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13 dicembre


giustizia. Quindi lui ha riferito della proposta del ministro Alfano per un posto sicuro in Italia. Anche perché ha un mutuo di due mila euro. Non solo... Cosa? Contestualmente, durante la cena, ha alzato il telefono e ha chiamato una collaboratrice di Frattini. Ha preso appunta-

Esteri. Del resto Pillera chi sia Razzi, lo sa molto bene: “Ho girato un film sulla sua storia di operaio e quando è stato eletto gli ho fatto da chioccia, vista la totale inesperienza politica. Poi l’ho lasciato e sono tornato al mio lavoro di giornalista e direttore del settimanale svizzero 'La Pagina'”. Aspetti, in ordine cronolo-

IL FATTO QUOTIDIANO IL SENATORE

“L’IDV DEVE CAMBIARE” di Pancho

D

Pardi

ue deputati escono da Idv. Nella situazione attuale è fatto gravissimo. Ma assai più grave è che vadano a sostenere Berlusconi. Interessi personali, crisi di coscienza, opinioni diverse sono cose ammissibili in politica. Ma ora due eletti nel partito che più di tutti ha combattuto l'anomalia italiana ne diventano sostenitori nel momento più critico e rischiano perfino di essere decisivi nel conteggio dei voti. Fanno l'esatto contrario di ciò che hanno promesso ai loro elettori. Incrinano la credibilità del partito. Suggeriscono agli elettori che anche i colleghi restati al loro posto possono es-

sere sospettati. Il loro comportamento da farsa grottesca pone una domanda che già ora gli elettori ci rivolgono: come fate a stare in un partito che ha eletto due tipi così? La nostra risposta deve essere chiarissima. Non basta constatare l'enorme potenza corruttiva di Berlusconi, perché noi avevamo il dovere di essere insensibili alla corruzione. E' necessario ripensare e modificare i criteri con cui si costruisce il partito, dal territorio al Parlamento. Tesseramento, verifica dell'impegno degli iscritti, selezione dei militanti per gli impegni amministrativi e istituzionali, scelta della candidatura ai Parlamenti italiano ed europeo: tutto

Pancho Pardi, sematore dell’Idv

deve essere ridiscusso. Fino a che una nuova legge elettorale non imporrà nelle mani dei cittadini il diritto di scelta, il nostro dovere è di trovare una via di valutazione collegiale dei candidati. Questa dovrà verificare la caratura individuale, la storia personale, le competenze, la capacità, per giungere alla formulazione di candidature che abbiano superato il vaglio dell'esame più severo.

interessato ad altro. Vuole esempio? Prego... Un giorno, quando ero il s portavoce, ho ricevuto una lefonata mentre era su un p co a consegnare una me glia. E allora? Arrivava dalla Rai e mi con mavano la possibilità di partecipare la moglie alla smissione dei pacchi. E lei? Mi sono avvelenato. E Razz rinunciato. Bene, grazie. Buonasera No, no, aspettate, voglio giungere una cosa... Prego... All’estero c’è il sistema de preferenze. Vuol dire che elettori hanno scritto il no Razzi sulla scheda, vuol d che chi l’ha scelto, l’ha fa perché profondamente a berlusconiano. Quindi dietro un tradimento prof do della volontà degli ele ri. Quanti voti? Circa 3200 in Svizzera. Razzi si è più fatto veder No! Assolutamente. Per q sto e gli altri motivi, non è molto gradita la sua presen dalle nostre parti.


LA REPUBBLICA Pagina 23 - Cronaca Pisa, ridotti del 90 per cento i fondi per il museo delle navi antiche

Rischio collasso per la Pompei del Mare Il direttore: i soldi bastano solo per la vigilanza. Appello per ottenere la tutela dell´Unesco CINZIA DAL MASO PISA - «Siamo al limite dell´emergenza. Altri sei mesi senza scavare, e quest´estate ci sarà il collasso». È disperato Andrea Camilli, direttore scientifico del Cantiere delle navi antiche di Pisa. E arrabbiato per la mancanza di fondi che da due anni blocca pericolosamente i lavori nel cosiddetto "porto delle meraviglie", la "Pompei del mare". Il più grande giacimento di navi antiche mai rinvenuto: 30 imbarcazioni di cui 10 quasi integre, e con tutto il carico perfettamente conservato, persino le corde, le reti, gli oggetti personali dei marinai. Tutto sigillato dalle sabbie umide che, nelle molte alluvioni dell´Arno, hanno travolto quell´approdo fluviale per mille anni fino alle soglie del Medioevo. «La scoperta più importante di fine millennio», si gridò nel 1998 quando venne alla luce durante i lavori per un centro direzionale delle ferrovie. Si mobilitarono tutti, nell´entusiasmo generale. Le Ferrovie migrarono altrove e si scavò alla grande grazie ai proventi del gioco del Lotto. Ma, spente le luci e terminate le passerelle dei politici, la situazione cambiò. Si risollevò un poco nel 2001 e 2002 quando vennero asportate le prime due navi, emerse dal fango tutte intere con grande spettacolo. Poi di nuovo l´oblio. Mentre le navi e tutto il resto, un po´ scavati e un po´ no, rischiavano di svanire. «Il problema è che si è voluto aprire tutto lo scavo subito, anziché scavare poco alla volta», spiega Camilli. Si è insomma scoperchiato tutto insieme il sigillo che ha conservato fino a oggi quei materiali delicatissimi in assenza di ossigeno. Per questo bisognava poi recuperare tutto al più presto. «Finora siamo sempre riusciti a tenere comunque la situazione sotto controllo - continua Camilli - Ora non più. E l´anno scorso il cantiere è stato pure travolto dall´alluvione». Nel 2002, coi riflettori puntati, al Ministero dei beni culturali si decise di proseguire lo scavo come cantiere-scuola aperto a studenti da tutto il mondo. Finanziamento previsto: un milione di euro l´anno per dieci anni. «Ma sono diminuiti sempre più, e i 300mila euro l´anno degli ultimi due anni sono bastati appena per le spese vive. Per l´anno prossimo, poi, sono previsti solo 20mila euro. Non ci si paga neppure la guardiania». Anche perché dal 2005 quei soldi hanno tenuto in vita pure l´annesso Centro di restauro del legno bagnato, dove si studia e conserva tutto quel che viene alla luce. Realizzato solo allora (con 1.200.000 euro di fondi Cipe) grazie al ministro Urbani, dopo anni di commissioni speciali e riunioni con enti locali, università, possibili sponsor. Con la scoperta delle navi antiche, Pisa pareva aver ritrovato la sua vocazione marinara. Si progettavano sia un Centro di restauro di caratura mondiale che un grande Museo delle navi agli Arsenali Medicei. Si pensava di offrire una seconda importante attrattiva turistica a chi oggi visita solo il Campo dei Miracoli o poco più. L´università Bocconi e la Normale di Pisa elaborarono un piano di ampio respiro per una spesa di 25 milioni di euro. Poi però il ministero dovette limitarsi a un progetto da soli 2,5 milioni di euro. La prima sezione del museo (1 milione di euro da Arcus) doveva aprire in questi giorni ma, assicura Camilli, «mancano solo gli ultimi ritocchi». Aprirà probabilmente col nuovo anno. Rischiando però di diventare uno dei tanti musei statali al limite della sopravvivenza. Non erano questi i progetti, le idee, i sogni. Mauro Del Corso, presidente nazionale degli Amici dei Musei, ha lanciato un appello per candidare scavi e museo come sito Unesco (da oggi sul sito www.iltirreno.it). Si preparano interrogazioni parlamentari di deputati Pd (Realacci e Fontanelli) e Idv (Evangelisti). Si sta insomma tentando di tutto per attirare l´attenzione dell´Italia e del mondo. Perché la Pompei del mare non merita di finire così.


IL TIRRENO Pagina 9 - Attualità Allarme della Cgil: già più di un miliardo di ore, servono nuovi fondi

Cassa integrazione record Persi da 600mila lavoratori 7.500 euro di salario ROMA. Sono numeri che fanno impressione. Oltre 1 miliardo e cento milioni di ore di cassa integrazione, quasi 600mila lavoratori coinvolti, con un taglio alla busta paga mediamente superiore ai 7mila 500 euro. Per un ammontare complessivo che supera i 4 miliardi di euro. Le cifre della cassa integrazione guadagni (Cig), elaborate dalla Cgil sui dati dell’Inps, nei primi undici mesi del 2010 non lasciano molti dubbi sulla profondità della ferita inferta dalla crisi al mondo del lavoro, in particolar modo nella meccanica, nel commercio e nell’edilizia, ovvero nei settori che da soli hanno fatto richiesta per oltre 650 milioni di ore di Cig, lasciando a casa oltre 300mila lavoratori. Ma se i dati di novembre mostrano una flessione del 10% rispetto al mese di ottobre, l’incremento dei primi 11 mesi del 2010 sullo stesso periodo del 2009 rimane deciso: +37,8%. E se sul totale delle ore si registra una progressiva diminuizione degli strumenti ordinari, la cassa in deroga (cigd) copre una fetta rilevante del totale del monte ore. Ed è per questo che la Cgil, attraverso il segretario confederale, Vincenzo Scudiere, lancia un allarme proprio per il finanziamento della cassa in deroga: «Per l’anno in corso sono molti i lavoratori che non ricevono il contributo economico nei tempi previsti e lo stanziamento autorizzato per il prossimo potrebbe non coprire i costi, visto che le ore di cassa in deroga sono aumentate del 248,8%, mentre lo stanziamento riflette la stessa cifra del 2009». Il 2010, secondo il sindacalista, «è stato l’anno in cui lavoratori e imprese hanno raschiato il fondo del barile e le prospettive, senza scelte di politica economica e industriale, non sono positive». Negli 11 mesi, considerando un livello medio di ricorso alla Cig, circa 1 milione e 630mila lavoratori sono finiti in cassintegrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. Se invece si considerano i lavoratori a zero ore per tutto il 2010, non hanno varcato i cancelli delle fabbriche in 569.992 lavoratori (come se fossero restate a casa tutta Firenze e tutta Trieste), 179.197 di questi lavoratori erano in cassa in deroga. Si tratta di una «situazione economica e sociale insostenibile per milioni di lavoratori», come denuncia il rapporto della Cgil, visto che ogni lavoratore a zero ore ha perso in questo periodo oltre 7.516 euro. «Dati spaventosi», per i consumatori, che chiedono al governo di mettere mano con decisione a politiche economiche adeguate, mentre per l’Idv la realtà è ancora peggiore. «L’uso sistematico della Cig - dice Maurizio Zipponi, Italia dei Valori - ha portato la disoccupazione reale al 12%, la soglia più alta d’Europa dopo la Spagna».


IL TIRRENO Pagina 3 - Toscana Sorpresi i lavoratori del settore, dopo le polemiche sulle aperture indiscriminate

La Regione contro lo shopping festivo ma poi fa scattare le svendite a Befana Per la prima volta la Toscana non sarà l’ultima a partire FIRENZE. Se il grande freddo quest’anno si è abbattuto sulle vendite prenatalizie, il grande caldo della polemica continua a divampare nel commercio sul tema delle aperture nelle domeniche e nei giorni festivi e sull’avvio ufficiale della stagione dei saldi. Un avvio che, quest’anno, è stato anticipato di un giorno, al 6 gennaio. La decisione della Regione di anticipare alla Befana l’avvio dei saldi delude e accontenta allo stesso tempo i commercianti. La divisione si motiva soprattutto sulla base delle appartenenze geografiche. L’anticipo alla Befana, infatti, spiega l’assessore regionale al Commercio Cristina Scaletti, viene incontro a un’esigenza molto sentita e reclamata da tempo. Soprattutto nelle aree di confine e nelle zone turisticamente e commercialmente meno attrattive. L’anticipo dell’avvio dei saldi alla Befana, infatti, è frutto di una decisione concordata tra le Regioni italiane e permette alla Toscana, che storicamente dava il via alle svendite per ultima, di non soffrire del fenomeno dell’esodo da saldo. Con la Lombardia, il Lazio e la Liguria che iniziavano il 2 gennaio, i commercianti toscani, soprattutto delle zone di frontiera, erano costretti a subire cinque giorni di concorrenza legalizzata. L’accordo a livello nazionale, però, non è stato trovato sul sette gennaio, data canonica per l’avvio dei saldi in Toscana, ma si è optato per il sei. La decisione non è piaciuta alla Confesercenti e in particolare a Enrico Nigi, presidente dell’organizzazione nell’Empolese Valdelsa. Nigi avrebbe voluto che la data unica fosse spostata in avanti e non anticipata e, soprattutto, critica il fatto che la decisione arriva a poco più di un mese dall’entrata in vigore dei saldi, «costringendo a rimettere rapidamente mano ai calendari e a modificare decisioni già assunte su aperture domenicali e deroghe alla chiusura». La decisione di fissare il via ai saldi il 6 gennaio, inoltre, piomba in maniera inattesa sui contendenti della disfida fiorentina. Proprio nel capoluogo regionale, infatti, è in atto un confronto molto aspro tra l’amministrazione comunale, che vorrebbe giungere a un regime di apertura continua, e i sindacati che invece reclamano il rispetto di almeno alcune delle festività e il diritto dei lavoratori a godere del giorno di riposo il 2 gennaio e la Befana dopo un dicembre di aperture indiscriminate. Dopo che la Regione era scesa in campo a fianco dei lavoratori, la notizia dell’avvio dei saldi il giorno della Befana ha spiazzato i sindacati che, a questo punto, come alleato si trovano «solo» l’arcivescovo Betori.


LA NAZIONE Pagina 3 – Prato Cas Ardita: “I democratici parlino con noi, non con il Pdl”

L’Idv: «Presidenza Consiag Niente inciuci col centrodestra» Attacco a Bugetti e al Pd. Carlesi: «Decide l’assemblea» L’IDV picchia duro sugli «inciuci», il capogruppo Carlesi precisa che gli accordi su Consiag si fanno in assemblea dei soci e il sostenitore di Ciuoffo, Rocchi, sottolinea che «il Pd non può promettere nulla». Continua ad essere indigesta l’apertura del segretario del Pd, Ilaria Bugetti, ad una possibile presidenza del Consiag del centrodestra, con il rientro nel cda del Comune di Prato e le dimissioni di Paolo Abati. Un’apertura che presuppone però «la fine della bassa guerriglia» messa in atto dallo stesso centrodestra contro la holding, come ha detto Bugetti nell’intervista a «La Nazione». Le sue parole hanno suscitato forti reazioni in entrambi gli schieramenti, ma è nel centrosinistra che si registrano i mal di pancia più forti, anche se c’è chi condivide la linea della segretaria. Nel centrodestra invece si aspetta, lasciando al Pd la prossima mossa, mentre i sindaci soci di Consiag sono già in fibrillazione. IERI È STATA l’Italia dei valori a scagliarsi con forza contro Bugetti: «E’ davvero singolare la sua presa di posizione — ha detto il segretario provinciale, Salvo Ardita — La sua dichiarazione pubblica circa un eventuale accordo col centrodestra sulla presidenza del Consiag appare una risposta di comodo per far cessare la guerriglia scatenata dallo stesso centrodestra sul familismo nell’azienda. Bugetti non deve accogliere l’invito al dialogo del coordinatore provinciale del Pdl, Mazzoni». Poi le parole più velenose: «Il Pd semmai dialoghi di più con i partiti della coalizione anziché cercare incontri con l’avversario politico. Le eventuali dimissioni del presidente Abati non possono essere intese quale esclusiva responsabilità del Pd pratese. La decisione sulla presidenza di Abati è stata presa a suo tempo e noi la rispettiamo. Se va cambiata, che siano gli stessi protagonisti di allora a farlo, sentendo tutti i partiti di coalizione. Ci opponiamo a qualsiasi tipo di inciucio di palazzo e quello prospettato da Bugetti ci sembra uno dei questi». PAROLE CHIARE che testimoniano la tensione all’interno del centrosinistra. Dal canto suo il capogruppo in Comune, Massimo Carlesi, sottolinea che ogni discorso sulla presidenza di Consiag «passa dal confronto e dall’accordo con tutti i sindaci soci» e precisa: «Se il ragionamento di Bugetti è di più largo respiro lo condivido, diversamente non ha molto senso. Il futuro di Consiag, dalla missione aziendale alla governance, deve essere discusso e deciso in assemblea». Carlesi poi non rinuncia ad attaccare la giunta e il centrodestra sulle partecipate: «Non si capisce qual è la linea. Da una parte ci sono attacchi continui da parte della maggioranza e dell’assessore Bernocchi, dall’altra il sindaco dice che vanno valorizzate. Insomma, cosa vuole fare il Comune?». Una domanda chiave, visto che il quadro è complesso: «Bernocchi e la maggioranza parlano della vendita di Consiag ma Cenni non è d’accordo, poi si parla di dividere Gida, forse con l’obiettivo non dichiarato di vendere la parte industriale, ma si rischia di far pagare di più famiglie e imprese, infine c’è Sori, che forse perderà anche la gestione della Tia che tornerà ad Asm: insomma, che cosa pensa davvero il Comune di Prato? La stessa domanda vale per Consiag. Per me va fatto un ragionamento fra tutti i sindaci, non esistono scenari diversi. Ma se si parla di vendita delle quote e ci si spara addosso, sarà difficile arrivare ad un accordo». INFINE il «ciuoffiano» Lorenzo Rocchi: «In direzione non abbiamo mai parlato di rimettere in discussione la presidenza di Consiag, concordando invece sulla difesa delle partecipate. Non credo che il Pd di Prato possa promettere nulla — è la critica alla segretaria — ma forse Bugetti voleva solo dire che non è giusto che il socio di maggioranza relativa della società ne resti fuori». Leonardo Biagiotti


IL TIRRENO Pagina 3 - Prato PROVINCIA

Nasce il Forum del terzo settore PRATO. Il Consiglio provinciale ha approvato a maggioranza l’istituzione del Forum del terzo settore. A favore hanno votato Pd e Idv, si sono astenuti i gruppi Pdl e Udc. L’adesione al Forum è aperta a tutte le associazioni di volontariato e di promozione sociale e alle cooperative sociali, previa iscrizione agli Albi e Registri Provinciali. «Del Forum faranno parte le 170 associazioni iscritte all’albo provinciale - ha spiegato Loredana Ferrara, assessore alle Politiche sociali - ma l’obiettivo è mettere in rete tutte le esperienze attraverso uno strumento di partecipazione che consenta ai soggetti non profit di scambiare informazioni, sviluppare progettualità condivise, esprimere pareri e presentare proposte».


IL TIRRENO Inaugurato il circolo Idv presidente è Massimo Menghetti GROSSETO. Inaugurato nei giorni scorsi il circolo Idv Grosseto in via Manetti n. 29. Massimo Menghetti, presidente del circolo, ha espresso entusiasmo per una realtà che, pur essendo in fase embrionale, sta già raccogliendo tanti consensi, sia in termini di iscrizioni che di manifestazioni di stima ed interesse. «Il circolo Idv Grosseto ha deciso di dotarsi di una sede che non vuol essere un ufficio; bensì uno spazio aperto dove chiunque può chiedere e partecipare a tavoli di discussione, incontrare i membri del circolo ed anche rappresentanti dell’Idv nelle istituzioni, fare proposte, o anche domande e esporre problemi. È doveroso un ringraziamento non solo a quanti hanno sin da subito riposto fiducia stimolando l’inizio di un percorso importante e impegnativo, ma anche a coloro (Pietro Coradeschi, Renata Fortunati, Antonella Gedda, Roberta Papi, Antonio Rossi, Carla Semplici, Alfonso Tarquini, Francesco Falletti e Emilio Falletti) che con passione stanno dedicando il loro tempo». Contatti: recapito telefonico cell. n. 3277421370, indirizzo email: circoloidvgrosseto@gmail.com, profilo Facebook: Idv Grosseto.


Rassegna 13 dicembre  

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