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L’INTERNAZIONALE PUBBLICITARIA La pubblicità ha inventato il socialismo. Passa per uno sport da ricchi, perché è al loro servizio, ma nella sua essenza è profondamente sociale. Nella pubblicità non esistono destra e sinistra, non c’è un’ideologia, ci sono solo idee, a condizione però che siano in grado di penetrare nel sociale. Non esistono pubblicità mirate: anche per vendere marchi di lusso come Cartier o Vuitton non ci si può limitare al target della loro clientela: la marca morirebbe. Se hanno successo come brand incorporei, immateriali, è perché tutti li conoscono, anche chi non potrebbe acquistarli: perché sono capaci di raggiungere tutti nel territorio dell’immaginario. Con la rete la pubblicità è passata da uno status di dittatura della comunicazione a uno di democrazia partecipativa del consumo. E io mi sono reso conto di essere stato una specie di “piccolo Goebbels” – ovviamente senza saperlo, altrimenti avrei cambiato mestiere... Ho infilato degli slogan nella testa delle persone, senza che avessero il diritto di rispondere. La rete in qualche modo ha concesso questo diritto. Questo funziona bene per i prodotti

di consumo: il consumatore è diventato coproprietario del marchio e se non è d’accordo con quanto fa o dice, può esprimere il proprio dissenso in mille modi, attraverso chat, blog o community contro il marchio. Ma il meccanismo non funziona altrettanto bene con la politica, il che è rassicurante, perché vuol dire che il voto non è un atto di consumo, anche se le regole di comunicazione sono simili a quelle usate per la vendita di prodotti. La comunicazione è scambio, avvicinamento, condivisione: in questo senso è socialista. La rete consente di instaurare questo scambio, con la conseguenza che oggi la pubblicità non è più imposta, passata negli intervalli di un film o di una trasmissione, ma è il frutto di una scelta, spesso non personale, ma condivisa. Gli spot più di successo sono quelli che diventano virali, che le persone vanno a cercare. La pubblicità è la nostra cultura immediata. Ogni popolo mette nella pubblicità ciò che è: dimmi la tua pubblicità e ti dirò chi sei, è lo specchio di una società.

“La force tranquille” Per le elezioni presidenziali del 1981 Jacques Séguéla ideò il celebre slogan “La force tranquille”, che ebbe un grande ruolo nella vittoria di François Mitterrand

DI CANI (ED) EROI Lo spot che ha fatto eleggere Lula nel 2006 è stato il primo a rompere i codici della comunicazione

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Ottobre 2012  

Architetti di immaginario

Ottobre 2012  

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