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erritorio il Mensile del sud-est barese - Anno I n° 5 - giugno 2010 - UN EURO

all’interno Sammichele di Bari

Senza maggioranza

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Sammichele di Bari

Chi ci guadagna?

L’abbandono!

pag. 20-21

Acquaviva delle Fonti

Usura...ti

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Alberobello

L’affare

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l’editoriale Altro che bamboccioni? Uno su tre è senza lavoro. Che prospettive per il futuro dei giovani?

Giovani, allarme occupazione Nelle famiglie crescono insicurezza e precarietà, in molti partono di FRANCO DERAMO

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i sono delle notizie, anche dolorose, che, ahimè, hanno la durata di un mattino. Come un soffio di vento. Letto i giornali, girata la pagina, sembra che con quel gesto anche il problema sia come svanito. Sparito nel nulla. E sono proprio tante le notizie che dalla prima pagina dei giornali, prontamente finiscono nel dimenticatoio. Parlo dei dati Istat che, recentemente, nella loro crudezza, ci hanno fatto conoscere il livello di disoccupazione esistente nel nostro Paese. Siamo al 9%, un punto percentuale in meno (10,1%) della media europea. Ma c’è un dato che allarma più di ogni altro: cresce soprattutto la disoccupazione giovanile. E’ il fronte nel quale la fragilità sociale diventa emergenza. Un giovane su tre è senza lavoro. La percentuale sta ritornando, con un grande balzo indietro, ai livelli toccati 10 anni fa. Questa è la crisi, scarica i suoi effetti sui livelli occupazionali. Il 29,5% dei disoccupati è fatto di giovani. E’ il dato più allarmante. Quale la prospettiva per i gio-

vani fino a ieri apostrofati come “bamboccioni”? Non è proprio così, sono costretti a rimanere a casa anche oltre i 39 anni, accuditi da mamma e papà. Allarma il dato che pur essendo prevista una ripresa dell’economia generale, la stessa avverrà senza che crescano i livelli di occupazione. Nelle famiglie cresce così insicurezza e precarietà. Molti giovani già sono andati via, al Nord del Paese, in Europa, alla ricerca di lavoro. Dall’Università si passa agli stage, nella speranza di poter acquisire qualche elemento in più da offrire ai datori di lavoro, se e quando questi chiameranno. Gli effetti della legge Treu e la stessa riforma Biagi adottata dal Governo, si vanno smorzando. In soli due anni anche i posti di lavoro di inserimento e a tempo determinato, sono aumentati solo quelli che vengono cancellati, rispetto ai contratti che fino a ieri si trasformavano in posti di lavoro a tempo indeterminato. Siamo alla precarietà fatta sistema. La priorità del Governo, con gli ammortizzatori sociali, si sta concentrando sulla difesa del lavoro esistente, mentre la crisi che ha reso necessaria una manovra da 24 miliardi sarà sentita e sopportata soprattutto dai ceti

deboli. Quali possibilità, allora, per i giovani? Nelle nostre comunità meridionali, da un lato cresce la scolarizzazione, dall’altro aumenta la disoccupazione. Comincia a diffondersi sempre più il fenomeno di chi interrompe gli studi perché ha trovato lavoro, il più delle volte precario. Spesso accade che molti giovani si ritrovano senza titolo di studio e senza lavoro. Un doppio inganno. Un cumulo di delusioni. Sono i giovani le vere vittime della “macelleria sociale”. Che fare? Studiare subito, per chi può, è senz’altro meglio.

Occorre però impegnarsi, evitare distrazioni e perdite inutili di tempo. Concludere il corso di studi scelto e buttarsi a capofitto alla ricerca del lavoro poi, facendosi venire la voglia di partire anche da esperienze nuove e diverse rispetto al corso di studi di provenienza. Ogni occasione è da cogliere. Intanto, a ben guardare come i vari “informa giovani” dei nostri Comuni sono organizzati, c’è di che riflettere. Nel sistema informatico arriva di tutto, ma arriva in modo disordinato, difficile spesso da consultare, poco utile per orientare. La precarietà in cui i giovani sono immersi, il rischio che corrono di essere travolti dalla crisi, le accresciute difficoltà che vivono in famiglia, non possono essere considerati una notizia da consumare in un baleno, né possiamo essere richiamati a farci carico di questa realtà dal prossimo bollettino Istat. Il lavoro, soprattutto per i giovani, torni ad essere la centralità del programma di governo della Regione e del Governo nazionale. La notizia, in tal modo, diventa utile, non sparisce col girare pagina, ma diventa impegno.

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l’inchiesta

I “padroni” della ciliegia L’oro rosso del territorio

Guerra tra poveri produttori. In pochi si arricchiscono

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essun appellativo sembra calzare a pennello alla ciliegia quanto “oro

rosso”. Un frutto che, per la sua dolcezza e per le sue caratteristiche, fa le fortune di intere regioni. O almeno, così dovrebbe essere. Se andiamo in un qualunque ipermercato italiano troviamo prezzi elevati per un chilo di prodotto, anche oltre 10 euro per pochi ciuffi di ciliegie. Eppure i produttori, i tantissimi piccoli e piccolissimi produttori delle nostre terre non riescono nemmeno a recuperare le tante spese sostenute per il raccolto. Se poi ci aggiungiamo il freddo, le nebbie, le grandinate, la scarsità del raccolto, l’aumento di tutti i costi fissi delle aziende agricole, la diminuzione di molti benefici fiscali, un costante salasso delle tante persone che gravitano intorno ad una azienda (consulenti, fiscalisti, commericalisti, legali...) che pure sono necessari e che pure devono essere, giustamente, pagati... alla fine cosa resta per l’imprenditore? Meglio allora chiudere tutto e raccogliere in nero quel poco che si riesce con le proprie forze, magari aiutati da familiari ed amici, ed accontentarsi del piccolo “hic et nunc”, oppure stringere i denti ed andare avanti? E come andare avanti? Sperando che il futuro porti con se nuovi e migliori orizzonti, oppure muovendosi per crearsi da soli le migliori opportunità che il mercato, sia pure in un asfittico momento di crisi economica, può offrire? Non abbiamo tutte le risposte. Abbiamo, in queste pagine, cercato di analizzare la situazione, cercando anche con alcuni esempi concreti, di comprendere e spiegare alcuni dei tanti e complessi perchè di questo settore. Politica e Istituzioni sono in grado di andare oltre il taglio dei nastri delle feste e delle sagre? Roberto Mastrangelo

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di VALENTINO SGARAMELLA

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hi sono i signori del mercato delle ciliegie? Chi ne controlla il prezzo al chilogrammo? Perchè coltivare ciliegie non rende? L’ “oro rosso”. Ricchezza per pochi, fatica e sudore per gli altri. I produttori, ad esempio. Una fatica che serve a far ingrassare pochi fra mediatori e commercianti. Abbiamo ascoltato Antonio Castellaneta, che guida un’associazione di cerasicoltori. CONVERSANO E POLIGNANO Cominciamo dicendo che Sammichele ha 3 temibili concorrenti: Turi, Conversano e Polignano. Gli ultimi due hanno un clima più caldo del nostro. Da loro, la varietà “bigarreau” matura con 10 giorni di anticipo. La vendono a 10 euro al chilo. A Sammichele, il prezzo di vendita è stracciato: quest’anno si è attestato tra 2,50 e 2,70 euro. Ed è andata bene, perchè di norma va anche peggio. “Campiamo sulle disgrazie altrui, visto che le piogge primaverili hanno danneggiato la ciliegia di Conversano”.

DORMEX Le manovre hanno inizio tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Se a Polignano la ciliegia matura 10 giorni prima di quella sammichelina, noi dobbiamo forzare la natura. Deve maturare 20 giorni prima, se vuoi venderla. Signori, vi presento il Dormex. Un fitofarmaco. Un killer per la salute umana. In esso, ci trovi di tutto, anche carbone e calce viva. Oggi, il Dormex è bandito dal commercio, ma c’è chi giura che qualcuno ne fa incetta sul mercato nero. In alternativa, c’è l’Ergher, legale. In inverno, la pianta dorme. Dovrà risvegliarsi prima. La concorrenza vince sulla natura. Ma di fitofarmaci ve ne sono di tante tipologie. C’è il rischio che giunga sulla nostra tavola una ciliegia con tracce di veleno? Già, perchè pare che a Polignano l’hanno capita e usano fitofarmaci ancora più potenti per anticipare. MA QUANTO MI COSTI Giunge il momento della raccolta. Un cerasicoltore fronteggia una serie di spese: il costo dei fitofarmaci, quello del gasolio da autotrazione per il trasporto del prodotto e per i trattori che devono lavorare la terra, il costo della

manutenzione dei mezzi meccanici (“se si guasta un pezzo meccanico ad un trattore, saltano migliaia di euro”). Poi c’è il costo della manodopera. Arare, pompare, fare un trattamento, fare la puta. Infine, la raccolta dall’albero. E’


l’inchiesta Quando una tira l’altra

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a ciliegia è il frutto del ciliegio (Prunus avium), una pianta presente nel bacino del Mediterraneo da circa tremila anni. Le prime notizie della sua diffusione si hanno in Egitto, nel settimo secolo a.C. In seguito il ciliegio si è diffuso in Grecia (terzo secolo a.C.) e in Italia. Il nome dialettale, così come quello portoghese, francese, spagnolo e inglese deriva dal greco κέρασος, (kérasos) che era il nome della città del Ponto (l’attuale Turchia) da cui furono importati a Roma nel 72 d.C. i primi alberi di ciliegie. La ciliegia ha anche un suo Santo protettore: San Gerardo dei Tintori, Patrono di Monza che si festeggia il 6 giugno. Del ciliegio nel nostro Paese parlò per primo Varrone, seguito poi da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Il ciliegio attualmente viene coltivato in Europa, Asia, Australia, America. La produzione italiana è una delle maggiori a livello mondiale, con moltissime varietà diverse, fra le quali ricordiamo le Bigarreau (reperibili da maggio a giugno), le Nero (reperibili a giugno, tipiche della zona di Vignola), le Anella (reperibili da fine maggio a giugno, vero, spesso la retribuzione di una giornata lavorativa è fissata solo sulla carta. Poi, ci si accorda. Al ribasso. Inutile colpevolizzare il proprietario del terreno. Devi pagare i contributi integrativi, e poi c’è la legge 626 sulla protezione

croccanti e succose), le Ferrovia (disponibili a giugno, tipiche della Puglia), le Marca (disponibili da giugno a luglio, adatte per la conservazione sotto spirito). In ogni caso, la composizione dei principi nutritivi non varia molto. La ciliegia in cucina - Le ciliegie sono un frutto particolarmente apprezzato, per forma, aspetto e sapore. Ai bambini vanno date con cautela, possibilmente sopra i due anni d’età; possono infatti dare problemi digestivi e bisogna fare attenzione che il nocciolo non venga ingerito o, peggio, masticato. Oltre al consumo delle ciliegie fresche e di quelle conservate sotto spirito, questo frutto viene utilizzato anche per la preparazione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi, salse, sorbetti e mostarde e anche di liquori (cherry brandy, kirsch, maraschino, ratafià). INFO ALIMENTARI (dolce) - Proteine: 1,06; grassi: 0,20; carboidrati per differenza: 16,01 (fibre: 2,1); ceneri: 0,48; acqua: 82,25; colesterolo: 0; sodio: 0; calorie: 63. INFO ALIMENTARI (acida) - Proteine: 1; grassi: 0,30; carboidrati per differenza: 12,18 (fibre: 1,6); ceneri: 0,40; acqua: 86,13; colesterolo: 0; sodio: 3; calorie: 50 .

sul posto di lavoro che impone vincoli come legacci. Ma il bello viene adesso. LA MEDIAZIONE Effettuata la raccolta, a chi ven-

dere le ciliegie? Qui, la filiera si allunga. Il denaro si disperde in rivoli improduttivi. Il produttore non conosce le regole del mercato. Si alza alle 4,30 del mattino. A mezzogiorno, va a conferire la merce. Deve affidarsi a chi il mercato dice di conoscerlo. Il mediatore. Prima tappa. Al mattino un prezzo, il pomeriggio è già calato di 50 centesimi al chilo. Perchè? La ciliegia deperisce in poco tempo, anche se resta appesa al suo rametto. Il mediatore scruta, è uno attento ad ogni minimo pretesto. Se si accorge che la ciliegia è troppo acerba o troppo matura, immediatamente taglia il prezzo di vendita. Un mercato crudele, tutto a vantaggio del commerciante. Insomma, chi ha costruito fortune con la mediazione sulle ciligie, mediatore o commerciante, sono i soliti noti: Liotino, Morgese, Spinelli. Il mediatore vende le ciliegie al grossista che le piazza sui mercati nazionali ed internazionali. Anche il mediatore paga pegno. Può accadere di tutto. E’ sufficiente inserire nelle casse appositamente un pugno di ciliegie spaccate...et voilà, le ciliegie sono tutte deperite. I signori del mercato hanno deciso che il prezzo deve scendere ancora.

COOPERATIVISMO Castellaneta non ci sta. “Mi sono detto: qui ci dobbiamo organizzare. Misi su l’associazione dei cerasicoltori. E’ ancora in piedi. Avevo avuto momenti di scoramento. Volevo chiudere. Devo ringraziare il vice-Presidente, Gianvito Spinelli, il quale mi invitò a tornare sui miei passi”. L’associazione non funziona, all’inizio. Manca una reale cultura imprenditoriale agricola. Castellaneta contatta la Coop di Modena. Non possono pagare prima di due o tre mesi. La Coop deve prima valutare se la ciliegia è apprezzata. I sammichelini non vogliono saperne. “Pochi, maledetti e subito”, questo il motto. E qualcuno fa come si faceva ai bei tempi della cantina sociale. I cerasicoltori cedono le ciliegie ai mediatori che pagano due lire il prodotto pregiato, lo scarto lo cedono alle Coop. Si illudono di fare I furbi. Perdono credibilità. Conclude Castellaneta: “La realtà è che Orlando, La Pernice, Giuliano, De Palma acquistano il frutto delle nostre fatiche a 4 soldi e si fanno ricchi. Dai grandi centri, partono ogni giorno decine di Tir carichi di ciliegie destinate ai mercati di mezza Europa”. I produttori, veri proprietari della merce, sono espropriati. Sono i camerieri del sistema. N° 5 - GIUGNO 2010

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l’inchiesta

Una annata tutta da dimenticare I Comuni hanno chiesto a Regione e Provincia lo stato di calamità naturale

riconoscimento della calamità naturale, provvedimenti straordinari per la concessione di benefici attingendo dal fondo di solidarietà nazionale, esenzione dal pagamento dei contributi agricoli con sospensione dei relativi decreti, un’sistema agevolato per le polizze assicurative di piccole e medie aziende in previsione di futuri eventi calamitosi. A tal proposito si è impegnato molto anche il Consigliere Regionale, nonchè consigliere comunale di Turi, dott. Michele Boccardi, il quale sta premendo affinchè queste richieste possano trovare accoglimento. Speriamo bene.

Il taglio del nastro alla recente sagra della ciliegia di Turi

di CLAUDIO SPADA *

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uella appena trascorsa è stata una delle più tribolate ed intense campagne cerasicole degli ultimi decenni. La ciliegia continua ad essere il pilastro fondamentale dell’economia turese, e la Sagra, la visita in Parlamento per pubblicizzare il prodotto e il caos cittadino dei mesi di maggio e giugno ne sono la palese dimostrazione. Tutto si mobilita intorno all’’oro rosso’. Che si chiami Begarreau (bigarò), Ferrovia, Giorgia, Stella, Forlì o in altre maniere ancora, per Turi e forse per il territorio limitrofo rimane la fonte di ricchezza principale. E se vanno male le ciliegie, va tutto male. Quest’anno abbiamo beccato una brutta annata. Proprio un mese prima dell’arrivo dell’estate, in piena raccolta delle Bigarò, ad un passo da quella delle Ferrovie, vero fiore all’occhiello dell’agricoltura estiva del sud est barese ed in particolare di Turi, due giorni di piogge abbondanti hanno mandato in frantumi dodici mesi di lavoro. La maggiorparte dei frutti ancora sugli alberi, di qualsivoglia qualità, hanno subito danni ingenti. Non serve fare stime numeriche - qualcuno ha azzardato anche il 60%. A noi basta sapere

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che il vicino di casa non ha portato il secchio pieno di ciliegie polpose e luccicanti come tutti gli altri anni, ma cassette riempite con pochissime ciliegie spaccate e con il ‘cerchietto’ vicino al peduncolo. Un bel disastro. E così anche i turesi hanno dovuto comprarle a caro prezzo. Le Istituzioni si sono mosse immediatamente per tentare di ar-

ginare il problema. Il Comune di Turi, così come hanno fatto anche le amministrazioni di Castellana, Sammichele, Casamassima, Acquaviva e Conversano, anch’essi colpiti dall’ondata di maltempo, ha sottoscritto un documento indirizzato al presidente Vendola, all’assessore regionale Stefàno e al presidente della Provincia Schittulli al fine di richiedere il

L’Ortofrutticola: negata la vendita ad un socio

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siamo al termine dell’ annata delle ciliegie 2010. Annata, tutto sommato, andata bene se non fosse per il maltempo che ha fatto deteriorare il prodotto che a Turi si può quantificare intorno al 15% per quanto riguarda la varietà Ferrovia. Ma è alla cooperativa l’Ortofrutticola che c’è stata qualcosa che non è andata per il giusto verso. Raccontiamo un episodio di quelli che sono accaduti presso la cooperativa. Mezzogiorno di sabato 5 giugno. Fa caldo. Siamo alla cooperativa l’Ortofrutticola. C’è una lunga coda di cerasicoltori. Stanno lì per scaricare le ciliegie raccolte in mattinata. Il signor Giuseppe, di 84 anni, ha portato 4 casse di ciliegie. Arriva finalmente il suo turno. Un consigliere del direttivo della Cooperativa guarda quelle ciliegie e sentenzia: queste non le può scaricare qui, dato che il proprietario dell’Orchidea ha detto più volte che le Ferrovie nere non le ritira. Il signor Giuseppe rimane impietrito, anche per-

Nonostante la disastrosa situazione, però, la Sagra della Ciliegia Ferrovia, giunta alla ventesima edizione, si è tenuta l’8 e il 9 giugno riscontrando un ampissimo successo. Non pochi avevano avanzato l’idea di congelare l’edizione 2010, ma l’associazione “Turi... in evidenza” ha portato egregiamente a termine il proprio lavoro organizzandola in maniera impeccabile. Sono stati due giorni di degustazione e vendita dei prodotti tipici, promozione del territorio e finali incandescenti in entrambe le serate di festa: la satira di Mudù e l’elezione di Miss Ciliegia Ferrovia. * Caporedattore www.turiweb.net

ché le stesse Ferrovie dello stesso colore le avevano ritirate senza dire nulla la sera precedente. Ha una rabbia in corpo, vorrebbe dire tante parole, ma non riesce a dire niente. Da notare che il signor Giuseppe è un socio della cooperativa, la quale per giunta non ha nessun altro compratore per la ‘roba’ piccola e nera. Il signor Giuseppe per la cronaca porta le Ferrovie nere ad un altro commerciante che gliele paga a 2 euro il chilo. La sera contatta la redazione di Turiweb. La mattina della domenica contattiamo il presidente dell’ Ortofrutticola, Franco Colaprico, che ci dice: “ Lei ha ragione ma noi in questi casi non possiamo fare altro”. Ma come? Elenchiamo una serie di iniziative che invece possono prendere: 1) Mettere un grosso cartello con su scritto: non si accettano ferrovie nere. 2) Far passare lungo la coda o un addetto dell’Orchidea oppure un consigliere del direttivo della cooperativa. 3) Trovare un commerciante che si prenda le ciliegie nere presso la cooperativa. Dall’altro capo del telefono il presidente Colaprico tenta di difendere l’indifendibile. Non riuscendovi. Antonio Gasparro www.turiweb.net


l’inchiesta

Il futuro della nostra ciliegia è ormai segnato? Parla Cosimo Abbracciavento, titolare di un’azienda del settore

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osimo Abbracciavento, grande commerciante cerasicolo di Alberobello. E’ il territorio dei trulli e della valle d’Itria: Alberobello, Locorotondo, Martina Franca, Noci. Un’azienda, la sua, sorta nel 1978. Ricevono il prodotto dai cerasicoltori e lo rivendono all’industria della ciliegia in alcool, allo sciroppo, per canditi. Dunque, commercio all’ingrosso. Siamo andati a trovarlo di domenica mattina. Eppure, senza sosta giungono carichi di ciliegie. Le piogge primaverili abbondanti hanno causato non pochi problemi. Intere colture danneggiate. “Forse, parlare di decimazione della produzione della ciliegia in queste settimane è una stima ottimistica”, ci dice. Praticamente, è un crollo. Si è salvato appena il 15% della produzione annuale. “In pratica, le calamità atmosferiche hanno falcidiato completamente la Begarreau e la varietà forlì. Stiamo salvando un po’ di varietà montagnola, la ferrovia, un po’ di imperiale. Possiamo farlo perchè quest’ultima matura per ultima. E speriamo che le piogge siano cessate”. Per i prezzi, Abbracciavento è chiaro: “Seguono sempre delle dinamiche, per noi, imperscrutabili”. Pochi giorni fa, le ciligie sul mercato hanno superato, di slancio, la cifra di 5 euro al chilo. Poco dopo, il valore è sceso a 2 euro. “E’ probabile che le intemperie abbiano prodotto un deficit qualitativo, facendo calare i prezzi. Ma questa non è un’oscillazione normale, dovuta alle leggi del mercato. Qui, c’è un 10-15% del prezzo che varia. Assistiamo a fenomeni strani: il prezzo si dimezza, diviene pari ad un terzo e immediatamente triplica. Siamo in presenza delle montagne russe. Non è un bel modo di presentare un prodotto”. E’ la speculazione, bellezza. “Noi vendiamo la forlì e la mon-

tagnola all’industria dolciaria. Questa è la zona principe per la produzione di queste due varietà. Tuttavia, i prezzi seguono dinamiche industriali. Non possono oltrepassare certi limiti, perchè sono esposti alla concorrenza internazionale”. Ormai, i mercati sono aperti e l’unica legge è quella della globalizzazione. Questo significa che importiamo ciliegie dalla Turchia, Bulgaria, Romania a prezzi per noi non remunerativi. In questi Paesi i costi di produzione sono inferiori. Accade, dunque, che un’industria che opera nel settore dolciario, acquista partite di ciliegie all’estero a prezzi stracciati

ed ha trasferito in modo stabile i propri impianti in questi Paesi. La competizione è al ribasso. Abbracciavento, a questo punto, esprime un concetto che fa scendere un brivido lungo la schiena: “Credo che il futuro della ciliegia per l’industria, in Puglia, sia ormai segnato”. Ma come si può vincere una competizione a queste condizioni? “Scegliendo le varietà più idonee; non sappiamo come evolverà la situazione, ma per il momento, per la ciliegia da tavola, le soddisfazioni ci sono, in special modo in quelle zone che possono usufruire di un anticipo sulla maturazione”.

Il nostro pensiero va ai fitofarmaci. Alberobello si trova poco oltre i 400 metri sul livello del mare. La maturazione è tardiva. Il che penalizza, perchè la ciliegia dei trulli giunge sui mercati quando quella polignanese o conversanese ha già 10 giorni di campagna alle spalle. “Hanno già assorbito il prezzo primizia. Noi giungiamo tardi e dobbiamo metterci in coda, accettando prezzi normali”. Anche Abbracciavento concorda con il fatto che in questo angolo di Mezzogiorno la frammentazione produttiva è un grave danno. Non ci sono cooperative, e le poche esistenti non sono riuscite a compiere un salto di qualità e mettersi in proprio per la vendita. Mancano consorzi in grado di fare promozione del prodotto sul territorio nazionale. “Sono anni che sento parlare del consorzio per la Dop ferrovia; ma lì siamo a conoscenza di interessi in contrasto fra Turi, Sammichele e Conversano. Forse, il problema è chi deve comandare su chi”. Chissà, forse un giorno, in un futuro non lontano, i ciliegeti saranno abbandonati e sulle nostre tavole avremo ciliegia turca ed uva d’Egitto che matura già a maggio. L’inizio di una nuova colonizzazione: quella alimentare. V.S.

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politica - Sammichele di Bari

Dal meccanico per il tagliando Amministrazione comunale ricoverata d’urgenza nel Reparto Rianimazione di AGOSTINO SPINELLI

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una macchina nuova, oggi molto meno di ieri, dopo un certo numero di chilometri, va fatto il tagliando. Oggi quasi tutte le macchine sono pre-rodate. Il meccanico autorizzato, per questo lavoro, sa cosa deve controllare: olio, freni, carburatore, pressione delle gomme, livelli vari, ecc. Un controllo ordinario per garantire al proprietario dell’autovettura sicurezza, economicità dei consumi, corretto consumo del battistrada delle gomme, buona tenuta di strada, ecc. Oggi è un controllo di routine. Eventuali anomalie sono segnalate dai vari monitor, dalle varie spie di cui è dotata una macchina. Il tagliando, per molte case automobilistiche, avviene non solo ad un certo numero di chilometri, ma anche allo scadere di un dato numero di mesi. Allo scadere di un anno, facciamo la prova a fare il tagliando

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all’Amministrazione Comunale. L’Amministrazione di Natale Tateo è in officina. Per analogia, mutuando una terminologia medica, possiamo dire che è come ricoverata d’urgenza in sala di rianimazione. Si accorge oggi che trattasi di un gruppo di amministratori che è stato schiacciato dalle responsabilità ereditate e che fa fatica a diventare gruppo, compagine idonea a governare. E’ solo la somma di alcune persone che ogni giorno che passa dimostrano di essere sovrastate dal ruolo e dal cumulo di responsabilità cui sono state chiamate. Non studiano, anzi, non leggono neanche i documenti che adottano. Quali sono i sintomi? Quali i sensori? Eccone solo alcuni. Basta girare per il paese: il disordine e l’abbandono regnano sovrani. Rifiuti dappertutto. Abbiamo il record negativo della raccolta differenziata. Abbiamo il record dei frigorife-

ri abbandonati per strada, tenuti lì in esposizione per settimane. Lavori pubblici bloccati da un anno, a rischio perdita finanziamento. La sede del Museo della Civiltà Contadina, fiore all’occhiello di questa Comunità, segno distintivo ed identificativo per questa parte di territorio, chiuso e ridotto, all’interno, ad un cumulo di reperti da riordinare. A chi vuole visitarlo c’è la possibilità di un surrogato: un libro (alla memoria!) con tanto di solenne prefazione autografa. Tanto l’amore per il giardino del Castello che l’erba(ccia) è stata fatta crescere anche nell’atrio dove cola il guano dei colombi che nidificano indisturbati nelle arcate della Chiesa della Maddalena. Lo stesso cimitero ha bisogno di un giorno di chiusura per … riprendersi. Gli incompleti WC sono ancora rigorosamente senza porte, vista campi numerati. Qui tutto è sublimato, antica-

mera dell’Aldilà. Intanto, offresi gestione della luce perpetua: cercasi offerta. La viabilità urbana sconvolta da scelte parziali ed irrazionali. Le strade ricoperte ormai da splendide buche sempre più profonde che obbligano tutti a gimcane spericolate. Contenziosi giudiziari che crescono. Incapacità a tentare di presentare una bozza di Bilancio di Previsione per l’anno 2010 in una pubblica assemblea convocata ad hoc dallo stesso sindaco. Un ufficio ragioneria sulle cui carte è difficile … ragionare. Sentenze disattese: il palazzo di via G. Pastore è lì, trofeo e monumento alla illegalità. Non si demolisce, non si acquisisce a patrimonio comunale, ora deve essere “barattato” con un terreno. Su di esso nascono nuovi contenziosi e nuove cause presso il TAR. Circa gli impianti sportivi: è noto che non ci siamo fatti mancare nulla.


politica - Sammichele di Bari Abbiamo anche un modernissimo palazzetto dello sport che ora si vorrebbe mettere in vendita perché non abbiamo nemmeno un’euro per pagare la signora delle pulizie nella sede comunale dove la polvere si arrotola in grigie matasse. Non ci sono soldi e ci sono “spese fuori bilancio” che crescono fino a portare l’attività amministrativa sulla strada del possibile dissesto. Il sindaco dice che non risultano pagate elevate bollette di luce, acqua, gas e telefoniche. La pubblica illuminazione è ormai ridotta a luci alterne. La mensa scolastica viene approvata, pur senza impegno di spesa, alla vigilia della chiusura dell’anno scolastico. Le convocazioni dei Consigli comunali si fanno con manifesti (70x100) se sono della Maggioranza, o con fotocopie su carta formato A3 se sono richieste dalla Minoranza. Le piante in piazza sono morte quasi tutte o sono state divelte, offrendo ai turisti un grande portacenere-porta-rifiuti. In tutto questo marasma, c’è chi approfitta per fare gare fra Natale e Santo Stefano, per emettere bandi per “Diagnosi Energetiche”, non per rivitalizzare l’Amministrazione o le sue casse, ma per non far mancare il sostentamento a quel “fortunato” che potrà aggiudicarsele e che deve sperare di essere assunto dall’impresa che si vedrà assegnati i lavori con una incredibile gara, bollata non solo da noi de “il Territorio” con uno “speciale”, ma da un motivato ricorso del gruppo di Minoranza

Luci ed ombre su Sammichele, e mentre il paese arranca si perdono finanziamenti. Fino a quando riusciremo a resistere? consiliare e dall’Ordine degli Architetti e Ordine degli Ingegneri. Soprattutto, in tutta questa confusione, c’è chi non sa nemmeno partecipare ad una gara e che ci fa perdere utilissimi preziosi finanziamenti (oltre un milione di euro) per la zona industriale: vedi Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 94 del 27 maggio scorso. Nel frattempo: - la Maggioranza ha perso il suo Capo gruppo: Mauro Magistro si è dimesso perché impegnato fuori comune, impossibilitato a svolgere il ruolo, ha ceduto il posto a Lello Laera; - dopo qualche Consiglio comunale, Laera si dimette da Capo gruppo per “incompatibilità ambientali”, ma rinvia l’attuazione di tale decisione alla conclusione del congresso del suo partito, il Pd; - l’Assessore con il più elevato numero di deleghe, con le dele-

ghe più sensibili (bilancio, lavori pubblici, tributi, ecc.), Vito Leonardo Spinelli, dopo aver aumentato le tasse a tutti (TARSU), rassegna le dimissioni da assessore ed esce dalla Maggioranza, dichiarandosi “indipendente”: “non volevo più accettare di sostenere provvedimenti che venivano presi altrove!” - l’Assessore Alessandra Morgese, responsabile sia della gara del panettone che della gara delle “diagnosi energetiche”, cerca con diversivi vari di non rispondere alle domande che le vengono formalmente poste in Consiglio comunale e fuori e di non trarne le dovute conseguenze viste le false affermazioni fatte ufficialmente. In tal modo scarica sul Sindaco l’onere della revoca del suo mandato. Suo di Morgese o suo di Tateo? Vedremo.

C’è dell’altro, ma questo è il mesto penoso elenco delle cose emergenti fatte e non fatte. Per questo, il ricovero in reparto rianimazione, al tagliando di un anno di questa Amministrazione Comunale, si è reso indispensabile. Ci siamo premurosamente informati dal medico di turno: Domanda: “Dottore, è grave? Come sta? Si riprenderà? Quando sarà dimesso?” Risposta: “La situazione è profondamente compromessa. Ci vorrebbe un miracolo. Poi, può sempre succedere l’imprevedibile: il ricovero in Rianimazione si sa quando inizia, ma non si sa mai quando si può prevedere la dimissione.” “Abbiate fede.” Noi ce l’abbiamo, ma Sammichele quanto tempo potrà resistere a questo stato di cose?

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politica - Sammichele di Bari

La foglia di fico Il palazzo di via G. Pastore: fra illegalità, sentenze disattese e furbizie

Lo slalom speciale

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e fossimo in inverno, e ad altre latitudini, segnaleremmo certamente i nostri amministratori ai responsabili tecnici della nazionale di sci alpino. Abbiamo dei talenti! Bravissimi a districarsi tra i pali stretti in uno slalom speciale degno del nostro campione olimpico Razzoli. Eccellenti nello scattare in avanti dal cancelletto di partenza, ottimi interpreti delle piste, anche delle più difficili, con un senso innato del movimento d’anca quando bisogna evitare le insidie ed i pericoli. Abbiamo più volte, direttamente e indirettamente, provato a chiedere il perchè di tutto questo tempo perso dietro una decisione che, in realtà, non è una decisione. Si tratta dell’applicazione di una sentenza. Di una scelta da compiere per gli interessi collettivi. Tutte domande rimaste senza risposte. Istanze trattate come carta straccia. Anzi, peggio. E la cosa più ammirevole è che proprio da chi rifiuta di prendere una posizione, da chi si nasconde dietro la foglia di fico, riceviamo una bella lectio magistralis sulla trasparenza, sulla dignità politica, sull’etica. Uno splendido esempio di slalom speciale. Un sublime uso della retorica e delle frasi che però non risolvono il problema. Il tempo passa, intanto, e le sentenze restano inapplicate. Nel frattempo, però, avremo almeno la soddisfazione di vedere i nostri amministratori, in tutina e racchette, slalomeggiare contro i migliori del mondo. E non sfigurerebbero. Roberto Mastrangelo

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di AGOSTINO SPINELLI

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hi non se ne era accorto prima, chi non aveva capito il perché, ora ha visto che la candidatura di Natale Tateo a sindaco è stata una candidatura mirata: doveva portare a compimento un solo problema. L’abbiamo capito tutti: il palazzo di via G. Pastore. A compimento nel modo peggiore possibile. A compimento e a danno degli

interessi della Comunità di Sammichele. A compimento, calpestando la legalità. Onestamente non capiamo come il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) possa essersi come rimangiato un provvedimento precedentemente assunto, solennemente confermato dal Consiglio di Stato e, “stranamente”, come rimesso in discussione. Riproposto da una recente sentenza, frutto di un nuovo ricorso.

Il TAR “obbliga” a dare esecutività alla delibera del Consiglio comunale del 16 aprile 2009 (amministrazione Boscia), denominata transazione, assunta da un Consiglio comunale scadente, cioè alla vigilia della campagna elettorale che il Pd si era precipitato ad avviare e chiudere sin dal 21 marzo con la designazione a candidato sindaco dell’avv. Tateo, legale per lo studio Madaro nella vicenda del palazzo. Le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, com’è noto, invece, avevano indicato solo due possibili soluzioni: - demolizione del palazzo, la prima, - acquisizione a patrimonio comunale dell’intero stabile, la seconda. Il Consiglio comunale (Boscia sindaco), invece, non sappiamo

Tic tac... e intanto il tempo passa e le sentenze restano inapplicate... Prima Determinazione del Responsabile dell’Area Tecnica per il ripristino dello stato dei luoghi: n. 284 del 2004:

6 anni! Sentenze del TAR Bari n. 1215, 1216, 1217, 1218 del 04.05.2007:

1.141 giorni! Sentenza Consiglio di Stato: n. 3040 del 18 marzo 2008:

809 giorni! Il palazzo di via G. Pastore


Sammichele di Bari

Il guano dei piccioni si accumula indisturbato e cola fino all’ingresso

Immondizia e vecchi attrezzi, chi li raccoglierà?

Piante e cicorie crescono rigogliose...

Le fotografie non hanno nemmeno bisogno di commento o didascalia. Parlano da sole. E lamentano l’incivile stato di abbandono in cui versa il Castello. Un pessimo stato di conservazione, ed una gravissima e dolosa incuria. Chi ha il compito di sorvegliare e di provvedere non lo fa. Troppo impegnato da altre cose, evidentemente. In passato si è tanto litigato a Sammichele su cosa fare per rilanciare il Museo, per dare la possibilità a tanti giovani di poter osservare da vicino gli attrezzi di lavoro dei nostri nonni, si è tanto discusso su come fare per salvare dal dimenticatoio le nostre radici e le nostre tradizioni: forum... raccolta di firme... petizioni... E mentre la scusa è buona per farne un argomento politico (nell’accezione prettamente sammichelina del termine), il tempo passa e nessuno fa nulla nemmeno per evitare di peggiorare le cose. Povero Dino Bianco! La sua geniale creatura non merita questo trattamento. E’ un’offesa alla Comunità.

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Guano... senza parole! Deposito all’aperto. Assi di legno, sedie di plastica, panchine rovesciate... davvero un bello spettacolo da offrire agli ospiti in visita a Sammichele di Bari

Il lucchetto? ben chiuso, ma soltanto appoggiato al gancio, altrimenti come si fa ad entrare liberamente?


politica - Sammichele di Bari

Ipocriti: il prezzo della illegalità Il Commissario ad acta conosce il nuovo deliberato del Consiglio Comunale?

di FRANCO DERAMO

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ostretti dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR)? Ipocriti. Sia la minoranza, sia la maggioranza. La minoranza di oggi ha sempre fatto credere che la transazione fosse “un affare”. Così si espresse il sindaco dell’epoca Filippo Boscia nel Consiglio Comunale del 16 aprile 2009 che votò all’unanimità una mozione a favore. Eravamo alla vigilia del voto per il rinnovo del Consiglio comunale. Serviva il consenso, i voti, che non arrivarono. La maggioranza di oggi (sindaco Natale Tateo sempre rigorosamente assente in Consiglio

comunale quando c’è da trattare questo argomento) sapendo evidentemente di un ennesimo ricorso al TAR finge, in Consiglio comunale, di essere contraria ad ogni transazione perché ormai vede in arrivo il “commissario ad acta” per dare corpo a quella “odiata” transazione. E il TAR arrivò, smentendo sé stesso, approfittando sia della mancata demolizione, sia della mancata acquisizione a patrimonio del corpo del reato: il palazzo abusivo di via G. Pastore. Atto quest’ultimo sul quale l’Ufficio Tecnico del Comune non doveva fare altro che procedere d’ufficio, dando esecutività alla sentenza del Consiglio di Stato. Sconcertante: il TAR non chiede conto della mancata applicazione

della sua sentenza e di quella del Consiglio di Stato, anzi, è come se le cambiasse. A che titolo? Con quale giurisprudenza interviene in tal senso? Dalla sentenza non lo capiamo, perché non c’è scritto niente. Perché il TAR fa propria, ora, una transazione, dopo due solenni sentenze? Il TAR ignora (?) il fatto che il 19 ottobre 2009, sempre il Consiglio comunale, ma con un’altra maggioranza, vota contro la riproposta transazione, sempre da Boscia, ora minoranza. Il Consiglio comunale, ora, respinge, vota contro. Sarebbe logico dire: tertium non datur (non è data una terza soluzione, quella della transazio-

ne). E invece no. E’ in arrivo il “commissario ad acta”. Accade così che anche alcuni “favorevoli” di ieri diventano “contrari” oggi. Uno spettacolo indecente. Senza un minimo di coerenza. Ipocriti. Credibilità ridotta a zero. Se non avessi letto le cose inutili, banali, fuorvianti, volutamente fuorvianti che mi tocca leggere insieme a voi, se non avessi assistito al nuovo “assalto alla diligenza” dei soliti gruppi di potere, scrivendo, non avrei provato il senso di nausea, di disgusto unito a senso di ribellione che non si dà pace neanche di fronte a fatti di tale gravità. Troppa l’ipocrisia. Troppo facile, ora per tutti, scaricare le colpe, attribuire responsabilità al TAR. Tutti potranno dire che non volevano demolire. Tutti potranno dire che non volevano acquisire a patrimonio comunale il simbolo della illegalità. A chi volete darla a bere? Noi non ce la beviamo. Sono certo che sono tanti quelli che, pur tacendo, non se la bevono. Sono certo che quanti oggi, estranei, sembrano rassegnati a questi assurdi giochi della politica sapranno trovare al momento giusto la voglia, la forza e la capacità di rigettare questo modo inaccettabile di fare politica, anche se siamo consapevoli che oggi, tutta una Comunità, sta pagando il prezzo più alto alla illegalità.

A tavola da Candido

U grane chi fasule o uaddore du mare

Lavate u grane e mettitele a ccosce iìnd’a nna teiédde che quatte litre d’acquë fin’a quanne iésse a férve. Abbasciate la fiamme e fascite cosce angore pe nn’ore e ménze, salatele e schelatele. Pelzate i cozze, apritele e mettile o cuéste u frutte e l’acquë ca iésse. Pelzate, lavate e tagghiate i sécce a pezziëtte. Iìnd’a nna frezzola grosse che l’uégghië, fascite arressà l’uagghië e mettite i pemmedore ziche ziche, i cozze che l’acqua chelate. Fasciteli cosce pe nnu quarte d’ore e metane u grane, i fasule scallate e quanne se ionne angallesciute, vedite ci so bbone de sale e me.

Grano e fagioli al profumo di mare

Lavate il grano con acqua corrente, mettetelo a cuocere in una pentola con 4 litri d’acqua

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a fuoco alto fino alla bollitura. Abbassate la fiamma e continuate a cuocere per un’ora e mezza senza mai girarlo. A cottura ultimata, salatelo e scolatelo. Pulite le cozze, apritele a crudo e lasciate il frutto nell’acqua salata che fuoriesce. Mondate, lavate e tagliate le seppie a pezzettini. In una padella, abbastanza capiente, con un fondo d’olio fate dorare l’aglio e il peperoncino, poi aggiungete le seppie, i gamberetti sgusciati e fate andare a bollore. Quando l’acqua si sarà asciugata versate i pomodori, lavati e tagliuzzati e le cozze con la loro acqua filtrata. Lasciate cuocere per 10 minuti e unitevi il grano, i fagioli già lessati rimestando e non appena si saranno riscaldati, aggiustate di sale e cospargete di prezzemolo tritato. Mescolate bene e servite.

Candido Daresta - La Checina Noste

Vito Radio Editore (anno 2002-pagg. 150-151)


politica - Sammichele di Bari

Tutti a borgo San Domenico! L La telenovela dell’immobile di via G. Pastore si arricchisce di altre emblematiche vicende a telenovela dell’immobile di via G. Pastore non finisce di stupire, come nella tradizione delle migliori soap opera. La senteza definitiva del Consiglio di Stato del 18 marzo 2008 è lì. L’immobile è stato dichiarato abusivo. Quindi, o lo demolisci o lo acquisisci a patrimonio comunale. Menti fervide si sono alacremente messe al lavoro in questo tempo. Come fare per by-passare la sentenza? Sul tavolo, compare la prima proposta, formalizzata nel Consiglio comunale del 16 aprile 2009 dall’allora sindaco Filippo Boscia. Una transazione ufficialmente giunta dall’impresa Nadir, che ha edificato l’immobile. Chiedono al Comune: vuoi cedermi l’intero immobile? In cambio, paghiamo le spese legali che fin qui hai sostenuto. Inoltre, siamo pronti a cedere un locale di 70 metri quadri a piano terra dello stesso immobile abusivo, un’area di 5 mila metri quadri in via della Repubblica. Caso strano, è lo stesso sul quale, sul finire del 2007, l’Amministrazione precedente intendeva realizzare un parcheggio attrezzato per pullman e roulotte. Quel Consiglio comunale approva lo schema di transazione. Non se ne fa più nulla, anche perchè le elezioni amministrative le vince Natale Tateo, il legale che difende il tecnico che ha progettato l’immobile abusivo, Pierpaolo Madaro, sia in sede civile che penale. La maggioranza stende per mesi una cortina di silenzio sull’intera vicenda. Meglio spegnere i riflettori. Presto o tardi accadrà qualcosa. E quando accadrà, sarà una sorpresa. Ma c’è un elemento che spiazza tutti. A novembre 2009, la minoranza preme perchè si proceda con la transazione. Si presenta un ordine del giorno che è bocciato dalla maggioranza. Stop allo scambio? Giammai. Le menti, come api operaie, tornano al lavoro. Ormai, Boscia è fuori dalle stanze del potere. Gli sfilano la proposta di transazione. La fanno propria. Perchè devi sempre pensare in grande. Una sentenza del Tar Puglia, in modo inspiegabile, smentisce una

precedente. Se l’immobile è abusivo, può essere concesso il certificato di abitabilità per realizzare la transazione? Non lo sappiamo. Sta di fatto che il Tar ad inizio 2010 accoglie un ricorso dei germani Lagravinese. La transazione s’ha da fare. E se il Comune non si dà una mossa, interverrà la Magistratura con un Commissario ad acta. Ha inizio una manovra di accerchiamento che prevede l’uso del bastone e della carota. I Lagravinese, difesi da Costantino Ventura, avvocato assai esperto in procedimenti di questo tipo, chiedono, tramite il Tar un indennizzo al Comune, visto che il permesso a costruire è stato dapprima concesso e poi negato, bruciando investimenti. Un indennizzo milionario che potrebbe mandare in dissesto il Comune. A meno che... non mi concedi la transazione per la quale in diversi fanno il tifo. Gli appartamenti dell’immobile, ceduto alla Nadir,

potrebbero essere rivenduti. Un buon affare. Non basta. Si realizza un progetto presentato almeno un anno fa. Borgo San Domenico. L’area di 5 mila metri quadri che dovrebbe essere ceduta al Comune, sulle mappe, è zona F. Il che significa verde e spazi pubblici attrezzati ed altro ancora. Se vi fosse un’area edificabile immediatamente adiacente, il prezzo al me-

tro quadro di questa schizzerebbe in alto. Diverrebbe una zona residenziale del paese. L’area c’è, eccome. La transazione s’ha da fare. Si parla di 40 appartamenti. Un consiglio al direttivo del Pd. D’ora in poi, ci si riunisca al borgo San Domenico. V.S.

L’assessora in processione

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l comune di Sammichele di Bari non ha fatto mancare la sua presenza alla festa di San Vito a Polignano. Nella processione di gala del 15 giugno, a rappresentare i sammichelini c’era l’assessora alla Pubblica Istruzione, Salute e Pari Opportunità Linda Savino che, in fascia tricolore, ha fatto egregiamente le veci del sindaco. Era il momento clou della festa patronale di Polignano a Mare. La Savino spiccava in quanto unica donna nell’infilata di impettiti amministratori comunali che hanno partecipato alla celebrazione in onore del santo

I sindaci alla processione

taumaturgo. San Vito è molto venerato anche a Sammichele; e forse lo è ancora. Molti sammichelini si sono comprati la casa al mare, proprio nella frazione San Vito, dov’è l’antichissima abbazia dei benedettini al cui interno vi è il bel santuario dedicato al Santo. In quel santuario, molti di Sammichele partecipano ancora alla messa della domenica mattina. Fino a una trentina d’anni fa, San Vito era la meta preferita dei sammichelini che d’estate andavano a fare i bagni a mare; e quando non c’erano le macchine

si andava con i traini e ci si accampava per qualche giorno. E gli adulti ricorderanno i cuori con dentro la foto di San Vito e con i nastrini colorati, che ornavano le briglie dei cavalli e che, comprati al santuario di San Vito, dovevano benedire la bestia e tutta la stalla, grande o piccola che fosse. Siamo certi, dunque, che a Polignano nella ressa di fedeli che attorniava il Santo durante l’ultima festa patronale, di sammichelini sicuramente ce n’erano. I festeggiamenti in onore di San Vito sono cominciati la mattina del 14 giugno con la processione della reliquia del braccio, nel pomeriggio il Santo viene imbarcato su uno zatterone e portato in processione fino allo Scoglio dell’Eremita, per poi tornare indietro a Cala Paura. La sera del 15 giugno c’è la processione. I festeggiamenti si concludono il 16 col rientro del Santo nella chiesa Matrice dedicata all’Assunta, dove resta custodito tutto l’anno insieme alla reliquia del braccio. Etta Liotino N° 5 - GIUGNO 2010

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politica - Sammichele di Bari

E’ Nicola Madaro la “scoperta” del nuovo Pd L’ex sindaco eletto presidente del circolo sammichelino. Mauro Magistro alla segreteria

Un congresso scontato che ha mandato eloquenti messaggi alla componente civica del sindaco Tateo di VALENTINO SGARAMELLA

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icordo quando Aldo Moro fu eletto presidente del Consiglio nazionale della Dc. Mi sovvengono, oggi, le stesse sue parole: sbaglia chi pensa di mettermi in naftalina, eleggendomi a questa carica. Io continuerò a dare fastidio”. Parola più parola meno, sono i concetti espressi da Nicola Madaro immediatamente dopo la sua elezione a presidente del Circolo cittadino del “nuovo” Pd. A buon

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intenditor, poche parole bastano. Nessuno coltivava dubbi, in proposito. Il Congresso cittadino del Pd ha rieletto Mauro Magistro alla carica di Segretario. Lo stesso Magistro che, per impegni professionali, non ha il tempo di frequentare le riunioni di Consiglio comunale, tanto da dimettersi, qualche mese fa, da capogruppo di maggioranza e da indurre la minoranza a motivare una richiesta di decadenza dalla carica di consigliere per un numero eccessivo di assenze. Un Congresso scontato con un dibattito altrettanto scontato. E’ servito semplicemente a lanciare messaggi nemmeno cifrati ad una non meglio definita componente civica, che farebbe capo al Sindaco, Natale Tateo. Una guerra intestina alla maggioranza che un anno fa vinse le elezioni con soli 19 voti di scarto. Una guerra sotterranea, assai più aspra di quel che appare. Da una parte il Sindaco, attorniato dai “senza tessera” Dina Munno, Leonardo De Cataldo, Giuseppe Perrucci. Dall’altra, il Pd che vuol contare di più. Al punto da dichiarare in Consiglio comunale la nascita di un gruppo consiliare autonomo.

Magistro e Laera insieme in Consiglio Comunale

E Vito Leonardo Spinelli, l’ex Assessore al bilancio? Nè di qua nè di là, a fare da battitore libero, ai margini estremi della maggioranza. Al di là di queste scaramucce, le vere novità sono due, essenzialmente. La rentrèe di Nicola Madaro che, politicamente, ha il sapore di una rivincita, riappropriandosi di un partito in cui la componente ex diessina è stata liquidata. Al suo gruppo ristretto, le decisioni che contano, specie nelle politiche urbanistiche. Agli altri, la visibilità. Affidando a Magistro un ruolo notarile. Un congresso nel quale il dibattito, compresi i saluti dei rappresentanti degli altri partiti, si è chiuso in appena 2 ore. Una sola

mozione presentata, con 20 candidati al Consiglio direttivo. Come ai bei tempi del Pcus, una trentina di presenti hanno sancito per acclamazione la nuova dirigenza, sotto lo sguardo vigile dello studio tecnico competente e dell’ufficio stampa, con un suo cameraman. Dando una rapida occhiata alla composizione del Direttivo, balza evidente ne fanno parte interi gruppi familiari. L’impossessamento del partito. C’è la famiglia Madaro, la famiglia Morgese, i coniugi Vittore-Savino ed altri da sempre politicamente legati all’ex Sindaco Dc. Insomma, ritorna in sella, dopo quasi 45 anni di indiscusso potere, il madarismo. Rambo 2, la vendetta.


politica - Sammichele di Bari

Tra il dire ed il fare... si perdono i fondi Fesr Persi quasi due milioni di euro perchè a Sammichele non c’è la moderna posta elettronica di STEFANO RAIMONDI

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uesto Comune perde un finanziamento di quasi 2 milioni di euro. La misura era contenuta nel Programma Operativo dei cosiddetti Fondi Europei di Sviluppo Regionale (Fesr) che l’Unione Europea lascia che siano le singole Regioni a gestire. La regione Puglia ha approvato un bando di gara il 25 febbraio 2009. Parliamo di 110 milioni di euro da spalmare sull’intera Regione. Hanno partecipato 149 enti locali. E Sammichele di Bari perde il finanziamento per motivi banali. Quali sono, in breve? Non hanno inserito la scheda relativa al progetto per il quale si chiedeva il finanziamento nel portale internet www.sistema. puglia.it. Il secondo motivo è che hanno utilizzato per spedire la documentazione la casella di posta ordinaria, come si fa tra due privati cittadini, anzichè la Posta Elettronica Certificata (PEC), ormai obbligatoria per legge nelle comunicazioni fra istituzioni. Una mannaia sulle possibilità di sviluppo di una comunità. E non ci sono scusanti o alibi che tengano. Chi ha fornito spiegazioni? L’unica risposta è giunta tramite l’assessore Morgese. L’assessore replica alle contestazioni dalle quali è stata sommersa. Lo fa dalle pagine di un forum internet di un periodico locale. Va detto che l’assessore imcarna un pericoloso conflitto d’interessi a livello locale. Nulla quaestio, se non fosse per via del Pd, partito nel quale milita, che della lotta al conflitto d’interessi berlusconiano ne ha fatto un totem. L’assessore è una e trina. All’occorrenza, si trasforma in militante del Pd, assessore alla cultura che gestisce rapporti (e contributi) con le associazioni

locali di cui lei stessa è parte integrante. Infine, scrive. Il suo periodico le dedica ben due pagine di intervista per porre in risalto la sua opera. Nel caso di specie, la sua è l’unica replica ufficiale pervenuta, nel momento in cui scriviamo. Ed ha scavalcato l’ambito di competenza dell’assessore preposto: Agostino Spinelli. L’assessore sostiene che “già dal 2003 i comuni dovevano dotarsi della Pec, con il decreto anticrisi del 2008, la Pec diventa obbligatoria per la Pubblica Amministrazione”. La società cooperativa che sostiene “il Territorio” è dotata di una Pec. E’ stata ottenuta rapidamente. Partendo dall’idea che per un Comune, sia più complesso, 12 mesi di governo sono davvero tanti. “Sammichele non ha mai approvato, in giunta, il piano di gestione perché non ci sono le risorse finanziarie per partecipare al progetto”. Poi, si scopre che il piano di gestione è stato approvato a settembre 2009. Se già si era a conoscenza della mancanza di risorse, perchè hanno approvato il piano di gestione? La zona industriale è stata ampliata dalla precedente Amministrazione. Scrive ancora l’Assessore: “In più, nel nostro caso parliamo di un ampliamento di altri 52 lotti su 15 mila metri quadrati. Ma se già nell’attuale PIP dobbiamo vendere ancora 8 lotti, poichè manca la richiesta da parte di nuove imprese, come avrebbe potuto la Regione finanziare un’opera che può diventare una cattedrale nel deserto? E’ evidente che la congiuntura economica attuale non porta a queste forme di investimento”. Ci assale un senso di inquietudine quando l’assessore Morgese fa di tutto per perorare la causa avversa al Comune. E’ come dire alla Regione: non meritiamo il finanziamento, tenetevi i soldi. Un amministratore non può remare

contro il Comune che amministra, pur di avere ragione in una querelle su un forum con un ex Assessore. Il parossismo viene raggiunto quando la Morgese scrive: “Proprio perché parla un assessore quello che dico deve necessariamente corrispondere al vero”. Da dove deriva l’ostentazione di tanta arroganza? Ma la sobrietà è un affare personale. Ci interessa poco. Quello che preoccupa è la totale assenza di un’idea di città.

Non c’è un progetto che sia uno. Dove vogliono condurre Sammichele? Quando definiranno degli obiettivi ragionevoli da raggiungere in un determinato lasso di tempo? Con quali risorse contano di raggiungerlo nel quinquennio? Cosa farne della zona Pip? Erano le domande che si ponevano quando non erano Assessori. Si presumeva avessero idee chiare, al momento della candidatura. Tra il dire e il fare...

Le liriche di Gustavo Bosseide - Filastrocca padana “Con la storia del Carroccio - disse Fini - ora mi scoccio! Non capisco questa smania viva viva la Padania. Umbertino che passione sento odor di secessione. Italiani, qua la mano alla faccia di Giussano”. Bossi ride: “la mia scelta segue il Pò dall’Alpe al Delta”. E il compito si assume: “Giù l’Italia, evviva il fiume”. Squilla il raduno, la tromba suona Roma ladrona, Roma ladrona. Dal fiume scatta l’ombra dell’urto, ma è la Lega che compie il furto. Gli si affianca pure Cota e quel Pirlo detto Trota. Non lo vedi che è malato, vuole fare un altro Stato. Tu puoi dire alla tua gente di seguire la corrente di quel fiume benedetto va a dormire nel suo letto. Stile rana o stile dorso puoi seguire tutto il corso navigando alla deriva senza mai toccare riva.

Lega pure tutti i fili ma lontano dai fucili. E se no, finisce a fette come lui e le baionette. Ci diverte il tuo cipiglio rompi tutto come “Miglio”. Niente Miglio, meglio il grano mozzarella e non “padano”. Se una cosa ci rattrista è l’idea federalista. Se ti metti contro il Sud non ottieni proprio nudd. Montanaro e polentone non si tocca la Nazione. Questa Lega è uno sballo col suo pessimo metallo. Voi non foste, noi lo fummo, questa Lega è tutto chiummo. E’ venuto quel momento basta con lo sfruttamento. Usa pure la tua bocca, ma l’Italia non si tocca. Non puoi fare quel che vuoi, fatti solo i fatti tuoi. Dalla Patria giù le mani e rispetta gli italiani. Dove sta la serietà? Quai a chi tocca l’unità.

Gustavo Delgado N° 5 - GIUGNO 2010

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politica - Sammichele di Bari

La telenovela del bilancio: alla fine è stato approvato Lunghe sedute di Consiglio comunale per un esame puntiglioso della minoranza

Una vicenda lunga molti mesi, tra disavanzi, scoperti, debiti fuori bilancio, bollette da pagare e accuse reciproche di STEFANO RAIMONDI

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a telenovela del bilancio di previsione 2010 ha riservato sorprese a profusione. Da settembre 2009, consiglieri comunali della maggioranza che amministra questo Comune parlavano in modo esplicito di dissesto finanziario. Vi è stata un’assemblea cittadina, con l’intervento dell’ex Dirigente dell’Area economico-finanziaria, Luigi Panunzio, che escludeva tale possibilità, pur ammettendo la presenza di una situazione debitoria pesante. Quindi, una conferenza cittadina tenuta il 19 aprile in cui si preannunciava la presentazione al pubblico del bilancio di previsione 2010, salvo, poi, smentirsi clamorosamente. Vi è stata la dilazione al 30 giugno dei termini di presentazione del bilancio, vera boccata d’ossigeno. Finalmente, l’Amministrazione comunale si presentava all’ultimo Consiglio comunale con il documento di programmazione economico-finanziario per l’anno in corso. In quel Consiglio comunale, abbiamo visto ed udito di tutto. Il consigliere Vito Leonardo Spinelli, assessore al bilancio fino

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a qualche settimana fa, chiedeva di dichiarare il dissesto finanziario. Come a Taranto. Come a Catania. Ma la gravità di una simile richiesta lasciava indifferenti alcuni consiglieri che hanno proseguito per ore a parlottare tra loro, come sul pianerottolo di casa, quasi che gli argomenti fossero di competenza altrui. Ma queste sono sfumature. La sostanza è quella che conta. Il bilancio di previsione ha l’obbligo di prevedere quanto l’ente locale intende spendere ed in quali settori e con quali entrate prevede di finanziare tali spese. Per legge, deve esservi pareggio tra entrate ed uscite. E tutto deve essere certificato. La minoranza ha fatto rilevare che 48 mila euro di spese correnti erano scoperti. Quindi, mancavano 48 mila euro di entrate corrispettive. Giulia Lacasella è la Responsabile dell’Area Economico-finanziaria chiamata a sostituire Luigi Panunzio. Il panico lo tagliavi a fette. La risposta che, balbettante, è stata fornita è che la spesa era coperta dagli oneri di urbanizzazione previsti e dai proventi delle contravvenzioni che si prevede saranno effettuate dalla polizia municipale nel 2010. Nulla era certificato, però. La maggioranza chiedeva 5 minuti di sospensione. Il Sindaco tornava in Aula e chiedeva il rinvio della discussione del bilancio previsionale. Segno evidente che bisognava rivedere i conti. Non basta. Ogni bilancio deve certificare un cosiddetto “risultato di amministrazione”. In pratica, si deve comprendere se vi sia un avanzo di amministrazione. Per legge, la Corte dei Conti invia un questionario in merito, che ciascun Comune è tenuto a compilare. In assenza di debiti fuori bilancio non c’è disavanzo. In tal caso, il Responsabile di Area deve semplicemente scrivere “negati-

vo” nell’apposito spazio. Così abbiamo letto sulle carte. Vediamo la situazione contabile di questo Comune. Si deve fare una semplice differenza aritmetica tra residui passivi ed attivi. I residui passivi sono le spese programmate fino al 31 dicembre dell’anno precedente, per le quali c’è già un impegno ma a cui non si è ancora ottemperato. I residui attivi sono, invece, le entrate che si prevedono come certe ma che non sono state ancora riscosse. Bisogna fare la differenza tra queste due cifre. La somma che risulta va sommata alla cifra del fondo cassa. Ebbene, da questi semplici calcoli aritmetici risulta un disavanzo pari a 378mila euro. Il Comune non avrebbe potuto comunicare alla Corte dei Conti un risultato “negativo”. Quindi, il disavanzo c’è ma si omette di comunicarlo.

Entro il giorno in cui questa testata sarà nelle edicole, ci avranno messo una toppa. La situazione è gravissima, ma niente affatto seria. I nostri consulenti ci dicono che quel disavanzo di 48mila euro poteva essere con tranquillità ripianato, senza crisi di panico. Luigi Panunzio non andava bene? Legittimo. Ne serviva uno con la medesima comprovata esperienza. Questo è il problema. Se accanto ad un personale politico di neofiti c’è una classe di funzionari di buona volontà, ma al loro primo giorno di scuola, è ovvio che il Consiglio comunale si arena alle prime difficoltà. Il 21 giugno, con molti distinguo, il bilancio di previsione 2010 è stato approvato. Tecnicamente la maggioranza è salva.


politica - Sammichele di Bari

Dato politico chiaro: maggioranza in crisi Voto contrario dell’ex assessore al ramo e voto tecnico dal Pd. Minoranza fuori dall’aula

La maggioranza ha ceduto il suo ruolo ai Dirigenti degli uffici che non sono eletti dai cittadini

di VALENTINO SGARAMELLA

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na maggioranza in stato di crisi politica. Questa, in sintesi, quanto si desume dal dibattito tenuto nel corso dell'ultimo Consiglio comunale che ha approvato il bilancio di previsione 2010. Anzitutto, sul documento di programmazione economico-finanziario il consigliere Vito Leonardo Spinelli ha espresso voto contrario. Ufficialmente, ha manifestato il suo passaggio all'opposizione. La maggioranza ha perso un pezzo. Di fatto, non è più maggioranza nel paese, già oggi. Votare contro la programmazione economica e finanziaria per l'anno in corso, significa mettere in discussione tutte le scelte più importanti dell'esecutivo. Ma Spinelli non era Assessore al bilancio, fino a qualche settimana fa? Non è lo stessa programma-

zione che lui aveva contribuito a redigere? Ma questo è il minimo. L'aspetto politicamente più rilevante sono le dichiarazioni del capogruppo del Pd, Lello Laera. “Questo è un bilancio tecnico, noi lo votiamo solo per puntellare il Sindaco e l'Amministrazione; d'ora in avanti, la parola deve passare alla politica. Il Pd non è mai stato consultato nella fase di preparazione del bilancio”. Cosa significa tradotto dal politichese? Il Pd sembra sia tenuto all'oscuro sui principali provvedimenti che il sindaco, Natale Tateo, assume, ormai, solo con i suoi fedelissimi (Leonardo De Cataldo, Dina Munno, Giuseppe Perrucci, e Maria Spinelli). Tecnicamente, poi, il Sindaco, si avvarrebbe della collaborazione di funzionari come Nicola Paladino, revisore dei conti, che rischia di trasformarsi in una sorta di consulente di una maggioranza la quale, però, del bilancio nulla sa. Il Pd, dunque, emarginato dai momenti decisionali che contano. Ed è questo il motivo per cui hanno dato vita ad un gruppo consiliare autonomo. Quando, poi, in Aula, Lello Laera afferma chiaro e tondo che “il Pd ha tutte le risorse e le competenze necessarie”, il messaggio è esplici-

to. La delega al bilancio ed ai lavori pubblici, contratti ed appalti non può restare a lungo nelle mani del primo cittadino. Vogliono contare di più. Una lotta di potere interna. Sì, ma dove sono le “competenze necessarie”? Non le vediamo. Già, perchè assistiamo ad una situazione che sarebbe comica se non fosse grave. Forse, il Sindaco, Natale Tateo, immagina davvero un regime in cui sia la tecnocrazia a guidare le scelte. Sta di fatto che il nostro è un regime democratico, in cui gli eletti sono scelti dal popolo non in un uffico ragioneria. La polemica, ormai, è tra i consiglieri della minoranza, che si mostrano preparati sino al dettaglio, e, dall'altro lato, Giulia Lacasella, Responsabile dell'ufficio Ragioneria e Nicola Paladino, revisore dei conti. Ma questi ultimi non sono stati eletti dal popolo. Svolgono funzioni e compiti diversi. Mentre la polemica si dipana, i consiglieri di maggioranza sembrano assenti. Votano in base a quel che dice la classe dei funzionari. Impreparati. Questa sembra essere l'amara verità. Con un Sindaco che lascia che a dettare tempi e modalità del dibattito sia la minoranza. “Non mi piace il braccio di ferro”, ha dichiarato in Aula. Sì, ma ad un certo punto, si prende il timone per le mani e...barra dritta. Come si pretende un assessorato se le argomentazioni contro la minoranza le esprimono I funzionari? Questa

maggioranza sembra aver ceduto il suo ruolo ai Dirigenti degli uffici che non sono stati eletti, non sono cittadini sammichelini e delle esigenze di questa comunità conoscono poco. E' imbarazzante osservare Giulia Lacasella in permanente affanno ad ogni richiesta del consigliere Catia Giannoccaro. Sembra un dibattito a due. Il problema è che la Lacasella rischia, a lungo andare, di personalizzare la polemica. Se Luigi Panunzio era inviso a questa Amministrazione perchè, si dice, corresponsabile della violazione del patto di stabilità e se la situazione finanziaria di questo Comune è gravissima, perchè hanno mandato allo sbaraglio una giovane laureata in Economia alla prima esperienza in un ruolo così delicato? Chi ha “consigliato” il nome di Giulia Lacasella in quel ruolo, a Monopoli? E perchè? E per quanto tempo ancora dovremo assistere alle pose arroganti di Vitangelo Pugliese che sembra infischiarsene del ruolo delle Istituzioni, assumendo atteggiamenti al limite della provocazione e dell'insolenza, quando, chiamato ad offrire un parere, si rivolge al Consiglio comunale espressione dei cittadini? L'impudenza giunge da chi, nel corso degli anni, ha piegato la testa alle peggiori decisioni politiche. Vedasi l'immobile di via Pastore. Forte con i deboli, debole con i forti. Si naviga a vista e si galleggia.

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politica - Sammichele di Bari

Il “pizzino” dell’Assessore Quando la minoranza fa il suo “mestiere” di AGOSTINO SPINELLI

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a Giunta comunale, Tateo sindaco, non ha mai trasmesso la documentazione del Bando per attività di diagnosi energetiche all’Ordine degli Architetti, territorialmente responsabile, sia per consentire all’Ordine di esprimere un parere preliminare, sia per darne ampia diffusione tra i propri iscritti. Il Bando – approvato con Deliberazione di Giunta Comunale n. 60 dell’11.03.2010 - è stato trasmesso all’Ordine degli Architetti il 26.04.2010 solo dal Gruppo Consiliare “Insieme” del Comune di Sammichele di Bari: perché ne hanno denunciato l’illegittimità.. Assessore Alessandra Morgese, perché queste inadempienze? Lei ha il dovere di replicare, di spiegare, di farci capire. Lo deve fare in maniera ufficiale, circostanziata e documentata in Consiglio comunale, per il rispetto che deve alle Istituzioni, ai cittadini, agli elettori. La “sostanza” è questa, non tanti fuorvianti giri di parole di rilassate “chiacchierate”. Siccome si rifiuta di farlo dall’11 marzo scorso, non perda altro tempo: rassegni le dimissioni. Ci ha mentito spudoratamente anche in sedi istituzionali. Non ha scampo. Abbiamo capito che non ci sono, né ha spiegazioni possibili da dare. Chiunque con lei è connivente e la copre in questo inutile fare omertoso è corresponsabile in solido, con lei, di questa possibile truffa da noi smascherata. Se le motivazioni da dare le avesse avute, a quest’ora, con le stesse avrebbe tappezzato il paese e il forum nel quale amava dilettarsi a dare a tutti lezioni di democrazia, di trasparenza, di impegno politico e civile, di legalità, anche se spesso coperte e rilanciate da facile, demagogico e qualunquistico grillismo. A noi piacciono i fatti, quelli che lei chiama “sostanza”. Inoltre, avrebbe richiesto e ottenuto di tenere un motivato mono-

tematico Consiglio comunale per farci assistere ai suoi lucidi (sic!) sfoghi ai quali – una tantum - ci ha abituati. Avrebbe usato, guarda caso, gli stessi mezzi democratici che adotta la minoranza, quando ha da porre questioni. Mezzi e modalità da lei contestati e dai quali ha dichiarato di essersi difesa assentandosi volutamente dai Consigli comunali tenuti perché richiesti dalla minoranza. Invece, sul bando in questione, motivazioni legittime non ne ha, né può averne, avendo evidentemente solo risposto con fare discutibile al “pizzino” ricevuto – dica da chi! - per dare pratica applicazione ad un possibile inganno e ad una possibile truffa con quelle pseudo diagnosi energetiche. Intanto, il bando non lo ha ancora ritirato. Lo ritiri subito e tolga il disturbo. L’Ordine degli Architetti ha impiegato ben quattro pagine a “demolire” il castello della truffa ipotizzata. Sappia che non la stiamo “mas-

sacrando” noi: ci ha pensato lei stessa da sola. L’anello al naso non lo abbiamo mai portato. Abbiamo cose serie a cui pensare, non a tutelare biechi interessi personali. Sindaco Tateo, e lei che fa? Continua a tacere? Continua a tenersi un assessore così “devoto” e “ossequioso”, non sappiamo a chi! Deve solo spiegarlo. Lì non siete come se foste in una riunione settaria, segreta, “coperta”. No, sul Comune siete per amministrare noi cittadini, così come

avete detto di voler fare: con democrazia, con trasparenza, con legalità. Ora deve passare dalle parole ai fatti. Rimuovendo chi non si è dimostrato degno della sua fiducia. In mancanza, non ci resterebbe che dedurre che il tutto era ben organizzato? Se così non è, oltre al dovere di farlo, ha tutto l’interesse a dircelo. In mancanza di motivazioni valide, Sindaco, lei sa bene cosa significa la coerenza: dimissioni. Il “pizzino”, questa volta, lo scriva lei a tutti i cittadini.

Un prestigioso riconoscimento assegnato al nostro direttore

E’

stato premiato anche il nostro direttore, Franco Deramo, nell’ambito del 2° Concorso Internazionale “Giornalisti del Mediterraneo”. Nel corso della premiazione svoltasi allo Sheraton il 30 maggio scorso, a dieci giornalisti è stata consegnata la “Caravella del Mediterraneo”. Il premio rappresenta l’incrocio dei mari e delle civiltà del Mediterraneo, protagonista millenario di scambi

commerciali, linguistici e culturali tra Oriente ed Occidente. Nella motivazione gli organizzatori della Associazione Culturale Terra del Mediterraneo hanno voluto premiare il direttore de “il Territorio”, nella sua qualità di Responsabile della Comunicazione di Enel per Puglia e Basilicatta “per il suo quarantennale contributo alla promozione ed allo sviluppo della cultura delle energie sostenibili in Italia e nell’in-

tero bacino del Mediterraneo”. Insieme a Franco Deramo sono stati premiati nomi prestigiosi del giornalismo come Tony Capuozzo (TG5-Mediaset); Domenico Nunnari (TGR Rai); Antonio Fatiguso (ANSA); Leyla Tavşanoğlu (Cumhuriyet-Turchia); Oscar Iarussi (Gazzetta del Mezzogiorno); Michele Traversa (LSDmagazine); premi anche al Maggiore Arcangelo Moro fondatore e primo direttore di Radio West in Kosovo; al Colonnello Giuseppe Perrone, Portavoce del Contingente italiano nelle missioni militari, svolte in Iraq e in Libano e alla Memoria del giornalista del Giornale d’Italia, Giuseppe Solari Bozzi. A vincere il concorso è stato Fausto Biloslavo, del settimanale Panorama, per un suo reportage sull’Afghanistan. Roberto Mastrangelo N° 5 - GIUGNO 2010

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Sammichele di Bari

Il guano dei piccioni si accumula indisturbato e cola fino all’ingresso

Immondizia e vecchi attrezzi, chi li raccoglierà?

Piante e cicorie crescono rigogliose...

Le fotografie non hanno nemmeno bisogno di commento o didascalia. Parlano da sole. E lamentano l’incivile stato di abbandono in cui versa il Castello. Un pessimo stato di conservazione, ed una gravissima e dolosa incuria. Chi ha il compito di sorvegliare e di provvedere non lo fa. Troppo impegnato da altre cose, evidentemente. In passato si è tanto litigato a Sammichele su cosa fare per rilanciare il Museo, per dare la possibilità a tanti giovani di poter osservare da vicino gli attrezzi di lavoro dei nostri nonni, si è tanto discusso su come fare per salvare dal dimenticatoio le nostre radici e le nostre tradizioni: forum... raccolta di firme... petizioni... E mentre la scusa è buona per farne un argomento politico (nell’accezione prettamente sammichelina del termine), il tempo passa e nessuno fa nulla nemmeno per evitare di peggiorare le cose. Povero Dino Bianco! La sua geniale creatura non merita questo trattamento. E’ un’offesa alla Comunità.

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Guano... senza parole! Deposito all’aperto. Assi di legno, sedie di plastica, panchine rovesciate... davvero un bello spettacolo da offrire agli ospiti in visita a Sammichele di Bari

Il lucchetto? ben chiuso, ma soltanto appoggiato al gancio, altrimenti come si fa ad entrare liberamente?


Sammichele di Bari

Il Castello regalato alla natura tra guano, cicorielle e ruggine Le oscene condizioni in cui versa il giardino del Castello Caracciolo. E nessuno, naturalmente, fa nulla di ROBERTO MASTRANGELO

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no spettacolo solamente per chi ha lo stomaco forte. A Sammichele è talmente forte l’amore per la natura che si è deciso, involontariamente, di regalare ad essa il nostro Castello. Un luogo incontaminato, dove la natura può sentirsi libera da ogni coercizione dell’attività umana. Dove le piante sono libere di cre-

scere rigogliose. Dove il guano dei piccioni è libero di formare strati su strati, dove perfino le immondizie non vengono toccate da nessuno. Si ama la natura a tal punto che perfino alcuni “reperti” museali, un vecchio aratro, quello che resta di un traino, alcune suppellettili, non vengono toccati. Sembrano quasi messi apposta per studiare gli effetti, naturali, che la ruggine ha sul tempo e sugli attrezzi agricoli. Uno splendido luogo! Da mostrare con orgoglio ai tanti ospiti che, soprattutto d’estate, raggiungono la ridente cittadina di Sammichele. Un vero e proprio vanto per tutti noi! Addirittura per far si che questo splendido ed ameno paesaggio possa essere visitato più facilmente, magari anche in orari strani ed inconsueti, si è pensato bene di far soltanto finta di chiudere il cancello con il lucchetto. Meglio accostarlo soltanto, lasciando aperta la serratura, per poter meglio esporre al pubblico i nostri “gioielli di famiglia”. Servono sedie seminuove? Potrebbe essere una buona idea utilizzare quelle in bella mostra nel cortile del castello, tanto sono lì in attesa che qualcuno se le prenda, o no?

Attrezzi, vecchi e nuovi non fa differenza. Tutti abbandonati

O magari per i più coraggiosi potrebbe essere una bella sfida cercare cicorielle e sivoni selvatici nella fitta vegetazione del giardino. Ma bisogna fare in fretta, prima che qualche incendio bruci tutto! Ecco in che condizioni si trova il Castello Caracciolo di Sammichele

di Bari. Puglia, Italia, anno 2010. Peccato che il portone fosse chiuso, ci sarebbe piaciuto fare un giretto, indisturbati, anche all’interno. Magari avremmo trovato qualche altra bella sorpresa. Vero? Chi è il responsabile di questo scempio? Le vie di fuga dei mattoni sono un ottimo luogo per crescere indisturbati

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Sammichele di Bari

Per una scuola accogliente

Ascolto e mediazione dei conflitti, un dibattito per favorire un nuovo modo di vivere scuola e famiglia di ANTONETTA CIMMARRUSTI *

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n partecipato incontro ha concluso i percorsi laboratoriali su ascolto e mediazione dei conflitti, realizzati con i ragazzi ed i genitori dell’Istituto Comprensivo di Sammichele di Bari. Coinvolte 6 classi della scuola primaria di secondo grado (terze e quarte), per un totale di 123 alunni e 3 classi della scuola secondaria di primo grado, per circa 60 allievi. Il percorso formativo dal titolo “La mediazione dei conflitti a scuola” è stato strutturato in 6 incontri per classe. Presenti Pasqua Demetrio, coordinatrice del progetto Famiglia Accogliente e l’assessore ai servizi sociali, Dina Munno, molto sensibile a queste tematiche. L’attenzione del progetto “famiglia accogliente” a questi temi, è legata al processo di trasformazione che negli ultimi decenni ha investito la nostra società e le sue principali Istituzioni educative. Hanno perso efficacia i sistemi educativi basati sul controllo e la riproduzione, sulla trasmissione di valori e conoscenze, sulla conformità a norme e, con il passaggio ad una società relazionale, hanno assunto progressiva importanza i temi della comunicazione e della differenza. Si sta affermando, ma molto c’è ancora da fare, la centralità del soggetto, il riconoscimento sociale della persona e dei suoi diritti. Si è parlato di recupero delle dimensioni dell’ascolto e della conoscenza degli allievi. Esaminate anche le iniziative dirette al riconoscimento della differenza e gli interventi per la creazione di ambienti e di climi relazionali positivi. C’è da segnalare una nuova funzione sociale della scuola e insieme il diffondersi di una cultura pedagogica attenta alla soggettività, all’idea di formazione come realizzazione e sviluppo della persona umana. Tra i vari fattori che concorrono a garantire una buona accoglienza, quello rappresentato dall’insegnante, dalle sue qualità,

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Un momento del dibattito svoltosi nella scuola “Alighieri”

dal suo modo di atteggiarsi e di comportarsi, è certo il più importante, anche perchè è da lui/ lei che, in buona parte, dipende la qualità dell’ambiente fisico, dell’atteggiamento degli allievi e delle attività che la scuola propone loro. In una poesia di Gianni Rodari, si parla del sole che ad un certo punto entra nell’aula, si posa sui banchi e illumina tutta la scuola. Ecco, quel sole che arriva sui banchi e rende tutto più luminoso può essere proprio l’insegnante.

La cultura dell’accoglienza, quindi, impone di promuovere un nuovo modo di vivere a scuola sia da parte dei ragazzi che degli insegnanti. Si sta andando verso una “scuola accogliente”. Il titolo è un richiamo al progetto, ma è sopratutto un invito a tutta la comunità scolastica. Una “scuola accogliente, è una scuola pensata come luogo dove star bene, sia dal punto di vista dello spazio fisico, che educhi i ragazzi al gusto estetico e al rispetto di

Parole in scena... il progetto scolastico

“P

arole in scena” è il progetto PON realizzato dall’Istituto Comprensivo di Sammichele di Bari e finanziato dal Fondo Sociale Europeo 2009. Un progetto per l’apprendimento della lingua italiana finalizzato allo sviluppo e potenziamento delle competenze chiave in lingua madre. Competenze comunicative ed espressive. Un’ ulteriore finalità è quella di migliorare il livello di autostima. Ovviamente gli utenti ai quali il progetto si rivolge sono i ragazzi, che hanno analizzato le caratteristiche dei personaggi e poi ne hanno interpretato i ruoli; hanno memorizzato testi molto impegnativi arricchendo il proprio lessico ed in particolar modo il linguaggio non verbale ed espressivo. Lo spettacolo teatrale finale si è tenuto presso la Biblioteca Comunale. Gli alunni della scuola di I grado hanno messo in scena, da attori, la fiaba: “Peter Pan”. La rappresentazione è avvenuta sotto la guida

ciò che è pubblico, sia e sopratutto una scuola che accolga la persona in tutto il suo essere, l’accompagni, aiutandola, nella crescita e nella realizzazione di sè”. Una scuola accogliente vuol dire una scuola dove si sta bene, dove gli alunni si sentono valorizzati e progrediscono nell’autostima, nella gioia di crescere e di imparare. Una scuola che non pretende di annullare il disagio, ma che sa come affrontarlo per fare anche di questo una risorsa e un’occasione di crescita. Ecco perchè la comunicazione efficace e l’ascolto attivo costituiscono uno spazio effettivo di scambio relazionale tra i vari componenti la scuola: insegnanti e studenti, insegnanti fra loro, studenti fra loro; insegnanti e genitori, superando i vecchi schemi del giudizio negativo e del conflitto fine a se stesso. Il compito educativo non può e non deve essere affidato a singoli insegnanti, ognuno operante nella solitudine della propria classe e della propria disciplina, per quanto preparati e competenti. La responsabilità è di tutta la scuola. * Pedagogista, Consuellor

dell’attore Raffaele Braia, anche regista del film “Rosso e Malcavato” tratto da “Rosso Malpelo” di Giovanni Verga. Braia ha diretto le riprese nel film “Indovina chi sposa mia figlia” con Lino Banfi e Sergio Rubini. Preziosa la collaborazione dei docenti tutor, Angela Battista e Angela Milillo. Battista ci espone le sue impressioni in modo entusiasta: “tale evento conclusivo ha avuto una ricaduta positiva su ragazzi che, prima, non riuscivano ad esprimersi al meglio. Inoltre, hanno imparato a gestirsi con senso di responsabilità e l’hanno dimostrato questa sera. Sono stati davvero bravi”. Angela Milillo ci risponde: “è stato bello vedere come hanno socializzato in modo tranquillo e hanno vissuto l’esperienza del gruppo. Questo serve per crescere e raggiungere obbiettivi comuni.” Da parte sua il dirigente scolastico Licia Cicoria subito dopo l’evento ha così commentato: “è stata una bellissima manifestazione teatrale. Credo nell’attività del teatro fatta dai ragazzi, e vederli questa sera in scena è stata una bella e grande sorpresa”. Un’idea progetto, quella del teatro, che ha fatto la felicità dei ragazzi e dei loro genitori. A.C.


Sammichele di Bari

Quando i bambini fanno Oh, a Bari il saggio di fine anno L’Olympia Fitness Club di Sammichele ha partecipato all’evento “Mettiamoci all’opera”

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etti una sera a Bari. Al teatro Forma. Metti gruppi di bambini che, dopo un anno di lezioni, si esibiscono su palcoscenco con l’emozione che prende alla gola. Metti interi nuclei familiari, con tanto di videoproiettore, pronti ad immortalare i volteggi dei piccoli. Ed ecco che mezza comunità sammichelina, per una sera, si trasferisce a Bari. L’occasione è stata offerta dalla Asd Olympia Fitness Club, associazione guidata dai coniugi Piero e Annalisa Netti. Fondata nel 1998, offre servizi d’eccellenza nel settore sportivo, con una vasta gamma di discpline, nel settore fitness mediante corsi di aerobica e tanti altri, nel settore para-medico mediante consulenza di fisioterapisti della riabilitazione e predisposizione di corsi di ginnastica posturale, propiocettiva e correttiva e perfino nel settore arti marziali mediante la presenza di un maestro 6° DAN di eccezione in tutto il nord e sud barese con lo sviluppo di corsi per bambini e ragazzi e con risultati agonistici di livello nazionale. E poi, la danza, dal classico al moderno, dal contemporaneo hip-hop al propedeutico teatrale, con insegnanti specializzati nelle singole varianti presso l’accademia delle belle arti di Roma. Oggi, dispongono di un locale pubblico, l’ex mattatoio, un’area di 2000 metri quadri, ottenuto in gestione dalla precedente Amministrazione comunale mediante licitazione privata con un bando pubblico, per la ristrutturazione e gestione dell’ex mattatoio comunale al fine dui utilizzarlo come centro polisportivo. “Per ottenere un progetto Coni, le referenze presentate ed in nostro possesso, non sono state indifferenti”, ci conferma Annalisa, orgogliosa di una piscina, sale fitness e cardio-fitness, sala pesi, centro benessere, sale relax e tanto altro che sarebbe impossibile racchiudere in poche righe. Per

quanto riguarda la manifestazione tenuta presso il teatro Forma, si è trattato di un saggio di danza e musica di fine anno, intitolato “Mettiamoci all’opera”. Come sempre accade, desta emozione vedere bambini danzare. In particolare, eseguire coreografie di danza classica, contemporanea, jazz e moderno su brani di autori classici del nostro passato storico-musical, sia itialiani che internazionali, da Verdi con l’Aida, a Vivaldi con “Le quattro stagioni”, a Strauss con la “Marcia di Radetzsky”, a Georges Bizet con la “Carmen”, passando per lo “Schiaccianoci” di Tchaikovsky. E’ il risultato di un percorso didattivo-formativo che ha visto coinvolte bambine e ragazze dai 4

ai 18 anni, con corsi tenuti durante l’anno. Non va sottaciuta la presenza del piccolo coro di musica d’insieme dell’Associazione Apula Flava, diretti dall’insegnante Caterina Labalestra e gli allievi del cor-

so di chitarra e piano. Al seguito di quegli occhi innocenti che si muovevano in equilibrio attendendo l’approvazione della famiglia. Quando i bambini fanno Oh. V.S.

Un torneo di scacchi chiude l’attività 2010 dell’Ute

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nche l’anno accademico 2009-2010 si chiude per l’Università della Terza Età (Ute) di Sammichele di Bari. Tutti i corsi sono terminati con l’inizio della bella stagione. Ormai, l’Ute è una realtà consolidata che raccoglie un notevole numero di iscritti. Li abbiamo visti, alcuni di questi cosiddetti “anziani”. Cervello lucido e gioia di vivere, sono ingredienti essenziali per far sì che l’età anagrafica sia solo un dettaglio. L’ultimo corso a concludersi è stato quello legato al gioco degli scacchi. Non c’è modo migliore per tenere allenata la mente che orga-

nizzare strategie di gioco su una scacchiera. Gli scacchi, infatti, sono una pratica nella quale occorre modulare il proprio attacco in rapporto alle strategie poste in essere dall’avversario. Addirittura, in qualche caso, pensare con la mente del giocatoere che si ha di fronte. Silvano Della Penna è l’abile maestro che tiene i corsi ogni anno. E’ lui ad avere pensato e proposto l’insegnamento di questo interessante gioco tra i diversi corsi di cui l’Ute è strutturata. Il torneo era strutturato con il cosiddetto “sistema svizzero”. Si tratta di accoppiare partecipanti

di uguale livello, almeno nelle fasi iniziali. I giocatori più forti sono subito impegnati al primo turno. I restanti giocano dal secondo turno in avanti. “Un modo come un altro per non far pesare troppo la competizione e rendere appassionante per tutti la scacchiera; qui non c’è competizione, si gioca solo per il gusto di divertirsi”, ci dice Della Penna. Abbiamo avuto occasione di assistere alla finale tra Nilde Dalfino e Pietro Liotino. Perchè tanta passione per gli scacchi? La risposta è stata univoca: tiene viva e vitale la mente. E questo vale anche per altre due giocatrici al tavolo accanto: Nina Cupertino e Elena Mancino. E’ un modo come un altro per stare insieme e socializzare. Per la cronaca, la finale è stata vinta da Liotino, dopo una gara che ha visto I due concorrenti alla pari fino al termine. Chi davvero vince, forse, è proprio l’UTE. V.S. N° 5 - GIUGNO 2010

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Sammichele di Bari

Esame medico gratuito ai sammichelini E’ iniziata la campagna di prevenzione della rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale

L’ingresso del Poliambulatorio Asl di Sammichele di Bari

di ROBERTO MASTRANGELO

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n minuto per salvare la vita. E’ stato ufficialmente presentato alla cittadinanza il progetto Oasis della Sicve (Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare) e del Rotary Club di Acquaviva-Gioia del Colle “Un minuto per la vita”, che

vede Sammichele inserito tra i 25 Comuni italiani che stanno beneficiando di uno screening gratuito per la fascia di popolazione interessata alla prevenzione dell’aneurisma dell’aorta addominale. “Una delle priorità del Rotary Club è la salute - ha sottolineato Margherita Pugliese, presidente del Rotary Club Acquaviva-Gioia del

Un semplice esame che può davvero salvare

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nsieme a Vito D’Elia, responsabile regionale Sicve e primario di chirurgia vascolare presso il “Miulli” di Acquaviva delle Fonti abbiamo discusso a margine della presentazione dell’iniziativa “Un minuto che vale una vita” per saperne di più. Professor D’Elia, come mai la scelta di Sammichele di Bari come centro per questo screening? “Essenzialmente per due motivi: in primo luogo per una ragione demografica: nel progetto a livello nazionale era necessario segnalare un paese con una popolazione residente compresa tra 5mila e 10mila abitanti per la Puglia, e Sammichele rientra a pieno in questo parametro. In secondo luogo Sammichele di Bari si trova al centro del territorio di interesse del Rotary Club di Acquaviva-Gioia del Colle, e ci è sembrato del tutto coerente con la scelta, considerando

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Colle - e abbiamo deciso di impegnarci in questo importante progetto a livello nazionale. Siamo riusciti ad inserire uno dei nostri paesi nei 25 che partecipano allo screening nazionale, e ne siamo molto contenti”. Uno screening in corso presso il Poliambulatorio di Sammichele, che consiste in un piccolo esame, che dura un minuto (di qui anche il nome dell’intera campagna) e che può portare a scoprire problemi all’aorta addominale. L’obiettivo principale dello screening è quello di scoprire eventuali patologie in fase iniziale, quando sono facilmente curabili e con una mortalità pressocchè pari allo zero. L’aneurisma addominale, infatti, non ha sintomi se non nella fase acuta, quando spesso è troppo tardi per poter essere curato. “Esprimo tutta la condivisione e l’apertura dell’intera comunità - ha

il grande impegno profuso dal Club in questa campagna di sensibilizzazione”. Quale l’importanza di questo screening? “La prima cosa da sottolineare è che un aneurisma diagnosticato in fase elettiva ha una percentuale di morte del paziente pressocchè pari allo zero, mentre se viene scoperto e curato, in via chirurgica, in fase avanzata, le percentuali salgono ad oltre il 50%. Appare evidente dunque come la prevenzione è una priorità assoluta. Inoltre non si possono non considerare gli elevati costi sociali di questa malattia, non soltanto per il paziente e la sua famiglia, ma per l’intera collettività”. Uno screening così elevato, su base volontaria e con una adeguata sensibilizzazione del territorio, potrà permettere davvero un enorme risultato, in termini sia di vite salvate che di risorse risparmiate per l’intero servizio sanitario regionale e nazionale. Professor D’Elia, che disponibilità ha trovato a Sammichele di Bari? “Devo dire, e lo dico con grande soddisfazione, che abbiamo trovato l’assoluta e totale dispo-

detto il sindaco Natale Tateo intervenuto alla presentazione - nei confronti della Sicve e del Rotary Club per aver promosso ed inserito Sammichele nel progetto Oasis come unico centro pugliese”. Saranno circa 800 complessivamente i nostri concittadini che potranno beneficiare di questo screening nel giro di qualche mese, con otto specialisti che si stanno alternando presso il Poliambulatorio della Asl. “Quello che mi sento di sottolineare - ha detto Vito D’Elia, responsabile regionale Sicve - è il particolare ringraziamento per tutti i medici di base di Sammichele, che hanno sposato in pieno il nostro progetto e sono impegnati nel divulgare la nostra iniziativa e nello spiegare alle persone interessate (maschi tra i 60 e gli 80 anni) perchè è bene partecipare allo screening. A loro tutto il nostro plauso”. Alla serata di presentazione, nella BIblioteca comunale, hanno partecipato anche gli sponsor dell’iniziativa ed i rappresentanti di tutti i Club rotariani del sud-est barese, ed è stata anche l’occasione per un confronto tra le varie iniziative che i Club stanno mettendo in campo nel settore della salute e della prevenzione, che vede i rotariani sempre molto attivi.

nibilità da parte dell’intero territorio. Abbiamo avuto l’ausilio e l’apertura di tutte le istituzioni, nessuna esclusa, ed abbiamo trovato a Sammichele di Bari dei medici di base davvero preparati ed entusiasti dell’iniziativa, che hanno fatto e stanno continuando a fare una grande opera di sensibilizzazione. Ci tengo a ringraziarli singolarmente e pubblicamente per il loro lavoro. Questa sinergia è importantissima per la buona riuscita dell’iniziativa e dello screening”. “Del resto –prosegue D’Elia- questo screening è un metodo semplice, validato scientificamente, con un’efficacia di diagnosi pari al 99%, assolutamente poco costoso, non invadente e davvero breve. Non a caso la campagna si chiama “Un minuto può salvare una vita”, ed è davvero questo poco tempo che può portare a salvare una vita, glielo dico e confermo da chirurgo vascolare. Anche i minuti sono preziosissimi, e perdere un minuto per scoprire, eventualmente, una patologia pericolosa come l’aneurisma dell’aorta addominale è senz’altro ben poca cosa rispetto al rischio che si corre”. Ro.Ma.


sport - Sammichele di Bari

Festa del Volley: riparte con le contraddizioni di sempre D iciassettesima edizione della Festa del Volley. Diciassettesima conferma delle contraddizioni di sempre. Se da un lato è da apprezzare l’iniziativa di un privato, Michele D’Alessandro, non possiamo però chiudere gli occhi di fronte all’abbandono nel quale per undici mesi una struttura pubblica, dotata di adeguate attrezzature per il volley ed altri sport, è stata ed è tenuta dalle Amministrazioni comunali di turno. Tutto ha inizio ai tempi di Madaro sindaco. Senza esclusione di colpi, tutti hanno confermato quello che non dovrebbe mai accadere. Utilizzare strutture pubbliche per interessi privati senza che ne venga ancun ritorno. Anzi. Luce, acqua, fogna, manutenzioni varie sono a carico della collettività. Un mese per un evento sportivo autogestito, un mese di incassi per gli organizzatori, un mese di utilizzo delle strutture pubbliche senza l’ombra di un rendiconto.

Gs Atletico retrocesso

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Perchè mai dovremmo non esserne meravigliati? Il Comune con la istituzione dell’Associazione partecipata “Città Nuova” (Amministrazione Boscia), si era dato uno strumento per promuovere, valorizzare, incentivare l’utilizzo delle nostre strutture sportive. Fra i soci fondatori e fra i componenti l’attuale direttivo di questa associazione ormai “fantasma” ci sono proprio coloro che con fare imprenditoriale privato, realizzano i loro obiettivi.

Primo storico successo per i ragazzi Under 12

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n sogno trasformatosi in realtà: è forse questo il modo più azzeccato per definire la stagione dei piccoli campioni del GS atletico Sammichele. I maschietti dell’under 12 hanno infatti messo in bacheca il primo storico titolo a livello giovanile della società, al termine di un cammino perfetto, che ha

visto i giovanissimi biancocelesti allenati da Leonardo Netti sbaragliare tutte le concorrenti, perdendo solo un set nella finale provinciale vinta sul campo del Locorotondo. Nel girone eliminatorio i biancoazzurri si sono liberati senza affanno del Cassano e del Sannicandro; nella poule di semifinale

Non siamo daccordo, più che mai in tempi di gravi sacrifici per i cittadini e di pesanti difficoltà per le casse comunali, che da un evento “ricco” al Comune, a tutti noi, non venga nulla nelle casse. Anzi, ci tocca anche pagare le bollette. Ben vengano i tornei, ma non a carico dei cittadini. Il torneo è a pagamento. Ci sono premi in denaro. Chi vuole organizzarlo è bene che paghi per l’uso delle strutture e delle utenze pubbliche. Roberto Mastrangelo sono invece arrivate le vittorie sul Capurso e sul temibile Bitetto; il capolavoro si è poi completato nella già citata finale contro l’ostico Locorotondo. Stefano Fortunato, Donatello Decataldo, Pierpaolo Tritto, Matteo Aurelio, Davide Lapertosa, Antonio Gasparro, Stefano Milillo, Roberto Spinelli: questi i nomi dei ragazzi che hanno portato lustro non solo alla società del GS Atletico ma anche a tutta Sammichele, conquistando un successo insperato alla vigilia, visto che si trattava del primo anno di pallavolo quasi per tutti. Inoltre, si deve pure sottolineare la bella prova offerta dai ragazzi nella fase finale regionale, conclusa al quarto posto alle spalle di San Vito dei Normanni, Lecce e Taviano. Una grandissima soddisfazione dunque che rende un po’ meno amara la stagione del GS Atletico, culminata con la retrocessione in serie D della prima squadra, ma arricchita dai positivi risultati del settore giovanile.

un verdetto amarissimo quello che giunge al termine dei playout del campionato di serie C di pallavolo: il GS Atletico retrocede infatti in serie D, in virtù delle due sconfitte subite sul parquet del Lecce Volley, capace di ribaltare la serie dei playout dopo la sconfitta in gara 1. Tanti i rimpianti in casa sammichelina che, nella seconda gara, dopo aver vinto il primo set, ha avuto la possibilità di portarsi sul 2-0 e di mettere una seria ipoteca sulla salvezza. Come spesso è accaduto in tutto l’arco della stagione, tuttavia, nei momenti decisivi si è inceppato qualcosa nei meccanismi studiati dal mister Antonello Galatola. Perso ai vantaggi il secondo parziale, infatti, il Sammichele non ha più giocato ed è uscito sconfitto per 3-1. Nella terza e decisiva gara, invece, almeno dal punto di vista del punteggio, non c’è stata alcuna storia. Lecce troppo determinato e aggressivo, capace di esaltarsi in difesa e di non concedere errori gratuiti agli avversari. L’esperienza dei salentini è stata probabilmente decisiva, al cospetto di una squadra, dall’altra parte della rete, dall’età media decisamente bassa. Retrocessione dunque; la prima nella gestione del presidente Gerardo Spinelli, che, insieme al resto della dirigenza, dovrà ora programmare il futuro. Sarà Serie D? In caso di ripescaggio la società sarà disposta ad affrontare un nuovo campionato di serie C? Quali saranno i giocatori confermati? Chi siederà in panchina? Questioni importanti dunque, sulle quali il direttivo dovrà prendersi il tempo necessario iniziando fin da subito a costruire le basi per il futuro. Leonardo Netti N° 5 - GIUGNO 2010

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A cquaviva delle Fonti

La prima analisi del sindaco: “Pistilli ci lascia bilanci tremendi” Ad un mese dall’insediamento una panoramica sullo stato della città

Il sindaco Francesco Squicciarini

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n mese. Un periodo di tempo che, nella sua brevità, può essere utile per tracciare un primo bilancio. Per affrontare un discordo sui principali temi che sono stati messi in piazza durante la campagna elettorale che ha portato Francesco Squicciarini a sedersi sulla poltrona di Sindaco di Acquaviva. È passato circa un mese dal suo insediamento a Palazzo De Mari. Che situazione ha trovato? “Una situazione disastrosa. E faccio riferimento al bilancio 2009 e alle sanzioni derivanti dal mancato rispetto del patto di stabilità, che sono davvero stringenti, per la spesa che abbiamo. Poi, abbiamo ereditato il bilancio 2010 approvato dal Commissario prefettizio, Maria Filomena Dabbicco che, se da un lato ha risolto alcuni problemi di ordine pratico, dall’altro non soddisfa le nostre esigenze, essendo un bilancio tecnico e non politico. Dovremo intervenire con qualche variazione di bilancio per dare un taglio più politico all’azione amministrativa dei prossimi sei mesi, che stiamo valutando in ordine alle priorità…”. … Una idea di quali siano le priorità ce l’avete? “Anzitutto pensiamo alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. Dal 1 gennaio al 30 giugno c’è una diffida del Commissario prefettizio alla Lombardi Ecologia per offrire il servizio. Era stata richiesta

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alla fine del 2009 una proroga che la Lombardi, a quelle condizioni, non aveva accettato. Noi adesso ci troviamo di fronte alla necessità di assicurare il servizio per i prossimi mesi. Prepareremo il bando per il capitolato per una nuova gara, che vada nel senso di una seria raccolta differenziata con un sistema porta a porta per alcune zone del paese, come il centro storico. Ci sono diverse valutazioni ancora da compiere”. L’ex sindaco Pistilli ha più volte rivendicato alcuni lasciti della sua amministrazione, come i finanziamenti del contratto di quartiere o la riqualificazione di piazza Garibaldi che la nuova amministrazione si troverà ad inaugurare … “… Pistilli ha lasciato danni tremendi, che derivano non da una cattiva gestione, perché si può governare bene o male, ma dall’incoscienza. Nel bilancio 2009, Pistilli aveva inserito alcune opere pubbliche che voleva usare per fini propagandistici per la sua campagna elettorale, si veda Piazza Garibaldi. In ordine a questo è saltato il patto di stabilità. Quando parliamo della sua eredità partiamo da questo. I contratti di quartiere sono legati alla questione della zona 167, che Pistilli non ha risolto. Ma ha onorato tutti i debiti … “Io ricordo solo che veniva in aula a sollecitare qualcuno al dissesto finanziario, in termini di grande incoscienza. Lui poteva risolvere questa situazione e non

l’ha risolta. Ora tocca a noi. E abbiamo una necessità in più, legata al bilancio 2010 dove c’è una voce tra quelle dell’attivo circa i ricavi dall’alienazione da alcune di quelle aree, e dobbiamo dismetterne alcune per rispettare il Patto di Stabilità 2010”. Cambiamo tema. Come si procede per il trasferimento del Tribunale? “La sede attuale del tribunale non è assolutamente idonea. Non ci sono standard e condizioni di sicurezza. C’è la possibilità di stabilirli in una parte dell’ex ospedale, si era presa questa strada che si è interrotta per non so quali motivi. C’è stata una interlocuzione con il ministero della Giustizia. C’è il comune di Gioia del Colle che fa pressione su questo, perché lo vogliono loro”. E per quanto riguarda gli uffici della ASL? “È un problema che risale a quando è stato definito il distretto sanitario e la sede, che è stata assegnata a Grumo, anche se Acquaviva aveva tutte le condizioni per essere sede di distretto. Ciò ha pesato anche sulla scelta del comune capofila del piano di zona. A breve, rischiamo di vedere alcuni uffici trasferiti a Grumo,

e stiamo cercando di evitare che questo succeda, anche considerando come Grumo non sia collegata ottimamente dal punto di vista dei trasporti”. Parliamo di cantina sociale. È stato presentato un progetto a settembre per la realizzazione di un centro commerciale. “Il merito di questo progetto non lo conosco. So che è stato presentato a settembre 2009. Il Commissario prefettizio si era espresso, c’era stata da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale (Utc) il via libera per adempiere ad alcune descrizioni e modifiche. Ed era stata già predisposta la bozza di delibera di adozione del piano di lottizzazione. Il Commissario ha ritenuto opportuno rinviare tutto alla nuova amministrazione.” Qual è la vostra volontà politica in merito? In che direzione volete procedere? “Non abbiamo ancora compiuto alcuna valutazione perché non conosciamo il progetto. Nel PRG quella è area F5, di riqualificazione urbana. Quando fu approvato il PRG prevedeva anche il mix edilizio con 20% di edilizia residenziale. Verificheremo se il progetto risponderà a questo o meno”. Mimmo Ferrante


A cquaviva delle Fonti

Il Pd va a congresso: Vito Caroli nuovo segretario Una candidatura unitaria per sostenere il cammino della nuova amministrazione comunale di MIMMO FERRANTE

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l Partito Democratico di Acquaviva ha celebrato il suo secondo congresso cittadino, per procedere al rinnovo della carica di Segretario e dei membri del comitato direttivo. Un congresso senza colpi di scena o grandi sorprese, svoltosi in un clima abbastanza tranquillo, con un copione già scritto. Il Pd, come effetto della recente vittoria alle elezioni amministrative, ha finalmente trovato la strada dell’unità, mettendo da parte le divisioni che da sempre lo hanno contraddistinto nel corso della sua breve vita, presentando una candidatura unitaria a segretario, quella di Vito Caroli. Classe 1972, il nuovo Segretario ha cominciato la sua esperienza politica quest’anno, candidandosi alla carica di consigliere comunale. Non è un ex, non ha mai militato in un partito prima di iscriversi al Pd, e questo lo ha sicuramente reso la persona che meglio poteva interpretare questo nuovo clima di unità che il Pd sta cercando di costruire. Una candidatura che “è frutto di una rinnovata volontà di dialogo e sintesi: non vuole in alcun modo togliere spazio al confronto e alla discussione nel circolo” stando alle parole del neosegretario. Sicuramente ha contribuito a questo risultato la recente vittoria alle elezioni della coalizione guidata da Francesco Squicciarini, l’ex segretario del Pd. Una formazione politica che è diretta espressione del sindaco non può permettersi di essere disgregata, disarticolata (come pure la migliore tradizione del centrosinistra italiano ed acquavivese prevede); non avrebbe aiutato il partito ad esercitare un ruolo egemonico all’interno della coalizione di governo, né quindi avrebbe aiutato il sindaco nella sua azione amministrativa.

Così Caroli immagina un partito che possa “essere forza di governo riconosciuta, che torni a rappresentare una valida risposta per quanti sono stati delusi da una classe dirigente inadeguata sul piano dell’etica pubblica e dei risultati amministrativi”. Per Francesco Squicciarini “bisognava dare dimostrazione di una crescita ed una evoluzione interna del partito e con questo congresso lo abbiamo fatto”. Dal canto loro, i Giovani Democratici acquavivesi, per bocca del loro segretario Pasquale Cotrufo esprimono molta soddisfazione per l’esito di questo congresso ”che ci dice quanto il Pd stia cambiando, mettendo al centro della vita politica una nuova generazione, non di ex o post” , assicurando tutto il loro appoggio al nuovo segretario. Circa i rapporti con Sinistra Ecologia Libertà, interrottisi all’inizio di quest’anno durante le trattative per l’individuazione del candidato sindaco, il segretario dice che “non ci sono difficoltà a riaprire il dialogo, che però non deve prescindere dal rispetto reciproco, fatti salvi ovviamente gli equilibri di coalizione”.

Vito Caroli

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l’inchiesta - A cquaviva delle Fonti

Commercio acquavivese, di fronte al declino? Viaggio del mondo dei commercianti, ormai quasi sull’orlo di una vera e propria rivolta

“Non abbiamo mai avuto un Assessore al Commercio che abbia davvero capito i nostri problemi” di VALENTINO SGARAMELLA

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na comunità in declino. Racchiusa in sé stessa. Mortificata. Piena di rabbia. Una città nella quale circola troppo spesso la parola “invidia”. Ci hanno detto: “Qui, se fai qualcosa di buono, possono distruggerti per il solo fatto che hai avuto l’idea giusta”. Questo è un viaggio tra i commercianti di Acquaviva delle Fonti che ci condurrà ad ascoltare la parola usura. Sapevamo già di certi accadimenti, ma vederli emergere in tutta la loro gravità desta amarezza. Non siamo noi a parlare. Registriamo una situazione che dovrebbe preoccupare la classe dirigente di questo paese. Posto che ve ne sia ancora una. Faremo i nomi di quei commercianti che hanno accettato di rendere pubblico il proprio disagio. Di altri, rispettiamo il desiderio di mantenere l’anonimato. LA CULTURA “MERCATARA” La prima cosa che balza subito evidente è che l’economia sembra morta. Non circola denaro. E chi ha milioni di euro, li tiene ben custoditi. “Qui, i soldi ci sono, non a caso hanno aperto tante banche. L’acquavivese non ama il rischio”, ci dice il primo commerciante. E la

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politica? “Non abbiamo mai avuto un Assessore al commercio che abbia davvero capito i nostri problemi. Ad esempio, il cliente che non trova un posto auto, va via”. E poi, c’è una nuova questione. “Hanno dato grande spazio agli ambulanti. Non hanno capito che quelli, i soldi, li portano lontano da Acquaviva. Non pagano Ici né Tarsu, come noi. Qui i politici vengono solo a chiedere il voto ed i contributi alle manifestazioni”. La cultura “mercatara”, da bancarella, prevarrà sull’atelier? Le tasse per l’occupazione di suolo pubblico le pagano i commercianti locali, ma“la festa patronale la fanno in periferia, in via mons. Laera, con un chilometro di bancarelle, tutte di extracomunitari. Il centro città è escluso dalla festa. Non si vende più la cipolla rossa o il calzone ma il salame di Norcia”. Se il commercio è in crisi, perchè nascono come funghi nuovi esercizi commerciali, che chiudono i battenti in breve tempo? “Concedono prestiti d’onore dati al primo che capita senza una selezione; hanno illuso”. Esercizi commerciali a fotocopia, vendono lo stesso tipo di merce. E poi chiudono. Manca un’analisi di mercato, delle esigenze della gente. L’illusione è far soldi purchè sia.

NON GIRA DENARO Porzia Vitali opera nel settore alimentari e ristorazione ed è la seconda voce inquieta del commercio locale. “E’ calata la mannaia quando hanno dislocato l’ospedale Miulli a 7 chilometri dal centro abitato. Prima era un andirivieni di forestieri. Non c’è più gente. Non c’è giro di denaro. Gli acquavivesi non spendono in città, privilegiano l’ipermercato”. La signora ci dice che in via Maselli Campagna c’è solo un plesso abbandonato. “Dovrebbero sostituire il Miulli con un Tribunale”. Ma Acquaviva rischia di farselo sfilare da Gioia del Colle. “E allora, uffici, un ente assistenziale. Devono riportare gente ad Acquaviva”. Non ci sono attrattive né strutture che inducano il cittadino a restare in città. Quando chiediamo se le banche aiutano, la signora ha un sussulto: “Assolutamente no. Ma anche loro vedono poco denaro. Guardi, Acquaviva era una città commerciale, con molte banche e denaro che circolava. C’è gente di Acquaviva che acquista casa a Gioia, a Turi. E’ crollata l’economia, qui. Non c’è interesse a promuovere una sagra, una festa. Non c’è più niente”. Alla nuova Amministrazione chiedono una sola cosa: “Pensino agli interessi della città e non ai propri”.

LE BANCHE SERVONO AD ALTRO Terza stazione della via Crucis. Altro commerciante, anonimo, inquieto. In un Comune in cui il commercio è in crisi, la locazione di un locale ad uso commerciale è alle stelle. “Sa cosa succede? Il cliente acquavivese acquista e ti chiede di pagare in seguito. Non ha soldi, per via della crisi. Ma all’Auchan i soldi li spendono. Non mi pagano. Non li vedi più. Irrintracciabili, anche telefonicamente. Ma io devo pagare la merce alla Ditta”. Almeno le banche aiutano: “Non ne parliamo. Non concedono prestiti e gli interessi sono esosi. A volte, pensiamo sia usura legalizzata”. Ma i soldi ci sono, visto che abbiamo più di 10 banche. “Evidentemente, le banche servono ad altre cose. Qui chiudono le saracinesche. L’unica economia era il Miulli, l’hanno portato in campagna. Allora, mettiamo i cancelli al paese e amen Acquaviva”. Poi, ci confida: “Ti alzi al mattino e trovi d’improvviso un esercizio commerciale aperto. Il giorno dopo, è chiuso. La Confcommercio, a dire il vero, ci tutela, ma qui è il cittadino che non spende”. Il commerciante auspica una ribellione collettiva ad Acquaviva. “Eravamo la chicca della Provincia, ora siamo l’ultima ruota del carro”.


l’inchiesta - A cquaviva delle Fonti

L’usura ormai è diffusa tra di noi I commercianti fanno sentire la loro voce e additano le banche

L

e questioni sono assai serie. C’è un negozio di calzature, proprio sotto palazzo De’ Mari, di Luigi Plantamura. Per la prima volta, salta fuori il nome usura. Ogni volta che il Sud viene abbandonato, fiorisce un’economia illegale. Vediamo cosa ci dice. “Siamo circondati dalla grande distribuzione. La gente veniva qui da Taranto. Ad Acquaviva abbiamo sempre catturato il cliente da lontano, perchè eravamo bravi a presentare un buon rapporto prezzo/qualità. Oggi, ciò che conta è il consumo, non la qualità”. Pronunciamo il nome banche: “Madonna Santa! Le banche! Lasci perdere!”. Ma sono oltre 10 gli istituti di credito. “C’è chi va in Svizzera a depositare i soldi, e c’è qualcuno che porta soldi da fuori nelle nostre banche”. La curiosità è a mille. Chi riempie le casseforti delle banche di Acquaviva? “Lei deve aver pazienza. Non andiamo oltre. Non si può”. Che cosa c’è oltre? “Oltre, ci sono gli organi idonei. Anche se sapessi, non potrei sostituirmi agli organi inquirenti. I negozi chiudono, ma come mai le banche non chiudono mai? E come mai, in un paese di 21 mila abitanti, abbiamo 12 sportelli bancari?”.

MI MANDA PICONE Se un commerciante ha bisogno di soldi per non chiudere l’attività, può trovarli, non nelle banche. E’ ancora Plantamura che parla: “Sì, sotto sotto, ci sono dei canali. E’ un passaparola. Sa quanti ne hanno spellati ad Acquaviva? Ci sono esercizi che hanno chiuso dopo 15 anni, perchè non ce l’hanno fatta. La banca ti mangia vivo. E allora, preferisci andare da certe persone. Ti lasciano lavorare, sono bravi a dare i soldi, perchè capiscono chi sei. Ne conosco 4 o 5”. Finalmente, ci siamo. Usura. Plantamura batte i pugni sul tavolo: bisogna andare al fondo, non fermarsi in superficie. “Dobbiamo pagare l’Iva, il com-

Via Roma, tante le serrande chiuse

mercialista, la dichiarazione dei redditi; alla fine, preferisci pagare chi ti presta i soldi. Un benefattore che poi dice: non azzardarti a toccare Gigino altrimenti ti sparo”. Che trafila devo seguire per avere i soldi? “Devi cominciare a dire che ti manda Picone. E quello valuta. Che potenza ha Picone?”. Picone è uno che vive nel Palazzo? “Dappertutto. Oggi, Picone ha fatto il salto di qualità. Lo trovi dove meno l’aspetti. Se non c’è una forza fuorilegge, non cresce il paese”. ANDIAMO A ROTOLI Altro giro, altra corsa. “Andiamo a rotoli. La gente è stanca. Non si decide niente”. E’ Pasquina Di Monte a parlare in questo modo. Un atelier

in pieno centro, una catena di negozi d’alta moda fuori Acquaviva. “Le banche, I fornitori, ci stringono il collo in una morsa”. Che vuol dire stringere la morsa? “Scoperti bancari? Non ci concedono più possibilità. Non parliamo, poi, di Basilea 2. Se non chiudi il bilancio in un certo modo, niente mutui. La fortuna è quella di avere dei beni personali, le nostre aziende hanno beni immobiliari. L’azienda, non la persona fisica. Devo dire grazie a Tonino Santamaria, con la Cofidi. Santamaria è uno che fa i fatti. Ha aiutato tante aziende, quando la banca era assente”. La signora ha realizzato una complessa ristrutturazione, di tutta la logistica. “Guardi io sono cliente numero 1 della banca. Se uno come noi ha problemi, lei mi dice cosa deve fare chi è nullatenente? Si rivolge all’usura”. Questa è la tragica realtà di Acquaviva, nel 2010. “E ci vanno davvero all’usuraio. E ad Acquaviva ce ne sono tanti”. Per la signora, avventurieri avviano un commercio perchè si illudono che siano sufficienti 50 o 60 mila euro iniziali che dà lo Stato. “Sono persone ignoranti del settore. Il commercio è ben altro. Oggi, non esiste l’approssimazione”. L’azienda-madre ti considera suo cliente se sei professionale. Se non lo sei, ti falcidia. “Se vai a Milano, discutono con te solo se sei un’azienda capitalizzata”. Il Sindaco deve capire che la città può andare avanti se gira denaro, a cominciare dal commercio. Devono portare soldi dall’esterno. Soldi puliti. “Prima venivano per l’ospedale. Guardavano la vetrina e acquistavano. Hanno tolto il Miulli. E ora che cosa facciamo?”. Per la prima volta, un commerciante lancia una proposta: nel Consiglio comunale deve esserci un rappresentante ufficiale dei commercianti. Il problema è che se “Vito Abrusci, Confcommercio, tiene una riunione, già cominciano a malignare che deve mettersi due o tre milioni in tasca, capisce?”. Ancora una volta economia a nero: “Qui c’è gente che acquista un appartamento per 1 milione 800 mila euro, ma sulla carta costa 600 mila euro”. Economia sommersa. “Io ho 12 dipendenti, tutti regolarizzati. Per me, la spesa è insostenibile. Non può durare molto. Io non ho lo stipendio del Direttore di banca. Io investo capitali personali”. V.S. N° 5 - GIUGNO 2010

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A cquaviva delle Fonti

“Vi offriamo nuove opportunità” Tonino Santamaria (Cofidi-Puglia) parla delle occasioni possibili per lo sviluppo della città

Tonino Santamaria

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commercianti hanno tirato in ballo la Cofidi Puglia. E noi siamo andati a trovare Tonino Santamaria, che della Cooperativa è presidente nonchè responsabile locale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Il Consorzio Cooperativa Artigiani Fidi (Cofidi) raggruppa le piccole e medie imprese in genere e quelle artigiane. L’idea sorse nel 1996. Se ci sono piccole e medie imprese, commerciali nella fatti-

specie o di altro tipo, che hanno problemi nel fornire garanzie al sistema del credito, quella azienda finisce per essere penalizzata. Il mutuo richiesto può essere ad un tasso non agevolato, rendendo impraticabile lo sviluppo delle strategie aziendali. Cofidi Puglia interviene con un sistema di garanzie a tutela delle imprese. Ovviamente, il Consorzio diviene attore protagonista dello sviluppo dei nostri territori, nel momento in cui si realizzano lavori pubblici

nelle zone industriali dei singoli Comuni. Nella fattispecie, parliamo dei Progetti Integrati Settoriali (Pis). Si tratta di finanziamenti agevolati, provenienti dall’Unione Europea. Il progetto viene realizzato da un consorzio d’imprese locali. Parliamo di un pacchetto completo. Ci si impegna a realizzare l’opificio e le opere infrastrutturali nelle zone industriali dei singoli Comuni. “Ne stiamo finanziando uno a Crispiano, in cui è incluso anche un depuratore”, assicura Santamaria. Recentemente, si è tenuto, nella zona Pip di Acquaviva, un incontro tra imprenditori, l’Amministrazione comunale, presente il sindaco Squicciarini, ed il presidente Cofidi. Santamaria ha auspicato “uno sviluppo più accorto del territorio”. Ma Acquaviva ha un problema ormai atavico che si chiama Piano Regolatore Generale, rinviato dal Comune alla Regione e ancora fermo. “Non ci faremo ingabbiare nelle pastoie burocratiche e partitiche che frenano il Prg. Se non riusciremo ad ottenere risposte certe in merito alla fattibilità urbanistica del Pis, saremo costretti a dirottare le imprese, che sono già coinvolte nella operazione, su altri territori”.

Quindi, in mancanza di un quadro di riferimento certo, Acquaviva può perdere anche questa occasione. La grande possibilità, come la definisce Santamaria, è di una pacificazione in questi territori. “Non è possibile che ad ogni iniziativa di chicchessia, ci si debba scontrare con denunce anonime. Quello che abbiamo intenzione di fare, va realizzato nel pieno rispetto della legge. Niente che non sia limpido. Se qualcuno intende mettere i bastoni tra le ruote, arrivederci”. Si parla anche di un progetto di sviluppo turistico che va integrato con il Gruppo di Azione Locale (Gal) di cui fa parte Acquaviva. Il riferimento è alla valorizzazione della cipolla rossa e della risorsa acqua di cui il territorio è ricco. Ovviamente, questo significa la creazione di nuovi posti di lavoro. “Non sono solo un’occasione per gli imprenditori, ma anche un eccezionale veicolo di promozione per l’intera comunità”. Nuove attività d’impresa. Le idee ci sono, le opportunità finanziarie anche. Questo è uno dei banchi di prova per saggiare una reale volontà politica dell’Amministrazione comunale. Staremo a vedere. V.S.

Cipolla rossa, l’ultima sfida

C’

è un’associazione che si è posta l’intento di tutelare la vera cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti, dalle contraffazioni. Oggi, si spaccia per cipolla rossa ciò che non lo è. L’associazione rientra all’interno di Slow Food. Si assiste ad una invasione dei mercati da parte di presunti prodotti tipici italiani. Il consumatore è confuso. Come diffondere le peculiarità della cipolla rossa rendendola inconfondibile all’acquirente? Per questo, gli stessi coltivatori hanno avvertito la necessità di dare vita ad uno statuto, un disciplinare. Il comitato di tutela del prodotto è presieduto da Vito Abrusci. “Siamo pronti a raccogliere la sfi-

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da di chi ritiene di manipolare e velocizzare i processi biologici, mortificando valori, identità, sacrifici di chi pensa alla cipolla come risorsa per la cultura acquavivese e risorsa economica, in quanto prodotto dell’industria agro-alimentare di trasformazione”. Presso l’Università di Torino, ormai, nella facoltà di Agraria, si dedicano tesi di laurea alle caratteristiche della cipolla rossa di Acquaviva. La Camera di Commercio di Torino ha effettuato analisi di laboratorio sul prodotto nostrano e sulle sue caratteristiche organolettiche. I risultati sono in possesso dell’Associazione Produttori “La vera cipolla rossa” di Acquaviva. Anche la tutela dei prodotti richiede attenzione. Questa è una

comunità che aveva il culto delle bande musicali. C’erano due squadre di calcio. Si annoveravano due oleifici ed una serie di piccole cantine private ed una cantina sociale cooperativa. Attualmente i piccoli proprietari sono costretti a conferire l’uva a Cassano o Santeramo. Oggi, è la volta della cipolla rossa. “Un prodotto che ha perso, spesso, il suo tipico aspetto appiattito, ma assume forme diverse: ovale, allungata, con la gobba, con colori diversi. Sicuramente non in linea con la tradizionale cipolla rossa”, ci dice ancora Abrusci. Una comunità vive, del resto, anche dei suoi prodotti tipici. Circola una voce dell’ultim’ora in città relativa ad alcuni furti che si

sarebbero verificati nelle campagne circostanti, alcune notti fa, in contrada “Coneto”, nei pressi del nuovo Miulli. E si trattava di coltivazioni di cipolla rossa, i cui proprietari sarebbero aderenti alla catena Slow Food. Si narra di un incontro ravvicinato tra il proprietario del terreno ed i ladri. Al di là di episodi, la tutela del prodotto diventa una priorità. V.S.


A cquaviva delle Fonti Acquaviva: Palazzo De’Mari, sede del Comune

Come a Ruvo. Le somme per gli indennizzi fissate a 55mila lire, la Corte d’Appello ha stabilito la quota di 170 euro per i proprietari. Chi pagherà la differenza?

Gioco d’azzardo sulla ex 167 Emerge adesso una lettera inviata da Di Donna al Commissario nell’agosto del 2009 di VALENTINO SGARAMELLA

C’

è una novità sul caso ex 167. Una notizia che ha del clamoroso, per certi aspetti. Il bello è che emerge solo oggi dai faldoni, ma in realtà risale al 18 agosto 2009. Una lettera. Il Responsabile dell’Area Tecnica, Giovanni Di Donna, scrive al Commissario prefettizio, Maria Filomena Dabbicco. Tra l’altro, in essa si fa riferimento ad una precedente missiva del 14 aprile 2009, inviata, però, al Sindaco dell’epoca, Franco Pistilli. Nella nota, protocollata, dopo un riepilogo di tutti i principali eventi che hanno contraddistinto la storia della ex 167, si perviene alla seguente conclusione: “Con la stipula della transazione con le cooperative e la conseguente accettazione a saldo di un costo di assegnazione delle aree, che già oggi risulta nettamente inferiore a quello sostenuto dal Comune per l’acquisizione delle stesse aree, si andrà a concretizzare un sicuro danno per l’ente, danno che potrebbe sensibilmente incrementarsi in relazione ad eventuale rideterminazione dell’indennità”. In pratica, il Comune espropria le aree della ex 167, per poi assegnarle ai soci delle ex cooperative edilizie che devono realizzare

case popolari. Deve pagare un indennizzo ai proprietari che, inizialmente, è fissato a 55 mila lire al metro quadro. Troppo poco, ribatte la proprietà. Hanno inizio i ricorsi. Nel momento in cui Di Donna scrive, nell’agosto 2009, sono state già emesse le sentenze della Corte d’Appello che assicurano un indennizzo superiore. Poi, la Corte di Cassazione assesterà la mazzata finale, rideterminando ulteriormente le indennità, una decina di giorni dopo. Di Donna nella nota chiede l’intervento di un esperto in materia cui sottoporre la problematica, onde adottare “le iniziative più opportune per la tutela giuridica ed economica dell’ente”. Tradotto, stiamo attenti perchè qui finisce come a Ruvo di Puglia. Cosa c’entra Ruvo? Ormai, casi come quello della ex 167 di questa città si moltiplicano in provincia di Bari. La stampa, qualche giorno fa, ha riportato l’esempio della cittadina, esattamente identico. La differenza sta nel fatto che a Ruvo non vi è mai stato un annullamento del Piano di Edilizia Economica e Popolare (Peep) come sancito, per Acquaviva delle Fonti, da una sentenza del Consiglio di

Stato. Ruvo sarebbe, ormai, sull’orlo del dissesto finanziario. Una tragedia economica. Perchè? Inizialmente, le somme spettanti a titolo di indennizzo ai proprietari delle aree erano state fissate intorno a 40 euro al metro quadro. Anche lì, ricorsi e controricorsi a iosa. Alla fine, le sentenze della Corte d’Appello riconoscono un risarcimento ai proprietari ruvesi di 300 euro al metro quadro. L’ammissione di un simile rischio anche per Acquaviva, del tutto implicita, giunge dal Dirigente dell’Area Tecnica. La domanda è: chi paga la differenza? Si era partiti da un prezzo di 55 mila lire. Oggi, a seguito delle sentenze, si viaggia intorno ai 170 euro al metro quadro, ossia 340 mila lire. Non basta. I proprietari chiedono alla Corte Europea dei diritti dell’uomo una rivalutazione monetaria. Se accolta, la cifra potrebbe raddoppiare. Con la legge Finanziaria del 2008, a pagare è lo Stato italiano, in caso di condanna. Tuttavia, il Governo successivamente, si rivale sul Comune che ha prodotto quel danno. Ed è il dissesto. Siamo andati a chiedere ai proprietari ed assegnatari. Le cose stanno diversamente, secondo

loro. Prima che giungesse la sentenza definitiva della Cassazione, i proprietari sembra abbiano invitato il Comune a tenere conto della legge Finanziaria 2008. “Se c’era la legge perchè ci hanno costretto a rivolgerci alla Corte di Cassazione?”, ci hanno risposto. Il Comune avrebbe potuto risparmiare in spese legali, si sarebbe spianata la strada verso una composizione bonaria che avrebbe posto la parola fine ad una vicenda che paralizza l’intera città. L’Ufficio Tecnico ed il Sindaco già erano a conoscenza della disparità esistente tra le richieste dei proprietari e il prezzo offerto. Perchè il Comune ha scelto di considerare come sua proprietà le aree della ex 167, prima ancora di chiudere la partita con i proprietari? Si è scelto l’azzardo. Giovanni Di Donna non ha assunto alcun provvedimento in autotutela, nel momento in cui si è reso conto che fioccavano le sentenze della Magistratura che riconoscevano ai proprietari somme più elevate rispetto a quanto pattuito con il famoso verbale di conciliazione contenuto nella transazione del 2001. La Giunta Squicciarini eredita un pesante fardello, oggi. E certamente, qualcosa dovrà pur decidere. Il peggio potrebbe essere dietro l’angolo. N° 5 - GIUGNO 2010

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A cquaviva delle Fonti

Dubbi sull’asfalto, censurati gli operai di FRANCESCO LOPUZZO

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n questi giorni, con l’arrivo del caldo e delle belle giornate, sono ripresi i lavori di manutenzione straordinaria, con la bitumazione completa di alcune strade. L’opera in questione era infatti cominciata l’anno scorso e prevedeva il rifacimento del manto di ben 98 strade; la prosecuzione dell’opera è però rimasta bloccata, lasciando da ultimare 36 strade, attualmente in corso di ripristino. Il costo dell’intero intervento ammonta a 750mila euro. I lavori di manutenzione stradale, negli 8 anni di governo Pistilli, come tiene a ribadire l’ex Sindaco, hanno interessato tutte le vie urbane acquavivesi e alcune extraurbane. Due nomi su tutti: Viale Europa e Via Colamonico, che ha previsto anche un esproprio. Il consigliere di minoranza, Pistilli, ricorda che “tutti questi interventi, resi possibili grazie ai fondi dell’avanzo di amministrazione, hanno richiesto una

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spesa totale di 5 milioni 744mila 490,36 euro, spalmati in 8 anni. Praticamente una media di 750 mila € annui”. Se così fosse, si tratterebbe di un fiume ininterrotto di denaro pubblico che, tuttavia, pare svanire nelle crepe e nelle buche dell’asfalto. Quello della manutenzione stradale costituisce un business molto redditizio, i cui margini di guadagno oscillerebbero, secondo alcuni dati, tra il 12% e il 20%, i più alti tra tutti i settori edilizi. È ovvio che una torta così golosa attiri molti palati. L’ex sindaco di Acquaviva tiene però a rassicurare circa la concessione dei cosiddetti “appalti veloci”, quelli indetti per le emergenze: “Mai fatti, nemmeno per cifre irrisorie” spiega. Resta però sempre il dubbio su come sia possibile che le nostre strade versino in condizioni talvolta disastrose, seppur a fronte di in-

genti impegni e sforzi economici. Alcune inchieste sul tema hanno portato a sconcertanti risultati: il dissesto del manto stradale potrebbe essere dovuto ad un’esecuzione fallace dei lavori, ordinata dai titolari delle ditte per risparmiare sul materiale e ottenere nuovi appalti a seguito dei danneggiamenti dell’asfalto. Abbiamo pertanto incontrato il geom. Oronzo Montrone , della Sez. Urbanistica dell’Ufficio Tecnico di Acquaviva delle Fonti per esporre i nostri dubbi. Cordialmente accolti, il geometra ha precisato che i controlli sui cantieri dell’asfaltatura sono quotidiani e avvengono ad opera dell’ing. Roberto Ruscigno. Abbiamo tentato di rintracciarlo “in loco”, durante l’esecuzione dei lavori, invano. Ci siamo poi recati dal Capo Ripartizione dell’Ufficio Tecnico, Giovanni Di Donna, il quale ci ha messi in contatto con

Giuseppe Santo, Amministratore della S.IP.A. s.p.a., la ditta che ha appaltato i lavori di manutenzione stradale. Gli abbiamo così chiesto la possibilità di fare domande dirette ai suoi operai, circa eventuali ordini ricevuti riguardo il “modus operandi” da perpetuare durante l’esecuzione della bitumazione. L’Amministratore a tale richiesta ha risposto di no, perché “gli operai non vogliono essere disturbati durante la pausa pranzo”. Ha poi chiesto di prendere visione preventivamente delle domande, ponendo questa come condizione necessaria per poter incontrare gli operai. Vogliamo rinnovare da queste righe l’invito ad incontrare direttamente i lavoratori della sua ditta, e ci poniamo un quesito: perché questa forma di censura? Speriamo di poter rispondere in maniera consona nei prossimi numeri.


A cquaviva delle Fonti

Una cartolina per la Fratres Premiati gli alunni dei Circoli Didattici e delle Scuole Medie di Acquaviva di ISABELLA GIORGIO

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na cartolina per la Fratres. E’ questo il titolo del concorso grafico ideato dalla Linfa Giovani nell’ambito delle attività per la celebrazione del trentennale dell’associazione donatori di sangue di Acquaviva delle Fonti. Il progetto, durato poco più di un mese, si è concluso in questi giorni con la cerimonia di premiazione dei vincitori nelle Presidenze di ciascun istituto scolastico. “Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti in questa prima edizione - riferisce il presidente Filippo Tribuzio - abbiamo voluto coinvolgere gli studenti di quinta elementare dei due Circoli Didattici (1° C. D. plesso De Amicis 50 partecipanti, plesso Luciani 17 partecipanti; 2° C. D. plesso Collodi 23 partecipanti, plesso A. Moro 18 partecipanti), e di prima, seconda e terza delle due scuole medie (Giovannni XXIII 60 partecipanti, Lucarelli 48 partecipanti) per un totale di 219 elaborati grafici. I disegni diventati ora patrimonio del Gruppo Donatori Sangue Acquaviva saranno utilizzati dall’associazione per realizzare cartoline postali, coperti-

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ilson Groh, sacerdote brasiliano, è stato protagonista di un incontro svoltosi presso l’auditorium dell’Oratorio di San Domenico, organizzato dal Movimento dei Focolari di Acquaviva delle Fonti. Un momento di confronto che ha fatto registrare grande commozione e partecipazione di pubblico. La serata è stata voluta dai coniugi Conversa, Carlo e Grazia, due medici acquavivesi al servizio degli ultimi nelle favelàs di Florianopolis, capitale di Santa Catarina a sud del Brasile. Il 2010, anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, è per la Chiesa Cattolica l’anno sacerdotale, “abbiamo voluto invitare padre Vilson Groh nella nostra città per far conoscere i suoi progetti educativi, il suo carisma, il suo attivismo e la sua dolce non violenza, raccontando la nostra esperienza in quella periferia, tra quelle comunità di invisibili i cui

ne di quaderno da distribuire come gadget nelle scuole, il calendario Fratres 2011; prevediamo di organizzare dopo le vacanze estive una mostra di tutti i lavori dei ragazzi, e un annullo filatelico del trentennale”. L’iniziativa si è posta come scopo di sensibilizzare le giovani generazioni alla cultura della donazione come segno concreto di attenzione verso l’altro. Donare sangue è un atto non soltanto consapevole

e volontario, responsabile ma anche gratuito: il sangue è vita e la vita non ha prezzo. La cultura del dono riesce a rompere le maglie egoistiche dell’indifferenza per divenire impegno fondato sul principio della partecipazione attiva alla vita sociale. Attraverso gli studenti vogliamo arrivare ai docenti, ai dirigenti scolastici e alle loro famiglie per promuovere un’azione di sensibilizzazione di ampio respiro.

Gli elaborati premiati Scuola Media Statale “Giovanni XXIII” 1° Posto Armienti Mara 1 E 1° Posto Cecere Valentina 2 D 1° posto Montenegro Manuela 3 H Premio menzione speciale: Liuzzi Giuseppe 2 D, Zella Samuela 2 E Scuola Media Statale “A. Lucarelli” 1° posto Orfino Angelica 1 C 1° posto Sorressa Giulia 2 C 1° posto Soglia Silvia 3 C

II Circolo Didattico plesso “Collodi” 1° classificato: Esposito Davide, Petrelli Giacomo, Quatraro Francesco della 5 A 2° Classificato: Bruno Martino, Ricciardi Gianluca, Scarcella Antonio della 5 B II Circolo Didattico plesso “A. Moro” 3° Classificato: Marasco Maria Domenica, Losacco Rosanna, Lazzazzara Alessio della 5 A I Circolo Didattico “De Amicis” 1° Classificato Mancini Martino 2° Classificato Lenoci Alice 3° classificato Stasolla Silvia

Investire sui poveri è una vera ricchezza volti spenti ci parlavano di storie di violenza, povertà, esclusione sociale; ma soprattutto ascoltare la sua voce, il frutto del lavoro quotidiano di solidarietà e speranza concreta di vita che padre Vilson svolge da quasi trent’anni rivolgendosi ai barboni, drogati, prestando particolare attenzione alle giovani generazioni. Ogni anno bambini, adolescenti e giovani rientrano nei programmi educativi e di apprendistato di don Vilson Groh attraverso le ONG con corsi professionalizzanti diretti al mondo del lavoro o alla preparazione universitaria”. Padre Vilson Groh è un sacerdote impegnato con dedizione, coraggio e generosità nel campo della giustizia, dell’educazione e della pace; referente del Progetto interculturale Aquilone che coinvolge

La “Cartolina” di Giuseppe Liuzzi

scuole italiane e brasiliane mettendo in evidenza come sia possibile costruire una società più equa e solidale vivendo rapporti di reciproca accoglienza e convivenza al di là di ogni barriera; esponente della Teologia della Liberazione ed educatore popolare, vive nelle comunità impoverite alla periferia di Florianopolis dove propone e coordina progetti per l’attuazione effettiva del diritto di cittadinanza per i soggetti esclusi o marginalizzati dalla società. Un’analisi di ampio respiro quella di Vilson che ha toccato argomenti come la globalizzazione, la pedagogia interculturale, la fede, la solidarietà e il dialogo interreligioso. “Il Brasile non è un paese povero, il problema è l’ingiustizia sociale tra il centro e le periferie. La povertà si

rompe quando si creano dei meccanismi che sviluppano la capacità dell’inserimento dell’altro in una dimensione di cittadinanza attiva; è importante considerare l’altro parte di me, parte del divino, per questo non possiamo essere indifferenti a nessuno (Teologia della Liberazione); non si può solo rivendicare, è necessario proporre come abbiamo fatto noi - ribadisce don Vilson Groh - mostrando concretamente che l’investimento sociale è fondamentale per il recupero della dignità umana, porre fine alla violenza creando spazi concreti e una rete; investire sui poveri è ricchezza; il dialogo con l’altro è fondamentale, deve essere amoroso. Dobbiamo imparare a vivere con poche cose, costruendo una scala di valori che recupera l’altro come essere umano che ha diritto proprio quanto me; lavorare con le differenze senza cancellarle, nel pluralismo e con l’intercultura”. Isabella Giorgio N° 5 - GIUGNO 2010

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A cquaviva delle Fonti

La lunga estate calda del Vespa Club Acquaviva

di FRANCESCO LOPUZZO

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uando ci siamo congedati, a febbraio, ci promisero che avrebbero fatto parlare nuovamente di loro. A distanza di mesi hanno ampiamente onorato la promessa. I componenti del Vespa Club di Acquaviva delle Fonti, infatti, tornano alla ribalta grazie, soprattutto, alla loro voglia di fare, senza mai fermarsi, divertendosi tutti insieme. Con l’arrivo della bella stagio-

ne, le Vespe si sono risvegliate dal letargo invernale, “riprendendosi l’asfalto, l’aria e il vento”, parafrasando una vecchia canzone degli 883. Guidati dal loro presidente Agostino Mastrorocco, i vespisti acquavivesi, ormai saliti a 60 tesserati, si sono resi protagonisti di importanti eventi, non solo locali, ma anche a carattere nazionale. Il 23 maggio, ad esempio, a Taranto, sei componenti del Vespa Club Acquaviva delle Fonti hanno partecipato alla Settima

Associazione Sportiva Vespa Club Presidente MASTROROCCO Agostino Vice Presidente CATALANELLO Tommaso Consigliere Segretario CASSANO Eustachio Consigliere Tesoriere TRIBUZIO Domenico Consigliere BARTOLOMEO Giustino SCOPO SOCIALE Formare un gruppo di appassionati di Vespe d’epoca e Vespe di ultima generazione residenti in Acquaviva delle Fonti, Sammichele di Bari, Casamassima, Gioia del Colle, Santeramo in Colle, Cassano delle Murge, Sannicandro, Santeramo, Adelfia. SU FACEBOOK E’ presente un gruppo chiamato “Vespa Club Acquaviva delle Fonti” Telefono: 329/2122025 Email: vespaclubacquavivadellefonti@gmail.com Ritrovo Mensile: presso il Bar Montazzì, Acquaviva delle Fonti Estramurali Molignani. Sede: ospitati dalla “Fondiaria-Sai - Divisione Sai”, Acquaviva delle Fonti in Piazza Garibaldi, 48 (giovedì e venerdì dalle ore 18 alle ore 19 previo contatto telefonico).

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Gimkana Vespistica organizzata dal Vespa Club locale. Ha fatto seguito la partecipazione di tre rappresentanti del gruppo locale, Giuseppe Maselli, Leonardo Signorile e Francesco Morgese, nei giorni 28-29-30 maggio 2010 al “Giro vespistico dei tre mari”, una manifestazione non agonistica che, grazie all’impegno e alla costanza di Maurizio De Pasquale del Vespa Club Bari e Gianni Marasco del Vespa Club Lecce, rievoca già da cinque anni quella che

tra gli anni ’50 e ’60 era una vera e propria gara di regolarità su strada, riservata alle Vespe. L’itinerario prevede che si percorra in lungo ed in largo il Sud Italia, toccando i mari Tirreno, Ionio e Adriatico. Una delle tappe del giro, l’ultima precisamente, ha visto interessata proprio Acquaviva, scelta per rendere omaggio alla nascita del nuovo gruppo vespistico. In tale occasione è stato premiato Leonardo Signorile, poiché proprietario della Vespa più antica, una VB1T del 1958. Anche nella successiva “Disfida in Vespa”, evento di caratura nazionale tenutosi il 6 giugno a Barletta, cui hanno preso parte una decina di cittadini acquavivesi, il Vespa Club Acquaviva delle Fonti si è distinto, ottenendo il premio per la Vespa più antica presente alla manifestazione. Questa volta, la targa è andata al Presidente Agostino Mastrorocco, in virtù della sua V1T 125 del 1948. Vista la carrellata di premi e tenuto conto che tanti altri eventi e raduni si terranno in questo periodo, è giusto parlare di una “lunga estate calda” del 2010 per il Vespa Club Acquaviva delle Fonti.


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Alberobello

Varato il Piano di Gestione Consiglio comunale monotematico approva il documento che stabilisce le linee guida future

di ROBERTO MASTRANGELO

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erano anche i rappresentanti del Consiglio Comunale dei ragazzi in piazza D’Annunzio, in pieno Rione Monti, per dire la loro sul nuovo Piano di Gestione del sito Unesco. Una presenza non soltanto simbolica, ma anche sostanziale, quasi a voler sottolineare come il Piano, che finalmente dopo una lunga gestazione trova la luce, sarà il documento guida per le prossime generazioni per quanto riguarda lo sviluppo armonico e sostenibile non soltanto del patri-

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monio artistico storico e culturale di Alberobello, ma anche dell’intera cittadina, in maniera coordinata con le esigenze di vincolo e di gestione volute dall’Unesco. La necessità da parte dei siti iscritti nella World Heritage List dell’Unesco di dotarsi di un Piano di Gestione nasce, infatti, da una richiesta ufficiale dell’organismo internazionale, che raccomanda l’adozione di questo documento per definire e programmare interventi sul sito in modo da mantenere nel tempo l’integrità dei valori che ne hanno consentito l’iscrizione alla Lista e tramandarla, intatta, alle generazioni futu-

re. Il “Piano di gestione del sito UNESCO di Alberobello” è stato realizzato, su incarico del Comune, da SiTI – Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione. La sua redazione ha richiesto circa due anni di lavoro, e finalmente adesso ha visto il suo punto di arrivo, anche se sarebbe più esatto dire “di partenza”. Sono cinque le principali direzioni verso cui si muove il Piano di Gestione. Innanzitutto la conoscenza, con un censimento puntuale dei trulli anche nelle aree rurali e non Unesco, insieme allo studio dei flussi turistici e ad ana-

lisi di supporto alla realizzazione del nuovo Pug. Per quanto riguarda la conservazione ci sarà la pedonalizzazione di Piazza XXVII Maggio, un bando con contributi per la sostituzione di porte non originali dei trulli e un complesso lavoro di riqualificazione urbana dei rioni monumentali. Si tratta poi anche della valorizzazione culturale ed economica dell’intero sito, sia attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle zone monumentali che l’incentivazione al recupero delle unità abitative abbandonate, oltre all’incremento dell’offerta turistica. Inoltre verranno espletati studi di fattibilità per la realizzazione di un terminal turistico. Quinto aspetto considerato dal piano, infine, è quello della comunicazione. Verrà creato un prodotto multimediale per la divulgazione del sito Unesco, verrà fatta promozione nelle scuole e verrà potenziata la cartellonistica stradale. Un progetto ambizioso e complesso nel suo insieme, che adesso dopo l’avvio formale dovrà trovare una serie di elementi di attuazione e concretizzazione per cercare di rilanciare l’intera Alberobello. Un patrimonio che non solo è culturale e storico, ma che deve trovare anche sbocchi economici e lavorativi.


Alberobello

Allarme! Cosa c’è che non va? Sei suicidi in poco tempo impongono interrogativi sulla qualità del vivere

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ei suicidi nel giro di pochi mesi. Da non credere alle proprie orecchie. Ma cosa succede ad Alberobello? Un malessere, un disagio sociale alligna nel profondo? Si tratta di giovani. Se un ragazzo, nel fulgore dei propri anni e delle proprie forze fisiche e psichiche, si autodistrugge, c’è qualcosa che non va. Un Comune di poco più di 10mila abitanti, si trova proiettato in una realtà turistica importante, grande, come quella derivante dall’adesione all’Unesco. Forse, si tratta di qualcosa di più grande rispetto alle proprie stesse capacità. C’è una sperequazione, forse, tra obblighi, doveri e diritti che comporta l’inserimento di questa comunità in un contesto così importante rispetto al quale la realtà sociale, economica e culturale è sottodimensionata. Oggi, mostra un fianco scoperto. Abbiamo cercato di capire come si vive, oggi, ad Alberobello, escludendo sia il catastrofismo, il pessimismo inconcludente che l’immagine positiva di maniera, retorica, da cartolina illustrata. In situazioni

come questa, la cultura, l’associazionismo, sono un valido antidoto per tenere viva una comunità. Un certo fermento culturale esiste. Vi sono cultori della storia locale, si pensi ad Angelo Martellotta, che hanno prodotto una certa documentazione sul culto dei Santi Medici. C’è Gino Angiulli, recentemente scomparso, che si è distinto

Un suicidio solo annunciato

L

unedì 7 giugno dalle ore 12.30 alle ore 14.30 il panico si è impossessato di questa cittadina. Una famiglia alberobellese ritrova in casa una lettera scritta dalla propria figlia maggiorenne, che minacciava di suicidarsi per motivi ignoti. La ragazza, per giunta, non si era presentata al suo posto di lavoro. Subito la denuncia alla locale caserma dei Carabinieri, che attivavano le ricerche. Il Comandante della locale Stazione, Maresciallo Antonio Lategana, ed i suoi uomini hanno messo in moto una imponente macchina organizzativa facendo giungere un elicottero da Bari che controllava la zona dall’alto. Hanno richiesto l’unità cinofila dell’Arma esperta nelle ricerche delle persone scomparse con un nutrito numero di uomini. Hanno, altresì, allertato la locale associazione di protezione

per diverse analisi in merito all’origine dei trulli, approdando ad una revisione storica. A dire il vero, certe tesi esposte sono seducenti. Giorgio Cito, anch’egli di recente scomparso, era da sempre un raffinato e geloso custode di storia locale, essendo egli in possesso di una vasta documentazione cartacea, con un

civile, (SER Alberobello), i Vigili Urbani e tanti volontari. Un eccellente coordinamento tra i vari uomini, operato dal comandante Lategana, che ha disposto il personale a sua disposizione in diverse zone della città e zone limitrofe, alla disperata ricerca della ragazza. Sono stati fatti rallentare i treni della Sud-Est, da e per Alberobello, i quali procedevano a passo d’uomo per scongiurare un ipotetico tentativo di suicidio sui binari. I passeggeri presenti sul convoglio non capivano i motivi per i quali si procedesse così lentamente. Il pensiero comune era rivolto alle inefficienze che spesso colpiscono le nostre ferrovie; altri pensavano ad un guasto al treno oppure ai binari e, quindi, ad una opera di manutenzione. Insomma, iniziavano a fioccare le proteste contro l’ennesima disfunzione dei treni della Sud-Est. Niente di tutto questo, gli utenti hanno dovuto ricredersi perché quel disagio era dovuto al fatto che una cinquantina di persone era impegnata a trovare una ragazza che aveva annunciato il suicidio. Due ore massacranti di ricerche, piene di

imponente archivio. La stessa famiglia dei conti Acquaviva, eredi dinastici dell’antico feudatario, attuali marchesi Carignano, sembra siano giunti in possesso dell’intero archivio relativo alla loro casata di Conversano. Il particolare è che su questi tesori culturali di valore inestimabile per una comunità, hanno messo gli occhi i privati che, spesso, non si sa bene a quale titolo si interessano. Ma il Comune, come istituzione, non sembra intraprendere iniziative che conferiscano valore alla propria storia. Un popolo deve essere fiero della propria identità, altrimenti si sente apolide. L’adesione all’Unesco comporta di per sè una serie di atti consequenziali. Del resto, è un intero territorio che va studiato, analizzato. Un intero comprensorio. Diverse realtà comunali dovrebbero, insieme, valorizzare la propria identità. L’iscrizione all’Unesco, senza una logica più ampia, serve a poco. Se ci sono storici e cultori delle tradizioni, le istituzioni devono fare leva sui loro sacrifici. Lo stesso Statuto del comune, approvato nel 1991, reca una serie di indicazioni in tal senso. Tutto disatteso. Non si tratta unicamente di alimentare il commercio. Se l’unico obiettivo è il denaro, costi quel che costi, come metro e misura della verità, tutto si inaridisce. Compreso il senso della esistenza. S.R.

ansia e preoccupazione, che hanno avuto come epilogo un lieto finale, come in un film di avventura. La ragazza è stata ritrovata sana e salva dai cinofili e condotta dai propri genitori che l’hanno abbracciata lasciando alle spalle il terrore e la disperazione delle due ore trascorse in un’affannosa ricerca. Un’avventura finita bene grazie all’aiuto dei militari dell’Arma, dei numerosi volontari e soprattutto dei passeggeri dei treni della SudEst che, appresa la notizia, si sono ricreduti sulla inefficienza della Sud- Est, anzi hanno apprezzato non solo l’efficienza, ma soprattutto il lavoro svolto dal personale del treno che non è stato attento a non diffondere subito la notizia in modo da non creare panico tra i passeggeri oltre a non creare intralcio alle operazione dei militari. Resta, in ogni caso, il mistero su un tentativo di suicidio annunciato, su uno stato di disagio sociale che emerge di tanto in tanto e che meriterebbe ben più di qualche approfondimento. Giuseppe Ricci N° 5 - GIUGNO 2010

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Alberobello

Condannato un falso sacerdote col “vizietto” Il sedicente santone operava in contrada “Pudicino”

Chi è Chiriatti

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di GIUSEPPE RICCI

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ondannato alla pena di due anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata nei confronti di minori e sostituzione di persona un falso sacerdote e santone pedofilo. Angelo Maurizio Chiriatti, 54-enne salentino, si faceva chiamare “Padre Pietro Maria”. Il Gup del tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis ha condannato l’uomo anche al risarcimento del danno alle parti civili fissando una provvisionale di 40 mila euro. I FATTI Il falso sacerdote aveva fondato la comunità “Missionari di nostra Signora della cava”, nella quale accoglieva durante le ferie estive figli

I precedenti • Nel 2000 era stato arrestato e poi assolto, per non aver commesso il fatto, dal Tribunale di Lecce per violenza sessuale. • Nel 2001 l’uomo era stato denunciato dai carabinieri per usurpazione di titolo ecclesiastico. • Nel 2007 invece era stato condannato per turbamento di funzione religiosa in una chie-

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minorenni di famiglie indigenti. Il falso prete è stato smascherato e arrestato nel febbraio 2009 da agenti della squadra mobile della Questura di Bari, fu accusato, dal pm inquirente Lydia Deiure, di cinque presunti episodi di abusi sessuali su minorenni, e precisamente su un bambino di 10 anni, due ragazzini entrambi quattordicenni e infine altri due giovani di 16 e 17 anni. Questi episodi, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip, sarebbero avvenuti nell’estate 2008, nelle due strutture in cui egli “operava”, ed esattamente fra la Terra di Bari (Alberobello) e il Brindisino (San Pietro Vernotico). Stando alla tesi della Procura di Bari, Chiriatti si sarebbe fatto affidare i cinque ragazzini da famiglie indigenti, in parte imparentate sa di San Pietro Vernotico e per aver strappato i manifesti fatti affiggere sui muri dalla Diocesi di Lecce con i quali la gente veniva avvisata del fatto che Angelo Maurizio Chiriatti non era un prete.  • Nel 2008 risultava nei suoi confronti una sentenza di condanna passata in giudicato della Corte d’Appello di Lecce per atti di libidine e violenza per fatti avvenuti nell’89. G.R.

fra loro, e poi avrebbe abusato di loro, anche pagandoli, a seconda delle prestazioni, con somme fra i 5 e i 20 euro. L’accusa di sostituzione di persona, ipotizzata dall’ufficio inquirente, farebbe riferimento al fatto che egli non sarebbe in realtà un vero sacerdote. Il falso prete è stato tradito dalla troppa audacia: ha chiesto in affidamento ai servizi sociali un ragazzo 14enne, poi risultato sua vittima. Le indagini sono state avviate dopo che lo stesso Chiriatti aveva rivelato nel 2008 ad un’assistente sociale, che il 14enne, gli aveva detto, durante la confessione, di essere stato violentato dal padre e dal fratello maggiorenne. Il santone avrebbe inoltre detto, sempre all’assistente sociale, che il 14enne gli era stato affidato dalla famiglia, sia per sottrarlo alle violenze, sia perché voleva prendere i voti. L’indagine si è basata sul racconto dei cinque minorenni, che hanno confermato invece al pm di aver subito violenza sessuale solamente da Chiriatti, nell’estate del 2008, e di aver dovuto compiere reciprocamente atti di violenza sessuale. I quattro fratelli nulla hanno detto al magistrato delle presunte violenze sessuali subite in famiglia.

hiriatti nel suo sito internet, ancora attivo, sostiene di essere stato «ordinato sacerdote l’8 settembre 1990 a Roma dall’arcivescovo Giovanni Enrico Boccella. Viveva da decenni di truffe e camuffamenti, abusando della credulità popolare, spacciandosi per un “santone” che fa guarigioni, indossando gli abiti talari, celebrando messe e imbrogliando benefattori che lo contattavano tramite il suo sito internet, dove ci sono anche foto che lo ritraggono in udienza dal Papa. E’ fondatore della comunità dei “Missionari di nostra Signora della Cava”. Secondo Chiriatti, scopo della comunità è «la divulgazione del culto al Cuore Immacolato di Maria, ed il Messaggio della Divina Misericordia”. Le opere di carità - continua – sono rivolte ai più bisognosi (drogati, ex-carcerati, anziani, ciechi) e sono svolte dai missionari della Madonna della Cava. Nella casa-chiesa fondata dall’uomo, ugualmente a quella in cui era ospite ad Alberobello (nella foto), ogni giorno si recitavano le preghiere, il rosario, la Santa Messa funzioni varie. Simbolo di appartenenza alla comunità – si legge sempre nel sito – “è una tunica bianca con cappuccio e mantella ai fianchi, un cordone celeste con Rosario e al petto l’emblema del Cuore Immacolato di Maria”. Alle persone, “padre Pietro Maria” mostrava la statua di una Madonna che – secondo quanto asseriva lo stesso “santone” - versava lacrime - e un quadro della Madonna che, baciandolo, dava guarigione.


Alberobello

Farace bussa a denari Per l’Hotel dei Trulli chiesti milioni di euro per la manutenzione straordinaria di VALENTINO SGARAMELLA

L’

Hotel dei Trulli nasce con un contratto sottoscritto dall’Ept, ente locatore, e Luigi Farace, autentico iniziatore dell’attività. L’Hotel inteso come esercizio concreto dell’attività alberghiera, è una creatura dell’attuale presidente della Camera di Commercio di Bari. Nel 1970, nascono le Regioni. Intorno alla metà degli anni ‘80, l’Ept propone un ricorso al Tribunale civile di Bari. Cosa chiede? Dopo un trentennio di gestione, l’ente turistico vanta una sua proprietà sulla struttura, per usucapione. Esso ritiene di avere acquisito titolarità ad essere proprietario dell’Hotel. Nel 1992, cessa la sua attività la Cassa del Mezzogiorno. Tutto ciò che è stato realizzato grazie ad un finanziamento della Cassa viene trasferito, ope legis, alla regione Puglia. Tra questi, anche l’Hotel dei trulli. La Regione ha un vincolo, però. E’ obbligata a destinare la struttura alberghiera ai vecchi titolari della concessione e del finanziamento ottenuto per la edificazione. In questo caso, il Comune. Quindi, l’albergo diviene nei fatti di proprietà del Comune, che lo riceve dalla Regione. Nel ricorso intentato

dall’Ept presso il Tribunale civile, il Comune, vecchio concessionario ed acquirente dei suoli su cui l’albergo è sorto, si costituisce in giudizio. Si costituisce anche il Ministero, subentrato alla Cassa. La Regione, invece, rinuncia ad avvalersi di tale facoltà. La causa si protrarrà per 20 lunghi anni. Tale ritardo blocca il trasferimento della proprietà dell’Hotel dalla Regione al Comune. Infatti, la Regione attende di conoscere se vi sia o meno diritto all’usucapione da parte dell’Ept; solo dopo una sentenza passata in giudicato, la Regione potrà adempiere ai suoi doveri. Una posizione inconcepibile, in quanto il trasferimento era stato deciso per legge, non da volontà politiche che, secondo qualcuno, si sarebbero poste di traverso al trasferimento al Comune. Dopo 20 anni, giunge la prima sentenza.

E siamo ai giorni nostri. Il Magistrato rigetta, ritenendola priva di fondamento, la pretesa di usucapione da parte dell’Ept. Quest’ultimo ricorre in Appello, ma la seconda sentenza è identica alla prima. Ulteriore ricorso in Corte di Cassazione. Il Comune continua ad avere ragione, nel senso che l’Ept non ha diritto ad avvalersi dell’usucapione. Vi è un secondo ricorso in Cassazione. Ulteriore conferma. Lasciamo immaginare al lettore il costo di tali contenziosi, per il Comune. Al punto che attualmente è in corso una causa, a latere, che il Comune ha intentato contro i propri stessi legali che avrebbero preteso parcelle fin troppo onerose. In ogni caso, dopo 6 giudizi, che avrebbero sfiancato anche un cavallo da trotto, finalmente il Comune chiede alla regione Puglia il rispetto della legge. L’Hotel dei trulli, diviene di proprie-

Una breve storia della struttura

L’

Hotel dei trulli, per quanto strano possa sembrare, non nasce in quanto Hotel. L’idea primigenia è quella di dare vita ad una borgata residenziale, ad Alberobello. Questo è il progetto che, nel lontano 1953, viene ammesso a godere dei finanziamenti di quella che, all’epoca, si chiama Cassa del Mezzogiorno. L’Italia è da poco fuoriuscita, sconfitta, da un conflitto bellico che l’ha devastata sul piano materiale ed economico ed umiliata dinanzi al consesso internazionale. E’ in atto una nuova strategia. Ci si avvia verso un boom economico che progressivamente concentra le ricchezze nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova, vera cassaforte del sistema Italia, lasciando al Sud come unica possibilità di riscatto clientele ed assistenzialismo. La Cassa si rivela, nel

corso dei decenni, essere uno di questi formidabili strumenti. Ma gli intenti con cui sorge sorta sono certamente nobili. La provincia di Bari acquista un nugolo di trulli in via Monte Nero, nel rione “Monti”. Ai proprietari e residenti in quei trulli, viene proposto di trasferirsi all’interno di questo nuovo borgo residen-

tà comunale. Questo passaggio ne trascina un altro. C’è un contratto di locazione vigente con Farace. Sembra che un mese prima dell’avvenuto trasferimento della struttura al Comune, il contratto sia stato prorogato, mediante transazione. E qui, fioccano illazioni, ipotesi, interrogativi. Il contratto di locazione è prorogato sino al 2017. Appresa la notizia che il locatore è cambiato, Farace comunica al Comune, in qualità di nuovo proprietario, di vantare delle somme per lavori effettuati nell’ambito di una manutenzione straordinaria dell’Hotel. Secondo Farace, la manutenzione spettava al locatore precedente. Non avendo ottemperato, sarebbe stato lo stesso Farace a sopportare le spese. Milioni di euro, che Farace pretende oggi dal Comune. Alberobello rischierebbe seriamente il dissesto finanziario. Come andrà a finire? Questo è quanto conosciamo di questa vicenda finora. Ma siamo certi che siamo solo alla prima puntata di una nuova telenovela. Che aspetta, allora, l’Amministrazione comunale, a mettere in vendita l’Hotel e a fare cassa? Non è un bene di prima necessità o di pubblica utilità. Un’offerta così succulenta vedrà Farace “fare carte false” per comprare l’immobile. Farace ci penserà due volte a privatizzare gli utili e a socializzare le perdite. Non è che sotto sotto c’è già un accordo? Occhio!

ziale in progetto. La Provincia, dopo l’acquisto, cede il gruppo di trulli al comune di Alberobello che, di fatto, diviene concessionario del finanziamento ottenuto dalla Cassa del Mezzogiorno. Gli ex proprietari dei trulli di via Monte Nero non manifestano, però, intenzione di trasferirsi in questo nuovo borgo. La maggior parte di essi addirittura va a vivere in un’altra abitazione. Viene bandita una regolare gara d’appalto. Il borgo viene edificato. Avviene un collaudo. A quel punto, la domanda è: cosa farne? Il Comune, d’intesa con l’allora Ente Provinciale del Turismo (Ept) propone alla Cassa del Mezzogiorno, la conversione di quell’agglomerato di trulli in una struttura di tipo alberghiero. L’Ept si candida ad essere gestore della nuova struttura alberghiera, non rientrando tale compito in quelli annoverati da un Comune. Nasce così il nuovo “Hotel dei Trulli”.La struttura alberghiera diviene in breve tempo meta prescelta di un turismo d’elite, di classe. V.S. N° 5 - GIUGNO 2010

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sport - Alberobello

‘Giocando tra i trulli’ alla quarta edizione

Manifestazione per gli alunni delle scuole cittadine

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ei giorni scorsi, in concomitanza con la chiusura dell’anno scolastico e l’inizio della stagione estiva, il circolo didattico Morea di Alberobello ha organizzato la manifestazione comunale “Giocando Fra i Trulli - 4° edizione”, che conclude l’attività motoria che lo stesso circolo didattico ha svolto nel corso dell’anno scolastico 2009/10. La manifestazione è coincisa con la 8° edizione del progetto Gio. Mo. Vi. (Gioco, movimento, vita) proposto dall’Ufficio Scolastico Regionale “Educazione Fisica Motoria e Sportiva” che vede come coordinatore Marino Pellico. Il fine della manifestazione è quello di “potenziare l’attività motoria nella scuola primaria”,

così come proposto dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il Responsabile Didattico del circolo Morea, Stefano Totaro ha aderito a questo progetto, vista l’importanza e lo spessore culturale, sportivo e sociale della manifestazione. Presenti alla manifestazione, oltre al dirigente scolastico, anche il consigliere regionale Figc Lnd, Mimì Pugliese, il presidente provinciale del Coni, Eustacchio Lionetti, e l’assessore allo sport di Alberobello Vito Carparelli. Alcune associazioni sportive locali hanno dato la loro disponibilità all’organizzazione di questa manifestazione affiancando gli insegnanti di motoria dei plessi Morea, La Sorte e Trevisani.

Tra queste annoveriamo l’associazione Podistica di Alberobello, l’A.S.D. Volley 99 Alberobello, l’A.S.P. Living, l’A.S.D. Spes, ASD Alberobello Calcio, ASD Valley Sporting Club Alberobello, ASD

Freestyle, hanno curato le discipline sportive (corsa, pallamano, ciclismo, minivolley, minicalcio, ecc.) inserite nella manifestazione. Giuseppe Ricci

La settima Giornata Nazionale dello Sport

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ccasione di sport e socializzazione. Nella VII Giornata nazionale dello sport bambini, ragazzi e amatori hanno potuto testare le proprie capacità sportive, misurandosi in numerose discipline: dal basket al volley, dal minicalcio al tennis, ed infine a cura dell’ ASD Taekwendoo alla dimostrazione di arti marziali. Insomma una vera e propria full immersion nello sport con l’assistenza di tecnici qualificati, che si è tenuta nel campetto di Pudicino e nell’adiacente palestra scoperta della scuola primaria La Sorte. Il Comune di Alberobello è stato tra i 24 che hanno aderito alla Gior-

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nata dello sport indetta dal Coni, tanto che il presidente regionale, Elio Sannicandro, durante la presentazione ufficiale della manifestazione nella Sala consiliare della Provincia, alla presenza del vicepresidente con delega allo Sport Nuccio Altieri, e del presidente provinciale del Coni, Eustacchio Lionetti, ha ribadito che “è la partecipazione di tanti mini-atleti alla manifestazione è il miglior spot promozionale per avvicinare all’attività sportiva i più piccoli, che rimangono il principale target delle istituzioni e del Coni”. Alla fine della manifestazione discorsi di ringraziamenti da parte del consigliere regionale FIGC LND Mimì Pugliese in veste di delegato Coni, e dell’assessore allo sport Vito Carparelli che hanno ringraziato le società sportive che hanno dato la disponibilità all’organizzazione della manifestazione e tutti i bambini e ragazzi che vi hanno partecipato; un gadget per tutti, oltre al sorteggio di alcuni premi, messi a disposizione di alcune società sportive, per tutti i partecipanti. Giuseppe Ricci


sport - Alberobello

La formazione Giovanissimi. A destra alcuni Allievi entrano sul terreno di gioco

Asd Alberobello in trasferta Due tornei giovanili hanno concluso l’attività sportiva 2009/2010 della società calcistica

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Ilario Smaltino

ASD Alberobello calcio conclude l’attività sportiva 2009/2010 con due trasferte in Abruzzo ed in Calabria. Le categorie “Giovanissimi” e “Allievi” hanno partecipato ad un torneo internazionale a Roseto degli Abruzzi. Un’esperienza indimenticabile per i ragazzi di mister Nicolò Greco e mister Martino Girolamo perché oltre alla competizione sportiva si aggiunge la vacanza in luoghi di villeggiatura al mare, un mix tra sport e divertimento. Il gruppo era formato da circa 50 persone tra ragazzi accompagnatori e genitori. Al torneo hanno partecipato squadre del

Belgio, del Guatemala e Francia, oltre a molte squadre provenienti da molte regioni italiane. Su 80 squadre partecipanti la compagine alberobellese si è aggiudicato il premio Fair Play (una rosa d’argento) assegnato al tecnico Ilario Smaltimo di Locorotondo, in forza all’ASD Alberobello, per aver dimostrato, durante tutta la manifestazione, correttezza e lealtà sportiva nei confronti degli avversari. “Un premio che ci onora e ci stimola a fare sempre meglio”, sono state le parole del tecnico al ricevimento del premio. “Questi sono gli insegnamenti che tutti quanti devono dare ai ra-

gazzi in una fase delicata della loro crescita”. “Sono onorato di ricevere questo premio -continua mister Smaltino- perché corona quanto detto e auspicato dalla società ad inizio di campionato e cioè quello di perseguire prima di tutto il fair play e dopo i risultati sportivi. Questo premio vorrei condividerlo con tutti i mister del settore giovanile dell’ASD Alberobello, perché tutti insieme abbiamo centrato l’obbiettivo di inizio campionato. Grazie anche alla società che ci ha messo nelle condizioni di poter lavorare in tutta tranquillità con dei collaboratori e dei ragazzi eccezionali”. Giuseppe Ricci

I pulcini a Scalea

rosa è stata la partecipazione dei genitori che hanno raggiunto i propri figli nel weekend, dove hanno potuto apprezzare l’agonismo dei propri figli in un torneo con squadre provenienti da varie parti d’Italia, nel massimo della correttezza e del fair play. Oltre al calcio i ragazzi hanno potuto apprezzare il paesaggio stupendo della Calabria con le montagne da una parte e un mare cristallino dall’altra; la piscina dell’albergo dove erano ospitati non ha avuto un momento di tregua. Alla fine della manifestazione qualche lacrimuccia è scappata o per un rigore sbagliato o per un gol non parato, ma tutto sommato nel viaggio di ritorno nel pullman si è alzata una voce corale ed univoca dei ragazzi che diceva “Cara Scalea ci vediamo l’anno prossimo”. Giuseppe Ricci

L’

In alto il gruppo dei Pulcini in trasferta a Scalea e due fasi di gioco e divertimento

ultimo impegno stagionale dei piccoli impegnati nella categoria “Piccoli amici” e “Pulcini” è stato la partecipazione ad un torneo organizzato dalla TNM Group nel paesaggio della “Riviera dei Cedri”, in Calabria. La compagine, partita con il pullman della società, era composta sia dagli atleti che da molti genitori al seguito, che hanno dato una mano a tutta l’organizzazione. I ragazzi di mister Piero Santoro e Tony Palmisano hanno dato spettacolo dimostrando quanto di buono hanno imparato durante la stagione sportiva alla scuola calcio, ottenendo dei risultati di tutto rispetto. Nume-

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società

Agli italiani piace molto giocare on-line, calo del “gratta e vinci” I dati del’AAMS rilevano una crescita del 22% rispetto allo scorso anno. Ogni mese spesi oltre 250 milioni di ROBERTO MASTRANGELO

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na leggera flessione rispetto al mese di aprile, ma un trend più che positivo rispetto allo scorso anno. Agli italiani, dati alla mano, piace il gioco e la scommessa on-line. Di tutti i tipi. Dai dati presentati dall’AAMS sulla raccolta dei giochi a distanza il mese di maggio, con 411 milioni di euro, ha presentato un calo della raccolta del 6,5% rispetto al mese precedente, attestandosi su di un +22,2% rispetto al maggio 2009. La media giornaliera è stata di 13,3 milioni di euro. La raccolta di giochi di abilità si è attestata a 284 milioni di euro, con una media giornaliera di 9,2 milioni di euro (in crescita rispetto ai 9,1 milioni di aprile). La raccolta complessiva di gioco a distanza ha dunque fatto segnare un –6,5% rispetto al mese precedente e un +22,2% rispetto a maggio 2009. Considerando i primi cinque mesi dell’anno complessivamente, la crescita è del 45,1% sullo stesso periodo del 2009. La raccolta di scommesse sportive on line, come detto, è scesa del 28,7% rispetto al mese precedente e del 17,4% rispetto a maggio 2009. La quota di scommesse sportive giocate on line rispetto a quelle giocate “a terra”, dopo il massimo di aprile, è tornata sui livelli medi del 2010 (31,4%). Per il sesto mese consecutivo, la raccolta dei giochi di abilità ha continuato a presentare volumi superiori ai 250 milioni di euro, ed a maggio la media giornaliera si è mantenuta al di sopra dei 9 milioni. Questi dati fanno prefigurare una raccolta per il 2010 superiore ai 3 miliardi di euro, anche se andrà verificato nel corso dell’anno l’impatto dei nuovi giochi a distanza, previsti dal decreto legge 28 aprile 2009, n. 39 (quali il poker in modalità “cash”), che verranno

introdotti nei prossimi mesi. Passando ai restanti giochi a distanza, la raccolta dei concorsi pronostici e dei giochi “Big” è continuata a calare sensibilmente (251.182, –8,8% rispetto al mese precedente, –40,1% rispetto a maggio 2009). La raccolta on line dell’ippica nazionale, internazionale ha registrato una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (2.440.250 euro, +4,8% rispetto ad aprile, –3,6% rispetto a maggio 2009). La raccolta di “Gratta e vinci” è ancora in calo (4.828.543 euro, –15,2% rispetto al mese precedente, –16,7% rispetto a maggio 2009). La raccolta on line del gioco del “Superenalotto”, del “Superstar” e del “Win for life”, grazie all’avvio dell’offerta di quest’ultima modalità di gioco, si è mantenuta sopra la soglia di 1,5 milioni, raggiungendo quota 1.672.142 euro (–12,2% rispetto ad aprile). Anche a maggio, la raccolta del “Win for life” (911.890 euro) ha superato ampiamente quella di “Superenalotto” e “Superstar”

(760.252 euro). Infine, il bingo on line consegue, nel quinto mese completo di offerta, una raccolta di 11.732.87 euro (+12,4% rispetto ad aprile), che ne consolida il terzo posto tra le categorie di giochi a distanza più popolari in termini di raccolta. In generale, ancora una volta, si conferma l’orientamento delle preferenze del pubblico sulle due categorie più popolari (giochi di abilità e scommesse sportive), che insieme rappresentano, a

Donare il sangue, un gesto d’amore

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onare il sangue significa compiere un atto di amore assoluto, disinteressato e gratuito, che permette a chi ne ha bisogno, a chi senza quel sangue probabilmente non potrebbe vivere, di ricevere un dono preziosissimo. Pensiamo a quanti trapianti, a quanti interventi oncologici si fanno, a quante persone sono guarite dalla leucemia. E pensiamo a quelle stesse persone e a cosa avrebbero potuto fare senza le donazioni di sangue. Ma donare il sangue, come ha ricordato Giacomo Lucarelli, ematologo, in un recente convegno a Gioia del Colle organizzato dalla Fidas, è un grande atto egoistico. “Quante malattie oggi vengono curate grazie alle trasfusioni? In quanti casi possiamo garantire ai nostri pazienti cose che senza donazioni di sangue non potremmo? Basti pensare alle operazioni alle anche e a cosa significano”. “Il donatore oggi sta bene, e proprio grazie al suo

maggio, ben il 93,4% della raccolta a distanza e che meglio si prestano alla fruizione “on line”. Questa la semplice analisi numerica. E’ indispensabile, tuttavia, ricordare che il gioco può portare anche a fenomeni di dipendenza, e che bisogna sempre usare morigeratezza e consapevolezza nello spendere cifre che, anche se on-line, non sono affatto virtuali e che, in qualche caso, hanno alleggerito e non di poco, i portafogli degli italiani.

dono viene monitorato. Ma chi ci dice che, un domani, non possiamo essere proprio noi ad aver bisogno di sangue?” “Ecco perchè - prosegue Lucarelli - è fondamentale lavorare sulla cultura della donazione”. Nel corso del dibattito abbiamo chiesto a Maria Stea, presidente della sezione gioiese della Fidas, perché è importante donare sangue? “E’ importante perché la trasfusione è l’unica terapia possibile, spesso, per salvare una vita. E’ necessario che i donatori aumentino, anche perché negli ultimi anni sono aumentate le esigenze trasfusionali, ci sono i trapianti, gli interventi dei malati oncologici e la loro sopravvivenza necessita di trasfusioni. Prima di leucemia si moriva, ora no, e far vivere un leucemico significa fare tantissime trasfusioni”. In estate le richieste di sangue aumentano. E’ importante, dunque, recarsi presso uno dei tanti centri di raccolta, o avvicinarsi alle associazioni che operano nel settore, con convinzione. Magari il giorno prima di partire per le proprie meritate vacanze. Sarebbe davvero un bel gesto, e faremmo del bene agli altri e a noi stessi. Roberto Mastrangelo

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società

Molestatori moderni, si possono fermare!

Con l’introduzione del reato di stalking, nuove difese di ANNALISA VENDOLA

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ngoscia, rabbia, follia. Le azioni della vita quotidiana che diventano un incubo. Paura di svoltare l’angolo, di varcare una porta, di rispondere al telefono. Col termine inglese stalking si definisce la persecuzione perpetrata a carico di una persona con comportamenti molesti e ossessivi effettuata per lungo tempo con costanza e tenacia che aumentano progressivamente. Pedinamenti, appostamenti, telefonate oscene o mute ripetute incessantemente, e-mail a valanga. Spesso la persecuzione assume i toni violenti delle minacce di morte estese anche ai componenti della famiglia della vittima. Lo stalker compare in ogni luogo frequentato dalla vittima, dai paraggi del proprio domicilio, al luogo di lavoro, dai luoghi di ritrovo al rifugio lontano in cui si è nascosta. A volte la persecuzione si concretizza in atti vandalici, scritte sui muri, danneggiamento di beni, sottrazione di oggetti personali. Una attenzione continua e folle, che cresce ad ogni rifiuto di contatto della persona molestata e che mira ad indurre paura e malessere psicologico o fisico nella vittima. La stragrande maggioranza delle vittime di stalking, il 75%, sono donne che quasi sempre riportano poi problemi psicologici e relazionali molto gravi. Una ricerca dell’Osservatorio Nazionale Stalking ha evidenziato che la persecuzione avviene nel 55% dei casi nelle relazione di coppia, nel 25% nei condomini, nel 15% sul posto di lavoro, nel 5% in famiglia tra figli, fratelli e genitori. Non esiste un profilo della vittima e nemmeno del molestatore. In realtà lo stalking non è un fenomeno omogeneo; è praticamente impossibile definire e raggruppare i molestatori assillanti in una categoria precisa né si può dire che gli stalkers sono sempre persone con un disturbo mentale e neanche che c’è una associazione del loro comportamento con l’abuso di droghe o alcol. Quando lo stalking avviene all’interno dei rapporti di coppia, e quasi

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sempre è l’uomo che diventa carnefice, le donne subiscono anche violenza fisica o sessuale ad opera dell’ex partner. Tutto comincia in un rapporto affettivo che sembra normale, spesso uomini dolci e premurosi, che quasi subito o lentamente cominciano a diventare gelosi, poi possessivi e invadenti. Cominciano a controllare telefoni, borsette, sguardi, a chiedere il perché di qualche minuto di ritardo. In seguito cominciano le scenate, i divieti di uscire, di frequentare gente, di recarsi al lavoro. Può capitare inizialmente che la donna sia quasi lusingata da tutta questa attenzione e spesso si rende conto troppo tardi che quel comportamento non ha nulla a che fare con l’amore. C’è da dire che il più delle volte si tratta di donne istruite, con una famiglia solida alle spalle (che probabilmente l’ha anche messa in guardia) e ben inserite nel mondo sociale e del lavoro. Quando poi il carico di divieti e attenzioni diventa eccessivo, in molti casi cominciano le violenze fisiche, le minacce, i pedinamenti, la donna cerca di liberarsi di quella gabbia di follia. Così l’uomo amato e amabile diventa un vero e proprio aguzzino e comincia la persecuzione per la rabbia e l’orgoglio ferito di non poter essere più il padrone di un’altra persona, per aver perso la prigioniera mansueta ed ubbidiente. Come un vero e proprio incubo lo stalker riesce ad essere in ogni luogo, dietro ogni angolo, riflesso in ogni vetrina. Gli squilli incessanti del telefono, le minacce, gli insulti, le aggressioni anche per strada, davanti alla gente. Purtroppo la cronaca nera ci racconta sempre più spesso di epiloghi tragici, cronache di morti annunciate. Fino a pochi mesi fa, le vittime denunciavano tutto questo ma le forze dell’ordine non potevano intervenire (paradossalmente) fino a quando non c’era aggressione fisica, violenza privata, minacce o molestie in luogo pubblico e spesso si trattava di un divieto di avvicinamento alla persona perseguitata. Ma dopo gli innumerevoli casi finiti tragicamente, lo stalking è diventato un reato anche in Italia, con un decreto legge entrato in vigore il 25 febbraio 2009 e punisce gli atti persecutori che con-

sistono per lo più in comportamenti (appostamenti, corteggiamenti, e-mails etc.) che però spesso sono preludio a qualcosa di più grave. Non dimentichiamo che ci sono anche altri casi di stalking sebbene, come già detto, in percentuali minori: amanti abbandonate in nome della famiglia, lavoratori licenziati che molestano il proprio datore di lavoro, soggetti che si convincono di avere una relazione con una persona spesso del tutto sconosciuta di cui riescono ad avere recapiti e di cui conoscono tutte le loro abitudini, persone che vogliono diventare amici a tutti i costi di qualcuno, fans innamorati che perseguitano un personaggio famoso o comunque casi di stalking che partono da situazioni di conflitto e che diventano una sorta di punizione effettuata in modo lucido e consapevole. Chi è vittima di queste situazioni, breve o lungo che sia il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di disturbo post traumatico da stress.

Mensile del sud-est barese Direttore responsabile: Franco Deramo Redazione: Sammichele - L.go S. Antonio, 8 francesco.deramo@gmail.com mastrangelo.roberto@gmail.com sgaramellavalentino@gmail.com Reg. Trib. Bari Num. R.G. 556/2010 num. reg. stampa.11 del 23/02/2010 Editore e Pubblicità: Coop. Il Territorio News 70010 - Sammichele L.go S. Antonio, 8 Tel 329.6325836 ilterritorionews@gmail.com Stampa: A.G.A. - Arti Grafiche Alberobello 70011 Alberobello (BA) C.da Popoleto nc Tel. 080.4322044 - info@editriceaga.it Chiuso in redazione il giorno 23.06.10 Presso la sede legale della Cooperativa è disponibile il regolamento con le tariffe modulari per pubblicità. * Info necrologi: 393.0919323

ai lettori Festeggiate con noi. Fatelo sapere a tutti. Inviateci foto e dediche al seguente indirizzo e-mail: mastrangelo.roberto@gmail.com


territorio

Ogni luogo di Puglia è la tua storia Le linee guida sulla progettazione e localizzazione di impianti di energia rinnovabile

Un impianto eolico in Capitanata

di ROCCO PASTORE *

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e Linee Guida sulla Progettazione e Localizzazione di impianti di Energia Rinnovabile rafforzano i rapporti tra produzione di energia e territorio e costruiscono un codice procedurale esplicito e appropriato ai diversi contesti: regole, scenari e immagini delle nuove infrastrutture energetiche da fonti rinnovabili nel sistema insediativo, rurale e naturale della Puglia. Gli obiettivi generali contenuti nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale a tal proposito sono: • favorire la riduzione dei consumi di energia e lo sviluppo delle energie rinnovabili; • definire standard di qualità territoriale e paesaggistica nel loro sviluppo; • progettare il passaggio “dai campi alle officine”, favorendo la concentrazione delle nuove centrali di energia rinnovabile in aree

produttive o prossime ad esse e disincentivando la localizzazione di centrali fotovoltaiche a terra nei paesaggi rurali; • cointeressare i comuni nella produzione di megaeolico e stimolare piani energetici intercomunali sinergici ed integrati; • attivare regole per le energie da autoconsumo (eolico, fotovoltaico, solare termico) nelle città e negli edifici rurali; • sviluppare l’energia da biomasse. Il PPTR considera il nostro territorio come portatore di valori comuni di tipo culturale, ambientale, ecologico, archeologico, architettonico, ecc., e non soltanto come un supporto per la produzione energetica. Integrare, quindi, le fonti di energia rinnovabile con i pregi paesaggistici è la chiave per “moltiplicare” l’economia regionale. Nella prima parte le Linee Guida

stabiliscono criteri per la definizione delle aree idonee e delle aree sensibili alla localizzazione di nuovi impianti di produzione. Questa sezione si inserisce nell’articolato quadro istituzionale della Regione Puglia, fornendo indicazioni precise per la localizzazione degli impianti già oggetto dei PRIE, ha una scala di riflessione territoriale ed è rivolta principalmente a Comuni e Province. Nella seconda parte si definiscono principi e regole per la progettazione di nuovi impianti e il loro corretto inserimento paesaggistico, fornendo indirizzi ad una scala di maggior dettaglio. Questa parte si inserisce, invece, nella fase della progettazione definitiva della centrale elettrica e dell’iter di approvazione. Le Linee Guida sono articolate in tre diverse sezioni: eolico, solare e biomassa. In ciascuna di esse sono esplicitate direttive relative alla localizzazione degli impianti e raccomandazioni per un buon inserimento nel paesaggio di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili. Le direttive e le raccomandazioni sono in alcuni casi accompagnate da scenari e da simulazioni che rendono più efficaci i concetti espressi e le loro ripercussioni a livello territoriale. Per quanto riguarda l’energia eolica, le direttive rivelano la volontà di incentivare gli impianti di taglia più piccola e concentrare quelli di grande taglia, favorendo elevati standard di qualità paesaggistica per il nostro territorio ed evitandone l’ulteriore distruzione. Anche per gli impianti onshore, ad esempio in mare aperto, sono state previste regole di localizzazione per salvaguardare le nostre coste. L’ottica progressista di questo indirizzo si ravvede nel forte incentivo economico offerto alla Regione allo sviluppo di queste fonti di energia nel rispetto delle zone sensibili e già oggetto di tutela. Per l’energia solare, il PPTR si propone di disincentivare l’instal-

lazione a terra del fotovoltaico e incentivare la distribuzione diffusa sulle coperture e sulle facciate degli edifici o su strutture di copertura utilizzate per altri usi (serre, pensiline, parcheggi, zone d’ombra, ecc.), privilegiando l’autoconsumo dei privati e delle aziende agricole. Gli studi scientifici alla base del Piano hanno dimostrato la possibilità di raggiungere elevati standard di produzione energetica senza distruggere le nostre campagne, portando progresso e ritorno economico, nel lungo periodo, all’intera comunità. Nell’ottica di una riduzione drastica dei consumi, è necessario promuovere anche l’uso del solare termico (applicato alle abitazioni, ad attrezzature e servizi, ad aziende in aree produttive), che, non comportando trasporto a distanza di energia e avendo costi di installazione molto contenuti, sono facilmente accessibili a tutte le fasce di reddito. Per le biomasse, il PPTR prevede la localizzazione di impianti di produzione di calore ed elettricità alimentati dagli scarti della lavorazione agricola in prossimità di alcune grandi piattaforme industriali, per agevolare la gestione delle fasi di trasporto, raccolta e stoccaggio della materia prima. Si stabiliscono relazioni sia con il territorio agricolo, attraverso il riuso del cippato, sia con il tessuto produttivo locale, reimpiegando materiali di scarto provenienti da frantoi, sansifici, aziende produttrici di legnami o altre aziende agroalimentari. Ad una grana fine si prevede, inoltre, la possibilità di usare biomassa per alimentare le unità abitative disperse nel territorio agricolo con piccoli impianti di cogenerazione dai 5 ai 100 kW. (3 . continua) * Architetto Segreteria del PPTR Consulente Segreteria Scuola di Formazione all’impegno Sociale e Politico N° 5 - GIUGNO 2010

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lo scaffale

Un territorio, una cultura Dai primi insediamenti degli Apuli e dei Peuceti fino al nucleo originario costruito intorno al Castello Lo scaffale Con Domenico Notarangelo, proseguiamo a parlare in questa rubrica dei libri che hanno fatto e raccontato la storia, la vita del nostro territorio, dei nostri Comuni.

E’ la volta dell’analisi fatta sulla storia di Sammichele nel libro “Un territorio una cultura”, dato alle stampe nel 1985. A quanti, privati e Associazioni hanno l’amore e il gusto di raccogliere le radici del nostro territorio, offriamo questo spazio. Il Territorio di DOMENICO NOTARANGELO

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u di un punto concordano gli studiosi che si sono interessati alla storia di Sammichele di Bari: la sua origine è intimamente collegata al Canale di Frassineto e a Sannace. Ne aveva trattato ampiamente Leonardo D’Addabbo sulle pagine di Japigia, lo aveva ribadito Luigi Larocca nelle sue Note Storiche. Pochi e scarsi sono però in questi storici nostrani i riferimenti alle varie epoche in cui si erano sviluppate le varie civiltà avvicendatesi sul territorio. A questa lacuna rimedia il volume Un territorio una cultura dato alle stampe nel 1985 a cura della Cassa Rurale e Artigiana di Sammichele di Bari. Stampata a Bari dalle Arti Grafiche Favia l’opera è firmata da Filippo Boscia, Gianni Trizio con Lorenzo Netti, medici i primi due, architetto il terzo. I due capitoli iniziali spiegano le origini della vita e le età geologiche del territorio su cui successivamente andarono a insediarsi i Peuceti intorno al IX secolo pri-

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ma di Cristo alla fine dell’età del bronzo. Successivamente, a distanza di oltre mezzo millennio, questi luoghi subiranno l’influsso di civiltà più avanzate, in modo particolare di quelle elleniche, in seguito alle sconfitte dei Peuceti nella guerra del Peloponneso. Dei Peuceti, come del resto anche degli Apuli, i tre autori raccontano le varie fasi della loro presenza in questo territorio avvalendosi non solo delle fonti storiche fornite da D’Addabbo, Larocca e dal rev. Donato Nonna, ma anche delle testimonianze archeologiche: vasellame innanzitutto e oggetti vari in ferro e in terracotta rinvenuti negli scavi sul territorio, compresa la zona di Sannace. Di tali reperti essi riproducono numerose foto a colori, in gran parte realizzate da Tonio Deramo, che aiutano a comprendere lo stato delle ci-

viltà che vi si sono succedute nel tempo. Passando a trattare più da vicino delle origini del Casale il volume ne ricostruisce le varie fasi dai tempi della torre Centuriona fino ai primi tentativi di espansione dell’abitato oltre il cosiddetto arco dell’orologio e attribuisce all’architetto Amenduni la geniale intuizione di averne disegnate le direttrici di sviluppo in senso moderno. Secondo i tre autori il primo nucleo di vita dell’odierna San Michele si sarebbe sviluppato nell’età del bronzo verso il XV Sec. a. C. lungo il Lamone, cioè la lama Diumo alle falde di Monte Sannace, in una vasta zona del Parco delle Monache, delimitata dalla masseria Sciuscio e dalla contrada Minolecchia, escludendo che vi fossero stati altri insediamenti nel periodo paleolitico e neolitico. Ripetendo quanto già

scritto da Leonardo D’Addabbo il volume torna a sintetizzare la storia di Casa Vaaz e delle famiglie De Ponte e Caracciolo che divennero successivamente proprietari del castello e del feudo. Infine i tre autori ricostruiscono, sulla scorta di notizie lasciate da Larocca e di altre fonti d’archivio, la recente storia del paese riferita soprattutto al XIX secolo. La parte pregevole del volume consiste nel tentativo dei tre autori di ricostruire la struttura originaria dell’attuale castello Caracciolo fin dalla sua nascita basandosi su rilievi effettuati sulla struttura attuale, ottenendo una serie di prospetti grafici che mostrano le modificazioni che avrebbe subito il manufatto nel corso dei secoli successivi fino ai giorni nostri. Di pari passo essi ricostruiscono anche la successione dei proprietari del castello


lo scaffale da Geronimo Centurione fino al duca Giacomo De Ponte e quindi da ultimo ai Caracciolo. Proprio con questi ultimi proprietari, secondo la ricostruzione storica dei tre autori, il castello venne restaurato ad opera dell’architetto Amenduni che avrebbe addirittura stravolte le originali caratteristiche. Sulle origini di San Michele gli autori non aggiungono nessun elemento di novità rispetto a quanto aveva già raccontato Leonardo D’Addabbo. Essi però ipotizzano che, dopo il nucleo iniziale degli ottantasette vignali fatti costruire da Vaaz ad est del castello, una delle prime aree urbanizzate sia stata quella ad ovest, praticamente il quartiere oggi detto di Casamicciola. Di notevole interesse sono le riproduzioni a colori di sette tavole pittoriche firmate alcune da Giuseppe Lerario, altre da Stefano Viniero, i quali, forti della loro memoria risalente a tempi antichi, riproducono alcuni esterni dell’abitato dei primi decenni del secolo scorso. Talché rendono possibile la conoscenza verosimile di come sarà stato il paese in epoche passate, come ad esempio la strada larie o la via della stazione agli inizi del ‘900, oppure lo scorcio della piazza grande del paese quando ancora funzionava la cisterna da cui si andava ad attingere acqua prima che arrivasse l’acquedotto; od anche la piazzetta antistante l’ingresso del Castello, che oggi risulta profondamente trasformata; e ancora l’area attualmente occupata dai giardini comunali e dalla biblioteca sulla via di Gioia come doveva essere quando ancora vi pascevano le pecore. Peppino Lerario, vissuto fino oltre la soglia dei cento anni, maestro scappellino di alta scuola, e Stefano Viniero, attenti osservatori delle trasformazioni della società di cui sono stati spettatori, hanno lasciato provvidenzialmente queste tele che gli autori del volume hanno avuto la felice intuizione di recuperare affidandole alla cultura e alla storia del paese. L’ultimo capitolo del volume è costituito da uno schema cronologico che ripercorre la storia umana dalle origini della terra, circa 5 miliardi di anni or sono, fino alle soglie degli anni Trenta del secolo scorso.

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Il Territorio N.5  

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