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SETTEMBRE 2011 NO.23

Percorsi di Popoli Di alieni. Come noi

Sirio

Le stelle e la musica

Special J-Ax intervista

Red Hot

Chilipiccanti Peppers I peperoncini son tornati www.moveout.it


SI RINGRAZIA L’EDITORE PER LO SPAZIO CONCESSO


Move out settembre 2011

Editoriale

Questo mese dedichiamo la copertina ai Red Hot Chili Peppers, una delle band più amate al mondo e il loro nuovo album “I’m with you”. Move Out ha incontrato J-Ax. Non perdetevi l’intervista esclusiva nel secondo special. Abbiamo scambiato due parole con Principe, il rapper da Torino, che ci ha presentato il suo nuovo album. Il resoconto del Rototom di Benicassim e i suoi 23.000 spettatori giornalieri! Move Out c’era. Assolutamente da non perdere il regalo ai lettori di Move Out: Sirio, la famosa astrologa, ha studiato, in esclusiva per Move Out, gli astri e la loro relazione con i vari stili musicali riuscendo ad individuare per ogni segno la musica più adatta. E ancora tante recensioni, eventi, e appuntamenti da non perdere.

www.moveout.it aut. Trib di Alba n° 48/09 del 23-01-09 Editore I.Com Multimedia s.n.c. via. D. Chiesa 4, 12051 Alba tel. (+39) 0173 59 0564 Cell: (+39) 347 6006099 www.icommultimedia.eu info@icommultimedia.eu Direttori PierMario Mignone (Direttore Responsabile) Guido Mignone (Direttore Generale) Joanna (Asia) Tupta (Direttore Creativo) Grafica I.Com Multimedia Redazione Alberto Debenedetti, Luigi Ferrando, Guido Mignone, PierMario Mignone, Alessia Mangiapane, Ivan Nossa Collaboratori Arcigay, IED, Giulio Rossello, Raffaello D’Ambrosio, Grafimated Cartoon / Scuola del Fumetto Palermo, Rivista Mono

Concessionarie pubblicità I.Com Multimedia Via. D. Chiesa 4, 12051 Alba tel. (+39) 0173 59 0564 Cell: (+39) 347 6006099 pubblicita@moveout.tv Adria Marketing & Service s.r.l. Viale Vincenzo Randi 106, 48100 RAVENNA (RV) Tel. 0544 4087.00 - 2 / Cell: 338 9801.370 g.adriano@adriamarketing.info

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Cover - Red Hot Chili Peppers

sommario 08 Cover 10 Dance & Live 18 Play 22 Cinema 27 Calendar / Guide 60 Special 64 Lifestyle 70 Cities 74 Fashion & Design 78 For Her&Him 80 Gay & Lesbian La redazione non è responsabile delle eventuali variazioni alla programmazione degli eventi inseriti nel calendario, che sono stati comunicati direttamente dai locali o reperiti da fonti di dominio pubblico. La redazione non è responsabile del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Nessuna parte di questo magazine, comprese le inserzioni pubblicitarie, può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell’Editore.


t o o H H d rs RReed

MoveOut Cover

s e r e pp e P i Chil new album Hot Red

ATI N TORN CANTI, NTE, SO un’altra volta, getti IC IA P I C S IN U C R to F a pro ON I PEPER ORFANI DI JOHN sciante se n’è andesclusivamente ai a band però n Fru film. L dicarsi DI NUOVO ro? Eh si! Joh anno , per “de o un altro Davve più di un bre 2009 o non ne faccian Ancora? 6 dicem m, poco a band come ente il 1 . Speriam ovo albu nell to a precisam e dice lui stesso a lavorare al nu tr n e ers. m ia ghoffer hili Pepp solisti” co e d’animo ed iniz vane Josh Klin ed Hot C R i e d io le rd g a non si pe ne sostituito dal chitarrista uffici il ie fa. Jack v n e poi diventato a m n io ss se



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I RHCP sono una delle band più amate al mondo, la formazione attuale vede Anthony Kiedis (nella band fin dall’inzio) - voce, chitarra classica; la new entry Josh Klinghoffer - chitarra, tastiere, cori; l’istrione ormai simbolo del gruppo Michael “Flea” Balzary - basso, tromba, cori, pianoforte e Chad Smith - batteria, percussioni. Anthony e Michael sono gli unici due membri originali, in formazione fin dalla sua nascita. L’uscita di un loro nuovo cd è sempre un evento, in carriera hanno venduto più di 70 milioni di dischi, di cui 22 milioni solamente negli Stati Uniti; inoltre detengono il record per il maggior numero di singoli al primo posto della Modern Rock Tracks, classifica stilata dalla rivista Billboard. I loro tour sono sempre sold out e suonano davanti a centinaia di migliaia di persone. Tutto questo li rende uno dei gruppi rock di maggior successo degli ultimi 25 anni. Per registrare il nuovo album c’è voluto un intero anno, hanno iniziato nel settembre 2010. Per la è stato Flea a suonare il pianoforte, ed il ragazzaccio sembra essersi messo seriamente a studiare musica. Il titolo è semplice ma accattivante “I’m with you”. La copertina è se non altro curiosa, una mosca che si posa su una pillola, su un fondale bianco. Lasciamo la libertà ad ognuno di usare la fantasia per scoprirne il significato, o uno dei significati nascosti. La produzione è di Rick Rubin, loro produttore storico e sinonimo di successo, è lui l’uomo che si nascondeva dietro i maggiori successi storici della band. Il 30 agosto 2011 è stato il grande giorno in cui il cd è stato pubblicato. Non poteva mancare un tour per promuovere il disco, o forse coi tempi che corrono e con i dischi che vendono sempre meno, potremmo affermare il contrario. Ecco un disco per promuovere il tour! Due date annunciate anche in Italia a Dicembre il 10 e l’11 a Milano e Torino. Siete avvisati, se avete voglia di scatenarvi non perdetevi queste 4 cavallette che sul palco promettono un grande spettacolo. Arrivano in Italia dopo aver iniziato il tour in Giappone ad agosto per poi suonare in Cina

(ed è la loro prima volta), a Rio, in Germania, e Svizzera . Il singolo “The Adventures of Rain Dance Maggie”, è uno spasso. Il basso potente e martellante di Flea su cori rock e ritmi funkeggianti. L’album è in pieno stile RHCP, a cavallo tra funk, pop e rock. Tra i brani ci sono dei veri gioiellini che meritano di essere scoperti. Per lanciare il disco si sono esibiti in un concerto tedesco, il 30 agosto, che è stato trasmesso in tutto il mondo in diretta al cinema. Noi c’eravamo e vi assicuriamo che i RHCP sono tornati forti e carichi come sempre, con tanta voglia di suonare e far saltare i loro fans! Di seguito la tracklist del nuovo album “I’m with you” 1. Monarchy of Roses 2. Factory of Faith 3. Brendan’s Death Song 4. Ethiopia 5. Annie Wants a Baby 6. Look Around 7. The Adventures of Raindance Maggie 8. Did I Let You Know 9. Goodbye Hooray 10. Happyness Lovers Company 11. Police Station 12. Even You Brutus? 13. Meet Me at The Corner 14. Dance Dance Dance Ivan Nossa move out 2011




MoveOut Dance & Live

Principe intervista Move Out questo mese ha incontrato il rapper Principe. Anche lui Torinese. Ascolta e reppa fin dagli ’90. Tante collaborazioni, tanti live show, due album da solista. Ed ecco il terzo “Dalla Parte Sbagliata”. La redazione di Move Out lo ha ascoltato con entusiasmo. Ma scambiamo un paio di parole direttamente con lui.

MOVE OUT: Per prima cosa un’informazione a carattere strettamente locale, essendo anche noi Torinesi. Come vedi la scena rap, Hip /Hop Torinese? PRINCIPE: Torino è sempre stata, e non a caso, la patria dell’underground. C’è qualcosa nella natura stessa della nostra città che garantisce energia e forza particolari, specialmente nei momenti difficili e penso che questo valga non solo per il rap ma per ogni forma d’arte. Nello specifico la scena Hip Hop torinese è in continuo fermento, ogni anno si affacciano alla ribalta nuovi rapper e tra loro c’è sempre qualche talento interessante,

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forse abbiamo meno visibilità di altre città ma di sicuro non meno capacità o meno voglia di dire la nostra. MOVE OUT: “Dalle Parte Sbagliata”. Una provocazione, con parole a volte molto forti, lotta e protesta. Come vedi l’Italia in questo minimo storico (sociale ed economico) ? PRINCIPE: In brutte acque. In Italia abbiamo la tendenza a ignorare ogni problema e ogni iniquità se questi avvengono fuori dal giardino di casa nostra. Invece che puntare al bene comune preferiamo un mondo diviso tra fortunati e sfortunati e ci limitiamo a sperare di capitare nel primo

gruppo. Ovviamente alla lunga questo meccanismo porta solo a problemi più complessi e a iniquità più accentuate. Credo sia giunto il momento perchè il popolo italiano prenda coscienza dei propri difetti e inizi un percorso serio di crescita e di emancipazione. MOVE OUT: Bella citazione ai Fratelli di soledad... PRINCIPE: Per molti musiscisti della mia generazione, specialmente per quelli di Torino, “I fratelli di soledad” sono un nome importante. Hanno rappresentato la possibilità di comunicare idee e di criticare la società creando al contempo della buona musica: ballare in un locale può anche servire


Dance & Live MoveOut

Non basta più fare un buon prodotto musicale, bisogna anche essere originali e innovativi per offrire al pubblico qualcosa che non sia semplicemente una replica di qualche altro disco uscito un paio di mesi prima. In parole povere, bisogna lavorare duro.

per mettere in moto i neuroni, non solo i muscoli! Ho avuto il loro permesso per reinterpretare uno dei loro pezzi storici e oltre a concedermi questo onore ho anche avuto la fortuna di avere la voce originale, e cioè Bobo (Boggio), a cantare con me in questa nuova versione. Questo, oltre al feat. dei Poor Man Style (gruppo reaggae del torinese), crediamo ci abbia permesso di creare un pezzo all’altezza delle nostre aspettative, un brano che sentiamo come figlio di questi tempi e in cui si percepisce forte l’energia del sound originale. MOVE OUT: Sempre più spesso arrivano in redazione album autoprodotti di rapper emergenti, che tentano in ogni modo e con

ogni risorsa di “Spaccare”. Purtroppo il 99,9% delle volte bei lavori e anche tanti soldi vengono completamente ignorati dal mercato, non dico quello mainstream ma anche da quello underground. Spesso si accusa gli ambienti “Hip-hop” di essere chiusi alle nuove proposte. Cosa ne pensi? PRINCIPE: Non credo affatto che il nostro sia un ambiente chiuso, credo piuttosto che il mercato sia semplicemente inflazionato. Una volta produrre un album era molto più difficile e quindi farsi un nome costava forse più fatica ma difficilmente un buon prodotto restava nell’ombra. Ora praticamente chiunque con una spesa minima può fare un disco e se questo ha garantito a tutti un’occasio-

ne, inevitabilmente ha reso più complicato farsi notare. Non basta più fare un buon prodotto musicale, bisogna anche essere originali e innovativi per offrire al pubblico qualcosa che non sia semplicemente una replica di qualche altro disco uscito un paio di mesi prima. In parole povere, bisogna lavorare duro. MOVE OUT: Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Ma ancora uno sforzo: una dedica a tutti i lettori di Move Out! PRINCIPE: È stato un piacere parlarvi. Ai lettori di Move Out i miei più caldi saluti: pace, rap ed ogni cosa che possiate desiderare!!! Ci si vede in tour, Yo! MO move out 2011

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MoveOut Dance & Live

Diamo a Cesare quel che è di Cesare?

Il Funk, il Soul, il Rock’n’Roll, il Blues e il Jazz sono musiche di provenienza afroamericana, musiche nere. Non dovremmo mai dimenticarlo. Sempre più spesso mi capita di incontrare ragazzi appassionati di musica e giovani musicisti che si avvicinano a me e dicono che amano la musica funk. Quando chiedo quali sono i loro gruppi preferiti invariabilmente la risposta è: Red Hot Chili Peppers, Grand Funk Rail Road, Primus o altri gruppi bianchi che hanno praticato (benissimo) il genere. Se obbietto che non è proprio quella la radice della musica che ascoltano, mi guardano un po’ sbalorditi e al massimo provano a suggerire Jamiroquai fra le loro influenze. Nulla emerge di tutto quello che è stato dagli

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anni ’60 a oggi, nulla della cultura, delle battaglie per i diritti civili che quella musica ha alimentato, nessun nome (a parte… ah già James Brown!) dei protagonisti che hanno reso grande la storia

afro-americana. Nomi come The Ohio Players, Mandrill, Bar-Kays, The Isley Brothers sono del tutto sconosciuti alle nuove generazioni. Che al contrario conoscono molto bene Led Zeppelin, Frank Zappa, Rolling Stones contemporanei dei gruppi menzionati ma di stampo Rock. Beh allora dov’è l’equivoco? Certo il Rock rappresenta al meglio l’energia di cui un adolescente ha bisogno, ma pochi si prendono la briga di insegnare loro che il Rock’n’Roll è stato una delle evoluzioni del Rythm&Blues e fu ideato e ballato ben prima dell’avvento di Elvis the Pelvis da torbe di nere volanti e


Dance & Live MoveOut neri con scarpe di vernice. Chiedi a un suonatore in erba di chitarra blues qual è il suo riferimento? Naturalmente Eric Clapton. Il fatto che il chitarrista inglese abbia fatto un glorioso lavoro nell’andare a cercare e riprendere vecchi blues scritti da afro-americani venti e anche trent’anni prima non fa riflettere evidentemente. Pure il Jazz vive (a volte un po’ imbalsamato) oramai più nelle accademie che nei luoghi in origine a cui era reputato, cioè nient’altro che le sale da ballo. Tutto questo per dire che – nessuna colpa ai musicisti anzi benemeriti di avere reso una cultura universale – forse in questo periodo di forti tensioni sociali che coinvolgono

anche il nostro rapporto con gli altri, i diversi, i “neri” di tutte le razze, insegnare ai nostri giovani che la musica che amano proviene dal popolo

nero può servire a spiegare che la cultura è universale è proviene da Nord, Sud, Ovest ed Est. Bobby Soul

FUNK-IN-ITALIA NEWS La ricerca del Groove, la ricerca del Funk è una delle cose più salutari che potete fare. E’ se cercate bene trovate cose buone anche qui in Italia. La ricerca del Groove, la ricerca del Funk è una delle cose più salutari che potete fare. E’ se cercate bene trovate cose buone anche qui in Italia. Il 24 Settembre al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza nel Palazzo delle Esposizioni avrete la possibilità di sentire il sapore fresco di due nuove band che presentate da Funk-in-Italia: un gruppo tutto al femminile The Real Motherfunkers, giovanissime toscane con le idee ben chiare su come si spende il groove, sentire la ritmica per credere, e A cura di Funk in Italia

come si canta adeguatamente perfino pezzi di mostri sacri come The Isley Brothers: (http://www. youtube.com/ watch?v=zbpxvcgvNZY) e un valentissimo combo veneto che risponde al nome di Kolletivo Stesi, inclini agli spitz e a produrre materiale originale ad alto tasso di energia: (http://www.myspace.com/ kollettivostesilazy) Nel contempo è imminente la ristampa dell’Anthologia Funk

curata da Funk-in-Italia per la Cramps Records con materiali di Area, Bertè, Mingardi, Pino Daniele e tanti altri in versione singola, dopo quella doppia realizzata l’anno scorso. Stay on the One! Lo staff di Funkinitalia move out 2011

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MoveOut Dance & Live

IN MEMORIA DI BOB… A COLPI DI REGGAE! Move Out al 18° Rototom Festival 25mila persone al giorno. Più di 230mila partecipanti. Trecento artisti in dieci giorni. Un successo senza precedenti per la 18°edizione del “Rototom Sunsplash European Reggae Festival” trasferito in Spagna dal 18 al 27 agosto. Dieci giorni di concerti, intercultura, mostre e divertimenti per una programmazione attiva 24ore da sfiancare i più resistenti! Interamente dedicata alla figura di Bob Marley in ricordo dei trent’anni dalla sua scomparsa, questa seconda edizione a Benicassim ha superato se stessa. Dibattiti, mostre fotografiche e concerti, tra cui quelli di Ziggy, Stephen, Ky-Mani e Rita Marley hanno lasciato senza fiato. Parola d’ordine SOLO Reggae. Nelle sei aree musicali certo, ma anche al bar, al mercato biologico, sotto le strutture per la meditazione yoga, fra le tende ammassate nel campeggio o nell’assolata spiaggia. Ovunque. Per dieci giorni. Spettacolari. Una partecipazione ben al di

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sopra delle previsioni iniziali, ha raggiunto un afflusso di pubblico medio giornaliero di 23mila persone, con punte di 25mila partecipanti durante le serate con Jimmy Cliff prima e della “tribù dei Marley” poi. A far da padrone sul palco grande del Main stage si sono esibiti i grandi nomi del reggae mondiale tra cui appunto Jimmy Cliff, Shaggy, Ali Campbell degli UB40, Ziggy Marley, Stephen,

Ky-Mani e Rita Marley, senza dimenticare i nostri Africa Unite e Sud Sound System. Di tutto rispetto anche gli ospiti nel secondo palco del Lion Stage, con artisti di ogni parte del mondo, la Dancehall, dedicata ai ritmi delle danz giamaicane, la Dub Station, luogo di culto per gli appassionati del genere, lo Ska Club, dedicato allo ska, al calypso, al soul e al rocksteady e la Free Yard, per tutti i sound, i dj ed i cantanti emergenti che si sono fatti notare non poco. Se la musica non mancava fino all’alba, durante il giorno erano le attività culturali a far da padrone. Il programma dei dibattiti non è mai stato così ricco come quest’anno. Intellettuali, scrittori, filosofi, pensatori di tutto il mondo hanno preso parte agli incontri programmati all’interno del Social Forum. Temi di grande attualità come le rivoluzioni arabe, la crisi nucleare ed economica, le relazioni internazionali. Tra gli ospiti più celebrati l’iraniana Shirin


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Ebadi, premio Nobel per la Pace e Vandana Shiva, una delle più illustri ambientaliste del mondo. Molteplici le proposte culturali: proiezioni di film e documentari, mostre fotografiche, corsi di danza, percussioni e meditazione, e animazione per bambini. Quest’anno, oltre alle “tradizionali” aree tematiche già proposte nella passata edizione, anche quattro nuove aree di attività: Reggae University Camp, interamente dedicato alle tematiche del reggae e che ha ospitato sessioni con scrittori, intellettuali e docenti universitari provenienti da tutto il mondo; Il Rototom Circus: spazio didattico e di incontro per gli amanti delle arti circensi; Il Mercato artigianale: esibizioni ed esposizioni di arti e mestieri della tradizione; Cannabis Circus: spazio di approfondimento e di dimostrazione dei

molteplici usi della canapa. Niente male l’organizzazione, ottime le idee, ma tangibili anche i contenuti. Numerose le azioni che hanno concretato l’impegno sociale ed ambientale del festival in questa edizione: come le bibite delle grandi multinazionali sostituite dalle bevande

con marchio“Rototom” il cui ricavato verrà devoluto in beneficienza; i prodotti di prima necessità, dall’acqua ai prodotti alimentari, acquistati da produttori locali a Km0, riducendo l’inquinamento derivato dal trasporto; e soprattutto l’impiego in tutti i bar e ristoranti solo di stoviglie biodegradabili. Secondo gli organizzatori, centinaia sono i nuovi alberi già piantumati a compensazione del CO2 prodotto nella passata edizione, e altri ne saranno piantati per quella di quest’anno per la creazione di nuove aree verdi, nell’area del festival e nel campeggio. Ottimo. Anche perché, diciamolo, di alberi ce n’è davvero un gran bisogno sotto i 45gradi costanti del Desert des Palmes! Allora alla prossima edizione e… Hasta Luego! Alessia Mangiapane move out 2011

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MoveOut Dance & Live

Oleta Adams torna a Milano Live al Bluenote una voce che non si dimentica facilmente Figlia di un predicatore del sud degli Stati Uniti, Oleta cresce tra musica e preghiere formando la propria anima ad una sensibilità poco comune. Questo suo grande dono la conduce sulla strada della musica black tra gospel, jazz e soul. Inizia presto a suonare ed a girare gli Stati Uniti in cerca della grande occasione che arriverà nel 1985. Mentre suonava in un hotel di Kansas viene notata dai due membri dei Tears for Fears. Due anni dopo i ragazzi si fanno risentire e la invitano a cantare con loro nel nuovo album. Nascerà così il grande successo Woman in chains. La carriera professionale di Oleta non si fermerà più portandola a suonare in tutto il mondo, a realizzare 11

album ed a farsi un nome nel mondo della soul music. Torna a Milano per deliziarci con ben 6 concerti all’esclusivo Blue Note, in tre serate. Un concerto magico, dove l’artista seduta al pianoforte si accompagna ad una band di grande

calibro che vede alla batteria suo marito, il talentuoso John Cushon. Alterna brani propri di successo come Get Here e Circle of one, a cover di grande spessore. Emozionante la sua versione di New York state of mind di Billy Joel. Simpatica,

Foto Paola Mombrini ©

sorridente, sempre disponibile col pubblico. Tra virtuosismi jazz e qualche brivido che corre lungo la schina il concerto passa in un attimo. L’elemento centrale di tutta l’esibizione, senza nulla togliere ai membri della band, è la voce di Oleta. Una voce dai toni decisi, dal timbro pulito, tecnicamente egregia. Un’interprete di primo livello, una voce che non si fa dimenticare facilmente. Ivan Nossa

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MoveOut Play

Beth Hart & Joe Bonamassa Don’t explain Genere: rock

Etichetta: eDEL

Data: 09/2011

Un disco che nasce dall’amicizia di due grandi artisti non può che promettere bene. Un grande chitarrista Joe Bonamassa e una straordinaria interprete Beth Heart. Un album di cover che spazia dal soul al blues al rock. Dieci brani che hanno fatto la storia della musica reinterpretati dalla chitarra di Joe e dalla voce di Beth. Un incontro originale per un album che lascia senza fiato. I brani vanno da Sinner’s prayer di Ray Charles a Don’t Explain di Billie Holiday, da Something’s got a hold on me di Etta James a Chocolate Jesus di Tom Waits. Una selezione tra il meglio del meglio della storia della musica. Il prodotto finale è stupefacente. La chitarra di Joe ha un’anima potente, entra di soppiatto nei brani per poi esplodere rendendoli propri. La voce di Beth, che ricorda Janis Joplin, Tina Turner e Etta James, è un’incredibile scoperta. Potente, graffiante, sensuale riesce ad arrivare dove poche altri voci arrivano. Scava nell’anima e ti ribalta. Soul e blues ai massimi livelli. Da brividi Ain’t no way di Aretha Franklin. I’d rather go blind è un’emozione unica. Precauzioni per l’uso: se non conoscete la voce di Beth correte ad ascoltarla ivan@moveout.it

Giorgia

Dietro le apparenze Genere: Pop

Etichetta: Sony

Data: 09/2011

“Dimmi cos’è questa luce che viene dall’anima, e che mi fa ballare…” Con questo album questa luce si vede davvero. Uscito il 6 settembre segue il fortunato singolo “Il mio giorno migliore” che ci ha tenuto compagnia tutta l’estate e che vedeva Giorgia frizzante e colorata in un video pieno di colori. Sulla voce di Giorgia ormai si è detto di tutto e si sono sprecati elogi. Tecnicamente egregia, dalle sfumature briose e sensuali, capace di calore e raffinatezza. Una voce unica. Ed anche in questo disco riesce ad incantarci. Quello che invece colpisce maggiormente in questo nuovo disco è la qualità dei brani, come non accadeva da tempo. Piccole perle di musica e parole. Accanto ai brani firmati da Giorgia ed Emanuel Lo, Eros Ramazzotti duetta e firma “Inevitabile”, Jovanotti firma la divertente “Tu mi porti su”, Marina Rei dipinge un capolavoro di grande intensità “Passerà l’estate”. “E’ l’amore che conta” è composta da un terzetto americano di autori di successo mentre è l’autore romano Emanuele Bossi a comporre l’emozionante e delicata “Resta la musica”. Merito della riuscita di questo lavoro va sicuramente anche al team di produzione composto da Giannini e Canova che riescono a dare all’album una compattezza unica trovando il perfetto equilibrio tra la voce egregia di Giorgia e la poesia dei grandi brani d’autore. Complimenti a Giorgia per questo bel ritorno, è un piacere ritrovarla ai massimi livelli. Precauzioni per l’uso: per quelli a cui non bastava più una splendida voce ivan@moveout.it

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Play MoveOut

Joss Stone LP1

Genere: pop

Etichetta: Stone’d Records / Frontiers / Edel

Data: 07/2011

Ha solo 24 anni ma è già considerata una grande. I big della musica sprecano complimenti. A sugellare tutto questo la sua partecipazione al nuovo mega gruppo SuperHeavy in uscita con un cd il prossimo autunno e che è formato da niente di meno che Mick Jagger, Dave Stewart, Damian Marley (figlio di Bob) e la stessa Joss. Solo un paio di mesi prima esce il suo nuovo disco solista dal semplice titolo Lp1 con la propria etichetta discografia Stone’d records. Il cd è prodotto e scritto in collaborazione con l’ex Eurytmics Dave Stewart. Dieci canzoni a cavallo tra il soul e il rock. La sua voce anche stavolta è l’elemento caratterizzante e la qualità migliore di questo lavoro che varrebbe la pena essere acquistato solo per sentire le interpretazioni calde e vibranti di Joss. Una voce soul, roca al punto giusto, un timbro senza tempo, pieno di storia e di emozioni. Purtroppo non tutti i pezzi sono all’altezza della sua voce. Meglio riusciti sono quelli dove l’artista non cerca forzatamente l’originalità e la produzione si limita ad accompagnare la voce di Joss. Lasciano il segno i pezzi più semplici, soul con influenze blues e folk, dove la cantante da il meglio di se. Bellissimo “Last one to know” dove la sua voce trasmette brividi in un finale incredibile. Da menzionare anche l’apertura con l’acustica “New born” ed il singolo “Somehow”. Precauzioni per l’uso: una voce unica, da ascoltare senza limitazioni ivan@moveout.it

Working vibes

Italia sola andata Genere: Metarock

Etichetta: Venus

Data: 09/2011

La prima cosa che salta in mente ascoltando il disco è quanto allegri e scanzonati debbano essere questi ragazzi. L’album parte subito con ritmi positivi e solari. Il tutto viene però riequilibrato da testi meno leggeri al limite del cantautorato. Proseguendo ci si trova immersi in un mix di reggae, dancehall, funk, hip hop, dub, ska. Impossibile rimanere immobili, le gambe iniziano da sole a saltellare e tenere il tempo di questi undici brani dai ritmi irresistibili. Ottima produzione e arrangiamenti che riescono a impreziosire e delimitare un genere spesso sottovalutato grazie anche alla quantità di produzioni di basso livello presenti sul mercato. Un genere che forse non troverà largo spazio sul mercato ma per chi lo ama questo è uno dei dischi da acquistare. Produzione artistica di Alessandro Finazzo della Bandabardò, mixaggio di Dennis Bovell e cesare Petricich dei Negrita. Preziosa la presenza della tromba di Roy Paci. Precauzioni per l’uso: per chi vuole muovere simultaneamente gambe e cervello ivan@moveout.it

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MoveOut Play

DOC BROWN

L’uomo tende all’equilibrio Genere: pop/rock

Etichetta: earMUSIC/Edel

Data: 27/09/2011

Il 7 Ottobre 2011 si avvera il sogno di Doc Brown: ritornare al futuro e farne parte, soprattutto per quanto riguarda la dimensione sonora, grazie a Discipline che ne pubblica il 1° album! L’uomo tende all’equilibrio è il CD d’esordio di questa band lombarda, composta da Alberto Bosisio: voce / Domenico Diano: chitarra e cori / Dario Longo: chitarra e cori / Gabriele Galbusera: basso / Davide Radice: batteria I Doc Brown sono una pop-rock band italiana proveniente dalla provincia di Lecco. Iniziano la loro attività musicale nel 2006. Dopo due anni (circa) nei quali si confrontano con la scrittura musicale, decidono di auto prodursi la prima – omonima – demo, contenente 6 brani. A seguito di quell’esperienza e fino al 2009, la band intensifica il lavoro di scrittura e arrangiamento delle canzoni che nel frattempo vengono realizzate, oltrepassando quella che è “una sottile – ma importante – linea di confine”: abbandonano l’inglese per scrivere in italiano. Cambia anche l’attitudine musicale; dall’iniziale miscela di funky, rock, pop e grunge, la band focalizza il proprio lavoro delimitandolo in una zona che potremmo definire di “pop rock moderno con influenze british / electro”. “L’uomo tende all’Equilibrio” è stato registrato e prodotto sotto la direzione artistica del Kitchen Studio (Denise, Low Frequency Club, Tonino Carotone, Marco Paolini & Mercanti Di Liquore, Andy, Bluvertigo, solo per citarne alcuni…), di Lorenzo Caperchi e di Simone Pirovano. MO

MARCO NOTARI iO?

Genere: pop/rock

Etichetta: Libellula /Audioglobe

Data: 16/09/011

Un caleidoscopio di colori a partire dalla copertina (realizzata da Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, uno degli ospiti del disco insieme a Dario Brunori), nel tentativo di rappresentare un essere umano nella sua essenzialita e in tutte le sue sfaccettature, perché è nelle storie delle singole persone, senza morali, che si puo cercare un punto di contatto con l’umanita di oggi. Canzoni estatiche, drammatiche, vive. Non prettamente pop, né rock, folk, ambient o elettronico, “Io?” abbraccia tutti questi generi per creare un mondo musicale unico in continua espansione portato in vita da Marco Notari, dai suoi musicisti e dal produttore artistico Andrea Bergesio. Chitarre, pianoforti e glockenspiel che si fondono con archi, ottoni, strumenti a fiato, elettronica ed una singolare sessione percussiva (in alcuni brani la batteria è stata affiancata o sostituita da un set da banda e addirittura da scatole di cartone), confluendo in un panorama sonoro che esplode con pura meraviglia, un momento tormentato e il momento dopo pieno e sorprendentemente caldo. Si parte concettualmente da brani come la title track “Io?” ed “Io, il mio corpo e l’inconscio”, passando per canzoni che sono semplici atti d’amore come “Dina”, “Le stelle ci cambieranno pelle” (con la partecipazione alla voce di Tommaso Cerasuolo) e “Canzone d’amore e anarchia”. Fino ad allargare il campo e raccontare l’umanità nelle contraddizioni che la rendono capace di grandi gesti (“Apollo 11”) e allo stesso tempo di terribili atrocità (“La terra senza l’uomo” e “L’invasione degli ultracorpi” con la partecipazione di Dario Brunori). MO

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&LUNATIK

Play MoveOut

COMPILATION vol . 8

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MoveOut Cinema

a cura di PierMario Mignone

Visioni

Come la lettura L’e-book dilaga ovunque, sopravanza il cartaceo, sconvolge il senso dello scrivere e del leggere: Barnes & Nobles, la più grande catena di bookstore americani, attualmente vende in digitale il triplo dei libri su carta; Amazon, la più grande libreria on-line del mondo, per ogni 100 libri tradizionali, vende 242 e-book. In Europa la situazione non è diversa: secondo Bertelsmann, il gigante tedesco dell’editoria, le giovani generazioni fruiscono già del 78 % on-line della comunicazione scritta. Scomparirà il libro di carta? I più giurano di si, - si sa però che valore hanno queste profezie -, ma ci vorrà ancora un quarto di secolo, durante il quale si possono ancora fare molti soldi pubblicando e vendendo libri di carta. Lo pensa anche Jeff Bezos, fondatore nel 1994 di Amazon, che vendeva e vende ancora i cartacei, per cui ha annunciato di diventare, già essendo distributore e venditore, anche editore di libri “veri” con la sua Amazon Publishing, scatenando boicottaggi seriali da parte degli editori storici come appunto Barnes & Nobles che già con il suo e-reader Nook aveva cercato di contrastare il Kindle della rivale. Che conseguenze può avere questa evoluzione sulla natura dello scrivere e del leggere ? Il libro sarà ancora quello di prima? Forse no. Due le ipotesi finora emerse: una è quella dello scozzese Ewan Morrison secondo cui l’e-book faciliterà

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a tal punto l’autopubblicazione di esordienti e velleitari da far presagire la scomparsa dello scrittore professionista che vive della propria attività, anche perché i prezzi scenderanno vertiginosamente da non poter più garantire una adeguato compenso. Salvo un numero ridottissimo di celebrità, l’editoria on-line ruoterà

sa contamini l’occupazione, la lettura, ritenuta tra le più silenziose esistenti. Come la musica di accompagnamento e rumori di sottofondo, vera

Non è solo per e-book il soundtrack aggiunto: ci sono intere compilation per iPod di rumori di fondo, il “white noise”, che comprendono il frastuono dell’acqua del Niagara, la pioggia battente, cicale e grilli in concerto agreste, e così via, per isolare il fruitore dal resto del mondo e dargli relax e ripiegamento su se stesso. Come nelle beauty farm, mentre si massaggia o si medita. Dicono sia un po’ zen. Le studian tutte. su aspiranti e dilettanti che lavoreranno gratis o quasi, e dal valore assai dubbio. Apocalittico? Forse. Non a caso il titolo del suo libro è “The Last Book You Read” La seconda mutazione può arrivare dal fatto che Il buon andamento degli e-book conferma pure quello di tablet, pad e qualsiasi e-reader che ormai si sfornano senza pausa e cominciano a scendere di prezzo. Se leggere diventa una pratica da schermo, allora è inevitabile che qualco-

e propria soundtrack radiofonica. L’editore newyorkese Booktrack sta preparando una serie di edizioni “sonorizzate”, - al momento solo per iPad e iPhone poi per Android, Pc e Mac -, di romanzi recenti e classici (tra cui “Jane Eyre” e “Huckleberry Finn”) a circa 3 dollari in più. Reazioni diverse tra i possibili utenti con l’inquietudine di un software che regola i tempi della riproduzione su quelli del lettore (umano). Ce n’è sempre una.


a cura di PierMario Mignone

Cinema MoveOut

Re-Visioni

Quando c’è l’ “Intelligence”… E’ un luogo comune dire che spesso la realtà supera la fantasia, ma è più sensato riflettere su quanto la Storia dei grandi personaggi e le piccole storie della “piccola” umanità quotidiana siano indispensabili per le narrazioni della letteratura e del cinema. Recenti biografie e nuovi dossier di personaggi famosi gettano nuova luce sui protagonisti, e sull’atmosfera dark di film di spionaggio come “Casablanca” di Michael Curtiz (Usa, 1941), storia di un triangolo amoroso ambientato nel mitico “Rick’s bar” durante la seconda guerra mondiale, tra francesi e tedeschi, spie e avventurieri: storia e location tra le più leggendarie della storia del cinema. Non è del grande Humphrey Bogart /Rick che intendiamo dire, né della non da meno star Ingrid Bergman/Lund, ma di suo marito Victor Laszlo esponente della resistenza cecoslovacca, direttamente strappato alla realtà di Otto Katz, boemo, (cfr J. Miles, “The Nine Lives of Otto Katz”) figura misteriosa di viveur e agitprop sovietico, fatto poi impiccare da Stalin a Praga nel 1952 dopo aver lanciato un messaggio criptico con una citazione da “Il buio oltre la siepe” (su queste purghe staliniane, da don dimenticare il film di Costa-Gavras “La confessione”). Otto Katz, e altri 21 pseudonimi, visse in modo rocambolesco come spia tra Berlino, Barcellona, Parigi e Londra, dove produceva e distribuiva film (tra cui “La corazzata Potëmkin”) il che gli consentì di passare facilmente ad Hollywood come

antinazista, ma anche perché aveva un sacco di documentazione contro gli espatriati tedeschi Billy Wilder, Ernst Lubitsch, Peter Lorre, Fritz Lang. Là potrebbe aver sposato Marlene Dietrich ed essere il padre della figlia Maria. Qualcuno lo ritenne coinvolto nell’assassinio di Trotskij, altri che controllasse a Cambridge il gruppo spionistico di Philby. Per l’FBI era “ un uomo estremamenL’attore Paul Lukas interpretò un personaggio alla Victor Laszlo in “Quando il giorno verrà” che gli valse il premio della critica newyorkese e l’Oscar, contro il Bogart di “Casablanca”: da non credere! E che dire di Hemingway doppiogiochista? Per via delle sue conoscenze tra i fuoriusciti della Guerra Civile spagnola, era stato assoldato dal futuro KGB sovietico nel 1941, lo stesso di Katz? Il giallo si fa sempre più rosso.

Casablanca, Victor Laszlo

te pericoloso”. E’ possibile che nei viaggi nell’area messicana, Katz avesse anche un appuntamento con Hernest Hemingway. Da un’altra biografia sappiamo ora il perchè: Il celebre romanziere aveva egli stesso un’attività di spia a Cuba nel 1942 (cui si ispirò Graham Greene nel romanzo “Il nostro agente all’Avana” diventato poi un film diretto da Carol Reed, 1960). Come spia, lo scrittore americano ebbe poca fortuna: poco attendibile, - neanche Greene l’aveva preso sul serio -, tendeva a confondere l’attività di scrittore con quella di informatore, in altre parole spesso si inventava le notizie. Maldestro nei rapporti, fu presto scaricato dall’FBI e questo fatto secondo alcuni ricercatori ebbe delle conseguenze pesanti sulla sua fine. Ma questa è un’altra storia. move out 2011

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MoveOut Cinema

a cura di PierMario Mignone

Percorsi di Popoli

Di alieni. Come noi

E’ sempre stata impressione condivisa che gli alieni nella fantascienza cinematografica fossero comunque le proiezioni delle nostre ansie e aspirazioni del momento storico, in questo mondo, quindi mutevoli nella semplicistica divisione di buoni e cattivi provenienti da un altro mondo. Da suggestioni religiose del resto, considerato che se gli italiani, primi tra gli Europei, hanno una spiccata tendenza a immaginarsi delle Madonne, gli americani sono più propensi a vedere degli Ufo. Tendenza comunque spinta da angosce politiche internazionali, o svolte epocali nella ricerca, o risultanza, scientifica, che, dopo il terrificante esordio radiofonico di Orson Welles nel 1938, con il nazismo in tragica ascesa e la minaccia sovietica, incominciò di fatto con la guerra fredda e la caccia alle streghe: gli alieni (= comunisti, non americani) sono cattivi e distruttori. Così “La guerra dei mondi” di Byron Haskins (1953), quando Roland Barthes diceva che “L’Urss è un mondo intermedio tra la Terra e Marte”, e successivi remake in momenti storici analoghi, da Spielberg (2005), sullo sfondo dello “scontro di civiltà” e l’attacco alle Torri gemelle, a “Independence Day” di Roland Emmerich (1996) e al militaresco “World Invasion” di Jonathan Liebesman (2011), come le guerre in Iraq e Afganistan, mentre l’orrore del virus, dall’Aids a Ebola, aveva creato tensioni da incubo in

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“Alien” di Ridley Scott (1979), quando Usa e Urss si sfidavano per la messa in orbita di piattaforme spaziali, ed era un’alternativa agghiacciante agli alieni intrusori del potente e bivalente “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel (1955). Tuttavia non mancò sin dall’inizio chi vedeva negli alieni dei messaggeri di pace

con monito contro il rischio nucleare, come “Ultimatum alla Terra” di Robert Wise (1951), e chi addirittura ci rise sopra nei tempi del boom economico sotto Clinton (”Mars Attacks” di Tim Burton, 1996), ma fu Spielberg l’ottimista a considerare buono,

tenerissimo, lo sperduto alieno di “E.T” (1982), anzi a considerare gli extraterrestri come messaggeri di pace e salvezza nel Sinai ammodernato di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1978), quando era stata inviata nello spazio la sonda Voyager con messaggi cifrati in 55 lingue (presidente Usa il buonista Carter). Di più: il fascino travolgente della svolta spaziale lanciata da Kennedy e della straordinaria tecnologia che ne fu il propulsore, portò ad un certo disinteresse per gli alieni sostituiti dalla visionaria teologia mistica e cosmogonica: del supremo “2001: Odissea nello spazio”, (1968, l’anno prima dello sbarco sulla Luna), dice Kubrick che con il suo leggendario monolito di granito nero, ben altro che un “alieno”, “postulates a scientific definition of God”. Ed è tutto. “Guerre stellari”, il riscatto schermico della sconfitta in Vietnam, presidente Reagan (l’orgoglio nazionale ritrovato perché la “forza” è con lui contro l’impero del male), è un caso a sè, sfugge alle categorie , - sci-fi o fantasy ? -, troppo complesso per essere solo citato; e tralasciamo pure


Cinema MoveOut

l’inutile mescolanza di generi in “Cowboys & Aliens”. Il dissolvimento delle ideologie, la caduta delle divisioni nette e la comparsa di nuove categorie umane come gli immigrati, primariamente considerati come clandestini e quindi invasori, ha portato a nuove considerazioni. Dopo lo scanzonato “Men in Black” (di Barry Sonnenfeld, 1979), è da “District 9” di Neill Blomkamp (2009) che arriva la nuova equazione sociologica: i veri alieni sono i disperati migranti del terzo mondo: L’astronave su cui arrivano a Joahnnesburg, Sudafrica, nel 1979 e in pieno apartheid conflittuale tra bianchi e neri, è come le carrette del mare che assaltano Lampedusa; sono denutriti, malati, sporchi, brutti e (quindi) cattivi, ghettizzati e, dunque, violenti. Costruito come un documentario frenetico dalle immagini congestionate da più fonti, telefonini, telecamere di sicurezza, apparecchi amatoriali, si coagula in uno

stile terribile, che cambia il senso della comune sci-fi, - non per nulla il produttore è Peter Jackson, il creatore di “Il signore degli anelli”. Una sua particolare originalità, attualizzata e localizzata, ce l’ha pure “L’ultimo terrestre” di Gian Alfonso Pacinotti (2011), il noto fumettista Gianpi. La scalcinata esistenza di Luca, da famiglia smembrata a cameriere senza troppe chances né qualità, tra transessuali, gatti e violenti imbroglioni, e una prima e.t. che scappa di disperazione dopo l’esperienza di cameriera scornazzata mentre si attende l’arrivo massiccio di alieni. Fuggi fuggi generale, ma Luca resta: forse spera che con loro qualcosa cambi davvero. L’ultimo blockbuster hollywoodiano torna ad essere un rassicurante e abile intrattenimento spettacolare: “Super 8” di J.J.Abrams (2011), guarda caso è prodotto da Spielberg del cui cinema è sostanzialmente un omaggio, - e forse c’entra anche Obama

che tende(va) a considerare gli altri con minor cattiveria e più idealità. Anche qui la vicenda è retrodatata con un pizzico di nostalgia al 1979 (tra “Incontri ravvicinati” e “Alien”) quando non c’erano telecamere né camcorder per farsi i filmini e sognare il cinema, ma solo cineprese con caricatori di pellicola super 8 (così avevano incominciato un po’ tutti, dallo stesso Spielberg a Nanni Moretti). Il gruppo di ragazzini dell’Ohio che si danno da fare per il loro filmetto sugli zombie, mai si sarebbero aspettato che la cinepresa avrebbe filmato ben altro durante l’inaspettato, spettacolare incidente ferroviario. La “cosa” mostruosa terrorizza ed è terrorizzata, e ricorda da vicino la vicenda di “E.T.”. L’atmosfera è ancora quella da guerra fredda, militari ottusi e politici crudeli, le citazioni del cinema anni ’50 abbondano, situazioni familiari traumatiche e un’età adolescenziale di sogni e avventura, e primi amori. move out 2011

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MoveOut Cinema

REPUBBLICA DI SAN MARINO RIMINI

RAVENNA LUGO

BOLOGNA

FERRARA

APPENNINO BOLOGNESE

MODENA

REGGIO EMILIA

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Events MoveOut

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MoveOut Events

Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo

Meravigliosa terra ricca di 28 42

2009 Move 2010 2011 move out Luglio Out / Agosto


Events MoveOut

storia e sapori.

langabarolo.it Lugliomove Move / Agosto Out 2009 out 2010 2011

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MoveOut Special Cities

J-Ax ha un dubbio Intervista al rapper che ci parla del nuovo disco, di musica, di vita e anche di Lady Gaga Dopo le vacanze si ricomincia. Nuova stagione, nuovi lavori e nuova musica. Ecco pronto uno dei monelli più amati del panorama hip-hop italiano. Un nuovo disco con una copertina che fa tenerezza, la sua foto da bambino. Un titolo che ispira curiosità, “Meglio prima(?)”. Il lavoro è già stato anticipato da due video di successo “Domenica da coma “ e lo scioccante “Musica da rabbia”. L’uscita del disco corrisponde al lancio di un nuovo singolo “meglio prima”. Ci riceve nel suo studio di registrazione, disponibile ed allegro come sempre, deciso a raccontarsi senza freni ai lettori di MoveoOut.

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Lifestyle MoveOut

“Meglio prima(?)” Ascoltando il disco sembra che la tua idea sia quella di un paese in coma che abbia bisogno di essere risvegliato… E’ sempre stato il mio pensiero sin dall’inizio, se tutto fa schifo bisogna comunque girare le carte che la vita ti da. Se ti danno un Due di picche, per citare il mio gruppo dell’anno scorso, devi provare a girare le carte. Ho cercato anche di esorcizzare il fatto di invecchiare mettendo in copertina la mia foto da piccolo. Volendo un po’ scherzare con la vita, il denaro è finito, tutto fa schifo e io sono al sesto chupito. Ho cercato di fare un disco più solare del solito. “Domenica da coma” ci ricorda quelle domeniche assonnate nei centri commerciali, come ti è venuta questa canzone? Odiavo molto la domenica da ragazzino, ora un po’ meno perché sono più padrone della mia vita. È una canzone dove sono andato a scavare nelle sensazioni, più che contro la domenica è contro la settimana lavorativa. Ho letto move out 2011

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MoveOut Special Lifestyle dei libri molto interessanti ultimamente dove viene spiegato come si potrebbe lavorare 3 giorni a settimana e l’economia funzionerebbe ugualmente. Dici ancora tutto quello che vuoi o nei testi ti censuri? Non è una censura è un filtro intellettuale. Ne parlavo giusto con Marrakesh. Certo dopo diversi anni l’approccio è cambiato. Era meglio prima? No, non era meglio prima, facevo scelte anche autodistruttive. Ora invece ho capito quando lasciarmi andare e quando pensarci un attimo. Troviamo anche una dichiarazione d’amore per la bici con la canzone “I love my bike”, è una tua passione? Non è passione per la bici in generale ma per il lowriding. Girare per la città con la bici pimpata e con la musica a palla che esce dallo stereo. C’è stato un periodo in cui avrei voluto l’Harley, ma c’era qualcosa che non andava nel concetto di Harley per me, volevo un mezzo ecologico che facesse bene al cardio ma che fosse anche stiloso e ti facesse notare più della Audi. E’ stato un regalo di natale molto bello che mi ha riportato indietro nel tempo. L’ultimo concerto che hai visto? La più grande rock band dal vivo del momento, i Foo Fighters.

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L’ultimo cd? Gli LMFAO, Big Sean e Adele. Poi anche Lady Gaga, soprattutto adesso che è partito il bashing mediatico dei fighi e si dice che non è più cool mi piace ancora di più. L’ho vista anche dal vivo, è bravissima altro che Madonna! Ascolti anche musica Italiana? Ho dei classici che porto sempre nel mio Ipod. Rino Gaetano, Vasco Rossi. In vent’anni di carriera, c’è qualcosa di cui ti sei pentito? Non rifarei Senza filtro (ndr: film del 2001). Mi scrivono ancora per dirmi che è una figata, ma per me è bruttissimo. Ci sono stati troppi compromessi. E la cosa di cui sei più soddisfatto? La mia rinascita da solista contro ogni pronostico. Con chi ti piacerebbe collaborare? Con gente lontana da ma come Pausini o Ramazzotti. In America questo incontro tra generi diversi è all’ordine del giorno. E’ carico a mille, un nuovo disco ed un nuovo tour che parte il 29 settembre e che vede le due date di Milano già sold out. Sicuramente riconfermerà l’enorme successo di “Illegale Tour 2010” che ha totalizzato oltre 100.000 spettatori in 60 date. Ivan Nossa


Lifestyle MoveOut

LA TUA ISCRIZIONE AL FAI SALVA L’ARTE E LA NATURA ITALIANE

ph. Cammarata FAI - Giardino della Kolymbetra Valle dei Templi, Agrigento - Concessione della Regione Siciliana, 1999

Il tuo amore per l’arte, il paesaggio e la natura italiani è prezioso per l’Italia. La tua iscrizione al FAI rappresenta un contributo concreto per aiutarci a proseguire nel nostro instancabile lavoro di tutela del patrimonio artistico e paesaggistico italiano che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità. Un compito infinito che non ammette soste e che ha bisogno dell’aiuto di tutti. Anche del tuo. Il FAI ha salvato 45 Beni naturalistici e artistici di cui 21 aperti al pubblico di straordinario valore in cui vengono organizzati eventi, concerti, mostre e iniziative sportive. Ti aspettiamo!

Il FAI è una fondazione no profit che opera grazie al sostegno di istituzioni, cittadini e aziende per la tutela dell’arte, della natura e del paesaggio italiani. Per informazioni e iscrizioni: 02 4676 15260/05/09 - aderenti@fondoambiente.it - www.fondoambiente.it Per donazioni: ccp n. 11711207 intestato a FAI oppure con carta di credito, assegno o bonifico bancario

www.fondoambiente.it move out 2011

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MoveOut Lifestyle

Sirio le stelle e la musica In esclusiva per Moveout, la musica più adatta ad ogni segno

Foto Paola Mombrini ©

Sirio è una tra le più affermate astrologhe italiane, per anni collaboratrice delle testate giornalistiche più importanti ed esperta di astri per le più note trasmissioni televisive. Questo mese ha voluto fare un regalo ai lettori di Moveout. Ha studiato gli astri e la loro relazione con i vari stili musicali riuscendo ad individuare per ogni segno la musica più adatta. Uno studio esclusivo mai apparso prima.

ARIETE

Ariete è il primo segno delle Zodiaco, appartiene all’elemento Fuoco, è governato da pianeta Marte. Per questi nativi la musica deve sempre essere stimolante, calda, che

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faccia sprigionare rapidamente le pulsioni erotiche. I generi sono: la musica latina, il folk (incluso quello italiano, come la musica napoletana, romana), il pop, taluna musica degli anni ’60.

TORO

Toro, il secondo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Terra, è governato dal pianeta Venere(Venere Astarte). Per questi nativi, influenzati da Venere, la


Lifestyle MoveOut musica è importante, vitale, fondamentale ed essi sanno, per istinto, scegliere sempre quella giusta, sensuale che fa vibrare mente, cuore e corpo. Ad ogni fascia di età le scelte possono variare: dalla languida musica argentina del tango, alla melodica e house per gli incontri d’amore, o, con grande passione e competenza la musica classica e lirica.

GEMELLI

Gemelli, il terzo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Aria, è governato dal pianeta Mercurio. Per la tipica volubilità e curiosità intellettuale, questi nativi nel corso dell’esistenza possono passare da varie e diverse tendenze e gusti musicali. In teoria ai più giovani il rock, l’elettronica, la metal. Ai meno giovani il jazz.

ricevono la forza per emergere e brillare sempre. La musica indicata è quella dallo stile armonioso, raffinato, che, a secondo dell’età dell’individuo, varia dalla musica classica, a chicche preziose di musica antica, il yazz freddo, la musica house e ambient.

VERGINE

Vergine, il sesto segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Terra, è governato dal pianeta Mercurio. Questi nativi hanno bisogno di

BILANCIA

Bilancia, il settimo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Aria, è governato dal pianeta Venere (Afrodite). Eleganza, senso estetico, gusti raffinati, sensibilità per ogni espressione d’arte, le caratteristiche che predispongono questi nativi verso generi di musica differenti dalla media comune. Ecco i generi che armonizzano con il nativo della Bilancia: musica classica, funk gothic, elettronica, esotica.

CANCRO

Cancro, il quarto segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Acqua, è governato dalla Luna. Qui ci troviamo nel mare della sensibilità emotiva quasi patologica. I figli della Luna vogliono essere sempre cullati dal suono delle acque uterine, vogliono sognare con musica soft, sweet, ambient, jazz freddo, galattica, o la musica dell’Acqua.

LEONE

Leone è il quinto segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Fuoco, è governato dal Sole, dal quale i nativi

un tipo di musica speciale, con i suoni che placano loro l’ansia e nel contempo stimolino all’azione. In certe fasi della vita sarà indicata la musica sensuale del tango, per liberare la sensualità, sovente inibita dalla timidezza o dalla razionalità; l’house, il yazz caldo. Ma anche musica latina e, per i più giovani, la metal, techno, che scuote liberando dalle inibizioni e dalla riservatezza.

SCORPIONE

Scorpione, l’ottavo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Acqua, è governato dai pianeti Marte e Plutone. Le preferenze musicali di questi nativi, per destino astrale travolti da passioni, sconvolti tra eros e thanatos,amore-morte, le preferenze musicali mutano con le esperienze della vita. Quando queste sono positive stanno bene con la move out 2011

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MoveOut Lifestyle musica pop, melodica, ambient: quando le esperienze sono dure e prevale il pessimismo, preferiscono la musica soul, yazz freddo, funk gothic, dark ambient, rock satanico, metal.

SAGITTARIO

Sagittario, nono segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Fuoco, è governato dal pianeta Giove. Questi nativi, per la loro natura ottimista e per lo spirito d’evasione, sono attratti dalla musica che dispone all’allegria, come latina, folk, pop, rock; taluno l’esotica, celtica.

CAPRICORNO

Capricorno, decimo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Terra, è governato dal pianeta Saturno. Qui siamo nel genere ricercato, impegnato che puo’ spaziare dalla musica classica, alla melodicafolk(canta Napoli), dal gothic metal al dark ambient.

ACQUARIO

Acquario, undicesimo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Aria, è governato dal pianeta Urano. Considerando che il grande Mozart era dell’Acquario,

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sarebbe giusto credere che questi nativi dovrebbero volare con la musica classica. Ma sono attratti anche da musica pop, synthpop, soul, jazz, elettronica, techno, cybergoth.

PESCI

Pesci, dodicesimo segno dello Zodiaco, appartiene all’elemento Acqua, è governato dai pianeti Giove e Nettuno. Questi nativi, campioni dell’evasione, amano la musica che faccia trascendere la realta. Sono attratti dalla musica del tango, latina, in quanto di norma abili ballerini; pop, la musica melodica, romantic ghothic con le “heavenly voices”. SIRIO L’ASTROLOGA SIRIO, L’ESTETA DELL’ASTROLOGIA, ESPERTA DELLE TEMATICHE DELL’AMORE, DELLA VITA DI COPPIA, DELL’EROTISMO, ATTRAVERSO LE INDICAZIONI DELLE STELLE SUGGERISCE, SEGNO PER SEGNO, IL GENERE DI MUSICA IN SINTONIA CON LA TIPOLOGIA DEL SEGNO, LA MUSICA CHE FA VIBRARE LE EMOZIONI SIRIOASTROLOGIA

sirio@sirioastrologia.it www.sirioastrologia.it

C


Lifestyle MoveOut

Cocktail of the Month ACAPULCO What: Cocktail

Coc How:

1/2 Tequila 1/6 Triple Sec 1/6 Succo di limone Riempire il bicchiere con succo di ananas. Shakerare e servire con cubetti di ghiaccio e decorare con frutta.

Where:

Cocktail bar, lounge bar, discoteche, pub

For Who:

Per...sognare l’estate passata!

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MoveOut Lifestyle

COHOUSING:

VIVERE INSIEME... MA NON TROPPO! Una casa immersa nel verde, spazi a misura d’uomo, con vicini disponibili a cui chiedere una mano o con cui condividere tutto, dal barbecue in giardino ai figli in salotto. Non è un’utopia, è il Co-Housing! Chi l’ha detto che solo è meglio? Chi pensa ancora che una “villetta libera su quattro lati” sia il massimo dell’annuncio immobiliare? Oggi la tendenza è un’altra: condividere! C’è chi si accontenta della sala condominiale dove fare le riunioni una volta al mese e già non ne può più e chi si spinge ben oltre… Cinque, dieci o anche più appartamenti per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita, con un processo di progettazione partecipata, alla realizzazione di un “villaggio” dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e

Co-housing alla Badia Monte San Pietro

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spazi comuni (i servizi condivisi). Un’esperienza incredibile di vita in condivisione che hanno già deciso di intraprendere migliaia di persone da anni in tutto il mondo e che, recentemente, sta prendendo piede anche in Italia. Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni Sessanta, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone. Ma sono tantissime anche in Italia, soprattutto in Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi,

risorse e spazi condivisi come ad esempio micronidi per bambini, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini... con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale. Ma perché decidere di acquistare o affittare il proprio appartamento in una realtà di Cohousing? Non sarebbe più comodo vivere per conto proprio senza avere la “scocciatura di condividere qualcosa con qualcun altro? Le motivazioni che portano alla co-residenza sono diverse: dall’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e anche (elemento da non trascurare di questi tempi) dei costi di gestione delle attività quotidiane. Contemporaneamente si mantiene l’individualità: della propria abitazione, della propria privacy e dei propri tempi di vita. Le realtà di cohousing possono essere molto diverse. Di solito l’idea parte da un gruppo di amici che decidono di condi-


Lifestyle MoveOut

Casa dello studente Firenze autore Sailko

videre parte della propria vita con il reciproco scambio. Ma talvolta i gruppi si formano strada facendo, si conoscono con l’intento di realizzare un progetto di condivisione. Si va dalla cascina acquistata in comproprietà ai margini delle grandi città che viene ristrutturata in economia grazie al lavoro e alla partecipazione dei futuri residenti, a veri e propri gioielli di bio architettura che vengono progettati e realizzati ad impatto (quasi) zero: pensati per vivere in condivisione anche se a costi decisamente diversi. Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative. La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio, dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali, sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni. Gli appartamenti rimangono singoli ma solitamente spazi come giardino, forno, laboratori, sono pensati sempre in comune, come anche stanze comunitarie dove, ad esempio,

vedere la tv tutti insieme, lavare la biancheria o cucinare. Ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e proprie caratteristiche, ma vi sono anche molti tratti in comune. Prima di tutto le comunità sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, che scelgono di formare un gruppo promotore e si consolidano con la formazione di una visione comune condivisa. Poi non sono gruppi ideologici. Solitamente non ci sono principi religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, così come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa. Le comunità sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni. Si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone), ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base

del consenso. Offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani. Non pochi sono infine i vantaggi economici. La formula del co-housing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti. Si può decidere ad esempio di condividere l’auto, dividendo le spese. Oppure in presenza di più bambini piccoli, di organizzare un micronido autogestito in cui i piccoli sono sorvegliati a turno dai genitori. La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni e il costo dei beni acquistati collettivamente. E se in un attacco di asocialità non se ne può più? Si chiude la porta e … ciao ciao! Alessia Mangiapane move out 2011

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MoveOut Cities

‘NA TAZZURIELLA ‘E CAFFÈ…

TRIESTE CITTA’ DELL’ORO NERO! «Cameriere vorrei un caffè… pagherò, pagherò, pagherò…» Percorrere le vie ciottolate fra le stradine storiche della città, respirare profondamente l’aria del porto, accarezzati senza sosta dal vento. Solo pochi minuti, poi è tappa obbligata alla piazza centrale. In un caffè ovviamente.

Piazza Unità d'Italia Autore Dan00nad

Storici, moderni, retrò, classici. Ce n’è di tutti i gusti e per tutte le tasche. L’abitudine di passare il tempo libero al Caffè o fermarsi a “far marenda” al buffet o in birreria è, per Trieste, una consuetudine antica quasi come se stessa. Numerosi erano i caffettieri, nell’Ottocento, e svariati i locali sparsi per tutta la città. Le prime Botteghe vennero aperte nella seconda metà del Settecento, forse seguendo

Statua James Joyce

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l’esempio degli omonimi locali veneziani decantati dal Goldoni, ma assumendo immediatamente un’inconfondibile impronta viennese Trieste è per molti aspetti la città dei caffè, locali dal fascino unico, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura.

negli arredi e nei servizi offerti. Il rapporto della città con i suoi caffè sembra essere indissolubile: a prescindere dalla realtà industriale, famosa in tutto il mondo, Trieste è per molti aspetti la città dei caffè, locali dal fascino unico, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura. Trieste, senza i suoi storici e famosi locali, non sarebbe la stessa: il tempo rallenta fino a fermarsi e non è difficile immaginare Stendhal, Joyce, Svevo mentre sorseggiano la loro corroborante bevanda. Non è poi improbabile incontrare anche Claudio Magris, celeberrimo scrittore triestino contemporaneo, che i caffè della sua città li ha celebrati anche nei suoi scritti: «il caffè è il luogo in cui si può stare contemporaneamente da soli e fra la gente». I locali che lavoravano di più erano indubbiamente quelli siti in Piazza Grande, ovvero piazza Unità d’Italia, con un lato affacciato sul mare e gli altri due


Cities MoveOut

Trieste Canal Grande Autore Zinn

chiusi da imponenti palazzi. Da qui si parte per un piacevole e insolito tour tra i locali storici della città. Il più vecchio era il Carrara che poteva tener aperto tutta la notte. Se di giorno al Caffè si trovavano «rivendugliole e capiscarichi che passavano il tempo giocando a faraone o panfil», di sera il locale era frequentato dalle compagnie che si esibivano nel vicino teatro. Sempre in Piazza Grande, nel secolo sorso, sotto il Municipio c’era il Litke, poi Municipio, quindi Garibaldi, al pianterreno del Palazzo del Lloyd c’era il Caffè

Al caffè si andava per chiacchierare, riposarsi e bere “l’oro nero” seguendo un piccolo rito che consisteva nell’accompagnare la tazzina con un bicchier d’acqua spruzzata di mistrà. Orientale dove si ritrovavano i pensionati, mentre palazzo Stratti ospitava, allora come oggi, il Caffè degli Specchi che riflette l’immagine di una città cosmopolita. Rappresenta da sempre il salotto buono della città, una vera e propria vetrina per notare e farsi notare. Poco distante dalla Piazza

Grande, il Caffè Tomaso, oggi Tommaseo, allora rinomato per i suoi gelati, il Nuovo sito sotto la Dogana e la Stella Polare. Al caffè si andava per chiacchierare, riposarsi e bere “l’oro nero” seguendo un piccolo rito che consisteva nell’accompagnare la tazzina con un bicchier d’acqua spruzzata di mistrà. In alcuni locali c’era pure l’abitudine di sorbire il “caffè al bagno”, cioè di berlo anche quando era traboccato nel piattino. Dalla fine del Settecento, nelle caffetterie, venne introdotta anche la possibilità di leggere i

Autori Twice25 & Rinina25 & Marku1988 move out 2011

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MoveOut Cities

giornali. Fu il Commercio il primo locale che mise a disposizione di Gente Polita, a pagamento, sedici gazzette italiane, tedesche, francesi ed inglesi. Questi sono locali che, nati e cresciuti durante il periodo della dominazione austriaca, mantengono ancor oggi vivo lo spirito della città di Trieste e testimoniano il suo imprescindibile legame con l’Austria e con Vienna in particolare. All’inizio dell’Ottocento Trieste contava appena 33mila abitanti, ma vantava ben 179 esercizi pubblici fra «Locande, Osterie e Bettole stabili, in dipendenza delli Registri daziali», come recita un documento datato dicembre 1906. Numerose erano pure le Caffetterie (38 nel 1815) che, fatta la loro prima apparizione in città alla fine del Settecento, si moltiplicarono anno dopo anno. La clientela dei Caffè era fortemente caratterizzata: c’erano i Caffè spiccatamente politici,

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Lo spirito della città di Trieste e testimoniano il suo imprescindibile legame con l’Austria e con Vienna in particolare. quelli riservati agli ufficiali e agli alti funzionari austriaci, quelli prediletti dalla borghesia professionista, altri sede di incontro di anziani uomini d’affari o di sportivi e c’erano, ancor più numerosi degli altri, i Caffè letterari.

Moltissimi sono i nomi che si potrebbero menzionare di locali che furono e quelli che sono ancora oggi l’immagine di Trieste, di una città che muta volto e abitudini passan-

do dalla stagione invernale a quella estiva. Anche i Caffè si adeguano alle stagioni: d’inverno sono affollatissime le sale interne con il loro arredo ottocentesco o liberty e lo spirito inconfondibilmente viennese; d’estate vengono preferiti i tavolini all’aperto e i Caffè sembrano quelli di una località balneare. Infine, il Caffè San Marco che, inaugurato nel 1914, fu distrutto durante la Prima guerra mondiale in quanto luogo d’incontro di irredentisti, fu ricostruito negli anni Venti, superando alterne vicende fauste e infauste, è ancor oggi testimone dello spirito mitteleuropeo della città. Oggi, alle soglie del Duemiladodici, il Caffè, i Buffet e la Birreria segnano ancora un tratto caratteristico della città ed accolgono una clientela meno differenziata a testimoniare che le anime di Trieste sono ancora tante, ma forse più vicine… Alessia Mangiapane


Fashion & Design MoveOut Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo

La web TV ufficiale dell’Unione di Comuni di Langa e Barolo. Una internet tv attenta al territorio dei Comuni di Langa. Un medium digitale di informazione: cronaca, cultura, eventi, sport. Una televisione del territorio per la sua valorizzazione. Creata per i cittadini per una informazione diretta e trasparente. Un potente mezzo per il turista: l’elenco completo di hotel, agriturismi, osterie, ristoranti, eventi ed iniziative. l ov e e N lb a s e b Montelupo A l

oddi Rod dino lo R

Rod ello Ser r alunga d’A lba Sinio

Meravigliosa terra ricca di storia e sapori.

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MoveOut Fashion & Design

Ansel Adams

Ansel Adams è quello che si dice un precursore, nasce a San Francisco sul cominciare del secolo, in un quartiere molto vicino al famosissimo Golden Gate, da una famiglia di imprenditori nel campo chimico.

Non è uno studente brillante e non sembra avere doti particolari fino a quando durante una vacanza al famoso Yosemite Park gli viene regalata una piccola macchina fotografica, una Kodac Brownie, una delle macchine portatili più diffuse dell’epoca e così chiamata per la vaga somiglianza con il relativo dolcetto al cioccolato. L’incontro con

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il mondo della fotografia è profondo e radicale e trae ispirazione dagli sconfinati panorami selvaggi dei parchi americani. Da li a poco, all’età di 17 anni si iscrive al Sierra Club, una delle più antiche associazioni ambientaliste d’America, e in breve ne diventa il fotografo ufficiale. Un matrimonio fortunato e tecniche fotografiche all’avanguardia ne fanno in breve uno dei fotografi più famosi del mondo. Una delle immagini ricorrenti ce lo presentano con il cappello di paglia, la grande macchina fotografica in legno montata sul cavalletto, intento ad osservare un orizzonte

sconfinato che da li a poco fermerà sulla pellicola in bianco e nero. Una delle sue creazioni più famose è il gruppo fotografico nominato F64, dal numero del diaframma da impostare sulla macchina


Fashion & Design MoveOut

fotografica per ottenere la massima profondità del campo inquadrato. Al gruppo appartengono fotografi di pari fama quali Edward Weston,

Willard Van Dyke e Imogen Cunningham. Le sue foto risultano quindi dettagliate nitide dai primi piani fino agli infiniti più lontani. La polaroid

gli chiede di sperimentare la stampa immediata su pellicole di enorme formato. Se l’America si è resa conto di essere così grande è sicuramente anche per merito suo che ha immortalato le immense sequoie, le cascate, le rocce erose dal vento del deserto, i pueblos messicani, i boschi di betulla, il Grand Canyon. Lo si può definire quindi un ambientalista a tutto tondo il cui impegno principale è stato mostrare nella sua nettezza, ciò che l’occhio non aveva il tempo è il modo di apprezzare. Ora che scattare foto è la questione di un attimo, nessuno riesce più a capire come quest’uomo barbuto, potesse impiegare giorni, carico di chilogrammi di attrezzatura, per scattare una foto soltanto. Ci restano tuttavia i suoi scatti che oltre alle quotazioni di mercato eccezionali, restano di una bellezza e di un respiro incredibile da spiegare. Luigi Ferrando move out 2011

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MoveOut Fashion & Design

Fumne: l’abbigliamento che rinasce Fumne è il marchio creato dal laboratorio artigianale femminile del carcere Le Vallette di Torino. In dialetto piemontese - fumne - significa donne e sono proprio loro le protagoniste di questo progetto organizzato dalla Casa di Pinocchio, associazione che lavora con materiali che normalmente vengono buttati o dimenticati.

semplici tessuti, come ad esempio giacche di pelle, zaini, maglioni, in nuovi capi; un vero e proprio riciclo intelligente che unisce il divertimento al dare nuove identità ad abiti e accessori che nessuno si sognerebbe di indossare dopo tanti anni, perché passati di moda. Il laboratorio recupera materiali di scarto come stoffe, borse, abiti, accessori e li rielabora con creatività. L’idea è nata due anni fa grazie a Monica Gallo, che ha proposto la nascita di un laboratorio “dietro le sbarre”.

Buona parte di questi volti femminili è in grado di lavorare a maglia e all’uncinetto riuscendo a trasformare

Fumne è un appello rivolto a chi ama indossare qualcosa di unico, inconfondibile e creato artigianalmente. Presso lo spazio Eventa, in Via dei Mille 42 a Torino, sono in mostra alcune di queste creazioni e possono essere acquistate a fronte di un offerta in denaro oppure in tessuti e filati, che serviranno a supportare le attività del laboratorio. Corso di Fashion Design IED Torino a.a. 2010/2011

Ispirazione Breil: gioielli di ricerca IED Torino

I diplomandi IED Torino ‘10/11 del Corso di Design del Gioiello e dell’Accessorio hanno presentato come progetto di tesi una collezione uomo/donna di gioielli di ricerca realizzata in collaborazione con Breil. A partire dal profilo e dai valori dell’azienda di trasformabilità e componibilità, e attraverso la ricerca di nuove forme e materiali, ogni studente ha presentato prototipi di collezione e un book personale. La ricerca del singolo designer ha riguardato nello specifico: mood, materiali, colori, sketch, disegni tecnici, valutazione dei costi e processi produttivi, presentazioni multimediali e shooting fotografico degli elementi realizzati. www.ied.it Foto: Progetto di tesi di Samuele ARMELIN, diplomato del corso di Design del Gioiello e dell’Accessorio IED Torino, a.a. ‘10/11

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For Her & Him MoveOut

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scarpa%20sf%20white-thumb2 MoveOut For Gay & Her Lesbian & Him a cura di Luigi Ferrando

Bottega Veneta

Quando si parla di lusso si sa gli italiani non hanno rivali. Almeno così è sempre stato e ci si augura possa essere ancora in futuro.

Tuttavia molti marchi del lusso hanno trasformato così tanto i loro prodotti da renderli via via meno riconoscibili, a discapito della percezione della solidità e della bontà delle proprie collezioni. Alcuni sono rimasti invece legati a filo doppio ad uno stile che li caratterizza inequivocabilmente. È questo il caso della ditta di pelletteria Bottega Veneta, nata da origini famigliari ed artigianali, come fa intendere il nome stesso ed ora conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. La peculiarità dei suoi prodotti sta nel fatto di essere interamente realizzati in pelle intrecciata a formare tanti piccoli quadrati. La lavorazione è pregiata ed esclusiva e trasforma il cuoio in un materiale quasi tessuto, morbido ed elegante senza essere tuttavia mai troppo appariscente. Marca nota in tutto il mondo fu tra le preferite di Andy Warol che spesso e volentieri vi faceva le compere di Natale.

Ray Ban

I Ray Ban Sono l’occhiale da sole per definizione, il più diffuso, il più osannato e quello che ha partecipato a più film in assoluto. Eppure pochi sanno quali siano le origini di questo marchio che si perdono nei primi anni del diciannovesimo secolo. Il Colonnello Mac Cready dopo aver portato a termine la traversata dell’atlantico in pallone aerostatico subisce dei gravi danni alla vista e si rivolge allora alla famosa ditta di prodotti ottici Bausch &Lomb per farsi progettare un occhiale da sole adeguato che proteggesse dai raggi ultravioletti e dalla violenza della luce d’alta quota. Nascono gli aviator, I famosi occhiali a goccia dalla leggera montatura dorata e dalle lenti verdi che lo fanno rinominare altrimenti occhiale a pera. Vengono nominati Ray Ban perchè sono in grado di “”bandire” i raggi solari, tenendoli lontani. L’esercito americano diventa il principale utilizzatore di questi occhiali che vengono immortalati da innumerevoli pellicole sul Vietnam. Altro modello mitico della casa è il modello Wayfarer reso celebre dalla pellicola The Blues Brother. Siamo nei pieni anni ottanta e gli occhiali scuri dalla montatura nera diventeranno il must di una generazione. Non sono però mai passati di moda ed oggi sono proposti in moltissimi colori oltre il nero, come il bianco, il rosso ed il blu.

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Cubo di Brionvega

For Gay Her & Lesbian & Him MoveOut

Difficile trovare una forma più semplice ed affascinante del cubo! È perfetto sotto ogni punto di vista, se poi il cubo si apre lasciando apparire una radio, allora siamo in presenza del Cubo di Brionvega…

Il modello, denominato affettuasomente cubo ha però un nome più tecnico, cioè Ts 502. è un capolavoro di design, il fuori lucente e ricco di cromature, con l’antenna allungabile vecchio stile, all’interno invece tutto nero, solo le manopole degli indicatori a lancette cromate e parsimoniosissime scritte. Le casse sono all’interno e la maniglia allungabile serve per trasportarla ovunque. Per molti anni è rimasta un prodotto vintage poiche la Brionvega non era più in grqdo di produrle ma ora sono tornate alla carica dopo che i diritti per la sua fabbricazione sono stati acquisiti d nuovi costruttori. Quel che si dice…il buon design non muore mai ed è attuale ora come un tempo,,,forse adesso è persino più nuova e moderna di quando è nata oltre cinquanta anni fa.

Bourbonfour roses

La storia di questo Burbon è una di quelle storie tipicamente famigliari, nate da solidi principi, tradizioni e ovviamente da una sana voglia di bere alcool nelle sere invernali, accanto al camino in cui bruciano ceppi di abete, comodamente affondati in poltrone di cuoio e con una pelle di orso a tenere caldi i piedi.

Il nome deriva probabilmente dal fondatore dell’azienda che nel 1888, crea per la prima volta questo straordinario Kentucky Straight Bourbon Whiskey e lo chiamò Four Roses per una ragione molto avvincente, il suo nome era Rufus e il suo cognome Roses e aveva un fratello e due figli, quindi in tutto quattro, appunto Four Roses. Si riconosce dalla bottiglia con l’etichetta delle rose e per il colore ambrato tipico dei liquori affinati dentro botti di legno. Disponibile in diverse gradazioni e invecchiamenti è famoso per le sue bottiglie commemorative, in tiratura limitatissima e che dispiace quasi bere. Quindi anche voi per festeggiare una battuta di caccia all’orso andata bene, versatevene un bicchiere e vi sembrerà di essere negli Stati Uniti…specialmente dopo. move out 2011

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a cura di Arcygay.it

Torino. Concorso: prevenzione è complicità

Arcigay Torino – Circolo Ottavio Mai e l’Organizzazione Italiana Sviluppo Innovativo hanno pensato di promuovere la campagna di prevenzione 2011-2012 per la città di Torino con un CONCORSO ARTISTICO aperto a tutti dal titolo “Prevenzione è complicità”. Il concorso si svolgerà nel mese di Ottobre 2011 e raccoglierà, dopo una selezione svolta da una commissione interna, tutte le opere inerenti al tema espresso dal progetto. Verrà dato risalto a tutte le opere che sapranno interpretare la prevenzione all’interno del rapporto tra individui di qualsiasi orientamento sessuale.

ISCRIZIONI

I requisiti richiesti sono: - presentazione di opere di varia natura (pittura, disegno, fotografia, scultura, opere grafiche) - entro il 20 Settembre 2011, gli artististi dovranno inviare una foto dell’opera con una breve descrizione e indicare il formato e la tecnica utilizzata all’indirizzo e mail salute@arcigaytorino.it ; - ciascun artista potrà presentare fino a un massimo di 3 opere che dovranno reinterpretare il soggetto “Prevenzione è Complicità”. Regolamento e scheda di iscrizione li trovate su www.arcigaytorino.it o www.oisi.it

COSTO DI ISCRIZIONE 15 EURO PREMI:

- L’opera “Prima Classificata” verrà utilizzata nella campagna di affissione pubblica nella Città di Torino. Le opere “Seconde e Terze Classificate” verranno esposte insieme alla “Prima Classificata”presso Paratissima 2011 (2-6 Novembre) - Esposizione delle opere ad altri eventi collaterali

in collaborazione con: - PROVINCIA DI TORINO - PARATISSIMA - COMITATO PROVINCIALE ARCIGAY “OTTAVIO MAI” DI TORINO - ANPAS COMITATO REGIONE PIEMONTE - OSPEDALE SAN GIOVANNI BATTISTA DI TORINO - OSPEDALE AMEDEO DI SAVOIA DI TORINO - COMITATO REGIONALE ARCIGAY “VALLE D’AOSTA” - CAFE’ LIBER - CAFFE’ CESARE - RISTORANTE CAFFE ‘INGROSSO MINUTO

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Gay & Lesbian MoveOut

Conferenza internazionale: Confronting Homophobia in Europe Il programma International conference Confronting Homophobia in Europe. Social and Juridical Perspectives

8 Ottobre 2011 10.00 – 18.30

Aula Magna, Dipartimento di Sociologia – Università of Padova Via Cesarotti 12 – Padova Mattina Risultati dalle ricerche in Italia, Gran Bretagna, Ungheria e Slovenia Pomeriggio Verso una cittadinanza delle differenze: soggetti e istituzioni a confronto 10.00 – Saluti Saveria Chemotti – Delegata del Rettore per la cultura e gli studi di genere, Università di Padova Enzo Pace – Direttore del Dipartimento di Sociologia, Università di Padova Franca Bimbi – Direttrice della Scuola di dottorato in Scienze Sociali, Università di Padova 10.30 – Il contrasto all’omofobia nella Comunità Europea Matteo Bonini Baraldi – Fundamental Rights Agency, Unione Europea 10.45 – La ricerca sull’omofobia tra analisi scientifica e azioni di contrasto Gustavo Guizzardi – Università di Padova

11.00 – 12.15 Session 1 – Omofobia: aspetti sociologici Luca Trappolin – Università di Padova Roman Kuhar – Peace Institute of Ljubljana e University of Ljubljana
Judit Takács – Institute of Sociology, Hungarian Academy of Sciences Andrew K.T. Yip – University of Nottingham Chair: Vincenzo Romania – Università di Padova 12.30 – 13.30 Session 2 – Omofobia: aspetti giuridici Alessandro Gasparini – Cesd, Italia Neža Kogovšek – Peace Institute, Ljubljana Eszter Polgári – Central European University, Budapest Chair: Stefano Allievi – Università di Padova 13.30 Pranzo 15.00: Introduzione Gustavo Guizzardi – Università di Padova Gianfranco Bettin – Assessore alle Politiche giovanili e Pace, Comune di Venezia 15.30 – Aspetti sociologici e giuridici dell’omofobia Sintesi complessiva Luca Pietrantoni – Università di Bologna Diletta Tega – Università di Bologna Luca Trappolin – Università di Padova 16.00: Session 1 Tavola rotonda con: Robert Wintemute – King’s College, London Anna Paola

Concia – Deputata (Partito Democratico) Paolo Patanè – Presidente nazionale di Arcigay Gianni Zardini – Circolo Pink, Verona Chair: Alberta Basaglia – Responsabile del Servizio partecipazione giovanile e culture di pace, Comune di Venezia 17.00: Session 2 Tavola rotonda con: Tamás Dombos – Central European University, Budapest Franco Grillini – Coordinatore nazionale Ufficio Diritti civili (IDV) Francesca Polo – Presidente nazionale di Arcilesbica Elena Biagini, Azione Gay e Lesbica, Firenze Chair: Laura Balbo – Università di Padova Dibattito e conclusioni

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MoveOut Gay & Lesbian

a cura di Arcygay.it

Coppia gay, dì a ISTAT che ci sei A ottobre incomincerà il Censimento Istat 2011 con grandissime novità per il movimento omosessuale. Il censimento conterrà una casella rivoluzionaria: «Convivente in coppia con l’ intestatario». Barrare con una crocetta quella casella significherà poter contare finalmente le coppie conviventi italiane, etero e gay, e potrà dare un impulso senza pari alla battaglia per l’ottenimento della piena parità di diritti. In più è importante e necessario dichiarare nel censimento la propria convivenza perché é la realtà, e non c’é motivo di vergogna. Se un numero sufficientemente ampio di coppie e di famiglie lo espliciteranno otterremo finalmente il riconoscimento, dai dati prima ancora che dalle parole, che le coppie formate da persone lesbiche, omosessuali, trans o bisex sono una tipologia di famiglia che anima il tessuto sociale di questo Paese. Ancora, avremo una prima fonte di informazioni sulle caratteristiche delle coppie formate da per-

sone dello stesso sesso, anziché continuare a discutere di politiche senza conoscere la realtá. Ed esplicitare la propria convienza non comporterà alcun rischio: i dati del censimento oltre ad essere protetti dalla normativa sulla privacy sono resi anonimi e non identificabili ai ricercatori che dovranno interpretarli. Per Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay quella del Censimento è “una bella battaglia che l’associazione ha condotto con Gay.it, Certi Diritti, Rete Lenford, AGEDO, Famiglie Arcobaleno ed Arcilesbica… ed è vinta. Il Censimento 2011 conterrà la distinzione tra coppie conviventi per motivi di affetto e coabitazioni per contenere le spese degli affitti. E le coppie conviventi, in questo censimento non hanno distinzioni tra eterosessuali e omosessuali. Ora bisogna ESSERCI: sostenete e

sosteniamo la Campagna “Fai contare il tuo amore”. I moduli del censimento verranno inviati direttamente a casa e la compilazione avverrà in modo privato e autonomo, senza interferenze di “funzionari”. I moduli potranno anche essere compilati ed inviati ON-LINE o riconsegnati in forma anonima negli uffici postali o agli appositi sportelli comunali. Tutte le informazioni sulle famiglie lgbt e il censimento al sito: http://www.gay.it/faicontareiltuoamore/. Aiuta Arcigay a diffondere la notizia, clicca “Mi piace” alla pagina di facebook: http://www. facebook.com/pages/Fai-Contare-il-Tuo-Amore-Coppie-GayLesbiche-Etero-nel-Censimento-2011/211413092251942 Grazie fin d’ora per tutto ciò che farete per sostenere la campagna Fai contare il tuo Amore.

Arcigay Milano. Corsi di formazione per volontari

Per l’anno sociale 2011/2012 è stato preparato un nuovo progetto di formazione destinato a chi vuole intraprendere un’attività di volontariato in ambito glbt.

Si comincerà il 6 ottobre con un corso base di tre incontri della durata di 2/3 ore ciascuno, propedeutico a qualsiasi attività di volontariato all’interno dell’Associazione e a tutti gli altri corsi di formazione specialistici. A novembre inizierà il corso di formazione specifico per i volontari dei servizi di Accoglienza e del Telefono Amico Gay. Il corso di

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formazione specialistico richiede un impegno di 4 incontri mensili da novembre 2011 a aprile 2012 per un totale di 70 ore circa. La presenza alle lezioni deve essere pari almeno ai 4/5 del monte ore previsto. La struttura del corso prevede l’alternarsi di contributi teorici e di attività pratiche di discussione, esercitazione, simulazione e lavoro sul sé.

Tutti i corsi di formazione sono rivolti a uomini e donne glbt e sono gratuiti. Non è richiesto alcun titolo di studio ma l’età non deve essere inferiore ai 21 anni. Il termine per le iscrizioni è il 30 settembre. Per iscrizioni o informazioni: segreteria CIG t. 0254122225 (dalle 15 alle 20), formazione@arcigaymilano.org, www.arcigaymilano.org


Guide MoveOut

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MoveOut Magazine 23  

Questo mese dedichiamo la copertina ai Red Hot Chili Peppers, una delle band più amate al mondo e il loro nuovo album “I’m with you”.Move Ou...

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