"Una sera di luglio" / Rosario Boenzi

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ROSARIO BOENZI

Una sera di luglio



… … Si lasciò andare una sera di metà luglio nel caldo che prende il cuore di Napoli e nel chiarore della sera che si stempera sulle piazze… e entra nei vichi… e nei frontespizi dei palazzi sagomati dalla parte di cielo adagiato su percorsi e su slarghi come ombra giocoliera Si fermò alla fine di via San Sebastiano e sbirciò Port’Alba stretta tra le sue quinte chiuse tra la porta superiore e la porta inferiore Da quel punto l’arco in basso… aperto su un fianco dell’emiciclo di piazza Dante… fa vedere un pezzo di palazzo Bagnara il cui marciapiede costeggiando il lato piatto di piazza Dante scende per un fianco la via Toledo e per l’altro sale la via Pessina per arrivare al Museo Nazionale Lì la strada biforca e si prolunga rettilinea per un verso in via Santa Teresa e per l’altro curva in via Salvator Rosa Fermo… gli occhi a guardare il chiaro della sera… Solo il chiaro della sera Sedé al tavolino di un bar tra rombo di moto sgommate d’auto e canto di antica canzone napoletana che si me5


scolava a un ritmo moderno e a scale musicali suonate da un pianoforte in San Pietro a Maiella Un soffio leggero di vento carezzò il viso ‘Good good Napoli’ sentì dire… ‘Good good Napoli’ Si girò… e due occhi celesti e un sorriso giovane ‘Si good Napoli’ disse con un sorriso un giovane seduto a un tavolino Lui pure sorrise Il giovane avviò a conversare con gesti … e lui pure Il giovane indicava col dito i palazzi e sorseggiava birra… e lui pure prese a sorseggiare birra e lui… con pure la schiuma sulle labbra e lui pure con gesti ‘No inglese parlo niente inglese’ disse ‘Io si italiano… ma poco poco italiano’ disse il giovane Mancava solo l’inglese quella sera Capiva nulla di inglese lui Era in Italia da due mesi … disse il giovane è a Napoli da una settimana… disse il giovane … il Museo Archeologico e Capodimonte e Pompei e Ercolano e le strade di Napoli E tutti i giorni la pizza E tutti i giorni la pizza piegata in quattro e fece il gesto che aveva fatto per piegare la pizza in quattro ‘Domani Calabria Puglia Sicilia… Good Puglia good 6


Calabria good Sicilia good good good’ ‘Si good’ ‘Good Londra good Inghilterra’ ‘Good Italia good Napoli’ Tutto era good per il giovane Era la birra… pensò Perché poi doveva essere fatto di birra? No no no era solo fatto di good Il chiaro della sera e un soffio sul viso Si alzò e salutò il tutto good e good era forse anche quello schifo di tavolino E good era anche quel caldo che cominciava ad azzeccarsi addosso Vuoi vedere che good era anche lui con la sua stanchezza e l’aria sfastidiata? Dopo piazza Bellini via Costantinopoli… e poi piazza Cavour… fanno vedere dai balconi aperti e dalle finestre aperte morbide ombre nella mobilità delle luci delle case intente al ritorno delle intimità sul finire del giorno Canottiere… sottoveste… divani… tavoli… sedie… luci… tivu… ’Cazzo chiudi quel balcone’… ’Ho fame’… ’Io no’… ’Io si per la puttana cosa fai tutto il gior-no’… silenzio… ’Guarda… guarda… guarda la tivu e non rompere’… Non rompere? non rompere tu’ Di nuovo silenzio… rumori di fuori 7


‘Un’altra giornata finita… un’altra giornata di uffici… cazzo guarda come guidano i motorini… e poi il semaforo… sempre rosso… vorrei vedere a tornare così rotti… il caldo… e scendi dal marciapiede?… sembra che siamo in attesa… di cosa poi… un’altra giornata fatta di allenamenti di pazienza’ Guardò gli alti portali di grigio piperno nascondere storie nobili e potenti mescolate a racconti di quotidianità vissute e consumate È fine d’altro giorno

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Lasciò andare i ricordi … e venne da ragazzo… insieme a due amici a salire in un pomeriggio d’estate In quei caldi colori d’ombra In quei stretti scalini scavati nella roccia e chiusi tra bianche pareti In quei vicinati aperti in agglomerati di case Avevano attraversato viuzze e scale Avevano percorso colmi e basi di case Avevano attraversato tetti spioventi Avevano costeggiato terrazzi Avevano addosso il sudore del caldo meriggio di quelli che all’inizio delle vacanze avevano nel fare niente Alla fine dei gradini la tenda a piccoli fili colorati Fuori… seduta e sonnolente … la donna Aveva capelli neri e arruffati … e le scivolavano sul collo bianco … e aveva grandi mani… e stretto tra le mani un fazzoletto a quadroni bianchi e neri 9


La veste aperta sul petto faceva intravedere il biancore del seno Avevano scosso il suo torpore coi loro passi La donna allargò le gambe con spugnosità femminile che anni di mestiere le avevano dato… e in quella spugnosità la donna sembrò impastarsi alla rugosità del tufo della sua casa aperta in cavità e fori… e in sequenze di finestre… e di porte aperte su stradine… e si inerpicano le stradine incidendo i fianchi del masso roccioso … la cima guarda i fianchi della Gravina Da un lato i Sassi e dall’altro il costone della Murgia La donna stese un braccio lungo il fianco… con l’altro prese ad allontanare le mosche dal viso Schiuse gli occhi scuri sotto lunghe sopracciglia nere Un sorriso aprì le labbra carnose e disegnate Era alta e forte sulle gambe… dalle caviglie partivano filamenti violacei Una ragnatela di vene si perdevano lungo le grosse cosce coperte da una veste nera… dalla abbottonatura s’intravedeva un merletto bianco di sottana In quella casa era vissuta con il suo uomo … aveva abbandonato la sua donna e i suoi figli per unirsi a lei… per poi partire… per poi non tornare più Nessuno sapeva se avessero avuto figli Alcuni dicevano di una figlia… e viveva lontano… e si infuriava… lei… se qualcuno glielo chiedeva 10


Non parlava con nessuno lei Anche quando faceva compere chiedeva quanto occorreva e poi basta Non sapeva leggere né scrivere ma era furba I vecchi la dicevano da piccola furba e da ragazza molto bella e se avesse voluto avrebbe potuto sposare bene Aveva fratelli e sorelle e Che l’avevano allontanata dopo che si era unita a quell’uomo Che aveva lasciato la famiglia per lei In quella casa posta sull’altro fianco della roccia… … che per arrivare si doveva percorrere luoghi poco praticati … che lontana ha l’intera veduta degli slarghi delle stradine delle scale … che a serpente vanno su lungo i cammini per disegnare quell’insieme di blocchi … che hanno i profili diversi e sempre uguali Era vissuta con il suo uomo Dopo la partenza del suo uomo aveva chiesto di prestare servizio da alcuni signori Dopo il loro rifiuto aveva preso a frequentare quei contadini che Avevano da scendere a fine settimana al paese per fare provviste e avevano da prendere ordini dal padrone Poi erano venuti i giovani 11


Ragazzi che per etĂ non potevano andare al casino Ragazzi che per mancanza di soldi non potevano recarsi nei paesi vicini della Puglia Ragazzi a cui non era possibile insomma trovare neanche una donna a pagamento

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Dopo aver avuto la casa in uno dei rioni popolari costruiti in periferia ogni mattina la vedevano prendere la scala che scende sul lato del palazzo Lanfranco ogni mattina passava di fronte a loro ogni mattina a capo chino ogni mattina alla stessa ora ogni mattina a capo chino … tutti i giorni a capo chino avvolta nel suo scialle nero con le calze nere e le scarpe nere a capo chino sugli alti tacchi neri che la facevano ondeggiare e inciampare sempre a capo chino sulle pietre dei gradini della scala E a capo chino scendeva nell’antica zona del paese e il suono della campanella dava l’inizio delle lezioni E lei scostò la tendina dai fili colorati e un suono metallico e il tlin... tlin... tlin… tlonn… tlin… tlonn… e il suono lieve e discontinuo lo accompagnò nella stanza 13


Una lampadina scendeva dal centro della volta Una luce fioca illuminava l’unico ambiente Sul fondo un letto dalla spalliera di ferro era semi nascosto Da un séparé di tessuto colorato da un séparé fatto con quella stoffa che il sabato giorno di mercato era possibile vedere sui banchi degli ambulanti Lei si girò verso la porta poggiando e una mano sulla rotondità di un fianco e l’altra sul tavolo I ragazzi fecero capolino tra il luccichio tra il tlin… tlin… tlin… tlonn… tlin… tlonn… tra il tlin… tlin… tlin… tlonn… tlin… tlonn… tra i fili colorati della tenda Per lui era la prima volta Lei lo capì dai risolini degli altri due dai loro sguardi maliziosi e poi li conosceva già erano stati da lei già quando per loro non era la prima volta Avevano tenuto anche allora un modo di comportarsi spavaldo e ora Avevano un atteggiamento di complicità con lei a quella prima volta del loro compagno Entrò accompagnato da piccole spinte e manate sulle spalle e inciampò sui gradini e quasi cadde 14


e cadendo si accorse che i gradini erano piĂš di quanti pensava che fossero

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Nel riporre il suo corpo in equilibrio cominciò a sentire caldo e lo sentì arrivare improvviso il caldo alla gola improvviso di desiderio non più solitario Infilò una mano nella tasca… un gesto … e pensò a un gesto come un altro per dimostrare di non essere troppo impacciato I ragazzi avevano preso posto vicino al tavolo e lui all’erta a guardare la stanza con i suoi muri fuori squadra con le screpolature del bianco di calce con le mattonelle che si muovevano sotto i suoi passi incerti e un piccolo focolare e un finestrino chiuso e una bacinella piena d’acqua e un braciere spento Faceva caldo molto caldo Di inverno accendeva il braciere per riscaldare la stanza e il braciere poi lo portava accanto al letto 16


e per lei e per chi si accompagnava a lei La donna si avvicinò al letto e con voce roca disse ai ragazzi di aspettare fuori e che era meglio che andassero tutti via e che lei non faceva cose strane e che non le aveva voluto fare mai e che anche quella volta che erano venuti i tedeschi che erano in quattro‌ cinque e le avevano chiesto di fare tutti insieme lei aveva rifiutato e l’avevano minacciata e lei aveva rifiutato e loro avevano detto che avrebbero fatto in modo che lei accettasse e lei aveva rifiutato e loro avevano urlato che lei doveva fare altrimenti sarebbero stati guai e lei aveva rifiutato erano andati via gridando‌ i tedeschi Le donne del vicinato erano venute alla sua porta e lei era restata sulla porta ritta a guardarle e le aveva guardate diritto in viso le donne del vicinato e aveva capito che le donne del vicinato avevano paura per i loro uomini 17


e le sentĂŹ impaurite chiederle di fare quello che le chiedevano i tedeschi e lei aveva detto di no che quelle cose lei non le faceva Le donne del vicinato avevano gridato che tanto lei era una puttana e che lei non poteva rifiutare e che lei non poteva mettere in pericolo la vita dei loro uomini e lei aveva avuto paura dei suoi vicini e si era chiusa nella sua casa e che tedeschi erano andati dal Federale e che avevano detto che lei non voleva stare con i tedeschi e che il federale l’aveva mandata a chiamare e lei aveva detto che le cose non stavano come gli erano state riferite e che lui le aveva detto di fare quanto le era stato chiesto di fare e lei aveva detto di no e che il federale le aveva gridato che lei faceva il mestiere e lei aveva detto che anche se faceva il mestiere certe cose non le avrebbe mai fatte e che lui gridò che se lei la pensava cosĂŹ non doveva fare e con gli uomini del paese e con i contadini che scendevano a fine settimana dai campi vicini 18


e lei aveva continuato ugualmente senza paura e figuriamoci se ora acconsentiva ai capricci di due ragazzi

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Parlava parlava in dialetto parlava che era difficile per lui seguirla parlava in quel dialetto che si parla tra contadini e i due ragazzi uscirono dalla casa borbottando in dialetto Il dialetto lui lo conosceva poco e furono gli amici poi a spiegargli Cosa la donna aveva loro gridato dietro La donna aveva alzato la voce lui aveva provato imbarazzo lui una volta usciti i ragazzi l’aveva sentita gentile con lui Lo aveva accarezzato Lo aveva parlato in italiano e detto che tutti i ragazzi del paese la prima volta erano stati da lei Anche quelli che oggi erano sposati anche quelli di famiglie importanti anche quelli che oggi contavano in paese Li ricordava tutti 20


li incontrava per strada li incontrava con le madri li incontrava con le fidanzate e con le mogli e con i figli e i figli sarebbero andati da lei se Dio voleva per la prima volta Lei li conosceva tutti nella sua casa fuori da quella stanza fuori dalla sua lei perdeva la vista e la parola Fuori dalla sua casa i suoi occhi non guardavano più da molti anni Fuori dalla sua casa lei era così da quando i suoi occhi avevano incrociato gli occhi del suo uomo nella chiesa dove ogni mattina e ogni sera andava a dire le sue preghiere e a sentir messa Avrebbe incontrato anche lui e non lo avrebbe guardato e non doveva aver paura e lei lo carezzò sul viso e lui la riguardò la prima volta e lui le carezzò il suo viso

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E le scese nei suoi occhi nocciola e le disse ‘dimmi che anche per te è la prima volta… e anche se non è vero dimmelo’ e lei ‘se vuoi te lo dico e tu dimmi che il furore di quei giorni ritorna’ e lui ‘ti dico che il furore di quei giorni è là’ Dalla piazza per arrivare a casa v’è una salita Alla sua fine era facile vedere morbide e calde luci muoversi agilmente sulla dolce altura che si stendeva oltre i binari della ferrovia … oggi costruzioni… alti palazzi… strade… macchine… non più verde… non c’è marrone di terra… non c’è giallo… non c’è stalla di lattaio… non c’è littorina… non c’è pallone… non c’è bicicletta… c’erano e non ci sono più... D’estate era bello guardare quelle piccole luci ondeggiare e sparire e scivolare tra i fili d’erba Sparire e ricomparire improvvise in nuove scie luminose Erano passate già molte ore parlando con amici Avevano camminato su e giù sul corso affollato tra il chiacchiericcio della gente 22


Pure a Napoli a Spaccanapoli le ore si sarebbero consumate così… in quel modo che lì la sera li portava a essere insieme fino a tardi con quel parlare che li accompagnava fino alla ferrovia a prendere il caffè e la prima edizione de Il Mattino Il tempo prima di rincasare trascorreva in lunghe discussioni fino alle ultime palazzine E si decideva di scendere il giorno dopo alla spiaggia di Metaponto e vedere le poche ragazze in costume fare il bagno e sul lido le famiglie a mostrare lì l’eguale sicurezza di quando la domenica strusciavano sul corso … era la stessa chiusa disinvoltura dei loro figli e delle loro figlie nel corridoio del liceo … era la stessa di fine lezione quando si allontanavano in gruppetti come a proteggersi da una scuola non più solo loro Le ragazze a sguardo chiuso erano con costumi variopinti con la nuca poggiata sulla spalliera di legno delle sedie sdraio con il sole sul viso nel parlottio delle loro madri prese a tessere i futuri incontri delle figlie La domenica pomeriggio la spiaggia si popolava di gente 23


Scendevano dai paesi intorno e prendevano l’ultimo sole Le donne tenendosi la veste sollevata con le mani poco al di sopra delle ginocchia bagnavano i piedi Le ragazze avevano costume accollato Gli anziani e i giovani Avevano dorsi bianchi e il collo e le braccia scuriti dal sole dei campi Prima di andare via quando il sole non è quasi più Tenendosi per mano bagnavano i piedi nell’acqua di mare Tutt’insieme tenendosi per mano bagnavano i piedi a piccoli saltelli quando le onde increspavano per poi allungarsi sulla spiaggia Sulla spiaggia si asciugavano con lenzuoli stesi su corde tirate da forcine di legno A sera d’estate si ritornava sul corso Le notti d’estate trascorrevano seduti su un muretto Tutto qui di quei giorni d’estate

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PANTONE

Un colore per ogni volume. Tonalità che suggeriscono percorsi di genere, di storie e atmosfere sempre diverse. Le gradazioni sono sfumature di senso, illusioni di scelta nell’oceano di infinite suggestioni. Prive di immagini di copertina, ai titoli della collana Pantone è affidato il potere evocativo del colore e della parola, fin dove il linguaggio può condurre. Il resto è materia dell’altrove.


PANTONE

717

ALBERTO CORBINO

Poesía de la Reína 7476

SALVIO FORMISANO

L’accordatore di destini 7683

ALBERTO CORBINO

Questo è un bel libro 877

FRANCESCO VELONÀ

Buio blu 194

SERGIO CALIFANO

Spartito doppio


327

VINCENZO GAMBARDELLA

Scricchiolii 7496

LUCA OTTOLENGHI

Questa terra 127

CARLO NICOTERA

Lettere dal Faro 032

FRANCESCO PUCCIO

Rosso Lupo


finito di stampare per conto di Iemme edizioni nel mese di gennaio 2018 presso Vulcanica Srl – Nola (Na)


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