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Il progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile è sostenuto da

e realizzato da


Gi o vani e Lavoro

Un orientamento responsabile report conclusivo

A cura di Francesca Benetti e Giulia Lonardi


Indice

Introduzione

Hermete Società Cooperativa Sociale ONLUS Mag Società Mutua per l’ Autogestione Banca Popolare di Verona

Sezione 1: Progetto

Linee Guida del progetto Pensieri in azione

Sezione 2: Metodi della trasformazione Il percorso individiduale

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Autobiografia ragionata e nota di percorso

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Creatività e scrittura

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Orientamento narrativo

Il percorso di gruppo

Comunicazione efficace Grafica e self branding

Formazione all’autoimpresa nella prospettiva dell’ economia sociale e del microcredito 6

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Gestione del Curriculum Vitae e del colloquio

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Sezione 3: Valutazione

Strumenti di elaborazione dati

Risultati dell’ analisi swot: una visione d’insieme

Sezione 4: Risultati

Intrecciare una rete

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Risultati in termini di orientamento

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Tirocinio di inserimento lavorativo

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Acquisizione di capacità e nuove competenze Risultati a livello lavorativo

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Sezione 5: Orientamenti

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Chi Siamo

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Riflettere per riprogettare Hermete Società Cooperativa Sociale ONLUS Mag Società Mutua per l’Autogestione

Ringraziamenti

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Introduzione Hermete Società Cooperativa Sociale ONLUS L’idea di questo progetto nasce da un’esigenza chiara espressa dai giovani, a cui si è cercato di rispondere a partire dai loro stessi interrogativi e bisogni, incontrati giorno dopo giorno nel lavoro a stretto contatto con il territorio. Alcuni saperi e certezze tramandati dalla generazione precedente non funzionano più e i giovani cercano strumenti nuovi per interagire con i meccanismi del mercato del lavoro e per poter essere parte attiva nel proprio inserimento e re-inserimento nel mondo del lavoro.

Hermete è il risultato di una storia di vera imprenditoria giovanile, che in 13 anni di vita ha portato alla costruzione di una vasta rete territoriale ed extra-territoriale, attraverso numerose importanti azioni legate ai giovani e al lavoro. Per questo abbiamo ritenuto opportuno impegnarci in un progetto ambizioso e sperimentale, che potesse creare un concreto impatto sui propri beneficiari. La nostra scelta – non scontata – di mettere in atto una specifica pianificazione formativa, basata sui partecipanti e sulle loro storie personali, ha di certo messo in luce la complessità del muoversi a questo livello, ma anche la ricchezza delle numerose competenze che l’Italia può vantare, e che spesso rimangono nascoste.

È proprio questa ricchezza che il progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile ha cercato di far emergere, ricongiungendola con il mondo lavorativo e imprenditoriale nella prospettiva comune di una vera innovatività. Francesca Benetti (counselor e formatrice) Giulia Lonardi (coordinatrice del progetto)

“Siate affamati, siate folli”, disse Steve Jobs nel 2005 in un discorso davanti agli studenti dell’Università di Stanford in California. Quella frase mi colpì molto, e penso che sia lo slogan inconsapevole della cooperativa che rappresento. È un’affermazione che parla di una fame di esperienze, di sapere, di conoscenze con una sfumatura di creatività e passione che deve 9 guidarci nella vita e nel lavoro. Simone Perina (Presidente Coop. Hermete)


Mag Società Mutua per L’autogestione Il progetto di cui al presente report è nato dalla storica relazione tra Mag Verona – a partire dalla propria primaria vocazione all’autoimprenditività sociale – e la Coop. Sociale Hermete, con la sua presenza viva e feconda nei confronti delle giovani generazioni spesso intrecciata con le istituzioni presenti nei contesti, soprattutto della Valpolicella.

Il progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile ha avuto la possibilità di inverarsi, dopo qualche anno di gestazione, grazie alla Banca Popolare di Verona e al Bando di Fondazione Cariverona del 2013 che ha intelligentemente posto attenzione anche alle sperimentazioni non mainstream per quanto attiene all’orientamento e all’accompagnamento al lavoro. A percorso terminato, e con tante suggestioni nell’anima che ci hanno lasciato i/le partecipanti nei vari passaggi progettuali, ci sentiamo particolarmente confortate/i nella fiducia dell’inizio, volta a creare ponti tra le generazioni validando le reciproche potenzialità, risorse e sfide. Siamo in un contesto di grandi cambiamenti creativi e propositivi, in cui però pesano, a volte enormemente, le fortissime ingiustizie economico-finanziarie che diventano via via spesso malaffare e strapotere, specialmente quando si intrecciano - perversamente con sistemi politico-istituzionali (in Italia e in Europa il 10% della popolazione detiene il 50% delle ricchezze, per fare un esempio!). Se il progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile era primariamente orientato a sostenere le diverse singolarità femminili e maschili coinvolte nella ricerca di un lavoro a propria misura, sollecitando le forze creative, le energie e la voglia di esserci e di fare di ciascuno/a anche in rete, questo non significa aver rimosso la necessità di fare i conti con i contesti e la storia comune, denominati spesso scenari generali, che vanno conosciuti il più possibile, benché – possibilmente – non acriticamente interiorizzati. 10

Loredana Aldegheri ( Co- fondatrice Mag)


Banca Popolare di Verona La Banca Popolare di Verona presta da sempre attenzione alle tematiche del lavoro in tutte le sue sfaccettature, sia in termini di tutele che di formazione e sviluppo professionale.

Ciò avviene nei confronti dei propri collaboratori ma anche delle esigenze del territorio in uno scenario occupazionale  giovanile  segnato dal complicato contesto economico e sociale. Il  DNA popolare e territoriale  della Banca si concretizza poi nel sostegno a favore di iniziative e progetti come Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile, ideato dalla Cooperativa Sociale Hermete Onlus, volto ad accompagnare al lavoro e all’autoimpiego i giovani in difficoltà lavorativa.

In tale circostanza, il contributo della Banca è andato oltre l’aspetto economico  e si è concretizzato nella partecipazione attiva delle strutture specialistiche della Direzione Risorse Umane all’interno dei momenti formativi del Progetto, con il fine ultimo di fornire utili indicazioni ai giovani per meglio affrontare la difficile sfida della ricerca di occupazione. Banca Popolare di Verona

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Sezione 1 Il Progetto

Linee guida del progetto Il progetto ha realizzato percorsi interattivi e integrati di orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro e all’auto-impiego rivolti a giovani in difficoltà lavorativa.

L’orientamento è da intendersi, per i giovani, come possibilità di riconoscimento delle personali capacità e competenze acquisite sia in un iter formale di studi che informale, o comunque oltre specifici corsi di studio, integrando altresì esperienze ed attività nominate e ri-significate nel presente. Validando innanzitutto ciò che c’è di “prezioso”, piuttosto che sostare su ciò che manca nelle differenti singolarità coinvolte.

Il progetto è stato un’occasione per dare forma concreta alla creatività e ai desideri, in un’ottica di responsabilità nei confronti di sé stessi/e e del tessuto più ampio in cui i giovani sono inseriti, sostenendo e curando le soggettive propensioni all’auto-imprenditività e all’autoimpiego.

L’obiettivo è stato anche quello di dare vita a buone prassi nei confronti dell’attività lavorativa, indispensabili per muoversi nell’attuale mondo del lavoro e per costruire realtà imprenditive in prima persona. Buone prassi essenziali a rinsaldare vincoli sociali positivi, che siano di facilitazione a trovare i luoghi, le relazioni e anche i mezzi e gli strumenti per la sostenibilità economica dell’intraprendere nell’oggi. Questo percorso gratuito di formazione e tirocinio per giovani del territorio ha scommesso su giovani, donne e uomini neo-laureati e/o fuoriusciti dagli ambiti lavorativi, che da semplici cercatori di lavoro possono diventare promotori e creatori di attività e di lavoro sostenibile, accogliendo i loro desideri e bisogni profondi, nella prospettiva di un rapporto consapevole con la propria storia e con le esigenze del territorio in cui ci si muove. Giovani e Lavoro ha dato il suo contributo agendo su una fascia “a rischio”, come dimostrano i dati regionali sul lavoro. In questo

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particolare contesto economico sono particolarmente penalizzati coloro che perdono l’occupazione (lavoratori con contratto a termine o espulsi da imprese in stato di crisi), chi cerca il primo ingresso nel mercato del lavoro (i giovani), ma anche chi cerca un reingresso nel mercato del lavoro per sostenere il bilancio familiare (le donne)1. Il progetto è iniziato nel maggio 2014 e si è concluso nel giugno 2015, e si è rivolto quindi a 18 giovani, dai 20 ai 35 anni, neolaureati e/o fuoriusciti dal mondo del lavoro. Per raggiungere le finalità proposte il progetto ha offerto un contenitore formativo che ha permesso, attraverso interventi individuali e di gruppo, di:

• ricostruire e valorizzare le competenze dei giovani interessati

• •

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al progetto; co-costruire progetti di vita-lavoro coerenti con i singoli inserimenti lavorativi, anche in una prospettiva di auto-imprenditività; far acquisire conoscenze specifiche in ambito di gestione amministrativa, finanziaria, organizzativa, di marketing, ecc.; personalizzare la gestione dei curricula individuali grazie a corsi specifici congruenti con le competenze da implementare, i desideri e le possibilità di auto-impiego e/o placement emersi durante il percorso; favorire l’esperienza concreta di lavoro attraverso un tirocinio al fine di mettere alla prova le competenze acquisite e incentivare l’auto-apprendimento; inserire i/le partecipanti in una rete di relazioni, rete che è spesso la prima a “saltare” nei periodi di criticità esistenziale e, in particolare, lavorativa e che, invece, gioca un ruolo imprescindibile per uno sviluppo sano della propria personalità anche per poter coltivare un senso di futuro, oggi sempre più in pericolo.

Il progetto, avvalendosi di metodologie e figure professionali accreditate negli ambiti dell’orientamento, della formazione, dei servizi al lavoro e dell’auto-imprenditività, si è configurato in un percorso volto a realizzare i punti sovraelencati. 1

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Sebbene il tasso di disoccupazione complessivo si mantenga a un livello relativamente contenuto (7,6% nel 2013 rispetto a una media nazionale del 12,2%), preoccupa il livello di disoccupazione giovanile che nel 2013 raggiunge il 25,3% (nel 2007 era l’8,4%) e l’aumento dei disoccupati di lunga durata: nel 2008 erano quasi 25mila unità (con un tasso di disoccupazione di lunga durata di circa l’1,1%), mentre nel 2013 raggiungono le 85mila unità (pari a un tasso di disoccupazione di lunga durata del 3,8%). Fonte: Programma Operativo Regionale 2014-2020 Regione del Veneto.


Pensieri in azione Le azioni concrete individuate sono state le seguenti:

1. Selezione dei partecipanti attraverso un questionario di auto-proposizione.

2. Colloqui di autobiografia ragionata e composizione di una nota di percorso.

3. Incontri di scrittura autobiografica lavorativa. 4. Incontri individuali di interviste narrative sull’ambito

professionale. Incontri di auto-formazione in gruppo. Colloqui orientativi individuali. Colloqui e laboratori pratici di supporto all’auto-imprenditività. Corsi dedicati all’acquisizione di competenze concrete nell’ambito lavorativo individuato (comunicazione efficace, grafica e self branding, formazione sui colloqui lavorativi, gestione amministrativa e finanziaria, introduzione alla mobilità lavorativa transnazionale in ambito europeo). 9. Rimandi di gruppo sulle fasi dell’orientamento e della formazione. 10. Tirocini formativi di inserimento lavorativo e auto-imprenditivo presso aziende del territorio. 11. Colloqui di monitoraggio e ridefinizione del progetto a distanza.

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Sezione 2

Metodi della trasformazione C’è un filo che segui. Va tra le cose che cambiano. Ma il filo non cambia. Gli altri si chiedono dove vai. Devi dare spiegazioni del filo. Ma per gli altri è difficile capire. Se tieni il filo non puoi perderti. Le tragedie capitano; le persone vengono ferite o muoiono; e tu soffri e invecchi. Non puoi fare niente per fermare il tempo. Non mollare mai quel filo.

William Stafford

Il percorso individuale La ricerca del filo d’oro unico per ogni persona è stata lo sfondo teorico e pratico da cui hanno preso forma tutti i diversi interventi di orientamento e formazione all’interno del progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile.

Da sempre la ricerca di un senso che mostri unitarietà lungo i mutamenti è stata un bisogno molto sentito dagli esseri umani, quasi il segno stesso della loro umanità. Il lato della questione che qui ci interessa è quello specificatamente legato alla propria visione professionale e di carriera all’interno della situazione di crisi e precarietà che il sistema del lavoro sta attraversando in questi anni. Poiché i lavori vengono ormai sostituiti dai progetti, lavorare nell’economia globale post-moderna significa affrontare frequenti cambiamenti occupazionali. Queste continue transazioni 17 toccano corde molto profonde, legate ai delicati equilibri che danno significato e valore alla vita. Come scrive Mark L. Savickas,


esperto mondiale di life design e career counseling, “… incertezza e ansia accompagnano le ripetute transazioni da un impiego all’altro. In questo modo, il dejobbing delle organizzazioni ha prodotto il lavoratore insicuro, categoria che include i lavoratori interinali, a progetto, a chiamata, a tempo determinato, freelance, part-time, esterni, atipici, consulenti e autonomi”. I nostri 18 partecipanti si sono probabilmente avvicinati al progetto anche a causa dell’ingresso involontario in questa macrocategoria di lavoratore insicuro, nonostante la ricchezza e peculiarità di ognuno/a. A essere “insicuri”, per la precisione, sono in realtà il lavoro e la sua regolamentazione: l’insicurezza dei vari soggetti che abbiamo incontrato è, nei fatti, una delle nefaste conseguenze di questa situazione di incertezza. I diversi interventi formativi hanno avuto pertanto come sotto-obiettivo quello di ritrovare una base sicura da cui rintracciare il filo del proprio percorso lavorativo. Questo, infatti, è l’unico modo per poter fare il passo successivo: scoprire o riscoprire il proprio potenziale in termini di attitudini, passioni e creatività. La ricerca della posizione lavorativa, obiettivo ultimo e più importante, arriva soltanto dopo questa riconfigurazione delle esperienze pregresse, che molto spesso hanno portato a dispersione delle energie e a frammentazione degli stessi desideri e, non ultima, a una percezione irrealistica delle proprie abilità e competenze: si va da chi ormai ritiene di non saper fare più nulla a chi vaga in un tutto indefinito di possibilità. Tutto o niente, modalità di base del pensiero che riemerge nei momenti di difficoltà. Autobiografia ragionata e nota di percorso Grazie all’autobiografia ragionata mi sono accorta di aver fatto un sacco di cose in vita mia…ma non me lo ricordavo! [A.T. partecipante al progetto]

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Il percorso di orientamento responsabile ha preso le mosse con il colloquio sull’autobiografia ragionata offerto a tutte e a tutti i partecipanti.

L’autobiografia ragionata è stata inventata e lungamente sperimentata da Henri Desroche a partire dalle attività del “Centre d’économie sociale, Travail et Société” di Parigi.


Henri Desroche concepisce la pratica dialogica dell’autobiografia ragionata come “condotta iniziatrice”. Chi è deputato a guidare l’intervista non detiene “il sapere”, ma si mette come personarisorsa a disposizione di una persona desiderosa di costruire un progetto o di trovare una umana direzione professionale e di vita ri-percorrendo la propria esperienza vissuta: persona progetto. “L’esercizio autobiografico è mosso in primo luogo dalla tensione a dare significato al presente di ciascuno ricostruendo il passato e attivando nuovi sguardi sul futuro. Un esercizio che incoraggia chi narra ad assumersi la responsabilità di essere attore/attrice del proprio sé, non soltanto rievocando le esperienze significative, ma anche cercando attivamente di collegare e di attribuirvi coerenze. Realizzare un percorso di autobiografia ragionata può così suscitare un processo in grado di migliorare la fiducia in sé stessi, attraverso l’ascolto ed il riconoscimento che questo ascolto evoca attraverso l’interesse generato dalle domande che vengono poste” (Alessio Surian in Percorrere la propria vita). Nella pratica, la persona-risorsa organizza la raccolta delle informazioni che la persona-progetto offre sulla base di quattro colonne principali organizzate su un foglio: educazione/formazione di natura formale, non formale, attività-sociali ed attività-professionali. Può essere aggiunta una quinta colonna in cui si possa far riferimento al contesto politico-economico in cui si sviluppa il percorso di vita. L’input è raccontare fatti della vita, anche molto lontani, andando oltre le scontate spiegazioni. Alla fine del colloquio i materiali scritti vengono dati alla persona progetto (voce narrante) affinché elabori la propria nota di percorso che può essere socializzata con altri e altre quando l’esperienza nasce in gruppo.

Nell’ambito del progetto Giovani e Lavoro: un Orientamento Responsabile la pratica dell’autobiografia ragionata, posta alla base del percorso volto ad aiutare nella ricerca di un lavoro a partire da un innovativo itinerario orientativo, all’inizio ha suscitato sentimenti ambivalenti (desiderio e timore per citarne alcuni). Desiderio di un ascolto in profondità, con il tempo dedicato, e timore a non essere in grado di ricordare bene per ricostruire poi 19 le coerenze e quindi poter ri-scoprire i fili preziosi da riannodare e rilanciare.


Dai rimandi raccolti, post interviste, abbiamo avuto la conferma che se la crisi economica mette “nel vuoto” le donne e gli uomini che perdono o che non trovano un’occupazione, il lavoro relazionale di ri-costruzione dell’individuale soggettività diventa “leva” che, singolarmente o in connessione con chi è prossimo, ciascuna/o può attivare e ri-giocare. E questo se non si abbandonano le realtà e i luoghi che scommettono sulla tessitura continua dei liberi legami e sulla validazione delle competenze cooperative. I/Le partecipanti hanno sperimentato, con l’autobiografia ragionata, che l’integrata storia personale, rispolverata e riportata allo sguardo di ognuno/a, ritorna così a “splendere” e a illuminare i passaggi stretti e bui di un comune presente a volte oscuro. I tanti volti sorridenti, a volte dopo qualche lacrima, di chi, con fiducia, ha partecipato ai colloqui di autobiografia ragionata sono punti luce per quanti – come noi – hanno creduto e credono in questa pratica, che a Verona abbiamo felicemente acquisito dal formatore Davide Lago. Loredana Aldegheri Consulente e Formatrice di Mag Orientamento narrativo

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“Dobbiamo inevitabilmente comprendere la nostra vita attraverso modalità narrative, come una ricerca”, scrive il filosofo canadese Charles Taylor, e questo significa che, a maggior ragione quando in gioco c’è la ricomprensione della nostra vita dopo o durante una perturbazione nella sfera professionale (perdita del lavoro, cambio drastico delle mansioni, passaggio da lavoratore sicuro a insicuro, ecc.), l’unico approccio possibile è quello della narrazione, intesa come ricerca di un senso nella storia narrata al fine di rintracciare uno o più temi dominanti grazie ai quali si muove il soggetto. Raccontando da prospettive diverse la propria storia professionale i partecipanti hanno avuto la possibilità di intravedere congiunzioni insospettate tra le varie sotto-storie che compongono la vita di ognuno e ognuna di noi. Non solo. Avere la possibilità di ripercorrere la propria esperienza professionale lucidamente come fosse una storia permette di soffermarsi sui momenti di blocco e difficoltà lavorativa con una modalità interpretativa nuova: sono ostacoli che è possibile integrare nel proprio percorso, dando una traiettoria diversa al soggetto che, solo a partire da un’accettazione responsabile di quanto avvenuto


in precedenza, troverà un nuovo modo, forse anche più evoluto, di dedicarsi al proprio tema, il cuore della propria ricerca. “Dove c’era il problema, là devo crescere”, scrive ancora Mark L. Savickas. Ripercorrendo le situazioni problematiche, grazie agli spunti narrativi proposti dal counselor di orientamento, sarà possibile individuare, quindi, le diverse aree in cui la persona è stata portata a crescere e valutare insieme a lei che cosa si è sedimentato in ogni passaggio cruciale, osservando quali abilità apprese passivamente possono essere giocate in modo attivo e consapevole. Durante il percorso la nebbia si è diradata grazie al lavoro autobiografico che mi ha permesso di individuare degli elementi chiave che hanno segnato/accompagnato la mia crescita personale. Tutto ciò mi ha consentito di avere una base più sicura da cui partire per sperimentarmi su più fronti. [D.M. partecipante al progetto] Creativitá e scrittura Una considerazione a parte merita l’approccio formativo legato alla scrittura scelto all’interno del progetto. Sia durante i colloqui individuali sia nelle formazioni di gruppo, infatti, sono stati proposti ai 18 partecipanti momenti di scrittura autobiografica e creativa. Questa scelta rispondeva a più di un bisogno formativo di Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile, dal momento che ha dato la possibilità di coltivare quello spazio e quel tempo per sé che soltanto la scrittura sa dare. Per quanto riguarda il ruolo essenziale della scrittura di sé in età adulta, soprattutto nei momenti di passaggio, può essere d’aiuto la riflessione di Duccio Demetrio, filosofo dell’educazione e fondatore della Libera Università dell’Autobiografia: “Arriva il momento in cui raccontare la propria storia diventa una necessità. Mi riferisco al racconto di sé attraverso la scrittura. Non si tratta solo di affidare le proprie memorie a un foglio di carta o a una pagina elettronica; scrivere di noi e della nostra vita passata sollecita una maturazione interiore. […] La passione autobiografica, dalla mia esperienza, inizia a prendere forma in relazione agli eventi e agli accadimenti 21 propri dell’età adulta: cioè una perdita, un amore fallito, un insuccesso”.


Accanto alla scrittura autobiografica e con scopi in parte differenti è stata collocata nella cassetta degli attrezzi la scrittura creativa. Il primo obiettivo dell’utilizzo di tale proposta formativa è stato quello, facilmente intuibile, di favorire lo sviluppo dell’immaginazione e della creatività nei partecipanti, intesa come facoltà umana essenziale nelle fasi di previsione, visualizzazione di altre possibilità e nel processo di problem solving. “L’immaginazione è di importanza vitale”, scrive Ken Robinson, esperto mondiale nel campo dell’educazione e dello sviluppo delle capacità individuali, “avendo il potere di liberare la mente dal qui e ora siamo liberi di rivisitare il passato, di riconsiderare il presente, di prefigurarci numerosi possibili futuri. L’immaginazione è la base di qualsiasi cosa unicamente e distintamente umana”.

Come conclusione del percorso individuale di orientamento è stata, invece, proposta la scrittura di una fiaba. In questa narrazione fantastica c’è spazio per molte cose: quanto è già pronto e analizzato dalla nostra parte conscia e anche quanto è ancora a livello di immagini e intuizioni ma che ha bisogno di essere ricomposto con le altre parti e visto nell’insieme. Racconta in un’intervista Paola Santagostino, iniziatrice della tecnica della fiaba terapia, “La fiaba propone dei temi e delle vie di soluzione, dei percorsi archetipici e delle immagini-guida, delle chiavi di volta per trovare  una  risposta al problema. E su questa linea ci muoviamo per far tesoro  delle indicazioni e degli spunti di comprensione che la fiaba  offre,  per cogliere il senso di quanto sta accadendo e i suggerimenti  che la fiaba indica, basandosi su una saggezza antica che sa bene come  condurre a buon fine i cambiamenti   e come  portare a termine con successo anche le imprese più difficili”.

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La difficile impresa per i giovani uomini e donne partecipanti al progetto è stata quella di ritrovare una visione unitaria, non uniforme, che tenga conto dei faticosi cambiamenti e della complessità della propria vita e che offra un sostegno nel momento in cui è necessario trovare la forza di fare il passo successivo anche quando sembra che manchi “la terra sotto i piedi”. Francesca Benetti


Il percorso di gruppo Dopo una prima fase di incontri individuali di orientamento sono stati proposti numerosi momenti di formazione di gruppo: alcuni avevano contenuti tecnici specifici, altri rispondevano all’esigenza più allargata di fare rete tra persone che attraversano un momento di difficoltà professionale e all’umano bisogno di sentirsi parte di un gruppo, vicini anche nelle proprie differenze di visione del mondo. In particolare, gli incontri di auto-formazione volevano contribuire al passaggio da una modalità passiva, propria di questi momenti di crisi e bassa autostima, a una modalità proattiva, indispensabile per la ricerca di una nuova collocazione professionale o per la creazione di un nuovo lavoro, come accade nell’auto-impresa. Se dovessi riassumere in una parola il motivo per cui ricomincerei domani il progetto sarebbe senza dubbio “relazioni”. [G.S. partecipante al progetto] Comunicazione efficace

La parte di formazione che va sotto il nome di Comunicazione Efficace è stata svolta in maniera originale attraverso un laboratorio teatrale. Partiamo da questa domanda: in che senso il teatro può favorire lo sviluppo di una comunicazione più efficace nella propria vita in generale e in particolare nell’ambito professionale? Il mio lavoro didattico e di formazione si è focalizzato innanzitutto sui partecipanti stessi, considerandoli come individui portatori di una, più o meno svelata, personalità. Autentica e unica. Questo assunto di partenza implica di trovare un equilibrio tra le personalità e le sensibilità singole, il conduttore e il gruppo, favorendo l’espressività collettiva nell’arte, teatrale nello specifico, ma anche e soprattutto nel quotidiano: una scoperta di sé stessi e, conseguentemente, con e per gli altri. Perché questa delicata alchimia si realizzi, è necessario prestare attenzione al comportamento reale delle persone, conoscere e riconoscere qualità legate alle manifestazioni apparenti, ai silenzi eloquenti e alle emozioni. Tutte nozioni fondamentali per la gestione di un personaggio, di una performance, di una lettura, che qui vengono messe al 23 servizio della ricerca della personalità vera-sincera di ognuno. La natura creativa dell’essere umano è al centro di tutto questo


lavoro; il risveglio di tale natura, infatti, contribuisce al cambiamento di situazioni che impediscono di vivere a pieno le proprie emozioni, la propria vita. Una sorta di “cura” attraverso l’arte del teatro. Svolgendo la serie di esperienze proposte, si è cercato di rispondere alle diverse aspettative di ogni partecipante, rivolgendo l’attenzione soprattutto al tema del lavoro, ma naturalmente percorrendo anche situazioni del contesto quotidiano. Attraverso questi stimoli teatrali sono emerse sicurezze-paure-perplessitàfiducia-senso di impotenza, tutti sentimenti che sono stati condivisi con il gruppo attraverso gli strumenti artistici. Così, si è cercato di comprendere insieme dove e come concentrare l’attenzione per assumere un atteggiamento sicuro e, perché no, naturale, ad esempio in occasione di un colloquio di lavoro, grazie alla messa a fuoco da parte di ognuno e ognuna dei propri limiti e dei propri punti di forza, riuscendo a concedersi, grazie anche alle energie del gruppo, la possibilità di valutare se percorrere ancora la stessa strada o scoprirne una nuova. L’esperienza che è nata all’interno del Laboratorio Teatrale è stata molto sentita dai partecipanti, e importantissima, soprattutto grazie a un atteggiamento estremamente positivo da parte di tutti. Massimo Totola Attore e regista Sono passata da “paura” a “tranquillità” e l’esperienza che mi ha sostenuta di più è stato il laboratorio di teatro”. [A.T. partecipante al progetto] Grafica e Self Branding

Quando mi è stato illustrato il fine di questo progetto ambizioso è risultato evidente che l’obiettivo della mia formazione dovesse essere quello di far conoscere i concetti fondamentali della comunicazione e gli strumenti necessari e accessibili a tutti per poter comunicare e promuovere il proprio prodotto, nello specifico la propria professionalità, in modo semplice, ma efficace. 24

Dopo un’analisi dei diversi profili dei partecipanti, e considerata l’evoluzione che hanno avuto il marketing e la comunicazione negli ultimi anni con l’esplosione dei social media, abbiamo deciso di dedicare una parte importante della formazione al self branding, illustrando i diversi tipi di strumenti social a disposizione di tutti.


Questo, però, non senza aver prima introdotto i concetti fondamentali della comunicazione, sia da un punto di vista generico che da quello specifico della grafica, illustrandone gli strumenti gratuiti a disposizione e le loro modalità di utilizzo. Abbiamo deciso di dividere i partecipanti in due gruppi, in modo da avere delle classi più piccole per poter rispondere in maniera più efficace alle singole esigenze. Durante gli incontri, a momenti teorici si sono alternati momenti di esercitazioni pratiche, a cui si è voluto dare maggior spazio possibile, visto l’interesse dimostrato dai partecipanti nel corso della formazione. Dalla composizione del proprio biglietto da visita, all’apertura del profilo Linkedin, i partecipanti hanno potuto mettere in atto in tempo reale i concetti teorici affrontati insieme, buona pratica per farli fruttare al meglio. La risposta alla formazione dei due gruppi è stata positiva, tanto che si è deciso di fare un incontro aggiuntivo per potersi esercitare ulteriormente. Laura Girelli Responsabile Comunicazione Hermete Formazione all’ autoimpresa nella prospettiva dell’ economia sociale e del microcredito Nel percorso per un orientamento responsabile è stato riservato un significativo spazio alla formazione all’auto-impresa e all’auto-impiego. Siamo in un tempo straordinario di criticità e, secondo noi, anche di enormi e preziose potenzialità. È diffusamente avvertita la necessità di cambiare modello di sviluppo o meglio di ri-fondare la stessa civiltà dei rapporti. Nello stesso tempo le molteplici e significative sperimentazioni faticano a disegnare un nuovo orizzonte. Siamo nella turbolenza, forse la più acuta di sempre. È importante averne consapevolezza. È un tempo in cui non pochi si abbattono, taluni fino ad atti estremi di autolesionismo. Noi – senza chiudere gli occhi sulle contraddizioni – scommettiamo sulle possibilità generative delle donne e degli uomini, specialmente appartenenti alle fasce giovanili, su chi, suo malgrado, si trova ai margini della società e comunque sulle forze vive delle comunità 25 locali vicine e lontane. Scommettiamo primariamente sulle relazioni che a volte si


ingarbugliano, ma che alla fine ri-sorgono se il desiderio/bisogno di contatto non muore. Alla base della formazione all’autoimprenditività di matrice Mag stanno le convinzioni sopra esposte. Sta la consapevolezza che in un tempo di grandi trasformazioni economiche più che raffinati cercatori o cercatrici di lavoro è necessario cooperare all’essere creatori e creatrici di lavoro anche quando si entra in realtà aziendali già avviate e strutturate piccole o grandi che siano. Crediamo nell’intrapresa diffusa. Guardando i nostri territori e le comunità, vediamo la quantità di lavori e servizi che i contesti abbisognano. Possiamo solo lamentarci della mancanza di risposte? L’alta scolarizzazione e la marea di informazioni che circolano anche attraverso i network attrezzano le persone a essere iniziatrici di progettualità diverse e ad aver visioni di trasformazioni possibili, a cui far succedere una coerente operatività. La formazione Mag all’autoimpresa è – in primis – la validazione e l’arricchimento di queste iniziative progettuali che spesso il mercato e l’ambiente non sono preparati a recepire e integrare. Anche qui vale la pena di non mollare!

La formazione all’autoimpresa a matrice Mag accompagna perciò le diverse tecnicalità con istanze di potenziamento di ciò che di più vivo e fertile alberga in ogni donna e uomo a partire, ad esempio, dalle quotidiane capacità di autoproduzione sia in casa che nel contesto abitativo; dalla cura degli orti collettivi, indice di una ritrovata attenzione alla terra, alla partecipazione all’associazionismo che ricostruisce legami che sostengono la nostra umanità dai rischi dell’abbandono o dell’isolamento, facilitando – oggi più di ieri – un ripensamento degli spazi dell’abitare: da privati a condivisi.

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Articoliamo ora i contenuti specifici che negli incontri di formazione all’autoimpresa si sono susseguiti, sia in forma d’aula che in forma laboratoriale e interattiva: • orientamento generale all’autoimpresa e figura dell’ imprenditore/trice anche nella prospettiva dell’economia sociale; • elementi di progettazione per l’impresa e per il lavoro, allo scopo di stimolare la capacità di auto-organizzazione e il protagonismo soggettivo riflettendo sulla prospettiva dell’autoimpiego;


• elementi del processo di costituzione

di un’impresa, dal business-plan alle forme organizzative, per facilitare l’emersione di iniziative economiche personali a partire da desideri e competenze; • laboratorio di simulazione di un avvio di impresa; • elementi di comunicazione e marketing di un progetto d’impresa; • fonti di finanziamento mutualistiche e solidali.

Negli incontri,accanto ai contenuti specifici,i/le partecipanti hanno saputo cogliere che l’autoimpresa è un mettersi personalmente in gioco partendo da una passione e/o da un’idea forte; è costruire relazioni e legami con i contesti; è saper fare una gestione accurata del denaro, ecc. Nella verifica fatta su questa formazione è emerso che la dimensione del “saper rischiare” non era stata avvertita come un ingrediente importante e non bypassabile. Qualche partecipante – pur motivato all’autoimpresa – ha riconosciuto le proprie paure proprio nell’arrischiarsi.

Cosa ne faranno ora di questi contenuti i/le partecipanti? Lo vedremo nei prossimi mesi o anni. L’Europa individua tra le competenze base per la formazione delle persone, per gli anni a venire, anche l’autoimprenditorialità (si vedano ad esempio il testo Effects and impact of entrepreneurship programmes in higher education del 2012, o il Quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione per il 2020 che vede come obiettivo chiave incoraggiare la creatività e l’innovazione, compresa l’imprenditorialità, a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione). Mag pratica, da oltre 36 anni, l’Economia Sociale sottoforma di cooperativa mutualistica, associazione, onlus, fondazione di partecipazione, impresa personale in rete. Siamo perciò contente/i che l’UE investa con convinzione su questa dimensione. Per quale finalità? La nostra è quella di sostenere negli esseri umani la “possibilità di fare e di creare ricchezza” con creatività, libertà, responsabilità e cura delle relazioni insieme.

Loredana Aldegheri Consulente e Formatrice di Mag

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Gestione del Curriculum Vitae e del colloquio L’apporto di Banco Popolare a Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile è stato tutt’altro che scontato: durante una riunione, finalizzata alla presentazione di una partecipante interessata a svolgere il proprio tirocinio in Banco Popolare, è emerso un vuoto formativo all’interno del progetto: la preparazione di un buon curriculum vitae e le strategie per gestire con efficacia il colloquio di selezione. Dalla condivisione di questa carenza progettuale è nata la proposta di una piccola appendice al progetto: una ulteriore giornata formativa dedicata a questi specifici contenuti. “Conoscenze, competenze tecniche e motivazione sono chiaramente imprescindibili ai fini di un’ assunzione; ma se il prodotto non viene ben confezionato - attraverso la predisposizione e l’invio di un bel curriculum vitae - e presentato in modo efficace, per mezzo della giusta preparazione al colloquio di selezione, e’ veramente difficile raggiungere il risultato auspicato” sostiene il dott. Andrea Schiavi, responsabile del Servizio Risorse Umane BPV.

Da questa osservazione è nata la progettazione di un ulteriore modulo formativo dal taglio spiccatamente pratico: una “giornata di allenamento “ per la cui erogazione si è prestata la dott.ssa Roberta Cavicchini, gestore Risorse Umane BPV, che ha incontrato i ragazzi nella sede della Coop. Hermete.

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I ragazzi e le ragazze erano molto interessati a scoprire, innanzitutto, il “dietro le quinte” della selezione e, soprattutto, a carpire i suggerimenti e consigli provenienti dall’ esperienza di chi, quotidianamente, affronta queste tematiche dall’altra parte della scrivania. In realtà la giornata formativa è stata molto di più e la formatrice ha saputo coniugare ad una parte di lezione teorica, simulazioni pratiche di colloquio e consigli per creare il proprio curriculum vitae in modo da valorizzarele proprie competenze e rendere il più coerente possibile il proprio percorso formativo e professionale con le richieste del mercato.

“Una giornata che mi auguro possa essere stata utile per i ragazzi che hanno risposto con vivo interesse e partecipazione; ma che,


sono sicura, sarà percepita dalle aziende con cui i ragazzi entreranno in contatto e alle quali si presenteranno - mi auguro presto - con maggiore sicurezza, motivazione ed efficacia � afferma la dott.ssa Cavicchini.

I giovani partecipanti sono rimasti molto soddisfatti di questo intervento e hanno potuto scoprire il volto “umano� di una grande azienda, anche questo un passo importante nella direzione di riscoprire con fiducia i propri talenti e la propria autoefficacia nella ricerca attiva del lavoro.

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Sezione 3 Valutazione

Strumenti e metodi di elaborazione dati La valutazione dell’impatto del progetto è stata fatta tramite metodologie sia qualitative che quantitative seguendo quindi un’integrazione tra le tecniche, come ormai suggerisce tutta la letteratura internazionale in proposito, soprattutto al fine di poter comprendere meglio la complessità dei risultati, vista anche la differente programmazione progettuale in base ai singoli partecipanti.

La prima elaborazione dei dati è stata di tipo quantitativo e ha utilizzato un questionario che chiedeva di esprimere il proprio grado di soddisfacimento da un minimo di 1 a un massimo di 5 rispetto ad alcune aree di intervento del progetto: contenuti formativi, metodologie utilizzate e ricadute in ambito lavorativo.

Confrontando la media delle risposte è emerso che le aspettative sui contenuti sono state rispettate e in alcuni casi superate soprattutto in termini di: acquisizione dei contenuti formativi specifici; una maggiore chiarezza sulle proprie competenze e risorse personali; uno scambio di esperienze con altre persone; una condivisione con i propri formatori degli obiettivi personali da raggiungere ai fini lavorativi; la personalizzazione del proprio curriculum. Dalle risposte c’è stata una leggera difficoltà a soddisfare la facilitazione dell’entrata nel mondo del lavoro e l’acquisizione di competenze per l’auto-imprenditività, ma il livello di gradimento è comunque stato soddisfacente da parte dei partecipanti (vedi figura 1).

Anche riguardo all’area legata alla metodologia le aspettative dei partecipanti sono state rispettate e superate in alcuni casi, rilevando quindi una buona interazione con i docenti, un confronto aperto con i corsisti, buone lezioni frontali di gruppo e colloqui individuali, oltre ad una flessibilità apprezzata nella gestione del 31 programma (orari, sedi, ecc.) e una soddisfacente flessibilità nella gestione dei contenuti di ogni partecipante. Adeguato punteggio, ma leggermente in diminuzione rispetto alle aspettative iniziali,


Figura 1: Contenuti

a1: Acquisizione di contenuti formativi specifici; a2: Maggiore chiarezza sulle proprie competenze e risorse personali; a3: Scambio di esperienze con altre persone; a4: Creazione di reti relazionali utili al lavoro; a5: Condividere con i formatori gli obiettivi personali da raggiungere ai fini lavorativi; a6: Personalizzare la gestione del proprio curriculum; a7: Facilitare l’entrata nel mondo lavorativo; a8: Acquisire competenze per l’auto-imprenditività.

le esercitazioni (vedi figura 2).

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Per quanto riguarda l’area delle ricadute in ambito lavorativo, in cui le aspettative erano state molto alte nel questionario iniziale, il livello di soddisfacimento è leggermente diminuito, rimanendo comunque medio-alto come valore finale. Questo ha permesso di far emergere una buona ricaduta in termini di crescita personale, un apprendimento positivo per attuare miglioramenti della propria posizione nell’ambito lavorativo e una valorizzazione delle proprie qualità in ambito lavorativo. Unici elementi che hanno visto un punteggio basso rispetto anche a tutto il questionario, è stata la ricaduta nel trovare lavoro tramite lo stage e l’essere pronto a collaborare all’apertura di un’impresa. Questi ultimi dati sono a dimostrazione della difficoltà emerse sulla ricerca del tirocinio per alcuni partecipanti e l’inevitabile subentro di fattori esterni legati al mercato del lavoro e a una intensa burocrazia del tirocinio (vedi figura 3). A questo proposito per approfondire la


Figura 2: Metodologie

b1: Una interazione con i/le docenti; b2: Un confronto aperto con gli altri/e corsisti/e; b3: Lezioni frontali di gruppo; b4: Workshop ed esercitazioni; b5: Attività di colloquio individuali; b6: Flessibilità nella gestione del programma (orari, sedi, ecc…); b7: Flessibilità nella gestione dei contenuti per ogni partecipante.

valutazione sull’impatto in termini lavorativi, sono state importanti soprattutto le analisi qualitative al fine di approfondire il singolo caso di ogni partecipante e raccogliere elementi dal gruppo più chiari.

Concentrando l’attenzione su ciò che stiamo cercando di valutare a conclusione di questo progetto, infatti, risulta evidente quanto sia essenziale accompagnare la precedente valutazione di tipo quantitativo con una di tipo qualitativo. Domandiamoci, ad esempio, quale sia l’obiettivo che un percorso di orientamento si propone. La risposta ci viene dall’esperto di career counseling Mark L. Savickas: “Si tratta essenzialmente di aver sperimentato un processo di apprendimento trasformativo che abbia messo i partecipanti in contatto con il proprio senso profondo di vitalità e abbia fatto intravedere loro i prossimi passi per 33 realizzare il loro progetto professionale e in senso più allargato esistenziale”. Come valutare quindi questo rinnovato senso di


Figura 3: Ricadute in ambito lavorativo

c1: Crescita personale; c2: Apprendimento per attuare miglioramenti della propria posizione nell’ambito lavorativo; c3: Valorizzazione delle proprie qualità relazionali in ambito lavorativo; c4: Trovare un lavoro tramite lo stage; c5: Essere pronto ad aprire o collaborare all’apertura di un’impresa.

vitalità ed energia in seguito a una trasformazione esistenziale? Per affrontare la sfida di una valutazione più vicina possibile all’umano sentimento di cambiamento abbia ancora una volta fatto tesoro della scrittura autobiografica. Gli spunti di riflessioni proposti sono stati i seguenti:

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• una parola che descriva te stesso/a all’inizio della fase di orientamento; • una parola che descriva te stesso/a a conclusione dei colloqui di orientamento; • che cosa è successo nel mezzo? • se dico “progetto” penso… • che cosa tengo dell’esperienza del tirocinio? • che cosa lascio? • qualcosa è cambiato nel tuo rapporto con il lavoro?


• che cosa non è andato per il verso giusto e perché? • quale contenuto o esperienza ti è piaciuto di più e perché?

Come risulta evidente queste domande permettono di far emergere opinioni e considerazioni che vanno al di là di una mera contabilità di ore svolte e nozioni apprese e mirano alla metacognizione dell’esperienza avvenuta, passaggio obbligato per far sedimentare questi importanti vissuti professionali ed esistenziali, nonché a raccogliere elementi essenziali in sede di nuova riprogettazione. Questa tecnica è stata affiancata da un momento collettivo più progettuale che utilizzava la tecnica valutativa SWOT (Strength, Weakness, Oppurtunity, Threat). Questa tecnica, utilizzata in origine in economia aziendale, è stata poi applicata agli altri ambiti e risulta molto utile per rendere sistematiche e fruibili le informazioni rispetto ad un tema specifico, tenendo conto dei fattori esogeni ed endogeni. Partendo dalla convinzione che la miglior valutazione del progetto può venire solo da chi il progetto l’ha vissuto, in fase di verifica del percorso è stata pertanto proposta un’analisi di gruppo per trarre delle indicazioni sull’efficacia o meno delle azioni che sono state implementate.

Il metodo che si è deciso di utilizzare, come già detto, è quello della cosiddetta Analisi SWOT, uno strumento di pianificazione strategica e di monitoraggio usato per valutare i punti di forza (Strength) e di debolezza (Weakness), le opportunità (Opportunity) e le minacce (Threat) di un progetto, un’impresa o in ogni altra situazione in cui un’organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo, o debba valutare i risultati di un’azione sulla base dell’esperienza maturata. Tale analisi riguarda tanto l’ambiente interno (analizzando punti di forza e debolezza) quanto quello esterno di un’organizzazione (analizzando minacce e opportunità).

I/le destinatari/ie del progetto sono quindi stati sollecitati a esprimere le loro considerazioni su come valutano, in quest’ottica, la strategia stessa del progetto, e quali elementi interni ed esterni 35 hanno influenzato, in positivo o in negativo, la felice riuscita dello stesso, anche in una logica di possibile riprogettazione per le future edizioni.


Risultati dell’analisi SWOT: una visione d’insieme È molto interessante notare, in via preliminare, come nel corso della discussione, che è stata condotta in due diversi momenti di verifica con due distinti gruppi di destinatari/ie, gli elementi emersi siano stati piuttosto omogenei, segno questo che il sentimento su “come è andata” è piuttosto condiviso tra tutti/e i/le partecipanti. La matrice SWOT che ne emerge può essere sintetizzata in questo modo. PUNTI DI FORZA

• presenza di un percorso di tir0cinio, a forte valenza pratica, e retribuito • autonomia nell’attivazione dello stage • convivenza, nel progetto, di un percorso individuale e di uno collettivo • lavoro in gruppi non troppo ampi • forza delle relazioni createsi nel gruppo • utilizzo di modalità formative laboratoriali, molto interattive e “pratiche” • inserimento di un percorso basato sul teatro • utilizzo dello strumento dell’ autobiografia ragionata

PUNTI DI DEBOLEZZA

• tirocinio di durata troppo breve (55h) e troppo compresso temporalmente, e la cui programmazione è stata avviata troppo tardi e l’avvio “lento” • non chiarezza dell’ autonomia richiesta per l’attivazione dello stage • presenza di un percorso unico a fronte di un gruppo eterogeneo con esigenze diverse • distribuzione oraria e degli interventi e richiesta di numerosi spostamenti per la dislocazione • assenza di visite aziendali

• presenza di “due anime”: orientamento al lavoro e autoimpresa

OPPORTUNITÀ

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• presenza di una forte rete di relazioni sul territorio messa in atto dagli Enti proponenti il progetto; • relazione tra gli Enti proponenti il progetto e i Servizi Sociali territoriali; • possibilità di condividere le proprie esperienze di orientamento e di vita sia dentro che fuori i confini del progetto

MINACCE

• eccessiva burocrazia nell’ attivazione dei tirocini, richiesta in particolare dalla Pubblica Amministrazione; • (modifica del quadro normativo regionale in materia di tirocini dal momento della progettazione a quello dell’effettiva implementazione)


Un primo elemento che emerge con forza è il forte apprezzamento espresso per gli elementi più “pratici”, ovvero la previsione, nel percorso, del tirocinio e di contenuti formativi non solo teorici ma direttamente calabili nei contesti, così come la presenza di modalità di trasmissione di competenze non solo d’aula, ma anche laboratoriali e sperimentali. Il tirocinio è stato, infatti, nelle narrazioni di quasi tutti/e un elemento fondamentale che ha permesso di applicare immediatamente le competenze acquisite e, al contempo, di sperimentarsi e sperimentare un contesto lavorativo, anche sulla base della nuova consapevolezza di sé emersa dal percorso di orientamento responsabile. Anche il fatto che, comunque, anche questo momento formativo fosse retribuito è stato particolarmente apprezzato.

Di contro, proprio il tirocinio ha rappresentato, secondo molti, anche un elemento di debolezza del progetto, per alcune sue caratteristiche che ne hanno in qualche modo ridotto o limitato la validità. Un primo elemento è la durata: le 55 ore previste, infatti, sono state ritenute troppo poche per potersi ambientare in un luogo di lavoro, prenderne pienamente conoscenza e svolgere quindi l’attività più consapevolmente. Un secondo elemento è stata la compressione temporale dello stesso che si è svolto in intervalli da due settimane a un mese e mezzo al massimo, tempistiche queste che forse non hanno permesso di sedimentare l’esperienza. Anche l’attivazione del tirocinio ha visto alcune criticità. Una più “pratica”, legata al fatto che la ricerca e l’attivazione dei tirocini è stata avviata nei primi mesi del 2015 e aveva come termine ultimo la fine di maggio, obbligando a un’accelerazione nella ricerca delle opportunità. Il tempo troppo breve per individuare la sede dello stage, raccogliere la documentazione ed attivare il percorso è stato vissuto con disagio da molti/e. È stato proposto da alcuni/e di loro di avviare la ricerca del tirocinio fin dall’inizio del progetto però questo si scontra con l’esigenza di arrivare a questa fase di ricerca con un certo livello di consapevolezza, ottenibile solo dopo la prima fase dell’orientamento responsabile.

La forte richiesta di autonomia da parte dei/lle partecipanti nella 37 ricerca e attivazione del progetto, che è stata richiesta dagli/lle operatori/trici con un intento formativo, ovvero di sviluppare la


responsabilità e la messa in gioco nella costruzione di un proprio percorso lavorativo, è stata vissuta in modo un po’ ambivalente. Da un lato, a mente fredda, questo elemento è stato molto apprezzato, e anzi indicato come punto di forza, proprio per il fatto che si sono resi conto del beneficio in autonomia che ha comportato, ma dall’altro lato è stato anche fonte di spiazzamento per l’abitudine, maturata nell’esperienza personale, in larga parte universitaria, di dover scegliere la sede di stage da un elenco precostituito e fornito. Quello che è stato rimproverato al progetto, e segnalato come punto di debolezza, è stata più che altro la non chiarezza fin dall’inizio su questo punto, che doveva essere comunicato con più forza. Apprezzata in modo davvero molto positivo è stata la strutturazione del progetto in due percorsi paralleli, uno individuale e uno collettivo. La sinergia tra queste due modalità diverse ma complementari ha in effetti aumentato l’efficacia del percorso, garantendo sia momenti di approfondimento personalizzato sul proprio percorso professionale ma anche, e forse soprattutto, di vita, sia momenti di gruppo che, oltre a permettere l’acquisizione di competenze utili a tutti/e, si sono rivelati soprattutto occasioni di condivisione e di stretta di relazioni importanti. Proprio questo forte portato relazionale è stato anche segnalato come punto di forza del progetto che ha permesso, anche grazie all’organizzazione per gruppi formativi e di lavoro non troppo ampi e a “geometria variabile”, l’annodarsi di rapporti tra i/le partecipanti che hanno favorito e sostenuto la reciproca crescita, anche creando un clima ed un ambiente favorevoli, e che restano come esito positivo anche dopo la chiusura del percorso stesso.

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Dal punto di vista degli strumenti, sono stati valutati come davvero molto utili ed efficaci il percorso di comunicazione efficace basato sul teatro, che ha favorito la creazione delle relazioni e facilitato la capacità di trasmettere la propria personalità, e la tecnica dell’autobiografia ragionata che ha permesso di chiarire e far emergere i fili connettori dell’esperienza personale, facendo anche scoprire o ri-scoprire competenze e capacità, non necessariamente formali, possedute dai/lle partecipanti, e da mettere a valore.

Un elemento che invece presenta una certa ambivalenza, ed una eterogeneità di punti di vista e valutazioni, è la compresenza nel percorso di quelle che sono state definite “le due anime”,


ovvero sia un filone legato all’orientamento più propriamente occupazionale e alla ricerca attiva del lavoro sia un filone legato all’autoimprenditività.

Molti/e hanno riconosciuto in questo una ricchezza dato che ha permesso di conoscere ed esplorare anche prospettive per loro inedite, aprendo delle porte su possibili percorsi di vita. Inoltre, in particolare, è stato riconosciuto che la prospettiva dell’autoimpresa è in grado di fornire strumenti e elementi utili anche in contesti di lavoro dipendente, supportando capacità progettuali e di messa in gioco in prima persona. Altri/e, però, hanno anche vissuto in modo problematico questa coesistenza dato che per alcuni l’una delle due prospettive, quella non ritenuta di interesse, è stata sentita come distante dalla loro esperienza e poco produttiva, e quindi in definitiva non utile, e che addirittura ha rischiato di sottrarre tempo al filone invece più interessante per loro.

In effetti, è stato da taluni/e segnalato come punto di debolezza del progetto la strutturazione dello stesso secondo un percorso uguale per tutti/e, a fronte invece di una eterogeneità di esigenze, e di aspettative, rispetto ai contenuti. Alcuni/e, infatti, avrebbero preferito l’attivazione di percorsi diversi, più calati sui bisogni specifici, orientandosi quindi verso percorsi più specialistici e perciò più “chiusi”. È da notare, a tal proposito, che in una prima fase del progetto si era effettivamente cercato di strutturare i gruppi formativi per nuclei di interesse, mantenendo sì un unico percorso formativo ma declinato sulle esigenze dei/lle partecipanti, maquesto poi è stato reso via via più difficile, quando non impossibile, dalla necessità di incastrare gli orari e le disponibilità dei/lle partecipanti. Una considerazione da fare, comunque, è che ad ogni modo un progetto che come questo mantiene una certa apertura garantisce la possibilità di un orientamento più flessibile, senza incanalare aprioristicamente in una strada i/le destinatari; una modalità che, forse, è più coerente con gli obiettivi di Giovani e Lavoro, e che va oltre l’iper-specializzazione dei percorsi di taluni progetti che, seppur permettono livelli di approfondimento tecnico molto alti, non asciano spazio agli elementi più relazionali e di crescita personale. Alcuni elementi molto pratici emergono come “elementi di disturbo”: gli orari e la dislocazione delle attività di gruppo sono

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stati talvolta visti con difficoltà, soprattutto per i molti spostamenti sulle due sedi di Verona e della Valpolicella. Certamente, però, la forte diversità degli impegni e delle provenienze geografiche nella provincia dei/lle partecipanti ha impedito, nonostante gli sforzi in tal senso, di soddisfare tutte le richieste.

Elemento esterno che ha giocato molto a favore della buona riuscita del progetto, notato da tutti/e i/le destinatari/ie, è stata la rete di relazioni sul territorio di cui sia Hermete che Mag disponevano al momento dell’attuazione del progetto. Tale rete, fatta anche di imprese e di referenti dei Servizi Territoriali, ha permesso, infatti, di individuare sedi di tirocinio particolarmente adatte alle esigenze espresse nel corso dell’orientamento, e/o di attivare connessioni e trovare risorse. Tale rete relazionale, insomma, si è rivelata fondamentale tanto nella ricerca del tirocinio e nel supporto al suo buon esito, quanto nella creazione di collegamenti per quei/lle destinatari/ie che, più orientati ad un percorso di autoimpresa, necessitavano di partnership, di mentoring o di risorse territoriali. Una minaccia che invece ha rischiato seriamente di minare la riuscita del progetto, ed in particolare l’ attivazione dei tirocini, è stato il carico burocratico richiesto, in particolare dalla pubblica amministrazione, per poter procedere all’avvio degli stessi. I/le ragazzi/e coinvolti/e si sono trovati a dover produrre una mole ingente di documenti in tempi ristretti, subendo rallentamenti e vivendo veri e propri disagi che sono arrivati quasi a impedire esiti favorevoli. Parallelamente, gli/le operatori/trici di progetto si sono trovati/e a gestire carichi amministrativi di non poco conto. Sarebbe necessario trovare forme per snellire questi processi, anche di concerto con la pubblica amministrazione. Tra l’altro, aggiungiamo come operatori/trici anche se, naturalmente, non è emerso dai/lle destinatari che ne erano all’oscuro, la modifica del quadro normativo regionale in materia di tirocini dal momento della progettazione a quello dell’effettiva implementazione ha impedito di svolgere le attività come preventivato, costringendo ad una ridefinizione in itinere degli interventi, con alcune incoerenze non del tutto sanabili. 40

In conclusione, possiamo dire che dall’analisi svolta emerge che il progetto ha avuto una sua tenuta di fondo, e che ha presentato punti di forza importanti che hanno permesso esiti anche piuttosto


positivi, pur nella consapevolezza di alcuni elementi critici da limare per migliorare la strategia complessiva in eventuali future edizioni dello stesso.

Da notare è, ad ogni modo, che alcuni elementi che erano in qualche modo nel DNA stesso del progetto, e che ne rappresentavano l’innovatività rispetto ad altri percorsi di puro inserimento lavorativo, sono stati collocati con convinzione dai/lle partecipanti stessi tra i punti di forza. Si fa riferimento, in particolare, alla strutturazione su più livelli (individuale e collettivo), alla compresenza di più stimoli diversi, alla scelta, fortemente voluta, di strumenti quali il teatro e l’autobiografia ragionata, che solitamente non trovano spazio in questa tipologia di progetti. Insomma, la strada intrapresa con Giovani e Lavoro, pur certamente perfettibile, punta effettivamente ai risultati sperati, operando non solo per accompagnare passivi/e cercatori/trici di lavoro, ma per formare, piuttosto, attivi/e lavoratori/trici in prima persona o, addirittura, creatori/trici di lavoro. Paolo Dagazzini Responsabile Ufficio Formazione e Progetti per l’Autoimprenditività sociale - Mag

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Sezione 4 Risultati

Intrecciare una rete Soprattutto nell’analisi SWOT, ma anche nell’analisi quantitativa, è emersa da parte dei partecipanti l’importanza della creazione di reti relazionali ai fini lavorativi. Oltre a essere una componente essenziale per lo sviluppo della propria personalità e per coltivare il senso del futuro, la rete è importante per conoscere e far conoscere le proprie competenze e capacità sia in termini formativi che lavorativi. Il fenomeno dell’importanza delle reti sociali (reti di relazioni, conoscenze e supporti) nelle politiche attive del lavoro è stato ampiamente studiato negli Stati Uniti a partire dagli storici studi di Mark Granovetter, ma scarsamente in Italia, nonostante risulti ormai una parte importante a livello lavorativo e personale.

Ciò che si rileva oggi purtroppo è che esiste ancora un maggior supporto per chi cerca il lavoro che si basa sul capitale umano, anziché sullo sviluppo di capitale sociale2. La rete, invece, non solo aiuta ad entrare in contatto con persone e organizzazioni utili alla ricerca del lavoro e per l’acquisizione di competenze specifiche in linea con le richieste del mercato, ma permette anche di essere parte di una “comunità”, di essere cittadini non soli soprattutto in un momento di crisi lavorativa, sociale ed economica. I partecipanti hanno infatti sottolineato all’interno del progetto sia l’importanza di condividere le difficoltà, le esperienze e le competenze, in un momento difficile come questo, sia la necessità di conoscere organizzazioni, aziende e persone che hanno costituito una rete di base sul mondo lavorativo utile per inserirsi e re-inserirsi nel mercato del lavoro più adeguato al loro profilo.

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Il capitale sociale è un concetto indagato nelle scienze sociali solo a partire dagli anni novanta, diventando via via fondamentale negli studi che analizzano le dinamiche di sviluppo della società. Per “capitale sociale“ si intende il bagaglio relazionale e valoriale di cui dispone una persona ( che può impiegare nei propri scopi). Il capitale umano è il bagaglio di conoscenze, competenze, abilità maturate e acquisite nella vita di una persona, e che vengono usate per elaborare e implementare azioni.

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Risultati in termini di orientamento La valutazione sulla fase iniziale di orientamento è stata effettuata incrociando i dati soggettivi rispetto alla sensazione di cambiamento nell’approcciare il lavoro e il proprio progetto in ambito lavorativo con i dati più oggettivi rispetto all’adeguatezza nell’esperienza pratica di tirocinio. In questo modo è stato possibile verificare se la scelta dell’ambito in cui svolgere il tirocinio fosse effettivamente il risultato di una buona riconfigurazione delle proprie competenze e di un chiarimento proficuo rispetto ai propri talenti e ai propri desideri.

Per quanto riguarda l’approccio più strettamente qualitativo riferito al proprio vissuto tutti e 18 i partecipanti si sono detti molto soddisfatti del percorso individuale svolto attraverso la metodologia dell’autobiografia ragionata e dei colloqui di scrittura e narrazione autobiografica. Il cambiamento è stato descritto come “un’uscita dalla nebbia”, un passaggio da uno stato di “confusione” a uno stato di “fiducia”, da un atteggiamento “indeciso” a una considerazione “soddisfatta” di sé e dei risultati raggiunti. Per quanto riguarda il giusto match con l’ambito professionale in cui è stato svolto il tirocinio, va qui sottolineato che le aziende che hanno ospitato i tirocinanti non erano predeterminate, ma sono state individuate e contattate ad hoc. Questo aspetto innovativo è stato percepito da tutti e tutte come un importante plus del progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile. Una persona soltanto ha riscontrato una discrepanza significativa tra i desiderata e l’ambito in cui è stato svolto il tirocinio, dovuto alla difficoltà di trovare un’azienda che accettasse un tirocinante in area amministrativa, mentre tutti gli altri partecipanti sono stati soddisfatti dell’esperienza di tirocinio.

Acquisizione di capacitá e nuove competenze

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Le formazioni di gruppo hanno avuto come obiettivo l’acquisizione di specifiche competenze nei diversi ambiti. Per la verifica di tale acquisizione si è deciso in fase di progettazione di non somministrare test, ma di prevedere momenti laboratoriali in cui mettere alla prova in modo pratico le nuove abilità acquisite, dando così modo ai partecipanti di autovalutarsi.


La formazione laboratoriale di tipo teatrale è stata forse quella più trasversale e particolare: il suo obiettivo principe era quello di far sperimentare nuove versioni di sé stessi, più sicure ed efficaci nell’esprimere i propri vissuti e intenti. Tuttavia ha avuto l’indiscutibile effetto secondario di sbloccare energie e vitalità nei partecipanti e creare fin da subito un clima di collaborazione e fiducia nel gruppo.

La formazione denominata Comunicazione grafica e Self Branding ha avuto l’obiettivo generale di fornire strumenti per identificare il cuore delle proprie competenze e per saperle promuovere attraverso vari canali: volantino, pagina FB, ecc. La verifica dell’acquisizione di tali competenze è avvenuta attraverso esercitazioni pratiche quali l’elaborazione di un biglietto da visita personale e la stesura ragionata del proprio profilo Linkedin. Questo ha fatto sì che a conclusione del corso i partecipanti potessero già usufruire degli strumenti fatti conoscere durante la formazione, quali: programmi di elaborazione grafica, provider di servizi stampa online, social network. Il corso avente come contenuto la gestione amministrativa in un’ottica di auto-impresa ha mirato all’acquisizione di conoscenze utili a pianificare e progettare un’impresa sostenibile, sia essa individuale o condivisa. Anche in questo caso la verifica è stata di tipo auto-valutativo attraverso un laboratorio pratico in cui ai partecipanti è stato richiesta la stesura di un business plan.

La giornata formativa dedicata all’analisi del curriculum vitae e alla gestione del colloquio di selezione mirava proprio ad aumentare la consapevolezza da parte dei partecipanti dell’importanza di questi due aspetti ai fini di una efficace ricerca di lavoro. Il conseguente confronto “pratico”, che si è esplicitato nella “correzione in plenaria” di alcuni dei CV dei partecipanti, ha rappresentato un contributo concreto: attraverso la maturata consapevolezza ed il conseguente innalzamento di conoscenze e competenze in merito, ha permesso di contribuire a rendere i CV dei partecipanti maggiormente “spendibili” ed efficaci nei confronti delle aziende potenzialmente interessate a queste professionalità.

Anche questo un passo importante nella direzione di riscoprire con fiducia i propri talenti e la propria autoefficacia nella ricerca 45 attiva del lavoro.


Infine, l’auto-formazione ha avuto due obiettivi formativi: la sperimentazione delle cosiddette Life Skills e Deep Skills e l’attivazione di quanto appreso all’interno dell’intero percorso Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile. Con il termine Life Skills si intendono le dieci competenze socio-esistenziali che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato nel 1994 come essenziali alla crescita di una persona equilibrata capace di affrontare il cambiamento e le difficoltà. Il termine Deep Skills si riferisce, invece, alle abilità profonde e trasversali che l’individuo potrebbe non essere consapevole di possedere, soprattutto perché non sono certificabili dai canali formali, e che ciononostante sono essenziali per affrontare le sfide del cambiamento e del lavoro contemporaneo. La ricerca attiva dell’ente ospitante per il tirocinio, supportata dalla tutor, aveva il preciso obiettivo di far sperimentare ai partecipanti un sentimento di auto-efficacia, ovvero la convinzione di avere tutte le abilità necessarie per affrontare un determinato compito. Considerato che i partecipanti riportavano esperienze di ricerca lavoro piuttosto deludenti e un conseguente abbassamento della spinta a una ricerca attiva, il fatto che la quasi totalità dei partecipanti sia riuscita nell’intento e si dica molto soddisfatta del risultato ottenuto è da ritenere un grande risultato.

Tirocinio di inserimento lavorativo

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L’esperienza del tirocinio è stata affiancata alla parte di orientamento e formazione con il preciso obiettivo di dare concretezza alle competenze acquisite e alle motivazioni riscoperte rispetto alle competenze pregresse. Proprio in quest’ottica si è deciso di accompagnare i 18 partecipanti alla ricerca di un’azienda o di una cooperativa adatte e disponibili a ospitarli per il tirocinio ma allo stesso tempo di motivarli a una ricerca attiva e autonoma della realtà lavorativa dove avrebbero svolto il tirocinio. Questo significa che il partecipante era messo nella situazione di mappare le proprie relazioni in essere e di trovarne altre ai fini della ricerca, mentre solo in un secondo momento la tutor subentrava con un’eventuale presentazione del progetto o la risposte ad altre specifiche richieste da parte dell’azienda, con l’unico scopo di fornire la cornice entro cui si inseriva l’esperienza di tirocinio. Questo aspetto è stato considerato


dal 100% dei partecipanti che hanno partecipato alla valutazione finale come un punto di forza del progetto poiché è stato un primo interessante banco di prova su cui sperimentare il ritrovato sentimento di auto-efficacia. Dal 50% dei partecipanti intervistati, tuttavia, è stato segnalato una scarsa comunicazione di questo aspetto con il conseguente punto di debolezza di aver dovuto agire questa ricerca in tempi molto brevi. Fortunatamente, come già accennato nella parte dedicata all’orientamento, la scelta dell’ente ospitante è stata ritenuta soddisfacente da diciassette partecipanti su diciotto.

I principali punti di forza sono stati invece riscontrati nell’aver potuto sperimentare le proprie abilità in un clima collaborativo e ospitale e in alcuni casi di aver potuto anche apprendere alcune nuove competenze tecniche specifiche dell’ambito d’interesse, inoltre per tutti i partecipanti è stato motivo di un proficuo allargamento della propria rete di conoscenze di professionisti nell’ambito professionale d’elezione. “Ciò che più mi è piaciuto è stato il tirocinio, breve ma intenso! Mi ha fornito nuove competenze, conoscenze e occasioni di confronto che altrimenti non avrei avuto.” [M.D. partecipante al corso] I principali punti di debolezza riscontrati per l’esperienza di tirocinio sono stati identificati all’unanimità nella breve durata (55 ore) e della complessità burocratica della normativa in merito. “La durata del tirocinio è stata troppo breve e non mi ha permesso di capire a fondo come veniva svolto il lavoro in questa azienda.” [A.M. partecipante al corso] Per quanto riguarda il tirocinio va segnalato che è stato effettuato da 11 partecipanti su 18, per vari motivi: un partecipante ritirato perché ha trovato lavoro a tempo pieno, un partecipante ritirato per scarsa motivazione, un partecipante perché non ha trovato la disponibilità da parte delle aziende nell’ambito scelto, gli altri quattro per i tempi lunghi di attivazione abbinati all’inizio di un nuovo lavoro a tempo parziale o tirocinio per altro corso. Questo 47 è stato senza dubbio il punto più fragile del progetto che andrà rivisto in sede di eventuale riprogettazione.


Risultati a livello lavorativo Per quanto riguarda il risultato ultimo del progetto, ovvero la soddisfazione in ambito professionale, possiamo dire che circa un terzo dei partecipanti che hanno svolto il tirocinio ha trovato lavoro presso la stessa azienda (3 partecipanti su 11 tirocini). Un altro partecipante ha ricevuto conferma di essere tenuto in considerazione per eventuali sostituzioni di maternità. Altri due hanno ricevuto proposte di colloqui in ambiti vicini a quelli dove è stato svolto il tirocinio, proprio grazie alla rete di professionisti attivata. In un caso il colloquio è stato effettuato e il soggetto è in attesa della risposta. Tra i 7 partecipanti che non hanno svolto il tirocinio per le difficoltà precedentemente citate 6 stanno attualmente lavorando. Ovviamente questo è dipeso principalmente dalla forza di volontà e dalla determinazione di questi giovani uomini e donne ma in alcuni casi si può ipotizzare che il cambiamento sia stato favorito dal progetto stesso. “Purtroppo non ho potuto fare il tirocinio ma per fortuna il motivo è che ho trovato lavoro da marzo a ottobre. È un’azienda con cui avevo già collaborato in passato…ma non ero mai riuscita ad ottenere un contratto così!” [A. T. partecipante]

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Sezione 5 Orientamenti

Riflettere per riprogettare In conclusione la parte più fragile del progetto è da ritenersi la ricerca e l’attivazione del tirocinio di inserimento lavorativo, da una parte per la scarsa comunicazione in sede di selezione sull’autonomia nella ricerca dell’ente e i conseguenti ritardi nell’attivazione, dall’altra, soprattutto, per il limitato numero di ore. A livello di contesto esterno a queste criticità si può aggiungere la parte burocratico-amministrativa che è stata modificata durante il progetto e ha presentato alcune difficoltà specifiche. Tuttavia l’esperienza in sé del tirocinio è stata percepita come parte essenziale del progetto, tanto per la messa in gioco delle nuove competenze e autonomie acquisite quanto per il contributo economico percepito.

Rispetto alle proposte del progetto maggiormente azzeccate, ovvero che rispondevano a un reale bisogno dei partecipanti, possiamo dire che si riferiscono al cuore stesso del progetto e alle modalità più innovative e originali: ricostruire le proprie competenze attraverso l’autobiografia ragionata e affrontare la comunicazione efficace attraverso il laboratorio di teatro. Un altro elemento che si è rivelato un punto di forza essenziale del progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile è da considerarsi la forte rete di relazioni fornita da Mag e Hermete insieme a quella costruita all’interno del gruppo, grazie anche alla peculiare configurazione della proposta formativa, che prevedeva la presenza sia di una parte più personale, i colloqui individuali, sia di una parte maggiormente relazionale, le formazioni di gruppo. A livello pratico è stata segnalata l’importanza della formazione teoricopratica riguardante la gestione del curriculum vitae e del colloquio, supportata dal lavoro pregresso di emersione delle proprie risorse e delle connessioni tra aree della propria vita non più indagate, e la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito in un ambito scelto 49 a seguito dell’orientamento. Alcuni elementi, infine, hanno rivelato all’interno del progetto luci


e ombre e andranno pertanto attentamente ricalibrati in sede di nuova progettazione. Il più importante di questi è probabilmente la formazione, che è stata molto diversificata, soprattutto secondo la suddivisione nelle due anime riscontrata grazia all’analisi SWOT: “competenze per l’orientamento” e “competenze per l’auto-imprenditività”. A monte di questo, anche l’eterogeneità del gruppo per quanto riguarda sia l’ambito professionale che il bisogno di orientamento o di strumenti per l’auto-imprenditività va considerato un elemento di difficile valutazione: grande ricchezza per alcuni che hanno tratto giovamento da questa contaminazione, grande ostacolo per altri che si sono sentiti affaticati da contenuti formativi e stimoli lontani dalle loro esigenze. Come già accennato, queste due anime erano state già prese in considerazione in sede di progettazione ed era stata trovata una risposta semplice ed efficace: due gruppi differenziati. Tuttavia le esigenze legate all’intreccio delle vite quotidiane, compresse tra famiglia, lavoretti saltuari e ricerca di lavoro, hanno avuto la meglio su questa suddivisione che rispettava le differenze sostanziali tra chi voleva mettere ordine nel proprio percorso lavorativo e chi desiderava avere nuovi strumenti per raggiungere l’obiettivo lavorativo che già aveva chiaro.

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A questo proposito è interessante notare che la precarietà a livello lavorativo ha ovviamente ripercussioni su larga parte dell’esistenza individuale e un passo importante per i giovani uomini e donne che hanno partecipato a Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile è stato quello di trasformare la propria quotidianità in modo da poter comprendere momenti dedicati a sé stessi/e e alla ricerca del proprio benessere lavorativo. Questa trasformazione dello spazio/tempo da dedicare al progetto e quindi a sé stessi/e non è andata sempre a buon fine e in alcuni casi è sembrata mancare una certa reciprocità tra il ricevere dal percorso e il dare alla rete che si stava creando insieme. Un aspetto su cui si è fin da subito attirata l’attenzione è stata, infatti, la responsabilità di affrontare questa esperienza in modo proficuo per sé stessi/e e responsabile verso altri e altre che potranno in futuro usufruire di questo progetto, migliorato soprattutto grazie ai rimandi di chi lo ha già sperimentato. In conclusione possiamo affermare con soddisfazione che con il progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile si è data una risposta concreta importante al problema della dispersione


di energie e talenti e alla passivizzazione di un’intera generazione di giovani che sono fra i maggiori pericoli di questo periodo di crisi e forte incertezza. L’aspetto forse più originale del progetto è stata proprio questa attenzione alla singolarità delle persone su cui ha investito aggiustando la proposta sulle reali esigenze di ognuno e ognuna, così come una brava sarta farebbe con un vestito su misura. La stessa modalità di selezione, realizzata attraverso la metodologia attiva dell’autobiografia ragionata, ha voluto mettere fin da subito al centro il soggetto con il suo ricco bagaglio di saperi ed esperienze, luogo reale e insieme metaforico da cui è possibile partire per far emergere passioni e capacità dimenticate e inutilizzate, che è invece indispensabile che non vadano sprecate. Partire dall’orientamento e da un lavoro individuale su di sé ha significato per ognuno e ognuna dei 18 partecipanti impegno attivo e faticosa ricerca personale con l’obiettivo di sostenere la costruzione di un progetto importante su cui investire le proprie competenze e i propri desideri. La ricerca di un tirocinio specifico per ognuno e ognuna – non omologato su poche aziende pre-stabilite – ha avuto il preciso significato di aprire porte sulla base di inclinazioni e talenti, in una logica di medio-lungo periodo, piuttosto che puntare solo sul collocamento, direzione presa invece dai servizi al lavoro regionali che puntano su formazione tecnicistica in base alle vacancies. Riteniamo che questa strategia sia probabilmente adatta a un fuoriuscito adulto, a cui restano pochi anni di lavoro, ma non a un giovane, che è una risorsa potentissima di saperi ed energia, per sé e per tutta la Comunità in cui vive. Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile scommette con coraggio che la Comunità in cui seminare le proprie capacità e coltivare i propri progetti possa essere l’Italia.

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Chi siamo

Hermete Onlus, Cooperativa Sociale dal 2002, nasce nel 1997 come gruppo di giovani uniti in un’associazione socioculturale. Oggi la Cooperativa conta 23 soci tra i 20 e i 40 anni e lavora in più ambiti, ma la sua originale nascita le ha permesso di mantenere negli anni una spiccata sensibilità verso tutti quei gruppi che in maniera informale attivano e sviluppano partecipazione giovanile. Il progetto di costituire una Cooperativa Sociale ha preso forma dal desiderio di creare un lavoro in ambito sociale in cui si possa essere protagonisti attivi, in modo da conciliare l’attività professionale con le aspirazioni personali e della comunità, permettendo ai soci di avere un impegno più concreto, organizzato e continuo nelle attività svolte sul territorio. Grazie ad una gestione democratica ed etica delle attività promosse e grazie alla formazione continua dei soci nell’acquisizione di nuove tecniche innovative, la Cooperativa ha permesso l’apertura di un canale importante per le nuove generazioni che si attivano e vogliono lavorare nel campo del sociale. La mission della Cooperativa fondata nel proprio Statuto è chiara: “perseguire l’interesse generale della comunità volto alla promozione umana e all’integrazione sociale attraverso l’attivazione di servizi socio assistenziali ed educativi”. La Cooperativa da anni realizza progetti sociali, educativi, culturali e formativi che influenzano in maniera positiva il servizio sociale del territorio, in modo particolare a favore di minori, giovani e famiglie. La cooperativa si occupa di servizi in convezione (es. servizi sociali, gestione biblioteche, ecc…) con Comuni, Ulss22 e Scuola, di progetti di stampo regionale, nazionale ed europeo e di progetti di privato sociale che coinvolgono reti locali e 53 internazionali. www.hermete.it - 0456895148 -  coop@hermete.it


La Mag. Soc. Mutua per l’Autogestione nasce a Verona nel 1978 sulla scia di tante esperienze di autogestione che si costituiscono in Italia nel lavoro industriale, in agricoltura, e nei nascenti servizi territoriali. Fin dall’inizio la Mag orienta i/le associati a ripensare l’uso del denaro privato e ad indirizzarlo ad attività sociali e mutualistiche e nasce così la finanza etica e solidale. Scopo della Mag, anche attraverso il Centro Servizi dedicato, è promuovere e accompagnare con percorsi di orientamento, di formazione professionale/ culturale, di servizi imprenditivi e di micro finanza, imprese associative e di lavoro non a scopo di lucro condotte con il metodo dell’autogestione (cooperative mutualistiche, associazioni d’impresa, fondazioni di comunità, onlus). Mag pone molta attenzione al campo formativo, organizzando numerosi percorsi in cui vengono affrontate le tematiche legate all’autoimpresa e dell’economia sociale, sia dal punto di vista tecnico che da quello relazionale e non formale. Mag Mutua è accreditata presso la Regione Veneto alla Formazione Continua.

Una cura particolare viene anche dedicata all’ accompagnamento al lavoro e all’orientamento lavorativo, accogliendo soprattutto giovani disoccupati, inoccupati e sottoccupati o adulti espulsi dal mercato del lavoro e supportandoli in percorsi di inserimento e reinserimento occupazionale. Mag Servizi è accreditata presso la Regione Veneto ai Servizi al Lavoro. Le realtà autoimprenditive collegate stabilmente alla Mag sono oltre 400 e oltre 900 sono state le imprese sociali nate e cresciute con i supporti della Mag nel tempo.

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Dal 2005 la Mag ha attivato, uno sportello di microcredito, per far fronte sia alle emergenze di singoli/e, che alle esigenze degli avvii di nuove imprese. www.magverona.it - info@magverona.it - Tel. 045-8100279


Ringraziamenti

Il progetto Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile è stato sostenuto da Fondazione Cariverona Banca Popolare di Verona È stato progettato e coordinato con passione ed impegno da Hermete Società Cooperativa Sociale Onlus con l’apporto di Mag Società Mutua per l’Autogestione È fiorito grazie all’aiuto e all’entusiasmo di Per mag: Loredana Aldegheri, Paolo Dagazzini, Giulia Pravato, Maria Teresa Giacomazzi, Enrico Veronese, Enrico Belgrado, Gemma Albanese, Stefania Colmelet e Paola Girelli Per hermete: Giulia Lonardi, Valentina Salzani, Roberta Fasani, Elly Zampieri, Simone Perina, Laura Girelli, Francesca Benetti Grazie ai talenti e alla costanza di Miriam, Abigail, Peter, Ruth, Tommaso, Arianna, Martina, Sara, Elisa, Umberto, Ivan, Giulia, Agnese, Lorenza, Giorgia, Marco, Jessica e Davide Con la disponibilità ad accogliere i partecipanti per l’esperienza di tirocinio di MAG Società Mutua per l’Autogestione; Banca Popolare di Verona; Fondazione AIDA; Antichità e Restauro Marastoni SNC; Filo Continuo Cooperativa Sociale Onlus; Giuseppe Cappelletti Soc. Coop.r.l. Onlus; Cantina Castelnuovo del Garda; Agespha Cooperativa Sociale Onlus; Azalea Cooperativa Sociale A R.L. - Klinikòs servizi per l’età evolutiva; La Mano 2 Cooperativa Sociale a R.L.; L’Alveare Cooperativa Sociale Onlus Con il partenariato dei comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Sant’Anna d’Alfaedo, San Pietro In Cariano, Negrar, Brentino Belluno

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Impaginazione e grafica a cura di Laura Girelli - Hermete Comunicazione Sociale GIUGNO 2015 www.hermete.it


"Giovani e Lavoro. Un orientamento responsabile" REPORT CONCLUSIVO  
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