Decidere dall'essere | Mauro Ventola

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MAURO VENTOLA

decidere dall’essere prendere decisioni di alta qualità in un percorso di evoluzione cosciente



Indice

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Nota introduttiva di Pier Luigi Lattuada pag. 11 Prefazione di Andrea Grosso 13 Introduzione 19 1. Essere integri pag. 43 2. Essere impegnati in qualcosa di piÚ grande di sÊ 135 3. Essere il proprio futuro intenzionale 207 Conclusione 271 Appendici: Modellare la struttura delle proprie decisioni eccellenti Verso una Quinta Via dell’evoluzione della coscienza PNL Esistenziale Cambiare il mondo, una persona alla volta

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Scheda risorsa Ringraziamenti Bibliografia

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«Il nostro sviluppo è simile a quello di una farfalla. Noi dobbiamo morire e rinascere, come l’uovo muore e diventa bruco, il bruco muore e diventa crisalide, la crisalide muore perché a sua volta possa rinascere la farfalla. È un lungo processo, e la farfalla vive solo un giorno o due. Ma il disegno cosmico si realizza. La stessa cosa vale anche per l’uomo. Dobbiamo distruggere i nostri involucri protettivi. I bambini non ne hanno; e quindi dobbiamo diventare come dei bambini piccoli». George I. Gurdjieff


Alla mia compagna Jenie: mi mostri in ogni sorriso l’Essenza. A mio fratello Daniele: sei la testimonianza della Connessione. Ai miei genitori Ciro e Patrizia: il vostro amore mi ha concesso un Futuro Possibile. Ăˆ grazie a loro se ho avuto la possibilitĂ di Bruciare.


decidere dall’essere

Da sempre la mia convinzione è stata che la mente venisse prima del cervello, che essa sia una forza, un'energia in grado di plasmare il cervello attraverso l'esperienza. Ma è necessario che a guidare l'esperienza sia la libertà. La libertà di attirare nuove interconnessioni neurali, svincolate da ‘ciò che fu’ e dalla ‘personalità’, ‘incarnando’ il futuro nel presente e con la piena responsabilità di ‘decidere dall'essere’. Un libro essenziale e illuminante che, spingendosi oltre le teorie e i modelli, apre le porte ad una visione spiritualmente scientifica della coscienza, alla dimensione dell'uomo in divenire proiettato verso la sua essenza. Dott. Michele Granieri Neuropsicologo, Terapeuta in Gestalt e in Neuroscienze cognitive

Decidere dall’Essere… Decidere ed essere sono i due verbi che, al di là delle vuote nominalizzazioni di uso comune, possono fare – altro termine essenziale – la differenza tra l’uomo meccanico e l’uomo realizzato. Purché, naturalmente, si tratti di decisioni ‘causate’ (da se stessi) e congruenti con tutti i livelli (conscio, subconscio e superconscio). Fatto è che l'uomo, così come è, ci appare come un essere privo della facoltà di decidere. Questo perché manca di ‘visione’ – e la Bibbia ci ricorda che un popolo senza visione muore. Ma ancor prima, muore per mancanza di conoscenza. Per dirla con le parole di Roberto Assagioli, tanto amato dal nostro autore: «Sebbene l’uomo abbia acquistato un enorme grado di potere sulla natura, la sua conoscenza del suo essere interiore e il controllo su di esso è assai limitato (…) questo moderno ‘mago’, capace di scendere in fondo all’oceano e di lanciarsi sulla luna, è molto ignorante di quanto accade nella profondità del suo inconscio e incapace di arrivare ai luminosi livelli del supercosciente e di prendere coscienza del suo vero Io». Bene, quello che Mauro propone in questo

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testo così denso e rigoroso è, per dirla con le categorie di Michelstaedter, l’uomo ‘persuaso’: colui che decide di sfruttare la totalità del suo essere. Mauro ci parla di questo stato di completezza, integrità e totalità. E dell’uomo ‘persuaso’ – o ‘realizzato’ – l’autore non si limita a delineare i tratti essenziali, ma c’immerge nella sua ‘atmosfera’ rarefatta: il lettore attento, dopo averne respirato l’essenza, ed essersi immerso nella stimmung del libro, non può che uscirne, se non trasformato, almeno migliorato. Dopo di che potrà ‘decidere dall’essere’. Ing. Nicola Perchiazzi Ingegnere, ricercatore, autore di 6 libri sulla PNL

Decidere dall’Essere è un testo appassionante che mostra come prendere delle decisioni che rispecchiano la nostra essenza, sperimentare un senso di soddisfazione profonda, motivarci a vivere la nostra missione personale e nel contempo, contribuire al benessere della società. Grazie al Modello Decisionale Ontologico Mauro Ventola è riuscito a creare un ponte tra psicologia, filosofia e scienze intuitive dando vita ad un elegante modello di cambiamento profondo. Dott. Manuel Mauri Psicologo clinico, psicoterapeuta, ipnoterapeuta in Terapia Breve Strategica

Il giovane autore ripercorre il vasto cammino della ricerca sullo sviluppo della coscienza umana e permette ai lettori di usufruire del prezioso contributo dato dagli studiosi di tutti i tempi. Con la sua personale e sapiente elaborazione offre indicazioni pratiche per esperire l'Autocoscienza, unico livello di autenticità dell'Essere umano. Dott.ssa Adele Amatruda Formatrice per l’Istituto Italiano di Psicosintesi, Direttrice del Centro di Psicosintesi di Napoli

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Se il linguaggio è la casa dell’essere, come ci ricorda Mauro citando Heidegger, la narrazione di questo testo ci riporta a casa e attraverso il viaggio che non c’è ci aiuta a ricordare che a casa ci siamo sempre stati e sempre lo saremo. La Quinta Via qui proposta è la via del risveglio, della connessione, dell’integrità e dell’intento. Una via tra le vie, ma senz’altro dotata di cuore. La pienezza vuota di quest’opera ci sbalordisce e rassicura, ci guida e ci lascia liberi, stuzzica la nostra mente cognitiva con la ricchezza dei riferimenti eccellenti e la invita gentilmente a farsi da parte con semplici e intelligenti esercizi pratici. La conoscenza e la saggezza qui esposte farebbero pensare a un autore esperto ed anziano, ma la freschezza l’attualità è il pragmatismo del modello ci suggeriscono tra le righe che qualcosa di nuovo sta succedendo nel panorama psicologico italiano: è nata una stella.

Nota introduttiva

Nota introduttiva

Pier Luigi Lattuada Medico, Psicoterapeuta Direttore della Scuola di Formazione in Psicoterapia Transpersonale Fondatore della Biotransenergetica

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Seduto sul sedile di un treno diretto verso Nord, guardando fuori lo scorrere incessante di paesaggi, alberi, case, fabbriche, nuvole e uccelli; accompagnato da una canzone che mi ricorda i miei sogni, quei desideri più profondi che mi accompagnano risuonando nel mio cuore. Percepisco la mia vita scorrere, verso una meta, verso un futuro che «è là», nella stazione di arrivo. Ed essendo «là», da qualche parte lontana, per ora, nello spazio, realizzo che, pur non essendo un fisico, sto pensando al tempo per quello che oggettivamente è: un movimento nello spazio, qualcosa che ci sfugge se guardato da quel mondo tridimensionale che giorno dopo giorno ci convince sempre più di essere l’unico mondo possibile, e che ci porta a percepire il tempo come un «qualcosa» che, semplicemente, ci schiaccia e perseguita, o che possiamo cercare di «guadagnare», «inseguendolo», di «rubarne» un po’. A volte, in un momento che può persino essere catartico, cerchiamo di «ammazzarlo». Eppure il tempo non è altro che movimento nello spazio. E in questo spazio-tempo ci siamo noi. Questo spazio-tempo, alla fine, non è altro che la nostra vita. Uno spazio di possibilità all’interno del quale ci troviamo, a volte quasi increduli e perplessi. Ed è in questa possibilità che, appunto, la vita, le cose… accadono. Ci accadono, o almeno così sembra, così come ora scorrono, senza che io ci possa fare niente, tutti quegli oggetti «là fuori» dal finestrino del treno. Oppure no?

Prefazione

Prefazione

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decidere dall’essere

In fondo siamo noi a scegliere, nella vita. Abbiamo scelto un sacco di cose, nella vita. Scegliamo continuamente, ogni attimo. Oppure no? Chi sceglie? Chi guidava l’auto mentre eravamo diretti al lavoro, fino ad ora che, improvvisamente, ci accorgiamo di essere arrivati? Chi ha scelto di adorare le spremute d’arancio e odiare le verdure? Chi ha scelto la squadra del cuore, o il partito politico di appartenenza, o la religione? Chi ha scelto di essere convinti di alcune cose per le quali siamo disposti a rovinare interamente quella che doveva essere una goliardica cena fra amici? Insomma, chi prende decisioni per muoversi nello spazio e, quindi, vivere questo tempo che abbiamo a disposizione e che, tra l’altro, non sappiamo quando scadrà? Possono sembrare domande puramente metafisiche, prive di utilità pratica, ma non lo sono affatto. Non lo sono perché ignorandone le risposte, lasciamo semplicemente che quel «chi» che non conosciamo, scelga e decida per noi. Ci muove e, muovendoci, crea le azioni che si svolgono nel tempo, promettendoci un futuro che... non arriva mai. Oggi va molto di moda parlare di «essere nel qui ed ora», di vivere il presente, così come va di moda parlare dell’importanza di avere obiettivi chiari per il nostro futuro, certi di poter ottenere da esso ciò che vogliamo, se sappiamo come fare. Ma non ci rendiamo conto che la gran parte delle nostre azioni sono solo ripetizioni meccaniche innescate da programmi antichi radicati nell’inconscio e le nostre relazioni copioni di spettacoli teatrali che si ripetono costantemente, senza minimi cambi di sceneggiatura e personaggi né, perfino, battute. Se è così, significa che nel presente non ci siamo e, soprattutto, che in realtà un futuro non ce l’abbiamo. Perché anche se lo immaginiamo, sognando ad occhi aperti o, peggio, catturati dall’ansia di ciò che potrà succedere, di fatto stiamo solo proiettando in un ipotetico spazio-tempo che chiamiamo eufemisticamente futuro il nostro passato subdolamente mascherato. Eppure, se ci fermassimo anche solo un attimo a pensare, ci accorgeremmo che

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quello che chiamiamo presente non è altro che il prodotto del passato. Questo implica che il futuro lo possiamo creare solo... adesso. Ma se adesso ripeto ciò che ho fatto nel passato, mi privo ancora del futuro. E allora come posso fare? Come uscire da quest’impasse? Mi possono bastare «tecniche segrete super efficaci» per uscirne? E se ho la fortuna di impararne, mi aiutano a rispondere alla domanda: chi le usa? Ha senso chiedermi «chi sono»? Non sono più importanti i risultati che posso ottenere? La mia esperienza di ricerca interiore, fatta di studio e tanta pratica, oltre che di ore di lavoro con persone che ho avuto la fortuna di aiutare a migliorarsi nella vita, nello sport, nell’arte o nel lavoro, mi dice che non è così. Mi dice che, se voglio essere un poeta e baso il mio sentirmi tale sulle mie poesie che fanno successo, mi trovo ad inseguire tutta la vita dei risultati che a volte arrivano e a volte no. Questi risultati, spesso, o forse quasi sempre, dipendono sia dalle circostanze esterne che dal giudizio degli altri, giudizio a sua volta dipendente dalla percezione più o meno condizionata di questi «altri» (che poi non si sa mai bene chi siano!). Allora la mia felicità nell’essere un poeta, la mia realizzazione, salirà e scenderà in base alle onde e, in ogni caso, quando sarò sulla cresta dell’onda invece che godermela avrò il timore di cadere l’ennesima volta. Se invece «so» di essere un poeta lo sarò sempre e comunque, anche se non scrivessi mai neanche un verso, anche se nessuno venisse mai a conoscenza di questa mia passione. Paradossalmente (e la vita, con buona pace della mente logico-ragionale che cerca invano di capirla, è quasi sempre paradossale), questa condizione per cui mi pongo come poeta, mi sento... sono un poeta pur senza dover scrivere niente, crea le migliori condizioni perché possa comporre versi fantastici e avere successo. Perché i risultati, i frutti delle nostre azioni, dipendono essenzialmente dalle scelte, dalle decisioni che prendiamo. Ma le decisioni, la loro determinante influenza nella vita, come nel lavoro, dipendono essenzialmente dal punto di vista dal quale le prendiamo. E il punto di vista non è altro che lo stato di coscienza nel quale siamo nel momento in cui guardiamo.

Prefazione

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decidere dall’essere

Se sono nello stato di coscienza del poeta che ha bisogno dei risultati per ritenersi tale, non posso che dipendere da questi per essere felice e sicuro. Al contrario, se sono nello stato di coscienza del poeta che è tale a prescindere dai risultati, sarà la mia stessa felicità e sicurezza a produrre poesie eccellenti. Questo grande «segreto», che ha davvero del magico, non è nuovo, né è stato taciuto da tempo. È il «distacco dal frutto dell’azione» della Bhagavad Gita, «l’azione senza scopo né profitto» del buddhismo Zen, la «non azione» del Taoismo. E lo stesso principio è presente, per chi sa leggerlo, in tante altre culture sapienziali antiche, così come in visioni, vie e insegnamenti più recenti. Può sembrare quasi impossibile ma, come ho scritto in altra sede, «esiste un sapere e un saper fare che si ottengono soltanto passando per l’Essere». Ma non basta dirselo, così come non si può comprendere appieno questa affermazione (ricavandone benefici concreti e misurabili), se si pensa all’Essere come un concetto astratto, non sperimentabile. Occorre invece viverlo, fin dentro ogni cellula del nostro corpo, e anche nelle emozioni e nei pensieri. In fondo, l’Essere... siamo noi. Un noi che però non conosciamo. Ma che possiamo scoprire, se abbiamo una vera determinazione nel farlo e un «modo» che funzioni. Un modo che sia chiaro nella teoria, che fornisca il contesto e che sia efficace, pratico e davvero fruibile nelle tecnologie che ne derivano. Ecco. Questo lavoro di Mauro Ventola, per me, possiede a pieno titolo questi attributi. Nella teoria offre la possibilità di spaziare da Oriente ad Occidente, e dall’antichità alla modernità senza perdersi in sterili riflessioni intellettuali, per fornire nuova mappa, senza perdere la profondità e la saggezza delle precedenti e millenarie mappe del passato. Nella pratica, offre strumenti facilmente fruibili senza scadere in tecniche semplicistiche. La cosa più importante, per me, è però la presenza di qualcosa di fondamentale, invisibile ma essenziale. C’è un Cuore. Cuore non è, né per me, né per le tradizioni sapienziali del passato che usano questa parola (a cominciare dall’Alchimia) sentimentalismo.

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Cuore è Presenza, Onestà, Integrità. Che questo lavoro abbia un Cuore per me significa che si sente, fra le parole, la Presenza di chi le ha scritte. Io credo che si possa insegnare di tutto, ma anche che si possa trasmettere davvero solo ciò che si è. Niente di più e niente di meno. Ecco perché al di là degli attributi presenti in questo lavoro, credo che esso sia veramente utile perché contiene davvero, nell’essenza, ciò di cui parla, e quindi la possibilità di lasciarsi attraversare da esso, oltre che capirlo intellettualmente. Ritornando al treno, al mio viaggio verso Nord, mi ascolto e sento nel Cuore una strana sensazione, una sorta di nostalgia. Non qualcosa di negativo, anzi. Una piacevole sensazione all’altezza del torace dalla quale si espande lentamente e dolcemente un certo calore. E mi viene in mente un concetto che lessi tanti anni fa in uno scritto di Eugenio Barba, regista teatrale fondatore dell’Odin Teatret e personaggio basilare nella rivoluzione teatrale del Novecento: «Nostalgia del futuro». Nostalgia del futuro. Ecco, io l’associo al desiderio di avere un futuro, una possibilità nuova che mi si spalanca davanti. E questo desiderio mi richiama alla responsabilità di aprire consapevolmente quella porta d’accesso al futuro: l’Adesso. Quel presente che poi, per chi lo vive, non è altro che lo scioglimento della temporalità della mente, l’entrata in uno stato di coscienza non ordinario nel quale il futuro è già adesso, pur non essendo ancora. In fondo, la vera meta è sempre il viaggio. Ed il viaggio lo posso fare solo adesso, passo dopo passo, decisione dopo decisione, sapendo che l’unica garanzia di un viaggio ben fatto non può essere la sicurezza della meta, ma solo la certezza che sto... decidendo dall’Essere.

Prefazione

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Dott. Andrea Grosso Psicologo e psicoterapeuta ad indirizzo transpersonale

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rebis 1. Luca Falace “L’opera Celeste” 2. Luca Falace “Il sincronismo creativo” 3. Luca Falace “Il segreto mitologico”

Volumi dedicati alla consapevolezza e alla ricerca spirituale. All’unità e alla mutua interrelazione di tutte le cose e di tutti gli eventi che osserviamo. Rebis, termine alchemico, unisce immanente e trascendente per cogliere i fenomeni che avvengono nel mondo come manifestazioni di una stessa realtà ultima, essenza dell’universo. Quella che i fisici moderni chiamano campo unificato, gli indù brahman, i buddisti dharmakaya e i taoisti tao, ovvero la Via. Una “via con un cuore” rivolta alla conoscenza spirituale e alla realizzazione di sé.


finito di stampare per conto di Iemme edizioni nel mese di aprile 2015 presso Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli S.p.A