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DOSSIER/SUDAFRICA

DOSSIER/SUDAFRICA

Reza de Wet: eros, magia e civilizzazione Una delle più affermate drammaturghe in lingua afrikaans e inglese racconta i suoi inizi e il fascino di una cultura patriarcale usata spesso nei suoi testi come metafora di chiusura al "diverso". di Pier Francesco Piccolomini lo. Sono anch’essi caratterizzati da un’estrema rigidità, da un atteggiamento di difesa nei confronti della fluidità anarchica della realtà africana. Questo bisogno di aggrapparsi all’identità europea e di avere pregiudizi nei confronti degli abitanti originari del luogo è un atteggiamento colonialista generalizzato, da cui gli afrikaaner sono tutt’altro che immuni. E come reagiscono quando assistono alla messa a nudo dei propri "scheletri" su un palcoscenico? African Gothic e Good Heavens, le denunce più dirette allo spirito repressivo che pervade la comunità afrikaans, sono considerate commedie noir, ma il pubblico si diverte molto durante le rappresentazioni. Queste risate liberatorie rendono più facile per l’audience accettare la propria rappresentazione grottesca. Questi due testi sono messi in scena spesso in Sudafrica, e sono molto apprezzati.

Una scena di Breathing In

«U

na donna non può scrivere commedie». Reza de Wet aveva vent’anni ed era un’attrice quando confessò al signor Schmidt, uomo di teatro, il suo desiderio di scrivere. Ottenendo questa disarmante risposta. In quelle parole, ricorda però la de Wet, non c’era acredine né rimprovero. Era la constatazione di una realtà evidente, assoluta, incontrovertibile. L’aneddoto fa sorridere, soprattutto leggendo la biografia dell’autrice sudafricana, che ha scritto quindici commedie, ha vinto più di quaranta premi e vanta rappresentazioni dei suoi testi in quattro continenti. Per la prima volta, nel gennaio 2010, è andato in scena in Italia un suo testo, Breathing in, al Teatro Lo Spazio di Roma, nell’ambito della rassegna Exit II. Il motivo di questa chiusura risiedeva e risiede ancora nella patriarcalità della cultura calvinista degli afrikaaner, in cui la de Wet è cresciu-

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ta. Non solo: la comunità è arroccata a difesa di se stessa e della propria stasi contro qualunque forma di contaminazione e di cambiamento. Ed è proprio questa cultura impermeabile alle “contaminazioni” che l’autrice ha dipinto in alcune sue commedie, con tratti grotteschi, estrapolandone e sublimandone i difetti e le storture ed immaginando un percorso di liberazione da quelle catene. Abbiamo chiesto a Reza de Wet di parlarcene. Nelle sue commedie gli afrikaaner appaiono piuttosto conservatori: è una rappresentazione che corrisponde alla realtà? In verità la cultura afrikaaner è utilizzata come metafora. Sono molto interessata alla tensione che esiste tra eros e civilizzazione, tra il rigido controllo e il completo abbandono. Ho scritto due testi teatrali (Fever e Concealment, in lingua inglese) che ritraggono personaggi anglosassoni in Africa agli inizi del ventesimo seco-

E per i personaggi delle sue pièces, qual è il viatico per la liberazione? L’eros, ad esempio. E la magia. Credo che l’erotismo sia estremamente eccitante (e raro da trovare) su un palco, e profondamente liberatorio. Ho interpretato Adela in La casa di Bernarda Alba e non dimenticherò mai quella sensazione di vibrante sessualità repressa. A volte scrivere una commedia mi trasmette una carica erotica duratura. In particolare, dopo Fever, Yelena e Breathing In mi sono sentita come se fossi sopravvissuta a qualcosa di piacevolissimo, ma estremamente pericoloso. Della magia, invece, mi affascina la sua opposizione radicale alla razionalità. Breathing In è la perfetta sintesi tra queste due forze, eros e magia. Quali sono gli altri ingredienti che rendono l’atmosfera di quel testo così densa? La protagonista, Anna, incarna l’antitesi del bisogno maschile di conquistare e di stabilire un rigido sistema di gerarchie. Lei e sua figlia sono mosse dai sogni, dalle visioni e dalla passione. Anna è la tenebra redentrice del caos, caos che è in opposizione a Brand, irrimediabilmente razionale e limitato. Così la donna costituisce per il giovane attendente un pericolo, nella misura in cui demolisce il suo senso di identità, costru-

ito in un’intera vita con pazienza e cura. Credo che l’unione di concetti diversi tra loro, e anche opposti, possa aiutare la ricchezza narrativa.

tra tutti coloro che condividono questa lingua. L’esperienza teatrale sta promuovendo proprio tale legame.

E per la scelta della lingua da usare, qual è il criterio? L’inglese è una lingua molto nervosa, brillante e dinamica, mentre l’afrikaans è più ricco, più sensuale e viscerale. Si potrebbe dire che è la storia stessa che sceglie la lingua con cui essere narrata.

Come sceglie i temi da trattare? Qual è l’urgenza che la porta a scrivere? È come se io scrivessi in sostituzione di esperienze che, se vissute realmente, sarebbero estremamente distruttive. Mi riferisco ad esempio a impulsi sado-masochistici e a una forte spinta erotica e anarchica.

La lingua, però, è anche strumento di identità culturale: alla luce di questo, come si inseriscono i testi teatrali in afrikaans nella letteratura sudafricana? Sono tenuti in gran considerazione nella letteratura afrikaans, forse anche perché ci sono pochi drammaturghi degni di nota.

E la fine dell’apartheid ha cambiato questo suo approccio di scrittura “personale”? Il teatro sudafricano, dopo l’elezione di Mandela, è finito nel caos, i testi teatrali hanno cominciato a essere utilizzati politicamente e sono diventati anche un importante strumento di protesta. Poiché, invece, i miei testi sono originati più da un mio processo personale e interiore, io scrivo per lo più allo stesso modo di prima.

E qual è il ruolo del drammaturgo in un Paese complesso come il Sudafrica? Il senso di esperienza comunitaria che si vive nel teatro è incredibilmente salutare ed è una preziosa fonte di ispirazione. Riguardo alla produzione teatrale in lingua afrikaans, circa la metà delle persone che la parlano è di razza mista, e c’è una coesione molto forte che si sviluppa

Un elemento che colpisce nella sua biografia è la cosiddetta “Trilogia russa”: Three Sisters Two, Yelena e On the Lake sono pièces legate a doppio filo ad Anton Cechov e alle sue opere. Cosa di questo autore la colpisce? Sono affascinata dall’incantevole sintesi che

Reza de Wet

Checov fa, da una parte dei dettagli presi dalla vita quotidiana, dall’altra dell’ineccepibile controllo del ritmo, delle sfumature e della musicalità. Ha la capacità di creare un’atmosfera mistica e soprannaturale e contemporaneamente dei personaggi divertenti e con un sottotesto ricchissimo. A volte si parla di queste mie opere come di sequel di quelle di Anton Cechov; in realtà non intendevo scrivere nulla del genere, non avrei mai osato. Desideravo solamente imparare da lui, cercare di penetrare fino al nocciolo del suo mistero e, in questo modo, trasformare la mia stessa essenza di autrice. La trilogia ha avuto enorme successo in Sudafrica: che genere di fascinazione esercita la Russia sui boeri? Ci sono dei punti di contatto tra questi due popoli? Credo che i russi e gli afrikaaner siano molto simili. L’ho sempre pensato. Forse è per questo che, durante la brutale guerra anglo-boera del 1900, ottomila russi sono venuti in Sudafrica per combattere al fianco dei boeri. A gennaio in Italia è stato rappresentato per la prima volta un suo testo, Breathing In, e nello stesso periodo a Londra era in scena Miracle con Susannah York… Sono molto felice che le mie commedie viaggino per il mondo, specialmente perché non ho abbastanza denaro per farlo io stessa. Purtroppo non ho sempre la possibilità di essere presente alle rappresentazioni dei miei testi fuori dal Sudafrica, ma quando tornano sono i miei personaggi a raccontarmi tutto nei dettagli. Quindi i suoi personaggi girano il mondo. Ma quest’estate sarà il mondo a venire a trovarla a casa: in occasione dei mondiali di calcio è previsto un massiccio afflusso di persone in Sudafrica e l’attenzione dei media sarà concentrata su di esso. Crede che questo porterà dei benefici culturali al Paese? Il nostro festival culturale più importante, qui a Grahamstwn, il Festival Nazionale delle Arti, quest’anno durerà molto di più per via dei campionati di calcio. Ci sarà anche un proficuo scambio tra artisti e performers sudafricani e colleghi di altri Paesi in visita qui. Credo che gli effetti positivi di questi incontri si sentiranno in tutto il Paese. ★

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Hystrio 2010 3 luglio-settembre  

Hystrio n. 3.2010 di luglio-settembre

Hystrio 2010 3 luglio-settembre  

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