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la Repubblica

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MERCOLEDÌ 21 APRILE 2010

BOLOGNA

PER SAPERNE DI PIÙ www.pdbologna.org http://searchworks.stanford.edu/view/5721256

■ III

Il retroscena

Sassoli, Varni, Frasinetti ecco i volti nuovi in pole L’IDEA di una lista civica con le forze migliori del centro sinistra riapre la caccia al candidato sindaco, per far dimenticare il Cinzia-Gate. Un volto nuovo, per puntare sul cambiamento, come il costituzionalista Andrea Morrone, l’astro nascente di Legacoop Ethel Frasinetti, il politologo Filippo Andreatta, oppure un candidato noto, che faccia pesare la forza del «curriculum». «Vorrei l’impegno di un imprenditore - dice l’urbanista Pierluigi Cervellati - come Isabella Seragnoli, penso che una donna potrebbe risollevare la città». I nomi importanti sono molti, a partire da Federico Minoli, ex Ad della Fiera, mentre l’Università si rivela sempre un ricco serbatoio. «Ci sono migliaia di persone con competenze e coraggio - dice lo storico dell’arte Eugenio Riccomini - ad esempio il politologo Carlo Galli è preparato e ragionevole». Tra le personalità vicine alla sinistra ma con una carriera parallela all’impegno politico, l’italianista Gian Mario Anselmi, che siede anche nel Cda della Fondazione Carisbo e dell’enciclopedia Treccani, e il preside di agraria Andrea Segrè. La sensibilità ecologista e l’impegno sociale hanno avvicinato Segrè ai “grillini” e poco tempo fa Silvana Mura, coordinatrice dell’Idv, propose il suo nome. Un ruolo tutto diverso giocherebbe la candidatura di personalità fuori dalle segreterie ma molto presenti in città, come lo storico Angelo Varni, vicino al rettore e da sempre esterno alla tradizione del Pci o Lorenzo Sassoli De Bianchi, fondatore di Valsoia e presidente del Mambo. Se da più parti si cerca una candidatura femminile, pensando anche all’ex preside di medicina, Maria Paola Landini, c’è anche chi va controcorrente. «Dobbiamo tornare alle radici e puntare su Campagnoli o Merola - dice il professor Antonio Faeti - fare come hanno fatto i fratelli Grimm, ritrovando identità nella tradizione. Gli altri esperimenti finora non sono riusciti». (e. c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La storia

Le “Due Torri” fino al 2004 erano il simbolo con cui i comunisti si presentavano insieme agli indipendenti di sinistra

Quel marchio che garantiva i trionfi Pci fu Dozza l’inventore della lista civica (segue dalla prima di cronaca)

VALERIO VARESI

È

LUI, l’uomo della ricostruzione e dei grandi progetti, a inventare nel ‘51, in una città che ancora portava le cicatrici della guerra, la «lista Due torri» capace di vivere fino alla grande coalizione ulivista del 2004 che elesse Sergio Cofferati. Un «marchio» in grado di accompagnare la storia amministrativa della sinistra bolognese per oltre mezzo secolo assurgendo a simbolo di buongoverno. E questo fu proprio lo spirito delle origini quando Dozza volle che alla ge-

componevano» rammenta Sergio Sabattini, ex segretario del partito ed ex capogruppo di quella formazione. «Si partiva dal valore delle persone così co-

me si dovrebbe fare oggi compiendo una vera rivoluzione antropologica». La lista è il vero «filo rosso» che accompagna le stagioni ammi-

Vitali: era necessario aprire a forze esterne per allargare il consenso stione della città partecipassero non solo gli iscritti al partito comunista, ma anche personalità esterne di valore non organiche al partito stesso, ma solo di area. L’idea vincente e fortemente anticipatrice era quella di riuscire a calamitare nell’orbita dell’allora Pci anche persone che non votavano per la falce e il martello, ma condividevano l’idea progettuale dell’amministrazione e stimavano coloro che ne facevano parte. I risultati elettorali premiarono l’intuizione perché i consensi raccolti a Bologna alle comunali furono costantemente più consistenti rispetto a quelli ottenuti alle consultazioni politiche. «C’erano persone estranee al Pci che votavano per la lista Due torri in considerazione del valore delle persone che la

nistrative della sinistra bolognese. Dopo Dozza sostiene Guido Fanti dal ‘66 al ‘70, poi Renato Zangheri dal ‘70 ai primi anni ‘80, quindi Renzo Imbeni fino al ‘93.

L’ultimo sindaco che governa con i voti del gruppo Due torri è Walter Vitali fino al ‘99 quando a palazzo d’Accursio sale un sindaco civico-polista. Anche nel

Giuseppe Dozza, in alto a sinistra Renato Zangheri e in basso Walter Vitali

Il caso

La Bernini resta a Roma e non va in Regione LA DEPUTATA del Pdl Anna Maria Bernini, sfidante di Vasco Errani per la presidenza della Regione, resta a Roma e rinuncia al suo posto in consiglio regionale. «La Bernini deve restare a Roma per poter continuare a svolgere i molteplici e rilevanti incarichi di partito e parlamentari a lei assegnati» scrive il coordinatore regionale Pdl Filippo Berselli. Lei, ex An che ieri ha firmato il documento di 74 parlamentari contro l’ex leader Gianfranco Fini, conferma e parla di scelta «condivisa»: «Continuerò a occuparmi della regione come membro del comitato bicamerale per il federalismo fiscale. E come portavoce vicario nazionale del Pdl». La rinuncia della Bernini apre le porte dell’Assemblea Legislativa all’ex FI

Andrea Leoni, pupillo della coordinatrice modenese Isabella Bertolini, al centro durante la campagna elettorale di aspre polemiche con i colleghi di partito. Ironico, sulla scelta della Bernini di rinunciare al suo seggio, il segretario Pd Stefano Bonaccini: «Singolare che si candidi a Presidente e poi non si faccia più vedere». Ma prima di tornare a Roma la Bernini, che nei giorni scorsi aveva aperto uno spiraglio sul voto anticipato a Bologna, affronterà la questione: «Ne parlerò la prossima settimana con Berselli» promette. Intanto prosegue il travaglio interno al centrodestra. Ieri il coordinatore provinciale Enzo Raisi ha firmato il documento con cui Gianfranco Fini ha dato vita alla sua corrente di minoranza.

L’ONOREVOLE Anna Maria Bernini deputato del Pdl

quinquennio di Guazzaloca, il «marchio» della sinistra bolognese continua a essere presente e solo la grande ammucchiata dell’Ulivo lo manda in pensione. «Allora — racconta proprio Vitali — era necessario aprire il partito a forze esterne per allargare il consenso. Non dimentichiamo che eravamo in piena guerra fredda col mondo diviso in due blocchi. Adesso nel Pd, che per sua vocazione è aperto alla società, quello spirito ha meno senso, ma ben venga il recupero di questa esperienza». Sabattini ricorda anche un’altra ragione alla base della costituzione di un gruppo forte in

Sabattini: si cercavano le migliori competenze nella società Consiglio comunale: «Con l’elezione diretta del sindaco a partire dal ‘95, pensavamo che fosse necessario controbilanciare il potere che si concentrava nelle sue mani e in quelle della giunta con un gruppo composto da potenziali assessori in pectore. Anche perché — continua — allora si decidevano le sorti di un Municipio che, comprese le partecipazioni e gli enti di secondo grado, amministrava qualcosa come 1200 miliardi di lire. Ci voleva gente con grandi competenze e per far questo occorreva cercare di coinvolgere il meglio della società». Chissà se la riesumazione della gloriosa griffe, auspicata dal segretario regionale Stefano Bonaccini, potrà oggi far compiere questo passo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Rassegna Stampa IDV Emilia Romagna 21_04_2010  

Rassegna stampa del 21_04_2010

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