD ha approvato il bilancio di previsione 2010 dichiarando esplicitamente tramite il suo neocapo gruppo Lello Laera, che lo faceva “turandosi il naso”. Sindaco, anche il suo bilancio è formalmente approvato. Il suo bilancio, però, è politicamente bocciato. Come devono dirglielo? Lei è accerchiato, sfiduciato, tollerato, mantenuto con protesi. I partiti l’hanno abbandonata. Sindaco, lei è senza maggioranza. Abbandonato dai civici, mal tollerato dai partiti. La domanda nasce spontanea: quali prezzi ha da pagare? A chi? Per fare cosa?

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Sammichele di Bari

La Pro Loco promuove l’arte U Giunta alla sua terza edizione la rassegna “Incontro d’arte”

na rassegna di pittori e scultori provenienti dalla provincia di Bari. Una quarantina di cultori dell’arte che hanno ricevuto un riconoscimento nell’auditorum della Biblioteca comunale. Una sala stracolma di pubblico per la terza edizione de “Incontro d’arte 2010”. Un incontro organizzato dalla Pro Loco di Sammichele di Bari. L’idea è nata da un’invenzione di Lorenzo Moschetti e Vito Lorenzo Palmieri, due dirigenti di un’associazione che, con il sacrificio personale e l’impegno dei propri iscritti, tiene desta l’attenzione su tutto ciò che è cultura locale, tradizioni, ma anche valorizzazione di talenti, modi di esprimersi e linguaggi che altrimenti resterebbero nascosti. Per questa terza edizione, si è aggiunta anche una rassegna di

poesie. Tutti i partecipanti hanno ottenuto un attestato. Presentatore della serata è stato Nicola Viniero, secondo cui le opere presentate sono “una porta aperta verso passato, presente e futuro, ma anche verso riflessioni intimistiche”. Viniero ha ricordato che “di arte non si vive, ma si vive con l’arte”. Il riferimento era rivolto in prima persona alla madrina della serata, Valeria Nardulli, critico d’arte e consulente presso la Pinacoteca provinciale di Bari. L’ospite ha ricordato i momenti salienti della sua attività di docente presso le scuole medie superiori, con un lavoro di ricerca svolto anche presso la Soprintendenza per I beni ambientali, architettonici, artistici e storici della Puglia. “Con i ragazzi si stabilisce non solo un rapporto professionale tra inseg-

nante ed alunno, ma anche un rapporto umano”. Il sindaco, Natale Tateo, ha reso gli onori di casa ai numerosi presenti, dichiarandosi “orgoglioso per il fatto che la Pro Loco di Sammichele organizza questi eventi”. Il Sindaco è stato colpito dai versi di una delle poesie presentate in rassegna: “Siamo in viaggio”. In questi versi ognuno di noi può riconoscersi: “la vita non è altro che un viaggio, in cui non sappiamo le sorprese del domani, dell’attimo successivo. Non sappiamo cosa ci aspetta dietro l’angolo, ma qualunque cosa è una sorpresa”. Stefano Mallardi, scrittore locale, ha declamato una sua poesia, “Mio padre”. Quindi, il presidente della Pro Loco, Carlo Tritto, ha tracciato un bilancio dell’iniziativa, ricordando che “la manifestazione funziona”.

Un momento della rassegna

Carlo Tritto, Presidente della Pro Loco

Adesso, si pensa ad un salto di qualità, visto che “questi quadri, così belli, è un peccato vederli solo a Sammichele. Manderemo in giro i nostri cataloghi”. Per il 2011, la Pro Loco pensa già ad una rassegna itinerante, coinvolgendo altri Comuni. Le opere presentate sono frutto di ingegno e dedizione. Si resta colpiti dalla realizzazione di locomotive o navi ottenute assemblando oggetti della vita quotidiana. Dalle spille da balia a minuscoli oggetti d’uso comune. Come non ricordare le opere di Giuseppe Vittore, scultore del legno, che riesce a far parlare la materia, portando alla luce dell’evidenza i nascondimenti del proprio stato d’animo profondo? Era la terza edizione. Se è vero che non c’è due senza tre, ora si tratta solo di proseguire nel cammino tracciato. V.S.

A tavola da Candido

La pépéronate

Lavate i paparule, spaccatele in do a vvise luégne, levate i pedecine, la semènde e tagghiatele a strisce peccionne. Mettite sobb’o fuéche la frezzole che l’uègghië, l’uagghië, la cepodda feddesciate e fascite sfrisce dolge dolge. Menate i paparule, arrezzelate, lassate pegghià amore e menatenge i pemmedore, u sale, u basileche, u zucchere, i chiappere, i ialì, u diavelicchië e chendenuate a ccosce sémbe dolge dolge pe qquase n’ore.

La peperonata Lavate i peperoni, divideteli in due per lungo, togliete i peduncoli e i semi e tagliateli a quadrati abbastanza grossi. Prendete una padella con abbondante olio e fate rosolare due spicchi d’aglio e una cipolla affettata. Aggiungete

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i peperoni, coprite e fate cuocere per mezz’ora. Togliete il coperchio e condite con sale, pomodori a pezzi, prezzemolo o basilico, zucchero, capperi, olive nere, peperoncino e fate continuare a cuocere finchè i peperoni saranno ben cotti.

Ingredienti 500g di peperoni gialli, rossi e verdi 2 cucchiai di olio 1 spicchio di aglio 1 grossa cipolla 25g di capperi 50g di olive nere 1 cucchiaino di zucchero una punta di peperontino sale e basilico

Candido Daresta - La Checina Noste Vito Radio Editore (anno 2000-pagg. 84-85)


Sammichele di Bari

Agricoltura, il nuovo dalla scienza Tradizionale giornata di frutticoltura presso i vivai Giannoccaro di VALENTINO SGARAMELLA

Un momento del convegno

U

na tira l’altra. Come ciliegie. Come frutta. Come le idee. La tradizionale “Giornata di frutticoltura e mostra pomologica”, che l’azienda “vivai Giannoccaro” organizza ogni anno in tarda primavera, anche per il 2010 ha riservato non pochi spunti. E non poteva essere altrimenti, visti i relatori presenti, gli esperti ed operatori del settore presenti in una sala gremita da centinaia di invitati. Carlo Fideghelli, del Centro di ricerca per la frutticoltura di Roma, ha esposto tutte le principali metodiche innovative che, nell’arco di un trentennio, hanno consentito all’agricoltura di dotarsi di nuove varianti nella coltivazione. Questo ha una duplice valenza, quella di adattare le nostre produzioni alle esigenze di un mercato globale nel quale è diventato essenziale conquistare nicchie per vincere la concorrenza di Paesi come l’Egitto o la Turchia. E, quindi, ecco nuove specie ottenute dall’incrocio tra albicocca e prugna rossa, tra albicocca, prugna e pesca. O la ciliegia priva di peduncolo. O metodi innovativi nella coltivazione del pesco, con un ampliamento della data di maturazione, da metà aprile sino a novembre. Non solo. Bisogna anche dare vita a varietà in grado di difendersi da sole rispetto a certi “afidi”, parassiti che aggrediscono la pianta, la pungono inoculando il virus. Essi si mostrano resistenti a qualunque tipo di trattamento. Tra le patologie definite più dannose, per Antonio Guario, dell’Osservatorio per le malattie delle piante della regione Puglia, c’è la cosiddetta “sharka”, legata ad un virus che attacca il fogliame e frutto. Un vero flagello. “Si sta lavorando moltissimo per creare resistenze su albicocco, pesco, susino”. La patologia si manifesta con la butteratura esterna e le macchie circolari sul nocciolo. Il problema è che già alla comparsa dei fiori, la preoccupazione è maggiore, “è inutile portare avanti la coltura, spendere inutilmente soldi in quanto il prodotto non può essere commercializzato; non è possibile che vi sia gente che dice che con

quella data sostanza si uccide il virus, non fatevi prendere in giro”. La verità è che, accertata la presenza del virus, l’unico mezzo è la eradicazione della coltura. Stefano Lugli, del Dipartimento di colture arboree dell’Università di Bologna, ha illustrato le nuove varietà di portinnesti, ossia la parte inferiore della pianta, il suo apparato radicale che, però conferisce le sue principali ca-

ratteristiche. “Noi, al Nord, utilizziamo portinnesti con vigoria inferiore a quella utilizzata al Sud”. In certe condizioni, specie per la ciliegia, l’eccessivo vigore può essere un limite, su cui si deve intervenire, per curare. “Il polline si deposita sul pistillo. Deve germinare, raggiungere la cellula uovo e fecondare il fiore. Se il polline, la parte maschile, ha una germinabi-

lità del 30-40%, rispetto ad una media dell’80% del ciliegio, dobbiamo intervenire”. Quindi, inserire un aiuto, un impollinatore. Ma di esempi, ce ne sono diversi. Ormai, anche in agricoltura non si procede con approssimazione. Scienza e tecnologie all’avanguardia sono l’unico sistema per competere su mercati senza regole.

Il vivaio? Solo fatica e lavoro

E’

lui, il “patron” della manifestazione. Pietro Giannoccaro, titolare dell’omonima azienda vivaistica di questa cittadina. Una delle tre, a dire il vero. Non solo “zampina”, infatti. Sammichele ha, nel corso degli anni, imparato a fare economia dall’agricoltura, in qualche maniera. Siamo lontanissimi dall’industria agroalimentare ma tutto ciò che produce beni e ricchezza deriva, come indotto, dall’agricoltura, in prevalenza.

Vivaio è sinonimo anche di piante da frutto, non solo di piante ornamentali. Lo abbiamo avvicinato, al termine del convegno, per comprendere, almeno in superficie, quel che c’è dietro un’affermata impresa come questa. Un uomo di poche parole, Giannoccaro. Ma dietro quel silenzio e quegli occhi scuri, si intravede la fatica del marinaio che tiene il timone in mare aperto. Quanta fatica e quante ore di lavoro al giorno ci sono dietro un vivaio?

Il pubblico durante il convegno ai Vivai Giannoccaro

Quante ore al giorno? Non lo so più nemmeno io. Ne facciamo tante. Anche venti ore al giorno. Dipende dai periodi, dai momenti. L’unica verità è che non esiste mai un solo momento libero. Questa azienda è in piedi dai tempi di mio padre. La nostra fortuna è che questa azienda è in grado di andare avanti perchè siamo in tanti e questo consente a qualcuno di prendersi una pausa. Ma è, comunque, impossibile. Lei pensi che, fino a venti anni fa circa, avevo la possibilità di godermi un paio di settimane di vacanze al mare. Oggi, il mare lo vedo con il binocolo. Ovviamente, dipende da ognuno di noi. Se vuoi che le cose vadano come a regola d’arte deve essere così, altrimenti... Quanti dipendenti ha, la sua azienda? Dipende dal periodo. Non c’è un numero fisso di dipendenti. Tenga conto che qui ci sono diverse imprese della nostra famiglia. Le aziende “Giannoccaro” sono sei, ormai. V.S. N° 6 - LUGLIO 2010

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Sammichele di Bari

Pavimentazione rifatta, ma ogni tombino è trasformato in fosso

Asfalto recente, pietrisco nuovissimo ed abbondante

La goccia scava la roccia. Ogni pioggia scava il solco

La strada cede creando larghe buche

E’ necessario un centimetro per accorgersi che l’asfalto è solo una pellicola?

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La programmazione che non c’è. Acquedotto e fogna, ed ogni tanto si torna a spaccare. Non fa niente se capita di dover riaprire una strada appena rifatta...


Sammichele di Bari

La manutenzione che non c’è Ogni pioggia crea nuove buche L’asfalto cede facilmente, le crepe si allargano pericolosamente. Dobbiamo aspettare il peggio? di ROBERTO MASTRANGELO

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periamo di ripeterci. Nello scorso numero abbiamo denunciato con un servizio fotografico le brutture che era impossibile non notare nel Castello di Sammichele. Abbiamo ottenuto qualcosa. Non sappiamo se perchè bisognava allestire uno spettacolo teatrale, per le fotografie da noi pubblicate, o semplicemente perchè “faceva davvero

troppo schifo”, ma il Castello è stato almeno superficialmente ripulito. Riproviamoci. Sono anni, ormai, che alla prima pioggia assistiamo sistematicamente alla disgregazione dell’asfalto delle nostre strade. Sotto i nostri pneumatici, sotto le nostre scarpe. Sembra di camminare su un arenile ricoperto da un sottile strato di bitume. Buche, voragini, pietrisco per la strada, marciapiedi sconnessi sono spettacoli che ormai quotidianamente si imbattono con i nostri sensi. E andiamo avanti con le pezze ed i rattoppi. Soldi per una ristrutturazione non ce ne sono. Non si può pretendere di dover rifare le strade ad ogni acquazzone. Ormai le pioggie che subiamo sono tropicali e senza mezze misure e non siamo preparati per questo. Sono tante le risposte che ci hanno dato. Ma ci convinvono poco. Possibile che nelle ristrettezze di un contratto non è mai possibile fare un buon lavoro? Possibile che non si riesce a programmare un intervento coerente tra le varie aziende? Sembra ridicolo. Ma quando il Comune ripristina una strada, non passano che poche settimane che bisogna spaccare di nuovo per un allaccio del gas, o per

Attrezzi, vecchi e nuovi non fa differenza. Tutti abbandonati

un guasto alla fogna. Concertazione e programmazione... queste sconosciute. Una conferenza di servizi fra i gestori della luce, del gas, della telefonia, della fogna, è mai possibile? Ma quello che più ci lascia perplessi è la qualità dei lavori effettuati. Le strade più deboli e soggette a questi “incidenti” sono proprio quelle ripristinate più di recente. L’asfalto cede, le crepe si formano alla prima acqua, il pietrisco affiora. O si gioca al risparmio, o si lavora

alla “carlona” (tanto non è una cosa mia), oppure è sempre e solo sfortuna? Per sperare di avere strade decenti cosa dobbiamo fare? Ci sono controlli sui lavori stradali? Chi deve sorvegliare fa bene il suo lavoro? I tecnici come giustificano tutto questo? Non vogliamo fare i menagramo, ma prima o poi qualcuno potrebbe farsi davvero male. Cosa si aspetta ad intervenire?

Crepe artistiche con vista-lago, in mostra per le strade di Sammichele di Bari

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Sammichele di Bari

Tra destra e sinistra io che c’entro? Nasce la Compagnia di teatro stabile sotto le insegne della Pro Loco

di VALENTINO SGARAMELLA

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on è stato facile. “Ho impiegato 4 mesi per scrivere la trama della commedia; abbiamo cominciato le prove da gennaio”. Silvio Tateo, dietro

le quinte, pochi minuti prima del debutto a Sammichele della neonata “Compagnia di teatro stabile”, nasconde l’emozione sotto una calma apparente. “Tra destra e sinistra, io che c’entro?” è il titolo della comme-

Le liriche di Gustavo

dia che ha rappresentato nell’atrio del castello Caracciolo. E’ l’adrenalina di sempre, ma sa che stavolta la fatica è doppia. Autore e attore protagonista. Ma dietro un uomo c’è sempre una donna, Marilena Spina, altro elemento del duo “Cabaresiamo”. E questa volta, Tateo ha incontrato un gruppo davvero all’altezza. Nasce la Compagnia stabile di teatro, sotto l’egida della Pro Loco. Carlo Tritto, Presidente dell’ente di promozione turistica: “Silvio Tateo è un nostro iscritto; manifestazioni come la Corrida, la Movida, saranno organizzate dalla Pro Loco e lui sarà il nostro Direttore artistico”. La commedia narra di un anziano vedovo, tanto ricco quanto avaro. La particolarità è che tutto si svolge negli anni ‘60, in un’Italia in cui la politica aveva un peso notevole. L’anziano protagonista è un

militante di fede comunista, con tanto di ritratto di Lenin in bella mostra. Ma ha due figli: il maschio (Delio Spinelli) è di fede fascista. Poi c’è una figlia da maritare, (Angela Spinelli), che si è invaghita di un cameriere della casa (Giovanni Tateo), appartenente ad una famiglia di provata fede democristiana. Nascono contrasti alla Peppone e don Camillo. Ed altrettanti equivoci. I giovani tentano di sfuggire alla occhiuta sorveglianza di un padre brontolone attento più alla dote che ai reali sentimenti. La fidanzata del figlio (Annalisa Cupertino) entra in famiglia per presentarsi ufficialmente, non sapendo che l’anziano crede di avere a che fare con una potenziale seconda moglie. Di qui, una serie di equivoci esilaranti. Qualche parola vorremmo spendere per Fabio Colonna, il maggiordomo della casa e Carmela Massaro, cameriera. La loro interpretazione strappa applausi a scena aperta, insieme a quella di tutti gli altri. In realtà, l’attore, per paradosso, entra nella parte quando indossa i panni di un altro, rimanendo sé stesso. Con Silvio Tateo, esprimono, a nostro avviso, una autentica vocazione alla battuta. Si replica il 26 agosto.

facciamo gli auguri a ...

Echi Mondiali

* Nazionale – Mal d’Africa * Fuga spagnola – ritirata olandese * Olanda sconfitta: AIA! * Lippi scrittore: La mia Africa

Lippi Lippi Lippi: Uffà! Lippi Lippi Lippi: Uffà! Lippi Lippi Lippi: Uffà! Uffà! Uffà! * Terapia per l’Italia: una cura di calcio * Le nozze di Cassano Antonio in rete * Cassano si sposa: 701! * Federazione malata: diAbete Politica * Fini non Invest * Vendola rema, D’Alema trema * Rocco Palese: James Bond 2003 * Un augurio per la Lega:

che raggiunga le altre 20.000 * C.S.M.: un ritiro Mancino * Non bastavano i Verdi: adesso anche i Verdini * Berlusconi sui carboni ardenti col Monte di Pietà sono quattro Economia * FIAT e Sindacati: guai in serbo * AD della FIAT: Marpionne Mafia a Milano O mia bella Madunnina che te brillet di luntan e la mafia siculina che ti domine Milan. Sutt a tè la malavita se stà mai coi mani in man. E se dit che lontan a Napoli se mer, qui se mer anche a Milan Gustavo Delgado

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Nicola Vittore e Dominga Deramo si sono sposati nella Chiesa di S. Maria del Carmine a Sammichele, festeggiati da parenti e amici al “San Tommaso” Sala Ricevimenti di Polignano a Mare.


sport - Sammichele di Bari

L’Asd Sammichele vuole essere protagonista in C

di LEONARDO NETTI

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i preannuncia un’estate calda quella dell’Asd Sammichele, locale società di calcio a 5; anche se sembra ormai tramontata la possibilità di un ripescaggio nella serie B nazionale (a quanto pare per problemi legati ad una fideiussione bancaria), la dirigenza è al lavoro per allestire una squadra che possa ben figurare nel campionato di serie C1 per raggiungere sul campo la promozione nella categoria nazionale, solo assaporata nella stagione appena conclusa. La società dunque sta facendo le cose in grande: il presidente Domenico Spinelli, peraltro, in tempi non sospetti, aveva pro-

messo ai tifosi un campionato da protagonisti, a prescindere dalla categoria, per continuare a inseguire il sogno di portare il nome di Sammichele nel mondo del calcio a 5 che conta. Quanto ai movimenti di mercato, si attendono nei prossimi giorni grosse novità. Intanto, dovrebbe essere annunciato a breve il nome del nuovo allenatore che sostituirà Angelo Mastrocesare, il tecnico sammichelino passato alla Erredi Virtus Monopoli (serie B), formazione nella quale approderà anche Angelo Satalino, il laterale che ben si era disimpegnato con la casacca biancoceleste. Nell’attesa di nuovi acquisti continuano incessanti le tratta-

G.S. Atletico ripescato, sarà ancora in serie C

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l G.S. Atletico non finisce mai di stupire: quando, ormai, sembrava definitiva la decisione di ripartire dalla serie D, all’indomani della retrocessione maturata nella scorsa stagione, ecco arrivare la notizia del ripescaggio in serie C, che vedrà i biancocelesti, salvo ulteriori colpi di scena, nuovamente ai nastri di partenza per il terzo anno consecutivo. Attualmente, la società è, dunque, al lavoro per allestire una formazione che possa ben figurare nella massima categoria regionale. Nessuna notizia ufficiale per il momento, soprattutto sul fronte dei nuovi arrivi. Tuttavia, sta di fatto che la dirigenza ha chiesto la dispo-

tive per confermare le pedine migliori della scorsa stagione. Sembrano ormai imminenti le firme di Sandro D’Aprile, Mariano Mastellone, Gigi Iurino e soprattutto del brasiliano Victor De Freitas Favalli, vero e proprio valore aggiunto della formazione sammichelina, corteggiato anche da squadre di categoria superiore. Non si escludono colpi a sorpresa, in un calciomercato che vede anche altre società molto attive; Futsal Taranto e Aiace Conversano, ad esempio, stanno allestendo un roster di livello con lo specifico intento di vincere il campionato. Il Sammichele, a quanto pare, non vuole stare a guardare.

na dopo lo sfortunato epilogo della passata stagione agonistica. Novità anche per il settore giovanile, che tante soddisfazioni ha regalato nella stagione appena conclusa. Confermata la partecipazionibilità a sposare i progetti societa- ne ai campionati di categoria. Con ri sia ai reduci dello scorso sfortu- i sammichelini per la prima volta nato campionato sia ai “veterani” detentori di un titolo giovanile nel che hanno trionfato in II divisione. campionato di Under 12, sarà increIn molti hanno risposto in maniera mentata tutta l’attività a partire dal positiva, offrendo la propria dispo- minivolley. Non si esclude, infine, nibilità in maniera incondizionata, la possibilità di unire le forze con dimostrando, dunque, grande at- qualche società limitrofa per partetaccamento alla maglia e ai colori cipare al campionato under 18. societari. L’interesse per il settore giovanile, Per quanto riguarda la guida peraltro, è confermato dall’organiztecnica della prima squadra, il so- zazione presso il nuovo palazzetdalizio del presidente Gerardo to dello sport della fase finale dei Spinelli non ha ancora sciolto le campionati europei under 18, una ultime riserve: di certo l’allenatore kermesse che vedrà giocare presso dei biancocelesti non sarà più An- il locale impianto sportivo, tra 14 e tonello Galatola, il tecnico di Gioia il 18 settembre, le migliori realtà di del Colle al timone nelle ultime due tutto il continente. stagioni che ha lasciato la panchiL.N.

Sporting, si chiude

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rutte notizie per tutti gli appassionati di calcio: con un comunicato apparso nelle locali attività commerciali, la dirigenza dello Sporting Club Sammichele ha annunciato il proprio disimpegno per la prossima stagione sportiva. Una decisione sicuramente sofferta e altrettanto ponderata quella presa dal presidente Nicola Maggipinto e da tutto il direttivo, che arriva al termine di una stagione esaltante, con la squadra maggiore impegnata nel campionato di I categoria che, partita con l’obiettivo della salvezza, ha sfiorato una storica promozione, sfumata solo in semifinale dei playoff. È bene precisare che la società, prima di gettare la spugna, ha, comunque, onorato tutti gli impegni e le doglianze di tipo economico relative al campionato appena concluso, dimostrando ancora una volta quella serietà che l’ha contraddistinta negli ultimi anni. Annunciando il proprio disimpegno, inoltre, i dirigenti hanno rivolto un accorato appello a tutti gli imprenditori locali e della zona per rilevare le quote societarie e per salvare il calcio sammichelino, anche se, attualmente, non sembrano ravvisarsi gli spiragli per recuperare questa situazione. Un vero peccato, dunque, dato che, da quando il compianto e storico presidente Stefano Colapietro aveva rilanciato questo sport, si erano riaccesi gli entusiasmi dei tifosi, che la società non ha mancato di ringraziare, insieme a tutti i partner commerciali e agli sponsor, per il contributo e la passione dimostrati nel corso degli anni. La crisi che attanaglia, dunque, tutto il mondo sportivo, soprattutto quello dilettantistico, ha colpito anche il “giocattolo” Sporting Club; la speranza ora è che qualcuno possa, prima che sia troppo tardi, prendere in mano le redini della società e continuare a regalare a tutti gli appassionati altre domeniche di sport e divertimento.. L.N.

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Sammichele di Bari

Presentata ufficialmente la Amo Puglia di Sammichele L’assistenza domiciliare per i malati oncologici allo stadio terminale è asoslutamente gratuita

di ANTONETTA CIMMARRUSTI

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mopuglia”, ovvero, amo quelli che soffrono, amo e dono assistenza sanitaria oncologica domiciliare e residenziale. Ma A.M.O. letteralmente significa Associazione Malati Oncologici. Si, in Puglia si sono costituiti in associazione. Una O.N.L.U.S. convenzionata con la ASL di Puglia, sostituisce ed integra quell’amico che fino a ieri, dal primo di gennaio di quest’anno, un po’ per tutti, era ANT. Relatori alla presentazione della neo costituita associazione il prof. Giovanni Rossani, Presidente macroarea Amopuglia di Monopoli, la dott. Agata Divella Presidente regionale Amopuglia, il dott. Antonio Conversano responsabile U.O.C.P. Monopoli ASL Bari, il dott. Attilio Guarini, Primario divisione Ematologica Mater Dei Bari, il dott. Domenico Lagravinese, Direttore Dipartimento di Prevenzione ASL Bari, Dott. Giammarco Surico, Consigliere regionale, Membro Commissione Sanità. Ha coordinato l’incontro il Presidente della sezione Amopuglia di Sammichele, Daniela de Bellis Pastore Bovio. Sono quasi 12.000 i malati gravi di tumore presenti nella nostra regione che necessitano ogni giorno di cure e sostegno. Questa la realtà con cui bisogna fare i conti. L’Amopuglia nasce per alleviare il dolore delle perso-

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ne ammalate, sostenere ed aiutare i parenti in questa fase particolare della vita dei loro congiunti. Stretta la collaborazione con le istituzioni per il superamento della piaga presente nella Sanità regionale: le liste d’attesa. L’ associazione è fatta da volontari, è apolitica, apartitica, laica, non ha scopi di lucro e si propone di per l’assistenza domiciliare gratuita, ai soggetti affetti da patologia neoplastica.

“In due giorni a casa dei pazienti”

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margine della presentazione abbiamo rivolto alcune domande a Daniela De Bellis, presidente della sezione di Sammichele dell’Amo Puglia. Che messaggio lancia l’AmoPuglia a Sammichele? Continuiamo a fare ciò che facevamo prima. Abbiamo la certezza di un appoggio da parte della struttura pubblica. I nostri medici ed infermieri sono stipendiati mensilmente dal pubblico. Tutto ciò che noi offriamo all’Associazione è un valore aggiunto. Quale trafila seguire per usufruire della vostra assistenza? Il medico di base, quando si rende conto che il paziente on-

La sua finalità è la solidarietà sociale da realizzare attraverso l’assistenza sanitaria e la cura delle persone ammalate di tumore. Il personale medico e infermieristico è adeguatamente formato e non si limiterà alla frettolosa somministrazione di terapie, ma si propone di offrire al malato ed alla sua famiglia l’appoggio psicologico necessario a superare la fase più delicata della malattia. Le prestazioni gratuite fornite a domicilio dall’equipe medico-infermieristica sono: terapia del dolore, medicazioni, fleboclisi, emotrasfusioni, prelievi per analisi di laboratorio, impianti di cateteri vescicali, alimentazione parenterale, paracentesi, toracentesi. L’associazione chiede solidarietà e sostegno a tutti per assistere a casa i malati gravi di tumore. A casa, come si sa, è meglio. Il malato qui, nelle sue cose, fra i suoi affetti ha un conforto più alto, proprio nel momento più acuto della sua malattia. Ed è proprio a casa che è necessario portare aiuto, professionalità medica e paramedica e sostegno ai parenti. Il servizio di assistenza oncologica cologico grave necessita di un supporto concreto, rivolge una richiesta ad AmoPuglia. L’Associazione valuta se, effettivamente, è necessaria questa assistenza. Nel giro di 48 ore, noi siamo a casa del paziente. Il personale è professionalizzato? Certo. Noi abbiamo medici, infermieri e psicologi. L’aspetto innovativo è che, se il paziente ricoverato a domicilio, necessita di un’assistenza particolare che solo un ospedale può offrire, viene ricoverato nel nostro “hospice”. Abbiamo mini-appartamenti organizzati per ospitare un parente, con un divano letto, un angolo cottura, un bagno. Il paziente è curato dallo stesso medico che lo segue a casa. A.C.

offerto da Amopuglia è totalmente gratuito per i malati e le loro famiglie. La stessa finanzia le sue attività con liberi contributi, dazioni offerte in memoria o in occasione di ricorrenze, etc. Un appello ed un invito alla solidarietà rivolto a tutti.

“Un piano rabbrecciato”

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resente a Sammichele anche il consigliere regionale Giammarco Surico, con il quale abbiamo scambiato due rapide battute. Vendola sta chiudendo gli ospedali e riduce posti letto; si ripete la stessa storia di Fitto? Non si può ripetere la stessa storia. Abbiamo i piedi basati a terra. Grazie alla prima giunta Vendola, l’opera di risanamento avviata da Fitto, è risultata vana. Abbiamo un debito sanitario di oltre 2 miliardi di euro. Si adotta un piano di rientro rabberciato, velocemente e senza partecipazione. Non va bene. Lo stesso piano della salute approvato da Vendola con la legge 23 del 2008, è messo in discussione da questi tagli. Vendola dovrà tornare in Consiglio regionale per la modifica della legge. Noi siamo disponibili ad offrire un contributo. Si riparta da una razionalizzazione del sistema. Se si chiude un ospedale, devono offrire altri servizi prioritari. La legge del 2008 prevede l’apertura di 5 nuovi ospedali che, con sistemi flessibili di finanza privata e pubblica, possono essere avviati. Il futuro è del volontariato? Lentamente, la funzione deve essere assorbita dal pubblico. Le Associazioni devono affiancare il pubblico il quale non può delegare istituzionalmente quanto compete. A.C.


Sammichele di Bari

Lontani da casa, vicini alle passioni di CRISTIANO NOTARACHILLE

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onostante le varie difficoltà e le preoccupazioni quotidiane di vario genere che si incontrano vivendo in una nuova città, il “pugliese a Roma” porta con sé le proprie passioni e la voglia di coltivarle, riuscendo anche a distinguersi... ovviamente al meglio! Chi abita lontano da casa, infatti, non si limita soltanto a dedicare le proprie giornate al lavoro ma cerca anche di dare spazio alla propria creatività attraverso hobby e passioni. Rispetto ad un piccolo centro (come Sammichele, per esempio), o comunque rispetto ad una cit-

tà a misura d’uomo, a Roma non è facile vivere al meglio il proprio tempo libero, soprattutto da un punto di vista logistico ed economico. Ci sono ragazzi che pur di assecondare la propria passione musicale attraversano tutta Roma e affittano delle sale prova per suonare; qui da noi, invece, con pochi euro si prende in affitto un locale per un intero mese. Oltre alla musica si pratica lo sport nelle sue varie forme, frequentando palestre, partecipando alle maratone domenicali, o semplicemente seguendo le partite della squadra di calcio della propria città. Molti partecipano a laboratori teatrali, corsi di vario genere, e tutto ciò con lo scopo

Invito a “PerCorso”, relax, suoni e natura

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n percorso dedicato alle famiglie con particolare attenzione alle donne, mamme, figlie, sorelle, colleghe, che vuole essere e nasce come luogo fisico, rappresentato dalle bellissime masserie e agriturismi presenti nei nostri dintorni, oltre che simbolico dove le donne possono costruire relazioni, amicizie, cambiamenti,consapevolezza dei propri ruoli e possono in tal senso iniziare un percorso di crescita personale. Una vera e propria BioVacanza che offre tutto il meglio di ciò che una vacanza può regalare (località bellissima, struttura accogliente e famigliare, ottima cucina, la possibilità di incontrare splendide persone interessate alla crescita personale...) Un perCorso che vuole essere e vuole dare l’opportunità alle donne di vivere un viaggio alla scoperta di se stessi, migliorare i rapporti con gli altri, fare nuove amicizie.

di integrarsi nel nuovo territorio. Frequente anche l’opera di volontariato presso vari centri (case di cura, centri per disabili, Caritas ecc...). Un’altra passione che accomuna molti ragazzi è la fotografia. Alcuni mesi fa ho frequentato un corso di 1°livello per poter apprendere nozioni utili al mio modo di fotografare; il gruppo era eterogeneo, siciliani, romani, umbri, e la nostra insegnante era friulana. Ho avuto modo così di condividere la mia passione con altre realtà. A fine corso abbiamo organizzato la mostra «Voglia di riScatto» in una libreria di Roma; l’inaugurazione si è svolta il 3 luglio con la partecipazione di molta gente.

Un PerCorso dove è possibile rigenerare le energie all’insegna del sano relax, del benessere e del divertimento cercando soprattutto di rigenerare una quiete interiore e mentale che spesso è inquinata dai frenetici ritmi che oggi sempre più spesso ci accompagnano nel lavoro e nelle varie attività quotidiane L’iniziativa dell’associazione Eduforma nasce mettendo al centro il benessere, ovvero lo “stare bene” o “esistere bene, volendo con ciò intendere uno stato che coinvolge tutti gli aspetti (fisico, emotivo, mentale, sociale e spirituale)dell’essere umano. Ma il termine che sta rapidamente conquistando uno spazio nel lessico quotidiano e da più parti viene utilizzato come sinonimo di benessere è wellness. Si parla del welness sociale, fisico, emotivo, intellettuale, ambientale e spirituale, professionale. Con tale termine “wellness” si intende “un nuovo stile di vita per il benessere psico-fisico orientato al miglioramento della qualità della vita attraverso l’educazione ad una regolare attività fisica, un’alimentazione

Ognuno di noi esponeva tre foto senza un tema specifico ma utilizzando le tecniche apprese durante il corso. Le mie tre foto ritraggono rispettivamente un primo piano di una mia piccola cuginetta, Rebecca Stipo, un dettaglio di Trastevere e un particolare di una fontana di Roma, piazza Farnese. Non era un concorso ma ognuno di noi si è sentito vincitore poiché prima di allora nessuno pensava di poter esporre le proprie foto in una libreria della capitale. Abbiamo così dato espressione alla nostra passione per la fotografia, con la soddisfazione di vedere esposte le nostre piccole “opere d’arte”.

equilibrata ed un approccio mentale positivo. Significa scegliere di vivere bene coniugando l’antico adagio “mens sana in corpore sano”. Wellness significa benessere ottenuto con uno stile di vita sano, mirando all’armonia di corpo, mente ed anima. Questo percorso è dedicato al Wellness sociale, processo con il quale si tende a migliorare le relazioni sociali con le persone con le quali ci si confronta nei vari contesti: famiglia, amicizie, lavoro, ecc Per tutto il mese di agosto, soprattutto nei week end, ci saranno incontri appositamente dedicati al welness presso l’agriturismo Il regno di Marzagaglia, con particolare attenzione alle donne. Nel corso delle giornate verranno organizzati numerosi momenti con giochi di relazione e comunicazione, laboratori sulle risorse interiori, coccole, relax e buona cucina. Per informazioni Eduforma (393.373893 oppure 080.4610904) o per email scrivendo a eduformaonlus@gmail.com. Ai prenotati verrà inviato il voucher e il programma dettagliato. N° 6 - LUGLIO 2010

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l’inchiesta

Mercato globale, affari per pochi Un gioco senza regole spinge verso l’uso del fitofarmaco tra concorrenza sleale e contrabbando di VALENTINO SGARAMELLA

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overo Mezzogiorno, verrebbe da esclamare. Questo popolo viveva di agricoltura, fino a pochi decenni fa. Noi siamo figli della civiltà contadina. Le condizioni imposte da un mercato globale sono simili a quelle di una morsa che stringe sempre più. Abbiamo cercato di capire perchè il mercato mondiale ha deciso per l’uso sempre più massiccio di fitofarmaci. Quali sono le esigenze a monte? In un recente convegno sulla frutticoltura, abbiamo avuto occasione di conoscere un personaggio che racchiude in sè tutte le caratteristiche che servono al nostro discorso. E’ un tecnico, un esperto con tanto di laurea. Ma è anche proprietario terriero. Vive nella sesta provincia pugliese. Siamo andati a trovarlo, in un’afosa giornata estiva. “La prego, le cose che sto per dirle sono troppo serie, non faccia il mio nome”. CONCORRENZA AL RIBASSO Da dove si comincia? Oggi, il mercato è libero, senza barriere doganali. La competizione è feroce. Senza regole. Multinazionali del settore hanno la possibilità di acquistare intere partite di prodotti ortofrutticoli all’estero. Ma questo l’hanno imparato anche, ormai, le grosse aziende che commercializzano i prodotti dell’ortofrutta, a cominciare dalla vicina Rutigliano. Tunisia, Marocco, Egitto, Turchia, i Balcani. Paesi emergenti. Il costo del lavoro è di gran lunga inferiore al nostro. Lo stesso dicasi per gli oneri fiscali, quelli relativi alle strutture, i controlli. Un bracciante della provincia barese, con la paga di un suo omologo nord africano, non potrebbe pagare l’affitto della propria abitazione. Concorrenza, al ribasso. L’azienda sceglie manodopera straniera. In alcuni casi, disloca i propri impianti all’estero. Ed esporta in Italia al medesimo prezzo che imporrebbe se la ciliegia, l’uva o il pomodoro fossero coltivati a Cerignola. Guadagni decuplicati. FRUTTA ALLA SCHWARZENEGGER A Rutigliano, la solfa l’hanno capi-

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Il parassita Archips Rosana

ta da tempo. All’estero, i climi sono più caldi. L’uva da tavola, ad esempio, in Egitto matura già a maggio. Chi resta a coltivare i tendoni in Italia, vede giungere all’improvviso partite di uva da tavola in anticipo. Le primizie hanno prezzi maggiori. E la nostra uva perde mercato. Un pezzo della nostra economia va a farsi benedire. Per competere, devi far sì che l’uva maturi prima. Che i suoi acini siano rigonfi, rigogliosi. Appetitosi solo a vederli. E allora, devi usare ormoni che fanno aumentare il numero di cellule dell’acino e della ciliegia. Do-

piamo la natura, per ottenere frutta Schwarzenegger. Già, perchè il consumatore che ne sa di fitofarmaci, agrofarmaci e simili? Acquista con gli occhi. Viviamo nell’epoca dell’apparire anche nell’ortofrutta. L’estetica trionfa sulla sostanza. E poi, c’è il Dormex. Bandito dall’Unione Europea. In Spagna, però, è legale. Ed ecco interi stock del fitofarmaco che vengono importati in Italia. In alternativa, importiamo pomodoro spagnolo che costa meno. POMODORO, CHE PASSIONE Chi resta in Puglia, deve competere a queste condizioni. Oggi, bi-

C’è ma non si vede, fitofarmaci sulla frutta 1 – Prodotti di contatto: i più elementari. Si collocano sulla superficie di scambio della foglia, senza entrare al suo interno, in circolo. Se piove 10 minuti dopo aver effettuato il trattamento, il fitofarmaco viene dilavato. Giunge sul terreno e di qui nel sottosuolo. Sulla pianta, non esplicherà alcuna azione. Bisogna somministrare il prodotto in periodi dell’anno in cui la frutta ancora non c’è. Il motivo è semplice. Tali farmaci si chiamano “di contatto”, e, quindi, possono dare vita a macchie, chiazze indelebili sulla buccia. All’occhio del consumatore sarebbe sgradito, il consumo calerebbe. Il mercato è attento. 2 – Prodotti citotropici: penetrano all’interno della foglia. Entrano nel suo metabolismo. La buccia, in questo caso, non è coinvolta. Il farmaco penetra all’interno del tessuto, vi si deposita esplicando la propria azione biochimica. E’ ovvio che la foglia necessita di un tempo maggiore per smaltire il prodotto. 3 – Prodotti sistemici: sono i più potenti. Penetrano nel circolo dell’intera pianta, sino alle radici. Possono essere spruzzati dall’esterno, mediante dei nebulizzatori, oppure innaffiando il terreno con acqua

sogna avere frutta e prodotti orticoli fuori stagione. Puoi avere arance anche a luglio, se vuoi. Il pomodoro viene coltivato in serra, 12 mesi l’anno. Immaginiamo ripetuti trattamenti in un ambiente chiuso, in cui la concentrazione del fitofarmaco supera tutti i valori soglia. Il rimedio cui si punta attualmente è la tracciabilità del prodotto. Ossia, su una filiera il prodotto deve essere tracciabile e rintracciabile. Ma questo è pressocchè impossibile. La nostra agricoltura è polverizzata e frammentata. Tanti minuscoli proprietari possiedono un fazzoletto di terra. Le ciliegie vengono scaricate nello stesso contenitore di stoccaggio nel quale vengono riversate tutte le altre. Fino a che non si raggiunge un certo numero di quintalaggio. “Ma, a quel punto, mi dice come fa a distinguere le ciliegie trattate con fitofarmaco da pochi giorni e che non lo hanno ancora smaltito da altre che, invece, lo hanno smaltito?”. Non basta. Esiste un mercato nero, parallelo, dei fitofarmaci. Chiamiamo le cose con il loro nome: contrabbando. E trovi di tutto. Vendono acqua fresca mista a varechina a centinaia di euro. In altri casi, il prodotto giunge dall’estero. Questa è la cornice. Adesso conosciamo alcuni di questi fitofarmaci.

in cui è disciolto il fitofarmaco. In questo modo, si uccidono i parassiti che succhiano linfa. Un esempio è dato dall’“imidaclopride” (Confidor). Si utilizza per combattere i cosiddetti “afidi”, (pidocchi). Occorrono 20 giorni perchè sia smaltito completamente dalla pianta. I parassiti, a loro volta, per molto tempo non faranno la loro comparsa. Infatti, il Confidor viene impiegato una volta l’anno. L’Unione Europea (UE) ha di recente messo al bando alcuni di questi fitofarmaci, come l’Azinfos-metile. Azinfos-metile. Era usato su ciliegie, agrumi, caffè, cetrioli, melanzane, nocciole, uva, meloni, cipolle, pesche, pere, prugne, peperoni, albicocche, mele, carciofi, fagioli, orzo. La dose letale per l’uomo è pari a circa 7 gocce, equivalenti ad un cucchiaino, per una persona del peso di 70 chilogrammi. Il metile è la parte pericolosa. Viene ingerita ed assorbita per via gastrointestinale, per contatto con la pelle intatta, e da inalazione con aerosol. Quindi, non solo consumatori ignari, ma anche lavoratori che ne fanno uso. A parte i classici sintomi da avvelenamento nelle forme acute da ingestione massiccia, si annoverano disturbi neurologici gravi cone il Parkinson. Studi sugli animali sono in corso per stabilire il possibile effetto cancerogeno su tiroide e pancreas.


l’inchiesta

L’agricoltura si fa piccola, vinceranno i mercati esteri I Paesi a climi caldi e basso costo del lavoro sfruttano le nostre conoscenze e conquisteranno i mercati

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ul futuro della nostra agricoltura, sul rapporto tra uso di fitofarmaci e mercati internazionali, ecco l’opinione di Carlo Fideghelli (nella foto), del Centro di ricerca per la frutticoltura di Roma. Se in Egitto, ad esempio, l’uva matura già a maggio, i nostri prodotti come possono vincere la sfida dei mercati, interagendo con la chimica dei fitofarmaci? La frutticoltura italiana è assai estesa, occupa molte migliaia di ettari, da Nord a Sud, per numerose specie. E’ inevitabile che, in futuro, essa andrà incontro ad un certo ridimensionamento. Purtroppo, la frutticoltura del nostro Paese è destinata ad un consumo fresco, che richiede forti interventi di manodopera. Accade che la manodopera agricola italiana è in forte diminuzione. Abbiamo la necessità di lavoratori agricoli stagionali che giungono da altri Paesi. Fino a quando sarà possibile, ridurremo la concorrenza dei Paesi esteri. Tutta-

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via, mi pare inevitabile subire la loro concorrenza. Possono acquisire le conoscenze più aggiornate, grazie all’esperienza in Italia, Francia, Spagna. E le Nazioni emergenti investono in quelle concorrenti. Al primo posto, abbiamo la Turchia, ma anche l’Egitto, la Tunisia, il Marocco. Ciò non significa per noi scomparire. Possiamo competere. In che modo? Bisogna attrezzarsi sul piano dell’aggiornamento varietale e tecnologico. Possiamo fare prima e meglio dei Paesi concorrenti. Bisogna puntare sul prodotto di gran-

AAA parassiti ingenui cercasi

trattamenti possono essere o diventare pericolosi quando non vengono rispettati i cosiddetti “tempi di carenza”, sopratutto nei trattamenti effettuati in prossimità della raccolta dalla pianta. Si tratta del lasso di tempo che occorre affinchè il fitofarmaco venga smaltito dalla superficie del frutto. Facciamo un esempio. ROGOR La mosca della ciliegia, il cui termine scientifico è “ragholetis cerasi”. La larva della mosca scava veri e propri tunnel all’interno della ciliegia. In superficie, compare un foro e, tutt’intorno, un colore scuro. In pratica, il frutto non può essere venduto. Che fare? Dalle nostre parti, si usa molto un prodotto commerciale chiamato “Rogor”. Per via di una pessima informazione, al fine di incrementare l’efficienza ed essere più tranquilli, gli agricoltori fanno uso di dosi massicce di farmaco e intervengono anche po-

de qualità e sul servizio che si offre, ossia il confezionamento. Il trattamento post-raccolta consente di conservare la freschezza sull’albero. E’ importante la condizione di freschezza con cui il prodotto giunge sui mercati. Infine, c’è bisogno di un’organizzazione commerciale che, per fortuna, l’Italia comincia ad avere. Ad esempio, la Turchia e la Puglia producono ciliegie. La produzione pugliese ha una durata limitata nel tempo. Per consentire ai commercianti di questa terra di essere presenti sui mercati europei, la produzione turca può essere importata in Italia, riconfezionata e riesportata. E’ un esempio di come combinare la concorrenza estera con il sostegno della produzione italiana. Quanto incidono i mutamenti del clima sulle modificazioni quantitative e qualitative dei parassiti? Per il momento, si tratta di influenze modeste. E’ fuor di dubbio che i mutamenti climatici previsti

chi giorni prima del raccolto. I tempi di carenza, invece, impongono dai 30 ai 60 giorni. Una ciliegia è commestibile non prima di 60 giorni dall’effettuazione del trattamento. Ma quanti rispettanto queste scadenze? Qualche agricoltore sammichelino ci dice che il Rogor è superato. Oggi, esistono composti con i fosfati. MANGIA CON GLI OCCHI Ma sarebbe ingiusto attribuire le responsabilità in maniera esclusiva al coltivatore, che si trova pressato da mille problemi. In passato, contro determinate popolazioni di insetti erano efficaci determinati principi attivi contenuti nell’agrofarmaco. Con il tempo, gli insetti, i fitofagi, i funghi, gli acari, sono diventati immuni. Hanno acquisito, nelle successive generazioni, le resistenze a tali principi attivi. Anche i parassiti si sono smaliziati ed evoluti. Si aggiungano l’inquinamento, il cambio delle stagioni e del clima che hanno influito sulla vita di questi insetti. Parassiti ingenui, cercasi. Quindi, il “dagli all’untore” nei confronti dell’agricoltore, è inutile. E’ il sistema mondo che deve darsi una regolata. Occorre, inoltre, sottolineare che il con-

nei prossimi decenni sono di 2 tipi. Anzitutto, un innalzamento della temperatura. In secondo luogo, avremo una riduzione di piovosità al Sud, un aumento in certe aree del Nord Italia. Questo modificherà l’incidenza di determinati parassiti. La minore piovosità al Sud significa spendere più soldi per trovare acqua. L’altro volto della medaglia è che ridurremo l’estensione delle superfici coltivate a frutteti, dove l’acqua è indispensabile. Il lato positivo del cambiamento climatico è che, tanto per citare un esempio, l’uva da tavola è particolarmente sensibile ad un fungo, la “Botridis”. Questo è favorito dalla piovosità. La “Botridis”, in nord Africa, è assai meno incidente che al sud Italia. Certi batteri che colpiscono il pesco sono favoriti dal clima umido e non da quello secco. La pesca della California è favorita sui mercati perchè in un anno, in California, piovono appena 250 millimetri di acqua contro i nostri 600. V.S.

sumatore è totalmente disinformato. “Mangia con gli occhi la ciliegia più grossa e meno sana, l’uva più grossa con acini plastificati. Lo stesso discorso, ovviamente, vale per gli altri prodotti ortofrutticoli”. Ed il mercato, certe cose, le sa. EFFETTO BUSINESS Va anche detto che la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli prevede una serie di norme e regolamenti da rispettare. Si pensi al Global gap, IFS, BSI. Stiamo parlando di standard imposti per la vendita dei prodotti ortofrutticoli, con tanto di certificazioni. Quindi, per un verso, la mondializzazione dei mercati impone il far west al motto: “Arricchitevi!”. Per altro verso, il coltivatore appare legato da una normativa stringente. “Il problema è che i principi attivi durano poco tempo sul mercato. Ne arrivano continuamente di nuovi, più specifici, potenti. Si può dire che la velocità con cui si assiste al loro ricambio è pari solo a quella con cui i parassiti si attrezzano per resistervi”. Un circolo infernale. L’effetto di tutta questa accelerazione della chimica, è quello di alimentare il business incarnato dalle multinazionali del farmaco.

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l’inchiesta Il punto debole sono i controlli

L’

agricoltura ha possibilità di vincere la competizione internazionale in un mercato globale, tenuto conto che prodotti come l’uva da tavola, ed ora anche la pesca, maturano in Egitto prima che da noi? E il mercato è compatibile con l’utilizzo della chimica in agricoltura? Lo chiediamo a

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bbiamo ascoltato il parere di Adriano Savino, nella sua veste di medico oncologo e ginecologo dell’ospedale “Di Venere” di Carbonara per capire se vi siano correlazioni tra alimentazione e tumori e come incida l’uso dei fitofarmaci sulla salute dell’uomo. C’è interrelazione tra uso di fitofarmaci e neoplasie? Esiste sicuramente una relazione tra alimentazione e tumori dell’apparato digerente. E’ innegabile che vi sia un’impennata di tali tumori ed in particolare di quelli del colon-retto. Quali le cause? E’ assai probabile che l’uso indiscriminato dei fitofarmaci in agricoltura incida sull’aumento delle neoplasie. Si è perso il controllo nell’uso di tali sostanze chimiche. Nel Sud, tra il commerciante che vende fitofarmaci e l’agricoltore manca un’interfaccia, un professionista che dispone di conoscenze appropriate, di un medico dell’agricoltura. Non si fa ricorso all’agronomo che può prevenire gli eccessi, somministrando le giuste dosi. Solo loro conoscono i tempi d’azione, di assorbimento da parte della pianta di questi potenti farmaci, i periodi in cui vanno effettuati i trattamenti in rapporto ai cicli vitali delle piante. Qui, tutto è affidato al contadino, che può essere indotto a ritenere che maggiore è l’uso di questi farmaci maggiore sarà la bellezza del frutto, maggiore sarà il raccolto ottenuto. Ma come agisce il fitofarmaco nell’organismo? Si sottovalutano gli effetti, a distanza di tempo. Il fitofarmaco non agisce a seguito di una sola ingestione, quasi fosse la bomba di Hiroshima che provoca leucemie fulminanti nel giro di pochi mesi. E’ necessario che il fitofar-

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Vito Savino, preside della facoltà di Agraria dell’Università di Bari. A parere del preside, “la chimica deve essere usata sempre con molta diligenza e molto buon senso. Spesso, mancano entrambe le qualità. Noi dobbiamo considerare che, per alcune produzioni, della chimica non si può fare a meno”. Questo vuol dire che i prodotti vanno utilizzati in maniera corretta. Le informazioni sui nuovi metodi per utilizzare la chimica esistono. Si tratta di veicolarle af-

finchè giungano agli agricoltori, che devono recepirle ed attuarle sul serio. “Sappiamo che questo, purtroppo, quasi sempre non accade. L’anello debole di tutto il sistema sono i controlli, che dovrebbero essere fatti. Mi rendo conto che fare i controlli ha un costo. Ma credo che far venire meno un’attività ispettiva e di indagine sia l’esagerazione opposta. Parlo di controlli a campione per poi sanzionare chi sbaglia”.

Al Preside chiediamo se l’agricoltura si avvale del contributo della scienza. Ci conferma che i segnali sono positivi. Le cose cominciano a cambiare. “In passato, non era facile interloquire con gli agricoltori. Spesso, non si era presi sul serio. Devo dire che non avevano tutti i torti. Noi tecnici, in generale, non sempre siamo stati all’altezza della situazione. Direi che abbiamo imboccato la strada giusta. Bisogna insistere”. V.S.

C’è un allarme tumori

Parla Adriano Savino, ginecologo-oncologo presso il “Di Venere” Adriano Savino

maco si accumuli nell’organismo, consumando una quantità più o meno rilevante di quel frutto trattato. Tra i prodotti dannosi, vi sono gli ormoni che stimolano la crescita, forzando la maturazione, per anticipare i tempi di immissione sul mercato. E quando la frutta giunge sulle nostre tavole, il farmaco può essere ancora presente. In questo territorio c’è un rischio, a suo avviso? Mi vengono in mente la ciliegia e l’uva. Ci sono sagre in cui viene premiato l’acino più grande, che arriva a pesare anche tanto. Chiediamoci quale sia il prezzo salatissimo che poi paghiamo in termini di vite umane per questa corsa sfrenata al primato. Il contadino che partecipa alla gara, non si rende conto di porre a repentaglio la vita delle persone. E non saprà mai quante persone avranno contratto, da quel grappolo d’uva, un carcinoma del pancreas, magari a distanza di tempo. E’ frequente questo tipo di

neoplasia? C’è un’impennata notevole, ma non ne parla nessuno. Un altro picco riguarda il tumore del colon-retto. La cosa peggiore è non avere a disposizione i dati per parlare di politiche di prevenzione. Non sappiamo, in provincia di Bari, per esempio, quale forma di tumore sia maggiormente diffusa nella popolazione. Perchè? Manca un registro tumori della regione Puglia. Non può essere intrapresa alcuna strategia preventiva e, quindi, è difficile, non conoscendo i dati epidemiologici e gli studi osservazionali, orientare la ricerca oncologica. Come evitare la deriva? Dobbiamo andare alla riscoperta delle nostre tradizioni, di noi stessi. C’è una corsa sfrenata all’arricchimento, non sempre legittimo. Se vogliamo il rispetto per noi stessi, dobbiamo rispettare la natura. Siamo suoi figli. Non dobbiamo forzare i suoi tempi. Vogliamo peperoni e pomodori tutto l’anno. Assurdo! Il

consumatore deve essere attento a non pretendere le ciliegie a gennaio. Per i fichi, si aspetta agosto. Quando ero bambino, l’uva si vendemmiava tra settembre ed ottobre. Oggi, qualcuno la taglia a dicembre. Devono funzionare gli organi di controllo. Quali? Le agenzie regionali di tutela dell’ambiente e della salute. Non è possibile tollerare la mozzarella blu per poi scoprire che al suo interno c’è diossina e che l’ingestione favorisce la comparsa di diossina nel latte materno. C’è un allarme tumori. Non si può fingere che nulla accada. Qualche anno fa, fu arrestato un grosso importatore di grano radioattivo. E quel grano è finito nella pasta, sulle nostre tavole. Se la politica non controlla, spiegatemi cosa vuol dire amministrare in nome del popolo. Questo vuol dire tradire un mandato. Io penso che nella prevenzione, nella stessa oncologia, siamo all’anno zero. Chissà perchè siamo molto avanti nel settore dei chemioterapici e molto indietro nella prevenzione. Prevenire è meglio che curare, si dice. Non serve dire nei salotti buoni televisivi che stiamo vincendo la lotta sul cancro. A nulla serve che il capo del Governo dica, quando non parla di donne, che al cancro ci pensa lui. Occorre mettersi intorno ad un tavolo, con i dati reali alla mano, intraprendere iniziative serie di politica sanitaria oculata in campo oncologico e strategia a largo raggio di tipo preventivo. V.S.


l’inchiesta

Questo ecosistema in bilico ha bisogno di nuove tutele Tra prodotti sempre nuovi e tempo di carenza non rispettato, servono subito interventi la presenza di prodotti pericolosi. In tal caso, il prodotto sarebbe ritirato? Oppure il consumo calerebbe drasticamente, con una perdita nei bilanci della grande distribuzione? METOMIN

Ciliegie con malformazioni genetiche

E

d ora, l'identikit di alcuni dei principali fitofarmaci in uso. Come agiscono sulla pianta? Nel periodo della fioritura, avviene la fecondazione del fiore stesso con il polline. Quando il frutto è nato da poco, ha bisogno di svilupparsi e crescere. La natura ha da sè provveduto alla produzione di ormoni che servono allo scopo. Tanto quanto basta. Sono le cosiddette “giberelline” o “citochinine”. Fanno sì che la ciliegia o il chicco d'uva raggiungano le dimensioni che conosciamo. “La gente vuole il frutto appetitoso, più grosso è, più si vende. Divorano con gli occhi. E allora, qualcuno si ingegna”. CPPU Iniettano ormoni vegetali simili agli estrogeni dall'esterno, quando il frutto è appena nato. Si chiamano CPPU (N-2cloro-phyridilfenil-urea). Viene riconosciuto l'impiego di questo prodotto solo sul kiwi. Da qualche tempo, si fa uso ed abuso anche sulla ciliegia e sull'uva. Si parla di trattamenti ripetuti per due o tre volte. E' un prodotto che ha un costo elevatissimo. “Guardi, parliamo di 300 euro per 50 centimetri cubi di prodotto”. L'effetto è straordinario. Aumenta il numero di cellule di cui un frutto è costituito. Frutta Schwarzenegger. Palestrata. Ed è uno degli aspetti che desta maggiori preoccupazioni.

TRAFFICI Qualcuno sospetta l'esistenza di un traffico enorme, dietro questa molecola. Giunge da Israele, dalla Spagna. Poi, con la voce ridotta ad un filo sottile, il nostro esperto ci confida: “Io non so nulla, ma dicono che il CPPU viene prodotto anche in Italia, ad opera della stessa azienda che produce il Dormex. Questi prodotti, ormai sarebbe scientificamente dimostrato, sono cancerogeni. La molecola di per sè non lo è”. Tuttavia, all'interno della pianta accadono reazioni biochimiche particolari. La molecola muta la propria essenza e si trasforma, al termine, in qualcos'altro di molto pericoloso.

Ma il business enorme è delle multinazionali del fitofarmaco. “Dicono che gli insetti e i parassiti evolvono con impressionante rapidità, per via del mutamento climatico. Sarà anche vero, ma la realtà è che la natura ha conferito loro la capacità di adeguarsi anche ai fitofarmaci più potenti, per cui ne servono sempre di nuovi. E' un circolo vizioso che si autoalimenta e che produce l'effetto di incrementare i profitti”. A ciò si aggiunga l'impreparazione di molti agricoltori. Prendi il Metomin, ad esempio. Viene impiegato contro l'Archips Rosana, un lepidottero che infesta il ciliegio. Oggi, il Metomin è stato bandito perchè dannoso. Qualcuno si dice certo che ci sono agricoltori che nascondono intere scorte del prodotto. Eppure, esiste un prodotto biologico dall'efficacia pari a quella del Metomin, il “Bacillus turingensis”. Ma non lo usano, per il solo fatto che serve una preparazione speci-

fica per il suo impiego. CONCLUSIONI Si infervora quest'uomo con un titolo di studio e le mani incallite: “L'assessorato alle risorse agro-alimentari della Regione, a dire il vero, istituisce dei corsi per l'attribuzione di un patentino fitosanitario, in collaborazione con le Asl. Ma il grossista che vende prodotti fitosanitari mica si prende la briga di richiedere il patentino all'agricoltore che acquista uno stock di farmaco”. Mancano i controlli. Siamo alla conclusione dell'inchiesta. E vogliamo farlo con le parole amare della nostra fonte. “Stiamo alterando l'ecosistema. Pensi che in fase di fioritura, somministrano insetticidi. Ma questi uccidono anche le api. E l'ape trasporta il polline e lo deposita sul fiore della ciliegia ferrovia, per fecondarla. Ed una parte di quel polline serve a produrre miele”. Un esempio che vale come monito: “La ciliegia ferrovia, come natura comanda, giunge a maturazione tra l'8 ed il 10 giugno, dalle vostre parti”. “Se voi avete la ferrovia già alla fine di maggio, qualcosa non va”. V.S.

E' TEMPO DI CARENZA Altro problema è il momento in cui si effettua il trattamento. E' naturale che se viene somministrato tre giorni prima della raccolta dalla pianta, non sarà smaltito e l'agente farmacologico rischia di essere ingerito dal consumatore. Il “tempo di carenza”. E qui, si intravede un altro business nel business. Sembra che alcuni commercianti all'ingrosso facciano eseguire rilevazioni ed analisi a campione sul prodotto, che viene portato in laboratorio. La grande distribuzione, tuttavia, sembra che ordini ai propri tecnici solo determinati controlli. Non altri. Se le analisi fossero approfondite, emergerebbe N° 6 - LUGLIO 2010

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l’inchiesta

Banche e crisi vanno daccordo? L La risposta del mondo bancario alle difficoltà del commercio locale: adeguata o no?

e banche. Un mondo silenzioso e sconosciuto. Un fiume carsico, anonimo nel quale è racchiuso il ventre dell’economia locale. E’ qui che il denaro circola. E’ in quelle stanze che c’è una fetta importante di potere. Da un fido bancario può dipendere lo sviluppo. Ci hanno chiesto di non fare nomi. Non ne faremo, infatti. “Niente registratore. Solo carta e penna”. E’ CAMBIATO IL MONDO

Il mondo del commercio si lamenta? “Non è una novità”. Siamo nel cuore della crisi e per alcune piccole imprese è drammatico, ci dice il dirigente del primo istituto di credito. “E’ cambiato il mondo; ieri, le aziende erano solide; ora, ne trovi alcune che non sono capitalizzate, non fanno utili ma accumulano solo perdite”. In passato, funzionava così. Quando un imprenditore varcava la soglia dell’ufficio del Dirigente bancario, di lui si conoscevano vita, morte e miracoli. “Oggi, abbiamo crolli del fatturato dell’ordine del 30-50%: sono situazioni pre-fallimentari. Mi dice a chi concedo il prestito?”. NO SOLDI? NO FIDO Si chiama estratto conto. Un titolare di conto corrente riceve, a cadenza trimestrale o annuale, la chiusura delle cosiddette “competenze”. In parole povere, quanto denaro hai depositato, quanto ne hai prelevato, se sei in ritardo sul pagamento della rata del mutuo contratto. E siccome la banca paga per te anche luce, gas e telefono, qualcuno ci dice: “se sei sei fuori fido anche per 1 euro non pagano l’addebito delle bollette e nemmeno avvisano”. Allora, dottore, come la mettiamo? “Sono situazioni estreme; solo se l’azienda non ha una valutazione a monte o se non è adempiente per abitudine, ti dicono basta. Guardi, noi siamo una banca, non facciamo beneficenza. Facciamo una valutazione meritocratica. E’ un pò come per le aziende, se ad Acquaviva costa, si trasferiscono gli impianti in Albania”.

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Secondo il dirigente c’è il tentativo di approfittare da parte di qualcuno, “sa cosa pensano? Tanto poi la pagano loro. Ma noi non siamo autorizzati, non concediamo credito se non c’è una valutazione a monte; noi ci impegniamo a pagare se tu hai i soldi”. USURA? LUOGHI COMUNI

Come fare per stimolare la nascita di piccole imprese in questa città? “La banca non dice: non ti concedo il fido. Noi, su un’azienda che ha un milione di euro di fatturato, concediamo la metà di ciò che produce, 500mila euro. Ma se poi il fatturato cala a 500mila euro, noi concediamo 250mila. Guardi, io non posso garantire uno al quale ho già concesso 10mila euro e manda gli assegni al notaio. Altri 100 euro di fido e quello sbanca”. A questo punto, chi vuol mettere su un esercizio commerciale, e non ha garanzie, deve rivolgersi all’usuraio? Tenga conto che un usuraio, i suoi soldi, li fa affluire in banca. “Tutti luoghi comuni. Figuriamoci se io accetto versamenti di 3 mila euro al giorno da un unico soggetto, con tutte le norme anti-riciclaggio cui siamo obbligati. Sono obbligato ad effettuare la segnalazione, per versamenti sospetti”. TASSO BASSO Poi, c’è un altro problema. La banca chiede garanzie per concedere un fido. Spesso, non bastano. Allora, un parente garantisce con i suoi soldi depositati presso quella filiale. Se non paghi, il parente ci rimette. Ma in compenso, il tasso d’interesse che la banca concede sui risparmi è ridotto all’osso. Il dirigente fa un cenno. “Venga qui”. Cerca un sito internet sul pc. “Ecco, il tasso Euribor ad un mese è 0,50. E’ un tasso intra-day, varia nelle 24 ore. Se il tasso è 0,30, lei quanto tempo mi lascia il suo denaro sul conto corrente? E’ libero di ritirarlo quando vuole. Io mi devo garantire. Quanto posso offrirle? Lo 0,10.”. E allora, chi non ha garanzie? “E’ lo Stato che deve offrirle, la Regione. Oggi, solo Cofidi, MedioCredito centrale, possono fare questo”. V.A.M.

I soldi o la vita?

“L

’usura esiste, ad Acquaviva”. Abbassa lo sguardo ed inarca le sopracciglia, preoccupato, questo secondo dirigente di banca. Alla fine della chiacchierata mitigherà il giudizio, dicendo che l’usura è un fenomeno marginale: solo “qualcuno che scambia” tra non meglio specificati “clienti del Miulli”. Poi approfondisce: “Il fatto è che nella zona Pip di questa città si assiste ad un fenomeno sconvolgente. Stanno fallendo i piccoli ed i medi. I grossi si salvano. Comunque, in questa città circola molto denaro”. E’ Basilea 2, il vero problema? BASILEA 2 Cosa è? E’ un accordo raggiunto tra le più grandi banche d’Europa. Se la banca si trova di fronte ad un debitore insolvente, ci rimette dal proprio patrimonio. E allora, le banche si sono attrezzate. Classificano le imprese in base al cosiddetto “rating”, una valutazione basata su alcuni criteri. L’impresa viene filtrata ai raggi X. Tutto ciò che l’azienda è stata in passato ed è tuttora. Supponiamo che, per cause legate alla congiuntura economica internazionale, attraversi una crisi ed ha un rating basso. Se prima la banca concedeva 200mila euro di fido, oggi non ne concede più di 120mila.

“L’altra sera ero a cena con una collega che opera in altra città. Sa cosa mi disse? Il rating non è di serie A? Aumenta il tasso al 15%”. Ma quell’azienda muore. “Io pratico questo sistema: accantono un capitale di rischio, nell’eventualità che quella posizioni salti. E per compensazione, faccio pagare di più tutti gli altri”. I SOLDI O LA VITA “Le aziende non riescono a movimentare denaro come nel passato e le banche hanno aumentato la sorveglianza. Noi, ad Acquaviva offriamo sostegno per quel che possiamo e di certo non storniamo le bollette. Almeno, avvisiamo il cliente per tempo”. Non ci sta a recitare la parte del cattivo, questo dirigente. “La gente si indebita assai più che in passato; non ce la fanno più. Le dico, però, questo. In passato, accadeva che veniva da me un cliente che mi pregava per ottenere un fido. Glielo concedevo. Poi, lo vedevo a festeggiare in ristoranti di lusso e mi veniva una rabbia. Oggi, sa cosa le dico? Se la vita è questa, fa bene. Se vogliamo privarlo anche di quella soddisfazione...”. Una banca è un punto d’osservazione privilegiato per l’economia cittadina. “L’ipermercato ha ucciso la piccola distribuzione. Per un certo tempo, ricevevo persone che aprivano e chiudevano attività nel giro di 6 mesi. Ora, per fortuna, il fenomeno si sta attenuando. Magari, c’è un’ulteriore richiesta di fido”. V.A.M.


l’inchiesta

Ma l’imprenditore non ce la fa! Vito Abrusci a nome dei commercianti critica la politica delle banche

Vito Abrusci

“L’avventuriero è il primo che cade in un periodo in cui l’accesso al credito è limitato, con un costo del denaro superiore a quello dei diamanti!”

di VITO A. MASTROROCCO

V

ito Abrusci è presidente di Confcommercio di Acquaviva delle Fonti, membro della giunta provinciale della stessa organizzazione, componente della Commissione provinciale “Marketing territoriale, servizi ed innovazione”. In questa intervista, esprime una valutazione complessiva in merito alla situazione di crisi che investe attività commerciali ed ai rapporti con il sistema creditizio. Le banche sostengono che il mondo del commercio si presenta negli uffici del Direttore con imprese non capitalizzate, con scarse garanzie. Che vi sia una crisi del commercio e delle attività produttive in generale è innegabile. Vorrei fare una domanda alle banche: perché istituti locali e nazionali insistono a tenere tanti sportelli aperti ad Acquaviva? Per lungo tempo, l’economia locale si è appiattita sulla “Fiat” nostrana, l’ospedale Miulli. Tutte le attività erano figlie dell’aziendamadre, il Miulli. Le banche sono giunte numerose grazie alla presenza dell’ospedale. Tutto questo è venuto meno. I dirigenti bancari ci dicono che le imprese commerciali chiudono 6 mesi dopo la loro apertura. Che tipo di controlli attuate nei confronti di eventuali imprenditori avventati? Non c’è nulla da controllare. Ci sono dei corsi di formazione professionale che siamo obbligati a tenere. Un padre che va in pensione ed ha un figlio con un diploma, intravede in un corso di formazione professionale per alimentaristi, ba-

risti, la soluzione. Investe 50 mila euro per avviare un’attività. Manca, però, una autentica vocazione imprenditoriale, un’analisi del mercato. Vale davvero la pena in questo territorio avviare un’attività di quel tipo, c’è effettiva richiesta? Subito vanno incontro a difficoltà. E’ chiaro che l’accesso al credito, di questi tempi, è limitato, con un costo del denaro superiore a quello dei diamanti. L’avventuriero è il primo a cadere. La crisi raggiunge il consumatore stesso che, spesso, ritorna all’antico “pagherò”, specie nel settore alimentare. Se la banca, ieri, stendeva un tappeto rosso all’imprenditore, oggi che c’è necessità di un sostegno, ti sbatte in faccia il “rating”. Se questi piccoli imprenditori raggiungessero un’intesa e non movimentassero i propri conti, non effettuassero versamenti, non pagassero per 5 giorni, cosa accadrebbe alle banche? Se loro lamentano le scarse garanzie, è evidente che non sono attenti. Avete notizia dell’esistenza di prestiti ad usura? Ho letto l’inchiesta de “il Territorio” sul mondo del commercio a cui va la solidarietà di Confcommercio e mia personale. Se addirittura attività commerciali storiche ed imprenditori con gli attributi denunciano una crisi tra le banche e le imprese, è evidente che non se ne può più. Confommercio ha una Cofidi di

garanzia, ma è evidente che sono sempre le banche ad avere l’ultima parola. Non si comprende se le banche sono esse stesse in difficoltà o sono condizionate da strategie politiche e non, che ci sfuggono. Se un imprenditore, un commerciante riesce a mettere su un progetto, va accompagnato perché vada a regime. Invece, spesso, nel suo rapporto con le banche, incontrerà difficoltà a sviluppare la sua idea. Quindi, la banca si riduce solo ad acquistare e vendere soldi. Se il risparmiatore affida i suoi risparmi, vincolati e non, e ottiene non più del 2 o 3 % di interesse e poi i suoi soldi vengono venduti sul mercato, tramite una serie di meccanismi, a tassi del 14%, qualcosa non funziona. E’ evidente che, con le spese che sopporta e le tasse,

l’imprenditore non ce la fa. Come uscirne? Sarebbe importante che il mondo delle banche, la politica, lo stesso Tremonti ponessero seriamente mano ad una riduzione della soglia d’usura. In caso contrario, con il costo del denaro e le difficoltà di accesso al credito, le piccole e medie imprese non si svilupperanno. Non prendiamoci in giro. Parlo di imprese con la “i” maiuscola, non “usa e getta”. Proliferano società finanziarie, satelliti delle banche. Se così è, che prodotto viene immesso sul mercato dalle banche stesse? Nascono specchietti per allodole, per far lievitare i costi delle imprese. Ci si limita a raccogliere denaro, finanziando poi progetti ad alto rischio, ma ad alto rendimento, come Parmalat, Cirio.

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l’inchiesta Perseo con la testa di Medusa Non vogliamo profanare l’Arte. Volevamo solo un’immagine efficace, che rendesse l’idea. L’usura è la morte per gli usurati. Se nella statua del capolavoro di Benvenuto Cellini il “trofeo” mostrato rappresenta la sconfitta dell’esperienza repubblicana fiorentina e il reinsediamento della casata dei Medici a Firenze, nella nostra interpretazione allegorica ogni usurato è un decapitato, strozzato dai così detti “cravattari”. Usurati che hanno visto venir meno la propria libertà e la propria dignità a causa del comportamento criminale degli strozzini. Ci vorrebbe un “taglio netto” all’usura che guazza in mezzo a noi. Ci vorrebbe... un Perseo che faccia giustizia dei “cravattari”, una Giustizia più rapida ed efficace. La Fondazione Antiusura S. Nicola e SS. Medici della Diocesi Bari-Bitonto, guidata dal Presidente mons. Alberto D’Urso, svolge una’azione molto efficace. Ne parleremo. Il “Perseo con la testa di Medusa” (1554) di Benvenuto Cellini si trova nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria, a Firenze, e venne commissionato da Cosimo I dopo il ritorno della casata dei Medici a Firenze nel 1531. Perseo in questa immagine alza la testa della sconfitta Medusa (decapitata) dalla quale escono i serpenti, chiaro simbolo del “taglio netto” con l’esperienza repubblicana fiorentina, tristemente nota per le proverbiali discordie cittadine che avevano da sempre minato una vera democrazia.

Io, usurato Storia di un imprenditore “strozzato”

U

na storia realmente accaduta. Usura. Ad Acquaviva delle Fonti. Il protagonista di questa vicenda, si confessa. Un imprenditore finito sull’orlo dell’abisso. Ed oggi, salvo per miracolo, può parlarne a “il Territorio”. Perchè ha chiesto aiuto all’usuraio e non ha chiesto, come tutti, un prestito ad una banca? Mi sono rivolto subito ad un istituto di credito. Il problema è che la banca apre l’ombrello solo quando c’è il sole. Se piove, lo chiude. Accadeva ieri ed accade oggi. A noi imprenditori, tocca prima realizzare il lavoro. Solo dopo ci pagano. Purtroppo, a volte, siamo costretti ad anticipare delle somme di cui non disponiamo. All’epoca, sentivo dire che potevi anche essere fuori fido per il 30% con la tua banca. Quindi, chiedevo un milione di fido e avrei potuto prelevare dal conto corrente fino ad un milione 300mila. Oltre quella soglia, il tasso d’interesse aumentava di 2 o 3 punti. All’epoca, c’era ancora la lira. Per ottenere un milione, dovevi darne tre in garanzia. Ricordo del “castelletto” bancario. Di che si tratta? Magari avevi urgente bisogno di liquidità. La banca concedeva un

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prestito in base a fatture già emesse ma che l’impresa non aveva ancora incassato. Ma questo mica veniva concesso a tutti. La banca sceglieva, a seconda del giudizio che aveva del cliente. Ad un certo punto, ti dicono che sei fuori fido e devi rientrare. Fui costretto ad andare ad un usuraio. Come ha conosciuto l’usuraio? Ad Acquaviva, sono noti i nomi degli usurai. Non più di tre o quattro personaggi. Ci parlò direttamente o tramite una terza persona? Se lo conosci, anche in maniera diretta. Altrimenti, usi un tramite. Non creda sia facile ricevere soldi da un usuraio. Deve avere “pezze” dove appoggiarsi, la tua proprietà. Dove vi siete incontrati? A casa sua. Con lei aveva un fare arrogante? No, perchè loro cercano di accontentarti, a modo loro, anche perchè a loro interessa rientrare. La richiesta fu di 50 mila di interesse al mese su un milione. E le prime 50 mila dovevo anticiparle. Ciò significa che su un prestito di un milione, questo signore, già in partenza, me ne dava 950 mila. Dopo 30 giorni, o gli restituivo un milione oppure dovevo dargli altre 50 mila lire. E così via, per 12 mesi. In un anno, la somma da restituire era un milione e 600mila lire. Più le

50mila lire iniziali, fanno 650mila. Quindi, un tasso del 65%. Questo discorso vale per tutti gli usurai? No. Ci sono diversi tipi di usura. C’è chi si accontenta solo delle garanzie e chi ti minaccia. Lei è stato fortunato. Diciamo di sì. Me la sono cavata con le ipoteche. Ho firmato cambiali. Alcune volte, chiedono altre garanzie da altre persone. Parenti o conoscenti? No, sono loro stessi a dirti da chi devi rivolgerti: “se vuoi i soldi, deve firmare Tizio che è amico mio e lo conosco”. Guardi, io non condanno questo sistema. Nessuno mi ha costretto. La colpa è delle istituzioni che ci lasciano soli. Tutti sanno che le Ditte fanno i lavori e pagano a modo loro. Si parla tanto di fondo anti-usura... dopo che sei stato usurato, non prima. Ma lo Stato non ti aiuta. I più pericolosi, invece, cosa fanno per indurre al pagamento? Quando uno si affida all’usura, si mette nei guai in partenza. Si illude di risolvere il problema in un battibaleno. Non potrai mai restituire i soldi perchè non esiste un lavoro in cui si guadagna il 65%. Se ti va bene, guadagni il 15%. Va a finire che qualche mese non paghi. E cominciano le minacce, telefoniche e personali, fisiche. Paga, sennò... Usurai isolati o clan malavitosi? Ad Acquaviva, quasi nessuno ha fatto associazione. Sono singole per-

sone. Quando non sono violenti, si impossessano dei tuoi averi. La mia famiglia non sapeva nulla. Preso dalla disperazione, raccontai tutto. Dissi: aiutatemi, altrimenti un giorno o l’altro o la faccio finita o mi uccidono. Non credo che mi avrebbero fatto del male, però mi avrebbero rovinato. L’usuraio ti dice: con te ho perso. Non credergli. Hanno solo guadagnato meno. Loro non perdono mai. E le banche non aiutano? Acquaviva conta 21.500 abitanti. Abbiamo oltre 10 banche. Se una banca apre uno sportello qui, un motivo deve pure esserci. La moneta gira. Anche l’usuraio prende soldi dalla banca. Accumulano proprietà. Possono offrire garanzie. Sono clienti affidabili, per una banca che non conosce l’esatta provenienza delle garanzie offerte. Ottengono facilmente un fido. Quel fido serve all’usuraio a prestare soldi dai quali incasserà 6 o 7 volte l’interesse che paga per il fido. Capisce? Un imprenditore incontra, invece, tante difficoltà ad ottenere un prestito. C’è qualche colletto bianco che muove i fili? E’ una storia vecchia. Ed è ancora così. Sono, a volte, professionisti. Hanno partecipazioni azionarie. Hanno ottimi rapporti con il mondo del credito. Del resto, è un circolo vizioso. Nessuno può escludere che I soldi dell’usura siano riciclati in altre attività. V.A.M.


l’inchiesta

Acquaviva violenta L’altra faccia dell’usura sono le pressioni criminali di VITO A. MASTROROCCO

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cquaviva violenta. Sembra il titolo di un film. Invece, è la tragica realtà di questo imprenditore che ci racconta di come i mancati pagamenti per un debito a tassi usurari hanno prodotto azioni criminali che ricordano la Chicago di Al Capone. Solo poco tempo fa... Come funziona il meccanismo dell’usura? Non lo so. Io so soltanto che mi sono trovato di fronte ad uno stato di cose che dovevo per forza affrontare. Un bel giorno è esplosa la vicenda. Eravamo riusciti a dare vita ad una piccola iniziativa imprenditoriale. Ricevemmo l’avviso di sfratto dal locale. Ne acquistammo un altro. Il problema è che non avevamo le forze economiche per pagarlo. Vi siete rivolti ad una banca? Certo. Ma a quell’epoca non volevano concederci credito. In qualche maniera dovevamo risolvere il problema. Mio padre si rivolse a qualcuno di questi personaggi. Lo conosceva direttamente o tramite terza persona? Lo conosceva direttamente. Quando porti avanti per un certo periodo una situazione simile, non ce la fai. Non eravamo a conoscenza in famiglia di questo mutuo usurario contratto da papà. La notizia esplose come una bomba. Io ero

troppo giovane per assumere responsabilità. Di colpo, mio padre ha confessato la verità a mia madre. Era una situazione disperata, mio padre piangeva. Ogni mese ci dissanguavano. Che interesse praticavano? Questo non lo so. Ero troppo piccolo. Però, tenga conto che mio padre ci disse di avere restituito il capitale ricevuto più volte. E pretendevano continuamente interessi su interessi. Bisognava pagare mensilmente. Se suo padre non avesse pagato, sarebbero comparse minacce? Le dico soltanto che un bel mat-

tino abbiamo trovato, questo è un ricordo indelebile, una “bella” sorpresa. Con un auto di grossa cilindrata avevano sfondato la serranda e la vetrina del locale, entrando all’interno. Lasciarono, come messaggio, una bottiglia minatoria. A quel punto, sono scattate le denunce. Devo dire che mia madre è stata una donna di grande coraggio. Mio padre, nel frattempo, aveva subìto un logoramento sul piano fisico e psicologico. Al punto che ha avuto problemi di salute. Problemi seri. Mia madre ha cominciato ad affrontare da sola la situazione. Avviammo un’attività estiva in parallelo. Con i soldi guadagnati, liquidammo

Un prestito di 50 milioni di lire alla fine è costato 200 milioni. E una volta hanno sfondato la vetrina del locale con un’auto lasciando una bottiglia minatoria pian piano gli interessi. Ci restituirono pian piano gli assegni. Dopo quanto tempo siete usciti da questa storia? Dopo diversi anni. La gente prese coraggio. Cominciarono a denunciare. Lo Stato cominciò ad appoggiare la rivolta anti-usura. Noi sporgemmo denuncia in modo serio. Intervenne la Guardia di Finanza. Poi, non so perchè, finì tutto. Allora, le dico che abbiamo chiesto un prestito di 50 milioni di lire. Quel personaggio pian piano, ci ha sottratto un terreno che valeva 200 milioni. Lei conosce questa persona? Certo che lo conosco. Lo incontra tuttora per le vie di Acquaviva? Certo. Lo guarda negli occhi? Certo. E lui la guarda negli occhi? No, abbassa la testa. Per forza, deve abbassare la testa. E’ il minimo che possa fare. Io penso che un giorno ci sarà giustizia. Pensi che questa persona, alla fine, dopo tutta questa avventura, ha denunciato noi chiedendo un risarcimento per danni morali. Noi avevamo denunciato lui come avevano fatto altre persone. Da tutti i processi, è uscito indenne. Oggi, è una persona che non lavora. Ha una proprietà importante, possiede palazzi antichi. E’ un professionista? Una persona normale. Cosa pensa oggi? Penso che per lo Stato avere i soldi significa comandare. Ho l’impressione che questi tranquillamente dirigono la situazione perchè, magari, hanno gli avvocati migliori e se la cavano. N° 6 - LUGLIO 2010

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l’inchiesta

Usura: morte civile, ma niente soldi senza reddito Parla Paolo Piscazzi, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Cassano e Tolve “Questo è un momento in cui le imprese sono particolarmente fragili, manca la mentalità. In molti le considerano come mucche da mungere” di VITO A. MASTROROCCO

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aolo Piscazzi è ingegnere, libero professionista a Cassano Murge. Ed è anche presidente della Banca di Credito Cooperativo di Cassano e Tolve. “Il nostro scopo sociale è la promozione delle comunità servite, lo sviluppo sostenibile del territorio e la tenuta delle collettività”. Questo non significa che la Bcc abbia intenzione di “finanziare soggetti che non hanno merito creditizio. Tenga conto che siamo soggette al controllo dell’organo di vigilanza”. D’accordo, ma una banca finanzia lo sviluppo. “Certo, ma solo le imprese in grado di sopravvivere; quelle che non hanno i requisiti di finanziabilità, vanno espulse dal mercato”. 10, 7, 3, 12 Ma ci deve essere un motivo per cui ci sono imprese che non offrono garanzie e che mandano gli assegni al notaio: “Questo è un momento in cui le imprese sono particolarmente fragili”. Sarà il vento che spira dalla Grecia. “No, il problema è di mentalità. Le imprese, da noi, non sono viste come l’animale da tiro che ci aiuta ad arare il campo e va nutrito. Sono mucche da

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mungere”. In sostanza, mettono su un’impresa dalla sera alla mattina, con mezzi scarsi. Ci si affida, per Piscazzi, da subito al sostegno della banca. “Poi, sa che fanno? Producono 10. Anzichè lasciarne saggiamente 7 in azienda, per progettarne lo sviluppo, estraendone 3, ne estraggono 12”. Questo andazzo è andato avanti nella convinzione di potere evadere il fisco. “le Aziende chiudevano in rosso i propri bilanci”. Oggi, non è più possibile.

Paolo Piscazzi

RISORSE OCCULTE? “In passato, contava la conoscenza personale con il cliente. Adesso, il sistema informatico ci fornisce in automatico i dati dell’azienda e dice di non andare avanti”. D’accordo, ma i soldi che finiscono nelle banche non vengono da Marte, ma dalle comunità che, poi, non ricevono in egual misura. “Le ripeto: i dati patrimoniali, reddituali, di bilancio sono immessi nella scatolina magica. Ed il computer mi dice sì, no, nì”. Sì, ma immaginate cosa può saperne la centrale direzionale di una banca della Padania delle cose di Acquaviva. “Per le Bcc vale ancora il discorso della conoscenza diretta delle persone, della loro moralità e... delle loro risorse occulte”. Come occulte?

“Sappiamo che il personaggio non ha solo lo stipendio. Quando esce dall’ufficio, coltiva il campicello, fa il piastrellista per conto proprio. Ha redditi non documentabili”. Piscazzi, è assai chiaro. Non serve avere un patrimonio. “Non finanziamo imprese con decine di milioni di patrimonio che magari non producono reddito. Lei finanzierebbe un’azienda che produce frigoriferi al polo Nord e che non si regge sul piano commerciale? Se poi va in crisi, metterà le mani sul patrimonio, il che è sgradevole”. L’USURA? MORTE CIVILE E se il credito va in sofferenza, non maturano più interessi. Bi-

sogna attendere anni prima che sia venduto all’asta un immobile che, alla fine, sarà svalutato. E le svalutazioni vengono detratte dagli utili. Sì, ma perchè gli interessi sui depositi sono bassi? “Noi abbiamo dei costi sugli immobili, il personale, le reti telematiche, tecnologiche, luce, telefoni. La forbice tra tassi attivi e passivi deve essere di almeno 4 o 5 punti per coprire i costi ed ottenere un utile. Se usciamo dal mercato, siamo assorbiti da una banca più grande”. Usura? “Sa quanta gente disperata si rivolge da noi? Troppo tardi. Devono venire qui, prima di andare dall’usuraio. E se non riceve risposte da noi, deve chiudere l’azienda. Rivolgersi all’usuraio, è la morte civile”.


A cquaviva delle Fonti

Il caso “salentino”

Una antica chiesetta ristrutturata al centro di polemiche estive sui media di ROBERTO PETRUZZELLIS

La chiesetta prima e dopo la ristrutturazione

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n queste settimane un caso scottante ha cavalcato l’onda mediatica del web, sulla piattaforma virtuale di Facebook, finendo poi anche sulle pagine di importanti quotidiani. Austacio Busto, archeologo, è colui il quale ha sollevato il caso. UNO SCEMPIO La vicenda riguarda un antica chiesetta, situata in contrada “salentino” a circa 2 km da Acquaviva, trasformata in villetta privata con piscina. “La chiesetta è sottoposta a due vincoli uno archeologico e uno architettonico”, ci dice Busto. E poi continua:“sono stati eseguiti dei lavori edilizi totalmente abusivi, e la cosa più grave e penalmente perseguibile è che manca la richiesta per ottenere l’autorizzazione della Soprintendenza di Bari per realizzare tale scempio”. ANTICHE TOMBE Il proprietario, Nicola Bertini, nel realizzare i lavori avrebbe distrutto la presenza e le tracce di antichi affreschi bizantini che ornavano le mura interne della cappella e che fino agli anni ‘70 erano visibili e databili. “Non si è reso conto di aver negato per sempre l’occasione di accertare e datare la presenza sotterranea di una più antica chiesa paleocristiana. Inoltre tutta l’area intorno alla chiesa è colma di sepolture. Il defunto che, in vita, aveva ricoperto un alto ruolo sociale aveva diritto ad essere sepolto il più vicino possibile al luogo più sacro dell’edificio, l’altare”. Il proprietario, per Busto, ha scavato su una zona vincolata. “Sono venuto recentemente a conoscenza del fatto che lui ha richiesto alla soprintendenza il permesso di realizzare un’autocisterna, ricevendo ovviamente un secco no e, in barba alle diposizioni del ministero, ha concretizzato una bella piscina completando del tutto lo scempio” LA PISCINA Nel 1955 è stato posto il vincolo architettonico, riguardante l’edificio. Nel 1981 è stato posto il vinco-

lo archeologico che tutela tutto ciò che è nel sottosuolo. Busto si dice certo che, per legge, tutto ciò che si trova già a 25 cm di profondità è di proprietà dello stato, un bene comune. “Scavando nel sottosuolo per rifare le fondamenta e per realizzare la piscina si danneggiano i reperti archeologici. Io non so se il

proprietario li abbia ritrovati e tenuti per sè. Un cittadino di uno stato deve rispettare le regole. Quindi, lo scempio non è affatto attribuibile alle istituzioni bensì al proprietario”. UNA QUESTIONE POLITICA? Si difende, Nicola Bertini. E pas-

La versione di Bertini LO SCEMPIO E’ DELLE ISTITUZIONI Ecco la storia presentata da Nicola Bertini. Ad inizio degli anni ‘90 è divenuto proprietario dell’area circostante la chiesetta. Ci mostra delle vecchie foto in bianco e nero dove si nota chiaramente che i muri della cappella erano da tempo pericolanti tanto da rendere impossibile l’avvicinamento. “Ricordo - ci spiega Bertini - che sollecitai il precedente proprietario e i suoi figli a prendere provvedimenti, perché in quelle condizioni non potevo iniziare i lavori nella mia proprietà”. IL DIRITTO DI PRELAZIONE “Nel Marzo 2006, spiega ancora Bertini, il ministero dei Beni Culturali, informato dell’atto di vendita del bene, non ha esercitato il suo diritto di prelazione, data l’esistenza di un pesante vincolo”. Arriviamo cosi al 2007. Bertini riesce ad entrare in possesso della particella di terreno e della chiesetta costruita su di esso. Hanno inizio i lavori di ristrutturazione e rifacimento. Mancano, però, le concessioni edilizie del Comune di Acquaviva. Quindi tutte le opere realizzate sono da considerarsi abusive. Mancano l’autorizzazione e la supervisione tecnica dei lavori edilizi da parte della Soprintendenza di Bari. IL MIO RISPETTO Bertini a sua difesa ci ha detto che “sin dal 1955, quando l’antico rudere aveva ottenuto il vincolo dalla soprintendenza, nessuno (nè il vecchio proprietario nè le istituzioni) aveva mosso un dito per recuperare e valorizzare la vecchia cappella. La chiesetta era divenuta una stalla, l’area circostante una discarica a cielo aperto per i rifiuti agricoli e industriali. Quando entrai in possesso della chiesetta i funzionari della soprintendenza di Bari mi dissero che serviva un immane lavoro di rifacimento e ristrutturazione che richiedeva una ingente somma di denaro di

sa al contrattacco. “Chi è Busto, chi è? - Ci dice visibilmente infervorato - non è autorizzato dalla soprintendenza, non è autorizzato dal comune di Acquaviva è solo un cittadino che a tempo perso si occupa di queste cose”. E poi continua ancora “forse voleva lui l’incarico per tutelare la zona e la chiesetta? Io non lo so. Oppure c’è, e sono certo di questo, di mezzo un contrasto politico dato che io sono di destra e lui è di sinistra? Questa la replica di Austacio Busto: “io non ricopro alcun ruolo politico, nel 2005 ero consigliere di opposizione ma adesso non lo sono più; lo stesso proprietario non ricopre nessuna carica politica quindi buttare la vicenda su un piano politico mi sembra un becero tentativo di strumentalizzare la questione”. Ma veniamo alla storia, raccontata da Bertini che tanto infiamma i media.

cui io non disponevo. Quindi, siccome faccio il costruttore, decisi di iniziare i lavori, cercando di seguire scrupolosamente le linee antiche della chiesa e farla somigliare il più possibile alla costruzione precedente. Ho rispettato tutte le volumetrie e le cubature”. E LA PISCINA? E come la mettiamo con la piscina? “Non ho scavato in profondità, ho rispettato il vincolo archeologico posto sull’area. Sono stato accusato di aver distrutto gli affreschi ornamentali all’interno della cappella e per questo il ministero dei Beni Culturali pretende circa 60.000 euro di risarcimento. Ricordo che un funzionario della soprintendenza mi disse chiaramente che quegli affreschi erano di rozza fattura e non databili e adesso pretendono da me un risarcimento danni!”. È ancora Bertini che parla:“lo scempio di cui tanto parla Busto non è mio ma è stato compiuto dalle amministrazioni che negli anni 80 hanno perso un importante finanziamento per poter espropriare l’area di Salentino compresa la chiesetta e realizzare quel famoso Parco Archeologico di cui tanto si parlava. IL PARCO ARCHEOLOGICO Si pensava anche ad un Parco Archeologico. Uno degli ideatori del progetto è stato Alberto Della Corte, architetto ed attuale assessore all’Urbanistica del comune di Acquaviva delle Fonti, il quale assieme a tutti gli altri componenti il gruppo “Architetti Associati di Acquaviva” cercarono invano di concretizzare la realizzazione di questo ambizioso progetto. Ricordo che nel 1986 con un immane sforzo riuscimmo a intercettare circa 12 miliardi di vecchie lire dai residui passivi della Regione Puglia adibiti proprio all’utilizzo di questi progetti”. Di quel progetto però non se ne fece nulla. I finanziamenti regionali andarono perduti. Storie di ordinaria trascuratezza. Se le istituzioni sono carenti, presto o tardi accade qualcosa. R.P.. N° 6 - LUGLIO 2010

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A cquaviva delle Fonti

Un consiglio comunale davvero piccolo piccolo Maggioranza insussistente con le prime crepe di MIMMO FERRANTE

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n Consiglio comunale piccolo piccolo, come il borghese del film drammatico di Mario Monicelli interpretato da Alberto Sordi. Del tutto inconcludente. A parti inverse, si recita lo stesso copione degli ultimi anni. Il castello di carta inizia a cadere, o quantomeno mostra i primi segni di cedimento. Sarà la cosiddetta e famosa crisi del terzo mese! Erano assenti i due consiglieri dell’Udc, Francesco Attollino e Vincenzo Caporusso, ed il consigliere di Io Sud, Roberto Tisci. Assenze pesanti perchè non garantivano alla maggioranza il mantenimento del numero legale necessario a svolgere i lavori del Consiglio. La minoranza decideva allora di non lasciare l’aula, data la oggettiva posizione di forza in cui si veniva a trovare per condurre i lavori. L’ORDINE DEL GIORNO Si doveva esaminare il bilancio consuntivo, un piano per la razionalizzazione di alcune spese, imposto dalla finanziaria del 2008, una variazione di bilancio di 13mila euro da stornare dal capitolo riguardante lo Sport per finanziare l’estate acquavivese. Quest’ultimo

mancava di un progetto, una bozza di programma o una vaga idea di ciò che si intende finanziare, anche per giustificare l’esigenza di questa variazione. Su cinque punti all’ordine del giorno due sono stati votati (approvazione dei verbali delle sedute precedenti e la suddetta variazione di bilancio), il resto è stato rinviato. IL SUONO DEL SILENZIO Un po’ smarriti, forse solo un po’ timidi o impreparati, sicuramente insicuri, i consiglieri comunali di maggioranza. Assenti dal dibattito, quasi che non importasse loro poi così molto di ciò di cui si discuteva. Qualche intervento di breve durata da parte di Domenico Tria e Immacolata Morano del Pd. Il resto è noia. Forse, c’è una epidemia generale di mutismo, ma agli attacchi delle opposizioni, spesso ben calibrati ed in qualche caso decisamente bislacchi, la maggioranza ha taciuto. Solo chi non fa non sbaglia mai. Il Sindaco non è stato da meno. Quando si è trattato di relazionare sul rendiconto dell’esercizio finanziario 2009, ha pensato bene di fare una dichiarazione di tre minuti, in cui si citava solo qualche numero sparso qua e là, nulla più. Ovviamente l’opposizione ha colto la palla al balzo e

Inadeguati

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istilli non deve nemmeno parlare in Aula. E quando parla, deve dire cose piacevoli. Guai, a discettare di ex 167, ad esempio. L’avv. Angelo Maurizio, presidente del Consiglio, non lo tollera. Un Presidente di parte, fazioso, niente affatto sereno, indisponente. Sembra messo lì apposta per far tacere Pistilli. Fioccano le battute sarcastiche tra i cittadini: “Maurizio ha vecchi conti da saldare con Pistilli!”. Ma un Presidente che, con totale mancanza di senso delle proporzioni, si paragona a Gianfranco Fini in Aula esprime concetti pesanti in maniera leggera. Ad un certo punto, Pistilli ha chiesto il motivo

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ha infilzato un intero braccio nella piaga, scandalizzandosi per la mancanza di una approfondita ed organica analisi del conto consuntivo. Stessa sorte per l’altro dispositivo portato in aula, il già citato Piano Triennale per la razionalizzazione di alcune spese. IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO L’avvocato Angelo Maurizio (IdV) è stato oggetto di una vivace contestazione da parte dei consiglieri di centrodestra durante tutta la seduta. Francesco Montenegro (PdL) ha addirittura messo in discussione la legittimità della sua elezione a presidente del Con-

per il quale a lui viene tolta sistematicamente la parola, mentre Maurizio va in tv a fare comizi. L’avvocato, anzichè rientrare nel suo ruolo, ha ingaggiato con il consigliere di opposizione un duetto, dimostrando le presunte insufficienze della precedente Giunta. Non gli compete. Per questo, c’è il capogruppo. Quale migliore occasione per le opposizioni! Le assenze rendevano risicata la maggioranza. La minoranza in qualunque momento avrebbe potuto abbandonare l’Aula, specie a fronte dell’atteggiamento dell’avv. Maurizio inadeguato al ruolo. Più volte, Marcello Carucci (Sel), avvicinatosi ai giornalisti: “ma che stiamo a fare ancora qui? Perchè non abbandoniamo l’Aula?”. Perchè Pistilli e Claudio Giorgio non hanno ab-

siglio. Monta insoddisfazione. Le dimissioni di Angelo Maurizio vengono considerate da taluno come un rimedio all’inadeguatezza. L’avvocato è uomo che conosce la politica e, tornando sui banchi della maggioranza, potrebbe aiutare i consiglieri ad uscire da una condizione psicologica quasi di soggezione. Le competenze vanno usate dove sono più opportune. La speranza dei cittadini è che la maggioranza utilizzi il periodo estivo per studiare e presentarsi al meglio agli esami di riparazione a settembre. Gli acquavivesi non vogliono scoprire di aver sostituito un vuoto di classe dirigente con un altro.

bandonato l’Aula? Di fronte all’insulsaggine, un’opposizione fa saltare il tavolo, per poi riferire in piazza. Invece, no. Perchè? L’ingenuo crederebbe ad un senso delle istituzioni. Perchè Michele Petruzzellis sembra assumere comportamenti concilianti? Chi ha guidato la Provincia di Bari per lungo tempo non ha solo competenza tecnica, amministrativa. E’ anche smaliziato sul piano politico. Di Acquaviva conosce pregi e difetti, visto che è stato già Assessore, in epoche non remote. Una domanda tira l’altra. Cosa ha spinto Petruzzellis a candidarsi Sindaco di questa città? L’amore per Acquaviva. Sta bene. Siamo tutti in attesa del Prg. Ma questa è un’altra storia. Valentino Sgaramella


A cquaviva delle Fonti

Ex 167: è qui la festa Ipotesi sulla assenze dei tre consiglieri di maggioranza in Aula La zona ex 167

Chi comanda davvero ad Acquaviva? I padri politici del centrosinistra di oggi, che sono anche i padri di Pistilli. Molti oggi sono nell’IdV

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ira e rigira, il bubbone si chiama ex 167. Prima domanda: quando Francesco Pistilli si è reso conto che in Aula mancavano 3 consiglieri di maggioranza, perchè non ha abbandonato i lavori? Era un segnale di distensione alla maggioranza? Se fosse stato accolto, l’appoggio dei 3 assenti sarebbe divenuto ininfluente e la giunta Squicciarini sarebbe passata sotto controllo di Pistilli. Magari le verità fossero così semplici. Seconda domanda: perchè tre consiglieri di maggioranza erano assenti all’ultimo Consiglio comunale? Tutti hanno pensato che volessero più visibilità, alzare il prezzo della loro collaborazione. Tre mesi dopo le elezioni? Non regge, come ipotesi. C’è dell’altro. E non è questione di poltrone, sono già soddisfatti. La posta in gioco, infatti, è alta. CHE POTEVO FARE IO? Procediamo razionalmente. Pistilli, in Aula, ha affermato che il bubbone ex 167 è stato architettato dal centrosinistra. Ha dimenticato il resto della narrazione. Da consigliere di opposizione, Pistilli, era paladino di proprietari e soci assegnatari della zona Peep. Quando è divenuto Sindaco, ha cambiato idea, proseguendo nel braccio di ferro con questi e cancellando con un colpo di spugna

il suo passato politico, affidandosi alla triade composta dall’ex Segretario generale Domenico Orofino, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico, Giovanni Di Donna ed il consulente legale Franco Gagliardi La Gala. “Che potevo fare io se i provvedimenti che adottavo, alcuni proprietari me li impugnavano?”. Questa, la difesa dell’ex Sindaco in Aula. Lo accusano, ora, di non avere risolto il problema. PISTILLI E LA DELIBERA 506 I padri di questo centrosinistra affidarono, in maniera virtuale (ci mancherebbe altro), a Pistilli il compito di sbrogliare la matassa ex 167. Ecco una delle prove della continuità. Pistilli, quando era all’opposizione, il 23 gennaio 1998 presentava una mozione con cui si chiedeva la revoca di una delibera, la numero 506 del 7 giugno 1996. Sindaco pro-tempore era Vito Antonio Santamaria. Nella mozione leggiamo: “La delibera è illegittima perchè, tra i presenti, c’è l’assessore Lattarulo, assegnatario di alloggi popolari nell’area ex 167”. E’ evidente il conflitto di interessi tra l’assessore che decide il prezzo al metro quadro delle aree, essendo egli stesso parte in causa. Il Comune avrebbe dovuto versare ai proprietari dei suoli 55 mila lire al metro quadro, in cambio dell’esproprio. Lo stesso prezzo

che i soci assegnatari delle cooperative avrebbero pagato, a loro volta, al Comune in cambio degli alloggi popolari. In quella riunione di Giunta, gli assessori Michele Petruzzellis e Francesco Martielli erano assenti. La mozione Pistilli, che definiva illecita la delibera, viene approvata nel 1998 perchè la maggioranza abbandona l’Aula al momento del voto. Uno si aspetta che Pistilli, da Sindaco, tutto possa fare tranne che riesumare la delibera contro la quale si era fieramente battuto. Ebbene, da Sindaco, Pistilli adotta uno schema di transazione con le cooperative edilizie ripartendo, in premessa, dalla stessa delibera del 1996. Il parere favorevole di legittimità e la firma alla transazione vengono concessi dal Segretario Orofino. I TRE ASSENTI Ma questo è solo un esempio. Se ne potrebbero fare tanti altri. Oggi, la Giunta Squicciarini si è come bloccata. Allora, azzardiamo un’ipotesi che spiegherebbe l’assenza dei 3 consiglieri. Potrebbe covare un conflitto sotterraneo nella maggioranza. Due anime si confrontano? Qualcuno vorrebbe proseguire nel solco tracciato da Pistilli che, a sua volta, si inseriva nel solco tracciato dagli inventori della ex 167, ossia i padri di questo centrosini-

stra odierno. Ossia, continuare il braccio di ferro nelle aule giudiziarie. Non è detto che tutti i consiglieri siano yes man. Potrebbe darsi che qualcuno, per esempio i tre assenti, dicano no. PADRI E FIGLI Altro elemento che fa pensare è che Pistilli non ha fatto altro che fare riferimenti alla ex 167, per tutta la durata del Consiglio comunale. E, fateci caso, il presidente del Consiglio, in tali occasioni toglieva la parola all’ex Sindaco: “lei sta uscendo fuori tema”. Ed è lo stesso Angelo Maurizio, già Assessore nella giunta guidata da Nicola D’Ambrosio, di centrosinistra. Un’Amministrazione con responsabilità notevoli in merito alla questione ex 167, sin dal momento in cui il Piano di zona veniva annullato, con sentenza definitiva, dal Consiglio di Stato nel 1994. Ma in quella Giunta, con Maurizio, c’erano uomini che oggi fanno parte dell’IdV. Tutti ex democristiani: Carlo Laera, Leonardo Mastrorocco, Angelo Maurizio e Franco Solazzo. Mastrorocco è attuale Assessore. Maurizio è presidente del Consiglio. Laera è l’ex Sindaco grande stratega dell’IdV. Avanti tutta. E’ qui la festa. V.S. N° 6 - LUGLIO 2010

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A cquaviva delle Fonti

Teatro Porte Aperte, successo della danzatrice acquavivese Floriana Giorgio protagonista a Torre del Lago di ISABELLA GIORGIO

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rande successo di pubblico e di critica per la performance conclusiva della tre giorni di stage e laboratori gratuiti di danza a Torre del Lago (Lucca) tenuti dal coreografo barese Ernesto Valenzano del Bari Ballet Company organizzati dalla Fondazione Festival Pucciniano in occasione della seconda edizione del Teatro Porte Aperte. Protagonista di questa importante iniziativa l’acquavivese Floriana Giorgio, designer industriale, insegnante di danza classica e prima ballerina del B. B. C. “È stata un’esperienza unica - riferisce entusiasta Floriana Giorgio - abbiamo ricevuto numerosi complimenti non solo per come abbiamo ballato, ma soprattutto per come abbiamo gestito il tutto, per l’atmosfera familiare che si è venuta a creare con gli oltre sessanta allievi che hanno frequentato il nostro stage di danza classica, contemporanea e il laboratorio coreografico. Ernesto Valenzano è stato chiamato dalla Fondazione Festival Pucciniano come coreografo e insegnante di danza per questa importante vetrina. Lui

ha scelto me come sua assistente durante le lezioni e come prima ballerina dello spettacolo finale. Insieme a Chiara Cinquini abbiamo selezionato i venti studenti più meritevoli e montato parte dello spettacolo “Genesi” presentato nell’anfiteatro del Gran Teatro di Torre del Lago, nei pressi di Viareggio. Floriana Giorgio ha così proseguito: “Abbiamo voluto condividere questa nostra esperienza professionale per dire che noi ci siamo, vogliamo fare qui nei nostri paesi qualcosa, crescere e far crescere”. “Una realtà barese è stata molto apprezzata dalla Fondazione Pucciniana, ci auguriamo che si pongano le basi per avviare collaborazioni future. Il Bari Ballet Company ha in cantiere un nuovo spettacolo alla cui preparazione lavoreremo in questi mesi estivi e tanti altri progetti per il prossimo anno”. Una comunità, quella acquavivese, che si sente fiera e riconoscente per questo successo. In questo territorio giovani danzatori trasmettono la propria passione per questa arte alle giovani generazioni mettendo a loro disposizione talento, tecnica ed esperienza.

Matching 2010 ad Acquaviva

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e aziende, oggi più che mai, hanno bisogno di interscambi, di fare rete e di creare sinergie per ottimizzare le risorse e cercare di ampliare al massimo le proprie possibilità di business. Nel patrimonio che caratterizza le imprese italiane, cioè la piccola dimensione integrata in una rete, il Matching è un’occasione per costruire ulteriormente la rete tra le imprese e farla diventare la chiave di successo per superare la crisi. Matching come dialogo, momento di scambio, di conoscenza e di approfondimento di opportunità e crescita.

Se ne è parlato ad Acquaviva in un incontro promosso da Cofidi, Cna e Cdo in cui, moderati dal Presidente Cofidi Puglia Vito Antonio Santamaria, hanno discusso presso la Sala riunioni Montazzì Gianluca Barbabà (Direttore di Compagnia delle Opere Basilicata) e gli imprenditori locali Salvatore Savino (Next Direct), Angelo Colafemmina (Teorema) e Franco De Bellis (Montazzì). L’incontro di Acquaviva è stato realizzato anche in preparazione dell’ormai tradizionale edizione di Matching “Conoscere per crescere – To Know, To Grow”, che si svolgerà dal 22 al 24 novembre 2010 nella cornice di Fieramilano a Rho (MI). Il titolo ed il tema dell’incontro sono chiari. E’ necessario, infatti individuare un dato fondamentale della cultura imprenditoriale: la conoscenza, che abbraccia tutto ciò che

riguarda la vita e lo sviluppo dell’impresa e lo sviluppo delle relazioni di business. Il Matching è un’occasione unica per l’imprenditore per guardare ai mercati, internazionalizzare la propria azienda, fare innovazione, selezionare nuovi fornitori e conoscere potenziali clienti. Matching, si basa sulla programmazione di incontri fra i partecipanti. Infatti, grazie alla realizzazione di una agenda di appuntamenti personalizzata, ogni azienda partecipante metterà in rete la propria capacità di offerta attraverso un’analisi dei propri bisogni. Con questa iniziativa si è voluto offrire alle imprese locali un’opportunità di crescita, in un momento difficile che altre imprese, in altre zone d’Italia, hanno dimostrato di saper cogliere. N° 6 - LUGLIO 2010

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Turi

Il Gigantelli-quattro è servito T E’ stato un mese davvero turbolento per la politica amministrativa di Turi utto viene da lontano, da quando il dott. Vincenzo Gigantelli e la sua lista ‘Turi nel Cuore’ hanno vinto alla grande, con oltre il 50% dei voti, le elezioni amministrative del 2007, e si sono insediati all’interno del Municipio. Tra neo Sindaco e consiglieri fu fatto un accordo non scritto che avrebbe permesso a tutti coloro che avevano collaborato alla riuscita di questo straordinario risultato elettorale di sedere per almeno un anno nelle fila della giunta con un incarico assessorile. E come in tutti i libri di storia, anche quello che sarà scritto tra qualche anno su Turi, riporterà il ‘tradimento’ di qualcuno vicino al potere. I rimpasti, che Gigantelli aveva fatto annualmente con regolare tempismo ad inizio primavera, quest’anno hanno avuto un grosso intoppo: il ritorno sui propri passi di un assessore che, a quanto pare, ha rinnegato di aver fatto accordi una volta insediatosi nel Gigantelli-due. Da lì sono cominciati giochi di potere, ricatti, piccole prese di posizione, assenze ingiustificate in Consiglio comunale e, ovviamente, tante litigate e parole grosse nelle camere del Municipio. Per risolvere questa ingarbu-

Un momento del Consiglio comunale di Turi

gliata situazione il Sindaco – e sembra di raccontare la storia di una vita fa tanti sono gli avvenimenti avvenuti finora – ha azzerato a metà giugno tutte le deleghe e nominato i nuovi assessori, tagliando fuori l’assessore esterno Antonio Tateo, Modesto Cazzetta e Giacomo Valentini. Di contro, sono entrati in squadra Vito Totaro e Giampiero Luisi che si sono affiancati alla giunta composta da D’autilia, D’Addabbo, Tundo e De Florio. In tutto sono rimasti

Una matassa da sbrogliare

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ndiamo per gradi. 16 giugno, convocazione urgente del Consiglio Comunale per l’approvazione dello schema di convenzione per la redazione del PIST (Piano Integrato di Sviluppo Territoriale). Presenti in aula tutta l’opposizione, la giunta e un consigliere di maggioranza. Assenti i dissidenti Palasciano, Luisi e Totaro, aventi tutti e tre voglia di riscatto per le promesse non mantenute dal Sindaco di farli subentrare nel gruppo degli assessori. Il Consiglio si interrompe quando viene a mancare il numero legale e la seduta viene data deserta, benchè si fosse parlato per oltre un’ora e mezza. 17 giugno. Consiglio comunale più unico che raro. Presente la minoranza e il solo Sindaco a fare le veci di tutta la maggioranza.

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in sei. E questo è stato il quarto rimpasto in tre anni. Ma per arrivare a tale situazione di apparente chiarezza e calma, che di lì a poco è ri-sprofondata nel baratro, ci sono voluti tre consigli comunali in altrettanti giorni: 16, 17 e 18 giugno. Al terzo giorno, parafrasando le Sacre Scritture, la giuntà è risorta. Tutti gli assessori sapevano dove sedersi senza aver idea di cosa si sarebbero occupati, visto che le deleghe non sono ancora state assegnate ufficialmente.

In quell’occasione Gigantelli apre a sinistra. Mancando il numero legale si rimanda al giorno dopo il Consiglio. 18 giugno. Praticamente tutti presenti, tranne l’assessore Valentini che pochi giorni prima, mentre era impegnato in Marocco per impegni istituzionali, era stato defenestrato per far posto ai nuovi assessori di cui abbiamo accennato nell’articolo precedente. La maggioranza vota il PIST tra le polemiche di un’opposizione che pretende di avere degli interlocutori per ogni argomento di cui discutere. La giunta c’è, le deleghe no. Tutto risolto? Macchè. Dopo il toto assessori è toccato al toto vicesindaco. Oltre al rimpasto di giunta pareva che ci sarebbe stato anche un avvicendamento sulla sedia del braccio destro del sindaco: Paolo Tundo avrebbe preso il posto di Franco D’Addabbo, forte degli oltre 400 voti portati a casa nella campagna elettorale. Ma anche in questo caso, beghe personali,

Vincenzo Gigantelli

incomprensioni e sottoscrizioni fantasma hanno fatto concludere tutto in una bolla di sapone. Tundo non ha ottenuto il ruolo che sognava da tre anni e di rimando ha sparato a zero su due componenti della giunta: Teresa De Florio e Gianfranco D’Autilia, rei, secondo lui, di aver rinnegato la voglia di fargli ricoprire l’incarico di vicesindaco il giorno dopo aver accettato la sua proposta. La De Florio non le ha mandate a dire, dicendo di non aver sottoscritto nessun accordo ma di essersi comunque fatta carico di una lettera al Sindaco in cui riservava delle perplessità su questo ennesimo cambio di poltrone. In realtà, il cambio di rotta dell’assessora alla Polizia Municipale sembra non sia avvenuto per caso: pare che ci sia stata una telefonata fatta in viva voce in cui Tundo ha detto qualcosa riferito alla dott.ssa De Florio, presente dall’altro capo del telefono, che la stessa non ha proprio mandato giù, rinnegando la voglia di averlo come vicesindaco. Ma questo rimane un mistero.


Turi Attacchi pesantissimi, minacce di morte ed una mancata presa di responsabilità delle forze della maggioranza alla base delle dimissioni del sindaco, poi ritirate

Senza sindaco per tre giorni P

roprio a causa delle infinite diatribe createsi all’interno della maggioranza, nella mattinata del 12 luglio, il Sindaco Gigantelli ha preso carta e penna e ha scritto la lettera di dimissioni indirizzata alla Segretaria Generale, dott.ssa Angela Anglana. Nel documento, Gigantelli ha ricordato la trasparenza delle azioni di governo intraprese in tre anni, le scelte positive fatte che “produrranno benefici per la cittadinanza tutta” e i “grandi passi” fatti per il PIP, con procedure di Project Financing, e PUG. Il Sinda-

Vito Totaro

co ha sottolineato il fatto di aver completato e migliorato le opere pubbliche programmate dalla precedente amministrazione, di non aver contratto alcun mutuo e di aver risanato, in parte, la disastrosa situazione economica del Comune di Turi Ha posto alla base delle sue dimissioni “gli attacchi infamanti, violentissimi e maleducati” ricevuti. Ha anche accusato la minoranza di non essere stata abbastanza solidale con lui quando sono giunte minacce di morte rivolte alla sua persona.

Giampiero Luisi

Inoltre, ha riconosciuto la mancata presa di responsabilità delle forze che compongono la maggioranza consiliare, forze che non hanno recepito per nulla la sua richiesta di responsabilizzazione, atto indispensabile per continuare a fare un gioco di squadra leale e collaborativo e non già un inutile esercizio di protagonismo e personalismo. Ha accusato anche la sua maggioranza di non aver dimostrato quello spirito di gruppo e di servizio che, al di là della logica dei numeri “(che pur vi sono!)” devono caratterizzare una maggioranza che intende realizzare un Programma ambizioso senza inutili perdite di tempo. Ha concluso facendo riferimento alla scelta vincente di aver delegato un componente esterno, la cui produttività è sotto gli occhi di tutti, ma che ora è fuori dalla

giunta dopo due anni, e con i ringraziamenti al lavoro profuso dalla Segretaria Generale. E così, dopo i due consigli convocati dal vice-sindaco il 14 e 15 luglio, in cui si sarebbe dovuto prendere atto delle dimissioni del sindaco, andati deserti, Gigantelli ha ritirato le dimissioni dopo l’”incondizionata fiducia” riposta nella sua persona dai componenti di maggioranza e palesata in manifesti pubblici Anche in questo caso non sono mancati attacchi alla minoranza, rea, stavolta, di aver mostrato, con la propria assenza durante le due convocazioni dei consigli, “la mancanza di disponibilità al confronto ed al rispetto delle istituzioni” e l’aver ancora una volta diffamato sé e molti dei componenti della maggioranza sia sul piano politico che personale. N° 6 - LUGLIO 2010

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Alberobello

Alberobello, come ti senti? privacy dei cittadini. Ma a noi non interessano numeri, statistiche, nomi e cognomi. Vogliamo capire il perchè di un disagio. Un labirinto. E ancora, pare che il primo cittadino abbia risposto che la stessa richiesta era giunta da un altro organo di informazione, negandola ovviamente. Perchè fare 2 pesi e 2 misure, si chiedeva il Sindaco? VA TUTTO BENE

di VALENTINO SGARAMELLA

Un malessere latente nei giovani di questa città può bastare a spiegare i troppi suicidi di questi mesi? I problemi vanno affrontati, non nascosti

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osa accade ad Alberobello In questi ultimi mesi? Sei suicidi in breve tempo, soltanto casualità o sintomo di un malessere diffuso? Ragazzi, per lo più. Lo sapevamo da mesi. Ne parlano con l’aria di chi, ormai, è assuefatto e non si indigna più. Anzi, più il disturbo sociale è inquietante, più è forte il desiderio della sua rimozione. Ma dietro un apparente gelo, l’amarezza cova profonda. “Alberobello? Un’isola felice. C’è benessere, turismo, tranquillità. Non c’è criminalità”. Quando affronti l’argomento, distolgono lo sguardo. Il fastidio lo percepisci. Non è fastidio. E’ il senso della impotenza collettiva. A volte, si esorcizzano i proble-

Perchè chiudere sempre gli occhi?

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er avere un quadro complessivo della situazione non potevamo non partire dal Comune. Ci siamo dunque rivolti ai Servizi Sociali per saperne di più sulla questione, nostro intento era di chiedere se fossero stati realizzati studi ed analisi sulle cause di questo evidente ma sottaciuto problema: quello del disagio giovanile. Avremmo voluto chiedere cosa è stato fatto, cosa si vuole fare, quali strade intende percorrere l’amministrazione per cercare di prevenire, e comunque tenere sotto controllo, un fenomeno che a noi preoccupa molto.

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mi, rimuovendoli. UN LABIRINTO Intere mattinate ad Alberobello. Cerchiamo addetti ai lavori. La psichiatra ci dice che la nuova normativa le impedisce di rilasciare interviste. Bisogna rivolgersi a Bari, al Dirigente del servizio. Ma non vive sul posto. Cosa può saperne del disagio interiore dei ragazzi alberobellesi? Ci avrebbe fornito numeri, statistiche. Da soli non servono. A palazzo di città ci aiuteranno. A piano terra, c’è l’assistente sociale che lavora per conto del Comune. Persona assolutamente disponibile. C’è solo una questioncella. Bisogna chiedere il permesso al Sindaco. Ed il Sindaco impedisce l’intervista. Sembra abbia risposto che la questione è delicata perchè c’è di mezzo la

Non ci interessa il singolo dato sensibile. Né le singole storie. Quello che noi cerchiamo di conoscere e trasmettere ai nostri lettori sono semplici informazioni sulla situazione esistente. Le domande che avremmo posto sono legate non, lo ripetiamo, alla conoscenza dei nomi e cognomi delle persone suicidate. Quei nomi, tra l’altro, sono sulla bocca di tutti e le loro storie ben note all’opinione pubblica. L’intento era quello di capire se il Comune ha una conoscenza generale del problema, se ci si preoccupa o meno di questi disagi, delle persone che vivono situazioni-limite. Se si intende o meno fare qualcosa per cercare di non far chiudere il Consultorio. Avremmo voluto conoscere lo stato di salute della qualità della vita di Alberobello attraverso le parole

Da un Sindaco socialista, ci aspettavamo qualcosa di più. Il primo cittadino è uno di sinistra da sempre. Uno di quelli che ha fatto il ‘68. E’ uno che conosce bene, per averla letta, cosa sia per Marx la condizione di “alienazione”. Un Sindaco dovrebbe aprire porte e finestre, far entrare aria nuova. Non avere paura di discutere, ma cercare il dibattito. Per comprendere cosa accade nella sua collettività. Perchè non è certo colpa del ceto politico se i giovani soffrono di “mal d’essere”. La logica è diversa. Lasciamo che la gente si soffermi ad ammirare una vetrina scintillante fatta di balconi in fiore, cartoline illustrate. Al di là della vetrina, nessuno sa cosa accade. E deve essere così. Tranquilli, va tutto bene. FRAGILITA’ Le uniche informazioni le abbiamo ottenute dalle assistenti sociali, Paola Anelli e Rosangela Cucci e chiedendo in giro. Cosa emerge? I ragazzi che vivono il malessere sono estremamente fragili. Alla minima difficoltà, crollano sul pia-

ufficiali di Palazzo di Città. Ci è stato gentilmente e cortesemente risposto che si tratta di dati sensibili e che non è opportuno dare la propria disponibilità ad una intervista sulla questione anche perché in passato non è stato fatto. Questo dopo regolare richiesta al primo cittadino di Alberobello. Ne prendiamo atto. Ci dispiace perché riteniamo che sicuramente non è un modo positivo e propositivo per affrontare il problema. Il disagio, quello giovanile a maggior ragione, esiste eccome, ad Alberobello. Le percentuali dei suicidi sono assolutamente fuori standard. Vogliamo capire e cercare di studiare le cause o vogliamo fare finta che tutto vada bene? Noi scegliamo la prima strada. Roberto Mastrangelo


Alberobello no psicologico. Ci raccontano di quella ragazza che voleva essere la prima della classe. Non ci riesce e dice di essere fallita. A 17 anni. Carenza di autostima. I rimedi? Lo sport. Educa al sacrificio, a sopportare la frustrazione quando perdi la partita o l’allenatore non ti convoca in prima squadra. Lo sport educa alla competizione, a farti valere, ma rispettando le regole. Altro rimedio, l’associazionismo e la lotta politica. Educano alla lotta, facendo valere le proprie argomentazioni. E se cadi, ti rialzi. La caparbietà conduce a non mollare. Delle associazioni, ci dicono che sono numerose, una quarantina in un Comune di 10 mila abitanti. Ma ci dicono anche che servono come trampolino di lancio per carriere politiche o ambizioni personali. L’educazione è fatta di testimonianza, non di parole vuote. Questo conduce ad una visione nichilista della vita. Quanto alla politica, la militanza non esiste più. Serve ad altro. La politica si rinchiude in sé stessa, divenendo autoreferenziale. Il giovane pensa sia un gioco di potere. Inutile battersi. Si perde comunque, in un mondo schiacciato dagli adulti. USI E ABUSI Ci dicono di un abuso di sostanze stupefacenti e alcoolici. Viene segnalato l’uso di psicofarmaci. Ci colpisce la frase di una persona: “Questo paese ha smarrito la sua identità. Siamo un paese Unesco in linea teorica, in realtà non siamo all’altezza; ma noi chi siamo?”. E poi, la famiglia che si dimostra inesistente. “I primi disagiati sono i genitori quarantenni insoddisfatti della propria vita, con matrimoni in crisi e che ai propri figli concedono tutto”. 4E infine, la Chiesa. Ci sia consentito una parola in sua difesa, in un’epoca in cui non si perde occasione per denigrarla. C’è sempre qualcuno, un’agenzia educativa che deve risolvere i problemi che non sappiamo o vogliamo risolvere. Come può la Chiesa indicare la strada ad una società che vive allo stato brado? Ed al tempo stesso, ordiniamo alla Chiesa di non intromettersi nella morale degli individui per esigenze di laicità. Un comportamento schizoide. Ma per fortuna, i segnali positivi in questa città non mancano.

Non diciamo mai ‘no’ ai nostri giovani R

osangela Cucci, assistente sociale. Con lei parliamo di qualità di vita in una piccola comunità come Alberobello. La incontriamo nella struttura consultoriale di Noci, che dirige. “Alberobello è un paese piccolo e, come accade in questi casi, un ragazzo non ha molte opportunità. Devo dire che esistono numerose associazioni e strutture cui fanno riferimento”. La Cucci subito tiene a ribadire che il disagio giovanile “non è limitato alla sola Alberobello”. Coinvolge, a suo avviso, l’intero comprensorio. “Ho sentito casi di giovani a Noci, Locorotondo”. La domanda che pone è di quelle che fanno riflettere: “Non chiediamoci cosa accade ad Alberobello, ma cosa succede agli adulti per indurre nei giovani un disagio”. Ma come sono i genitori di questi ragazzi? “Io mi occupo di bambini disabili ed ho rapporti con i genitori che hanno già grosse ferite per proprio

conto, perchè devono fare i conti con dolori enormi”. Vi chiedete se c’entra tutto questo? C’entra eccome. “Questa è una società nella quale se non sei al massimo, perfetto, capace, non sei nulla. In passato, paradossalmente, era tutto più facile perchè l’insufficienza mentale si gestiva in casa, magari tenuta nascosta all’esterno”. Oggi, gli altri vogliono il massimo. Il minimo viene scartato. E quindi, “noi genitori non diamo speranze ai ragazzi, non diamo futuro perchè il futuro è qui e subito. Guardi, io vedo genitori che fuggono dinanzi alle difficoltà”. Ma questa è una città con un flusso turistico, non solo di massa ma colto. Non una città mercantile,

Che fine farà il consultorio?

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on grande disponibilità abbiamo scambiato due chiacchiere con Paola Anelli, assistente sociale del consultorio di Alberobello, sulla situazione complessiva e sulle cause che vi sono alla base. “Più che disagio notiamo una pressocchè costante fragilità ad affrontare qualunque problema. Anche i più piccoli. In fondo, tutti i ragazzi che in questi mesi hanno compiuto questo gesto l’hanno fatto sulla base di problemi di poco conto, sicuramente superabili”. Pensa che possa esserci un latente problema legato agli ambienti familiari? Direi proprio di no. Ci sono casi che hanno coinvolto famiglie molto presenti, con genitori che hanno sempre aiutato ed ascoltato i propri figli. In nessun caso possiamo dire che si tratta di situazioni familiari problematiche o complicate. Dove possiamo cercare questi disagi? Forse nell’intera cultura locale. Alberobello riceve molto dal turismo, ma i ragazzi si perdono. Per loro qui non c’è nulla o quasi. Bivaccano e crescono

cinica, ma attenta alla “vita bella”. “Sì, c’è scambio culturale. Incontriamo gente di altre Nazioni. Ma tutto si ferma in superficie. Si scrive sull’acqua. Manca la cultura della solidarietà, dell’ascolto dei giovani. Ciò che conta sono i messaggi della tv”. La sociologa ci conferma l’esistenza di un abuso di stupefacenti ed alcool fra i ragazzi. “Nelle famiglie c’è la tendenza a dare tutto ai propri figli, non si dicono più i no. E, quindi, reggere il peso della frustrazione è divenuto difficile. Noi genitori siamo colpevoli. Siamo compiaciuti per il fatto che il figlio ha una bella moto. E’ difficile dire no. Ed al primo no, il ragazzo crolla”. Ro.Ma.

anche per la strada. Questo si che possiamo dirlo. E’ facile capire come ad Alberobello sia in atto una vera e propria fuga di cervelli, e non mi riferisco solo a chi studia ad alto livello. Ma non ci sono associazioni, oratori...? Ce ne sono tantissime di associazioni attive nel sociale. Ma svolgono attività, in fondo, fine a se stessi. E il vostro consultorio? Alberobello è un paese che non crede molto nel consultorio. Noi tramite le scuole cerchiamo di aprirci al mondo giovanile e di farci avvicinare da loro, ma spesso ci troviamo di fronte a situazioni in cui siamo visti come ‘ficcanaso’. Devo comunque dire che quest’anno c’è stato un ottimo e proficuo rapporto con la nuova Preside, ed abbiamo ricominciato a costruire un percorso comune. Eppure pare proprio che il consultorio presto verrà chiuso a causa del piano di ristrutturazione regionale, ed accorpato a quello di Locorotondo. Proprio in un paese dove queste situazioni sono in aumento, dove siamo costretti a segnalare percentuali di suicidio giovanile assolutamente preoccupanti, uno sportello che pur tra tante difficoltà era comunque a disposizione sembra proprio che verrà chiuso, nel silenzio delle Istituzioni locali. Roberto Mastrangelo N° 6 - LUGLIO 2010

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Alberobello

Verba volant, scripta manent sulla “Fondazione Gigante” Un articolo di oltre venti anni fa e la sua straordinaria attualità. Cambiano i volti, la storia si ripete

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el terzo numero dell’anno I° (febbraio-marzo 1988) della rivista culturale “Alberobello”, edizioni AIPA, un interessante articolo, ‘La Fondazione Gigante siamo noi’ del dott. Vincenzo Veneziano, poneva all’attenzione degli alberobellesi la questione dell’Ente Morale, costituito dal sacerdote don Francesco Gigante. Una dettagliata analisi enumerava le vicende storiche e amministrative della Fondazione, consistente in una imponente masseria denominata ‘Casa Rossa’, in decine di ettari e in un cospicuo patrimonio zootecnico, in contrada Albero della Croce, a pochi chilometri da Alberobello. Per volere testamentario del prete, tali beni non furono lasciati agli eredi ma furono donati al Comune per l’istituzione di una scuola agraria che formasse “allievi ispirati e laboriosi in agricoltura”. All’epoca della pubblicazione dell’articolo, durante la prima repubblica, la gestione amministrativa dell’Ente era nelle mani della Democrazia Cristiana, che deteneva anche la maggioranza in consiglio comunale e che veniva additata dall’opposizione l’unica responsabile del profondo deficit

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e del fallimento della Fondazione. L’articolo riportava, inoltre, i contributi della discussione pubblica delle segreterie locali dei partiti che esprimevano il loro pensiero a mezzo di lettere alla redazione. La prima, quella della DC, era ovviamente una difesa d’ufficio. Seguivano quelle del Partito Socialista Italiano e del Partito Comunista Italiano, all’opposizione e in cui militavano consiglieri giovani e preparati, alcuni dei quali, nella

seconda repubblica si sono trovati e si trovano ancora nella stanza dei bottoni a gestire direttamente la cosa pubblica. La quarta ed ultima lettera, del Movimento Sociale Italiano, esprimeva la sua denuncia in maniera ineccepibile con molta critica. Il Partito Socialista Democratico Italiano, invece, si asteneva dal dare il suo contributo. Le osservazioni più pesanti venivano dalle lettere del PSI e del PCI, partiti che annoveravano tra i loro consiglieri autentici bombardieri di formazione e cultura politica, di dialettica allo stato puro; e anche le proposte sul tappeto avevano la consapevolezza di chi guardava in avanti, di chi si proponeva come alternativa allo “scempio di scelleratezza amministrativa della Democrazia Cristiana” (sottotitolo della lettera del PCI). Insomma nuove idee che davano ragione a chi da anni si opponeva al potere assoluto, a chi si considerava depositario delle istanze per battere la tracotanza della ‘Balena Bianca’. Ma come in un gioco a trama pirandelliana, come un boomerang vichiano, ecco che, come detto sopra, gli stessi amici (pardon: ‘compagni’), quando si sono tro-

vati con la palla in mano hanno dimenticato le tesi di un tempo e in maniera sbrigativa nel 2009 hanno venduto la Fondazione Gigante ad un gruppo privato. Forse, la sopravvenuta andropausa ideologica, la voglia di rimuovere una gioventù all’opposizione che non gratifica come la meretrice del potere, la seccatura di ricominciare tutto da capo hanno causato il dissolvimento di un enorme bene comune. Chissà come avrebbe reagito il sanguigno don Francesco Gigante nel vedere la sua proprietà accumulata andare in fumo tra le chiacchiere di un mazzo di inutili sessantottini vestiti da sindaco e da assessore! E’ inutile, la storia si ripete anche se cambiano i volti di chi muove i fili. Quell’articolo è ancora attuale perchè la madre della disonestà intellettuale è sempre incinta. Una sola cosa, a mio parere, sarebbe da modificare: il titolo. Andrebbe bene, ispirandosi alla settimana enigmistica (tanto è tutto un gioco), il seguente: UN GRANDE NAUFRAGIO ovvero L’(af ) FONDAZIONE GIGANTE: Ai posteri l’ardua sentenza! Piccolo Regalo


Alberobello

Cantieri creativi, cos’è? Cantieri Creativi è un Network promosso da quei comuni che, insieme a Putignano (Ba), hanno condiviso l’iniziativa: Crispiano (Ta), Villa Literno (Ce), Misterbianco (Ct), Tricarico (Mt), Castrovillari (Cs). A questi si aggiunge anche Alba Adriatica, un paese in provincia di Teramo che condivide, con gli altri paesi, una interessate manifestazione carnascialesca. Network fra i Carnevali del Sud significa, in primis, valorizzare elementi condivisi, programmare insieme attività caratterizzate dalla magia del Carnevale e delle feste popolari rituali. Significa, anche, favorire lo scambio di giovani artisti, gruppi mascherati e delegazioni tra i Carnevali del Sud Italia, innescando azioni positive di integrazione, gemellaggi e scambi culturali.

Evviva il Carnevale dei Trulli

Alberobello si trasforma in un grande palcoscenico di sfilate di carri e maschere arrivati da tutt’Italia di GIUSEPPE RICCI

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a Compagnia Stabile di Alberobello, in collaborazione con l’Assessorato agli Spettacoli del Comune di Alberobello, il carnevale del Brigantino di Crispiano e con l’associazione Cantieri Creativi, hanno organizzato due appuntamento nel mese di luglio (il 5 e 16) con una sfilata di maschere in corso Vittorio Emanuele, Piazza del Popolo, Largo Martellotta e piazzale Indipendenza. Un grande spettacolo giunto alla 5^ edizione, all’insegna dell’arte, della cultura e della tradizione carnascialesca di tutta Italia. Una manifestazione inserita nel “progetto Cantieri Creativi” che si prefigge la realizzazione di una rete turistico-culturale tra i carnevali del Sud dell’Italia. Per questa V^ edizione La Compagnia Stabile di Alberobello ha arricchito il carnevale con un’iniziativa unica nella zona. Infatti è stato allestito un “museo a cielo aperto” con  le scenografie e i costumi di carnevale realizzati dalla stessa associazione, installate nelle strade più caratteristiche del paese che ormai da anni appartiene a tutta l’umanità. Il 5 luglio a sfilare sono stati il carnevale di Crispiano e quello di Misterbianco. Quest’ultimo esempio unico nel suo genere per estro, fantasia e creatività; il Carnevale di Misterbianco ha vissuto un lungo e laborioso tragitto prima di approdare ai “COSTUMI PIU’ BELLI DI SICILIA”. Nasce negli anni quaranta da un’antica tradizione legata alle “Maschere” (‘a Mascara), una sorta di com-

media dell’arte alla siciliana, che impegnava improvvisate compagnie locali in recite di vere e proprie “farse” singolari e allegre; Il Carnevale di Misterbianco nasce da un’antica tradizione legata alle “comari”. Il giovedì antecedente a quello “grasso” (detto appunto “delle comari”) le donne dei vari quartieri si riunivano nel pomeriggio per chiacchierare, spettegolare e mangiare insieme. La sera indossando il “dominò” (una tunica con un mantello di raso nero) con una mascherina che le rendeva irriconoscibili, si recavano in piazza per il tradizionale ballo di carnevale alla “conquista dell’innamorato”. Durante il giorno, spettacoli di piazza improvvisati, legati alla tradizione arcaica e contadina della burla e della “celebrazione” gastronomica, allietavano gli spettatori per le strade del paese. Dal “dominò” ai “costumi più belli di Sicilia”, l’evoluzione è stata lunga e travagliata. Negli anni Settanta, qualche sparuto gruppo

mascherato cominciava a farsi vedere in giro e comparivano i primi carri scenografici corredati di luci, amplificazione e musiche latino americane. Gli anni Ottanta sono quelli delle prime sfilate spontanee e il Carnevale muove i primi passi verso la sua odierna strutturazione. Dall’esigenza di dare continuità all’evento e di coinvolgere cittadini e amici, nascono i primi gruppi che diventeranno agli inizi degli anni Novanta associazioni legalmente riconosciute. Poi hanno sfilato le colorate farfalle del gruppo Proloco di Crispiano, con la sua maschera tipica dal nome Brigantino. Brigantino nasce proprio in terra di Puglia. La maschera prende il nome dal “brigante” che in epoca non molto lontana attuava scorribande nelle terre tarantine. A Crispiano ve ne fu uno molto noto, di nome Pizzichiccio. La maschera prende il nome anche da un modo di dire tipico crispianese: “brgant”, per definire una persona gioiosa

e scherzosa. Anche nel suo vestire; Brigantino simboleggia l’estate e l’allegria, la canotta a strisce è simbolo dell’estate, il mantello azzurro fa riferimento al mare, il copricapo con il sole è segno di calore; come scettro, Brigantino ha una forchetta i cui rebbi hanno infilzato un fegatino, prodotto tipico crispianese. Il 16 luglio invece a sfilare è stata la volta delle compagnie dei carnevali di Venezia, Mascherello (PD), Paluaro (Friuli), Crispiano. L’evento ha previsto non solo la tradizionale sfilata in Largo Martellotta, ma uno spettacolo che è andato in scena nel Piazzale Indipendenza. La serata ha visto in scena l’ottocentesca danza “cappelli ed ombrelli” proposta dal gruppo di Venezia, l’allegra coreografia marina della siciliana città di Avola; il defilè degli originali e fantasiosi abiti degli Amici di Mascherello (Padova), al pluripremiato gruppo Ravinis di Paularo (Friuli) che, in anteprima nazionale, ha presentato “Lunari”, un’interpretazione scenografica che sintetizza le attività della tradizione carnica legate agli influssi delle fasi lunari; Durante le due manifestazioni “La Compagnia Stabile di Alberobello” ha realizzato delle gigantesche cartoline dipinte a mano, raffiguranti paesaggi alberobellesi nei dodici mesi dell’anno, che hanno rappresentato la Puglia in questa Kermesse nazionale. A conclusione dello spettacolo i gruppi hanno attraversato Largo Martellotta per salutare il pubblico e dare appuntamento alla prossima edizione. N° 6 - LUGLIO 2010

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Alberobello

Scout: secondo compleanno

Una iniziativa sorta grazie alla Parrocchia di Sant’Antonio e che sta prendendo sempre più piede di GIUSEPPE RICCI

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o scopo dello scoutismo ( il cui motto è “Be Prepared”, cioè “Sii Preparato”) è aiutare tutti i ragazzi del mondo a diventare “buoni cittadini”. È questo l’insegnamento che il Parroco della Chiesa di Sant’Antonio da Padova, Don Fabio Pallotta, si era prefissato, tra i tanti, nella sua comunità religiosa. Infatti, il 17 settembre 2007, nell’ambito dell’assemblea annuale di programmazione pastorale della Parrocchia, don Fabio aveva inserito tra i numerosi punti, anche questo: invito a formare dei gruppi scout come metodo educativo per i ragazzi. Nella stessa occasione, fu dato un nome di riferimento, Vita De Marco, capo scout già formata e cresciuta nel gruppo del Noci 1 e poi trasferitasi ad Alberobello per ragioni di cuore. La persona giusta al posto giusto, con una solida esperienza alle spalle e soprattutto con la voglia di trasmettere sani principi alle nuove generazioni. GLI ESORDI Vita De Marco forma un gruppo di pionieri composto da Marinella Giannini e Giuseppe Girolamo e soprattutto chiede l’aiuto ad un altro nocese doc, Mario Fusillo, anch’egli ottimo capo scout, cresciuto e formato nel Noci 1. Insieme iniziano a cercare alberobellesi di buona volontà con una dote in comune: la passione

per il gioco, per il divertimento, ma anche, e soprattutto, la visione comune di un futuro sostenibile e possibile per le nuove generazioni. Il gruppo scout Noci 1 affianca i nuovi pionieri in un tirocinio pratico e Don Fabio si occupa del supporto logistico mettendo a disposizione alcuni locali della parrocchia. NASCE IL GRUPPO SCOUT Finalmente quando tutto è pronto, il 30 novembre 2008, nasce ufficialmente il gruppo scout Alberobello 1 che viene presentato nella sala consiliare del Comune. I capi gruppo sono: Vita De Marco Ricci e Mario Fusillo (Noci) l’assistente ecclesiastico è Don Fabio Pallotta, poi si forma un “Branco” (branca L/C) di 30 lupetti e lupette, un “Reparto” (branca E/G) di 26 “Esploratori” e “Guide”, un “Clan Noviziato” (branca R/S) di 2 “Rover” e “Scolte”, branca nata per ultima e che attende altri ragazzi dai 16 ai 18 anni, entusiasti di vivere

insieme grandi esperienze. Il gruppo alla sua nascita era formato da: Mario Fusillo, Vita De Marco, Don Fabio, Marinella Giannini, Mimmo Palmisano, Maurizio Zaccaria, Giuseppe Girolamo, Marika Tauro, Marilena Galiani, Pierluca Francesco Lacatena, Maria T. Ficarella, Patrizia Di Sisto (insieme nella foto in alto). LE ATTIVITA’ Iniziano le attività - Il 22 marzo 2009, giornata storica, in questa “caccia” (uscita) il primo “Branco” del Gruppo Scout Alberobello 1, ha dato il nome che da oggi e per sempre si chiamerà: “Branco della selva”. - Il 19 aprile 2009 la promessa dei “lupetti”. - 17/21 giugno 2009 la prima vacanza di branco “Boara, Mottola”. Le attività sono proseguite numerose nel 2010. LE FINALITA’ Lo scoutismo realizza diversi obiettivi facendo “giocare il gioco” agli scout all’aria aperta, lontano da tv, pc e telefoni cellulari, quan-

to più è possibile. Molti scout, tuttavia, usano dei computer nelle loro attività di ogni di giorno al di fuori dello scoutismo. Nessuno pensa che debbano smettere, ma è naturale prevedere che i principi fondamentali dello scoutismo si applichino anche a questi nuovi strumenti. Il movimento scout ripone tantissima importanza nella fiducia in se stessi piuttosto che nelle soluzioni preconfezionate. Lo scoutismo vuole formare dall’interno, facendo sì che il ragazzo conosca e costruisca i suoi strumenti, perché questo lo aiuti a sviluppare e conoscere il proprio carattere. Scoutismo significa sapersela cavare, lavorare in gruppo, fare volontariato, confrontarsi con gli altri, essere attento agli altri, essere più responsabile, parlare in pubblico, rispettare le cose altrui. Lo si può considerare un movimento, la prima agenzia al mondo di educazione non formale dove si vive secondo valori comuni. In questo movimento si ha la possibilità (dall’età di 8 anni) di imparare a vivere in comunità rispettando le proprie sfere personali, imparare le dinamiche di una cosciente presa di decisione nei vari e differenti processi democratici, essere indipendenti dalle “sottane” delle proprie madri, che significa cucinare da sè in modo decente, essere intraprendenti in un’esperienza significante come quella dell’Erasmus, imparare il rispetto degli altri e delle idee altrui, confrontarsi in modo costruttivo per crescere nell’ottica di diventare “un buon cittadino” e “lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato”.

Numeri utili

Il gruppo dei lupetti

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Per chi fosse interessato, le attività, come le iscrizioni, riaprono ad ottobre, il gruppo però si riunisce come primo incontro il 28 settembre alla processione serale dei S.S. Medici Cosma e Damiano. La branca L/C intende, lupetti e coccinelle, ad Alberobello abbiamo solo i lupetti/e età dai 8/11 anni. La branca E/G intende esploratori e guide età dai 11/16 anni. La branca R/S Clan noviziato età dai 16/21 anni. Per le iscrizioni al: Branco - Marilena 339/7833519, Reparto: Marinella 328/5550572, Clan: Giuseppe 327/2292488


Alberobello

Lorenzo Longo, promessa del calcio

Il giovane talento approdato alla corte dei Matarrese

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orenzo Longo, per i suoi amici, e ora suoi fans, Lorenzino, un ragazzo semplice, timido che si sta facendo strada da solo nel mondo del calcio. Classe 1994 e già da un po’ di anni calpesta campi in erba delle città di Palermo, Catania, Napoli, Brescia, Lecce, Siena, Reggio Calabria, Coverciano e, naturalmente, Bari. Già, è un tesserato dell’A.S. Bari S.p.a. da cinque anni del presidente Vincenzo Matarrese ed ogni anno viene riconfermato nelle selezioni che la società organizza per la stagione successiva. GLI ESORDI Descrivici un po’ il tuo percorso formativo e le squadre in cui hai militato prima di arrivare al Bari? All’inizio, sin dai primi calci sono stato tesserato con l’Alberobello Sport fino all’età di 11 anni (campionato esordienti) ed ho avuto come miei mister Mimino Pugliese, Nicola Perta, Nicola Tedeschi e Giampiero Minardi. Mister Minardi, un uomo eccezionale da tutti i punti di vista per disponibilità, competenza e, soprattutto, per il rapporto umano che egli instaurava con i suoi ragazzi, era

uno di noi. Come tutte le persone buone, però ci ha lasciato presto, spero e mi auguro per un mondo divino migliore del nostro. Mi sento di dire grazie, mister Giampiero. Poi, Mimino Pugliese mi ha fatto fare un provino nel Bari, nel 2006, e sono stato preso a disputare il campionato Esordienti. Ricordo che mi tremavano le gambe durante la selezione, però ce l’ho fatta. Adesso sei un tesserato dell’AS Bari S.p.a. a titolo definitivo? No, il tesseramento è annuale, all’inizio ogni anno ho sempre fatto le selezioni, sono stato sempre convocato per l’anno successivo. Adesso, senza fare selezione devo far parte o degli allievi nazionali oppure della squadra primavera del Bari. A BARI Quali sono stati i tuoi mister da quando sei a Bari? Nel campionato esordienti mister Carlo Prajer, nel campionato giovanissimi regionali e nazionali mister Giovanni Loseto, nel campionato Allievi Regionali e Nazionali mister Giorgio De Trizio e Gianfranco Cannone e quando sono stato convocato con la squadra Primavera mister Pietro Maiellaro. Inoltre, quando sono stato selezionato nella

rappresentativa under 15 nazionale il mister è stato Antonio Rocca. Qual è il tuo ruolo in campo ? A questa età ci fanno giocare in tutti i ruoli perché nella formazione calcistica bisogna saper fare tutto o quasi, poi, quando si cresce, in base alle proprie caratteristiche, l’allenatore sceglie quello più adatto a quel ruolo. Adesso, comunque, maggiormente gioco esterno destro o sinistro alto, oppure trequartista, ma ho anche giocato da terzino. Come concili la scuola con gli allenamenti e le gare? Inizialmente il primo anno andavo alla scuola media di Alberobello e quattro volte alla settimana mi accompagnavano a Bari per fare gli allenamenti, un dispendio economico e di energie pazzesco. Adesso sono in un albergo gestito dalla società del Bari, al Di Cagno Abbrescia, con gli altri ragazzi del Bari e frequento il liceo linguistico. Siamo controllati a vista e se andiamo male a scuola ci mandano a casa. LA FAMIGLIA Quindi sei sempre a Bari tutta la settimana; comporta molti sacrifici? Il mio obiettivo è quello di diventare un calciatore per poi ripagare mio padre, e solo lui, dei sacrifici che sta facendo per me, non mi fa mancare niente ed è sempre presente nei momenti più importanti della mia vita. Ho già avuto il piacere di allenarmi qualche volta, l’anno scorso, con i giocatori del Bari: una grande emozione, ma non basta, adesso vorrei puntare a qualche convocazione in prima squadra, lo so che è un sogno ma io ci voglio provare.

In questa intensa attività calcistica c’è un momento da dedicare a qualche ragazza, insomma sei fidanzato? In verità non sono fidanzato, ma sono pazzamente innamorato di una ragazza di Alberobello che tu conosci molto bene, ma non te lo dico chi è, perché devo ancora conquistarla. Tu sei tifoso dell’Inter, cosa hai provato a disputare la finale del torneo “Scirea” 2010 proprio contro l’Inter? Veramente avrei voluto segnare, ma non ci sono riuscito; quando si gioca in una squadra non si pensa alla squadra del cuore, si pensa solo ai propri colori, strano ma vero. Se l’Inter ti chiedesse di trasferirti a Milano cosa faresti? Non ti nascondo che ci andrei a piedi, però non tocca a me decidere, tocca ai dirigenti del Bari decidere il mio futuro, comunque non corriamo, perché la strada è molto lunga ancora. Il tuo calciatore preferito? Lionel Messi del Barcellona. Il rapporto con tuo fratello Domenico? Un ottimo rapporto, ma adesso gli faccio girare la testa, lui per poter giocare a calcio con me, deve comprarsi un pallone tutto suo, altrimenti è destinato solo a correre nel campo e senza palla; sto scherzando naturalmente, lui è bravo e quando può viene a vedere con papà le mie partite. L’anno prossimo giocherà nel Campionato di Eccellenza con il Castellana, è la serie A del calcio pugliese ed è una buona vetrina per fare un salto di qualità… forza Domè… Giuseppe Ricci

Arrestato giovane ubriaco

Furti al quartiere Pudicino

E’ costata cara la bravata ad un ragazzo alberobellese che dopo aver bevuto ha pensato di scorrazzare con la propria Fiat Punto ad alta velocità. L’auto è stata avvistata da una pattuglia dell’Istituto di Vigilanza che tenendolo d’occhio l’autista, ha avvisato i Carabinieri. Nelle scorribande il conducente ha abbattuto un albero in Viale Margherita e speronato l’auto della “Vigilante”. I militari dell’Arma lo bloccavano quando lo stesso in preda ai fumi dell’alcool ha iniziato una colluttazione, aggredendo i militi. E’ stato arrestato nella notte tra il 25 e 26 luglio, con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, e condotto alla Casa Circondariale di Bari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. G.R.

Sono già quattro i furti eseguiti ad Alberobello negli ultimi giorni di cui tre nel quartiere Pudicino e l’altro in via De Gasperi. Furti avvenuti in pieno giorno oppure nel pomeriggio, mentre i proprietari degli appartamenti erano fuori. Il furto è avvenuto con scasso a porte e a finestre e la refurtiva è varia (computer, elettrodomestici, derrate alimentari). Le Forze dell’Ordine indagano a tutto camp, non si esclude la presenza di “palo locale” che avrebbe dettato tempi e modi dell’azione criminale. Un invito rivolto dalle forze dell’Ordine e di non lasciare, dove possibile, la casa incustodita e di avvisare la locale Stazione dei Carabinieri qualora si notassero strani movimenti. G.R. N° 6 - LUGLIO 2010

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lo scaffale

Il prete scrittore: don Vito Spinelli I cittadini trasportarono a spalla le pietre per costruire la nuova Chiesa di Santa Maria del Carmine di DOMENICO NOTARANGELO

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on Vito Spinelli è l’unico sacerdote di Sammichele di Bari ad aver scritto libri che in qualche modo possono essere annoverati fra le testimonianze della storia locale. E’ autore di due volumi pubblicati a distanza di un lustro l’uno dall’altro, il primo nel 1995 i n occasione del 25° anniversario del suo sacerdozio dal titolo 900 anni Dedizione della Basilica di S. Marco in Venezia, 800 anni Nascita di S. Antonio di Padova; il secondo nel 2001con titolo Il Casale di “San Michele” 400 anni di storia religiosa, anche questo pubblicato per le Edizioni Vivere In di Monopoli, questa volta per celebrare il suo 30° anno di sacerdozio. Nella prima delle due opere don Vito raccoglie una serie di testimonianze sulla sua vita sacerdotale, sulle attività alle quali si è dedicato e sulla propria applicazione nel campo dell’arte pittorica. Quindi si può considerare una sorta di autobiografia documentaria: dalla quale si ricavano notizie sulla vita, sull’indole, sulle opzioni del prete del Casale che si rivela anche capace organizzatore, sportivo, artista. Di tutt’altra valenza risulta l’altro suo libro, una sorta di zibaldone interamente dedicato in

Lo scaffale Con Domenico Notarangelo, proseguiamo a parlare in questa rubrica dei libri che hanno fatto e raccontato la storia, la vita del nostro territorio, dei nostri Comuni.

A quanti, privati e Associazioni hanno l’amore e il gusto di raccogliere le radici del nostro territorio, offriamo questo spazio. Il Territorio

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modo prevalente alla storia religiosa del paese. L’autore ripercorre storie già scritte dai suoi predecessori, soprattutto da D’Addabbo e da Larocca, ma non si risparmia nella fatica di cercare e compulsare nuove fonti documentarie, molte delle quali trovano spazio nelle pagine della sua opera. LA CHIESA VECCHIA Nella prima parte del volume don Vito ripete quanto già si sapeva delle origini del Casale e di Casa Vaaz, ma aggiunge nuove informazioni sulle vicende religiose, soprattutto sulla chiesa di Santa Maria Maddalena meglio conosciuta come chiesa vecchia, della quale egli fa una puntuale descrizione. Essa, egli racconta, fu costruita tra il 1615 e il 1632 sull’antica cappella del conte Michele Vaaz accanto al suo castello. Più tardi venne realizzato l’annesso campanile fra il 1765 e il 1767. Ancora più puntuali sono le notizie che l’autore fornisce sulla nuova chiesa madre per la cui costruzione l’arciprete don Vito Carmine Lagravinese fin dal 1838 indicava come possibile luogo idoneo il terreno cosiddetto “giardinetto” situato al centro dell’abitato con un soprano di casa sotto cui c’era una niviera che poteva servire da cisterna per raccogliere le acque piovane del nuovo edificio. Il momento per realizzare la chiesa era propizio, già erano disponibili ben mille ducati messi a disposizione dal re di Napoli Ferdinando II. I cittadini del Casale avrebbero racimolato altri mille ducati, non di più, date le condizioni di miseria della popolazione già tartassata da dazi di ogni sorta. Essi però avrebbero provveduto a trasportare gratuitamente le pietre dalle cave. Altre fonti diranno della gara di emulazione fra i cittadini nel trasportare dalla cava di Malandak una pietra a spalla, sobb o musck ogni sera di ritorno dal lavoro nei campi. Don Vito racconta che il 29 giugno 1870 la nuova chiesa venne inaugurata sotto il titolo di S. Maria del Carmine. Poi bisognerà attendere ben diciotto anni per la costruzione del campanile. Con puntualità l’autore fornisce una serie di altre notizie sia in ordine alla struttura della

chiesa sia sulle visite pastorali dei vari presuli, come anche sulla vita religiosa e sul clero locale: un clero abbondante che nel 1849 contava ben 13 unità esistenti nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. CAPPELLE VOTIVE Utilmente l’autore offre anche una serie di informazioni sulle altre chiese e cappelle esistenti nell’abitato, fra cui l’oratorio di San Giuseppe della famiglia Pastore eretto nel 1854, e la cappella di Santa Teresa di proprietà della famiglia DeramoBianco. In alcune sue pagine don Vito affida alla memoria della storia una serie di sacerdoti dell’ultima grande stagione del clero paesano, a cominciare da don Giuseppe Nitti-Di Giuro, il pio uomo di chiesa che trascorse la propria esistenza nella preghiera fino alla sua morte avvenuta il 5 maggio 1945, e da don Angelo Maggipinto, il prete contadino spentosi il 22 febbraio 1960, per finire all’arciprete don Onofrio Maggipinto, morto il 29 gennaio del 1969. Con don Onofrio Spinelli, congedatosi dalla vita terrena il 29 giugno dello stesso anno, finiva una grande stagione della clero nostrano, poi arriveranno altri preti forestieri a reggere le sorti della chiesa del Casale mentre si affacciavano alla ribalta, dopo 56 anni di vuoto vocazionale, tre uomini di chiesa autoctoni: don Vito D’Apolito e Padre Giovanni

Taneburgo e infine proprio don Vito Spinelli, i quali facevano il loro esordio nel 1970. Ma questa è cronaca dei nostri giorni. Fra cronaca e storia il libro di don Vito mette in vetrina la stagione della realizzazione di importanti opere civili sociali e religiose. Nel 1954 è la volta del centro sociale Charitas, fortemente voluto dal parroco don Francesco Saverio Manco per assistere i lavoratori dei campi afflitti da profondo disagio economico e da un sistema di vita familiare veramente disastroso. A questa realizzazione si aggiunsero subito dopo quella di un nuovo istituto di educazione, resa possibile dalla munificenza del sacerdote don Domenico Viola e di un oratorio per i giovani. A rafforzare il carattere storico di questa parte del volume si aggiungono le appendici nelle quali l’autore propone, fotografando gli originali, una serie di documenti ricavati certamente dagli archivi parrocchiali. Si tratta di un epistolario relativo alla costruzione della chiesa parrocchiale, di un opuscolo a stampa riferito alla nota controversia fra gli arcipreti del Casale e di Casamassima, e infine una descrizione della chiesa parrocchiale contenuta in una lettera dell’arciprete don Onofrio Maggipinto del 1930. L’ultima parte del libro, intitolato “il cammino”, di carattere autobiografico, si riferisce al percorso sacerdotale dell’autore dalla vocazione fino ai giorni nostri.


società

Mi segno... e dunque sono

Tatuaggi e piercing, solo una moda o c’è dell’altro? di ANNALISA VENDOLA

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li anziani li guardano e si chiedono perché. Gli adulti scuotono la testa. I giovani vi si riconoscono. I ragazzini sperano di poterlo fare al più presto. Tatuaggi e piercing dividono le generazioni. Ci si chiede il motivo di un segno o di un foro che resteranno per sempre a marchiare un corpo sano. E a proposito di questo si può dire tutto e il contrario di tutto. C’è chi lo fa per omologarsi al gruppo, chi per sentirsi diverso. Ma lo si può fare anche per dire qualcosa di se stessi e delle proprie esperienze di vita tatuandosi un nome, una data, un simbolo. Il corpo usato come veicolo di un messaggio, un album di ricordi, per segnare la mappa della propria vita. Anche l’influenza della moda e dei personaggi dello spettacolo ha il suo peso. Il tatuaggio della presentatrice o del bell’attore può invogliare ad una vuota imitazione che comunque non creerà un altrettanto sovrapponibile personaggio. Tralasciando la storia, col significato che nel tempo ha avuto il tatuaggio, e la geografia di questi elementi decorativi presenti per esempio nelle popolazioni tribali, segni di guerra, di iniziazione, di gerarchie, bastoncini e piattini che infilzano la pelle, cerchi che allungano il collo fino a renderlo fragilissimo, possiamo limitarci all’attualità, perché ogni foro ha storia a se, ogni tatuaggio è un messaggio fruibile da tutti o da solo pochi eletti. C’è sempre un perché. Un piercing o un tatuaggio non sono mai casuali, non si fanno senza pensarci. La motivazione è sempre individuale, non si può spiegare un

fenomeno così ampio con un unica conclusione. Lo scopo è sempre lo stesso, lanciare un messaggio e il corpo diventa il mezzo, come il muro per una scritta o la radio per una canzone. Oppure, semplicemente è un modo per decorare il proprio corpo, “personalizzarlo” come se ogni individuo non fosse già unico e irripetibile. Per esempio chi si fa un piercing lo fa anche per abbellire il proprio corpo e, nello stesso tempo per entrare nella comunità degli amanti del piercing, i “piercing-lovers”. A volte, però, può capitare che si perda di vista il limite e si cominci a martoriare il proprio corpo rendendolo un “puntaspilli” con spille, anelli e altre componenti metalliche degenerando in una vera e propria dipendenza che può diventare rischiosa. Il corpo diventa il territorio di una guerra interiore oscura e spietata, e il manifesto di un’aggressività e di un’infelicità rivolte soprattutto contro se stessi. A questo punto fondamentale sottolineare che è sempre necessario il massimo rispetto, per se stessi, soprattutto. Perché si possono scegliere segni indelebili per rabbia, per mortificarsi, perché si sta attraversando un periodo difficile, per una delusione o un tradimento senza pensare che quei segni rimarranno per sempre, che il dolore fisico non può annullare quello del cuore e che non basta provocarsi dolore per purificarsi. Possono essere visti anche come riti di iniziazione per molti adolescenti, un modo per sentirsi grandi e diversi, entrando in contrasto con i genitori che hanno ancora un idea di estetica ben diversa da questa. A volte lo si fa in coppia, per avere un segno in comune come vincolo d’amore o di amicizia.

Il tatuaggio, il piercing sono un mezzo per dire qualcosa di se stessi, senza usare parole, non solo moda quindi, ma evento comunicativo cifrato, comprensibile per se stessi, forse oscuro per gli altri. Forse l’unica distinzione che si può fare è nel messaggio che veicolano tatuaggi e piercing. Se nel primo caso il segno/disegno propone un messaggio immediato che vuole raccontare qualcosa di se, del proprio modo di essere, celebrare un evento, nel secondo caso, forarsi in parti del corpo inconsuete vuole trasmettere il senso della forza, della sopportazione del dolore ma anche creare una reazione in chi si ha di fronte, è quindi un messaggio intrinseco che deve essere individuato ed interpretato. Sicuramente i ragazzi di domani, figli di questi corpi segnati e a volte martoriati dovranno trovare un altro modo per trasgredire e sentirsi diversi dai loro genitori, forse lasciando integro e immacolato il loro involucro? Una certezza c’è, questi segni non lasciano mai indifferenti e spesso seducono. Un fiorellino che sporge appena da una scollatura o un soleluna nascosto per metà da una striscia di tessuto attirano sguardi e suscitano la voglia di scoprire il resto. E chi non si sentirebbe intrigato dal sentirsi dire che ce ne sono altri in luoghi ben nascosti?

Mensile del sud-est barese Direttore responsabile: Franco Deramo Redazione: Sammichele - L.go S. Antonio, 8 francesco.deramo@gmail.com mastrangelo.roberto@gmail.com sgaramellavalentino@gmail.com Reg. Trib. Bari Num. R.G. 556/2010 num. reg. stampa.11 del 23/02/2010 Editore e Pubblicità: Coop. Il Territorio News 70010 - Sammichele L.go S. Antonio, 8 Tel 329.6325836 ilterritorionews@gmail.com Stampa: A.G.A. - Arti Grafiche Alberobello 70011 Alberobello (BA) C.da Popoleto nc Tel. 080.4322044 - info@editriceaga.it Chiuso in redazione il giorno 26.07.10 Presso la sede legale della Cooperativa è disponibile il regolamento con le tariffe modulari per pubblicità. * Info necrologi: 393.0919323

ai lettori Festeggiate con noi. Fatelo sapere a tutti. Inviateci foto e dediche al seguente indirizzo e-mail: mastrangelo.roberto@gmail.com N° 6 - LUGLIO 2010

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territorio

Ogni luogo di Puglia è la tua storia Le linee guida per il Patto Città Campagna per una politica agro-urbana delle nostre periferie

Locorotondo: il rapporto tra la città e la campagna

di ROCCO PASTORE *

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a programmazione territoriale deve perseguire obiettivi ambiziosi per poter raggiungere risultati significativi in termini di concrete possibilità di sviluppo locale. In materia di politiche agro-urbane, la Programmazione Europea 2007-2013 affronta il problema del declino del settore incentivando la multifunzionalità agricola, per dare spazi e servizi alla città utilizzando la campagna, area tradizionalmente vista come “al di fuori” della realtà urbana. Le norme europee sono state recepite dagli Stati membri e dalle Regioni. La Puglia rientra indubbiamente tra quelle dotate di un livello di pianificazione più avanzato ed in linea con le norme europee. Con il Programma di Sviluppo Rurale PSR 2007-2013, infatti, sono stati innescati consistenti processi di rigenerazione agricola, in particolare nei territori curati dalle Amministrazioni

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che hanno saputo far fruttare le occasioni offerte. In accordo con il PSR, il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale PPTR contiene le Linee Guida del Patto Città Campagna, uno dei cinque progetti territoriali del paesaggio regionale che la Regione Puglia ha proposto nell’ambito delle iniziative per la tutela attiva e lo sviluppo del paesaggio (N.T.A. CAPO II, art.29). Il Patto Città Campagna si sviluppa proprio a partire dai cambiamenti delle politiche agricole comunitarie e dalle esperienze di riqualificazione urbana e di rigenerazione delle periferie delle aree metropolitane. Lo scenario delineato in Puglia vede mutare profondamente il ruolo dell’agricoltura nella pianificazione del territorio e dell’ambiente a partire dal concetto di multifunzionalità e di condizionalità. L’agricoltura è chiamata, infatti, non solo ad assolvere a compiti di qualità della produzione alimentare e di attivazione di circuiti economici a

scala locale (reti corte produzioni e consumo, ettaro zero, chiusura dei cicli ecologici dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia, ecc.), ma a contribuire anche alla salvaguardia dell’ambiente (tutela idrogeologica, delle acque e degli acquiferi, ecc.), migliorare il paesaggio e la sua fruibilità, produrre energia rinnovabile (biomasse). L’agricoltura, in altri termini, acquisisce una forte opzione ambientale e, senza perdere la sua missione di produttrice di alimenti, diventa sempre di più un nuovo contesto di vita e di economie per gli agricoltori e per i cittadini, anche ricorrendo alle remunerazioni provenienti dalla produzione di beni e servizi pubblici. La co-pianificazione con il PSR si svolge in particolare in seno all’Asse 2: Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale. Il PSR, infatti, intende contribuire allo sviluppo sostenibile delle aree rurali, sollecitando gli imprenditori agricoli e i detentori di aree forestali ad impiegare metodi di uso del suolo compatibili con le esigenze di salvaguardia dell’ambiente naturale e di protezione delle principali risorse naturali. Le azioni finanziabili devono mirare alla tutela del suolo, dell’acqua, della biodiversità, alla conservazione e allo sviluppo di attività agricole e di sistemi forestali a basso impatto ambientale, alla tutela del paesaggio naturale,

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agricolo e forestale, nonché alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Il Patto consiste, dunque, nel miglioramento delle condizioni del mondo rurale attraverso l’impostazione di una politica agrourbana che vede Città e Campagna investite da un progetto non più oppositivo ma collaborativo, nel senso della ricerca di una reciproca sostenibilità. Le Linee Guida del Patto Città Campagna diffondono un’idea e finanziano una politica che considera i “suoli” delle periferie urbane non solo come potenziale risorsa edificatoria, ma anche come occasione di qualità urbana e potenziamento delle risorse naturali e produttive. In tal senso, si segnala il bando Azioni di imboschimento a difesa del paesaggio e della qualità territoriale - La misura 223 del PSR e il “Patto Città Campagna” del PPTR - Le opportunita per le amministrazioni pubbliche, tra i cui destinatari rientrano anche i Comuni, nell’auspicio che anche nel nostro territorio queste importanti occasioni di sviluppo non vadano perse. (4 - fine) * Architetto Segreteria del PPTR Consulente Segreteria Scuola di Formazione all’impegno Sociale e Politico

Cos’è il PPTR

l Piano Paesaggistico Territoriale della Puglia (PPTR) nasce con l’obiettivo di stabilire regole condivise di trasformazione del paesaggio per conservare identità e valori, creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile per le future generazioni in cui il Paesaggio è un elemento del benessere individuale e collettivo. Il Piano fornisce indirizzi e direttive in campo ambientale, territoriale e paesaggistico ai piani di settore regionale, ai PTCP, ai PUG (che dovranno adeguarsi ad esso) e sostituisce il PUTT/P. Il PPTR interpreta in modo innovativo la funzione “sovraordinata”, attraverso l’attivazione di un processo di co-pianificazione con tutti i settori regionali che direttamente o indirettamente incidono sul governo del territorio e con le province e i comuni.


territorio

Renzo Arbore riceve le cipolle dal Presidio Slow Food di Acquaviva Vito Abrusci insieme a Roberto Colasurdo e Franco Deramo in un evento Enel presso la Centrale “Federico II” di Brindisi

Cipolla, oro ‘rosso’ di Acquaviva Prestigioso riconoscimento con il nuovo marchio regionale “Prodotti di Puglia”

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a oggi sarà più facile tutelare e riconoscere la vera cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti, uno dei più importanti prodotti locali, grazie ad una recente normativa regionale, che ha istituito il marchio d’area “Prodotti di Puglia”, attribuito anche al prodotto acquavivese. Si tratta di un marchio collettivo comunitario con indicazione territoriale che garantisce la provenienza del prodotto (materia prima e trasformazione) dalla nostra regione attraverso il sistema di tracciabilità informatizzato che le aziende devono adottare e che consente di risalire con certezza dal prodotto al produttore iniziale. Il Presidio Slow Food di Acquaviva, affidato alla responsabilità di Vito Abbrusci, che da sempre si batte per la tutela e la valorizzazione del prodotto tipico, segna in questo modo un punto a suo favore. L’organizzazione ha come finalità quella di favorire la conoscenza e la diffusione, infatti, di una sana e consapevole alimentazione basata soprattutto su prodotti biologici genuini e che provengano direttamente dalla nostra terra, con il rifiuto netto di organismi geneticamente modificati, dell’uso diffuso di farmaci in agricoltura. Insomma un ritorno alla genuinità dei nostri padri. Purtroppo ad Acquaviva si registra tutt’ora il fenomeno di una contraffazione della cipolla rossa. Alcuni spacciano per prodotto

tipico ciò che, in realtà, è lontano anni luce dalla tipicità. Un primo passo è stato effettuato. Con il riconoscimento di questo marchio solo la vera cipolla rossa

sarà accreditata presso i mercati locali nazionali ed internazionali come “Prodotti di Puglia”. Non dimentichiamo che la cipolla rossa è oggetto di studio

presso Università italiane per le sue proprietà benefiche, oltre che per l’innegabile ed inconfondibile sapore. Ro.Ma.

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Il gusto di un’antica tradizione...

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