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A L O U C S A L L’ECO DEL ISTITUTO COMPRENSIVO VILLA REATINA Rieti

SEDE CENTRALE

PRESENTAZIONE PISCINA: GIOCOSPORT

1

BOCCONI: GIOCHI D’AUTUNNO

2

UNICEF: LEGALITA’ BABY CONSIGLIO

3

LETTURA E SCRITTURA

4

EDUCAZIONE ALLA SALUTE

5

EDUCAZIONE AMBIENTALE

6

8

LABORATORI MUSICALI

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INFANZIA VILLA REATINA

Maria Luisa Iacuitto Mirella Imperatori

SICUREZZA

10 11

UN

BEN VE NUTO INFANZIA VAZIA

DI

CUO RE

AL

PRIMARIA VAZIA

NUO VO

Direttore responsabile Redattori:

7

UNPLUGGED

Inoltre amplia ed integra il panorama progettuale scolastico con Percorsi specifici e funzionali alle esigenze specifiche della fascia di età di tutti gli alunni dell’Istituto. Giuseppina Biancone

ALIMENTAZIONE

TEATRO-DANZA

I tre ordini di scuola dell’Istituto Comprensivo partecipano a tutti quei Progetti del POF che sono adeguati al loro percorso formativo ed alle scelte didattiche operate dai docenti per il corrente anno scolastico.

D. S. Prof. PAOLA TESTA

INFANZIA CAMPOLONIANO

ATTIVITA’ DIDATTICHE Le attività, in continuità tra scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, sono progettate

per favorire un passaggio sereno ai successivi ordini di scuola per prevenire l’insorgere di situazioni di disagio.

Il raccordo servirà a condividere momenti di interscambio e di socializzazione che promuovano , in modo positivo, il passaggio da un ordine di scuola all’altro attraverso attività ben definite ed articolate che aiu-

tino gli alunni ad affrontare la nuova situazione senza subirla.


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L’ECO DELLA SCUOLA

IL GRANO, UNA STORIA CHE NON FINISCE mento. La Scuola dell’Infanzia dell’Istituto, in continuità con il progetto ambiente e seguendo un itinerario che durerà l’intero anno scolastico, svilupperà un percorso didattico intitolato: “Il grano, una storia che non finisce”. Questo progetto riguarderà gli alunni di cinque anni e ogni plesso dell’Istituto svilupperà una parte dell’argo-

I bambini esploreranno, ricercheranno, scopriranno, compiranno semplici sperimentazioni indagando sull’ambiente naturale, svilupperanno lo spirito di osservazione, riferiranno le proprie esperienze sia oralmente che utilizzano semplici tecniche pittoriche. Comincia una piccola avventura …

SCUOLA DELL’INFANZIA DI VAZIA

I FASE - DALLA SPIGA ALLA SPIGA Il percorso è iniziato a fine novembre, con la fase di osservazione libera: abbiamo appoggiato su un tavolo un mazzo di spighe di grano perché i bambini fossero liberi di toccarlo e di osservarlo, ma nessuno ha mostrato interesse e fatto domande.

Alla conversazione è seguita la proposta di disegnare una spiga di grano copiandola dal vivo. Nella fase successiva è stato chiesto ai bambini di costruire una spiga con il pongo su un modello preparato dalle insegnanti.

Questa fase ha avuto la durata di una settimana, poi si è passati ad una fase più strutturata.

Come terza attività è stato chiesto ai bambini di “smontare” una spiga trovando le parti possibili che la compongono.

Ai bambini sono state poste le domande: “Conosci il grano?” – “Sai dove vive?” – “Di che colore è la spiga?”

A tutti è stato consegnata una spiga e un cartoncino, è stato raccoman-

dato loro di non perdere i pezzi trovati e successivamente, li incollavano negli spazi che le insegnanti avevano predisposto sul cartoncino. Poi si è fatto un grande cartellone con tutti i cartoncini dei bambini e la verbalizzazione individuale ha concluso questa fase. Abbiamo così costruito la “Carta d’identità” della spiga di grano e concordato i termini giusti da apporre alle varie parti.


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Volume 1, Numero 1

SCUOLA DELL’INFANZIA DI CAMPOLONIANO

II FASE DELLA SEMINA Cosa serve al chicco per crescere? I bambini della Scuola dell’Infanzia di Campoloniano hanno il compito di documentare la seconda fase della semina: “Cosa serve al chicco di grano per crescere?”

Ogni bambino avrà il suo vaso da accudire, controllare ed innaffiare, realizzato con la scatolina trasparente del formaggino, contrassegnata e registrerà graficamente la crescita dei suoi semi: dal germoglio alla piantina .

Quindi, scoperta la provenienza del chicco di grano, siamo passati ad individuare il posto dove effettuare la semina e al reclutamento di tutto il necessario per effettuarla: semi, terra …

La semina del granoPassa l'aratro sul terreno molle e segue il solco tra le brune zolle. Apre le braccia la materna terra e accoglie il seme biondo, piccoletto, poi nel suo seno con amor lo serra; tutto l'inverno se lo tiene stretto: lo culla sotto il gelo, lieve lieve nanna gli canta al suon della bufera, lo copre col mantel bianco di neve. E il seme dorme e sogna primavera; sogna di germogliar nel pane mio Veglia sul grano seminato Iddio.

RISPETTANDO L’AMBIENTE ABBIAMO REALIZZATO ...

Albero con bottiglie di plastica

Presepe

Le bottiglie di plastica si prestano a essere l’elemento principale per tanti lavoretti di riciclo creativo. In effetti anche il Natale si presta a essere l’occasione festiva in cui mettere a punto i nostri progetti di riciclo. Da qualche anno le bottiglie di plastica ispirano artisti e artigiani e abbiamo avuto per gli anni scorsi molte installazioni in vari comuni e città europee che appunto prendevano come materiale base per l’albero di Natale cittadino proprio le bottiglie di plastica. Il perché è presto detto, non solo sono economiche perché essendo rifiuto sono semplicemente da raccogliere, ma portano anche un messaggio molto potente di come il rifiuto possa rinascere a seconda dignitosa vita sopratutto durante una festività che vuole sia la semplicità e a sobrietà a essere al centro delle nostre attenzioni.Abbiamo voluto realizzarlo anche noi!


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SCUOLA DELL’INFANZIA VILLA REATINA

FASE III – FINALMENTE SI SEMINA … COSA SUCCEDERA’?

Si passa alla fase operativa. I bambini hanno sperimentato la semina del grano. Ognuno ha osservato, toccato, riempito due grosse ciotole di terriccio e sistemato i semi nel vaso, in un clima di allegra eccitazione e curiosita’. Hanno raccontato e rielaborato graficamente la bella esperienza. I bambini sanno cosa avviene sottoterra e la germinazione diventa così una fase osservabile. Nei giorni che seguiranno osserveranno l’evoluzione dell’esperimento e registreranno quello che succederà?

RAPPRESENTAZIONI GRAFICHE

Hai visto un campo di grano in piena maturazione? Potrai osservare che certe spighe sono alte e rigogliose; altre, invece, sono piegate a terra. Prova a prendere le alte, le più vanitose, vedrai che queste sono vuote; se, invece, prendi le più basse, le più umili, queste sono cariche di chicchi. Da ciò potrai dedurre che la vanità è vuota. (S. Pio da Pietrelcina)

PROVERBI: “Grano piegato, contadino salvato.”


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Aspettando il Natale … Infanzia Villa Reatina

IL NOSTRO NATALE Il presepe realizzato quest’anno, fatto interamente con materiale di recupero (carta da pacchi e fogli di quotidiano per realizzare la testa dei personaggi) è stato dipinto interamente dai bambini di 5 anni ed assemblato con l’aiuto delle insegnanti.Il presepe rappresenta simbolicamente il primo presepe, fatto a Greccio da S. Francesco, e ricorda a tutti che, come dicono le canzoni di Natale cantate dai bambini, Natale è fratellanza, accoglienza, amicizia e solidarietà


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Lascia entrare dentro al tu o cuore lo spirito natalizio, quel profumo autentico di gioia, qu el sapore di serenità che regala un piccolo gesto d’amore, quell a ardente felicità di vivere ac canto a chi ami.

Un pensiero per le persone a noi care ...


L’eco della scuola

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PARTICOLARI DEL PRESEPE

I BAMBINI, SODDISFATI, POSANO FELICI.


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Scuola primaria Villa Reatina classi 1A e 1B PASTA DI SALE

REALIZZAZIONE

Tutti i bambini adorano manipolare e modellare! La pasta di sale è la soluzione per tutte le insegnati che scelgono di dare libero sfogo alla fantasia dei propri bambini senza spendere troppo. Facile da fare ed economica, ecco la ricetta per prepararla:



Farina



Acqua



Sale fino



Colla vinilica

A COSA SERVE



Sviluppare la creatività



Mischiate tutti gli ingredienti  Sviluppare la manualità della pasta di sale: farina, sale, colla e acqua. Se utilizzate un colorante li-  Sviluppare la coordinazione ocquido, versatelo nell’acqua prima di chio-mano aggiungerla alla farina e al sale. Versate l’acqua in una sola volta e lavora-  Imparare a leggere delle istruzioni te bene l’impasto con le mani.



La pasta di sale deve essere compatta e morbida ma non deve attaccarsi alle dita.



Imparare a sperimentare

La ricetta della pasta di sale risale all’antichità, è facilissima da preparare e molto economica.

Alcune fasi della lavorazione

PRIMI PASSI

I primi lavori che si possono fare con i bambini, anche per farli familiarizzare con questo materiale, sono creare delle divertenti sagome con le formine per i biscotti, dove si andrà poi a praticare un forellino con lo stuzzicadenti e dopo averle colorate potrete ad esempio appenderle in casa o nel periodo natalizio sull'albero. I vostri bimbi si divertiranno sicuramente, in quanto l'idea di modellare materiali con le proprie mani eserciterà in loro una grande attrazione, aiutandoli inoltre a sviluppare la loro abilità manipolatoria e non per ultimo la propria creatività e fantasia. ¬


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L’ECO DELLA SCUOLA

SCUOLA PRIMARIA IA VILLA REATINA


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Scuola primaria Villa Reatina classi IIA – IIB


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Scuola Primaria Villa Reatina classi IVA e IVB Descrivi la stagione autunnale

Le chiome rosseggiano, spes-

Le foglie sono spesso ruvi-

so sono giallastre o di un oro

de, multicolore e formano

pallido, la cosa che colpisce

spessi tappeti e si sentono

In autunno il cielo è spesso lim-

di più è che sono mille le

pido, terso, ma anche molto nu-

combinazioni di colori au-

voloso; ogni tanto una pioggia

tunnali.

monotona scuote la città e tutti si lamentano!

I cespugli sono abbastanza rari da trovare verdi, invece

i bambini che si divertono a saltarci sopra. Nel bosco si può ascoltare un vero e proprio concerto sinfonico, tra versi di uc-

Alcune mattine ci si sveglia e si è

quelli più comuni sono quelli

tristi; è questo l’effetto della neb-

giallastri ed arancioni o d’al-

celli come il pettirosso che

bia; fitta, che si taglia con un col-

tri colori.

torna a mostrare il rosso

Nei cortili delle scuole, nei

intenso del suo petto.

parchi pubblici e persino nei

Poi si notano altri piccoli

giardini delle case, il vento

animaletti che si prepara-

culla le foglie come una

no alla stagione imminen-

tello, che avvolge le case, gli alberi ed in un istante tutta la città sprofonda in un grigiore cupo.

In campagna i contadini ricavano dai rami ormai secchi, legna per il camino, lì si respira aria di calma, “di passato”.

mamma un neonato.

te, come lo scoiattolo che va gironzolando, di ramo in ramo, di albero in albero.

Nella città ci si veste in modo più pesante e si porta sempre un ombrello in mano. L’autunno è bellissimo, è una stagione davvero magnifica con colori forti ed intensi. Paolessi Federico

Un giorno al campo scuola Il giorno 18 ottobre, alle ore 9.00, noi bambini della classe IV, siamo andati al campo scuola di Rieti per il monitoraggio.

vato a fare il salto in lungo.Avevamo due possibilità; era il mio turno, ho cercato di saltare il più lungo possibile e i risultati si sono visti.Dopo c’era il vortex, era il mio turno avevo tre possibilità, i tre tiri erano tutti nell’area gialla. Dopo c’era la corsa, io stavo nella batteria con Federica e Davide, ho corso il più veloce possiEravamo ansiosi, poi siamo bile e li ho superati entramsaliti sul pullman. Quando bi. Finte le gare ci siamo siamo arrivati al campo scuomessi a mangiare la merenla abbiamo preso posizione, la da e ce ne siamo tornati a maestra ci ha detto che dovescuola. E’ stata una giornavamo seguire dei ragazzi, loro ta bellissima e spero di ripeci hanno fare stretching; doterla!!! po abbiamo proLorenzo Mironti


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L’ECO DELLA SCUOLA

Inventa un dialogo tra una foglia e un albero

Trasforma in discorso indiretto

C’era una volta una piccola foglia sul suo albero.

La foglia fortunata

Foglia:- sono diventata tutta gialla e non riesco più a tanermi sul mio ramo! Albero:- Stai tranquilla fogliolina; è autunno, tutte le foglie cadono! Foglia:- Ma io non voglio cadere! Albero:- Guarda è una cosa naturale! Foglia:- Ma io ho paura di farmi male, cadendo1 Albero:- Stai tranquilla, tutte cadono e nessuna mi cadetto che si è fatta male! Un soffio di vento fa cadere la foglia, sul manto di altre foglie. Per fortuna la foglia non si è fatta male ed è contenta perché ha ritrovato le sue vecchie amiche.

In biblioteca Mi ricordo che un pomeriggio sono andato in biblioteca, era molto grande! Appena sono arrivato, la bibliotecaria mi ha registrato. La biblioteca era piena di libri, contenuti in tanti scaffali, in ogni parete c’erano libri di vario genere, avventure, mistero, romantici, di paura, fiabeschi.

C’era una volta una piccola foglia sul suo albero. La foglia disse preoccupata che era diventata tutta gialla e che non riusciva a tenersi sul suo ramo. ma l’albero rispose di stare tranquilla perché è autunno e tutte le foglie cadono. La foglia disse che non voleva cadere! L’albero rispose che era una cosa naturale. La foglia impaurita disse che si poteva fare male, cadendo. L’albero la tranquillizzò dicendole che tutte le foglie cadono, ma nessuna gli aveva detto che si era fatta male. Un soffio di vento fa cadere la foglia, sul manto di altre foglie. Per fortuna la foglia non si è fatta male ed è contenta perché ha ritrovato le sue vecchie amiche.

Ero andato così per curiosità e ho visto molti lettori. C’era un silenzio tombale! C’ero già stato una volta, ma ero molto più piccolo e quindi ricordavo vagamente come era fatta. Ho scelto cinque libri: di paura, di avventura, di mistero, romantico e fiabesco. Li ho letti tutti. Erano veramente belli. Mi sono piaciuti tutti. Giacomo Benvenuti

Visita alla biblioteca Un pomeriggio sono andato in biblioteca con un amico per leggere un libro di suspence; perché da grandi andremo a fare il giro del mondo per imparare tante cose. Nella biblioteca c’erano tanti scaffali con libri diversi:nella prima fila libri di dinosauri, nella seconda gli animali della giungla e tanti libri diversi. Per andare al piano sottostante c’era una scala comoda per scendere. Io non ero mai stato in una biblioteca, e per questo non vedevo l’ora di andarci. Quando sono entrato credevo di essere da solo, c’era un silenzio di tomba. Invece c’erano tanti bambini a leggere e studiare, così ho capito, che bisogna fare silenzio e restare concentrati, solo così imparo meglio! Denni IV A


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SCUOLA PRIMARIA VAZIA CLASSI IV E V SALUTI DI BENVENUTO

I docenti, alunni, geni-

Ha un corpo snello, un viso

tori e tutta l’utenza

sorridente, degli occhi gioiosi,

dell'Istituto Compren-

un piccolo naso e i capelli ben

sivo Villa Reatina: danno il benvenuto al nuovo dirigente

scolastico,

fatti. Indossa

pantaloni

stretti,

professoressa Paola Te-

magliette e golfini eleganti,

sta, affinché

si possa

ma anche camicette sportive,

continuare a crescere

a noi piacciono tanto le sue

in coesione, in armonia tra tutti gli operatori

borse alla moda.

attorno a un progetto

Nel nostro Istituto di Villa

educativo forte, condi-

Reatina

viso,

molti

che

appassioni

profondamente soprattutto ciascun insegnante.

sta

organizzando

interessanti

progetti

come il corso di nuoto e musica. Lei ama molto i bambini e tiene alla nostra scuola.

LA NUOVA PRESIDE La nostra nuova Preside si chiama Paola Testa, un nome facile da ricordare (ce l’ha detto lei!). E’ una signora garbata, simpatica, elegante, gentile e molto socievole.

Classe V Vazia

E’ la preside perfetta! Classe IV Vazia


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Piccole Zampe crescono Anche quest'anno la ANMVI (associazione nazionale medici veterinari) e la PANINI, hanno deciso di sviluppare in 270 scuole primarie nazionali, un progetto di zooantropologia didattica. L’obiettivo dei progetti di zooantropologia didattica è educare alla conoscenza e al rispetto degli animali attraverso il supporto giocoso dell’album Panini e la presenza in classe di un Medico Veterinario che spieghi e risponda alle domande di ogni partecipante. I Medici Veterinari ANMVI parleranno di animali domestici, di etologia e non solo! Il tema di quest'anno è : “Piccole Zampe crescono” Nello specifico si tratta quattro lezioni di circa un’ora, effettuate in classe in presenza e collaborazione con l’insegnante. Ogni lezione comprende una fase di spiegazione e una d’interazione diretta con i ragazzi, attraverso giochi, esempi, racconti di esperienze personali e visione di materiale audiovisivo. Il progetto, che ha preso il via a fine Novembre presso la scuola primaria di Vazia: S. Matteocci con le classi II e III, affronta il tema della nascita, della gravidanza negli animali domestici, dello sviluppo dei cuccioli e in ultimo della gestione e della comunicazione con i cuccioli adottati. Oltre l'approfondimento dell'area tematica affrontata, ossia la relazione uomo-animale, l'area etologica, l'area zooantropologica e l'area cognitiva, vengono presi in considerazione tre ordini di Obiettivi Generali: 1. Educativi: comprendono alcuni aspetti della formazione generale del bambino, come per esempio aumentare l’immaginazione, incrementare l’autostima, accompagnare il ragazzo verso l’empatia. 2. Didattici: prendono in considerazione le attività che possono migliorare la partecipazione del bambino alla vita scolastica e le dinamiche di lavoro collaborative o di gruppo. Per esempio migliorare attenzione e concentrazione, creare un centro d’interesse, favorire l’interdisciplinarietà, rapportare realtà scolastica e domestica. 3. Disciplinari: comprendono alcune conoscenze di base sull’alterità animale e sull’interazione uomo-animale e conoscenze specifiche secondo il progetto. Per esempio migliorare la conoscenza di uno o più animali, insegnare il modo corretto di approcciarsi a essi… Le esperienze di Zooantropologia Didattica permettono quindi di sfruttare le valenze dell’animale per migliorare: la conoscenza dell’animale, l’interazione, la consapevolezza di relazione; i processi formativi e l’integrazione della classe; la partecipazione dei bambini all’attività didattica e creare un centro di interesse.


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Scuola secondaria di primo grado Attività espressive: GRANDI E PICCOLE EMOZIONI ...

Un castello sul ramo C’era una volta un castello sopra un ramo di un albero in mezzo a un laghetto; lì viveva una principessa dal vestito di gemme e diamanti. Lei era molto stanca di essere sempre nel castello, ma il re non voleva che andasse fuori in mezzo al bosco oscuro e pericoloso. La principessa però era molto curiosa delle meraviglie di quel posto e allora una notte, in punta di piedi, aprì il portone principale, scese lentamente dall’albero, prese una zattera, che era dietro l’albero e scappò dal castello, alla riva, e andò verso la foresta oscura. Nel mattino la principessa camminò lentamente perché

In una giornata estiva Era una calda giornata d’estate e Luca insieme a Franco e a Giulio si trovava al campo estivo. Erano appena passate le nove e trenta del mattino e quel giorno faceva proprio caldo. Decisero quindi di andare nella piscina del campo, una piscina gigantesca, con scivoli, porte per giocare a pallanuoto e persino trampolini alti fino a cinque metri e, man mano che si andava avanti, acqua che arrivava fino a quattro metri di profondità. Luca fin da piccolo sapeva nuotare, ma aveva paura dell’acqua troppo profonda, perciò non andava oltre i due metri di profondità. Quella mattina era ancora presto e non c’era nessuno in piscina e soprattutto non c’erano Carlo e i suoi amici, un gruppo di ragazzi più grandi e prepotenti che consideravano la piscina di loro proprietà!Luca e i suoi compagni si tuffarono in acqua

e cominciarono a divertirsi, ma la loro baldoria venne interrotta dall’arrivo di Carlo e della sua banda: i quali andarono su tutte le furie e ordinarono loro di uscire. Luca e i suoi amici uscirono impauriti, ma non era finita lì, infatti Carlo aveva deciso che li avrebbe puniti; prese il più piccolo degli amici di Luca, gli sfilò gli occhiali e glieli lanciò nella parte alta della piscina. Nessuno aveva il coraggio di buttarsi, ma a quel punto Luca, sfidando la sua paura, si tuffò, recuperò gli occhiali e li porse al suo amico.Finalmente aveva superato la sua paura e aveva dimostrato a Carlo il suo coraggio e ai suoi amici la sua generosità. Era stato un vero eroe! Gaia Tommassetti II B

aveva corso molto; ad un certo punto si fermò, perché aveva sentito un lungo scricchiolo; vide tra i cespugli di bacche un cervo, ma non un cervo qualsiasi, era un cervo che parlava e aveva le corna argentate. Il cervo condusse la principessa su due pini colorati: il primo era di colore grigio con le bacche rosa, mentre il secondo era arancione con le arance rosse. La principessa prese la bacca rosa e la mangiò, ma all’improvviso diventò gigante come un edificio di nove metri; prese poi l’arancia rossa e la mangiò, ma all’improvviso si rimpicciolì come una cavalletta. Il cervo, per farla tornate alle sue dimensioni, usò le sue corna argentate e con magia fece ritornare la principessa normale. Quella sera la principessa ebbe nostalgia del suo palazzo sull’albero; voleva tornare a casa, ma non sapeva quale fosse la strada di ritorno. Il cervo voleva fare qualcosa per lei, così chiamò due fatine; la principessa espresse il suo desiderio e le fatine lo esaudirono. La principessa si trovò così dentro il suo castello e il re fu felice, ma la principessa lo era molto di più! Beatrice Falcone II A


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Piccole storie …

Zeus era il dio dei fulmini e delle saette e comandava su tutti gli dei. Sulla terra era da tanto tempo che gli uomini lottavano tra loro, non rispettavano la natura, insomma c’era un gran disordine. Zeus non poteva più sopportare tutto questo e decise di radunare tutti gli dei per decidere cosa fare. Gli dei decisero di far scatenare una bufera di grandine, per cercare di far smettere tutto quel disordine. Zeus allora fece scoppiare una grandinata così grande che tutti gli uomini smisero di lottare tra di loro per potersi riparare e si aiutarono l’un l’altro. Zeus decise di far smettere la grandine solo dopo aver visto che gli uomini, dopo un lungo periodo, erano ritornati ad andare d’accordo e a aiutarsi, soprattutto avevano imparato a rispettarsi e a rispettare la natura. Shantal Marri !A

Nell’Olimpo degli dei viveva anche la regina del ghiaccio. Una dea vanitosa e molto severa nel farsi rispettare. Durante l’ennesima stagione invernale, le nubi non volevano dare retta alla loro dea e da troppi mesi non lasciavano cadere più sulla terra la pioggia. La regina del ghiaccio, esasperata dalla mancanza di rispetto delle nubi, in uno scatto d’ira, fece scoppiare tutte insieme le nubi, abbassò la temperatura e creò una interminabile grandinata. Da quel giorno le nubi capirono che dovevano rispettare la regina dei ghiacci e le grandinate tornarono ad essere pioggia.

Daniele Patacchiola I A

Grandi passioni … lo sport Un giorno a Rieti il dio Ronaldo, dio delle piogge, scatenò un grandissimo nubifragio, perché era arrabbiato con il dio Zeus; quello, che era rimasto fuori casa, si bagnò tutto e quindi, con i suoi poteri, scagliò contro Ronaldo una raffica di fulmini e gli disse: “Provaci un’altra volta e ti manderò ben 1000 anni nel regno degli Inferi!”. Zeus poi se ne andò via e Ronaldo si mise a dormire. Il dio Dionisi, dio dell’uva e del vino, poco dopo lanciò dell’uva sulle finestre della casa di Ronaldo e rovesciò del vino sulla sua nuova porta di casa. Ronaldo, appena svegliato, si accorse di ciò che era accaduto e diventò rosso per la rabbia e quindi scatenò un violentissimo nubifragio sulla casa di Dionisio. Quello svenne per la troppa pioggia e quasi annegò per la troppa acqua intorno a lui.La mattina seguente non andò però da Ronaldo, bensì da Zeus e discussero su come fermarlo. Zeus andò da Ronaldo e lo mandò nell’oltretomba e, siccome era molto freddo, Ronaldo si raffreddò. Dopo 1000 anni quello ritornò per bagnare la terra ormai arida, ma, invece di gettare pioggia, gettò grandine, cioè pioggia gelata a causa del raffreddore. E fu così che venne creata la grandine. Giovanni Canedoli I A

C’erano una volta due gazzelle: una magra e agile e l’altra un po’ cicciottella. Aveva il corpo poco snello perché era molto pigra: amava dormire e si affaticava molto nella corsa. La sua amica spesso la prendeva in giro e la rimproverava, perché il suo peso eccessivo non le permetteva di essere agile. Un giorno un leone attaccò il branco e la gazzella pigra, solo per poco, riuscì a fuggire; era talmente impaurita che decise di fare più movimento e chiese aiuto alla sua amica agile che le fece un programma di allenamento molto intenso. Finalmente, dopo qualche giorno, diventò agile e snella, tanto da riuscire facilmente a sfuggire all’attacco di qualsiasi carnivoro; nel branco ci furono grandi festeggiamenti per l’obiettivo raggiunto e la gazzella non più pigra, felice e sicura di sé correva ogni volta che poteva, anche quando non era inseguita. Simone Liberali I A


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Ancora storie … di fantasia ... C’era una volta il re Tesiste che sottomise il regno del re Imok. Dato che ebbe pietà per il regno Imokkano, gli propose un accordo: avrebbero fatto una gara di corsa e il vincitore avrebbe meritato il regno. Allora Imok ripensò ad una leggenda: quella di un cavallo ed un cane che si innamorarono e fecero magicamente un uomo che poteva correre più veloce di un leopardo; allora Imok pensò che con quell’uomo avrebbero vinto la gara. Mandò quindi suo figlio Nicola a prendere quell’uomo; il ragazzo si in cammino, ma sulla strada trovò un fiume largo un kilometro con un ponte rotto. Era disperato, ma gli venne in mente Olga, una vecchia signora di un secolo molto saggia e magica, e decise di rivolgersi a lei. Arrivato alla sua capanna, entrò e la vecchia gli diede le scarpe di Ermes e Nicola le usò contro il suo ostacolo. Camminando si trovò poi davanti un ciclope, e decise di ritornare dalla vecchia signora, che gli diede un sonnifero. Nicola lo usò e, una volta che il ciclope fu addormentato, lo accoltellò e passò oltre. Subito dopo trovò delle sabbie mobili immense, allora utilizzò di nuovo le scarpe di Ermes, ci volò sopra e le superò. Arrivato davanti all’uomo gli chiese se avesse voglia di correre, e egli accettò. All’alba tornò nel suo regno e fecero la gara tanto attesa, l’uomo magico la vinse e Imok riprese il suo regno e vissero tutti felici e contenti.

In un maneggio, quattro cavalli stavano facendo un allenamento, perché dovevano disputare una gara. Ai cavalli correre piaceva tantissimo, perché sapevano che lo sport faceva molto bene alla salute. Una mattina, mentre correvano, uno di loro però lanciò un nitrito e cadde a terra e si fece male alla zampa. Era molto triste, perché sapeva di non poter più partecipare alla gara. I suoi compagni, vedendo che diventava sempre più triste, decisero di cambiare il regolamento della gara e così inventarono una corsa a tre zampe. Il cavallo poté partecipare e ringraziò i suoi amici per la solidarietà che avevano manifestato nei suoi confronti. La favola insegna che nello sport non importa vincere, ma stare insieme! Nicolò Scappa I A

Curti, Elisa Fasciolo I A

Molto tempo fa, nella città dei cani, abitava un cucciolo di nome Flaffy.

Questa favola ci insegna che non bisogna mai sottovalutare gli altri.

Flaffy sapeva giocare molto bene a basket, ma la sua grande passione era il baseball. Il piccolo cucciolo era bravo a correre, ma non aveva mai usato una mazza. L’allenatore della squadra dei cani era Bulball, un grande mastino che da giovane era l’idolo di tutti: era alto e agile.

Francesco Petrillo I A

Flaffy iniziò così la sua avventura con l’allenatore dei cani grandi; visto che mostrava di fare molti progressi, fu messo nel gruppo di Bulball; tutti lo chiamavano matricola.Disputò la prima partita contro i Cat Cat e così la squadra vinse; tutti i giocatori erano sorpresi, perché non credevano che fosse così forte.


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L’ECO DELLA SCUOLA Un leone molto veloce voleva fare una gara contro un lupo che si vantava per come correva: batteva sempre tutti! Il giorno della gara il leone disse al lupo: “Se tu vincerai, ti darò in cambio tutte le provviste di casa mia!”, il lupo disse “Sono già mie!”. Cominciò la gara; subito il leone scattò avanti e vide il lupo fare un’altra strada, allora disse “Fermate la gara: il lupo sta barando, ha fatto un’altra strada!” Il lupo venne visto e chiese subito scusa a tutti. La morale è semplice: quando si fa sport non bisogna mai barare!

C’era una volta un orso di nome Tobia al quale piaceva mangiare e per questo con il passare del tempo diventò enorme. Dal momento che era molto grasso, tutti gli animali non volevano mai giocare con lui e per questo lo avevano emarginato. Lui si sentiva molto triste, perché non aveva amici con cui giocare, ma più era sconsolato e più mangiava. Un giorno trovò un alveare e, mangiando il miele che era all’interno e di cui era molto ghiotto, si accorse che l’alveare caduto dall’albero poteva rotolare. Da quel giorno Tobia cominciò a giocare da solo per i boschi, utilizzando l’alveare come pallone.

C’era una volta un elefante che mangiava sempre. Era molto pigro e non faceva mai niente tutto il giorno. La sua amica tigre spesso gli faceva compagnia, anche se si annoiava molto. Alla tigre piaceva molto correre, saltare e giocare con gli altri animali e aveva detto all’elefante di andare con lei, ma lui gli diceva sempre no. La tigre amava lo sport, l’elefante no.

Con il passare del tempo, correndo sempre dietro all’alveare, dimagrì e diventò molto forte e bravo a calciare. Incuriositi gli altri animali lo avvicinarono e gli chiesero di poter giocare con lui che, contento, acconsenti immediatamente.

Un giorno da un vulcano uscì un fumo nero; all’improvviso sentirono un grande boato e un mare di lava uscì velocemente. Tutti gli animali iniziarono a correre, ma l’elefante non ce la faceva e si accasciò a terra. Per fortuna arrivò la tigre che gli disse: “Muoviti amico mio, vuoi forse morire?” e l’elefante rispose “Non ce la faccio proprio, aiutami ti prego”.

Mattia Guadagnoli I A

La tigre aiutò l’elefante e lo fece salire su una roccia, rischiando la morte. L’elefante era salvo e per fortuna anche la tigre. Per il grande spavento da quel giorno l’elefante capì che era importante fare sport, divertendosi con gli alti. Leonardo Olivieri I A

Così Tobia oltre ad essere dimagrito trovò pure degli amici. Morale: grazie allo sport si ha benessere fisico e si prova la gioia dello stare insieme agli altri!! Una giraffa e un gatto si incontrarono e decisero di disputare una gara di corsa. La giraffa, credendo di essere più brava del gatto, si vantò che avrebbe vinto. Al termine della gara vinse però il gatto, poiché la giraffa continuava a sbattere contro gli alberi, perché' aveva il collo troppo lungo. Morale: non bisogna mai sentirsi troppo superiori agli altri! Ludovica Campanelli, Francesca Santini, Gaia Strinati I


L’ECO DELLA SCUOLA

Una tartaruga voleva fare a gara contro un coniglio. Il coniglio vantandosi disse: “Tanto vinco io, ci scommetto!”. La tartaruga, che non lo stava a sentire, gli rispose: “Non puoi prevedere che cosa succederà alla fine della gara”.Arrivò il giorno della gara; il coniglio e la tartaruga erano al punto di partenza; appena fu dato il via, il coniglio e la tartaruga partirono: il coniglio scattò velocissimo e la tartaruga cominciò a correre, ma andava troppo lenta per recuperarlo. A metà corsa, il coniglio si fermò a dormire sotto un albero, perché era sicuro di avere la vittoria in mano. Dopo qualche ora arrivò la tartaruga; vedendo il coniglio addormentato si sbrigò, perché l’arrivo stava a pochi chilometri da lì. a tartaruga, dopo molta strada e tante ore, giunse all’arrivo; tutti urlavano per incoraggiarla; intanto il coniglio sentì le urla e si svegliò; in pochi minuti raggiunse l’arrivo. La tartaruga lo sentì arrivare, si mise a correre a più non posso, arrivò per prima e disse al coniglio: “Hai visto, tu che eri tanto sicuro di vincere, che cosa è successo?”. Il coniglio se ne andò via, ma prima chiese scusa alla tartaruga. correre a più non posso, arrivò per prima e disse al coniglio: “Hai visto, tu che eri tanto sicuro di vincere, che cosa è successo?”. Il coniglio se ne andò via, ma prima chiese scusa alla tartaruga. La morale è: non bisogna beffare gli altri negli sport, perché non si sa mai che cosa accadrà alla fine della gara! Giacomo Paolocci I A

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Un giorno un cane passeggiava tutto solo e triste, perché non aveva un amico con cui giocare. Ad un certo punto, per la strada, incontrò un ragazzo che giocava tutto solo a pallone. Il ragazzino chiese al cane di giocare con lui, perché da soli non ci si diverte, il cane rispose di sì, però dovevano prima cercare un campo e altri bambini. Dopo aver camminato un po’ videro davanti a loro un campo da calcio bellissimo, ma sfortunatamente c’erano già dei ragazzi ad allenarsi, che non li fecero giocare con loro, perché erano troppo forti per un cane e un ragazzino. Dissero loro inoltre che dovevano togliersi dai piedi, perché a breve avrebbero giocato una partita. Il bambino replicò, dicendo che l’importante era giocare e divertirsi insieme, perché nello sport non si fanno differenze, ma è un modo per stare insieme agli altri e fare amicizia. I due amici tristi, tristi si allontanarono e si misero a guardare gli altri che giocavano. Durante la partita due ragazzi della squadra avversaria si infortunarono e, non sapendo come fare, perché non avevano riserve, chiesero al cane e al ragazzo di giocare con loro. Il ragazzo, con l’aiuto del cane, dopo aver superato gli avversari, a pochi minuti dalla fine, si trovò da solo davanti alla porta, tirò e fece goal tra lo stupore di tutti. In quel momento l’arbitro fischiò la fine. I compagni per la gioia saltarono addosso al bambino e gli fecero festa, perché con quel gol avevano vinto la partita che credevano pareggiata. La “strana coppia” ebbe anche le scuse del capitano avversario, il quale riconobbe che era stato uno sciocco a giudicare dalle apparenze e che da quel momento prima di dire no a qualcuno ci avrebbe pensato due volte, perché non sempre quello che ci appare corrisponde alla realtà.Lorenzo Di Marco I A


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L’ECO DELLA SCUOLA

Un giorno un ragazzo di nome Luca incontrò un leone e gli chiese se volesse fare una gara, e il leone accettò. Appena partirono, il leone andò subito in vantaggio e a metà percorso Luca era già molto stanco e si fermò. Il leone intanto andò a tagliare il traguardo. Luca era rimasto male, così decise di andare in palestra e, dopo una settimana di duro lavoro, chiese di nuovo al leone se volesse fare un’altra gara e il leone accettò. Anche quella volta il leone vinse, però Luca era riuscito a finire la gara, era soddisfatto del suo lavoro e aveva capito che l’attività fisica gli aveva fatto bene. La morale è che lo sport ti mantiene in salute e ti rende più felice! Andrea Festuccia I A

Grandi paure …

Era il trentuno Ottobre il giorno di Halloween; come sempre i ragazzi andarono a fare “dolcetto o scherzetto”, ma quella volta andarono a farlo in una villa lontano da tutti. Bussarono e nessuno aprì; ad un certo punto la porta si spalancò e sentirono dei rumori, allora, colti dalla paura, scapparono, correndo all'impazzata verso la foresta. Mentre correvano, iniziò a diluviare, quindi dovevano trovare un posto dove rifugiarsi. Ad un certo punto si misero a correre ancora più veloce, perché avevano la sensazione che qualcuno li stesse seguendo.

Poche sere fa ero andato a dormire; alle due di notte però non ero riuscito ancora a prendere sonno. Avevo mille pensieri nella testa importanti e non. Il silenzio regnava sovrano nella mia stanza, mia sorella dormiva già da un bel pezzo, sembrava che niente potesse svegliarla e vederla così mi innervosiva ancora di più. Nonostante ciò, però, dopo un po’, i pensieri più belli presero il sopravvento e mi fecero addormentare.

Mentre correvano, sentirono una voce che diceva loro: “St, st, st, state tranquilli, venite con me non vi farò del male, venite”.

Ad un tratto qualche cosa di insolito, un lungo cigolio interruppe il mio breve sonno. Balzai dal letto e, dopo essermi “svegliato'”, aprii lentamente gli occhi e vidi una sagoma di un uomo che entrava dalla porta della mia camera. Sembrava mio padre, ma guardandolo bene mi accorsi che era un uomo che non conoscevo ed era immobile come un ritratto.

All’ora si fermarono per vedere se fosse la loro immaginazione o se fosse realtà.

La situazione mi sfuggi di mano: non sapevo cosa fare né dove andare!

Si accolsero che era tutto vero... presi dallo spavento si infilarono in una casa abbandonata e cercarono un posto dove potersi scaldare.

Al mio “vero” risveglio grazie ad un nuovo cigolio, mi fu tutto più chiaro: il cigolio che mi sembrava quello della porta in realtà era quello delle molle del letto di mia sorella Elisabetta che si girava e rigirava, e quella sagoma ferma come un ritratto era il poster del mio giocatore preferito, Totti, che qualche giorno prima avevo attaccato dietro la porta della mia cameretta.

Si girarono e videro di nuovo l’ombra ma, rimasero ad osservare per capire chi fosse. Si avvicinarono e si accolsero che era solo loro padre, che cercava di dire loro che era tardi e dovevano tornare a casa!

Eliza Ajdini, Natalia Marrelli, Giulia Morlacchetti I A

Tirai un sospiro di sollievo ma quella notte continuai a non dormire tranquillo, perché comunque la cosa mi aveva turbato.

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Gabriele Trinetta II B

L’apparenza a volte inganna!

All’inizio della scuola è venuta una ragazza quattordicenne sudafricana; in un primo momento io avevo un po’ di timore di lei, poi con il passare dei giorni questo mio imbarazzo è stato superato dalla sua vivacità. Il primo mese di scuola per Sara è stato molto difficile sia per la lingua che per i nuovi compagni di scuola; lingua e insieme ci ritro-

Sara nel suo paese d’origine giocava a basket: questa sua passione l’ha portata anche in Italia, infatti nel gioco da tutta se stessa. Vivendo nel nostro tempo questo per me è un esempio di integrazione tra persone di diversa nazionalità e per me è una brava persona e dona la sua intelligenza e vivacità ai suoi coetanei! Sofia Aloisi II A


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… Ancora storie ... Mi chiamavo Superpokèmon il supereroe più bravo del mondo dei mostri in tasca, cioè i pokèmon. Un giorno mi arrivò la notizia che un branco di pokèmon era stato rapito da una organizzazione malvagia. Allora partii alla ricerca del branco e visitai tutto il mondo, finché non arrivò il giorno in cui ci fu un temporale e trovai il covo della banda malefica. Entrai di nascosto, ma c’erano molti sistemi di sicurezza, alla fine però arrivai alla stanza, dove trovai i pokèmon che urlavano per la tristezza; essi appena mi videro sprizzarono di gioia. In quel momento però arrivò il Team Plasma, l’organizzazione malefica, che volle fare una lotta contro i pokèmon; io uscii vincitore e salvai tutti i pokèmon che mi ringraziarono e mi salutarono, mentre andavo verso nuove avventure. Paolo Filippi II A

C’era una volta un criceto di nome Biscottino che era preso in giro da tutti gli animali della foresta, perché non sapeva giocare a calcio. Piangeva tutti i giorni e quindi perdeva molte partite; un giorno però il criceto, stanco di tutte quelle prese in giro, si rivolse a una fatina che abitava in una grotta a pochi chilometri dal campo di calcio. La fatina gli insegnò tutti i metodi per vincere. Volle così fare una partita; nel primo tempo fece 10 goal e tutti erano sbalorditi; nella pausa i giocatori dissero: “Bravo, sei il migliore!” e lui rispose: “Grazie!”Nel secondo tempo non riuscì però a fare nessun goal, perché glielo impedirono, ma nei supplementari fece 200 goal e tutti si arresero! Diventò il miglior giocatore della foresta e partecipò a tutte le partite; non fu più preso in giro e diventò campione del mondo! L’insegnamento della favola è che non bisogna mai sottovalutare gli altri! Paolo Filippi, Leonardo Zannetti II A .

C’era una volta una città dove gli abitanti di nome BigJai erano molto alti.

. La storia ci ha insegnato che gli antichi Romani e i Galli, una popolazione proveniente dalla Gallia, erano sempre in lotta fra loro. Però non fu proprio così …

chi vinceva si prendeva il campo. Gli esseri malvagi accettarono e organizzarono la partita per il giorno seguente.

Venne il giorno della partita e i giocatori prescelti scesero in campo; iniziò la partita; ma ilPrimo tempo non andò tanto bene,perdendo Tra i Galli c’erano due grandi amici: A- quaranta a dieci, ma il secondo tempo i giosterix e Obelix, dei guerrieri molto corag- catori pensarono come sarebbe stata la città giosi ma diversi fra loro; uno robusto e senza un campo da basket, allora si impegnarono e agli ultimi dieci secondi i BigJai forte ma goffo, l’altro piccolo ma agile. vinsero quarantasei a quarantacinque.

Per allargare i loro territori, i Galli aveMa non solo essi ebbero il campo, ma anche vano deciso di attaccare Roma senza farsi la fiducia di nuovi amici! riconoscere, utilizzando un piccolo strataChristian Cavallari II A gemma: si sarebbero fatti passare per mercanti. Un giorno i BigJai si stufarono della loro altezza, allora il sindaco mandò un gruppo di giova-


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Il dio dei fulmini, Zeus, un giorno stava girando per il mondo, mentre gli altri dei erano rinchiusi nella propria nuvoletta e mangiavano a dismisura, senza far nulla dalla mattina alla sera. Avevano raggiunto un grado di obesità quasi irreparabile a causa delle divinità femminili che cucinavano per loro prelibatezze. Un giorno Zeus, dall’alto dell’Olimpo, si accorse che la situazione stava degenerando e nessuno di loro svolgeva il proprio lavoro. Per esempio: Ares, il dio della guerra, non riusciva più a combattere; Dionisio, il dio della vegetazione, aveva bevuto di tutto e mangiato tutta la vegetazione della Terra; ad Apollo, il dio della bellezza, non interessava più del suo aspetto fisico e si abbuffava di cibo. Zeus prese in mano la situazione, mandò il dio Ermes, messaggero degli dei, a ordinare ad ognuno di loro un’attività fisica da fare. Ogni dio, preso dalla pigrizia, si oppose a Zeus, che fu così costretto a convocarli tutti per far capire loro il problema. Il problema infatti era più grave di quello che sembrava, perché oltre all’obesità il dio dei fulmini si accorse pure che i suoi amici erano anche depressi e quindi senza stimoli. Ad ogni dio Zeus assegnò un’attività: a chi la corsa, a chi il salto, ecc.

. La storia ci ha insegnato che gli antichi Romani e i Galli, una popolazione proveniente dalla Gallia, erano sempre in lotta fra loro. Però non fu proprio così … Tra i Galli c’erano due grandi amici: Asterix e Obelix, dei guerrieri molto coraggiosi ma diversi fra loro; uno robusto e forte ma goffo, l’altro piccolo ma agile. Per allargare i loro territori, i Galli avevano deciso di attaccare Roma senza farsi riconoscere, utilizzando un piccolo stratagemma: si sarebbero fatti passare per mercanti. Si prepararono molto lentamente con carri e mantelli tutti uguali, tranne quello di Obelix, che ne ebbe uno diverso perché era troppo robusto. Ah, non dimentichiamo anche una grande scorta di armi!Dopo aver percorso un lungo viaggio dalla Gallia, arrivarono alle porte di Roma e, senza dare nell’occhio, entrarono con i loro carri pieni di merce. Erano tantissimi e dovevano stare a gruppi dentro i carri. Con le armi nascoste sotto dei teli, si avvicinarono nel campo di addestramento militare romano. Arrivati lì, si fermarono e fecero gli differenti come dei veri mercanti. Guardarono in una delle tante fessure delle tende che circondavano il campo e prepararono le armi, ma rimasero incantati da ciò che videro all’interno. Il campo era pieno di Romani che si muovevano, saltavano, lottavano e si rincorrevano, ma contemporaneamente scherzavano e ridevano. Che spettacolo strano ma allo stesso tempo affascinante era quello per i Galli! Guardandoli, ispiravano non solo forza, ma anche benessere fisico e mentale. I Galli erano invidiosissimi! Non riuscirono a trattenersi e di botto entrarono nel campo di addestramento. I Romani furono colti alla sprovvista e, pensando di essere attaccati, presero tutto ciò che capitò loro tra le mani. I Galli, presi alla sprovvista pure loro, cominciarono a correre per tutto il campo in preda al panico. Inquel luogo si creò il caos!


L’ECO DELLA SCUOLA

Nella città di Suga Rush, il giorno 14 ottobre, si svolgeva la famosa gara a tre gambe tra famiglie del quartiere. Tutti si allenavano con tenacia, senza riposare nemmeno un minuto. La nostra famiglia svolgeva gli allenamenti solitamente nel pomeriggio, quando nostro padre tornava da lavoro. Mio padre, con la sua pancia, si allenava quasi sempre controvoglia, perché preferiva restare nella sua comoda poltrona, anziché fare flessioni e correre intorno alla nostra casa. Mio fratello, non ci dava mai tregua; negli allenamenti gli esercizi per lui erano o troppo pesanti o troppo leggeri; in cantina per lui faceva o troppo caldo o troppo freddo, invece mia madre ci incoraggiava, dicendoci che se volevamo vincere la gara dovevamo allenarci più duramente e soprattutto dovevamo essere uniti. uscimmo di casa, i nostri vicini ci dissero che non avevamo nessuna speranza, perché loro erano imbattibili. Nonostante quelle parole non ci perdemmo. Mio padre già sudava e mio fratello brontolava tra sé e sé; io incoraggiai mio padre e abbracciai mio fratello; dissi loro che eravamo noi i migliori e che se volevamo vincere avremmo dovuto essere uniti. o d’animo, anzi facemmo partire subito una bella sfida con le macchine per chi sarebbe arrivato prima allo stadio! Giunti al campo di gara, ci posizionammo sulla linea di partenza; mio il giorno della gara la mia famiglia ed io Tutti iniziarono a correre. I primi ad essere squalificati furono gli Adams che persero la loro nonna durante il percorso; anche gli Anderson finirono fuori strada perché il figlio inciampò, procurandosi una brutta ferita; a metà gara erano quattro le famiglie rimanenti. I vicini di casa erano al momento primi e noi stavamo alle loro spalle, stremati dalla fatica. Convinti di

avere la vittoria in tasca, cominciarono a prenderci in giro, dandoci delle lumache e facendoci degli sberleffi quasi vicini al traguardo, essendo occupati a maltrattarci non si accorsero che stavano uscendo dal circuito e vennero squalificati.

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Qualche tempo fa nel mese di giugno ero ritornata da una passeggiata all’improvviso vicino alla nostra stradina sentii dei miagolii. Mi avvicinai di più e di lì, a qualche metro di distanza, vidi un piccolo e minuscolo gattino. Io come un fulmine lo presi e lo salvai da una sicura morte, perché stava arrivando una macchina. Briciola, questo è il nome che gli ho dato, entrava appena nella mia mano ed era di razza soriana, sicuramente si era allontanata dalla madre e voleva esplorare il mondo circostante, poi sono arrivata io a salvarla. Pensando … credo che io abbia fatto una bella azione, perché in questo mondo così cattivo ci sono persone che uccidono gli animali e quando li vedono in difficoltà non si azzardano ad aiutarli. All’inizio di questa vicenda Briciola aveva bisogno di mangiare e bere parecchie volte nella giornata e io gli davo del latte di cui era golosa e con il passare dei mesi Briciola è diventata una bella gatta grande e molto affettuosa. Io penso che poche persone avrebbero fatto quello che ho fatto io. Aiutare è bene e bello e soprattutto è un’azione da veri eroi! Sofia Aloisi II A

. Non ci sembrava vero, mio padre cominciò a correre come una gazzella, mio fratello mi strinse a sé per correre più veloce e ci trovammo subito, sbalorditi e contenti, al traguardo. Eravamo stanchissimi e senza fiato i nostri sacrifici vennero premiati. Al momento della premiazione feci un gesto di altruismo: regalai la nostra coppa ai vicini perché, anche se ci avevano “insultato” per tutta la gara, erano stati loro i migliori. Per me quella gara fu vinta non per lo sforzo fisico e per i grandi allenamenti, ma per lo “spirito di famiglia”, di collaborazione che ci aveva reso tutti uniti e più forti. Cristian Corsi, Jacopo Poscente II B


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L’ECO DELLA SCUOLA

Fin da bambina, mi sono sempre appassionata alle storie avventurose, a quei film in cui l’eroina di turno, come Lara Croft, intrepida e coraggiosa superava ogni ostacolo e combatteva il nemico. Eppure, quando qualche mese fa mi sono trovato davanti ad una situazione difficile, se non rischiosa, mi sono presa un bello spavento … Tutto iniziò un venerdì mattina: ricordo faceva molto freddo, durante la notte aveva piovuto molto e i miei genitori, a causa di un loro impegno di lavoro, mi accompagnarono a scuola con circa mezz’ora in anticipo. Arrivata, mi accorsi subito che non c’era ancora nessuno; decisi così di sedermi nelle vicinanze, a ripetere la lezione di Storia studiata il giorno prima.

Caro Enrico, ti scrivo questa lettera così non mi interromperai … Se un giorno mi vedrai vecchia, se mi sporcherò mentre mangio e non riuscirò a vestirmi, abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso io ad insegnartelo. Se quando parlerò con te, ripeterò sempre le stesse cose, ascoltami, perché quando eri piccolo io ti leggevo tutte le sere la stessa fiaba per farti addormentare. Quando non vorrò lavarmi, non insistere, non biasimarmi e soprattutto non farmi vergognare e ricordati quando ti correvo dietro, inventando scuse solo perché non ti volevi fare la doccia. Quando non riuscirò a capire le nuove tecnologie, insegnamele, come io ho insegnato a te l’alfabeto. Quando mi sentirò le gambe morte e non riuscirò a tenere il tuo passo, non andare veloce, non trattarmi come un peso, ma prendimi sotto braccio e cammina al mio passo. Se dirò che vorrei morire non arrabbiarti, in futuro capirai cosa voglio dire, perché a questa età non si vive, si sopravvive. Quindi, figlio mio, ciò che ti voglio dire con questa lettera è che quando sarò vecchia, aiutami come ho fatto io

quando eri piccolo ed indifeso. Ti amo e ti amerò sempre figlio mio. la tua Mamma

Mentre sfogliavo le pagine, tutto ad un tratto sentii abbaiare dei cani; incuriosita, allontanando il libro dal mio viso, mi accorsi che un gruppo di cani ringhiava contro un’anziana signora; non esitai un attimo, lasciai lo zaino, corsi lì e, nonostante la mia paura, presi coraggio, e provai a scacciarli, impartendo loro dei comandi, ma, ahimè i miei gesti li irritarono ulteriormente! Allora decisi di camminare: mi muovevo a zig-zag fra le auto per cercare di disorientarli. Ad un tratto vidi un basatone, e lo lanciai al di là del gruppo di cani; in modo da distrarli. Così portai via l’anziana signora che mi ringraziò. Nel frattempo mi accorsi di essermi allontanata da scuola, e tornai lì in fretta, presi lo zaino e fiera di me tornai a scuola. Ero stata una vera eroina!!!!! Asya Diociaiuti II B

In una triste sera d’autunno, mentre passeggiavo lungo un canale della mia città, calpestando delle foglie morte, mi accorsi della presenza di un povero gatto nero, bastonato a morte. L’animale giaceva su di un fianco sul marciapiede e miagolava a tratti, emettendo qualche volta un respiro affannato, che proveniva dal suo corpo sofferente. Tentai di sollevarlo da terra per portarlo subito dal veterinario, non fu facile trovarne uno nelle vicinanze, ma quando finalmente riuscii a trovarlo, mi disse che il povero gattino doveva essere subito operato, perché aveva riportato delle gravi ferite. Mentre aspettavo fuori dallo studio, pensavo alle cose che avrei potuto fare insieme a quel povero gatto, farlo crescere, educarlo e giocarci, se l’operazione fosse andata bene. Quando il veterinario uscì con in braccio il gatto, disse che l’operazione era andata molto bene e che sarebbe guaritoompletamente. Lo portai a casa e per una volta mi sentii quasi un eroe, perché avevo salvato una vita e ero riuscita pure a convincere i miei genitori a tenerlo a casa con noi! Giulia Grifoni IIB


Dovevo andare a fare la partita; mio fratello ed io ci preparammo e verso le otto e mezza uscimmo di casa per andare dove sarebbe venuto il mister a prenderci. Il mister arrivò, ci prese e appena arrivati al campetto vedemmo i compagni di squadra che ci aspettavano fuori dagli spogliatogli. Ci preparammo in fretta e furia e appena finito di vestirci il mister ci disse chi giocava titolare ed io ero uno di quelli. Entrammo in campo e dopo venti minuti un compagno segnò. Poi però dopo cinque minuti segnarono gli avversari; ma al ventesimo minuto il compagno che aveva segnato mi passò il pallone, io feci uno scatto, presi il pallone, tirai e GOAL !!! In quel momento mi sentii un eroe! Fu una sensazione bella, perché tutti mi saltarono sopra e mi dissero bravo!! Poi alla fine della partita vincemmo tre a due e tutti mi presero e mi fecero volare in aria. Ero stato l’eroe della partita! Christian Cavallari II A

Un ragazzo di 12 anni, che si chiamava Francesco, aveva una grande passione: giocare a basket. Non c’era niente di strano in questo, l’unica problema era la sua altezza, infatti Francesco era alto solo 120 cm. Lui si vergognava molto di andare a iscriversi ad un corso di basket con i suoi coetanei, tutti molto più alti di lui, vicino a loro si sentiva un moscerino e così rimandava l’iscrizione. Un giorno Francesco si fece coraggio e con sua madre andarono ad iscriversi in una palestra molto grande, dove due volte alla settimana si svolgevano anche corsi di basket per i ragazzi; la madre di Francesco parlò a lungo con l’istruttore di basket e gli spiegò la situazione del figlio. L’istruttore ci pensò un po’ e poi decise di far iscrivere il ragazzo al corso, anche se era un po’ preoccupato della reazione degli altri ragazzi che avrebbero frequentato il corso: sicuramente lo avrebbero preso in giro e lui ci sarebbe rimasto molto male. Le cose, però non andarono così. Già alla prima lezione, Francesco si mostrò molto abile e forte: correva velocissimo in mezzo agli avversari, non si faceva mai prendere la palla, anzi la toglieva dalle mani degli altri e faceva molti canestri. L’istruttore era meravigliato, perché non aveva mai visto nessuno giocare così bene. Nessun compagno lo prendeva in giro per la sua altezza, anzi tutti lo ammiravano e qualcuno lo invidiava anche. Terminato il corso di basket, Francesco fu chiamato a giocare nella squadra più famosa della sua città. In poco tempo diventò un campione nazionale, infatti tute le squadre più forti lo volevano con loro. Passarono gli anni e Francesco vinse molte partite e trofei con le squadre con cui giocava. Per questo motivo lo chiamavano “il piccolo grande uomo”. Piccolo per la sua statura e grande per la sua bravura in questo sport.

Maria Rita Aguzzi II A

Asterix e Obelix si avvicinarono al capo addestratore e gli dissero, affascinati da ciò che avevano visto: “È troppo bello quello che state facendo, ci vogliamo unire anche noi!”. Così da due diventarono sei, otto, dieci, venti, trenta … finché si unirono tutti. Cominciarono a correre, a saltare, a lanciare, impararono a fare di tutto, anche a chiacchierare e a raccontarsi delle loro vite. Da quel giorno i Galli e i Romani non furono più in lotta fra loro, anzi divennero ottimi amici e i Galli impararono, non solo a muoversi e a stare in forma, ma anche che, attraverso il movimento si può star bene con sé stessi e con gli altri. Giulia Reginaldi II B


STORIE ESTIVE Durante l’estate, nel mese di Agosto, mi trovavo in un ostello con il mio gruppo scout, in un piccolo paese di montagna grazioso e accogliente. Dopo un po’ di giorni trascorsi in paese tra giochi di gruppo e sagre, una mattina decidemmo di raggiungere la cima della montagna per andare a vedere un’antica chiesa. Ci incamminammo in un sentiero stretto, dove in alcuni tratti si camminava in fila indiana. Un mio amico, appassionato di fotografia, si allontanò dal gruppo per scattare alcune foto al bellissimo panorama. Ad un certo punto sentimmo un urlo di aiuto e capimmo che il nostro amico era precipitato in un burrone. Senza esitazioni, con molta paura, scesi e lo raggiunsi. Come sempre portavo con me la valigetta di pronto soccorso. Sul posto mi accorsi che aveva un brutta ferita ad una gamba. Il sangue faceva davvero impressione, con un atto di coraggio feci tutte le medicazioni come mi era stato insegnato.

Luca era molto sofferente, in alcuni momenti sembrava che perdesse i sensi allora decisi di fare un’iniezione per il dolore. Con la mano tremante, feci una cosa che non avevo mai fatto e mai avrei pensato di fare in una situazione del genere, ma la necessità me lo imponeva. Ero la più grande del gruppo e come dire, la responsabile del pronto soccorso. Per questo sono dovuta scendere io, ma credo ce lo avrei fatto comunque. Quando il mio amico, per effetto del farmaco, si riprese, risalimmo al sentiero a fatica e tornammo all’ostello. Ero dispiaciuta per l’accaduto, ma nello stesso tempo soddisfatta di aver fatto fronte ad un’improvvisa e difficile situazione. Insomma mi ero sentita una vera eroina !! Lisa Di Cesare II B

Durante l’estate scorsa andai in vacanza con la mia famiglia in Salento, precisamente a Gallipoli. Una mattina decidemmo di visitare una delle tante spiagge del posto, dopo aver preso gli ombrelloni ognuno di noi si sdraiò sul proprio lettino a godere il sole e il mare cristallino. Mio fratello Gianmarco, di soli otto anni e mio cugino Matteo, di sei, affascinati dalle dune presenti si improvvisarono piccoli esploratori e armati di bastoni e cannocchiali si incamminarono … Noi continuammo a chiacchierare in totale relax, ma ad un tratto mia madre e mia zia notarono che i bambini si erano allontanati; allarmarono subito il bagnino il quale, con un altoparlante, ripeté il nome di mio fratello e di mio cugino ma senza risposta. Più trascorrevano i minuti più l’ansia e la paura di non trovarli aumentarono. Mio padre e mio zio, entrambi poliziotti, si divisero e si misero entrambi alla ricerca, camminando a passo veloce tra le dune, urlando i loro nomi.

Io nel mio piccolo mi diedi da fare: cercai di scorgere tra i bambini presenti i loro costumini colorati, ma niente da fare … Sembravano spariti nel nulla! Alla fine mi addentrai tra le dune; dopo aver camminato un bel po’, sentii delle risatine provenire da dietro un cespuglio. Di tutta fretta mi avvicinai, sperando con tutto il mio cuore che fossero loro. Quando finalmente li ritrovai, li abbracciai e, prendendoli per mano, li riportai ai miei geocchi la felicità e la gratitudine di mio padre e di mia madre e quella dei miei zii. Tutto bene nitori. Gianmarco e Matteo non sembrarono essere spaventati, erano felici e spensierati e non si resero nemmeno conto del panico che avevano creato tra di noi. Quando i miei parenti e i bagnanti mi videro tornare insieme ai piccoli esploratori mi applaudirono, facendomi sentire davvero un’eroina! Non dimenticherò mai negli quel che finisce bene! Alessia Algieri II A


Qualche giorno fa come tutte le mattine, ero insieme alle mie amiche ad aspettare che aprissero la scuola. Mentre io e la mia amica Annalisa chiacchieravamo sentimmo Micol, un nostro compagno, litigare con Luca, mio cugino. Loro due sono sempre stati nemici, il problema è che Luca era fragilino e educato, non avrebbe mai avuto il coraggio di picchiarlo e di dirgli le parolacce. Micol però non era come Luca, praticamente era il contrario sfacciato, ribelle e antipatico. Durante la loro violenta lite, io e le mie amiche ci avviciniamo per ascoltare la conversazione. “Stiamo davanti scuola, evitiamo di litigare, altrimenti se ci scopre la Preside o il professore saranno guai!” disse Luca a Micol.

“Io faccio quello che voglio, dove voglio, perciò non dirmi cosa devo fare, hai capito o te lo devo ripetere con le mani?” disse Micol a voce altissima e arrogante. “Ehi, tu non parlare così a mio cugino, per caso sei invidioso di lui? Se lo sei ci credo, perché lui è educato, simpatico e socievole, mentre tu sei solo antipatico e cafone. Smettila di infastidire Luca e chiunque altro, altrimenti lo dirò alla Preside ... capito?!” dissi io a Micol. Egli se ne andò senza rispondere, finito di parlare, tutti i miei compagni mi fecero un applauso e Luca mi abbracciò forte, ringraziandomi. Io quel giorno mi sono sentita un’eroina, perché “ho salvato” me e i miei amici da un bulletto, senza usare la violenza, ma ragionando e parlando.

L’altro ieri, dopo aver fatto i compiti sono uscita con un gruppo di amici. Dal momento che tra pochi ci sarà, il compleanno di Jessica, una nostra cara amica, ci siamo recati al Globo per comprarle la borsa che ha sempre desiderato. Quando entrammo, Francesco, cieco come sempre, andò a spingere una vecchietta che stava uscendo dal negozio. Dopo esserci scusati con la vecchietta ci recammo nel reparto borse. Mentre sceglievamo la borsa, Andrea mi chiamò e mi fece notare che fuori dal negozio la vecchietta era stata assalita da un ladro; poiché nessuno si degnò di aiutarla lo feci io e uscii velocemente dal negozio. Visto che non sapevo come intervenire, mi tolsi una scarpa e iniziai a dare dei colpi in testa al ladro; quello però non ebbe nessun dolore, prese invece la borsa della vecchietta, ed andò via. Io non volevo che lui scappasse e così lo inseguii; mentre io lo inseguivo, Andrea chiamò la Polizia. Il ladro, essendo “vecchiotto”, non riuscì ad andare molto lontano, allora io ripresi la scarpa e lo stordii; la Polizia arrivò, lo arrestò e lo portò in Questura.

Angelica Marinelli II A

Visto che non sapevo come intervenire, mi tolsi una scarpa e iniziai a dare dei colpi in testa al ladro; quello però non ebbe nessun dolore, prese invece la borsa della vecchietta, ed andò via. Io non volevo che lui scappasse e così lo inseguii; mentre io lo inseguivo, Andrea chiamò la Polizia. Il ladro, essendo “vecchiotto”, non riuscì ad andare molto lontano, allora io ripresi la scarpa e lo stordii; la Polizia arrivò, lo arrestò e lo portò in Questura. Prima di andare via un poliziotto però mi ringraziò per aver fatto un gesto così eroico. Dopo di che io presi la borsa della vecchietta e gliela riportai; l’anziana signora, dal momento che aveva paura di tornare a casa da sola, mi chiese se la potevo accompagnare. Io non ci pensai due volte e le dissi subito di sì. Dopo averla accompagnata a casa tornai al Globo alla ricerca della borsa per Jessica. Mi aspettava un altro gesto eroico: scegliere il regalo giusto! Giorgia Alaimo II A


Luca era un ragazzo coraggioso e generoso, il suo sogno era

di diventare pompiere. Proveniva da una famiglia benestante, ma era molto umile e aveva il dono dell’altruismo. Un giorno andò a visitare la caserma dei vigili del fuoco per osservare da vicino come lavorassero. Proprio i suoi genitori chiamarono il loro numero di emergenza il 115 e comunicarono che il figlio piccolo si era arrampicato su un albero e non riusciva più a scendere. Arrivati, i pompieri allungarono la scala, la appoggiarono all’albero e Luca con grande coraggio salì e prese in braccio il fratellino e lo salvò. I genitori, contenti e fieri del proprio figlio, lo abbracciarono fortemente. I vigili del fuoco, contenti per il gesto compiuto da Luca, gli regalarono un elmo protettivo che solitamente loro indossavano. Paolo Filippi II A

Spesso mi ritengo una persona fortunata, perché faccio uno dei lavori più belli, lavorare con i ragazzi. Il tempo che viviamo io credo sia uno dei più duri per i giovani, sono senza punti di riferimento, e quei pochi che lo hanno non sono certo esempi da seguire. In T.V passa il messaggio che per essere qualcuno bisogna fare la velina o il calciatore e che con il denaro si può tutto. Ma oggi nella mia classe è arrivata una ragazza, una persona molto semplice, con un fisico esile, ma con due occhi neri pieni di speranza e coraggio, con uno spiccato accento siciliano. Lei e la sua famiglia sono venuti qui da noi perché dove vivevano avevano qualche problema con la famiglia. Lei viveva in un paesino dove i genitori possedevano un negozio di stoffe. Venivano continuamente perseguitati da persone che volevano del denaro in cambio della loro protezione. Ebbene questo scricciolo di ragazza, vedendo i sui genitori soffrire, è andata dai Carabinieri e ha denunciato il fatto. Si è vero, ora non vivono più nel loro paesino, ma oggi sono felici e liberi grazie a lei che crede nella giustizia e nella libertà. Spero che questa ragazza possa essere d’esempio, perché la nostra vita è speciale se la viviamo con rispetto e coraggio! Asya Diociaiuti II B

Un giorno, all’uscita della scuola la classe 3^F si stava recando verso il cortile esterno e in questa classe c’era Stefano, un ragazzo disabile con la carrozzina. Tutti lo spingevano e lo insultavano, perché andava piano piano e bloccava il passaggio. Ad un tratto però Stefano cadde dalle scale: sbatté il mento e Giovanni, il suo migliore amico, andò lì a soccorrerlo; gli asciugò il sangue e gli mise un cerottino, che tirò fuori dallo zaino. Giovanni era molto nervoso, perché non ce la faceva più ad ascoltare gli insulti che gratuitamente rivolgevano al suo carissimo amico e allora decise di dirne quattro a quei ragazzi troppo bulli. Iniziò a dire

loro di non prendere più in giro, Stefano perché era un ragazzo come tanti, solo con qualche difficoltà motoria. Giovanni aveva il cuore che gli batteva forte, le mani tutte sudate, ma decise comunque di fermare le cattiverie che stavano facendo a Stefano. Afferrò per un braccio uno di loro, lo portò davanti alla carrozzina e gli disse di chiedere scusa e di stringere la mano di Stefano in segno di pace. Pian piano si avvicinarono tutti gli altri e fecero lo stesso. Giovanni abbracciò forte il ragazzo disabile e insieme tornarono a casa, seguiti dagli sguardi mortificati dei loro compagni. Alessia Algieri II A


All’inizio della scuola è venuta una ragazza quattordicenne sudafricana; in un primo momento io avevo un po’ di timore di lei, poi con il passare dei giorni questo mio imbarazzo è stato superato dalla sua vivacità. Il primo mese di scuola per Sara è stato molto difficile sia per la lingua che per i nuovi compagni di scuola; ma con il passar del tempo lei ha imparato la nostra lingua e insieme ci ritroviamo a fare i compiti. Sara nel suo paese d’origine giocava a basket: questa sua passione l’ha portata anche in Italia, infatti nel gioco da tutta se stessa. Vivendo nel nostro tempo questo per me è un esempio di integrazione tra persone di diversa nazionalità e per me è una brava persona e dona la sua intelligenza e vivacità ai suoi coetanei! Sofia Aloisi II A

Era la notte del 1 novembre 2009. Io in quel giorno non ero tanto felice, visto che mio padre era in ospedale per un’operazione, per questo ero molto nervosa. Fortunatamente Quella notte restammo a casa solo io, mia mamma e mio fratello. Erano le tre precise, e ancora non riuscivo a dormire per il pensiero di papà. All’improvviso sentii dei rumori provenire dal piano di sotto. Avevo paura, non solo perché era la notte di Halloween, ma anche perché ho sempre avuto paura, fin da bambina, dei fantasmi. Scesi le scale piano piano, cercando di capire da dove provenissero i rumori. Pensai che fossero dei ladri, ma non c’era nessuno, allora pensai che fossero degli spiriti, la cosa solo a pensarci mi terrorizzava, perché se fossero

Grandi paure … Era il trentuno Ottobre il giorno di Halloween; come sempre i ragazzi andarono a fare “dolcetto o scherzetto”, ma quella volta andarono a farlo in una villa lontano da tutti. Bussarono e nessuno aprì; ad un certo punto la porta si spalancò e sentirono dei rumori, allora, colti dalla paura, scapparono, correndo all'impazzata verso la foresta. Mentre correvano, iniziò a diluviare, quindi dovevano trovare un posto dove rifugiarsi. Ad un certo punto si misero a correre ancora più veloce, perché avevano la sensazione che qualcuno li stesse seguendo. Mentre correvano, sentirono una voce che diceva loro: “St, st, st, state tranquilli, venite con me non vi farò del male, venite”. All’ora si fermarono per vedere se fosse la loro immaginazione o se fosse realtà. Si accolsero che era tutto vero... presi dallo spavento si infilarono in una casa abbandonata e cercarono un posto dove potersi scaldare. Si girarono e videro di nuovo l’ombra ma, rimasero ad osservare per capire chi fosse. Si avvicinarono e si accolsero che era solo loro padre, che cercava di dire loro che era tardi e dovevano tornare a casa! L’apparenza a volte inganna! Eliza Ajdini, Natalia Marrelli, Giulia Morlacchetti I A

stati loro, non avrei saputo come comportarmi. Andai a vedere in sala, ma non trovai nessuno, poi si sentii un altro rumore provenire però dalla cucina, allora pian piano, entrai e non trovai niente di particolare. Aprii allora uno sportello e trovai un topolino che cercava di uscire; mi sentii subito più sollevata, quando scoprii che era solo un topo che cercava da mangiare tra le padelle e i coperchi! Chiamai mia madre e mio fratello, ma non mi vollero aiutare, perché avevano paura dei topi e, visto che mio padre non c’era, fui costretta ad occuparmene da sola. Presi il topo e un po’ di formaggio e lo misi in giardino. Quella notte si trasformò da un incubo a una cosa piacevole, perché avevo salvato un topolino! Giulia Grifoni II B


Erano le 8.20, tutti i ragazzi aspettavano la campanella dell’inizio delle lezioni. C’era una ragazza molto timida che non era simpatica a nessuno, perché non parlava mai e si vergognava persino di dire “Ciao”. Cercavano tutti di farla partecipare alla ricreazione, ma niente serviva per il suo stato d’animo.

I giorni passavano e tutto era ma mancava Clara, che era arrivata anche molto prima a scuola. Enrico iniziò a cercarla dappertutto, ma purtroppo non trovò nessuno. Stava per rientrare in classe, quando ad un certo punto sentì urlare: “Aiuto, aiuto, non mi fate nulla vi darò le risposte del compito!”.

Per fortuna la ragazza stava bene e il suo occhio non era niente di grave, ma di sicuro quei tre bulli non l’avrebbero passata liscia: un mese di sospensione e la bocciatura immediata.

Tutti ringraziarono Enrico dicendogli: “Sei un A scuola purtroppo c’erano an- Iniziò a correre come un dan- eroe, Enrico sei un eroche ragazzi che erano molto nato e quando arrivò vide Cla- e!”. invidiosi, perché era una ragazza brava a scuola, e la prendevano sempre in giro e la trattavano male. Tutti i giorni la stessa storia e la ragazzina di nome Clara all’uscita andava sempre piangendo dalla mamma. I compagni di classe anche loro sapevano che tutto ciò era bullismo, ma, essendo molto impauriti, non dicevano mai niente agli insegnanti.

ra accovacciata per terra con un occhio nero. Prima di tutto chiese aiuto; i soccorritori la portarono subito in ospedale, mentre la Preside portò i bulli in presidenza.

Aveva dimostrato il suo coraggio aiutando una compagna attaccata dal bullismo e tutti lo consideravano fantastico ed come prima fino a quando un da quel giorno, grazie a ragazzo di nome Enrico si sen- lui, tutto a scuola andò tì, anche se molto impaurito, di bene in meglio. in dovere di dire tutto agli insegnanti.

In una città dell’Umbria, Perugia, viveva una ragazza di nome Claudia che si distingueva da tutti per il suo carattere estroverso, gentile, generoso e coraggioso. Ogni giorno andava a scuola, seguiva le lezioni, aiutava i compagni che si trovavano in difficoltà. Faceva tutte azione buone. Un giorno però Claudia entrò a scuola e sentì dei lamenti provenienti dal corridoio, si avvicinò, ma non vide nessuno. Cominciò a preoccuparsi. La campanella suonò e tutti entrarono in classe, lei sentiva però un’atmosfera molto stranaad un certo punto andò in bagno e dalla fessura della porta vide e udì un ragazzo che minacciava un altro: gli diceva di dargli il telefono, altrimenti lo avrebbe picchiato. . .

Elisa Giovannelli II B

Il giorno seguente Claudia, dapprima con un po’ paura ma con tutto il coraggio che aveva, scoprì l'orario dell’appuntamento che i ragazzi si erano dati; incontrò il ragazzo e insieme aspettarono il bullo Lei chiese spiegazioni e gli disse che doveva assolutamente lasciare in pace il compagno, altrimenti sarebbero stati guai seri, lo avrebbe denunciato alla Polizia. Il bullo la ascoltò con attenzio-

ne e chiese scusa al ragazzo, promettendogli di non fare più azioni di quel genere. Claudia soddisfatta di aver aiutato il ragazzo se ne andò felice e serena. Gaia Salusest II B


In una scuola della Toscana c’era un bambino amico di tutti, invidiato e noto per il suo coraggio e la sua generosità. Un giorno il ragazzo, uscendo dalla scuola e facendo un breve tratto a piedi, si fermò di scatto e vide davanti a sé un gruppo di ragazzi che stava facendo uso di sostanze stupefacenti. Spaesato, il ragazzo si nascose dietro un enorme salice e li spiò senza farsi vedere. Notò ad un tratto dei visi conosciuti e disse, dimenticandosi che era vicino a loro: “Sono i più grandi della mia scuola!”. Non si accorse però che stava pensando ad alta voce, così, avendo alzato il tono, quel gruppo di sbandati si avvicinò a lui ed egli cominciò a tremare di paura. Lo minacciarono dicendogli che non doveva fare parola con nessuno di ciò che aveva visto. Il ragazzo, in quel momento, spaventato e preso alla sprovvista, annuì ma dopo, quando se ne andarono, cominciò a riflettere. Decise così che la cosa giusta fosse riferire tutto agli insegnanti, che avrebbero potuto intervenire per aiutare i suoi amici ad uscire da quella situazione di dipendenza in cui erano entrati.

Il giorno dopo avrebbe raccontato tutto, anche se rischiava qualche vendetta da parte di quei ragazzi! Dopo aver trascorso la notte vegliando e riflettendo ancora una volta su ciò che fosse giusto fare, arrivò il momento di andare a scuola e, appena vide i suoi insegnanti, prese tutto il coraggio possibile e riferì loro ciò che aveva visto. Gli insegnanti rimasero così sbalorditi per quello che il ragazzo disse loro, che stentavano a credergli. Così alla fine delle lezioni, si riunirono nell’aula professori e dopo ben due ore di riunione decisero di informare i genitori dei ragazzi dell’accaduto e trovare insieme un modo per farli smettere.All’uscita

della scuola il ragazzo, molto soddisfatto ma anche preoccupato del suo gesto, fece sempre lo stesso tratto di strada a piedi e trovò davanti a sé quei ragazzi, che lo fermarono con aria minacciosa, pronti a picchiarlo. Con parole semplici, ma con determinazione e coraggio, poiché era convinto di aver fatto la cosa giusta, spiegò loro quanto fosse importante farsi aiutare per tornare ad essere ragazzi “lucidi”, con una mente brillante e vivace e non annebbiata dalle sostanze che prendevano. Dovevano fidarsi degli insegnanti e dei genitori perché tutti volevano il loro bene. Ancora una volta il ragazzo aveva dimostrato tutto il suo coraggio e la sua lealtà, anche in una situazione così delicata e particolare. Giulia Reginaldi II B

Marina è una ragazza che vive a Rieti, ha 15 anni e si distingue dagli altri ragazzi della sua età, perché è molto altruista e generosa con tutti. Un giorno, Marina si trovava con sua madre vicino ad un semaforo della sua città, quando vide avvicinarsi un’anziana donna di colore, molto magra mal vestita e zoppicante.La signora chiese a Mari-

na e a sua madre se la potevano aiutare, perché era molto stanca, affamata e addolorata, perché era stata malmenata poco prima che le aveva detto di tornare nel suo paese di provenienza. Marina e sua madre decisero di portarla con loro a casa, e la fecero lavorare, le diedero da mangiare e le diedero dei nuovi vestiti puliti. Poi la accompagnarono in un centro Caritas dove restò per alcuni giorni.

La ragazza si fece spiegare dall’anziana dove e da chi fosse stata maltrattata, andò dai Carabinieri e denunciò il fatto. Carabinieri indagarono per alcuni giorni, riuscirono a trovare l’uomo e lo arrestarono immediatamente. Nel frattempo, la donna aveva trovato lavoro come sarta in un piccolo negozio nel centro della città. Aveva ormai una casa tutta sua che poteva pagare con il suo stipendio, e quando non lavorava andava ad aiutare i poveri alla Caritas dove lei aveva vissuto per alcuni mesi. Marina e sua madre andavano spesso a trovarla. Addirittura per il suo compleanno, Marina con i suoi risparmi le pagò un viaggio nella sua patria, il Messico. Marina e la donna rimasero per sempre amiche. Maria Rita Aguzzi II A


RELAZIONE di SCIENZE: esperienza in classe per osservare dal vivo le diverse fasi di vita di un essere vivente appartenente al Regno Vegetale.

Anche quest’ anno la nostra scuola partecipa ad alcuni progetti ambientali. A proposito di ciò la nostra classe insieme alla professoressa di Scienze Marialuisa Iacuitto , ha effettuato un esperimento naturalistico inerente alla programmazione di scienze . Alcuni compagni hanno portato il materiale occorrente -una decina di fagioli secchi specie borlotti; -2 barattoli di vetro ; -cotone idrofilo Venerdì 12 ottobre, dopo aver riempito di cotone i contenitori vi abbiamo depositato i fagioli sopra e poi inumidito con acqua. I due contenitori sono stati messi sopra l’ armadio della classe affinchè la luce solare aiutasse a svilupparsi e a crescere i giovani embrioni contenuti fra i due cotiledoni del seme(ovviamente noi dovevamo innaffiarle ogni giorno). Dopo 1 settimana i fagioli, dopo essersi imbibiti di acqua, hanno emesso la radichetta e poi le prime radici , che come già sappiamo sono quelle attraverso le quali la piantina:

Il 24 ottobre abbiamo travasato le piantina in altri vasi. Dopo aver messo a dimora le piantine nella terra alla base del vaso le abbiamo annaffiate e riposte al sole. Attraverso questo esperimento stiamo verificando il ciclo vitale di un essere vivente e abbiamo appreso che il seme serve a riprodurre altre piante che nascono, crescono e si sviluppano attraverso la fotosintesi clorofilliana da noi studiata in questi giorni. Però questa volta a far nascere, crescere e sviluppare queste piantine è servito l’aiuto di noi ragazzi.

si nutre di acqua, sali minerali e altri nutrienti contenuti nel terreno -si ancora al suolo -immagazzina sostanze di riserva quali l’amido, uno zucchero a lunga catena costituito da tante molecole di glucosio , prodotto per fotosintesi clorofilliana da CO (anidride carbonica) ed acqua. La radice dopo esser cresciuta si è ramificata e dalla stessa origine della radichetta si è alzato il fusticino. Quest’ ultimo si è ingrossato portando con se i 2 cotiledoni ( cioè foglie carnose che nutrono e proteggono l’ embrione di alcune piante nella fase di sviluppo). Infatti come sappiamo quando il seme del fagiolo germina, la piantina si sviluppa utilizzando proprio gli alimenti( amido)che sono nei cotiledoni . I cotiledoni poi separandosi rendono apribili le foglioline, il fusto invece continua ad allungarsi.

A dimostrazione che alcune volte in natura serve anche la mano dell’uomo per favorirla e mantenerne inalterati i suoi equilibri. Anche questa è stata per noi un esperienza nuova e interessante fatta all’interno della nostra classe, ove, fra gli obbiettivi perseguiti dalla Scuola Media, quello della Educazione al rispetto e alla difesa dell’ Ambiente è fra i più rilevanti. È doveroso per ciascun cittadino essere consapevole e responsabile dei problemi della biosfera, così da assumere comportamenti adeguati ad uno sviluppo ecosostenibile. Saverio D’Olimpio Diego Petrilli Classe IIC


I primi numeri scritti che noi conosciamo sono quelli che furono usati circa 5000 anni a.C. dagli Egiziani e Sumeri. I Sumeri per scrivere i numeri usavano soltanto due simboli a forma di cuneo, uno verticale, che rappresentava il numero uno, ed una riga orizzontale il dieci. Ciascun numero da 1 a 59 era scritto con una combinazione di questi simboli. Gli antichi Cinesi per indicare i numeri usavano dei trattini, che poi raggruppavano, i Greci fecero ricorso alle prime lettere dell’alfabeto, non molto diversamente si comportarono i Romani.

Furono gli Arabi ad introdurre l’uso delle cifre, dette impropriamente arabiche in quanto risultano di origine Indiana. La numerazione araba altro non è, infatti, che la notazione numerica indiana, precedente di almeno cinque secoli la sua diffusione nel nostro continente; notazione, che, se da un lato permetteva di eseguire qualsiasi operazione con grande facilità, dall’altro consentiva di operare su cifre enormi .

TUFFIAMOCI

Aver diffuso le cifre nei paesi mediterranei non fu merito solo degli Arabi, che le usarono, soprattutto nei calendari, ma anche del pisano Alessandro Fibonacci (1170 – 1240 circa) il quale per la prima volta adottò nei suoi diffusissimi testi il nuovo sistema di scrittura.

NEL TEMPO


Perché i miei genitori hanno pensato di chiamarmi Giacomo? I miei genitori quando sentivano questo nome lo trovavano simpatico. Un giorno, nel periodo di Pasqua, venne il parroco Don Giacomo per fare la benedizione, si presentò e pronunciò il suo nome; a mamma e papà piacque tanto e mi chiamarono Giacomo. Perché la mia compagna di banco è stata chiamata Ludovica? Dalla ricerca che abbiamo fatto e dal confronto dei dati è emerso che alcuni genitori chiamano i loro figli con un certo nome per ricordare una persona a loro cara o perché piaceva loro il nome prescelto. Al di là della motivazione, il nome proprio di persona è importante, perché con esso possiamo identificare la persona di cui stiamo parlando e rievocare, nello stesso tempo, alcune informazioni inerenti la persona di riferimento o quelle che ruotano intorno ad essa. L’attribuzione di un nome non riguarda soltanto la persona, ma tutto ciò che ci circonda. Ad esempio, basta dire “lavagna” per identificare un oggetto nero che serve ai professori per spiegare ai loro alunni un concetto; oppure basta dire “penna” per identificare un oggetto che si usa per scrivere sul quaderno o per prendere appunti. I nomi dei giorni furono assegnati dai Babilonesi ed ereditati dai Romani. Hanno origine dai nomi del Sole e dei pianeti perché gli astrologi dell’epoca pensavano che i corpi celesti “governassero” a turno la prima ora di ogni giorno. Così il lunedì era il giorno della Luna (latino: Lunae dies), martedì di Marte (Martis dies), mercoledì di Mercurio (Mercuri dies), giovedì di Giove (Iovis dies), venerdì di Venere (Veneris dies). Sabato era in origine il giorno di Saturno (Saturni dies) tanto che la denominazione si ritrova nell’inglese Saturday. Però, con il diffondersi in Occidente del cristianesimo, il termine ebraico “shabbat”, ovvero “giorno di riposo”, sostituì in molte lingue il nome pagano. Analogamente il nome domenica (in latino Dominica, ovvero giorno del Signore) fu introdotto da Costantino, convertito al cristianesimo, in sostituzione del più antico Solis dies, giorno del Sole, che resiste nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag. I nomi dei giorni furono assegnati dai Babilonesi ed ereditati dai Romani. Hanno origine dai nomi del Sole e dei pianeti perché gli astrologi dell’epoca pensavano che i corpi celesti “governassero” a turno la prima ora di ogni giorno. Così il lunedì era il giorno della Luna (latino: Lunae dies), martedì di Marte (Martis dies), mercoledì di Mercurio (Mercuri dies), giovedì di Giove (Iovis dies), venerdì di Venere (Veneris dies). Sabato era in origine il giorno di Saturno (Saturni dies) tanto che la denominazione si ritrova nell’inglese Saturday. Però, con il diffondersi in Occidente del cristianesimo, il termine ebraico “shabbat”, ovvero “giorno di riposo”, sostituì in molte lingue il nome pagano. Analogamente il nome domenica (in latino Dominica, ovvero giorno del Signore) fu introdotto da Costantino, convertito al cristianesimo, in sostituzione del più antico Solis dies, giorno del Sole, che resiste nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag. Anche i nomi dei giorni della settimana furono assegnati ispirandosi ai nomi del sole e dei pianeti. Infatti gli astrologi Babilonesi, prima, e i Romani poi, pensavano che i corpi celesti “governassero” a turno la prima ora di ogni giorno. Così il lunedì era il giorno della Luna (latino: Lunae dies), martedì di Marte (Martis dies), mercoledì di Mercurio (Mercuri dies), giovedì di Giove (Iovis dies), venerdì di Venere (Veneris dies). Sabato era in origine il giorno di Saturno (Saturni dies) tanto che la denominazione si ritrova nell’inglese Saturday. Però, con il diffondersi in Occidente del cristianesimo, il termine ebraico “shabbat”, ovvero “giorno di riposo”, sostituì in molte lingue il nome pagano. Analogamente, il nome domenica (in latino Dominica, ovvero giorno del Signore) fu introdotto da Costantino, convertito al cristianesimo, in sostituzione del più antico Solis dies, giorno del Sole, che resiste nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag. I nomi dei giorni furono assegnati dai Babilonesi ed ereditati dai Romani. Hanno origine dai nomi del Sole e dei pianeti perché gli astrologi dell’epoca pensavano che i corpi celesti “governassero” a turno la prima ora di ogni giorno. Così il lunedì era il giorno della Luna (latino: Lunae dies), martedì di Marte (Martis dies), mercoledì di Mercurio (Mercuri dies), giovedì di Giove (Iovis dies), venerdì di Venere (Veneris dies). Sabato era in origine il giorno di Saturno (Saturni dies) tanto che la denominazione si ritrova nell’inglese Saturday. Però, con il diffondersi in Occidente del cristianesimo, il termine ebraico “shabbat”, ovvero “giorno di riposo”, sostituì in molte lingue il nome pagano. Analogamente il nome domenica (in latino Dominica, ovvero giorno del Signore) fu introdotto da Costantino, convertito al cristianesimo, in sostituzione del più antico Solis dies, giorno del Sole, che resiste nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag.

Attribuire un nome significa in generale:abbreviare in una sola parola tutta una serie di caratteristiche che servono a descrivere e a riconoscere l’oggetto denominato;sintetizzare in una sola parola tutta una serie di concetti che servono a riconoscere le funzioni e le proprietà di un oggetto. Giacomo Paolocci IA


E in geografia che cosa succede? L’attribuzione dei nomi ai luoghi, chiamati designatori, rappresenta il principale strumento attraverso il quale un gruppo sociale conosce il suo ambiente e tramite il nome proprio ne coglie le caratteristiche più importanti. Un designatore può contenere almeno tre tipi di informazioni: descrittive, storico-culturali, pratico-organizzative.

Designatori

Informazioni storiche

Informazioni geografiche

Informazioni descrittive

Il valore che la società attribuisce

Facciamo qualche esempio: Montebello: il nome deriva da “Mons Belli”, cioè monte della guerra. In effetti la rocca di Montebello a partire dal Medioevo fu spesso teatro di scontri tra ricche famiglie. E’ un designatore storico. Mare del Nord: il mare che nell’Europa è posizionato a Nord del continente. E’ un designatore descrittivo. Benevento: dal latino Bonum Eventum. Ciò che viene registrato è il fatto storico della vittoria dei Romani sui Sanniti nel 275 a. C. . Ma ciò che il designatore racconta non è di fatto che ci sia stata una vittoria, ma che essa sia stata un bene, quanto meno perché segnava una guerra lunga e feroce. E’ un designatore che racchiude il valore che la società attribuisce all’avvenimento bellico.

Passiamo alle Regioni d’Italia e cerchiamo di capire perché sono state individuate con un certo nome: Abruzzo: dal latino Aprutium, nome con cui era conosciuta una contea che occupava pressappoco l'attuale territorio della provincia di Teramo. A sua volta Aprutium deriva dall'antico popolo dei Pretuzi che abitava il territorio.. E’ un designatore geografico


Sicilia: dal greco Sikelia, dal nome del popolo che abitava l'isola, in greco i Sikeloi. E’ un designatore storico. Toscana: da Tuscia, a sua volta derivante da un altro nome con cui erano noti gli Etruschi, ovvero i Tuschi. Da qui è derivato l'aggettivo tuscus, poi tuscanicus e infine tuscanus. E’ un designatore storico. Trentino-Alto Adige: la prima parte del nome ha la stessa etimologia della città di Trento, in quanto identifica proprio la zona della sua provincia; la seconda parte, che identifica la provincia di Bolzano, si riferisce semplicemente alla zona superiore del fiume Adige. E’ un designatore geografico. Umbria: deriva semplicemente dall'antico popolo degli Umbri che si insediarono nella zona. Tuttavia non è chiara la provenienza del loro etnonimo. E’ un designatore storico. Valle d'Aosta: etimologia identica a quella relativa alla città di Aosta. E’ un designatore geografico. Veneto: deriva dall'antico popolo dei Veneti, che a sua volta deriverebbe da wene-to, probabilmente col significato di "vittorioso". E’ un designatore storico. Dallo studio che abbiamo fatto, si è capito che un nome può racchiudere e veicolare tante informazioni. Se siamo curiosi, dobbiamo soltanto scavare e soddisfare così la nostra curiosità.

I nomi dei giorni furono assegnati dai Babilonesi ed ereditati dai Romani. Hanno origine dai nomi del Sole e dei pianeti perché gli astrologi dell’epoca pensavano che i corpi celesti “governassero” a turno la prima ora di ogni giorno. Così il lunedì era il giorno della Luna (latino: Lunae dies), martedì di Marte (Martis dies), mercoledì di Mercurio (Mercuri dies), giovedì di Giove (Iovis dies), venerdì di Venere (Veneris dies). Sabato era in origine il giorno di Saturno (Saturni dies) tanto che la denominazione si ritrova nell’inglese Saturday. Però, con il diffondersi in Occidente del cristianesimo, il termine ebraico “shabbat”, ovvero “giorno di riposo”, sostituì in molte lingue il nome pagano. Analogamente il nome domenica (in latino Dominica, ovvero giorno del Signore) fu introdotto da Costantino, convertito al cristianesimo, in sostituzione del più antico Solis dies, giorno del Sole, che resiste nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag. Giacomo Paolocci IA


L’ECO DELLA SCUOLA

Basilicata: anticamente nota come Lucania, nome la cui origine ha diverse ipotesi. Una di queste farebbe derivare il nome Lucania dal popolo dei Lucani, che a loro volta deriverebbe dall'eroe eponimo Lucus. Oppure dal termine latino lucus ("bosco"), o ancora dal greco lykos ("lupo"). Altra ipotesi sono i Lyki, popolazione anatolica che si sarebbe stabilita nella zona. Il toponimo Basilicata compare nel XIII secolo e proviene dal greco basilikos, termine con cui venivano designati i governanti bizantini; infatti basilikos in greco significa "funzionario del re", e a sua volta deriva da basileus, che significa proprio "re". E’ un designatore storico. Calabria: la regione era chiamata Bruttium, dal nome della popolazione dei Bruzi che l’abitava. Poi nel medioevo prese il nome attuale, poiché vi giunsero i Calabri provenienti dalla Puglia. E’ un designatore storico. Campania: dal latino campus, che significa"campagna,campo, pianura". E’ un designatore geografico. Emilia Romagna: prende il nome dalla via Aemilia, principale via di traffici economici. Romagna deriva da Romania, ovvero appartenente ai romani. E’ un designatore descrittivo e storico. Friuli-Venezia Giulia: Friuli deriva dal nome latino della colonia romana forum Iulii, "foro di Giulio", mentre Venezia Giulia è la zona nei pressi della costa che apparteneva alla nobile famiglia romana Jiulia. E’ un designatore storico e geografico. Lazio: dal latino Latium, dato alla regione dal popolo dei Latini, progenitori degli antichi romani, a loro volta così chiamati perché si erano stanziati su un territorio vasto (latus in latino) . E’ un designatore geografico e storico. Liguria: deriva dal nome dell'antica popolazione dei Liguri, in greco Λιγυες (Ligues) e in latino Ligures, di cui si ha traccia sin da 25.000 anni fa, probabilmente addirittura la prima delle gens italiche di cui si ha notizia dopo le glaciazioni. E’ un designatore storico. Lombardia: terra dei Longobardi, popolazione germanica che invase la penisola italica nel 568 d.C., facendo di Pavia la capitale del proprio regno. In origine tuttavia il territorio era più vasto di quello attuale. E’ un designatore storico. Marche: nome attribuito nel 1815, come plurale di marca, nome che identifica il territorio appartenente a un marchese. E’ un designatore storico. Molise: deriva dal nome di una famiglia di conti, i conti Molise per l'appunto, che ottennero il controllo della regione. E’ un designatore storico. Piemonte: deriva dall'espressione latina ad pedem montium, "ai piedi dei monti", nella fattispecie le Alpi Occidentali .E’ un designatore geografico. Puglia: deriva da Abulia, metatesi di Apluvia ovvero "terra senza piogge". E’ un designatore descrittivo. Sardegna: dal latino Sardinia, a sua volta derivante dal nome dei suoi antichi abitanti, appunto i Sardi. E’ un designatore storico.


“Unplugged” è un progetto volto alla lotta alla dipendenza da alcol, fumo e droghe nelle scuole secondarie di primo grado. Il metodo utilizzato è testato a livello europeo e adotta una metodologia di provata evidenza scientifica che ha dimostrato nel monitoraggio di essere efficace. Il progetto è affidato a Laziosanità, Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio.Unplugged è un programma basato sul modello dell’influenza sociale e delle Life Skills. Tale modello include nozioni teoriche, sviluppo di abilità sociali generali e correzione delle percezioni sbagliate rispetto alle sostanze psicotrope.

Il progetto si sviluppa con e attraverso gli insegnanti. Per questo è previsto per gli insegnanti un corso di formazione sui concetti teorici, la struttura, le tecniche e gli strumenti utilizzati. Gli insegnanti sono formati con metodologie interattive volte all’acquisizione delle competenze necessarie per lavorare sulle life skills e sull’influenza soL’interattività è una componente fondamentale di Unplugged e va intesa in un senso più ampio del semplice scambio di domande e risposte: si tratta di stimolare gli alunni a discutere e lavorare insieme in modo positivo. Queste metodologie sono le stesse che gli insegnanti utilizzeranno in classe con gli studenti. Il programma operativo ha previsto una fase preparatoria denominata “Stand by me” dal titolo del materiale utilizzato per la formazione.

Successivamente è stato realizzato il programma “Unplugged” vero e proprio. Nel primo anno di attività hanno partecipato al programma “Stand by me” 38 docenti, 42 classi e 1762 studenti. Al successivo programma “Unplugged” hanno partecipato: 402 insegnanti, 347 classi, 7596 studenti. Nella nostra scuola “Unplugged” è stato inserito nel P.O.F. per l’a.s. 2013/2014 ed è rivolto a 68 studenti delle classi seconde della scuola secondaria di primo grado. Il progetto si svolge in orario curriculare con materiale fornito dalla ASL ed è curato da tre docenti formati, Prof.ssa Onofri, Prof.ssa Brucchietti e Prof. Soraci.


SCUOLA PRIMARIA DI I GRADO - EDUCAZIONE ARTISTICA

Arte e immagine è una materia di studio istituita dal Ministro dell'Istruzione Letizia Moratti nel 2003. Questa materia ha sostituito l'Educazione all'immagine nella scuola elementare (ora primaria) e l'Educazione artistica nelle medie (ora secondarie di I grado). Queste sono le linee guida: Educare alla visione e alla percezione del bello e alla competenza comunicativa in campo iconico, Educare all’osservazione e descrizione di globale di un’immagine, Confrontare e riconoscere opere e generi con uno sguardo d’insieme alla storia dell’arte e dei suoi protagonisti, Identificare tecniche bidimensionali e tridimensionali, Usare tecniche grafiche e pittoriche per rappresentare elementi della realtà e e della fantasia, Approfondire la conoscenza e l’uso consapevole del colore e della luce, Conoscere e confrontare le diverse tecniche espressive, tradizionali e multimediali, Affrontare le arti come espressione di altri popoli e culture, Pianificare visite ai musei e ai beni culturali del proprio territorio


Costruire un libro in classe La pratica di costruire libri in classe come attività motivante verso il mondo della lettura non è nuova alla scuola: quindi sicuramente molti docenti conoscono già alcune tecniche fondamentali. Ne proponiamo qui alcune, elencando gli aspetti dell’oggetto-libro su cui la classe potrà intervenire creativamente per realizzare qualcosa di veramente personale ed esteticamente efficace. 5-A-B


A Natale si è tutti più buoni, o, almeno, così dovrebbe essere … I sentimenti di pace e di fratellanza ridondano un po’ in tutte le manifestazioni e le dichiarazioni di questi giorni. In ossequio a questo spirito, il nostro Istituto, ha organizzato una manifestazione di auguri che diventa l’occasione per tirare le somme dell’anno trascorso e per guardare all’anno che verrà …

Giornalino da pub 2° copia  
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