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31 agosto


pagina 2

ITALIA COLONIA

ITALIA CO

Vacanze romane

Sorridenti

Noleggiate

Il Corano

Le convertite

Distribuiva baci ai passanti domenica sera il leader libico a passeggio per le vie della Capitale. Si è fermato in piazza Campo dei fiori, circondato dalle guardie del corpo, per un cappuccino al bar Obika alla fine di una giornata di Ramadan.

Come se fossero in attesa del cantante preferito, prima che inizi il concerto, le hostess e forse future convertite all’islam, sorridono agli obiettivi dei fotografi che immortaleranno l’arrivo del Colonnello per le “lezioni libiche”.

Dopo essere state selezionate sul sito dell’agenzia Hostessweb, secondo criteri che nulla hanno a che vedere con la spiritualità e il Corano, le 200 ragazze italiane “noleggiate” dal Colonnello entrano nella sala dove ascolteranno lezioni di islam, economia e politica.

Una copia del Corano è stata distribuita a tutte le hostess presenti all’incontro con Gheddafi nella villa dell’ambasciatore libico. Alcune sono uscite dichiarandosi “sconvolte”, altre hanno accettato la conversione.

Dieci ragazze si sono presentate secondo incontro, ieri mattina, l’intenzione di convertirsi (per l è stato officiato un rito) con la testa coperta dal velo. Una di loro aveva al collo una medaglia con la foto del Colonn

RAIS E CAIMANO, CHE VERGOGNA

LA VILLA DELL’AMBASCIATORE Nella foto la villa romana dell’ambasciatore Hafed Gaddur dove il colonnello Muammar el Gheddafi ha montato la tenda e ha tenuto i suoi incontri-lezione sul Corano davanti alle cinquecento ragazze

L’imbarazzo di Pdl e Lega e l’attacco dei finiani: la visita di Gheddafi sta diventando un problema per Berlusconi

di Paola Zanca

I

ndossa un caftano color panna, pelle bianca, non deve aver fatto neanche un giorno di mare. Lì, fuori dal portone blindato dell'Accademia libica di Roma, nessuno ha il coraggio di avvicinarla. Ha lo sguardo troppo perso, e perfino la folla di cronisti che è lì ad assistere alle avventure del lunedì del colonnello Muammar Gheddafi preferisce lasciarla in pace. Ma è come se in quel pomeriggio da sogno, la ragazza color panna ci fosse rimasta incastrata. Passa più di mezz'ora prima che l'efficientissima organizzatrice delle hostess riesca a recuperare la borsa che le era stata sequestrata all’ingresso, come a tutte. “Non le è successo niente – dice – è solo che non sta bene”. Le altre sue colleghe – perché assistere alle lezioni di un dittatore 70enne sull'islam non può essere che un lavoro – da quel portone escono dopo più di due ore. Quasi tutte in bianco e nero, sfilano via in silenzio, così è stato ordinato. Solo tre si fermano a parlare. E sono talmente loquaci che è chiaro che loro, di ordine, hanno avuto quello opposto.

“Lui ci ha detto di aggiornarci” DIANA Lazzarini ha 23 anni e studia Scienze politiche a Roma. “Lui dice che dobbiamo aggiornarci, non vuole convertirci, vuole solo che leggiamo il Corano per capire la verità”. Parlare di soldi le dà “fastidio”. Preferisce discutere di famiglia, come hanno fatto, dice, per quasi due ore. Anche dei problemi di quella del nostro pre-

mier? “No, di quelli no”. Già, come potrebbe Gheddafi parlare male dell'uomo che gli ha dato le chiavi di “Disneyland”, come la chiama FareFuturo? Dopo le scuse per il passato coloniale, la Venere di Cirene restituita, e cinque miliardi di dollari a titolo di risarcimento stabiliti dall'accordo del 2008, abbiamo messo in piedi “il parco giochi delle vanità senili” di Muammar Gheddafi. “Nella politica è come nella vita normale, per risolvere i problemi bisogna comportarsi come con i clienti. Gheddafi è originale e l'ho trattato come un cliente originale”. Silvio Berlusconi lo aveva detto un anno fa. Cosa intendesse, cominciamo a capirlo meglio ora. Ragazze a centinaia, un carosello alla caserma dei carabinieri Salvo D'Acquisto, tutta l'alta finanza e la meglio imprenditoria chiamata a raccolta, tappeti rossi stesi ovunque. E questa che chiamano “amicizia”, anno dopo anno, si trasforma in un legame a senso unico. Dove, neanche a dirlo, la parte dei perdenti la recitiamo noi. Bastava guardare le facce dei due leader, ieri, per fotografare una situazione sfuggita di mano. Gheddafi in splendida forma, con il suo mantello marrone e gli occhiali con le lenti sfumate d'az-

FareFuturo: “Siamo diventati la Disneyland del Colonnello, il parco-giochi delle sue vanità senili”

VISTO DAL “GIORNALE”

Non mettete in crisi Feltri

L

a notizia c’è. Va data. Ma come? Bel cruccio per Vittorio Feltri e il suo “Giornale”, dilaniato tra gli interessi politici, per carità solo politici, del suo boss e le idee dei lettori. Non sempre coincidono. Gheddafi ne è la prova. Domenica ecco l’editoriale del direttore pronto ad attaccare, rimproverare, dare degli stolti a tutti coloro che non capiscono l’importanza di questa visita. Fino a titolare: “Non si fanno affari con Gheddafi? Ma andate a Ramadan”. Bene. Andata e ritorno. Peccato che ieri ci sia stata una “leggera” sterzata, affidata a Massimiliano Lussana dove si parla di “circo”, aspetti folkloristici, tute mimetiche e amazzoni. Fino a cadere nella giustificazione principe: “Insomma, il classico circo della politica. Almeno quello di Gheddafi è più divertente”. Sarà per questo che Maurizio Belpietro non gli ha dedicato nemmeno una riga sul suo “Libero”.

(FOTO ANSA)

zurro. Berlusconi teso, senza il minimo accenno di sorriso e il trucco visibilmente marcato all'attaccatura dei capelli. Sarà che due anni dopo la firma del Trattato Italia-Libia, molti di quelli che avevano gioito per “l'accordo storico”, ora si accorgono che forse gli abbiamo dato troppa corda.

LA PROTESTA DELL’IDV

A TENDA RISPONDE TENDA

L

Le diverse idee nella maggioranza APPENA messo piede in Italia Gheddafi ha pensato bene di dire che “l'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa”? Ed Enrico La Loggia, deputato Pdl, si domanda quando “farà un appello per la libertà di culto nei paesi islamici”, mentre il sindaco di Milano Letizia Moratti rivendica: “Noi abbiamo la nostra religione, che è la religione cristiana”. Furibonda la Lega: l’eurodeputato Claudio Morganti è convinto che finalmente “il leader libico ha scoperto le carte su qual è il progetto islamico per l’Europa”. E anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi ha le idee chiare: “Gheddafi fa splendidamente l’interesse della sua nazione. Tocca a noi fare il nostro interesse. Il punto è questo”. Ma se la Lega ha soprattutto paura di finire tutti “islamizzati”, quello che davvero c'è in gioco è la nostra credibilità. Il presidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia, Giuseppe Piperno dice: “Non vorremmo che il nostro paese divenisse il palcoscenico per le prediche integraliste del dittatore libico”. E il finiano Benedetto Della Vedova aggiunge: “Il problema non è quello che Gheddafi dice quando è qui, è quello che fa quando

sta in Libia: abbiamo a che fare ricorda - con un tiranno, un dittatore e questo atteggiamento di totale accondiscendenza dà l'idea che ce ne siamo dimenticati”. Chissà se ieri sera, tra una chiacchiera con il presidente di Finmeccanica Guarguaglini e una con l'ad dell’Eni, Scaroni, tra un caffè con il numero uno di Impregilo Ponzellini e un digestivo con l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, il colonnello ha

trovato il tempo per rispondere a monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio Cei per gli Affari giuridici. Voleva chiedergli “notizie sui campi di detenzione in Libia”, su “ciò che accade ai disperati d’Africa arrestati dalla polizia libica”. Dall'Italia, monsignor Mogavero dice di non aver avuto risposte. Sono tutti troppo impegnati a staccare biglietti per il prossimo giro sulla giostra.

I giovani ebrei: “Non vorremmo che l’Italia fosse il palcoscenico per le prediche del dittatore”

LA VISITA DI GHEDDAFI La visita di Gheddafi (col “dono” di una ragazza italiana da parte del premier) nell’illustrazione di Marilena Nardi. A destra, Livia Turco. Sotto, Daniela Santanchè (FOTO ANSA)

a tenda della legalità per opporsi a quella delle illegalità. L’Italia dei Valori ieri ha allestito il proprio campo base davanti all’ambasciata libica, per protestare con un sit-in, contro il Trattato di amicizia e lo show da circo barnum che ha invaso Roma con l’arrivo di Gheddafi. “Siamo qui per consegnare la laurea 'horroris causa al Colonnello " – ha dichiarato il senatore dell’Idv Stefano Pedica –. Stiamo cercando di far conoscere la nostra indignazione per il trattamento riservato a un dittatore che non rispetta i diritti umani, per far capire che la firma del trattato non ha nulla a che fare con la legalità". Il Pd non manifesta ma almeno parla, per bocca di Bersani. "Più che teatrino libico si tratta del teatro della politica estera berlusconiana". Noi arriviamo a questo punto perché è una impostazione: le relazioni speciali – ha detto il leader del Partito democratico –. Questo meccanismo ci ha portato a stare fuori da tutte le cose rilevanti. Ora siamo alle favole che questo ci porta benefici, affari. Non è vero". Bersani ha parlato di "episodi che lasciano perplessi, a dir poco" e, a proposito delle ragazze convocate per la lezione di Gheddafi sul Corano, ha spiegato: "Anche questo fa parte di un contesto preciso”, mentre l’Idv ha definito la questione “istigazione alla prostituzione”.

DAL CARROCCIO “Certi spettacoli li lasciamo a Roma”

Salvini: niente circo qui a Milano

imbarazzo dei “duri e puL’dichiarazioni ri” del Pdl per l’arrivo e le di Gheddafi,

c’è. Daniela Santanchè usa la diplomazia e prende tempo con le scorciatoie del politichese mentre i padani del-

E la Santanchè dimentica la sua vecchia battaglia contro l’islam: va bene così, è un capo estero

la Lega attaccano evidenziando anche delle fratture all’interno dello stesso partito. Flavio Tosi, sindaco di Verona brilla di schiettezza dicendo che : “Quando arriva con le amazzoni, fa gli incontri con le donne, finge che qualcuna si converta, ma è poi tutto organizzato, attua un preciso disegno politico ed economico”. IL DEPUTATO Massimo Polledri in serata si augurava invece “che il colonnello Gheddafi si preoccupi di garantire in Libia gli stessi diritti di cui gode ogni volta che viene nel nostro Paese. Se infatti è del tutto normale che un cristiano si possa convertire all’islam, non mi sembra sia ancora possibile il

contrario”. L’europarlamentare Matteo Salvini invece assicura: “Fino a quando Gheddafi rimane a Roma con i suoi cammelli e il suo circo va tutto bene. L’importante è che non arrivi a Milano”. Gheddafi per Salvini è “Pittoresco”: una sorta di dazio da pagare “per firmare quattro contratti per costruire gasdotti. Noi della Lega tutto questo siparietto ce lo risparmieremmo volentieri”. Alla domanda: “Scusi onorevole ma cosa ha provato sentendo Gheddafi parlare di islamizzazione?”. Glissa anche se ricordando le sue abituali esternazioni contro il mondo islamico, i minareti e le moschee, ci si stupisce di tanta calma. Afferma di preoccuparsi più di

chi “vuole fare entrare la Turchia in Europa. Primo su tutti Berlusconi” e comunque dichiara di “incazzarsi di più quando sente che un prete concede l’oratorio per il periodo del ramadam”. SULLA CENA di ieri sera Salvini dalla Sardegna, non ha dubbi. “Lasciamo perdere. Preferisco non commentare. Personalmente però mi spiace non esserci stato solo per le 500 ragazze”. E gli onori riservati a Gheddafi? Chi li paga? Roma ladrona? “Sono gli stessi onori riservati ad altri capi di stato”. Gli ultimi commenti leghisti arrivano a mezzo stampa in serata. L’eurodeputato Franco Morganti dichiara: “Personaggi del genere non do-

La Santanchè davanti la moschea (FOTO ANSA)

vrebbero oltrepassare il confine italiano, ma starsene a predicare a casa loro. Finché la Lega sarà forte, il pericolo dell’islamizzazione dell’Italia sarà remoto”. E POI C’È Daniela Santanchè. Gheddafi ha idee opposte alle sue, prega Maometto che lei considera “poligamo e pedofilo”, chiede un’Europa islamica. Ma per lei, se si tratta del colonnello Muammar el Gheddafi, è tutto tollerabile. “È un capo di Stato e come tale il nostro Paese ha il dovere dell’accoglienza” ha

dichiarato la neo-sottosegretaria. La stessa che avrebbe nei confronti dei richiedenti asilo politico che la Libia chiude nei centri detentivi? Non è un suo problema. La presenza di Gheddafi “mi lascia indifferente”, “non mi riguarda”, “non commento”. La Santanchè si dichiara indignata “piuttosto dagli intellettuali chic che firmano per la liberazione di uno stupratore come Roman Polanski”. Gheddafi parla della sua religione, fa proseliti, “com’è normale che sia, ma non credo che avrà molto seguito”. Eppure, anche se normale non è, compresi i cavalli e le hostess da convertire, alcune di loro hanno ceduto al velo. “Non capisco perché tanti imbarazzi – dice la Santanchè – fior fior di capi di Stato hanno stretto le mani sporche di sangue di Fidel Castro”. Perché, in fondo, è sempre colpa dei co(E. Reg. e C.Pe.) munisti.

“Il premie solo quando

TURCO: “CON NOI DELL’ CHE PARLARE DI di Caterina

“M

Perniconi

i stupisce che Silvio Berlusconi si dimentichi che siamo un paese cattolico quando c’è Gheddafi mentre all’opposizione lo ricorda a ogni piè sospinto...”. Non usa mezze misure l’ex ministro della Sanità Livia Turco per commentare la visita del leader libico e il suo tentativo di convertire le 200 ragazze presenti alla lezione di Corano. “L’Europa deve diventare musulmana” ha detto Gheddafi. “L’Europa deve diventare un paese che accoglie tutte le religioni” risponde la Turco. Onorevole, come giudica l’ospitalità offerta a Gheddafi da parte del governo italiano? Quando viene in visita un capo di Stato, si ha il dovere dell’ospitalità. Ma qui c’è una mancanza di rispetto. Da parte di chi? Sicuramente del leader libico, che non rispetta il nostro paese. Ma anche da par-

te di chi accondiscen questo pietoso spett no. Capisco la diplom le relazioni, ma questo klore. Una carnevalat due aspetti gravi.

La questione emigranti

Mi sento presa in giro Perché non esigiamo il rispetto dei diritti?

Visto dall’estero

Cavalli, amazzon del Colonnello e la LO SHOW DI GHEDDAFI a Roma colpisce la stampa internazionale che gli dedica spazio e ironia a iosa. Il colonnello dittatore in Italia “con tenda, cavalli e guardia del corpo femminile”, nota il Times, mentre la Bloomberg scrive che il leader libico porta con sé “cavalli e affari per miliardi”. L’elogio all’islam di Gheddafi e, soprattutto, l’invito a farne la religione dell’Europa fa titolo sul WSJ e pure sulla stampa spagnola, mentre il Chicago Tribune, ispirato dall’Ap, punta sulla lezione impartita a “500 giovani donne italiane” (“modelle” per El Mundo, “escort” per altri). La stampa francese, come pure la Cnn, sottolineano i legami tra Italia e Libia sanciti dal Trattato d’amicizia, di cui ricorre l’anniversario, e dalla frequenza delle visite. Se Gheddafi dà un tocco d’eccentricità alle cronache dall’Italia, la politica non lascia

tregua. Il F dal titolo “ sostiene ch sopravvive gli dia il co decidere “ Una crisi, s economico necessarie dovrebber trovare un Tre le opzi di centrod 2) Fini form ‘democrist guidato da imprendito “Nessuna avrebbero Berluscon


IL TIRRENO Pagina 4 - Attualità

Processo breve, è di nuovo gelo tra Pdl e finiani E la legge elettorale divide il Pd. Bersani media: non impicchiamoci a un modello ROMA. Nel centrodestra è ancora stallo. Dopo alcuni timidi tentativi di dialogo si è tornati al muro contro muro fra berlusconiani e finiani. Argomento del contendere sempre la giustizia ed in particolare il ‘processo breve’: gli uomini più vicini a Gianfranco Fini continuano a chiedere modifiche al ddl, ma soprattutto mettono sul tavolo della trattativa il nodo della «incompatibilità» del presidente della Camera con il Pdl. I fedelissimi del Cavaliere rispondono ‘picche’, sostenendo che il provvedimento deve essere approvato così come uscito dal Senato. «Ci vuole un gesto da parte del premier per restituire a Fini il ruolo che gli spetta nel partito», chiede il moderato di Fli Adolfo Urso che punta il dito contro il documento della Direzione nazionale che scomunicò Fini. Altrimenti, aggiunge minaccioso, l’unica alternativa sarebbe un accordo «federativo» con il Pdl, con ciò presupponendo la nascita di un nuovo partito. Parole che si intrecciano con la partita sul ‘processo breve’. «La Camera dei deputati non è l’Ufficio notarile del Senato», avverte il finiano Italo Bocchino, sostenendo che il testo uscito da palazzo Madama «va approfondito». La replica è affidata a Fabrizio Cicchitto: «Sollevare questioni di lana caprina non aiuta il buon esito dei rapporti che invece vanno chiariti in modo definitivo», ammonisce il capogruppo del Pdl. Repliche e controrepliche in attesa che i generali decidano il da farsi. Il primo a muovere sarà, con tutta probabilità, Fini, dal palco di Mirabello. I consiglieri di Berlusconi sono convinti che l’ex leader di An si limiterà a ributtare la palla dall’altra parte, chiedendo al Cavaliere di confermare o revocare la sua incompatibilità, ma sottolineando anche che, nel primo caso, la conseguenza sarà quella di dar vita a un nuovo soggetto politico. Intanto nel Pd, dopo l’intervista di Massimo D’Alema che rilanciato il modello elettorale tedesco, si alza la buriana. Rosy Bindi tuona contro «il ritorno alla politica delle mani libere» della prima Repubblica, veltroniani e popolari vedono minate le ragioni plurali del Pd. «Qua non stiamo a pettinare le bambole, la battaglia per mandare a casa Berlusconi non è semplice», avverte il segretario Pd che ammette le critiche ma a due condizioni: no alla tendenza alla «demo-depressione» e no a picconate alla ditta. E qui il riferimento non è a Walter Veltroni ma al sindaco di Firenze Matteo Renzi, che aveva invocato la rottamazione dei ‘grandi vecchi’ del partito. Il nodo sulla riforma della legge elettorale è da sempre irrisolto nel Pd. D’Alema rilancia il proporzionale con sbarramento, che piace all’Udc e alla sinistra ma non all’Idv, e boccia il Mattarellum, l’uninominale che tra i democratici va per la maggiore. Ma oltre al modello è quel riferimento «ad un centro forte che si allea con la sinistra» a far infuriare i sostenitori del maggioritario e i cattolici del Pd. Dario Franceschini, leader della minoranza interna, indica nel bipolarismo il faro per qualsiasi modello di riforma. Bersani non vuole impiccarsi sui modelli. In ogni caso, dice, «discutiamo ma in souplesse».


IL TIRRENO Pagina 11 – Toscana

Orlando spara a zero: Frattini complice Per l’esponente Idv è un nuovo caso Cucchi. Il ministro: specula sul dolore Molte le dichiarazioni sulla vicenda di Daniele Franceschi, che Leoluca Orlando (IdV) definisce “un nuovo caso Cucchi”. Chiede «massima attenzione affinché al più presto sia fatta chiarezza», il sindaco di Viareggio Luca Lunardini, rivolgendosi ai ministri Frattini e Alfano. Per la senatrice del Pd Manuela Granaiola «occorre che sia fatta completa chiarezza sulle cause del decesso. Ho preso contatto con il sottosegretario Scotti che ha già garantito la propria attenzione al caso. Annuncio un’interrogazione urgente volta a sollecitare l’azione del governo per accertare eventuali responsabilità». Toni duri da parte di Leoluca Orlando, portavoce dell’IdV: Frattini - dice - «è complice della morte» di Franceschi. «In un governo normale - afferma Orlando - il ministro degli Esteri (...) avrebbe già comunicato ai familiari e al Parlamento di essere intervenuto per fare chiarezza e per pretendere dal governo francese chiarimenti sul trattamento disumano riservato a Franceschi. Queste spiegazioni le chiederemo noi di IdV con un’interrogazione urgente». Orlando accusa ancora: «Il governo e Frattini si occupano solo di festini di accoglienza a dittatori stranieri e di costosi festicciole all’estero ricche di volgari pacche sulle spalle ed escort internazionali». Franco Frattini non intende rispondere «alle spregevoli parole di Orlando, che per misera polemica politica interna non perde occasione di mostrare la propria immagine indegna del ruolo di parlamentare, speculando sul dolore». Il ministro ha aggiunto che il governo italiano segue la vicenda, è in contatto con i familiari di Daniele e ha chiesto la presenza all’autopsia di un medico di fiducia della famiglia Franceschi.


IL TIRRENO Pagina 3 - Prato Lezioni alla Normale in vista del Treno della Memoria

Insegnanti pratesi a scuola di Shoah MIRIAM MONTELEONE PRATO. Insegnanti pratesi sui banchi della Normale a scuola di Shoah. E’ partito domenica il progetto “Summer school- Capire gli stermini per una didattica della Shoah”, un percorso formativo regionale, sostenuto dalla Provincia di Prato e rivolto agli insegnanti che accompagneranno gli studenti ad Auschwitz, nell’ambito della settima edizione del “Treno della memoria” nel gennaio 2011. Per Prato partecipano otto insegnanti - uno per istituto- delle scuole Copernico, Cicognini- Rodari, convitto Cicognini, Marconi, Gramsci- Keynes, Livi e Buzzi. La formazione prevede un seminario full immersion di sei giorni alla scuola Normale di Pisa. Il progetto si propone come occasione di approfondimento interdisciplinare della didattica della Shoah: dal tema della persecuzione e deportazione razziali in Europa e in Italia, finoalla trasmissione della memoria e del ricordo, attraverso le generazioni, nei suoi aspetti storici, psicologici, filosofici, religiosi, letterari, storici e artistici. L’iniziativa è stata inaugurata, con queste parole, dall’assessore alla Cultura regionale Cristina Scaletti:«Di fronte a un’umanità ancora segnata da genocidi, xenofobia e antisemitismi, anche la scuola deve contribuire a far emergere una consapevolezza critica di questi teminei ragazzi».


LIVORNO. All'indomani della visita ufficiale di una delegazione di Idv ai manifestanti del Limoncino - con il vicepresidente del consiglio comunale, Lorenzo Del Lucchese, e il capogruppo Andrea Romano che, un po' a sorpresa, hanno firmato la petizione anti discarica - dal quartier generale del partito è arrivata una nota "rasserenatrice" a firma del coordinatore livornese Lu-

ca Bogi. «L'Idv - si legge in riferimento anche all'assessore all'ambiente e vicesindaco di casa Di Pietro, Cristiano Toncelli - riconferma sostegno e fiducia ai propri amministratori». «Allo stesso tempo - continua - ritiene che i cittadini abbiano il diritto di avere tutte le informazioni e rassicurazioni rispetto all'impianto. Per questo riteniamo che il dialogo intrapreso con il comitato debba andare nella direzione di garantire la massima partecipazione e trasparenza». Da ultimo, sulla questione

I manifestanti mentre bloccano nei giorni scorsi un camion al Limoncino

andato a firmare e sarò in prima linea per bloccare i camion: ho tre megafoni da rispolverare». E ancora: «La discarica del Limoncino riguarda di fatto anche Collesalvetti, zona dove sono stati registrati vari sforamenti di trialometani cancerogeni nelle acque. La distanza tra il Monte la Poggia e le frazioni di Colognole, Parrana San Giusto e Parrana San Martino è di soli 3 chilomentri. Al prossimo consiglio presenterò un ordine del giorno da inviare al sindaco Cosimi e al presidente della Provincia Kutufà per prendere le distanze da un modo di governare il territorio che svuota gli organismi democraticamente eletti della possibilità di influire su scelte impattanti come questa. Inoltre, con un'interrogazione, chiederò al sindaco Bacci se anche a Collesalvetti sono state avviate procedure per creare una discarica». J.G.

L'Idvchiede wmma iore informazione Ma se Bogi getta acqua sul fuoco, a Colle riesplode la polemica «Abbiamo firmato la petizione e siamo pronti a bloccare i camion» più generale delle autorizzazioni di impianti in provincia, il commento è questo: «Riteniamo che il percorso stabilito dalla legge per pubblicizzare le richieste di autorizzazione rischi di rivelarsi insufficiente per un'informazione completa, sia ai cittadini sia alle assemblee elettive. Per questo Idv chiederà alle amministrazioni l'attuazione di percorsi partecipativi più efficaci e

puntuali affinché, di qualunque impianto si tratti, sia comunque garantita a tutti l'opportunità di esprimersi». E mentre Bogi getta acqua sul fuoco (Idv, lo ricordiamo, è parte integrante della maggioranza), a Collesalvetti si accende una nuova miccia. «Sabato pomeriggio - scrive il capogruppo del partito di Di Pietro in consiglio colligiano, Gabriele Antinori - sono


MA I RESIDENTI NON SONO CONVINTI: 2MILA FIRME PER FERMARE I CAMION

Sale la protesta per la discarica Le garanzie di Cosimi e Kutufà di MONICA DOLCIOTTI - LIVORNO -

«ABBIAMO raccolto più di 2000 firme contro la discarica alla cava del Limonino (monte La Poggia). E continueremo a bloccare i camion che cercano di raggiungere la zona». Lo ha confermato ieri mattina Rosaria Scaffidi a nome dei cittadini che si sono mobilitati contro Comune e Provincia rei a loro parere «di avere autorizzato la discarica sulle teste dei livornesi. E non siamo convinti che lì saranno conferiti rifiuti non tossici, come sostiene il sindaco Cosimi».

I cittadini sono preoccupati anche per L'intenso traffico

la possibilità di richiedere alla proprietà di anticipare specifici interventi già previsti per il periodo di funzionamento della discarica. Il sindaco Cosimi ha inoltre ricordato che «nell'autorizzazione rilasciata è previsto che la proprietà della discarica nomini un tecnico, indicato dall'amministrazione comunale, che monitori e certifichi la corrispondenza di tutte le operazioni alle prescrizioni date». E, d'intesa con il presidente della Provincia, ha proposto che sia «il comitato ad indicare una rosa di nomi per tale ruolo, tra cui il Comune sceglierà chi designare». MA GABRIELE Antinori (capogruppo Idv al Comune a Collesal-

vetti) osserva: «Pur nel territorio del Comune, la discarica del Limoncino interessa anche Collesalvetti, dove si sono registrati vari sforamenti dei trialometani (cancerogeni) nelle acque. La distanza tra Monte la Poggia e le frazioni di Colognole, Parrana San Giusto e Parrana San Martino, è 3 km. Perciò come consigliere di IdV sabato ho firmato contro la discarica e sarò in prima linea per bloccare i camion». E al prossimo consiglio comunale di Colle «presenterò un ordine del giorno da inviare a Cosimi e Kutufa per prendere le distanze da un modo di governare il territorio che esclude i consigli comunali. E con un interrogazione chiederò al sindaco Bacci se a Colle sorgerà una discarica».

di mezzi pesanti aL Limoncino Che incontrando ieri una delegazione di questo neonato comitato anti-discarica, ha promesso, ci conferma la Scaffidi, «d'accordo con il presidente della Provincia Kutufa, che un gruppo di tecnici insieme a loro effettuerà a breve un sopralluogo alla cava». E alla difesa d'ufficio sull'operato di Provincia e Comune, fatta pochi giorni fa sempre da Cosimi e Kutufa, con la quale hanno sottolineato «la regolarità della procedura e il coinvolgimento dei cittadini» il comitato ribatte «che l'unico incontro avvenne nel 2009 in Comune e noi non fummo invitati». A Palazzo Comunale ieri i due amministratori, i rispettivi assessori all'ambiente Toncelli e Nista, e i tecnici, hanno ripetuto che «l'operazione si svolge nel pieno rispetto della legge». E hanno garantito «ulteriori chiarimenti su caratteristiche e tipologia dei rifiuti che andranno in discarica in un incontro tra i tecnici e i rappresentanti del comitato affiancati da un tecnico di loro fiducia». I RESIDENTI hanno sottolineato la loro preoccupazione «per la capacità della strada di sostenere senza rischi la mobilità relativa all'approntamento e all'attivazione della discarica». I tecnici pubblici faranno così un'ulteriore analisi della situazione, ipotizzando

L'INCONTRO Alcuni rappresentanti sono stati ricevuti ieri in Comune dal sindaco e dal presidente della Provincia (foto Novi)

Sale la protesta perla discarica Le garanzie di Cosmi e KNWa


Dietrofront dell ' Italia dei Valori Bogi. «II partito confermala fiducia nei propri amministratori» Il coordinatore dell'Idv Luca Bogi dopo la firma contro la realizzazione della discarica ha inviato un comunicato per chiarire la vicenda. «Relativamente al dibattito apertosi sulla discarica di Monte La Poggia, l'Idv, mentre riconferma sostegno e fiducia ai propri amministratori, ritiene che i cittadini abbiano il diritto di avere tutte le informazioni e rassicurazioni rispetto a recenti articoli di stampa che hanno evidenziato come l'impianto avrebbe potuto accogliere rifiuti di ampia tipologia e non necessariamente inerti come assicurato dalle amministrazioni. Per questo, l'Idv ritiene che il dialogo intrapreso con il comitato sia opportuno e debba andare nella direzione di garantire la massima partecipazione e trasparenza».

0,1 ! Del Lucchese, Romano e Bogi a colloqui con il Comitato Un chiarimento deciso rispetto alla fuga in avanti di domenica pomeriggio. Sulla questione in generale delle autorizzazioni invece, si legge nella nota, l'Italia dei Valori ritiene che il percorso stabilito dalla legge

per pubblicizzare le richieste di autorizzazione rischi di rivelarsi insufficiente: «Per questo, l'Idv chiederà alle amministrazioni l'attuazione di percorsi partecipativi più efficaci e puntuali».


Il capogruppo dei Dipietristi: ancora poca chiarezza sulla vicenda

Romano non fa marcia indietro «Farò convocare una commissione» LIVORNO. Andrea Romano, capogruppo dell'Italia dei Valori in consiglio comunale, non fa alcun dietrofront. «Le perplessità rispetto all'operazione Limoncino - dice - sono le stesse di due giorni fa e di una settimana fa. Del resto di chiarimenti ufficiali ( che non fossero a mezzo stampa ) ed esaustivi da parte degli amministratori non ne sono arrivati. Ci riserveremo di fare tutte le domande del caso in una commissione (Romano Andrea Romano firma presiede proprio quella cola petizione di protesta munale riservata all'ambiente, ndc) che convocheremo ad hoc». «E vero - aggiunge - che l'assessore all'ambiente è dell 'Italia dei Valori, ma è vero anche che ricopre questo incarico da tre mesi e che non si è mai occupato in prima persona del procedimento relativo alla discarica del Limoncino». E rispetto ai rapporti col Pd, «non ci stiamo a mettere carne al fuoco che non fosse già parte del programma elettorale . Qui il vincolo di maggioranza non c'entra: appoggeremo sempre le scelte condivise prima delle elezioni. Ma nessuno ci aveva parlato di centrali a biomasse o discariche in aree collinari». J.G.



Rassegna 31 agosto