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opera dell’artista molisano Giuseppe Passarella

Inchiesta giornalistica a cura dalla redazione giornalistica della classe II C


007 MISSIONE “ VECCHIA SIGNORA” Campobasso, 10 0ttobre 2009: ci stiamo recando in piazza Municipio per partecipare alla manifestazione “Operazione

fiumi”,

invitati

da

LEGAMBIENTE

e

accompagnati dalla nostra prof. La giornata è bella ed è piacevole camminare nelle strade della città, in un orario insolito per noi. Giungiamo in piazza Cesare Battisti: un’ edicola, alcune aiuole, la fontanella, le panchine

di

legno

con

dei

vecchietti

seduti

a

raccontarsi i bei tempi andati e il ritornello melodioso di migliaia di uccellini che cinguettano tra i rami. Alziamo lo sguardo e…non è possibile! l’enorme sequoia, che da sempre conosciamo perché fa parte della nostra vita, non è più la stessa: sembra malata, anzi, sta proprio male!!!: un po' inclinata, con rami quasi tutti secchi, foglie inesistenti, un ciuffo verde ogni tanto. E cosa le è successo? e perché solo a lei è capitato, mentre quella che sta nel giardino del Convitto Mario Pagano a pochi passi è viva e vegeta in tutto il suo splendore? ma anche i

due enormi lecci secolari che

stanno a pochi metri dalla sequoia sono vivi, fulgidi e rallegrati dal canto degli uccelli! Ci guardiamo increduli e sentiamo tutti che dobbiamo fare qualcosa per saperne di più. Decidiamo, da bravi 007, di aprire un’inchiesta per capire chi, come, dove, quando e perché si è permesso di far morire una sequoia da 150 anni, vanto di una città: sarà eliminata dagli itinerari di Campobasso la visita a questa sequoia e sarà messa per sempre nel dimenticatoio. Spolveriamo la nostra licenza di non uccidere il verde in città e iniziamo la nostra MISSIONE “VECCHIA SIGNORA”.

Le montagne intorno fino all’eccelsa Majella ordinavansi in file; e le loro cime, toccantisi in apparenza e per dubbie liste distinte appena, la immensità dei bacini accennavano del Biferno, del Trigno e del Sangro, né quali tante altre valli minori convengono. Numerose borgate, quale in iscorcio e quale in prospetto, ad animar questa scena, coronavano Campobasso, se no che tolti dalla neve gli oscuri cosi dé boschi come dé tetti (dall’opera “La pace” di Michelangelo Ziccardi –1841)


Campobasso, capoluogo della regione Molise, e' una piccola cittadina del territorio molisano che conta all' incirca 60.000 abitanti. Le sue origini sono antiche, risalendo agli insediamenti Sanniti, ma solo in epoca medievale ebbe uno sviluppo consistente, grazie in particolare al feudo della famiglia Monforte, il cui castello, posto nella parte più alta della città, domina tutto il territorio circostante. La città veniva definita la Città giardino, proprio per la consistente presenza di zone fiorite all' interno di essa, fino alla corsa alla costruzione dagli anni 70 in poi. A Renato Pistilli Sipio (Cb-1889-1987), medico e amministratore esemplare, protagonista autorevole della scena politica molisana negli anni ‘20-‘40, si deve l'immagine di Campobasso città-giardino per la cura del verde e le virtù civiche inculcate ai cittadini. Fu, infatti, Bernardino Musenga , architetto urbanista italiano, che nei primi anni dell' ‘800 progettò la città di Campobasso, a volere le piazze alberate, i viali e le aiuole fiorite. Con gli anni la città si arricchì notevolmente di un verde che, nonostante le apparenti condizioni climatiche avverse, si caratterizzò anche per le essenze esotiche o tipiche di altre zone. Questo insediamento si spiega con l'attivismo degli emigrati, che ai loro rientri, si preoccupavano di abbellire la città d'origine con le piante ammirate in altri paesi: una testimonianza di amore per Campobasso e di senso civico di appartenenza alla collettività. Il cuore verde dei campobassani continuò per anni ad arredare i suoi spazi con gusto e lungimiranza, con piante di ogni tipo, tanto da confermare e consolidare nel tempo la sua caratteristica di Città giardino. Nell’800, in particolare, vennero messe a dimora negli spazi cittadini e nei cortili interni diverse varietà pregiate di piante, che ancora oggi fanno bella mostra di sé. Non tutte hanno avuto la fortuna di arrivare fino a noi, l'incuria e l’avidità dell'uomo ne ha ridimensionato il patrimonio: come la scomparsa di oltre 300 piante nel sito ove ora si trova il Distretto Militare. Esse costituivano insieme all'altro pezzo, oggi ancora esistente nell'area denominata “villa dei Cannoni', un bell'esempio di orto botanico in pieno centro cittadino.


Sono inoltre da ricordare il giardino del Convitto Nazionale 'Mario Pagano': l’edificio si affaccia su un piccolo parco, impiantato alla fine dell’ottocento, che è un vero tesoro botanico, grazie alla presenza di specie pregiate e rare. Tra gli alberi primeggia la sequoia gigante che ben si è adattata al clima della città, raggiungendo un’altezza imponente. Altra vera rarità è il Ginkgo biloba, originario della Cina, noto per la forma a ventaglio delle sue foglie e per il colore: verde intenso in primavera e un acceso giallo oro in autunno. Il cedro del Libano crea, infine, un angolo caratteristico con i lunghi rami che si sporgono oltre l’inferriata. E ancora: la monumentale Villa De Capoa (risalente al 1700): raffinata ed elegante, è un angolo di paradiso ove regnano tranquillità e pace! Un vero gioiello nel cuore della nostra città! Anche qui le specie vegetali presenti sono varie e degne di attenzione: alte sequoie, possenti cedri del Libano, eleganti cipressi, abeti rossi, profumati tigli continuano ad avere una funzione non solo ornamentale: sono la testimonianza della cultura, del gusto e dell’arte di coloro che tanti anni fa hanno realizzato questo gioiello.

E da qui, uscendo su Piazza Savoia, fra tanti viali alberati si snoda il Corso Vittorio Emanuele, che termina nella piazza omonima. a partire dall’alto: Convitto Nazionale Mario Pagano; ingresso ed essenze Villa De Capoa; a fianco piazza Savoia e Piazza Vittorio Emanuele

Ma qualcosa è cambiato in questa città proprio la vegetazione, gli alberi bellezze naturali di cui i ragazzi della generazione non potranno godere.

ed ha colpito imponenti, le nostra mettendo in luce


la mancanza di amore verso il bene pubblico di questi nostri giorni. La domanda è questa: << Che fine ha fatto il verde pubblico di quella che fu la città giardino di Campobasso?>> o

Proseguiamo nella nostra missione e scopriamo che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un processo di “deforestazione urbana”, a dir poco selvaggia. Ecco alcuni esempi di chi compie queste missioni con licenza di uccidere:

o I due lecci tra piazza Pepe e corso Bucci, davanti al Convitto Mario Pagano, sacrificati per questa mastodontica costruzione

o

I pini marittimi alle spalle dell’ex Antitubercolare in via Garibaldi: una trentina di alberi abbattuti per fare spazio al cemento.

o

o

I due cedri in piazza D’Ovidio. Morti stecchiti dopo i lavori di rifacimento della villetta in totale dispregio di quella che era l’architettura della stessa. Grazie a questo trapasso oggi possiamo godere della “meravigliosa” struttura del grattacielo. la statua di Gabriele Pepe! Intorno alla statua c’era un rigogliosa siepe verde. I recenti lavori di restauro hanno portato alla realizzazione di una pavimentazione cementizia e la siepe è sparita.


o

ormai morta, dopo lunga agonia, la meravigliosa e secolare sequoia in Piazza Cesare Battisti

ECCOLA! la sequoia gigantea lindl, lâ&#x20AC;&#x2122;oggetto della nostra missione, la vecchia signora, sulla cui morte abbiamo saputo tutto.


Prima di tutto conosciamo e classifichiamo con una scheda la nostra sequoia:

SPECIE : NOME COMUNE : CIRCONFERENZA : ALTEZZA : ETÀ: QUOTA SLM : SITO :

SEQUOIADENDRON GIGANTEUM (LINDLEY) SEQUOIA O MEGLIO METASEQUOIA MT. 4,00 MT. 20-22 150 ANNI MT. 703 PIAZZA

CESARE BATTISTI - CAMPOBASSO

Sinonimo di Sequoia gigantea (Lindley) Decaisne 1854, Wellingtonia Gigantea Lindley 1853. Unica specie del genere Sequoiadendron, è l’albero con il tronco di maggior volume. In California, ad elevazioni da 100 a 2700 metri slm., il tronco raggiunge 90 metri di altezza, con 11 metri di diametro. Chioma conica poi rotondeggiante a maturità. Rami discendenti orizzontali e poi ascendenti verso l’estremità. Corteccia fibrosa, spessa fino a 60 cm. Profondamente fissurata con larghe scaglie di colore bruno rossastro. Coni globosi, 4-6 cm., ovoidali maturano in due anni, persistenti fino a venti anni. Pianta longeva, sono stati misurati esemplari di oltre 2500 anni, comunque meno longevi del Pinus Aristata. Importate in Europa fin dal 1840, costituiscono, come esemplare isolato, un punto di riferimento nel disegno di giardini romantici per l’aspetto imponente, la simmetria e il fogliame denso e verde-glauco scuro. Purtroppo, come nel resto d’Europa, in alcuni casi la gigantea è soggetta al disseccamento di qualche ramo, che però non compromette la naturale crescita in altezza della pianta. Altri esemplari, al contrario, come le giovani piantine ed alcuni adulti del nostro vivaio, sono indenni da questo problema.

L’agonia della sequoia è iniziata nel 2008, quando iniziarono i lavori di rifacimento della piazza. Gli amministratori avevano assicurato che non ci sarebbero stati problemi per il secolare albero, che non si sarebbe ripetuta la storia che ha colpito a morte, per gli stessi lavori di risistemazione, i cedri del Libano di piazza D’Ovidio. Anche lì l’agonia fu piuttosto lunga e poi … via l’estirpazione. senza quel piccolo, ma utilissimo polmone verde, sembra di essere da tutt’altra parte. Quando fu il turno dei lavori di rifacimento di piazza Cesare Battisti, i campobassani, affezionati al verde, storsero il naso e incrociarono le dita, temevano per la Vecchia Signora. Oggi, a distanza di due anni, le previsioni dei più pessimisti si sono avverate: la VECCHIA SIGNORA sta morendo, anzi, è morta. I lavori di rifacimento, però, sono stati solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci sono altre concause, sempre riconducibili all’incuria e alla superficialità dell’uomo.


Studi più approfonditi, realizzati da eminenti agronomi, hanno messo in luce come le radici della gigantesca sequoia si fossero espanse ad un’eccessiva profondità del sottosuolo, assorbendo, così, i liquami delle fognature: attenzione, non si parla solo di liquami organici, ma anche chimici: il rimescolamento in fogna di vari tipi di liquame con inquinanti totalmente diversi tra loro,

rende il compito quasi impossibile ai

depuratori. Il sistema depurativo attuale, concentrandosi quasi esclusivamente sui depuratori finali, trascura altre opportunità depurative che potrebbero essere effettuate a monte degli stessi, la cui assenza comporta danni economici e ambientali che tutti paghiamo, non essendo gli impianti in grado di sopperire a tali assenze. Probabilmente, se non si fossero trascurate queste possibilità, la sequoia sarebbe ancora in vita. Altra concausa: Campobasso, insieme a L’Aquila, Potenza , Bologna ed Aosta è una delle città più fredde d’Italia. In inverno (spesso anche a primavera) la neve cade abbondante, le strade si ammantano della bella coltre bianca che presto si trasforma in ghiaccio: è necessario, perciò, cospargere le strade con molto sale antigelo per sciogliere quelle lastre di ghiaccio:

a ciò provvedono i mezzi del Comune. Ecco,

proprio il sale è l’altra concausa della morte della sequoia. Il sale penetra nel suolo insieme all’acqua che si scioglie e ha un effetto negativo sulla struttura del suolo. In modo particolarmente sensibile reagiscono le piante che crescono sul bordo della strada. E’ quello che è successo alla VECCHIA SIGNORA. quelle chiazze di foglie secche hanno preso il sopravvento, sono diventate la maggioranza. Della bella e folta chioma verde ne è rimasto solo il ricordo… Ecco come si presenta oggi in tutta la sua tristezza…

e come era ieri in tutto il suo fulgore


Terminata la nostra missione, dobbiamo ora proporre noi qualcosa per evitare che altre Vecchie Signore della nostra città possano morire di morte non naturale. Nella nostra inchiesta qualcuno ci ha messo una pulce nell’orecchio: pare che il triste destino della Vecchia Signora, accomuni anche alberi storici della città, come quelli della Villa comunale De Capoa. Non è possibile! Ci siamo documentati per saper se esiste un regolamento che tuteli il verde pubblico: ebbene sì, esiste, quasi tutte le città lo hanno adottato e, forse anche a Campobasso c’è, ma nessuno lo sa e nessuno lo rispetta. Noi, invece, abbiamo trovato in rete, sul sito del Comitato Parchi Italia il “Decalogo dell’albero”, 10 regole serie che ci insegnano a rispettare l’albero, quale testimone di civiltà di un popolo.

Leggete: 1 - Osserva l’albero, testimone della memoria. L’albero antico custodisce in sé le radici della storia e può narrare le vicende più remote. Nessun altro essere vivente eguaglia lontanamente la sua età: che in qualche caso, come quello del Pino longevo della California, detto Matusalemme, può aggirarsi intorno ai 5.000 anni. 2 - Onora l’albero, padre della spiritualità. Presso tutti i popoli semplici e primitivi l’albero è sacro, e come narra Plinio il Vecchio “le foreste furono i templi delle divinità”. Ed infatti le prime colonne di questi templi non erano costruite da blocchi di marmo, ma da autentici tronchi giganteschi di Cipresso di Creta e di Cedro del Libano. 3 - Rispetta l’albero, radice dei miti. Nei tempi più remoti, si credeva che l’origine del mondo fosse collegata all’albero cosmico, un albero straordinario ed immenso, con chioma espansa e forte, che costituiva l’asse dell’Universo ed univa il mondo degli abissi sotterranei, esplorati da radici possenti, al cielo più alto e alla stessa divinità. Ancor oggi molti popoli primitivi, come gli indios amazzonici, ritengono che i grandi alberi della foresta tropicale pluviale sostengano la volta celeste, e che il cielo crollerà il giorno in cui questi alberi verranno abbattuti. 4 - Ammira l’albero, fonte di ispirazione. Dalla contemplazione dello splendore e della varietà degli alberi scaturisce la scoperta e l’apprezzamento per l’armonia e la bellezza del mondo. Ogni albero racchiude una storia, un mistero, una sorpresa per la mente e il cuore dell’uomo che sappia penetrare oltre la sua scorza. Ed offre equilibrio e creatività a quanti si avvicinino ad esso con occhio giovane, libero e aperto. 5 - Conserva l’albero, casa degli animali. L’albero è anche l’insostituibile dimora segreta per mille creature di tutte le specie, animali grandi e piccoli, familiari e sconosciuti, che vi trovano cibo, tana e rifugio. Soprattutto i grandi alberi plurisecolari, nella fase finale del loro ciclo vitale, e lo stesso legno morto che ne deriva, offrono l’ambiente ideale per la riproduzione di una biodiversità tanto rara, quanto ricca e preziosa, essenziale per il funzionamento e la stabilità degli ecosistemi. 6 - Tutela l’albero, custode del suolo. Un grande albero sano, in un bosco ben conservato, può assorbire con la sua chioma metà della


pioggia, restituendo poi gradualmente l’acqua raccolta, sotto forma di vapore acqueo. Ma anche la pioggia che raggiunge e penetra il suolo vi arriva sapientemente dosata e smorzata, senza quella terribile forza dinamica di erosione che, sui suoli denudati, ha creato nel nostro Paese la piaga di frane, alluvioni, smottamenti e dissesto idrogeologico. 7 - Proteggi l’albero, sorgente di forza e di vita. Ogni albero sprigiona colori inarrivabili, suoni indecifrabili e profumi sconosciuti in ogni ora del giorno e della notte, e nelle varie stagioni. Ed anche dopo la morte, i rami caduti, i tronchi in disfacimento e i ceppi marcescenti offrono asilo e nutrimento alla più varia, ricca e preziosa microfauna e microflora: una straordinaria comunità vivente, dalla quale dipendono la fertilità del suolo e gli equilibri dell’ecosistema. 8 - Difendi l’albero, purificatore dell’aria. Un albero grande e bello costituisce un patrimonio insostituibile: tagliarlo quand’è maturo, sostituendolo con un giovane germoglio, non garantisce affatto la compensazione di tutti i servizi ecologici perduti. La superficie fogliare di un albero appena piantato è infatti di circa un metro quadrato, vale a dire oltre mille volte inferiore a quella d’un albero adulto. 9 - Apprezza l’albero, sorgente di benessere e di felicità. L’albero offre generosamente molti ecoservizi inestimabili per l’umanità, tra cui in primo luogo un’efficace azione di climatizzazione soprattutto nei periodi più caldi ed afosi, donando ombra fresca e ristoro, riducendo la temperatura ed aumentando l’umidità. Lo stesso albero può inoltre smorzare fino a metà la velocità del vento, attenuando sensibilmente anche tutti i fastidiosi rumori circostanti. 10 - Godi dell’albero e dei suoi doni preziosi. L’albero può offrire risorse materiali inestimabili – legno, rami e fogliame, frutti, bacche e radici – ricche di utilità molteplici per la vita dell’uomo: da sfruttare però con misura e saggezza, raccogliendo sì i frutti e le altre risorse rinnovabili, ma senza mai impoverire né intaccare il basilare patrimonio che le produce. Dedichiamo alla nostra VECCHIA SIGNORA SEQUOIA questa poesia di TRILUSSA, che è il

testamento di un albero e recita così:

IL TESTAMENTO DÌ UN ALBERO

Un albero di un bosco chiamò gli uccelli e fece testamento: lascio i miei fiori al mare, lascio le foglie al vento, i frutti al sole, e poi i semini a voi. A voi poveri uccelli perchè mi cantavate la canzone nella bella stagione. E voglio che gli stecchi, quando saranno secchi, facciano il fuoco per i poverelli.


MERAVIGLIE DEI BOSCHI MOLISANI


Le nostre conclusioni La città è la casa di tutti: con questa semplice inchiesta abbiamo voluto dar voce ai ragazzi come noi che non vengono ascoltati, perché i grandi pensano che non siamo in grado di vedere, sentire, proporre. Noi vorremmo che tutti i cittadini di Campobasso, in particolare i bambini, gli adolescenti e gli anziani possano vivere al meglio uno spazio, quello urbano, in grado di

accogliere sostenibilmente tutte le attività

quotidiane dei campobassani. Campobasso è una bella cittadina di provincia, rincorrere le megalopooli non fa per noi.......assumiamoci ognuno le nostre responsabilità per ricostruire la città giardino .

P.S. a chi si aspetta per rimuovere la Vecchia Signora? forse che cada da sola, provocando danni? sarebbe la sua giusta vendetta…


La nostra redazione giornalistica

dallâ&#x20AC;&#x2122;alto e da sinistra: la Prof Serafina Riccardo Emanuele Erica Andrea Daniele Antonio Daniela Simone Yulia Marian Giada Chiara Alessio Melania Melissa Katia Alessandro Silvia Luca I Luca II


BIBLIOGRAFIA: CONOSCERE IL MOLISE - RENATO LALLI - EDIZIONI ENNE VIAGGIO IN ITALIA - GUIDO PIOVENE - MONDADORI ITALIA DEI SANNITI - SOVRINTENDENZA ARCHEOLOGICA DI ROMA - ELECTA ALMANACCO DEL MOLISE - ENZO NOCERA - EDIZIONI ENNE MOLISANI - IVANA MULATERO - SONDA MOLISE...DOVE - CORRADO CARANO - EDIZIONI ENNE TRADIZIONI E FESTE POPOLARI - AUTORI VARI MONDADORI

SITOGRAFIA: www.viaggi.ciao.it www.nuvoleinrete.it www.laTerra.org/ La vianova www.molisealberi.com


007 missione ambiente  

Inchiesta giornalistica a cura dalla redazione giornalistica della classe II C

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