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18 dicembre


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Di Pietro al Pd: “Sposiamoci”. La replica: nemmeno fidanzati

“È

Sabato 18 dicembre 2010

OPPOSIZIONE? telefono. Ma il Pd ha rispedito al mittente l’invito a nozze: “Non c’è nessun matrimonio in vista perchè non c’è stato nessun fidanzamento” ha fatto sapere Enrico Letta. Tra i meno entusiasti della proposta dell’Idv anche Marco Follini: “Consiglio caldamente a Bersani di evitare il matrimonio che gli propone Di Pietro. Non mi metto nei panni di don Rodrigo ma fatico molto

inutile che ci giriamo attorno. Tanto alla fine saremo noi tre: Idv, Pd e Sel. A questo punto, formalizziamo subito la coalizione. Se matrimonio deve essere, sposiamoci entro Natale". La proposta, il leader dell’Idv l’ha avanzata ieri a Pier Luigi Bersani in un colloquio alla Camera e a Nichi Vendola per

a vedere Vendola e Di Pietro assieme a noi nella parte di Renzo e Lucia”. Nessuna apertura nemmeno dal veltroniano Gentiloni: “Discuteremo in direzione la rotta che il Pd deve intraprendere nella fase nuova aperta dal voto parlamentare del 14 dicembre, certo la nostra bussola non potrà essere il matrimonio con Antonio Di Pietro”.

PRIMARIE ADDIO C’È IL TERZO POLO

La grande arte democratica di farsi male da soli

Bersani chiama centristi, Vendola e Idv Disposti a tutto pur di finirla con B.

di Paola Zanca

L’

intervista arriva sette giorni prima della Direzione nazionale del partito. Sette giorni che si annunciano di fuoco, dopo che Pierluigi Bersani ha deciso di affidare a Repubblica le scelte prossime future del Pd. Entro gennaio, “una proposta a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo elettorale”. Porte aperte da Fini a Vendola, dunque, come segno della “straordinaria apertura politica” necessaria alla “riscossa italiana”. Nessuno “pecchi di egoismo”. Lo farà anche il Pd, disposto a “mettere in discussione” perfino le primarie. Per Bersani, va detto, è la concessione meno dolorosa. Del confronto con Vendola – al momento unico sfidante (più che) credibile – ne fa volentieri a meno. Così, non sono in pochi a vedere nell'apertura al centro del segretario anche la via di fuga da una leadership minata.

MA LA QUESTIONE delle primarie, è tutto sommato la meno dirimente. Perfino tra i veltroniani, da sempre i più affezionati allo strumento, si conviene che, vista la fase, se ne potrebbe pure fare a meno. Anche perché nel partito sarebbero un diktat, ma non le puoi imporre agli alleati. E sono proprio gli alleati il nodo cruciale. L'altro ieri Di Pietro aveva chiesto i democratici in “matrimonio”. Niente da fare, anche perchè, una volta sposati, allargare la famiglia è molto più complicato. Ma il leader Idv ieri è tornato a chiedere al Pd “una scelta di campo”, augurandosi che il Pd non si metta a “rincor-

rere la chimera del Terzo Polo”. Eppure, al contrario, l’apertura a Fini-Casini-Rutelli per il capogruppo Franceschini è la strada più “realista”, l’unica che “possa battere la destra berlusconian-leghista e ricostruire il paese”. L’idea più diffusa è che per convincere mezzo emiciclo (e anche gli elettori) che non si può non guardare ai centristi, bisogna buttarla sull’emergenza. Altrimenti le frasi alla Follini (“Finalmente Bersani è sceso dai tetti e si è insediato in un territorio di grande buonsenso”) potrebbero far pensare che il “trattino-sinistra” nella collocazione del Pd sia definitivamente sparito. D’altronde è proprio un esponente di Fli, Benedetto Della Vedova, a ricordare che il loro progetto è “alternativo alla destra di Bossi e Berlusconi, ma è anche alternativo alla sinistra”. Ancora più chiaro l’Udc, con Roberto Rao:

di Luca Telese

“Noi e Vendola insieme? Nella proposta di Bersani un po’ di strabismo c’è, ma se il percorso si evolvesse con un filtro alle forze estremiste...”. Insomma, se fanno fuori SeL e Idv. “Tutti insieme faremmo solo un favore a Berlusconi, di fatto sarebbe di nuovo un referendum pro o contro di lui. E lui queste cose è bravissimo ad aizzarle in campagna elettorale”. Normale a questo punto che Vendola chiuda così: “Ho l’impressione che sia una semplice annessione nel terzo polo: io francamente non mi vorrei far ‘annettere’”. AL DI LÀ di chi siano gli alleati, quello che più preoccupa è se il Pd sia “vagone” o “locomotiva”. La metafora è del Pd Sandro Gozi, decisamente scocciato dai toni dell’intervista: “Non possiamo dare tutte le carte in mano a qualcuno che non sappiamo an-

C

Il segretario Pd Pierluigi Bersani (FOTO EMBLEMA)

cora se vuole fare il leader del centrodestra o che altro. Prima di scendere a compromessi, aspetterei”. Chiarisce Ignazio Marino che non ha nessuna voglia di “sacrificare la propria identità e caratteristiche perchè non piacciono a Pierferdinando Casini”. Anche il “rottamatore” Pippo Civati concorda: se il Terzo Polo “vorrà venire con noi, facciamo in modo che siano loro a chiedercelo, alla fine, e non noi, all’inizio, mettendoci in una posizione ancillare che sconfessa le stesse ragioni per cui il Pd è stato concepito”.

Abituato al fuoco amico, tutto sommato questa volta Bersani non ne è uscito bombardato. Per una volta anche i 75 di Mo.dem. non lo accusano di bestemmie. Anzi, ne approfittano per festeggiare il fatto che finalmente anche il segretario ha capito che serve la “correzione di rotta” che loro avevano chiesto due mesi fa. “Mettere al centro il programma – dice Walter Verini – perchè oltre il bivio tra Di Pietro e Casini c’è una freccia con scritto ‘Italia’, vorrei che non ci impiccassimo di fronte a questa discussione”.

“Segretario ascolta noi, non D’Alema” SULLA PAGINA FACEBOOK DI BERSANI SI SCATENA LA BASE: “MAI CON I FASCISTI” a siamo matti?!” Eleo“M nora D'Antoni, dopo aver letto l'intervista di

Bersani, sceglie uno dei tormentoni del segretario. Non ci può credere che gli sia venuto in mente di “allearsi con il terzo polo! Casini, Fini e Rutelli?!”. Insieme a lei, ad aver strabuzzato gli occhi ce ne sono a centinaia. E tutti sono corsi sulla pagina Facebook del leader Pd per lasciare traccia del loro sgomento. “Si sono sempre dimostra-

ti inaffidabili”, scrive Mauro Ligas, “perché con noi del Pd dovrebbero cambiare?”. Marco Boria parafrasa uno spot “No primarie, no voto”, giusto per far capire che nemmeno l'idea di sacrificare la consultazione popolare è piaciuta a qualcuno. “Segretario! Ci ascolti! - lo implora Riccardo Franceschin – Anche noi mettiamo davanti l'Italia ai problemi di parte.. non siamo 4 scalmanati

idealisti duri e puri! Anzi, se ancora sono qui a scrivere è perchè nonostante tutto al PD ci tengo(evo)”. Con i “fascisti veraci” non ci vuole aver niente a che fare nessuno. C’è anche chi condivide la linea del “disposti a tutto”: “Alleatevi anche con i tavoli e le sedie - consiglia Paolo Artale - basta che eliminiamo il bastardo per eccellenza”. “È l’unico modo per battere il berlusca”, aggiunge Pietro Nicosia. “Ma

LECCALECCA

Renzi, ti piace il Panorama? VILE E PRODITORIO attacco di “Panorama” a Matteo Renzi, il giovine aspirante rottamatore del vertice Pd che va in pellegrinaggio ad Arcore e critica Fini. Secondo il settimanale della famiglia B., Renzi è “uno dei democratici più amati d'Italia... Questo boyscout trentaseienne,guance paffute, sguardo furbetto e parlantina facile, riesce a fare una cosa sempre più rara dalle parti del Pd: Renzi piace e piace parecchio”. E giù insulti: “Piace per il suo stile smaliziato; per quel suo accento un po' furbetto (e due, ndr); per quel suo linguaggio anomalo, diretto, spigliato, per niente barocco col quale riesce a mescolare cultura pop e politica raffinata”. Non solo “un formidabile rottamatore”, ma anche “l'unico antidoto in grado di rievocare l'originario e salutare spirito riformatore”, perchè ha finalmente capito che l'“alternativa al centrodestra non si costruisce con le raffigurazioni demoniache dell'avversario”. Guai a demonizzare B. Lo dice il settimanale di B. Massima solidarietà a Renzi.

Elettori Pd in fila alle primarie (FOTO ANSA)

“Dov’è finito il ‘Vieni via con me’?... È diventato ‘Vengo via con Fini, Casini e Rutelli’?”

poi, pensandoci bene – riflette Nazzareno Manduca – secondo voi tra gli elettori di Fini chi sarebbe disposto a votare Pd?”. Alle quattro del pomeriggio, travolto dai messaggi, Bersani decide di replicare. Scrive: “Proponiamo una piattaforma a tutte le opposizioni. Sono affezionato alle primarie ma i problemi degli italiani vengono prima”. Arrivano altre 219 risposte. Le sintetizza Costantino Giuseppe Alfino: “Come puoi ben notare, caro Bersani, il nostro popolo non ti dà l’ok”. Bersani, gli va riconosciuto il coraggio, ci riprova: “È ora di immaginare un risveglio italiano, una riscossa italiana, una riforma della Repubblica e riforme per la crescita del lavoro”. Giulia Bianchi lo rimprovera: “Se non si ascolta il proprio elettorato, con quale faccia poi ci si presenta per chiederne il voto?”. Miriella grieco alza i toni: “Ma dov’è il ‘Vieni via con me!’... è diventato ‘vengo via con voi del terzo polo’? Ma che diamine, ascolta la tua base, non vogliamo allearci con questi, sacrificati tu per primo, non chiedere a noi di immolarci, lo facciamo già ogni giorno!”. Ma tocca a Luca Buccellato imploralo di gettare la maschera: “Segretario, cazzo: una volta tanto stai a sentire la base, e non D’Ale(pa.za.) ma”.

ontrordine compagni. Addio alle primarie e addio anche al “Nuovo Ulivo”, o come cavolo si chiamava: Pierluigi Bersani ha cambiato di nuovo idea. Ma perchè Bersani e gli altri dirigenti del Pd sono così cattivi con i loro elettori? A furia di dire una cosa (possibilmente in modo fumoso), e poi fare esattamente il contrario, infatti, hanno portato il partito al 23% nei sondaggi. Esempi di scuola? La coalizione e il candidato premier. Il governo Berlusconi è in agonia, ma i leader del Pd decidono che non vogliono costituire una nuova alleanza (e infatti ad oggi non c’è). Perché? Evidentemente per tenersi le mani libere, in attesa di un grande accordo di Palazzo (che però non arriva). Alla fine dell’estate, Bersani fa una intervistona a La Repubblica per dire che occorrono “un nuovo Ulivo e una Alleanza Democratica”. Sono così urgenti che non convocano nemmeno uno straccio di vertice. Poi Enrico Letta prospetta una accordo con i centristi che tagli fuori Idv e Sel. Poi Bersani corregge e dice che vuole che si alleino “Tutti quelli che sono contro Berlusconi” (da Casini a Ferrero?). Poi Franceschini dice che ci vuole dentro anche Futuro e libertà. Poi è Fini che dice che non entra nemmeno morto. Con le primarie è peggio. Il Pd è l’unico partito che le ha addirittura nello Statuto: un ottimo motivo per non farle. Quando ad agosto Nichi Vendola si candida, il solito Bersani commenta: “Sono premature”. Poi cambiato idea, di nuovo. A ottobre dice, sorridente e sicuro, dopo un lungo pranzo con Vendola: “Le faremo!” (Wow!). Poi ieri cambia ancora idea. E consegna a Goffredo De Marchis un tortuoso giro di parole: “Rinunciare alle primarie? In nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti”. Forse occorre tradurre, come nel vecchio Parla come mangi di Cuore: i leader del Pd non fanno le primarie perchè pensano di non arrivare primi e non costruiscono la coalizione di centrosinistra perché convinti di perdere (peccato che allearsi con i centristi farebbe perdere voti anche a loro). Ma se uno è così certo della sconfitta come mai può vincere? L’unica verità è nel teorema-Nanni Moretti: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”.


LA NAZIONE Pagina 18 – Attualità

IL TURISMO SI RILANCIA ABBANDONANDO I LOCALISMI Cristina Scaletti Assessore regionale toscano al turismo LA SCELTA di sciogliere le Apt è stata fatta. Occorre guardare avanti per costruire il nuovo sistema di promozione del turismo toscano. Ce lo impongono il mercato turistico e le oggettive condizioni della finanza pubblica. L’obiettivo è la valorizzazione della Toscana e di ogni suo singolo territorio. Lo si può raggiungere con lo sforzo di tutti: Regione, enti locali, operatori del settore e associazioni di categoria. Una promozione “fiorentinizzata” non è mai stata nelle nostre intenzioni. Non a caso, della cabina di regia regionale, che detterà indirizzi ed effettuerà le scelte strategiche, faranno parte insieme a me, tutti gli assessori provinciali al turismo. Abbiamo deciso di aumentare da 2 a 3.3 milioni di euro il budget a disposizione di Toscana Promozione per il solo settore turistico. Dovremo però reperire ulteriori finanziamenti per l’informazione e l’accoglienza. Per questo ci stamo attivando con Camere di commercio e soggetti pubblici e privati per attingere a fondi nazionali ed europei. Giudichiamo fondamentale una nuova strategia che punti sul web, visto che oltre 6 turisti su 10 lo utilizzano per programmare le proprie vacanze. E, fortunatamente, abbiamo a disposizione il sito del turismo toscano, che è il terzo più visitato d’Europa e offriamo alle nostre oltre 12.000 strutture ricettive la possibilità di utilizzarlo gratuitamente per promuovere le offerte e accettare prenotazioni.


CORRIERE DELLA MAREMMA Si è svolto il convegno sul biotestamento promosso da IdV

"No obblighi ma libertà per tutti" GROSSETO - "Non deve esserci nessun obbligo per nessuno, bensì libertà per tutti: diritto all'autodeterminazione; libertà per tutti i cittadini; rispetto laico delle scelte individuali; sicurezza per le decisioni assunte dai medici; rispetto e vera attuazione dell'articolo 32 della Costituzione Italiana". Di questo, cioè di bioetica e fine vita, si è discusso in un incontro organizzato a Grosseto dall'Italia dei Valori su "Il testamento biologico". Ospiti Beppino Englaro, padre di Eluana, e Mina Welby, moglie di Piergiorgio, che hanno sottolineato e rivendicato l'importanza fondamentale, in uno stato laico, di rispettare e valorizzare 0 diritto all'autodeterminazione dell'individuo. "Eluana era un purosangue della libertà - ha detto Englaro - e nessuno gli avrebbe potuto imporre qualcosa dall'alto se non fosse stata elevata a vittima sacrificale con la vicenda che l'ha riguardata". "Io sono un microfono, un microfono di Welby, ma anche di Eluana, ma anche di tutti quei cittadini che vogliono la libertà di scelta", ha esordito Mina Welby, dopo aver ricordato la sua storia. "Piergiorgio non è stato fatto morire, è stato lasciato morire, come voleva lui" ha aggiunto. "Nel XX secolo, in una società multiculturale, pensare a una legge di stampo religioso è antistorico. Ho preso in pieno il contributo e l'energia vitale, e non uso a caso questa espressione, che erano propri di Eluana e di Welby", ha affermato l'onorevole Evangelisti, segretario regionale dell’Idv Toscana, che nelle sue conclusioni ha ricordato la polemica con il ministro Rotondi sull'estremo gesto ocr di Mario Monicelli.



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