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R i v i s t a d e l l ’a s s o c i a z i o n e c u l t u r a l e B a n g O n !

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Numero 2 - Dicembre 2013

films

travel

art Nico lopez bruchi Alice padovani emanuele camerini Maria francesca melis elena romani

music venus in furs the crazy crazy of mr. rubik


in copertina: alice padovani - io ti sapetto

idea generation web magazine bimestrale anno 1 - numero 2 dicembre 2013

associazione ricreativa culturale bang on! via della santina,1 capannori (lucca) p.iva 02316760467 c.f. 92053860463

www.ideagenerationmag.com mail:

bangonartist@gmail.com facebook:

thebangon

redazione: eva perna, giacomo gregori, emanuele baronti, martina donati collaboratori: gemma tartagli, alice perna, lisa nieri, gabriele bertacchi grafica: Emanuele Baronti e martina donati

note legal i: E’ vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo senza il consenso scritto dell’autore e della redazione.E’ consentita la copia per uso esclusivamente personale.Tutti i contenuti della Web Magazine sono protetti e tutelati dalle vigenti norme in materia di diritto d’autore e di proprietà intellettuale .E’ vietata qualunque operazione di estrazione o reimpiego non espressamente autorizzata del materiale presente sulla Web Magazine,nonchè ogni altra attività che possa ledere i legittimi interessi degli autori e titolari dei diritti sulle opere dell’ingegno ivi accessibili.Non è possibile copiare e/o riprodurre in tutto o in parte il contenuto della Web Magazine senza l’espressa autorizzazione scritta dell’associazione culturale Bang On!Si informa che nelle pagine della Web Magazine potrebbero trovare collocazione marchi,nomi a dominio,denominazioni sociali,ditte ed insegne in titolarità di terzi,con cui l’associazione Bang On! ha rapporti in collaborazione a vario titolo,i quali godono della medesima tutela accordata ai segni distintivi dell’associazione cultutrale Bang On! e di Idea Generation,dalle vigenti norme in materia.

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interview INTERVISTA CON..

alice padovani nico lopez bruchi emanuele camerini maria francesca melis elena romani

r u b r i c he fatti un libro 36 p a o l o c o g n i e t t i -il ragazzo film e pop corn philadelphia

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selvatico-

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new sound interview 48 venus in furs the crazy crazy of mr.Rubick

index

in agenda.. 72 Pollock e gli irascibili mangia e bevi Gatta ci cova

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l’arte di viaggiare marocco in tre passi

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what is bang on! Bang On! è un’associzione che promuove giovani artisti e dà spazio al diffondersi della cultura artistica in ognuna delle sue forme espressive. L’organizzazione nasce nel Giugno 2012 dall’idea di tre ragazzi: Emanuele Baronti, Martina Donati ed Eva Perna. La strada percorsa insieme è gia parecchia: contest artistici, concerti, mostre ed importanti collaborazioni con altre realtà culturali. Idea Generation è il nostro ultimo progetto: una web magazine indipendente a cadenza bimestrale dedicata ad arte, musica e cultura contemporanea. Il nostro scopo è di far conoscere artisti emergenti, valorizzare le loro opere e la loro creatività. Vogliamo anche coinvolgere i giovani nell’amore per l’arte, utilizzando i loro stessi linguaggi. Il nostro intento è di far comprendere quello di cui siamo convinti, cioè che la creatività, in tutte le sue forme, non è un’occasione per accademici, ma una possibilità di coinvolgimento, di condivisione e di crescita. Non vogliamo promuovere un’arte ‘da galleria’ ma un’arte Attiva, stimolante e coinvolgente. Fare e diffondere cultura significa per noi creare i mezzi per formare una società consapevole ed unita, capace di pensare, di criticare, di partecipare attivamente alla costruzione del proprio presente e futuro. Libera di esprimersi, produrre ed auto realizzarsi. Crediamo nella cultura come cibo della mente, nutrimento della conoscenza e delle energie creative che producono innovazione, la base dello sviluppo e del progresso della società. Buona lettura! “La realizzazione di questa Web-Magazine nasce perchè questo progetto ha vinto la nona edizione del bando “Uno spazio per le idee” Si ringraziano quindi per l’indispensabile contributo.

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intevista con...

alice padovani H T T P : / / W W W . alicepadovani.com

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Titolo: CICINNURUS REGIUS


Questa bestia non è piÚ. Estinta. Scomparsa, finita, cacciata, mangiata. Perduta per sempre. Un compendio di animali perduti, piccolo, difficilmente enciclopedico. Un archivio di parti anatomiche. Un inventario di occhi. Un atlante di strane creature destinate all’oblio. Ritratti di una famiglia dimenticata.

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Titolo: Io ti aspetto

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Titolo: Io ti aspetto

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Titolo: Paradisee

Per me è interessante la scelta di animali estinti, come se fossero illustrazioni enciclopediche. Mi piacerebbe che tu me ne parlassi. Da cosa viene la scelta? Cosa ti ispira? C’è un legame con il nostro contesto socio-culturale? Hanno a che fare con una qualche tipo di reazione a questo momento difficile per la nostra società e per la cultura? Tutto nasce da una sensazione di malinconia: il ricordo sbiadito della nostra stessa animalità. Abbiamo perso l’istinto, negato il contatto con la terra. Ci siamo dimenticati del punto di origine. La società contemporanea si disinteressa di tutto ciò che non serve nell’immediato, così, emargina e distrugge tutto il resto.

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Titolo: Cicinnurus-magnificus

In questo modo l’uomo è diventato il massimo responsabile di queste sparizioni. Quella che disegno è una memoria in pezzi: una sorta di diario visivo dell’estinzione. La mia ricerca non agisce come un monito. I miei animali chiedono solo di essere guardati negli occhi, nel tentativo di coinvolgere lo spettatore in un esercizio di malinconia memoria. L’animale, diventato l’altro, il diverso, ci riporta a uno sguardo primitivo, al pensiero primigenio dell’animale umano che eravamo. Mezzibusti incorniciati e disposti come piccoli ritratti di famiglia vogliono raccontare una diversità che rischia di cadere nell’oblio. Il tratto delicato del disegno vuole anticipare la fragilità di un ricordo evanescente. L’approccio enciclopedico non è altro che la base di partenza per la costruzione di un immagine tutt’altro che scientifica, molto più vicina al ricordo nostalgico di un “caro estinto”.

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Titolo: Mnemosyne

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Titolo: Piccolo compendio di animali perduti

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Titolo: Gallirallus Pacificus

E per quanto riguarda il futuro, dove vorresti vedere questo progetto, avrà un’evoluzione? Quali sono i tuoi prossimi progetti? E infine, c’è un fil rouge che lega i tuoi lavori? Il mio legame con il mondo animale, con la natura, è viscerale. Ho sempre avuto più difficoltà ad interagire con i miei simili e credo che la scelta di “ritrarre” delle bestie sia stata un’ovvia conseguenza di questo mio sentire. Questo è il filo. Continuerò a disegnare animali. Continuerò a guardarli negli occhi cercando l’inizio di tutto. Porterò il loro sguardo negli occhi di chi osserva, nella speranza di risvegliare un ricordo lontano. Piccolo Compendio di animali perduti è un installazione site-specific che si compone di molti pezzi. Si tratta di un lavoro che cerca di abitare di volta in volta gli spazi espositivi in modi nuovi e rinnovati. Dunque, l’idea è quella di trovare nuove occasioni espositive per dare respiro a un lavoro in continua evoluzione.

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Titolo: Geronticus Eremita

Una canzone che associ a questo lavoro? Un soundtrack? Questo lavoro porta in sÊ il rumore del silenzio. Quello che si ascolta davanti a un bosco: il fruscio, lo scricchiolio, la sensazione che prova un animale in ascolto. O il silenzio assordante di un mondo disabitato dove, degli animali, resta solo l’odore. Una frase, citazione, poesia che lo rappresenta bene? Capita [‌], che quando si guarda un animale si pensa che forse lui ricorda qualcosa che le persone hanno dimenticato. (Amos Oz) A cura di Eva Perna

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intevista con..

nico lopez bruchi wall painting photo graphic video installation sculpture

S i t o w e b : w w w. n i c o l o p e z b r u c h i . c o m Facebook:nicolopezbruchi 20


Foto di Vittorio Marrucci

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Foto estratta dal libro KĂ–L IN BERLIN di Nico Lopez


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Titolo opera: RESPECT

Titolo opera: FRIENDSHIP Realizzato presso il campino dell’Ex circolo sportivo mafioso “I Galantuomini” di Casapesenna, oggi luogo di aggregrazione giovanile.

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Ciao Nico, complimenti per le tue opere d’arte, un portfolio a 360 gradi: foto, installazioni, video, graffiti, illustrazioni e chi più ne ha più ne metta, descriviti in breve. Bhè…intanto, ti ringrazio dei complimenti. Dovrei trovare il tempo e la voglia per aggiornare il mio portfolio, almeno ogni 3 anni…..non lo posso più vedere! Non sono bravo a parlare, per puro istinto di sopravvivenza mi esprimo attraverso altri canali come quelli che hai elencato. Disegno da quando ho ricordi ; appunto colori, forme, luci e sensazioni con la convinzione che questi siano fondamentali per allenare una saggezza emotiva che mi aiuti a descrivere quello che sento senza parlare troppo. Non che io voglia fare economia di voce, ma sono più un ascoltatore, un osservatore, che un narratore.

Foto estratta dal libro KÖL IN BERLIN Mi piace aiutare a rendere bello, ciò che non lo è, qualunque cosa questa sia, creare armonia tra un punto di vista e la realtà.. Quando ci riesco, godo di un senso di soddisfazione che solo il contatto con la natura può compensare. Ho iniziato a dipingere a spray all’età di 14 anni. D’ estate, con i miei più cari amici, rubavano Grazielle per pimparle e farci i cretini, ovviamente dovevamo ricolorarle, quindi tra i vari passi dovevamo anche fottere dei colori spray per cambiare il look. Dal primo istante in cui spruzzai del colore e vidi che questo copriva benissimo e che faceva luccicare anche le parti arrugginite delle bici, fu amore.

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Parliamo dell’arte “on the wall”, che differenza c’è tra street art, murales e graffiti? Come si divide questa scena in italia? Non sono il tipo che crea queste divisioni. Distinguo solo una buona idea, un bel carattere da il niente espresso su muro. Negli ultimi anni noi tutti in Italia stiamo assistendo ad un boom di settore che vede la commercializzazione di questo movimento espressivo e quindi una categorizzazione degli artisti. Personalmente credo in Italia si siano fatti passi in avanti ed anche autogoal. Ognuno ha portato avanti le proprie idee, evolvendosi ed adattandosi in maniera personale; non sono molte le crew che sono nate ed ancora oggi continuano insieme il proprio percorso.

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Titolo opera: La mia pazienza ha un limite


La scena italiana è molto individualista ed arrivista, tra i maggiori esponenti si respira aria di competizione, ed il famoso “rispetto” verte ad un inghiottimento silenzioso della propria invidia nei confronti degli altri. A me queste cose non interessano. Adoro farlo perché mi libera e perché mi porta a condividere momenti speciale di creazione con un sacco di persone. I graffiti, nati nella preistoria ( e non nei ghetti di NY ) da sempre sono serviti per fermare pezzi di storia sui muri, sugli spazi pubblici, laddove tutti possono vederli e trarne esperienza. E’ questa la direzione che la scena dovrebbe prendere. Invece si parla solo di stile, caratteri, puppets, trow up, bombing, whole car, Tag…. Chi usa il muro per portare il proprio punto di vista riguardo una qualsiasi tematica, lascia segni potenti, si veda Blu o Banksy.

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Parlaci della EDF crew, come è nata e come sta procedendo? La mia crew è nata in adolescenza da Daniele Orlandi aka “Umberto Staila” e Niccolò Giannini aka “Joke”, due ragazzi dei dintorni di Pontedera che ormai 11 anni fa cominciarono a dipingere assieme dopo una esperienza di formazione che li aveva uniti, la Spray Art Convention di Pontedera. Io ne sono entrato a far parte solo 2 anni dopo, quando reciprocamente io e Daniele, che eravamo amici, scoprimmo che avevamo in comune anche la pittura spray. Mi integrarono subito. Gente di cuore, che vive con passione e che adora condividere. Da li, nonostante la distanza, i problemi, l’università, le donne, ecc. con una costanza allucinante, abbiamo vissuto esperienze di ogni tipo assieme dove al centro, chiaramente, c’erano sempre i graffiti ed un tavolino. Crescendo attraverso le esperienze che ogni giorno cercavamo e si proponevano, abbiamo deciso che EDF doveva essere ancora più unita. I vari lavori, le varie necessità ci toglievano troppo tempo, sentivamo che potevamo disperderci sia energicamente che fisicamente. Quindi abbiamo iniziato a trovare soluzione per trasformare EDF anche in un gruppo di lavoro.

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Stavamo bene insieme, in qualsiasi circostanza, avevamo tutti delle specifiche qualità che se messe a disposizione della gente potevano risultare eccelse e soprattutto, potevamo dirci quello che pensavamo faccia a faccia senza dover sopportare. Ne consegue anni di sperimentazioni tecniche e pratiche, di soluzioni promozionali, di ricerca di termini per spiegare le nostre intuizioni e casini, casini, casini…sempre alla fine riusciti a risolvere. Ad oggi EDF oltre la mia vita è anche il mio lavoro. Le cose vanno molto bene e cerchiamo di farle andare sempre meglio, ci occupiamo di decorative design, comunicazione creativa, web e contents design, video, foto e grafica, tanta grafica. Accostiamo il nostro percorso di ricerca al nostro lavoro commerciale, cercando di aiutare attraverso le nostre idee a creare armonia tra i clienti e le proprie attività. Questa cosa ci da tanta soddisfazione. Ovviamente ci sono ogni giorno una marea di sfide da vincere, di idee e soluzioni da trovare, ma siamo insieme e viviamo la nostra passione. Non è poco. Ovviamente poi negli anni, la crew si è spinta in tutta europa e spesso ci capita di poter disegnare e /o installare nostre idee in giro….bhè queste sono le occasioni che preferiamo ovviamente, dove non ci sono regole da rispettare, dove possiamo inventarci giochi per comunicare e divertirci a realizzarli.

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Che rapporto hai con le tue origini? Volterra è una bellissima cittadina ma per molti artisti questo paese non offre possibilità a chi vuol fare dell’arte la propria vita. Cosa diresti ad uno di questi? Come sei riuscito a costruire la tua professione? Volterra……amo ed odio la mia città, come il 90% dei giovani che la vivono e la hanno vissuta. Sono cresciuto con skate e roller sotto il culo ed ero sempre desideroso di pompare….Volterra ha le bozze in terra…..le ruote ci girano da merda, poi mi è entrata la fotta per lo spray…..e Volterra ha tutti muri medioevali e cazzo, intoccabili. E’ sempre stata dura per me. Ma come sempre se c’è passione non ci sono limiti. Mi sono sparato delle tag di 600 mq tagliando il grano con un trattore sulle colline che sorgevano alle spalle della mia città, ho skateato per anni in quei pochi metri di strada asfaltati che si trovavano, grindando dei muretti del cazzo che quando adesso li riguardo mi viene da piangere di tenerezza per i miei confronti… e piano piano, tra autobus, autostop, macchina, motorino, mi sono spostato a cercare nuovi spot e a fare esperienza con i miei amici skaters, writers ecc. Non è importante dove nasci. Volterra è un paradiso! E’ come vuoi vivere e dove vuoi arrivare che è fondamentale! Se uno lo sa, come lo sapevo io, nessuna circostanza ti impedirà di proseguire per quella strada. Come ultima cosa hai da segnalarci qualche tuo evento? Mi dispiace, ma per il momento, che io sappia, non aspetto un figlio! A cura di Emanuele Baronti

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fatti un libro di Alice Perna

ragazzo selvatico. Quaderno di montagna. Paolo Cogetti Paolo Cogetti finalista al Premio Strega 2013 con ‘Sofia si veste sempre di nero’ per la prima volta si scopre davanti ai lettori e parla di sé. Lo fa in modo semplice, non intesse racconti mozzafiato e grandi avventure, ma ci porta lì in mezzo, in quel punto di confine tra la paura e la curiosità di avventurarsi in sè stessi. Ragazzo selvatico, in una piccola comunità, nella natura viva, riscopre il valore dell’essenziale sulle montagne, dove le parole più grandi si comunicano con il silenzio. La frase da postare : “Partivo bello carico, eppure chiudendomi la porta alle spalle mi sembrò di liberarmi di un peso. Come sempre, il peso poteva essere la baita o la gente che ai miei occhi l’aveva profanata, ma era molto più probabile che fossi io. Da che altro scappiamo quando scappiamo di casa?” Consiglio questo libro a: chi cerca l’essenziale Il soundtrack perfetto: Rise di Eddie Vedder Se ti è piaciuto, potrebbe piacerti anche: ‘Nessuno lo saprà’ di Enrico Brizzi, ‘Andare a piedi’ di Frederic Gros

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film e pop corn di Lisa Nieri

Philadelphia (1993) di Jonathan Demme con Tom Hanks, Denzel Washington, Antonio Banderas e Jason Robards “La giustizia applicata alla vita” Philadelphia è la storia del brillante avvocato Andrew Beckett (Tom Hanks) che viene licenziato dal grande studio legale per cui lavora per aver perso un documento durante un’importante causa. In realtà il licenziamento è legato alla sua condizione di salute e ai pregiudizi che legano l’Aids alla omosessualità. Quando i segni della malattia diventano evidenti, Andrew non può far altro che lasciare lo studio, ma non senza contrastare l’ingiusto licenziamento. Decide di iniziare una battaglia legale, con l’appoggio della famiglia e del compagno Miguel (Antonio Banderas), a fianco dell’avvocato Joe Miller (Denzel Washington), unico ad accettare il suo caso e a sua volta non libero da pregiudizi. Il film ha vinto due premi Oscar, come Miglior Attore Protagonista a Tom Hanks (a cui aggiungerà un’altra statuetta l’anno successivo con “Forest Gump”) e a Bruce Springsteen per la Miglior Canzone, “Streets of Philadelphia”. Consigliato a chi: piacciono i film drammatici Da abbinare a: una bella dose di cioccolata Se ti è piaciuto potrebbe piacerti: “La custode di mia sorella”, “Sette Anime”

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intevista con..

Emanuele Camerini

l’isola

Sito web: www.emanuelecamerini.it Facebook: emanuele.camerini.5 Tumblr: www.ecamerini.tumblr.com

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“L’Isola” nasce dalla necessità di raccontare i volti, le storie, le vite dei tanti ragazzi bengalesi che passano le proprie notti alle pompe di benzina romane offrendo il loro aiuto agli automobilisti in cambio di qualche mancia. Seduti, illuminati solamente dalle luci al neon della stazione di servizio, i loro volti emergono dal buio che li circonda quasi come naufraghi su di un’isola sperduta in attesa di una barca che li possa salvare. Uomini arrivati in Italia con la speranza di lasciare alle spalle i problemi e la povertà del loro paese e che si trovano costretti ad affrontare le difficoltà di una delle metropoli più grandi al mondo: Roma. Il progetto, realizzato tra il 2012 e il 2013 attraverso il ritratto ambientato, racconta questa realtà che scivola ai bordi delle strade. Come nasce questo progetto? Essendo romano e girando la città in scooter sono cresciuto con l’immagine di questi ragazzi seduti alle pompe di benzina in attesa di qualcuno, di un qualcosa. Mi hanno sempre affascinato e proprio per questo motivo la scorsa estate ho iniziato a pensare all’idea di conoscerli meglio, di avvicinarmi a loro e raccontarli attraverso la macchina fotografica.

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Trovo molto interessante il titolo, L’Isola. Come mai l’hai scelto? Il titolo è arrivato quasi al termine del progetto e nasce dalla luce delle stazioni di servizio. Si vengono a creare queste “isole” di luce nel buio della sera che hanno sempre colpito e attirato il mio sguardo. In più mi piaceva molto l’idea di immaginare i ragazzi che vi lavorano come naufraghi solitari, unici abitanti di questi non luoghi carichi di tutte le difficoltà che si portano dentro. Nel fare un reportage come questo, quanto è importante per te essere oggettivi, lucidi nell’immortalare la realtà e quanto invece è importante immedesimarsi, entrare dentro le storie che vuoi raccontare? Quando ho iniziato a lavorare a questo progetto l’unica regola che mi ero imposto era quella del ritratto ambientato. Non sapevo bene cosa mi attendesse e soprattutto non avevo idea di come avrebbero reagito all’idea di farsi ritrarre. Volevo venisse fuori il contesto nel quale si trovavano, cercando un certo distacco a livello compositivo ed una serialità nella costruzione del lavoro.

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Ho cominciato quindi a passare le mie serate in sella allo scooter, fermandomi ad ogni benzinaio che trovassi. Semplicemente mi presentavo e iniziavo a chiacchierare con loro, facendomi raccontare un po’ della loro storia e spiegando ciò che avevo in mente; il tutto in un mix tra italiano appena accennato ed inglese. Solo dopo qualche sigaretta e un bel po’ di chiacchere tiravo fuori la macchina fotografica ed il treppiede ed iniziavo a scattare. I ritratti sono quasi tutti nati senza dare indicazioni precise ai soggetti, ma lasciandoli nella più totale libertà; non volevo la mia presenza divenisse troppo invasiva nell’immagine. Ciò che più mi ha sorpreso è stata la loro apertura e disponibilità nei miei confronti; tutti, eccetto un paio di ragazzi, si sono fatti ritrarre senza alcun problema e con molta dignità. Essere un giovane fotoreport oggi non è facile. Soprattutto nel nostro paese. Ci vuole tenacia e molta passione. Com’è per te? Credi che te ne andrai, o rimarrai? Sicuramente riuscire ad essere un fotogiornalista oggi non è semplice. L’offerta di immagini è aumentata a dismisura e riuscire ad emergere non è per niente facile. Senza dubbio la passione e la voglia di raccontare storie che sento vicine a me mi porta ad andare avanti. Mi piace lavorare su progetti a medio-lungo termine e per poterlo fare è necessario riuscire ad investire risorse che metti piano piano da parte. Per ora non riesco a vivere di sola fotografia, faccio anche altri lavori che mi permettono di investire ciò che guadagno nei miei progetti. A gennaio lascerò l’Italia e per sei mesi mi trasferirò ad Aarhus, dove frequenterò il semestre di fotogiornalismo alla Danish School of Media and Journalism. Sono molto emozionato e non vedo l’ora di partire; credo sarà un’esperienza fondamentale per la mia formazione e la mia crescita umana e professionale.

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Qual’è la prossima storia che vorresti raccontare? Sui prossimi progetti ho qualche idea in cantiere. Mi piacerebbe molto lavorare sul tema della carne e del consumismo sempre più diffuso nell’alimentazione di oggi; è un lavoro complesso e sono ancora nella fase di raccolta informazioni e di stesura del progetto. Sono molto curioso di andare in Danimarca e di vedere lì che aria si respira. Credo possa essere un’ottima fonte di ispirazione. Hai dei riferimenti artistici, qualcuno che ispira il tuo lavoro? Probabilmente il mio riferimento principale a livello fotografico è Ghirri. Lo trovo così profondo e attuale; osservare il suo lavoro è per me fonte continua di ispirazione. Ho adorato la retrospettiva che si è conclusa da poco su di lui al Maxxi di Roma. Inoltre amo molto osservare la fotografia documentaria contemporanea, soprattutto quella italiana che in questi ultimi anni sta producendo dei lavori davvero notevoli. Una frase, citazione o poesia che rappresenta bene il tuo modo di fotografare? Una frase che in quest’ultimo periodo risuona molto in me è quella di Angelo Turetta, grandissimo uomo prima che fotografo: “I tre termini che è fondamentale tenere a mente per fare questo mestiere sono: cultura, curiosità ed umiltà”. Ecco, cerco sempre di non dimenticare queste parole. A cura di Eva Perna

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N EW S O U N D

Tornano The Crazy Crazy World of Mr.Rubik a tre anni da “Are you Crazy or Crazy Crazy?”, album di debutto che tra il 2010 ed il 2011 li ha portati a calcare più di 120 palchi in tutta la penisola. “Urna Elettorale (The Crazy Crazy Crisi)” è il titolo del loro nuovo disco, ce ne parla Matteo Dicembrio.

Partiamo dal nome “The Crazy Crazy World of Mr.Rubik”, cosa significa? E’ una fusione ideale tra uno dei nostri idoli musicali, The Crazy World of Arthur Brown e Erno Rubik, uno dei più grandi ingegneri ludici di sempre. Definite il vostro album “Urna Elettorale” con tre aggettivi. Sincero. Mobile. Elettronico.

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La copertina di “Urna elettorale” è molto forte, anche molto punk, cosa volete dire con questo disco a questa Italia? Volevamo dire attraverso il concetto di descrizione. La copertina non è una nostra invenzione è una trasposizione su carta di una foto che abbiamo fatto a Napoli, durante l’emergenza rifiuti. Nulla di più vero dell’osservazione diretta.

La vostra band già con l’uscita del primo album “Are you Crazy or Crazy Crazy?” si è contraddistinta proprio per il numero di concerti, ben 120 in poco più di un anno, come stà procedendo il tour del vostro ultimo lavoro? A febbraio festeggeremo le 100 date in un anno in occasione del nostro Urna Elettorale. In più, per motivi personali ci siamo fermati per ben due mesi, dicembre e gennaio. Quindi

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Il vostro live è potente, tappeti percussivi e suoni elettronici mischiati al rock del vostro trio crea un atmosfera unica, in Italia non si vedono tutti i giorni band che suonano elettronica, come siete organizzati sul palco? Ci piace suonare tutto, abbiamo solo alcuni suoni preimpostati per ovvie ragioni pratiche. Siamo in tre e per produrre quel ventaglio di suoni occorre qualche piccolo stratagemma. Tutto il suono prodotto comunque viene lanciato e modulato in tempo reale. Ci piace essere un po’ old school. Cinque album che i Crazy Crazy si ascoltano nel pulmino fra un concerto e un altro. Goat – World Music Pink Floyd – The Dark Side of the Moon Tim Hecker – Virgins Boards of Canada – Tomorrow’s harvest Bombino - Agadez Prossime date live?

possiamo dire di aver calcato 100 palchi in 10 mesi. Non miriamo a nessun record, certo che però sono indubbiamente tanti. Com’è la vita da musicista italiano? Cosa ne pensate della scena musicale underground italiana? Il nostro underground è parecchio attivo, però viene prodotta tanta robaccia. Stupisce come il mondo degli ascoltatori riesca a digerire le peggio cose, ma tant’è. La vita del musicista per me è bellissima, anche se molto faticosa. Essere sempre in giro in furgone costa fatica, richiede uno sforzo mentale e fisico impegnativo.

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Trovate tutto su www.locusta.net Però in primis vi segnaliamo una tripletta con il woodworm festival Roma/Bologna/ Milano a marzo e poi la nostra 100esima data di questo tour al Locomotiv di Bologna, l’8 febbraio. A cura di Emanuele Baronti


TRACKLIST 1. Sebele 2. La Nona Rivoluzione Silenziosa (del Lighi Gighi Gi) 3. Pabababè 4. Cambiamo Forma 5. Fantasamba 6. Urna Elettorale 7. Live in Punkow 8. È Tempo Di… The Crazy Crazy World of Mr.Rubik sono: Gabriele Ciampichetti: Chitarra/Basso/Electronics/Voci Matteo Dicembrio: Sintetizzatori/Campionamenti/Voci Stefano Orzes: Batteria e percussioni Contatti & info: https://www.facebook.com/TCCWOMR http://www.locusta.net/

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N EW S O U N D

Venus in furs braccia rubate all’agricoltura

A due anni dall’esordio di “Siamo pur sempre animali” i Venus in Furs sono tornati a farsi sentire con BRA! Braccia Rubate all’Agricoltura, un EP di 6 traccie uscito ad aprile per Phonarchia Dischi. C’è chi stampa su vinile, chi su cd e chi invece su una Key-Play USB, perché questa scelta? Beh, principalmente abbiamo voluto fare un esperimento, creare un prodotto che fosse immediato su tutti i piani: scrittura, durata, condivisione. Volevamo un qualcosa di eterogeneo, che non si limitasse al solo audio, ma includesse tutti i contenuti che sono necessari per un’uscita discografica nel 2013. Così all’interno della nostra KEY-PLAY oltre ai brani, trovate anche videoclips, foto ed altro materiale extra! Tutto ciò senza perdere la qualità audio del

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disco tradizionale (quindi niente MP3 o formati scadenti) e le Key-Play USB (che mantengono la grafica della copertina, visto che hanno le dimensioni di una carta di credito), sono delle vere e proprie pennine da 4GB totalmente riscrivibili a piacimento: volevamo un prodotto dinamico! Bra è un ep di forte impatto, si parte belli aggressivi contro tutti e tutto fino ad arrivare alla dolcezza di “Via del Cappello”, nell’insieme cosa vogliono dire i Venus in Furs a questo paese di bamboccioni?


Beh.. Partiamo dal presupposto che non vogliamo insegnare niente a nessuno, tutt’altro. Questo Ep è attualmente quanto di più autobiografico ci sia scappato dalla penna. Siamo stati noi i primi diretti interessati ed ispiratori di ogni testo, ed è a noi che son rivolte il 99% delle invettive di BRA! Ti dirò di più, ci è un certo gusto a guardarsi dentro, un livello di sincerità che col primo disco non avevamo raggiunto. Col prossimo lavoro credo riusciremo a far ancora meglio. Via del Cappello infine, malgrado sia quella musicalmente più distaccata dal resto dell’EP è forse il brano che meglio incalza la sincerità di cui parlavo prima. Cosa è cambiato nel sound rispetto al primo disco “Siam pur sempre animali”? Come lo definireste il vostro genere? Di solito non amiamo molto etichettarci, ci piace definirci un gruppo Rock e basta. Rispetto a “Siamo Pur Sempre Animali”, il nostro secondo lavoro è indubbiamente più spontaneo e diretto, per certi versi più “live”. Ne sentivamo l’esigenza visto che “Siamo Pur Sempre Animali” ha richiesto un lavoro più lungo e da “studio”, a causa di molti fattori.

TRACKLIST

1. Leggings 2. Braccia rubate all’agricoltura 3. Nel blues dipinto di blues 4. Nel nome del padre 5. Sotto stress 6. Via del cappello

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Durante la fase compositiva cosa viene prima, il testo o la musica? Dipende da pezzo a pezzo: ci sono brani che nascono da riff che secondo noi hanno del potenziale e sui quali lavoriamo di conseguenza; altri tirati giù direttamente da Claudio (chitarra/ voce) ed arrangiati poi in seguito da tutta la band! Parlando un po’ di arte, un artista che rappresenti i Venus in Furs? Vista la mole di suono che a volte riusciamo a produrre, “L’Urlo” di Munch :-) Spotify, Musicraiser, i Social Network.. Qual è il vostro rapporto con i nuovi media per la promozione? Quanto sono “smart” i Vif da uno a dieci? Tutti hanno dei pro e dei contro: Spotify ha indubbiamente un potenziale molto buono per un gruppo che vuol farsi conoscere, noi stessi abbiamo molti fan in più grazie a questa piattaforma. Certo, non fa del bene alla vendita dei dischi (come del resto non fanno nemmeno i brani caricati su Youtube), ma al giorno d’oggi se ne vendono sempre meno, quindi forse vale la pena prima di tutto diffondere il più possibile “il verbo”.

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Musicraiser non lo abbiamo mai provato, è un’idea alternativa alla crisi ed alla monopolizzazione delle etichette discografiche (major ed indipendenti), ma anche qui vale il solito discorso: prima devi avere delle basi solide ed un pubblico che ti segue, se vuoi sfruttarlo con potenzialità. I Social Network al giorno d’oggi sono linfa vitale per un gruppo: permettono di avere una tracciabilità ed un contatto con i fan costante ed in tempo reale. Però allo stesso tempo hanno contribuito ad un fenomeno di “massificazione” dei gruppi sul web, dal vecchio Myspace fino ad oggi con Facebook. Cosicché al giorno d’oggi assistiamo ad una “dispersione telematica”: si trovano così tanti gruppi (anche improvvisati) sul web che risulta difficile ascoltarli tutti e scoprirne di interessanti. Cosa ascoltate quando andate a suonare? Beh dipende, ascoltiamo tantissimi dischi! Ma due costanti delle nostre date (specie quelle a lunga percorrenza) sono il greatest hits dei Jamiroquai ed “Ill Communication” dei Beastie Boys: senza di quelli i viaggi notturni sarebbero un dramma e possiamo dire che in più di un’occasione ci hanno salvato la vita :-) E adesso? Video, concerti, tour? Cosa avete in programma per il futuro più o meno immediato? Tendenzialmente stiamo lavorando al nuovo disco: siamo chiusi in sala prove a scrivere nuovo materiale, che ci sta convincendo molto! Poi ad anno nuovo, sicuramente organizzeremo un bel po’ di date, perchè comunque lontani dal palco non sappiamo stare! A cura di Emanuele Baronti

I Venus In Furs sono: Claudio Terreni (voce, chitarra, piano) Marco “Zorro” Doni (basso, chitarra, cori) Giampiero Silvi (violino, chitarra, organo, cori) Giovanni Boschi (batteria) Contatti & info: www.facebook.com/venusinfursitaly http://www.venusinfurs.it/

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intevista con..

Variable Face Maria Francesca Melis 56


Flickr: www.flickr.com/photos/inneresaugeBehance: http://www.behance.net/inneresauge

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Come nasce Variable Face e perchè questo titolo? Variable Face nacque il giorno prima in cui mia sorella partì per rientrare nella citta in cui vive, Londra. All’improvviso mi venne l’idea di indossare un suo vestito e posizionarmi di fronte al viso un mazzo di fiori.Questa è stata la scintilla che ha fatto nascere tutto, e cosi ho continuato sino all’autunno. Variable Face è nato alla fine dell’estate, quando tutti siamo sopraffatti dalla malinconia di vedere le persone che amiamo lasciare la città, il paese o l’Isola, per rientrare nei luoghi in cui vivono e\o lavorano. Vivendo in Sardegna credo che il distacco si senta maggiormente a causa del mare che ci separa da tutto.Ho intitolato il progetto Variable Face perchè quasi ogni giorno, coprendo il mio viso con oggetti diversi, rivivevo un emozione o una situazione, cambiavo faccia a seconda di esse.

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Quanto per te è importante la parte soggettiva e intima in questo progetto e in generale nel tuo modo di fotografare? Quanto e perchè è importante per te questo lavoro? E quanto è importante l’ambiente che ti circonda nelle fotografie, gli oggetti che usi, i vestiti che indossi? Che valore hanno? In generale la parte soggettiva e intima nelle mie fotografie è molto importante, c’è sempre qualcosa di mio e c’è quasi sempre qualcosa che mi ricorda avvenimenti riguardo la mia infanzia. In queste fotografie gli ambienti che ho scelto sono luoghi in cui sono cresciuta, la maggior parte sono state scattate nel cortile di casa mia. I vestiti sono importanti per una questione di colori, ogni vestito è abbinato all’oggetto che metto di fronte al viso.Gli oggetti che scelgo invece sono lo strumento che evoca nella mia memoria i ricordi di cui parlavo prima con i quali poi scrivo i titoli delle foto.

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Cosa si nasconde dietro gli oggetti che ti coprono il volto, quali emozioni? C’è tristezza, malinconia o ironia?Quanta serietà e quanto invece giochi in queste foto? Dietro gli oggetti che mi coprono il volto c’è nostalgia, malinconia ma anche ironia. Ho giocato molto nella scelta degli oggetti e l’ironia mi è servita per sdrammatizzare il fatto che l’estate stesse finendo e che io sarei dovuta rimanere anche quest‘anno in Sardegna mentre le persone a cui voglio bene sarebbero ripartire fuori dall’Isola. Hai dei riferimenti artistici, qualcuno che ispira il tuo lavoro? In questa serie mi sono ispirata ai colori brillanti di Guy Bourdin, Martin Parr e a molti altri artisti della fotografia che mettono il colore al centro della scena e che attraverso esso creano un’immagine d’effetto. Tutte le immagini che ho creato sono il risultato di vari accostamenti di colore con i quali ho cercato di creare armonia.

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Una frase, citazione o poesia che rappresenta bene il tuo modo di fotografare o questo tuo lavoro? “Una bella fotografia racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo, è più potente di pagine e pagine scritte.” Isabel Allende, Ritratto in seppia. Qual’è il perfetto soundtrack da ascoltare mentre si guardano le tue opere? Il soundtrack perfetto è: Weather Report – Birdland A cura di Eva Perna

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elena romani mail: elerom_81@hotmail.com facebook: elena.romani3

La mia pittura è molto istintiva, lascio che il colore crei spontaneamente forme astratte per intervenire dopo, cercando di creare un particolare effetto o sfumatura. Uso la cera per creare diversi stati di materia sulla tela bianca, per poi agire sopra con un colore. L’arte per me è la rappresentazione delle mie emozioni, di me stessa, dipingo perchè riesco attraverso la mia pittura a scaricare i miei stati d’animo. Penso che la comunicazione artistica in tutte le sue forme sia il mezzo più immediato per arrivare alle persone. Cerco di creare con i colori e le forme un linguaggio visivo che risulti unico per ogni spettatore. Spesso sono ispirata dalla musica, dal paesaggio naturale ma devo dire che soprattutto è il confronto con altri artisti che fa suscitare in me la voglia di sperimentare la pittura, osservando il loro lavoro, riesco a trovare nuova ispirazione per dipingere.

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Titolo opera: Paesaggio terreno

I titoli che conferisci alle tue opere hanno carattere molto concreto, che relazioni instaurano con la tua arte astratta? I titoli hanno una relazione stretta con le opere, rappresentano quello che in un determinato momento ho voluto realizzare, magari avendo in testa un progetto già definito o provando una sensazione particolare. Capisco che il più delle volte, per lo spettatore che guarda, sia difficile associare il titolo all’opera astratta perché può provare delle emozioni diverse dalle mie, ma è proprio questo il bello dell’Arte, che ognuno vede quello che vuole. L’arte non va spiegata.

Quali autori o movimenti artistici hanno contribuito alla tua ricerca stilistica? Amo il periodo dell’espressionismo astratto e in particolare quello americano, quindi Rothko, Pollock, de Kooning, ecc.

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Titolo opera: La strada

C’è un momento specifico della tua giornata che ami dedicare al tuo lavoro? No non ho un momento ben preciso anche perché quando mi impongo di creare per forza qualcosa i risultati sono pessimi. Ci sono più che momenti, periodi in cui sono più produttiva e altri no.

Hai detto di essere ispirata dalla musica, c’è una canzone in particolare? Musica classica, in particolare Chopin, ma ascolto anche musica d’autore; adoro Vinicio Capossela.

Per quanto riguarda il futuro, hai un progetto particolare che vorresti veder realizzato? Per il futuro vorrei provare ad organizzare una mostra personale ma anche partecipare a collettive perché mi piace condividere esperienze con altre persone. A cura di Gemma Tartagli

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Titolo opera: La scala

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Titolo opera: Particolare

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Titolo opera: Donna

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in agenda

“Se la gente lasciasse i preconcetti a ca E’ come gu 72


asa e guardasse i miei quadri non credo avrebbe difficoltà ad apprezzarli. uardare un prato fiorito , non ci strappa i capelli per capire cosa significa.� 73


New York. 1950. Siamo alle porte di una nuova era artistica, e proprio questa grande città americana diventa la nuova capitale dell’Arte, strappandone il titolo a Parigi. Soffia aria di novità. Ma l’America è il regno del perbenismo adesso, è l’America anticomunista, razzista, è l’America ossessionata dai beni di consumo, dalle riviste patinate e dalle pubblicità, delle star del cinema, delle villette a schiera, delle casalinghe in grembiule e sorriso smagliante. E in questa atmosfera prende forma uno strano gruppo di artisti che va contro tutti questi ideali. Si vestono male, sono sporchi, ubriaconi, arrabbiati, e la loro arte è espressione astratta, pulsioni, imprevedibilità, sentimento.. è energia, è Rivoluzione. E per questo quando nel 1950 il Metropolitan Museum di New York organizza una grande mostra dedicata all’arte contemporanea americana questi artisti ne vengono esclusi scatenandone una risposta arrabbiattissima - tra questi c’è in prima linea Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell e Barnett Newman, gli artisti che con la loro energia, pazzia e creatività hanno rivoluzionato l’arte contemporanea con l’etichetta di Irascibili. Sono adesso in mostra a Milano a Palazzo Reale, una mostra assolutamente da non perdere! Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York 24 Settembre 2013 - 16 Febbraio 2014 Milano, Palazzo Reale

Biglietti Intero > € 11,00 con audio guida gratuita Ridotto > € 9,50 con audio guida gratuita

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Orari

info

LunedĂŹ dalle 14.30 alle 19.30 Da martedĂŹ a domenica dalle 9.30 alle 19.30 Giovedi e sabato dalle 9.30 alle 22.30

www.mostrapollock.it

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mangia e bevi

GATTA CI COVA Parcheggiamo tra l’ospedale e lo stadio e diciamolo, la location non è delle migliori, ma una volta entrati a questo non penserete più. I colori tenui dell’arredamento, l’originalità dei dettagli e i quadri colorati alle pareti vi faranno dimenticare del resto. Creatività e gusto sono le parole chiave di questo locale. Sarete accolti da un entrèe di benvenuto, nel nostro caso ci hanno proposto ‘In barba alle rape’: bignè salati con un cuore di ricotta e rape verdi e glassa di barbabietola. Sarete piacevolmente sorpresi dal cestino del pane, focacce e sfogliatine fatte in casa, al curry, paprika e nero di seppia. Il menu è diviso in Accenti (6-7 Euro) e Sostantivi (primi 12-14 euro, secondi 18-20 Euro). I piatti mescolano con abilità e fantasia gusti e sapori.

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Tra gli Accenti c’è Sognando l’Havana, un panino al nero di seppia con hamburger di salmone marinato in lime e rum bianco, insalata di finocchi, yogurt al lime (7 Euro). Oppure Capre e Cavoli, una deliziosa crema di cavolfiore con orzo, caprino e riduzione di pomodori secchi, questa accompagnata ad un altro Accento, come Il Mio Piatto Preferito (coniglio cotto a bassa temperatura, cipolle rosse, mousse dei suoi fegatini, 7 Euro) già completerebbe un pasto ideale a prezzo ragionevole. Tra i Sostantivi vi consigliamo invece Un Passo Indietro (filetto di maiale cotto nella birra, verza stufata e salsa alla senape, 18 Euro). Se avete ancora un pò di spazio per un dolce vi consigliamo Il Biondo (cheesecake al cioccolato bianco con mirtilli, 6 Euro). Finalmente a Lucca un locale diverso dal solito clichè. Uno staff giovane e sorridente, un locale pieno di creatività e fantasia e sopratutto un menu tutto da ..gustare! Vi sorprenderà, stupirà e farà della vostra cena un’esperienza unica. Unico appunto? Luci più soffusse aiuterebbero a dare al locale quel tocco in più di magia. Ciò che più ci ha conquistato è la cura con cui i piatti sono presentati, come piccole, deliziose, opere d’arte. Perchè alla fine si mangia un pò anche con gli occhi. A cura di Giacomo Gregori Gatta Ci Cova Via Nicola Barbantini 338 Zona stadio Porta Elisa, Lucca, Per prenotazioni: 0583 496795

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l’arte di viaggiare di Gabriele Bertacchi

Marocco in tre passi HTTP://EVENTOMONDANO.WORDPRESS.COM/

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Lo so, c’è la crisi e siamo disperati! Ormai sono anni che abbiamo per la testa gli stessi pensieri, e appunto per riuscire ad evadere da questo vortice c’è bisogno di un bel viaggetto. Se il problema è il dinero…beh ho la soluzione per voi, si chiama Marocco più Ryanair. Ormai sappiamo che i voli del colosso irlandese si possono acquistare a prezzi stracciati, ma sapevate che con la modica cifra di 42,00 euro potete prendere un volo per andare da Pisa a Fez e successivo ritorno da Marrakech? Ecco questo è il primo passo! Preparate i vostri zainetti con vestiti leggeri, perché se montate su quell’aereo, vi garantisco che riuscirete a trovare una primavera nel freddo e gelido inverno italiano. Fez…è una delle città imperiali, ricca di fascino e di storia. Assolutamente da vedere le concerie, dove viene colorata la pelle, ma sconsigliate se deboli di stomaco, il delicato profumo di questa lavorazione è a dir poco penetrante. Troverete questa antica arte nella medina, ovvero la città vecchia, un intricarsi di mercanti e stradine, nelle cui è molto facile perdersi. Gira a sinistra e gira a destra ed ecco fatto, non sai più dove sei, ma anche questo è il suo bello, il brivido nell’inesplorato. Vi assicuro che non è l’unico piacere che troverete, basta prendere un treno e spostarsi a Marrakech. Ci vorrà della pazienza, sette ore di viaggio da Fez. Un libro ed un sonnifero fanno al caso vostro, ma ne vale veramente la pena. Il secondo passo è proprio la pazienza, ve ne servirà molta aggirandovi all’interno della medina di questa immensa città. Non avrete un attimo di tranquillità grazie ai mercanti che vi assilleranno per entrate nei “negozi”, molto più spesso semplici buchi gremiti di oggettistica, che non appena capiscono che sei italiano, diventi automaticamente un milanese. Se veramente volete acquistare qualcosa, dovete prendere il coltello dalla parte del manico, approfittare della loro falsa amicizia e contrattare, fare finta di uscire dal negozio e infine contrattare ancora. Sarà facilissimo portarsi a casa una borsa

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in pelle, un tipico, anche se a volte made in china, servizio da the o qualsiasi altra cosa vogliate alla metà prezzo, se siete bravi, anche a meno. In mezzo a tutto questo trambusto sarà stupendo vivere quei cinque minuti in cui tutta la città sembra fermarsi, ibernata in un silenzio irreale, che scandisce la vita di questo popolo, grazie al Salat, la preghiera obbligatoria dei mussulmani, cinque volte al giorno sarete catapultati in questo universo parallelo. Anche voi ringrazierete Allah se vi troverete nel centro della piazza El-Fna al tramonto circondati da questa atmosfera surreale. Se volete concludere la serata con una bella abbuffata, dirigetevi proprio dietro la piazza al Baganziz Cafe, con 7€ mangierete un tajine ed un cous cous che non scorderete facilmente. E visto che siamo in primavera, perché non fare un bel salto all’oceano, su cui si affaccia la splendida Essaouira. Al contrario di Marrakech, si scopre essere una città più tranquilla, ovvio anche qui sono presenti i mercanti, meno stressanti, ma altrettanto furbi. Consiglio, non vi fate abbindolare da falsi pretesti del tipo “puoi aiutarmi a scrivere una lettera in italiano” o “voglio offrirti un the”, sono tutti piccoli escamotage per attirarvi nella loro trappola. Se volete proprio prendere un the, fatevelo servire sulla terrazza dell’Hotel Smara (10€ a notte), magari vicino all’ora del tramonto e vi assicuro che potrete godere di un momento di vera e propria estasi. Ed infine arriva il terzo passo…godere, semplicemente godere. Nell’osservare e nel vivere una cultura capace di trasportarti in un altro mondo, affiancato da una cornice di paesaggi puri che sembrano esser creati solo per sbigottire e lasciare piacevolmente interdetti. Non serve nient’altro per vivere un’esperienza unica. Ah dimenticavo, spesa totale del viaggio per sei giorni, lussi compresi € 250,00 con Iva, anche senza Mastercard. A cura di Gabriele Bertacchi

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RegaliAMO la cultura. Bang On quest’anno vi ha fatto un regalo di Natale, ha preso il via proprio in questi giorni un nuovo progetto, si chiama LibriLiberi! L’intento è di promuovere la lettura, l’obiettivo è di renderla un piacere gratuito e la possibilità di trovare i libri in luoghi e pubblici esercizi che fanno parte della quotidianità. Li abbiamo liberati e adesso potrai trovarli nella sala d’attesa di un ambulatorio, in un negozio, al bar. Potrai riconoscerli perché porteranno un timbro: Questo libro non si compra, né si vende. Per partecipare non ci sono regole, il libro può essere preso, passato a qualcun’ altro, rilasciato di nuovo dove preferisci o se ti è piaciuto, perchè no, puoi tenerlo . Una sorta di piccola biblioteca itinerante che collega persone e luoghi, partendo innanzitutto da un piccolo atto di generosità. Buone feste da Bang On!

Per info: bangonartist@gmail.com www.ideagenerationmag.it 82


Idea Generation #2