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21 gennaio


Venerdì 21 gennaio 2011

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COSE LORO

IL PENTITO GRIGOLI: “DELL’UTRI ERA IN MANO AI GRAVIANO”

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’NDRANGHETA

Polvere da sparo inviata al sindaco

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“La mafia scelse di votare per Berlusconi” ventura secessionista: “Quando non se ne fece più di niente di un partito di Cosa Nostra, Sicilia Libera, fu deciso di prendere un’altra strada – ha detto Grigoli – Mi fu detto che bisognava votare Berlusconi perché fu detto che solo lui ci poteva salvare. Me lo disse Nino Mangano”. E ha ribadito che “quando in Cosa Nostra si prende una decisione (su chi votare, ndr) è collettiva, altrimenti i partiti che prendono voti da Cosa Nostra non prenderebbero tutti quei voti”.

Marcello Dell’Utri. Sopra, Salvatore Grigoli. Sotto, Nicola Cosentino (FOTO ANSA)

“D

ell’Utri? Era in mano ai fratelli Graviano. Me lo disse il capo mandamento Nino Mangano”. Nell’aula bunker di Firenze dove si processa Francesco Tagliavia, capofamiglia mafioso di Brancaccio, presunto autore della strage di via dei Georgofili, gli ex componenti del gruppo di fuoco più potente di Cosa Nostra negli anni ’90 continuano ad indicare il senatore Dell’Utri come l’uomo politico più vicino alla cosca durante la stagione delle stragi. Sul pretorio – pochi giorni dopo Ciaramitaro e De Filippo – è salito ieri Salvatore Grigoli, autore dell’omicidio di padre Pino Puglisi e protagonista di un pentimento dai risvolti religiosi. “Mangano mi disse che i Graviano avevano in mano un perso-

naggio – ha detto Grigoli – all’epoca quel nome non mi diceva nulla, ma oggi mi dice qualcosa: Dell’Utri”. Il collaboratore ha raccontato di avere sentito quel nome anche in un’altra occasione, sempre all’interno del gruppo mafioso di Brancaccio: “Mi ricordo che all’epoca – ha affermato – si parlava tra di noi di un ragazzino che giocava bene a calcio, tale D’Agostino (che oggi gioca nella Fiorentina, ndr). Venni a sapere che i Graviano si interessarono per farlo giocare nel Milan, e fu in quest’altra occasione che venne fuori il nome di Dell’Utri”. Non solo il senatore bibliofilo ma l’intero partito fondato da Berlusconi aveva acceso l’interesse dei mafiosi, secondo Grigoli, che lo votarono in massa nel ‘94 dopo avere tentato l’av-

E TORNANDO alle stragi ha poi concluso sostenendo di avere appreso sempre da Mangano “che c’erano contatti con lo Stato per trattare alcune questioni come il 41 bis, ma non so chi fossero gli intermediari con Cosa Nostra né chi decidesse gli obiettivi delle stragi”. Perché, ha aggiunto, “scopo delle stragi era far scendere a patti lo Stato con Cosa Nostra”. E uno dei canali di contatto, secondo il pentito, furono le rivendicazioni usate dai mafiosi con la sigla Falange armata, “sigla – ha detto – che sarebbe servita a

Con Spatuzza nel commando che assassinò don Puglisi Adesso si è convertito anche lui

Il giorno del giudizio Cuffaro rischia il carcere subito di Giuseppe

Lo Bianco Palermo

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er Salvatore Cuffaro, ex governatore siciliano Udc, e senatore della neonata formazione denominata Pid (Popolari Italia Domani), non è più tempo di cannoli: per lui, oggi, è il giorno della verità. La Cassazione è chiamata a decidere sulla condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento alla mafia decisa dai giudici di appello di Palermo che hanno ribaltato la sentenza, più mite, di primo grado (in quel caso colpevole solo di favoreggiamento semplice di singoli mafiosi). Oggi la Suprema Corte rischia di chiudere la stagione del cuffarismo apponendovi il bollo di mafiosità e aprendo, per il protagonista, dopo due condanne in primo e secondo grado, le porte di una cella. Lo spartiacque tra carcere e no è costituito dall’aggravante mafiosa prevista dall’art. 7 del decreto Martelli del ’92 che impedisce l’applicazione delle misure alternative alla detenzione. NEL CASO di conferma della condanna, dunque, la Corte d’Appello di Palermo, che cura l’esecuzione della pena, dovrebbe emettere l’ordine di carcerazione nei confronti del senatore. Con l’applicazione immediata, anche, dell’interdizione dai pubblici uffici, che, comunicata al Senato, produrrebbe la decadenza di Cuffaro dalla carica. Tutto ciò, ovviamen-

te, in caso di conferma del verdetto di appello del processo chiuso un anno fa, quello alle “talpe” del palazzo di giustizia di Palermo nel quale, oltre a Cuffaro, erano imputati imprenditori ed esponenti delle forze dell’ordine: rischia otto anni Giorgio Riolo, il maresciallo dei carabinieri condannato per concorso in associazione mafiosa, ne rischia 15 e sei mesi l’imprenditore della sanità Michele Aiello, ritenuto uno dei prestanome di Bernardo Provenzano, finito in carcere dopo la sentenza di appello. Sono i protagonisti di quell’area grigia in cui per anni si è mosso indisturbato, garantito da una sostanziale impunità, un groviglio perverso di interessi politici, economici, mafiosi ed affaristici che ruotavano, di fatto, attorno all’ex governatore, ritenuto dai giudici un’interfaccia del capomafia Giuseppe Guttadauro, al vertice del mandamento di Brancaccio. Cuf-

far contattare Cosa Nostra dallo Stato”. Concetto ribadito anche dall’altro pentito che ha deposto ieri, l’imprenditore di Brancaccio Tullio Cannella: “Le stragi del ‘93 volevano essere messaggi chiari di Cosa Nostra per far capire che non si scherzava a chi dello Stato aveva preso impegni con l’organizzazione”. “Bagarella – ha aggiunto – mi diceva che suo cognato Riina era stato troppo buono ma che con lui non si scherzava”. Anche Cannella, tra i

COSENTINO “pericoloso” Lo stabilisce la Cassazione esta valida la presunzione di “pericolosità sociale” alla R base dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 7 novembre 2009 dal gip di Napoli per Nicola

Cosentino, deputato del Pdl e allora sottosegretario all’Economia, indiziato del reato di concorso esterno al clan dei Casalesi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dai legali del parlamentare contro l’ordinanza con la quale il tribunale di Napoli, il 7 ottobre 2010, aveva respinto una istanza di revoca dell’arresto, essendo cessate le esigenze cautelari. Un precedente ricorso era stato già respinto dalla dalla Cassazione il 28 gennaio 2010. L’autorizzazione alla richiesta di arresto era stata invece negata dalla Camera dei deputati il 10 dicembre 2009. Secondo i giudici della Suprema Corte, non è rilevante che le condotte contestate risalgano al 2004, mentre “l’intervenuto fallimento nel 2008 della Eco4 (società operante nel campo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nella provincia di Caserta, ndr) è stato ritenuto non indicativo del superamento del pericolo di recidiva, essendo già emersa dagli atti la mutevolezza delle forme sociali attraverso le quali le strategie della camorra casalese nel settore dei rifiuti venne perseguita”. Non solo: “Il comportamento politico di Cosentino dal 2009 e le sue iniziative pubbliche di contrasto alla camorra sono state ritenute espressione di attività difensive, siccome Cosentino era già al corrente delle indagini, e comunque astratte”.

faro e il boss parlavano a distanza attraverso l’ex assessore comunale dell’Udc Mimmo Miceli (condannato a nove anni per mafia), concordavano le candidature alle regionali, condizionavano i concorsi dei medici, sabotavano le indagini della magistratura, avevano “discorsi loro”. Un nuovo modello di rapporto mafia-politica molto più dissimulato, mediato e attento a nascondersi alle indagini della procura di Palermo. Grazie all’esistenza di insospettabili “talpe”. Anche se la “talpa regina”, quella che lo informava dalla capitale, non ha ancora un volto e un nome: “A causa del comportamento (omertoso, ndr) degli imputati – ha detto in primo grado il pm Giuseppe Pignatone – non è stato possibile ricostruire l’intera catena delle rivelazioni delle notizie riservate, e dunque non eè stato possibile accertare se vi era una fonte interna alla Procura, e chi era quella persona

Salvatore Cuffaro con il legale Oreste Dominioni (ANSA)

fondatori di Sicilia Libera, ha parlato di un vero programma politico secessionista di Cosa Nostra nel ’93: “Ci fu una riunione a Reggio Calabria con i partiti indipendentisti del Sud. Alla riunione vi erano massoni e politici. Mi fu spiegato che era importante che una grossa fetta della massoneria calabrese era interessata al nostro programma politico autonomista, tanto è vero che la riunione fu fatta a Reggio per rispetto all’ambiente massone”. (glb)

La Suprema Corte decide oggi sui 7 anni di reclusione per aver favorito la mafia

in diretto collegamento con Roma con cui Cuffaro commentava l’esito delle indagini”. È Cuffaro, infatti, secondo i giudici, che rivela al boss l’esistenza di microspie, disattivate da casa Guttadauro il 15 giugno del 2001: lo svela una frase della moglie del boss (“avia ragione Totò Cuffaro”) citata dai giudici nella sentenza di primo grado. E CUFFARO, dunque, per i magistrati, diventa una risorsa preziosa per i mafiosi, al punto che nella fase della formazione delle liste per le regionali del ’91, va protetto da Cosa Nostra, e quindi il boss non deve incontrarlo: in una conversazione captata da una microspia Guttadauro, scrivono i magistrati nella sentenza di primo grado, “ribadisce la necessità di un referente privilegiato e diretto, afferma che tale precauzione va adottata non per creare ulteriori equivoci, bensì per cautelare Cuffaro ed evitare il rischio di farlo automaticamente accostare alla sua immagine di esponente mafioso”. Immagine da sempre curata dall’ex governatore, che negli anni scorsi ha tappezzato Palermo di manifesti con la scritta “la mafia fa schifo”. Ma quando i pm gli hanno contestato frequentazioni con Vincenzo Greco e Salvatore Aragona, entrambi condannati con sentenza passata in giudicato per mafia, ha detto sorpreso: “È che dovevo fare? Marginalizzarli? Io sono per ascoltare tutti, parlare con tutti”.

na busta contenente polvere nera da sparo e pallini di fucile è stata inviata al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa [in foto]. La busta è giunta in mattinata al Comune tramite posta ordinaria. Al momento di aprirla, gli addetti si sono accorti che fuoriusciva della polvere nera.

LUPARA BIANCA

Forse i Maiorana ritrovati morti

I

carabinieri di Palermo hanno segnalato alla gendarmerie di Perpignan, in Francia, alcuni segni somatici particolari degli imprenditori padre e figlio, Stefano e Antonio Maiorana, scomparsi ad agosto del 2007, perchè li confronti con i due cadaveri trovati il 25 novembre scorso nei Pirenei orientali. I corpi, parzialmente sfigurati, erano avvolti in tappeti e, come emerge dall’analisi del dna, appartengono a un padre e un figlio.

CAMORRA

Arrestato capo clan Moccia

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uigi Moccia, ritenuto il capo dell’omonimo clan attivo ad Afragola, a nord di Napoli, è stato arrestato dai carabinieri a Roma, in un appartamento di lusso del quartiere Parioli. Gli inquirenti lo accusano di aver violato più volte la misura cautelare della sorveglianza speciale. Moccia, 55 anni, era residente ad Afragola ma, dopo aver chiesto ed ottenuto l’autorizzazione, si era trasferito nel novembre scorso a Roma, dove era regolarmente domiciliato. La Dda di Napoli lo ritiene il reggente del clan operante ad Afragola, Casoria, Arzano e comuni vicini.

OMICIDIO DI MATTEO

Boss imputato attacca Spatuzza

“S

patuzza dice solo falsità. Si è inventato tutto”. Al processo per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, l’imputato Francesco Giuliano ha preso la parola per smentire le affermazioni del pentito Gaspare Spatuzza che si è autoaccusato del rapimento del bambino, figlio di Santino, altro collaboratore di giustizia.


IL TIRRENO Pagina 3 - Empoli Protocollo d’intesa tra Circondario, tre Comuni e la compagnia sotto l’egida della Regione

Più teatro nell’Empolese Valdelsa Affidata a Giallo Mare la gestione degli spazi pubblici EMPOLI. Più spettacoli per il pubblico dell’Empolese Valdelsa, non solo a teatro ma anche in altri luoghi pubblici che verranno messi a disposizione dalle amministrazioni locali. Questo grazie all’accordo siglato ieri mattina dai Comuni di Empoli, Castelfiorentino, Vinci e il Circondario con la compagnia teatrale Giallo Mare che si occuperà di gestire gli spazi sulla base di un progetto pluriennale. Il progetto, che coinvolgerà Teatro del Popolo di Castelfiorentino, teatro Shalom, Excelsior e Sala Du&Mila di Empoli e il Museo Leonardiano di Vinci, è stato illustrato in una conferenza stampa alla quale ha partecipato, insieme ai sindaci Luciana Cappelli, Giovanni Occhipinti e Dario Parrini, l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti. Il protocollo d’intesa firmato ieri avrà durata 4 anni e in sostanza renderà la compagnia Giallo Mare Minimal Teatro il soggetto di riferimento per l’attività teatrale nel circondario. Nel protocollo si parla in maniera specifica di residenza teatrale: un altro modo per dire che la compagnia avrà come area di riferimento operativo appunto l’Empolese Valdelsa. Giallo Mare Minimal Teatro - che aveva già firmato un accordo simile con la Provincia di Pisa - riceve così un riconoscimento ufficiale della sua attività che spesso si è concentrata sulle giovani generazioni. Saranno coinvolti anche i ragazzi nell’esperimento del Festival delle nuove generazioni a Castelfiorentino, senza dimenticare la scuola di teatro a Empoli. Il pubblico - come ha sottolineato Vania Pucci, presidente di Giallo Mare - sarà al centro di tutte le iniziative della compagnia, anche mediante l’apertura dei teatri in orari non canonici, o allestendo rappresentazioni in luoghi insoliti come il Museo Leonardiano. Tutto ciò per rendere l’esperienza del teatro sempre più fruibile da un pubblico più vasto. Va detto che il protocollo d’intesa firmato ieri mattina si inserisce nell’attuazione del cosiddetto Tuc (Testo unico della disciplina, della valorizzazione e fruzione dei beni culturali, delle attività culturali e dello spettacolo), punto fondamentale della legge regionale 21 del 25 febbraio 2010, che appunto promuove la cosiddetta residenzialità come elemento qualificante del sistema regionale dello spettacolo. Gli amministratori intervenuti alla conferenza hanno voluto sottolineare come attraverso la ratifica di questo accordo si vada in controtendenza rispetto alle politiche nazionali sulla cultura. «È una scelta strategica della Toscana - ha sottolineato l’assessore Scaletti - valorizzare la cultura e la memoria storica del nostro paese». «Crediamo - ha detto Parrini - che, a differenza di quel che dice Tremonti, di cultura si vive e attraverso la cultura si cresce». «Per questo non indietreggiamo e anzi investiamo ancor di più in questo ambito che per noi è fondamentale» ha aggiunto Occhipinti. «Bisogna continuare a investire sul teatro e le nuove generazioni, speriamo di diffondere questa esperienza ad altri comuni» ha concluso l’assessore alla cultura di Empoli Eleonora Caponi presente alla conferenza come i colleghi di Vinci Alberto Casini e di Castelfiorentino Maria Cristina Giglioli.


IL TIRRENO Pagina 8 – Livorno L’OPINIONE

Mai un inceneritore a Livorno ANDREA ROMANO ITALIA DEI VALORI In merito all’ipotesi di costruzione di un maxi-inceneritore a Livorno, che periodicamente riemerge per rovinare il sonno e la digestione di chi - come noi di Idv - tiene particolarmente alla salute pubblica ed alla tutela dell’ambiente, è doveroso precisare che l’approvazione, da parte del Consiglio comunale, della strategia rifiutizero, la quale punta su una progressiva riduzione della produzione di rifiuti e sul riciclo dei materiali, ha messo una pietra tombale su tale progetto, che non potrà mai avere la copertura politica dei partiti del centro-sinistra e di quelle opposizioni che responsabilmente hanno contribuito alla svolta con il loro voto favorevole. Un progetto che fra l’altro non è mai stato inserito nel programma elettorale della coalizione di governo, ove si ipotizza la terza linea del vecchio inceneritore, ma solo per garantire il territorio da eventuali emergenze, non per fare cassa bruciando schifezze provenienti da altre città. Ogni decisione presa in difformità dalla linea decisa dal Consiglio comunale, magari nel chiuso delle segrete stanze, in qualche fumosa riunione di dirigenti o di “conferenze di servizi”, o fatta passare rapidamente sui tavoli delle giunte in mezzo a mille altre scartoffie, costituirebbe una ferita gravissima alla partecipazione democratica ed alla volontà espressa dalla politica cittadina.


IL TIRRENO Pagina 6 – Prato OPERAIA CINESE

Una svolta nel rapporto tra immigrati e italiani La vicenda della operaia cinese rivoltasi alla Cgil pratese per la vertenza relativa alle sue estreme condizioni lavorative e per il suo licenziamento ingiusto, denota come è possibile intervenire a favore di una popolazione straniera e allo stesso tempo costruire un percorso di collaborazione con quella italiana, allorché gli immigrati vengono messi in condizione di conoscere i propri diritti, così come i doveri. Si tratta di un atto di coraggio che mi auguro possa aprire un percorso nuovo verso la presa di coscienza dei propri diritti delle migliaia di stranieri che, nella provincia di Prato, sono costretti a lavorare in condizioni di estremo disagio, senza rispetto per la loro dignità di essere umani. La conoscenza, la corretta informazione e la richiesta di partecipazione alle scelte della società in cui lo straniero opera, dovrebbe costituire il principale obiettivo dell’amministrazione comunale di Prato. L’amministrazione non dimentichi mai, qualsiasi sia la sua specifica competenza, che l’obiettivo primario è quello di armonizzare le relazioni sociali, e nel caso specifico, di riportare i livelli di qualificazione lavorativa e determinare l’emersione del “lavoro nero” o poco qualificato, accrescendo così i diritti del lavoratore”. Marta Gazzarri capogruppo Idv in consiglio regionale Salvo Ardita coordinatore provinciale Idv Prato


CORRIERE DI PRATO


CORRIERE DI MAREMMA



Rassegna 21 gennaio