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3 agosto


LA REPUBBLICA Pagina 16 - Cronaca Napolitano: troppi vuoti sulle trame

La memoria Bologna, anniversario e polemiche Giovanardi: in piazza odio e livore. Il Pd: parole indegne LUIGI SPEZIA BOLOGNA - Gli unici fischi alla stazione di Bologna sono quelli di un locomotore che scandisce l´ora - le 10 e 25 - in cui scoppiò la bomba che fece 85 morti e 218 feriti. Non c´è nessuno da contestare, nel trentesimo anniversario della strage. Non c´è sul palco della manifestazione alcun ministro, Palazzo Chigi è rappresentato dal prefetto Angelo Tranfaglia e una corona di alloro accanto alla lapide. Viene accolto da un lungo applauso il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che getta un ponte tra passato e futuro: «La trasmissione della memoria impegna anche i magistrati e le istituzioni a contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare lacune e ambiguità sulle trame e le complicità». Quest´anno la partecipazione è più alta degli anni scorsi. In 10 mila sfilano in corteo dal Comune alla stazione. Ci sono parecchi familiari delle vittime e sopravvissuti mai prima alla cerimonia e tanti bambini, mentre al passaggio dello striscione "Bologna non dimentica" la gente applaude commossa. Due donne, Camilla Andreini e Rossella Zuffa, nate nel 1980, pronunciano i nomi delle 85 vittime e 85 della Cgil, vestiti di bianco, si gettano a terra per rappresentare la strage. Una cerimonia fatta di silenzi e applausi, ma subito dopo l´assenza del governo continua a alimentare le polemiche. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi lancia la sfida: «A Bologna - dice - c´è sempre stato il triste spettacolo di una piazza che ha espresso odio e livore contro coloro che ritiene avversari». Dunque, «bene ha fatto il governo a non venire. La strage fu strumentalizzata dalla sinistra sin dai funerali, con insulti e sputi a Craxi e Cossiga». A sinistra reagiscono: «Le affermazioni di Giovanardi sono lo specchio della miseria morale della maggioranza e del governo», dichiara Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd. «Parole offensive e indegne», per Luigi De Magistris dell´Idv. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sfila con i parenti delle vittime, stima «molto triste l´assenza del governo, che deve guardare la gente negli occhi, rispondere su risarcimenti e segreto di Stato». «Chi non c´è ha perso un´occasione», dice Paolo Bolognesi presidente dell´Associazione dei familiari, che parla delle inchieste. «Per la giustizia e per la storia - dice tra gli applausi- l´attentato del 2 agosto ha precise responsabilità». Fa i nomi di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini. È la risposta alla "pista palestinese": «Neofascisti, servizi segreti, banda della Magliana e loggia P2, tutti interessati a negare la verità».


LA REPUBBLICA Pagina 9 - Interni BREVIARIO

Pd in pressing sulla Lega. "Ma serve tempo" Bersani: il governo è franato. Di Pietro: male l´opposizione divisa su Caliendo GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Pier Luigi Bersani continua a puntare la Lega: «Qualche contatto c´è, ma sono abbottonati - raccontava ieri ai suoi fedelissimi -. Si prenderanno agosto per pensarci su». Per pensare cioè al governo di transizione, alla via d´uscita che il Partito democratico offre a Bossi. Il Pd ha incassato ieri una frattura nel campo dell´opposizione sulla mozione di sfiducia a Caliendo. L´Udc e l´Api di Francesco Rutelli oggi si riuniscono con i finiani per stabilire una linea comune, l´astensione sul documento presentato dai democratici. Ma Bersani non è affatto preoccupato: «Sarà evidente comunque la spaccatura della maggioranza. E si vedrà bene che a Berlusconi sono rimasti solo i leghisti. Dal pratone di Pontida, dai balconi della Padania il voto di Pdl e Lega a favore del sottosegretario indagato non sarà un bello spettacolo». Oggi e domani può andare in scena la saldatura embrionale di un terzo polo con Casini, Fini e Rutelli. Ed è lo spunto usato da Antonio Di Pietro per contestare la posizione del Pd. «Era meglio rimandare la mozione a settembre - accusa il capogruppo dell´Idv Massimo Donadi -. Il Pd forse sperava di fare il colpaccio, ma così si ritrova l´opposizione divisa». Sono stilettate che non si conciliano con la proposta lanciata dall´ex pm di un partito unico Pd-Idv. Del resto questa idea è lontanissima dal sentimento di quasi tutto il Pd. «Non si fanno le battaglie solo pensando alla tattica - spiega Dario Franceschini -. Forse qualcuno ci aveva preso gusto perché le mozioni contro Cosentino e Brancher li hanno costretti alle dimissioni. Ma è giusto sollevare il problema anche stavolta». Il capogruppo del Pd vuole «vedere con grande interesse» la prima prova dell´esecutivo dopo lo strappo dei finiani. E non dispera che la scelta finale sia un sostegno alla mozione, non un´astensione. «Andrà motivata la scelta di apprezzare le dimissioni di Cosentino e Brancher e di non votare l´uscita di Caliendo». L´approccio alla Lega ieri è venuto anche dalla presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. «Il Carroccio sulla legge elettorale è un interlocutore interessato soprattutto se si parla del ripristino del rapporto diretto con il territorio», ha detto la Finocchiaro ai senatori democratici. «Dobbiamo offrire uno spazio a Bossi», ha confermato Bersani. Poi si vedrà qual è la formula migliore. «Il governo si troverà nei guai anche se i finiani si astengono domani. Ha franato, ormai. E se dopo ci sarà un esecutivo tecnico o di transizione - dice rispondendo all´intervista di Veltroni a Repubblica - lo vedremo. Sono sottigliezze su ipotesi che ancora non si sono affacciate». Ma il Pd unito sul governo di transizione comincia a registrare alcune puntualizzazioni. Rosy Bindi è favorevole a una fase di decantazione in caso di crisi. Però avverte: «Non con Tremonti. È un ministro dell´Economia che abbiamo duramente contestato, non può interpretare il dopo Berlusconi. Alleanze innaturali sì, premiership innaturali no».


LA REPUBBLICA Pagina 7 - Interni

Rai, niente talk show sul Pdl solo approfondimenti nei tg L´Usigrai: Minzolini non penalizzi i finiani ROMA - Per occuparsi della crisi politica, e dei ricaschi sulla tenuta del governo, bastano i telegiornali. Non vedremo uno speciale di "Ballarò", né uno di "Porta a porta". Ci saranno invece approfondimenti curati dalle redazioni dei tg, con "Tg2Punto di vista" in onda ogni sera fino a giovedì e "Linea Notte" del Tg3 che tornerà ad avere una durata "invernale": un´ora anziché mezz´ora. Il Tg1 conferma Tv7 venerdì sera e uno speciale domenica sera. Tutto in seconda serata. È questa la decisione che il direttore generale della Rai Mauro Masi ha preso dopo aver incontrato ieri mattina i direttori delle testate giornalistiche. Troppo complicato, è il ragionamento della direzione generale, rimettere in piedi i talk show che hanno le redazioni in pausa contrattuale. Per questo gli spazi informativi verranno coperti dai tg che hanno redazioni pienamente operative. Nonostante proprio da Ballarò (dal conduttore Giovanni Floris e dal direttore di Raitre, Paolo Ruffini) fosse arrivata al dg una richiesta di andare in onda stasera, avendo già pronta una puntata sulla crisi nel Pdl. E nonostante le sollecitazioni del presidente della Vigilanza Rai, Sergio Zavoli che aveva invitato la tv pubblica a «cogliere le opportunità già disponibili». «Ormai prevale la visione burocratica anche di fronte alla notizia», è il commento del consigliere d´amministrazione di centrosinistra Nino Rizzo Nervo. Dall´altra sponda politica, il consigliere Antonio Verro considera la scelta di Masi «più pratica e più pluralista». Mentre tutta l´opposizione in parlamento (dal Pd all´Idv all´Udc) considera sbagliato affidare l´approfondimento solo ai tg, proprio perché potrebbe essere «poco bilanciato». Su questo punto, ieri, è intervenuto anche l´Usigrai, il sindacato della Rai: «Nelle prossime ore vigileremo perché Minzolini, che ha già espresso con un editoriale la sua netta scelta di campo, non penalizzi nella rappresentazioni le ragioni di Futuro e Libertà e di tutti i soggetti in dissenso col premier». Una dichiarazione anche alla luce dell´avvertimento lanciato ieri dal "falco" berlusconiano Giorgio Stracquadanio: «Mauro Masi vigili sul dilagare dei finiani in tv. Gli spazi destinati alla nuova formazione politica non devono superare il 2%. La loro voce deve essere pari alla loro dimensione, non di più». (m.fv.)


LA NAZIONE Pagina 6 – Cronaca

Rai, non riaprono i talk show Opposizione in rivolta ROMA — SÌ A NUOVI spazi di approfondimento sulla situazione politica affidati ai tg, no alla riapertura dei talk show. Così ha deciso il vertice Rai dopo una riunione tra il dg Mauro Masi e tutti i direttori di testata. Dunque niente Ballarò (nella foto il conduttore Giovanni Floris), nonostante la richiesta di Raitre di andare in onda oggi con uno speciale e l’invito del presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, a «cogliere le opportunità già disponibili». Uno stop che divide maggioranza e opposizione anche nel cda di Viale Mazzini. La linea aziendale è chiara: spazio ai tg, che hanno redazioni pienamente operative anche nel periodo estivo, no ai talk perché è più complesso rimetterli in piedi (anche perché andrebbero riattivati tutti per garantire l’equlibrio informativo). Ma sullo stop a Ballarò, protesta l’opposizione, in testa Pd e Idv.


LA REPUBBLICA Pagina IV - Firenze Chiusa l´esperienza con il Pd passa all´Idv. I democratici non lo rimpiangono, i dipietristi si dividono

Fittante, il recordman dei partiti cambia bandiera per la sesta volta E alla fine saltò il fosso. Giovanni Fittante, consigliere comunale, ieri ha dato l´addio al Pd per aderire all´Idv. Non una prima volta, essendo il consigliere già transitato per 6 diversi partiti (Alleanza Democratica, Asinello, Repubblicani Europei, Margherita, Pd e ora Idv). Un gesto nell´aria ormai da settimane eppure «sofferto e travagliato», ha spiegato ieri Fittante: «Lascio un partito in crisi d´identità e in cui ogni mia proposta sbatteva contro un muro di gomma. Mozioni e proposte prima condivise poi bocciate, mi sono sentito un peso, ora spero di avere più libertà d´azione, non ci guadagno nulla». «Benvenuto tra noi», si rallegra il colonnello di Di Pietro in Toscana Fabio Evangelisti, fiero di un´operazione, svela, condotta tenendo all´oscuro fino a due giorni fa i vertici provinciali e cittadini del partito: «La riservatezza era d´obbligo, c´era di mezzo il travaglio umano e politico di un uomo che non abbiamo mai cercato ma di cui abbiamo solo ascoltato il disagio. Un partito non è un fine ma un mezzo». Nessun benvenuto dal capogruppo Idv in Comune, Beppe Scola: «Non mi hanno detto niente fino all´ultimo. Contento? Vedremo». Il Pd, pur infuriato per la «campagna acquisti» Idv, non rimpiange Fittante: «L´operazione non può essere definita politica, Evangelisti dimostra di avere una concezione della politica neppure paragonabile alla Prima Repubblica». Di «gesto egoistico» parla Pugliese, Pd. E l´assessore Massimo Mattei ironizza: «Alla fine Jack Fittante è uscito dal gruppo». (e.f.)


LA NAZIONE Pagina 9 – Arezzo San Giovanni

Oltrarno dice addio ai camion ECCO COME cambia la viabilità in Oltrarno a San Giovanni con il terzo ponte sull’Arno e il raccordo con il tunnel per la strada 14 delle Miniere. Il via all’operazione è stato dato dal consiglio comunale con l’approvazione della variante per la ex statale 69. Si tratta del collegamento a San Giovanni della strada del Botriolo per il terzo lotto, che va da Santa Maria a Renacci, confine con Firenze, appunto lo spostamento della ex Statale sulla riva destra dell’Arno, da Levane a Renacci nel territorio di San Giovanni Valdarno. E a Santa Maria ci sarà l’innesto con la rotatoria ed anche il collegamento con il terzo ponte sull’Arno che sorgerà all’altezza dell’ex Colonia. E le due strade, quella della variante del Botriolo e della nuova ex Statale 69 s’intersecano con la rotatoria. «E qui il Comune di San Giovanni costruirà una pista ciclabile che raggiungerà in sicurezza la Badiola, e dalla parte opposta a San Giovanni,collegandosi con la pista ciclabile del Ponte Pertini — annuncia l’assessore Marco Spadaccio — poco più avanti della rotatoria ci sarà il collegamento con il terzo ponte sull’Arno.E San Giovanni in tal modo sta già pensando di trovare uno sbocco, a questa nuova grande viabilità della ex Statale 69 in Oltrano, che costruisce la Provincia. E’ strategica per noi la realizzazione del terzo ponte sull’Arno a nord di San Giovanni». Si prevede che avrà un costo intorno ai 10 milioni di euro. «Per adesso c’é una progettazione preliminare. Ma non c’é solo il ponte, bensì tutta la viabilità di raccordo ad esso collegata Perché il ponte con la nuova viabilità che parte da Santa Maria, costituirà il collegamento con il tunnel del Porcellino e la nuova strada delle Miniere». Ed una volta concluse queste opere sarà in larga parte eliminato il traffico pesante su San Giovanni. Giorgio Grassi


IL TIRRENO Pagina 5 - Pistoia Proteste per gli inviti non spediti

Tanti anziani esclusi dalla festa dei nonni Qualcuno avanza la richiesta di ripetere l’evento CASALGUIDI. Più di 200 anziani sono rimasti fuori dai festeggiamenti dello scorso 21 luglio. L’appuntamento sotto i tendoni della zona sportiva, dedicato ai nonni del paese, per molti è passato in sordina. La denuncia arriva dall’ex assessore alle Politiche sociali di Serravalle, Ermanno Bolognini. I più delusi chiedono addirittura di ripetere la festa. «C’è stato un problema di comunicazione - spiega l’attuale capogruppo dell’Idv L’anno passato avevano partecipato in 295, non si capisce quindi la mancanza di 210 anziani alla serata di mercoledì. L’unica spiegazione è da rintracciare negli inviti non spediti». In questo 2010, infatti, la lettera ufficiale mandata da sindaco e assessore non c’è stata. «Per risparmiare sul francobollo hanno scelto di presentare l’evento con qualche volantino lasciato qua e là - continua Bolognini - E’ ovvio che la maggior parte dei nostri residenti non ha prestato attenzione a questi foglietti. Una persona anziana poi ricevendo l’invito direttamente dagli amministratori si sente motivata a passare una sera tra allegria e spensieratezza, ecco perché l’anno scorso abbiamo registrato così tante presenze. In molti vorrebbero darsi un altro appuntamento».


CORRIERE DI MAREMMA Dura presa di posizione dell’assessore e del presidente della commissione per le pari opportunità.

“Babini è il simbolo dell’intolleranza”. Tenuzzo e De Simone: “ Non parla come uomo di Dio”. L’assessore provinciale alle pari opportunità Tiziana Tenuzzo e il presidente della commissione provinciale per le pari opportunità Reana de Simone si scagliano contro il vescovo emerito di Grosseto, Babini, dopo le dichiarazioni su omosessualità e pedofilia. “Avrei più comprensione per un prete pedofilo che per uno gay” ha detto il monsignore in un’intervista rilasciata un blog e ripresa dal Corriere di Maremma. “Reazione. Questa è la parola - dice l’assessore Tenuzzo - che mi è venuta in mente leggendo le parole di monsignor Giacomo Babini. Reazione e fastidio: come può, a un uomo di chiesa, sfuggire il valore di ciò che ha affermato e della ricaduta delle sue affermazioni sulla comunità? Ricordo che Giovanni Paolo II, durante le celebrazioni del giubileo, parlò diversamente al mondo: a nome della Chiesa perdonò e chiese perdono. Affermò il principio cristiano del valore della confessione in termini assoluti, anche delle colpe commesse dai cristiani nel corso della storia e la richiesta di perdono a Dio e alle vittime. Leggendo Babini, comprendo che è stato un gesto poco capito. Va riconosciuto con profonda rabbia che gli abusi sui minori sono una tragica realtà presente a ogni latitudine e, purtroppo, non esclusiva né predominante nelle sole istituzioni cattoliche. L’emergenza di queste colpe è enfatizzata e spesso strumentalizzata soprattutto contro la chiesa cattolica. Ma non è possibile che proprio un uomo di Chiesa non sappia distinguere ed usi la logica della violenza, del chi è il più colpevole (l’omosessuale o il pedofilo) e non del ‘chiedere perdono’ per sé e per gli uomini. La parola di Babini è, allora, enfatizzazione e non evangelizzazione”. “Sono dell’opinione - aggiunge Reana de Simone - che monsignor Babini dovrebbe considerare cristianamente il fatto che mentre l’omosessualità riguarda persone adulte e consenzienti, nella pedofilia parliamo di bambini offesi per sempre. La piccola vittima dell’adulto che perpetra l’abuso sessuale crescerà portandosi addosso sia nel corpo che nella mente il fardello doloroso di una trauma incancellabile. Già in una precedente intervista qualche tempo fa monsignor Babini era entrato nel merito di questioni decisamente terrene, adoperandosi in un’analisi politica del momento, usando forte disprezzo nei confronti di omosessuali, ebrei e islamici”. “L’accettazione di chi è diverso - ma chi è il diverso e da chi? - non passa certamente attraverso un invito all’intolleranza - conclude de Simone -. Invito che è grave e pericoloso. La speranza risiede nel pensare che esistano modelli diversi di cristianità e che questi riescano a rendere più virtuoso il percorso segnato da esempi certamente più luminosi quale chi, addirittura da Papa, invitò a portare una carezza ai bambini. Questo è ciò che ci piacerebbe davvero sentirsi dire dal nostro ex vescovo”


IL TIRRENO Pagina 4 – Pisa DALL’IDV

Grazie a chi ha firmato per i referendum L’Italia dei Valori, scesa in piazza per raccogliere le firme a sostegno delle campagne in tema di energia nucleare, di gestione delle risorse idriche, di legittimo impedimento a comparire in udienza, ha consegnato in Cassazione oltre 2 milioni di firme. Come consigliere provinciale dell’Idv, ringrazio tutti i cittadini che sul territorio pisano ci hanno sostenuto, condividendo con noi questa battaglia a difesa della democrazia. Michele Curci



Rassegna 3 agosto