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23 dicembre


quale – in mezzo a un altro migliaio di vecchie norme – è stato eliminato dall’Ordinamento

Il ministro è accusato di aver mentito al Parlamento per una legge che salva le “Camicie Verdi”

IL FATTO QUOTIDIANO

dal Parlamento. Restavano nel processo 36 persone, tra cui il sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo, ora salvate dal decreto. Ma chi ha deciso un provvedimento di tale gravità? Secondo molti lo stesso ministro Calderoli il quale, chiamato a renderne conto alla Camera il 13 ottobre scorso, ha scaricato la responsabilità sul comitato scientifico del ministero della Difesa. Peccato che il presidente di tale comitato abbia poi smentito il ministro, comunicando di non aver mai inserito il reato di costituzione di banda militare tra quelli da abrogare, definen-

Calderoli ribadisce di non aver “mai mentito al Parlamento” e continua ad addossare la responsabilità sul comitato scientifico del ministero della Difesa, augurandosi che eventuali responsabilità “siano valutate nelle sedi competenti”. Quanto alle rettifiche al decreto, il ministro nega che ci fosse la possibilità di intervenire, adducendo una serie di imprescindibili impedimenti formali. Intanto il processo alle camicie verdi è morto e sepolto, ma Calderoli è sprezzante: “Se avessi voluto intervenire per bloccare quel processo lo avrei fatto prima”.

grande al terzo polo: l’astensione di Udc e Fli (che pure, secondo Leoluca Orlando, aveva condiviso le censure) ha affossato sul nascere la sfiducia. La Lega, per ricambiare, si appresta a chiedere un dibattito parlamentare sul comportamento del presidente della Camera. Non una sfiducia formale, ma una discussione sugli atteggiamenti “discutibili” di Fini che lederebbero “la dignità del Parlamento” prefigurando un ruolo “incompatibile con un ordinato svolgimento dell’attività parlamentare”. In altre parole una richiesta di dimissioni.

IL DOPO SCILIPOTI

DE MAGISTRIS, ALFANO E CAVALLI: “QUESTIONE MORALE NELL’IDV” di Eduardo Di Blasi

C

itano Enrico Berlinguer ma parlano all’Italia dei Valori, perchè ritengono che una “questione morale”, quella che lo storico segretario icona del Pci sollevò nei confronti della deriva dei partiti di governo, sia all’interno del proprio schieramento. Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli, i primi due europarlamentari, il terzo consigliere regionale in Lombardia, hanno scelto il web per “prendere posizione”, per chiedere che “il presidente Antonio Di Pietro” reagisca “duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni”. Premettono subito, prevedendo la tempesta: “Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Idv”, ma poi, partendo dalle ineludibili notizie di cronaca, stilano una lista di questioni aperte che dipingono il partito del gabbiano come un vecchio arnese da Prima Repubblica. “Sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di ‘fatti privati’. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo gra-

Di Pietro: “Voglio credere lo facciate per il bene del partito”. Donadi, Belisario e Orlando: “Attacco violento Volete andar via?”

zie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?”. CHIEDONO ad Antonio Di Pietro una “brusca virata”. E la motivano con la necessità di levare terra da sotto ai piedi a chi, all’interno del partito, “spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero”. Parlano di territorio, di “signori delle tessere”, di “macroscopiche irregolarità nella consultazione degli iscritti”. Sanno di compiere un’operazione politica delicata. E non nascondono il problema: “La maggior parte della ‘dirigenza’ dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori”. La “lettera” di intenti, ha un solo destinatario, ma coinvolge l’intero gruppo dirigente dell’Idv. Tanto che la risposta più dura arriva da una nota congiunta dei capigruppo di Camera e Senato (Massimo Donadi e Felice Belisario) e dal portavoce del partito Leoluca Orlando. L’Idv, scrivono “è un partito giovane che, a differenza di tutti gli altri, non ha ereditato la propria classe dirigente da precedenti formazioni politiche, ma sta costruendo a fatica, e con qualche inevitabile passo falso, una propria classe dirigente nata dalla militanza, dall’impegno, dalla passione e anche da precedenti esperienze politiche, valutate con molta attenzione. Per questo, parlare di una questione morale all’interno dell’Idv, come fanno oggi Sonia Alfano e Luigi De Magistris, è qualcosa di così offensivo e abissalmente distante dalla realtà del partito che può avere solo due spiegazioni. Un attacco così violento ed incomprensibile può essere solo il

Da sinistra verso destra, i due europarlamentari dell’Idv (Alde) Sonia Alfano e Luigi De Magistris e il consigliere della Lombardia, Giulio Cavalli (

frutto di una ingiustificabile mancanza di conoscenza della reale natura e della qualità di questo partito, dei dirigenti e dei quadri locali, oppure è il primo passo di chi immagina il proprio futuro politico al di fuori di Italia dei Valori. Se così fosse, Alfano e De Magistris, tradirebbero il mandato degli elettori non molto diversamente da Razzi e Scilipoti. Anche perché, in due anni di militanza in Idv, non vi è mai stata, sottolineiamo mai, riunione pubblica, esecutivo nazionale o altra sede istituzionale, in cui Alfano e De Magistris abbiano avanzato anche una sola critica verso un solo aderente o dirigente dell’IdV. Ferisce, in particolare, il fatto che un’accusa così grave abbiano ritenuto di porla sui media e non nel prossimo esecutivo nazionale, fissato a metà gennaio. In questo modo si comporta chi un partito lo vuole danneggiare e non migliorare”. La risposta del leader dell’Idv, ha toni più amicali, con una frecciata finale: “Carissimi Luigi, Sonia e Giulio, il partito che oggi accusate di avere in seno una questione morale da risolvere, è lo stesso partito con il quale siete stati eletti e in cui siete stati candidati proprio in virtù di quello spirito di rinnovamento della politica che l’Italia dei Valori intende portare avanti. Mi auguro che dopo questa lettera possiate anche voi impegnarvi, nel partito e per il partito, con la stessa determinazione e umiltà con cui migliaia di militanti si stanno adoperando. E, soprattutto, voglio credere che tutto questo lo facciate per il bene del partito”.

BOSS AL NORD Latitante a Genova, amico di politici o hanno arrestato al mercato, Lne mentre stava comprando la carin mezzo alla gente. Eppure

Onofrio Garcea era latitante dal luglio scorso, quando la maxi operazione contro la ‘ndrangheta al Nord portò all’arresto di 300 persone. Garcea, originario di Vibo Valentia, non era in Canada come pensavano i magistrati. Era semplicemente a Pegli, un quartiere del Ponente cittadino. Tranquillo, perfino troppo: in macelleria si è trovato davanti un carabiniere che lo ha riconosciuto. Il super-ricercato non ha opposto resistenza. Solo una frase: “Speravo di passare le feste in famiglia”. Un successo per gli investigatori, anche se colpisce che Garcea girasse indisturbato per la città dove è noto. L’ennesima prova, se le accuse fossero confermate, che a Genova ha messo radici l’usura: Garcea, secondo gli investigatori, prestava denaro ai commercianti locali con interessi del 240 per cento. A novembre il Ros indagando su Garcea aveva già messo i sigilli a tre finanziarie sparse per la Liguria, sequestrandogli auto (tra cui una Maserati), un bar e conti

correnti. Secondo gli inquirenti, Garcea farebbe parte della cerchia di conoscenze di Mimmo Gangemi e Domenico Belcastro, presunti affiliati delle cosche di Siderno (Oppedisano) e Rosario (Commisso) già arrestati a Genova. Ma Garcea è noto anche per le foto che lo hanno ritratto con Cinzia Damonte, candidata alle ultime elezioni regionali nelle liste dell’Italia dei valori in sostegno di Claudio Burlando. L’associazione Casa della Legalità fotografò Damonte mentre partecipava a una cena della comunità calabrese con Garcea che distribuiva santini elettorali. “Non sapevo chi fosse quell’uomo”, giurò Damonte. All’epoca Garcea era imputato in un processo rinviato ormai da anni per un presunto traffico di droga. In passato era stato assolto con formula piena dall'inchiesta sui video poker gestiti dalle cosche calabresi. Risalgono a molto tempo prima le condanne in giudicato per droga. Di Garcea parlano le relazioni della Finanza nel filone sul voto di scambio dell’inchiesta Mensopoli. Ferruccio Sansa


LA NAZIONE Pagina 17 – Arezzo Montevarchi. La corsa verso le comunali, centrosinistra in ordine sparso

Primarie Pd, ancora un rinvio Ma avanza la sorpresa Iannelli di PAOLA SAVIOTTI MONTEVARCHI - PROBABILMENTE non saranno ufficializzate oggi le candidature del Pd per le primarie di coalizione. Contrariamente a quanto annunciato qualche settimana fa, il partito di maggioranza relativa continua gli incontri interni per definire le regole del confronto ma, i bene informati dicono, anche per sciogliere qualche nodo in cui sembrano essersi aggrovigliate le varie anime che lo compongono. I nomi che si sussurrano d’altronde la dicono lunga: da un lato, Gianluca Monicolini, attuale presidente del consiglio comunale, e l’assessore Moreno Grassi, a raccogliere l’eredità Ds; dall’altra l’ex vice sindaco Francesco Grasso, di area cattolica, proprio come il candidato-rivelazione Gherardo Iannelli, l’imprenditore montevarchino che potrebbe essere la figura più accreditata. Per ora comunque restano solo voci, in attesa di conferma e smentita. Intanto insieme ai pronostici sulle nomination, si fa sempre più insistente anche il sospetto che in casa Pd l’armonia non regni del tutto sovrana. Un sospetto alimentato anche dallo slittamento delle date per l’ufficializzazione della strategia con cui saranno affrontate le primarie. Saranno davvero di coalizione? DUBBIO LEGITTIMO visto che Partito Socialista, Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra hanno già detto un no deciso. Saranno interne? Oppure saranno superate con l’individuazione di un candidato capace di mettere d’accordo tutti? Domande che continuano a rimanere senza risposta. Almeno per qualche altro giorno. Sarebbe infatti posticipata al 27-28 dicembre ogni notizia sugli uomini e sui metodi scelti per selezionare il candidato al ruolo di primo cittadino. Intanto, nella coalizione di centro sinistra, solo l’Idv dice un si convinto alle primarie di coalizione e manifesta l’intenzione di partecipare alla kermesse con un candidato proprio. «Riteniamo che tale scelta possa essere percepita come un momento aggregazione e unificazione dalle altre forze politiche di una coalizione un po’ sfilacciata. E’ evidente che le primarie di coalizione avranno una maggiore rilevanza se l’adesione sarà il più ampia possibile. Il confronto dovrà iniziare nei prossimi giorni con i partiti e le forze politiche che si riconoscono nei principi del centro sinistra, che intendono far parte della coalizione e che vogliono cominciare a pensare al futuro di Montevarchi». Nessun attacco diretto al Pd, ma le prese di posizione dure e severe di tutti gli altri partner certo non facilitano le operazioni di stesura del programma né di formulazione delle candidature. Intanto anche sul fronte opposto tutto tace. Nessuna notizia ufficiale arriva dal Pdl né da Elisabetta Benini che, dopo il divorzio con la dirigenza del partito, non ha annunciato le sue intenzioni. Come muti restano i movimenti: nessun segnale è arrivato né dalla storica Lista Indipendente, né dalle nuove esperienze civiche che caratterizzano il clima politico montevarchino.


LA NAZIONE Pagina 5 – Livorno Il caso Authority. Il consigliere Idv che ha espresso parere diverso da suo segretario

Romano vuole smentire quel che non può smentire SCRIVE Andrea Romano dell’Idv: «Non è affatto vero (ci sono le registrazioni della seduta) che io abbia sconfessato il segretario del mio partito Luca Bogi sulla questione della Port Authority. Confermo invece quello che ho detto in consiglio comunale, cioè che apprezzo l’iniziativa del ricorso, in quanto posto a difesa dei diritti degli Enti Locali designatori della terna, ma che temo le conseguenze di questo atto qualora portasse al commissariamento. Ho auspicato l’alternativa della scelta di un buon tecnico (evidentemente concordando una seconda terna) nel caso in cui la candidatura di Piccini dovesse tramontare definitivamente, cosa purtroppo possibile vista la mancata compattezza delle istituzioni locali e regionali, più volte richiesta dall’Idv.Siccome le mie dichiarazioni sono in linea con quelle del segretario Bogi, la notizia da voi pubblicata è fuorviante». --------No, Romano, non c’è niente di fuorviante e la notizia è esatta. In Provincia il suo segretario Bogi si è dichiarato contrario al ricorso e si è astenuto al momento del voto; lei, come conferma, ha «apprezzato» l’iniziativa del ricorso. Esattamente il contrario di Bogi. Dov’è la notizia fuorviante? Posso comprendere il suo imbarazzo, ma che vuole che le dica? Mettetevi d’accordo fra voi (ne sarebbe lieto anche il sindaco, a quanto ne so): «La Nazione» ha solo riportato l’evolversi dei fatti rappresentando correttamente le posizioni. Potrebbe finire qui, ma visto che è il verbo «sconfessare» che le dà fastidio, allora le faccio notare che, proprio per non esagerare, l’ho usato tra virgolette: e a questo punto me ne pento. Perchè la lingua italiana e la logica pretendono che che se lei vota in modo difforme dal suo segretario siamo di fronte, nei fatti, a una rotta diversa. E quindi a una sconfessione. Lo confermo. E senza virgolette. f. c.


LA NAZIONE Pagina 3 – Empoli La novità. In funzione dopo le feste

Wi-fi gratis per un’ora in piazza della Vittoria E’ UN PICCOLO segno, ma esemplificativo di ciò che si può fare subito per rivitalizzare il centro storico di Empoli e, nello stesso tempo riqualificarlo. Piazza della Vittoria sarà cablata e dotata di connessione wi-fi gratuita (fino al limite di un’ora o di 100 megabyte). Perché piazza della Vittoria? «Perché è lo storico luogo di incontro della nostra città — risponde l’assessore all’innovazione tecnologica Annalisa Fiore — Gli impianti saranno ultimati entro l’anno, la connessione funzionerà a partire dai giorni immediatamente successivi l’Epifania. Lo abbiamo pensato come ’access point’ a beneficio di cittadini e turisti. A questa piazza seguiranno altri luoghi con la connessione libera, con il vantaggio che una parte della banda larga installata servirà per trasmettere e ricevere i dati della videosorveglianza». «L’accesso alla rete gratuita — spiega ancora Fiore — sarà disponibile per tutti i cittadini del Circondario, mediante una semplice chiave di accesso (registrazione ed autenticazione) che si potrà fare anche con un semplice sms. Cinque siti di utilità generale e turistici saranno invece ad accesso completamente gratuito ed illimitato».


IL TIRRENO Pagina 5 - Cecina AGIP

Difenderemo quei posti di lavoro Pur essendo d’accordo che le infrastrutture erano e sono tuttora un moltiplicatore di sviluppo e per questo abbiamo accolto con interesse la realizzazione della nuova tratta autostradale da Rosignano a Civitavecchia, anche se per priorità territoriale era più opportuno se veniva realizzato prima il Lotto Zero da Livorno a Chioma, dobbiamo fare una seria considerazione. Una volta realizzato il tratto Rosignano-Cecina dell’ Autostrada Tirrenica l’impianto Agip che attualmente si trova sulla variante Aurelia (Vada) dovrà essere chiuso poiché incompatibile con il progetto esecutivo. Nell’impianto comprensivo di distributore benzina, gas metano e Gpl, bar e punto ristoro, vi sono impiegate attualmente una decina di persone. Siamo convinti che non si può permettere che la realizzazione della tratta autostradale sul territorio comunale porti ad una perdita secca di posti di lavoro, quando questa essendo un’opera definita di “interesse strategico nazionale» deve essere un’occasione di sviluppo dell’economia locale. Per questo Partito democratico, Idv e Ps solleciteranno gli enti competenti a individuare e promuovere tutte le iniziative utili al sostegno e alla tutela dei lavoratori dell’impianto distributore Agip. Fabrizio Bagnoli (segretario Pd Rosignano) Patrizio Lo Prete (segretario Idv Rosignano) Alberto Rossi (segretario Partito Socialista)



http://www.toscana.italiadeivalori.it/images/Documenti/Rassegna/20101223rassegnatoscana