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QUANDO IL DESTINO...ci mette lo zampino Questa è la storia di due grandi amici, prima uniti dal destino e poi divisi da una grande guerra. Servizio militare di leva obbligatorio.... oggi non esiste più, ma in passato ha permesso a tanti ragazzi provenienti da diverse regioni di fare amicizia e scambiarsi opinioni. Stefano e Giuseppe si sono conosciuti in questo modo. Spesso poi le forze armate offrono opportunità di lavoro e una carriera nell'esercito può assicurare un impiego ….per sempre. Zone povere dell'Italia da cui fuggire e situazioni personali difficili costringono questi amici a trovare una soluzione ai loro problemi. Stefano perde i genitori quando è ancora molto piccolo e, per non essere di peso alla famiglia, si arruola volontario in Marina – destinazione La Spezia: ha 14 anni. Prima recluta poi in addestramento per i sommergibili. La Spezia - caserma Regia Marina

A questa età l'idea di esplorare i fondali marini affascina più del pericolo a cui si può

andare incontro stando su mezzi del genere, fa dimenticare la lontananza da casa e mette da parte la miseria. Si condividono spazi ristretti, umidi e malsani....”purtroppo” si diventa uomini così. . Giuseppe abita a Valeggio sul Mincio(Verona) e trascorre le giornate assieme ai suoi amici. Per lui arriva la chiamata alle armi: esercito e anche qui la destinazione è La Spezia. I

due

ragazzi

si

incontrano,

casualmente in questa città, in un caffè (bar) di Via Vittorio Veneto. Il maestrale soffia gelido, il mare è in burrasca, ma la compagnia di un amico La Spezia - il porto

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può riscaldare l'animo. La libera uscita rappresenta un momento di svago, i passatempi sono semplici e, in quel momento, anche indossando una divisa ci si sente contenti. Giuseppe è seduto da solo in un angolo a leggere il giornale, Stefano lo osserva capisce che è un militare, forse appena arrivato. Decide di andare a fargli compagnia. E' l'inizio di un'amicizia che durerà per sempre. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e i destini si dividono: Giuseppe, che sta per diventare padre di Umberto, va a combattere in Albania mentre Stefano, appena diventato padre, è imbarcato. Giuseppe è molto spaventato per quello che sta accadendo e ha paura di non tornare vivo. Per questo motivo si fa fare una foto prima di partire in modo da lasciare, eventualmente al figlio, un suo ricordo. In Albania però vi rimane poco e torna alla sua dimora, contento di rivedere la moglie e il figlio appena nato. La giovane sposa continua a pregare e spera nella fine

Albania - Tirana della guerra... Per

salvare

la

bombardamenti,

sua

famiglia

Giuseppe,

decide

dai di

costruire un rifugio sotto la casa. Per Stefano la guerra è solo un triste “lavoro”: ha la responsabilità della moglie Ida e del piccolo Domenico a cui garantire un futuro. E' imbarcato sul sommergibile “Baracca”

Albania

come sottufficiale silurista. La guerra è in pieno svolgimento. Per maggiore sicurezza e per avere un aiuto da parte dei parenti, Stefano trasferisce la famiglia a Taranto. Qui la guerra è “meno visibile”, soprattutto agli gli occhi di suo figlio che vive in un grande palazzo con addirittura una sala prove per l'orchestra di cui il suocero, Pignatelli

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Egidio, è il direttore ed è coccolato dai familiari. La Marina Militare, alle mogli e ai figli degli imbarcati non fa mancare nulla: dolci, cioccolato, alimentari di ogni tipo e tutto in grandi quantità tanto da “essere costretti” a noleggiare un furgone per portare a casa questa abbondanza. Per molti bambini il cioccolato è sconosciuto, purtroppo però, non è il solo alimento che manca. Il sommergibile su cui è imbarcato Stefano viene speronato e affondato l'8 settembre 1941 dal cacciatorpediniere. britannico Croome ad ovest del golfo di Biscaglia. Attraverso l'oceano Atlantico arrivano, Sommergibile Baracca

dagli Stati Uniti d'America, convogli con i rifornimenti di armi e munizioni e le

navi inglesi li scortano fino in Europa. Bloccare l'arrivo di queste riserve significa mettere in difficoltà il nemico. Qualche volta però non va tutto come previsto e sono in molti a non farcela. Stefano si salva “rubando” ad un marinaio, ormai morto, il giubbotto di salvataggio. I sopravvissuti sono solo sette, vengono fatti prigionieri e portati in Inghilterra. Le famiglie dei marinai imparano dell'affondamento del sommergibile ed il nome dei superstiti dal “bollettino” di guerra tramesso alla radio. Cosa può fare chi viene fatto prigioniero? Unica soluzione è tentare di scappare. Stefano e i compagni provano a fuggire scavando un tunnel, ma la loro libertà dura poco perché vengono nuovamente catturati e mandati nelle prigioni del Texas. Vi rimarranno fino a poco dopo l'armistizio dell' 8 settembre 1943. Dopo Stefano, tornerà ad essere imbarcato su un altro sommergibile. Taranto diventa una città pericolosa da

viverci

(obiettivo

sensibile)

perché possiede un importante porto militare ed è sotto la minaccia dei bombardamenti. Taranto - Ponte girevole

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La famiglia di Stefano è costretta a spostarsi nuovamente – destinazione Vieste, sua città natale. Altri parenti, questa volta cugini, a cui appoggiarsi ed un nuovo cambiamento di abitudini con la vita di campagna. Il cibo è più scarso perché lo spaccio della Marina è lontano e si può contare solo sullo stipendio di Stefano. Finalmente finisce la guerra e tutta la famiglia può serenamente riunirsi a Taranto, in una casa in Corso Umberto 197, vicino all'arsenale militare. La città vecchia è stata bombardata, così come anche una parte del porto mercantile. Per le strade è tutto un cantiere perché, anche le case che non sono andate distrutte, vanno comunque ristrutturate. Stefano continua ad essere imbarcato ancora per un po' sui sommergibili, ma in seguito al trattato di Pace le cose cambiano.

TRATTATO DI PACE TRA ITALIA ED ALLEATI (adottato a Parigi il 10 febbraio 1947) Preambolo L'Unione delle Repubbliche Sovietiche Socialiste, il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, gli Stati Uniti d'America, la Cina, la Francia, l'Australia, il Belgio, la Repubblica Sovietica Socialista di Bielorussia, il Brasile, il Canadà, la Cecoslovacchia, l'Etiopia, la Grecia, l'India, i Paesi Bassi, la Nuova Zelanda, la Polonia, la Repubblica Sovietica Socialista d'Ucraina, l'Unione del Sud Africa, la Repubblica Federale Popolare di Jugoslavia, in appresso designate "Le Potenze Alleate ed Associate" da una parte e l'Italia dall'altra parte

…...... Art. 58. 1. L'Italia dovrà prendere le seguenti misure, per quanto riguarda i sommergibili e le navi da guerra in disarmo. I termini di tempo sotto indicati dovranno intendersi decorrere dall'entrata in vigore del presente Trattato. 2. Il naviglio da guerra di superficie, galleggiante, non compreso nella lista di cui all'Allegato XII, compreso il naviglio in costruzione ma galleggiante, dovrà essere distrutto o demolito per trarne rottame entro nove mesi. 3. Il naviglio da guerra in costruzione, non ancora varato, dovrà essere distrutto o demolito per tranne rottame entro nove mesi. 4. I sommergibili galleggianti, non compresi nella lista di cui all'Allegato XII B, dovranno essere affondati in mare aperto, ad una profondità di oltre 100 braccia entro tre mesi. 5. Il naviglio da guerra affondato nei porti italiani e nei canali d'entrata di detti porti, che ostacoli la navigazione normale, dovrà essere, entro due anni, o distrutto sul posto o

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recuperato e successivamente distrutto o demolito per trarne rottame. 6. Il naviglio da guerra affondato in acque italiane poco profonde e che non ostacoli la navigazione normale, dovrà, entro un anno, essere messo in condizione di non poter essere recuperato.

I sommergibili diventano un ricordo lontano, e le destinazioni per gli ex sommergibilisti

sono

le

navi

di

superficie. Per

Stefano

cacciatorpediniere

è

prima

“Sirio”

poi

il un

incrociatore, sempre in giro per il mondo, per molti mesi all'anno e con Cacciatorpediniere Sirio

missioni sempre segrete.

I due amici non si sono più rincontrati e nessuno ha notizie l'uno dell'altro. In loro rimane vivo solo il ricordo. La guerra cancella anche la speranza di ritrovare vivo un compagno e fa vedere la vita più nera. Trascorrono tantissimi anni, figli, nipoti, pronipoti. Bologna, anno 2009. Alice e Federica sono due ragazzine che iniziano la 1° media. Diventano subito amiche, DUE GRANDI AMICHE. Parlando si accorgono di avere tante cose in comune e, quasi un segno del destino, scoprono di essere le pronipoti di Stefano e Giuseppe. I racconti dei propri nonni hanno permesso che questa parte di storia non andasse perduta. Sapranno fare uguale con i propri figli? Fra poco andranno alle superiori e saranno costrette anche loro a dividersi, le loro vite prenderanno strade diverse, ma si sono promesse di rimanere per sempre in contatto. Chissà, forse, un giorno, anche i loro nipoti si incontreranno come è successo a loro.

Alice Comani e Federica Parmigiani 3^C 5

Profile for Silvia Fiorenzo

Romanzo storico  

Un lavoro scritto da due alunne della 3^C della scuola secondaria di I grado dell'IC 18 ispirato dalle testimonianze di guerra dei rispettiv...

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