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Anselmo, Bordone, Cavallero, Chiriac, Fistea, Gatta, Giovannini, Khaouaouadhi, Lago, Laurenti, Levrio, Marchetti, Miros, Patrucco, Pilloni, Rinaldi, Scala, Tasso, Zimone

Un impero chiamato Roma

(Classe I B Igea – Anno Scolastico 2009-2010

 

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Le origini. Leggenda e realtà

Le vicende delle origini di Roma possono essere leggendarie e reali. La leggenda di Roma racconta che Rea ebbe da Dio Marte due gemelli e per questo fu condannata a morte da Amulio per avere infranto il voto di castità. Tempo dopo, il re ordinò che i due gemelli fossero gettati nel Tevere. Ai pianti dei gemelli accorse una lupa che li nutrì con il suo latte. I gemelli furono chiamati Romolo e Remo. Essi crebbero e, scoperto il segreto della loro discendenza, uccisero Amulio e rimisero sul trono il loro nonno Numitore, primo re di Albalonga. Dopo un po’ di tempo decisero di fondare una nuova città proprio nel luogo in cui erano stati trovati. A causa di litigi nati mentre tracciavano la linea che doveva delimitare i confini, Romolo uccise il fratello e diede il proprio nome alla città. I romani chiamarono la città Roma, appunto dal nome del suo fondatore. Invece la realtà racconta che alcune popolazioni indo-europee si stabilirono sui colli Albensis. I sette colli furono i primi ad essere abitati, poiché la zona sottostante doveva attendere i lavori di prosciugamento e di drenaggio degli ingegneri. Le case sostituivano le capanne. Si tracciarono strade regolari e si innalzarono templi. Roma fu circondata da mura. Le origini di Roma si collegano strettamente alla cultura laziale. In epoca repubblicana tutti i magistrati romani si recavano in pellegrinaggio solenne alla città culla della patria. La leggenda dice che le funzioni compiute da Romolo e Remo proteggevano i pecorai contro le razzie dei pastori Albani, assicurandogli, per mezzo della confraternita dei lupercoli, la purificazione e la fertilità delle donne romane. Dopo l’uccisione di Remo, il criminale Romolo pesò sul destino dei romani. In realtà Romolo agì con il consenso degli dei e soltanto alla morte del fratello

 

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fu celebrato come il padre che avrebbe condotto i romani alla luce del giorno. La realtà narra che delle piccole tribù di latini si stanziarono nella parte settentrionale del Lazio. Questa regione si trovava tra due ricche zone: l’Etruria e la Campania, popolate dalle più civili tribù di mercanti. Il Tevere univa il Lazio alle zone interne del paese e il mar Tirreno era capo di uno sviluppato commercio. Il Lazio era costituito da una pianura collinosa che si estendeva lungo il basso corso del Tevere. Essa era limitata dal mare, dai monti Sabini e da alcune zone montuose come l’Aiume. Al suo centro si elevavano le colline di Albano. In tutto il Lazio sono ancora visibili tracce di attività vulcanica. L’agricoltura e l’allevamento del bestiame costituivano le principali occupazioni della popolazione. Gli animali domestici conosciuti erano il bue (adoperato per la sua forza di trazione), il montone, il maiale e il cavallo (impiegato in guerra). Il clima era più umido di quello attuale e le zone sottostanti abbondavano di stagni paludosi. I villaggi permanenti apparvero nel Lazio non prima della fine del II Millenio.

 

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L’espansione romana

Quando Roma cominciò a svilupparsi, nel mondo esisteva da un secolo un gruppo di potenze ellenistiche che avevano raggiunto un equilibrio necessario all’indipendenza di ciascuna di loro. Fin dall’inizio a Roma c’era la volontà di dominare su tutto ciò che fosse alla propria portata e i romani finirono sempre con lo sconfiggere pesantemente i loro avversari e con l’annettere i territori conquistati solo quando la situazione politica di questi territori fosse totalmente deteriorata. La storia della guerra e della politica romana è una storia di crudeltà e di tradimenti quasi senza confronti. Secondo l’annalistica il periodo dal 508 al 474 è ricco di importanti avvenimenti politici e militari: nel 509 ci fu la partenza di Tarquinio sotto la pressione di Bruto, nel 508 ci fu la guerra contro Tarquinio che aveva radunato truppe a Veio e Tarquinia e nel 501 la Lega Latina minacciava Roma. Alla fine di questo periodo, Roma si trovò impegnata in guerre difficili contro la sua potente vicina Veio. Finita la guerra contro Veio, Roma si dovette preparare per una nuova battaglia contro una popolazione celtica che loro chiamavano Galli. Nel 390 a.C una tribù di Galli invase le città etrusche di Chiusi e Cerveteri, saccheggiò subito dopo Roma e i Romani si salvarono pagando un riscatto in oro. Mentre la potenza etrusca declinava, Roma diventava sempre più potente e alla metà del secolo IV a.C delle città etrusche ripresero l’ostilità contro Roma, ma ogni loro tentativo di conquistarla fallì e Roma si espanse sempre di più. Risale a questi anni la concessione della cittadinanza romana, anche se una cittadinanza limitata, senza diritti politici. Per rafforzare il suo dominio in Italia centrale Roma dovette ridefinire le relazioni con le città latine, ma i latini fecero una rivolta contro Roma che in breve

 

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tempo fu schiacciata e nel 338 a.C Roma conquistò il miglior porto del Lazio, dando così assetto nuovo alla regione. Dato che aveva sotto controllo l'Italia centrale, Roma decise di espandersi anche nell'Italia meridionale, dove vivevano molte popolazioni ma la più importante era quella dei Sanniti. Nel corso del secolo V a.C, un gruppo di Sanniti si diresse verso la pianura campana, entrando in contatto con gli Etruschi e con i Greci. Dato che le tribù sannitiche avevano cercato di occupare Capua e Napoli queste ultime strinsero alleanza con Roma, così scoppio la guerra tra Roma e i Sanniti. Alla fine Roma riuscì a sconfiggere i Sanniti e ottenne il possesso della Campania, diventando il più potente stato dell'Italia centrale. Gli anni 348-338 hanno segnato un momento crociale nella marcia di Roma verso il controllo della penisola e l’impegno sui mari. Poi ci fu la presa di Taranto che permise a Roma di completare la conquista dell’Italia del sud. Seguirono le tre guerre puniche che opposero Roma a Cartagine tra il 264 ed il 146 a.C. la prima fu dal 264 al 241, la seconda dal 218 al 201 e la terza dal 148 al 146. Durante la seconda Guerra Punica Roma aveva stretto buoni rapporti di amicizia con Pergano e con Rodi, importante piazza commerciale. Informata dal sovrano di Pergano e dai Rodiesi che Filippo V e Antioco III di Siria avevano concluso un patto di alleanza, preoccupata dall’imperialismo macedone, Roma decise di attacare il sovrano macedone per cacciarla dalla Grecia. La riorganizzazione dell’oriente fu completata da Pompeo con la conquista della Siria, ridotta a provincia romana nel 64-63. Negli anni seguenti le Gallie vennero conquistate da Cesare, poi furono annesse l’isola di Cipro nel 58 e la Numidia governata da Giuba I alleato di Pompeo nel 46, e infine nel 30 fu annesso L’Egitto.

 

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I caratteri fondanti della politica romana

Il conflitto tra patrizi e plebei fu sempre caratteristico di Roma e le varie forme di governo reagirono diversamente a questo problema. In età Repubblicana i plebei si ribellarono contro i patrizi e fecero anche diverse guerre politiche, sociale e civili e alla fine i patrizi furono costretti a riconoscere due magistrati, che vennero denominati tribuni della plebe, come rappresentanti dei plebei in Senato. Tuttavia, soltanto dopo circa un secolo e mezzo i plebei poterono accedere a tutte le cariche politiche anche se il principio di uguaglianza era stato emanato diversi anni prima. In entrambi i periodi si mantenne il Senato, simbolo di apparente apertura verso il popolo. Il Senato, formato da 100 senatori, numero stabilito da Romolo, collaborò con il Re e il Governo. Pian piano i Senatori aumentarono sempre di più fino a diventare 300 per opera di Tarquinio Prisco; ma con l’avanzare del tempo i Senatori persero il loro carattere indipendente per diventare aristocratici. I tribuni (assemblee della plebe) erano più potenti dei magistrati – dai quali erano molto temuti – e avevano diritto di voto e di opposizione. Col passare del tempo si formò una nuova classe politica: le Nobilitas. Essa raggruppava famiglie patrizie e plebee. All’inizio del III secolo la struttura politica di Roma era già definita e fondata sull’equilibrio di potere tra Senato (il Senato era l’istituzione più antica di Roma poiché esisteva già nell’età monarchica), assemblee popolari e magistrati, era quindi una costituzione mista. Il Senato è l’elemento più originale del sistema istituzionale della Roma Repubblica. Per la riunione del Senato non esistevano giorni riservati, come invece avveniva per le riunioni assembleari che i magistrati erano obbligati a convocare solo in

 

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giorni determinati. Il luogo più usato dal Senato per le riunioni era l’hostilia. Il Senato non poteva riunirsi di sua iniziativa, né fissare il suo ordine del giorno; era necessaria l’iniziativa di un magistrato per convocare la seduta e doveva essere lui a presentare gli argomenti da dibattere e da mettere al voto. Di solito una seduta cominciava con la formulazione dei temi da dibattere e proseguivano con l’interrogazione dei Senatori da parte del presidente perché esprimessero il loro parere. Questo aspettava a tutti i Senatori ma in realtà era diverso il peso dei vari pareri. Il voto avveniva sia individualmente, su interrogazione di ognuno dei senatori in ordine di grado, sia per discesionem in cui i Senatori si disponevano da una parte o dall’altra della Curia. Nel Consolato ogni Console detenne un potere uguale ed aveva diritto di voto. La vita politica e l’esercizio dei diritti civili e politici erano strettamente determinati dalla società, infatti tutti vivevano il politico e il sociale a seconda del posto che occupavano. Tutti i cittadini erano elettori ma non tutti erano eleggibili, non avevano dunque né gli stessi diritti, né la stessa opportunità di accedere alla magistratura. Le assemblee popolari erano degli organi molto importanti perché avevano diversi compiti tra cui quelli di eleggere i magistrati e di votare le leggi. Sostanzialmente il periodo repubblicano si differenziò da quello monarchico in quanto nell’età monarchica i poteri più importanti furono affidati al Re mentre nell’età repubblicana a dei consoli. Un’altra importante differenza fra i due periodi fu che nell’età repubblicana i plebei raggiunsero alcune concessioni. Si può affermare però che la fine della monarchia non fu una tappa verso la democrazia ma bensì un colpo di stato attuato dagli aristocratici anche se poi – come già detto – la plebe ebbe delle concessioni.

 

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L’economia romana

L’economia romana in un primo tempo si basava su un sistema economico di tipo feudale nel quale artigiani e agricoltori producevano solo per il loro fabbisogno personale, per la loro sussistenza, dando così vita ad un’economia statica, chiusa. Successivamente questo sistema economico tramutò in economia mercantilistica, dove artigiani e contadini entravano in città, davano vita ai mercati e ai primi scambi commerciali basati ancora sul baratto, ovvero uno scambio di merci di valore equivalente. Questa rivoluzione portò ad un’economia aperta, di movimento, dove i soggetti economici comprano e vendono i propri prodotti. Con questa nuova tecnica di compra-vendita, entrarono in gioco i primi cambiavalute, i quali grazie ad un nuovo strumento, la bilancia, riescono ad effettuare eque ripartizioni, trasformando così l’economia mercantilistica basata sullo scambio in un sistema economico preciso ed organizzato. Il passaggio dall’economia del baratto a quella monetaria fu approvato dalla enorme necessità di rendere più agibili gli scambi commerciali. Nel 269 a.C. i romani avevano l’abitudine di effettuare i pagamenti pesando il bronzo, quindi questa data viene ricordata come l’anno in cui i romani introducono la moneta nei loro scambi commerciali. I primi tipi di bronzo erano informi, in alcuni casi erano formati da puro bronzo, mentre altre volte contenevano una percentuale di ferro. Le monete lavorate erano molto più precise e venivano chiamate Panes aeris, pane di bronzo. Successivamente il bronzo librale assunse la forma di un pesante lingotto. Il lingotto dopo la sua formazione veniva chiamato Pecunio, allo stadio successivo diventò un Asse.

 

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Con l’andare del tempo l’asse librale fu suddiviso in pezzi molto più piccoli, per formare monete di valore differente, in questo caso di un valore inferiore come i nostri centesimi. Lingotti e monete rotonde coesistettero ancora per un certo tempo, soprattutto negli ambienti rurali, nelle città e lungo la costa. Verso l’inizio del III sec. a.C., esisteva probabilmente a Roma una zecca ufficiale dove venivano coniate tutte le monete di bronzo librale e le prime monete d’oro e d’argento, copiate spudoratamente da greci ed etruschi, i quali coniavano monete preziose quasi da 500 anni. Roma introdusse infatti la coniazione dell’argento e dell’oro con circa mezzo secolo di ritardo rispetto alle altre civiltà. Questo ritardo dipese inoltre dal fatto che i metalli preziosi erano poco diffusi nella Roma dei primi secoli, dove entrarono alla fine delle guerre puniche attraverso il commercio pacifico. A Roma l’oro scarseggiava a tal punto che nel 390 a.C. durante la presa di Roma da parte dei Galli, i romani non riuscirono a pagare il saldo di 1000 libbre d’oro fissato da loro stessi, così i Galli si fecero offrire dalle donne romane i loro gioielli. Nel tardo Impero romani, lo Stato comincia ad entrare nel sistema economico, emette le prime imposte le prime tasse per finanziare terreni, capitalisti, lavori pubblici e le spese militari. In questo periodo la struttura fiscale dell’impero era molto contorta e ricca di imposte, tassate dallo stato verso il popolo; l’imposta più importante era la Iugatio e Capitatio, gravante sulla popolazione rurale, sulle terre, su impiegati ed operai dello Stato, e serviva per finanziare l’Impero e soprattutto le armi imperiali. Molte altre imposte gravavano sulla terra e sui lavoratori agricoli, ma servivano a finanziari i lavori pubblici, esse si chiamavano Curcus pubblicus. Altre importanti tasse riguardavano i commercianti e gli scambi commerciali come la Collatio lustralis, tale imposta costituiva una voce assolutamente secondaria nel bilancio imperiale, difatti tutte le attività commerciali ed industriali, e così quelle agricole, si contrassero nel tardo Impero manifestando un declino della ricchezza globale.

 

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In sintesi l’economia romana si basava su scambi commerciali internazionali, terreni e marittimi, di esportazioni ed importazioni. L’Impero Romano ha un sistema di economia mista, nel quale i ricchi sono destinati a rimanere ricchi, mentre i poveri hanno la possibilità di arricchirsi con la compra-vendita.

 

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La civiltà dei romani

Conosciamo i Romani e la loro civiltà principalmente per le gesta di personaggi storici di assoluto rilievo come Giulio Cesare, Augusto, Traiano e di alcuni Imperatori, oppure per le opere letterarie di grandissimi autori, poeti o storici come Virgilio, Plinio, Cicerone. Parte non trascurabile è svolta anche dai nemici storici di Roma, come Annibale, Pirro o Cleopatra. Ben poco tempo si dedica alla conoscenza della vita quotidiana che si svolgeva a Roma, a visitare con l’immaginazione, grazie alle informazioni storiche che si conoscono, quella città immensa chiamata Urbe che era al centro del più grande impero dell’antichità. Abbiamo conosciuto Roma e i romani sulla base delle sorgenti storiche dirette e indirette, come popolo e come organizzazione sociale, per capire e descrivere in che case vivessero, che cibo mangiassero, come si divertissero e come passassero il tempo libero. Così, abbiamo visitato Roma antica, non partendo dai monumenti più famosi, come l’Anfiteatro Flavio e i Fori Imperali, ma entrando nelle “domus”, ovvero le splendide case patrizie, con i loro cortili interni, i loro affreschi coloratissimi e le opere d’arte scultoree di una bellezza mozzafiato e scoprendo le “insulae”, i condomini del tempo, dove viveva il popolo, accalcato in appartamenti che più si saliva verso i piani alti, più erano abitati da poveri ed erano piccoli e malsani. Abbiamo conosciuto Roma come una metropoli caotica, popolata da un miscuglio di razze provenienti da tutte le province dell’Impero; una città attraversata da un dedalo di stradine e viuzze, il più delle volte non pavimentate e che con la pioggia si trasformavano rapidamente in veri e propri ruscelli. Abbiamo visitato la moltitudine di negozi, di “capuonae” ovvero alberghi, le “tabernae vinaria”, l’equivalente dei nostri bar e le “popinae”, ovvero dei veri

 

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e propri fast food restaurant. Gironzolando per l’Urbe abbiamo avuto modo di visitare i mercati, vere e proprie sterminate distese di bancarelle, casupole e tende pieni zeppi di mercanzie che attraverso le vie terrestri e marittime giungevano alla capitale da ogni parte del mondo. Per dare l’idea del giro d’affari che passava attraverso questi mercati, basta ricordare come il colle Testaccio, ai tempi Testaceus, si sia formato nel corso dei decenni con i cocci delle anfore utilizzate per trasportare le merci e poi fatte a pezzi. In seguito, abbiamo conosciuto il popolo di Roma, ovvero una massa multi etnica che formicolava per le vie della città dall’alba al tramonto. Abbiamo visto come i bambini frequentassero la scuola quel tanto che poteva bastare per poter entrare nel mondo del lavoro, cosa che allora avveniva piuttosto in tenera età. I figli delle persone benestanti potevano proseguire gli studi, ad esempio imparando il greco (che costituiva la lingua colta dell’Impero) e l’eloquenza (cosa che sarebbe stata loro utile nel momento in cui sarebbero entrati nella vita sociale della città). Seguendo i romani nelle loro faccende quotidiane abbiamo avuto modo di scoprire e descrivere i Fori Imperiali con le loro splendide basiliche, il Senato e il Campo Marzio con l’Ara Pacis, una delle piazze di Roma antica più belle e monumentali. Abbiamo vissuto la drammatica condizione degli schiavi, ed abbiamo capito che stava alla base di una civiltà che si fondava totalmente sulla schiavitù per lo svolgimento delle attività produttive più umili e faticose e nello stesso tempo abbiamo conosciuto una civiltà che ha gettato le basi per il concetto di Diritto ancora oggi universalmente accettato come valido. Infine abbiamo affrontato tre aspetti fondamentali del modo di vivere dei romani: assistere ai giochi allestiti al Colosseo, rilassarsi alle Terme e il convivio serale. I giochi del Colosseo rappresentano la sublimazione della morte fino al livello di spettacolo pubblico. Le stragi di animali, le esecuzioni capitali e i combattimenti fra Gladiatori avvenivano di fronte ad una folla in delirio e plaudente. Senza dubbio questo fatto, rapportato ai giorni nostri e alla nostra sensibilità, lascia disorientati, però se ci vestiamo della mentalità romana di quel tempo non sono

 

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altro che manifestazioni in concetto simili a quanto è rappresentato tutti i giorni dalle televisioni. Le terme costituivano per i romani probabilmente il massimo livello di socializzazione pubblica. Tutti, senza esclusione di sesso, condizione sociale e razza usufruivano delle terme e di tutti i servizi che gli stabilimenti offrivano loro a prezzi molto popolari. Abbiamo cercato di seguire il percorso tipo compiuto dai romani in queste antiche “beauty farm”, ammirando la magnificenza degli ambienti e le attività che erano compiute. Infine ci siamo dedicati alla socializzazione privata, quella che si compiva fra le mura domestiche, con gli amici o con una ristretta schiera di persone selezionate per importanza sociale o politica: le cene. Abbiamo anche gustato un esempio di menù tipico di questi convivi. Infine, abbiamo scoperto le cose più intime, come la sessualità e le relazioni fra uomini e donne; quasi un cerchio che si chiude: descrive la nascita e cerca di evidenziare quanto fosse aleatoria la condizione del neonato. La vita e la morte in un impero chiamato Roma.

 

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La società a Roma

I romani vivevano in un ambiente ricco per la loro cultura e la loro epoca, ma comunque ancora molto arretrato rispetto ai giorni nostri. C’erano mote differenze tra le classi sociali, i ricchi potevano permettersi schiavi, che facevano di tutto per loro, mentre i poveri, che per la maggior parte delle volte erano schiavi, vivevano in una piccolissima stanza, mangiavano quello che trovavano, venivano umiliati ed usati anche in campo sessuale, soprattutto le donne. Durante il giorno i ricchi potevano fare visite agli amici, assistere ai banchetti, ai quali venivano invitati da persone prestigiose, potevano andare alle terme, al Colosseo, divertirsi e fare tutto quello che volevano, senza dover pensare alle faccende di casa, alle quali pensavano gli schiavi. Questi ultimi dovevano alzarsi molto presto, al suono di una campana, ed a volte, se erano di guardia, dormire per terra davanti la porta del padrone, pulire la casa, preparare la colazione ed aiutare la matrona a vestirsi ed abbellirsi per le sue uscite. Come noi oggi giorno, anche i romani seguivano la moda! La cosa spiacevole è stata sapere come venivano trattati, venduti per pochi soldi e spesso umiliati. E’ certo curioso, per noi oggi, il fatto che gli uomini andassero dal barbiere solo dopo una certa età perché, essendo molto doloroso, ci voleva coraggio. Oppure che il matrimonio, che poteva anche essere seguito da un divorzio, poteva essere celebrato alla presenza di sette testimoni. Gli uomini, anche se già sposati, la sera andavano in giro in cerca di donne, facevano sesso con le schiave e con le cameriere dei bar (la prestazione costava quanto una piccola brocca di vino); le portavano addirittura a casa propria, dove abitava la moglie! I gay non erano

 

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disprezzati come oggi, per i romani era una cosa normale esserlo, non gli dava alcun fastidio. La società, anche se formata per lo più da giovani, non andava avanti, perché le donne rifiutavano di fare figli e cercavano sempre più di assomigliare agli uomini, quindi lasciarono il ricamo e si dedicarono ad attività maschili, come i lavori di forza. Le abitazioni dei romani non assomigliavano per niente alle nostre. Erano divise per piani, nei piani bassi abitavano i ricchi, mentre nei piani alti gli schiavi, che avevano solamente una piccola stanza, dove mangiavano, dormivano e facevano i loro bisogni. Anche le stanze dei ricchi erano piccole (non quanto quelle degli schiavi) e molto spoglie, c’erano solamente alcuni affreschi, mosaici e statue; di solito c’erano una sala da pranzo, due camere, una sala ed un grande giardino, a cui i romani tenevano molto, ricco di fontane, statue alberi, piante e fiori. Una cosa sappiamo di certo: i romani amavano divertirsi e rilassarsi quanto noi, passavano molto tempo al Colosseo, al teatro, al circo ed alle terme, dove potevano fare bagni, caldi o freddi, passeggiare, andare in biblioteca, o giocare a carte, a morra, ai dadi e ad altri giochi d’azzardo.

 

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Il cristianesimo, la religione di Roma

La religione dominante nell’antica Roma fu il cristianesimo, esso si diffuse tramite Gesù di Nazareth e i suoi seguaci; Gesù proveniva dalla Galilea, una regione palestinese; fu un profeta che denunciava i peccati e le manchevolezze dei governi, fu un esorcista e un grande maestro religioso ebreo; la sua vita non è stata una di quelle più semplici e una delle più lunghe a causa delle persecuzioni da parte dei romani. Lui morì crocifisso a Gerusalemme come moltissimi altri ebrei, accanto a due ladroni, come se anche lui fosse un criminale. La crocifissione era la pena più crudele del tempo, perché era una tortura lunga e molto dolorosa Dopo la crocifissione, furono gli apostoli a portare a compimento l’opera che aveva cominciato il figlio di Dio, cioè la diffusione del cristianesimo. Per esempio S. Pietro fondò la chiesa di Roma e divenne il primo Papa. Prima di morire Gesù si dedicò moltissimo ai suoi fedeli, e per loro compì numerosi miracoli: come la divisione dei pani e dei pesci, dove con qualche pane e pochi pesci riuscì a sfamare un vero e proprio esercito di persone, ma non fu l’unico miracolo che egli compì: guarì ciechi e malati, curò persino l’orecchio del soldato che lo portò via dall’uliveto. Gli apostoli furono 12: Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Tommaso, Matteo, Giacomo il minore, Giuda il Cananeo, Simone, Giuda Iscariota e Luca. Tra essi sono presenti i quattro evangelisti: cioè Luca, Giovanni, Marco e Matteo.

 

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Bibliografia

AA. VV., Le grandi civiltà, Dalle piramidi ai grattacieli, Rizzoli, Milano 1981 AA. VV., L’ imperialismo romano, a cura di Paolo Desideri, G. D’Anna, Messina 1972 AA. VV., Storia del cristianesimo, a cura di Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi, Laterza, Roma-Bari 1997 Angela, Alberto, Una giornata nell’antica Roma: vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori, Milano 2007 Chadwick, Henry, Pensiero cristiano antico e tradizione classica, La nuova Italia, Scandicci 1995 Fiorentini, Roberto, L’economia del mondo antico: la villa romana, FERV, Roma 2001 Jones, Arnold Hugh Martin, L’economia romana: studi di storia economica e amministrativa antica, Einaudi, Torino 1984 Kovalev, Sergej Ivanovic, Storia di Roma, Editori Riuniti, Roma 1971 Le Glay, M., Voisin, J. L., Le Bohec, Y., Storia romana, Il mulino, Bologna 2002 Meslin, Michel, L’uomo romano: uno studio di antropologia, Mondadori, Milano 1981 Poma, Gabriella, Le istituzioni politiche del mondo romano, Il mulino, Bologna 2002

 

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Indice

Le origini. Leggenda e realtà L’espansione romana I caratteri fondanti della politica romana L’economia romana La civiltà dei romani La società a Roma Il cristianesimo, la religione di Roma Bibliografia

 

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Un impero chiamato Roma