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A.S. 2011-12 n. 1


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SOMMARIO MONDO SCUOLA

Caporedattori Eugenia Cordiano Marco Tieghi Art Director e Redazione grafica Marco Tieghi Redazione Alessandro Cominato Eugenia Cordiano Giorgia Doni Nicola Ghezzo Ester Marangoni Lorenzo Mengoli Roberta Pezzolato Nicola Pivaro Paolo Portesan Giacomo Ruzza Marco Tieghi Arianna Tivelli Luca Tugnoli Peron Francesco Vendemiati

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INTERVISTA CON IL PRESIDE ANTONIO LODO ORIENTARE I MATURANDI PROVE “INVALSI”: IL “GALILEI” IL MIGLIORE 150 ANNI DI SUSSIDIARIETÀ ORIENTARSI PER NON SBAGLIARE IN MEMORIA DI ALADINO TABACHIN INTERVISTA IMPOSSIBILE CON SOCRATE

ATTUALITÀ

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UN’ESPERIENZA IN-DIRETTA DALL’AFRICA

DAL MONDO

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ENGLISH FROM THE WORLD LA MORTE DI WHITNEY HOUSTON

CULTURA Progetto curato da Flavia Micol Andreasi

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“BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE”

“UN GIORNO” DI DAVID NICHOLLS RIFLESSO

PASSATEMPI

20 Copertine: elaborazioni digitali di Marco Tieghi

IPSE DIXIT E PASSATEMPI

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Sulla scuola e dintorni con il dirigente Antonio Lodo

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ll’apertura del primo numero del nostro giornale scolastico abbiamo ritenuto opportuno far sentire la voce del nostro Dirigente, il professor Antonio Lodo. Con molta disponibilità ci ha aiutato a capire il suo e il nostro ruolo nella scuola che cambia, che si evolve e che con molta fatica cerca di stare al passo con i ritmi frenetici del mondo contemporaneo.

Secondo Lei, data la sua grande esperienza nella scuola sia come insegnante, che come preside, cosa sta cambiando? “Il mio punto di vista oggi è soprattutto quello del dirigente, quindi di chi si occupa dell’organizzazione del “sistema scuola”, che soprattutto negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con un incremento considerevole di oneri e di responsabilità. Quando ho cominciato a fare il preside non esistevano certi 4

di Lorenzo Mengoli e Francesco Vendemiati

compiti particolari, in tema di sicurezza, di privacy ad esempio. La stessa modalità di lavoro era diversa, non c’erano i progetti. E’ vero che negli ultimi 20 anni il cittadino ha chiesto alla scuola certe cose che prima non chiedeva, e il servizio ha dovuto adeguarsi di conseguenza. Per esempio oggi è normale che alla scuola si chieda che ci sia un ambiente confortevole, che l’insegnamento sia impartito in un certo modo, che gli insegnanti comunichino l’esito delle verifiche, che le verifiche siano valutate secondo criteri che vengono comunicati agli studenti, che la scuola dichiari nel piano dell’offerta formativa i suoi impegni. Un tempo ciò non esisteva. Il cambiamento consiste proprio in questa idea “contrattuale” in cui una parte si impegna a fornire un servizio, l’altra si impegna ad utilizzarlo”. Cosa ne pensa delle recenti riforme della scuola (Moratti e Gelmini)? Quali speranze nutre per il futuro? “Più che di “riforma” è giusto parlare di “riordino” poiché riforma

significa qualcosa di più profondo ed esteso di quanto invece è avvenuto. Riforma vuol dire cambiare la veste di un sistema, di una istituzione, e non è quello che è avvenuto. Un aspetto positivo del riordino avvenuto sotto i due ministri è stato quello di razionalizzare la generale offerta formativa. Prima c’erano centinaia di indirizzi, specializzazioni e così via, istituti tecnici che avevano un’offerta formativa da liceo, licei che l’avevano da tecnici. Anche il ridimensionamento degli orari scolastici non è negativo. Un aspetto negativo o ancora molto critico riguarda invece le scarse risorse investite nella scuola. Se ci sono programmi che vengono ridefiniti, indicazioni nazionali per i licei o le cosiddette “linee guida” per i tecnici, devo anche prevedere il coinvolgimento delle persone che le attuano. Ciò significa attività di aggiornamento e di rinnovamento. Poi se voglio che le scuole lavorino con una didattica “laboratoriale” devo creare le condizioni. Se ho aule limitate, non ho laboratori, non ho strutture, ho strumenti inadeguati, non ho fondi per migliorarli è chiaro


che il sistema soffre. Bisognerebbe investire molto di più nella scuola, nella ricerca e nella cultura in generale”. Quali obiettivi dovrebbero ispirare una possibile riforma della scuola? “L’obiettivo immediato è la riqualificazione del personale, perché la prima fondamentale risorsa è quella umana, in tutti i contesti. Poiché qualunque figura professionale ha bisogno di un costante adeguamento alle nuove e continue richieste della società. Un tempo lo studente veniva a scuola e riceveva delle nozioni che fuori non aveva. Oggi lo strumento informatico permette di avere a disposizione una grande quantità di informazioni in qualsiasi campo. Allora il vero problema oggi non è tanto quello di trasmettere nozioni ma di indicare un metodo per utilizzarle correttamente, selezionarle e finalizzarle. Per questo c’è bisogno di una riqualificazione continua. Oggi si parla di competenze: la scuola deve far capire allo studente come comportarsi di fronte a certe situazioni. L’altro obiettivo fondamentale è far capire alla nostra società, alle istituzioni, alle comunità, alle famiglie che la scuola è una delle cose più decisive, forse la decisiva per eccellenza, per il destino di un paese, per la sua storia. Quindi avere rispetto, considerazione, avere esigenze ma al tempo

stesso rispettare il suo compito e avere la consapevolezza della sua delicatezza è fondamentale. Investire nella scuola e nella cultura significa investire economicamente in maniere vantaggiosa. Non a caso i paesi economicamente più sviluppati in questi anni sono quelli in cui sono state fortemente impegnate risorse per la conoscenza, per la formazione, per l’istruzione. Il cosiddetto “capitale cognitivo”. Cosa dovrebbe cambiare nel contesto italiano anche rispetto alle realtà europee e mondiali? “La scelta di fondo è di puntare sulla scuola, sulla conoscenza, sull’istruzione. Investire nella scuola e nella cultura significa investire economicamente in maniere vantaggiosa. Anche nel mondo del lavoro, con la cultura è più facile trovare un posto, con la capacità di capire e di vedere. Noi che siamo in Italia dovremmo capirlo più di tutti, visto che il nostro Paese è il più ricco al mondo di testimonian-

ze e ricchezze culturali, artistiche, archeologiche, paesaggistiche. Ci deve essere un investimento strategico, ne va delle sorti del Paese da tutti i punti di vista”. Per concludere, cosa augura e quali consigli vorrebbe dare agli studenti che si apprestano ad iniziare questo secondo quadrimestre? “C’è il piccolo grande segreto di dedicare alla scuola e allo studio ogni giorno una porzione del proprio tempo e del proprio impegno. Come nella parte iniziale, anche in quella finale in particolare vi è ancora la necessità di recuperare questa dimensione: portare a termine l’impegno che si è preso con la scuola, con i genitori e soprattutto con noi stessi, con la convinzione che nella scuola in generale, e soprattutto in questa, ci sono buone condizioni per crescere e per maturare”.

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La voce di una centina del Galilei per orientare i maturandi di Nicola Ghezzo e Alessandro Cominato

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n quarta e in quinta si dedicano molte ore alle attività di orientamento in uscita, per poter avere un quadro chiaro e completo delle possibilità universitarie per il proprio futuro. A questo scopo si svolgono incontri con i docenti, presentazioni dei corsi universitari, giornate dedicate alle visite degli atenei con delucidazioni e chiarimenti dei dubbi... ma molto spesso ci si dimentica di un’altra possibilità: parlare con uno studente universitario. Vi porponiamo questa intervista con un’ex-studentessa del nostro liceo, Veronica Saltarin, al primo anno di Medicina a Padova, che ci spiega il lato pratico, su cui nessuno si sofferma, del sistema universitario e come affrontare al meglio la scoperta di questo nuovo mondo. Perché hai scelto di fare il liceo scientifico e tornando indietro, è una scelta che rifaresti? “Ho scelto questa scuola perché, non sapendo la strada che avrei percorso, pensavo che mi avrebbe fornito delle basi generali. E se potessi ci tornerei subito!” Com’è stato l’impatto con il mondo universitario? “Inizialmente sembrava tutto rose e fiori, ma poi… è un bell’ambiente, interessante e stimolante ma di certo bisogna rimboccarsi le maniche!” Il Galilei ti ha fornito gli strumenti necessari ad intraprendere questo percorso? “Decisamente si. Ho scelto la facoltà di Medicina, quindi una facoltà scientifica, e grazie alle nozioni di fisica, chimica e matematica apprese in questa scuola non ho avuto grosse difficoltà ad affrontare i primi mesi.” Illustraci le differenze tra una scuola superiore ed un corso universitario. “Innanzitutto il numero di studenti 6

per corso è decisamente superiore a quello con cui si è abituati a condividere la classe durante le superiori. Non avete idea della lotta per accaparrarsi un posto ogni mattina!!! I ritardatari sono costretti a sedersi persino sulle scale… Poi l’approccio con i professori è totalmente diverso. Al liceo si instaura, quasi sempre, un rapporto umano di confidenza tra professori e studenti, che invece all’università non esiste proprio!”

E il rapporto con i compagni di corso? Non vorrai dirci che è tutto studio ed esami! “Be’ un aspetto piacevole è sicuramente il rapporto che si instaura tra gli studenti. Spesso in classe si conversa con altri ragazzi che non si conoscono e vi è una complicità quasi naturale. Il momento preferito da ogni universitario è senza dubbio la mensa, si fa una pausa tra una lezione e l’altra e si ha la possibilità di stare tutti assieme.”

Per quale motivo? “Ti faccio un esempio. Al liceo il professore spiega un argomento, ma se uno studente è stato assente o ha bisogno di un chiarimento può comunque chiedere aiuto al proprio docente, all’università questo non è possibile. L’insegnante fa la sua spiegazione e difficilmente torna sullo stesso argomento, ecco spiegata la presenza di molti registratori.”

E riguardo le materie umanistiche? Pensi possano essere utili anche in una facoltà scientifica come la tua? “Decisamente si. Nel test d’ingresso ci sono molte domande di storia, arte e letteratura italiana. Inoltre nel secondo semestre del primo anno di medicina ci sono corsi umanistici.“ Un consiglio per gli studenti? “ Posso dire che quando si è al liceo si pensa che le fatiche che si affrontano non porteranno a nulla, invece dopo esserne usciti si raccolgono i frutti del proprio lavoro e si capisce che quegli anni non erano poi così terribili!”


Studenti del liceo“Galilei”: per l’Invalsi i migliori d’Italia Gli studenti del “Galilei” di Adria tra i migliori d’Italia. Lo attestano i risultati delle prove Invalsi dell’anno scolastico 2010-2011, nettamente al di sopra della media nazionale e del Nord-est. La valutazione sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e le verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti sono ormai una realtà nel sistema di istruzione e di istruzione e formazione professionale del nostro Paese. Infatti, se l’Europa aspira ad essere “la società basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”, le rilevazioni internazionali e nazionali costituiscono un impulso per il mondo della scuola a innalzare la qualità dell’insegnamento e, di conseguenza, il livello di apprendimento degli studenti. In questo quadro, si inseriscono le rilevazioni Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che,

per conto del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca (Miur), effettua annuali verifiche per monitorare il livello di preparazione degli studenti. Dallo scorso anno scolastico, queste rilevazioni sono diventate obbligatorie al termine del secondo anno della scuola superiore, in coincidenza con l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Ufficializzati pochi giorni, i risultati degli studenti del Liceo scientifico Galilei di Adria sono davvero lusinghieri. Le classi 2^A, B e C, infatti, sia nella prova d’Italiano che in quella di Matematica, hanno testimoniato livelli di eccellenza nelle conoscenze e competenze linguistiche non solo nettamente superiori alla media nazionale, ma anche sensibilmente al di sopra dei livelli medi del Nord-Est e del Veneto. Altrettanto incoraggiante la restituzione dei dati rilevati in Matematica. In ognuna delle parti in cui era divisa la prova di matematica, le classi hanno dato

risposte esatte con una differenza media di + 16 punti percentuali rispetto all’Italia nel suo complesso. Non trascurabile il fatto che, in Matematica, il Liceo Scientifico “Galilei” ha conseguito risultati brillanti (+ 20 %) e peraltro al di sopra della media di quelli rilevati in scuole con la stessa macrotipologia presenti nelle realtà territoriali limitrofe. Infine, vanno sottolineate le ottime performance delle studentesse del “Galilei” che si attestano su livelli superiori non solo ai loro compagni, ma anche ai livelli medi delle ragazze italiane (+7%). Segnali decisamente positivi, dunque, a dimostrazione di una scuola che punta sulla qualità dell’apprendimento nell’intento di fornire quelle conoscenze e competenze, monitorate appunto dalle rilevazioni nazionali e internazionali, indispensabili per garantire il successo formativo e favorire l’inserimento in un mercato del lavoro estremamente dinamico e in rapida evoluzione.

150 anni di sussidiarietà spiegati agli studenti

di Paolo Portesan e Giorgia Doni

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ileggere la storia non è solo un tuffo nostalgico nel passato, ma una possibilità di riscoprire il proprio io, le proprie tradizioni, la propria cultura, il significato della civiltà in cui si è nati e si vive, la propria appartenenza a un “fenomeno di popolo”. È proprio questo ciò che ci ha spinto a presentare nel nostro liceo la mostra “150 anni di sussidiarietà”, realizzata dalla Fondazione per la

sussidiarietà e un gruppo di studenti universitari. Anche noi volevamo provare a cogliere l’importanza della persona nella storia della nostra patria, con la consapevolezza che proprio ciò ci ha resi famosi in tutto il mondo. L’iniziativa del singolo ha rappresentato fin dall’inizio la spinta vincente per lo sviluppo dello Stato italiano. Su questo tema si è basata l’assemblea studentesca di

novembre scorso che ha avuto la partecipazione di Giacomo Fornasieri, studente dell’università Cattolica di Milano nonché relatore e curatore della mostra. Anche se il messaggio non è stato colto pienamente da tutti gli studenti, si può affermare che il suo intervento è stato fondamentale per farci vedere la storia come uno strumento per la costruzione del nostro avvenire. 7


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Orientarsi per non sbagliare

di Luca Tugnoli Peron

elle giornate di sabato 17 e domenica 18 dicembre e in quelle di sabato 14 e domenica 15 gennaio, il nostro istituto è stato lieto di aprire le porte ai suoi futuri studenti. Il progetto è stato molto sentito anche dagli alunni frequentanti il Liceo, che hanno contribuito alla riuscita

del tutto. Durante tutte le giornate dell’orientamento hanno, infatti, fatto da Cicerone ai ragazzi e alle loro famiglie in un tour attraverso i luoghi più frequentati da professori e studenti. Non si può sapere l’esatta cifra dei visitatori, dato che non vi è nessun registro di presenze, ma si stima un numero com-

plessivo, in tutte le quattro giornate, di 50 ragazzi. Invece il numero preciso degli aderenti al progetto di orientamento è di 35 studenti. I “Ciceroni” sono stati molto esaurienti e hanno risposto con rigore a tutte le domande, tanto che le famiglie si sono complimentate con i docenti per la qualità di esposizione e di spiegazione.

In memoria di Aladino Tabachin una targa commemorativa nella scuola di Eugenia Cordiano e Paolo Portesan

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l 27 febbraio scorso, presso il Liceo scientifico “G. Galilei” di Adria (Rovigo), si è svolta la commemorazione in ricordo di Aladino “Giuliano” Tabachin, a un anno dalla sua scomparsa. Il Dirigente scolastico, prof. Antonio Lodo, che lo aveva conosciuto molti anni fa, lo ha ricordato non solo per il ruolo svolto all’interno dell’istituto, ma anche per le qualità umane. Aladino, infatti, aveva iniziato a lavorare come collaboratore scolastico, per poi diventare assistente tecnico nei laboratori di fisica, chimica e informatica. “Ha sempre svolto -ricorda il Dirigente prof. Lodo- il suo lavoro di coordinatore e organizzatore delle varie attività con rigore e professionalità. Era diventato un punto di riferimento per gli insegnanti e gli studenti, grazie alla sua disponibilità”. Persona discreta, mai arrabbiata o rancorosa, Aladino Tabachin è rimasto nel cuore a tutti gli insegnanti che lo hanno ricordato in una lettera ricca d’affetto letta dalla prof. ssa Silvia Polato. Grande è stata la commozione tra i presenti ed i fami8

liari, che in segno di ringraziamento hanno donato alla scuola una targa. Lunghi applausi hanno accompagnato i momenti finali della commemorazione, quando il Dirigente, con la moglie di Aladino, ha sco-

perto la targa marmorea posta al di sopra della porta dell’aula di informatica, luogo dove Aladino trascorreva gran parte del suo tempo. Dopo la consegna di un omaggio floreale alla signora Tabachin, il Dirigente, gli insegnanti, le classi del triennio dell’istituto, i collaboratori scolastici e i familiari, si sono recati presso la Cattedrale di Adria per la celebrazione della Santa Messa.


INTERVISTA IMPOSSIBILE

Con So crate in cerca di maestri e testimoni autorevoli

di Nicola Pivaro

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n questo periodo storico, in una società come la nostra totalmente assorbita dalla preoccupazione di sé, si sente sempre più la mancanza di veri punti di riferimento valoriale, di veri e propri maestri capaci di orientarci e di invitarci a riflettere. Negli studi liceali tante volte abbiamo incontrato uomini della filosofia che si rapportavano ai loro discepoli con lucidità e amore per la saggezza. Abbiamo immaginato di incontrare Socrate e di chiedergli lumi per aiutarci a rimettere un po’ d’ordine nel caos della nostra società. Illustre maestro, lei ha insegnato al mondo che cos’è l’etica, ma nel 2012 , nella società del mercato globale, del relativismo imperante, ha ancora senso parlarne? “L’etica deriva dal greco antico εθος èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”, è un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di giudicare i comportamenti, di distinguerli in buoni, giusti, o moralmente illeciti. Certo che nel 2012 ha ancora senso parlarne. Alla base del mercato finanziario c’è un’ideologia potente e dominante che tende ad azzerare la parte migliore della natura umana, riducendo la vita

all’economia e l’economia alla finanza, un mostro che oggi si alimenta divorandoci e infine divorandosi. Allora potrebbe sembrare che l’etica è la voce di uno che grida nel deserto. Eppure sono proprio queste voci che invocano equità, giustizia, bene comune, solidarietà, responsabilità, che si appellano, insomma a una vita buona, che possono tracciare la strada. La situazione di oggi è la confutazione piena del relativismo e dell’utilitarismo. Se il bene è ciò che è utile e se si considera che l’utile mio realizza il bene per tutti, allora si cade nell’esasperazione rovinosa del proprio interesse travolgendo tutto il sistema. Così se oggi lasciamo sola al suo triste destino la Grecia, pensando che il suo bene non coincida anche con il nostro, faremo un grave danno all’intero mondo occidentale”. Oggi la ‘Politica’ sembra essere nelle mani di persone incuranti del bene comune e totalmente assorbite dal proprio vantaggio, per salvaguardare il quale sono disposte a tutto. Bisogna essere disonesti per fare il politico? “Sembra che apparire giusti e onesti ripaghi di più dell’esserlo realmente. Importante sarebbe invece essere non apparire. Ma la verità emerge nell’azio-

ne e cioè nel reale e quindi se un politico non si rapporta in modo adeguato la verità prima o dopo emerge. Per fare il politico bisogna essere attrezzati di una gran dose di amore per gli uomini, di autocritica e senso del sacrificio”. Come può un maestro guidare i suoi discepoli e come lo si riconosce? “Innanzitutto un maestro è tale per la coerenza visibile tra la sua vita ed il suo pensiero. Un maestro testimonia il modo stesso in cui vive la misura alta di ciò che sente e sperimenta, rendendo desiderabile e oggetto di imitazione ciò che insegna”. C’è qualcuno in cui Lei oggi si riconosce o in cui riconosce i sofisti? “Mi riconosco in chi svolge la funzione di “pungolo”, di tafano spesso fastidioso, o torpedine capace di dare scosse salutari dicendo verità scomode, impopolari. I sofisti sono le sirene che incantano con le lusinghe di una vita comoda, tesa alla soddisfazione immediata, con gli appelli all’indifferentismo morale”. Si ringrazia per la collaborazione il prof. Antonio Lionello. 9


Un’esperienza in-diretta dall’Africa di Eugenia Cordiano

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ensando all’Africa, spesso ci viene in mente l’enorme flusso di persone che abbandonano il loro continente per cercare una vita migliore altrove. L’Africa è, in realtà, un continente “ricco”: i giacimenti di gas, di petrolio, le miniere di minerali preziosi, i diamanti, ne sono una testimonianza. Eppure, queste risorse, che la natura ha offerto ai popoli che la abitano, sono causa di guerre civili lunghe, sanguinose, alimentate anche dall’uomo bianco che si è indebitamente appropriato di queste ricchezze. Pensando all’Africa, pensiamo alla fame, alla povertà, alle carestie, alle malattie, che hanno colpito un popolo che conserva una grande dignità e che spera di essere ascoltato. Una testimonianza diretta ci viene riferita dalla prof.ssa Flavia Micol Andreasi che ha conosciuto la realtà del Burundi. Che cos’è il Burundi? “E’ uno stato povero, grande poco più del Veneto ma molto più popolato, oltre otto milioni di abitanti, che si trova nell’Africa centroorientale. E’ chiamato la “Svizzera” dell’Africa, perché è verde, rigoglioso e attraversato da molti fiumi; il clima è tropicale, mitigato dalla presenza di altipiani, colline e dall’influenza del grande lago Tanganica.” Quali sono la lingua e la religione ufficiali? “Le lingue sono il kirundi e il francese; riguardo alla religione, l’86% della popolazione è cattolica, il 2,6% protestante e l’1% musulmano. Il resto segue la religione tradizionale africana.” 10

Come vive la popolazione? “Nel complesso si tratta di una popolazione giovane, solo il 2,6% supera i 60 anni di età. La maggior parte della popolazione vive con meno di 1€ al giorno, l’attività principale è l’agricoltura intensiva non meccanizzata, rivolta soprattutto alle produzioni per l’autoconsumo (arachidi, patate, riso), ma esiste anche una produzione a scopo commerciale (agrumi, banane, caffè, cotone, canna da zucchero). Anche i più poveri hanno il loro appezzamento di terra, si tratta a volte anche di pochi metri! Questo Stato paga lo scotto di quarant’anni di dominazione coloniale, prima da parte della Germania e successivamente da parte del Belgio per una ventina di anni, e

anche di 10 anni di guerra civile tra Hutu e Tutsi, due etnie del paese. Questa guerra civile ha coinvolto anche il vicino Ruanda (dal 1995 al 2005). Non esiste vera democrazia e la maggior parte della popolazione è analfabeta.” Perché ha deciso di andarci? “Per conoscere una realtà diversa di cui avevo sentito molto parlare e per rendermi conto da vicino della povertà che caratterizza questo luogo. Quando sono tornata ho deciso di dare una mano, realizzando, a partire da un bando di gara indetto dalla regione Veneto, che finanziava un progetto di cooperazione internazionale, un centro agricolo con annessa una scuola per la for-


mazione di futuri agricoltori e allevatori.” Dove verrà realizzato? “Questo centro verrà realizzato nella provincia di Rutana, vicino al confine con la Tanzania. Questa è una delle zone più povere del Burundi che deve fare i conti con il problema degli esuli rimpatriati.” Che cosa si intende per “esuli rimpatriati”? “Durante la guerra civile, molti burundesi hanno abbandonato le loro terre e sono scappati negli stati vicini per salvarsi dal disastro provocato dalla guerra. Finita la guerra, queste persone sono ritornate in Burundi credendo di ritrovare le loro proprietà abbandonate in precedenza, ma se ne era già appropriato qualcun altro. Ora queste persone vivono nelle baracche e non hanno più nulla, di loro si occupano le associazioni umanitarie.” Lei fa parte di qualche associazione umanitaria? “Sono vicina a una famiglia missionaria cattolica che, durante gli anni della guerra civile, ha fondato a Gitega, la seconda città più grande dopo la capitale Bujumbura, un orfanotrofio, una scuola e un centro per ospitare questi esuli. Il problema dell’abbandono minorile è molto grande perché i genitori non possono mantenere i propri figli, oppure muoiono. Le donne fanno fino a sei figli a testa, ma la mortalità infantile è alta, circa 63 morti su 1000 nati vivi.”

tina e si finisce alle 6.00 di sera, dopo cala il buio; l’energia elettrica, così come l’acqua, non si trova dappertutto. E’ difficile abituarsi a vivere senza luce e acqua. La giornata inizia con la messa alle 6.00 e alle 7.00 si inizia a lavorare. Non esiste la pausa pranzo; si finisce di lavorare verso le 4.00-4.30 del pomeriggio, i lavoratori per tornare nelle loro case percorrono anche un’ora di strada a piedi. Una volta tornati a casa i lavoratori si riposano e si preparano ad affrontare il nuovo giorno. Poiché manca l’acqua, le persone si lavano di rado; l’igiene non è contemplata nel modus vivendi di questa popolazione.” E per i ragazzi della nostra età esiste la possibilità di conseguire un titolo di studio? “Il tasso di istruzione è molto basso, i ragazzi che riescono a proseguire gli studi, spesso vengono quasi obbligati dal governo a specializzarsi in corsi universitari di agraria, e vengono bloccate le ammissioni agli altri corsi di laurea.

Pochi sono quelli che riescono ad andare all’estero.” Come potremmo aiutare i nostri coetanei che abitano in Burundi? “Conducendo la nostra quotidianità pensando sempre che ciò che sprechiamo lo sottraiamo ad altri. E promuovendo non la ‘carità’ ma una solidarietà fatta di rispetto e riconoscimento della dignità dell’altro. La strada per riscattare quei popoli non è fatta di contributi gratuiti ai governi locali, ma da iniziative di microcredito a sostegno dell’imprenditoria e dell’artigianato locale e da azioni mirate a promuovere la formazione e la salute”.

Un grazie di cuore alla Prof.ssa Andreasi che rendendoci partecipi della sua esperienza, ci ha fatto riflettere su questa realtà apparentemente lontana ma che ora sentiamo già più vicina.

Qual è la giornata tipo di un burundese? “Si inizia alle 6.00 di mat11


English from the World by Marco Tieghi & Lorenzo Mengoli FIVE INNOVATIONS WHICH WILL CHANGE OUR LIFE Every year IBM predicts the future of technology via the IBM 5 in 5 initiative–our forecast of five innovations which will help to transform aspects of modern life, making the planet smarter, within the next five years. IBM not just considers the availability of a tecnology, but also its likelihood to become true and to be adopted by people. This year the five innovations predicted are concerning energy, security, mind reading, improvements in comunication technologies. Withing five years, we’ll be able to make energy from our own body or our motions, or the energy will derive from unexpected sources (the water running thorugh our pipelines, for example) [1]. Our own body will be the only passcode needed 12

because our biometric data will be our passwords [2]. Evolution in experimental brain-reading devices will be able to read thoughts and whatever we have in mind [3]. Comunication devices, like smartphones and tablets, will be able to keep us connected any time from any where [4]. And any type of information will reach you just will be created, and just information which is interesting for you, thanks to advanced spam filters evolution: goodbye Spam! [5]. MANY IN U.S ARRESTED BY AGE 23 A recent survey finds a third of Americans have been arrested for a crime by 23. A series of reports, conduced from 1660s to our current years, show how many people have been arrested for different types of crimes, of which the most relevants are drug-related crimes.

The study don’t look at racial differences, but it has found higher arrest rates for black men and for youths living in poor urban areas. This study offers the possibility to refletcs about how much the justice system has become more punitive and aggressive in its reach during the last half-century. Robert Brame, a professor of criminal justice at the University of North Carolina, said he hope the research should alert parents and physicians that their young sons and patients are at risk. CIVIL WAR IN SUDAN Tv and paper news are often focused on political and economical events dealing with the interests of their own country. It thus usually happens that we don’t get to know what happens in the rest of


the world, especially in continents and countries that lack of any connections with ours. This article is intended to let us take a look on the always forgotten territory of Africa, that deals with endless wars and the most terrible social conditions anyone could imagine. Clashes between rival tribes in a South Sudan town have left hundreds dead. Government troops opened fire to stop about 6000 armed Lou Nuer soldiers from entering the town of Pibor in Jonglei state which is home to the rival Murle people, said the UN humanitarian co-ordinator for South Sudan. Tensions between the two tribes over cattle contraband have mounted in recent months. Long fights have left more than a hundred children orphaned and unaccompanied. Al Jazeera’s correspondent in Juba reported that hospitals there are overflowing with survivors of the violence. Unconfirmed reports given by survivors, say that about 150 people, mainly women and children, were hunted and killed after running away from Pibor. Many houses have been burned and destroyed throughout the city, according to Parthesarathy Rajendran, the head of Medici Senza Frontiere in South Sudan. Thousands of people have been displaced, including his own staff, he said. MSF is the only medical health care in the whole region, and the population is very vulnerable for all kinds of medical issues. Many people are temporarily living into

the bush (Savana). They don’t have access to water, medical care or food.

THE ARAB WINTER In Syria, over the past nine months, agents of President Bashar al-Assad’s security apparatus have killed more than five thousand citizens, according to the United Nations. That’s an average of about twenty citizens a day since March, when peaceful demonstrators took to the streets to protest the Assad family’s forty-year dictatorship and the slaughter began. Videos uploaded to the Internet at the time showed crowds of defenseless men, women, and children, many of them waving olive branches, hit by gunfire. There is no independent press in Syria, and foreign reporters are rarely allowed in, but as the protests and the crackdown continued through the summer and fall, the videos kept coming, denying the state the power it gets from invisibility. So the whole world watched, and the whole world knew. The gore made the protestors’ case against Assad so unambiguous that in November the Arab League, which had always defended him, suspended Syria from membership, imposed economic sanctions against the

regime, and demanded that he end the crackdown. But Assad’s word is meaningless. The death toll in Syria increased sharply, as his tanks rolled through restive cities and towns, bombarding residential neighborhoods. There were reports of air strikes, too. Hundreds are believed to have been killed and many more were wounded, or imprisoned, or both (torture and rape are standard operating procedure in Assad’s reign of terror). Early last year, when the U.N. Security Council came together to authorize the military action to prevent “by all necessary means” the Gheddafi regime from slaughtering Libyans, supporters of the resolution spoke of it as a watershed moment, when the principles of humanitarian intervention—or the doctrine known as R.2.P. (the responsibility to protect)—had, after decades of minor advances and major setbacks, found their fullest formal expression in international law. Even Russia and China were on board, and—most importantly— the Arab League had given the resolution the nod. So, for all the high-blown rhetoric of epoch-defining principle and precedent that followed the passage of the Libya resolution at the Security Council, it’s now clear that Libya was a unique event. War is, as it always was, not a humanitarian but a political undertaking. Gheddafi was uniquely reviled, and uniquely disposable, and disposing of him was the easy part of the revolution (as it was with Mubarak in Egypt). With Assad it’s trickier—and the Syrian people remain hostages of that trickiness. 13


RULES TO CONQUER THE GYM This is the time of year when even people who hate the gym think about going to the gym. Many of us are still digesting whole loads of frittelle, and jeans that fit comfortably in october are now a denim humiliation. Sweating is a good tackle 2012. Exercise, like dark chocolate and office meetings that suddenly get canceled, is a proven pathway to nirvana. But if you’re going to join a gym—or returning to the gym after a long time—consider the following: 1. A gym is not designed to make you feel instantly better about yourself. If a gym wanted to make you feel instantly better about yourself, it would be a bar. 2. Give yourself a goal. Maybe you want to lose 5 kg. Maybe you want to become the new midfielder for AC MILAN. But be warned: Losing 5 kg is hard. 3. Develop a gym routine. Try to go at least three times a week. Do a mix of strength training and cardiovascular conditioning. After the third week, stop carrying around that bag of fresh-baked chocolate muffins. 4. No one in the history of gyms has ever lost a gram while reading “Il Gazzettino” and slowly pedaling a bicycle. No one. 5. Bring your iPod. Don’t borrow the disgusting gym head14

phones, or use the sad plastic radio attachment on the treadmill, which always sounds like it’s playing from a sewer. 6. Don’t fall for gimmicks. The only tried-andtrue method to lose 5 kg in 48 hours is food poisoning. 7. Yes, every gym has an overenthusiastic spinning instructor who hasn’t bought a record since “Walking on Sunshine.” 8. There’s also the Strange Guy who is always at the gym. Just when you think he isn’t here today... there he is, hiding behind the barbells. 9. 9. “Great job!” is trainer-speak for “It’s not polite for me to laugh at you.” 10. Gyms have two types of members: members who clean up the machines after using them, and the worst people in the universe. 11. No, that’s not a “recovery energy bar with light dark chocolate.” That’s a chocolate bar. 12. You can take 10 Minute Abs, 20 Minute Abs, and 30 Minute Abs. There is also Stop Eating Pizza and Your Grandma’s Cakes Abs—but that’s super hard! 13. If you’re motivated to buy an expensive home exercise machine, consider a “wooden appendiabiti.” It costs €35, uses no electricity and does the exact

same thing. 14. There’s the yoga instructor everyone loves, and the yoga instructor everyone hates. Memorize who they are. 15. Be cautious about any class with the words “sunrise,” “hell,” or “Moby.” 16. If a gym class is going to be effective, it’s hard. If you’re relaxed and enjoying yourself, you’re at brunch. 17. Don’t buy €150 shoes, €100 pants, and €4 water. Muscle shirts are for people with muscles, and rock stars. 18. Fancy gyms can be seductive, but once you get past the modern couches and fresh flowers and the water with lemon slices, you’re basically paying for a 4 star hotel with no rooms. 19. Everyone sees you secretly racing the old people in the pool. 20. If you’re at the point where you’ve bought biking shoes for the spinning class, you may as well go ahead and buy an actual bike. It’s way more fun and it doesn’t make you listen to Radio Company music. 21. Fact: Thinking about going to the gym burns between 0 and 0 calories. 22. A successful gym membership is like a marriage: If it’s good, you show up committed and ready for hard work. If it’s not good, you show up in sweatpants and watch a lot of bad TV. 23. Once you’ve earned the shape you wanted and need some advice with girls, give ‘In palestra con Davide’ a look.


La scomparsa di Whitney Houston di Giacomo Ruzza

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’11 febbraio 2012 Whitney Houston, la regina dell’R&B, a soli 48 anni, è stata ritrovata morta nella vasca da bagno di una delle suite del Beverly Hilton Hotel, uno dei più lussuosi alberghi di Los Angeles. Secondo i rapporti ufficiali la cantante sarebbe morta in seguito a un cocktail di farmaci antidepressivi e alcool. Dai primi rilievi si pensava che la morte fosse sopraggiunta in seguito all’annegamento nella vasca della sua stanza. Mentre Whitney veniva commemorata durante la premiazione dei Grammy’s, il medico legale della contea di Los Angeles, ha annunciato l’esito dell’autopsia eseguita sul corpo della defunta cantante smentendo la presunta morte per annegamento, poiché nei polmoni non vi era la presenza di acqua. Nonostante questa scoperta, però, la morte di Whitney Houston resta avvolta da un velo di mistero, trasformando il caso in una sorta di giallo. Varie sono le testimonianze riguardanti le ultime ore dell’artista, del tutto contraddittorie tra loro. Alcuni riferiscono di aver visto la cantante aggirarsi per l’albergo saltellando come se fosse fuori di sé, altri ancora dicono di averla incontrata per i corridoi tranquilla e sorridente. Il coroner, dopo aver esaminato la salma della 48enne afroamericana, ha evidenziato la mancanza di traumi

e violenze sul corpo e inoltre ha ulteriormente affermato che al momento della morte la cantante non era affatto sotto l’effetto di droghe e alcol, lasciando senza risposta i numerosi interrogativi riguardanti sul caso. Alcune delle teorie sulla morte di Whitney riguardano un’ipotetica bancarotta dell’artista, alquanto improbabile dato che la cantante aveva da poco finito di produrre un film per la Sony, tornando sullo schermo cinematografico dopo numerosi anni e i 170 milioni di dischi venduti, smentiscono ulteriormente le teoriche difficoltà finanziaria dell’artista. I familiari e i conoscenti, inoltre, negano con forza la probabile depressione della cantante in

quanto Whitney era fortemente appagata dai recenti successi riguardanti il suoi recenti successi: le straordinarie vendite dell’ultimo album e dell’imminente tour e inoltre la prossima data dell’uscita del nuovo film. Nonostante le affettuose parole spese dalle varie star di ogni ambito, nei confronti di Whitney, dopo il suo decesso, è triste pensare come la solitudine, che spesso affligge le celebrità, possa portare alla depressione e, nei casi peggiori, porti gli artisti a cadere nel baratro della dipendenza da alcool o droghe tanto da, come nel caso dell’artista Blues: Amy Winehouse, condurre alla morte.

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Tecnologie per la scuola di Arianna Tivelli Per molti anni la conoscenza è stata tramandata, di generazione in generazione, con i libri, adesso invece si ha la possibilità di non dover più ricercare tutte le informazioni nei testi, poiché ora si può usare la tecnologia. Oggi infatti si possono sfruttare i tablet, computer portatili con cui l’utente può interagire direttamente dallo schermo. I tablet hanno il vantaggio di essere fonte di tantissime informazioni, occupando uno spazio molto piccolo. Po-

trebbero trovare una grande utilità nelle scuole, in quanto gli studenti utilizzandoli al posto dei libri, non dovrebbero più sostituire questi ultimi di continuo, poiché i nuovi aggiornamenti dei libri vengono scaricati in automatico, e questo farebbe anche si che le lamentele per il troppo peso degli zaini finissero o almeno diminuissero. La maggiore utilità del tablet rispetto ai computer è data dal fatto che il tablet può essere usato anche come

quaderno, blocco appunti, supporto dove vedere filmati, video, senza dover gestire il tutto con una tastiera e un mouse. Il prezzo per l’acquisto di un tablet per ogni studente potrebbe essere un ostacolo, ma in India già esistono al prezzo di 30 dollari, e nascono proprio come strumenti didattico.

Al liceo galileo Galilei “mens sana in corpore sano” Tutti pazzi per la neve. Al Liceo Scientifico G.Galilei di Adria da nove anni si rinnova il tradizionale appuntamento con lo sci e lo snow-board. Dal 16 al 18 febbraio e dal 28 febbraio al 1 marzo i ragazzi del biennio hanno potuto mettersi alla prova con scarponi e sci e sperimentare il fascino della

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montagna imbiancata. Sono stati per tutti giorni elettrizzanti, carichi dell’energia buona che viene sempre dal fare sport, godere di giornate di sole, condividere con i compagni… Il soggiorno sulla neve rientra nel più ampio progetto didattico “A scuola di sport” da anni condiviso dalla dirigenza e dall’intero collegio docenti del liceo. Lo scopo è quello di ampliare le possibilità di esperienze dei ragazzi per favorirne attitudini e individuarne

vocazioni. La destinazione anche quest’anno è stata Forni Avoltri – Piani di Luzza nel comune di Sappadda. Gli studenti hanno alloggiato in una struttura alberghiera a poca distanza dagli impianti di risalita e scandendo le giornate tra lezioni con il maestro di sci o di snow-board, sciate libere nel pomeriggio e pause rilassanti in baita al gusto di strudel alle mele e cioccolate calde. In serata, prima di cena, per tutti c’era la possibilità di un tuffo in piscina, o di usufruire della sauna o del bagno turco dell’albergo. E’ stata la carica in due tempi dei 90 del Galilei! Ma dopo le cime coperte di bianco, ad attendere i ragazzi del biennio tocca, tra pochi mesi, il vento in poppa sul mare di Lignano Sabbiadoro, con il “progetto vela”. Ringraziamo gli indefessi professori di educazione fisica per le splendide opportunità tra sport e natura.


CONSIGLI PER LA LETTURA

Alessandro D’Avenia racconta l’adolescenza in un romanazo

Bianca come il latte, rossa come il sangue di Paolo Portesan

L

eo, il protagonista del romanzo, è uno studente come tanti, ha sedici anni e una vita davanti di cui ancora non sa che fare. Ride e scherza con gli amici a scuola, adora giocare a calcetto, il suo motorino e non si separa mai dal suo iPod. È un ragazzino intelligente e sveglio, ironico, e cinico soprattutto con i professori. Ma un giorno in aula arriva un nuovo supplente di storia e filosofia: è giovane e sembra avere “una luce diversa negli occhi”. Quando spiega e parla con gli alunni li esorta a scoprire ciò che davvero interessa loro, a cercare

dentro di sé la voglia di crescere. Per tutto il testo si ripropone la contrapposizione tra bianco e rosso. Il bianco, infatti, è il colore dell’assenza, del vuoto, della mancanza. È un colore che a Leonardo, questo è il suo vero nome, fa paura. Il bianco caratterizza tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione, la perdita. Agli antipodi, invece c’è il rosso: il colore dell’amore, della passione, del sangue. È un colore forte e vivo, che lo attrae, proprio come Beatrice. Un sogno, infatti, Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei non lo immagina nemmeno. Inoltre lui ha una realtà da cui è difficile scappare, una realtà che si chiama Silvia, una ragazza affidabile e serena. Proseguendo la lettura, si scopre che Beatrice è ammalata e che quella malattia ha a che fare con il bianco, quel colore che terrorizza tanto Leo. Grazie a Silvia e al Sognatore, soprannome del

suo professore, riesce ad incontrare più volte Beatrice che lo fa riflettere sulla propria vita e soprattutto su Silvia. Dopo la morte di Beatrice, Leo affronta un difficile periodo che coincide con le vacanze estive e una volta tornato a scuola capisce che il vero amore è Silvia. Fino ad allora identificata con il colore “azzurro” e diventata poi “rossa”. Accompagnato dal suo professore-“sognatore”, da suo padre, e sostenuto dalla tenerezza della sua amica Silvia, Leo compie un percorso che lo porta progressivamente a contatto con il pensiero della morte di Beatrice, della relazione con Dio; ricomincia ad avere un dialogo con sua mamma, comprende il significato dell’amore vero. 17


CONSIGLI PER LA LETTURA

“Un giorno” David Nicholls

di Ester Marangoni

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i può passare una vita intera con una persona senza riuscire a conoscerla davvero. Altre volte invece basta solo un istante, un semplice momento e la persona che abbiamo accanto diventa parte di noi. Questo è il caso di Dexter ed Emma, protagonisti del libro “Un giorno” di David Nicholls. Lui è affascinante, ricco, pieno di voglia di vivere, che spesso lascia trasparire il suo lato superficiale di ragazzo viziato. Lei è anticonformista, non le importa delle opinioni della gente, vive basandosi sui propri principi e con il desiderio di riuscire un giorno a cambiare, seppur in piccola parte, il mondo. Dopo aver passato una notte di passione insieme, l’ultima di università, prenderanno strade differenti: Dex comincerà a viaggiare, godendosi ogni singolo attimo della sua vita agiata, Em, invece, cercherà di realizzare i suoi sogni solo con l’aiuto di se stessa e delle sue scarse risorse finanziarie. Ma quel 15 luglio, la prima volta in cui si sono amati, non lo scorderanno mai. Sebbene infatti siano separati, 18

lontani, non smetteranno di tenersi in contatto, cominciando una corrispondenza per raccontarsi delusioni e amori, successi e occasioni mancate. La storia è strutturata dall’autore così da risultare intrigante e divertente, ma con una velata malinconia. Infatti la durata della vicenda è di vent’anni,

ma lo scrittore, di questo periodo, descrive un solo giorno all’anno, il 15 luglio, mostrando come le vite dei protagonisti cambino di pari passo con la loro crescita e maturazione. Non mancano descrizioni dei loro rari incontri, nei quali Dexter ed Emma si amano nuovamen-

te, ridono, scherzano, e a volte litigano. Ma quando sono insieme sono veramente felici, lo sanno, sentono che lo stare vicini li rende più forti, più sicuri. Eppure la paura di dirlo alla persona che hanno di fronte è troppo grande, e preferiscono perdersi, per poi ritrovarsi nuovamente, più infelici di prima. David Nicholls attraverso il suo romanzo ci vuole far capire che la difficoltà, nella maggior parte dei casi, non sta nell’amare una persona, ma piuttosto nell’ammetterlo a se stessi e confessarlo senza avere timore delle conseguenze. Perché nella vita bisogna lasciarsi andare, esprimere i propri sentimenti e trovare il coraggio di dire: “Ti amo”.


RIFLESSO “Corri… fermala… Non lasciarla partire… Perché una volta scomparsa, non potrai più rivederla, non potrai più ritrovarla…” Non posso, non ci riesco, non ho più voglia di lottare per lei, sono stanca. “Smettila! La vedi ?! Lei ti aspetta ancora, nonostante tu l’abbia rifiutata molte volte, nonostante tu l’abbia lasciata sola per chiuderti in te stessa, per piangere ogni singola notte nel buio della tua stanza… Corri… Altrimenti te ne pentirai per sempre…” Sentiva quella voce dentro di lei che la incitava, che le diceva di non arrendersi… Forse, dopotutto, non aveva torto. Nell’ultimo periodo, infatti, le sue migliori amiche sembravano essere le lacrime… E capiva che infondo la sua non era una vera e propria vita. Ora comprendeva che era stata una stupida a rifugiarsi nell’ombra, a fare dell’oscurità il suo mondo. La ragazza che le stava di fronte, invece, sebbene le somigliasse molto, non aveva nulla a che fare con lei. I suoi occhi non erano spenti e vuoti e il suo viso non lasciava traspirare alcun segno di tristezza.. Adesso, come mai prima, sentiva il bisogno del suo aiuto… la voce dentro di lei aveva ragione, una volta persa non sarebbe più stata capace di trovare l’uscita del labirinto in cui si trovava… Si alzò in piedi e cominciò a correre… Si, aveva deciso di fermarla, di afferrare la sua mano e stringerla così forte da non perderla più. Mentre le si avvicinava la vedeva sorridere.. Allungò il braccio… Ma appenaafferrò la mano della ragazza, quella scomparve e attorno a lei non vide più nulla… Allora comprese che si trovava nel suo letto e che era stato tutto un sogno… Però qualcosa era cambiato.. Anche se era stata un’invenzione del suo subconscio, la parte di lei con il sorriso era tornata.. La sentiva scorrere leggera dentro il suo corpo. Era riuscita ad impossessarsi di nuovo della vera vita e questa volta non l’avrebbe lasciata andare per nulla al mondo… Perché finalmente sarebbe stata felice. Poco dopo si riaddormentò, questa volta però non c’erano lacrime sue sul viso, ma un impercettibile e semplice sorriso. Ester Marangoni

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IPSE DIXIT

di Roberta Pezzolato

“Non voglio atti osceni in luoghi pubblici o atti pubblici in luoghi osceni”

“Se scaricate da internet abbiate almeno la decenza di cancellare la scritta “Wikipedia””

“La regola delle P: Pensa Prima di Parlare, Perché Parola Poco Pensata Può Portare Pena”

“Oggi spiegherò la fonetica inglese… vi ho mai raccontato del mio viaggio in Kenia?”

“Perché tutti sanno che nero e bianco fa marrone”

“Orco can, non ci viene uguale al libro!”

Alunno: “Prof., accetta volontari?” Prof.: “Sì, i volontari del dado”

Prof.: “Dimmi i nomi degli abitanti della Cina” Alunno: “Cinesi?” Prof.: “No, no, voglio tutti i nomi!”

“Non ti do’ una nota solo perché non serve a niente”

“Perché se voi volete ascoltarmi mi ascolterete e potrete ascoltarmi, perciò fate silenzio”

“Questa ellisse sembra una patata di Valliera”

Alunno: “Prof., così non è democratico!” Prof.: “Quando entro io in questa classe, la democrazia non esiste, ah ah ah” “Soffrono = s’offrono = si offrono” Alunno: “Perché fa la X?” Prof.: “Perché ho messo una croce sul vostro 6 a giugno”

Alunno: “Prof., ma io non ho fatto niente!” Prof.: “Le carceri sono piene di persone che dicono la stessa cosa!”

“In questa pietà c’è un non so ché di Michel Jackson”

Alunno: “Prof., non c’è un livello 0!” Prof.: “Ora c’è un livello 0”

“I subacquei hanno trovato i bronzi di Riace facendo una passeggiata in fondo al mare”

“I tuoi occhi sono porcini come i funghi”

“Quelli che non andranno in gita si offriranno volontari anche se non sono volontari”

“Per fare bene le sezioni delle coniche pensate a come tagliate il salame”

“In questa classe c’è odore di umano”

“Quando mi nominano la vostra classe cerco in ogni modo di rifiutare le supplenze”

Alunno: “Ma perché la neve non si attacca?” Prof.: “Perché non ha la colla!” 20

“Io mangio, tu mangi, egli mangia, noi mangiamo, voi mangiate, essi pagano il conto”

“Sì, i ragazzi sono tutti poeti… con le frasi dei baci perugina” “A-(B)BON-DANTE-MENTE, Petrarca dice sempre la verità” Alunno: “Prof., il disegno è corretto, perché mi ha dato 5?” Prof.: “Ti avrei dato 8 se qui si facesse disegno a mano libera”

“Non usare una stecca più alta di te”

Prof.:“Dimmi quanto fa x-2=2” Alunno: “fa quattro” Prof.:” si, è il voto che ti darò!” “Mamma mia, queste scale hanno un coefficiente angolare tendente all’infinito” Prof.:“Se non state zitti vi appendo le lingue, con un chiodo, alla porta della città” Alunno: “E se aprono la porta?!” “Il tasso delle tue uscite è paragonabile alle temperature dell’antartico, lo stesso freddo, le stesse freddure” “Dopo aver scagliato il suo membro nel mare, dalla schiuma, nacque Afrodite… allora ragazzi, cos’è la schiuma?” (silenzio) “Dai, non fate i verginelli”


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Le soluzioni saranno presto disponibili su: ilgalilei.webs.com


Il giornalino in versione PDF è sul sito ilgalilei.webs.com

Il Galileo N° 1  

Primo numero del giornalino del Liceo "G. Galilei" Become our fan on Facebook! http://www.facebook.com/pages/Il-Galileo/218635731577105

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