“Il Pensiero Critico di fronte al’Idra Capitalista” / aa. vv.

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Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista Partecipazione della Commissione Sesta dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale



Indice

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Prologo. Di come siamo arrivati alla Torretta della Vedetta e ciò che da lì abbiamo visto

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INDICE

Presentazione

I. IL NOSTRO SGUARDO VERSO L’INTERNO Alcune piste La Tormenta, la Sentinella e la Sindrome della Vedetta Essere zapatista Luis Villoro Toranzo, lo zapatista Maestro Zapatista Galeano: Appunti di una vita

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Qualcosa di quello che è cambiato Economia politica I. Uno sguardo dalle comunità zapatiste Economia Politica II. Uno sguardo dalle comunità zapatiste

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Verso una genealogia della lotta zapatista La lotta come donne zapatiste che siamo I La lotta come donne zapatiste che siamo II La lotta come donne zapatiste che siamo III Le lotte come donne zapatiste che siamo IV La lotta come donne zapatiste che siamo V La visione dei vinti

pag. 101 107 109 113 115 117

Appunti di resistenza e ribellione Resistenza e ribellione zapatista I Resistenza e ribellione zapatista II Resistenza e ribellione zapatista III

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II. IL NOSTRO SGUARDO ALL’IDRA Il Muro e la Crepa. Primo Appunto sul Metodo Zapatista Il Metodo, la Bibliografia e un Drone nelle profondità delle montagne del Sudest Messicano Medios, tercios, cuartos Eccetera La genealogia del crimine Una Guerra Mondiale

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III. COSA FARE Organizzarsi (Sulle elezioni) Moltiplicare i Semenzai

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LIBERTÀ è una parola zapatista Giullare di festa e afflizione Iconografia

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INDICE

IV. SEGNI E SEGNALI

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Il volume che vi apprestate a leggere racchiude gli interventi dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) presentati in “Homenaje a los compañeros Luis Villoro Toranzo y Maestro Zapatista Galeano”, evento realizzato nel Caracol di Oventic il 2 maggio 2015 e durante il Seminario “El Pensamiento Critico frente a la Hidra Capitalista” che si è svolto dal 3 al 9 maggio 2015 presso il CIDECI (Centro Indígena de Capacitación Integral) a San Cristóbal de las Casas, Chiapas - Messico. Nei prossimi volumi verranno pubblicati i numerosi interventi dal Messico e dal mondo durante le giornate del Seminario, definito “semenzaio” di idee e pratiche. L’inizio di un cammino condiviso per costruire un cambiamento radicale di fronte alla “tormenta” in arrivo dovuta alle trasformazioni del capitalismo globale. La traduzione italiana di questi primi interventi vuole essere un contributo, attraverso la massima circolazione degli stimoli venuti dalle montagne del sud-est messicano, per ragionare collettivamente, agire, lottare e sfidare l’Idra Capitalista. Il libro è un’occasione intorno a cui costruire presentazioni e momenti di discussione collettivi. Nel tradurre i testi abbiamo scelto di attenerci al massimo agli originali, in modo da poter condividere la continua ricerca zapatista di elaborare un nuovo linguaggio, nuove parole in grado di racchiudere la complessità del presente. Per questo abbiamo preferito lasciare molti termini in lingua originale Il lavoro che abbiamo realizzato è stato collettivo, ma un particolare ringraziamento va fatto al costante e prezioso lavoro del Comitato Chiapas “Maribel” - Bergamo ed all’Associazione Ya Basta!

PRESENTAZIONE

PRESENTAZIONE

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Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista

Milano di traduzione dei comunicati dell’EZLN che giungono dall’altra parte dell’oceano. Un ringraziamento va alla Casa Editrice Iemmedizioni di Napoli che ha reso possibile la pubblicazione. A tutte e tutti voi che ci state leggendo chiediamo di far circolare il libro, di venderlo, di distribuirlo, di discuterlo insieme. Il ricavato della vendita di questo libro sarà devoluto alle comunità zapatiste. Per qualsiasi informazione e per organizzare presentazioni potete rivolgervi a: * Bergamo - Comitato Chiapas “Maribel” - tel. 035 881746 mail: maribel_1994@yahoo.it * Bologna - Associazione Ya Basta! - tel. 051 6493234 mail: yabasta.bologna@gmail.com * Empoli - Coordinamento toscano di sostegno alla lotta zapatista - tel. 0571 931021- mail: info@csaintifada.org * Milano - Associazione Ya Basta! - tel. 320 2160435 - mail: yabastaonlus@gmail.com * Napoli - Cooperazione Rebelde Napoli - mail: yabastanapoli@ yahoo.it - tel. 335 7888115 * Padova - Associazione Ya Basta - Caminantes - tel. 049 8751003 - mail: padova@yabasta.it * Roma - Associazione Ya Basta! Moltitudia - tel. 339 4784890 mail: moltitudia_yabasta@yahoo.it

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prologo

Di come siamo arrivati alla Torretta della Vedetta e ciò che da lì abbiamo visto

Mentre eravamo in riunione, ci soffermammo ad osservare la trave centrale della capanna valutando se fosse ancora ben salda e solida; o forse pensammo “e se invece no”, quindi meglio stare vicini alla porta pronti ad uscire. “Se la trave scricchiola, forse è perché si sta per rompere”, aveva detto chi aveva la parola in quel momento. Prima ci aveva fatto immaginare: “Fate conto che il sistema sia come un edificio. Ed è fatto per viverci. Però sul tetto dell’edificio è stato costruito un appartamento molto grande e pesante, all’interno del quale uomini e donne celebrano la loro ricchezza”. Non c’era bisogno di dirlo, ma era evidente che il peso era troppo per la trave centrale. La casa non era stata costruita per sopportare di avere molte cose sopra, e quel palco su cui tutte e tutti si contendevano la poltrona principale era pesante, molto pesante, troppo. Quindi, c’era da aspettarsi che la trave avrebbe protestato. “Che cosa facciamo?”, domandò, rivolgendosi al pensiero collettivo. Pensammo a due opzioni: rinforzare la trave; inchiodarla qua e là, si disse, avrebbe potuto alleggerire un po’ il peso, ma avrebbe ridotto lo spazio e, rinforzo dopo rinforzo, la casa si sarebbe trasformata in un labirinto di sostegni e di toppe, non più inutilizzabile per passarci la notte, cucinare, mangiare, ripararsi dalla pioggia, dal sole, accogliere l’ascolto e la parola, la festa ed il riposo dei corpi.

PROLOGO

Maggio-Giugno 2014-2015

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Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista

La casa non sarebbe più una casa. Cioè, invece di un’abitazione sarebbe qualcosa con l’unico scopo di sostenere ciò che sta sopra. Un locale in più. Chi ci avrebbe vissuto lo avrebbe fatto unicamente per sostenere in alto quelli che stanno in alto. Prima, lavorando per sistemare e rinforzare la struttura, poi convertendo il proprio corpo in una parte ulteriore della struttura. Un’assurdità: un’abitazione che non serve per viverci. Certo, la cosa logica sarebbe stata che i progettisti dell’abitazione avessero cercato di rinforzare la parte sotto prima di aggiungerci del peso sopra. Invece no. Nella frenesia dell’immediato si sono aggiunte cose su cose, per lo più inutili e di lusso. Poi, quelli di sopra hanno dimenticato di essere sostenuti da quelli di sotto, arrivando perfino a sostenere che quelli di sotto esistono grazie alla misericordia e alla bontà di quelli di sopra, e che erano quelli di sopra a sostenere quelli di sotto. Sì, quelli di sopra erano di meno, ma le loro cose pesavano molto. Se per un attimo si fosse riflettuto, per ogni nuovo peso si sarebbe dovuto aggiungere un rinforzo in basso. Ma, non solo questo non si fece: nella loro impazienza di accumulare sempre più cose là sopra, stavano smantellando quello che era il sostegno principale della costruzione. E, come se non bastasse, tutte le travi, soprattutto quella principale, erano corrose. Sì, perché chi doveva gestire la manutenzione della costruzione, invece si era dedicato a rubare parte della struttura, oltre a tenersi i soldi per la manutenzione delle travi. Una menzione speciale la meritano quelle persone che dicono di essere gli amministratori della casa. Il problema principale è questo: amministrano quello che già c’è. Ma non solo, saccheggiano parti della struttura dell’edificio. Ed è tragicomico che contendano tra loro la guida nell’esecuzione del furto. Per questo, ogni tanto, vanno a chiedere a quelli che stanno sotto che li menzionino, che li applaudano, che li votino. Con lusinghe e regali, vogliono comprare la volontà di quelli che vivono in basso. Ma la loro paga la prendono da quelli che stanno in basso. Una volta sistemati, non fanno altro che pronunciare discorsi, rubare pezzi di parete, mobili e perfino i

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pavimenti. Inoltre, non fanno altro che aggiungere peso su peso sul tetto. Riassumendo: il loro lavoro essenziale è indebolire ciò che sta in basso e rafforzare ciò che sta sopra. Conclusione: è molto probabile che la casa crolli. Male per quelli di sopra, peggio per quelli di sotto. Perché mantenere una casa che non è più una casa? Il pensiero collettivo passò dal cercare il modo di mantenere in piedi la baracca, alla messa in discussione della sua stessa esistenza. Certo, non fu immediato. Il passaggio cominciò quando qualcuno domandò: “bene, e questo di sopra, com’è che sta sopra, o perché, qual è il suo lavoro?”. Un altro aggiunse: “quelli che dicono che il loro lavoro è amministrare la costruzione ma è evidente che non lo fanno, perché stanno là sopra?”. Quindi, il relatore: “bene, visto che siamo in fase di domande, a che cosa serve una casa così?”. “Se invece di pensare a cosa fare per impedire che quelli di sopra cadano su quelli di sotto, pensassimo a costruire meglio un’altra casa, allora sarebbe diverso il modo di organizzarci, di lavorare, di vivere”. In quel momento la trave scricchiolò. Fu un leggerissimo scricchiolio, ma il silenzio che si fece in quel momento fu sufficiente a sentirla nitidamente. Quindi, a caso o non a caso, qualcuno azzardò… “Noè, l’arca”. La storia che si trova sia nella Bibbia che nel Corano è semplice: Noè riceve un avviso divino. Dio è arrabbiato perché l’umanità non compie i suoi doveri, così che decide di punirla. Il mondo intero si inonderà e sopravvivrà solamente chi potrà navigare. Noè quindi si mette a costruire una barca gigantesca, l’arca. Dentro, ci mette la sua gente e una coppia di ogni specie animale e di piante. Lo scetticismo dei suoi contemporanei non lo ferma. Arriva il diluvio, il mondo viene sommerso e tutto ciò che stava in superficie muore. Si salvano solo quelli che erano dentro l’arca. Dopo molto tempo, un uccello si posa sull’arca con un ramoscello nel becco segnalando così che c’è un luogo asciutto. Lì è dove si rifonda l’umanità.

PROLOGO

Partecipazione della Commissione Sesta dell’EZLN

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Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista

Mmh... l’arca di Noè. Ora immaginiamo il dibattito che nascerebbe intorno a questa storia. Arriva il fondamentalista religioso: è una prova dell’onnipotenza di dio; lui ha creato il mondo e lui lo può distruggere quando vuole; è una prova della sua misericordia, sceglie alcuni per farli sopravvivere, gli eletti. Non ci resta altro che onorare il Signore per il suo potere e pregare per la sua misericordia. Arriva lo scienziato: è impossibile una precipitazione con queste caratteristiche; la superficie terrestre non si può coprire d’acqua nella sua totalità per colpa della pioggia. Questo racconto non è altro che un pretesto per qualche film di Hollywood. Arriva il filosofo: in realtà si tratta di un’allegoria che rimarca la fragilità dell’essere e la transitorietà della sua esistenza. La zapatista, lo zapatista, ascolta ma le varie posizioni non lo soddisfano. Pensa, ripensa, conclude: ci dice che se vedi dei segnali che indicano che qualcosa di brutto sta per arrivare, allora conviene prepararti. Dunque, niente a che vedere con la religione, la scienza o la filosofia: è senso comune. Qualcuno allora disse: “Va bene nelle comunità, ma dobbiamo avvertire la Sexta”.1 “Siamo d’accordo”, si udì collettivamente. Ma, un’altra voce avvertì che prima di darne conferma, bisognava cercare di guardare lontano, magari da un luogo più alto, per vedere se non fosse così, o non così grave... o forse ancora più grave. Quindi non ci restò che arrampicarci sui i rami della ceiba2 fino alla sua sommità, dove foglie e nubi rivaleggiano nei giochi con il vento. Non poche volte rimasi impigliato. Diciamo che la pipa e il naso non sono di molto aiuto quando ci si avventura tra i rami. 1 Struttura dell’EZLN che gestisce i contatti con gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. 2 Pianta della famiglia delle Bombacaceae che raggiunge i 60-70 m di altezza e 3 m di diametro del tronco. Nella mitologia maya la ceiba è l’albero cosmico che ha il compito di regolare l’ordine del cosmo e della natura e con le sue radici e la sua chioma collega il cielo, la terra e l’oltretomba.

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Lassù il freddo era più freddo. In cima le nuvole si erano arrese e il Cammino di Santiago serpeggiava da un lato all’altro, come se si trattasse di una persistente crepa di luce nell’oscuro muro della notte. Il mio primo sguardo si interrogò sulle luci più distanti, là dove il telescopio orbitale Hubble dissezionava in quattro una supernova. Tirai fuori il mio binocolo. Appuntai nel mio quaderno la necessità di un periscopio rovesciato e, ovviamente, un buon microscopio. Scesi il più rapidamente possibile, cioè, caddi. Ancora dolorante tornai alla capanna dove le mie cape e i miei capi discutevano della trave e della sua resistenza. Dissi la mia. Nessuno sembrò sorpreso. “È il momento”, dissero, “che il cuore che noi tutti siamo, liberi la parola, che parli e ascolti. E che tra le parole, scegliamo il seme migliore”. Fu così che arrivammo all’idea del semenzaio. Continuarono a pensare. Non basta avvisare di ciò che vediamo. Dobbiamo anche dire chi siamo noi che vediamo. Perché i cambiamenti che stiamo avvistando non sono solo là fuori. Anche il nostro sguardo rivolto all’interno vede dei cambiamenti, il nostro stesso sguardo è cambiato. Quindi è chiaro che, per spiegare ciò che vediamo, dobbiamo spiegare il nostro sguardo. Prima della risposta alla domanda su cosa si vede, c’è un’altra domanda: “chi è che guarda?”. È così che abbiamo costruito il “metodo” della nostra partecipazione al semenzaio. Non abbiamo solamente allertato su ciò che si scorge all’orizzonte. Abbiamo anche cercato di rendere conto dello sguardo che siamo. Quindi abbiamo capito che la storia è importante, cioè, come era prima; cosa è rimasto uguale; che cosa è cambiato. Ovvero, la genealogia. Ma, per spiegare la genealogia sia di ciò che siamo sia di ciò che vediamo, abbiamo bisogno di concetti, teorie, scienze. E, per sapere se questi concetti sono utili, cioè, rendono ben conto di questa storia, abbiamo bisogno del pensiero critico.

PROLOGO

Partecipazione della Commissione Sesta dell’EZLN

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Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista

Perché sia la realtà zapatista che l’altra realtà possono essere spiegate in vari modi. Per esempio, si può dire che l’ezetaelene è un’invenzione del governo, come tanto piace dire e ripetere all’intellettualità “progressista”. Con lo sguardo del pensiero critico quindi, il nostro movimento potrà essere spiegato nelle sue parti e nella sua totalità come il prodotto di una cospirazione governativa. Se non si può spiegare così, allora si deve cercare un’altra prospettiva o un’altra maniera di spiegare lo zapatismo. Per esempio: che è uno stratagemma straniero; che è parte di un’invasione extraterrestre; che è l’esempio di come tutto sia possibile con la volontà; che è una rivendicazione del sistema eteropatriarcale; che non è altro che la manipolazione degli indigeni da parte di bianchi; che è solo la nostalgia per il buon selvaggio; che è un montaggio scenografico; che è una ricorrenza millenaria; che è il prodotto dell’azione brillante di un gruppo di illuminati; che non è altro che la conseguenza dell’abbandono istituzionale dello Stato; eccetera. Ho elencato qui alcune delle principali “spiegazioni” dello zapatismo che si sono diffuse in tutto lo spettro ideologico, sia tra l’accademia, sia nelle “analisi” dei mezzi di informazione privati, così come tra le forze politiche istituzionali e non. Se tali spiegazioni o teorie non sono capaci di rendere conto dello zapatismo, allora non sono altro che opinioni e, come tali debbono essere prese. Invece il pensiero critico può andare più in là. Per esempio, segnalando la mancanza di concetti in questa o quella caratterizzazione. Ovvero, la mancanza di teoria. Se un’analisi non è sostenuta da una teoria articolata, capace di uscire a testa alta da un confronto con la realtà, allora, da dove viene quest’analisi? Da quali fonti si nutre? Chi è chi guarda in questo modo? Se invece di concetti si usano definizioni, si comprenderà poco o niente. E niente potrà far fronte alla realtà, se non subirla. O meglio, si possono anche costruire interi sistemi filosofici, o “nuove scienze”, o tuits (anche se questi ultimi, a differenza degli altri due, hanno il vantaggio di essere brevi).

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Partecipazione della Commissione Sesta dell’EZLN

-*Facendo un bilancio iniziale, vediamo che altri sguardi coincidono con il nostro sulla questione fondamentale: sta arrivando la tormenta. Consapevoli che è il pensiero critico che deve motivare la riflessione e l’analisi, e non la cieca unanimità, abbiamo selezionato alcuni degli interventi presentati nel semenzaio. Sono molti e importanti e per lo più provocatori. Proprio di questo si trattava, che la parola provocasse il pensiero. Il problema del calendario e della geografia hanno impedito che, ad un primo ascolto, si riuscisse ad essere concentrati su tutto. Per questo abbiamo pensato che fosse meglio realizzare un libro, o alcuni libri che si potessero leggere con calma e da lì, porre altre domande. Chi dice cosa? Perché? Quando? Da dove? Per cosa? Crediamo che queste domande siano importanti perché potrebbero aiutare a fare altri e migliori semenzai in molti luoghi.

PROLOGO

Non solo questo ha valenza nel rendere conto della nostra storia, di ciò che siamo stati, di ciò che siamo, di ciò che vogliamo essere. Ma anche per spiegare la realtà a noi non così immediata nel calendario e nella geografia. Quello che stiamo segnalando, abbiamo cercato di farlo con il nostro sguardo verso l’interno e verso l’esterno. Così ci siamo accorti che abbiamo bisogno di concetti scientifici per spiegare quello che siamo e per spiegare il nostro sguardo. Concetti di base per comprendere il sistema capitalista e il vorticoso fluire della storia. Quindi, non solo non sono superflui, ma sono imprescindibili: uno o alcuni telescopi orbitali, alcuni buoni binocoli, tanti microscopi come geografie e periscopi rovesciati per studiare le radici. Di fronte alla realtà si possono prendere varie e differenti posizioni, dare spiegazioni o opinioni. Il nostro sforzo collettivo è per spiegare, per comprendere, per conoscere, per trasformare la realtà.

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Il Pensiero Critico di fronte all’Idra Capitalista

Questa raccolta consta di tre volumi: In questo primo volume abbiamo raggruppato la parola zapatista così come è stata preparata. Abbiamo fatto così perché il nostro pensiero è stato organizzato in modo collegato, come una sequenza che aiutasse a ricostruire non tanto il rompicapo ma uno dei suoi pezzi. Il doppio sguardo (verso l’interno e verso l’esterno), la segnalazione dei cambiamenti che abbiamo individuato e subito, l’utilizzo degli “aiuti” per lo sguardo (microscopi, periscopi rovesciati, binocoli, telescopi orbitali), gli allarmi che lanciamo. Qui troverete quasi tutto ciò che abbiamo osservato dal nido del corvo di questa imbarcazione che è la sintesi di calendari e geografie. Anche se in un primo momento abbiamo pensato che fosse necessario lanciare l’allarme, far risuonare la conchiglia, ci siamo poi resi conto che quanto avvistato ci portava a rivolgere il nostro sguardo anche verso l’interno, come se la posizione di vedetta invertisse la sua missione e fosse obbligata a spiegare, o cercare di spiegare ciò che le dà senso, ragion d’essere, un posto. Allora, abbiamo pensato che potevamo spiegare meglio ciò che vedevamo fuori, se spiegavamo ciò che vediamo dentro. Ci siamo riusciti? Non lo so. Questa risposta non spetta a noi, zapatisti e zapatiste, ma agli ascoltatori e ascoltatrici. Abbiamo inoltre proposto un metodo e studiato una necessità. Il metodo di riflettere sulla propria storia, la genealogia. La necessità di elementi teorici per raggiungerlo. In entrambi, nel metodo e nella necessità, la pertinenza del pensiero critico. I testi che contiene questo primo volume sono quelli che avrebbero dovuto essere letti o esposti dal 2 al 9 maggio del 2015. Come i lettori potranno vedere, qui ci sono alcuni testi che non sono stati esposti totalmente ed altri che non si è riusciti nemmeno a presentare. Vi accorgerete anche che non corrispondono fedelmente alle registrazioni audio perché durante la loro lettura sono state omesse o aggiunte alcune cose. Ci siamo sforzati di evitare che il nostro pensiero qui esposto non sia né vago né conformista, né negligente nel rendere conto di ciò

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che è cambiato e di ciò che è rimasto uguale. Che non sia dogmatico, che non imponga il suo tempo e il suo modo. Che non sia disonesto, colmo di menzogne e mezze verità. Speriamo che queste parole servano ad alimentare il dubbio, le domande, gli interrogativi. Per il resto, la tormenta sta arrivando. Bisogna prepararsi. Una raccomandazione: leggete i testi di questo volume come se fossero uno solo, non come interventi isolati e slegati tra loro. Le nostre parole sono state pensate e preparate come una unità, come se ogni parte fosse il pezzo di un rompicapo che, alla fine, definisce il suo contorno, la sua intenzione, il suo pensiero. E, alla nostra maniera zapatista, alla fine c’è il principio: si debbono fare molti altri e migliori semenzai; fare posto alla pratica, ma anche alla propria riflessione su questa pratica; comprendere la necessità della teoria e l’urgenza del pensiero critico. Non stiamo facendo un partito o un’organizzazione, stiamo facendo un avvistamento. Per farlo abbiamo bisogno di concetti e non di buone intenzioni; abbiamo bisogno di pratica con teoria e di teoria con pratica; abbiamo bisogno di analisi critiche e non di definizioni. Per guardare fuori, dobbiamo guardare dentro. Le conseguenze di ciò che vedremo e di come lo vedremo, saranno una parte importante della risposta alla domanda “cosa viene dopo?”.

PROLOGO

Partecipazione della Commissione Sesta dell’EZLN

SupGaleano Messico. Marzo-Aprile-Maggio del 2015

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