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IL BOOM DEGLI ANIME E DEI MANGA Ultimamente tra i giovani è scoppiato l'interesse per gli anime: i cartoni giapponesi che tutti hanno guardato almeno una volta anche in tv pensando fossero normali cartoni animati. Le tipologie di anime sono molte che vanno da quelli per i bambini a quelli per persone adulte: Kodomo – per bambini fino ai 10 anni; Shōjo – per ragazze dai 10 anni fino alla maggiore età; Shōnen – per ragazzi dai 10 anni fino alla maggiore età. Gli anime più comuni che si possono vedere anche in tv sono ad esempio: i Pokemon, Sailor Moon, Doraemon, Mila e Shiro, Naruto, Dragon Ball, One Piece, Attack on titan e tanti altri. Gli anime esistono anche sotto forma di fumetti chiamati manga. I manga sono quasi come fumetti normali ma si leggono al contrario e le pagine si sfogliano da sinistra a destra. Esistono molti siti per guardare anime online, uno tra i più comuni è VVVVID che permette di guardare anche film e serie tv di ogni genere in modo gratuito. Solitamente la durata di una puntata di un anime è intorno ai 25 min.


GIACOMO BERTAGNOLLI “Non credevo alle tre medaglie” queste sono le parole di Giacomo Bertagnolli

Dopo due argenti ed un bronzo, per l'Italia arriva anche la medaglia d'oro ai Giochi paraolimpici di PyeongChang 2018. Giacomo Bertagnolli si conferma l’uomo copertina per l’Italia alle Paralimpiadi Invernali di PyeongChang 2018.  E sono tre: dopo il bronzo e dopo l'argento, ecco anche la medaglia d'oro. Come nelle migliori favole, si completa il sogno paralimpico di Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal: freschi della loro giovinezza (in due non arrivano neppure a 38 anni), sciano come meglio non avrebbero potuto fare in entrambe le manche dello slalom gigante maschile di categoria visually impaired e si mettono al collo la medaglia più bella. Otto anni dopo il successo nello sci di fondo di Francesca Porcellato a Vancouver 2010, l'Italia delle Paralimpiadi invernali ritorna sul gradino più alto del podio, e lo fa grazie ad una coppia che ha dimostrato sulla pista una potenza e una saggezza agonistica che non ti aspetteresti da due atleti poco più che diciottenni. Due atleti e due amici: compagni di scuola, Fabrizio è l'atleta guida di Giacomo, atleta ipovedente. CI PIACCIONO PERCHE’ La loro storia ci piace. Due trentini che diventano dei veri e propri idoli d’Italia, e il loro motto: ”Niente è impossibile da raggiungere”.


BULLI SI NASCE O SI DIVENTA?

Dove avviene il bullismo: Scuola: risulta essere un luogo privilegiato per l’elevato numero di bambini e ragazzi presenti contemporaneamente nell’edificio e per il lungo tempo che vi trascorrono e inoltre c’è una considerevole presenza di spazi dove la sorveglianza degli adulti risulta ridotta.

Luoghi attività extrascolastiche: Laboratori scolastici e doposcuola, sia nella scuola che privati. Valgono le stesse dinamiche della scuola, ma con un elemento importante: insegnanti diversi, bambini diversi Pulmini, bus, treni: molti alunni per andare a scuola e tornare a casa sono costretti ad usare mezzi di trasporto. In questi luoghi le prepotenze possono essere attuate anche da ragazzi più grandi o da ragazzi addirittura di altre scuole ma che condividono il viaggio Nei Luoghi di sport: campetti, palestre e piscine sono spesso luoghi dove avvengono delle lotte dove ognuno vuole dimostrare di essere più forte e più bravo. Queste lotte sono date spesso da cattivi che purtroppo hanno competenza nella propria disciplina ma non nel trattare con ragazzi ed adolescenti VITTIME DI BULLISMO ANCHE I PERSONAGGI FAMOSI SONO VITTIME DI BULLISMO


Sergio Sylvestre vincitore di Amici ha raccontato del bullismo subito alle superiori e di quanto gli altri non credessero in lui. Cercavano di scoraggiarlo anche gli insegnanti. “Un mio insegnante di football alle superiori mi ripeteva che non avrei mai concluso niente nella vita. Anche quando ho provato con la musica molti dicevano che non sarei arrivato da nessuna parte. Mi feriva molto. Come se sentissi che avevano ragione loro. Anche per l’aspetto, forse. Questa esperienza è stata il mio riscatto dal passato, dagli atti di bullismo. Sono metà messicano e metà haitiano.

Quando mia madre veniva a prendermi a scuola i miei compagni notavano che aveva la pelle più chiara della mia. Sono discorsi difficili da capire chi non è americano. Era una scuola frequentata da molti neri e mi chiedevano continuamente Ti senti più nero o bianco? Domande offensive per la mia famiglia, di cui a mia madre non ho mai parlato. L’ultimo anno di scuola i miei mi hanno iscritto a un altro istituto, molto più costoso, fuori dal loro budget. L’hanno fatto per il mio bene”.


Elodie: La cantante di Amici, che ha fatto della propria unicità il suo successo ha rivelato che questa diversità in passato l’ha portata ad essere presa di mira dai bulli. “Ieri ho conosciuto una ragazza, mi ha confessato che a scuola è vittima di bullismo e che nessuno fa niente per difenderla. Non potete capire quanta voglia mi sia venuta di fare qualcosa per lei, ma non potendo fare molto, voglio semplicemente raccontarvi una cosa. Per un breve periodo alle scuole medie venivo presa in giro perché non capivano bene la mia sessualità, mi chiedevano se fossi maschio o femmina e questo perché portavo i capelli corti. Poi si divertivano a chiamarmi ‘negra’ perché mia madre è nera. Ci stavo male, ma facevo finta di nulla e a casa di nascosto piangevo, però poi la rabbia saliva e non accettavo il fatto di sentirmi messa in disparte e additata come la ‘Diversa’, quindi ho cominciato ad avere atteggiamenti simili ai loro e mi sono nascosta dietro la rabbia e il finto menefreghismo. Non fate lo stesso errore, difendetevi, ma rimanete quello che siete, io l’ho capito dopo tanti anni. LA DIVERSITÀ È FORZA! LA DIVERSITÀ È BELLEZZA! Non rimanete indifferenti di fronte la violenza, che sia fisica o verbale. Dobbiamo aiutare chi è in difficoltà, e chiedere aiuto se lo siamo” Elisa: racconta che prima di essere una cantante di successo era una bambina vittima di bullismo. “Sono stata vittima dei bulli, la musica mi ha salvato. Alle elementari due compagni mi bullizzavano praticamente tutti i giorni. Io poi ero molto emotiva e super pacifica. Ho iniziato a fare musica molto presto e per me era più facile esprimermi così piuttosto che parlare”.


J-AX ha raccontato di essere stato vittima di bullismo. “La TV mi aveva detto che per essere un figo avrei dovuto possedere vestiti firmati, guidare moto e vivere in case di lusso. Io mi vestivo con ciò che mia madre trovava al mercato, non avevo neanche una bici e abitavo in periferia a Milano. Quello che avevo erano dei ragazzi che mi tormentavano ogni singolo giorno proprio perché mi mancava tutto ciò. Quando passavo per strada, da solo, si accanivano in gruppo con me. Non passava un giorno senza che mi ricordassero quanto fossi uno sfigato solo perché esistevo. Ancora oggi, quando vedo un gruppo di ragazzi su una strada ogni singola cellula del mio corpo mi dice di attraversare per mettermi in salvo. Anche se ho 44 anni. Anche se sento l’affetto di tutti voi che mi fa da scudo. Ma, quello che ignoravano, è che ogni singolo insulto, ogni giorno passato a bullizzarmi era benzina per me. Il loro odio è stata la mia salvezza.” “Sarà anche un cliché, ma il dolore è energia. Se state male in questo momento, se non siete soddisfatti della vostra vita, se vi sentite soffocare non vi lasciate andare. E, soprattutto, non lasciatevi consumare dalla rabbia, ma utilizzatela a vostro favore. Perché la rabbia, quando è inespressa, diventa depressione — ma quando utilizzate questa energia negativa in modo propositivo si trasforma in arte. Diventa creatività. Diventano idee che vi cambiano l’esistenza.” “Sono convinto che un modo per liberarci dalle nostre prigioni esiste sempre, sta a noi trovare la forza per farlo. È l’unico modo per zittire tutti quei bulli che ci davano per sconfitti.” Mika ha raccontato la sua storia da vittima di bullismo. Oggi ha scritto una canzone “Hurt” colonna sonora del film “Un bacio” che parla di quanto possono far male le parole.


Non arrendersi mai…anche se è difficile Prendendo spunto dai diversi casi di cronaca, ci sembrava doveroso scrivere un articolo che costituisse un momento di riflessione su due fenomeni in triste ascesa, bullismo e cyberbullismo. Dopo attente ricerche abbiamo scoperto che il bullismo è presente in posti vicino a noi. Tutti sono possibili vittime e anche alcuni personaggi famosi a loro volta lo sono state durante la loro adolescenza. Per prima cosa , abbiamo cercato di rispondere a domande che ci siamo posti da quando abbiamo iniziato a parlarne per cercare di capirne di più. Successivamente siamo scesi direttamente sul campo e abbiamo intervistato i nostri compagni e i nostri insegnanti. Cos’è il Bullismo? Si può parlare di un’unica forma di bullismo? Non è sempre facile dare una definizione ma sicuramente Il bullismo oggi è un fenomeno molto diffuso tra gli adolescenti e si diffonde sempre di più soprattutto nelle scuole, luogo dove invece i ragazzi dovrebbero sentirsi al sicuro. Come si può osservare dalle diverse ricerche sul tema, sono sempre di più le notizie diffuse dai giornali e dai telegiornali che trattano di bullismo, soprattutto quello presente nelle scuole. Questi fatti gravissimi, a lungo andare, hanno portato le giovani vittime a lasciare la scuola o a vivere in un clima di terrore.

Esistono diverse forme di bullismo ma tutte hanno in comune lo scopo ferire, di fare sentire l’altro debole e indifeso. La forma più diffusa è quella legata strettamente all’ esercizio della violenza fisica: spinte, calci , ma anche nell’appropriazione o rovina degli oggetti altrui (penne , quaderni , merenda) . Ma sta crescendo sempre più anche quella verbale che consiste in minacce, insulti, offese che riguardano l’aspetto fisico o la sfera famigliare. In entrambi i casi lo scopo è sempre lo stesso: isolare la vittima e portarlo a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in lui. Internet ha avuto un enorme peso nella diffusione di questo triste fenomeno al punto che negli ultimi tempi si parla sempre più di cyberbullismo. Purtroppo è anche la forma forse più difficile da rilevare e contrastare vista l’ampiezza della rete e poichè i contenuti, una volta pubblicati possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all’ oscuro, perché non hanno l’accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti. Pertanto può essere necessario molto tempo prima che un caso venga alla luce Il cyberbullismo passa principalmente per la pubblicazione online di fatti riguardanti la sfera privata e famigliare, ma anche mediante l’esclusione da una chat, da un gruppo da un gioco.

Ma chi è il bullo? Il “bullo” è una persona che fa violenza psicologica o assume atteggiamenti aggressivi nei confronti delle persone più deboli. Tutto ciò lo fa sentire forte e sicuro. Il gruppo (reale o non ) per il bullo è molto importante per sentirsi più forte e per dimostrare alla persona presa di mira di essere superiore; Nessuno nasce violento ma tutti possono diventare bulli. E oggi con le nuove tecnologie è ancora più facile far emergere l’aggressività e la violenza come forme di gioco e divertimento, senza una chiara consapevolezza della gravità dei propri comportamenti. Im

In realtà essere un bullo non è una forza, ma una debolezza e se un ragazzo picchia o minaccia un altro individuo è perché vuole sentirsi forte o perché non riesce a esprimersi diversamente. Infatti, il


bullo spesso si comporta così perché cerca di attirare l'attenzione, ha problemi in famiglia o subisce o ha subito violenza, o non riesce ad ambientarsi, e quindi vuole nascondere in realtà la sua fragilità e i suoi problemi. L’unico modo che gli sembra possibile è quello di riversare propria rabbia sugli altri. Il bullo viene temuto dai suoi coetanei, che hanno paura di denunciarlo o di raccontare le violenze fisiche o psicologiche subite e così, convinto che sarà difficile essere ripreso o punito, continua con questi atteggiamenti inappropriati. Nascondendo i fatti, però, la situazione peggiora. Infatti, se venisse denunciato o segnalato, il bullo potrebbe essere aiutato dalla famiglia o dalla scuola a superare i propri problemi. Invece, chi è vittima del bullismo soffre in silenzio, si isola, si colpevolizza, e arriva anche ad abbandonare la scuola o nei casi peggiori a togliersi la vita quando sente che non esiste via d’uscita a tutto ciò. Forse la famiglia o le istituzioni, con l'aiuto di bravi psicologi, dovrebbero cercare di capire cosa si nasconde dietro questi comportamenti aggressivi e dovrebbero incontrare queste persone per cercare di aiutarle, finché si è in tempo, perché chi oggi è solo un bullo, domani potrà commettere azioni o addirittura crimini peggiori.

ANCHE I PERSONAGGI FAMOSI SONO state VITTIME DI BULLISMO nel loro passato ma comunque hanno trovato la forza, molte volte dentro loro, per non chinarsi a chi li voleva deboli vittime.

Abbiamo intervistato i nostri compagni e i nostri insegnanti in merito al problema e le risposte date fanno emergere una situazione che rispecchia quanto appreso durante questo percorso. Il 10 % degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo. Gran parte di loro conosce il fenomeno anche se in modo non diretto ( 80% ha dichiarato di conoscere o di aver conosciuto persone-amici, parenti o semplici conoscenti – vittime di bullismo mentre il restante 20% afferma di non conoscere nessuno che sia stato coinvolto o è coinvolto in questo problema) . Alla domanda se sono intervenuti in qualche modo ad aiutare la vittima, le risposte non sono state uguali. Molti hanno risposto di sì (70 % ) mentre altri hanno cercato ma non sono riusciti (30 % ). Abbiamo chiesto quale sia la soluzione per combattere il problema. Quasi tutti hanno risposto che la cosa


migliore è parlare e denunciare, soltanto una piccola parte ha affermato che non esiste una soluzione al problema. Tutti sono concordi su un fatto: il bullismo è un crimine a tutti gli effetti. Dal nostro punto di vista il bullismo può essere fermato e sconfitto. Ma dobbiamo essere noi per primi a trovare il coraggio di denunciare. Non ci si deve arrendere alla paura, perché questo sentimento rende ancora più forte questo fenomeno. Le istituzioni dalla loro parte, stanno cercando di risolvere il problema attivamente con campagne di prevenzione che coinvolgono sempre più genitori e insegnati.

Proprio perché il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo è dilagante è

stata istituita una giornata mondiale per la sicurezza in rete e la lotta al cyberbullismo, il Safer Internet day, dove non solo i ragazzi vengono informati di quello che può accadere se si usa male internet ma anche i professori e genitori vengono messi al corrente della situazione e di ciò che si può fare per arginarla.


CARNEVALE E’ UNA FESTA CHE CI PIACE ANCORA La storia del carnevale ha le sue origini in tempi assai lontani, fin dal Medioevo, quando lo chiamava-no “fasnachat” o “fesenach”, festa di pazzia. Questo termine venne successivamente reinterpretato con “carne levare“, che a sua volta significa togliere la carne, riferito al giorno precedente la quaresi-ma in cui cessa il consumo della carne per quaranta giorni prima della Pasqua. L’origine della festa del carnevale è molto antica: Babilonesi, Ittiti, Fenici ed Egiziani cercavano in tal modo di onorare i propri Dei. Greci e Romani adoravano il dio del vino. Con l’Imperatore Costantino e il cristianesimo dichiarato religione ufficiale, il carnevale fu definito una festa pagana e bandita come festività. Nel tempo, le usanze del carnevale tornarono ad emergere, e la chiesa cattolica fece un compromesso, e dichiarò che potevano partecipare al carnevale solo coloro che erano disposti a digiunare quaranta giorni prima della Pasqua. Poco a poco il carnevale “perse” ogni legame con la religiosità per diventare una festa popolare, un periodo di tempo (una settimana) nella quale era permesso fare di tutto per poi ritornare alla civiltà e al buon gusto. Oggi il carnevale è quel periodo che precede la quaresima ed è celebrato con feste mascherate, sfilate di carri allegorici, danze e baldorie. Il carnevale termina con grandi feste e cerimonie il giorno di martedì grasso (mardì gras), che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. Il carnevale viene festeggiato in molte parti del mondo, ma in non tutti i paesi la data del carnevale coincide. In Italia il carnevale è una festa molto importante, che porta con sè tradizioni regionali e piatti tipici, con le ricette di carnevale diverse da regione a regione. In Italia ci sono alcuni dei carnevali più belli del mondo, come il carnevale di Venezia, il carnevale di Viareggio e il Carnevale di Foiano.


CARNEVALE DI... VENEZIA : Le sue origini sono antichissime: la prima testimonianza risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta. L'istituzione del Carnevale da parte delle oligarchie veneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, al pari di quanto già avveniva nell'antica Roma (vedi panem et circenses), di concedere alla popolazione, soprattutto ai ceti sociali più umili, un periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati. Attraverso l'anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell'aristocrazia. Tali concessioni erano largamente tollerate e considerate un provvidenziale sfogo alle tensioni e ai malumori che si creavano inevitabilmente all'interno della Repubblica di Venezia, che poneva rigidi limiti su questioni come la morale comune e l'ordine pubblico dei suoi cittadini. Il Carnevale di Venezia è una festa cittadina che si svolge con cadenza annuale nel capoluogo veneto. Si tratta di uno dei più conosciuti e apprezzati carnevali del mondo NEW ORLEANS: Il Carnevale di New Orleans, noto anche come Mardi Gras (martedì grasso), è l'annuale celebrazione del carnevale e inizia dopo l'Epifania (6 gennaio). Si tratta di una stagione di cortei, balli (alcuni dei quali mascherati), e ricevimenti. In passato è stata tradizionalmente parte della stagione invernale sociale; un tempo i ricevimenti per il debutto in società delle giovani donne venivano organizzati in questo periodo, Le sfilate di New Orleans sono organizzate dai Carnival krewe. Coloro che sfilano in corteo lanciano sulla folla strisce di carta colorata, coriandoli, fac-simile di monete da un dollaro in legno o in plastica con impresso il logo del krewe e piccoli giocattoli poco costosi. Per gli abitanti di New Orle-ans, "martedì grasso" si riferisce specificamente al martedì precedente all'inizio della quaresima, il momento clou della stagione. Il termine può essere utilizzato anche meno specificamente per indicare l'intera stagione di Carnevale, a volte "stagione Mardi Gras". Il termine "martedì grasso" o "Mardi Gras Day" si riferisce sempre e solo a quel giorno specifico.


Holly e Benji…campioni nel mondo Anime creato dall’ autore Yoichi Takanashi: Holly e Benji é un anime nato nel 1983 in Giappone ma trasmesso in Italia nel 1986. La storia parla di un ragazzino giapponese, Oliver Hutton, soprannominato "Holly", il cui obiettivo è vincere il Campionato mondiale di calcio. Figlio di un capitano di navi e di una casalinga, Holly si trasferisce nella città di Fujisawa, vicino Shizuoka, quando sta per iniziare l'ultimo anno delle elementari. In questa città esistono due scuole, la Newppy (pubblica) e la St. Francis (privata). Questo cartone è molto amato ancora oggi perché il tema è uno sport molto conosciuto sia dai più grandi che dai più piccoli ossia il calcio. Viene guardato perché è emozionante, infatti ti tiene sulle spine perché non vedi l’ora di sapere come finisce. Piace anche per le emozioni che ti fa provare come la tensione di sapere se possono recuperare la partita. Molte volte la loro squadra è sotto di diversi punti, ma grazie alla grinta di Holly e alla bravura di Benji riescono a vincerla. Alcune persone pensano che Holly e Benji sia un cartone da bambini, invece secondo noi è adatto a tutte le età.

La loro squadra è perfetta e imbattibile perché collaborano tra loro e rispettano i loro ruoli al meglio. Ad esempio un personaggio di nome Robert ha aiutato Holly, infatti ha creduto in lui e l’ha motivato a crederci fino in fondo a migliorare sempre e non arrendersi mai. Grazie a lui è diventato un giocatore formidabile. Tutti questi personaggi possono essere delle belle fonti di ispirazione per noi ragazzi.


IL CORAGGIO DI DIRE NO Il 10 marzo 2018 le classi terze delle scuole medie di Ripe e Corinaldo si sono recate al teatro La Vittoria di Ostra per incontrare Marisa Garofalo, sorella di Lea Garofalo, vittima di ‘Ndrangheta. L’ incontro è durato circa 2 ore ed è stato molto educativo e interessante sia per noi ragazzi, che per gli adulti. L’argomento di questa esperienza è stata la vita della vittima e l’importanza della legalità. La donna ha testimoniato la sua esperienza correggendo a volte le “fake news” presenti su Internet. I ragazzi hanno partecipato in prima persona rivolgendole domande circa la sua esperienza. Abbiamo capito, grazie alla testimonianza, cosa vuol dire vivere in un ambiente mafioso ed essere minacciati continuamente. Infatti, quando le abbiamo chiesto che cosa cambierebbe della sua vita passata, ci ha risposto che avrebbe rifatto tutto, ma non nella sua città. Questo incontro è stato davvero interessante. La cosa che ci ha colpito di più è stata la calma con la quale la donna ha raccontato degli avvenimenti forti e delicati che hanno segnato in modo indelebile la sua vita e quella dei suoi cari.

Figlia di Antonio Garofalo e Santina Miletta, Lea venne uccisa nella cosiddetta “faida di Pagliarelle”. La piccola Lea crebbe insieme alla nonna, alla madre e ai fratelli maggiori Marisa e Floriano che, dopo essere diventato il capofamiglia, vendicò l'omicidio del padre, ma a sua volta fu ucciso in un agguato l'8 giugno 2005. A quattordici anni Lea si innamorò del diciassettenne mafioso Carlo Cosco. I due ebbero una figlia, ma poco dopo il ragazzo fu arrestato per spaccio. Lea decise per il bene della figlia Denise di allontanarla dal padre e quindi anche dall’ ambiente mafioso. Andò in carcere a far visita a Carlo per riferirgli la notizia. Lui non la prese bene e provò ad aggredirla, ma fortunatamente intervennero le guardie. Lea diventò testimone di giustizia e raccontò tutto ciò che sapeva riguardo la mafia; purtroppo però le sue informazioni non furono considerate sufficienti per entrare a fare parte del programma di protezione dei testimoni. Così iniziarono i trasferimenti assieme alla piccola Denise nei diversi paesi italiani nella speranza di sfuggire dall’ ex-compagno. Nel frattempo, gli anni non avevano cancellato il rancore e la rabbia di Carlo Cosco nei confronti di Lea Garofalo. La sua sete di vendetta venne soddisfatta il 24 novembre 2009. Lea e sua figlia si trovavano a Milano da quattro giorni: partite da Petilia Policastro alla volta di Firenze, mamma e figlia il 20 novembre presero il treno che le avrebbe portate nel capoluogo lombardo; fu lo stesso Carlo Cosco ad invitarle in quella città. Si trattava di una trappola: l'ex-compagno era a conoscenza della difficile situazione economica delle due donne e chiese a Denise di raggiungerlo a Milano dopo che la figlia gli aveva raccontato di aver visto un maglione che sua madre non avrebbe potuto comprarglielo. Lea, che aveva a cuore il futuro della figlia più di ogni altra cosa, decise che non l'avrebbe fatta partire da sola, nonostante i tentativi dell'avvocato di dissuaderla. La donna era convinta che insieme a sua figlia non le sarebbe accaduto mai nulla, anche perché “Milano è una grande città, non è come la Calabria”. Nel pomeriggio del 24 novembre, Lea e Denise decisero di concedersi una passeggiata per Milano, in zona Arco della Pace. L'immagine di quella camminata fu ripresa dalle telecamere della zona: la mamma aveva un giubbotto nero mentre la figlia uno bianco. Alle 18.15 circa, Carlo Cosco le raggiunse, prendendo la figlia e accompagnandola a casa del fratello Giuseppe Cosco, per farla cenare e poi salutare i suoi zii e i suoi cugini. Poi l'uomo fece ritorno all'Arco della Pace, dove aveva appuntamento con Lea Garofalo. L'omicidio avvenne attorno alle 19.10, in un appartamento di piazza Prealpi 2 a Milano, di proprietà della nonna di un amico dei Cosco. Il corpo di Lea Garofalo venne poi trasportato su un terreno a San Fruttuoso e lì bruciato. I processi per l'omicidio di Lea Garofalo sono nati grazie a sua figlia Denise. La sera stessa dell'omicidio, infatti, madre e figlia sarebbero dovute rientrare in Calabria e quando Denise vide che la madre non tornava, intuì che le potesse essere successo qualcosa di tragico. La figlia chiese al padre di accompagnarla nei luoghi da loro frequentati in quei giorni alla ricerca della madre, si recarono anche dai carabinieri, che però non poterono procedere con la denuncia di scomparsa, non essendo passate le canoniche 24 ore. Nonostante ciò, Denise raccontò il giorno successivo la sua vita da "protetta" con la madre ai Carabinieri della caserma di via della Moscova: fu un maresciallo a raccogliere la deposizione. Denise sostenne di avere la certezza morale che la madre non fosse scomparsa (e tanto meno si fosse allontanata volontariamente come gli disse fin da subito il padre e come hanno affermato gli avvocati difensori durante il processo), ma che in realtà fosse morta per mano di Carlo Cosco, suo padre. PER NON DIMENTICARE...... Lea Garofalo è rimasta fino alla fine fedele ai suoi ideali di onestà. Rifiutò gli aiuti economici da parte del suo ex compagno procurati in modo illegale pur avendone bisogno. Lea Garofalo è ricordata ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia. Con una cerimonia di commemorazione, il primo aprile 2012 il Comune di Monza ha raccolto l'appello di Daw-blog.com e ha posato una targa in ricordo di Lea Garofalo presso il cimitero di San Fruttuoso, a pochi passi dal luogo dove la donna è stata strangolata e uccisa.


IL TERRITORIO DI TRECASTELLI E NOI: LA NOSTRA PRIMA INTERVISTA

In merito agli spazi extra scolastici e culturali, le abbiamo chiesto quali sono gli interventi previsti per il potenziamento di questi. Il vice-sindaco ci ha risposto che molto è stato fatto ma che ancora molto si può fare. A tal proposito ha accennato a un probabile progetto per la realizzazione di un nuovo centro sportivo e di un nuovo centro di aggregazione. Ci ha informati del fatto che il comune ha svolto importanti interventi tra cui: l'asfaltatura delle strade e la progettazione del centro di cottura per l'asilo. Inoltre nell'anno scolastico in corso è partita l'iniziativa per la costruzione della nuova scuola primaria di Ripe. A proposito nei nuovi progetti di realizzazione le abbiamo domandato se le difficoltà legate alla neve dello scorso Febbraio sono state un difficile “intralcio” da gestire. Di fatto il comune ha saputo fronteggiare la situazione d'emergenza poiché aveva già predisposto un "piano neve", che prevedeva di prendere contatto con le associazioni in possesso dei mezzi giusti per la pulizia delle strade principali e secondarie. Il Comune, inoltre, è vicino anche alle categorie più deboli come anziani a cittadini stranieri. Grazie all’ aiuto concreto di volontari e associazioni che offrono assistenza e supporto dalle cose più semplici alle più complesse. Un sentito ringraziamento alla Sig.ra Gregorini che con parole semplici ha saputo renderci partecipi e avvicinarci a una realtà non sempre facile da capire. Nori Post 26 Aprile 2018

La nostra prima intervista dal vivo è stata con la vice-sindaco del nostro comune di Trecastelli che si è svolta il 12 aprile 2018 presso la sede del Nori Post. Si chiama Francesca Gregorini e oltre a questo ruolo ha un lavoro come libera professionista. Ricopre questo incarico dal 2014, da quando si è formato il comune di Trecastelli. Per prima cosa le abbiamo chiesto quali sono le doti principali che una persona deve avere per ricoprire un tale incarico. Per fare il vice-sindaco, come ci ha detto lei, servono soprattutto il senso di responsabilità, la pazienza e la calma. Le abbiamo chiesto se prende in considerazione tutte le richieste fatte dai cittadini e ci ha risposto di sì, perché anche se un problema per il Comune può essere non così importante, per il cittadino lo è. Inoltre questo è un modo anche per avvicinarsi a lui. Per riuscire meglio in ciò il comune organizza degli incontri, durante i quali i cittadini espongono le loro richieste. Tuttavia considerato l'elevato numero è necessario un'attenta analisi e valutazione per poter stabilire quelle che necessitano di un intervento tempestivo e prioritario.


Mark McMorris e la sua brutta avventura preolimpiade

Mark McMorris è uno snowboarder professionista. Ha iniziato con lo skateboarding, per poi passare allo snowboarding e al wakeboarding, ma più tardi, ha deciso di concentrarsi principalmente nella disciplina sulla neve. Ha esordito in Coppa del Mondo di snowboard il 23 gennaio 2010 a Québec, in Canada; la settimana successiva ha conquistato la prima vittoria in Coppa: nella prova dello slopestyle tenutasi a Calgary. Ha partecipato all'edizione dei Giochi olimpici di Soči 2014, occasione in cui ha conquistato la medaglia di bronzo nello slopestyle. McMorris si è poi ripetuto riconquistando la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Pyeongchang 2018, sempre nello slopestyle. Nel corso della sua carriera, Mark McMorris ha subito diversi infortuni, ma l’incidente più brutto che lo ha colpito è avvenuto in backcountry a Whistler, in Canada. Si è fratturato la mascella, il braccio sinistro, rotto la milza e altre varie fratture al costato, un polmone sinistro collassato e una frattura del bacino. Mark è stato trasportato dal luogo dell’incidente al Vancouver General Hospital dove ha subito due interventi chirurgici. Il primo intervento ha fermato l’emorragia dalla sua milza. Il secondo ha stabilizzato il braccio e le fratture alla mascella. La cosa sorprendente è che nonostante tutto è riuscito a partecipare alle olimpiadi appena svolte


SCOPERTO NUOVO STATO DELLA MATERIA

E' stato trovato il 21 marzo 2018 a Roma un nuovo stato della materia che è molto disordinato ma ha un proprio disegno. E' stato osservato per la prima volta dal gruppo di fisici dei Laboratori Nazionali di Los Alamos. Si pensa possa servire in futuro per le tecnologie quantistiche, ad internet, alle comunicazioni e ai supercomputer. La sua particolarità è che di solito, se la temperatura si abbassa, l' energia scende ma in questo caso è rimasta come intrappolata ed è strano perchè viola alcuni principi della termodinamica. Dopo averlo creato artificialmente, I ricercatori vogliono capire se anche in natura può esistere un materiale del genere perchè potrebbe servire a molte applicazioni .


Da una strada a tutto il mondo Puliamo il Mondo è l'edizione italiana di “Clean up the World”, il più grande appuntamento di volontariato ambientale del mondo. “Clean up the world” è stata creata nel 1993 nella lontana Australia, e poi portata in Italia da Legambiente, che ne ha assunto il ruolo di comitato organizzatore; è presente su tutto il territorio nazionale grazie all’instancabile lavoro di oltre 1.000 gruppi di "volontari dell'ambiente", che organizzano l'iniziativa a livello locale in collaborazione con associazioni, aziende, comitati e amministrazioni cittadine. Gruppi e organizzazioni no-profit possono aderire alla campagna gratuitamente. Clean up the World unisce gruppi locali, scuole e istituzioni in un insieme di attività finalizzate a migliorare l'ambiente in cui vivono. I volontari ripuliscono parchi, spiagge, foreste, ambienti fluviali, si occupano di piantare alberi e di organizzare una serie di eventi di sensibilizzazione per convincere a migliorare l’ambiente naturale in cui vivono. Anche la nostra scuola ha deciso di aderire all’iniziativa. "Pulire il Mondo” si è svolta in Via Ripabianca nella frazione di Ponterio. Protagonisti siamo stati noi ragazzi di 2^ media dell’Istituto Comprensivo Nori de’ Nobili che per qualche ora ci siamo trasformati in eroi dell’ambiente. Dotati di una divisa speciale, siamo riusciti nell’impresa trasformandoci per qualche ora in veri operatori dell’ambiente. Abbiamo raccolto rifiuti di diversa natura e al tempo stesso abbiamo appreso delle preziose informazioni su come smaltirli. La mattinata è stata davvero produttiva. Difatti abbiamo raccolto molti rifiuti; questo è stato un grande aiuto per la natura e un piccolo gesto da parte nostra. Abbiamo fatto questa uscita per capire (e non solo per pulire) in che mondo viviamo. Ormai la sporcizia causata dalle persone maleducate ci sta invadendo e noi neanche ce ne accorgiamo. L’uscita che abbiamo fatto per pulire una strada potrebbe essere un inizio per pulire il mondo ed è servito proprio a farci rendere conto di ciò. Questa esperienza ci è molto piaciuta perché ci ha fatto capire che molte persone non comprendono l’importanza di tenere il nostro mondo pulito, per renderlo un posto migliore dove tutti noi possiamo vivere e crescere meglio. Ricorda: Heal the world (cura il mondo), make it a better place for you, for me (rendilo un posto migliore per te per me), and for the entire human race (e per l'intera razza umana). Cit. M. Jackson "Heal The World"


SCONNESSI DAY 2018…DI CHE COSA SI TRATTA? Un argomento che ci ha colpito particolarmente è stata la giornata dello Sconnessi Day. Si tratta di un esperimento sociale che si è svolto il 22 febbraio di quest’ anno, durante il quale è stato vietato l’utilizzo di dispositivi elettronici per tutta la giornata; le prime ad aderire sono state le scuole. Per colpa di questi dispositivi è nata la nomofobia cioè una paura incondizionata di rimanere sconnessi da internet, senza smartphone o modo di comunicare con gli altri. L’idea è arrivata insieme alla proiezione del film Sconessi di Christian Marazziti. L’invito di sconnettersi arriva quindi proprio dal cast del film. Tutti hanno chiesto di aderire allo Sconnessi Day. Per partecipare all’esperimento bisognava annunciare a tutti che ci si stava per disconnettere da internet con un tweet usando l’hashtag #Sconnessiday,. il Ministero della Salute prevede di organizzare anche un corso di formazione per il personale sanitario dal titolo “Internet e adolescenti: I.A.D. (Internet Addiction Disorder) e cyberbullismo”. Lo slogan importante è quello “Disconnettiamoci dai device e connettiamoci tra di noi”, per tornare a recuperare ciò che fino a poco tempo fa era considerata una cosa normale, ossia parlare tra di noi e provare a dimenticarsi di tag, like e cuoricini….almeno per un po'.

Perchè “ Sconnessi Day” è importante La socializzazione sta diventando sempre più rara e forse un evento come lo Sconnessi Day potrebbe essere un buon punto di partenza per riflettere su come l’uso sempre più crescente dei social stia creando danni non solo nella comunicazione, ma anche nella gestione delle notizie e delle informazioni. Senza contare che internet è purtroppo diventata anche una piattaforma dove sempre di più sono presenti violenti e bulli che attaccano giovani coetanei facendosi forza di un muro che hanno davanti, quello fornito dallo schermo del pc e dell’anonimato. Insomma, internet è una bellissima invenzione, ma come tutto, va conosciuto, studiato e usato sempre con molta cautela e giudizio, soprattutto dai più giovani.


TIRO LIBERO Il giorno 13 gennaio 2018 siamo andati al cinema "Gabbiano" di Senigallia per vedere il film "Tiro Libero” ispirato a una storia vera, del giovane regista e attore marchigiano Simone Riccioni. Dario (Simone Riccioni), è giocatore e capitano di una squadra di basket. Ha tutte le carte in tavola per avere una vita di successo ma a un certo punto viene colpito da una malattia. La scoperta di questa avviene nel più tragico dei modi: Dario perde i sensi durante una partita. Da quel giorno inizia a vedere tutto in modo negativo. Ma una condanna a seguito di un incidente (o presunto tale) gli fa cambiare il suo modo di pensare. La pena consiste nell’allenare una squadra di basket in carrozzina. L’esperienza nel nuovo ruolo si trasforma da condanna in un’autentica opportunità per riscoprire se stesso e scoprire allo stesso tempo ,la gioia che deriva dal donarsi agli altri senza paura e riserve. Inoltre Dario inizia a capire che gli ostacoli si possono superare con la forza di volontà e credendoci fino alla fine. Da mondi all’inizio lontani e diversi, nasce una bella storia di amicizia e fiducia reciproca dove tutti imparano qualcosa dai difetti- limiti dell'altro. Il film ci ha divertito e commosso, ma allo stesso tempo ci ha fatto riflettere su molti aspetti. Sul fatto che il successo non sia la cosa più importante da raggiungere e alla quale dedicare la propria vita in modo totale. L’altro aspetto, forse anche più importante è che la diversa abilità, la malattia non rende inferiore una persona rispetto alle altre.


Dopo la proiezione abbiamo avuto l'opportunità di incontrare Simone e Michele di persona. Dall' intervista dove si sono alternate domande e curiosità , è emerso che Simone Riccioni è stato vittima di bullismo quando aveva la nostra età per via della sua provenienza. Da bambino ha vissuto per lungo tempo in Africa per questo era deriso dagli altri bambini africani quando abitava lì. Per il suo passato in un altro paese era preso in giro dai bambini italiani una volta trasferitosi in Italia. Riuscì a salvarsi grazie al dialogo e alla fiducia instaurati con gli adulti di riferimento nella sua vita. Ed è proprio questo il messaggio con il quale ci ha salutato: parlare con i genitori, insegnanti quando tutto ci sembra difficile e non riusciamo a trovare una soluzione o una via d’uscita. “Tiro libero” ha segnato un punto vincente dentro di noi. Passato qualche mese dall' incontro con i due attori, noi di Nori Post abbiamo pensato di fare una seconda intervista on-line al protagonista del film per saperne un po' di più sul suo lavoro nel mondo dello spettacolo. Abbiamo rotto il ghiaccio chiedendogli se è difficile affermarsi nel suo lavoro e come si prepara per un provino e la sua risposta è stata che potersi affermare nel mondo del cinema è molto difficile perché è un ambiente davvero complicato e ad ogni provino si prepara studiando con una coach. Con la seconda domanda gli abbiamo chiesto come si è sentito alla "PRIMA" del suo primo film da protagonista. Ci ha risposto che era emozionatissimo e che tutto è passato troppo in fretta, gli sembrò quasi di aver solo sognato. Abbiamo continuato con chiedergli qual è il film al quale è più affezionato e ci ha detto che è affezionato a tutti i film fatti, ma che quello che ricorderà per sempre sarà COME SALTANO I PESCI perché è stato il primo film con la sua casa di produzione cinematografica Linfa. In seguito gli abbiamo chiesto in quale film del passato gli sarebbe piaciuto lavorare e perché e ci ha detto che gli sarebbe piaciuto lavorare in Jurassic Park, perché secondo lui è qualcosa di meraviglioso. Poi gli abbiamo domandato a quale nuovo progetto sta lavorando e ci ha raccontato che ha appena finito un film internazionale con il grande attore di Hollywood Cristopher Lambert e che sta organizzando un nuovo film che produrrà con la sua piccola casa cinematografica su cui però non ci ha voluto dire nulla. La sesta domanda è stata con quale collega famoso si è trovato particolarmente bene e gli artisti con cui ha legato di più sono Biagio Izzo, Antonio Catania, Giorgio Colangeli, Nancy Brilli. L'attrice con cui invece gli piacerebbe lavorare è Julia Roberts perché è la sua preferita ed è totalmente innamorato di Notting Hill. Gli abbiamo domandato se era questo il suo sogno quando aveva la nostra età. Ci ha detto che non era questo perché sognava di giocare a basket e andare nella NBA. Infine gli abbiamo chiesto cosa gli sarebbe piaciuto fare se non avesse fatto l'attore e la sua risposta è stata che gli sarebbe piaciuto fare qualsiasi cosa che lo avesse reso felice. Fare questa intervista è stato molto interessante per sapere qualcosa in più sulla sua vita e su quello che pensa sul suo lavoro nel mondo del cinema.


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Nori post 2018  

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