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erritorio il Mensile del sud-est barese - Anno I n° 2 - marzo 2010 - UN EURO

Ora la scelta

all’interno Sammichele di Bari

Un Comune chiuso

pag.8

Acquaviva delle Fonti

Comunali,voto-finish pag.38 L’inchiesta - Alberobello

Tutte le ombre del Prg pag.45 L’inchiesta - BCC

pag.3

Altri soci espulsi

pag.48


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N째 2 - marzo 2010


l’editoriale

Voto regionale e politico Scegliamoci noi a chi affidare il governo della Regione Puglia di FRANCO DERAMO

U

ltimi giorni di campagna elettorale. Domenica e lunedì si vota. Comizi, dibattiti, tribune... pochi, le hanno raccontate di tutti i colori. Molti vanno al voto pensando al dopo. Il dopo sono sia i cinque anni di governo della Regione Puglia, sia i tre anni che ha ancora davanti a sé il Governo nazionale. Sappiamo tutti che Berlusconi guarda a quest’appuntamento con lo sguardo preoccupato di chi si vede minacciato nella sua supremazia. Come pure i partiti (PD, UDC, PdL, IdV) dal voto si aspettano indicazioni anche per il futuro quadro delle alleanze, e per il nuovo scenario politico del Paese. Anche se non è bene mischiare i due piani, l’uno influenzerà necessariamente anche l’altro. Il Governo centrale è atteso al varco delle grandi riforme: ci auguriamo a partire da quella elettorale, per restituire ai cittadini di un ben individuato territorio il diritto di scegliere il proprio rappresentante. Il Governo regionale, invece, dovrà necessariamente porre mano a problemi seri e gravi, presenti, per esempio, soprattutto nel buco profondo che esiste nel bilancio alla voce “Sanità”, o meglio “Politiche della Salute”. La sfida, dunque, non è solo sui “valori”. La politica nazionale dovrà essere elaborata tenendo conto sempre più delle varie e gravi realtà territoriali, mentre i territori dovranno concentrarsi soprattutto sul “fare”. Lo hanno detto con molta chiarezza, rispondendo alle nostre domande, i candidati-Presidente. Andando a votare, ricordiamo che la Regione amministra: - lo Sviluppo economico e le attività produttive. - Le Opere pubbliche, i Lavori pubblici, la Difesa del suolo e le Risorse naturali. - L’Assetto del territorio, l’Urbanistica, l’Edilizia residenziale pubblica. - La Solidarietà, le Politiche sociali e i flussi migratori.

Umberto Salinas (IoSud), Sergio Povia (Pd), Nicola De Bartolomeo (PdL) insieme al nostro direttore Franco Deramo: a “UNORACON”, il contributo dell’Associazione Plur@le e della nostra testata al dibattito politico per il rinnovo del Consiglio Regionale

- Le politiche del Mediterraneo, la Cooperazione economica, sociale e culturale con le Regioni del bacino del Mediterraneo, le Attività culturali e la Pace. - L’Ecologia, la Tutela dell’ambiente, le Politiche energetiche, le Attività estrattive, lo Smaltimento dei rifiuti, le Aree protette. - I Trasporti e le vie di comunicazione. Il Lavoro, la cooperazione e la Formazione Professionale. - La Trasparenza e la cittadinanza attiva, l’Organizzazione e gestione risorse umane, gli Affari generali, Contratti e appalti, Contenzioso, Demanio marittimo, Sport e le Politiche giovanili. - Bilancio, Programmazione, Fondi strutturali e politiche comunitarie, Finanze, Economato, Ragioneria, Controllo interno di gestione e il Patrimonio. - Risorse agroalimentari - Agricoltura, Alimentazione, Acquacoltura, Foreste, Caccia e pesca. - Il Turismo e l’industria alberghiera. - Il Sud e diritto allo studio - Pubblica Istruzione, Università, Beni culturali, Musei, Archivi, Biblioteche, Ricerca scientifica. A queste singole voci sono stati al lavoro, nella passata legislatura regionale, altrettanti assessori. Molti sono ricandidati. Quanti hanno ben operato, meritano la nostra fiducia. Ma, non senza rammarico, abbiamo registrato che il dibattito sul merito delle questioni, duran-

te la campagna elettorale, è stato quasi sempre assente: sia sul lavoro svolto, sia per il lavoro da svolgere. Che dire? Trattasi di questioni non di poco conto: penso al lavoro, all’economia regionale, alla vita, alla sua qualità, all’ambiente, ai giovani, ai servizi alla famiglia e per gli anziani, alla salute di tutti i cittadini. I contenuti, purtroppo, vanno sempre in second’ordine. Nichi Vendola, ricandidato per il centrosinistra, rivendica cinque anni di buon governo. Chiede fiducia e la riconferma. Rocco Palese, il candidato presidente del centrodestra, non vede l’ora di azzerare il disastro, a suo dire, creato dalla gestione Vendola. Ma è Adriana Poli Bortone che chiede di andare oltre i vecchi schemi, di guardare al centro con maggiore serenità, di concentrare lì gli sforzi, il consenso, per una politica regionale completamente nuova. Intanto, le liste. Diamo uno sguardo attento ai candidati. Poche le professionalità in campo. Pochissime le donne. Molto familismo, molti parenti. Quello che nega efficacia a tante roboanti dichiarazioni valoriali è soprattutto la presenza di condannati anche per corruzione, di indagati “solo” per associazione a deliquere. Scu-

sate se è poco! Com’è possibile non avere ritegno, non avere la forza di bloccare simili aggressioni? Intanto, con fare realistico, facciamo attenzione ai facili scandalismi che alcuni potrebbero utilizzare come pretesto a comportamenti reattivi. Come non condividere quello che dice il presidente Giorgio Napoletano quando afferma, in sintonia con Thomas Mann, che “la politica non si spoglia mai completamente della sua componente ideale e spirituale, pur racchiudendo in sé molta amoralità”? (Dal Pci al socialismo europeo. Un’autobiografia politica – Laterza, 2006, 331). Troppi i cavalli di ritorno: politici di lungo corso che si ripropongono. Sembra che alcuni non possano vivere senza una poltrona, uno sgabello, uno strapuntino. La “vocazione” ad amministrare, per loro, è come una droga. Una ragione di vita. Per alcuni una professione. Con il loro nome e le loro maxi foto pretendono o presumono, in maniera autoreferenziale, di aver detto tutto, soprattutto sui contenuti. Chi votare, cerchiamoli noi, scegliamoli noi. Al nostro territorio, al “bene comune”, pensiamoci noi. Votare è necessario. I manifesti si scolleranno o saranno rimossi. Ad amministrare andranno e resteranno per cinque anni quelli che noi avremo scelto. N° 2 - marzo 2010

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fede e società

Mezzogiorno senza catene. E ora? “Mobilitazione morale”. Vincere i fantasmi della paura e della rassegnazione di FRANCO DERAMO

“B

isogna osare il coraggio della speranza” (20). Parto proprio dall’appello finale. E’ un invito forte. E’ l’invito a rischiare: osare. Osa chi ha coraggio. Chi ha fegato. Chi si vuole mettere in gioco. Chi non gioca e non si prende gioco dell’altro, degli altri, del bene comune. Con un ingrediente in più: la speranza. Anzi, riponendo la speranza proprio nei giovani del Sud. Solo i fatalisti e i rinunciatari non sperano. “Va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”. Contro chi? Di chi si sta parlando? Del “perdurare del problema del Mezzogiorno”. Esso “ci spinge ad intervenire”. E sulle questioni tutt’ora aperte del Mezzogiorno, con molta chiarezza e con altrettanta fermezza, i Vescovi italiani hanno rivolto un “invito alla speranza alle comunità ecclesiali del Paese, in particolare

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del Mezzogiorno, e a tutti gli uomini di buona volontà” con il Documento dell’Episcopato Italiano “Per un Paese solidale – Chiesa italiana e Mezzogiorno”, del 21 febbraio 2010. Appello che precede una puntuale analisi della condizione del Mezzogiorno e dei suoi mali: la “carenza di senso civico”, “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”, il Sud ormai divenuto “collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo” (5). Non sono forse queste le vere emergenze con cui facciamo i conti ogni giorno? Se guardo alla realtà nella quale sono inserito, tutto mi sembra così tristemente naturale e inamovibile. Chi sta dentro, “sepolto”, sotto queste realtà, difficilmente riesce a valutarne la portata, i limiti, le catene che queste rappresentano per le volontà e le intelligenze. Così capita che non solo si diventa testimoni inconsapevoli di questa realtà degradata, ma si diventa spesso, con tanti comportamenti omissivi, portatori d’acqua.

Così le pozzanghere si dilatano e diventano laghi. Tutti dentro, a guazzare, forse fino ad affogare. Per questo è necessario l’approfondimento sulle proprie scelte di valore ed il confronto sistematico e permanente con altre realtà, con altre dimensioni, con altre visioni. Soprattutto è necessaria una formazione permanente al bene comune, al senso civico, al rispetto della società civile. E’ necessario avere consapevolezza della condizione che connota il Sud e dei suoi limiti. E questi, conoscerli, denunciarli e adoperarsi perché ci sia sempre una crescita democratica, civile, umana, sociale, culturale, spirituale. E noi di questo Sud siamo parte integrante. Vi siamo dentro fino alla cima dei capelli. “La politica ha bisogno di persone aperte al dono reciproco, di una cultura politica che nutra l’attività degli amministratori di visioni adeguate e di solidi orizzonti etici per il servizio al bene comune” (5). Riflettiamo nel nostro territorio,

nelle nostre Comunità, con la consapevolezza che “i cambiamenti sono possibili”. Allora il cammino da fare è quello di “ricercare il bene comune, nel rispetto della dignità di ogni persona”. Cammino che deve fare ognuno di noi perché “non posso attendere da altri ciò che dipende da me”. I Vescovi, maestri e pastori della fede, lo dicono e lo indicano con molta chiarezza. Non lesinano anche dal tracciare concreti percorsi da seguire: “Libertà e verità, e dunque giustizia e moralità, sono tra le condizioni necessarie di una vera democrazia, fondata sull’affermazione della dignità della persona e della soggettività della società civile. Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie” (9). Ma danno una meta soprattutto ai giovani. “In una prospettiva di impegno per il cambiamento, soprattutto i giovani sono chiamati a parlare e testimoniare la libertà nel e del


fede e società

Bene comune, questo sconosciuto A Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico voluta dall’Associazione di Promozione Sociale “plur@le” in collaborazione con “Cercasi un fine”

E’

Mezzogiorno. Non sembri un paradosso evocare il bisogno di riappropriarsi della libertà e della parola in una società democratica, ma i giovani del Sud sanno bene che cosa significhino omertà, favori illegali consolidati, gruppi di pressione criminale, territori controllati, paure diffuse, itinerari privilegiati e protetti. Ma sanno anche che le idee, quando sono forti e vengono accompagnate da un cambiamento di mentalità e di cultura, possono vincere i fantasmi della paura e della rassegnazione e favorire una maturazione collettiva. Essi possono contribuire ad abbattere i tanti condizionamenti presenti nella società civile. L’esigenza di investire in legalità e fiducia”. Il documento, facilmente ed integralmente scaricabile da internet, si conclude con un “appello” e un “invito” a tutti a “vincere i fantasmi della paura e della rassegnazione” (16). Il documento “scuote le coscienze di tutti”, invita alla “mobilitazione morale”, è un “duro monito della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) sulla situazione sociale del Sud che non deve restare senza risposta”. Ora, nessuno può far finta che i Vescovi non abbiano “parlato”.

toccato a Giuseppe Mastropasqua, magistrato presso il Tribunale di Bari, tenere la nona lezione del primo anno, della Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico di Sammichele di Bari, voluta e organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale “plur@le” in collaborazione con l’Associazione “Cercasi un fine”. L’appuntamento ha visto l’abituale partecipazione non soltanto degli iscritti, ma anche di quanti, liberamente, decidono di concedersi un momento di approfondimento e di riflessione su argomenti che stanno alla base della convivenza civile. Mastropasqua ha incentrato il suo intervento sui concetti di politica, giustizia (sociale, etica,…) e bene comune, declinandoli a partire dalla giovane società italiana di stampo liberista formatasi con l’Unità d’Italia nel 1861, passando per l’Utilitarismo (dottrina filosofica a carattere etico-sociale nata in Inghilterra e sviluppatasi a cavallo tra il 1800 e il 1900), i regimi totalitari affermatisi in Europa nella prima parte del ‘900, fino a giungere alle definizioni di questi concetti secondo la Costituzione del nostro Stato Repubblicano. Nella prima società liberale del giovane Regno d’Italia il fulcro degli equilibri culturali, sociali, politici era l’individuo. La politica, quindi, era concepita come l’esercizio del potere per garantire gli interessi individuali, i diritti soggettivi e la libera competizione degli individui in campo economico. Il bene comune era dato dalla sommatoria degli interessi individuali raggiunti dai singoli. La giustizia, in tal caso, limitava l’ingerenza del pubblico nel privato, tutelando la piena autonomia privata. Per questo la società liberale era anche definita: società degli individui. Con l’avvento dell’Utilitarismo

si esaspera il concetto di interesse individuale tanto da concepire la politica come lo strumento per la massimizzazione della convenienza individuale nelle relazioni personali, e la giustizia come mezzo per perseguire la soddisfazione massima dei bisogni individuali. I regimi autoritari (Comunismo, Fascismo, Nazismo) in un certo senso, ribaltano la prospettiva, affermando che perseguire un bene supremo è compito dello Stato e pertanto gli individui sono semplici ingranaggi del sistema, privi di autodeterminazione sociale e morale. La politica si esplica nella formazione delle coscienze per utilizzare gli individui come

dell’uomo”. Una definizione da avere come bussola nell’agire politico e civile. Destinatario della politica, pertanto, non è più l’individuo, ma la società intera, senza alcuna discriminazione (politica, religiosa, etica,…). Da ciò deriva la vera realizzazione di un bene che sia realmente comune. La dedizione personale non ammette tornaconti e deve reggersi sui caratteri dell’onestà. Il contributo di molti di buona volontà, se non di tutti, deve rivestire una necessità affinché la comunità e il territorio si sviluppino realmente. La promozione dello sviluppo

strumenti per il raggiungimento di tale fine ultimo, che è il bene comune. E la giustizia è l’impiego di ogni risorsa materiale e umana per il raggiungimento del bene superiore dello Stato. Con la Repubblica Italiana, sancita dalla Costituzione nel 1947, cambiano radicalmente il concetto di politica, bene comune e giustizia. Mastropasqua ha affermato che “Politica è servire senza tornaconti personali la Comunità con le proprie competenze e capacità, per contribuire a costruire con gli uomini di buona volontà la città dell’uomo a misura

della persona deve essere integrale sui piani spirituale, sociale e materiale. La giustizia, che esige l’armonia con se stessi e con gli altri e si pone come regola perfettibile per ogni relazione personale ed ogni istituzione umana, s’identifica nella promozione del bene di tutti e dello sviluppo di ciascuna persona. L’interessante lezione-incontro si è arricchito di un costruttivo dibattito dal quale sono emerse ulteriori concrete indicazioni di crescita individuale e collettiva. Antonio Fasanelli Ingegnere, libero professionista

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Pasqua

I lunghi silenzi di Pasolini Pasqua a Matera: la nuova Terra Santa Pier Paolo Pasolini e Enrique Irazoqui, il giovane studente spagnolo che interpretò la parte del Cristo nel film Il Vangelo secondo Matteo girato quasi interamente nei Sassi di Matera, colti in un momento di pausa dall’obiettivo di Domenico Notarangelo. Egli collaborò con Pasolini nella scelta di comparse importanti e soprattutto divenne amico del Maestro avendone conquistato la stima e la fiducia. A Notarangelo fu permesso scattare molte foto sul set durante la lavorazione del film. di DOMENICO NOTARANGELO

C’

era caldo torrido quel giorno nei Sassi di Matera. Lungo la tratta di via Lombardi una folla vociante seguiva Gesù insanguinato sulla via che portava al Calvario. Estate 1964, quarant’anni or sono, Matera visse allora uno dei rendez-vous più prestigiosi e indimenticabili della sua storia. Pier Paolo Pasolini, un Grande della cultura mondiale di tutti i tempi, approdava agli antichi rioni materani per girare il Vangelo secondo Matteo, film destinato a fissare una pietra miliare nella

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storia del cinema di tutti tempi: che ha fatto discutere e continua a far discutere. E che resta, ancora oggi, un punto di riferimento essenziale soprattutto per la cultura mondiale. Matera si trovò a svolgere il ruolo di una nuova Terra Santa, e come tale consegnata alla storia. Pasolini aveva tentato inutilmente di trovare in Palestina tracce del mondo magico e struggente in cui si era svolta duemila anni prima la vicenda di Gesù: la sua passione, la sua morte e Resurrezione. Ma lì in Palestina quel mondo non esisteva più: tutto era moderno e industrializzato. E allora ecco Matera: la nuova Terra

Santa. Ho vissuto in prima persona quella esperienza. Pasolini mi chiese di dargli collaborazione nella scelta di comparse importanti e mi volle sul set nei panni del centurione. Per diversi giorni indossai la divisa della milizia romana, seguendo i passi di Gesù lungo la via crucis fino alla crocifissione sul Calvario. Il Maestro mi stava al fianco, soprattutto durante le cadute di Gesù sotto la croce. In una di queste cadute mi toccò fare una battuta in sonoro, dando voce al Cireneo “ehi! tu, prendi quella croce”.

Ero emozionato, la prima battuta non andò male e dovetti ripeterla. Temevo un rimprovero di Pasolini, ma fu dolce con me: “non fartene un cruccio, sbagliano anche gli attori professionisti”. Sotto quell’elmo bianco e pesante seguii Gesù fino al monte della crocifissione lungo le impervie gravine materane, cotto dal sudore che mi colava da tutte le parti. Fu una sofferenza grande, ma oggi so che ne valeva la pena. Mi era capitato vivere da protagonista una Pasqua insolita, vera e sublime, fra altri protagonisti redivivi della grande vicenda divina: la Resurrezione di Gesù. E prima ancora mi sentii sommerso dalla


Pasqua Domenico Notarangelo interprete del ruolo di Centurione nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini. In questa scena sta ordinando al Cireneo di prendere il posto di Gesù sotto la croce. Notarangelo fu a fianco del Maestro durante le riprese del film nei Sassi di Matera dove furono girate quasi tutte le scene della Passione e della Resurrezione di Gesù. Il nostro concittadino ha allestito una mostra fotografica che è stata presentata in tutta Europa e si accinge a varcare l’Oceano per essere allestita in Brasile. Notarangelo è anche autore del volume Il Vangelo secondo Matera. selva di rami di ulivo e di palme nel cuore degli antichi rioni materani, a Porta Pistola dove la folla festante di Gerusalemme accolse il Messia. Vissi quella vicenda insieme a Pier Paolo Pasolini. E al suo fianco, fra le balze pietrose della Murgia san Vito, segui Gesù sulla via del Calvario, mentre la Madonna, impersonata da Susanna, madre di Pasolini, lo accompagnava nell’estremo viaggio terreno. Tirai fuori le macchine fotografiche e fissai sulla pellicola, momento dopo momento, il dolore di Maria Addolorata e delle pie donne che la sostenevano. Durante una pausa colsi anche Pasolini in una posa insolita. Era in maniche di camicia dinanzi al Sepolcro, una formazione carsica naturale in cui doveva essere rinchiuso il corpo martoriato di Cristo. Dinanzi a quel sepolcro, qualche ora dopo, furono girate le sequenze della Resurrezione, facendoci rivivere in maniera insolita la festività pasquale. Posso dire oggi, a distanza di 46 anni, che l’unico rumore avvertibile in quel momento mi sembrò il clic della mia macchina fotografica: così intenso era il silenzio che accompagnava anche le pause della lavorazione del film. Tutti, attori e comparse, tecnici di ripresa e curiosi, che si assiepavano sul set, erano immersi in un profondo silenzio, quasi a non voler disturbare i pensieri del Maestro e la santità delle scene che si stavano girando. Fu sempre così, anche nelle altre

occasioni. E proprio per questo anch’io mi sentii limitato nei movimenti per scattare le foto, muovendomi con discrezione, quasi in punta di piedi. Altro momento struggente fu la crocifissione. Come da copione, io giocavo a dadi ai piedi della croce con altri soldati della mia centuria, nell’attesa che si compisse il passo supremo. Pasolini mi spiegò che, in fase di montaggio, nel momento in cui Gesù esalava l’ultimo respiro, ci doveva essere un forte terremoto mentre il cielo e la terra venivano oscurati dalle nubi. E proprio allora io dovevo alzarmi da terra per esclamare “veramente costui era figlio di Dio”. Fu una fortuna e una felice intuizione essermi portato dietro due macchine fotografiche, una Comet 3 a fuoco fisso, facile da usare, e una Voighlander formato 6x9, dall’uso molto complicato. Avevo allungato i cinturini e me le tenevo appese al collo sistemate sotto il gonnellino di centurione. Pasolini fu molto divertito da questa mia trovata e mi lasciò fotografare sul set, cosa non permessa a nessun altro. Un colpo di fortuna, realizzai una settantina di scatti. Un paio di volte mi capitò di fotografare Pasolini senza i suoi soliti occhiali neri. Ero diventato la sua ombra, lo fotografai durante la lavorazione del film e nei momenti di pausa. Una volta, proprio durante una interruzione, riuscii a coglierlo insieme a Enrique Irazoqui, lo

studente spagnolo interprete del Cristo. Pasolini, appoggiato ad un muretto, è colto in un momento di intensa meditazione. Fu uno scatto provvidenziale, quella foto ha fatto il giro del mondo. E ancora oggi continua a essere utilizzata per manifesti, broshoure, cartoline, giornali. Perché, dopo quattro decenni di silenzio, quelle mie fotografie sono diventate presenza ambita in mostre e pubblicazioni.

Sono passati tanti anni, oggi so che in quel 1964 mi toccò vivere una Pasqua vera, quasi che gli attori del Vangelo pasoliniano fossero stati i reali protagonisti di quella sacra vicenda. E se con orgoglio redivivo posso dire che, allora, io c’ero, mi restano nel cuore e nell’anima gli echi delle poche parole del Maestro e soprattutto i suoi silenzi assordanti.

Ai lettori

Volevamo farvi gli auguri di Pasqua in modo diverso da quello banale, consumistico che ci viene presentato. Volevamo che la profondità della passione, morte e Resurrezione di Gesù Cristo potesse essere colta in qualche messaggio che ci aiutasse ad entrare in quel mistero. Abbiamo chiesto a Domenico Notarangelo di farlo con le emozioni vissute sul set con Pasolini, per il Vangelo secondo Matteo. Ci ha condotto nella “Terra Santa” di Matera con Pasolini dove scelse di girare il suo capolavoro. Domenico, novello testimone, ci invita a cogliere, come Pasolini, la profondità del mistero della santità della Pasqua nel silenzio e nelle immagini di quell’evento straordinario che, ieri, come oggi, sconvolge e redime la vita di chi crede. Buona Pasqua. La Redazione N° 2 - marzo 2010

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politica - Sammichele di Bari

Un Comune chiuso. Per insipienza. Che indecenza! Serve una ripresa di ruolo dei partiti, o una decisione drastica

Il passo carrabile per l’accesso dei disabili al Comune

di AGOSTINO SPINELLI

S

tupisce il silenzio del PD sull’andazzo, anzi sull’assenza, dell’Amministrazione Comunale. I malpancisti (quelli che soffrono di mal di pancia quando non hanno cariche nel partito o nell’amministrazione comunale: Lello Laera e Linda Savino-Vittore) ora sono stati saziati.

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Laera, finalmente! è capo gruppo. Anzi, è ritornato ad asserlo. Con una nuova casacca, in una diversa maggioranza, non importa. Potere della simulazione! Savino-Vittore è assessore. Non ci riuscì con Filippo Boscia sindaco. Dice che non mantenne i patti. E così, vissero felici e contenti. Non è da tutti la capacità di saper stare nel gruppo o, peggio ancora, all’opposizione. E’ dura.

Stupisce il silenzio dell’IdV. Ci tiene tanto a far sapere in giro che fa parte della maggioranza. Peccato: non dice mai per fare cosa! Non sappiamo se altri partiti della sinistra hanno ancora voglia di sentirsi “padri” di questa maggioranza. A rivedere le foto a conclusione dello spoglio del voto del 6-7 giugno 2009 alcuni loro responsabili-aderenti erano giulivi e trionfanti. In corteo “conquistarono” piazza Vittorio Veneto, come liberati da un oppressore. Il PdL deve solo far capire se inaugura un comitato elettorale o una sezione di partito che ha organismi e voglia di lavorare. E poi, che ci importa - se la mensa scolastica non è mai partita e forse non partirà mai; - se il Museo della Civiltà contadina è chiuso, però, “Informiamo i gentili visitatori che dal 16 giugno 2009 il Museo è temporaneamente chiuso per lavori di riallestimento. Ci scusiamo per il disagio”, leggiamo nel sito web del Comune; - se la Biblioteca comunale è chiusa; - se di “CittàNuova”, l’Associazione partecipata del Comune, non si hanno più notizie; - se anche il Cimitero muore: si è dato un giorno a settimana di chiusura; - se il mercato ortofrutticolo è ri-

masto ristrutturato, ma chiuso; - se la raccolta differenziata è crollata, grazie alla gestione di assessori-“ambientalisti” di vocazione (Alessandra Morgese, anche lei passata dalla “società civile” al PD con Michele Emiliano); - se il doppio senso in piazza V. Veneto consente soprattutto il parcheggio a ridosso delle panchine, divenute i nuovi delimitatori della viabilità, al posto delle palle rimosse parzialmente. Il tutto con buona pace della sicurezza, della qualità dell’aria, delle regole e dell’estetica! - se il Centro storico ha i lavori di ripavimentazione bloccati dall’arrivo del sindaco Natale Tateo e se le persone che vi abitano devono costruirsi barricate di fortuna davanti l’uscio di casa per non essere invasi o murati vivi dalle macchine legittimate al parcheggio selvaggio, grazie all’eliminazione dei marciapiedi; - se Casa Larocca, non è mai stata aperta né sappiamo cosa se ne vuol fare; - se il passo carrabile del Comune per gli invalidi è ben chiuso con lucchetto, e chiavi introvabili; - se il palazzo di Via G. Pastore non è né demolito, né acquisito a patrimonio comunale; - se il sito internet del Comune è eternamente “in allestimento”, salvo leggere in esso le cose più… amene; - se, per esempio, nel sito alla


politica - Sammichele di Bari Casa Larocca

voce “Commissioni e Consulte”, mai nate perché mai costituite, perché mai volute, leggiamo che sono “In aggiornamento …”; - se la voce Bilanci Comunali è “in allestimento”, cioè vuota!; - se la voce “Delibere di Giunta” e “Delibere di Consiglio” sono datate xx\xx\xxxx e, quindi, ovviamente, vuote; - “se vuoi scaricare il testo del provvedimento clicca qui” alla voce “Determinazione N. 1 del xx\xx\ xxxx”: provaci. Non scoraggiarti, vedrai che è vuota; - se alla voce Concorsi c’è scritto che “Nessun concorso è in atto”, salvo coprire la posizione di Area amministrativa con chiamata diretta; - se nell’organigramma comunale pubblicato sul sito come Segretario Comunale e responsabile dell’Area Amministrativa è ancora indicata la dott.ssa Maria Nicassio, sollevata dall’incarico e trasferita da Sammichele da oltre nove mesi, all’arrivo del sindaco Tateo; - se il Responsabile del Servizio Affari Generali – Responsabile del Processo è ancora il geom. Nicola

Gasparro, in pensione sin dal 1 luglio 2009; - se il Responsabile dell’Area Contabile ed Economico-Finanziaria è ancora il Dott. Luigi Panunzio, rispedito a casa dal giorno dopo l’arrivo del sindaco Tateo, cioè nome mesi fa; - se alla voce “La sagra della zampina” non zampa niente: il sito è vuoto! Vogliamo continuare? E a che serve? Perché far sapere? Perché essere sottoposti a controlli, verifiche, critiche o censure? Questa è l’Amministrazione di Natale Tateo. Pietà di noi. Viva la trasparenza, viva la legalità: era il grido dei nuovi “Avanti, Savoia!” travestiti alla Vanna Marchi in campagna elettorale. La trasparenza è così forte che si è creato un buco assoluto. Dov’è il “Bene Comune”? Certamente non possiamo prendercela con quelli che si dicono di appartenere alla “società civile”: non hanno riferimenti, né iscritti,

né sedi in cui dibattere in maniera aperta bisogni, strategie, soluzioni per amministrare nell’interesse dei cittadini.

Danno conto solo a se stessi. Sono possessori di voti e basta. Evidentemente alle persone che li votano o non interessa nulla della vita amministrativa o si sentono totalmente fuori, pensano che il loro diritto-dovere sia solo quello di votare, non quello di controllare come il voto dato viene esercitato. A chi far carico questo anno di vuoto amministrativo? Noi, intanto, non vogliamo turbare il lavoro intenso cui sono dediti i partiti politici in questi giorni, ma ogni decenza ha il suo limite. Spetta a loro essere il tramite naturale della partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa di una comunità. I cittadini non ne possono più.

L’arco dell’ologio, porta del centro storico

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politica - Sammichele di Bari

Nel pendolo di turno di chi ‘comanda’ La minoranza si candida con tanto impegno all’insignificanza di AGOSTINO SPINELLI

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acciamo fatica a comprendere. La minoranza, pur lavorando molto sul piano tecnico, non riesce né a farsi capire, né a tirare fuori una linea politica. Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla. Il fatto più significativo lo abbiamo riferito nello scorso numero: la minoranza ripropone un documento politico già votato all’unanimità dal Consiglio comunale, cioè con il voto a favore di Vito Leonardo Spinelli e Leonardo De Cataldo il 16 aprile 2009, alla vigilia delle elezioni comunali. Per oggetto: la transazione, lo scambio terreno contro palazzo. Un assurdo giuridico, ma pur sempre una proposta: votata all’unanimità da maggioranza e da minoranza, Filippo Boscia sin-

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daco. Una vera ipoteca per l’Amministrazione comunale di Natale Tateo che, quando questo argomento ha la disavventura di essere posto all’ordine del giorno, scappa, si autosospende, si dichiara incompatibile. Scatta l’allergia. Ma queste cose, noi le scriviamo, i cittadini le vedono in Consiglio comunale. Ma ci chiediamo, quanti sono in grado di capire le vere ragioni di quella richiesta di transazione giuridicamente illegittima? Pochi. Personalmente non riesco a capire se si vuole fare un regalo a qualcuno danneggiando l’intera comunità sammichelina o se si cerca di ridefinire con un illecito una questione che giuridicamente è già solennemente definita. La minoranza di oggi, di fatto, aveva un credito che derivava dal-

la passata gestione, quando era maggioranza. Un credito impegnativo, votato all’unanimità da quel Consiglio. Con il Consiglio comunale dell’11 febbraio 2010 quel credito, assurdo, su iniziativa della ex maggioranza stessa, anzicchè andare all’incasso, è stato cassato. Inspiegabile harakiri. La nuova maggioranza, sindaco Tateo (se pur assente), ha votato contro quella proposta. Quel voto ha determinato due risultati: ha ricompattato la maggioranza e ha relegato la minoranza nel ruolo di chi urla e si agita a vuoto. Anzi, ha spostato da favorevoli ieri a contrari oggi V. L. Spinelli e De Cataldo, certificandolo. Lasciamo stare questo eterno pendolare di tanti personaggi. Recitano a soggetto. Nessuno ha il coraggio di dare una motivazio-

ne del perché si cambia. Tranquilli: non è la via di Damasco. Sembra che molti di loro siano seduti non nei banchi di un Consiglio comunale, ma sulla porta girevole del saloon delle vecchie praterie. Così come lasciamo stare l’eventuale appartenenza partitica di alcuni componenti di quel Consiglio comunale. I partiti, ove mai esistono e funzionano, non contano nulla. Sono solo macchine elettorali: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Quello che ci lascia basiti è perché la minoranza si candida con tanto impegno all’insignificanza. Abbiamo sempre pensato che il ruolo più difficile è quello della minoranza, ma una vera minoranza, pur urlando e sbattendosi, non deve mai sentirsi condannata a vita a quel ruolo. Deve lavorare per trasformare quella condizione in


politica - Sammichele di Bari vera opportunità, per ribaltare la situazione, per rovesciare il quadro politico, per passare da minoranza a maggioranza. E’ vero che non abbiamo una maggioranza. Questa è inesistente, sbandata, senza guida, senza linea politica, senza strategia, a difesa della sua risibile consistenza politica, fatta di consiglieri per corrispondenza. Ma la minoranza è come arroccata: sul no. Si sente appagata degli scontri all’arma bianca che si tengono ad ogni Consiglio comunale. Non basta scoprire e riscoprire in quella sede l’incapacità e l’inefficacia dell’azione amministrativa di un gruppo di persone messe insieme per caso in una lista che ha ottenuto solo 18 voti in più e che vede “trappole” in ogni iniziativa dell’opposizione. Non riusciamo a cogliere il valore, il significato, la forza di un siffatto modo di fare che non genera né rispetto, né valore, ma solo sbandamenti e fastidio. Maggioranza e minoranza agiscono solo per dispetto: “ora a comandare siamo noi!”, “Questa sera dovete fare quello che vogliamo noi perché la proposta è la nostra!”. Tutto, evidentemente, concentrato sul metodo più che sul merito dei problemi. Impotenti contro insignificanti. Moriranno entrambi affogati nella loro “forza” o nella loro “debolezza”? Forse i cittadini, quelli di fuori, hanno bisogno di capire, di essere coinvolti. Qualche piccolo tentativo viene fatto, ma poi si strumentalizza lo stesso come viatico po-

pulista alle scelte che ognuno ha predefinito. Se Boscia e il suo gruppo avessero fatto rilevare le palesi contraddizioni di V. L.Spinelli e di De Cataldo, ma anche di Lello Laera, sempre sulla giostra girevole alla ricerca del tavolo da scegliere, un varco si sarebbe potuto aprire. Almeno un velo sull’agire di questi personaggi si sarebbe potuto e dovuto squarciare. E, comunque, queste cose ai cittadini, in appositi incontri vanno dette e riferite. Certamente, questi tre personaggi, andavano richiamati alle loro personali responsabilità e alle loro coerenze. Niente. Incomprensibile. Si è presentato un vecchio documento, una vecchia proposta approvata all’unanimità come se fosse “nuova”. Nessun richiamo alla coerenza di un voto già dato. Che dire poi della proposta di sollevare, per questo problema, il responsabile dell’ufficio tecnico? L’incoerenza o l’inadeguatezza è una scoperta di oggi o è un comportamento strutturale che viene da lontano? Siccome anche questa figura sta seduta sulla porta gire-

vole dell’ufficio tecnico comunale con i suoi no, si, no, si, no a tempo, sullo stesso problema, bisogna avere il coraggio di assumere le posizioni conseguenti, per non lasciar marcire i problemi dell’intera collettività dietro la foglia di fico dell’autotutela. Per fare questo, però, bisogna avere la volontà e la determinazione di governare, di fare, di cercare il “bene comune”, non di “comandare”. Noi, a Sammichele, invece, siamo nel pendolo di chi comanda: “mo’ comandiamo noi!” A questo meschino gioco, purtroppo, la minoranza sta prestando il fianco, sta dando l’idea che è solo contrapposta, quasi che si muova solo con la decisa voglia di sfasciare, non di dare soluzioni alle esigenze di un paese che dalla paralisi in cui è piombato rischia la totale deriva. Non pensi di mandare Tateo a casa sfiancandolo “facendo a cazzotti” in Consiglio comunale. I cittadini leggono questi comportamenti come puro contrasto, come sfascio, mentre bisogna puntare sul nulla che ci governa. L’opposizione non può logorare la sua esistenza facendo

ricorso esclusivamente alla Magistratura. Questa, purtroppo, ha anche i suoi tempi. L’opposizione politica, allora, è un’altra cosa. Costruisce le soluzioni necessarie. Dà il suo contributo. Propone i suoi emendamenti. Rimane rispettosa dei ruoli democraticamente definiti, a partire dagli organismi di partecipazione. Esige e verifica il rispetto delle leggi e dei regolamenti, concezione questa ben percepita dai cittadini. Essi sono uguali per tutti e nessuno può sentirsi al di sopra di essi. Non inventa soluzioni che, ove mai fossero accolte, diventerebbero solo arbitrio, il risultato di furbizie o di cinismo. Questo è il campo e sono le modalità del governo quarantennale della cosa pubblica che la storia nel nostro piccolo paese si è già incaricata di considerare fallimentare e di giudicare. Chi vuole essere l’alternativa, deve operare con lo sguardo ben proteso in avanti, con proposte e con iniziative democratiche, di partecipazione. Finora solo parole, scontri. La gente non vuole chiacchiere, non vuole propaganda. Vuole fatti.

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politica - Sammichele di Bari

Quell’appalto non s’ha da fare Illegittimità denunciate dalla minoranza in Consiglio comunale

La sede comunale

di VALENTINO SGARAMELLA

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na gara d’appalto che nelle sue procedure avrebbe subìto violazioni normative tali da pretenderne il suo annullamento. E’ quanto emerso nel Consiglio comunale: fa riflettere la sua gravità. Una Commissione aggiudicatrice in cui c’è la presenza comprovata di un assessore. Questa non può e non deve prendere parte alle fasi di apertura delle buste. Invece, a Sammichele di Bari tutto è normale. E’ presente e firma i documenti! LA GARA D’APPALTO Sul sito Internet della Regione Puglia, possiamo leggere un elenco di Comuni pugliesi che aderiscono ad un Accordo di Programma Quadro per i beni ed attività culturali denominato “Fonti della storia”. La Regione mette a disposizione 45 mila euro di provenienza statale (CIPE) per la revisione e pubblicazione dell’inventario dell’Archivio storico comunale. Altri 5 mila euro sono erogati dal Comune a copertura del finanziamento. Bisogna bandire una gara d’appalto per aggiudicare i lavori ad una ditta. 4 novembre 2009: con la determinazione n. 117 il progetto viene affidato alla Società Palingenesi SaS con sede a Mottola (Ta). 30 novembre 2009: la Giunta comunale approva la deliberazione n. 217 con il progetto esecutivo

e relativo quadro economico. 24 dicembre 2009: viene indetta la gara d’appalto. Sì, avete letto bene. Non ci siamo sbagliati: la vigilia di Natale. LA TRASPARENZA Fermiamoci un momento. Quando si indìce una gara d’appalto, un’Amministrazione comunale che dice (appunto!) di voler fare della trasparenza la propria bandiera, rende note tutte le clausole e da il massimo di pubblicità alla gara. Tutte le ditte del settore possono partecipare (a cominciare da quelle locali). Poi, si aprono le buste con l’offerta, e... vinca il migliore. Bisogna dare il tempo necessario per prepararsi a chi intende partecipare, ossia redigere la do-

Il centro storico di Sammichele di Bari

cumentazione necessaria richiesta dal bando. A Sammichele, si procede in maniera diversa. La gara viene indetta il 24 dicembre. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è fissato al 30 dicembre. Sei giorni? C’è di mezzo il Natale e Santo Stefano. I giorni si riducono a quattro. Quattro? Nossignore. I fax con i quali si comunicano i termini del bando vengono inviati da Sammichele ai diversi Comuni sabato 26 dicembre. Tutti i Municipi sono chiusi al pubblico, di sabato. Il 27 dicembre è domenica. La ditta Tal de’ Tali che abbia intenzione di partecipare ha a disposizione due giorni per venire a conoscenza del bando e preparare tutta la documentazione richiesta: 28 e 29 dicembre. Il 30 alle ore 18 si chiudono i termini. Fantastico. Sembra una gara fatta apposta per far vincere uno soltanto. Invece, no. E’ l’inno alla trasparenza di questa Amministrazione. Ma il bello deve ancora arrivare. 30 dicembre 2009: una sola ditta si presenta, ma è solo un caso. Una seconda rinuncia. 31 dicembre 2009: deve riunirsi

la Commissione esaminatrice per valutare l’offerta. Mentre tutti i comuni mortali sono dediti alla preparazione del cenone di fine anno. Che strano. Il Segretario comunale, Maria Costantina Jeva, si assenta per un solo giorno, proprio il 31. A sostituirlo, per un solo giorno, giunge il dott. Schiraldi. Il 31. Ora, voi siete certi, a questo punto, che la Commissione d’esame sia composta da soggetti indipendenti. Un Assessore non può far parte della Commissione che aggiudica l’appalto. L’Amministrazione è l’ente appaltante che valuta le offerte. Se c’è un Assessore, qualcuno potrebbe adombrare un potenziale interesse personale. C’è l’articolo 107 del Decreto legislativo 267 che al comma 3 è chiaro: “Per le procedure d’appalto sono attribuite ai dirigenti la responsabilità delle procedure d’appalto e di concorso”. Quella gara, è illegittima perchè l’assessore Alessandra Morgese faceva parte della Commissione aggiudicatrice. La prova? C’è tanto di firma, per esteso, sulla busta e sull’offerta. Non basta. Si scopre che “manca la documentazione relativa alla indicazione del soggetto coordinatore del progetto e relativo curriculum”. E’ il Segretario comunale a firmare questa dichiarazione. A quel punto, uno dice: annulliamo la gara. Si inventano un escamotàge, con cui si vìola una volta di più il regolamento, e la gara viene ritenuta valida ugualmente. DOMANDE Per quale motivo l’assessore Morgese si espone a rischi così grossolani? Per superficialità derivante dall’incapacità? Non vogliamo pensare ad altro. Essere amministratori di un Comune non è come militare in un partito o far parte di una associazione. In quel caso, puoi anche essere la testa di ponte di qualcuno che dirige alle spalle. Ma governare è diverso. Le responsabilità sono maggiori. E a pagare non è il califfo che pretende di manovrare dietro le quinte. Si paga in prima persona. Buonafede? Vai a spiegarlo al magistrato, un giorno o l’altro. N° 2 - marzo 2010

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ambiente - Sammichele di Bari

Invasi dall’amianto: ancora senza soluzione

Tettoie di eternit, perchè solo alcuni le hanno bonificate?

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di ANTONIO ROMANO

he a Sammichele ci siano ancora numerosi luoghi in cui la presenza di amianto è ben visibile agli occhi dell’ignaro passante è una cosa assodata. E non è nemmeno una storia nuova. Nel corso degli anni si sono susseguiti denunce ed articoli di giornale, lettere e petizioni, discussioni e promesse del politico di turno di mettere la parola fine alla questione. Su un aspetto, pero’, riteniamo che non si sia approfondito a sufficienza. Spesso in passato sono stati utilizzati due pesi e due misure, e non tutti i nostri concittadini sono stati trattati allo stesso modo. E questo, a noi, non piace. Spieghiamoci meglio. In pieno centro abitato, a due passi dalle nostre abitazioni e dalle strade dove, soprattutto d’estate, i nostri ragazzi si divertono a giocare a calcio, ci sono tettoie di eternit che, per la loro pericolosità e per la dannosità che racchiudono non sono ormai

più tollerabili. Ma fino a qualche anno fa le tettoie e le coperture di eternit erano molto più diffuse su tutto il territorio sammichelino. Quando ci si è resi conto del pericolo che l’amianto ha per la salute, e quando le autorità cittadine hanno iniziato a capire che non era più possibile tollerare una siffatta situazione, sono state inviate una serie di lettere e di comunicazioni ai vari proprietari degli immobili di Sammichele su cui era stata acclarata la presenza di amianto per procedere con la bonifica degli stessi e la messa a norma delle strutture. Sono stati tanti i cittadini che, ligi al dovere ed alla propria coscienza, hanno messo mano al portafoglio ed hanno effettuato quei lavori senza pensarci nemmeno troppo tempo, trattandosi anche, in fondo, della propria salute. Non tutti, però, si sono adeguati. Ci sono, ancora oggi, tettoie che nonostante solleciti e richieste di adeguamento sono

Le tettoie in eternit della cantina vitivinicola di via della Neviera

rimaste tranquillamente al proprio posto. E tra una campagna elettorale e l’altra, tra amministratori poco zelanti e distratti e una procedura fin troppo burocratizzata, le cose si sono trascinate fino ai nostri giorni. Ci riferiamo, ad esempio, alle tettoie della cantina che si affaccia sulla ex statale 100, in via della Neviera. Come mai numerosi proprietari di immobili della zona hanno dovuto ripristinare le proprie tettoie, arrivando a spendere anche diverse decine di migliaia di euro, mentre di lavori di bonifica nella cantina nemmeno l’ombra? Sappiamo che ci sono state delle ispezioni negli anni passati, e che ci sono indagini in corso da parte del NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri); le

procedure di verifica sono ancora in corso, così come sappiamo che sono stati in tanti, purtroppo, a subirne le drammatiche conseguenze dal punto di vista della salute. Quanto tempo dovrà ancora passare per obbligare la proprietà ad effettuare gli stessi lavori che altri cittadini hanno da tempo realizzato? I diretti interessati sono davvero stanchi, e non vogliono rilasciare dichiarazioni nel merito, soprattutto convinti che possa servire sostanzialmente a poco o a nulla. Eppure in un paese civile le regole dovrebbero valere per tutti. In tutto questo, il silenzio degli “ambientalisti”è indecente, colpevole e inaccettabile. Gli amministratori godono, così, di gratuita immunità. Eppure dovevano controllare...

A tavola da Candido La scarcédde o palomme Me séndeche angore sti parole iìnd’e récchië: “Nà la palme e me raccomande famm’acchià nû bbèlle serevizië”. La palomme o scarcédde ië nu dolge câ se reiale la dì de la Pasche ma, sèmbe pe tradizione, se mange la dì de la Pascarédde. La masse ié accom’a chédde di paste, la forme pote iésse de tande manére. Spisse se da la forme de la palomme, de la ciambélle, dû céstine, dû core e tande ialde forme câ la fantasî pote dà. Trembate la farine cû latte callaciëdde, l’uégghië, u zucchere, u bicarbonate, la vainiglië fin’a quanne u mbaste devénde sanetose e assutte. Spartitele in guatte piëzze e mettite a simete nu picche câ velite e mettite mènze n’uéve lavate e assecuate e po’ fermatele che do strisce de masse ngrosce e scrosce, nzzaccanne i quatte ponde sobb’a la scarcédde. Mettite i scarcéddere iìnd’a la cazzarole, che la mane o cû nû penniëdde nglesciate u sobbe d’uéve sbattute e po’ menatenge l’ianesine. Mettite la cazzarole iìnd o fuërne calle e fascite cosce pe qquase n’ore.

Scarcédde o colomba

Sento ancora rimbombare nelle mie orecchie la tipica frase di un volta: “Tieni la palma e mi raccomando fammi trovare per il giorno di Pasqua una bella colomba”. La colomba è un dolce che si regala il giorno di Pasqua, ma sempre per tradizione, si mangia il Lunedì dell’Angelo.

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La pasta è come quella dei biscotti, la forma invece può essere varia. Ad esempio si modella una colomba da cui prende il nome, una ciambella, un cestino, un cuore... e tanti altri oggetti e animali che la fantasia riesce a creare. Impastate la farina con il latte tiepido, l’olio, lo zucchero, il bicarbonato, la vaniglia fino a quando l’impasto risulta consistente ma morbido. Dividete la pasta in quattro parti uguali mettendo da parte un pezzettino che servirà per fermare le uova. Date la forma che desiderate ad ogni pezzo e al centro adagiate un uovo, lavato e asciugato, e fermatelo incrociando le striscioline ricavate dalla pasta messa da parte. Disponete in una teglia oliata e infarinata le quattro colombe, sbattete un uovo, spennellate la superficie e cospargete di anicini colorati. Mettete la teglia nel forno alla temperatura di 170° e fate cuocere per circa un’ora.

Ingredienti

1kg di farina 250g di zucchero 4 uova 300g di olio 5g di bicarbonato 1 bustina di vaniglia 40g di anicini colorati latte tiepido 1 uovo per spennellare la superficie

Candido Daresta - La Checine Noste Vito Radio Editore (anno 2002-pagg. 308-309)


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cinema - Sammichele di Bari

‘Non te ne andare’: il film presentato al Kursaal di Bari

Porzio racconta la sua seconda regia cinematografica

Alessandro Porzio ripreso nel backstage della sua lavorazione

di VALENTINO SGARAMELLA

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iovani registi crescono. Ventitre anni appena compiuti. Alessandro Porzio presenta in prima nazionale il suo secondo film, “Non te ne andare”, il 22 marzo al Kursaal Santa Lucia, a Bari. Perchè un ragazzo decide di fare il regista? Ho cominciato a 18 anni. Tutto nacque dal mio amore per la scrittura. Forse, amo più scrivere che girare un film. Mi affascina di più la stesura del girato. Tuttavia, una volta che giri la scena scatta una magia particolare che supera anche l’amore per la scrittura. Quale differenza esiste tra le emozioni dietro una macchina da presa e quelle derivanti dalla scrittura? Il cinema conserva in sè una magia che le altre arti non hanno. Il cinema racchiude tante cose insieme. Il fatto che all’interno di una scena si possa inserire musica o si possa far parlare un personaggio senza che questi muova il labiale, significa avere un monologo interiore, un flusso di coscienza. Mi affascina il fatto di dare

un volto al personaggio di cui scrivo. Si crea su carta un ruolo e poi sul set gli dai un’anima, lo vedi realizzato. Un film non muore mai. In “Non te ne andare”, Claudio, il bambino che recita, credo che non dimenticherà mai più di avere recitato nel film. Penso, quindi, di aver fatto in modo che il personaggio interpretato da Claudio, ossia Loris, sia parte della vita degli altri. Quando lei scrisse la trama del primo film, come nacque l’idea di trasformarlo effettivamente in pellicola? Studiavo fotografia. Desideravo guardare muoversi il volto che fotografavo. La pellicola cinematografica non è altro che un insieme di fotogrammi. Un secondo girato sul set è composto da 24 fotogrammi, 24 fotografie disposte l’una accanto all’altra che si muovono. Questo è stato per me affascinante: passare dalla fotografia al cinema. Per un giovane, è più facile sfondare nel cinema se viene dalla provincia rispetto a chi già vive in città? Credo sia più semplice per chi viene dalla provincia. Il provinciale arriva in città con i suoi paraocchi.

Non ha mai visto nulla di anomalo. Sa raccontare quelle cose in maniera molto più sensibile rispetto a chi ha già visto tutto, vivendo nella città. Se dalla città, qualcuno giunge in un paesino pensa che nella piccola comunità non hanno nulla. Quali sono le difficoltà maggiori per chi vive gli esordi? I soldi che non ci sono. E le istituzioni appoggiano i giovani? Pian piano. Oggi, a posteriori, scopro tante cose. C’è chi ha visto il trailer e ci ha detto: “ma perchè non ci avete chiesto finanziamenti?”. E’ chiaro che è fin troppo semplice adesso dire questo. Spero, in ogni caso, che questo film ci apra nuove strade. Non parlo delle grosse cifre, ma di qualche appoggio in più rispetto a ciò che abbiamo ottenuto. La trama di “Non te ne andare”? Il film parlava di una cosa nel primo montato. Nel terzo montato, parla di una cosa differente. Non che dica cose diverse, ma le spiega in maniera diversa. Quando l’ho scritto, parlava di troppe cose insieme. Ora, si parla di un minor numero di cose ma nella maniera giusta. Si parla dei sentimenti, vissuti all’estremo: amore, tristezza. Si narra del rapporto tra 2 fratelli. Ma non ci sono mai picchi di emotività tra i due. Nella vita quotidiana, uno non sta sempre abbracciato al fratellino. Si vive un rapporto umano. Loris è il fratello più piccolo,

ha 8 anni. Stefano, il grande, ne ha 24 circa. Stefano ha terminato gli studi e si trova dinanzi alla vita, con tante difficoltà. Si è sempre preso cura del fratellino. E c’è un segreto tra i due. L’uno nasconde all’altro di una malattia di cui entrambi sono a conoscenza. Il bambino non vuole far sapere che sta male mentre il fratello più grande chiama in ospedale quando il piccolo non è in casa. Tutto contornato da altri personaggi fondamentali. C’è una ragazza che vive una storia d’amore con Stefano. E poi, gli amici: Fabrizio, Roman, un ragazzo di colore. Questo rapporto tra 2 fratelli somiglia al rapporto tra un padre ed un figlio. Sicuramente sì. Quando mi hanno chiesto il motivo per cui ho scritto una storia tra 2 fratelli ho dato come motivazione il fatto che sono figlio unico. Potrebbe essere visto anche sotto il profilo di un rapporto di quel tipo. E’ una storia molto autobiografica. Soprattutto, Stefano. Certo, non completamente. Anche nelle storie, uno realizza dei film nei film. C’è un pò del mio vissuto. Sono figlio unico. Soddisfatto degli attori? Sì. Soddisfatto. Nel primo montato, a dire il vero, no. Nel terzo credo siano stati tutti bravi. Sono tutti ragazzi che studiano recitazione. Il piccolo Claudio è per la prima volta sullo schermo. E devo dire che l’ha presa benissimo. Non ha avuto alcun problema.

tanti auguri a... La piccola Carmen, di Gianni Spinelli e Patrizia Sicoli annuncia la nascita del fratellino Davide Vito (1). Emanuele Mastrangelo (2) è la grande gioia del papà Alessandro, della mamma Fabiola, degli zii Roberto e Christian e della nonna Rosa. Salvatore Deramo (3) ha compiuto 22 anni festeggiato da papà, Lucia, Stella, padre Angelo, Antonio e tutti i suoi amici di Venosa.

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sport - Sammichele di Bari

Sporting Club, non mollare Seconda categoria di calcio: per la squadra sammichelina i play off sono quasi certi, sarà la volta buona? di LEONARDO NETTI

Asd Sammichele, prosegue il sogno in coppa

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anca solo il conforto della matematica per assicurare allo Sporting Club Sammichele un posto nei playoff promozione nel campionato di 1^ categoria. Il Castellaneta, ultima avversaria che potrebbe ambire ad una posizione fra le prime 5, è abbastanza lontano e, difficilmente, potrà colmare le differenze di classifica con le formazioni che lo precedono. Nonostante le sconfitte contro Casamassima, Leporano e Lizzano, dunque, il Sammichele è ancora nelle zone alte della classifica, davanti a formazioni destinate, alla vigilia, ad “ammazzare” il campionato. Il gruppo di giovani messo a disposizione dell’esperto tecnico Tommaso Narraccio, unitamente a qualche uomo di esperienza, sta dando i suoi frutti con un campionato al di sopra delle aspettative: in questo finale, servirà soltanto mantenere la giusta condizione fisica e

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mentale, per affrontare al meglio le partite che, di qui alla fine del campionato, separano i biancocelesti dal tanto agognato approdo nel campionato di promozione. Tra l’altro, dopo la passata stagione, certamente altalenante, in cui il pubblico locale sembrava essersi un po’ allontanato dalla squadra, quest’anno, sulle tribune del “Giuseppe Pastore” si è rivisto il

tifo delle grandi occasioni, sempre costellato da un clima di assoluta sportività e fair play; un segnale ulteriore, quindi, sulla bontà del lavoro realizzato dalla società che speriamo possa dare i suoi frutti e far gioire tutti i sammichelini a campionato concluso, quando si tireranno le somme di questa stagione sicuramente esaltante, almeno fino a questo punto.

Strada in salita, ma il G.S. Atletico può farcela

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ontinua il cammino del GS Atletico Sammichele impegnato nel campionato regionale di serie C di volley maschile. La squadra, attualmente, naviga nelle zone basse della classifica, e, se il campionato finisse oggi, disputerebbe gli spareggi per la permanenza. Le ultime prestazioni, contro squadre ben più attrezzate e pretendenti al salto di categoria in B2, lasciano però ben sperare per il futuro, soprattutto per quanto si è visto sotto il profilo caratteriale prima ancora che tecnico. I forfait di alcuni giocatori che ad inizio stagione sembravano poter consentire alla squadra di fare il salto di qualità sono stati ben assorbiti dal gruppo che continua ad impegnarsi e ad allenarsi agli ordini del tecnico Galatola. Le partenze

del libero Bruno e dell’opposto Ciavarella, rappresentano certamente un’ulteriore difficoltà dato lo scarso numero di atleti con cui l’allenatore deve affrontare e preparare gli allenamenti, ma non possono di sicuro costituire un alibi per giustificare un esito di campionato negativo e peraltro non previsto in sede di campagna acquisti. I prossimi scontri diretti contro Trani, Locorotondo e Manfredonia saranno banchi di prova importanti e potranno dire molto sul futuro dei sammichelini, consapevoli, comunque, che, per conquistare la salvezza diretta, non possono più sbagliare. Altrimenti, l’appuntamento sarà rinviato agli spareggi di fine stagione. L.N.

tanti auguri a... Antonella Cimmarrusti (4), nella foto festeggiata dai figli Filippo e Nisio, si è laureata al Corso di Laurea Specialistica in Scienze dell’Educazione degli Adulti e Formazione Continua con una tesi in “Istituzioni e politiche dell’Unione Europea” dal titolo “La formazione continua nella strategia di Lisbona”. Relatore la prof.ssa Giulia Maria Gallotta. La redazione de “il Territorio” si congratula con la collaboratrice per l’importante risultato conseguito.

meno di tre mesi dalla fine della stagione, l’ASD Sammichele vuol continuare a stupire per regalare ai propri tifosi la promozione in serie B di calcio a 5. Le notizie migliori vengono sicuramente dalla Coppa Italia, con i biancocelesti che dopo aver eliminato la Melitese (campione della Calabria), affronteranno per le semifinali nazionali i campioni del Lazio della Virtus Guidonia. Inutile sottolineare l’importanza della posta in palio: oltre a rappresentare una via immediata per centrare il salto di categoria, sarebbe anche un traguardo storico. In campionato, invece, naufragati i sogni di vittoria (sarà corsa a tre tra Foggia, Real Mola e Virtus Mola), i biancocelesti sono alla ricerca di un posto nei playoff per poter giocarsi le proprie carte fino alla fine. Le soddisfazioni per la società del presidente Spinelli, comunque, non finiscono qui: le note positive vengono anche dal settore giovanile, con la formazione juniores che sta ben figurando nel proprio campionato e, soprattutto, con la formazione allievi che guida il proprio girone davanti a formazioni sicuramente più blasonate. L.N.

Chiara Mallardi (5) il 15 marzo ha compiuto 100 anni festeggiata dall’affetto dei figli Vincenzo e Marco, delle nuore, dei nipoti Chiara, Nicola, Pierpaolo e Nicola e dei tanti amici.

ai lettori 4

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Festeggiate con noi. Fatelo sapere a tutti. Inviateci foto e dediche al seguente indirizzo e-mail: mastrangelo.roberto@gmail.com

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inchiesta - Valle del Mercure

Ambientalismo o demagogia? L’IdV nella Valle del Mercure e la centrale a biomasse di VALENTINO SGARAMELLA

L’

argomento che affrontiamo, non sembri lontano dal nostro territorio di riferimento principale. Scelte di campo, dibattiti e argomenti di riflessione sono gli stessi. Abbiamo valutato esemplare, tuttavia, esporlo compiutamente all’attenzione dei nostri lettori per stimolare al meglio anche nei nostri paesi una riflessione sul tema. VALLE DEL MERCURE Intorno al fiume Mercure, che sfocia nel mare Tirreno, si stende una valle, posta ai piedi del monte Pollino. Ci troviamo all’estremo settentrionale della Calabria, in provincia di Cosenza. Ad un tiro di schioppo c’è la Basilicata, con la sua Lauria, un presepe fatto di tante case che sembrano di marzapane, incastonate sui costoni delle alture. In primavera, sembra il paradiso terrestre. Boschi di faggio e castagno danno ospitalità a specie faunistiche tra le più variegate. LAINO BORGO (CS) Un paesino che conta 2300 anime. Qui, a 18 anni hai un’unica scelta: emigrare. Un sabato mattina, c’è una insolita aria frizzante. La voce si è diffusa nei Comuni viciniori. Arriva Antonio Di Pietro.

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Cosa ha da spartire Laino di così immediato con la politica nazionale? C’è un’assemblea nell’aula civica del Comune. E’ organizzata dall’Italia dei Valori di tutto il Pollino. Striscioni campeggiano nella sala affollata: no alla centrale a biomasse dell’Enel. CENTRALE A BIOMASSE E’ una centrale ferma dal 1999 che, a Enel, i sindaci del territorio hanno chiesto di riaprire utilizzando biomassa. Si tratta di impianti che producono energia pulita. Non c’è utilizzo di petrolio o del carbone. Si brucia materiale di origine vegetale (legna, cippato vergine, tronchi d’albero, ecc.). E’ la cosiddetta energia da fonte rinnovabile, sancita anche nel protocollo di Kyoto. Gli ambientalisti non la vogliono. Sostengono produca polveri sottili. Sono riuniti sotto le bandiere della lista Di Pietro. I cittadini presenti alla riunione non saranno 4, ma più di un centinaio non ne vediamo. Ci sediamo in prima fila. Per ingannare l’attesa, chiediamo al signore che è seduto accanto a noi cosa ne pensi della manifestazione. “Sono un falegname”, ci dice. “Non dia retta alle parole che diranno, la centrale ha portato solo lavoro”. Parla sottovoce. Non vuole che gli altri ascoltino. Gli chiediamo perchè, se lui è contrario, è seduto in prima fila alla manifestazione. “Ma oggi è uno spettacolo a Laino, arriva la star Di Pietro. E poi, qui nessuno ha il coraggio di dire veramente le cose come stanno. C’è una minoranza che urla ed impone le cose ed una maggioranza silenziosa che tace e subisce per quieto vivere”. Persino il sindaco di Laino Borgo, con tono sommesso di chi vorrebbe dire e non dice, afferma di non essere

Antonio Di Pietro insieme all’on. Maurizio Feraudo durante il convegno

nè a favore nè contro la battaglia. L’ITALIA DEI VALORI DEL POLLINO La manifestazione serve all’on. Maurizio Feraudo, candidato al Consiglio regionale della Calabria, a fare campagna elettorale. Sembrano tutti giovani rampanti in carriera, quelli dell’IdV che prendono la parola. Ma l’intervento atteso è dell’avv. Enzo Bonafine. Dice: “Qui c’è una richiesta di aiuto che ci vede senza distinzione di ideologie e colori politici”. E’ un classico, ormai. Avremo contato alcune decine di volte in cui è risuonato nella sala il termine “legalità”. Retorica, a fiumi. Perchè Bonafine dice no alla centrale? “Siamo all’interno di un parco nazionale. Si vorrebbe riconvertire una centrale dismessa da anni, con ripercussioni per la salute dei residenti e dei nostri figli. Saremmo costretti a respirare centinaia di tonnellate di polveri sottili immesse nell’atmosfera”. Una candidata IdV dice che sua madre è morta per tumore. Ma nessuno ha pensato a stilare andamenti epidemiologici. Tutto fa suggestione. Solo banalità. Nessun oncologo è presente. Le ricadute sulla occupazione? “Non esiste alcun indotto. Le biomasse che dovrebbero bruciare sul nostro territorio non sono coltivate dalle nostre parti. Non darebbero lavoro a braccianti forestali o autotrasportatori locali”. Ma il cuore del problema arriva adesso: “Il progetto Enel ci dice che il sito su cui sorge la centrale è adiacente, ai confini, ossia appena fuori del perimetro del Parco”. E’ evidente che se il sito è esterno al Parco, l’Enel è più che legittima-

ta a riconvertire l’impianto. Bonafine denuncia presunte illegittimità per la riapertura dell’impianto. “Dietro chi vuole la centrale sapete chi c’è? Imprenditori di Vibo Valentia e Corigliano”. Di Pietro è costretto a far sua la protesta. Tuttavia, più volte dirà che “il lavoro alle famiglie viene prima, anche dell’ambiente”. Trapela un sottile dissenso. Ma siamo in campagna elettorale. Vuoi perdere il consenso della vallata? Ma quale vallata! Qui ci sono 4 giovanotti dell’IdV. Ma Di Pietro vede la sala piena. LE REAZIONI Usciamo dall’aula. La giornata uggiosa ed il freddo che incalza ci spingono all’interno di un bar dove consumare un pasto frugale. La proprietaria ci dice: “Sapete quanto lavoro ho avuto io da quella centrale? Qui c’è un andirivieni di trasportatori e commercianti in legname che si fermano a consumare qui ed in altri bar”. Quando parliamo di Bonafine, un uomo dice: “Te lo raccomando quello. Sa quante vecchiette ha rovinato con le sue parcelle, per 4 certificati? La sua famiglia è molto potente in Calabria”. Un uomo di mezza età: “Sa quanti ebanisti del posto venderebbero legname alla centrale”? Il sindaco di Castelluccio Inferiore ha fatto affiggere manifesti a favore della centrale: “Il mio Comune (2500 abitanti) vive grazie all’Ici e Tarsu versata dall’Enel. Se vanno via, ci strozzano”. Ma chi è Enzo Bonafine, l’avvocato che dice di parlare a nome della società civile? Leggete questa storia.


inchiesta - Valle del Mercure

Una famiglia, una Regione, tanti interessi?

La storia dell’avvocato Enzo Bonafine e del suo “no”

Roberto Giordano, sindaco di Castelluccio Inferiore, in difesa della centrale a biomasse

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Laino Borgo, sorridono quando parliamo di Enzo Bonafine. Ne parlano come del rampollo di una delle famiglie più potenti della terra di Basilicata ai confini con la Calabria. Una famiglia della aristocrazia fondiaria. Una di quelle famiglie che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo nella intera Regione e nel territorio limitrofo. Enzo Bonafine è il figlioccio di Emilio Colombo, dicono. Nato a Viggianello, nel mezzo della valle del Mercure, ove risiede, ha un fratello attualmente vice-sindaco dello stesso Comune. Sua moglie, guarda il caso, è Segretario generale del Comune di Castelluccio Superiore. La politica è di casa nella famiglia Bonafine. Suo padre lo ricordano ancora come colui il quale è stato sindaco di Viggianello per 40 anni. Ritiratosi dalla politica attiva, resta nello staff del ministro Colombo. Diviene, pensate, Segretario generale del Comune di cui è stato Sindaco per un quarantennio. Straordinario esempio di competenza. Certe personalità bi-

sognerebbe chiamarle a reggere qualche ministero. QUEL VILLAGGIO TURISTICO Ci dicono che questo avvocato sarebbe proprietario di una tenuta di 600 ettari. Nulla di male, se non fosse che la tenuta è localizzata nel bel mezzo del Parco del Pollino, ad alta quota. E si trova, guarda il caso, nelle adiacenze della centrale che l’Enel vorrebbe riconvertire a biomasse. I soliti bene informati ci dicono che l’avvocato, a capo di una società i cui maggiorenti sono membri della sua stessa famiglia, voglia realizzare un villaggio turistico su quei 600 ettari. Dunque, un ambientalista che ha tanto a cuore le sorti della valle, si appresta a cementificarne una porzione rilevante. Giustamente, vanno compresi i clienti del futuro villaggio. La buona borghesia che potrà consentirsi il lusso di trascorrere qualche settimana di meritato riposo, non appena verrà a conoscenza di una centrale a biomassa potrebbe scappare immediatamente.

Non serve dire che l’incidenza dei tumori in zona è nella media. Non serve dire che non abbiamo visto uno straccio di documentazione scientifica che attesti l’allarme neoplasie. LA RICHIESTA DEI SINDACI Bonafine ha affermato che quasi tutti i Sindaci della valle hanno sottoscritto, senza nemmeno discuterlo, un documento in cui dicono no alla centrale. Bene. Il 23 giugno 1997, gli stessi sindaci della valle, compreso quello di Viggianello (il paese di Bonafine) scrivono una lettera al Capo dello Stato, Scalfaro, al presidente del Consiglio, Prodi, al ministro dell’Industria, Bersani. Nella lettera, si esprime la più viva preoccupazione. Enel chiude gli impianti. Smobilita. Alla base, una scelta di carattere aziendale. I Sindaci scrivono che “la centrale Enel è l’unica realtà produttiva di rilievo, in cui operano 127 addetti, che ha un indotto di oltre 100 unità e che su questa centrale poggia gran parte della economia della zona”. Chiedono aiuto affinchè la società faccia marcia indietro. Cosa che accade. LA SCELTA Nel 2005, la nuova centrale Enel a biomasse è pronta. Ad impianto già realizzato, con 70 milioni di euro già spesi, monta invece la protesta del NO alla centrale. E’ capeggiata da Verdi ed ambientalisti. Esercitano un vero pressing sulle istituzioni. Giunge una nota del ministero all’Ambiente. Bisogna rendere ecocompatibile la centrale. Perchè ciò accada, è indispensabile che l’Enel stabilisca che le biomasse da bruciare devono essere riferite solo ed esclusivamente a materiale biodegradabile (legna, fogliame) proveniente da attività

boschive. Se si vogliono bruciare altri tipi di rifiuti, si dovrà richiedere la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA). Si opta per la prima soluzione. LA CONFERENZA DI SERVIZI Ed è a questo punto che accade qualcosa di strano. La provincia di Cosenza, anzichè recepire la scelta di bruciare materiale non inquinante, prende e perde tempo. Dà il via ad una Conferenza di servizi che si protrae dal 2006 al 2010. Al termine, la stessa Provincia si dichiara incompetente a compiere una scelta e rinvia l’esame di tutta la procedura alla Regione Calabria. E tutto si blocca in un intreccio di pastoie burocratiche ed interessi. Intanto è arrivato il TAR ad assegnare ogni competenza alla Regione. INTERESSI A VIBO? Bonafine, l’avvocato, ha citato nel corso del suo intervento imprenditori del vibonese e di Corigliano che avrebbero interessi nel nord della Calabria. E’ forse un delitto? Vibo, infatti, è all’estremo sud. Chi è il candidato alla presidenza della regione Calabria dell’IdV? Pippo Callipo, industriale del tonno. Il “Cavaliere”, come tutti lo chiamano in segno di rispetto, è di San Giovanni in Fiore, a pochi chilometri da Vibo Valentia. E di S. Giovanni è anche il presidente della provincia di Cosenza, l’on. Mario Oliverio (PD). Si narra di imprese al limite della speculazione edilizia da parte di Callipo, nell’area costiera. E in quel caso, non ci sono stati impedimenti di sorta. Le domande finali sono: ambientalismo di comodo o solo demagogia? Si può consentire un percorso burocratico lungo oltre 10 anni ad una verde attività produttiva che può dare tanto lavoro alla filiera del legno? N° 2 - marzo 2010

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inchiesta - Valle del Mercure

“Questo Governo toglie ai poveri per dare ai furbi” Di Pietro commenta anche l’ultimo decreto “salvaliste” di VALENTINO SGARAMELLA

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margine dell’incontro a Laino Borgo (Cs) abbiamo avvicinato Antonio Di Pietro, leader nazionale dell’Italia dei Valori, a cui abbiamo rivolto alcune domande, sia di carattere generale e nazionale che specifiche sulla questione della centrale a biomasse. Per quali motivi lei contesta in maniera così radicale il governo Berlusconi? Perchè ho fatto una scelta di campo. In questo momento, il modello di governo nazionale non può essere riportato anche a livello territoriale. E’ un modello di governo che toglie ai poveri per dare ai furbi. Toglie agli onesti per dare ai disonesti. Un governo che fa più speculazione che so-

lidarietà. Ed è un modello di governo che mi preoccupa molto, perchè ogni volta che c’è un problema personale se lo risolvono con una legge, come gli pare e piace. Un pò come l’ultimo decreto cosi detto “salvaliste” che fa rientrare nella competizione elettorale liste del PdL escluse per irregolarità. In questo caso, il ragionamento è il seguente: siccome ho violato la legge, faccio un’altra legge con cui affermo che non è più una violazione quello che precedentemente lo era. E’ assurdo tutto questo. Ed è anche rischioso. Se si dovesse seguire questa regola, d’ora in avanti, tutto diverrebbe pericolosissimo. E’ un pò come una partita di calcio. Al termine dei 90 minuti, chi ha perso per 2 a 1, rischia di ribaltare a tavolino il risul-

Antonio Di Pietro

tato a proprio favore. E’ tutto bello, quando si approvano le leggi a proprio favore. Io credo che tutto questo vada combattuto. La scelta di venire in Calabria, oggi, a parlare a chi dice no alla centrale a biomasse, è una scelta che produce vantaggi di tipo elettorale? Non voglio che si pensi questo. Voglio lasciare a voi la valutazione in merito a questo nostro modo di comportarci. Saranno I nostri rappresentanti in Consiglio regionale a portare avanti la difesa di questo territorio,e quindi, a valutare anche su questa centrale a

biomasse. Ma i dirigenti locali dell’IdV hanno chiesto che lei si adoperi per una campagna a livello nazionale. E’ in Consiglio regionale che si fisseranno le regole del gioco. Nel programma che è stato redatto dai nostri candidati alla presidenza della Regione, abbiamo fatto inserire in modo specifico questa tematica. Noi avremo un nostro modo di fare politica all’interno della Regione e questo tema specifico riguarda la tutela di questo territorio. Quindi, esiste una diretta relazione tra il programma presentato e la difesa del territorio.

Le ultime di Gustavo • • • • • • • • • • • •

• Il ministro La Russa ha cambiato nome: La Rissa. • La rima: IRPEF Tremonti, mendìco sotto i ponti. Anno Zero: per Berlusconi anno TRAVAGLIatO. A Santo Spirito voteranno per Palese? Sanità: manette pulite. Ovvero: “Laudati sii, Vostro Onore”. Voteremo per Procura. A.S.L.: Abusi Senza Limiti. Più strani che Trani. Palese: la carica dei centomila. Ovvero, Palese Macchie. Vendola poesia, Palese fantasia. IO SUD, tu nudd! Vendola rema, D’Alema trema. A noi ci ha rovinato il BER: Berlusconi, Bertolaso, Bersani, Bertinotti, Bertone. I DC di una volta vanno in giro per chiese a caccia di ex voti.

Gustavo Delgado

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Quando manca la misura C’è sempre da sperare in un decreto interpretativo. Peccato non valga per tutti di GIUSEPPE PUGLIESE

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e basi di una democrazia, da che mondo è mondo, risiedono nelle regole, comunemente approvate ed adeguatamente normate, che permettono alle strutture sociali di differenziarsi dal caos, di avere dei modi di agire e delle procedure per stabilire se un fatto, o un atto, sia conforme a queste regole oppure no. Le basi della politica, allora, non possono che risiedere nello stesso alveo. Una serie di regole che devono disciplinare cosa si può e cosa non si può fare, cosa si è legittimati a disporre e cosa va contro l’ordinamento. In questi giorni abbiamo assistito, invece, a tutto il contrario della normalità. Il caos imperante che ha preso la mano di tanti protagonisti portandoli a fare, a dire, ad accusare senza mezzi termini né misura. Ed è proprio la misura che è venuta a mancare. Si è oltrepassato il limite. Lo hanno fatto i partiti, lo ha fatto il Governo, lo hanno fatto i mezzi di informazione. E i poveri cittadini, magari con una conoscenza dei fatti non precisa ma gioco forza approssimativa ed una scarsa cognizione delle regole e delle leggi in gioco, non possono fare altro che sguazzare nell’incertezza. Con buona pace delle rego-

Renata Polverini

le sociali e della loro applicazione, mentre tutti si sentono legittimati a dire tutto e il contrario di tutto. Stiamo parlando del famoso “decreto interpretativo” e di come il Governo, di fatto, sia pesantemente (ed urgentemente) sceso in campo per salvare alcune liste che supportavano la candidata presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Il punto è questo. O ci sono leggi e regole che disciplinano la presentazione delle liste o non ci sono. Se le leggi ci sono, e prevedono procedure e regole per la presentazione di una lista,

vanno rispettate. A prescindere. E siccome queste leggi ci sono non si capisce perché mai è stato necessario alzare un polverone per “salvare la democrazia”. La democrazia non ha bisogno di essere salvata. Anzi. Proprio per salvare la democrazia e garantire il giusto senso delle cose si sarebbero dovute rispettare quelle regole che, invece, verranno disattese. La posta in gioco è alta, altissima. Quello che è evidente è che qualcuno, che avrebbe dovuto conoscere, controllare e rispettare le leggi esistenti, non ha saputo, voluto o potuto rispettarle. Il punto è se è doveroso difenderlo anche a discapito della certezza del diritto oppure no. Tra l’altro dando fiato alle trombe di qualcuno che, pronto a starnazzare per assicurarsi qualche votarello in più, conscio che quello è il suo ruolo nel panorama politico italiano (si, parliamo di Antonio Di Pietro), non ha esitato ad accusare il presidente Giorgio Napolitano, dimenticandosi però di quante volte l’abbia tirato in ballo lui, in prima persona, per altre cose e in altri casi… ma stavolta non doveva essere tirato in ballo, non doveva parlare, mentre quando va bene a Tonino, allora sì che deve o dovrebbe parlare… Non è la prima volta che una

lista “salta”, che un candidato presidente si trova senza una delle liste che lo supportano. Un timbro, un’autentica… la legge è complicata, perfino scritta male. Ma esiste per essere applicata. Ma si trattava del Lazio, della lista del PdL e della possibilità seria di perdere una Regione. Invece di chiedere scusa ai propri elettori, di sbraitare contro i responsabili (cosa che non dubitiamo sia avvenuta, in realtà), è stato fatto un pastrocchio per salvare capra e cavoli. Con tanto di spiegazione del ministro Ignazio Larussa: “Non c’è nessuna norma che indichi dove fisicamente si debba entrare quando scadono i termini della consegna delle liste. Bene un decreto interpretativo potrebbe specificare che, entro quell’ora, basta trovarsi all’interno del palazzo ed è provato che a Roma, i presentatori della lista Pdl, erano dentro”. Ora la domanda che bisogna porsi è questa. Se l’interpretazione data dal ministro è corretta, dovrebbe valere per tutti ed in ogni luogo. Giusto? Ci sembra ovvio che, da oggi, per partecipare ad un appalto pubblico (… la domanda dovrà essere necessariamente consegnata nell’ufficio addetto entro le ore 12…) non sarà più necessario aver consegnato la domanda nelle mani del funzionario, ma semplicemente dimostrare di essere nell’edificio dove è situato l’ufficio. Chi spiegherà a quanti sono stati esclusi da un concorso perché il timbro postale sulla raccomandata era illeggibile, o riportava una data diversa da quella in ricevuta di ritorno, che per altri le regole sono diverse? E se tanto mi da tanto per non pagare una multa per sosta vietata in piazza Vittorio Veneto a Sammichele, o in una qualsiasi piazza dei nostri paesi, basterà dimostrare di essere fisicamente lì, magari nel bar a bere un caffè? Armiamoci, dunque, di videocamere e di telefonini… e documentiamo sempre i nostri spostamenti. Probabilmente riusciremo ad evitare qualche multa. O no? E comunque potremmo sempre sperare in un decreto interpretativo. Vale a dire che le leggi ci sono, sono scritte, ma potrebbero non essere quelle, o forse si, o forse no. Dipende dal contesto. N° 2 - marzo 2010

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Dieci domande a... I Nicola De Bartolomeo Il presidente di Confindustria Puglia è designato alla vicepresidenza con Rocco Palese

Nicola De Bartolomeo, designato dal PdL alla vicepresidenza della Giunta regionale

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ng. De Bartolomeo, perché Lei che non è un politico di professione ha deciso di scendere in campo in queste elezioni regionali? Proprio perché non lo sono, ho accolto la proposta di Rocco Palese di affiancarlo come Vicepresidente della Giunta con delega allo sviluppo economico in caso di auspicabile vittoria del PDL. Dopo 35 anni di impegno nell’azienda e nelle associazioni confindustriali, da uomo della società civile e con la mia autonomia di giudizio, spero di poter offrire sul terreno istituzionale un contributo efficace alla soluzione dei tanti problemi economici della Puglia. Da dove incomincereste? E’ delineabile una politica dei primi cento giorni? Sareste in grado di assumervi la responsabilità di indicare subito alcuni obiettivi di lavoro sui quali far misurare dall’opinione pubblica l’efficacia della vostra azione? Una politica dei primi cento giorni è possibile e necessaria, a mio avviso, purchè sia l’avvio di un percorso di lavoro intenso per tutto l’arco della legislatura. Premesso che dobbiamo – per quanto possibile a livello regionale – rilanciare lo sviluppo della Puglia ove il rallentamento del 2009 ha inciso pesantemente sulla crescita di tante aziende e purtroppo sulla tenuta dell’occupazione, bisogna compiere subito una ‘due diligence’ sul bilancio regionale che nello scorso anno ha sforato il Patto di stabilità e sul quale grava il deficit aggiuntivo di 1 miliardo di euro della sanità. Questa purtroppo è la pesante eredità lasciata dalla Giunta Vendola. E poi, compiuta la ricognizione del bilancio, in quale direzione proseguireste per accelerare lo sviluppo? Ci indichi alcune priorità, al di fuori di ogni facile propaganda... Accelerare l’impiego dei fondi comunitari 2007-2013, contrattualizzando ad esempio entro l’estate tutti gli impegni assunti con le aziende con i vari bandi ad esse riservati. Bisogna poi fare chiarezza sugli investimenti proposti nelle energie rinnovabili. Sono ferme infatti da anni domande nel settore eolico che se sbloccate in tempi rapidi potrebbero creare occupazione diretta e nelle aziende dell’indotto. E bisognerà sbloccare gli investimenti dell’Acquedotto Pugliese, concor-


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dando con l’Autorità d’ambito tempi e procedure per ogni opportuna accelerazione. E nel campo della sanità - che rappresenta la prima voce del bilancio regionale - vorrete effettivamente mettere mano ad un efficace sistema di controllo della spesa ? E’ una necessità ineludibile e lo dico da imprenditore che elabora ogni anno business plan, applicando rigorose forme di controllo di gestione nelle mie attività aziendali. Le proposte che avanziamo sono precise, volendo alla guida delle Asl manager veri e Comitati di controllo con professionalità provenienti anche dalla Corte dei Conti e da altri organi dello Stato preposti al governo dei conti pubblici.

Sulle politiche attive del lavoro sarete realmente in grado di promuoverle, ponendovi anche obiettivi quantitativi di nuovi posti di lavoro da crearsi in un certo lasso di tempo? Premesso che non si possono e non si devono creare facili aspettative, io credo tuttavia che una forte spinta possa essere impressa in tre direzioni: lavori pubblici, promozione di investimenti di grandi aziende – come il rigassificatore di Brindisi, i lavori dell’Enel presso la sua centrale di Cerano e la riconversione a ciclo combinato della centrale elettrica dell’Eni presso la sua raffineria di Taranto. Alcuni di questi investimenti, com’è noto, sono stati ostacolati in diversi modi dalla Giunta Vendola. Noi dobbia-

Chi è Nicola De Bartolomeo?

Nicola De Bartolomeo, vicepresidente designato dal candidato del PdL Rocco Palese in caso di vittoria nella prossima competizione elettorale è nato a Bari nel 1937; Laureato in Ingegneria Civile; Titolare dell’Impresa Ing. Nicola De Bartolomeo e DEBAR Costruzioni S.p.A.; Componente Consiglio di Amministrazione de Il Sole 24 Ore; Presidente Confindustria Puglia; Componente Consiglio Direttivo Confindustria Nazionale; Componente Giunta Confindustria Nazionale. Promotore e presidente di numerosi consorzi tra imprese locali operanti nel settore dell’edilizia resi-

mo creare occasioni di lavoro, ovviamente in logiche di ecososteniblità, per le aziende impiantistiche e i loro collaboratori. Per riqualificare e razionalizzare la spesa regionale sareste anche disposti a chiudere o fondere alcune agenzie che sembrano inutili, o vi lascerete tentare dall’occupazione del potere? Anche questa è una necessità dal momento che esistono doppioni, come ad esempio Arti e Innova Puglia di cui la prima può tranquillamente diventare una divisione con minori costi di esercizio. Per il turismo sinora si è fatta molta promozione anche con alcuni risultati positivi, ma manca ancora in Puglia una po-

denziale, delle opere pubbliche e monumentali; Ha ricoperto gli incarichi di: Presidente Sezione Edile Confindustria Bari; Presidente Cassa Edile della Provincia di Bari; Vice-Presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili - ANCE - Roma; Presidente ANCE Puglia; Presidente Comitato per i Problemi del Mezzogiorno ANCE nazionale; Presidente AFM-Edilizia, società nazionale di Formazione Manageriale - Roma; Presidente PROMEM Sud Est - Bari; Presidente Sezione regionale Albo Imprese di Smaltimento Ecologico; Vice-Presidente della CCIAA - Bari; Componente Nucleo Valutazione del Politecnico di Bari.

litica dell’incoming realmente organizzata dai tour operator e supportata dalla Regione. Voi che fareste al riguardo, solo depliant, filmati e partecipazione alla Bit di Milano ? E’ vero è mancata sinora una politica dell’incoming. E pertanto noi dobbiamo stimolare i tour operator a programmare arrivi in massa di turisti in Puglia con pacchetti di offerte qualificate che portino a prenotazioni simultanee di migliaia di posti letto con voli charter e soggiorni low cost. Questo è sinora mancato e noi dobbiamo cercare di stimolarlo. Attrazione di investimenti. Dopo gli anni della Presidenza Distaso dal 1995 al 2000, è arrivata solo l’Alenia a Grottaglie. Che fare ? Ricominciare un lavoro duro e capillare presso i grandi investitori internazionali perché la Puglia ha enormi potenzialità attrattive. Non ci sarà un minuto da perdere. Riordino della macchina regionale. Che fare ? Un lavoro accurato perché purtroppo la sua efficienza lascia a desiderare per una cattiva organizzazione. Una promessa per lei irrinunciabile. Darò l’anima ai miei concittadini, senza un minuto di respiro come ho sempre fatto in azienda e nelle associazioni di categoria. La Redazione N° 2 - marzo 2010

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Quando Vendola vinse con le regole di Fitto Come si esprime il proprio voto, cosa dice la normativa regionale in materia

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inque anni fa la legge elettorale voluta dal centrodestra dell’allora presidente Raffaele Fitto si è rivelata un vero e proprio boomerang politico per

il suo principale promotore. Varata probabilmente con la convinzione che si sarebbe rivelata vincente alla fine ha portato un ribaltone che, nel panorama politico italiano di 5 anni

fa, è sembrato agli analisti politici nazionali davvero clamoroso. Una legge che, per sua natura, ha permesso un’ampia maggioranza e una sostanziale stabilità. Infatti in Puglia non vince la coalizione ma, con una normativa decisamente in senso presidenzialista, il candidato presidente che, nel turno unico previsto per le elezioni, raccolga anche soltanto un voto in più dei propri concorrenti. All’eletto spettano, per garantire la stabilità della maggioranza, e quindi la sua azione di governo, automaticamente il 60% dei

seggi complessivi: 13 seggi da dividersi in proporzione ai voti ricevuti tra le liste collegate al vincitore. Chi arriva secondo tra i candidati presidenti viene comunque eletto consigliere regionale. I seggi in Consiglio sono 70: uno va al presidente, uno al candidato sconfitto con più voti, 13 sono il premio di maggioranza, 55 sono direttamente in palio. Per ottenere seggi ogni lista dovrà ottenere almeno il 4% dei voti al livello regionale, indipendentemente dal risultato della coalizione. E’ infine possibile esprimere il proprio voto in maniera disgiunta. Ovvero indicando il proprio candidato presidente e poi votare per una lista e un candidato consigliere regionale appartenente ad un’altra coalizione. Se si vota solo il candidato consigliere il voto si estende automaticamente alla lista di appartenenza e anche al candidato Presidente.

L’on. Alberto Losacco, Guglielmo Minervini e l’on. Dario Franceschini con il nostro giornale

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di FRANCO DERAMO

partiti, in questa campagna elettorale per il rinnovo dei consigli regionali, stanno mostrando tutta la loro debolezza. Alcuni non si sono neanche visti. O avanzano i movimenti, o trionfano le fabbriche, o le coalizioni eliminano barriere e distinguo esistenti fra partiti, o i candidati si mettono in proprio. Il “fai da te” della politica poggia sul liderismo o sul populismo. Al resto, cioè alla raccolta dei voti, ci pensa la televisione, per chi ce l’ha e per chi può permettersela. Anche questa volta voteremo per le suggestioni ricevute, per il contatto che siamo stati capaci di realizzare o di ricevere, non per i programmi dei partiti che, votando, intendiamo scegliere e condividere. Ma tutto questo lavoro, prima, quando i partiti funzionavano, veniva svolto nei loro congressi.

Partiti al varco, tra eletti e nominati Il voto disgiunto aumenta le possibilità di scelta per gli elettori pugliesi Una volta definita, scelta e votata la linea politica, si sceglieva, con il voto, la classe dirigente. Ora, i congressi sono venuti meno dalla loro originaria funzione. DC, PCI, PSI, MSI e gli altri vecchi partiti, tutti scomparsi, oggi sono tutti un’altra cosa, anche se sono rimasti in carica molti dei loro vecchi parlamentari. Il 1989, con la caduta del muro di Berlino, con la scomparsa delle ideologie, ha travolto i partiti che dal 1992 sono diventati anche partiti personali. L’introduzione delle primarie

L’ingresso della sede del Consiglio regionale pugliese a Bari

(vedi PD e primarie di coalizione) nelle quali si vota e basta, servono a scegliere il miglior candidato alle posizioni apicali definite (vedi quanto fatto, per la seconda volta con Vendola-Boccia, comunque solo per il PD e per gli altri partiti della sinistra). Si vota cioè per scegliere chi può rappresentare al meglio tutte le componenti di una coalizione. Di fatto è sparito il metodo democratico che costituiva l’ossatura di un partito e con esso è sparita la democrazia interna, la partecipazione degli iscritti alla vita democrati-

ca di un partito. Senza un metodo chiaro e definito, senza un’insieme di procedure vincolanti, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Se al Parlamento abbiamo non più degli eletti, ma dei nominati dalle segreterie dei partiti, si spiega la caduta del rapporto dei parlamentari con gli elettori. La causa: la mancanza del voto di preferenza. Alle regionali del 28-29 marzo, invece, per effetto della legge elettorale vigente in Puglia, possiamo addirittura sceglierci il Presidente ed il consigliere, anche votando in liste diverse. Si chiama voto disgiunto. Il Presidente più votato ha il diritto di governare ricevendo il premio di maggioranza: 60% dei seggi. La volta scorsa il candidato Presidente Vendola, prendendo 14.000 voti più di Fitto, fu chiamato a governare pur essendo sostenuto da liste che, complessivamente avevano preso meno voti delle liste che sostenevano Fitto: 108.000 voti in meno. Quindi, non esiste ballottaggio, in virtù della legge “presidenzialista” voluta da Fitto. Ognuno si regoli.

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Vendola a tutto campo tra innovazione e sanità Il Governatore fa il bilancio del suo quinquennio programmando il futuro della Puglia di FRANCO DERAMO

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osa sono le casematte della vita sociale e culturale? Come e perché intende ricostruirle? Sono certo che Antonio Gramsci vedrebbe le moderne casematte nei 170 laboratori urbani che stiamo inaugurando in tutta la Puglia con il programma di Bollenti Spiriti. Sono casematte anche i Cineporti, la fondazione de La Notte della Taranta, il Petruzzelli rinato. È da questi posti, popolati da giovani talenti, che vogliamo ridare ai pugliesi l’orgoglio di poter studiare e pensare al loro futuro nella propria terra. Certo, non si tratta di bunker, ma di luoghi

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di socializzazione, aperti dai quali ripartire in concerto con il mondo dell’università, della scuola e dell’associazionismo. Dove intravede retorica, imbarbarimento e cosa è la cultura dell'incivilimento evocata come reazione? Gli effetti e, fortunatamente, la vicina decadenza del berlusconismo sono sotto gli occhi dell’Italia intera. La controcultura innescata dal premier, che da quasi vent’anni appesta il nostro Paese, rappresenta il degrado odierno dei tessuti economici, sociali e culturali, oltreché politici. L’idea di manipolare di fatto la realtà e l’ordinario svolgersi delle cose per interessi personali e attraverso squallidi esercizi di potere è la vera barbarie. Un momento come quello vissuto in piazza a Roma, però, mi fa ben sperare. Non solo le forze democratiche hanno ritrovato un colloquio al proprio interno, ma anche la propria piazza, il proprio popolo. La reazione, scaturita da

quell’indignazione che non deve mai morire, riparte da un discorso chiaro di alternativa alle destre. Se non saremo in grado di costruirlo, falliremo ancora. Presidente per 5 anni. Quanto lavoro la sua Giunta, la sua gestione ha saputo creare? Quanta innovazione ha avuto la possibilità, la capacità di introdurre? Potrei citarle gli oltre 20.000 lavoratori stabilizzati o i circa 1.300 nuovi posti generati dalla manovra anticrisi dello scorso anno oppure tutto l’indotto che gira attorno all’egregio lavoro compiuto dall’Apulia Film Commission tra produzioni cinematografiche e il Festival internazionale del cinema di Bari. O ancora, le posizioni messe a bando dalla Regione Puglia, i primi concorsi da sempre nell’Amministrazione regionale. Ma il punto è un altro: la Regione Puglia ha finalmente una visione di sviluppo, una narrazione che prima mancava. Ha deciso di puntare tutto sulla lotta al precariato, dopo aver combattuto contro il lavoro nero, e sull’innovazione. Non è un caso che la dicitura Attività Produttive sia stata trasformata in Sviluppo Economico e Innovazione Tecnologica. L’obiettivo è quello di

dare alla Puglia una vera politica industriale, basata sul sostegno all’innovazione e all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Abbiamo investito in innovazione e ricerca quasi 1.800 milioni di euro in questi anni. È in questa chiave che si deve leggere il nostro primato in Italia per la produzione di energie rinnovabili. Abbiamo promosso 53 progetti strategici, 112 esplorativi e 148 progetti di ricerca industriale, tutti coadiuvati dall’agenzia regionale ARTI e dalle società in house Innovapuglia e Puglia Sviluppo, create appositamente per la ricerca e lo sviluppo.


elezioni Pubblicità Elettorale Nichi Vendola (SeL) insieme a Guglielmo Minervini (Pd) alla presentazione del libro di Dario Franceschini presso la libreria Laterza (Bari)

Dalla diffidenza al consenso. Quale è il "miracolo" compiuto? La buona politica. Solo questo. Quanto la sua poesia e la sua parola riescono ad occultare la verità della situazione regionale economica, sociale, politica, carica di attese? Credo che molti degli obiettivi promessi dalla nostra ‘rivoluzione gentile’ siano stati raggiunti. Altri non ancora, ma di certo non vengono occultati dalla mia dialettica. Luci e ombre sono sotto gli occhi di tutti. Non abbiamo mai nascosto nulla, dall’incremento del Pil che ha viag-

giato più forte di quello lombardo ai drammi provocati dalla crisi, passando dalle scelte politiche, alle volte sofferte altre volte felici. Però, posso assicurare con grande vanto che un percorso virtuoso è cominciato, esiste, c’è e non dobbiamo arrestarlo. La fragilità del nostro tessuto sociale, culturale ed economico non coglie gran parte delle nuove opportunità per una scarsa capacità progettuale. Ci dica della Puglia. Abbiamo lavorato sin da subito per fare in modo che si potesse intraprendere un cammino fatto di desi-

deri e azioni. Per condurre per mano giovani e meno giovani sulla strada della costruzione di un futuro. Perché se da un lato saper progettare significa avere un visione chiara del punto d’arrivo, dall’altro necessita di una speranza nel futuro. E se gli amministratori pubblici non hanno la capacità di prendere per mano coloro che hanno competenze da mettere a disposizione, la capacità progettuale non potrà mai emergere dal buio che la circonda. Chi vuole umiliare il Mezzogiorno? Lo hanno capito anche i sassi che il Governo Berlusconi è stato costruito sull’asse Lega Nord-destra avida e arraffona. E di quel Governo fa parte anche Fitto, la politica in forma di delibera e di livida propensione alla vendetta. I giovani del Sud: sempre precari? Abbiamo dimostrato che siamo un Sud non piagnone, che si rimbocca le maniche. I giovani sono l’anima di questo Sud, che sono certo si rialzerà. Ma c’è da combattere la cultura del precariato tutti insieme. La sanità, tallone d'Achille. Che fare? Come ripartire? Da dove ripartire? La sanità di cinque anni fa era una sanità con infrastrutture e tecnologie fortemente arretrate. Pensate che non era possibile nemmeno inviare una mail da un reparto all’altro. Era una sanità in cui vi era un aumento esponenziale dei ricoveri e della diagnostica fuori dalla nostra regione. Dal 2007 abbiamo prima bloccato, e poi invertito questo trend negativo. Evidentemente i pu-

gliesi si fidano di più del nostro sistema sanitario e raggiungono sempre meno la Lombardia o il Veneto per curarsi. Mi sembra un buon inizio. Non è cosa facile smantellare gli strati incancreniti di subdole logiche affaristiche. I sistemi di potere sono sempre molto complessi, frammentati, inabissati e produrre il cambiamento, la bonifica morale è un’opera gigantesca e un processo che va costruito con tutti gli attori del ciclo della salute. Noi abbiamo cominciato a farlo rispondendo sempre in prima persona nei momenti negativi e in quelli positivi. Direi che la trasparenza in materia di appalti nella Sanità è divenuto un obiettivo prioritario. Per questo abbiamo introdotto il Nucleo regionale per la verifica sui contratti e appalti, il Nucleo regionale per il coordinamento delle unioni di acquisto e l’Osservatorio Regionale dei prezzi delle tecnologie, dei dispositivi medici e protesici e degli investimenti delle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario di Puglia. E poi, ripartire dalla sanità elettronica con cui elimineremo ritardi e abbatteremo i costi. Verso quale scenario politico va Vendola? Voglio continuare a costruire il percorso cominciato cinque anni fa. Occuparmi della mia regione, per me, significa mettere la politica, quella buona, quella fatta di interessi collettivi al servizio dei cittadini pugliesi. Attraverso scelte condivise tra tanti e tante siamo riusciti a cambiare il volto della nostra terra. Quale migliore scenario politico potrei auspicare?

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Poli Bortone, i punti del programma Lavoro, sanità, PMI, energie rinnovabili, attenzione e sostegno alla famiglia sono tra le indicazioni principali

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uesti sono i punti essenziali del programma politico di Adriana Poli Bortone, candidata alla presidenza della Giunta da IoSud-Mpa e dall’Udc. LAVORO: creare nuove opportunità concrete, con la realizzazione del CREL, il Consiglio Regionale del Lavoro, destinato a creare un collegamento fisso tra mondo della scuola, dell’Università, della formazione e del lavoro (compresi i Sindacati, le confederazioni di industriali, artigiani, ecc.), per evi-

tare che si continuino a formare figure professionali senza possibilità di sbocco. PMI (Piccole Medie Imprese): detassazione per chi decide di investire in Puglia; diminuzione delle tasse per la Grande Distribuzione che predilige in percentuale costante la collocazione dei nostri prodotti regionali. AGRICOLTURA: interventi strutturali e di sostegno (anche per risolvere l’annosa questione dei contributi unificati), a partire dalla necessità di garantire l’utilizzo gratuito dell’acqua per gli agricoltori. SANITA’: monitorare lo stato della spesa e agire sulla prevenzione, governando la formazione della domanda di prestazioni attraverso il coinvolgimento efficace della categoria dei Medici prescrittori. Riorganizzazione dei presidi in base alle effettive richieste, e non partendo dal presupposto che chiudere un presidio significa sempre risparmiare: spesso accade proprio il contrario, con gli affidamenti di conseguenza in outsourcing ed ai privati. PIANO ENERGETICO REGIONALE DELLA PUIl riepilogo provinciale delle Elezioni Regionali 2005 GLIA: la priorità resta

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Adriana Poli Bortone insieme a Pierferdinando Casini durante una manifestazione al Piccinni

quella del mix energetico e la tutela del territorio con un occhio particolare alle energie rinnovabili, non concedendo spazio alcuno al nucleare. POLITICHE PER LA FAMIGLIA: dovranno riguardare il campo fiscale e tariffario - con l’adozione del quoziente familiare, quelli sanitario e abitativo, la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro, la tutela effettiva della libertà d’educazione tramite l’adozione di sistemi come il buono scuola, la tutela della vita umana dal concepimento al termine naturale, la prevenzione delle interruzioni volontarie di gravidanza, il rilancio dei con-

sultori familiari e la loro riforma; esse dovranno prevedere, in particolare, la tutela delle famiglie numerose e di quelle in particolari difficoltà come, specialmente nella regione Puglia, le famiglie sottoposte ad usura, nonché favorire le giovani coppie che intendano sposarsi, facilitando, ad esempio, l’accesso alla casa. Il programma della candidata di IoSud-Mpa e Udc prevede anche la realizzazione di asili nido e l’aiuto per le famiglie disagiate che necessitano di una badante perché hanno disabili in casa, ponendo a carico della regione gli oneri fiscali.


elezioni di ADRIANA POLI BORTONE

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a Puglia è ricca di storia, di tradizioni, millenarie, di elementi artistici, di paesaggi e di culture che rappresentano “giacimenti” culturali ed al contempo enormi possibilità di sviluppo economico e sociale, per buona parte ancora inesplorate. Trasformare le nostre ricchezze culturali in reali occasioni di sviluppo per il territorio, è possibile, a patto che si sappia porre mano, concretamente, ad alcuni interventi fondamentali. Occorre partire dalla salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, in tutte le forme di arte, dallo spettacolo popolare al recupero di biblioteche e di centri di ricerca. Ma soprattutto occorre saper creare un’integrazione delle proposte di beni e servizi riferibili agli aspetti peculiari del patrimonio culturale regionale, per promuoverne la comunicazione nel contesto internazionale. A tal fine, si ritiene necessaria la istituzione di una fondazione di partecipazione nella quale risorse pubbliche e private contribuiscano alla programmazione e realizzazione degli eventi e della politica culturale regionale, rappresentando una garanzia per le diverse espressioni artistiche e culturali, senza pregiudizi ideologici, come purtroppo accaduto con l’amministrazione Vendola. E’ anche per tale motivo che gli artisti di Puglia sono stati chiamati per condividere un manifesto programmatico, nel quale covalutare le linee guida degli interventi di settore. Affinché il “fattore cultura” possa

assumere un ruolo centrale nel permettere alla Puglia di sviluppare una rete relazionale con il resto del Paese e con la comunità internazionale basata sulla valorizzazione delle identità territoriali, favorendo processi di sviluppo economico e occupazionale, sarà

Cultura e turismo, pilastri dello sviluppo Intervento di Adriana Poli Bortone, candidata alla Presidenza della Regione Puglia necessario trasformare le destinazioni turistiche da contenitori a contenuti multiproposte. In tal senso, l’obiettivo organizzativo di tutti gli interventi in campo culturale sarà la costruzione di una Rete regionale dei servizi turistici e culturali, in grado di incrementare e moltiplicare le occasioni di fruizione del territorio, garantendo un’offerta turistica allargata e onnicomprensiva, che va dalla rivalutazione dei percorsi dell’artigianato a quella della musica popolare: un’offerta non limitata agli angusti confini del turismo balneare. In tale contesto, la creazione di un grande Network della Creatività Pugliese, avrà lo scopo di sistematizzare gli sforzi nel campo ed al contempo di creare una “vetrina” regionale unica per la promozione dei nostri talenti, che sia appetibile per il turista. Di certo, dall’ultimo Rapporto sul Turismo italiano si evince che i consumi turistici, al livello regionale, concorrono significativamente alla produzione di valore aggiunto in Puglia con positivi risultati sull’occupazione. La Puglia per la sua conformazione, la sua posizione geografica rappresenta un naturale polo attrattivo per il turismo, specie di qualità. Ogni microarea della nostra regione, dall’Appennino Dauno al Capo di Leuca, dalla Magna Grecia alla Valle d’Itria, è ricchissima di tradizioni conservate gelosamente dalle rispettive popolazioni. E’ un valore aggiunto di cui finora si è fatto poco tesoro. Turismo e cultura consentono di aumentare l’appetibilità del nostro territorio, purchè si sappia guardare all’Europa e al di là del mare, valutando ad esempio le prospettive offerte dal turismo

Adriana Poli Bortone, candidata alla Presidenza della Regione da IoSud-Mpa e Udc

sportivo, congressuale, religioso, artigianale, culturale, termale. Come candidata presidente per la Regione Puglia ho inteso focalizzare l’attenzione soprattutto su queste linee guida per il Turismo, mirate alla programmazione di eventi di promozione specifici che non siano spot ed una tantum ma presenti durante tutto l’arco dei dodici mesi. OFFERTA TURISTICA INTEGRATA con la definizione di un piano strategico regionale che orienti il sistema turistico verso un modello integrato di accoglienza ed ospitalità diffusa, rispettosa dell’ambiente, della cultura e delle singole specificità territoriali esistenti sul nostro territorio regionale, con un occhio di riguardo al costo/beneficio per il turista-visitatore. ACCADEMIA DELL’ENOGASTRONOMIA una struttura che consenta di tutelare e valorizzare le tradizioni eno-gastronomiche pugliesi e che si occupi di alta formazione nel settore della ristorazione, e corsi di specializzazione sulla cucina regionale rivolta a chef ed operatori stranieri. ALBERGO DIFFUSO definire ed implementare standard di accreditamento e qualificazione dei servizi di ricettività di tutte quelle strutture non tradizionali diffuse sul territorio (B&B, agriturismi). “VALORIZZAZIONE DELLA RETE DEI BORGHI PUGLIESI“, che nel loro insieme possono per l’appun-

to costituire un “sistema” che dà valore aggiunto al settore. Nella mia città, da Sindaco, sono riuscita ad attrarre flussi turistici che non erano mai stati immaginati prima, e se oggi Lecce è tra le 10 città al mondo da visitare – l’unica italiana – credo che un po’ sia anche merito mio: nel 1998, quando sono stata eletta Sindaco, molti italiani non sarebbero stati in grado nemmeno di indicare dove fosse Lecce su una cartina geografica. Infine, Io Sud è nel panorama delle regionali l’unico movimento a base territoriale, e non partitica, che avendo deciso di sfuggire alle logiche dei sistemi di partito, ha a cuore solo e soltanto le sorti del proprio territorio; il che ritengo sia fondamentale in un’Italia che si avvia verso una forma di Federalismo imperfetto e destinato a creare regioni di serie A e regioni di serie B, a seconda di chi meglio saprà amministrare le risorse e di chi meglio saprà porsi nei confronti del governo nazionale. La Puglia non puo’ continuare a festeggiare il raddoppio di una strada statale come un evento da ricordare, anziché considerarlo per quello che è, ovvero un diritto sacrosanto, e nel contempo assistere impotente a quanto riescono ad avere altri territori che hanno propri uomini nei posti giusti. E l’accenno è alla Lega Nord, naturalmente. N° 2 - marzo 2010

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elezioni

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d inaugurare la rinnovata sede del PdL di Sammichele di Bari è arrivato, nel corso del suo giro elettorale, anche il candidato presidente del PdL Rocco Palese. L’occasione è stata ottima per presentare alcuni punti salienti del suo programma politico. Come giudica le liste che la sostengono? Innanzitutto va detto che sono molto contento, e ringrazio tutte le forze politiche per aver costruito insieme ai vertici nazionali una coalizione veramente forte. Ci sono candidati autorevoli, con liste competitive e con, soprattutto, un grande progetto politico. Rispetto al 2005 abbiamo aggiunto anche l’Udeur e la lista del Pensionati, che 5 anni fa erano con Vendola. Come giudica il suo principale antagonista Nichi Vendola e il suo quinquennio? Vendola sfugge dal confronto, soprattutto nel contesto di rendere conto ai pugliesi dei risultati fatti in base alle promesse del 2005. La gente lo ha votato e fatto governare in base ad alcune prioprità che aveva individuato. Lui invece ha

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Palese: da Vendola solo tante illusioni “Liste d’attesa eterne, nessun investimento se non per favorire gli amici degli amici” preso in giro e tradito la fiducia di tanti giovani. Ha detto che avrebbe istituito il salario sociale? Bene, noi sfidiamo Vendola a portare un giovane a cui sia stato dato. Sulla sanità? Il discorso sarebbe lungo. In breve posso dire che non è stato corretto nei confronti dei cittadini pugliesi. Promettere l’eliminazione del ticket, e non mantenerla (ci sono ancora oltre 2 milioni di pugliesi che lo pagano) significa ingannare i cittadini su un argomento molto importante. Poi, parlare della sanità di Vendola significa sparare sulla croce rossa: tutti gli impegni sono stati disattesi ed è stata fatta una gestione dissennata e clientelare di tutta la sanità. Altre promessedisattesa sono state quelle d e l l ’a b b a t t i m e n to delle liste di attesa, o la linea della meritocrazia... abbiamo appreso tutti come sono stati nominati i primari e i dirigenti delle Asl. E’ sotto gli occhi di tutti. Tra l’altro voi sottolineate come sia stata incrementata

Un momento dell’inaugurazione del Circolo PdL di Sammichele di Bari con Rocco Palese

la tassazione sulla sanità... Se le tasse poste da Vendola sulla sanità, che ammontano a circa 1 miliardo, fossero servite ad eliminare le liste di attesa, a comprare una Pet pubblica, qualche Tac o risonanza magnetica nuova, a mettere servizi territoriali, almeno qualche cosa avrebbero fatto. I cittadini invece si chiedono dove e come sono stati spesi questi soldi. Sono convinto che i pugliesi sapranno punire questi orrori commessi e sapranno darci la forza di rilanciare la nostra amata Regione. Agricoltura e sviluppo...

I ritardi in questo settore sono enormi. A me dispiace ribadirlo, ma non c’è stata nessuna azione diligente nei confronti di quest’attività. Davanti ad una situazione di crisi davvero importante c’è un piano di sviluppo approvato l’8 agosto dalla Commissione europea, ma di cui non ci sono tracce. Altro esempio sull’agroalimentare, impegnati 68 milioni di euro, ma spesi solo 3. Questo penalizza tutti i cittadini, le imprese, i giovani, ed è normale che tutte le cifre della Regione siano in rosso. Bisogna cambiare pagina.


elezioni

Rigore e trasparenza per rilanciare la Sanità Parla Giammarco Surico, candidato alle Regionali con il PdL per Rocco Palese di ANTONIO FASANELLI

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andidato per il PdL, Giammarco Surico cerca la conferma alla Regione Puglia per il suo secondo mandato. Gli abbiamo rivolto alcune domande.. Come giudica i cinque anni della Giunta Vendola? É stata per me un’esperienza vincente ed entusiasmante. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con una persona estremamente preparata sia sotto l’aspetto burocratico che legislativo, come Rocco Palese. Oggi, questi cinque anni, danno ragione ad un’opposizione fatta dal centrodestra, da Rocco Palese e dal sottoscritto, sicuramente scevra da presupposti ideologici e preconcetti, basata quasi su una valutazione scientifica delle problematiche. In che senso? Nel senso che il sistema sanitario è andato fuori controllo, a fronte di un miliardo di tasse pagate con aumento di Irpef, Irap, accise… Oggi abbiamo un debito stimato intorno ad un miliardo. E la Corte dei Conti lo stima ancora più alto. Una situazione che porta ad utilizzare la spesa corrente ed a diminuire le risorse già scarne togliendole ad altri settori vitali della Regione, per cercare di sopperire al disastro economico fatto dalla giunta

Giammarco Surico

Vendola, la quale, tra l’altro, con il decreto omnibus ha provato a mettere rimedio alla scelleratezza legislativa adottata in questi cinque anni, che è stata fatta a favore di gruppi e di persone: quasi si leggevano nomi e cognomi nei provvedimenti legislativi. E non lo diciamo solo noi, ma anche gli amici di Vendola, come ad esempio il dott. Portaluri, che ha scritto un libro sulle criticità della politica del governatore, o il prof. Carella, capo della task-force per le liste di attesa, di Rifondazione Comunista, che dice che non potranno essere mai abbattute perché la politica copre interessi che le alimentano. Concludendo, è chiaro che le promesse di Vendola sono rimaste inevase, ad oggi il piano vigente è quello

di Fitto, e la cosa che ci stupisce e che oggi quei comuni che contestavano Fitto a gran voce pretendono di mantenerlo in vigore. E adesso, con quali punti di forza vi presentate all’elettorato pugliese? La forza di dare all’87% delle risorse destinate alla sanità un’azione di ridimensionamento basata sul rigore ed il controllo. La forza di dare potenziamento al territorio, soprattutto per la diagnostica di primo e secondo livello, e potenziamento soprattutto dei centri che oggi erogano a livello periferico un’offerta di qualità. Perché, a suo avviso, bisogna votare PdL e non Vendola o PoliBortone? Noi abbiamo una progettualità, ad esempio nel campo del lavoro. Con Vendola diecimila borse di studio, bollenti spiriti, 280 milioni di euro, ritorno al futuro, principi attivi, ma solo 100 occupati. Noi vogliamo che ci sia un rilancio attraverso un rilancio economico, che passa attraverso l’aiuto alle imprese che consiste in una defiscalizzazione degli oneri fiscali utilizzando 800 milioni dei fondi sociali della Comunità europea a fronte dei quali potremo far si che le imprese respirino e diano maggiori opportunità di lavoro vero. Formazione si, ma commisurata ai fabbisogni del territorio.

La presenza di una terza lista è solo di “disturbo” nei confronti di Rocco Palese o rappresenta una terza via? Non avrebbe modo di esistere. Tra l’altro la Senatrice Poli-Bortone sa che non entrerà mai in Consiglio Regionale perché non c’è ballottaggio. É chiaro che dimostra quanto sia forte il senso di cattiveria che incoerentemente aggredisce il centrodestra togliendogli l’opportunità di andare al governo della regione ed aiutando Nichi Vendola. Avrebbe fatto meglio a candidarsi direttamente con lui. Parliamo di sanità. Lei è medico primario. Come pensa si possa rilanciare questo settore? É stato un sistema che è andato fuori controllo anche alla luce di ben dieci inchieste della magistratura che sicuramente va corretto con un azione di rigore, soprattutto nei controlli nelle gare di appalto e nell’acquisizione di beni e servizi ingiustificati. Per quanto riguarda le nomine delle Asl, come il centrodestra pensa di muoversi? Attraverso la meritocrazia. É chiaro che bisogna porre delle regole più trasparenti nei concorsi. C’è anche la necessità di rivitalizzare tutti quei settori diagnostico-terapeutici per renderli adeguati, finalizzare gli ospedali in base alla funzione, alle esigenze ed al fabbisogno del territorio dividendoli in ospedali di emergenza e di qualità. Quale pensa sia il principale problema della Puglia di qui a 5 anni? Come fare per risolverlo? Il lavoro dei giovani ed in generale. Questo va sostenuto attraverso precisi progetti: rilancio economico, utilizzazione delle risorse per l’innovazione tecnologica, formazione basata sull’analisi dei bisogno del territorio, defiscalizzazione per le imprese.

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elezioni Parla Salvatore Grisafi, tra i fondatori del partito di Adriana Poli Bortone

Con le ragioni di IoSud S Salvatore Grisafi

Divella: lavoro, non fermiamoci Ex Presidente della Provincia, anche a Vincenzo Divella, candidato alla regione con Nichi Vendola, abbiamo voluto rivolgere alcune domande in previsione delle prossime elezioni regionali. La fragilità del tessuto sociale ed economico della Regione Puglia ha bisogno di una risposta forte in termini di progettualità, non crede? Certamente la Regione Puglia ha già risposto in maniera forte alla

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alvatore Grisafi, avvocato, si è presentato candidato alle regionali con la lista IoSud di Adriana Poli Bortone. Che cosa spinge un giovane già da tempo in politica a rinnovare il suo impegno con IoSud? La passione politica è ben presente in me fin dai 14 anni, quando ero iscritto al Fronte della Gioventù. Quello che più mi piace è il contatto con le persone. Lo scorso anno immediata-

mente vista la poca attenzione del PdL per il Sud e vista questa rapida evoluzione non ce la siamo sentita di andarci a sciogliere in questo grosso calderone che è il PdL ed abbiamo deciso, insieme ad Adriana Poli Bortone di fondare IoSud. Lei è tra i fondatori, giusto? Si, fin dal primo momento, unico barese insieme con l’Avvocato Maggi, sono stato in questo progetto politico con un partito concentrato non

crisi economica che ha rallentato la crescita e lo sviluppo industriale. Disoccupati e lavoratori atipici sono aumentati. Le misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori hanno salvato moltissime aziende dal fallimento e portato alla stabilizzazione di 20mila precari. Non bisogna fermarsi. Sosterremo soprattutto le piccole e medie imprese nei processi di innovazione, riconversione industriale, internazionalizzazione. Garantiremo il sostegno al reddito, alla formazione e al reimpiego dei lavoratori. Penso anche a misure di sostegno per le donne lavoratrici e i soggetti più deboli. Appunto, i giovani. Come ga-

rantire loro un futuro? Sosterremo la creatività e l’imprenditorialità giovanili con bandi ad hoc, come è già stato fatto con il progetto “Bollenti spiriti”. Investiremo in formazione e ricerca. Il turismo e l’ambiente, due argomenti molto dibattuti. Solo aumentando l’attrattività della Puglia e migliorando i trasporti potremo attirare turisti e investitori stranieri. L’idea di un turismo sostenibile si scontra con un’ottica fatta di interessi privati che poco hanno a che fare con la salvaguardia dell’ambiente. Per questo siamo contro il nucleare, le piattaforme petrolifere, i rigassificatori e a favore delle energie rinnovabili.

più su base ideologica, ma su base fortemente territoriale. Quali le basi della vostra scelta? Si ritrovano nella profonda convinzione sul federalismo, nel credere fortemente sul nostro territorio e sulla nostra gente, che ha tutte le carte in regola per ritornare a splendere e nel voler dare una mano all’intera Nazione. Come deve cambiare questa Regione? Noi vogliamo valorizzare ed amplificare le esigenze e le istanze del territorio. Purtroppo la crisi la stanno pagando soprattutto i meridionali, perchè il Governo centrale non ha rivolto a noi la sua attenzione, ma tutte le risorse che ci spettano vengono utilizzate per il Nord grazie alla presenza di uno dei migliori partiti in Italia, cioè la Lega, che riesce con un’azione costante, a fare la voce grossa. Perchè votare IoSud? Perchè significa far fare sistema a tutti coloro che ci tengono a fare sistema per la nostra Regione. Quale allora, l’obiettivo della sfida regionale? Il voto utile è per noi e per i nostri impegni presi. In politica non c’è chi vince e chi perde, ma vince chi porta una rappresentanza forte nel governo regionale. Si può fare opposizione ed essere determinanti in maniera molto chiara, come ha fatto per 40 anni Pinuccio Tatarella. C’è gente di coraggio e di valore che è disposta a fare questo tipo di battaglia. La prima proposta di legge che farebbe? Rendere la Regione una scatola trasparente: serve un sistema informatico snello e trasparente. E’ questo il punto di partenza per far partecipare la gente alla vita politica della nostra Regione. Perchè gli elettori dovrebbero votare per Salvatore Grisafi? Il voto è il potere forte della gente. Votate un giovane avvocato che si occupa di internazionalizzazione di impresa, è un voto ad una generazione nuova in Regione che può interpretare il futuro con una passione e competenza. E’ un appello a tutte le persone che si sentono libere per un giovane che è libero e che si è impegnato in questa campagna elettorale con pochissimi danari ma scevro da qualunque lobby economica, così come lo è Adriana Poli Bortone.


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A cquaviva delle Fonti

Le ombre del passato del centrosinistra Una coalizione che deve ancora fare i conti con il “vecchio potere” di VALENTINO SGARAMELLA

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a qualche giorno, Francesco Zompì, un ispettore inviato dal Ministero delle Finanze, si è insediato nella stanza che era del Direttore generale Francesco Caporusso, esattamente di fronte a quella occupata dal Commissario prefettizio. Avrebbe il compito di esaminare tutti gli atti amministrativi relativi ai bilanci del comune di Acquaviva delle Fonti negli ultimi anni. La sua missione avrà la durata di un mese. E’ prevedibile che, al termine, sarà redatta una relazione da presentare a chi di competenza. Se addirittura da Roma inviano una ispezione, la situazione non è delle più allegre. Il clima a palazzo De’ Mari è da sempre molto teso, anche fra gli stessi funzionari. Ma il potere non ha alcuna intenzione di mollare. Al contrario, serra i ranghi. Intanto, Zompì nel silenzio assoluto continua a scavare tra i numeri. Intanto, i 5 candidati Sindaci e le rispettive coalizioni affilano le armi. La deflagrazione subita dal centrodestra acquavivese ha fatto sì che ciascuno procedesse per proprio conto. Pezzi di centrodestra si sono alleati anche con il centrosinistra. Francesco Squicciarini si trova nella scomoda posizione di chi vorrebbe costituire il simbolo del nuovo che avanza in carne ed ossa. Probabilmente, la Pubblicità Elettorale

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buona fede non gliela può negare nessuno. Così come l’impegno personale. Il problema sono i condizionamenti politici interni alla sua coalizione. L’ombra di Giovanni Tria, finora rimasto silente, si staglia all’orizzonte. L’autentico “dominus” della Margherita, è lì a testimoniare che l’antico blocco di potere politico, pur ridimensionato rispetto al passato, non molla. Così come è difficile pensare

che uomini assai vicini all’impresa Labarile possano sedersi al fianco di Squicciarini per puro idealismo. Al sodo, ragazzi. Alleati con il centrosinistra, ritroviamo gran parte degli ex amministratori della prima e seconda Repubblica. Dall’ex Assessore al bilancio, Leonardo Mastrorocco a Carlo Laera, altro ex sindaco democristiano approdato nell’IdV e sempre presente quando si trat-

Il PdL non esiste più Il centrodestra in questa comunità vive uno dei momenti più difficili della sua pur breve storia. La caduta della giunta Franco Pistilli ha fatto deflagrare il PdL. A dire il vero, nel PdL sembra di assistere ad una guerra di bande. E questa viene contrabbandata per libertà, dal suo socio di maggioranza, Silvio Berlusconi. Vediamo cosa è accaduto. Vito Pastore, già consigliere di An, si ricandida con il PdL, Michele Petruzzellis Sindaco. Tuttavia, Pastore vive a Roma. Il che non è un problema. L’unica perplessità nasce per via del fatto che occorre che la collettività paghi ad ogni Consiglio comunale le spese di viaggio in aereo. C’è da chiedersi: come fa a conoscere i problemi del suo territorio un consigliere comunale che vive a Roma stabilmente? Matteo Bulzacchelli si candida, come PdL, con Michele Petruzzellis candidato Sindaco. Stretto collaboratore di Pistilli, ha avallato la nascita della Commissione consiliare sullo strumento urbanistico generale che ha avuto come unico risultato quello di ritardare l’operatività del PRG. E’ naturale che la spaccatura irrimediabile del PdL è nota ai vertici pugliesi del nuovo parti-

ta di conquistare il potere politico, quello che conta. Intende tornare in sella. Di lui si dice sia da sempre rivale di Tria sotto traccia. Laera pare abbia intenzione di riproporre la questione contratti di quartiere, con i 5 milioni di euro, prolungando l’agonia di una comunità ormai sfiancata. Riuscirà Francesco Squicciarini, ottima persona, a tenere testa ad una coalizione che mette insieme gli ideatori del Piano di Edilizia Economica e Popolare (PEEP) e chi, per la stessa questione, ha fatto ricorso nelle aule di tribunale e che oggi si riconosce nella lista Io Sud? E Se si dovesse andare al ballottaggio, chiederanno I voti a Mimmo Ferrulli (Lista civica), a Michele Petruzzellis (centrodestra) o a Marcello Carucci (SEL)? E in cambio di cosa? I giochi sono aperti.

to. Il tentativo posto in essere da diversi consiglieri uscenti del centrodestra sarebbe stato quello, secondo voci che circolano negli ambienti, quello di impadronirsi di ciò che resta del PdL, assicurando a sè stessi l’elezione in Consiglio comunale. Qualcuno, come Bulzacchelli, ha fatto ricorso a Marcantonio Piconio, il leader del Cdl, il quale accoglie chiunque a braccia aperte. Il funzionario comunale ha la necessità di rafforzare sempre più la propria posizione per potere condizionare ogni eventuale maggioranza di governo. Piconio ha già inserito I suoi tre fedelissimi di sempre: Tommaso Montenegro, Nicola Marazia, Giuseppe Paradiso. Tutti insieme, con Bulzacchelli, candidano Michele Petruzzellis Sindaco. Quest’ultimo, già Segretario alla Provincia di Bari, è uomo di provata esperienza e competenza. Tuttavia, dovrà inevitabilmente fare i conti con questi detentori di pacchetti di voti. Rischia di essere il volto competente condizionato dalla vecchia politica che diviene un forte gruppo di potere. Quanto alla candidatura di Pistilli alla Regione, l’interessato ha dichiarato alla stampa che, a proposito dello scandalo IACP che lo vede condannato ad un anno di reclusione con pena sospesa, rifarebbe tutto ciò che ha fatto. Marciano divisi, ma sono pur sempre il partito dell’amore.


A cquaviva delle Fonti

Il Piano Regolatore bloccato da interessi? Gli stessi che oggi chiedono il Piano sono autori del suo rallentamento

Pare che anche lo stesso Montenegro abbia delle proprietà in zona “Curtomartino”. E quei suoli avrebbero (il condizionale è d’obbligo) subito un mutamento di destinazione nel corso delle diverse rivisitazioni che il PRG ha subito, nel tempo. Sono, infatti, diventate a destinazione industriale-termale. UNO SCAMBIO? Lungo la via di Casamassima, l’indice di fabbricabilità era pari a 0,3. Quel Consiglio comunale che approvò la nascita della Commissione approvò anche l’incremento dell’indice in quella zona fino a 1,8 metri cubi per metro quadro di superficie. Ossia, tradotto in parole povere, più volumetria, maggiori cubature, più soldi a eventuali palazzinari. Quei consiglieri comunali proprietari a “Curtomartino” forse non sapevano che qualcuno li avrebbe additati come autori di uno scambio. Oggi, quegli stessi consiglieri si dicono paladini del PRG. PRG BLOCCATO

La cassa armonica in pietra di Acquaviva delle Fonti

di VALENTINO SGARAMELLA

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he fine ha fatto il Piano Regolatore Generale in questo Comune? Tutti I candidati Sindaci ne parlano ma nessuno sa quando si sbloccherà la situazione di stallo che lo vede ancora bloccato negli uffici della regione Puglia. Un iter quanto mai travagliato, quello dello strumento urbanistico generale. Ripercorriamo le tappe essenziali. LE TAPPE DEL PRG Il Consiglio comunale approvava il Piano Regolatore Generale. Veniva, dunque, inviato alla regione Puglia per un esame definitivo. La Regione si pronunciava, inviando il PRG al Comune, accompagnato da alcune prescrizioni. Una cosa che è nella consuetudine istituzionale. Ciò che è stato irrituale, anomalo, è la risposta di palazzo De’ Mari. Il Comune anzichè fare proprie le prescrizioni, rendendo operativo il PRG, mostrandosi ossequioso verso quelle prescrizioni, cosa si inventava? Le controdedu-

zioni a quelle prescrizioni regionali. Ossia, il Comune rifiutava ciò che la Regione prescriveva, tentando di imporre le sue regole. LA COMMISSIONE Addirittura, ad un certo punto, il Consiglio comunale approvò la costituzione di una Commissione consiliare che avrebbe dovuto studiare le prescrizioni inviate dalla Regione, rapportarsi con essa e ricercare una soluzione di tipo politico alla questione. Quindi, la Regione ti impone delle prescrizioni e tu cerchi di contrattarle, con un atto di arroganza istituzionale tipico di chi non rispetta i ruoli. A ciò si aggiunga la protervia nel mandare avanti le proprie tesi, quasi che l’urbanistica contrattata fosse ormai divenuta una norma codificata. GLI “INTERESSATI” L’istituzione di una Commissione fu votata in maniera trasversale, anche dai consiglieri di maggioranza che sostenevano

Pistilli, i Cristiano-Democratici per la Libertà (CDL), Francesco Montenegro, Giuseppe Paradiso, Nicola Marazia. Il caso di Acquaviva, è, forse, l’unico in Italia in cui resiste ancora il vecchio partito che Raffaele Fitto inventò dal nulla prima di fare ingresso in Forza Italia. Il CDL, lo ricordiamo, fa riferimento a Marcantonio Piconio, un funzionario comunale che ha avuto discussi avanzamenti di carriera. Ma a votare per quella Commissione, c’era anche Matteo Bulzacchelli (FI), la cui assenza dal voto avrebbe forse impedito l’istituzione della Commissione stessa. I soliti bene informati ci sussurrano che Bulzacchelli avrebbe interessi personali nella zona “Curtomartino”, in vista di una lottizzazione. Ma la cosa è di dominio pubblico, visto che l’allora consigliere Lino Romanelli (SEL) invitava a chiare lettere alcuni consiglieri comunali ad evitare l’acquisizione di suoli in quella zona. Insomma, non di interessi privati in atti d’ufficio si tratta, bensì di semplice conflitto d’interessi.

Intanto, il PRG è rimasto bloccato perchè, a seguito di una nota anonima, il Dirigente del settore Urbanistica della Regione, Nicola Giordano, sollevava il problema che durante l’adozione del Piano, nelle fasi successive, alcuni Consiglieri avrebbero dovuto osservare l’astensione dal voto in quanto direttamente o indirettamente coinvolti. Ed in questo caso, I Consiglieri cui si fa riferimento, anche in passato, sono diversi, tra cui Bulzacchelli, Roberto Tisci, Marco Ippolito. Per la verità, sarebbe stato sufficiente e più semplice stralciare dal PRG le aree per le quali sono interessati I consiglieri comunali ed approvare tutto il resto. Acquaviva delle Fonti attende uno strumento urbanistico generale da un trentennio. Ma se I candidati odierni al Consiglio comunale sono gli stessi autori di queste vicende, si riparte decisamente male. Frattanto, si ha notizia che molti futuri consiglieri comunali stazionano in permanenza nell’Ufficio Tecnico del Comune. Cosa hanno da raccontare a Giovanni Di Donna? N° 2 - marzo 2010

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A cquaviva delle Fonti

Candidati al voto-finish ultimi giorni di attesa La società civile cerca di farsi spazio fra i partiti logori del potere

Marcello Carucci, docente di Lettere presso il liceo classico “Cagnazzi” di Altamura. Proviene da 40 anni di attività politica nel PCI prima e nel PDS, successivamente e infine nei DS. E’ candidato Sindaco di Sinistra Ecologia e Libertà. Lo appoggiano la “lista Carucci per Acquaviva migliore”, una “lista Chiechi”, e Rifondazione Comunista. La presenza di un pezzo della destra alleata con voi può creare imbarazzi? Assolutamente no. Nessuno di noi ha pensato a questa alleanza come ad una manovra che potesse sfociare in elementi di equivoco. E’ stata apprezzata l’abnegazione come testimonianza delle potenzialità positive. Da presupposti politici ed ideologici diversi ci si ritrova nella prospettiva di un progetto amministrativo comune. Questo paese è al palo. Il nostro slogan è: l’onestà in Comune. L’onestà accomuna le persone che hanno aderito alla coalizione. Se lei vince al primo turno, non ci sono problemi; ma ad un eventuale ballottaggio lei chi appoggerebbe? Difficilmente un candidato sarà eletto al primo turno. Spero che saremo noi ad andare al ballottaggio. In questa prospettiva, credo sarebbe opportuno riaprire un dialogo con le forze del centrosinistra. Il primo provvedimento? Rendere operativo sin da subito il PRG che tiene assurdamente paralizzata la vita di Acquaviva.

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Claudio Giorgio, ingegnere, 50 anni. Nel quinquennio 20012006 è stato vicesindaco, con delega alle Attività produttive. E’ candidato Sindaco da tre liste civiche: “Lista Pistilli”, “Oltre i poli”, “Azzurri per Acquaviva”. Qual è la prima cosa che farebbe qualora fosse eletto? Anzitutto, portare definitivamente in porto il P.R.G.,volano di sviluppo per il nostro paese. Il mio impegno sarà quello di spingere la Regione Puglia ad approvare senza alibi o tentennamenti ulteriori, il P.R.G. La seconda? Reperire i fondi necessaria completare i lavori di restauro del Teatro Comunale. Sono stanco di non vedere ultimati i progetti messi in campo in questi anni. È giunta l’ora che l’intera popolazione si muova all’unisono, superando preconcetti e invidie. Che ruolo intende destinare allo sviluppo della zona industriale? La prossima amministrazione dovrà confrontarsi con lo sviluppo economico che passa sicuramente attraverso l’ampliamento che la Zona Industriale avrà. Pistilli condannato per corruzione. Vi crea disagio? Io sono garantista fin quanto le sentenze non sono esecutive. Nel caso di Franco Pistilli, l’ipotesi che ha portato alla sentenza è basata su ciò che a tanti di noi succede, quando viene chiesta una segnalazione per qualche persona che ha bisogno di lavorare.

Mimmo Ferrulli è l’uomo che si rese responsabile, insieme con il consigliere Tommaso Montenegro, della bocciatura del bilancio di previsione 2009 e dell’allegato programma annuale e triennale delle opere pubbliche. Dopo 8 anni di alleanza organica con il centrodestra, quello di Pistilli, ha deciso di scendere in campo da solo con la sua lista. Perché questa scelta? Io non ero intenzionato a scendere come singolo, speravo di avere con me altre forze politiche… … ad esempio? Una parte del centrodestra e una parte dei centristi. Purtroppo non c’è stata la volontà di metterci assieme, ha prevalso la logica del potere. Vado da solo con il mio programma, che è fattibile, reale, non fantascientifico. Cosa non va nel PDL di Petruzzellis? Lui parla di un centrodestra nuovo, con nuove idee e nuovi uomini ma se uno va a guardare un po’ quali uomini sono presenti nelle sue liste, ci si rende conto che non c’è novità Se lei vince, quale sarebbe il suo primo atto amministrativo? Il mio programma è fattibile, il mio modo di amministrare la cosa pubblica è il modo di un cittadino qualunque. Si deve amministrare dando le responsabilità a chi realmente le ha. Fare il sindaco non significa imporre la propria volontà. Il sindaco è quello che discute con tutte le forze politiche.

Lo scranno del Sindaco nell’Aula consiliare

Michele Petruzzellis, candidato Sindaco appoggiato da 4 liste: “I giovani per Petruzzellis”, “Popolo della Libertà”, “Lista Schittulli”, “Liberali di Giovanardi” Quale sarebbe la sua priorità, qualora arrivasse a Palazzo de Mari? In realtà abbiamo più di una priorità: fondamentale sarà sicuramente il P.R.G. per lo sviluppo economico del paese, ma abbiamo a cuore anche l’ammodernamento della macchina burocratica, il sociale, l’ambiente, l’agricoltura e, soprattutto, le politiche giovanili. Tutto ciò è esplicato nei sette punti salienti del programma che, assieme alle quattro liste della coalizione che supporta la mia candidatura, abbiamo presentato alla cittadinanza. Si tratta di un programma serio e concreto, non un “libro dei sogni” come quello redatto da altri. Come vede questa spaccatura del centrodestra? Non condivido tale divisione, ma purtroppo devo subirla e tutto a discapito di un processo di rinnovamento che ha bisogno dell’intera popolazione. Coesa e non spaccata. Chi sono gli avversari più temibili? Tutti e nessuno. La mia discesa in campo è basata su un nuovo modo di amministrare un ente. Il paese necessita di un rinnovamento totale e di essere libero dai legami che fino ad oggi hanno condizionato la vita in tutti i settori. La mia esperienza sarà la base di quel rinnovamento.


A cquaviva delle Fonti di VALENTINO SGARAMELLA

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Francesco Squicciarini è candidati di Pd, IoSud, UdC, IdV e La Compagnia delle Arti. Nel caso di sua elezione a Sindaco, quale sarebbe il primo provvedimento? Acquaviva ha due necessità. Anzitutto, occorre ricostruire il tessuto sociale della città. Per 8 anni, l’Amministrazione Pistilli ha governato senza regole perchè ciò consentiva a qualcuno l’esercizio del libero arbitrio nei riguardi dei singoli cittadini, che si vedevano riconosciuti delle concessioni e non dei diritti. Il primo sforzo da compiere sarà quello di dare vita ad un sistema di regole valevoli per tutti. Nessun diritto di concessione arbitraria. Bisogna recuperare un senso civico in questa comunità che, purtroppo, è venuto meno. Se vengono meno le regole, il cittadino si rapporta in maniera viziata nei confronti della pubblica amministrazione. Inoltre, bisogna attivare i meccanismi dello sviluppo economico ed urbanistico. Non possiamo più pensare ad un consumo indiscriminato del territorio. I contratti di quartiere saranno il primo dei problemi? L’Ufficio Tecnico pare manifestare attenzione particolare verso alcuni aspetti del contratto di quartiere rispetto ad altri. Vogliamo sapere a che punto siamo e quali possibilità ci sono. I contratti di quartiere sembra siano stati stralciati dal Commissario. In ogni caso, abbiamo bisogno non solo di risorse ma di distribuirle in maniera coerente.

na campagna elettorale tesa, questa per le amministrative 2010. Nei comizi, lun contro l’altro armati. Per fortuna, solo a suon di parole. E se le suonano di santa ragione. Tutti I mezzi leciti sono a disposizione. Tutte le strade sono esperite, pur di conquistare il consenso. C’è chi predilige il classico manifesto elettorale, quello tre per sei per intenderci. C’è chi, al contrario, usa metodi nuovi come andarsene in giro con un furgone con un manifesto incollato. Ma, al di là dei metodi classici di una campagna elettorale, le manovre si infittiscono. Non si contano le telefonate ad amici, parenti e compari nel più classico stile del “vota Antonio”. Bigliettini con su stampato il proprio nome, a iosa. Il problema, semmai, sono i circa 300 candidati al Consiglio comu-

nale. In un Comune di 22 mila abitanti si contendono la carica di primo cittadino in cinque. Altrettante coalizioni di movimenti e partiti a sostegno di quel candidato. Con tutti i problemi di cui soffre questa città, 300 e passa persone sono una enormità. Si deduce che esiste una volontà di acciaio ed una passione sfrenata per la soluzione dei problemi. Per non parlare delle regionali. Franco Pistilli dovrà vedersela con candidati di tutto rispetto, come I consiglieri uscenti Giammarco Surico, da Gioia del Colle, e Ignazio Zullo, da Cassano Murge. E poi, c’è il gioiese Claudio De Leonardis, per “La Puglia prima di tutto” che I bene informati delle cose in casa del centrodestra danno in una sotterranea lotta feroce contro Pistilli. Quest’ultimo cerca voti anche a Sammichele: nel centrosinistra. Corre voce, infatti, che il PdL “casalino”, rappresentato da Lorenzo Netti, abbia voltato le spalle all’ex Sindaco acquavivese

per seguire Surico. Il che costringerebbe Pistilli a cercare voti nell’altra sponda. A complicare ulteriormente le cose, vi sarebbe la notizia circolante da qualche tempo di una avvenuta rottura (per fortuna solo politica) tra Surico e suo cognato, Roberto Tisci, che è oggi alleato con il PD ed Io Sud. Questo, in casa PdL. Va aggiunta la presenza ingombrante dell’altro gioiese del PD, Sergio Povia, altro consigliere regionale uscente e ricandidato. In pratica, è un pò come giocare in casa. La competizione sarà forte. E ad Acquaviva, calano i big. Per il PD, giunge addirittura Walter Veltroni a sponsorizzare la candidatura Squicciarini. Sinistra Ecologia e Libertà non è da meno. Con un comizio di Nichi Vendola sosterrà la candidatura di Marcello Carucci a Sindaco. Fuoco alle polveri. E a noi non resta che dire: eran trecento, eran giovani e forti...

Così era andato il voto ad Acquaviva delle Fonti nel 2006

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A cquaviva delle Fonti

Le elezioni si giocano sui contratti di quartiere Una serie di incontri per presentare l’opera dello scrittore tunisino di VALENTINO SGARAMELLA

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gli inizi di luglio del 2009, Maria Filomena Dabbicco, assunse la guida di palazzo De’ Mari, a seguito della bocciatura del bilancio di previsione 2009 e dell’annesso programma annuale e triennale di opere pubbliche. Questi mesi hanno consentito al vice-Prefetto di conoscere nel dettaglio la situazione economicofinanziaria e gestionale in cui versa questo Comune. Ha, in ogni caso, ottemperato per tempo ai suoi obblighi. Ha dovuto predisporre tutti gli atti che fanno seguito all’approvazione di un bilancio di previsione. E’ stato varato, inoltre, un bilancio consuntivo dell’anno precedente, il 2008. Quindi, vi è stato il riequilibrio di bilancio dell’anno in corso. Infine, l’assestamento generale del bilancio. L’atto amministrativo più recente è stata l’approvazione del bilancio di previsione del 2010. Inoltre, com’è noto, al bilancio di previsione si allega uno schema annuale e triennale delle opere pubbliche. A ciascuna opera pubblica in programma è allegata una spesa relativa. Il Comune, sul fronte delle entrate, è tenuto anche a dimostrare come intende coprire quella spesa. Lo schema, a dire il vero, si presenta per legge con un certo anticipo, entro il 30 ottobre dell’anno precedente. In questo modo, il cittadino debitamente in-

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Il centro storico di Acquaviva delle Fonti

formato tramite l’affissione di manifesti, può anche redigere proprie osservazioni. Detto programma va considerato alla stregua di un Piano Regolatore Generale che riguarda solo le opere pubbliche, non quelle private. Il Commissario prefettizio, in ogni caso, ha diligentemente adempiuto al proprio dovere. I primi tempi, in modo particolare, ha dovuto fare affidamento sui ruoli istituzionali interni al Comune, a cominciare da Giovanni Di Donna, Responsabile dell’Ufficio Tecnico. Non avrebbe potuto fare altro, non conoscendo nulla dello stato di cose. In questi mesi di campagna elettorale, si sono costituite le coalizioni. Sono stati designati 5 candidati

Sindaci. Sono stati redatti i diversi programmi amministrativi validi per la coalizione che risulterà vincente il 28 e 29 marzo. Sono stati sviscerati problemi di urbanistica, culturali, di spettacoli da tenere nell’estate acquavivese, dei lavori non completati come piazza Garibaldi ed il cimitero. Come si fa a discutere di queste cose, se le disponibilità economiche di questo Comune risultano quanto mai incerte? Potrebbe mai un capofamiglia prevedere spese in assenza di disponibilità? IL FINANZIAMENTO E’ QUI, ANZI NO! Quando si afferma da più parti che la bocciatura è avvenuta su basi politiche, si afferma un pezzo di verità. Non è detto, infatti, che quei consiglieri comunali della ex maggioranza che sosteneva Franco Pistilli avessero davvero letto gli atti amministrativi. E’ più facile pensare che covassero dissidi insanabili. E’ più giusto ritenere che il PdL ad Acquaviva fosse un partito non di plastica ma di cartone. Tuttavia, questo non vuol dire che i conti del bilancio fossero in regola, come vuol far credere certa politica. Il Commissario prefettizio, ai primi di luglio 2009, ha varato lo

stesso bilancio di previsione 2009 bocciato pochi giorni prima. Non si poteva fare altro. Sono stati sufficienti appena 4 mesi a Maria Filomena Dabbicco perchè comprendesse tutto. Il quadro economico e finanziario è peggiore di quel che si potesse prevedere inizialmente. Infatti, a novembre 2009, lo schema di programma delle opere pubbliche prevedeva 5 milioni di euro in meno. I contratti di quartiere erano, per la prima volta, scomparsi. E pensare che, a partire dal 2004, questa dicitura veniva sistematicamente riportata ogni anno in bilancio. Quei soldi, spiace dirlo, non ci sono più. Ad Acquaviva era cognizione comune che il finanziamento derivante dall’inclusione nei contratti di quartiere, per il comune di Acquaviva delle Fonti, era a disposizione. Addirittura, si disse che era già pervenuta la prima tranche. E questo, fino a dicembre 2009. Il Commissario aveva già eliminatoi contratti quartiere, ma le forze politiche dell’ex governo cittadino, facevano circolare in città voci secondo cui l’inizio dei lavori relativi al rifacimento dell’estramurale Molignani era imminente. Ma la verità ha la testa più dura delle parole. Anche di quelle pronunciate nei comizi, quando lo stesso Pistilli si chiedeva che fine avesse fatto certa stampa.

Mensile del sud-est barese Direttore responsabile: Franco Deramo Redazione: Sammichele - L.go S. Antonio, 8 francesco.deramo@gmail.com mastrangelo.roberto@gmail.com sgaramellavalentino@gmail.com Reg. Trib. Bari Num. R.G. 556/2010 num. reg. stampa.11 del 23/02/2010 Editore e Pubblicità: Coop. Il Territorio News 70010 - Sammichele L.go S. Antonio, 8 Tel 329.6325836 ilterritorionews@gmail.com Stampa: A.G.A. - Arti Grafiche Alberobello 70011 Alberobello (BA) C.da Popoleto nc Tel. 080.4322044 - info@editriceaga.it Chiuso in redazione il giorno 18.02.10 Presso la sede legale della Cooperativa è disponibile il regolamento con le tariffe per l’accesso alle pubblicità elettorali.


A cquaviva delle Fonti

Il moderno Annibale di Hédi Bouraoui Una serie di incontri per presentare l’opera dello scrittore tunisino

Da sinistra in piedi col microfono: Giovanni Ippolito; Anna Maria Quatraro; Marilena Chimienti; Hedi Bouraoui; Nicola D’Ambrosio

di ISABELLA GIORGIO

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i è appena concluso “Al di là del Mediterraneo”, l’intenso calendario di eventi culturali (dal 3 al 14 Marzo 2010) organizzato da Nicola D’Ambrosio per la promozione del romanzo dello scrittore tunisino-canadese Hédi Bouraoui intitolato Annibale il Mediterrante edito da Wip Edizioni di Bari, finalista di due premi letterari internazionali (“Prix des lecteurs de Radio-Canada 2009” e del Premio Letterario Canadese “Trillium”. Si tratta di un progetto di ampio respiro internazionale che prosegue il dialogo interculturale tra la Puglia e il Canada. “La 4^ Tournée italiana di Hédi Bouraoui- riferisce D’Ambrosio, docente di Letterature Francofone dell’Università degli Studi di Bari- mi ha visto protagonista nella triplice veste di traduttore ufficiale, direttore di collana e organizzatore di questo evento insieme alla Wip Edizioni di Bari e al

Canada-Magreb Centre di Toronto. Abbiamo previsto per questo Tour culturale ben dodici appuntamenti. Diversi saranno gli interlocutori: dalle Associazioni, alle Istituzioni, alle Università e Istituti scolastici presenti nelle tre Province della nostra Regione: Bari, Conversano, Mola di Bari, Acquaviva delle Fonti, Taranto, Maglie, Gallipoli, Lecce e nelle Marche Porto San Giorgio (Fermo) e Macerata”. Il romanzo è l’avventura di un Annibale moderno che, animato dal desiderio di ricomporre la sua identità, si mette alla ricerca di un padre scomparso, per trovare un posto nel mondo è pronto a lasciare la propria terra, a scoprire se stesso grazie al confronto con le altre culture. Annibale Mediterrante è un viaggio alla scoperta del transculturalismo, nello spazio (Kerkenna, Djerba, la Sardegna, la Sicilia) e nel tempo (Cartagine, Ulisse, Roma, Federico II, l’11 Settembre a New York) alla ricerca della comune matrice mediterranea.

Questa tournée vuole essere la continuazione del Romanzo: Annibale approda in Puglia e nelle Marche, e in Liguria alla Fiera del Libro di Imperia il prossimo maggio, un viaggio da Sud a Nord, da Est ad Ovest del Mediterraneo. Hédi Bouraoui in questo romanzo, prima parte di una trilogia con “L’Odissea di Annibale” e “Il Mediterraneo a vele spiegate”, mette in evidenza il ruolo dell’Arte, visibile nella Cattedrale di Monreale, capace di mettere insieme culture diverse in un profondo dialogo che vede possibile l’unione del Mediterraneo all’insegna della pace e della prosperità. Hédi Bouraoui è un poeta e scrittore tunisino, cittadino canadese, pugliese di adozione. Docente di Letteratura francese e comparata, Preside di “Stong College” e fondatore del Canada-Magreb Centre della York University di Toronto; professore emeritus, laurea honoris causa in Canada, Stati Uniti e Tailandia, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti

letterari internazionali. Nel giugno del 2009 è stato nominato “Membro Onorario dell’Università della Terza Età di Acquaviva delle Fonti (secondo l’art. 6 dello Statuto) per aver diffuso il seme dell’interculturalità. Come ha riferito nel suo intervento tenutosi presso la Scuola Elementare A. Moro di via Bari durante l’incontro con il Consiglio di Amministrazione presieduto da Marilena Chimienti, il Comitato Scientifico, i docenti e corsisti dell’UTE acquavivese: “Sono un modesto cantastorie che ama la vostra Regione accogliente, generosa e affettuosa. Vengo ogni anno in Puglia in una famiglia che si ingrandisce sempre più, dalla piccola famiglia dei D’Ambrosio alla grande famiglia della Terza Età. Siete tutti membri della mia famiglia, vi voglio ringraziare individualmente dal profondo del mio cuore. Mi avete fatto rivivere qualcosa che né il mio paese natale, né quello di educazione né il suo paese di adozione mi ha fatto vivere. Voglio dirvi che non si può avere un avvenire se non si guarda al passato, io sono il Passato voi avete in mano il futuro ma non dovete dimenticare di fare esperienza del passato”. Interessante appuntamento e grande partecipazione di pubblico all’evento in onore di Hédi Bouraoui e del Canada organizzato dall’Associazione Culturale Centro Studi Musicali “G. Colafemmina” di Acquaviva delle Fonti con il patrocinio dell’Ambasciata del Canada e della Wip Edizioni di Bari presso l’Auditorium di San Domenico nell’ambito della IV Stagione Concertistica Ottobre 2009-Maggio 2010. Tema della serata lirica è stata “l’opera buffa e i suoi celebri personaggi” eseguita dal duo costituito dal basso-baritono Eugenio Leggiadri Galliani e dalla pianista Gabriella Orlando. L’evento concertistico ha visto la partecipazione di Hédi Bouraoui con un intermezzo poetico insieme a Marilena Chimienti presidente dell’UTE e a Tommaso Procino. Come ha riferito Angelo Colafemmina, Presidente dell’Ass. “G. Colafemmina”: “è la prima volta che realizziamo questo gemellaggio che mette insieme musica e la poesia, per rendere omaggio a Hédi Bouraui, al Canada e all’UTE di Acquaviva delle Fonti”. Sono stati proposti brani di Mozart, Donizetti e Rossini. N° 2 - marzo 2010

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Alberobello

Il piccolo commercio con l’acqua alla gola? Una riunione di commercianti senza la Confcommercio di VALENTINO SGARAMELLA

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l disagio lo tocchi con mano. E potrebbe essere più ampio di ciò che appare in superficie. Nella Biblioteca parrocchiale Santi Medici, un gruppo di coraggiosi commercianti ha sfidato un sistema. Si è riunito per dare voce ad una protesta. E dovrebbe essere solo il primo passo per la creazione di un’associazione. Vogliono contarsi e tutelarsi da soli. “La Confcommercio è una assciazione che sta lì, ma sul piano operativo non fa altro”. E poi: “Vogliamo capire di che morte dobbiamo morire”, ci dice Francesco Palmisano. “Pensi che gli esercizi commerciali aprono senza regole, in questa città, senza alcun problema”. Ed emerge anche una differenza tra grande e piccolo commercio. E’ un mondo a tratti cinico e spietato: “Chi ha soldi spara, chi soldi non ne ha è indifeso. Non ci tutela nessuno. Chiudiamo. E alla fine il piccolo paga, il grande non paga nulla”. Quindi sbotta: “Un grande commerciante può assumere operai dalle agenzie per un mese e poi li manda via. Io ho un operaio da 15 anni con me; se volessi, non potrei licenziarlo, perchè farebbe subito una vertenza”. IL CUORE DEL PROBLEMA Non si sentono tutelati dalla Confcommercio e percepiscono come estranee le istituzioni. C’è anche la preoccupazione che si aprano nuovi ipermercati nei Comuni viciniori. I problemi veri, tuttavia, sono altri. Giuseppe Pugliese: “In corso Trieste e Trento e via Manzoni, ci sono situazioni di traffico caotico. Non ci sono criteri nell’assegnazione delle licenze”. Il problema, infatti, è nella facilità con la quale l’Amministrazione comunale rilascerebbe licenze per l’apertura di nuovi esercizi commerciali. “Bisogna porre un fre-

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no all’apertura di esercizi di medie e grandi superfici”. Un supermercato o un minimarket, una normale salumeria, devono avere, in base all’estensione dell’esercizio, un’area destinata a parcheggio? Uno dei problemi è che c’è un’elevata densità di locali commerciali. Spesso, sono adiacenti l’uno all’altro. Dice un commerciante: “Supponiamo che io abbia un supermercato in via Manzoni. Se di fronte c’è un bar e al mio fianco ho un negozio di abbigliamento, è normale che si crea disagio”. Non è una questione di concorrenza, ma di regole. Ma c’è anche, (perchè negare l’evidenza?) un problema di contiguità tra due supermercati l’uno accanto all’altro. “Io lavoravo in via Barsento con un flusso veicolare che è raddoppiato rispetto a quando il supermercato non c’era. E non siamo concorrenti. Ed ora che

si apre il mercato coperto? Questo è il problema. Pensano solo a creare strutture senza parcheggi idonei”. CLIENTELISMO? Non ci pare che questi operatori del commercio temano il concetto di libero mercato che si fonda sulla concorrenza. Il problema sono ancora una volta le regole. E dicono questo ad un’Amministrazione di centrosinistra, che dovrebbe opporsi ad un liberismo senza le regole. “E’ normale che la clientela che trova il pane cotto dal mio concorrente più buono del mio, non sceglie il mio panificio. Ma la rabbia nasce dal fatto che io perdo il cliente che non trova un posto auto e sceglie il panificio che ho di fronte”. Quindi, c’è un problema di eccessiva liberalizzazione del commercio che ha condotto ad una

Sorbilli: “Amministrazione dai tratti clientelari” Ascoltiamo il pensiero della minoranza consiliare di centrodestra, in questa città. Fernando Sorbilli la rappresenta. Con lui abbiamo fatto una breve panoramica sui principali problemi. La giunta De Luca è al suo secondo mandato amministrativo: quale progetto di città ha cercato di attuare il centrosinistra in questi anni? Il primo mandato amministrativo delle giunta De Luca si era contraddistinto per aver dato continuità ai progetti ereditati, mentre nel secondo mandato stiamo assistendo ad una gestione amministrativa dai tratti clientelari dove l’asfalto, il piccolo favore, la clientela minimale,specialmente durante le tornate elettorali,hanno determinato il consenso. I commercianti contestano la liberalizzazione delle licenze commerciali. Cosa ne pensa? Hanno perfettamente ragione. La nostra città,anche se fortemente a vocazione turistica, ha bisogno di un piano commerciale serio e condiviso con gli stessi operatori. Qualcuno lamenta dei ritardi con cui l’Ufficio Tecnico del Comune rilascia i permessi a

giungla. E’ inevitabile che se consenti l’apertura di una pletora di esercizi, devi prevedere posti auto. Fioccano le domande: “Ad un minimarket di 300 metri quadri, solo perchè lo chiamano mini, rilasciano la licenza senza che vi sia bisogno di un parcheggio? E perchè se lo chiami supermercato, anche se si tratta di 250 metri quadri, hai bisogno di un parcheggio?”. Qualcuno ci sussurra in un orecchio la parola “clientelismo” in rapporto alle licenze facili. Se così fosse, resteremmo basiti. Non era la sinistra ad accusare di clientelismo la vecchia DC dei Pinuccio Bimbo ed Elio Partipilo? “Se io occupo un garage e realizzo 2 bagni, quello si trasforma in locale commerciale. Miracolo?”. Vincenzo Montrone ha lasciato intravedere un problema: c’è un rapporto tra liberalizzazione del commercio ed interessi nell’edilizia in questo Comune? Il problema del commercio è uno degli aspetti di un intreccio a tratti perverso tra diversi mondi, cui non è estranea la stessa BCC. Questo paese ha pianificato le attività del commercio in rapporto alla densità abitativa? Esiste un piano del commercio? Intanto, registriamo l’assenza dell’assessore al Commercio e del presidente di Confcommercio, alla riunione.

costruire, specie in zone nelle quali va esaminato un eventuale vincolo paesaggistico; solo lungaggini burocratiche? I termini imposti dalla legge 241 del 1990 riducono molto i tempi per il rilascio dei permessi a costruire. . E’ pacifico che chi si vede penalizzato da eventuali ritardi deve informare gli organi competenti al fine di vedere salvaguardati i propri diritti ed evidenziare le manchevolezze ed i ritardi per difetti burocratici o di altra natura. La mia disponibilità a raccogliere ogni segnalazione a questo livello è totale. Lei condivide la dislocazione del mercato coperto in via Barsento? Non condivido senz’altro i tempi biblici per la conclusione dei lavori e non solo per il mercato coperto,ma per tutte le altre opere pubbliche cantierizzate,così come denunciato più volte in Consiglio Comunale. Come mai il centrodestra, dalla giunta Panarese fino ad oggi, non riesce a conquistare il consenso necessario a governare? Per tanti motivi,senza dubbio per i vari personalismi che non permettono di fare Gruppo e quindi di sviluppare unitariamente i consensi elettorali che superano abbondantemente il 60%. Mi auguro che nel futuro si riesca a trovare questa unità che permetta di vincere le future elezioni per dare un nuovo governo alla nostra Città.


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l’inchiesta - Alberobello

Turismo e cultura sono inconciliabili? aaa

suddivisa in due “rioni”. Nel “rione Monti”, abbiamo 1030 trulli circa, occupati da 3 mila abitanti. Il “rione Aia piccola”, contiene circa 400 trulli con mille e 500 abitanti. Il flusso turistico si concentra, da sempre, nel rione Monti, cosiddetto per le sue stradine scoscese, tutte in salita, che con il loro andamento impervio convergono in un punto sulla sommità dei “Mon-

ti”. In quelle stradine si concentrano numerosi esercizi commerciali. Per l’altro rione l’Amministrazione comunale ha, da tempo, compiuto una scelta volta a preservare la zona dall’aggressione di un turismo consumistico. A detta di molti, oggi, il commercio legato al turismo nel rione Monti è del tutto slegato da un artigianato locale. Non si riconnette alla storia ed alle tradizioni dei manufatti locali e degli antichi mestieri. I prodotti in vendita al turista sono, spesso, made in China. Nella migliore delle ipotesi provengono dall’Abruzzo o dalla Calabria. Una vecchia storia, questa, che pare essersi ormai definitivamente consolidata. Se da un lato, si accosta il trullo a ciò che è cultura, arte, dall’altro lato si tende a massificare un prodotto pur di fare cassa. Turismo, assetto urbanistico, economia locale, sono tematiche che si intrecciano da sempre.

nuovo Piano Regolatore. Che, tra l’altro, nel frattempo, ha cambiato denominazione. Attualmente, si chiama Piano Urbanistico Generale (PUG). Non è mutato solo il nome. E’ cambiata la filosofia con cui la politica deve approcciarsi allo sviluppo urbano. Non più limitarsi a modulare, coordinare le esigenze di edificabilità. Oggi, la legge numero 20 del 2001 della regione Puglia, parla un linguaggio diverso. Ci si è resi conto dell’importanza della “tutela dei valori ambientali, storici e culturali espressi dal territorio, nonché della sua riqualificazione, finalizzati allo sviluppo sostenibile della comunità regionale”. Il Documento Regionale di Assetto Generale (DRAG), fortemente voluto dall’assessore all’Urbanistica uscente Angela Barbanente, ancora meglio “definisce le linee generali dell’assetto del territorio, nonché gli obiettivi da perse-

guire” ed “il quadro degli ambiti territoriali rilevanti al fine della tutela e conservazione dei valori ambientali e dell’identità sociale e culturale della Regione”. Insomma, la qualità diviene valore fondante, a scapito della quantità. La stessa idea di sviluppo di una città non possiamo più misurarla in base ad un semplice rapporto tra metro cubo di edificato su metro quadro di superficie. La città, in tal modo, viene scomposta in tante porzioni più piccole. Su ciascuna porzione si effettua un accurato studio. Può accadere che in quella determinata porzione sorga l’esigenza di maggiori volumetrie, ossia case, perchè nel frattempo potrebbero essere sorte esigenze abitative. E, in modo correlato, devi prevedere opere di urbanizzazione secondarie, con servizi, aree verdi, parcheggi. Vediamo cosa accade in questa comunità, alla luce di queste nuove normative.

Alberobello- Rione Monti

di VALENTINO SGARAMELLA

P

artiamo da un dato ineludibile. La principale risorsa economica di Alberobello è il turismo legato alla presenza dei trulli che da 15 anni sono patrimonio Unesco. Il flusso turistico fa affluire, specie nela stagione estiva, denaro fresco. La parte antica della città, come sappiamo è

3 - Non più Prg, ora si chiama Pug Divenuto vecchio ed inadeguato lo strumento urbanistico, anziché redigere un nuovo PRG, fu redatta una variante di Piano Regolatore Generale. Una variante non è, per definizione, un nuovo Piano. Dovrebbe, al contrario, perseguire gli stessi obiettivi generali del precedente e completare l’opera intrapresa con i 27 Piani Particolareggiati. In realtà, la filosofia era differente. Non ci si preoccupava di proseguire l’operato del primo progetto. L’obiettivo, tutto politico, della variante era minimalista. Bisognava “sistemare” qualche situazione. Saranno stati amici, compari (di cresima o di anello), parenti e, soprattutto, amici degli amici? Facciamola breve. Oggi, anche quella variante è scaduta. Diviene ineludibile redigere un

2 - Prg inattuato per venti anni Fu l’Amministrazione comunale guidata dal democristiano Napoleone Bimbo e dall’Assessore ai Lavori pubblici, Salvatore Fedele, ad approvare e poi adottare il Piano Regolatore Generale. Quel PRG fu redatto da grandi architetti come Angelo Ambrosi, Roberto Panella e Giuseppe Radicchio. Lo sviluppo previsto in quel progetto di città non si fondava sulla cementificazione massiccia. Aveva bene presente l’esistenza di un patrimonio storico e culturale. Faceva i conti con esso. Limitava gli appetiti. Lo sviluppo edilizio sembrava portare rispetto a quel modo unico al mondo che i progenitori avevano avuto: edificare casupole a cono. In forza di questa visione culturale, prima che aridamente tecnica, il centro storico fu suddiviso in 2 zone: una “zona monumentale” ed una “zona ambientale”. In quella idea di città, erano previste e ben delimitate alcune aree nelle quali fosse possibile l’intervento. Queste aree furono definite “Piani Particolareggiati”. Erano ben 27 ambiti parcellizzati. Per ciascuno di essi, si doveva eseguire uno studio analitico, appunto, particolareggiato, casa per casa, per stabilire dove fosse possibile ed in che termini un recupero, una ristrutturazione dell’antico. Non è cosa da poco. Il tecnico progettista stabilisce perfino quale finestra o porta accessoria vada chiusa. E non lo fa con un atto d’imperio, ma dialoga con chi abita nel trullo. Insomma, la cultura tecnica si adatta alle esigenze del cittadino. Una idea magnifica, nella teoria. Purtroppo, difficilmente realizzabile nella pratica dell’amministrazione quotidiana. Per 27 piani così parcellizzati, devi conferire 27 incarichi ad altrettanti tecnici. Immagina gli interessi contrastanti tra loro. Alcuni di quei Piani furono realizzati, in ogni caso. Vi era un Ufficio Tecnico che li coordinava tutti, avendo, dunque, una visione d’insieme del centro storico. Quel PRG rimase, per certi versi, inattuato per 20 anni. A quel punto, Alberobello aveva acquisito un’altra fisionomia. Quel PRG non serviva più. Ne occorreva un secondo. N° 2 - marzo 2010

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l’inchiesta - Alberobello 4 - Il nuovo strumento urbanistico che si sta approntando è la naturale evoluzione del vecchio PRG?

Città senza PUG ma con un PRU I

n questo momento, il comune di Alberobello vive ancora in una situazione di anarchia sul piano regolamentare. I Piani Regolatori Generali non possono durare in eterno. Ad un certo punto, decadono. E, nel frattempo, quella comunità ha mutato il suo volto. Non sono sopravvenute solo esigenze legate alla espansione edilizia. Nuovi soggetti economici si affacciano e richiedono un nuovo assetto della città. Cambiano i tempi, la mentalità, la cultura. Quando un PRG decade e contemporaneamente non è rimpiazzato da un nuovo strumento urbanistico, ed è il caso di questa comunità, resta valido il vecchio. Hannp approvato una serie di deroghe. Pur decaduto, un ordine deve pur essere garantito. Queste situazioni sono fatalmente aggredibili dal virus della speculazione. Diviene una terra di nessuno, in cui il far west dei project financing tenta di insinuarsi. Il 24 settembre 1999, il Consiglio comunale approva la delibera numero 30. In assenza di un nuovo PRG, si approva un Programma di Recupero Urbano (PRU) che, a sua volta, ricade in un più ampio Piano di Edilizia Economica e Popolare (PEEP). Il tutto, in via Barsento e aree limitrofe. C’è stata una richiesta di finan-

ziamenti, accolta dalla Regione il 30 ottobre 2000. Il 30 giugno 2003, il Consiglio comunale ha approvato una deliberazione che ratifica un Accordo di Programma Quadro con la regione Puglia. Hanno espropriato delle aree, regolarmente indennizzate. Il PRU è, nei fatti, un nuovo strumento urbanistico che incide sul volto della città, tenendo conto

che è prevista la allocazione del nuovo mercato coperto. Tutto ciò, è avvenuto, però, in assenza di un nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG). Quindi, nei fatti il volto della città cambia senza che vi sia un sistema di regole generali e valide per tutti. Le regole verranno dopo l’attuazione del PRU. Quindi, la domanda è: il nuovo strumento urbanistico che si sta

approntando è la naturale evoluzione del vecchio PRG? Ma nel vecchio PRG non era contemplata la nascita del nuovo mercato coperto e la stesura del PRU? La speranza è che il nuovo Documento Programmatico che già circola abbia tenuto conto di questa complessa situazione. In ogni caso, il volto di Alberobello è cambiato se guardiamo a quel che accadrà in via Barsento.

5 - Rione Monti, un gran bazar? L’alibi politico ed anche tecnico che la classe politica sostiene razionalmente, ed in particolare il centrosinistra quando governa situazioni simili è il seguente. Dicono che gli strumenti urbanistici non sono più rigidi. Non puoi conservare e mantenere lo strumento urbanistico all’interno di una situazione che ormai cambia velocemente, al giorno d’oggi. Devi agire e devi sapere come fare. Infatti, a supportare un’analisi politica di questa fatta, ci sono sempre fior di studi tecnici. Certo, non l’ultimo arrivato. Resta il fatto che eliminare il

vecchio mercato coperto da largo Martellotta e realizzarne uno nuovo in via Barsento, cambia in maniera notevolissima, se non radicale, gli assetti relativi al traffico, allo stesso commercio, allo sviluppo edilizio, all’economia cittadina. E’, comunque, un’operazione che si configura all’interno di uno strumento urbanistico generale. Ma hai detto che la situazione era urgente, di emergenza e richiedeva un riassetto. C’è da chiedersi chi ha deciso tutto questo. Il futuro di questa città è stato concordato, discusso con i cittadini o a decidere, nella realtà, sono state solo ristrette elites politiche e magari “interessate” al settore? Insomma, tutto a tavolino?

E poi, c’è la situazione in cui versa il centro storico. I trulli. Chi giunge dall’esterno e fa una passeggiata lungo le stradine del “rione Monti”, si renderà conto che ci si trova di fronte ad una realtà deteriore che sta prendendo piede in molti Comuni. Potremmo ricordare Ostuni, Trani. La stessa piazza del Ferrarese a Bari con la nobile motivazione di una bonifica ambientale l’hanno trasformata in un gran bazar. Il rione Monti è intasato da souvenir (cinesi?). Un’altra domanda è se esiste ancora un artigianato locale, un manufatto che sia frutto degli antichi mestieri alberobellesi. Si vende di tutto. Ma qui è necessario aprire una parentesi sul mondo del commercio locale.

6 - Turismo, una guerra tra poveri

necessità di dare vita ad una assemblea autonoma nella quale far pesare le proprie insoddisfazioni. Gli operatori del commercio fanno sistema? Rappresentano un contropotere autonomo e svincolato da tutti gli altri poteri? In questa comunità, le guerre tra commercianti nel rione Monti risalgono a decenni fa. Una guerra fra poveri con i tipici toni del melodramma italiano, con tanto di urla, reciproche accuse di tradimenti e a volte scene da infarto (finto), se confrontata al vero business del turismo: i viaggi organizzati. Si narra una storia. Le grandi agenzie che organizzano crociere, i cui nomi sono ben noti, pare giungano a colonizzare il territorio. Sembra contattino i singoli commercianti. Se in passato le

guide turistiche erano organizzate dalla Pro Loco, oggi sarebbero le grandi agenzie a fornire un servizio completo al cliente. Viene offerta l’esclusiva al commerciante. Il che equivale a dire che il turista ignaro viene accompagnato solo ed esclusivamente in quell’esercizio. Ed è naturale che, presto o tardi, potrebbe essere indotto all’acquisto. Ed è ovvio che gli altri commercianti che non godono di questa offerta, si sentano danneggiati. Ci riferiscono di guerre tra operatori del commercio a colpi di carte bollate. Il giro d’affari ruota intorno a tutto questo. La soluzione al problema sarebbe quella di fare fronte comune ed impedire alla grande agenzia di operare una scelta di mercato al ribasso. Ma questo è impossibile, perchè ognuno tutela il proprio

piccolo orticello. Manca una visione globale degli interessi di categoria. Questo, negli anni scorsi, indusse le Amministrazioni comunali a bloccare il rilascio di licenze commerciali nel centro storico. Negli ultimi tempi, soliti gruppi di pressione avrebbero esercitato una sorta di azione lobbystica nei confronti del ceto politico. La morsa si è allentata. Infatti, i problemi si stanno ripresentando nella loro gravità. Teniamo conto che si parla del turismo come fonte primaria dell’economia di Alberobello. Paradossalmente, il turismo potrebbe diventare un potere così forte da esprimere un pezzo di classe dirigente. Ma ciò non accadrà mai per le divisioni e la reciproca incomunicabilità. E a risentire maggiormente sono quei pochi commercianti che vendono prodotti di qualità.

Il Mezzogiorno, tra le tante negligenze, ne ha una che produce effetti a volte devastanti. L’esasperato individualismo derivante da un’atavica diffidenza reciproca. Rutigliano, ad esempio, è il paese in cui l’uva da tavola rappresenta la prima fonte di ricchezza. La complessità dei problemi e le necessità imposte da un mondo globalizzato rendono vitale l’unità di intenti, la cooperazione tra produttori. Se ne discute da anni ma siamo sempre al punto di partenza. I commercianti di Alberobello non ci sono sembrati una organizzazione che parla all’unisono. Se così fosse, un gruppo di operatori non avrebbe avuto la

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l’inchiesta - Alberobello 7- Il nuovo strumento urbanistico che si sta approntando è la naturale evoluzione del vecchio PRG?

L’ombra della speculazione L’

altro volto della medaglia. Il volto nascosto dell’economia reale. Fanno soldi a palate sfruttando (o incentivando?) un esodo dalla parte antica, dai trulli. Li acquistano a poco prezzo. Il valore venale schizza in alto. Bed and breakfast nascono come funghi. E ancora, alberghi. Il numero di posti letto è in continuo aumento. Frattanto, l’ombra della speculazione edilizia si allunga su una città in cui qualcuno pensa ad una economia che non conosce etica. Ristretti centri decisori stabiliscono quello che va fatto. Un intreccio a tratti perverso tra politica, edilizia e mondo del credito. E’ il potere, bellezza. Cosa credevi? Adesso, è quasi una moda. Voci di piazza ci dicono che non di rado qualche proprietario di trullo concede in affitto un trullo, anche per un solo giorno. Il che è normale. Quello che è meno normale è non emettere fatturazione. Ed è addirittura anomalo ascoltare la solita vocina mentre ti racconta che lassù, a palazzo di città, c’è chi sarebbe perfettamente a conoscenza di questo andazzo. Ma la pezza a supporto ce la mettiamo noi, questa volta. I trulli sono patrimonio mondiale Unesco. Restaurare un trullo diroccato costa parecchio. L’autorità finge di non vedere per agevolare l’intrapresa? Insomma, la voglia d’impresa si è impossessata come una frenesia di molti alberobellesi. Immagina che un cittadino acquisti a quattro soldi un numero elevato di trulli per farne bed and breakfast. Quello si fa ricco, in men che non si dica. Il problema è che intanto non hai incentivato il ripopolamento di una intera area. Alla fine, avrai rimpiazzato la zona trulli con un immensa area alberghiera. Del resto, ormai il numero degli esercizi commerciali ha raggiunto il top. Siamo alla saturazione. Non ci resta che dare vita ad alberghi o camere singole da 50 euro per un pernottamento. Va precisato che Alberobello non è e non potrà mai essere Putignano o Monopoli. Nessuno strumento urbanistico generale potrebbe mai immaginare una espansione urbana con nuove abitazioni. Per fare questo, dovre-

sti prevedere uno straordinario incremento demografico che non c’è. Siamo fermi a 10 mila abitanti circa. Non puntiamo ad un ampliamento della città, fa capire l’Amministrazione comunale. Puntano alla riqualificazione, infatti.

Termine nobile. Questa città, da un punto di vista dell’interesse edilizio puro, ha una palla al piede: i trulli. La speculazione, quindi, agisce proprio su questo versante. Interviene sulla rendita fondiaria derivante non

8 - E ci sono anche le luci Non solo le ombre. Ci sono molte luci, anche. E vanno registrate. Governare una città come Alberobello non deve essere semplice. Ci si trova di fronte ad una metà del territorio che è zona monumentale, addirittura patrimonio Unesco. I trulli non sono più, da tempo, considerati come “arte povera”. Alberobello è un centro nel quale si fa arte, cultura. Pittori ed artisti di chiara fama soggiornano per mesi nella città dei trulli. E’ evidente che un bene monumentale rappresenta ad un tempo una ricchezza ed il limite invalicabile per qualunque appetito. E non è semplice governare interessi anche legittimi che sono presenti nella società. L’edilizia è certamente uno di questi. Ogni progetto, ogni opera pubblica non può non tenere conto della esistenza di un intera porzione di paese che è ancora edificata con le tipiche casupole a cono. E dietro quella forma c’è una vicenda storica di una comunità che ha sofferto

9 - La “casta” al Governo Quando si parla di edilizia ad Alberobello, si deve immaginare la figura del moderno impresario edile. Siamo di fronte ad investitori. I nomi sono quelli di sempre. Da Pezzolla a Consoli fino a Matarrese. Quest’ultimo gruppo imprenditoriale esprime la figura di vice-Sindaco ed assessore ai lavori pubblici, in questa Amministrazione, a detta degli osservatori politici, è il vero “dominus” nell’Amministrazione comunale. Con I suoi 500 e passa voti, ha il controllo politico della situazione. E’ il vero ago della bilancia. Potrebbe, se lo volesse, spostare l’equilibrio politico in favore del centrodestra, se solo qualcuno osasse porre in discussione certe scelte. Radio fante ci informa di manovre politiche in atto da oltre un mese a questa parte. Corre voce che il sindaco, Bruno De

dall’espansione urbana, ma dalla rivalutazione economica di vecchi immobili. Oggi, ristrutturare un vecchio trullo, significa sostenere una spesa pari anche a 350 mila euro. Ed è qui che spuntano gli interessi. Quali?

per essere stata tenuta sotto il giogo degli Acquaviva d’Aragona. Un popolo, quello alberobellese, che era costretto a vivere nella precarietà abitativa per consentire al “Conte” di evadere il fisco, potendo demolire anche in una sola notte i trulli a seguito di una ispezione regia. Per ricostruirli il giorno seguente. E tutto ciò, I “selvesi” lo facevano per dare il pane ai propri figli. Ma, alla fine, quel popolo fu capace di ribellarsi e di chiedere al Re Ferdinando IV di Borbone l’autonomia. Tutto questo c’è dietro la parola “trulli”. E non è semplice governare una comunità che ha scoperto nel commercio una importante fonte di reddito. Tutto questo non basta a giustificare le cattive abitudini. Le regole servono soprattutto a garantire che non vi siano “furbetti del quartierino” in agguato. Che nessuno abbia la pretesa di porre un’ipoteca sulla pubblica amministrazione. E che lo sviluppo sia ordinato. Nessuno pensa alla perfezione. Ed il paradiso non è di questo mondo. Ad uno sviluppo che non sia appannaggio di pochi. A questo, si pensa.

Luca, dopo le elezioni regionali potrebbe dimettersi dalla carica di consigliere provinciale e da Sindaco. Alla Provincia sarebbe pronto a subentrare il primo dei non eletti, un fedelissimo di Vitantonio Bonasora, consigliere regionale uscente e ricandidato con Sinistra Ecologia e Libertà (SEL). E’ di tutta evidenza, intanto, che Bonasora non può che guardare con favore ad un ampliamento di una propria componente. Le solite voci ci dicono che a De Luca sarebbe stata promessa una non meglio specificata Presidenza. Dimettendosi dalla carica di primo cittadino, si renderebbero inevitabili le elezioni amministrative anticipate. Sembra che il Sindaco in pectore sia da tempo proprio Gianvito Matarrese. Un “costruttore”-investitore diverrebbe Sindaco. Frattanto, si registra una anomalia. Si edifica a ridosso della zona monumentale. Prima casa? Macchè. Si tratta di seconde abitazioni.

La logica, dunque, non è legata ad un bisogno di abitazioni. Il rischio di una speculazione esiste. Gli immobili restaurati all’interno della zona monumentale hanno, ormai, prezzi elevati. E’ inevitabile che tutto ciò che gravita intorno subisca la medesima sorte. Se una casa costava mille euro, fino a non molto tempo fa, oggi potranno venderla a mille e 500 euro al metro quadro. I guadagni per chi costruisce, come si vede, si moltiplicano. Allora, il problema è avere una rendita certa. Chiediamoci il motivo per il quale Vito Consoli tiene così stretta la carica di Presidente della BCC. C’è chi è al governo. C’è chi tiene nelle proprie mani I cordoni della borsa. E decide a chi, come, quando e perchè concedere mutui. Una “casta” costituita da soggetti che fanno dell’edilizia la propria professione, controlla la politica, l’Amministrazione comunale ed il consenso. Il convitato di pietra, ormai è l’attore protagonista, il regista ed il produttore insieme.

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economia E’ il turno di affermati imprenditori, illustri e stimati professionisti, ex amministratori. Ad aprile si vota.

Nuova espulsione di soci dalla BCC di FRANCO DERAMO

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uello che in questi giorni si è verificato nella BCC di Alberobello e Sammichele di Bari ci lascia particolarmente stupiti e sorpresi. Senza parole. Ma la mia banca è diversa. Intanto, da un lato, il Tribunale di Bari ha respinto il ricorso presentato da alcuni soci espulsi dalla compagine sociale (ne parleremo diffusamente nel prossimo numero), dall’altro lato, alla vigilia del pranzo di cui abbiamo parlato nel numero precedente de “il Territorio”, pare il 29 gennaio, il Consiglio di Amministrazione della BCC ha fatto un’altra retata di esplusioni. Si dice che ne siano stati espulsi una settantina. I soci espulsi, ovviamente, a stragrande maggioranza, anche questa volta, sono di Sammichele, pochi di Pisticci, uno o due di Alberobello. A questi soci, però, la lettera di espulsione partita i primi di febbraio, non si capisce perché sia stata recapitata nella settimana successiva al pranzo del 28 febbraio. Sarebbero stati invitati al pranzo, quindi, anche degli “estranei”. Estranei inconsapevoli, non per loro responsabilità, ma per preciso calcolo tempistico stabilito da chi ha gestito il tutto: presumiamo il presidente Vito Consoli. Ci piacerebbe essere smentiti. Pranzo o non pranzo, la cérnita fatta dei soci espulsi, ha mirato sempre più in alto, a quelli che potenzialmente o possono “fare ombra” al Presidente - le elezioni sono imminenti - o sono in grado di “guardarlo negli occhi”, di “tenergli testa”, hanno il coraggio di dirgli in faccia, in assemblea e da per tutto quello che pensano di lui, soprattutto di criticare il suo operato. Stimati e apprezzati professionisti, imprenditori affermati, tecnici competenti con collaudate esperienze anche di amministratore, capaci di esprimere liberamente, sempre, e a testa alta, il proprio giudizio di merito sulla gestione. Persone con la schiena dritta. Se critici, mai per partito preso. Persone completamente diverse da quelle che con fare silente e riverente, alla presenza del Presidente, acconsentono mute e ratificano

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decisioni “scellerate”, così le definiscono, confidando in privato alle stesse “vittime” o a loro amici, la loro impotenza, la loro incapacità a contrapporsi al “dominus” che non ammette né critiche, men che meno dissenso. Ma la mia banca è diversa. Sono stati espulsi soci che nella precedente elezione hanno “rischiato” di essere eletti, insidiando quello che ormai è da considerare un evento impossibile. Vedremo il perché. Intanto, abbiamo sempre detto che la vera ricchezza della BCC sono i soci. Magari fosse vero! Se tutto questo fosse vero, quei soci brutalmente espulsi, ove mai si stessero macchiando di “colpe” sanzionate dallo statuto, andavano almeno chiamati, preavvertiti, invitati ad “aumentare la loro operatività”, a dare spiegazioni del loro comportamento. Niente di tutto questo. Si arriva direttamente all’espulsione. Salvo inseguirli, invitarli a ritirare il ricorso perché fatto in Magistratura o delegare al giudice di svolgere azioni e un ruolo di conciliazione, iniziativa accolta quasi da tutti. Se problemi ci sono, come chiaramente dimostra l’azione espulsiva reiterata (questa è la seconda retata!), vuol dire che gli stessi non si possono nascondere come la spazzatura sotto il tappeto, ma vanno affrontati direttamente, sin dal loro nascere. E, se è consentito un legittimo sospetto, non certamente con l’espulsione da socio alla vigilia del voto per il rinnovo delle cariche sociali. Presidente, lei non ha nulla da temere! Che bisogno ha di fare delibere così negativamente “interpretative”? Lei è blindato a vita. Fosse per me, la farei eleggere per acclamazione, a vita. E lo dico seriamente. Ci toglieremmo pure il fastidio del voto, della transumanza ad Alberobello e di tutto quello che comporta. Lei, quando la banca era solo di Alberobello, è riuscito a dare un regolamento elettorale alla “sua” BCC, facendolo approvare dai soci, che assegna il 100% della rappresentanza in tutti gli organismi (Presidenza, Consiglio di Ammini-

strazione, Collegio dei Revisori dei Conti, Collegio dei Probiviri) alla lista che prende un voto in più, non assegnando nemmeno un seggio, un posto, un minimo di rappresentanza ad altra lista che può arrivare a prendere anche il 49,9% dei voti. Lei, in tal modo, non può avere mai, negli organismi elettivi, alcuna minoranza. Coincidono controllori e controllati. Un regolamento bulgaro, totalitario, che non esiste da nessuna parte, ma che è il vero insormontabile muro che impedisce ogni minimo elemento di confronto, di dibattito, di partecipazione democratica, di ricambio. Sono saltate le regole base della democrazia. E poi, non ha recentemente fatto deliberare dall’Assemblea dei Soci che ogni socio può avere fino a un massimo di tre deleghe? Per carità, tutto nella legalità. Ricordo ancora la caccia alle deleghe fatte nella passata tornata per il rinnovo delle cariche. Forse, non si sono potute neanche assegnarle tutte quelle deleghe che con assiduità e con fare

scientifico tutti i candidati e, mi risulta personalmente, anche i preposti delle sedi BCC del territorio, richiedevano direttamente ai soci. Evidentemente non vennero tanti soci a votare. Il triplicare il numero delle deleghe a socio ora, garantisce ancora di più gli amministratori uscenti. Ecco perché lei, Presidente, non ha nulla da temere, visto che pare abbia dichiarato la volontà di volersi ricandidare. A questo punto, allora, “pochi ma buoni”, soprattutto, secondo il suo insindacabile giudizio, soci “affidabili”? Ma la mia banca è differente. La mia banca fa partecipare, fa discutere i soci, non solo con i fatidici 5 minuti, per chi può, nell’unica assemblea nella quale bisogna porre in essere una serie di adempimenti formali necessari e da tutelare, per l’approvazione dei bilanci. Non guardo alle cose che vengono fatte e basta, la maggior parte sono obbligatorie, previste dalla legge. Guardo soprattutto alle tante opportunità, ai tanti servizi, alle


economia tante attività di carattere sociale e solidaristiche che non vengono fatte. Potremmo volare, invece, sarà

anche per mancanza di elaborazione culturale, siamo costretti a doverci accontentare di quello che passa il convento. Per carità, se sta bene ai soci. L’importante è che lei, Presidente, non li espella, non li decapiti tutti. Non metta a tacere tutto e tutti con l’esercizio del potere. E’ lo strumento più semplice, ma più odioso, che adottano quanti temono il confronto o l’essere sindacati. Le maglie larghe che lo Statuto ha non vuol dire che è permissivo. Quelle sono norme che si scrivono e basta e che gli amministratori illuminati non usano mai non perché incapaci o tolleranti, ma perché il terreno del confronto che scelgono è quello del merito, della qualità del servizio, del rendimento operativo della BCC, della sua capacità di espansione, dei servizi che è capace di dare ai soci, al minor costo possibile, del sostegno e della promozione economica che la BCC realizza per la crescita e lo sviluppo del vasto territorio nel quale opera.

Adottarlo, e a ripetizione, invece, può essere interpretato come delirio di onnipotenza, come segno di arroganza, di intolleranza e di insofferenza verso chi la pensa in modo diverso dal suo. La critica, fatta da persone con esperienza di lungo corso, non toglie niente, anzi. Faccia attenzione. Così facendo, rischia di svegliare dal sonno tanti soci benpensanti che ancora hanno deciso di tollerare questo stato di cose. Per questo la mia banca è differente. Un’ultima considerazione: la riservo ai miei concittadini, a quegli amministratori o responsabili che nella BCC ieri o avantieri, nel tempo, hanno scelto deliberatamente, acriticamente, di fare solo e sempre la volontà del “dominus”. A quanti, stando dentro, hanno scelto di avere un atteggiamento non verticale, ma di devozione, con un evidente profondo inchino dettato, se non da sciatta superficialità, da interesse o da necessità o da pigrizia o da povertà culturale o perché inguaribilmente affetti da familismo amorale (vedi nota nel riquadro). Il vostro silenzio è stato ed è più eloquente di qualsiasi altra motivazione. Ed è colpevole. Guardo alla storia della BCC di Sammichele, a quella che fu capace, quando era Cassa Rurale ed

Artigiana, di sradicare a viso aperto l’usura da Sammichele, a quella che aiutò tanti piccoli coltivatori diretti, tanti piccoli artigiani, fabbri, sarti, a far crescere le loro aziende, a far studiare i loro figli, a dare loro un futuro, tanti muratori a diventare imprenditori edili, a sostenere tanti piccoli redditi impiegatizi in tante necessità e in tante calamità, consentendo a tanti di potersi fare una casa. Iniziative che hanno fatto crescere e hanno trasformato il nostro territorio, il nostro paese, la nostra comunità, liberandola dai “padroni”. Penso con gratitudine e ammira-

Il Vocabolario FAMILISMO AMORALE - CHE COS’E’? Il familismo amorale è un concetto sviluppato da Edward C. Banfield nel suo libro The Moral Basis of a Backward Society del 1958 (trad. it.: Le basi morali di una società arretrata, 1976). Il paradigma del familismo amorale descrive la tendenza tipica della cultura dell’Europa meridionale e del Mar Mediterraneo, secondo la quale gli individui di una “Comunità” appartenente a tale cultura obbediscono alla seguente regola di condotta: massimizzare unicamente i vantaggi materiali e immediati della propria famiglia (società) nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo. Nei suoi studi sul campo Banfield trasse spunto da una piccola cittadina dell’Italia Meridionale che egli chiama convenzionalmente “Montegrano”, un nome che, benché fittizio, richiama però alla difficile realtà del Mezzogiorno d’Italia nel secondo dopoguerra, con vistosi tratti di arretratezza sotto il profilo economico e sociale. Dietro il nome fittizio è infatti dissimulato il borgo di

zione a quei coraggiosi “Pionieri” che ci hanno saputo dare la Cassa Rurale e Artigiana di Sammichele di Bari, veri esempi di solidarietà e di servizio al bene comune e ai bisogni dei tanti. Ora, “quella” banca, per vostra responsabilità, non esiste più. Nostalgia? No. Delusione, tanta. Amarezza e rammarico per non essere stati all’altezza dell’amore che “Quegli” amministratori, molti sono deceduti, “quella” banca, ha saputo testimoniare per quasi mezzo secolo. Per questo la mia banca è davvero differente.

Chiaromonte, piccolo centro della Basilicata. La realtà di Montegrano venne analizzata da Banfield in un’ottica comparativa, mettendola a confronto con le diverse dinamiche sociali che si attivano in altre realtà sociali, anch’esse arretrate e di estrazione agricola, in particolare degli Stati Uniti. Il familismo è definito come “a-morale” perché privo di morale pubblica, nel senso che i princípi e le categorie del Bene (etica) e del Male rimangono, e vengono applicati, solo e unicamente nell’ambito dei rapporti familiari. L’amoralità non è quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all’assenza di “Ethos” comunitario, all’assenza di Relazioni sociali o morali tra famiglie e tra individui all’esterno della famiglia. Secondo questa prospettiva quindi, ogni tentativo e iniziativa riguardante l’investimento di risorse ed energie in beni collettivi da realizzarsi tramite uno sforzo organizzativo comune e spontaneo, rimane fuori dall’orizzonte delle possibilità. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. In sintesi possiamo dire: siccome sto bene io, vuol dire che stanno bene tutti gli altri componenti della comunità cui appartengo. La qual cosa, ovviamente, non è né può essere assolutamente vera. N° 2 - marzo 2010

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personaggi

Benedetto XIII, il lungo percorso verso la santità di PINUCCIO MASSARI

I

l cammino per la futura dichiarazione di santità di Benedetto XIII è lungo, non certamente facile. Forse, ricco di insidie, anche se sarà di natura storica, non essendovi più testimoni viventi e nonostante il tempo abbia fatto bene la sua parte, nel senso che ha consentito a molti di riconsiderare l’opera pastorale di Benedetto XIII, da papa e da arcivescovo di una delle diocesi più vaste del mezzogiorno d’Italia. Molti, nel corso di questi anni, si sono cimentati a vivisezionare il nostro personaggio. Per esempio, non bisogna dimenticare che uno di questi è stato il compianto professore Gabriele De Rosa. Molti articoli, molte biografie, molti studi, tutti finalizzati a comprendere meglio l’opera di un pastore a torto dileggiato e dimenticato frettolosamente. Da tutta questa mole di lavori, è emersa la figura di un papa archivista. Si deve a lui il riordino di tutti gli archivi parrocchiali e diocesani, con la famosa Bolla “Maxima vigilantia”. Anzi, c’è di più. Tutti coloro i quali si sono avvicinati a questo aspetto della vita dell’Orsini, unanimemente hanno concordato che quel provvedimento è stato preso a modello per tutti gli ar-

Benevento. Statua di Benedetto XIII

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N° 2 - marzo 2010

Gravina in Puglia. Piazza Benedetto XIII con la statua in bronzo, opera di Pino Conte

chivi storici e civili, anche da parte delle pubbliche amministrazioni. Uno dei più acuti e assidui studiosi dell’Orsini arcivescovo, il professore Angelomichele De Spirito, ha trovato, giustamente, singolare che un arcivescovo, nel corso del suo lungo ministero episcopale a Benevento, esercitato anche da Papa, abbia potuto, nel corso dei suoi 44 anni, celebrare altrettanti sinodi diocesani. Una cosa insolita. Mai vista prima e mai verificatasi dopo. Segno di un attaccamento alla Chiesa a lui affidata e segno di una volontà di mettere ordine in una famiglia trasandata. Benedetto XIII, assunto al Soglio pontificio il 29 maggio 1724, l’anno successivo, nel corso dell’Anno Santo da lui stesso indetto, celebra, nella Basilica del Laterano, il Concilio provinciale. Anche questa fu una scelta che sorprese gli uomini della Curia romana. Fu un successo? Fu un trionfo? Quello che ha scritto il professore Luigi Fiorani, di recente scomparso, nel corso di una pubblicazione monografica sull’argomento, è eloquente e indicativo di un clima di avversità che ruotava attorno al Pontefice. Egli, però, non si fece intimidire e andò per la sua strada, rivoluzionando, se così è possibile esprimersi, una cultura,

un modo di pensare poco ecclesiale; un modo di pensare arroccato alla conservazione di alcuni privilegi da casta. Fu quello che Benedetto XIII tentò di fare, cercando di ripristinare l’ordine nella verità dei sacri canoni. Oltre alla presenza di molti scritti che hanno visto la luce, oggi due sono gli elementi su cui è bene puntare l’attenzione Il vescovo di Gravina, mons. Mario Paciello, è diventato il primo, più entusiasta sostenitore e convinto assertore della santità di Papa Orsini, e, quindi, poter dare alla Chiesa universale e locale, cioè Gravina, Manfredonia, Cesena, Benevento un nuovo modello di santità. Il contributo offerto da Mons. Amato, tra l’altro, sia pure sotto forma di ampissimo stralcio, pubblicato su l’Osservatore Romano del 27 novembre 2009, rimane una superba testimonianza insieme alle altre che saranno raccol-

te e che spazieranno dai comuni più piccoli della vasta Diocesi di Benevento alla Diocesi di Cesena e Manfredonia. Da Gravina, città che ha dato i natali a Pierfrancesco Orsini, a Viterbo, a Palermo, Vignanello, Montecalvo Irpino, Svignano Irpino, dove nel 1727 fece costruire l’ospizio per i pellegrini, e, oggi, è sede del Palazzo di città. Montemarano, Bergamo, Torino, in particolar modo la Basilica di Superga, Tortona, Milano, Napoli, Urbino, Matelica, Camerino passando dalla stessa città di Roma, tra la Biblioteca Casanatense, già dei frati domenicani, in cui si conservano diverse opere dell’Orsini e le Basiliche maggiori e minori, passando per la Chiesa Nuova, meglio conosciuta come Santa Maria della Vallicella, dove riposano i resti mortali di san Filippo Neri, di cui l’Orsini fu fervente e ardente devoto. Ma anche le chiese meno note, le opere monumentali realizzate e portate a compimento, ne è un esempio il grande ospedale di S. Maria e San Gallicano, voluto per curare coloro che erano considerati incurabili, se non rifiutati dagli altri, perchè affetti da malattie contagiose, tipo la tigna e la scabbia, parlano il linguaggio della storia, attraverso le pietre vive della memoria. Una ricerca lunga, paziente, certosina che comporrà l’intero carteggio da inoltrare al Dicastero per le Cause dei Santi. Si è ancora all’inizio, ma ad un buon inizio, se è vero, come è vero, che ora anche i padri domenicani sono convinti di aver intrapreso l’avvio giusto per giungere alla meta, al traguardo da molti agognato. (2 - fine)


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