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9 dicembre


Giovedì 9 dicembre 2010

MicroMega invocò le primarie

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TEMPI DI CRISI

icroMega nel novembre 2009 pose la questione del rinnovamento della classe dirigente dell’Idv, troppo spesso con curricula opachi e discutibili. Le firme Salvatore Borsellino e Andrea Scanzi, “tra loro diversissimi per storie politiche ma che hanno manifestato entrambi grande interesse e speranza per il contributo

IL FATTO QUOTIDIANO per i dipietristi

che l’Italia dei valori” formularono domande rispetto a questioni irrisolte, come una richiesta di democratizzazione interna, con tanto di segretario eletto dopo primarie. Di Pietro rispose che il tempo delle primarie, per un partito così giovane, non era ancora maturo e aggiunse: “Non solo penso che sia giunto il tempo di ‘democratizzare’ il partito, ma lo sto

già realizzando. Come in tutte le cose, c’è sempre qualcuno che all’inizio di tutto mette la prima pietra. Così ho fatto io. In questi anni – dal 2001 ad oggi – ho cercato di costruire una casa ampia ed aperta a tutti. È ovvio che all’inizio non bastano coloro che portano le pietre, c’è bisogno pure di chi li mette in ordine per fare in modo che non crolli tutto”.

De Magistris: i candidati dell’Idv non li può scegliere solo Di Pietro POLEMICHE DOPO IL POSSIBILE ADDIO DI DUE PARLAMENTARI di Giampiero

Calapà

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uigi De Magistris alza la voce e chiede di poter far parte di “una cabina di regia che scelga i prossimi candidati, per non lasciare più solo a Di Pietro questa grande responsabilità”. Risposta ai giorni di bufera nell’Idv. “Voterò secondo le indicazioni di Idv. Fino a quando sarò in Idv”: traducendo dal politichese le parole di Domenico Scilipoti si scopre che potrebbe lasciare il partito anche un minuto prima del voto sulla sfiducia al premier Silvio Berlusconi, ponendosi così in dissenso con il partito di Antonio Di Pietro, di cui ora fa parte, e lasciando in vita il governo.

Problema vecchio e irrisolto INSIEME ad Antonio Razzi, Scilipoti sta agitando la vigilia di un momento che Antonio Di Pietro e i suoi attendono da anni: la resa dei conti parlamentare con il Caimano. Un Berlusconi ancora in piedi per il voto favorevole di uno o due transfughi dell’Italia dei valori sarebbe un colpo non da poco alla credibilità di un partito che ha fatto dell’antiberlusconismo il suo primo obiettivo. Soprattutto perché in passato ci sono già stati i casi Sergio De Gregorio e Americo Porfidia. Il primo dopo esser stato eletto con Di Pietro nel 2006 passò poi a Forza Italia, contri-

buendo con il suo voto alla caduta del governo-Prodi. L’altro, invece, eletto sempre con l’Idv, ne ha lasciato il gruppo parlamentare dopo l’indagine della Dda di Napoli nei suoi confronti per estorsione aggravata dal favoreggiamento della camorra. Addirittura. Però non lasciò il Parlamento, giusto per cambiare schieramento e votare la fiducia a Berlusconi all’occorrenza. Entrambi erano uomini portati nel partito da Nello Formisano, nonostante nei loro curricula ci fossero esperienze politiche nell’Udeur di Clemente Mastella (Porfidia) e addirit-

“Scilipoti, come qualunque altro deputato dell’Italia dei valori, non può addurre nessuna motivazione politica per la scelta di sostenere il governo Berlusconi”, l’europarlamentare Luigi De Magistris va oltre e ricorda “che il tema della selezione della nostra classe dirigente è ancora all’ordine del giorno, non abbiamo finito di parlarne”. De Magistris cammina su un terreno scivoloso, perché anche su di lui si scatenò la polemica dopo il rinvio a giudizio per omissioni in atti d’ufficio: “Ma non siamo di fronte a un problema giudiziario. È una questione di

etica pubblica. Io mi sono, invece, ritrovato a combattere contro un sistema che non ti stende tappeti rossi. E ricordo che fin qui, chi mi ha rivolto accuse, poi si è ritrovato coinvolto in indagini per reati gravissimi”. De Magistris ha pronta anche la ricetta, da sottoporre a Di Pietro, sicuro che il capo dell’Idv capirà: “Quando Di Pietro mi propose la candidatura all’europarlamento nel 2008 io gli dissi subito che mi sarei impegnato per rinnovare la classe dirigente del partito. Per me non è stato facile iscrivermi, ma poi ho pensato che bisogna

Dopo i casi del 2006 di De Gregorio e Porfidia adesso tocca a Razzi e Scilipoti tura in Forza Italia (De Gregorio). Adesso altri due casi. Nell’Italia dei valori c’è un problema di selezione della classe dirigente, più volte sollevato in passato da Micromega di Paolo Flores d’Arcais e anche da questo giornale, che riappare puntualmente nei momenti decisivi. Se per il portavoce del partito Leoluca Orlando

Luigi De Magistris e, sullo sfondo, Antonio Di Pietro (FOTO EMBLEMA)

metterci la faccia, impegnarsi in prima persona. Per questo chiedo a Di Pietro che per le prossime elezioni venga costituita una cabina di regia, di cui mi onorerei di far parte, per selezionare i candidati del partito. Per non lasciare solo a Di Pietro questa responsabilità che poi, inevitabilmente, di fronte a casi come Scilipoti, porta qualcuno a tirarlo per la giacchetta”.

“Tengono lontana la gente perbene” DOLCE e amaro De Magistris con Di Pietro, perché proprio non manda giù quanto sta avvenendo in questi giorni: “Per carità, tutti possiamo sbagliare. Ad un certo punto, però, bisogna rendersi conto di chi si ha imbarcato e farne a meno se è il caso. Rispetto a questi due personaggi che adesso minacciano di non votare la sfiducia a Berlusconi posso dire poco, li avrò incrociati in qualche esecutivo del partito, ma rapporti zero: le loro dichiarazioni sono sconcertanti. È gente che danneggia l’Italia dei valori in modo gravissimo”. “Questi personaggi – continua De Magistris – osteggiano la crescita del partito. Impediscono l’impegno politico di tanta gente perbene che magari vorrebbe avvicinarsi alla politica. Io credo al progetto dell’Italia dei valori, ma adesso serve una svolta, per fare in modo che possano crederci sempre più persone”.

BOCCHINO APRE AL BERLUSCONI BIS E IL CAVALIERE CONTA GLI UOMINI di Sara

Nicoli

U

na crisi pilotata. Più passano le ore e più la trattativa si irrobustisce, anche se il Cavaliere fa finta di non sentire, né vedere: “Mi possono chiedere tutto, ma non di dimettermi”. Comunque si tratta eccome, sensale Gianni Letta, che ieri ha convinto, in qualche modo, Italo Bocchino a uscire allo scoperto e a rompere gli indugi con una proposta fattiva, anche se lontana da quello che vogliono sentire nel Pdl: “Per noi servono le dimissioni di Berlusconi – ha proposto il luogotenente finiano – ma siamo anche disposti a un reincarico 72 ore dopo”. A CONDIZIONE che il premier accetti una “nuova agenda economico-sociale” e una nuova legge elettorale che preveda l'introduzione di una “soglia minima per far scattare il premio di maggioranza” e l'elezione “nei collegi di metà dei deputati”. A dire il vero, la colomba finiana per eccellenza, Silvano Moffa, si era spinto anche oltre, avan-

zando l’idea che le dimissioni di Berlusconi non fossero poi così necessarie se solo si fosse dichiarato disponibile a “siglare un nuovo patto di legislatura”, ma Bocchino gli ha mandato a dire di volare un po’ più basso: “Abbiamo pronta la mozione di sfiducia, ci vuole un elemento di forte novità per rimetterla nel cassetto”. Il boccino è di nuovo in mano al Cavaliere. Che ieri, per tutta la giornata, ha fatto i conti con Bonaiuti sull’andamento del mercato parlamentare. E i risultati, che stasera porterà allo stato maggiore del partito che si riunirà a Palazzo Grazioli, sembrerebbero avergli provocato grande ottimismo. I conti in tasca al Cavaliere parlano di una maggioranza possibile a quota 318-320 (con 15 voti in più sicuri al Senato) con il gioco di qualche assenza strategica tra gli scranni dei centristi. I finiani continuano a sostenere di avere in tasca 316 voti, ma a questo punto si gioca davvero sul filo del rasoio. E gli incerti in campo, anzi “sul mercato”, sono ancora tanti; pallottolie alla mano, il Cavaliere può farcela

sul serio. Ecco perché ha respinto ancora il canto delle sirene finiane: “Fiducia o voto, l'ipotesi delle dimissioni non è stata mai presa in considerazione” è la strategia di sempre che non si è mossa di una virgola. Secondo i suoi, il Cavaliere si è detto sicuro che stia vacillando proprio l'asse tra Fini e Casini e che in Fli si sia aperto uno scontro tra falchi e colombe. Berlusconi lo sa che la linea avanzata da Moffa non troverà grande sponda nel partito finiano, ma quello che conta per lui adesso è riaprire la partita con Casini che “inspiegabilmente” ha chiuso all’ipotesi di un Berlusconi bis. PARE CHE non si capaciti, secondo i suoi, del perché il leader centrista non colga questa “occasione d’oro” per mettere all’angolo definitivamente Fini, vendicandosi così del veto espresso a suo tempo dal presidente della Camera sull’ingresso dei centristi del Pdl. Ma la partita è comunque già un’altra. E viaggia già oltre il 14 dicembre. Certo di ottenere la fiducia alla Camera, “senza la quale – ha ripetuto anche

di Caterina Perniconi

Napolitano non fa il veggente QUIRINALE DIXIT “Il seguito nessuno è in grado di prevederlo”, così il presidente della Repubblica lascia cadere la domanda sull’esito del voto del 14. “Può farlo solo chi ha una speciale sfera di cristallo. Non credo ci sia un nesso fra la conclusione dell’iter della legge di stabilità e la crisi politica” aggiunge Giorgio Napolitano. LA FIDUCIA DI BONAIUTI In questo clima che resta di massima incertezza, dalle due fazioni partono accuse ma anche frasi di speranza. Così il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, che promette: “Il 14 i veggenti resteranno senza lavoro perché il governo avrà la fiducia al Senato e alla Camera”. LA LEGA Torna a parlare. O meglio, ritrova la voce. Il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, spiega che “il 14 il Carroccio confermerà il suo voto di fiducia al governo e al premier, rispettando in pieno il mandato degli elettori, a differenza di chi si dice intenzionato a tradire tale patto con inconcepibili manovre di palazzo”.

di Sara Nicoli

Al premier mancano quattro voti LA TENTAZIONE DI GUZZANTI. “Se il Cavaliere promette di cambiare la legge elettorale, noi votiamo la fiducia”. Fuga in avanti del Pli e di Paolo Guzzanti. Il grande accusatore del Cavaliere rimugina sul futuro e punta all’abrogazione del “Porcellum”. In cambio offre il suo voto positivo e quello del presidente, Francesco Nucara.

Italo Bocchino (FOTO LAPRESSE)

ieri – ci sono solo le elezioni”, il Cavaliere conta di stringere un patto con Casini aprendo l’esecutivo ai centristi per recuperare i voti che servono ad una maggioranza stabile, persi con lo strappo finiano. In cambio, all’Udc verrebbero dati in dote due ministeri di peso (si parla di Difesa e Lavori pubblici per compiacere il suocero Caltagirone) più qualche sottosegretariato e, forse, la guida dell’Authority per l’energia. In ballo anche la successione di Mauro Masi in Rai. Casini tiene alta la posta, ma tutto questo tempo passato all’opposizione potrebbe fargli cambiare presto idea. Dopo il 14 dicembre.

TRE VOTI PERSI. L’opposizione continua a perdere. Antonio Scilipoti (Idv) e Bruno Cesario (ex Api) annunciano oggi il loro voto contro la sfiducia al Cavaliere. In ballo c’è una rielezione che per entrambi era traballante. Con loro ci sarà Massimo Calearo. E sono tre voti di meno, ma la conta è a 316 contro 311. UN PARCO CHE VALE DUE SEGGI. Brugger e Zeller della Svp si asterranno, avendo ottenuto assicurazioni da Calderoli sui fondi per il parco dello Stelvio; per loro anche ricandidatura certa. Ma nel pallottoliere del Cavaliere mancano ancora all’appello quattro voti per portare a casa una fiducia certa.


IL TIRRENO Pagina 5 - Attualità

La grande caccia al deputato Che faranno Scilipoti, Calearo e Cesario? E’ giallo ROMA. La campagna acquisti del Cavaliere comincia a produrre risultati. «Non sarò più solo»: Massimo Calearo, ex deputato dell’Api oggi al gruppo misto, non dice di più quando gli chiedono le ragioni della conferenza stampa convocata per oggi con Bruno Cesario e l’esponente dell’Idv, Domenico Scilipoti, medico di Patti che non sembra voler seguire Di Pietro contro Berlusconi. Calearo non si sbilancia ma Scilipoti dovrebbe lasciare il partito di Tonino per unirsi ai due ciolleghi e fare «gruppo». I tre parlamentari, infatti, annunceranno che non vogliono più fare i «cani sciolti» e si metteranno insieme. Voteranno la sfiducia? I tre «battitori liberi» del centrosinistra mantengono la consegna del silenzio ma è probabile che si asterranno dal voto di sfiducia a Berlusconi. La notizia dell’outing dei tre «dissidenti» aggiorna il pallottoliere della Camera in vista del voto del 14. Il quadro politico è in continua evoluzione e la situazione potrebbe cambiare fini all’ultimo minuto. Sulla carta, fino a questo momento, la maggioranza può contare su 307 voti o su 310 se i tre del gruppo misto decideranno di passare dall’astensione al voto di fiducia. Il Pdl ha 235 voti, la Lega 59, Noi Sud-Pid 11. A questi si aggiungono il repubblicano Francesco Nucara e Francesco Pionati dell’Adc. L’opposizione conta invece su 229 voti. Il Pd vale 206 voti, l’Idv senza Scilipoti 23 ai quali vanno aggiunti due deputati del gruppo misto: Beppe Giulietti (non iscritto a nessuna componente) e Roberto Rolando Nicco (minoranze linguistiche). Il Terzo polo, in base alle firme in calce alla mozione di sfiducia depositata a Montecitorio nei giorni scorsi, ha 85 voti. Il gruppo di Futuro e Libertà offre 34 voti (vanno esclusi Fini, che per prassi non vota, e l’indeciso Giampiero Catone). L’Udc conta 35 deputati, l’Api di Rutelli si ferma a 6 mentre l’Mpa di Lombardo ha 5 deputati e 3 sono i Liberaldemocratici (il loro leader Maurizio Tanoni assicura anche il consenso dell’incerto Maurizio Grassano). A questi si aggiungono i due 2 parlamentari del misto, il repubblicano Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti, che potrebbe rivedere la decisione di votare la sfiducia se Berlusconi si impegnerà a riformare la legge elettorale in modo da «restituire all’elettorato il diritto di rappresentanza» e decida di attuare un programma di ampie privatizzazioni». Resta il nodo delle minoranze linguistiche. In occasione del voto di fiducia del 29 settembre scorso i due altoatesini della Svp, Siegfried Brugger e Karl Zeller si astennero, mentre il valdostano Nicco votò contro. Se Calearo, Cesario e Scilipoti vengono messi nel conteggio pro Berlusconi, con Scilipoti fuori dall’Idv, i sì al governo vanno a 310, mentre i voti di sfiducia restano 316. (g.r.)


IL TIRRENO Pagina 2 - Toscana LA NUOVA APET

Peruzzini sarà il direttore FIRENZE. Sarà Alberto Peruzzini, 39 anni, attuale direttore dell’Apt di Prato, a dirigere dal 1º gennaio la nuova divisione turismo di Toscana Promozione, l’Apet, l’agenzia regionale che nasce al posto delle Apt. «Peruzzini - dice l’assessore Cristina Scaletti - possiede la professionalità e l’esperienza per ricoprire l’incarico». Originario di Pesaro, guida l’Apt pratese dal 2000.


LA NAZIONE Pagina 7 – Arezzo L’incredibile vicenda Sansepolcro. Ma c’è agitazione anche in altre realtà

Pd, si aggira lo spettro primarie E’ già caos, rischio di un 2009 bis IL CASO Sansepolcro, i fermenti che da più parti scuotono il partito, la calma apparente che circonda la ricandidatura di Fanfani a sindaco di Arezzo. Non è un momento facile per il partito democratico, in crisi insieme alla politica e con lo strumento delle primarie che da bagno di democrazia rischia di trasformarsi una miscela esplosiva. Sansepolcro, appunto. Lì c’è stata la rovina di una classe dirigente autoreferenziale che ha portato all’implosione del centrosinistra in una città dove, a ogni elezione, questo schieramento supera il 60% dei voti. Ebbene, un margine di assoluta sicurezza è andato in frantumi quattro anni fa consentendo a Polcri di diventare sindaco. ADESSO, in primavera, si torna a votare e il centrosinistra è già un miscuglio impazzito. Succede che il Pd designa Boncompagni, ma che centinaia di persone vanno in processione dal sindaco Pd di Anghiari, Danilo Bianchi, chiedendo a lui di candidarsi. Bianchi, il cui mandato scadrebbe fra un anno e qualche mese, che fa? Ci sta. Annuncia la candidatura sostenuto da Sel, Idv e da una lista civica. Chiede di partecipare alle primarie e riceve un secco rifiuto:con te mai, resta dove sei e non disturbare il manovratore. Commenta Marco Meacci,segretario provinciale del Pd: «E io non posso avallare un sindaco in carica che lascia il mandato, infrange il patto stretto con i cittadini, consegna il suo paese a un commissario, si mette in urto con il partito che autonomamente aveva fatto il suo percorso. Bianchi agisce da esterno, ha serie difficoltà a riconoscersi nel Pd, così si mette fuori». MA SE TUTTO ciò succede, vuol dire ch il malessere esiste. «E’ la crisi della politica» spiega Meacci. Ma è anche una difficoltà del Pd, palesata in pieno nelle elezioni dell’anno passato. Ricorderete il patatrac delle amministrative: il disastro di Bibbiena dopo primarie che furono un bagno di sangue; la resa di Monte San Savino, anche lì annunciata dall’esito delle primarie. Per non parlare poi della commedia di Subbiano dove le solite primarie misero in discussione il sindaco uscente che prese cappello e vinse poi a mani basse con una lista civica appoggiata dal centrodestra. Insomma, un bailamme. Una macedonia che potrebbe essere servita in tavola anche alle prossime elezioni: di Sansepolcro si è detto, a Montevarchi la situazione non è chiara, Anghiari andrà alle urne anticipatamente. Quanto ad Arezzo, da una parte del Pd si invocano ancora le primarie pur se Meacci è esplicito: «Intanto abbiamo un sindaco al primo mandato, inoltre né dal partito né dalla coalizione è giunta una richiesta. Alberto Ciolfi? Non ha avanzato proposte nell’assemblea comunale alla quale non era neanche presente». ANCORA Meacci: «Ma il punto centrale è che ai cittadini interessano i contenuti, le risposte più delle alleanze. Se Comune per Comune saremo in grado di offrire proposte adeguate, allora sì. Altrimenti un cartello di partiti alleati conta veramente poco. E’ in crisi la rappresentanza della politica e molti ormai votano a prescindere dagli schieramenti di riferimento». E intanto il partito democratico si interroga e an che si tormenta: a primavera sarà il solito massacro? sergio rossi


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14 ORBETELLO

GIOVEDÌ 9 DICEMBRE 2010

«Autostrada, ci si preoccupa solo delle dimore vip» «PERCORSO dopo percorso, tracciato dopo tracciato, quello che è certo è che il tracciato autostradale si preoccuperà di salvaguardare ancora e soltanto qualche dimora vip adagiata oltre i poggi». Così Anna Maria Carbone, consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, sulla querelle che interessa l’Autostrada Tirrenica. Il tracciato continua a essere motivo del contendere con la maggioranza. «Il vicesindaco Rolando Di Vincenzo — dice Anna Maria Carbone — in qualità di candidato sindaco per la prossima tornata elettora-

le è riuscito ancora una volta a dire tutto e dire niente. Se come sostiene ha preso atto che il ‘tracciato preliminare’ comporta difficoltà per la salvaguardia idrica, ambientale e delle realtà abitative, produttive e agricole e ha anche dei costi insostenibili, perché insiste a riproporre un tracciato nell’area del massiccio calcareo». Per Carbone «è proprio in quell’area in cui sono presenti molti dei problemi ambientali ed economici con cui dovrà fare i conti il progetto definitivo».

IL SONDAGGIO

Autostrada, sei d’accordo con l’ipotesi di un percorso sulle colline di Orbetello? Vota, clicca su www.lanazione.it/grosseto

«Una torre senza orologio Che tristezza i lavori infiniti» Il caso sollevato da Aldi e Paffetti (Pd)

«ANCHE per questo Natale l’immagine del nostro paese sarà triste, privata dei suoi simboli nella sua piazza principale, cioè l’orologio e il busto di Garibaldi». I consiglieri comunali del Pd Luca Aldi e Monica Paffetti, dopo l’interrogazione consiliare presentata insieme al consigliere Mauro Barbini, tornano sulla questione di piazza Eroe dei due mondi e della situazione dei lavori di restauro. Lavori che sembrano veramente infiniti, viste le interruzioni. E la polemica a questo punto divampa. «DOPO DUE ANNI di cantieri — afferma la Paffetti — sono stati tolti i ponteggi e adesso abbiamo una torre senza orologio e senza il busto di Garibaldi. Eppure i lavori per il restauro della piazza iniziarono a fine giugno, nel 2009, in pieno periodo turi-

stico, tra le proteste dei commercianti, dopo i ritardi legati alla definizione della ditta vincitrice dell’appalto per circa 226 mila euro, con un limite di 150 giorni per concluderli. Ad oggi quegli interventi, che riguardano monumenti importantissimi della città, non sono ancora finiti e anzi

La stagione del grande jazz PRENDE il via ad Orbetello la stagione invernale di jazz. Primo appuntamento domani. Il Circolo musicale e club del jazz cittadino Gruppo «2 steps 2» in corso Italia organizza alle 21 una serata con Mimmo Langella e il suo trio.

sono stati interrotti». Problemi con la ditta inadempiente, con la quale il contratto è stato rescisso, e lungaggini che hanno consentito soltanto di recente all’amministrazione di rientrare in possesso del cantiere, per togliere le impalcature e preparare un nuovo appalto per completare l’intervento, che prevederà anche l’apertura dell’arcata centrale per restituire al palazzo il suo aspetto originario. «Tutto questo quando?» chiede l’esponente del Pd. «QUANTO dobbiamo ancora aspettare per rivedere la statua di Garibaldi e l’orologio nella loro sede storica? Speriamo davvero a questo punto che i tempi non si allunghino come per il palazzo di piazza del Popolo — conclude la Paffetti — che viene aperto solo 4 giorni all’anno per Gustatus».

VEDUTA Piazza Eroe dei due Mondi. I cantieri per gli interventi, che sembrano destinati a non finire, hanno spinto il Pd ad interrogare il sindaco


LA NAZIONE ••

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CRONACA PRATO

GIO

FINANZA A C

La difesa dell «Non diamo i d per tutelare tu FRONTE CALDO La sede del Consiag in via Panziera, quella del Comune e il capogruppo dell’Italia dei valori Aurelio Donzella

IL CASO HA PRESENTATO UNA MOZIONE RESPINTA DALLA MAGGIORANZA

«Partecipate, no ai parenti»

Donzella (Idv) attacca: «Anche in Comune niente nepotismo» «HO PRESENTATO una mozione anti nepotismo in Comune, ma la maggioranza ha avuto paura e l’ha respinta. Questa è la risposta del centrodestra alle parentele del Consiag. Per quanto ci riguarda, siamo contrari alla presenza di familiari di amministratori e politici in Comune e nelle partecipate». Il presidente dell’Italia dei valori, Aurelio Donzella, va all’attacco sul sistema di parentele nelle società pubbliche all’indomani della nuova puntata della guerra fra Consiag e Comune, con l’Antitrust che ha aperto un’inchiesta su Estra e Estra Reti Gas per il servizio di distribuzione del metano. In particolare il capogruppo va all’attacco del centrodestra, perché non ha approvato la mozione «forse temendo di perdere qualche posto in futuro»; del Pd, anche se indirettamente, perché è il partito all’interno del quale ci sono molti casi di

politici ed ex amministratori con parenti assunti nelle società della galassia Consiag; e a posteriori, in qualche modo, «censura» anche l’ex leader dell’Idv, Loredana Ferrara, che da assessore in Comune fece assumere la nuora.

LE CONSEGUENZE L’accusa: «Centrodestra impaurito» Le sue parole mettono nel mirino anche il Pd. E l’ex leader Ferrara... Dal canto suo Donzella ricorda che «durante la passata amministrazione» si oppose «all’osservatorio sulle partecipate formato da consulenti esterni», mentre fece accettare «che la commissione di studio sulle partecipate fosse presieduta da un consigliere d’opposizione e non di maggioranza, come volevano altri, per-

ché il controllore non coincidesse con il controllato». Non solo, nella sua mozione il capogruppo Idv scrive che «è difficilmente coniugabile valorizzare i meriti con trasparenza ed imparzialità se esistono e persistono vincoli di parentela, affinità e convivenza tra personale dipendente che presti servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nell’ambito della stessa struttura organizzativa» ed evidenzia che «in un ente pubblico è doveroso non mischiare famiglia e lavoro». Per questo la mozione impegnava il sindaco e la giunta ad accogliere nel regolamento degli uffici e dei servizi «l’indirizzo di adottare tutte le misure necessarie per evitare che i dipendenti legati da vincoli di parentela o affinità, fino al terzo grado, o che siano coniugi o conviventi, prestino servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nella stessa struttura organizzativa». Leonardo Biagiotti

ESTRA E ESTRA RET sette giorni di tempo per memorie difensive all’An la stessa Autorità per la c nell’ambito dell’istruttori servizio di distribuzione chiudere entro il 31 genn eventuali azioni cautelari «condotte delle sue societ di determinare danni gra alla concorrenza». L’indagine dell’Autorità le partecipate di Consiag della propria posizione d rifiutandosi di fornire al per il bando di assegnazio Un bando che infatti è an Nelle carte della delibera l’apertura dell’istruttoria, già una prima difesa di E particolare la società, lo s ha comunicato al Comun trasmettere le informazio sulla base dei seguenti ele l’impianto di distribuzion Prato copre anche altri comuni, quindi la trasmi pregiudicherebbe «il corr svolgimento della futura relativa ai comuni limitro limitrofi avrebbero avanz riservatezza, chiedendo a divulgare le informazioni la diffusione dei dati in te alla gara d’ambito second «pregiudica anche l’inter stessa a partecipare alla fu quanto sarebbero previam alcuni dati riservati»; infi del Comune avrebbe dov assumere specifici obblig

PREFETTURA

Da oggi test d’ita per 150 stranieri a DA OGGI gli extracomunitari con più di 14 anni che richiederanno il rilascio del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (la vecchia carta di soggiorno) dovranno dimostrare di conoscere la lingua italiana con un apposito test. In particolare per sostenere il test, dopo aver inoltrato la richiesta del permesso di soggiorno alla questura, bisognerà collegarsi al sito www.testitaliano.interno.it e richiedere di poter svolgere la prova. Una volta acquisite le richieste, il ministero dell’Interno le comunicherà alla prefettura ed entro 60

giorni la pr gli immigrati nere l’esame si tradurrà in rato di esami base ai flussi messi di lung prima dell’en nuova norm no all’istitut zoni di Prat 11. L’esito corre municato in questura e, in vo, l’interess sostenere un


LA NAZIONE Pagina 13 – Prato Carmignano

Libertà d’informazione: un incontro stasera nella sale del Consiglio LIBERTÀ d’informazione al centro del dibattito che si svolgerà questa sera alle 21.30 nella sala del Consioglio Comunale di Carmignano. All’incontro, organizzato dai rappresentanti locali dell’Italia dei valori, si parlerà della proposta di legge sulle intercettazioni telefoniche, delle gravi ingerenze della politica nella televisione pubblica, della chiusura del Corriere di Livorno, delle difficoltà economiche dell’Unità e di Canale Dieci. Ma sono solo alcuni degli argomenti che verranno trattati nel corso della serata-dibattito, alla quale interverrà anche il senatore dell’Italia dei valori, Francesco Pancho Pardi e che vedrà la partecipazione del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Carlo Bartoli. Titolo dell’incontro è «Libertà di informazione fra leggi bavaglio e crisi economica» e sarà moderata da Pasquale Petrella. Nel salone dove solitamente si svolge il consiglio comunale di Carmignano, saranno presenti anche altre figure istituzionali, come il primo cittadino della cittadina, Doriano Cirri, che porterà i saluti istituzionali, ed il segretario provinciale dell’Italia dei valori di Prato, Salvo Ardita. L’ingresso alla serata sarà libero.


LA NAZIONE Pagina 12 – Pisa Comune. L’ufficio non è stato rinnovato in tempo

Addio al difensore civico E’ subito scontro duro Sarebbe rimasto in carica fino alla fine della legislatura CALCI - AVEVANO puntato il dito sulla Finanziaria dell’anno scorso che aveva eliminato la figura del difensore civico, ma in realtà il taglio per Calci è avvenuto perché il Comune non ha rinnovato in tempo la carica che sarebbe comunque rimasta fino al termine della legislatura. «I calcesani perderanno la tutela giuridica che negli anni passati ha consentito a tanti di loro di avere giustizia e rimborsi», aveva tuonato l’Idv attaccando il governo. Dopo pochi giorni, un’interrogazione delle opposizioni ha però costretto il Comune ad ammettere come sono andate veramente le cose. E così il capogruppo di “Calci nel cuore” Paolo Lazzerini e il collega di “Una valle un sogno” Andrea Begliomini, parlano di “ennesimo pasticcio del sindaco e della giunta”. “A seguito delle norme riguardanti le soppressioni previste dalla Finanziaria, approvata nel novembre 2009 – spiegano Lazzerini e Begliomini – il difensore civico della Toscana inviava una lettera ai colleghi locali fornendo loro l’interpretazione della norma che doveva divenire operante solo dopo il successivo rinnovo dei consigli comunali”. IN altre parole in caso di scadenza del mandato del difensore civico i consigli comunali potevano procedere alla sua elezione o rielezione fino alla scadenza della legislatura, ovvero, a Calci, teoricamente fino al 2014. “Nel febbraio scorso – rivelano ancora i leader dell’opposizione – il nostro difensore civico, l’avvocato Sandra Munno informò il sindaco di tale possibilità e lui rispose di essere disponibile alla riconferma”. Ma così non è andata. “A oggi, nonostante gli impegni verbali presi, il sindaco e la giunta hanno inspiegabilmente ritenuto opportuno sopprimere il difensore civico “cavandosela” con una semplice comunicazione in consiglio, al quale invece spetta la decisione di sopprimere tale figura».


LA NAZIONE Pagina 7 – Livorno ROSIGNANO

Bus, finalmente la corsa «utile» ROSIGNANO — L’ASSESSORE ai paesi collinari Luca Simoncini ha ricevuto dal responsabile dei servizi Atl, Bruno Bastogi, la comunicazione che a partire da oggi, giovedì, la corsa in partenza da piazza Musselburgh per Marittimo, Castelnuovo e Gabbro delle 13.55, utile per gli studenti in uscita alle 14, transiterà direttamente da via della Repubblica, nei pressi dell’istituto «Mattei». In questo modo viene data definitivamente risposta alle richieste delle famiglie degli studenti delle frazioni collinari che chiedevano di poter avere un mezzo di trasporto al termine delle lezioni per raggiungere il proprio paese, senza uscire anticipatamente. Delle esigenze degli studenti delle frazioni collinari si era fatto portavoce proprio l’assessore Simoncini che, insieme all’assessore Donati, aveva più volte Atl contattato l’Atl.


LA NAZIONE Pagina 3 – Pistoia

L’assessore provinciale Parronchi «No all’esclusione preventiva dei soci» «RIMANGO esterrefatto. E’ questa l’unica sensazione che mi invade dopo aver appreso della decisione dell’attuale commissario dell’ Aias in merito all’azzeramento dell’elenco dei soci». Parola di Michele Parronchi, assessore provinciale alle politiche sociali e addetto Aias, fino al giorno del suo mandato pubblico. Fra i primi a prendere posizione sulla bufera che si è scatenata sull’associazione di San Biagio, l’esponente Idv torna a polemizzare con il commissario Giulio Francesco Bagnale. «Con quale capacità discrezionale — si chiede — si ritiene di decidere chi può essere socio o meno anche nei confronti di quei genitori che l’Aias l’hanno fondata e giorno dopo giorno costruita? Senza parlare — aggiunge Parronchi — di tutti quei lavoratori che hanno prestato la propria opera senza preoccuparsi degli orari, delle feste consapevoli che non è possibile svolgere certe mansioni con l’orologio al polso. Io stesso ho lavorato, assieme ai miei colleghi che molto mi hanno insegnato, tutti i fine settimana per circa tre anni, per garantire una continuità del servizio». Aggiunge Parronchi: «Ora giunge qualcuno da lontano, che niente conosce di una bella storia che dura da circa quaranta anni, e ritiene giusto nel decidere o far decidere (ipoteticamente) dal nazionale chi è deputato a far parte dell’assemblea. Ma quali sono i parametri che permettono la scelta? Quali sono i trasparenti indicatori che disinteressatamente definiranno l’elenco dei soci? A quanto pare non è dato saperlo», conclude Parronchi.


LA NAZIONE Pagina 9 – Empoli L’Italia dei Valori boccia l’ipotesi dell’indipendenza di Ponte a Egola da San Miniato

Meglio un comune unico per il comprensorio SAN MINIATO. Un altro comune, quello di Ponte a Egola? No, meglio accorpare più comuni. È la posizione dell’Italia dei Valori, che interviene sull’opportunità avanzata da alcuni cittadini circa l’ipotesi dell’indipendenza di Ponte a Egola da San Miniato. «Premesso che concordiamo con i cittadini - afferma l’Italia dei Valori - come troppo spesso le frazioni si sentano abbandonate e il degrado e i problemi siano sotto gli occhi di tutti, riteniamo indispensabile l’abbattimento dei costi della politica, in modo da detrarre minori risorse ai bisogni dei cittadini, sempre più gravati dalla drammatica crisi economica». Gli esponenti sanminiatesi del partito di Di Pietro pensano invece ad un unico comune per il comprensorio del Cuoio. «In questo modo - dicono - si potrebbe portare avanti una politica comune di sviluppo economico e un più razionale assestamento dello sviluppo urbanistico. Un comune unico, che potrebbe comprendere San Miniato, Castelfranco di Sotto, Santa Croce e Montopoli Valdarno, potrebbe mettere insieme delle sinergie importanti e a avere una voce di rilievo non solo nel panorama regionale ma anche a livello nazionale, diventando il cuore pulsante dell’economia toscana. Le varie amministrazioni dovrebbero mettere da parte una fetta consistente del loro potere acquisito col tempo, ma si potrebbero dare dei servizi migliori ai cittadini e con un risparmio non indifferente per le varie famiglie». L’Italia dei Valori è convinta che esista l’esigenza di abbandonare la politica che coltiva il proprio orticello portando invece avanti un progetto di sviluppo comune nell’interesse dei cittadini. «Come Italia dei Valori - concludono i rappresentanti dell’IdV di San Miniato abbiamo portato avanti nel Parlamento l’abolizione delle province, ma siamo stati l’unico partito che si è battuto per la riduzione dei costi della politica e la nostra proposta è stata bocciata».


Rassegna 9 dicembre  

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