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21 settembre


Martedì 21 settembre 2010

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ECONOMIA

ATOMO PIÙ CARO DEL PETROLIO L’AUTOGOAL DEI NUCLEARISTI

Gli sprechi potenziali del nucleare secondo Marilena Nardi

L’Ain fa sparire dal sito l’imbarazzante ammissione

di Marco

Maroni

G

li è scappata una cifra. Una stima di costi in grado di far cascare tutto l’impianto retorico sulla convenienza dell’atomo in Italia. A pubblicarla è nientemeno che l’Associazione italiana nucleare (Ain), comitato che raccoglie i principali centri di ricerca e gruppi industriali attivi nel nucleare,

Enel in prima fila. Fondata nel 1958, membro del Forum atomico europeo e della European nuclear society, l’Ain è un po’ la punta di diamante tecnico-scientifica del mondo nuclearista. La stima, contenuta in una nota ufficiale che contesta uno studio americano secon-

GARANTISMI

di G. Me.

L’EX CAV. TANZI, L’INDEGNO C

alisto Tanzi non è più cavaliere del lavoro. Il presidente Napolitano ha revocato l’onorificenza al protagonista del crack Parmalat, che ha vaporizzato 14 miliardi di euro. Il Quirinale ha deciso su richiesta del ministro dello Sviluppo economico Silvio Berlusconi (ad interim). Motivazione (testuale): “Indegnità”. Qui gli spiriti garantisti vacillano. Tanzi non ha subito alcuna condanna definitiva. Sui dieci anni presi in appello a maggio scorso deve ancora pronunciarsi la Cassazione. Il berlusconismo insegna che fino alla sentenza della Cassazione, e in certi casi anche dopo, è da giustizialisti farsi un giudizio delle persone. Invece Tanzi è già indegno. E l’on. Totò Cuffaro, condannato in appello a sette anni per favoreggiamento della mafia? E il sen. Marcello Dell’Utri, condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa? Degni o indegni? Ci vorrebbe una nota esplicativa del ministero dello Sviluppo economico.

do il quale l’energia fotovoltaica sarebbe ora competitiva con quella nucleare, indica il costo dell'energia nucleare prodotta dalle nuove centrali tra i 10 e i 15 centesimi di dollaro al chilowattora. In euro, fa tra gli 8 e i 12 centesimi, vale a dire più del prezzo al quale l’energia è venduta nella Borsa elettrica italiana, che nel corso del 2010 è stato inferiore ai 7 centesimi.

“Rinascimento nucleare” MA ALLORA che ne è della retorica dell’atomo come fonte di elettricità a prezzo super conveniente rispetto ai costi del termoelettrico a gas o petrolio? Interpellata dal Fatto Quotidiano, l’Ain non ha voluto fornire dettagli sulla stima, affermando che è tratta da “fonti industriali, riservate”, tra le quali, ovviamente, l’Enel. Il colosso energetico campione del “rinascimento nucleare” italiano deve aver suggerito la parte bassa della “forchetta”, visto che la ricerca di 300 pagine recentemente commissionata allo studio Ambrosetti (“Il nucleare per l’economia l’ambiente e lo sviluppo”) e pubblicizzata con grande enfasi indica un costo di 6 centesimi al chilowattora. A conferma che le stime piuttosto alte sul costo dell’energia nucleare devono essere state imputate agli esperti dell’Ain come una gaffe imperdonabile, va registrato che l’Associazione nucleare ha provveduto rapidamente a far sparire dal sito la nota incriminata. La stima del costo dell’energia prodotta da impianti nucleari è una faccenda complessa, troppo spesso affidata ai pregiudizi in un campo e nell’al-

tro. Ma i dati dell’Ain fanno riflettere sulla disinvoltura con la quale l’Enel e il Governo diffondono cifre a supporto della tesi dell’economicità del nucleare. “Quelli pubblicati sono tutti range di prezzo”, spiega un portavoce dell’Enel, “basati su ragionamenti che hanno un orizzonte temporale dai 10 ai 60 anni”.

La denuncia di “Presadiretta”

CAOS SULLA SICUREZZA IN FINLANDIA

L’incognita dei costi VA QUI ricordato che stiamo parlando di impianti che nascerebbero per una vita utile fino ai 60 anni, e per i quali il costo di produzione del chilowattora dipende per oltre il 90 per cento dal costo di costru-

Il chilowattora nucleare potrebbe costare 8-12 centesimi di euro, mentre l’Enel dice 6 zione della centrale. Esemplare il caso del primo reattore europeo in costruzione dopo l’incidente di Chernobyl del 1986, quello della cittadina finlandese di Olkiluoto. Avviato nel 2000 il cantiere avrebbe dovuto essere chiuso nel maggio 2009, spesa stimata: 2,5 miliardi di euro. I costi sono ora saliti a 5,5 miliardi e l’impianto secondo Areva, il colosso pubblico francese che lo sta realizzando, dovrebbe essere consegnato alla fine 2012. Areva è il partner con cui l’Enel e il governo italiano hanno avviato la nuova avventura nucleare italiana. Con Areva e con il gigante elettrico francese Edf, l’Enel sta costruendo la centrale di Flammanville (in Normadia), basata sulla stessa tecnologia di Olkiluoto, nota come Epr (Europen pressuri-

La costruzione della centrale nucleare di Olkiluoto 3 in Finlandia doveva terminare nel 2009, ma problemi sulla sicurezza hanno fatto slittare la consegna al 2012. Potrebbero però esserci altri ritardi. Come ha denunciato domenica “Presadiretta” di Riccardo Iacona, gli operai dell’impianto hanno ricevuto solo nel 2006 le istruzioni relative agli standard di sicurezza per le saldature ma i lavori erano iniziati già nel 2003. A occuparsi dell’impianto è il gruppo francese Areva che presenterà lo stesso progetto anche in Italia.

zed reactor). A Flammanville l’Edf è già stata costretta più di una volta a rettificare verso l’alto il costo previsto per il chilowattora prodotto, e proprio a causa dei ritardi nella costruzione, che fanno impennare i costi finali di tutta l’operazione.

Reattori all’italiana IN ITALIA si parla di realizzare quattro reattori da 1.600 megawatt di potenza, per un costo stimato di 16 miliardi, 4 miliardi a centrale. La cifra appare ottimistica. Il gruppo energetico tedesco E.on, interessato alla partita, recentemente ha affermato che centrali di questo tipo costeranno almeno 6 miliardi. La differen-

za tra 4 e 6 miliardi equivale a un aumento del costo di produzione del chilowattora almeno del 30 per cento. Ad aprile un analista Citigroup, primo gruppo bancario mondiale, ha dichiarato che “da un punto di vista economico, il nucleare è una catastrofe, i costi devono essere trasferiti sui contribuenti”. Il decreto del febbraio scorso con il quale il Governo ha dato l’avvio al nuovo programma nucleare prevede una massiccia campagna di “informazione” per far accettare le centrali agli italiani. C’è da scommettere che la campagna non spiegherà che il chilowattora nucleare probabilmente costerebbe di più dell’energia che consumiamo ora. Come anche i super-nuclearisti dell’Ain hanno scoperto.

Centrali, i tempi si allungano e qualcuno non ci crede più DA UN RINVIO ALL’ALTRO PER LA COLLOCAZIONE DEI NUOVI IMPIANTI E L’AGENZIA È GIÀ IN RITARDO DI UN ANNO di Giorgio Meletti

L’

ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, era convinto di aver scoperto il segreto della velocità. Nel Paese che non riesce a rattoppare l’autostrada Salerno-Reggio Calabria annunciava l’apertura a tappe forzate dei cantieri per la costruzione di quattro centrali nucleari. Con l’ottimismo della volontà e con l’esibizione di un’aggressività futurista, assicurava che entro la fine naturale della legislatura (primavera 2013), le costruzioni sarebbero state avviate.

A DISTANZA DI UN ANNO dai roboanti annunci, e nonostante il tentativo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di surrogare le ventate di entusiasmo nucleare di Scajola, l’operazione accusa un clamoroso ritardo, al punto che gli stessi protagonisti

confessano a mezza bocca di non crederci più tanto. Colpisce il fatto che la relazione semestrale dell’Enel, pubblicata di recente con i conti al 30 giugno 2010, non riservi una sola parola allo stato di avanzamento del “rinascimento nucleare”. Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che si è trovato sulla scrivania il fascicolo lasciato inevaso da Scajola, sta provando a mettere insieme i pezzi. E sembra stia per arrendersi. INFATTI SCAJOLA aveva assicurato che entro febbraio 2010 la neonata Agenzia per la Sicurezza del Nucleare avrebbe battezzato i tre o quattro siti dove costruire le centrali atomiche. Poi arrivò un piccolo colpo di freno: c’erano le elezioni regionali, in primavera, era impensabile affrontarle con tre o quattro regioni imbufalite perché destinatarie di una centrale. Si

decise che a febbraio sarebbero stati stilati solo i criteri di individuazione dei siti. E si celebrarono le regionali con quasi tutti i candidati governatori, di destra e di sinistra, impegnati a giurare che mai una centrale sarebbe sorta a casa loro. Poi c’è stato il dramma di Scajola, la casa regalatagli a sua insaputa, le dimissioni. E tutto si è fermato. L’Agenzia per la sicurezza nucleare non esiste ancora perché non sono stati nominati i cinque mebri (il presidente, l’oncologo Umberto Veronesi in pole position, lo deve scegliere palazzo Chigi, due membri il ministro dell’Ambiente, due membri lo Sviluppo economico). Una volta fatte le nomine, i cinque dovrebbero darsi un regolamento, che è leggermente più complesso di un regolamento di condominio. A quel punto l’Agenzia dovrebbe passare alla definizione dei siti. Per adesso si sa che il ministero dello

Sviluppo, per portarsi avanti con il lavoro, ha chiesto alla Sogin, braccio nucleare del governo, di preparare una lista delle localizzazioni possibili delle centrali nucleari, però dev’essere una lista che non crei nervosismi, quindi i siti possibili devono essere possibilmente diverse decine. Con questo listone sul tavolo comincerebbe il braccio di ferro con regioni e comuni. MA ATTENZIONE: quello della localizzazione dei siti, per quanto importante, è solo uno degli adempimenti normativi e autorizzativi. La legge 99 del 2009, che ha aperto la strada al “rinascimento nucleare”, prevede la formulazione successiva di 25 decreti attuativi. Ai quali dovrebbe dedicarsi assiduamente, in questi mesi, il ministro dello Sviluppo economico che non c’è. Infatti nel lungo elenco di atti di governo rivendicati da Silvio Berlusconi come ministro ad interim non

c’è alcun colpo di reni sul nucleare. MA C’È UNA QUESTIONE più politica, e quindi più rilevante, a gettare un’ombra preoccupante sul futuro del “rinascimento nucleare”. L’obiettivo di avere i cantieri aperti prima delle elezioni si spiegava con la volontà di mettere l’operazione al sicuro rispetto a possibili ribaltoni politici. Fermare un progetto sulla carta è semplice, chiudere dei cantieri dove si sono già spesi dei soldi è più complicato, anche perché sarebbe la ripetizione dell’enorme spreco di denaro seguito al referendum anti-nucleare del 1987. L’apertura dei cantieri entro la primavera del 2013 è un obiettivo già ufficialmente abbandonato dal governo. Se poi le elezioni fossero anticipate, magari alla primavera del 2011, il discorso sarebbe ancora più gravemente compromesso.


LA NAZIONE Pagina 19 – Siena ABBADIA

Civitas in Regione «Difendiamo l’Unione dei Comuni» UNA DELEGAZIONE dell’Associazione Civitas di Abbadia San Salvatore ha incontrato, nel suo percorso di sensibilizzazione dell’opinione pubblica a tutela delle Comunità Montane, il consigliere regionale dell’Idv Marco Manneschi - Presidente della Prima Commissione affari istituzionali, programmazione e bilancio. «Un incontro molto produttivo» afferma Pierluigi Flori promotore dell’iniziativa. Manneschi ha fatto sua la richiesta, avanzata dall’Associazione, di sostenere l’opportunità di mantenere alle Unioni dei Comuni, nascenti dalla trasformazione delle Comunità Montane, la gestione delle deleghe regionali legate all’agricoltura, alla forestazione ed ai Consorzi di Bonifica che permetterebbe di unire il contenimento dei costi della rappresentanza politica e della gestione dei servizi amministrativi.


LA NAZIONE Pagina 10 – Attualità

Firenze, i balletti della politica Galli (Pdl) attacca la neo-finiana: «Vicino a te non ci sto più» di STEFANO CECCHI FIRENZE — L’OBAMINO di Italia non c’era, costretto negli studi Mediaset di Roma a registrare l’«one man show» per Matrix. Ma se Matteo Renzi fosse stato presente, probabilmente avrebbe avuto il sospetto che da rottamare come usato logoro non ci sia solo il vertice del suo partito. Perché ieri, in consiglio comunale a Firenze, è andato in scena uno spettacolo in due tempi che ha rimandato agli usi della prima repubblica, quando l’ostracismo fra forze politiche era esercizio praticato e il trasformismo un’opportunità. Tutto ha avuto inizio quando la vicecapogruppo del Pdl, Bianca Maria Giocoli, ha preso la parola per annunciare il passaggio al costituendo gruppo di Futuro e Libertà, nel quale confluiranno anche l’ex capogruppo di An, Riccardo Sarra, e un esponente del Pdl come Stefano Bertini, considerato fino a qualche tempo fa un verdiniano di ferro. Uno strappo doloroso per il Pdl, nella città del suo coordinatore nazionale. Uno strappo annunciato da tempo (la Giocoli era in rotta col partito, ‘colpevole’ fra le altre cose di averle preferito Giovanni Galli come capogruppo) ma che ha lo stesso scatenato un fortunale di polemiche. Non contenta dello schiaffo politico appena mollato, la Giocoli se l’è infatti presa proprio con il vicino di banco Giovanni Galli, sostenendo di non accettare lezioni «da esponenti di liste civiche passati in pochi giorni al Pdl». Apriti cielo. L’ex portiere di Fiorentina e Milan non ci ha infatti pensato troppo su. «Sono dispiaciuto per queste polemiche anche sul piano umano», ha detto. Poi, con gesto mutuato da Ezio Greggio a ‘Striscia la Notizia’, ha preso giacca, valigetta e scartoffie, e, fra lo stupore di tutti, si è alzato, allontanandosi dalla sua ex vicecapogruppo e trasferendosi due file sopra: «Accanto a quella non ci sto più». «Sono stata trattata come un’appestata», si lamenterà poi la Giocoli. Non immaginava che da lì a poco in quanto ad ‘appestati’ avrebbe avuto compagnia. QUALCHE minuto dopo, infatti, stavolta dai banchi della maggioranza, ha chiesto la parola Giovanni Fittante, consigliere eletto nelle fila del Pd ed autentico globetrotter della politica. Costui ieri voleva ufficializzare il nuovo cambio di casacca, dal Pd all’Idv, spiegando agli ex colleghi di partito le ragioni del suo gesto. Non ne ha avuto il tempo. Tutti i consiglieri del Pd, infatti, si sono alzati come poco prima aveva fatto Galli, ma loro l’aula l’hanno proprio abbandonata per protesta, lasciando Fittante a declamare le sue promesse («Il Pd mi ha attaccato ma io resterò fedele al centrosinistra») in un deserto istituzionale dal forte sapore ostracista. «Stiamo vivendo solo del peggiore trasformismo», si lamentava uscendo dall’aula un consigliere del Pd. A dire, involontariamente, che questa Firenze di inizio autunno, più che alla città di Obama rimanda piuttosto a quella di Depretis.


LA NAZIONE Pagina 2 – Livorno

«O Livorno cambia passo o non avrà più il potere di decidere» Il sindaco guarda al futuro e avverte la città. E la terna di possibili successori fa discutere non solo la Giunta di MICHELA BERTI LIVORNO — «O LIVORNO cambia passo oppure le decisioni importanti saranno prese fuori da questa città». Prefigura un futuro affatto roseo, il sindaco Alessandro Cosimi commentando la provocazione sui nomi usciti su queste pagine per il futuro primo cittadino: Emanuele Rossi, Andrea Romano e Marida Bolognesi. Il primo, Emanuele Rossi, è docente di diritto alla scuola superiore Sant’Anna e vanta un curriculum d’eccellenza nel settore; il secondo, Andrea Romano, firma di prestigio di molti quotidiani, da La Stampa a Il Riformista, è presidente della fondazione Montezemolo; la terza, Marida Bolgonesi, parlamentare di lungo corso, tornata alla ribalta dopo il congresso nazionale del Pd come esponente dell’area democratica a Livorno, è in odor di promozione alla guida dell’unione comunale del Partito Democratico. La «compagna, con diplomazia, pare abbia sorriso, del «bacio amaro» appena ricevuto. «Ma al di là dei nomi — dice il sindaco — Livorno ha bisogno di invertire la rotta e dare un segnale». Un salto di qualità a partire dalla maggioranza di centrosinistra che non sembra più essere capace di costruire un progetto per lo sviluppo e il rilancio della città. La terna di nomi — che in questi ultimi anni va tanto di moda — ha fatto sobbalzare quanti, ormai da tempo, stanno facendo un pensierino proprio su quel posto tanto ambìto. E che c’è di male? Commenta qualche «comunista doc»: in passato i «delfini» si preparavano per tempo, perché non si improvvisano i politici. E la scuola di partito, del vecchio Pci, seguiva con rigore la preparazione dei suoi amministratori. Nella giunta del sindaco Cosimi, però, non sembrano esserci «delfini» degni di sostituirlo, visti i pezzi da novanta che sono stati tirati in ballo. Un giudizio pesante nei confronti degli assessori comunali? «Affatto — assicura Cosimi — me li sono scelti e per me sono i migliori di questo mondo. Ci mancherebbe». E infatti tra i dieci assessori c’è già chi, su quel posto, ha messo gli occhi. NON CERTO l’assessore allo sport Claudio Ritorni: «Può anche darsi che, come sostiene Cosimi, nell’amministrazione non ci sia nessuno in grado di sostituirlo tra qualche anno per interpretare il “nuovo” che avanza. Le condizioni sono già cambiate. Ma il pensiero del sindaco non dovrebbe far trasalire nessuno, perché la politica deve esser fatta con spirito di servizio, per campare si fa altro. E comunque, io non sono interessato». Di rimando Fabio Del Nista, che stava camminando fianco a fianco all’assessore Ritorni — diretti in Comune — strizzando l’occhio rincara: «Diffidare sempre da chi dice che non è interessato ai posti! Non mi riferisco certo a Claudio, ma ad altri!». Perché, uno degli esponenti di spicco del Pd e dell’ex Margherita, presidente dell’Asa, è forse interessato? «Io no — risponde Del Nista sorridendo — ma ci sono molti interessati, anche nell’ex Margherita, soprattutto tra coloro che sono stati nella maggioranza (il riferimento è al presidente della Provincia Giorgio Kutufà, ndr) e che si rivolgono ai cattolici. Io sono da sempre in minoranza e laico, dunque sono tagliato fuori». E SI INCAMMINANO verso il Municipio dove, peraltro, qualche tensione nelle ultime settimane c’è stata. Soprattutto a seguito del documento che abbiamo pubblicato su queste colonne che non è affatto piaciuto al sindaco Cosimi. Nel Pd si è aperta la caccia alla «penna rossa» anche se qualcuno indica come ispiratore l’assessore Bruno Picchi, lavoratore instancabile della giunta Cosimi e politico apprezzato; altri invece tirano in ballo il capogruppo Gabriele Cantù che sempre più spesso ha il cerino in mano. Insomma nel Pd gli animi sono tutt’altro che sopiti. «A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?»: lo diceva il grande Totò...


IL TIRRENO Pagina 3 - Livorno LA DISCARICA Esposto in procura del comitato

Il caso del Limoncino lacera la maggioranza Nel vertice si consumano le tensioni interne: oggi nuovo tentativo ALESSANDRO GUARDUCCI JUNA GOTI LIVORNO. L’affare Limoncino sta lacerando la maggioranza, come dimostra il clima molto teso che ha caratterizzato il vertice andato in scena ieri pomeriggio a cui hanno partecipato Alessandro Cosimi, Giorgio Kutufà, i gruppi consiliari di maggioranza di Comune e Provincia e i segretari dei partiti (ci sono state delle defezioni, ma tutte giustificate). Un vertice che non ha affatto raggiunto l’obiettivo di comporre le diverse posizioni sulla vicenda, tant’è che le forze politiche si sono date appuntamento a questo pomeriggio per fare un nuovo tentativo di “conciliazione” in vista della delicata seduta del consiglio comunale di domani sera: la sensazione è che si tratti di un’impresa disperata. Il summit ha infatti evidenziato le frizioni tra i Dipietristi e gli altri partiti di governo e anche all’interno dello stesso Idv. Clima difficile anche in casa Pd, dove si ha la netta sensazione che si consumino anche tensioni che nulla hanno a che vedere con la questione della discarica. Intanto - dopo la denuncia presentata dai proprietari del sito industriale del Monte La Poggia - il comitato “no discarica” non si arrende. Anzi. “Non abbiamo effettuato alcun blocco - scrivono - perché di fatto la delibera comunale 1305/2010 ha stabilito che la società Bellabarba non può continuare l’attività estrattiva se non nei limiti della realizzazione della discarica”. In più, continua la nota, “la strada del Limoncino non è camionabile, non è munita di segnaletica stradale, non è asfaltata nel tratto terminale e quindi il passaggio dei mezzi pesanti solleva polveri. Nessuna autorità interviene, ma la strada non può essere usata per fini industriali”. Di qui la decisione di presentare un esposto alla Procura per verificare la correttezza dell’intera operazione Limoncino e, in particolare, l’idoneità della strada che porta all’impianto. La Forestale, interpellata dal comitato, l’ha definita “strada vicinale gestita direttamente dai frontisti con interessi privati”. Ma ha anche ricordato che le autorità competenti in materia sono altre.


IL TIRRENO Pagina 10 – Livorno DISCARICA E BIOMASSE

Tamburini: quante bugie sull’Italia dei Valori Tamburini continua a mentire spudoratamente sulla mia attività di consigliere, sull’Italia dei Valori e sul caso “discarica-biomasse”, così devo tornare a smentire le sue panzane. Quali bugie ha detto stavolta il mancato capogruppo Pdl? 1) il sottoscritto non sarebbe stato in Consiglio comunale al momento del voto sulle biomasse, anzi si sarebbe “auto esiliato in Sardegna” (sic): in realtà ero presente eccome, e dopo aver presentato la mozione, raccolto le firme, affrontato polemiche e cercato inutilmente di stanare l’opposizione, ho votato e fatto approvare dal Consiglio il documento che critica quel tipo di impianti; 2) gli assessori che, secondo Tamburini, avrebbero dovuto controllare i dirigenti che hanno firmato le autorizzazioni sulla discarica e sulle biomasse sarebbero esponenti dell’Italia dei Valori: in realtà durante tutto il procedimento che si è concluso con la concessione delle autorizzazioni da parte della Provincia, l’Idv non aveva nessun assessore nella giunta provinciale e non aveva ancora avuto l’assessorato all’ambiente in Comune. Discarica e biomasse non erano presenti neanche nel programma elettorale del centrosinistra, perciò Idv non ha nessuna difficoltà a prendere le distanze da questi veri e propri scempi ambientali, sperando che prima o poi lo facciano anche gli altri. Visto che Tamburini è recidivo nell’inventarsi di sana pianta cose inesistenti per danneggiare gli avversari politici, chiedo al Tirreno di avvalorare le mie smentite controllando atti e verbali del Comune. Andrea Romano Italia dei Valori


ne Aperte

usione»

onomia economica e della Banca Costa n territorio come quel(Livorno, Rosignano, mbino) con un'e levata one numerica di attirciali e imprenditoriali da quella in cui si mito di Sovicille e Chiane. Costa Etrusca in uno ritoriale così evideni i presupposti per poere autonomamente e alido sostegno alle inienditoriali locali. Comitato Amaranto Sergio Corti Banca Costa Etrusca)

li Stati Uniti d'Ameconto che un gruppo di Livorno ha vigliaccaiato durante il minuto n memoria della morte Alessandro Romani reggimento Col Mozio della partita con il ; considerato che queia è stata osservata in i d'Italia in generale e silenzio, s'invita il omunale ad esprimere ed esplicita condanna senza ma dei responnno vergognosamente memoria del tenente Romani e insieme a lui a, i nostri ragazzi in me purtroppo altre volte hanno portato la nostra enerale esecrazione.

Bruno Tamburini Massimo Ciacchini (Consiglieri comunali Pdl Livorno)

IL CORRIERE DI LIVORNO LA PRESA DI POSIZIONE

«Moschea: sì ma a spese dei credenti, non del Comune»

Andrea Romano, del'Italia dei Valori, interviene in merito alle polemiche sollevate dalla proposta della comunità islamica di costruire una moschea. Di fronte al dibattito apertosi sulla richiesta degli islamici livornesi di poter avere una loro moschea dove pregare, possiamo far tesoro della posizione espressa dai ragazzi di Senza Soste, anche se sicuramente non si possono annoverare fra i più accesi sostenitori (per usare un eufemismo) dell'Amministrazione comunale. Senza Soste affianca saggiamente al diritto costituzionale di libertà religiosa e d'espressione, che va garantito senza se e senza ma, la necessità del rispetto reciproco fra diverse culture e della laicità delle istituzioni pubbliche, ricordando che la struttura dovrebbero pagarsela i credenti e non il Comune. Mi fa piacere ricordare che questa condivisibile presa di posizione si inserisce nel solco delle più profonde tradizioni livornesi, dato che possiamo ritrovarla, adattata ovviamente al

IFLESSIONE

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Anzi, di recente, un nuovo e per fortuna rapido intervento è stato eseguito in Viale Foscolo. Sarà pertanto mia cura inoltrare a codesta amministrazione la

contesto dell'epoca, nel testo delle famose Leggi livornine, faro di tolleranza agli albori dell'era moderna: al paragrafo XX° si afferma infatti il diritto degli Ebrei di costruirsi una Sinagoga a loro spese, specificando che nessun "Christiano" debba recare disturbo o violenza agli usi "hebraici" e viceversa. I trasgressori del patto di rispetto reciproco, chiosava il Granduca Ferdinando, saranno "puniti severamente, e conforme alle leggi gastigati". Chiaro e semplice: libertà per tutti, sicurezza per tutti. E' fondamentale mantenere la laicità delle istituzioni, a 360 gradi: il Comune potrebbe dare un doppio segnale in questo senso, realizzando finalmente il registro per il testamento biologico, bloccato da mesi dopo una levata di scudi clericale, e garantendo che la dignità del culto dei musulmani, e di chiunque altro, si realizzi a costo zero per la cittadinanza e nel rispetto rigoroso delle regole. Andrea Romano (Italia dei Valori) cui sostavano le auto per un certamente più estetico marciapiede, intervento peraltro replicato anche dal lato dell'ospedale, senza pensare che una ritoccatina all'asfalto, già che c'era, avrebbe evitato nel marzo di quest'anno, quando Livorno è stata colpita da una specie di alluvione, di assistere allo spettacolo impietoso di chi, non fortunato come me che ero in auto, si è trovato costretto in


LA NAZIONE Pagina 7 – Livorno Rosignano. Oggi l’attesissimo voto sulla variazione di bilancio

Banco di prova per la maggioranza E su tutta la vicenda-Rea grava anche l’esposto alla Corte dei Conti di CINZIA GORLA ROSIGNANO — VARIAZIONE di bilancio. Approda oggi in Consiglio Comunale la manovra da 9 milioni e 468.684,70 euro varata da Gennaro Tudisco, assessore al bilancio ed ex presidente del collegio dei sindaci revisori di Rea, per correggere l’errata previsione di 22 milioni di entrate Rea 2010 approvata il 15 aprile. Una previsione di bilancio che, ci è stato ripetuto più volte, contava su 35mila tonnellate di rifiuti dalla piana fiorentina e su 20mila da Lucca, ma senza un documento a garanzia e mai arrivati. E’ la prima variazione di bilancio al negativo di questo comune. E c’è molta attesa per la discussione. Vedremo cosa accadrà in fase di voto soprattutto tra i consiglieri Pd e Idv, perché il punto è tutto lì. E’ NELLA MAGGIORANZA che ci sono i numeri per l’approvazione. Ma ci sono anche alcuni mal di pancia. Vedremo se verranno superati al momento del voto. Un voto storico che sarà preceduto dalla presentazione alla Procura Generale della Corte dei Conti dell’esposto firmato da Francescalberto De Bari e Angela Porciani, capigruppo rispettivamente de «Il Cambio» e «Rosignano Democratica». Un esposto che si basa in buona parte sulla nostra inchiesta che ha rivelato anche tutti gli intrecci societari di Rea, con il socio privato Enerambiente, 24%, al centro di un’interrogazione parlamentare Pdl che chiede lumi su eventuali rapporti con la Sacra Corona Unita. E, in quanto socia al 49% di Te.Am Teramo Ambiente, Enerambiente anche al centro di un fascicolo aperto dalla procura di Teramo su Te.Am. Enerambiente che nel Cda di Rea, presieduto da Fabio Ghelardini, esprime Stefano Gavioli, che di Enerambiente è presidente. E che esprimeva anche Giovanni Faggiano, dimessosi su richiesta del sindaco Franchi dopo che abbiamo reso nota la sua condanna in primo grado per favoreggiamento nella tangentopoli brindisina del 2007. UN ESPOSTO che, sottolinea la Porciani, intende esprimere «grosse preoccupazioni» sulla responsabilità della presidente del consiglio Lucia Croce e di tutti i consiglieri sul voto di oggi. Vedremo cosa accadrà. Si attende il no delle forze di opposizione Rds e «Il Cambio». Vediamo cosa farà «A Sinistra per» con Luppichini e Franconi. E si attende il no del Pdl che con il capogruppo Luca Luparini ha affondato anche sui debiti che Rea, partecipata di maggioranza del Comune, ha nei confronti del Comune stesso. Perché, ricordiamo, non c’è solo un ridimensionamento enorme della previsione 2010, ma ci sono pure circa 14 milioni di debiti 2009.


IL TIRRENO Pagina 9 - Grosseto

«La pluriclasse era già stata decisa» Cagnacci (Pd) spiega i motivi della scelta a Fonteblanda ORBETELLO. «Adesso basta, è l’ora di finirla con queste polemiche, ecco la verità sulla scuola di Fonteblanda». A parlare in questo modo è Antonio Cagnacci, cittadino e tesserato del Partito democratico, promotore dell’iniziativa avvenuta a Fonteblanda, insieme al consigliere provinciale dell’Idv Anna Carbone. Sostiene Cagnacci che la pluriclasse per la scuola media di Fonteblanda era già una realtà definitiva in organico di fatto. «I numeri non consentivano un deroga successiva - spiega - come è stato possibile invece per la scuola media di Castell’Azzara». Cagnacci infatti, spiega che c’era stata la possibilità reale che alcune famiglie scegliessero alcune scuole limitrofe in grado di rispondere ai loro bisogni e altre minacciavano di fare altrettanto di fronte alla certezza irrevocabile della pluriclasse. Di fronte a queste ipotesi su richiesta di molti cittadini (che avevano avviato in proprio una petizione popolare), e di alcune famiglie coinvolte, hanno deciso di promuovere l’incontro pubblico, ritenendo che il problema fosse dell’intera comunità e non dei singoli genitori. «Lo spostamento della prima media ad Albinia - dice - oltre alla chiusura del plesso di Fonteblanda nel giro di due anni avrebbe avuto come conseguenza più dannosa, anche un aumento di alunni nelle classi di Albinia». Questa è la semplice realtà dei fatti. «La riforma Gelmini - aggiunge - è davvero “sciagurata” e ha distrutto con tagli e poca sensibilità buona parte della scuola pubblica. Rispetto ad un argomento come la formazione dei nostri figli e a tutti i problemi più urgenti della comunità, i cittadini si aspettano dal centrosinistra orbetellano, alternative serie, unitarie e possibilmente più incisive».


LA NAZIONE Pagina 2 - Pistoia Imposte e tasse nuovo strumento di verifica del comune

Via libera al Consiglio tributario IL CONSIGLIO comunale ha approvato la costituzione del consiglio tributario. Formato da quattro membri, designati dall’agenzia delle entrate, dall’agenzia del territorio, dall’Inps, dal comune, il consiglio tributario dura in carica tre anni e ha lo scopo di patecipare alle attività di accertamento fiscale. La proposta di delibera è stata presentata dall’assessore al bilancio Mirco Vannucchi: «E’ un organismo squisitamente consultivo. Esso, così prevede il regolamento, coadiuva l’amministrazione comunale nello svolgimento dei compiti di partecipazione all’accertamento fiscale e contributivo dei redditi delle persone fisiche e giuridiche». Il regolamento è stato approvato a maggioranza. Hanno votato a favore i gruppi Pd, Idv, Comunisti per Pistoia, Gruppo indipendente, Sinistra indipendente, Laici Riformisti. Hanno votato contro Forza Italia, An, Lega, Verdi. Secondo Alessandro Capecchi, capogruppo di An-Pdl, dovrebbe essere esplicitato il tipo di dati da raccogliere e valutare perché sia garantita la trasparenza e l’imparzialità del consiglio tributario. La normativa dovrebbe contenere indicazioni operative: «anche sotto il profilo della funzionalità, questo regolamento lascia perplessi», ha detto Capecchi. Pagliai ha definito disgustoso il fenomeno dell’evasione fiscale. Il capogruppo Udc ha notato che la fiscalità pesa soprattutto sui lavoratori dipendenti. Pur annunciando il voto favorevole, ha sottolineato la vaghezza con cui i compiti del nuovo organismo vengono enunciati. «Occorrerà monitorare l’attività del nuovo organismo. E’ qualcosa che merita di essere visto anche in una prospettiva di garanzia», ha detto Bartoli del Pd. Bartolomei, capogruppo di Forza Italia-Pdl, ha detto di non capire a cosa serva il consiglio tributario. Secondo Guiducci, consigliere Pd, è necessaria una nuova proposta fiscale per l’intero paese. «Dobbiamo essere chiari. I comuni non possono diventare cacciatori di teste, come vorrebbe il governo», ha detto —. Se mal gestito, il consiglio tributario può diventare un’arma impropria”. Anche secondo Fusari, capogruppo dei Verdi, il provvedimento non ha una grande utilità.


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