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di Marco Bernabè*

PISCINE E PARCHI ACQUATICI, ATTENZIONE AI CONTROLLI L’autocontrollo per la sicurezza igienica delle piscine è un nuovo adempimento richiesto anche alle imprese turistico ricettive dotate di impianto natatorio

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l Ministero della Salute in accordo con le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, durante la Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, ha delineato e formalizzato nell’Atto di Intesa pubblicato nella GU n. 51 del 3 marzo 2003, i criteri generali per la stesura del documento di valutazione del Rischio relativo alle piscine. Il documento è in pratica richiesto ai fini della tutela igienico sanitaria e sicurezza degli utenti e del personale delle piscine, definite al punto 1 nello stesso Atto. Il responsabile della piscina deve predisporre un documento di valutazione del rischio, in cui deve essere considerata ogni fase che potrebbe rivelarsi critica nella gestione dell’attività

Ciò significa che il responsabile della piscina d eve p re d i s p o rre u n documento di valutazione del rischio (punto 6.2 dell’Atto di Intesa), in cui deve essere considerata ogni fase che potrebbe rivelarsi critica nella gestione dell’attività. In sintesi, l’obiettivo

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innanzitutto la formazione di un gruppo di lavoro che definisce il servizio, la costruzione del diagramma di flusso (orizzontale e verticale), l’applicazione dei principi dell’autocontrollo e la gestione dei documenti di registrazione. I compiti del gruppo di lavoro costituito dal gestore dell’impianto Camping village Sant’Angelo (Cavallino di Venezia)

e il consulente sono: • descrivere il servizio • costruire il diagramma

che la Conferenza Stato Regioni si è prefissata nel documento può essere perseguito applicando una metodologia denominata Hazard Analysis and Critical Control Point System (HACCP) o Metodologia dell’Analisi dei pericoli e dei Punti Critici di Controllo. La stessa metodologia è applicata in Italia da più di dieci anni nell’ambito alimentare. Rispetto al metodo HACCP applicato al settore alimentare , conosciuto anche nella ristorazione annessa alle strutture ricettive, l’autocontrollo per la sicurezza igienica delle piscine non prevede un piano di campionamenti analitici al fine di

prevenire la comparsa di pericoli per la salute degli utenti e degli operatori, ma un piano di sorveglianza dei parametri di gestione dell’impianto. Il documento di valutazione del rischio, citato nella Conferenza Stato Regioni, corrisponde a un manuale d i a u t o c o n t ro l l o c h e sintetizza tutte le attività tra loro coordinate che permettono la gestione del sistema di autocontrollo. Il gestore della piscina ha quindi la responsabilità dell’applicazione e dell’aggiornamento delle procedure previste nel documento di valutazione dei rischi. Il documento di analisi dei rischi per piscine prevede

di flusso • applicare l’autocontrollo • gestire i documenti di registrazione

Se la formazione del gruppo di lavoro, la descrizione dello stesso e la costruzione del diagramma di flusso sono elementi che ogni azienda può realizzare, ben più complessa è l’applicazione dei principi dell’autocontrollo. Infatti il gruppo di lavoro, che nell’HACCP alimentare è necessariamente costituito da esperti del settore alimentare, di sanificazione, microbiologia applicata e assicurazione qualità, oltre che di personale operativo preposto ad attività critiche per la sicurezza igienica, per


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l’autocontrollo igienico sanitario delle piscine, può essere formato dall’esperienza pratica del gestore e dall’esperienza metodologica di un consulente esterno. Il primo importante compito del gruppo è lo studio delle caratteristiche dell’acqua, delle specifiche microbiologiche, chimiche e fisiche che deve possedere per rispondere ai requisiti di legge. Questo approccio permette l’individuazione e la successiva selezione dei più importanti pericoli per l’utilizzatore dell’impianto natatorio (batteri, miceti, virus e sostanze allergizzanti). Un ulteriore compito del gruppo di lavoro è, come si è detto, la costruzione del diagramma di flusso, ovvero la rappresentazione schematica indicante le fasi principali delle attività della piscina. È inoltre molto utile avere a corredo del diagramma una mappa dei locali con la disposizione degli impianti, i punti di monitoraggio per la disinfestazione e il percorso del personale addetto CONTENUTI DEL PIANO DI AUTOCONTROLLO PER PISCINE: • analisi dei potenziali pericoli • individuazione dei punti in cui possono verificarsi tali pericoli e definizione delle misure preventive • individuazione dei punti critici e dei rispettivi limiti • sistema di monitoraggio • azioni correttive • riesame periodico

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Camping village Du Parc (Lazise sul Garda)

e dei clienti-utenti. Una volta completate queste attività preliminari di raccolta dati si procederà ad applicare i principi della metodologia HACCP, così richiamati dal documento della Conferenza Stato-Regioni: a) analisi dei potenziali pericoli igienico-sanitari per la piscina; b) individuazione dei punti o delle fasi in cui possono verificarsi tali pericoli e definizione delle relative misure preventive da adottare; c) individuazione dei punti critici e definizione dei limiti critici degli stessi; d) definizione del sistema di monitoraggio; e) individuazione delle azioni correttive; f) verifiche del piano e riesame periodico, anche in relazione al variare delle condizioni iniziali, delle analisi dei rischi, dei punti critici e delle procedure in materia di controllo e sorveglianza. Aspetto non secondario di un piano HACCP è la definizione delle registrazioni necessarie a documentare

le fasi di costruzione dello stesso e le successive attività di gestione (registrazione dei dati di monitoraggio e di attuazione delle azioni correttive, registrazione delle verifiche effettuate, documentazione relativa alla formazione del personale). L’aspetto documentale non deve essere visto dal gestore come un appesantimento dell’attività di autocontrollo, ma come la base per dare evidenza delle misure messe in atto per garantire la sicurezza igienica. Il responsabile del Piano di valutazione del Rischio deve tenere a disposizione dell’Autorità incaricata del controllo una serie di documenti: a) un registro dei requisiti tecnico-funzionali con l’indicazione della dimensione e del volume di ciascuna vasca, il numero e la tipologia dei filtri, la portata delle pompe, il sistema di manutenzione, etc. b) un registro dei controlli dell’acqua in vasca contenente: • esiti dei controlli di cloro

attivo libero, cloro attivo combinato, temperatura, pH lettura del contatore installato nell’apposita tubazione di mandata dell’acqua di immissione, utile al calcolo della quantità di acqua di reintegro; • quantità e denominazione dei prodotti utilizzati giornalmente per la disinfezione dell’acqua; • data di prelievo dei campioni per l’analisi dell’acqua; • numero dei frequentatori dell’impianto. La documentazione relativa ai controlli e alle registrazioni effettuati dal responsabile è a disposizione dell’Azienda Unità Sanitaria Locale, che potrà così acquisire tutte le informazioni concernenti la natura, la frequenza e i risultati delle analisi effettuate. Qualora, in seguito all’autocontrollo effettuato, il responsabile riscontri valori dei parametri igienicosanitari in contrasto con la corretta gestione della piscina, deve provvedere per la soluzione del problema e il ripristino delle condizioni ottimali. Qualora la non conformità riscontrata possa costituire un rischio per la salute, il titolare dell’impianto deve darne tempestiva comunicazione all’Azienda Unità Sanitaria locale. La documentazione di cui ai

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precedenti commi è a disposizione dell’Azienda Sanitaria per un periodo di almeno due anni. Nell’approccio a questa nuova normativa è importante ricordare che la sicurezza igienica di un impianto natatorio è un requisito di qualità dato per scontato da chi utilizza tali strutture a scopo ludico o agonistico e ancor più per motivi legati alla salute (impianti termali), al punto da essere ritenuti un prerequisito, che tuttavia rimane legato a adeguati investimenti, alle risorse umane disponibili e a un’attenta e moderna gestione. Il recepimento del documen-

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to Stato-Regioni da parte di alcune di queste (per esempio Liguria, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento) impone ai gestori degli impianti natatori l’assunzione diretta e completa della responsabilità della valutazione dei rischi relativa all’impianto. Vista la complessità dell’argomento, alcune Amministrazioni Pubbliche, tra cui citiamo l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento con il supporto del competente Assessorato, hanno pubblicato di recente una linea guida sull’applicazione del piano di autocontrollo

igienico sanitario per piscine. Viste le peculiarità degli impianti, l’obbligatorietà del documento con la relativa gestione dell’autocontrollo e la necessità di disporre di un documento di analisi dei rischi personalizzato, risulta importante affidarsi a società di consulenza specializzate. L’approccio gestionale, che talune società di consulenza adottano nell’elaborazione dei documenti di analisi dei rischi, basati sui modelli di Gestione della Qualità ISO 9000, permette di ottenere sistemi di gestione per l’autocontrollo igienico semplici, per tinenti e focalizzati sui CCP (Punti di

Contro o Critici). Tra le prospettive nell’applicazione di tale metodologia vi è inoltre l’opportunità di conseguire la certificazione volontaria del sistema di autocontrollo attraverso Enti di certificazione indipendenti. * Marco Bernabè Consulente Ideaturismo s.r.l.

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