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C’ éun paese di giochi nascosti dentro a un furgone dove sor ridono tutte le persone, dove ai bambini basta una bici per essere felici, dove mamma e papà sor ridono insieme alla città, succedono cose magiche là fuori anche l’asfalto diventa di tutti i colori! Saranno magie che non potranno mai dimenticare così anche da grande tor nerai a sognare. Le ra gazze ed i ra gazzi della 4e


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’era una volta un furgone bianco che non sapeva niente di come va il mondo. Si ritrovò ben presto ad andare in giro tutto il giorno a portare pacchi di scarpe nei magazzini. Era un furgone che cercava di capire cosa faceva, ma il suo lavoro era tutto una corsa di qua e di là. Una volta lo facevano andare all’iper mercato in città, un’altra volta in un grande magazzino di scar pe in periferia. Continuavano a riempirlo e a svuotarlo senza sosta, ed il povero furgone, non capendoci n iente, si sentiva f r astor nato, con u n po’di mal di“testata”. 5


Così le giornate passavano grigie e anche lui diventava sempre più grigio. Ogni tanto una pioggerellina lo lavava e tor nava bianco splendente. Allora si sentiva contento e come messo a nuovo. Un gior no, fuori da un piccolo ma ga zzi no mentre attendeva il ritor no dell’autista , sentì qualcosa sbattergli sulla fiancata. Bong! E poi un altro Bong! E ancora Bong! Bong! Bong! “Cosa succede?!”chiese il furgone, 6


“Cosa c’ è?” rispose una vocetta,“Non posso giocare nemmeno qui nel parcheggio?” Era u n bimbetto alto tre spa n ne con u n a pa l l a enor me t r a le br acci a. Fece u n sor riso f u rbetto al f u rgone e continuò a fa r rimbalza re la palla, questa volta sul muso del f u rgone. Il f u rgone era stupito - era la pri ma volt a che qu a lc u no c apiva le s ue pa role - ma a nche u n pò infastidito d a l l’at t e g g i a me nt o del bi m b o. Però era soprattutto... curioso. E così r ic a mbiò i l sor r iso e ch ie se “M a t u ch i sei? ” “Sono u n ba mbi no, non lo ve d i? M i ch i a mo A l i!” 7


“Piacere, io sono un furgone” “Ah, questo lo vedo, ma... ma non hai un nome?” “Mhmm... sì!”disse il furgone; dopo un attimo di attesa il bambino richiese:“E quale sarebbe?” “Furgone!”disse convinto. “Ma non ti annoi a stare qui parcheggiato?”chiese Ali, “Perchè non giochi un po’ con me?”continuò. Il furgone rimase perplesso, ma poi chiese:“Cosa vuol dire... giocare?” “Non sai cosa significa giocare? Ma che strano! Io sono nato che già lo sapevo. Vediamo un po’...giocare vuol dire ... fare tutto e fare niente, 8


attraversare il cielo col pensiero, essere diversi da come si è di solito, muoversi, stare senza pensieri... vuol dire tante cose... non so se hai capito... secondo me dovresti provarci, a giocare... poi è facile da capire”. Il furgone si sentiva eccitato da questa nuova esperienza... ma come fare? “Mi piace questa storia del gioco... ma... io, un povero furgone scassato... non ho le mani... ho solo le ruote... cosa potrei fare?” Il bambino rimase pensieroso, non sapeva cosa rispondere. In effetti per giocare le mani sono importanti, però sentiva che qualcosa si poteva fare. “Si Si potrebbe pa r tire iinsieme nsieme per u n via ggio alla scoper ta del gioco 9


e vedrai che l’idea giusta arriverà come per magia!” Il furgone ci pensò solo un secondo, i suoi occhioni a fanale s’illuminarono al pensiero e dalle ruote al clacson sentì uno scossone di energia! Il motore cominciò a rombare di nuovo, come un cuore che si accende di gioia! Il furgone abbandonò i pacchi di scarpe e fu così che partirono! E videro tante cose: bambini arrampicati sugli alberi, nonni e nipotini correre nei parchi. Capirono che dove si giocava le persone stavano bene, vivevano il tempo con più sorrisi e le facce preoccupate diventavano più distese. Era come se una foto in bianco e nero 10


d’improvviso acquistasse tutti i colori dell’arcobaleno. Osservarono come si gioca in tutti i paesi del mondo e videro bambini che parlavano lingue diverse giocare insieme e diventare amici. Videro una cosa molto strana. In tutte le parti del mondo si giocavano gli stessi giochi ma solamente con nomi diversi. “Che viaggio! Quante cose sto imparando!” diceva sempre il furgone. Adesso sapeva come si giocava a kubb, a s-cianco, a sardine, a nascondino e mille altri giochi, alcuni antichi e alcuni nuovi nuovi. Scoprì che si poteva giocare veramente con molto poco. 11


Un sera i due amici si fermarono su di un prato a guardare il cielo. Erano sfiniti dopo una giornata intensa nella quale avevano visto un gruppo di bambini che provavano i diversi modi di saltare: come un canguro, come un elefante, come un ranocchio, come uno sciatore. Il furgone contava le stelle e cercava di unirle con una linea per vedere se appariva qualche cosa di bello. Aveva un’aria malinconica. “A cosa pensi?” , chiese il bambino. “A tutte le cose belle che abbiamo visto insieme!” , rispose il furgone.“E allora, perché quella faccia triste?” . 12


“Non so. E’bello viaggiare insieme a te, ma penso anche alle mie giornate prima di incontrarti. Finito il nostro viaggio, cosa farò? Tornerò ad essere un vecchio furgone e non vorrei finire parcheggiato tra ferri arrugginiti e inutili.” Il bimbo ascoltava attento e silenzioso. “E poi”, riprese il furgone, “Abbiamo visto anche tanti luoghi dove l’allegria non c’era. Anche questo è triste. Ricordi il Paese Senza Piazza , nel quale la piazza era diventata un parcheggio e nessuno giocava mai per strada?”, “Sì, lo ricordo”,disse il bambino, “E anche a Adultopoli dove non abbiamo visto nemmeno un bambino e i grandi si erano dimenticati di come si fa a giocare! Per fortuna non ci siamo fermati là nemmeno cinque minuti!” “E ti ricordi quando siamo scappati da Gameover ? Tutti gli abitanti, compresi i bambini, indossavano gli occhiali virtuali 13


e non sapevano più capire se eravamo veri o personaggi dei loro videogiochi!” “E quel posto dove buttavano via tutto e compravano sempre cose nuove?” Le stelle brillavano più forti del solito in quel momento ma i nostri amici viaggiatori non se ne accorsero e si addormentarono con tanti pensieri in testa. Il giorno dopo si svegliarono presto. Avevano ormai viaggiato per mezzo mondo e dopo cinque mesi, sette giorni, tre ore, dodici minuti e quattro secondi decisero di tornare verso casa. Dopo pochi metri il furgone inizio a zoppicare. “Fsssssss...”si era bucata una ruota. “Che succede?”chiese il bambino, “Penso di aver bucato!”disse il furgone. “Che si fa adesso?”disse il bambino,“Io non so aiutarti”. 14


Sconsolati si misero a pensare al da farsi. Ma ad un certo punto percepirono uno spostamento d’aria. Alzarono gli occhi al cielo e videro un misterioso personaggio a bordo di un aeroplano di carta. Era un buffo personaggio, a metà tra un dio greco e un bambino sbandato. Portava con sè una lira, cioè uno strumento musicale simile ad un’arpa. L’atterraggio fu un po’ disastroso. “Fatto male?”chiese il furgone al ragazzino che aveva tutte le ginocchia sbucciate. 15


“Ma no, scherzi? Questo è l’atterraggio che mi è riuscito meglio!”disse il ragazzino.“Il mio nome è Hermete. Sono un Cooperatore Volante. Se vedo qualcuno in difficoltà cerco di aiutarlo. Coopero con le persone per raggiungere dei sogni comuni. Avete per caso bisogno di una mano?” “Siamo un po’demoralizzati. Stiamo tornando a casa e abbiamo bucato”. Mentre Hermete aggiustava la ruota con la gomma da masticare usata al gusto fragola, 16


il furgone e il bambino raccontarono la storia del loro viaggio. “E’stato un bel viaggio da quello che mi raccontate. Ma perché allora vi vedo un po’ malinconici?”chiese Hermete; “Ho conosciuto un nuovo mondo che ora porto dentro di me. Ma alla fine sto tornando alla mia vita di sempre, e non so come portare a tutti questa gioia e questa esperienza che mi sono fatto con questo viaggio” disse il Furgone, “L’hai detto amico!” disse Hermete, “Detto che cosa?”chiese Ali, “Portare dentro di te!” disse Hermete “Un furgone cosa fa di solito? Invece di portare scarpe come facevi prima, perché non porti i giochi?”aggiunse. Gli occhi dei due brillarono come le stelle della sera precedente. Insieme a Hermete continuarono il viaggio. Le idee erano chiare. Innanzitutto il furgone dei giochi doveva avere un nome! 17


“Propongo di chiamarlo Pongo” disse Hermete “Pongo? Che nome è?”disse Ali, “Io propongo Giocobus”continuò; “Giocobus? Ummm... Non mi piace come nome. Se non sbaglio c’è una parola antica che significa gioco. Mi sembra sia Ludo”disse il furgone “LUDOBUS!”esclamarono esultando tutti insieme. Dopo aver scelto il nome ora bisognava cambiarsi d’abito. Il Ludobus non poteva essere uguale a centomila altri furgoni; già da lontano si doveva capire che era speciale. Aveva bisogno di una ritoccatina. Hermete disse: “Vi porto io nel posto giusto!” Hermete conosceva un luogo dove le buone idee diventavano realtà. Si trattava dell’officina Ulss 22. Non ci lavoravano dei semplici meccanici; essi riuscivano spesso a vedere le cose buie come già illuminate dal sole, le cose lontane come già vicine e le cose 18


dimenticate come tesori da scoprire. Nell’officina Ulss 22 le idee non mancarono. Insieme a Hermete riuscirono a caricare il Ludobus di giochi e significati. Gli diedero un abito colorato e lo misero a nuovo. Nuove esperienze si aprirono a quel vecchio furgone. Il Ludobus, da allora soprannominato“LudobUlss”iniziò a girare portando il GIOCO OVUNQUE, cominciando dai luoghi più tristi che avevano 19


visitato nel lungo viaggio fatto con l’amico bambino. Il “LudobUlss” divenne famoso ma non si scordò dell’amicizia vera. Il bambino ormai adulto non smise mai di giocare e accompagnò sempre il Ludobus in tutte le piazze e in tutti i paesi. Insieme conser varono per sempre la memoria del gioco. Ancora oggi, cari bambini, lo potete trovare in giro per le piazze dei paesi....

L’avete mai incontrato? 20


     

Aiuta Ludobulss a trovare la strada per incontrare Ali!

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

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Ho bisogno del tuo aiuto, devo riempirmi di giochi ... pensa, inventa e disegna con tutti i colori dell dell’arcobaleno!



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

Fissa l’immagine..incrocia gli occhi..e una scritta magica apparirà! 24


 .. farsi le pernacchie sulla pancia quando sei stanco.. .. bere un bicchiere di acqua quando stai morendo di sete... .. stringersi forte la mattina quando c’è freddo, ma fuori spunta il sole... .. non fare niente quando invece stai facendo mille cose: viaggiare, saltare, sognare, urlare.. Le ragazze ed i ragazzi della 4e

 Per me giocare è come.. ................... ........................ ............. ...................... 25


Un paio di forbici, un pò di colla... e sono pronto a giocare con te!



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Hanno collaborato: I ragazzi della 4e del Liceo delle Scienze Sociali “Primo Levi”: Zeno Adamo, Annarita Beghini, Filippo Bocchini, Agnese Cadura, Serena Carollo, Patrizia Chesini, Tatiana Delibori, Nicolò Garonzi, Rosanna Giacomelli, Chiara Gradizzi, Tania Martini, Anna Moserle, Isidoro Niro, Michela Nordera, Caterina Pigozzi, Martina Semprebon, Giuliana Varricchio, Elisa Zanetti. I professori: Pierangelo Cangialosi, Alessia Drezza, Simona Polzot. Per la Cooperativa Sociale Hermete: Simone Perina, Nicoletta Banterle, Giulia Lonardi, Laura Girelli. Per il Servizio Educativo Territoriale Ulss 22: Davide Benedetti.

Testi: Davide Benedetti e Simone Perina Illustrazioni: Filippo Bocchini e Michela Nordera Grafica e impaginazione: Laura Girelli


Un incontro ludomagico  

La storia del nostro Ludobus

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