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FONDO SOCIALE EUROPEO Misura 3 Azione 3.1 “INSIEME A SCUOLA PER CRESCERE” MOD: “La scuola nel museo, il museo nella scuola” Anno Scolastico 2003/2004 MOD: “Bambini e ambiente: le antiche città, i castelli e le chiese” Anno Scolastico 2004/2005 Testi e illustrazioni curati dai bambini del PON TUTOR: ins. Costanzo Giulia


LA SCUOLA NEL MUSEO, IL MUSEO NELLA SCUOLA


PALEOLITICO Paleolitico significa età della pietra antica. In questo periodo l’uomo viveva nelle caverne e si spostava da un luogo all’altro per cercare gli animali da cacciare. Si nutriva della carne che cacciava e si copriva con le pelli degli animali uccisi. Costruiva le armi per cacciare scheggiando le pietre su uno o due lati (choppers), in modo da renderli taglienti.


NEOLITICO

Neolitico significa età della pietra nuova. In questo periodo l’uomo vive in villaggi costituiti da tante capanne. Diventa agricoltore e allevatore di animali e costruisce le proprie abitazioni che venivano realizzate con paglia, legno e argilla. L’uomo impara a raccogliere i frutti che coltiva, a lavorare l’argilla con cui realizza anche recipienti decorati. Con l’ossidiana, materiale tipico di questo periodo, fabbrica gli utensili necessari (punte di frecce e lame). L’ossidiana è una pietra lavica, cioè deriva dalla pietrificazione della lava e si trova vicino ai vulcani.


TERINA: UNA CITTA’ DELLA MAGNA GRECIA La Magna Grecia è un vasto territorio che comprende Puglia, Basilicata, Campania e Calabria. Nell’VIII sec. a. C. alcuni coloni provenienti dalla Grecia fondarono in queste regioni città ricche e fiorenti. In Calabria, in particolare, ne furono fondate quattro sulla costa ionica: Sibari, Crotone, Locri e Reggio. Quando divennero forti, queste città estesero anche il loro dominio sulla costa tirrenica. Così Crotone, agli inizi del V sec. a.C., fondò Terina, localizzata nell’area di Sant’Eufemia Vetere. Di Terina si conoscono pochi dati storici: nel 356 fu occupata dai Brettii, ma liberata successivamente da Alessandro il Molosso. Le fonti raccontano che fu distrutta da Annibale tra il 204-202 a.C. perché non cadesse nelle mani dei Romani.


LO SCAVO Gli scavi della città di Terina sono stati realizzati dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria a partire dal 1997. La scelta del luogo è stata determinata da motivi di tutela: infatti, erano stata praticate circa 400 fosse, per l’impianto di un uliveto, che hanno scoperto e gravemente danneggiato strati e strutture antiche. Le indagini hanno evidenziato: -strutture murarie con identico orientamento; -un’organizzazione dell’abitato su terrazzamenti; - abitazioni private organizzate intorno a spazi aperti; -assi viari paralleli tra loro.


HYDRIA A FIGURE ROSSE

L’hydria è un tipo di vaso che rimanda al mondo femminile perché serviva per prendere e contenere l’acqua, mansione di cui si occupavano le donne. L’Hydria recuperata in località Cerzeto di Gizzeria doveva appartenere al corredo di sepoltura di una donna. Le scene riprodotte sulla pancia del vaso, rappresentano scene di toilette con donne ben vestite e arricchite di tanti gioielli. Il vaso si data alla seconda metà del IV sec. a.C. ed è un’ulteriore testimonianza della ricchezza di Terina.


TABELLA TESTAMENTARIA

E’ una lamina in bronzo con testo inciso. Fu recuperata da Paolo Orsi agli inizi del 1900 e proviene dalla località Terravecchia. Il testo greco si riferisce ad un testamento in cui si dispone la divisione di una proprietà. Questo testo, databile al IV sec. a.C., è importante perché viene menzionata la pòlis e una carica di magistrato che rimanda ad una buona organizzazione della città.


I TESORETTI MONETALI

Il ritrovamento di tanti tesoretti di monete nella piana lametina indica una presenza di uomini e una organizzazione associata che testimoniano l’importanza dell’area da un punto di vista politico ed economico nell’antichità. Tra i tanti tesoretti ritrovati, quello di Acquafredda, di Curinga, di Gizzeria si segnala quello recuperato in località Bosco Amatello perché contiene il maggior numero di monete di Terina.


LE MONETE DI TERINA

Della città di Terina le fonti antiche raccontano poche notizie, ma a parlare della sua importanza e della sua ricchezza sono le monete che essa coniò. Esse rappresentano una delle monetazioni più belle della Magna Grecia. Le più antiche monete di Terina sono state realizzate in argento, quelle più recenti in bronzo. La città ha cominciato a coniare le monete tra il 480-460 a.C. Sulle monete più note sono rappresentate, su un lato, una nike alata e, sull’altro, una testa femminile.


IL TESORO DI SANT’EUFEMIA Si tratta di un insieme di gioielli femminili in oro costituiti da diadema, cinture, orecchini, collane, castone di anello, pendenti, recuperati da un contadino in località Terravecchia nel 1865. Attualmente gli oggetti sono conservati nel British Museum di Londra che li ha acquistati legalmente nel 1896. Non è certo se l’insieme dei gioielli, databili tra la metà del IV sec. a.C. e gli inizi del III, appartenesse al corredo di una sepoltura, ad un tesoretto o ad una dedica votiva, ma si tratta comunque di una attestazione importante sia per la storia dell’oreficeria in Magna Grecia, sia per la storia della città di Terina, che da questo ritrovamento appare ricca e importante.


BAMBINI E AMBIENTE: LE ANTICHE CITTA’, I CASTELLI E LE CHIESE

Il percorso storico-archeologico realizzato quest’anno ci ha consentito di capire come sia cambiato l’insediamento umano nel corso del tempo e come in ogni fase storica alcune caratteristiche topografiche e geomorfologiche abbiano condizionato l’occupazione del territorio. I risultati delle ricerche archeologiche che sono state realizzate nell’area di Sant’Eufemia Vetere e nel castello di Nicastro ci hanno consentito di capire la storia del nostro territorio. Siamo partiti dall’analisi delle caratteristiche di una città greca, che nella parte settentrionale della piana lametina ha un esempio in Terina, che si sviluppava vicino al mare e vicino ai corsi d’acqua, e siamo arrivati ad analizzare la nascita del castello di Nicastro e del rione di San Teodoro per evidenziare le caratteristiche dell’occupazione del territorio nel Medioevo, quando gli insediamenti si allontanano dalla costa e si sviluppano su alture naturalmente difese.


LA CITTA GRECA I Greci impiegavano la parola pòlis per indicare la comunità dei cittadini di uno Stato. Per i Greci i cittadini erano tutti gli uomini liberi nativi della pòlis, quindi, erano inclusi gli schiavi, gli indigeni, gli stranieri residenti e le donne. Ogni pòlis era uno Stato a sé , con le sue leggi e il suo governo. Da un punto di vista urbanistico e di organizzazione del territorio la città greca era costituita da una città vera e propria, racchiusa da mura di cinta e dal suo territorio che comprendeva le zone agricole e pastorali circostanti la città (chora). All’interno della città erano chiaramente definiti gli spazi sacri e pubblici, posti in genere nella parte più alta (acropoli), e gli spazi privati e commerciali nella parte pianeggiante.


LA CITTA’ ROMANA La città romana comprendeva un agglomerato urbano ben definito (urbs= città) e il territorio rurale circostante (ager= campagna). La scelta dello spazio dove costruire una nuova città teneva conto della condizione topografica, della centralità del territorio, della vicinanza a corsi d’acqua e alle vie di comunicazione. Al momento della fondazione, il territorio veniva diviso attraverso la centuriazione cioè la divisione agraria delle campagne, organizzate, frazionate e assegnate alle famiglie di coloni. La procedura consisteva nella divisione dei terreni in porzioni quadrate (centurie, così chiamate perchè originariamente assegnate a cento coloni)mediante una maglia costituita da allineamenti ortogonali, che seguivano l’orientamento delle vie principali della città, il kardo e il decumanus maximi. Le fonti dicono che la regola ideale consisteva nel far coincidere il centro della nuova colonia e della centuriazione, anche se nella pratica raramente si è riscontrato questo tipo di organizzazione. Nello spazio urbano erano le aree pubbliche con i relativi edifici, Foro, teatro, anfiteatro, templi, terme e le aree private con le abitazioni dei cittadini.


L’ARAZZO DI BAYEUX Il famoso “Arazzo di Bayeux” illustra l’espansione normanna dell’XI secolo, in particolare la conquista dell’Inghilterra del 1066. Si tratta di una grande tela di lino (lunga 70 metri e larga circa 50 centimetri) ricamata con fili di lana colorata. Fu realizzato nell’XI secolo su ordine di Odone di Bayeux, fratellastro del re Guglielmo il conquistatore,ed era destinato ad essere esposto nella Cattedrale di Bayeux. L’arazzo fornisce informazioni uniche soprattutto per quanto riguarda i mezzi e i materiali utilizzati nella conquista normanna: la flotta, la cavalleria pesante, gli arcieri, la costruzione delle prime fortezze; nello stesso tempo illustra non pochi aspetti della vita quotidiana: ricevimenti principeschi, un’incoronazione, una scena di sepoltura, scene di viaggio e di caccia con il falcone. Per molti aspetti (l’armamento, i metodi di combattimento e l’equipaggiamento, la vita quotidiana) le scene dell’arazzo possono essere assimilate anche ai momenti della conquista normanna dell’Itali Meridionale.


I PRIMI CASTELLI Nel Medioevo il declino della città e le continue scorrerie di barbari stimolarono il moltiplicarsi di nuove fortificazioni: i castelli. Queste strutture erano chiamate con la parola latina “casserum” ma anche con il diminuitivo castello. All’inizio (VI-VII secolo) i castelli erano posti soprattutto nelle aree di frontiera, una linea di confine che era chiamata “limus”. Più tardi, il castello diventò non solo un centro militare, ma anche residenziale non necessariamente luogo di tirannia e di oppressione ma spesso luogo di protezione e d accoglienza della popolazione in caso di pericolo. La nascita di questo tipo di castello ebbe inizio a partire dall’arrivo dei normanni (XI secolo) e questo fenomeno prese il nome di incastellamento.


IL CASTELLO Il castello di Nicastro si trova arroccato sulla sommità del rione San Teodoro sopra una grande rupe rocciosa ai piedi della quale scorre il torrente Canne. L’area interna è organizzata in due parti ben distinte, una piccola, in alto, dove si trova il torrione esagonale(mastio) ed un’area più vasta e pianeggiante, con la piazza d’armi intorno alla quale erano situati i vari ambienti. Fu fondato prima del X secolo dai Bizantini: il nome greco neokastron, infatti, attesta la presenza di un castello già in quel periodo. I primi resti che sono stati identificati dagli archeologi risalgono, però, all’arrivo dei Normanni. Verso la metà del XII secolo, infatti, i Normanni (al seguito di Roberto il Guiscardo) costruirono nella parte alta della rupe, una torre quadrangolare (chiamata donjon) protetta da una cinta muraria. Il castello assume la fisionomia attuale in età sveva (XIII secolo), dalla torre normanna si passa alla costruzione di un grande castello voluto dall’imperatore Federico II. Quasi tutte le torri e i muri che oggi si possono osservare risalgono, infatti, a questa fase. Tra questi si ricordano la torre a pianta esagonale (chiamata mastio), che è ancora visibile nella parte alta, e quella che si trova sull’angolo anteriore caratterizzata dalla pianta interna esagonale, insieme alle grandi cisterne individuate dagli scavi. All’interno il castello venne ornato da sculture e diviso in grandi ambienti tra i quali è ancora possibile riconoscere un grande salone dove il castellano o l’imperatore potevano svolgere le loro pubbliche funzioni. I documenti antichi ci informano che nel periodo della dominazione Angioina (XIII e XIV secolo) nel castello furono effettuati alcuni restauri. Nelle murature, alcuni di questi restauri sono ancora visibili, perché sono caratterizzati dall’utilizzo dei mattoni. L’ultimo intervento importante nella storia del castello è quello Aragonese (XV-XVI secolo). In questo periodo vengono realizzati solo elementi di difesa, robusti bastioni a protezione della roccia e delle strutture più antiche, minacciate dall’arrivo delle nuove armi da fuoco: le bombarde. Verso la fine del 1500 ha inizio la fase di “decastellamento”, quando, cioè, i castelli non sono più l’abitazione dei nobili e non hanno più la funzione di difesa del territorio. Questa situazione è ben descritta in un documento del 1599 che riporta tutti gli oggetti contenuti nel castello, dove si legge, ad esempio: …”uno collare di cane con le fibbie di ottone vecchio; …… uno ferro di vacche; …. una porta di abete vecchia; …. una seggia senza spalliera; ….. una lama di spada vecchissima spezzata; …..una botte grande vecchissima scasciata che non serve…..”. In questo periodo, quindi, il castellano di Nicastro è custode di una struttura piena di cose vecchie e inutili. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1638 (parte del muro di cinta e dei bastioni crollò sul borgo sottostante) il castello continuò ad essere utilizzato come carcere fino al terremoto del 1783 che segnò il suo definitivo abbandono.


IL CASTELLO


IL CASTELLO


LE CHIESE PIÙ ANTICHE DI NICASTRO. Le chiese più antiche di Nicastro erano: la Veterana, San Teodoro, Santa Lucia, Santa Maria Maggiore e Sant’Agazio. Anche nel castello esisteva una piccola cappella intitolata a San Nicola, edificata probabilmente dai Normanni. Fino al secolo scorso entro i confini del rione esistevano altri due edifici sacri: uno dedicato a San Marco e un altro a S.S. Salvatore. Alcune di queste chiese rispecchiano probabilmente l'antica topografia dell'insediamento bizantino di Neokàstron organizzato sui rilievi intorno a piccole chiesette. I nomi di queste chiese richiamano infatti alcuni santi bizantini (San Teodoro, Santa Lucia).

LA CHIESA DI SAN TEODORO La prima notizia dell’esistenza della chiesa di San Teodoro risale al 1511, anche se probabilmente la sua edificazione è da collegare a quando il rione di San Teodoro ottenne la sua autonomia parrocchiale. La sistemazione attuale della chiesa è il frutto di modifiche e rimaneggiamenti avvenuti nel corso del tempo. La chiesa presenta una navata centrale con volta a botte e due ale laterali comunicanti con la navata centrale tramite un arco. Il presbiterio absidato è raccordato con la navata centrale con un arco a tutto sesto. I motivi ornamentali presenti nella navata centrale e nel presbiterio sono del XVIII secolo.


LA CHIESA DELLA VETERANA La chiesa della Veterana è situata nella zona più alta del centro storico ed è anche la più antica del rione. La sua fondazione è legata a una leggenda ambientata al tempo dell’ imperatore Federico II (XII secolo). Si narra infatti che una delle sue figlie vide in sogno la Madonna che le chiese di edificare una chiesa fuori dal Castello in cui esisteva già una piccola cappella intitolata a San Nicola. La costruzione della Veterana, probabilmente, dovette rispondere agli accresciuti bisogni della popolazione. La chiesa della Veterana è chiamata anche "delle Cucchiarelle" per via dei bolli di piombo che pendevano dalla pergamena con cui nel 1542 papa Paolo III concesse le indulgenze. La chiesa riedificata dopo il terremoto del 1638 presenta allo stato attuale una navata unica con copertura a doppio spiovente.


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