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Il politico “in pugno” e il politico nel filmato hard

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Mercoledì 6 ottobre 2010

IN CERTI PALAZZI

inita l’estate dei veleni, è iniziato l’autunno dei veleni, quello in cui anche il gossip suona come una minaccia. Il settimanale Oggi ha intervistato Renato Ellero, avvocato ed ex senatore leghista, già entrato in scena sulla vicenda della casa di Montecarlo. Giorni fa, mentre Fini stava per lanciare il suo discorso alla nazione, Ellero affermò che un suo cliente (di cui tenne segreto il nome) era il

vero proprietario dell’appartamento. Su Oggi perfeziona: “Il mio cliente è inattaccabile perchè tiene in pugno qualcuno di molto importante. È un uomo che conosce molte porcherie. E ha le prove. Faccio un esempio: e se avesse in mano una intercettazione telefonica molto compromettente di qualche ministro? O la prova di qualche maxitangente? Può capitare che il mio cliente fa una speculazione e paga

una tangente. Ma non è stupido. Documenta tutto”. Un segnale ugualmente preoccupante arriva dal blog di Selvaggia Lucarelli, ripreso da Dagospia: “Il chiacchiericcio dell’ultima ora (e non è roba da bar sotto casa), è che un noto quotidiano avrebbe in mano un video piuttosto hard il cui protagonista sarebbe un politico di cui si parla molto da un paio di giorni”.

DI PIETRO PORTA IN SENATO IL CASO SCHIFANI

Mesiano, Schifani e Di Pietro visti da Emanuele Fucecchi

“Inopportuna la cena col procuratore capo Messineo” di Antonio Massari

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ulla cena nella caserma di Palermo, tra il presidente del Senato Renato Schifani e il capo della procura Francesco Messineo, è stata presentata ieri un’interrogazione parlamentare, firmata da Antonio Di Pietro, che chiede al ministero di Giustizia d’accertare le motivazioni dell’incontro. Un incontro che Di Pietro ritiene poco opportuno, considerato che – al di là dell’iscrizione di Schifani nel registro degli indagati – la procura palermitana, guidata da Messineo, sta svolgendo indagini sui rapporti tra mafia e politica che riguardano anche il presidente del Senato. All’incontro, peraltro, ha partecipato lo stesso ministro, Angelino Alfano, secondo la ricostruzione pubblicata ieri da Il Fatto.

Gli ospiti in caserma “RISULTA CHE alla cena fosse presente il ministro della Giustizia, nonché il prefetto di Palermo, il questore, il presidente della Corte d’Appello e il presidente del tribunale di Palermo”, scrive Di Pietro, spiegando che “motivi d’opportunità politica dovrebbero dettare, a chi dirige l’ufficio che indaga su rapporti tra mafia e Stato, la necessità di non partecipare a cene conviviali con chi è sotto inchiesta nella stessa procura”.

SecondoL’espresso Schifani è indagato dalla Procura di Palermo. Il capo della procura Francesco Messineo, però, ha smentito l’iscrizione. “Il nome del presidente del Senato Renato Schifani – ha dichiarato Messineo –non è iscritto nel registro degli indagati di questa procura”. L’espresso non ha fatto alcun passo indietro, confermando la notizia e quindi resta il dubbio che le dichiarazioni di Messineo siano state dettate da un interesse preciso: tutelare una delicata indagine che riguarda i rapporti tra Stato e mafia. E infatti lo stesso Di Pietro, nella sua interrogazione, chiede se risponda al vero, oppure no, che “nei confronti di Schifani” vi siano “indagini in corso”. Se così fosse, continua Di Pietro, il ministro Alfano dovrebbe valutare l’opportunità di “disporre una verifica”, accertando “per quali ragioni, il dottor Messineo, procuratore capo della Procura di Palermo, fosse presente” a quella cena.

Una storia complicata SCHIFANI alle fine degli anni Settanta, è stato socio della Sicula Brokers, società attiva nel ramo assicurativo, con Benny D’Agostino, successivamente incriminato per mafia. D’Agostino era amico di due boss d’altissimo livello come Michele Greco e Nino Mandalà che, nei lunghi anni della sua latitanza, favorì in diverse occasioni Bernardo Provenzano. La procu-

Dopo Ciarrapico

LEVI IN AULA CON LA KIPPAH

Ricardo Franco Levi (Pd), in aula a Montecitorio con la kippah. Un modo per condannare le espressioni razziste di Giuseppe Ciarrapico (Pdl) al Senato. Casini (Udc) ne ha sottolineato il gesto significativo, ricevendo applausi dai banchi di Pd, Idv, Udc e finiani. Il presidente dell’aula, Maurizio Lupi, assieme a Pdl e Lega, non si sono accodati.

ra sta anche vagliando il memoriale consegnato da Francesco Campanella, oggi collaboratore di giustizia, un tempo consigliere comunale dell’Udeur, nel comune di Villabate. Fu Campanella che fornì al latitante Provenzano una provvidenziale carta d’identità. Ed è Campanella che dichiara: “Schifani nel 1995 aveva un rapporto diretto con Nino Mandalà e ho constatato personalmente che l’attuale presidente del Senato seguiva le indicazioni di Mandalà nella predisposizione delle proposte di variante al piano regolatore di Villabate”. Su queste, e altre affermazioni contenute nelle 15 pagine del memoriale, i pm palermitani Antonino Di Matteo, Antonio Ingroia, Paolo Guido e Ignazio de Francisci, stanno in questi giorni effettuando importanti verifiche investigative. E sapere che, nelle stesse ore, il loro capo era a cena proprio con Schifani, ha rappresentato, per i ma-

gistrati, una notizia quanto meno inaspettata. Della cena, come ha rivelato Benny Calasanzio sul Fatto di ieri, i pm non erano stati messi al corrente. Messineo ha spiegato che era, “organizzata dal Comandante Interregionale della Guardia di Finanza” e che s’è discusso quasi “esclusivamente dell’imminente visita del Sommo Pontefice”. Ma come fa rilevare Di Pietro, nella sua interrogazione parlamentare, “motivi di opportunità politica do-

vrebbero dettare a chi dirige l’ufficio che indaga su rapporti tra mafia e Stato, la necessità di non partecipare a cene conviviali con chi è sotto inchiesta nella stessa procura”. Interpellato dal Fatto, invece, non ritiene di commentare il senatore del Pd Luigi Zanda: “È una vicenda che non richiede alcun commento da parte mia: stiamo parlando di una cena ufficiale, in una caserma, alla presenza di un elevato numero di autorità”.

“Non mi associo alla posizione di Di Pietro – commenta invece il deputato finiano Fabio Granata – stimo Messineo e ritengo eccessiva la preoccupazione per questa cena: stiamo parlando di un incontro pubblico tra la seconda carica dello Stato e il capo della procura, entrambi palermitani, che probabilmente si conoscono da tempo. Se Messineo e Schifani –conclude Granata –durante questa cena avessero parlato delle indagini in corso, però, sarebbe molto grave”.

La scorta di Belpietro sbatte sul muro PARETE TROPPO ALTA E L’ATTORE CHE SIMULA L’ATTENTATORE NON RIESCE A “SCAPPARE” di Davide

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Vecchi

mpossibile scavalcare il muro e completare la simulazione del presunto attentato al direttore di Libero, Maurizio Belpietro. Secondo la ricostruzione fornita dall'unico testimone, il caposcorta 44enne Alessandro M., l’uomo sorpreso per le scale sarebbe riuscito a fuggire dal cortile del condominio confinante, dopo aver scavalcato il muro alto oltre due metri. Lunedì alle 22.30 uno dei titolari dell’inchiesta, il pm Maria Grazia Pradella, assieme agli uomini della Digos e al caposcorta, hanno inscenato, con l’aiuto di un attore nei panni dell’aggressore, quanto raccontato dall’agente di Polizia. L’attesa lungo le scale, il conflitto a fuoco, la fuga dall’uscita sul cortile posteriore del condominio per evitare l’altro agente della scorta fermo all’ingresso. Ma una volta arrampicatosi in cima al muro, l’attore non è riuscito a scendere dall’altra parte: la siepe è troppo fitta e alta. Così, la simulazione, disposta dagli inquirenti per sciogliere alcuni dei tanti dubbi, ne ha invece aggiunti altri; minando una delle poche certezze: la via

di fuga. Si spiegherebbe dunque la mancanza di riscontri nei video acquisiti dalle telecamere di via Borgonuovo, da dove l’aggressore sarebbe scappato una volta superato il muro.

Le precisazioni dell’agente MA A METTERE in discussione la prima ricostruzione, già lunedì pomeriggio, era stato lo stesso Alessandro M. che agli inquirenti ha fatto delle “precisazioni”. Secondo quanto si apprende da ambienti giudiziari, infatti, il caposcorta è stato sentito più volte, “aggiornando” la propria versione. “Piccoli particolari”, spiega uno dei titolari dell'inchiesta. Tipo il colore dei panta-

Sul sito Internet di “Libero” in diversi non credono alla versione dell’agguato

loni della tuta, non più bianchi, come inizialmente detto, ma scuri. O “nuovi ricordi”. Uno in particolare: dopo aver tentato di inseguire l’aggressore, l’agente avrebbe telefonato al collega fermo in auto per avvisarlo di quanto accaduto, dare l’allarme al 113 e salire a casa di Belpietro. In questo modo l’ingresso principale del condominio sarebbe rimasto senza controllo e l’aggressore avrebbe potuto scappare da qui. Dove non ci sono telecamere e il cancello elettrico, come ha scritto Libero, rimane chiuso di notte. Gli inquirenti stanno verificando i tabulati telefonici del numero di servizio di Alessandro M. e quelli del collega. Ma anche quelli di Belpietro che, in un’intervista, ha detto di aver chiama-

Maurizio Belpietro (FOTO ANSA)

to subito, appena sentiti gli spari, l’agente rimasto in auto. Il direttore di Libero non ha visto nulla, quanto accaduto fuori dalla sua abitazione gli è stato raccontato dal caposcorta che lo segue da ormai otto anni, per questo non è stato sentito come testimone.

Una lettera di minacce IERI HA RICEVUTO una lettera di minacce di morte a lui e alla sua famiglia, consegnata agli uomini della Digos. La missiva, scritta al computer e inviata per posta prioritaria con timbro dell’ufficio smistamento di Peschiera Borromeo, non contiene alcuna rivendicazione. I pm, Pradella e Ferdinando Pomarici, coordinati dal procuratore aggiunto Armando Spataro, stanno vagliando tutte le ipotesi. Anche quella della semplice rapina. Molte, del resto, sono le incongruenze. Tanto che persino i lettori di Libero, sul sito Internet del quotidiano, mettono in dubbio la veridicità dell’attentato. E tra i poliziotti, ha scritto ieri il Corriere della Sera, “circola una strano convincimento: che l’agente si sia inventato tutto”.


LA REPUBBLICA Pagina 7 - Interni Quattro commissari dell´Agcom chiedono di aprire un´istruttoria

Tg squilibrati, si muove l´Authority in Rai 130 ore al Pdl, 41 all´opposizione Dure le reazioni di Pd, Udc e Idv sulla ricerca Vidierre pubblicata da Repubblica GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Berlusconi straripante nei telegiornali, opposizione relegata ai margini. Sullo squilibrio delle presenze nei principali telegiornali, si muove l´Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Dopo le rivelazioni di Repubblica basate su dati della società Vidierre, quattro commissari dell´Agcom chiedono al presidente Corrado Calabrò di aprire un´istruttoria. La lettera è firmata da Nicola D´Angelo, Michele Lauria, Gianluigi Magri e Sebastiano Sortino. «Ci auguriamo - dice Lauria - che nelle more dell´istruttoria le inadempienze vengano corrette autonomamente dalle testate interessate». Ma l´autocritica dei direttori è solo una speranza. Quello che conta ora è un esame approfondito dell´authority per arrivare a eventuali sanzioni. I commissari si muovono sulla base dell´indagine targata Vidierre ma anche sui dati dell´Isimm, pubblicati sul sito dell´Autorità. Da questa seconda ricerca risulta che nei primi otto mesi del 2010 Pdl, Lega, premier e governo hanno occupato 130 ore nei telegiornali Rai e 87,2 ore nei notiziari Mediaset, mentre Pd e Idv hanno avuto 41,1 ore nei tg di Viale Mazzini e 14,3 ore in quelli Mediaset. Sarà il consiglio dell´authority, nella sua prossima riunione, a valutare la fondatezza della richiesta avanzata dai commissari. La Vidierre ha esaminato le presenze politiche ma ha fatto di più. Prima società italiana nel monitoraggio dei media, con i suoi software ha calcolato minuto per minuto le apparizioni di personaggi di tutti i generi nei telegiornali. Scoprendo la prevalenza di soft news nella tv berlusconizzata (con il boom di meteorologi) e la crescita esponenziale della presenza dei giornalisti di carta stampata, soprattutto dei direttori vicini al centrodestra. I dati pubblicati ieri hanno provocato reazioni durissime delle opposizioni. Nel mirino lo squilibrio tra i quasi mille minuti di presenza del premier in nove mesi e i due terzi in meno riservati a dirigenti e leader delle minoranze. «Sono numeri preoccupanti, ma non sorprendenti per chi guarda i telegiornali», dice il membro della commissione di Vigilanza Roberto Rao (Udc). È bastato l´arrivo di Enrico Mentana a La7 per dimostrare che un´informazione più equilibrata viene premiata dagli spettatori, fa notare Rao. «La Rai - aggiunge - in linea con le prescrizioni del Contratto di servizio deve ritrovare al più presto la sua vocazione di servizio pubblico attento al pluralismo. Comunque, già per il mese prossimo è stato calendarizzato in Parlamento il dibattito su alcune mozioni che hanno come oggetto proprio il pluralismo». Rao si riferisce agli ordini del giorno presentati da Futuro e libertà e da Beppe Giulietti, veri e propri atti di accusa per l´informazione Rai. A cominciare dal Tg1. Il democratico Fabrizio Morri definisce «devastante sul piano del pluralismo» il risultato della ricerca Vidierre. E provoca il Pdl: «Sono curioso di sapere se i coordinatori stanno predisponendo un ricorso all´Autorità garante delle comunicazioni o se ci deve pensare qualcun altro». Come dire: vogliono censurare Santoro, perché non farlo anche coi tg. Attacca anche Pancho Pardi, senatore dell´Idv. «Dai dati di Repubblica - dice - arriva la conferma qualora vi fossero dubbi che il premier esercita un controllo da regime sudamericano sull´informazione: è necessario che la Vigilanza Rai approvi in fretta un atto di indirizzo che ristabilisca i criteri basilari previsti dall´articolo 21 della Costituzione». Alle mozioni sul pluralismo si riferisce anche Italo Bocchino polemizzando con il direttore del Tg1. «Minzolini - spiega il capogruppo di Fli alla Camera parlando con A - deve smetterla di fare un tg che decide la tesi e poi la illustra. E quando il Parlamento avrà approvato la mozione che censura l´operato del Tg1, Minzolini dovrebbe porsi il problema delle dimissioni. Se vuole continuare a fare un tg berlusconiano si faccia assumere dalle tv del premier».


IL TIRRENO Pagina 6 - Attualità IL TAVOLO DELL’AUTO Incertezze sul piano da 20 miliardi

La Fiat: ovunque il modello Pomigliano Fabbrica Italia, chiesta l’adesione formale dei sindacati. Fiom: i diritti non si toccano VINDICE LECIS ROMA. La Fiat oltre alle deroghe del contratto nazionale vuole estendere a tutti gli stabilimenti il modello-Pomigliano. E’ la condizione per far decollare il progetto di Fabbrica Italia che prevede investimenti per 20 miliardi di euro: il piano «non partirà se non ci sarà l’impegno formale delle organizzazioni sindacali ad assumersi precise responsabilità del progetto» hanno spiegato i rappresentanti del Lingotto al termine del tavolo con i sindacati. «L’importanza delle scelte di destinazione dei nuovi modelli e il volume degli investimenti previsti richiedono un elevato livello di garanzia in termini di governabilità degli stabilimenti e di utilizzo degli impianti». Durante la riunione con le organizzazioni sindacali - presente anche la Fiom che non ha firmato l’accordo su Pomigliano - l’azienda ha ribadito che «l’avvio del progetto è subordinato all’esistenza di condizioni preliminari che assicurino il quadro di certezze necessario per la sua realizzazione». Il prendere o lasciare di Marchionne ha lasciato perplessi tutti i sindacati. L’ad del Lingotto, ha commentato Rocco Palombella segretario generale della Uilm, «non è il padreterno» e per questo motivo il suo sindacato - firmatario con la Fim-Cisl dell’intesa su Pomigliano - «non è soddisfatto» perchè l’azienda «non ha presentato il programma di investimenti e di produzione stabilimento per stabilimento». Non servono tante Pomigliano il cui accordo, aggiunge, «non può essere replicato tout court». La Fiom ha partecipato al tavolo ma il suo giudizio è altrettanto severo: «Si può discutere di tutto, degli orari, dei turni di lavoro, dell’utilizzo dei siti, ma non si possono mettere in discussione il diritto e la libertà delle singole persone» ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Il leader delle tute blu della Cgil ha ribadito il suo «interesse per il progetto perchè ci interessa che auto, camion e trattori vengano prodotti in Italia e meglio. Per noi però si deve discutere su come si può organizzare il lavoro a Termini Imerese». Ma le cose si complicano se la Fiat dovesse insistere nella ricerca di soluzioni «che potrebbero andare oltre Pomigliano» e chiedesse nuove deroghe al contratto. Perchè «l’accordo di Pomigliano mette in discussione diritti e libertà delle persone». Anche per la Fim Cisl, ha commentato il suo segretario generale Giuseppe Farina, non deve esserci «una Pomigliano dappertutto» perchè «ogni stabilimento ha le sue esigenze». La Fim ha confermato la disponibilità a trattare per far andare avanti «il più grande progetto industriale del paese: ma attendiamo che la Fiat ci dica quali sono gli investimenti sito per sito». Fim-Uilm-Fismic hanno chiesto di «riaprire il dialogo». Le mosse di Marchionne scontentano l’opposizione. Per Maurizio Zipponi, responsabile welfare dell’Idv, «le deroghe e gli accordi separati contro il più grande sindacato italiano non portano da nessuna parte» e si «calpestano i diritti dei lavoratori». Duro il commento di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «La proposta di Marchionne è


inaccettabile, si crede il marchese del GrilloÂť. Intanto 28 europarlamentari aderenti al Ppe chiedono alla Fiat di reintegrare i tre operai di Melfi sospesi.


IL TIRRENO Pagina 4 - Pisa

Cosa fare per salvaguardare il paesaggio Alla Normale Salvatore Settis, l’assessore Anna Marson e l’esperto Vezio De Lucia PISA. “Territorio e paesaggio: beni comuni”. Questo è il titolo dell’incontro organizzato dalla Provincia di Pisa per domani, giovedì 7 ottobre, a partire dalle 15, nella Sala Azzurra della Scuola Normale, in Piazza dei Cavalieri. Il dibattito - al quale parteciperanno anche l’esperto internazionale di urbanistica Vezio De Lucia, l’assessore regionale Anna Marson e il direttore della Normale Salvatore Settis - si propone l’obiettivo di offrire, come indicato dallo stesso sottotitolo, riflessioni e spunti di lavoro per il governo del territorio. «La sfida per il futuro - afferma per la Provincia l’assessore alla programmazione territoriale Giacomo Sanavio - è convivere in un sistema ad alta presenza antropica senza alterare o distruggere le potenzialità dei sistemi naturali. Con questa iniziativa vorremmo avviare un percorso di costruzione delle basi politico-culturali per compiere il lavoro di predisposizione e approvazione di un aggiornamento dei contenuti e delle previsioni del Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Pisa, con specifico riferimento ai territori rurali». I lavori - che saranno introdotti dallo stesso Sanavio e coordinati dal dirigente del dipartimento sviluppo locale della Provincia, Dario Franchini - prevedono dopo quello del professor Settis (”Paesaggio e Costituzione”) gli interventi dell’urbanista De Lucia (”Paesaggio e urbanistica: un binomio indissolubile”), del professor Gianluca Brunori dell’Università di Pisa (”La gestione del territorio rurale di fronte al cambiamento climatico”), del dottor Gino Famiglietti del Ministero per i beni culturali (”L’uso del suolo e la localizzazione degli impianti per la produzione delle energie rinnovabili”), del dottor Riccardo Lorenzi della Soprintendenza (”Il laboratorio del paesaggio”), dell’assessore comunale all’urbanistica Fabrizio Cerri (”Il piano strutturale dell’Area Pisana: una sfida innovativa per il governo del territorio”). Le conclusioni saranno affidate all’assessore regionale Anna Marson.


LA NAZIONE Pagina 18 – Firenze Tavarnuzze. Ma Comune e Provincia promettono “soccorsi”

Pubblica assistenza, sede a rischio di LEANDRO GIANI SULLA VICENDA relativa al pericolo che la Pubblica Assistenza di Tavarnuzze (nella foto la sede) non sia più in grado di far fronte all’intensa e preziosa attività che svolge a favore della popolazione, scende in campo anche l’assessore provinciale alle politiche sociali e alla sicurezza, Antonella Coniglio; la quale, di fronte alla mera ipotesi “che la benemerita associazione (nata 23 anni fa, che ha 250 volontari, 1.300 soci e svolge circa 10 mila servizi all’anno) debba perdere la propria centralità sul territorio per un ritardo sul rinnovo del contratto di affitto da parte del Demanio che è in scadenza il 31 dicembre 2010”, si impegna per quanto di sua competenza, “a mettere in campo strategie comuni con l’Amministrazione comunale di Impruneta per risolvere al più presto questo problema”. Che è anche un problema di carenza strutturale, legato alla precaria staticità del tetto dell’edificio e alla caduta di pietrisco dalla facciata, della cui mancata soluzione le opposizioni hanno fatto carico, anche recentemente, all’Amministrazione comunale. Ma il sindaco Ida Beneforti rivendica il “ruolo positivo” da essa svolto sulla delicata vicenda, sintetizzando gli aspetti di una mozione presentata dal capogruppo del Pd, Nicola Nidiaci, ed approvata all’unanimità in Consiglio comunale. Con la quale, intanto si richiede, come previsto dal Federalismo demaniale, la “cessione dell’immobile, previo progetto di valorizzazione in uno con la Pubblica Assistenza”; e in alternativa ci si dichiara disposti “a concedere in locazione alla stessa l’immobile di proprietà comunale contiguo alla sua sede (ex scuola)”, che dovrebbe esser reso libero entro il febbraio 2011. Nello specifico, si tende a confermare al Demanio la volontà di usufruire dell’immobile da parte della Pubblica Assistenza, “almeno fino alla definizione del ‘federalismo demaniale’, assicurando nel contempo “la verifica dello stato della facciata e delle gronde dell’edificio”, oltre che di altri aspetti strutturali che richiedano “il concorso delle relative spese”. Ergo: lo spettro della “chiusura” si allontana.


LA NAZIONE Pagina 8 – Lucca Idv. Accuse al Comune

“Così lo stadio sarà stravolto” «IL METODO seguito da questa amministrazione è quello di far leva sulle emozioni dei tifosi per stravolgere lo stadio con un progetto che non prevede solo una ristrutturazione per migliorare la fruibilità della struttura, ma sarà in massima parte strumento per costruire volumi nuovi per attività commerciali e un nuovo grosso albergo». Non usa mezzi termini Antonio Vanni, responsabile urbanistica dell’«Italia dei Valori» che aggiunge come «l’area dello stadio deve fare parte di un puzzle più organico e vasto, in mancanza del quale è sufficiente che il complesso sportivo sia solo recuperato e migliorato rispettando le destinazioni d’uso funzionali allo sport e alla creazione di aree riservate ai tifosi e ai cittadini. Solo così si eviteranno stravolgimenti non guidati del territorio, i cui costi li pagheranno tutti i cittadini, in termini di vivibilità».


LA NAZIONE Pagina 6 – Prato L’altro fronte. Incidenti sul lavoro in itinere: contatto con la Regione. Cordoglio dal centrosinistra

Indennizzo alla famiglia Wang: la Provincia ci prova LA PROVINCIA, insieme alla Regione, sta cercando di aiutare economicamente la famiglia Wang dopo la tragedia di via Ciulli. Ieri, in particolare, la vice presidente Ambra Giorgi ha parlato con un dirigente regionale per capire se esistono i presupposti per accedere ai benefici della legge sugli incidenti sul lavoro in itinere: «Se, come sembra, le tre donne stavano andando a lavorare — spiega Giorgi — forse c’è la possibilità di far avere alla famiglia un indennizzo. Il massimo, in questi casi, è di 25mila euro a persona». Anche Asl e Inail si sono mosse per verificare l’esistenza dei requisiti di legge. Intanto il presidente della Provincia, Lamberto Gestri, ieri mattina ha inviato un messaggio al console cinese di Firenze, Zhou Yunqi, per esprimere il cordoglio di tutta la giunta alle famiglie delle vittime: «E il cor5doglio — continua il messaggio — va anche all’intera comunità cinese di Prato, colpita da una così dolorosa tragedia. Auspichiamo che questa occasione costituisca un momento di vicinanza tra la comunità cinese e quella pratese». Anche il governatore Rossi è intervenuto sulla tragedia: «Non conosco l’episodio specifico, può anche darsi che non abbia funzionato qualcosa e penso che si aprirà un’inchiesta — ha detto in mattinata — ma la prima cosa che viene da dire è: come si può morire in un sottopassaggio allagato?». Non è mancata nemmeno la vicinanza del gruppo consiliare del Pd: «Vogliamo esprimere dolore e cordoglio verso le famiglie delle tre donne annegate nella loro auto — si legge in una nota firmata dal capogruppo Carlesi a nome di tutti — Allo stesso tempo sarà necessario accertarsi dei motivi e delle dinamiche dell’accaduto, affinchè nel prossimo futuro si possano prevenire questi avvenimenti drammatici. Per la nostra città è una giornata di lutto». Secondo l’eurodeputato del Pd David Sassoli, invece, «c’è un senso della pietà che non può sovrapporsi alle dispute politiche e Prato saprà esprimersi con la giusta solidarietà e partecipazione al lutto. Per una città dove da troppo tempo predominano divisioni e contrasti è arrivato il tempo di scommettere su dialogo e amicizia. Alla comunità cinese — ha chiuso Sassoli — esprimo la solidarietà del Pd al parlamento europeo». Solidarietà è arrivata anche dai parlamentari democratici Lulli e Giacomelli: «È un grave lutto per tutta la città. E’ necessario appurare come sono andate le cose. Da parte nostra siamo a disposizione se si rendesse necessario l’intervento delle autorità centrali». Poi l’Idv («Speriamo che fatti del genere non si ripetano più») e il segretario regionale Pd Manciulli («E’ necessario fare chiarezza su quanto accaduto perchè la sicurezza delle persone sia sempre salvaguardata»). Infine il presidente del quartiere ovest Giovanni Mosca, che ieri mattina è rimasto a lungo in via Ciulli: «C’è grande amarezza, sono scosso. Per fortuna almeno il locale delle pompe era vuoto». L.B.


LA NAZIONE Pagina 4 – Pistoia Banda musicale spende 6 euro l’anno per la locazione.

Affitti a prezzi stracciati: polemica sui beni comunali Betti (Idv): “Palazzo di Giano non è una onlus” di DAVIDE COSTA TREMILA EURO d’affitto per una caffetteria in pieno centro città, meno di diecimila per un bar in piazza del Duomo, poco più di tremilacinquecento per il servizio di cartoleria e bookshop all’interno della più grande biblioteca cittadina. Numeri che forse sarebbero anche normali se ci si trovasse davanti ad affitti mensili. Cifre che si dimostrano decisamente fuori mercato considerando la realtà. Sono questi, infatti, i ricavi annuali che il comune di Pistoia ottiene dall’affitto di alcune delle strutture di sua proprietà. «Al di là degli assestamenti di bilancio, dei debiti fuori bilancio, delle anticipazioni di cassa, dei tagli imposti da questo governo — spiega Andrea Betti, capogruppo dell’Italia dei Valori in consiglio comunale — è chiaro a tutti come il bilancio e le casse del nostro ente non siano affatto floride. Nonostante ciò si continua a mantenere in essere locazioni e canoni d’affitto ben al di sotto dei prezzi di mercato». L’ESEMPIO più eclatante, secondo Betti, è rappresentato dalla concessione della caffetteria all’interno del Museo Marino Marini: tremila euro più iva, vale a dire 250 euro di affitto al mese. Più iva, anche se — fa rilevare Betti — l’iva non rimane al comune, ma viene girata immediatamente allo Stato. Fanno riflettere anche i 3.720 euro (sempre più iva) fatti pagare per il servizio di cartoleria e bookshop presso la Biblioteca San Giorgio. In questo caso la cifra mensile che viene corrisposta al comune di Pistoia si aggira sui 310 euro al mese. «Troppo poco — sottolinea Betti — considerando che si tratta di un’attività che all’interno della biblioteca opera in regime di monopolio». E poco importa se a Palazzo di Giano deve essere versato il due percento dell’incasso. «E’ sempre troppo poco», chiosa il capogruppo Idv. «QUESTI AFFITTI — spiega Betti — appaiono obiettivamente irrisori: è vero che il comune non è una società per azioni, ma sicuramente nemmeno una onlus dedita alla beneficenza. Per tutelare gli interessi della collettività è dunque necessario e urgente verificare tutti i rapporti contrattuali relativi ai beni patrimoniali concessi a terzi e l’adeguamento dei canoni a prezzi di mercato». CI SONO anche altri dati, resi noti da Betti, che non possono non far riflettere: 3.286,82 euro l’anno per la locazione del bar presso lo stadio comunale, 413,17 euro per un terreno a Piteccio che ospita un ripetitore tv della Rai, 2mila euro annui per la concessione del chiosco bar in piazza della Resistenza, 5mila euro per l’affitto di un terreno non edificabile sul quale si trova un deposito del gas. Non si salvano neppure Poste Italiane (che paga rispettivamente 13.724,16 euro e 6.723,48 euro annui per poter usufruire dei locali di Candeglia e Villa di Baggio) e l’Usl 3, che ha in locazione una porzione dell’immobile di Castel di Piazza per 1.500 euro più iva. Più che simbolico, poi, l’affitto riservato alla Banda Borgognoni, che paga 6,20 euro l’anno (dunque 0,51 euro al mese) per alcuni locali presso il Pantheon di piazza San Francesco. «LA NOSTRA INTENZIONE — conclude Betti — è quella di interpellare il sindaco affinché illustri in consiglio comunale quali sono le motivazioni e i vantaggi per cui l’Amministrazione continua a mantenere in essere affitti fuori mercato».


IL TIRRENO Pagina 4 - Cecina Nessuna busta nemmeno per la vecchia biblioteca comunale di piazza del Popolo Ex Capannina, zero offerte Simoncini: «Nessuna stima sbagliata Presto un altro bando» MARIO MOSCADELLI ROSIGNANO. Zero offerte per la Capannina e l’ex biblioteca. L’asta per questi due immobili di proprietà comunale è andata deserta: alla data del 30 settembre, termine ultimo per presentare le offerte, negli uffici del Patrimonio non è arrivata infatti nessuna busta. Dei quattro lotti messi in vendita, solo uno ha suscitato attenzione: il terreno in via Gabelli e Rosignano Solvay. Un’asta importante per le casse comunali, visto che dal ristorante posizionato sul lungomare Alberto Sordi a Castiglioncello e dall’edificio in via del Popolo si contava di raggranellare oltre 1 milione e 800mila euro: per la precisione 1.120.500 euro dall’ex biblioteca comunale, 690mila euro dalla Capannina (cifra che comprende anche alcune attrezzature e arredi, al centro di dure polemiche in passato). A questi si deve aggiungere un altro terreno di 85 metri quadrati nella zona di via Forlì, quotato dall’ente 8500 euro. Dunque, il prossimo 12 ottobre alle 10 sarà aperta una sola busta, quella relativa ai 60 metri quadrati di terreno in via Gabelli. Ma perché l’asta è andata deserta? «Non credo che la colpa sia stata delle stime sostiene Luca Simoncini, assessore al patrimonio - perché sono state decise attraverso delle attente rilevazioni di mercato. Insomma, non abbiamo esagerato nelle cifre. Credo che il mancato interesse sia dovuto alla crisi che sta colpendo l’edilizia e il sistema immobiliare. Per quanto riguarda Capannina ed ex biblioteca, infatti, oltre a sborsare i soldi per vincere la gara qui c’è anche da prevedere una ristrutturazione interna dei locali». L’ex Capannina potrà essere rilanciata sempre come ristorante, mentre nell’ex biblioteca potranno trovare spazio negozi e appartamenti. Ma per il momento resteranno come sono: edifici vuoti, in cerca di un nuovo proprietario. La giunta, però, ci conta su queste entrate, soprattutto dopo che la discarica di Scapigliato ha messo in grossa difficoltà l’attuale bilancio (e lo metterà anche nel 2011). «Sicuramente - continua Simoncini - procederemo, al più presto, ad un altro bando: reputiamo i due immobili sicuramente di mercato, anche se a questo punto dovremmo rivedere le stime». Ci sarà un ritocco, in basso. «Non posso dire di quanto perché è prematuro: sarà la giunta a valutare attentamente le nuove stime, cercando di renderle le più appetibili possibile».


CORRIERE DELLA MAREMMA Incidente sul lavoro in una frazione di Pietrasanta. Oggi sciopero di protesta.

Muore schiacciato da lastra di marmo. L’uomo è stato trasportato ancora vivo in ambulanza all’ospedale Versilia ma lì ha cessato di vivere Uno dei titolari di una segheria di marmo, la Pav di Vallecchia, frazione del comune di Pietrasanta (Lucca), ieri mattina è morto schiacciato da una lastra di marmo. Secondo una prima ricostruzione, Leonello Amadei, 61 anni, residente a Forte dei Marmi, stava spostando delle lastre con una ventosa. All’improvviso, forse per il distacco della ventosa, la lastra è caduta sull’uomo schiacciandogli il torace. Sul posto è intervenuta l’auto medica ed una ambulanza della Croce Bianca di Querceta che hanno prestato le prime cure al paziente e dopo averlo intubato lo hanno trasferito al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove poco dopo ha cessato di vivere. Per ricostruire la dinamica dell’incidente, è intervenuto anche personale della Medicina del Lavoro dell’Usl 12 Viareggio e i carabinieri. Uno sciopero di quattro ore in tutto il comparto lapideo è stato proclamato per ogg i dal sindacato Fillea Cgil a seguito dell’incidente mortale. Sempre ogg i si svolgerà un’assemblea pubblica alle 14.30 nella sede di Fillea Cgil di Seravezza (Lucca) con rappresentanti delle istituzioni, di enti ispettivi e Asl e lavoratori. Nel pomeriggio il partito Idv Toscana ha diffuso una nota scrivendo di essere “ vicino ai familiari di Leonello Amadei ”.


Rassegna 6 ottobre  

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