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12 ottobre


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Una poltrona rimasta vuota per cinque mesi

L

Martedì 12 ottobre 2010

MINISTRO AD PERSONAM

a scorsa settimana il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è salito al Colle, per riproporre, dopo cinque mesi di vacanza, il nome che aveva in mente per la poltrona di ministro per lo Sviluppo economico. La sua scelta è caduta su Paolo Romani, un nome che già era risuonato nelle sale quirinalizie e che, mesi prima, aveva ricevuto da

parte del presidente della Repubblica un “no” ragionato. Il Colle riteneva che Romani potesse essere portatore di “due” conflitti d’interesse. Il primo in quanto “editore tv”, avrebbe dovuto essere sciolto con un parere dell’authority competente. L’altro, si direbbe “tutto politico”, richiedeva una più seria riflessione. Paolo Romani, infatti, per anni è stato definito il

“ministro delle tv di Berlusconi” o “allo sviluppo di Mediaset”. E non solo per essere stato tra i maggiori autori della cosiddetta “Legge Gasparri” che ha nuovamente confermato l’inamovibilità del trust che fa capo a Berlusconi, ma anche per un altro evidente conflitto di interessi che lo vide protagonista a Monza con una speculazione di un altro Berlusconi, Paolo.

L’IMPERO ROMANI

Dall’epopea di Telelivorno a Telelombardia Storia di un ministro “quasi” fallito di Ferruccio Sansa inviato a Livorno

“P

aolo Romani ministro? No, non l’avrei mai detto. E dello Sviluppo economico poi... roba da matti”. Non è Giorgio Napolitano a commentare così l’ingresso di Romani nel governo. È il giudizio a caldo, il giorno della nomina, di un amico livornese del neoministro. Già, la città toscana conserva un capitolo del curriculum di Paolo Romani che pochissimi ricordano. Una pagina fatta di fantasia, anarchia e ingegno, ma che si è anche svolta in un contesto di stipendi non pagati, conti saldati dalla mamma, tanti protesti. E di un fallimento. Ne esce il ritrat-

to di un “simpaticone”, di un uomo “pieno di energie”, ma anche, sorridono gli amici, di un “bamboccione” che si lanciava in imprese avventurose con i soldi dei genitori. Fino al patatrac definitivo. ROBA di 35 anni fa. Preistoria. Tanto che per rintracciare i testimoni e i fascicoli che ripercorrono quella vicenda bisogna trasformarsi in archeologi televisivi e giudiziari. Raccontano Giancarlo Dotto e Sandro Piccinini: “Il 15 gennaio 1975, alle 20,30 sul canale 42 si materializzava per qualche minuto un monoscopio mai visto prima, seguito da un’allucinazione. Lo sconosciuto faccione di Paolo Romani, presidente della

PREGHIERE LAICHE

di S. C.

“Liberateci dal mostro”

G

iancarlo De Cataldo incrocia Pier Luigi Bersani negli studi Rai di Milano: il volto del magistrato-scrittore pugliese – che ha appena dato alle stampe - “I traditori” sulle figure e le trame del Risorgimento italiano - s’illumina e dopo essersi presentato (De Cataldo, 'Romanzo Criminale') lancia l’invocazione: “Quando ci liberate dal mostro? Siamo pronti a tutto pur di farla finita, disposti a votare anche Barbareschi...”. Il segretario dei Pd risponde con un sorriso gentile e appare tra lo stupito e il lusingato di aver trovato anche in un intellettuale rappresentante della società civile l’energia dell’impegno politico di una tale foga. Senza perdere il distacco, risponde con un cenno affermativo della testa. Poi in televisione spiegherà che il “mostro” è “un osso duro”, ma che bisogna prepararsi comunque al meglio.

Telelivorno spa, comunica, non si sa a chi, che la sua emittente inizia a trasmettere programmi regolari”. Uno dei primi capitoli della storia delle emittenti private in Italia: alla guida, appunto, Paolo Romani e Marco Taradash, allora due giovani inquieti e intraprendenti che vivevano a Livorno. “Nacque tutto da un’idea di Romani. Eravamo amici, tutti e due della gioventù del Partito Liberale”, racconta Taradash, che oggi è tornato a Livorno e veste i panni di consigliere regionale in Toscana (Pdl). ROMANI NON SI tira indietro e racconta quegli anni: “Mia madre ci diede i primi soldini per lanciare la televisione. Era un’avventura. Di giorno facevamo le riprese e di notte si andava sul monte Serra, a mille metri, per trasmettere dai ripetitori. Faceva un freddo tremendo... uno di noi faceva il palo per controllare che non arrivasse nessuno, perché la legge all’epoca vietava le trasmissioni. È stata anche una battaglia di libertà”. Si parte con programmi che sono una via di mezzo tra pionierismo televisivo e puro slancio giovanile: “Di tutto un pop”, “Canale 42”, “Musica sì”, “Non è vero ma ci credo”, “Contrincontro” e “La triglia canterina”. A guardare quei giovani dai lineamenti ancora incerti trovi tanti volti arrivati poi sulla scena na-

si aggira con confidenza nei corridoi di Palazzo Chigi: “Paolo è un simpaticone, alla fine, però, ho dovuto fare causa alla televisione perché la società non mi pagava lo stipendio”, racconta uno dei compagni di avventura di allora. Un pizzico di nostalgia e una spruzzata di rabbia: “Beh, ci siamo divertiti, ma hanno fatto qualche casino: gli stipendi non arrivavano mai, a volte provavano a pagarci con buoni della benzina. O magari con piatti di pastasciutta a casa di Paolo... ops, del ministro”.

Il neo ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani (FOTO LAPRESSE)

zionale: Romani e Taradash, ma anche il giornalista Nino Pirito, allora direttore del telegiornale, e Leonardo Pasquinelli, diventato direttore generale di Endemol Italia. Tra gli operatori ecco Marco Sisi, poi approdato alla Rai. Un’esperienza travolgente, che dice tanto del carattere di Romani. A Livorno, però, adesso che Paolo è diven-

“... allo Sviluppo economico poi… roba da matti”, i vecchi amici ricordano di quando non pagava gli stipendi

tato il ministro, te la raccontano con cautela. Abbassando la voce. Devi camminare a lungo tra i canali che si infilano in mezzo alle case chiare, dove la città e il porto si incontrano e si confondono. Livorno, toscana, ma con una bellezza senza fronzoli, operaia come la sua storia. Livorno con l’acqua che sa di porto, di cantieri. Così, scava scava, ricostruisci la storia di Telelivorno. Ripeschi, come dalle acque scure dei canali, aneddoti divertenti. E forse non troppo graditi all’uomo che oggi

B. pensa alla salute, fuori gioco per 7 giorni INTANTO LAVORA A UN NUOVO PARTITO PERSONALE E AGLI AFFARI PER MEDIASET IN RUSSIA di Sara Nicoli

U

n’operazione lampo, una convalescenza lunga. Se non fosse stato per l’insistenza della figlia Marina, il Cavaliere avrebbe rimandato ancora un po’ la fastidiosa operazione al tunnel carpale della mano sinistra che ha subito ieri mattina a Milano, nella clinica Humanitas di Rozzano, firmata dal bisturi del professor Lazzarini. Ma era impossibile “andare ancora avanti con il tempo”, ha spiegato sempre il chirurgo, “perché eravamo arrivati al limite: adesso la riabilitazione sarà lunga”. Berlusconi sarebbe dovuto restare ricoverato in ospedale almeno un paio di giorni, ma ha convinto i medici che ad Arcore avrebbe ricevuto tutte le cure del caso, forse anche di più che in una clinica privata. I medici sono stati chiari: almeno sette giorni di assoluto riposo che Berlusconi utilizzerà non solo per cominciare la lenta, quanto noiosa, riabilita-

zione alla mano, ma anche per eseguire quel check up completo che doveva fare già ad agosto (non a caso aveva scelto la quiete del Castello di Tor Crescenza, per altro vicina all’ospedale romano del Sant’Andrea), ma poi lo show down con Fini lo aveva convinto a mettere in secondo piano la salute. Adesso “non si poteva più rimandare”, ha sottolineato ieri lo stesso dottor Lazzarini.

Niente lavoro A PALAZZO CHIGI confermano, infatti, che niente è stato messo in agenda per il Cavaliere questa settimana e che l’unico impegno (quello internazionale di Belgrado) è stato fatto saltare e rimandato a data da destinarsi: per Silvio, dunque, è il momento “di pensare alla salute”. Ma lui, giurano alcuni dei suoi più intimi collaboratori, impegnerà il tempo

anche per pensare a “puntellare” il partito. Che gli sta crollando sotto i piedi, ma dove non può fare scelte drastiche, come gettare alle ortiche con un colpo di spugna tutti i coordinatori, casomai per far posto ad una donna coordinatore unico, che non sarà la Santanchè ma che, invece, potrebbe essere la Carfagna. L’idea di Berlusconi, in verità, sarebbe quella di riportare in pista Claudio Scajola, ma i sondaggi hanno dato parere negativo su questa eventualità. E d’altra parte c’è anche un problema rappresentato da Denis Verdini. Che con una lettera accorata ha fatto capire al Cavaliere che sì, gli sarà “nei secoli fedele”, ma che altrettanta fedeltà pretenderebbe da lui. Che fare, allora? Berlusconi ha la necessità di trovare un’altra arma da battaglia in vista delle elezioni perché il partito, non essendo mai nato, di fatto è già da rottamare. Non è un caso se la fondazione dei “team delle libertà”, 61 mila micro strutture di quartiere in puro stile vendita “porta a

porta”, dà la sensazione che il Cavaliere voglia svuotare dall’interno quel Pdl. Così pensa ad una struttura snella “che faccia riferimento solo a lui – dice chi lo sa – perché i sondaggi hanno detto chiaramente che se si va alle elezioni, Berlusconi vince, il Pdl no”.

Un partner dalla Russia MA CI SONO ANCHE gli affari di famiglia. Parlando con Putin sulla dacia sul lago Valdaj, tra una pescata e l’altra, i due leader hanno parlato di gas e del condotto South Stream, ma anche di Mediaset. La voce, smentita dalla casa di Cologno Monzese, circa l’idea di Silvio di vendere alla holding delle comunicazioni russe, la Ngm (che vede Angelo Codignoni nel cda) una fetta pari al 30% delle azioni Mediaset sarebbe stato oggetto di una nuova conversazione. I cui esiti si scopriranno presto.

UNA TV CORSARA: “Si finiva sempre a cena da Carlo, una trattoria toscana di viale Caprera. Tanto poi a pagare c’era tempo”. Ragazzate, si dirà. Romani è un vulcano: “Un giorno – sorride Sisi – tornò dalla Sardegna con la sua Renault 4 carica di videoregistratori che gli aveva dato Niki Grauso. In cambio noi dovevamo fornirgli dei programmi, ma non gli mandammo nulla. Grauso ottenne, però, dei trasmettitori militari Collins che noi avevamo comprato usati. Così nacque Radiolina, l’emittente radiofonica sarda”. Nel 1975 accanto alla tv nacque anche Radio Libera. Quello che, però, nessuno ha mai raccontato è l’epilogo. Giudiziario. Un rosario di cause di lavoro, di protesti, fino al fallimento. Nel 1976 l’emittente cambia nome, l’esperienza forse comincia ad andare stretta a Taradash e Romani che già sono proiettati verso Roma e Milano, la politica e l’abbraccio di Berlusconi. Poi, nel 1977, le trasmissioni cessano. E, però, l’addio non è indolore: la vicenda finisce in Tribunale. “Ritenuto che la società ha cessato da tempo ogni attività e si trova in palese stato di insolvenza come si evince dai numerosi protesti cambiari”, il giudice il 28 marzo 1978 ne dichiara il fallimento. Si apre anche un fascicolo penale per bancarotta, il 1654 del 1978 (Pretura di Livorno), ma per riuscire a scavare negli archivi della giustizia italiana non basterebbe Heinrich Schliemann, lo scopritore delle rovine di Troia. Che fine ha fatto il fascicolo? “Scomparso. È crollato il tetto dell’archivio”, allargano le braccia al Tribunale di Livorno. Il ministro comunque assicura: “Io ho lasciato la televisione nel 1976 quando sono tornato a Milano, non sapevo neanche che fosse fallita”. Certo, però, che Romani non ha avuto fortuna con le televisioni. Prima fondò Telelivorno (fallita), poi approdò a Lombardia 7 (fallita). In questo caso fu a lungo indagato per bancarotta preferenziale. Una storia che penalmente si è conclusa con l’archiviazione, ma Romani ha dovuto pagare 400mila euro al curatore fallimentare della sua (ex) tv. Anche una società di ristorazione di cui è stato socio (con una quota minima, va detto) è fallita. Il curriculum giusto per un ministro dello Sviluppo economico?


LA NAZIONE Pagina 13 – Arezzo Pratovecchio. Ieri la riunione della Commissione Ambiente

“Parco, a rischio gli stipendi del 2011”. La Regione fa il punto sulla crisi dell’ente di GIUSEPPE VALERI MENTRE il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi celebra da un lato i suoi “fasti” per il riconoscimento del diploma europeo delle aree protette concesso per 25 anni consecutivi alla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino costituita nel lontano 1959 dal Corpo Forestale dello Stato e ricorda con altrettanto orgoglio i venti anni dalla firma dell’atto di perimetrazione dell’area protetta che dette il via alla sua costituzione ufficiale, dall’altro in questi primi giorni d’autunno versa lacrime amare per il suo futuro veramente incerto. Un emendamento alla manovra di luglio sui tagli nella pubblica amministrazione (nel 2011 il 50% in meno dei fondi assegnati nel 2009 agli enti vigilati dal Ministero dell’Ambiente e quindi anche ai Parchi Nazionali n.d.a.) mette in dubbio la stessa sopravvivenza dell’Ente Parco che dal 2002 ad oggi ha visto ridotto di un terzo il contributo ordinario statale che nel 2011 potrebbe essere addirittura ulteriormente assottigliato. Il grido di dolore è stato raccolto anche dalla Regione che proprio ieri si è recata al capezzale del grande ammalato spostando da Palazzo Panciatichi a Palazzo Vigiani di Pratovecchio, sede del Parco, la propria Commissione Ambiente e Territorio, la 6^ commissione del Consiglio Regionale presieduta dal casentinese Vincenzo Ceccarelli. Insieme ai membri della 6^ Commissione, anche il presidente della 1^ Commissione Marco Manneschi (insieme ai presidenti dei tre parchi regionali toscani) in un momento di estrema solidarietà verso la politica regionale tesa a migliorare il sistema parchi ed affrontare la loro difficile fase economico-finanziaria. “SE NON CI SARANNO novità nelle prossime settimane - ci ha spiegato il presidente del Parco Luigi Sacchini - si rischia nel 2011 di non poter far fronte neanche agli stipendi del personale. C’è la promessa del Ministero dell’ambiente - ha aggiunto - di estrapolare dall’emendamento di luglio le posizioni dei parchi nazionali ed l’unico motivo che ci sprona ad andare avanti sfruttando tutte le sinergie possibili e collaborando al massimo con gli amministratori pubblici dei territori interessati”. “Raccogliamo il grido di dolore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi - il commento del presidente della 6^ commissione consiliare Vincenzo Ceccarelli - in questo momento difficile per tutte le istituzioni toscane, compreso la Regione, alle prese con tagli e risorse finanziarie sempre più esigue. Intorno ai Parchi Nazionali e regionali si intrecciano politiche non solo ambientali, ma anche di sviluppo socio economico di tanti comprensori per cui - ancora le parole di Ceccarelli - è un sistema che non va assolutamente messo in crisi”.


IL TIRRENO Pagina 10 - Pisa VOCI

Tra cordoglio e note polemiche VICOPISANO. C’è chi prova ad asciugare le lacrime della famiglia Vannozzi e chi non arretra dal terreno del confronto politico. «In questo momento di grande dolore perla tragica morte del caro figlio esprimo le più sentite condoglianze a la piena solidarietà di tutta la Cgil di Pisa», così il segretario generale Gianfranco Francese nel telegramma inviato alla famiglia del militare. Antonio Gambetta Vianna, capogruppo della Lega Nord al Consiglio regionale della Toscana, esprimendo il cordoglio del suo partito: «Ci stringiamo intorno alla famiglia». Ma osserva il poco “rumore“ di Rossi che invece «ha fatto tanto “puzzo” mediatico strumentale per l’invio del Gonfalone ai funerali delle tre donne cinesi morte annegate in un sottopasso a Prato». Il coordinatore dell’Idv provinciale Luigi Buoncristiani: «Parlare di missione di pace è un puro eufemismo, basterebbe ammettere che i nostri militari, o meglio il nostro governo è solo una pedina da sacrificare nello scacchiere di “pace” internazionale».


PRIMO PIANO LIVORNO

MARTEDÌ 12 OTTOBRE 2010

IL CASO-LIMONCINO

Passa la mozione dell’Idv ma l’emendamento-Lamberti fa proseliti LA DISCUSSIONE

— LIVORNO —

LA MOZIONE proposta da Lorenzo Del Lucchese di Italia dei Valori (controfirmata anche da Adriano Tramonti del Pd e Lamberto Giannini di Sel) per stabilire un ferreo elenco di rifiuti da far conferire nella contestata discarica di Monte La Poggia (zona Limocino), è passata ieri in consiglio comunale. Favorevoli 20 consiglieri di maggioranza (Pd-Idv e Sel); 2 astenuti (Del Corona del Pd e Lamberti di Confronto per Livorno) e contrari 10 (i due gruppi Pdl, Rc e Città Diversa). QUESTA mozione è passata ma a prezzo di ulteriori fratture nella maggioranza in Comune evidenziate da Paolo Fenzi e Vladimiro del Corona del Pd che hanno votato a favore di un emendamento di Gianfranco Lamberti (Confronto per Livorno) sulla mozione di maggioranza. Sull’emendamento Lamberti è stato incassato anche il sì del gruppo Pdl-Taradash. Mentre il gruppo Pdl-Amadio non ha votato lasciando l’aula. Lo ha fatto anche Massimo Gulì del Pd contestando l’irritualità della procedura. . LE FIBRILLAZIONI nella maggioranza sono esplose quando è stato depositato l’emendamento di Gianfranco Lamberti, (Confronto per Livorno) — che non è passato e ha avuto l’astensione di Marco Ruggeri e Arianna Terreni del Pd — al testo della mozio-

I RIGOROSI L’Italia dei Valori e Sel hanno presentato un documento che fissa in modo preciso un elenco di materiali ammessi alla discarica di Monte La Poggia

I MODERATI

Non siamo tecnici, ma politici dobbiamo dare degli indirizzi e non fare una lista precisa

Secondo l’ex sindaco Lamberti il consiglio deve stabilire delle linee guida e lasciare ai tecnici la loro applicazione. D’accordo Fenzi e Del Corona del Pd

GIANFRANCO LAMBERTI (LISTA CONFRONTO)

IL SIPARIETTO

La rabbia di Gulì

A UN CERTO punto della discussione, Massimo Gulì del Pd ha chiesto l’interruzione del consiglio contestando l’inserimento all’ordine del giorno dell’emendamento di Lamberti. I capigruppo, compreso quello del Pd, hanno ignorato la richiesta del consigliere che infatti al momento del voto se n’è andato.

ne Del Lucchese per sostituire all’elenco dettagliato dei rifiuti conferibili in discarica un più generico riferimento a «materiali di risulta delle attività di costruzione». EMENDAMENTO che nel Pd è stato accolto con favore perché utile ad arginare l’esuberanza di Idv. Gianfranco Lamberti ha spiegato: «La politica dà gli indirizzi, invece ai super esperti tocca indicare le scelte tecniche. Per cui diamo mandato a chi di dovere di decidere cosa mettere nell’elenco dei rifiuti destinati alla discarica a tutela della salute dei cittadini e

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La proposta di Lamberti l’avremmo anche votata, ma siamo leali alla coalizione

Rifiuti, crepe nella maggioranza di MONICA DOLCIOTTI

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Gabriele Cantù

che se ne assuma la responsabilità». E’ toccato a Gabriele Cantù (capogruppo del Pd) sollevare il velo sui mal di pancia crescenti in maggioranza. «L’emendamento di Lamberti lo avremmo votato, però abbiamo deciso di soprassedere per dovere di coalizione. Ma non nascondo che tra noi ci sono vedute diverse e difficoltà». SUBITO dopo Paolo Fenzi (gruppo Pd) ha dichiarato: «Per motivi di coscienza mi discosto dal mio gruppo e voto sì sull’emendameto Lamberti». E Vladimiro Del Corona (Pd): «Sono d’accordo con Fenzi».

IL BATTIBECCO

Ruggeri-Amadio, scontro sulla legge di Matteoli SCONTRO tra Marco Ruggeri del Pd e Marcella Amadio (Pdl omonimo gruppo) a margine della discussione sulla discarica della discordia. «Voglio che sia chiaro che il Comune non ha autorizzato nulla eccetto il piano per i ripristino delle cave — ha detto Ruggeri — e ha dato parere favorevole alla discarica. Piuttosto la legge che regola il ripristino delle cave con i rifiuti è sbagliata, ma d’altra parte fu l’allora ministro all’ambiente Matteoli a modificare tale legge. E nella battaglia della Amadio contro la discarica si rispecchia il suo scontro con Matteoli, oggi ai trasporti e alle opere pubbliche». La Amadio lo ha interrompe: «Ma come si permette di fare simili affermazioni?». E subito dopo ha aggiunto: «Siete così in difficoltà voi del Pd sulla discarica che non sapendo dove appigliarvi fate come i rabdomanti andando alla ricerca di meschinità. Ruggeri faceva la statua di cera quando era in consiglio provinciale. Non faceva cioè politica per il territorio. Dunque io faccio le mie battaglie senza calcoli. E Ruggeri lasci stare le dinamiche interne al mio partito, perché il Pd non è messo meglio». M. D.

L’ELENCO ECCO I MATERIALI CHE POSSONO ESSERE SMALTITI NELLA EX CAVA. IL PROBLEMA DELLA FALDA ACQUIFERA: DUBBIO DA CHIARIRE

Mattonelle, mattoni, cemento, ceramica e residui di materiali edili NELLA MOZIONE di maggioranza si elencano dettagliatamente i rifiuti da conferire nella discarica a Monte La Poggia: cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche. Ancora: scorie di cemento, terra e rocce, pietrisco per massicciate ferroviarie, materiali da costruzione a base di gesso; altri rifiuti da attività di costruzione e demolizione.

LA PROTESTA I cartelli nella zona di Monte La Poggia posti in questi ultimi tempi dagli abitanti del Limoncino (Foto Novi)

MA LA MOZIONE di maggioranza sulla discarica è stata modificata dalla maggioranza stata ieri pomeriggio con un emendamento per sottolineare «necessità di dirimere il dubbio sulla presenza di una falda acquifera» a Monte La Poggia. I residenti della zona e dal comitato contro la discarica

hanno infatti denunciato «la scomparsa di alcune fonti sorgive da quando sono iniziati i lavori di sbancamento per trasformare la cava di Monte La poggia in disca-

RICICLAGGIO Approvata anche una mozione per la preselezione rica». SONO PASSATE poi anche due mozioni di Marco Cannito (Città Diversa), con il voto anche della maggioranza. La prima per chiedere alla giunta, anche in collabo-

razione con l’Aamps in società mista o con una «Ati» (Associazione tenporanea di inprese) di assumere gli atti necessari per incrementare le procedure per la selezione differenziata dei rifiuti, il recupero dello scarto delle lavorazioni e il loro trattamento industriale per riciclarli. CON LA SECONDA mozione, invece, Cannito invita il sindaco a proporre agli organi competenti della Regione di modificare le norme sulle procedure di impatto ambientale che servono per autorizzare impianti come le discariche, perchè nel caso di quella a Monte La Poggia non si è utilizzata appunto la valutazione di impatto ambientale.


IL TIRRENO Pagina 1 - Livorno

Mozione taglia-rifiuti: la maggioranza trema e il Pd perde pezzi ALESSANDRO GUARDUCCI JUNA GOTI

LIVORNO. Il 26 agosto scorso era stata presentata e magnificata come una “discarica green”. Cosimi, Kutufà, assessori e tecnici di Comune e Provincia: tutti riuniti per dire che quella del Limoncino «sarà una discarica, ma non è proprio corretto chiamarla così: in realtà ci andranno a finire solo materiali inerti non pericolosi. Sarà un’occasione di ripristino ambientale». DISCARICA MENO GREEN Poco più di un mese dopo, e con tante polemiche in mezzo, la cose sono cambiate parecchio. E la realtà è diventata assai più complicata. Non c’è infatti più nessuno pronto a difendere a spada tratta la discarica di Monte La Poggia. Anzi, si ha la sensazione che in Comune come in Provincia, farebbero carte false per non avere più nulla a che fare con questo progetto. E c’è addirittura chi auspica che sia la magistratura a tirare tutti fuori dall’impiccio. «Siamo contenti - dice il vicesindaco Crsitiano Toncelli - che il comitato si sia rivolto alla procura come aveva suggerito il sindaco. E’ legittimo e premetterà una volta per tutte di sgombrare il campo da dubbi o eventuali irregolarità». Insomma, la politica livornese oggi farebbe volentieri a meno della “discarica green”. SCINTILLE TRA PD E IDV La riprova si è avuta ieri in consiglio comunale, con la maggioranza che ha rischiato letteralmente di andare in frantumi proprio sulla mozione riguardante il nuovo impianto del Limoncino. Pd, Idv e Sel - sulla falsariga di quanto era avvenuto una settimana fa in Provincia - hanno presentato un documento unitario per chiedere impegnando la giunta - di “rivedere le tipologie di rifiuti in ingresso all l’impianto (con tanto di tabella contenente solo 10 codici)”, “istituire gli organismi dirigenti del parco delle colline a garanzia del completo ripristino ambientale della cava”, “trovare gli strumenti affinché nel piano dei rifiuti venga valorizzato il ruolo dell’azienda pubblica”. Ma la chiamata all’unità, nonostante gli sforzi compiuti nei febbrili incontri che sono andati avanti per tutta la giornata di domenica per la presentazione di un atto unico (il Pd aveva infatti predisposto un atto, l’Idv un altro) ha retto solo poche ore. L’UNITÀ NON REGGE Inizialmente, a prevalere all’interno della coalizione è la linea dura dell’Idv che, per citare le parole del capogruppo Andrea Romano, faceva il “copia e incolla della mozione presentata e già approvata in Provincia”. In sostanza il documento elencava dieci categorie di rifiuti (cemento, mattoni, terra, rocce e poco altro) che, a dispetto degli oltre cento codici inseriti nell’autorizzazione rilasciata a Bellabarba, dovrebbero essere ammessi sul monte La Poggia. «Ma questa è una grande sciocchezza - sbotta l’ex sindaco Gianfranco Lamberti - A ognuno il suo mestiere: la politica dà gli indirizzi, il resto tocca agli esperti. Come si fa a proporre una lista di rifiuti senza essere dei tecnici? Sono gli apprendisti stregoni che rovinano la democrazia». E il consigliere di Confronto presenta un emendamento per eliminare la tabella dei codici. EMENDAMENTO LAMBERTI Apriti cielo per la maggioranza, che già si reggeva sui fili. Lamberto Giannini (Sel) annuncia il no: «La riduzione dei codici va a tutela dei cittadini, la politica ha


l’obbligo di dare indicazioni precise». Andrea Romano, poi, non usa mezzi termini: «C’è un accordo di maggioranza sul documento che deve essere rispettato. Chi non lo fa è fuori». Frase forte che fa ribollire il sangue a qualche democratico, perché l’idea che sia Romano a dettare legge nella maggioranza proprio non va giù. «Oggi si sono fatte tutte quelle cose che chi governa non dovrebbe mai fare», mormora a bassa voce l’assessore Bruno Picchi mentre lascia nervosamente i banchi della giunta. Intanto Marco Ruggeri, che di certo non può essere considerato un simpatizzante di Lamberti, va all’attacco: «Mi asterrò sull’emendamento anche per lanciare un segnale politico interno». Più chiaro di così... UN VOTO DIFFICILE Al capogruppo del Pd, Gabriele Cantù, non resta che sacrificarsi nel disperato tentativo di tenere insieme i cocci. «Il nostro gruppo avrebbe votato a favore dell’emendamento di Lamberti - dice - ma abbiamo concordato una linea di unità della maggioranza che va onorata». Solo che è il Pd a perdere un pezzetto alla volta. Il primo a dire ok all’ipotesi di Lamberti è Paolo Fenzi. Poi arriva lo sfogo di Vladimiro Del Corona: «Non mi piace questa unione obbligata. O c’è una condivisione politica responsabile o questa maggioranza si trasforma in un’armata Brancaleone». Che detto da un veterano del partito fa un certo effetto. Ma il film non è finito. Massimo Gulì si accorge che i banchi centrali sono allo sbando e accende il microfono per dire che «per motivi procedurali l’emendamento di Lamberti non può essere messo in votazione». È vero. Ma un sospetto si fa largo nel salone consiliare: il Pd cerca di “oscurare” i voti all’ex sindaco per nascondere i panni sporchi? Un’ora di discussione, poi il consiglio viene sospeso per una riunione dei capigruppo. Risultato finale: l’emendamento di Lamberti viene messo in votazione e poi respinto. Il Pd, però, deve fare i conti con i voti favorevoli di Fenzi, Del Corona e La Torraca, oltre all’astensione di Ruggeri. Poi la mozione taglia-rifiuti passa ma Del Corona si astiene. E Marco Cannito (Città Diversa) lancia un’anatema: «Questa mozione non è solo inutile ma pericolosa, perché voi stesso dite che punta a ridurre il danno. Allora significa che il danno c’è davvero».


IL TIRRENO Pagina 9 - Livorno

Spazio musica Riapriamo la Fortezza Nuova ANDREA ROMANO ITALIA DEI VALORI In questi giorni è stato posto il problema di offrire ai giovani livornesi spazi per fare musica, cultura, iniziative sportive. La soluzione potrebbe essere a portata di mano, pensando alla possibilità di aprire nuovamente alla città uno dei suoi monumenti più belli: la Fortezza Nuova. È evidente, però, che prima dobbiamo risolvere il problema che ha portato alla sua chiusuraa, cioè la necessità di sorvegliare la sua fruizione per evitare danneggiamenti o furti. Purtroppo è impossibile per il Comune reperire risorse per assicurare una vigilanza permanente, tuttavia sono allo studio soluzioni alternative che guardino al volontariato, per esempio le Guardie Ambientali volontarie, le associazioni delle Forze dell’ordine in congedo, o altro ancora. È auspicabile che l’Amministrazione trovi presto la soluzione adeguata, in modo da poter aprire nuovamente al pubblico la Fortezza Nuova ed utilizzare gli spazi al suo interno anche per le iniziative musicali, culturali e sportive dei giovani livornesi.


mune ha la capacità di ione ogni anno oltre 5 ro in opere pubbliche ero essere molto utili ramento del benessere aumento dei posti di na migliore vivibilità cittadina che, ricorad essere una località utto rispetto è anche un ione commerciale per di ben oltre 90.000 omprendiamo solo la a. ndare oltre: il nostro un centro commerciale tutte le domeniche e una realtà così vivace ngersi nel capoluogo

cere che il nostro Cobilancio virtuoso, mi o pretestuoso da parte nza, basti pensare che a legislatura il debito stato ridotto del 60% o un debito pro capite 00 euro. Considerando o medio dei comuni 1.100 euro credo che utto dell’equilibrio dei sta amministrazione. che mentre i Comuni d il Comune di Cecina e, abbattono il proprio to anche senza il patto l governo continua ad debito pubblico: praiù deboli pagano per i

roposta? Sta nei nuno 2009 i Comuni toapportato circa 103

Giulia pie 2 anni! i auguri da mma Laura e Massi, gli zii ni e cugini

sitivo in modo che possano attivare investimenti importanti sul territorio e favorire la crescita economica in maniera strutturale. Pare che, invece, l’attuale Governo sia impegnato in ben altri obiettivi e quando si parla di comuni si pensi solo a Roma Capitale o a Milano. Antonio Costantino Gruppo Consiliare Psi Cecina

presto c'erano dei muratori del Comune di Rosignano a cambiare un cestino di acciaio dei rifiuti nel tratto prima di Portovecchio. Ciò mi ha fatto piacere (...). Poco più avanti però ho assistito alla rovina prima, di una seduta e poi alla sua scomparsa. Seduta che non deve servire a me, perchè a detta sempre del mio medico la camminata svelta deve essere anche ininterrotta poiché altrimenti si perdono gli effetti benefici, ma per coloro che ne abbisognano, turisti, anziani col bastone eccetera. Detta seduta in legno, lunga alcuni metri, era fissata al muro con alcuni ferri che il salmastro aveva danneggiato. Qualcuno, senza dubbio il Comune, ha fatto asportare definitivamente detta seduta ed è, da prima dell'estate, che non è stata più ripristinata. Mi si dirà che a sfare le cose si fa presto, ma rifarle è più difficile. Ci credo, ma 4 mesi sono più che sufficienti, ed il lavoro è poco più complesso della sostituzione dei cestini dei rifiuti. E poi è necessaria, non mi risulta ci siano panchine o punti di seduta in quel tratto. Chi di dovere proceda a far ripristinare le panchine: sarebbe un'attenzione ai cittadini, in particolare quelli più anziani, e vale più di tanti buoni propositi. Renzo Compagnoni

IL CORRIERE DI LIVORNO LA REPLICA

«In consiglio si vedrà» Romano attende il consiglio comunale di Livorno e replica a Tamburini consigliere del Pdl. Tamburini, come al solito, si è andato a ficcare in un vicolo cieco. Dopo aver cercato di far dimenticare che l'idea del referendum sull'ospedale è stata proprio sua (strano, se ci crede davvero perchè non se ne vanta?) ed aver provato a sbandierare la non politicizzazione di un comitato rappresentato da un candidato dell'opposizione, adesso ne combina un'altra delle sue: non sapendo come rispondere alle mie rispettose e pacate argomentazioni, cerca di buttarla in caciara con le offese personali. Pazienza, siamo comunque grati a Tamburini per averci fatto scoprire che, con la sua ossessione per la classifica delle preferenze, secondo il suo parametro di giudizio il suo leader ideale non è Taradash ma Marcella Amadio, che con la vetta di oltre 1.200 preferenze ottenute nelle liste del Pdl dovrebbe essere oggetto di culto e venerazione per il nostro ineffabile consigliere. Forse avremo l'occasione di veder sancita la pace nel Pdl nel prossimo consiglio comunale, visto che secondo Tamburini fra i consiglieri della destra livornese "non sussiste alcuna divisione". Non c'è limite alla fantasia. Andrea Romano Italia dei valori di Livorno

proteste che trovano spazio sulle pagine dei quotidiani. Il problema centrale, e mi pare di ricordare su questo anche i risultati di uno studio nazionale, è che i giornali strillano per uno o due giorni, magari tre, e poi basta. S'infiammano, ma subito si spengono. Non c'è perseveranza, mi dice un amico con cui ieri ho parlato un'oretta di giornali e giornalisti. Credo che abbia ragione: siamo troppo volubili, abbaiamo forte ma non azzanniamo mai fino in fondo, diamo un morso neanche troppo forte e poi molliamo. Raccontiamo il problema, ma non diamo soluzioni, figurarsi se poi andiamo a dire come va a finire. A me pare che ci riesca meglio la televisione, penso alle Jene che promettono di tornare sul posto per verificare le promesse di tizio o di caio. Eppure il giornalista dovrebbe fare anche questo. Vigilare. Stare dietro, non dare pace. Mi si può dire: hai un giornale da dirigere, mettiti all'opera. Certo, ci proverò, anzi già ci provo. E accetto suggerimenti.

n Il luogo dov'era situata la panchina

Frase del giorno scelta da Cristiano Draghi "Un servitore capace ... può diventare facilmente un buon direttore, mentre un direttore non diventerà mai un servitore utile" (Heinrich Schliemann, in “La scoperta di Troia”).

TORO

GEMELLI

CANCRO

Libera, aperta, ottimista: la Luna di oggi manda dinamici influssi al tuo segno.

Nelle discussioni cerca di non arrivare al punto di perdere le staffe, ma ritirati quando percepisci possibili provocazioni.

Prenditi il tuo tempo libero per stare bene con te stesso e per mantenerti in forma.

VERGINE

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E’ tempo di avviare un nuovo progetto professionale, magari con l’aiuto di un familiare.

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IL TIRRENO Pagina 4 - Prato Bettarini reintegrata ma le casse sono vuote

Metastasio, è bufera E nel bilancio mancano all’appello quasi 500.000 euro PRATO. Tensione alle stelle al Metastasio. A provocare la scintilla, la gestione dello Stabile che sta ancora assaporando il successo della maratona de “I Demoni” di Peter Stein al Fabbricone che ha registrato il tutto esaurito sabato e domenica. Ma la politica fibrilla. E a scatenare la reazione del consigliere Idv Maurizio Zaccariello è stato il reintegro - improvviso e inaspettato - dell’ex direttore organizzativo del Met, ex direttore di Officina Giovani Maria Teresa Bettarini. «E senza che il consiglio di amministrazione - spiega Zaccariello - ne sapesse nulla». Vicenda dai contorni singolari. A partire dalle date: il cda del Metastasio si è riunito per l’ultima volta il 27 settembre scorso. Il 4 ottobre, il lunedì successivo, Teresa Bettarini è ricomparsa negli uffici amministrativi dello stabile. «Ho chiesto spiegazioni al presidente Umberto Cecchi - aggiunge Zaccariello - ma non ne ho ottenute». Cos’è accaduto, dunque? Lunga la storia di Teresa Bettarini al Met che si è interrotta bruscamente nella primavera del 2006. Bettarini per undici anni è stata uno dei pilastri dell’ufficio di direzione con compiti di organizzazione e gestione delle compagnie teatrali. Il rapporto di lavoro è “saltato” burrascosamente quando Bettarini passò alla direzione di Officina Giovani. Per inottemperanze - spiegò Bettarini allora nel rispetto degli accordi presi che, secondo la ex manager, avrebbero previsto una modifica del rapporto di lavoro allo stabile da dipendente a collaboratrice a progetto. Sia quel che sia, Bettarini, attraverso la Cgil, nel settembre 2006 avviò la vertenza. Causa di lavoro rimasta a giacere per quattro anni e che sarebbe iniziata nel febbraio 2011 con le testimonianze delle persone informate sui fatti. Eppure Bettarini è tornata al Metastasio. «Evidentemente - ragiona Zaccariello - la vertenza è rientrata». Ma chi ha deciso il reintegro della dirigente? Pare il presidente Cecchi che con ogni probabilità tra qualche tempo - «molto probabilmente anni» è il giudizio di Zaccariello - si sarebbe trovato a dover sanare la vertenza-Bettarini ma a suon di decine di migliaia di euro. «Il fatto è - continua il consigliere di Idv - che il reintegro di una dirigente apicale porterà nuove spese che il teatro potrebbe non riuscire a sostenere». L’altra questione, infatti, riguarda le casse del Met che sono fortemente in rosso. Per minori entrate soprattutto. E’ stato il presidente Cecchi nella commissione di garanzia in Comune, pochi giorni fa, a parlare di 600mila euro che mancano all’appello. I conti del bilancio di previsione parlano invece di 486.493 euro in meno. Numeri presto spiegati: il Comune ha tagliato al Met 200.000 euro, la Provincia 150.000, la Regione ha “girato” al teatro di Pontedera i 90.000 euro che finanziavano il laboratorio che Federico Tiezzi faceva a Prato. «C’è un’ultima questione - conclude Zaccariello - e riguarda l’attuale inquadramento di Bettarini. Potrebbe essere molto simile a quello di Luconi e tre direttori, se questa ipotesi fosse vera, sarebbero davvero troppi».


LA NAZIONE Pagina 3 – Grosseto Provincia. Pronte dieci borse-lavoro

Un progetto per i giovani NELLE PROVINCE, le politiche giovanili le fanno i giovani. A Pistoia, la Provincia di Grosseto, rappresentata dall’assessore Tiziana Tenuzzo (nella foto), ha firmato una convenzione per attuare su tutti i territori il progetto Upigitos 2.0 (Uniti per i giovani in Toscana), finanziato da Regione e Province con oltre 300mila euro. I giovani che parteciperanno al progetto potranno incidere direttamente sulle scelte delle politiche giovanili per rilanciare il proprio territorio. I principali protagonisti del progetto sono 20 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 26 anni ( un ragazzo e una ragazza per ogni provincia). Altri 10 giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anni, verranno invece individuati, in una seconda fase, tramite bando, per l’assegnazione di 10 borse lavoro della durata di 12 mesi, finalizzate alla gestione degli sportelli sulle politiche giovanili che verranno attivati nelle singole province. Due tavoli, costituiti da assessori e funzionari provinciali e regionali, supporteranno il lavoro di programmazione portato avanti dai ragazzi.


IL TIRRENO Pagina 4 - Cecina L’impianto di riscaldamento e quello antincendio non sono più a norma

Gavinana, chiusa la colonia L’assessore Simoncini ammette le carenze: «Lavori solo nel 2011 ma saranno finiti entro la primavera» MARIO MOSCADELLI ROSIGNANO. Stop alle attività nella colonia di Gavinana. La struttura di proprietà del Comune di Rosignano - che ogni estate ospita oltre 200 bambini divisi per turni, ma molto gettonata durante l’anno anche da gruppi di cittadini che qui possono soggiornare facendo richiesta all’ente - è stata dichiarata inagibile dopo un sopralluogo dei vigili del fuoco. E di sicuro lo sarà fino alla prossima primavera, perché i lavori per riportare il centro montano a norma sono tanti e costosi. Cosa c’è che non va? Il sistema antincendio e il sistema di riscaldamento dell’edificio. Ma ci sono altre prescrizioni da rispettare se si vorrà riaprire questo storico edificio, dall’inizio degli anni Settanta nel patrimonio dell’amministrazione rosignanese. Le perplessità su alcune carenze della colonia si sono avute già questa estate, nel mese di agosto, verso la fine del soggiorno dei bambini. Per due volte è partito l’allarme antincendio. Niente roghi, niente fuochi: tutta colpa del sistema di rilevamento di fumo difettoso. Un difetto che, tuttavia, ha costretto i responsabili del centro a far evacuare le stanze. Dopo questi due episodi, i vigili del fuoco hanno fatto scattare un sopralluogo approfondito per capire il perché di questo problema e, eventualmente, individuare altre criticità. E quanto emerso ha messo fuori gioco la struttura. «Dal sopralluogo - spiega Luca Simoncini, assessore al patrimonio - sono venute fuori problemi relativi alla centrale termica e al sistema antincendio non più a norma. I vigili del fuoco così non hanno rilasciato la dichiarazione di agibilità dell’edificio che - nonostante potesse accogliere gruppi inferiori a 25 persone - abbiamo deciso di chiudere. Del resto stiamo parlando di una struttura degli anni Settanta». Eppure prima della scorsa estate l’amministrazione comunale era intervenuta con una spesa di 200mila euro. «Soldi che sono serviti - continua Simoncini - per sistemare i servizi igienici e le cucine». Già, quelle cucine su cui ora si dovrà intervenire perché i fuochi oggi installati non sono più sicuri. «Gli interventi da fare per ottenere la piena agibilità sono: sostituire la centrale termica convertendo il riscaldamento da gpl a metano, rinnovare i fuochi della cucina che dovranno essere alimentati a metano e realizzare un nuovo impianto antincendio». Ma la lista degli interventi non finisce qui. «Tra le prescrizioni anche l’asfaltura della strada di accesso alla colonia, ritenuta non più sicura», continua Simoncini. Messe insieme le cose da fare per riaprire la colonia non sono poche e la spesa si dovrebbe aggirare intorno alle centomila euro. Opere impossibili da fare subito per i limiti dell’attuale bilancio, «ma che saranno inseriti nella manovra del 2011». L’assessore assicura: «La colonia sarà sicuramente pronta per la prossima estate, anzi stiamo lavorando a come renderla più fruibile una volta ammodernata. Intanto, chiediamo scusa per i disagi».


LA NAZIONE Pagina 3 – Pistoia L’attacco. Bartolomei (Pdl): “Mandante dietro il caso curriculum”

Del Santo, il giallo della nomina. Ora la polemica investe la politica «NON è per nulla chiaro per quale motivo e per quale vantaggio il dipendente comunale, Lucarelli, persona certo per bene, si sarebbe prestato a sostituire il curriculum dell’ingegner Del Santo, cosicchè egli potesse ottenere la presidenza del Copit. Possibile, allora, che tutto questo avvenga senza che ci sia stata una regia o, visto che si parla di probabili reati, di un mandante politico?». Durissimo l’attacco del capogruppo di Forza Italia-Pdl Alessio Bartolomei sulla inchiesta giudiziaria che ha portato al rinvio a giudizio del presidente Copit Luciano Del Santo e dell’usciere comunale Giovanni Lucarelli. I DUE si trovano nell’occhio del ciclone per dei curriculum per le candidature alla presidenza della società dei trasporti pubblici. Un anno fa, le opposizioni a Palazzo di Giano si rivolsero alla magistratura sostenendo che Del Santo era stato nominato alla presidenza senza averne, regolamento alla mano, le caratteristiche. Presentata in ritardo rispetto alle scadenze, la sua candidatura sarebbe stata depositata all’ufficio protocollo in ritardo e, a quanto pare, con una data anteriore a quella dell’effettiva presentazione. BARTOLOMEI ha ricordato la questione ieri in Consiglio comunale chiedendo, finora senza risposta, se il Comune intenda costituirsi parte civile: «Il rinvio a giudizio — ha detto il capogruppo Fi-Pdl — chiarisce che non tutto era a posto, come voleva l’amministrazione comunale, e chiarisce anche che non fu una semplice irregolarità ma un reato vero e proprio. Il Comune si costituirà parte civile? Resterei stupito se questo non avvenisse, vista l’estrema gravità della vicenda». Leonardo Soldati, consigliere Pd, ha riaffermato il principio di presunzione di innocenza. Concordando con Bartolomei, il capogruppo di An-Pdl Alessandro Capecchi ha sostenuto che il Comune dovrebbe costituirsi parte civile nella causa Del Santo. Andrea Betti, capogruppo Idv, si è associato alle parole di Soldati, ribadendo che il tema è un rinvio a giudizio non una condanna. Fabrizio Geri, consigliere dei VerdiArcobaleno ha sostenuto che costituirsi parte civile è una grande opportunità per il comune. Rispondendo a Bartolomei, il capogruppo Pd Luciano Mazzieri, ha infine negato di avere usato in modo pretestuoso l’argomento dell’irregolarità amministrativa: «aspettiamo con serenità e fiducia le risoluzioni della magistratura», ha detto Mazzieri dicendo che «fu proprio il sindaco a segnalare il fatto alla procura».


LA NAZIONE Pagina 9 – Pistoia Comune Betti (Idv): “Comune, che degrado”. L’assessore: “Più telecamere” ANDREA Betti, capogruppo Idv, ha svolto ieri in Consiglio comunale una interpellanza sul grado di sicurezza del centro cittadino. «E’ sensibile — ha detto — la zona della Galleria nazionale dove si addensava lo spaccio di droga, che poi le forze dell’ordine hanno represso. Altra zona sensibile è via dei Fabbri, dove si riscontra la presenza stabile di persone spesso ubriache. Piazzetta Romana è orma un gabinetto a cielo aperto. Si sono notate persone che spacciano. Si fa anche un accattonaggio insistente. I residenti sono ormai rassegnati. La polizia municipale ha smesso di controllare via dei Fabbri — ha sostenuto Betti (nella foto) —. Se chiamata, si limita a verificare la situazione». Nella replica, l’assessore alla polizia municipale Riccardo Pallini ha illustrato le azioni messe in campo dal Comune: «La polizia municipale ha organizzato un controllo più serrato delle zone sensibili e saranno posizionate nuove telecamere», ha detto l’assessore.



RASSEGNA 12 ottobre