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Sommario

APPUNTIRIDE

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PRIMO PIANO

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Il Progetto del Progetto

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RICERCA

Il calcolo delle emissioni di un’infrastruttura viaria La pianificazione portuale: indicatori per la VAS

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INGEGNERIA

Standardizzazione e contestualizzazione nella redazione dello SIA

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LEGISLAZIONE

La necessità di nuove Norme Tecniche per la VIA

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NOI

L’opinione del Direttore tecnico IRIDE articoli e convegni...

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Il Progetto del Progetto

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Ogni giorno che ci si dedica alla propria attività professionale si rimane colpiti dalla differenza di atteggiamento esistente tra gli attori di un iniziativa. La norma italiana prevede il noto dualismo tra proponente e valutatore. Ci si può riferire ad un semplice ed “innocuo” edificio in un centro storico per il quale si persegue una ristrutturazione di poche decine di migliaia di euro, ovvero ad un opera pubblica che implica risorse di centinaia di migliaia di euro se non di milioni ma l’atteggiamento è sempre lo stesso. Da un lato chi vuole perseguire l’intervento dall’altra chi lo deve “giudicare” e, si badi bene, la distanza e l’assenza di dialogo deve essere assicurata!!!! Dalle piccole cose, anche a titolo personale, all’esperienza professionale che culmina nell’attività di Direttore Tecnico di IRIDE non mi capacito di questo atteggiamento. Lo comprendo, ma ritengo che sia il caso di iniziare a muovere passi in direzioni differenti qualora si voglia pervenire in modi e tempi significativamente validi alla realizzazione di opere, qualora siano veramente utili e correttamente ideate e seriamente progettate. Se si parte dal presupposto che chi affronta un iter progettuale ed impegna risorse per vedere trasformata un’idea in “quel” documento che ne consente il perseguimento attraverso la sua realizzazione (il Progetto approvato per l’appunto) lo fa per dare riscontro ad un’esigenza che, per le opere pubbliche, vuol dire un fabbisogno della collettività, l’esperienza maturata mette in risalto che non è corretto lasciare alla prassi o ad analogie la parte più importante del processo progettuale che si ritiene sia la sua impostazione. Il Progetto con la “P” maiuscola ha bisogno di una sua attenta specificazione e non ci si riferisce agli aspetti tecnici che per la maggior parte dei casi sono ben individuati dalle leggi, dalle norme, dai disciplinari quanto piuttosto al suo iter approvativo. Si potrebbe pensare che anche per questo la disciplina tecnico-giuridica ed amministrativa ha delineato la gran parte dei passi da compiere ma la realtà delle cose mette in risalto che ciò non è proprio vero o per lo meno non è vero se si vuole raggiungere un obiettivo che non è scritto in nessun atto normativo ma che è tanto più essenziale quanto più l’opera in questione è di rilievo. Questo obiettivo è il raggiungimento del consenso, della condivisione dell’iniziativa per il successo dell’iter approvativo. Cosa intendiamo per consenso? Forse potremmo dire la convergenza di più obiettivi diversi e contrapposti. Questo potrebbe spiegare anche un altro fenomeno: la maggiore complessità nell’iter approvativo avviene durante la fase della determinazione della sua Compatibilità am-

AI Numero 2 15/07/2013

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AI 2 bientale. Con ciò non si vuole supportare una tendenza, molte volte diffusa, di porre al centro di molte decisioni l’aspetto ambientale, ne tanto meno far assumere un ruolo troppo centrale alle funzioni del Ministero dell’Ambiente (e commissioni collegate) ovvero agli assessorati regionali dell’Ambiente, (nelle loro varie denominazioni) perché i termini della questione non sono questi, ma è indubbio che occorre capire perché le maggiori criticità si manifestano proprio in questa fase. Una cosa è certa: tutti si attendono molte risposte da questa procedura e

La materia ambientale ha un carattere di Sistema, strutturata da elementi interagenti...

l’impossibilità di ottenerle manda in crisi il sistema. Allo scopo si prova ad introdurre un ulteriore concetto: quello del “Progetto partecipato”. Il termine è certamente forte e non si vuole fare confusione ma solo racchiudere in due parole un percorso logico e culturale che, pur se personale, può ben racchiudere l’evoluzione di un iter di “maturazione” di una disciplina molto giovane. Già negli ultimi anni diverse esigenze ed idee sono nate e si sono sviluppate per far si che il dualismo tra il “progetto e la valutazione” fosse sempre più limitato ma nulla da fare: la contrapposizione è strutturale. Al contempo si assiste alla entrata in vigore di un’altra disciplina: la Valutazione Ambientale Strategica. Molti ci insegnano che questa si differenzia sostanzialmente dalla prima perché è un processo e non una procedura. Oltre ad un esercizio linguistico non si trova la differenza visto che in molti casi siamo di nuovo a presentare un piano e a volerne la sua approvazione!!!! Un più attento studio e l’applicazione a casi concreti ha invece portato ad una convinzione: occorre esplicitare la “progettazione per obiettivi”. Si potrebbe dire: nulla di nuovo! Forse si ma certamente con l’aumentare delle “pratiche” approvative molte cose rimangono nei cassetti ed invece è il caso di esplicitarle o meglio maturarle con la giusta convinzione. Al riguardo ci si chiede: cosa ha insegnato la VAS a noi cultori ed amanti della VIA? Nella pratica non lo so, ma nella logica e nella dialettica ci ha chiarito la necessità di “partecipare” e

Il Progetto Partecipato come soluzione che emerge da un percorso condiviso

“confrontare” le nostre idee con quelli che sono i principali assi portanti del sistema ambiente e di lavorare manifestando gli obiettivi che si vogliono perseguire. Ecco perché si parla di progetto partecipato, ovvero non di una soluzione unilaterale ma di una soluzione che emerge, si definisce, matura alla fine di un percorso che vede coinvolte ed interessate tutte quelle figure e tutti quegli interessi che nelle note che precedono si sono definiti sistemici e per i quali occorre trovare il giusto equilibrio di convergenza. Quanto sopra potrebbe rappresentare un importante passo in avanti per svolgere iter autorizzativi in modo più efficace e rapido ma si rende necessario attribuire ad ogni attore che intende partecipare al processo il proprio ruolo: non si può assistere infatti ad uno stakeholder che mette in dubbio le istanze del proponente così come, al contempo, quest’ultimo non deve rispondere in modo semplicistico ai quesiti quanto piuttosto corroborare le proprie affermazioni con studi e approfondimenti all’altezza della situazione. Solo per evidenziare un tema, il primo atto di un simile processo dovrà essere la predisposizione di un “disciplinare” per l’intervento al dibattito. Chiarito ciò, quali sono le fasi e che cosa può fare il Proponente/progettista di un’opera pubblica? E’ questo il tema sul quale si sta riflettendo e si sviluppano i ragionamenti in atto sia nel settore di “ricerca” che in quello della pratica di I.R.I.D.E. Sono molte, infatti, le diverse importati occasioni per sviluppare questa teoria: noi cerchiamo di proporla e di svilupparla in quanto convinti che “prevenire è meglio che curare” ma certamente la mancanza di una struttura normativa mette in difficoltà detto processo e fondamentalmente occorre maggior tempo e l’impego di maggiori risorse che in un momento di crisi non è facile individuare.

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Il calcolo delle emissioni di un infrastruttura viaria Argomento di spicco delle tematiche ambientali legate alle infrastrutture viarie—così come della vita quotidiana—è l’inquinamento legato al traffico veicolare. Innovazione sui motori, sui catalizzatori, strategie di gestione del traffico, targhe alterne, insomma chi più ne ha più ne metta. In attesa della diffusione delle auto elettriche (ormai valutate quale panacea per i problemi ambientali legati al traffico veicolare—resterebbero poi da capire le tematiche legate alle fonti da cui si alimentano, ma per ora accontentiamoci!!) oggi ancora ci si chiede quanto in realtà emetta il traffico veicolare. L’analisi risale alla fonte del problema: non quanto respi-

riamo (concentrazioni) ma quanto produciamo (emissioni). La prima tematica coinvolge processi di diffusione (dispersione, chimica dell’aria ecc) che possono favorire o peggiorare la diluizione degli inquinanti in atmosfera. Agendo sulla seconda

Valutare le reali condizioni di circolazione per giungere ad una corretta stima delle emissioni

tematica si tenta di ridurne la produzione, assicurando con certezza la riduzione degli inquinanti. Numerosi studi (JRC—IET della EU) hanno dimostrato come i cicli di omologazione dei veicoli sottostimino le emissioni se paragonati a cicli di guida reali. Quanto agognato dalle normative europee attraverso l’imposizione di normative sempre più stringenti nei cicli di omologazione rischia di venire vanificato poiché non si considerano i reali cicli di guida, e le emissioni che ne derivano. Certo in termini relativi è sicuramente meglio guidare un Euro 5 piuttosto che un Euro 0, tuttavia i benefici previsti dall’uso di tale tecnologia potrebbero essere molto minori di quelli sperati!!! In tale ottica, l’impegno di IRIDE continua nello sviluppo ed il miglioramento di metodi innovativi per la valutazione delle emissioni da traffico veicolare, grazie ad un’attiva collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Roma Tre, volta al superamento degli attuali limiti dei modelli previsionali, al fine di poter giungere ad una corretta stima degli inquinanti, e definire con efficacia ed efficienza le strategie da mettere in campo per la loro riduzione.

La pianificazione portuale Indirizzi per la VAS mediante la definizione di indicatori Lo spunto per la definizione di un nuovo metodo nasce dalla constatazione di un certo divario tra quanto indicato dalla normativa in materia ambientale e la pratica applicazione sia da parte del Proponente/progettista sia del “Valutatore”: se da un lato infatti all’interno delle Norme in materia ambientale è riportato l’elenco delle informazioni che devono necessariamente essere contenute nel Rapporto ambientale, nel campo applicativo si avverte la mancanza di un metodo che possa indagare e valutare in modo completo e oggettivo tutte le possibili interazioni che la fase di pianificazione può avere con l’ambiente. Da qui l’idea di mettere a punto una metodologia oggettivamente riconducibile alle valenze dell’iniziativa, ed in particolare alle valenze di sostenibilità connesse con la pianificazione di un porto commerciale.

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I requisiti del metodo: Oggettività Coerenza ambientale Ottimizzazione ambientale Completezza degli studi Flessibilità Misurabilità Aggiornabilità Positività Valenza del progetto

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AI 2 Si sono individuati 10 macro-obiettivi di sostenibilità, per i quali sono declinati gli obiettivi specifici di sostenibilità, le azioni ad essi correlate e i possibili effetti indotti. Ad ogni effetto è associato uno o più indicatori per i quali vengono specificati: la definizione, l’unità di misura, le quantità di riferimento e il metodo per stimarlo. Dall’applicazione del metodo risulta possibile, mediante il calcolo degli indicatori, ottenere valori direttamente correlabili con le azioni di pianificazione e gli obiettivi di sostenibilità.

I 10 obiettivi di sostenibilità dell’iniziativa portuale: 1. Migliorare la mobilità e ridurre il traffico inquinante 2. Utilizzare le risorse ambientali in modo sostenibile, minimizzandone il prelievo 3. Garantire la protezione idraulica del territorio 4. Tutelare la biodiversità e ridurre la pressione antropica sui sistemi naturali 5. Promuovere il benessere sociale 6. Migliorare la qualità del waterfront 7. Ridurre l’inquinamento 8. Promuovere il confronto e l’integrazione in materia ambientale 9. Aumentare gli investimenti per la protezione e la valorizzazione dell’ambiente 10. Garantire il possibile sviluppo dell’infrastruttura portuale

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Standardizzazione e contestualizzazione nella redazione dello SIA E’ certamente una disciplina abbastanza matura per la quale i professionisti e le strutture che sviluppano i documenti necessari per i suo svolgimento si sono ormai dotati di uno standard e di una metodica di lavoro, quale frutto di anni di applicazione e, principalmente, di confronto con le Autorità Competenti. Nel caso dell’Istituto per la Ricerca e l’Ingegneria Dell’Ecosostenibilità tale metodica ha permesso di creare un vero e proprio standard interno che viene esteso anche ai professionisti che a

Priorità nella definizione di uno standard e di una metodica di lavoro per lo sviluppo di SIA ormai consolidata con successo da parte di I.R.I.D.E.

vario titolo collaborano con l’Istituto stesso. Tale modo di lavorare ha portato ad indubbi vantaggi e buoni successi nel confronto con il Valutatore. L’esperienza ha evidenziato che i punti centrali dello Studio di Impatto Ambientale sono diversi e distribuiti, in modo omogeneo, in tutti e tre i quadri riferimento indicati dal DPCM 27.12.1988, ma certamente essenziale è il modo di articolare il quadro di riferimento ambientale, in quanto in esso occorre trovare i punti centrali dell’analisi. Allo scopo lo standard di IRIDE prevede che ogni componente sia articolata in tre parti: 

Temi e metodologia di lavoro, finalizzato ad inquadrare i termini del problema, ossia i temi oggetto di analisi condotto, motivando le scelte operate attraverso la ricostruzione del nesso di causalità che lega Azioni di progetto – Fattori causali di impatto – Tipologie di impatti potenziali;

Quadro conoscitivo, volto a fornire le conoscenze riguardanti i temi oggetto di analisi così come definiti al punto precedente;

Rapporto Opera-Ambiente, volto a documentare l’esistenza e la rilevanza degli impatti attesi, in ragione delle informazioni sullo stato dell’ambiente, dell’esame di dettaglio delle azioni di progetto e delle misure di mitigazione da sintetizzare anche nel Quadro progettuale.

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AI 2 Altro aspetto che si ritiene fondamentale è quello di svolgere un’accurata analisi dell’opera in progetto con specifico riferimento alla componente indagata, in termini quindi non di generica sintesi dell’intero progetto, ma di una sua lettura rivolta ad identificare quegli aspetti che rilevano rispetto alla componente in esame. Tale lettura del progetto viene compiuta considerando l’opera rispetto alle sue tre seguenti dimensioni: 

Opera come realizzazione, comprendente l’insieme delle attività, aree e quantità che risultano in gioco a partire dall’approntamento delle aree di cantiere/lavorazione sino al completamento della costruzione;

Opera come manufatto, avente ad oggetto l’opera in quanto elemento fisico

Opera come esercizio, comprendente le attività e le quantità che risultano in gioco durante il funzionamento dell’opera.

Il passo successivo è quello della definizione del rapporto opera-ambiente. Questo viene sviluppato per ogni singolo impatto potenziale che è stato selezionato e determinato con attenzione e chiarezza nei precedenti passaggi metodologici. Ognuno degli impatti potenziali individuati è oggetto di specifica analisi per documentare se ed in quali termini l’impatto potenziale, a fronte delle informazioni contenute nel Quadro conoscitivo, dia luogo ad impatti reali. Ne deriva la stima e la valutazione dell’impatto atteso,

Passo cruciale di un SIA è la definizione del rapporto operaambiente ivi inclusa la determinazione delle azioni di mitigazione degli impatti e/o della necessità di proposte di compensazioni

condotta affrontando nel dettaglio le azioni di progetto e considerando anche gli interventi di mitigazione. In questa ottica, per ciascuno dei temi di lavoro configurati dagli impatti potenziali precedentemente selezionati si produce una:

 Sintesi del quadro conoscitivo (principali caratteristiche);  Sintesi delle attività svolte ad approfondire le conoscenze (eventuali monitoraggi ed indagini specifiche) o gli effetti (simulazioni);

 Sintesi della rilevanza degli impatti e delle misure/interventi di mitigazione previsti, mediante schemi e tabelle riassuntive (ad esempio, nel caso della componente Rumore, tabelle con percentuali di ricettori fuori norma nello scenario post operam ed in quello post mitigazione; nel caso della componente Atmosfera, tabella con indicazione delle percentuali di variazione tra i valori di concentrazioni per ricettori campione nello scenario ante operam e post operam).

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La necessità di nuove Norme Tecniche per la VIA Si può affermare che questa necessità è originata da almeno 2 ordini di motivi. Da un lato quello ufficiale che è rappresentato dalla emanazione della parte seconda del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, entrata in vigore il 31 luglio 2007, che all’art.34, fa esplicito riferimento

L’Art-34 D.lgs. 3 Aprile 2006 n°152 è lo strumento ufficiale per il perseguimento delle reali necessità operative.

alla revisione delle norme tecniche esistenti per la VIA, dettate, da sempre, dal DPCM del 27.12.88, e alla introduzione delle norme tecniche per la VAS, ancora mai elaborate a livello nazionale. Dall’altro quello operativo, visto che l’introduzione del nostro ordinamento della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e il riordino della normativa esistente in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), coordinandola – tra l’altro - con le procedure per la VAS e con l’autorizzazione ambientale integrata (AIA), impone di fatto l’aggiornamento e l’adeguamento delle norme tecniche in materia di valutazione ambientale. Occorre dire che chi si è impegnato nel finire dell’anno 1988 a disegnare e poi redigere le così dette “norme tecniche” ha fatto un lavoro eccelso e certamente illuminato (avendo avuto il piacere di conoscere gli autori non poteva che essere così) ma ciò nonostante credo che occorre dire che la necessità di un aggiornamento è troppo evidente tanto da non poter essere ancora procrastinata.

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L’opinione del Direttore Tecnico E’ stato con vero piacere che ho ricevuto pochi giorni fa una lettera del nuovo Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma (ing. Carla Cappiello) che mi comunicava la nomina a Presidente della Commissione “Valutazioni ambientali” dell’Ordine stesso. Il motivo di soddisfazione è senz’altro doppio. Il primo è legato al fatto che il nostro obiettivo di professionisti e “cultori” della materia ambientale è nutrito dalla possibilità di esercitarsi e impegnarsi nella ricerca del miglioramento della materia non solo in linea pratica ma anche per gli aspetti più propriamente scientifici e teorici: senza questa nuova linfa si rischia di finire tra quelli che stanno burocratizzando e rendendo sempre meno nobile la materia della protezione ambientale che invece deve trovare ampia diffusione e consapevolezza. Il secondo motivo è legato al fatto

Nuove iniziative anche in sinergia con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma

stesso di poter operare al fianco ed all’interno del “rinato” Ordine degli ingegneri della Provincia di Roma, Ordine senz’altro significativo ed importante nel panorama nazionale ma che per molti anni, almeno a quello che mi risulta, ha sonnecchiato ed è, come dire, imploso. La nuova dirigenza ha preso con energia in mano l’Ordine e il suo obiettivo è quello di arricchirlo, di renderlo più presente non tanto e non solo nella sua sede ma principalmente verso gli iscritti e le istituzioni. Finalità che sono più che condivisibili e che ben si adattano alla materia ambientale. E’ per questo che con il Presidente, con il Coordinatore delle Commissioni Tematiche (ing. Manuel Casalboni) e con il coordinatore del settore ambiente (ing. Monica Pasca) l’idea è di sviluppare iniziative volte sia a dare un contributo ai colleghi iscritti ma anche e soprattutto a prospettare alle istituzioni idee e chiavi di lettura utili per il miglioramento delle attività di tutti i giorni, con l’ambizione di poter essere utili anche in caso di miglioramento della normativa (es. norme regionali ovvero nazionali anche con un confronto con eventuali altri Ordini interessati). E’ per questo che volentieri invito tutti i lettori del presente notiziario ad iscriversi alle commissioni dell’Ordine (attraverso il sito www.ording.roma.it) e perché no a quella “Valutazioni Ambientali” in modo da poter dare avvio ad un serie di idee ed iniziative che ho già in mente e che sarò ben felice di esporvi alla prima riunione utile.

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IRIDE articoli e convegni... AIR POLLUTION - Siena 2013 Continua il filone di ricerca sviluppato con la collaborazione del dipartimento di Ingegneria dell’Università di Roma 3, che ha visto la partecipazione del gruppo di lavoro alla 21st International Conference on Modelling Monitoring and Management of Air Pollution (3—5 Giugno 2013, Siena). Gli argomenti trattati durante la conferenza sono stati molteplici, spaziando dalle metodiche di analisi degli inquinanti, alle tecniche di monitoraggio, nonché alla definizione di modelli per la previsione delle emissioni. Proprio su quest’ultimo tema si concentrano gli studi del gruppo di lavoro, il quale ha presentato un contributo dal nome: “Investigating

the influence of highway traffic flow condition on pollutant emissions using driving simulator”. Le analisi hanno riguardato lo studio delle influenze sugli stili di guida, delle interferenze veicolari valutate su un'infrastruttura autostradale. Gli atti del convegno sono stati raccolti nella pubblicazione “Air Pollution XXI” ISBN:978-1-84564-718-6 J.W.S.Longhurst & C.A. Breb-

bia, WIT Press.

Le Strade: Il Progetto del Progetto Con l’obiettivo di ampliare il dibattito relativo alla materia, è stato pubblicato sulla rivista specializzata “Le Strade” l’articolo dal titolo “Il Progetto del Progetto”. I contenuti dell’articolo sono stati già citati nella parte di Primo Piano del presente numero di appunti. Per chi volesse approfondire la tematica si rimanda all’articolo del n°3/2013 di Le Strade, in cui è ne è presentata una versione estesa.

Le Strade: Bollino verde per Terre e Rocce In uscita nel prossimo numero di “Le Strade” l’articolo Bollino verde per Terre e Rocce. L’articolo affronta la tematica, ormai sempre più attuale, delle Terre e Rocce da scavo, descrivendo ed evidenziando le peculiarità del nuovo regolamento. I recenti sviluppi stanno portando notevoli modifiche nel quadro normativo, che, specificatamente al tema in questione, vede un grande fermento, con l’emanazione di nuovi decreti e leggi, i quali sono volti (o almeno ci provano!) a regolare l’uso di risorse non rinnovabili (quali le terre e rocce da scavo) al fine di perseguire gli obiettivi più generali di sostenibilità, ai quali “lo Sviluppo” ormai è costretto a tendere. Nell’articolo vengono sintetizzate le logiche del DM 161/2012 con particolare riferimento all’elaborato “Piano di Utilizzo”. Quest’ultimo elaborato rappresenta la principale novità introdotta dal DM e ne rappresenta anche il cuore metodologico.

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Anteprima

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PRIMO PIANO

Lo Schema Direttore Ambientale: uno strumento per la progettazione dell’ambiente

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RICERCA

La Greenway

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INGEGNERIA

L’analisi del rischio come strumento per il controllo dell’impatto ambientale di alcune situazioni specifiche

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LEGISLAZIONE

La continua evoluzione delle norme come momento di deresponsabilizzazione dei tecnici

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NOI

L’opinione del Direttore tecnico IRIDE a convegni e seminari

Partecipare alle ricerche di IRIDE

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La costruzione di IRIDE, come soggetto capace di coniugare teoria e prassi, ricerca ed applicazione, è un’operazione che si rinnova ogni giorno e che trova nel “fare” quotidiano la sua linfa. Dal confronto con le problematiche che di volta in volta si prospettano nello svolgimento della sua attività di società di ingegneria ambientale, IRIDE coglie occasione per individuare nuovi ambiti di speculazione e per sperimentare approcci innovativi che sappiano dare risposta a quesiti ricorrenti nella pratica professionale. Così è nata la ricerca “Sostenibilità ambientale delle infrastrutture ferroviarie”, sviluppata insieme ad Italferr S.p.A. – UO Ambiente ed Archeologia, come anche quella riferita al “Progetto del Progetto”, ossia alla costruzione di un processo progettuale che, percorrendo in modo differente sentieri già tracciati dal dettato normativo, sappia giungere a mete nuove e soprattutto più sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale, così come meglio illustrato nel prossimo numero di AppuntIride. Per questa ragione IRIDE intende porsi come una sorta di laboratorio plurale ed aperto, nel quale possano trovare occasione di conoscenza e sperimentazione tutti colori che ritengano che sia effettivamente perseguibile uno sviluppo ecosostenibile. Per questa ragione le porte dell’Istituto sono aperte a tutti coloro che sono animati da passione verso le tematiche ambientali e che vogliono, insieme a noi, concorrere a costruire percorsi di ricerca volti a sviluppare approcci e metodologie innovative e, soprattutto, capaci di integrare la dimensione ambientale all’interno della progettazione.

IRIDE srl Via G. Trevis, 88 00147 Roma Tel 06/51.60.60.33 Fax 06/ 83.69.20.55 tecnico@istituto-iride.com www.istituto-iride.com APPUNTIRIDE n. 2/2013

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Appuntiride ii numero