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Periodico di informazione e discussione dell’IISS “F. Ferrara” di Palermo. Anno 13 n. 2 Febbraio 2018

Lo Stage a Salamanca ara il 1° premio Skill Generation. Al Ferr

centro “Le Onde” Ed. di genere. Visita al


Editoriale

FERRARA CARES

E

ccoci al secondo numero di quest’anno, un traguardo intermedio. Tempo di parziale bilancio per continuare a tener d’occhio il futuro. Innanzitutto rileviamo con piacere di avere avuto una grande quantità di iniziative di rilievo di cui rendere conto, ma anche una certa abbondanza nella produzione di articoli. Tra questi è stato necessario compiere delle scelte, qualche volta con un certo rammarico per la qualità dei pezzi ai quali abbiamo dovuto rinunciare. Per fortuna molti, almeno quelli di chi compone la nostra redazione, potrete leggerli comunque nelle pagine del nostro giornale on line accedendo dal link nella front page del sito dell’Istituto. Qualcuno speriamo anche nel prossimo numero dell’edizione a stampa. Uno degli eventi significativi cui abbiamo dedicato molto spazio, copertina compresa, è lo stage a Salamanca del gruppo di studenti del triennio del Liceo Linguistico, poiché ci sembra non solo un punto molto qualificante di questo percorso di studi, ma anche una esperienza sulla quale, per quello che mostra di riuscire ancora a produrre, vale la pena di continuare a scommettere. Non sarà mai soltanto un qualsiasi viaggio all’estero, ormai alla portata di molti, ma una esperienza insostituibile, tanto sul piano didattico quanto su quello umano, come emerge anche dalle voci degli alunni che vi hanno preso parte e di cui diamo conto. Un discreto successo ci pare la risposta al lancio della rubrica “Recensione che passione”, tanto che alcuni pezzi, che sen-

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Ferrara

z’altro possiamo definire recensioni, sono però stati collocati in spazi diversi secondo un criterio tematico. Tanto per citare alcuni esempi la recensione del film “Un sacchetto di biglie”, che abbiamo pubblicato nella pagina sulle celebrazioni della Giornata della memoria, o la recensione su El Guernica, ammirato dai nostri studenti durante lo stage in Spagna. Soltanto un cenno per finire ad alcuni eventi, tra altri, che ci permettono qualche apertura sulla realtà che intorno ci incalza. La conferenza sulle migrazioni del XXI secolo, l’incontro con il vicepresid e n t e dell’Associazione N a z i o n a l e Partigiani Italiani, la proiezione del film “Un sacchetto di biglie”, sono state altrettante occasioni che hanno inevitabilmente indotto i nostri redattori ad allargare lo sguardo ai ripetuti fatti di cronaca che immediatamente ne richiamano i contenuti, dalle quotidiane morti di migranti in mare agli inquietanti episodi di xenofobia, alle guerre che costringono intere generazioni di bambini a fuggire e a rinunciare ad aspetti essenziali della loro infanzia. FERRARA CARES. Questo mostrano anche le iniziative del Parlamento della Legalità Internazionale e Multietnico e le attività di volontariato proposte agli alunni dalle prof.sse Palermo e Di Liberto. Attività quest’ultime davvero meritevoli di apprezzamento, considerato che ad esse gli allievi hanno dedicato il loro tempo libero. Buona lettura! La Redazione

Visitate il SITO del Ferrara: www.iissfrancescoferrara.gov.it Potrete, tra l’altro, leggere o scaricare i numeri anche arretrati del Ferrarino. Per i vostri contributi e suggerimenti, potete utilizzare l’indirizzo mail: ilferrarino@libero.it

Sommario

3 “Skill generation” 4 Educazione di genere 5 Ferrara News 6 Educazione ambientale 7 Il Parlamento della Legalità 8-10 Lo stage a Salamanca 11 La giornata della memoria 12 “Panormus” 13 Recensione, che passione! 14 Agorà 15-16 Pensiero ARTicolato 17-18 Dal corso serale 19 I talenti del Ferrara 20 I vostri Click

Il Ferrarino Periodico dell’IISS “F. Ferrara” - Palermo Tel 091332721 www.iissfrancescoferrara.gov.it Anno 13 n. 2 Febbraio 2018 Comitato di redazione: Martina Stagno, Alessia Grippaudo, Giuliana Di Peri, Giulia Mamone, Lorena Margelu, Aurora D’Ambrogio, Aurora Bruno, Giulia Bellante, Girolamo Constantino, Sabrina Puccio, Sara Djebali, Mariem Mhalla, Alessia Tumminia, Vanessa Arnone, Pietro Ammirata, Cetty Imbraguglio, Giorgia Bonacasa Hanno collaborato in questo numero: Elizabeth Zalacounder, Michele Perna, Ruth Marthe, Jonathan Quito, Gabriel Figueroa, Maria Sofia Lo Cicero , Ramona Gullotta, Edoardo Palumbo, Massimo Abbate, Giusy D’Anneo, Nesim Mrabet , Rachele Dragotto, Francesca Cascio, Katia Faija Diana Bonculescu Docenti impegnati nel progetto: E. Corallino, V. Muscato, A. Cosentino, M. La Bruna

Stampa: Tipolitografia Fiorello Via Castiglia, 69 90047 Partinico (PA)


Ferrara New s

Skill  Generation. Al Ferrara il 1° premio Il 30 Novembre scorso, presso Villa Niscemi si è svolta la premiazione del concorso lanciato da Vodafone “Palermo Skill Generation” al quale hanno partecipato oltre 380 istituti e circa 40.000 studenti in tutta Italia. L’iniziativa puntava a favorire una riflessione condivisa sulle modalità di espressione utilizzate nei canali social e all’elaborazione del primo Glossario del web che sarà disponibile per tutte le famiglie e scuole d’Italia. Alla cerimonia di premiazione era presente il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando e l’assessora alla Scuola, Giovanna Marano. Noi abbiamo incontrato la Prof.ssa Mizzon che ha curato la partecipazione al concorso della nostra scuola. Sappiamo tutti che la nostra scuola ha vinto il primo premio per il progetto “Skill Generation”, cosa prevedeva quest’iniziativa? Prevedeva che si andasse a votare la scuola di appartenenza in un centro Vodafone e che si raccogliessero più voti possibili. Questo progetto è iniziato a Marzo al Festival dell’ingegno ed è andato avanti fino a Giugno. Il 30 Novembre c’è stata la proclamazione di questa vincita. Com’è venuta a conoscenza di questo contest? Tramite una mail inviata dalla

responsabile della “Drake Man Educational” di Milano alla scuola che è stata in seguito girata a me. Ho conosciuto di persona la responsabile e lei mi ha tenuta aggiornata sull’andamento delle votazioni. Nel primo periodo, il “Ferrara” era ben piazzato

informatica Il nuovo lab. di

però poi ad un certo punto le votazioni a nostro favore sono calate. Infatti bisognava votare ciclicamente per evitare che altre scuole passassero avanti. Per fortuna, grazie anche ad un addetto della Vodafon che ha raccolto i voti direttamente presso il nostro Istituto, ci siamo piazzati al primo posto e abbiamo vinto il primo premio di 2.500 euro. Come è stato utilizzata la somma vinta? Abbiamo comprato, grazie anche ad un contributo della scuola e ad una “super offerta” di Mediaworld, 13 unità

centrali per il laboratorio di informatica del quarto piano e una stampante. Lei come si è sentita quando ha saputo della vittoria? È stata una bella soddisfazione ed è stato utilissimo partecipare al concorso, anche perchè il laboratorio di informatica con le nuove unità centrali verrà utilizzato anche per gli esami ECDL Ci sarà un altro contest al quale la scuola parteciperà? Sì, ci sarà e penso di coinvolgere la classe la 2P, anche se non possiamo ancora esserne del tutto sicuri.

Nella foto accanto, la prof.ssa Mizzon con gli alunni della IIIS nel rinnovato laboratorio di informatica del IV piano. Sopra, la delegazione del Ferrara presso la Villa Niscemi con il Sindaco Orlando e l’Assessora Giovanna Marano .


Violenza contro le donne: LE ONDE fanno rete Visita di una delegazione di studenti del Ferrara alla sede della ONLUS di Sara Djebali, Alessia Tumminia e Mariem Mhalla Entriamo in una stanza non molto grande; al centro un tavolo bianco e delle sedie, al centro del tavolo una cassettina di confetture con un nastro. Entra una bella luce dalla finestra di fronte all’ingresso e Maria Grazia Patronaggio, presidente dell’ONLUS “Le Onde”, accoglie la nostra piccola delegazione di studenti del Ferrara, scelti fra quelli che partecipano al progetto Educazione di genere (di più lì dentro non ce ne starebbero). L’appartamento, sede dell’associazione, è un bene confiscato alla mafia, assegnato e ristrutturato, dopo un itinerario lungo e complesso, grazie alla partecipazione ad un bando di gara della Comunità Europea: uno dei risultati di un percorso ormai lungo. La presidente ci illustra le atti-

vità alle quali partecipa e dà vita l’associazione. Innanzitutto un intenso lavoro di formazione e informazione. In secondo luogo un intenso lavoro di rete che mira a coordinare e mettere in connessione l’operato di tutte le strutture istituzionali che si occupano di violenza contro le donne: quelle che si occupano di prevenzione, quelle che si occupano del sostegno nei percorsi di emancipazione da situazioni di violenza e di abuso, quelle infine che si occupano di neutralizzare ed eventualmente perseguire i responsabili dei crimini connessi. Tutto per utilizzare al meglio e con la maggiore efficacia possibile le risorse a disposizione per affrontare un problema a cui è ancora difficile spesso dare risposte pienamente efficaci, che si scon-

trano comunque con ostacoli di ogni tipo: economici, culturali, familiari. Intanto però è necessario gestire le emergenze e per questo l’associazione mette a disposizione un servizio telefonico (091 317973) che, grazie ad un primo colloquio, cerca di valutare il livello di rischio e la gravità della situazione per indirizzare al meglio le vittime. In seguito, a seconda delle esigenze, l’associazione offre altri servizi, dalla consulenza e il sostegno psicologico all’assistenza legale, fino alla sistemazione temporanea in domicili protetti, delle strutture residenziali che l’associazione gestisce e in cui le donne possono

trascorrere periodi più o meno lunghi, anche con i figli minori, e in cui spesso si comincia a progettare un futuro diverso. Qui infatti vengono spesso organizzati vari tipi di corsi e laboratori con finalità e modalità differenziate. Da uno di questi percorsi di emancipazione da situazioni di violenza nasce il cesto di confetture delle “Cuoche combattenti” che sta al centro del tavolo dall’inizio del nostro incontro, perché spesso una impresa femminile è lo strumento di emancipazione economica che bisogna sostenere e dal quale molte altre conquiste dipendono.

Migrazioni del XXI secolo La IV conferenza del Progetto Educativo Antimafia promosso dal Centro Pio La Torre di Girolamo Costantino IV R L’intensa crescita del fenomeno dell'immigrazione negli ultimi anni è stato il tema trattato durante la quarta conferenza del progetto educativo antimafia promosso dal Centro Studi Pio La Torre di Palermo, al quale partecipa il nostro istituto. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Rai Lidia Tilotta che con Pietro Bartolo ha scritto il libro “Lacrime di sale”. “Nelle acque di Lampedusa si sta vivendo un nuovo olocausto. Un sacrificio umano al quale si assiste giorno per giorno sotto il silenzio generale”. Così Pietro Bartolo, medico di Lampedusa da anni impegnato nella prima assi4

stenza ai migranti sbarcati nell'isola, descrive la terribile situazione vissuta dai migranti che giornalmente arrivano nel porto lampedusano nel tentativo di approdare in Italia per poter cambiare la propria condizione di vita ma che durante il viaggio, subiscono violenze atroci. Purtroppouna informazione non sempre attenta, quando non più o meno consapevolmente manipolata o distorta, contribuisce a diffondere il terrore, la paura, i pregiudizi nei confronti di questi migranti. Un luogo comune spesso diffuso sull'immigrazione, per esempio,è quello che sia il nostro paese e più in generale l’Europa ad accogliere il maggior numero di rifugiati, quando invece l’84% dei

rifugiati (65,6 milioni nel 2016) è accolto in paesi del cosiddetto “Terzo mondo”. Dodici anni fa era il 70%. L’Europa ne accoglie meno del 10%. Questi i dati che sono stati esposti da Maurizio Ambrosini, docente dell'Università di Milano. “I paesi più coinvolti nell’accoglienza sono Turchia (2,9 milioni), Pakistan (1,4 milioni) e Libano (1,5-2 milioni), seguono l'Iran (979.000), l'Uganda (941.000) el'Etiopia (792.000). In Europa, i Paesi con il rapporto più alto tra rifugiati presenti e popolazione sono la Svezia (2,3%) e Malta (18,3%). Durante la conferenza, abbiamo avuto anche la possibilità di ascoltare la testimonianza diretta diOsas, una

ragazza nigeriana che da più di dieci anni vive a Palermo, dove adesso presiede un’associazione che si occupa della tutela delle ragazze nigeriane vittime di tratta. “Lasciare il mio paese per venire qui è stato difficile e pericoloso, e, come me, molte ragazze affrontano questo viaggio rischioso, pieno di violenza. Spesso sono vendute dai genitori e una volta arrivate qui sono costrette a prostituirsi sotto minaccia di morte da parte delle maman nigeriane". In un mondo globalizzato, appare insensato fermare l'immigrazione. Nessuno vorrebbe lasciare la propria patria, ma in momenti di difficoltà, come ad esempio carestie o continue guerre, chi non scapperebbe?


Ferr ar a Ne ws

Il Ferrara tra le “Local Cisco Academy” Il nostro Istituto ha stipulato una convenzione con Cisco, la nota azienda multinazionale specializzata nella fornitura di apparati di networking. In particolare, nell’ambito del programma mondiale di formazione chiamato "Cisco Networking Academy Program” (sviluppato dalla stessa azienda), l’IISS Ferrara è stato affiliato tra le “Local Cisco Academy”.

Ciò significa che l’Istituto sarà in grado di offrire ai propri studenti, docenti, personale ATA ed a eventuali altri soggetti del territorio definiti e individuati dall’Istituto i corsi del programma di formazione. Ad esempio, sono già fruibili a distanza (comodamente da casa) i seguenti corsi: - Corso It essentials: Il corso fornisce le conoscenze necessarie per comprendere i princi-

pi di funzionamento di un Personal Computer e delle reti informatiche; - Get Connected – Connessi e sicuri: competenze digitali di base per l’utilizzo degli strumenti digitali, di internet, dei social media; - Cybersecurity: competenze per proteggersi, conoscere le principali minacce, capire come le aziende si difendono dai rischi, avvicinarsi a un set-

tore in cui la richiesta di personale qualificato è enorme; - Imprenditorialità: sviluppare una mentalità imprenditoriale e capire come usare la tecnologia per crearsi un futuro professionale. Tutti i corsi sono gratuiti Per ulteriori informazioni potete contattare i prof.ri Aiello e Castiglia.

ASL e Apprendistato

“La scuola al cinema”

Un seminario organizzato dal Ferrara

Visione del film “Noi siamo tutto” "Noi siamo tutto" è il titolo del film alla cui proiezione, Venerdì 27 novembre 2017 presso il cinema "Rouge et noir", hanno assistito gli alunni di quasi tutte le classi. La pellicola di genere drammatico-sentimentale, diretto da Stella Meghie, con Amandla Stenberg e Nick Robinson, è un adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Nicola Yoon. La visione del film ha fornito agli allievi diversi spunti di riflessione che hanno animato il dibattito nelle varie classi sul tema dei rapporti tra genitori e figli, delle gravi malattie giovanili e della forza dell’amore.

Alternanza Scuola Lavoro e Apprendistato è stato il tema del seminario organizzato dalla nostra scuola in collaborazione con l’Ente Bilaterale Provinciale Terziario, con il Consiglio provinciale di Palermo dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, con l’Ente Bilaterale Regionale Turismo Siciliano e con L’AnPal Servizi. Durante l’incontro, svoltosi a Palermo il 29 novembre 2017 presso la sede dell’Ente Bilaterale Provinciale Terziario, sono stati illustrati i riferimenti normativi e gli aspetti tecnico-operativi nonché le opportunità dell’Apprendistato di 1° livello.

La Colletta alimentare Appuntamento con la solidarietà Anche quest’anno, sono stati numerosi gli alunni del Ferrara che hanno accolto l’invito a partecipare come volontari alla Giornata nazionale della colletta alimentare. E così, sabato 25 novembre, davanti ai supermercati di molte zone di Palermo, i “ferrarini” hanno invitato i clienti a donare alimenti a lunga conservazione da distribuire fra mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà e centri d’accoglienza. La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus, ormai da diversi anni costituisce un’importante occasione di crescita umana proposta ai nostri alunni dalle prof.sse Di Liberto e Palermo. A giudicare dalle adesioni e dall’entusiasmo mostrato dagli allievi, l’iniziativa sembra abbia raggiunto le sue finalità! 5


Educazione A mbientale Rifiuti e riciclo sono i temi del percorso pluridisciplinare che si sta svolgendo nella classe IIB. Il progetto didattico, proposto dalla prof.ssa Gina Di Salvo, mira a sensibilizzare gli alunni sul tema del rispetto dell’ambiente. Oltre ad essere impegnati in un laboratorio pratico sul riutilizzo degli oggetti, gli allievi hanno approfondito, tramite delle ricerche, i problemi causati da un uso eccessivo della plastica. Pubblichiamo ciò che hanno scritto alcuni degli alunni.

IL PIANETA e le 3 B di Giusy D’Anneo e Nesim Mrabet II B Se ci guardiamo bene attorno siamo “invasi” dalla plastica, ma vogliamo conoscere le conseguenza e i danni di questo materiale? Gli oggetti di plastica più usati sono le famose 3 B: buste, bicchieri e bottiglie. Un esempio sotto gli occhi di tutti è, infatti, la bottiglia in pvc la quale può contenere sostanze cancerogene e volatili e semi-volatili che possono emigrare nel liquido che contiene. Secondo fonti statistiche 1,2 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile quotidianamente, mentre il resto del mondo può scegliere da quale bottiglia bere il prezioso “oro blu”. Servono 17 milioni di barili di petrolio per creare tali bottiglie e il costo di quest'ultime supera il costo delle altre bibite come birra, coca-cola e aranciata. Il riciclo darebbe molti vantaggi poiché consente di risparmiare enormi quantità di energia e di produrre nuovi beni da quelli vecchi. La nostra Terra è minacciata anche da un altro fenomeno: Pacific Trash Vortex ovvero “il gorgo di immodinzia del Pacifico”. Molti Paesi scaricano i rifiuti in Asia tanto da formare nell’oceano enormi ammassi ricoperti interamente da scarti di plastica che mettono in pericolo 260 specie marine e 100 mila animali marini. In queste isole galleggianti si accumulano 3 milioni di tonnellate di plastica e 100 milioni di tonnellate di plancton. Nella nostra vita quotidiana sono presenti altri elementi molto pericolosi come gli Ftalati e il Bisfenolo A che possono danneggiare il nostro sistema endocrino e il funzionamento ormonale. Il Bisfenolo A (BPA) è un estrogeno sintetico usato per la plastica, il rivestimento di barattoli, lattine e biberon, può causare iperattività, cancro al seno, aborto spontaneo, cancro alla prostata; mentre gli Ftalati sono plastificanti per la produzione di giocattoli, mattoni per pavimentazione e saponi e provocano disfunzioni tiroidee, asma ed insulino-resistenza. Oggi la plastica è diventata indispensabile; è importante però che si capisca dove essa lo è realmente e dove se ne possa fare a meno. E soprattutto che la si può riciclare nella maggior parte dei casi per salvaguardare noi e il nostro pianeta. Ricordiamoci sempre che non ereditiamo la Terra dai nostri antenati ma la prendiamo in prestito dai nostri figli.

Usa la plastica ... con moderazione

di Rachele Dragotto, Francesca Cascio e Katia Faija II B Oggi la plastica la troviamo ovunque ma non tutti ne conoscono aspetti positivi e negativi. La plastica è un materiale incredibile, infatti essa è: • Leggera • Plasmabile • Versatile • Economica • Durevole Ma vediamo anche i suoi lati negativi. Essa: • Inquina • Vola • Galleggia • Intasa • S’impiglia • Si accumula Milioni di case hanno le tende da doccia che apparentemente sembrano innocue ma che, in realtà, insidiano la nostra vita poiché con il calore sprigionano sostanze chimiche e nocive. Ogni giorno beviamo bibite da comuni bottiglie di plastica non consapevoli che esse rilasciano delle sostanze che contaminano i liquidi all’interno e quindi sono dannose per la nostra salute. Andando al supermercato troviamo la maggior parte dei prodotti avvolti nella plastica, come merendine, salumi, insalate, ma quasi nessuno sa che l’inchiostro riportato nelle immagini dell’involucro

rilascia sostanze cancerogene negli alimenti. Che senso ha produrre degli oggetti “fintamente ecologici” che la gente usa per pochi minuti, se dopo averli buttati VIA, rimarranno per sempre? Ma questo VIA dov’è? Questo VIA, per esempio, si trova negli oceani, dove si formano isole galleggianti formate da residui di plastica. Essa a contatto con i raggi solari si frantuma in miliardi di pezzettini minuscoli, che i pesci scambiano per cibo e per tale motivo alcune specie marine muoiono. Secondo gli esperti, le materie plastiche, per lo più quelle dei contenitori, possono rilasciare una parte delle sostanze di cui sono composte; tra queste ce ne sono due: il Bisfenolo A (BPA) e gli Ftalati che risultano molti nocivi per la salute dell’uomo e soprattutto dei bambini, infatti dal 2011 i ciucci e i biberon devono presentare il marchio BPA FREE. Come possiamo ridurre l’uso della plastica? Possiamo farlo tutti e senza grandi sforzi. Si potrebbe fare a meno di cannucce, buste della spesa o forchette e si potrebbero ridurre i contenitori in pvc che abbiamo in casa comprando detersivi “alla spina” o cibo sfuso. Il segreto è proprio questo: cambiare i paradigmi dei nostri acquisti.

COREPLA SCHOOL CONTEST

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Nell'ambito delle attività di educazione ambientale è da sottolineare la partecipazione dell'Istituto al progetto "COREPLA SCHOOL CONTEST". Scopo del progetto è la sensibilizzazione degli alunni/e al tema della riduzione della plastica attraverso il completamento di 4 "MISSIONI". Due di queste sono già state svolte, con buoni risultati, dalle classi del liceo socio-economico. Maggiori informazioni sul sito www.coreplaschoolcontest.com


Ad Erice per l’insediamento dell’Ambasciata della scienza

12 dicembre 2017. Gli allievi del Parlamento della Legalità internazionale si recano ad Erice per l'insediamento dell'Ambasciata della Scienza presso l'Istituto De Stefano. Davvero calorosa l'accoglienza da parte del Dirigente scolastico, del sindaco, degli assessori e dei docenti. Nel pomeriggio, gli allievi, accompagnati dai docenti Nicolò Mannino, Galati, Muscarnera e Annamaria Mannino, si sono recati presso l'Aula consiliare del Comune di San Cipirello. Anche qui clima di festa e una Targa per gli studenti del Parlamento della legalità internazionale e multietnico.

Pa rla men to d ella L e ga lit à

Una Targa dal Comune di San Cipirello

Nella foto, il Parlamento della Legalità internazionale e multietnico del Ferrara nel momento della consegna della targa del Comune di San Cipirello alla D.S. Eliana Romano.

“Gran Galà della Cultura e della Solidarietà” Premiati gli alunni del Ferrara Numerose le personalità, amici e amiche del Parlamento della Legalità Internazionale che il 16 dicembre scorso, presso “Il Giardino degli Aranci” di Monreale”, hanno partecipato al “Gran Galà della Cultura e della Solidarietà”. Fra, loro anche l'Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione Università e Ricerca Roberto Lagalla che ha espresso apprezzamento per gli alunni e le alunne del Ferrara presenti. Significative le parole di Vanessa, allieva della III Q che, insieme agli altri “ferrarini” presenti sono stati premiati nel corso della serata: “Non dobbiamo mai arrenderci, mai mollare. Noi giovani desideriamo un mondo migliore, di pace e di fraternità e non ci vergogniamo delle nostre soste ma andiamo avanti certi che chi si ferma è perduto”.

Montecitorio 16/02/2018. Presentato il progetto culturale sul tema Gli alunni del Parlamento della legalità internazionale e multietniGIOVANI e Legalità. Il prof. Mannino ha parlato del Parlamento co del Ferrara presso gli studi televisivi di “Tele One” per registradella legalità internazionale e multietnico del Ferrara. re un video che potete trovare sulla pagina FB del Ferrara. 7


Lo stag e li ngui stic o

Todo muy bien! Positivo il bilancio della settimana a Salamanca E anche quest’anno ce l’abbiamo fatta!!! Il nostro Istituto ha potuto realizzare uno stage linguistico per le classi del triennio del corso linguistico e i nostri alunni hanno trascorso una settimana a Salamanca, la città universitaria spagnola per eccellenza! Lo STAGE prevedeva la frequenza di un corso di lingua spagnola e escursioni nel pomeriggio alla scoperta della realtà storica, artistica e architettonica di Salamanca, città patrimonio culturale Unesco, e dei luoghi circostanti. Il 25 gennaio, giorno fissato per la partenza, ci siamo ritrovati tutti all’aeroporto pronti con i nostri bagagli pieni di tanta roba ma anche di curiosità, di voglia di divertimento e soprattutto felici di non dover andare a scuola almeno per una settimana!!! In realtà anche il primo giorno qualcuno è arrivato in ritardo, ma la voglia di andare era troppo grande e quindi … forse non ce ne siamo neanche accorti. È inutile sottolineare che invece, durante il soggiorno in Spagna, abbiamo fatto molto caso ai continui ritardi di alcuni! Gli alunni soffrono talvolta di gravi forme di ritardo congenito… pazienza! Atterrati a Madrid si respirava già un’aria diversa … soprattutto si cominciava a sentire freddo! Lungo la strada per Salamanca ci ha dato il benvenuto anche la neve, che ha costretto il nostro simpatico

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autista spagnolo Raoul a mettere in pratica il nostro bel detto: “Chi va piano, va sano e va lontano!”: velocità 30 Km orari (non stiamo esagerando!); e noi lì, sul pullman, con le teste penzoloni, morti di sonno e con tanta voglia di arrivare… E alla fine, alle 04:10 del mattino, è successo veramente! Che fare a quell’ora? Aspettare, nient’altro. E così abbiamo aspettato le famiglie accoglienti al freddo e al gelo nella mitica piazza Gabriel Y Galán, che sarebbe diventato il luogo dei nostri appuntamenti. Dopo solo alcune ore, eccoci di nuovo tutti pronti e scattanti per conoscere la scuola e gli insegnanti che avrebbero tenuto le lezioni di spagnolo. Prima impressione? Ottima! Tutto era ben organizzato e preparato con cura; le insegnanti erano giovani e carine e sempre con un bel sorriso stampato in viso. Le lezioni che hanno proposto ai nostri alunni sono state fantastiche ed originali; hanno saputo coniugare le lezioni tradizionali in classe con la pratica e l’utilizzo concreto della lingua spagnola tra le calle di Salamanca e nella mitica Plaza Major (nota delle docenti: bellissima). E allora potevi scorgere i nostri alunni che facevano la spesa al mercato, oppure intenti ad intervistare i Salamantini che se ne stavano tranquilli a passeggiare o a gustare churros o tortillas seduti ai tavolini dei caffè della piazza. Il tempo ci è stato amico…

Del resto, potevamo trovare pioggia o neve così come paventato prima di partire? Assolutamente no! E quindi il nostro sole siciliano ci ha seguiti fin lì; purtroppo ha dimenticato di portare con sé il calore di Palermo e in certi momenti c’era proprio “frío” (ndr:freddo)…ma fríofrío. Ma gli alunni saranno riusciti a lamentarsi di qualcosa? Ma che domande! Alcuni si sono lamentati della pulizia delle famiglie, altri hanno lamentato la difficoltà ad uscire la sera, altri ancora non hanno apprezzato il cibo spagnolo…. Beh, lamentele qualche volta sicuramente fondate; ma noi insegnanti (Varisco-Grasso) ci chiediamo dove sia andato a finire lo spirito di adattamento dei giovani di oggi, la goliardia nello sperimentare cose nuove, la leggerezza nell’affrontare le piccole difficoltà. Noi docenti abbiamo apprezzato tutto, forse perché, in fondo, nei nostri cuori si conserva lo spirito che ci animava quando eravamo giovani (solo qualche anno fa… tre/quattro al massimo!) quando non ci spaventava nulla e andare in Francia o in Spagna era la realizzazione dei nostri desideri più grandi e quindi non potevamo perderci niente: né un monumento, né una visita al museo, né una chiacchierata in lingua, né un croque-monsieur o una tortilla… Insomma, in noi c’era lo spirito del viaggiatore e non del turista! Una settimana è passata in fretta, ma abbiamo avuto modo di assaporare e sperimentare nuove abitudini, conoscere posti bellissimi, ricchi di storia, con guide turistiche super preparate e

coinvolgenti che hanno saputo anche farsi capire dalla prof.ssa Varisco che non ha mai studiato lo spagnolo in vita sua! Siamo fermamente convinte che questo stage abbia dato a molti l’opportunità di arricchirsi dal punto di vista umano, culturale e socio-linguistico e forse, per pochi altri, la scoperta di questa ricchezza arriverà solo dopo, ma siamo certe che arriverà anche per loro. L’esperienza dello stage a Salamanca è stata molto positiva; noi docenti abbiamo ancora negli occhi i posti che abbiamo visitato, il suono delle risate che ci siamo fatte, le emozioni provate in particolari momenti, l’intesa e la gioia della condivisione sia delle cose belle che di quelle meno belle. Volevamo, per concludere, ringraziare la nostra DS, prof.ssa Romano, ed anche la nostra DSGA, dott.ssa Sparacino, che ci hanno sostenute nella fase di realizzazione di questo stage dandoci fiducia e credendo nelle nostre capacità di portarlo a termine. Un apprezzamento particolare va anche a quegli alunni che si sono distinti per l’interesse mostrato, per la partecipazione attiva e per il supporto che hanno dato a noi insegnanti. E adesso un augurio a tutti gli studenti: apprezzate le cose che vi capitano perché è un regalo che fate a voi stessi e quando sarete adulti sarà lo stesso augurio che farete ai vostri figli. Bilancio: “todo muy bien! E hasta mañana” W lo Spagnolo … ed anche il Francese!!! Le Proff.sse Teresa Maria Varisco e Mariella Grasso


Tapas, flamenco e workshop al Mercato Così si impara lo spagnolo al Colegio Ibérico Il Colegio Ibérico è stato creato nel 1988 da un gruppo di professori di spagnolo ed è uno dei più importanti centri di Salamanca per l’insegnamento dello spagnolo agli stranieri. Si trova nel cuore di Salamanca a soli 3 minuti dalla famosissima Plaza Mayor, centro sociale e culturale della vita a Salamanca. La scuola si trova in un edificio moderno ed è dotata di aule ampie ed accoglienti. Lo staff di docenti ha proposto ai nostri studenti, divisi in due gruppi, livello B1 e livello B2, un corso di 20 ore basato su un metodo di insegnamento (el enfoque por tareas) il cui obiettivo è favorire l’apprendimento attraverso attività nelle quali viene praticato l’uso reale della lingua in diverse situazioni comunicative. In pratica si tratta di “imparare a parlare parlando”. Le attività proposte non si sono limitate alle classiche lezioni frontali ma si sono svolte anche fuori dall’aula: interviste ai passanti sugli stereotipi spagnoli e italiani, sull’uso dei social e non è mancata la visita al Mercato centrale della città dove i nostri alunni hanno pra-

ticato l’uso della lingua attraverso varie attività. E con grande stupore dei nostri alunni, è stata loro proposta una lezione dedicata alla cucina spagnola attraverso l’elaborazione da parte dei nostri ragazzi di una ricetta tipica spagnola: “le tapas” ( piccoli antipasti che vengono serviti accompagnati da vino , birra o qualsiasi altra bevanda). Tra le varie attività proposte dal Colegio Ibérico, la più originale è stata, senza dubbio, la lezione di ballo presso la Escuela de baile Azabache. I nostri alunni sono stati coinvol-

ti in una lezione di flamenco e di rumba tenuta dalla bravissima Mercedes, un’insegnante di ballo che vanta tantissimi anni di insegnamento. L’energia e la passione di Mercedes hanno coinvolto tutti, ma proprio tutti, gli alunni anche quelli più “seri”. E mentre ballavano li abbiamo visti felici e spensierati. Non ci sono dubbi: si è trattato di

divertimento allo stato puro. E per concludere in bellezza non poteva certo mancare la Fiesta de despedida, organizzata presso il locale El Trovador. Una serata all’insegna del divertimento tra tapas e sangría durante la quale sono stati premiati i vincitori del concorso “Masterchef del Colegio Ibérico”. E’ stata premiata la migliore tapa preparata dai nostri alunni. Un premio è stato dato anche al miglior video realizzato durante il workshop presso il Mercato centrale della città e al gruppo che ha dimostrato di conoscere meglio la meravigliosa città che ci ha ospitato. Davvero una NOCHE GUAY (una serata da sballo) che non dimenticheremo mai e che porteremo per sempre nei nostri cuori, come ogni momento di questo meraviglioso viaggio. Grazie a tutti. Le Proff.sse Grasso e Varisco

Recuerdos de Salamanca Le voci dei ragazzi del Liceo Linguistico di ritorno da Salamanca. Uno degli aspetti più qualificanti ma delicati di ogni stage linguistico sono gli inserimenti in famiglia. Majura e Vanessa della III M per esempio ci raccontano: “La signora Susy e il signor Charlie ci hanno accolte calorosamente e hanno conquistato ognuna di noi con il modo spiritoso ed estroverso di lei e quello disponibile e gentile di lui e ci hanno fatto innamorare ancora di più della città. Ci siamo dovute abituare alla loro routine ma siamo anche state costrette a comunicare con loro per tutte le necessità della vita quotidiana e questo è stato uno

stimolo decisivo”. Non possono però fare a meno di dire che hanno anche apprezzato non poco la cucina: “Abbiamo assaggiato una paella squisita in un ristorante e i churros al VALOR, il locale più famoso di Salamanca: fantastico il contrasto fra il sapore della cioccolata e i churros, davvero paradisiaco”. Gli studenti della IV M invece, sempre a proposito di famiglie ospitanti, ci dicono che “Hanno delle abitudini del tutto diverse dalle nostre. Una cosa che abbiamo appreso è che chi vuole partire deve sapersi adattare perché

spesso ciò che per loro può essere normale per noi è del tutto anormale”. A proposito della struttura scolastica invece ci dicono: “sin dal primo giorno abbiamo notato le differenze rispetto alla nostra esperienza a Palermo: l’ambito scolastico è più disciplinato e con regole molto più rigide”, mentre altri gruppi classe mettono in evidenza i metodi sperimentati durante i corsi: “una delle attività che svolgevamo a “scuola” lì era quella di recarci nella piazza principale, Plaza Mayor, e di rivolgere alcune domande, inerenti all’argo-

mento che trattavamo in classe quel giorno (es. stereotipi, conoscenza della città di Salamanca, ecc…), alle persone che incontravamo per strada” dicono ancora Majura e Vanessa, mentre i ragazzi delle quinte all’unisono ci dicono che “forse l’attività più divertente e interessante è stata la lezione di Flamenco presso la escuela de baile “Azabache” che ci ha stupiti anche per l’organizzazione impeccabile”. (segue nella pag. successiva)

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Universita’ di Salamanca: la più antica della Spagna L’Università di Salamanca, una delle più antiche d’Europa, insieme a quelle di Bologna, Parigi, Oxford e poche altre, quest’anno festeggia 800 anni di vita! Infatti, è stata fondata nell’anno 1218 dal re Alfonso IX di León anche se fu grazie al suo successore, il re Alfonso X el Sabio, che raggiunse il suo massimo splendore. Salamanca, dal 1988 dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, non sarebbe la stessa senza la sua famosa Università. Nessun visitatore può lasciare la città senza aver prima cercato la celebre rana di pietra nella facciata in stile pla-

teresco (il Plateresco è uno stile artistico fiorito in Spagna nel XV e nel XVI secolo. Si tratta di uno stile architettonico molto ornato e fatto ad imitazione dei lavori di argenteria in spagnolo argento si dice “plata” , da cui proviene il nome di plateresco) dell’Università. Una delle cose più caratteristiche quando si arriva nei pressi dell’Università, situata a due passi dalle due cattedrali di Salamanca, nel Patio de las Escuelas (calle de los Libreros), è vedere un gran numero di persone che con il naso all’insù cerca di vedere la rana che si trova su un teschio. E vi assicuro che non è certo facile, date le sue piccole dimensioni e l’abbondanza delle decorazioni che si trovano nella facciata della costruzione. Oggi giorno, tutti i turisti che vengono a visitare Salamanca cercano la rana che è diventata un simbolo della città. Qual è il significato di questa rana di pietra? Una leggenda popolare narra che porti fortuna alla persona che la trovi autonomamente: se si tratta di uno studente supererà tutti gli

Banco Farmaceutico Anche quest'anno gli alunni del Ferrara hanno aderito con entusiasmo alla giornata nazionale della raccolta del Farmaco promossa dal Banco Farmaceutico. Sabato 10 e lunedì 12 febbraio, circa 50 alunni del secondo biennio e del quinto anno, coordinati dalle prof.sse Mariella Palermo ed Enza Di Liberto, si sono recati presso le farmacie di tutto il territorio palermitano per chiedere un farmaco da donare a quanti si trovano in stato di bisogno. L'impegno degli alunni è stato davvero apprezzabile considerando che essi, nei giorni di chiusura della scuola e di vacanza, hanno dedicato il loro tempo libero ad un'iniziativa lodevole che cerca di alleviare la povertà sanitaria. Un bel gesto di solidarietà e un esempio della sensibilità di cui i giovani danno prova quando ad essi si propongono modelli e valori positivi. 10

esami e nel caso non si trattasse di studente, avrà comunque un anno prospero. In passato, invece, era simbolo negativo, in quanto la rana impersonava la lussuria, ricorrente pericolo per i giovani studenti, associato alla morte. Una curiosità: i migliori studenti dell’Università di Salamanca quando si laureavano avevano diritto a scrivere un “Víctor” e il loro nome sulla parete dell’Università. Proff.sse Mariella Grasso e Teresa Maria Varisco

(Segue dalla pag. precedente) “Un intero pomeriggio passato a ballare Flamenco e Rumba. Si è creata un’atmosfera bellissima, di gioia, amicizia e serenità. La mente lontana dai pensieri, un relax completo”aggiunge David di V M (relax rigorosamente in Spagnolo, immaginiamo). Edoardo invece (terza M), anche se siamo sicuri che anche lui avrà gradito il Flamenco, ricorda la sensazione di essersi trovato di fronte al gigantesco El Guernica di Picasso al museo Reina Sofia durante la visita a Madrid, fra le cose più vive nella sua memoria, mentre Sabrina ci racconta dell’amicizia fatta con Akiko, una studentessa giapponese con la quale ha immediatamente scoperto una sorprendente sintonia. Eccolo il mosaico fresco che emerge dalle voci di chi è andato e che probabilmente ci suggerisce “Provaci ancora Ferrara”.


La storia negata

Gior nata del la Mem oria

Per una ricostruzione autentica della partecipazione dei meridionali alla lotta di liberazione del nazifascismo di Martina Stagno e Gioele Intravaia VM Il 29 gennaio 2018, presso l ’ a u l a M a g n a dell’Istituto Francesco Ferrara, nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della memoria, alcune classi hanno partecipato all’incontro con Angelo Ficarra, vice presidente dell’ANPI (Ass. Naz. Partigiani Italiani). La presenza del vice presidente Ficarra è stata un’occasione per discutere del grande contributo che diedero i partigiani meridionali nel corso della 2^

Guerra Mondiale, del quale, purtroppo, i libri di storia non raccontano. Circa 3.000 partigiani meridionali infatti lottarono contro le truppe del regime nazifascista risultando indispensabili per la liberazione di alcune città italiane. Obiettivo dell’ANPI è la valorizzazione del ruolo storico svolto dalla lotta partigiana mediante la promozione di ricerche, la raccolta di testimonianze e il sostegno ideale ed etico ai valori di libertà e democrazia. Proprio per questo il vice presi-

dente Ficarra ha ricordato alcune storie di deportati italiani sopravvissuti ai campi di concentramento che dovettero svolgere lavori disumani ed atroci, moralmente e fisicamente traumatizzanti. Speriamo che con il tempo le ideologie nazifasciste scompaiano per sempre lasciando spa-

zio a quelle fondate sul rispetto di ogni essere umano, indipendentemente dall’etnia di appartenenza. Ma la speranza va alimentata attivamente e in fretta, anche grazie alla memoria e alla conoscenza, a giudicare dagli slogan e dai simboli che tristemente ritornano sempre più frequenti e sfacciati

Un sacchetto di biglie di Sabrina Puccio IIIM “Un sacchetto di biglie” è una pellicola francese, diretta da C h r i s t i a n Durguay, tratta dall’omonimo romanzo di Joseph Joffo (autore ma anche protagonista della storia vera che racconta) e che noi studenti del Ferrara abbiamo visto in occasione delle celebrazioni della Giornata della memoria. Ci troviamo a Parigi, nel 1938. La scena si apre con due fratelli, Joseph e Maurice, vivaci e gioiosi protagonisti di questa incredibile storia, che giocano per strada con delle biglie. Sono ragazzini normali, pieni di sogni e desideri. Tutto però cambia con l’inizio della terribile guerra del 1939 e l’insediamento in Francia del governo filonazista di Vichy. Da quel momento infatti, a differenza degli altri ragazzini, loro vengono considerati impuri perché ebrei. La famiglia appare subito consapevole del pericolo e i due fratelli maggiori ribadiscono ai loro genitori l’urgenza di fare le valigie e scappare prima che sia troppo tardi. Nel frattempo la vita quotidiana dei due ragazzini cambia note-

volmente e in maniera improvvisa. Iniziano ad essere discriminati dopo aver indossato la stella di Davide e vengono addirittura picchiati da alcuni loro compagni di classe. Quando tornano a casa sono accolti dai genitori che decidono di farli partire quella stessa notte per andare a Nizza, dove abitano dei loro amici. Joseph e Maurice a malincuore partono affrontando mille peripezie che causeranno loro tanto dolore. La storia sarà piena di eventi diversi, in cui la pace precaria, ogni volta per un momento riconquistata, viene nuovamente perduta, perché la persecuzione si espande a macchia d’olio. Ci sono molte scene toccanti che

hanno commosso il pubblico; sembra di vivere in qualche modo quelle esperienze e si indossano a tutti gli effetti i panni dei protagonisti. È una delle tante orribili storie avvenute in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma a differenza di molte altre già raccontate, questa ci mostra il coraggio di due semplici ragazzini che si fanno forza l’un l’altro per ricongiungersi infine alla loro famiglia, o a quel che ne resta, in un finale muto che si concentra sul labiale del protagonista. Nel corso della storia risulterà quasi profetica la frase, pronunciata a suon di sberle dal padre dei ragazzini prima della separazione in una scena memo-

rabile del film: “è meglio il dolore di uno schiaffo che perdere la vita perché se ne ha paura”. Il film ci ricorda inoltre, che ci sono state alcune persone (molte delle quali probabilmente non conosceremo mai) che si sono distinte aiutando molti perseguitati a salvarsi; qui in particolare, il dottor Rosen, interpretato da Christian Clavier, che, preso dai rimorsi e ispirato da una speranza, aiuterà i ragazzini a fuggire salvando loro la vita. Un film questo che è capace di far commuovere chiunque lo guardi, capace di angosciare, rattristire e fare infuriare. L’interpretazione dei personaggi è molto efficace, così come molte scelte di regia. Credo che sia un film da osservare in tutte le piccole sfaccettature, ma è anche il film ideale per ricordare ciò che è successo molto tempo fa, che riguarda tutti noi, anche se non abbiamo vissuto questi tragici eventi che devono essere irripetibili e ricordati nel tempo. Dobbiamo non guardare ma vivere questo film per tutti quei ragazzi che, avevano, ieri, e avrebbero, oggi, il diritto di vivere la propria infanzia giocando, anziché fuggendo.

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“Panormus, la scuola adotta la Città” Nella foto sotto, la delegazione del Ferrara alla Conferenza stampa per la presentazione della XXIV edizione di “Panormus, la scuola adotta la città”, svoltasi il 10 febbraio scorso presso la Villa Niscemi. Durante la cerimonia, il sindaco di Palermo ha consegnato simbolicamente le chiavi della città agli studenti delle scuole palermitane e Stefania De Lorenzo, l'alunna che frequenta la V R della nostra scuola, ha letto la "promessa di salvaguardia dei monumenti". Il tema dell’edizione di quest’anno è "Palermo, una città senza confini". Il Ferrara da molti anni aderisce al progetto del Comune di Palermo che intende avvicinare i ragazzi delle scuole ai monumenti cittadini rendendoli protagonisti della vita culturale di Palermo. Anche quest’anno il monumento adottato dalla nostra scuola è la chiesa di “Santa Maria dei Miracoli” che verrà illustrata dai nostri alunni il 18, 19 e 20 maggio 2018.

Adama, le trincee in una prospettiva africana di Ramona Gullotta VL Adama è il titolo del film d’animazione in lingua originale francese che abbiamo visto al cinema De Seta ai Cantieri culturali della Zisa, nell’ambito del ciclo di film organizzati dalla nostra scuola in collaborazione con il centro culturale francese di Palermo. Il film diretto da Simon Rouby segue le vicende del protagonista, Adama, un ragazzo di 12 anni, che vive con la famiglia in un villaggio rurale in una zona dell’Africa occidentale. Un giorno, Samba, fratello maggiore di Adama, crede di essere posseduto durante un rito di iniziazione e di conseguenza fugge dal villaggio per unirsi ai Nassaras come guerriero, ovvero, come scopriremo, per arruo-

larsi nell’esercito dei colonialisti francesi durante la Prima Guerra Mondiale. Adama così decide di lasciare i familiari per affrontare un viaggio inaspettato, pieno di incognite, cose che appaiono misteriose e talvolta inquietanti, alla ricerca del fratello, con lo scopo di riportarlo indietro. Questo viaggio vede Adama attraversare continenti e affrontare un’infinità di pericoli; inoltre quest’avventura offre la possibilità al ragazzo di incontrare molte persone come Abdou, un mendicante, che gli fa da guida spirituale durante il viaggio, fino alle terribili trincee della prima guerra mondiale, (Segue a pag. 14)

La differenza di genere nella società italiana La V conferenza del Progetto Educativo Antimafia del Centro Pio la Torre. Di Girolamo Costantino VR Gli squilibri tra uomo donna nella partecipazione sociale appaiono ormai un problema da affrontare con sempre maggiore urgenza. Questo è il tema trattato durante la V conferenza del Progetto Educativo Antimafia promosso dal Centro Studi Pio la Torre di Palermo, al quale partecipa il nostro istituto. L'incontro è stato moderato dalla direttrice del TGS Marina Turco. "Se ci fosse parità di accesso al lavoro il Pil del nostro paese crescerebbe del 7%. Invece le donne continuano ad avere difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro e 12

quando riescono continuano ad essere pagate meno”. Questi i dati di una ricerca della Banca d'Italia illustrati da Gianna Fracassi della segreteria nazionale della Cgil. In Italia esistono molte leggi che favoriscono la parità di genere, a partire dai riferimenti agli articoli 3 e 51 della Costituzione, ma purtroppo non sempre vengono attuate con efficacia. Passando ad una prospettiva globale le cose vanno talvolta anche peggio: per lo stesso lavoro, secondo i dati forniti dall'ONU, se un uomo guadagna un dollaro, una donna riceve 0.77 dollari. Per questo l'Onu ha inserito tra gli obiettivi primari da raggiungere entro

il 2030 proprio la parità di genere e l'enpowerment delle donne, obiettivi che dovrebbero essere alla base di ogni governo. "È necessaria una sinergia tra Stato, datori di lavoro, lavoratori, giornalisti e società per abbattere gli stereotipi della parità di genere" - sottolinea Mimma Argurio, della segreteria regionale della Cgil. La professoressa Pina Lalli, del Dipartimento Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Bologna, ha illustrato invece i risultati di una ricerca condotta sui principali quotidiani italiani sul modo in cui i media raccontano i femminicidi. "Nel periodo analizzato dalla ricerca, il 2012, sono stati compiuti 72

femminicidi “domestici”, i cui responsabili sono cioè partner o ex partner. Di questi, 53 casi hanno avuto copertura nazionale in almeno uno di 3 quotidiani (Il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa) per un totale di 166 articoli. Le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, quindi, per vivere in una società libera, in cui la parità di diritti non resti sulla carta, e in cui tutti abbiano la possibilità di mettere a frutto le proprie potenzialità per sé e per gli altri, le donne devono essere trattate con rispetto, dignità e senza alcuna discriminazione.


R ec ens i one c he p a ss i one

Un Visconte … dimezzato come noi di Massimo Abbate V L Se potessimo eliminare la cattiveria dalle persone, rendendole tutte buone, questo trasformerebbe il mondo in un luogo monotono? Abbiamo quindi necessariamente bisogno dell'esistenza della cattiveria nell'essere umano? Italo Calvino, nella sua opera "Il Visconte dimezzato", che fa parte insieme ad altri due romanzi, "Il Barone rampante" ed "Il Cavaliere inesistente", della trilogia "I nostri antenati", prova a dare in forma allegorica una risposta sensata a questo interrogativo. Il regista Luca Mazzone lo ha trasposto in forma teatrale, nello spettacolo al quale abbiamo assistito al Teatro Libero noi studenti del Ferrara, provando a metterne in evidenza e lasciarne inalterati i tratti essenziali. In breve la storia parla di Medardo visconte di Terralba che partecipa assieme al suo scudiero alla guerra contro i Turchi, rimanendo squarciato a metà da una palla di cannone. Inizialmente viene ritrovata e medicata una sola metà del corpo, che si rivela essere la parte maligna di Medardo. Dopo essere ritornata a Terralba la parte maligna verrà soprannominata "il Gramo" dai sudditi a causa delle sue azioni malvagie verso la sua popolazione. Successivamente farà ritorno a Terralba anche l'altra metà del visconte che si comporta in modo opposto; questa metà si rivela essere quella "buona", che aiuta i bisognosi e che non riesce a serbare rancore nei confronti della propria metà maligna, pur essendo consapevole di tutte le sue azioni. I sudditi finiranno però per odiare persino quest'altra metà a causa del suo eccessivo "buonismo" e del suo continuo impicciarsi negli affari altrui. Uno dei i più importanti tra i tanti personaggi secondari messi in scena è Pamela, di cui entram-

be le metà sono innamorate. Le due metà di Medardo, quando Pamela le invita entrambe in chiesa in momenti separati, si ritroveranno faccia a faccia e daranno vita al duello finale nel quale si feriranno gravemente a vicenda. Il dottor Trelawney, ricostruendo il visconte Medardo tutto intero, riuscirà infine ad ottenere un miscuglio, non perfetto ma sicuramente sopportabile, di cattiveria e bontà. Lo spettacolo è stato realizzato unicamente da tre attori che si sono impegnati a recitare tutti i personaggi presenti nell'opera di Calvino. Una volta iniziato lo spettacolo, nonostante l'iniziale diffidenza, il pubblico ha mantenuto un livello di attenzione molto alto durante tutta la rappresentazione, in cui va in scena l'eterno conflitto tra cattiveria e benevolenza/bontà. La recitazione ed il linguaggio utilizzato dagli attori sono stati il punto forte dello spettacolo che hanno reso l'opera interessante e semplice da comprendere. In alcune parti dello spettacolo sono state utilizzate delle videoanimazioni (create

da Valentina Lo Duca con dei pezzi di stoffa) che hanno permesso di snellire il racconto e rendere in pochi tratti essenziali, e in pochi minuti, alcuni eventi chiave della vicenda, come ad esempio lo scontro finale tra le due metà del visconte, introducendo elementi di varietà. Oltre ad aiutare gli attori a cambiare personaggio e costumi infatti, questi passaggi

sono anche serviti a tenere alta la concentrazione e la curiosità del pubblico. Il problema al centro dell’opera è quello dell'uomo "dimezzato", cioè quel senso di disagio che può provocare, in noi e in chi ci sta attorno, il fatto di accettare solo una parte di noi stessi, rifiutando magari quella che sembra più scomoda e che invece ci rende umani e complessi, alla continua ricerca di un equilibrio migliore. La trasposizione teatrale, una sintesi

ben riuscita tutto sommato dell’opera di Calvino, ha regalato al pubblico novanta minuti di sorrisi e intuizioni sull’incompletezza umana. Pensare sorridendo forse può aiutare. Del resto la partita fra bene e male non pare destinata a finire a breve. E la trasposizione in chiave allegorica di Calvino può ancora essere adattata ad oggi. Che dire della battaglia fra il politically correct e gli haters in rete?

Malanova: una ragazza come cattiva notizia In scena la violenza sulle donne. La comunità si scandalizza e isola chi denuncia di Maria Sofia Lo Cicero VL "Malanova", cattiva notizia, è il titolo del libro ispirato alla storia di una ragazza tredicenne calabrese, Anna Maria Scarfò, costretta ad abbandonare i suoi sogni da bambina quando nel paesino in cui vive, San Martino di Taurianova, incontra un ragazzo più grande di lei del quale si innamora. Anna Maria aveva immaginato tante volte il suo primo bacio e invece si ritrova intrappolata in un casolare di campagna con un branco di ragazzi che abusa di lei. Il suo corpo si svuota, "statue di ghiaccio" fanno compagnia alla sua anima spenta nelle notti senza sonno. Anna Maria diventa la "Malanova", la cattiva notizia del suo paese quando dopo tre anni di abusi e minacce decide di parlare denunciando i suoi aggressori. Gli abitanti del paese non hanno creduto ad Anna Maria ma si sono schierati con i "padri di famiglia"," lavoratori, muli da lavoro". I concittadini riempiono di insulti e di accuse Anna Maria e la sua famiglia. Oggi Anna Maria ha 24 anni e grazie alla nuova legge sullo stalking ottiene la protezione dello Stato: dal febbraio 2010 vive sotto scorta. La storia di Anna Maria è una delle tante storie di chi è vittima di violenza. Nel mese di dicembre abbiamo assistito alla trasposizione teatrale di quest'opera, interpretata da Ture Magro, unico attore presente in un palcoscenico lasciato vuoto, ad eccezione di una gabbia che ha espresso in modo molto efficace, pur essendo un oggetto inanimato, la sensazione che immaginiamo avrà tenuto Anna Maria prigioniera nel corso della sua terribile storia. (Segue nella pag. seguente) 13


Agorà

L’omofobia fa male all’amore di Diana Bonculescu II M L’omofobia non è fatta solo di pestaggi e persecuzioni, non è solo l’emarginazione tra i compagni di scuola. Omofobia è dire “lo saluto volentieri ma non gli do confidenza, non si sa mai”. Omofobia è vergognarsi di avere un parente gay. Omofobia è allontanarsi dalla tua amica perché hai scoperto che sta con una donna, omofobia è chiamarla “una tipa strana”. Ormai al solo sentire la parola strano entro in uno stato di insofferenza. Lo ammetto, sono prevenuta: mi immagino già cosa ci sta dopo e dietro, le catene che si mettono anche in queste forme attenuate, e in fondo un po’ ipocrite e vili, a chi non ”riga dritto”. Anche di questo dovremmo provare a spogliarci, con onestà, per provare a capire che non c’è nulla di più bello del condividere le proprie diversità. Io la penso così perché ho amici del genere e vedo quant’è difficile per loro parlare liberamente della propria ragazza o del proprio ragazzo senza avere paura di essere giudicati. Devono fare attenzione ad ogni singola parola che esce dalla bocca. Perché un sempli-

ce “guarda che bello/a quello/a” potrebbero costargli troppo. Vorrebbero pubblicare sui social foto col proprio ragazzo/ragazza tranquillamente come le coppie etero e invece sono costretti a nasconderle e ad essere sé stessi solo con alcune persone, come clandestini. Vorrebbero tanto poter camminare mano nella mano con il proprio ragazzo, vorrebbero vivere per davvero la loro vita come la vedono e la pensano, provare a capire un po’ meglio come la sognano potendone fare esperienza. Qualche anno fa mi ricordo di essermi accorta un giorno che esisteva la giornata mondiale contro l’omofobia. Sarò sincera: mi rattrista che ci sia bisogno delle giornate dedicate alla difesa di cose che a me sembrano ovvie, tipo la giornata per quelli che bevono l’acqua o cose del genere. Mi sono chiesta spesso, se e perché serve davvero una festa per celebrare l’amore. Perché l’omofobia in fin dei conti non è un insulto alla sessualità ma è una bestemmia contro la parola “amare”. Imparando ad abbracciare l’amore invece si può

conoscere davvero la vita e imparare che cos’è la felicità. Possiamo anche definire una persona come “bisessuale”, “lesbica”, ma in ogni caso non stiamo parlando di quello che ha in mezzo alle gambe, ma di una persona intera. Se ti innamori di una persona, lo fai per il suo sorriso, il suo sguardo, i suoi modi di fare, la sua risata, le sue lacrime… Perciò non importa che sia donna o uomo: se t’innamori, ti innamori di ciò che una persona è. A quanto pare ancora oggi la maggior parte di noi preferisce vedere due uomini con le armi in mano piuttosto che due uomini che si tengono per mano. Ma io sono ancora certa che ogni essere umano debba essere libero di amare senza essere giudicato, condannato prima di essere conosciuto. L’amore porta solo amore, l’amore è rispettare ogni forma d’amore, perché l’amore, qualunque forma trovi per esistere, ci rende persone migliori. Il giorno più bello sarà quello in cui non parleremo più con tanta enfasi dell’essere etero o gay. Non diremo con uno sguardo ammiccante “è una

Malanova

scene di violenza hanno perfino sghignazzato. Questo ha lasciato quasi tutti a bocca aperta, fra stupore e imbarazzo. Perfino l'attore ne è sembrato turbato, tanto da rivolgersi direttamente alla platea con una battuta fuori copione, che per un momento rompe la quarta parete, improvvisata per l’occasione. O forse già tristemente sperimentata in occasioni simili. Com'è possibile che ancora ci siano persone che non riescano a comprendere la drammaticità di questi atti di violenza? O a non proteggersi con qualcosa di diverso di una ristata di fronte a ciò che li imbarazza? Oppure c'è chi ancora crede che la colpa è e sarà sempre delle ragazze perché che hanno un atteggiamen-

to o un abbigliamento troppo provocatorio? Questo, secondo un luogo comune evidentemente ancora fin troppo diffuso, conduce alla violenza sia sessuale che psicologica sulle ragazze. La ragazza, la vittima, riesce a diventare quasi addirittura colpevole nella prospettiva di una società che la sommerge di pregiudizi. Chissà quando la colpa verrà data innanzitutto, senza se e senza ma, ai violentatori e non più alle donne. Qualche segnale incoraggiante di recente è arrivato. Il movimento Silencebrackers, per esempio, è stato considerato personaggio dell’anno 2017 dalla rivista Time. L’inizio di qualcosa di diverso?

(segue dalla pag. precedente) L’attore, durante la sua magnifica esibizione durata circa 2 ore, ci ha inchiodati alle poltrone rendendo la durezza della situazione vissuta dalla ragazza con un montaggio di dettagli resi da prospettive diverse, compresa quella del narratore, un amico segretamente innamorato. Dettagli che turbano e risuonano a lungo a fine spettacolo lasciando spazio alle riflessioni. Alcune ragazze forse sono riuscite a capire più intimamente Anna Maria e probabilmente si sono chieste cosa avrebbero fatto al suo posto; alcuni ragazzi invece durante le

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coppia gay”, ma semplicemente “è una coppia”. Forse ci sentiremo tutti un po’ più rilassati, senza sentirci costretti a difendere con una forza eccessiva i modelli che abbiamo scelto, o semplicemente ereditato, senza nemmeno poterli discutere, anche solo per esserne più consapevoli. In fondo i modi di vivere l’amore e la sessualità forse sono tanti quante sono le persone di questa Terra. Stop omofobia!!!

Adama segue da pag. 12 e che si rivelerà molto più di quel che sembra, o Djo, un giovane soldato che lo aiuterà in più di una situazione difficile. Insomma l’amore di Adama verso il fratello aprirà la strada per il suo viaggio iniziatico e le infinite avventure finiranno per cambiare la sua vita per sempre, facendogli anche scoprire il valore della sua identità culturale che gli consente di salvarsi e portare a termine la sua missione in una situazione che sembrerebbe senza via d’uscita. Questo film ci mostra soprattutto le storie di vita di africani reclutati dall’esercito francese durante la Prima Guerra Mondiale, come il giovane Samba, fratello di Adama. Mala cosa più apprezzabile è sicuramente il raccontosemplice di temi come la guerra, bilanciando serietà tragica degli eventi con la prospettiva carica di stupore e di magia di un bambino africano dei primi del Novecento. Questo, assieme all’animazione e alla rivalutazione di una cultura ricca e dalle profonde radici, rende il film adatto ad un pubblico vasto e di tutte le età.


Pensi er o AR Tic ol ato

Il Satiro Danzante di Concetta Imbraguglio e Vanessa Arnone III Q Quest'anno noi della classe 3Q abbiamo iniziato a studiare nuovamente storia dell'arte. Abbiamo studiato diversi argomenti, tra questi l'arte greca classica al quale periodo appartiene anche il Satiro Danzante. Abbiamo deciso dunque di approfondire la storia di questa statua bronzea. Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo è l'emblema della bellezza mediterranea, esempio del patrimonio sommerso recuperato nel canale di Sicilia. La preziosa statua bronzea, databile sul finire del IV secolo a.C., è attribuibile alla scuola del grande artista, Prassitele ed è esposta nel Museo di Sant'Egidio di Mazara del Vallo, ubicato in un edificio di rilevante interesse architettonico. Ospita la preziosa statua dal 2005, quando alla fine del restauro, effettuato dall'istituto Centrale per il restauro di Roma, il Satiro rientra a Mazara del Vallo. La statua bronzea venne rinvenuta in due fasi: nella

primavera del 1997 venne alla luce la gamba sinistra ed il 4 marzo del 1998 il corpo privo dell'altra gamba e delle braccia, in entrambi gli episodi il recupero è strato effettuato dal motopesca mazarese Capitan Ciccio, al cui comando era Francesco Adragna. Si ipotizza che la statua facesse parte di un carico di una nave naufragata tra la Sicilia e Capo Bon in un periodo di grande diffusione del commercio antiquario nell'antichità. Il Satiro è colto nel momento dell'estasi della danza orgiastica, ruotava sulla gamba destra impugnando i simboli del culto, nella sinistra il kantharos (calice per il vino) e nella destra la canna del tirso (bastone rituale) ornata da un nastro e coronata da una pigna. L'abbandono del capo, la torsione del busto fanno pensare al delirio della danza vorticosa e ruotando intorno a sé stesso fino alla perdita dei sensi.

Il museo Egizio di Torino di Edoardo Palumbo IIIM Un recente dibattito che ha reso protagonista il museo egizio di Torino è avvenuto tra la leader di “Fratelli di Italia” Giorgia Meloni e il direttore di questo ultimo museo. Christian Greco attuando una promozione per coloro che parlano la lingua araba, e quindi rendendo l’ingresso al museo gratis per soli 3 mesi, é accusato dalla Meloni di una presunta discriminazione nei confronti degli italiani e ha promesso di provvedere al licenziamento del direttore, se dovesse vincere le prossime elezioni del paese e andare al governo. Il direttore del museo ha l’appoggio di innumerevoli persone sui social network e nelle strade italiane perché la sera stessa della conversazione faccia a faccia tra i due, dei cittadini non tenuti a farlo, hanno organizzato un flashmob con striscioni e cartelloni con su scritto in arabo: “siete i benvenuti”. Il direttore ha ribattuto alle accuse della Meloni, a mio parere xenofobe, argomentando che é un modo per attirare gli arabi che vivono in Italia a visitare il museo, e che non hanno la possibilità di farlo al Cairo, in Egitto. Il Museo di Torino si trova nel cuore della città piemontese, è uno dei più antichi al mondo ed è considerato, per valore e

quantità dei reperti, il più importante museo egizio dopo quello del Cairo. E’ interamente dedicato alla civiltà nilotica. Venne fondato nel 1824 dal re Carlo Felice con l’acquisizione di una collezione di 5628 reperti egizi riunita da Bernardino Drovetti. La sede del Museo è da allora nel palazzo che nel XVII secolo l’architetto Michelangelo Garove aveva costruito come scuola dei Gesuiti, noto come “Collegio dei Nobili”, e che nel XVIII secolo era diventato sede dell’Accademia delle Scienze. Il Museo è costituito da un insieme di collezioni che si sono aggiunte nel tempo, la vasta gamma di reperti storici andò crescendo grazie anche ad Ernesto Schiapparelli, docente di egittologia e direttore del museo, che tra il 1903 e il 1920 fece arrivare circa trentamila oggetti (dai più preziosi sarcofaghi e statue agli oggetti comuni di uso quotidiano) grazie alla Missione Archeologica Italiana da lui guidata. Il Museo ospita anche una Biblioteca di supporto all’attività di ricerca scientifica che è consultabile da tutti. (Segue nella pag. seguente) 15


Pe nsie ro A RTi c olato

Un’emozione a Madrid di Giuliana Di Peri VM In occasione dello stage linguistico svolto in Spagna alla fine di gennaio scorso, abbiamo avuto la possibilità di visitare il “Reina Sofia”, un importante museo di Madrid. Vi sono esposte opere d’arte dal novecento ai giorni nostri di Dalí, Miró e Juan Gris e la famosissima opera di Picasso El Guernica, il grande gioiello di questo museo. Ispirato dal tragico bombardamento nella città basca, avvenuto il 26 aprile 1937 durante la guerra civile, è l’opera che meglio di ogni altra testimonia la partecipazione intensa di Picasso alla sofferenza umana e il suo fremente giudizio sulla violenza. Non è possibile comprenderlo se non si conosce quello che la Spagna vive in quegli anni ('900). Picasso impiegò solo due mesi per realizzare questa gigantesca opera (349 x 776 cm). Le dimensioni sono tali da coinvolgere lo spettatore, facendolo sentire vittima tra le vittime. Il primo sguardo su cui si posa è anche il più atroce; una madre che tiene in braccio il figlio morto. Il volto e il grido sono diretti verso l'alto, un' invocazione, una disperata richiesta d'aiuto ma anche una condanna ai soldati nemici. L'opera presenta differenti attimi di soffe-

renza e morte che lasciano senza fiato, come l'immagine di un uomo fatto a pezzi. Questo guerriero è stato sconfitto, è caduto, ma non si è arreso. Nella mano tiene ancora stretta una spada con la lama spezzata. Dalla mano però spunta la vita, un piccolo e delicato fiore bianco che resiste alle fiamme, alle macerie e alla paura. E un segno di speranza, un omaggio al coraggio del popolo spagnolo che subì l’atroce bombardamento notturno. L'immagine che mi ha colpito tanto da farmi venire i brividi si trova al centro del quadro; un cavallo, scavato fino all'osso, i denti scoperti a causa delle carni consumate, la lingua tesa; sembra terrorizzato, all'interno della sua bocca è possibile notare la presenza di una bomba. Attraverso questa metafora la

nobiltà e la fierezza (tipiche del cavallo e della Spagna) vengono ferite a morte dalla brutalità della guerra e dalla follia distruttiva dell'uomo. Anche a Palermo esiste un quadro che ha delle similitudini con quello di Picasso - Il Trionfo della Morte - che il grande artista spagnolo vide nel suo viaggio nella nostra città, come lui stesso riferì all’amico Guttuso. L’opera, che quest’anno abbiamo potuto ammirare grazie ad una visita guidata a Palazzo Abatellis, racconta della peste ed ha come protagonista la morte che cavalca un cavallo proprio al centro dell’opera anch’essa di enormi dimensioni. Con El Guernica, Picasso riesce a far sentire tutta l'angoscia, il terrore e il dolore di una guerra atroce.

Il museo Egizio (Segue dallla pag. precedente)

Il Trionfo della Morte, l’affresco (600x642 cm) staccato dal cortile di palazzo Sclafani e conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Non si conosce il nome dell'autore e viene datato al 1446 circa. 16

Lo scorso anno sono andato a Torino e ho avuto la fortuna di visitarlo, ne sono rimasto incantato. Il percorso suggerito dalla Guida mi ha fatto fare un tuffo nel passato, ho potuto ammirare i sarcofaghi e tutti gli oggetti utilizzati dagli egizi per il culto dei morti, le statue gigantesche e una miriade di statuette ciascuna con un suo specifico significato, gli animali imbalsamati e perfino il cibo che consumavano, gli oggetti e i cosmetici che utilizzavano le donne egiziane. In futuro spero di poterlo visite di nuovo per guardare ancora una volta tutte le collezioni presenti, magari con una maggiore conoscenza della cultura egizia.


Dal co rso ser ale SI RI O

“Fa che il tuo tempo sia vita”

La forza dei sogni… nonostante tutto

Di Elizabeth Zalacounder IIIBs

Di Michele Perna III Bs

Ciao mi chiamo Elizabeth, ho 21 anni e sono di origini filippine-mauriziane e frequento il corso serale. Vi vorrei parlare del mio “percorso” scolastico che ahimè ho “perso” e che cerco fortemente di recuperare. Nel corso degli anni ho frequentato tre scuole diverse; prima il linguistico Ninni Cassarà, che avevo scelto per l’amore che ho verso le lingue - tranne che per la lingua morta del latino - e persi l’anno per le assenze e le “cattive amicizie”; dopodiché mi è stato consigliato di frequentare la “S.A.ME” (Scuola Alberghiera Mediterranea), cioè una scuola alberghiera regionale femminile. La scuola aveva le sembianze di una casa, era tutto perfetto e in ordine. Molto entusiasta, decisi di intraprendere questa nuova scuola da zero. Dopo aver passato l’esame di ammissione, ci portarono nelle nostre camere e indossammo un’uniforme. L’edificio all’interno sembrava un labirinto. Passati alcuni mesi iniziammo ad ambientarci e scoprimmo che non era un comune “alberghiero” ma una scuola di “future casalinghe perfette”. Ci facevano pulire, cucire, stirare e soprattutto cucinare e servire, avevamo delle regole abbastanza ferree e pian piano diventò stressante. Poco a poco le mie compagne iniziarono a ritirarsi e, purtroppo, io la frequentai solo per due anni perché non riuscivo a tenere il passo della scuola che diventava sempre più faticosa. Le lezioni iniziavano intorno alle 8.15 e terminavano alle 16.15. Dopo questa scuola iniziai a frequentare il liceo artistico Ragusa Kiyohara, sia per amore che per la compagnia dei miei amici che la frequentavano. Così decisi di frequentarlo perché era un’occasione per stare ogni giorno con i miei amici ed il mio ragazzo. Dopo alcuni mesi una professoressa mi disse che l’artistico non faceva per me, consigliandomi qualche liceo linguistico. Ci riflettei molto e alla fine decisi di cambiare nuovamente scuola e passare ad un turismo, anch’esso regionale, ma dopo quasi un anno non si sapeva quando le lezioni sarebbero iniziate. Quindi, un po' abbattuta per il tempo perso ad aspettare e a cambiare scuola e anche per la mia età, decisi di non frequentare più nessun’altra scuola e di trovarmi qualche lavoretto part-time. Finché per ragioni burocratiche mi è stato detto di rifrequentare nuovamente una scuola. Alla fine scelsi il F. Ferrara, e devo proprio dire che mi trovo alla grande tanto che dopo essermi iscritta in questa scuola mi sono ripromessa di non cambiare più scuola. Se avessi una macchina del tempo ritornerei alla mia adolescenza e mi tirerei le orecchie dicendomi “fa che il tuo tempo sia vita e che la tua vita non sia una perdita di tempo”. Solo adesso capisco quanto il tempo sia importante e quanto sia importante non sprecarlo con decisioni futili.

Mi chiamo Michele Perna e ho 23 anni e, come tutte le persone, avevo un sogno: quello di diventare un calciatore professionista. La mia prima opportunità l’ho avuta a 13 anni quando un mio professore di Agrigento, in quel periodo ero chiuso in comunità, vedendo le mie qualità e la mia bravura mi volle far fare un provino per il Piacenza. Come tutti i bambini che amano il calcio e che lo vive intensamente, sono rimasto felice e ritornando da scuola lo comunicai alla comunità. Nonostante la mia voglia e il mio sogno, gli educatori decisero di non farmi partire a causa della mia giovane età poiché nessuno di loro poteva prendersi la responsabilità. Amareggiato e deluso, continuai a giocare e, dopo qualche giorno, un mio amico mi chiese di giocare con lui nella squadra locale di Agrigento: l’“Akragas”. Non ebbi nemmeno il tempo di andarci poiché due giorni dopo il giudice del tribunale dei minori mi trasferì in un’altra comunità. Io amavo il calcio come lo amo adesso, ma per mia sfortuna non ho mai avuto la possibilità di farmi notare e realizzare questo mio sogno impossibile. Dopo i 16 anni, per vari motivi e per colpa di persone che mi promettevano il mondo - ma che alla fine mi illudevano soltanto - decisi di mollare e persi le speranze perché il calcio è un mondo bastardo, dove tutti amano far soldi senza pensare a tutti

quei ragazzi che hanno veramente l’interesse e la capacità di diventare qualcuno. Tutti giocano a calcio, ma pochi sanno giocare. Al giorno d’oggi vanno avanti i raccomandati, i figli di papà, ma non per questo dovete mollare, non solo nel calcio, ma anche nella danza, nel canto e in qualsiasi altro sport o arte. Se vi piace, se vi rende felici e lo amate con tutto il vostro cuore, non fate come me che già a 16 anni ho perso le speranze e di crederci. Non arrendetevi!!!! perché chi come me ama il calcio non può capire cosa significhi allenarsi sempre più duramente sperando che l’intera settimana passi presto solo per arrivare alla partita di domenica e gioire con tutta la squadra per la vittoria ottenuta, piangere per una partita persa con tanti gol di scarto, fare un gol al novantesimo… il calcio è tutto questo, un’emozione dopo l’altra, passione, agonismo, felicità, un motivo di sfogo per chi magari ha dei pensieri che non lo fanno stare tranquillo… il calcio è vita. Adesso, a 23 anni, quando guardo le partite del Palermo, penso soltanto che sono stato uno stupido a non crederci fino in fondo perché come attaccante avrei potuto giocare tranquillamente in quell’attacco. Ho amici e conosco persone che sono addirittura più brave di quanto si vede nel campionato di Serie B se non di Serie A. Purtroppo mi tocca vedere giocare gente che col calcio non c’entra proprio nulla, ma questa è la vita. La mia storia non ha avuto un lieto fine anche perché ormai sono grande, almeno calcisticamente parlando, ma voi non vi arrendete ai primi provini andati male, alle prime panchine durante la partita; abbiate pazienza e allenatevi duramente perché senza sacrifici non si ottiene nulla, la vita non ti regala niente, dovete essere voi a cogliere l’attimo e afferrare ogni treno che passa. Fatevi trovare pronti nonostante tutto e tutti e vedrete che i vostri sacrifici saranno ripagati! 17


Dal co rso ser ale SI RI O

Scuola è integrazione culturale! Di Jonathan Quito 5As e Gabriel Figueroa 3As

C i a o ! S i a m o Jonathan e Gabriel, d'origine latino-americana. L'Italia, come altri paesi europei, vive questo millennio in un clima di crescente migrazione da parte di persone che sono costrette ad abbandonare il proprio paese d’origine a causa di persecuzioni, guerra e povertà. Il problema è molto serio perché non siamo più negli anni della seconda rivoluzione industriale dove tutti migravano verso vari Stati, soprattutto in America, dove la grande influenza degli europei ha fatto crescere gli Stati Uniti d’America diventando una potenza mondiale, perché c’erano molti posti di lavoro mentre ora siamo in una epoca diversa. Molti Stati Europei non vogliono accogliere i migranti perché non hanno la possibilità di garantire loro un lavoro e chi arriva magari finisce per rubare, vendere droga e altro, come già successo. La differenza culturale e la differenza della pelle - che a volte porta al “razzismo”- causano difficoltà più serie per un immigrato, costituite in genere dalla lingua, dalla religione e dagli stili di vita. Un ruolo importante nell'integrazione di noi stranieri, in primo luogo, è la scuola in cui ormai ci sono diversi allievi stranieri. Quindi, a nostro parere, è importante l'integrazione all'interno della scuola, sensibilizzando noi stranieri a conoscere meglio la nostra cultura d'origine, la religione, i costumi e le tradizioni, ma anche aiutandoci a conoscere le tradizioni del paese ospitante e fare in modo che nessuno si senta escluso. 18

La mia “piccola” storia Di Ruth Marthe 3Bs Ciao ragazzi, Sono Ruth Marthe di nazionalità Ivoriana. Ho 20 anni e sono in classe 3Bs. Vi racconto la mia “piccola” storia. Ho vissuto il razzismo... Non pensavo che avrei mai dovuto scrivere al riguardo. Nella mia vita raramente sono stata vittima di atti o parole razziste. Razzismo ordinario sì. Ma il razzismo spudorato, no! Una delle prime cose che ho notato quando ho imbarcato i bagagli ad Abidjan in Costa d’Avorio era che (finalmente) non mi veniva chiesto da dove venivo. Il sentirmi dire: "il tuo colore della pelle mi dice che non sei di qui!" era finito. Il suono della mia voce permetteva di capire che sono Africana (e non Italiana o Francese) e presumibilmente è una informazione più che sufficiente per i miei interlocutori. Questo tipo di piccoli dettagli mi hanno fatto pensare per molto tempo che quelle che chiamiamo minoranze visibili sembravano molto meglio integrate e accettate.Ma è davvero così? Ho avuto un'esperienza che mi suggerisce che il razzismo prende semplicemente un'altra forma, che si manifesta in modo diverso, che ha semplicemente un'altra faccia. L'anno scorso in Gennaio un’amica mi parlò della sua intenzione di trasferirsi con il suo ragazzo. Inoltre, l'appartamento che il suo uomo lasciava era vicino a casa nostra e due volte più grande ma appena più costoso dell'affitto che pagavano i miei genitori. Ci allettava l’idea di subentrare nel suo contratto di locazione? Eccome! I miei genitori e io incontrammo il proprietario e alcune settimane dopo, la sublocazione era firmata. A breve avremmo potuto firmare un nuovo contratto di locazione per un affitto diretto. Perfetto! Il giorno del nostro trasloco arrivammo con il nostro furgoncino accompagnati da 5 amici per mettere i nostri mobili nella nostra nuova casa. Appena fuori dal veicolo, un uomo, che sembrava passeggiasse il suo cane, mi guardò con insistenza. Dissi "ciao" educatamente. Lui ricambiò il saluto e si presentò come il figlio del proprietario, poi mi disse che aveva pianificato di camminare con il suo cane, ma che sarebbe rimasto ... Ah!! Non capii perché si fosse sentito obbligato a restare, ma francamente avevamo un furgone da scaricare, quindi avevo qualcos'altro da fare che cerca-

re di capire cosa stesse succedendo nella sua testa. -"E chi sono queste persone?" - Uh ... amici miei, sono qui per aiutarci." L'uomo sembrò soddisfatto della mia risposta e se ne andò (pur restando nei pressi). Scaricammo le nostre cose velocemente e i miei amici andarono via; mia madre andò al lavoro e mio padre mi lasciò per restituire il furgone a noleggio. Mi ritrovai sola nell'appartamento. Cominciai a spacchettare le nostre scatole. Non avevo tempo da perdere. Mentre mi trovavo in cucina sentii qualcuno che saliva le scale di casa. Lasciai la stanza per vedere se mio padre avesse dimenticato qualcosa e mi trovai faccia a faccia con quest'uomo, proprio nel nostro salotto. Ero stupita, ma stranamente non avevo paura. - "Sono venuto per vedere com’è andata, come vi siete organizzati, ecc.- “Uh ... beh, per ora, non c'è niente da vedere. Ci sono solo scatole ovunque. Ah, io vivo lì e indicò il muro adiacente.“Quindi è importante non fare rumore, perché si sente tutto. Quindi niente feste con i tuoi amici, niente. -“Oh, nessun problema”replicai. “Comunque miei genitori lavorano. Non abbiamo tempo per festeggiare. Ma, se si sente tutto, significa che anche noi ti sentiamo. Quindi, per favore, non mettere la musica ad alto volume!" Devo confessare che mi sono sentita un po’ a disagio nel replicare così ad un uomo con il quale ero sola in una stanza. Forse l'avevo fatto non perché mi sentissi in pericolo ma poiché ho percepito la situazione come un maldestro tentativo di intimidazione da parte sua. Poi andò via. Quando mio padre tornò, gli parlai di quanto era accaduto. Di certo non ne era felice! Decidemmo di comune accordo di stare lontano da lui e che tutto sarebbe andato bene. Questo era quello che pensavamo. Due giorni dopo, come ogni nuovo inquilino, installammo internet. Quando tornai a casa dal lavoro, non mi sorprese di vedere il tecnico con una scala enorme sulla facciata che effettuava i collegamenti. Di contro, quello che non mi aspettavo era vedere la testa del nostro vicino (quest'uomo un po’ invadente) attraverso la finestra, che diceva: -"E’ il mio fronte e non voglio che porti i tuoi fili, non ne hai il diritto, SPECIE DI VENDUTA NERA!" Queste parole semplicemente caddero lì, come se niente fosse. (Segue nella pag. accanto)


I tale nti de l Fe rra ra

“La pedana mi fa provare emozioni indescrivibili” Intervista alla campionessa regionale Maria Di Liberto di Giulia Mamone III Tb Quando si parla di sollevamento pesi, l’ultima cosa che potrebbe venire in mente ai “non addetti ai lavori” è una ragazza di quattordici anni frequentante il primo anno delle superiori. Eppure, nella I Q del nostro Istituto è iscritta la campionessa regionale di sollevamento pesi. Il suo nome è Maria Di Liberto e per conoscerla meglio le ho posto alcune domande: Com’è nata la passione per questo sport? Tutto è iniziato per caso: la mia amica doveva andare ad allenarsi per il primo giorno e mi chiese di farle compagnia e ci andai. L’allenatore mi incitava a provare ma io non volevo perché credevo che non fosse uno sport adatto a me; Tuttavia decisi di provare. Quando toccai per la prima volta il bilanciere mi sentii a mio agio e quindi decisi di mettermi alla prova. Man mano che passavano gli allenamenti, io mi

innamoravo sempre di più di questo sport. Così è nata la mia grande passione. Da quanto tempo lo pratichi? Da circa 10 mesi. Ti dà delle soddisfazioni quello che fai?

Mi dà molte, ma molte soddisfazioni, le emozioni che provo quando calco quella pedana sono indescrivibili. Quante volte a settimana ti alleni? Mi alleno 5 volte a settimana per circa 3 ore al giorno. Hai ricevuto dei riconoscimenti? Sì, sono campionessa regionale della mia categoria. Hai in programma delle gare? Ho molte gare in programma, quella più vicina è il 10 Marzo, ovvero i campionati italiani. Riesci a conciliare lo sport con lo studio? In genere abbastanza. Riesco a conciliare le due attività perché in classe sto molto attenta e quindi a casa mi basta un semplice ripasso. Per concludere, come ti trovi al Ferrara? Mi trovo molto bene anche se non mi piace molto l’indirizzo che frequento.

(Segue dallla pag. precedente) Il mio caro e tenero padre non ci pensò due volte, prese il suo telefono e chiamò la polizia. In pochi minuti era lì, pronta ad ascoltare cosa fosse successo. Devo dirvi francamente che non credo che saremmo stati presi così sul serio se questo incidente fosse avvenuto in Francia. La polizia era rassicurante, ha spiegato i nostri diritti, le associazioni alle quali potevamo rivolgerci se questo genere di cose fosse accaduto di nuovo. Il loro intervento fu perfetto e sono sicura che la polizia francese avrebbe solo riso se avessi raccontato loro la mia storia. Dopotutto, ci sono cose più serie dell'esse-

re insultati con l’appellativo "neri". Beh, devo dirvi che pensavamo che le cose fossero iniziate male in questo nuovo appartamento. Quando due mesi dopo, il nostro proprietario ci informò che voleva recuperare l'appartamento per occuparlo, naturalmente avevamo i nervi a fior di pelle. Siamo stati nella casa solo per 3 mesi e già saremmo dovuti andar via. Sapevamo bene che non era legale chiederci di andarcene così in fretta, ma vista l'atmosfera, comunicammo che saremmo andati via senza problemi. Incontrare quest'uomo, il figlio del proprietario, ogni settimana non era stato pia-

cevole. Non ci sentivamo a casa, stavamo in allerta e temevamo la successiva crisi di follia del ragazzo. Così ce ne andammo. Abbiamo trovato un appartamento ancora più grande, più moderno e davvero non rimpiangiamo nulla. Tuttavia, quando questo pomeriggio, andando in giro, sono passata davanti alla mia vecchia casa, ho visto questo segno "affittasi": il mio sangue ribolliva. Come mai l'appartamento è di nuovo in affitto? Lascio a te la tua interpretazione di questa storia. La mia l’ho già trovata. Grazie. 19


I vostri Click

protri scatti migliori relativi ai Inviate alla redazione i vos . curiosità della nostra scuola getti, alle attività o alle ginali. Pubblicheremo i click più ori

Guide turistiche per Educarnival

“Natale solidale”

Anche quest'anno, in occasione delle feste natalizie, gli alunni del Ferrara hanno acquistato 50 panettoni dell'Associazione Siciliana Immunodeficienze primitive SPIA Onlus per sottolineare che Natale è anche solidarietà. La somma raccolta è stata di 750€..

Durante la manifestazione di “Educarnival”, alcuni alunni di 3Ta, 3R, 4R, 5R e 5TA hanno illustrato ai turisti, in diverse lingue, i principali monumenti del centro storico.

“Bowling e scuola 2000”

"Europe back to school"

Gli allievi della I Ta all’ingresso del Bowling “La Favorita” per il “Progetto Bowling e Scuola 2000. Edizione 2017/2018”. Gli allievi si sono impegnati in un’esercitazione pratica per la preselezione. Il Ferrara aderisce alla campagna #chinonsimuovestafermo. Promossa dal Centro Eurodesk del Comune di Palermo, l'iniziativa mira a promuovere l’idea di Europa e riflettere sui diritti e sulle opportunità che questa offre nel settore della gioventù.

Telefisco

Al Palazzo Brancoforte

Le classi 1P e 2P in visita al Palazzo Branciforte.

Alcuni degli alunni del quinto anno che giorno 1 febbraio presso l’Hotel Astoria Palace di Palermo hanno partecipato a Telefisco, il convegno annuale de “L'Esperto Risponde-Il Sole 24 Ore” che passa in rassegna tutte le novità tributarie del 2018.

Ferrarino anno 13 n 2  

Febbraio 2018

Ferrarino anno 13 n 2  

Febbraio 2018

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