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QUINDICINALE DI CALCIO... E NON SOLO – Direttore Massimo Taggiasco

Anno VIII n. 21•2 dic. 2016

L’Orso ha fatto il vuoto! MASSIMO TAGGIASCO

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orso saluta e se ne va. La vittoria di Prato arriva al termine di una partita difficile, sofferta, ma sostanzialmente sempre condotta dall’Alessandria. Ormai, tutti i nostri avversari, contro di noi, giocano la partita della vita, moltiplicando energie, concentrazione e, spesso, cattiveria. Non abbiamo paura di nessuno, ma non è facile mantenere sempre altissimo il livello della concentrazione, anche perché conoscere in anticipo, come domenica scorsa, il risultato della più diretta avversaria, la Cremonese, non sempre facilita il compito. Anche a Prato ha segnato lui, “san” Pablo Gonzalez. Tutti rilevano che è sempre l’argentino a metterla dentro: lui è il nostro fuoriclasse, l’uomo che fa la differenza, l’extraterrestre atterrato per sba-

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glio in Lega Pro. E’ arrivato per questo, per farci vincere il campionato: è un problema se segna sempre lui? E’ il suo mestiere. Del resto, le partite si giocano in 11: non è che gli altri 10 stiano a guardare. La verità è che l’Alessandria, come abbiamo detto fin dalla prima giornata di campionato, è la squadra che ha la rosa più completa e più equilibrata. Siamo certi che, dovesse mai mancare l’argentino, i risultati ci darebbero comunque ragione. Non si può sempre vincere 4 a 0, forse ultimamente l’Alessandria è meno bella che in avvio di stagione, ma quel che conta è la concretezza, il risultato, tutto il resto sono chiacchiere da bar. In ogni caso, dietro all’Orso Grigio, adesso, c’è un vuoto di ben 6 punti: a Cremona si erano illusi di averci “quasi” preso e, invece, si ritrovano nell’abisso.

Hurrà Grigi

Intendiamoci, non abbiamo ancora vinto nulla, dobbiamo stare coi piedi ben piantati per terra, ma è chiaro che questo campionato possiamo perderlo solo noi. Mai abbassare la guardia, mai perdere la concentrazione, a cominciare dalla gara con la Viterbese, che ha costruito la sua ottima classifica su una difesa solidissima, seppure ultimamente un po’ in affanno. Ogni gara presenta difficoltà particolari e contro di noi nessuno ha nulla da perdere, ma, fino ad ora, nessuno si è dimostrato in grado di reggere il confronto. E allora, corri Orso, corri, perché il traguardo è ancora lontano e tutti noi vogliamo finalmente vedere realizzato il nostro sogno. Hurrà Grigi!

Hurra Grigi

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L’Orso racconta

PIERPAOLO SCARRONE

ALESSANDRIA E NAZIONALE: LUNGA STORIA

ALESSANDRIA viterbese GianmariaZanier Videointerviste

Da pagina 9 a pagina 16

museo grigio e’ nell’aria. Con una nuova trasmissione radiofonica su Radio Voce Spazio, fm 93.80 e in streaming sul sito www.radiovocespazio.it, Museo Grigio debutta via etere. Lo fa con un doppio appuntamento settimanale intitolato L’Orso in diretta, in stretta collaborazione con il giornale Hurrà Grigi. Le trasmissioni sono condotte a turno da Marcello Marcellini, Mario Bocchio e Paolo Baratto. Tutta la parte statistica è curata da Sergio Giovanelli. Voci pressoché fisse, in qualità di opinionisti, sono quelle di Massimo Taggiasco, direttore di Hurrà Grigi, e di Alfredo Quaglia, già direttore sportivo di successo. Interverranno di volta in volta anche Ugo Boccassi, Silvio Bolloli e Gianni Tagliafico. Nel programma anche collegamenti con la dirigenza e gli atleti dell’Alessandria Calcio, ex giocatori, tifosi e giornalisti che diranno la loro sulla partita dei Grigi e sulla giornata di campionato Lega Pro.

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HURRÀ GRIGI

L’INTERVISTA a Silvio Bolloli (Radio Voce Spazio)

Serenità e concentrazione per restare in vetta! goria ma sa anche che cosa significa ottenere promozioni importanti. In questo momento i numeri dimostrano che l’Alessandria è più forte della Cremonese ma la recente rimonta dei grigiorossi e l’ottima qualità dimostrata, anche in occasione della partita del Moccagatta, dimostrano come l’Alessandria, pur senza soffrire complessi di inferiorità, deve assolutamente evitare di pensare di avere già vinto il campionato. Qualcuno sostiene che sia opportuno un correttivo anche a centrocampo? E’ vero, ma vorrei fare presente che l’attuale centrocampo dell’Alessandria è frutto delle precise convinzioni tattiche di Braglia che in più di una occasione ha dimostrato di preferire due solidi mediani (leggasi Cazzola e Mezavilla) piuttosto che giocatori dai piedi più raffinati e più propensi alla impostazione del gioco. Pertanto, se l’allenatore per primo ha in mente questo tipo di impostazione, credo che l’Alessandria in quel reparto sia già sufficientemente attrezzata (pensando anche alla presenza quasi sempre in panchina di un ottimo elemento come Gianluca Nicco). Si è infine parlato anche del momento opaco di Bocalon. Su Bocalon ho già avuto modo di esprimere più volte le mie opinioni: Bocalon è un eccellente finalizzatore, e lo ha dimostrato in molte occasioni, ma non è un giocatore che fa reparto a sé come Gonzalez o che è votato anche al gioco “di sponda” come, ad esempio, Iocolano. Bocalon è un giocatore che deve ricevere l’imbeccata giusta dopo di che può vedere la porta come pochi altri riescono: il suo momento di

@TonyFrisina

sterilità non mi crea alcun tipo di apprensione, ne la compresenza al suo fianco del cartero e lo dico proprio per le caratteristiche di quest’ultimo: Gonzalez ha dimostrato in più occasioni di essere non solo un incredibile cecchino ma anche di vedere il gioco e di essere pronto a servire il compagno che gli sta vicino senza alcuna velleità egoistica. Si può pertanto affermare che Gonzalez e Bocalon possano tranquillamente convivere uno acanto all’altro senza pestarsi i piedi e senza rivalità. La stampa locale, ultimamente, ha osannato il ritorno al centro della difesa di Piccolo evidenziando invece talune mancanze sulle fasce, specie in fase difensiva, mentre c’è apprensione per le condizioni di Sestu e di

Celjak. Per quanto riguarda il problema della difesa, abbiamo già messo in evidenza come quell’alessandrina, sia seppur con ottimi numeri, sia forse il reparto meno brillante della squadra: convengo circa il fatto che nessuno degli esterni bassi (ne Celjak ne Manfrin ne Barlocco abbia caratteristiche particolarmente spiccate dal punto di vista difensivo) però ritengo che in occasione di alcune segnature avversarie ci sia stato anche qualche problema di coordinamento tra i centrali: Braglia, in ogni caso, sa certamente meglio di chiunque altro dove intervenire per arginare ogni problema. Per quanto riguarda gli infortuni direi che Sestu può essere sostituito più che degnamente da Manuel

! e l a t a N e c l o d . . Un. ggio a v a l i n g o r e p re Dal 20 dicemb CONFEZIONE A IN OMAGGIO UN L ATINI!!!* O C C O I C I . M .. I e l T a T t O a N DI o r t s o v er il p o r e i s n e p o r t s Il no

Marras che ha le carte in regola per giocarsi sempre il posto da titolare (anche quando Sestu è in forma); di contro può essere più difficile la sostituzione di Celjak anche se l’Alessandria, per lo meno in linea teorica, è coperta in tutti i ruoli. Si parla di nuovo di primati a livello europeo mentre lo spauracchio della Cremonese sembra per adesso alle spalle. Attenzione a non festeggiare troppo! I grigi stanno disputando un campionato incredibile, i numeri di questo inizio stagione sono destinanti a rimanere nella storia (esattamente come nella storia è rimasta la semifinale di Coppa Italia dell’anno scorso) ma le recenti esperienze dimostrano che non bisogna mai abbassare la guardia. Con quale spirito i grigi dovranno quindi affrontare le prossime partite? Sei punti di vantaggio non sono uno, questo significa che l’Alessandria potrà affrontare le prossime uscite con la giusta serenità, senza quella tensione emotiva che, se da una parte può talvolta produrre le migliori energie, dall’altra parte può anche essere foriera di errori. Pertanto sarà fondamentale mantenere la giusta concentrazione perché la Cremonese è sempre li, in agguato, ma le condizioni per fare bene dovrebbero essere decisamente ottimali. Per merito di Gonzalez quindi? Anche in questo sta la grandezza di Gonzalez, è il capocannoniere del campionato eppure sa esser anche eccellente uomo assist e far salire con sé tutta la squadra: mi sembra il compagno ideale per qualunque giocatore.

*Fino ad esaurimento scorte

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ilvio in occasione del nostro ultimo colloquio avevamo parlato di una piccola crisi dell’Alessandria: adesso la crisi ce l’ha la Cremonese? In effetti nelle ultime due partite la situazione si è ribaltata: l’Alessandria ha ottenuto due successi realizzando tre reti e subendone solamente una (alla perfetta media di 1.5 gol realizzati e 0.5 gol subiti a partita) mentre la Cremonese ha pareggiato in extremis dopo essere andata sotto addirittura per due a zero e ha perso contro una squadra non certamente irresistibile come la Lupa Roma, nell’ultima uscita. Allora i grigi hanno ancora il vento in poppa? Assolutamente si e i numeri lo stanno dimostrando in modo incontrovertibile: sei lunghezze di vantaggio sulla più immediata inseguitrice costituiscono di nuovo un buon margine di tranquillità per affrontare con lo spirito giusto e senza troppi patemi d’animo le prossime partite. Come vedi la Cremonese come competitor? La Cremonese è una squadra da non sottovalutare nel modo più assoluto, lo dimostrano i suoi numeri: i grigiorossi hanno segnato quattro gol in meno dell’Alessandria e ne hanno subiti quattro in più, mantenendo un ruolino di marcia molto vicino a quello dei grigi, rispetto al quale pesano due sconfitte che, per l’Alessandria, sono coincise con due vittorie (ecco spiegati i sei punti di differenza): inoltre è allenata da un uomo esperto e capace come Attilio Tesser che, solo pochi anni fa, ha fatto grande il Novara e che conosce la cate-

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4 PUNTO GRIGIO di Giovanni Mediliano

B come Braglia

DETTO FUORI DAI DENTI di Mario Bocchio

Il “fattore Gonzalez”

L Il rischio è quello di continuare a ripetersi. Ma che bravi questi Grigi… Gonzalez santo subito… un innesto in attacco a dicembre e a Pasqua siamo già in B… Tutto sensato, tutto condivisibile, tutto assolutamente nella logica delle cose allo stato attuale. Ma lo sappiamo bene tutti (e quante volte lo abbiamo provato sulla nostra stessa pelle) come il calcio abbia le sue regole, che spesso vanno contro la logica, contro la fisica, contro il buon senso. E allora stringiamoci attorno a questo meraviglioso gruppo e continuiamo a sostenerlo come se fossimo ancora a metà agosto e questa prepotente cavalcata non fosse nemmeno ancora cominciata. Senza dare nulla per scontato, senza mollare la presa, senza pensare di aver già raggiunto il nostro obiettivo. Io per primo, su queste pagine, sostengo da un paio di mesi che questo campionato sia già vinto e può sembrare ora che mi contraddica sostenendo quanto detto prima. In realtà continuo a essere straconvinto che quest’anno nessuno ci possa togliere questa gioia, a

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HURRÀ GRIGI

condizione, però, di crederci sempre tutti, veramente, senza andare a cercare un motivo di malcontento, senza voler minare con sterili polemiche la solidità mentale e psicologica del blocco grigio, senza pretendere che sempre, ogni domenica, su ogni campo, debba obbligatoriamente essere vittoria, spettacolo, dominio. Non esistono campionati vinti senza sofferenza, senza aver dovuto superare momenti complicati, senza aver dovuto versare…sudore e lacrime. Godiamoci questa squadra, ammiriamo e sosteniamo questi ragazzi e “insieme” con loro andiamo a vincere questo campionato. Ragazzi che sono trascinati dalla forza di una grande guida. Un ex compagno di scuola, da alcuni anni trasferitosi per lavoro a Pisa, mi diceva nei giorni scorsi: “Ad Alessandria avete la fortuna di essere guidati da un grande mister. A Pisa in molti lo ritengono un vero fenomeno!” Caro Gianni, anche in riva al Tanaro cominciano a essere tantissimi coloro che cominciano a pensarlo!

’Alessandria espugna il Lungobisenzio di Prato al termine di un match tiratissimo deciso, tanto per cambiare, da Pablo Gonzalez, autore della sua tredicesima rete in campionato. I Grigi faticano a trovare la rete contro contro un Prato abile nel chiudere tutti gli spazi all’interno della propria metà campo e nel ripartire in contropiede. Ma Braglia può contare sul “fattore Gonzalez”, che si conferma, per l’ennesima volta, un giocatore di un’altra categoria. I piemontesi, oltre che a mantenere l’imbattibilità in campionato, con questo successo portano a sei i punti di vantaggio sulla Cremonese, sconfitta a sorpresa dalla Lupa Roma.

Onore al Prato, che con grande compattezza e determinazione è riuscito a reggere il confronto contro una squadra, sulla carta, più forte. In sala stampa Il Mister del Prato Francesco Monaco: “Abbiamo speso tantissimo nel primo tempo e non siamo riusciti a riproporre la stessa intensità nella ripresa. Dispiace per il risultato, non per la prestazione”. Il tecnico dell’Alessandria Mauro Isetto (ha sostituito lo squalificato Piero Braglia): “Vantaggio importante sulla Cremonese, ma dobbiamo provare a scavare un solco. Gonzalez? La ciliegina sulla torta”. Il difensore dell’Alessandria Felice

Piccolo: “Importante non subire reti, è un bel segnale. Il +6? Prezioso, ma non ci sentiamo arrivati”. Il centrocampista del Prato Gabriele Moncini: “È stata una grande prova d’intensità, siamo vivi e lo abbiamo dimostrato con la corsa e il carattere. Dispiace solo per il risultato”. Il centrocampista dell’Alessandria Gianluca Nicco: “Tre punti fondamentali. La mia prova? Lavoro per farmi trovare sempre pronto. Conoscevamo, prima di scendere in campo, il risultato della Cremonese: troppo importante, per noi, vincere questa partita. E lo abbiamo fatto giocando bene. Qualche affanno nella prima mezzora, ma poi è stato un crescendo”. [Mario Bocchio]

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Città di Alessandria


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HURRÀ GRIGI

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HURRÀ GRIGI

Tomy: “Ricordo sempre Alessandria”

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uesta settimana la redazione di Hurrà Grigi ha raggiunto telefonicamente Mario Tomy, centravanti dell’Alessandria nelle stagioni 1968/69 e 1969/70, quest’ultima solo fino al mese di dicembre. Tomy, ci parla dei suoi ricordi degli anni in cui ha vestito la maglia dell’Alessandria? I ricordi sono buoni, ricordo sempre Alessandria con tanto rispetto e piacere. Anche perché, dopo Alessandria, sono andato a giocare nella Lazio. Il ricordo più grande che ho è quello del Presidente , con lui avevo un grande rapporto: sto parlando, ovviamente, di Remo Sacco che mi voleva un gran bene. Dopo ogni partita mi chiamava, parlavamo, quando facevo gol mi dava una moneta d’oro: è un ricordo incredibile, forse il più grande ricordo di Alessandria. Poi, purtroppo, ho avuto un problema fisico, sono stato fermo quasi sei mesi ; ci è voluto molto tempo per ca-

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pire cosa avessi e così ho perso praticamente mezzo campionato: nonostante questo infortunio, in quel campionato, ho segnato 12 gol. Oltre all’ Alessandria, a quale squadra è rimasto maggiormente legato? Il Mantova, dove ho iniziato e debuttato in Serie A. Lo seguo sempre con un occhio di riguardo. Sia Alessandria che Mantova sono state due città nelle quali mi sono trovato molto bene. Pur avendo giocato nella Lazio, nel Brindisi, a Reggio Emilia. Segue anche il cammino dell’ attuale Alessandria? Seguo sempre l’Alessandria, quello che fa. Purtroppo a Roma non è facile trovare cronache complete della Lega Pro. Comunque, internet mi aiuta a tenermi sempre aggiornato sui grigi. Come giudica il livello del calcio italiano? Da quando giocavo io è cambiato tutto, ai miei tempi si giocava a uomo; il calcio di oggi è completamente cambiato in tutti i sensi, sia nella preparazione atletica che in quella tattica, ora si gioca a zona. Quando giocavo io c’era tanta gente molto brava, tecnicamente valida e, anche forte fisicamente. Forse nel calcio di oggi, anche se il paragone è difficile, ci sarebbe stata bene, avrebbe fatto grandi cose. Il calcio di oggi è diverso: condizionato dagli sponsor, dai soldi, il nostro calcio era un calcio diverso. Aspettavamo l’incasso della domenica per poi prendere lo stipendio a fine mese. Io penso che la media dei calciatori bravi, quando giocavo io, era alta. Noi eravamo gente di strada: il nostro palco era l’oratorio, la chiesa. Noi siamo cresciuti tutti quanti, in quei posti. Non c’erano i settori giovanili. [Paolo Baratto]

OGGI AL MOCCAGATTA di Paolo Baratto

Viterbese Calcio, obiettivo playoff

Il prossimo avversario dell’Orso Grigio è la Viterbese, la gara è valevole per la quindicesima giornata, di andata, del campionato di Lega Pro. La formazione laziale disputa il campionato di Lega Pro, dopo aver conquistato, nella passata stagione, la promozione grazie al trionfo in Serie D, nel girone G, tornando nei professionisti dopo otto anni. Dal 16 luglio, di questo anno, l’allenatore è Giovanni Cornacchini che si è legato alla società laziale per una stagione. In porta Iannarilli è arrivato dal Pavia; nella passata stagione 34 presenze nella Pistoiese. Nella stagione 2014/15 38 presenze e 1 gol con il Gubbio. Prima ancora 3 anni a Salerno con 47 presenze. Micheli è approdato dall’Empoli, nella scorsa stagione 16 presenze nello Scandicci. In difesa Mallus è giunto dall’Ancona dove ha giocato tre stagioni con 67 presenze e 2 gol. Per lui, nel Treviso, 2 presenze in Serie A e 12 in B; tre stagioni nella Reggiana 38 presenze; quattro stagioni nel Sudtirol con 98 presenze e 1 gol. Varutti è stato tesserato dal Rimini dove, nella passata stagione, ha giocato 25 presenze e 1 gol. In Lega Pro tre campionati a Prato con 35 presenze e 4

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gol. Celiento è, in prestito annuale, dal Napoli: nella passata stagione 27 presenze e 2 gol nella Robur Siena; oltre a 16 presenze nella Pistoiese; 22 presenze nell’Esperia Viareggio. A centrocampo Cenciarelli è arrivato da svincolato: per lui, nelle ultime tre stagioni, 88 presenze e 2 gol nel Teramo. Marano è giunto dalla Casertana dove è sceso in campo 9 volte con 1 gol, oltre a due stagioni nella Aversa Normanna. Cruciani è stato preso dal Benevento: nella passata stagione ha giocato con due squadre: la prima parte a Benevento con 15 presenze e la seconda parte a Teramo con 16 presenze e 4 gol. Per lui due stagioni nella Casertana con 40 presenze e 2 gol; 36 presenze e 2 gol nell’Aprilia. Cardone è, in prestito annuale, dalla Virtus Entella: In attacco Diop è in prestito annuale dal Torino: la scorsa stagione 15 presenze e 8 gol nella Juve Stabia; oltre a 10 presenze e 1 gol nel Lecce; 17 presenze e 5 gol nel Matera. In Serie B: 8 presenze nella Ternana; 9 presenze nel Crotone; 13 presenze e 1 gol nella Juve Stabia. Sforzini è stato preso dal Pavia. In Serie A 8 presenze nel Bari; 3 presenze nel Cluj; 10 presenze nel Pescara. In Serie

B: 35 presenze e 5 gol nel Verona; 19 presenze e 5 gol nel Mdoena; 14 presenze e 2 gol nel Vicenza; 21 presenze e 9 gol nel Ravenna; quattro campionati a Grosseto con 96 presenze e 41 gol. Il modulo fino ad ora utilizzato dall’allenatore è stato il 4-3-3: in porta il titolare è Iannarilli; in difesa da sinistra Pacciardi, Dierna, Mallus e Celiento; a centrocampo Marano, Cardone, nella posizione di mediano e Cenciarelli a sinistra; in attacco Neglia, adattabile a fare l’esterno di sinistra e la seconda punta e Diop, adattabile al ruolo di prima punta e ala destra alle spalle di Invernizzi. Portieri: Iannarilli Anthony, Micheli Cesare, Pini Roberto. Difensori: Dierna Emilio, Varutti Mickael, Celiento Daniele, Pacciardi Federico, Fè Francesco, Mallus Marco, Pandolfi Riccardo, Scardala Stefano. Centrocampisti: Ansini Daniele, Cardone Antonio, Cenciarelli Diego, Cruciani Michael, Cuffa Matia, Marano Francesco, Mazzoli Federico. Attaccanti: Bernardo Vittorio, Belcastro Luca, Diop Adou, Neglia Samuele, Invernizzi Walter, Sforzini Ferdinando. All: Cornacchini Giovanni

Nuovo HURRÀ GRIGI Organo dell’Associazione Culturale Orso Grigio Corso Roma 85 - 15121 Alessandria - Tel./Fax 0131 510490 Registrazione al Tribunale di Alessandria n. 627 del 28/09/2009 redazione@nuovohurragrigi.com - info@nuovohurragrigi.com Stampa: CSQ Centro Stampa Quotidiani Via dell’Industria, 52 - 25030 Erbusco (BS) - Tel. 030 7725511


8 HURRÀ GRIGI A TUTTO CAMPO di Gianmaria Zanier

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Vite da Mediano (Terza parte)

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intenzione di spostarmi da casa. Del resto, la nostra regione non è tanto grande e non è che ci siano tantissime possibilità in questo senso: così, ho iniziato il discorso con il Vesna (prima di passare all’Unione Fincantieri Monfalcone, NdA.), con una società che è praticamente al confine tra l’Italia e la Slovenia - qui il bilinguismo è una cosa molto frequente -, che mi ha permesso di lavorare tranquillamente...” Il periodo in cui Zanuttig ha giocato qui ad Alessandria coincide anche con un bel po’ di immmagini televisive reperibili anche dalle televisioni locali di allora: rivedendo certe azioni, ancora oggi colpisce la tecnica indiscutibilmente elevata che ha caratterizzato quel periodo... “Mi fa piacere che siano in tanti a dirmi questa cosa... Senza nulla togliere ai giocatori di oggi, onestamente ritengo anch’io che il livello di allora fosse superiore: le partite di Lega Pro che vedo in televisione sono spesso molto noiose, con poche azioni o giocate davvero degne di nota. Anche dal punto di vista umano, c’erano dei valori e una professionalità che oggi fatico a rintracciare in molti giovani...” Come sempre, in questi casi, sono tantissimi gli aneddoti che vengono in mente, riavvolgendo il nastro dei ricordi... “Sicuramente tantissimi: ma se ne devo scegliere uno, ovviamente con tristezza, non dimenticherò mai il periodo in cui ci fu l’alluvione. Un evento tragico che segnò pro-

90° e perdevamo 1 a 0. Nel forcing finale, il loro portiere uscì quasi al limite dell’area per anticipare una palla. Involontariamente me la lanciò sui piedi: d’istinto, feci un pallonetto che riuscì a scavalcare non solo il portiere, ma anche il difensore che era sulla linea di porta. Fu un emozione grandissima, anche perchè proprio quel giorno mio padre era venuto a vedermi: così andai ad esultare con i miei compagni proprio sotto la tribuna dov’era seduto”. Un capitolo a parte, poi, resta l’amichevole giocata contro il Milan del 28 luglio 1995: “Una cornice di pubblico incredibile: quel giorno lo stadio era davvero strapieno: mai vista tanti tifosi tutti insieme ! La nostra squadra era composta da nomi molto importanti, quindi ci tenevamo tutti a fare una bella figura: non a caso, sapendo di giocare contro il grande Milan, fu deciso di fare anche due giorni di ritiro prima della partita. Io giocai l’intera partita e nel primo tempo, mi ritrovai spesso nella zona in cui si muoveva Roberto Baggio: che giocatore, era in forma strepitosa ! Infatti, alla fine della gara ero stanchissimo e mi sdraiai sul lettino del nostro spogliatoio: Poco dopo entrò il Presidente Silvio Berlusconi per salutarci: quando mi vide esausto, mi chiese se avevo dei problemi in particolare... Gli spiegai che dopo due giorni di ritiro e una partita contro un Milan fortissimo eravamo davvero stanchissimi. E infatti lui rispose: ‘Avete ragione, ma avete disputato davvero un’ottima gara!’ A ripensarci, fu davvero gentile e quella frase fu davvero un motivo di orgoglio per tutti noi...”. Alessandria come tappa fondamentale, non solo umana ma anche nella carriera da calciatore: “Avevo solo 20 anni, ma venivo da un periodo molto particolare: avevo corso il rischio concreto di dover smettere di giocare a calcio, avendo avuto qualche problema al cuore, con aritmie cardiache per fortuna poi risolte. Quindi, per me arrivare ad Alessandria fu l’inizio di una nuova vita, grazie anche all’aiuto di Mister Ferruccio Mazzola, che mi diede fiducia. Poi ci fu la stagione in cui i grigi sfio-

rarono la possibilità di giocarsi la promozione in Serie B ai play-off: dopo l’esonero di Motta e l’arrivo di Mister Ferrari, ci fu una rimonta davvero entusiasmante. Vincemmo a Empoli e Como, due squadre che poi andarono in B. Eravamo una squadra davvero forte: Ferrarese, Benedetti, Argentesi, Mariotto, Notaristefano, Fontana, Fresta, Califano... Con un pizzico in più di fortuna, avremmo potuto fare il salto di categoria, perchè ce lo meritavamo. E’ l’unico rimpianto che ho di quelle 5 stagioni stupende: non essere riuscito a salire in Serie B con i grigi! ”Anche perché la storia di Avallone, è molto particolare. Il suo ingresso nel “calcio che conta” risale alla stagione 1989/90: prima l’esordio in Coppa UEFA contro l’Amburgo, e poi, la partecipazione alla Finale di ritorno contro la Fiorentina, quando al 72° minuto entrò al posto di Rui Barros... “Eh, sono esperienze che non si dimenticano! Sembrava l’inizio di una carriera importante, il fascino di una maglia unica come quella bianconera, addirittura l’esordio in una competizione internazionale... Poi, però, iniziarono quei problemi fisici di cui ti ho parlato poc’anzi: a quel punto decisi di fare tutto il necessario per risolverli e di lì a poco avvenne il trasferimento ad Alessandria. Con il senno di poi, non avrei potuto fare una scelta migliore e ti dico anche questo: fosse dipeso da me, sarei rimasto ancora più a lungo!” Un legame con la città di Alessandria che non si è mai interrotto, anche se è già passata una ventina di anni: non a caso, qualche tempo fa, fu lo stesso Sasà a “lanciare” il seguente messaggio a tutti i tifosi grigi... “Li saluto tutti, con grande affetto, proprio come quando passeggiavo in Corso Roma o nelle altre vie del centro: era bello fermarsi per parlare con i tifosi, sentire le loro opinioni, confrontarsi... Ci sono delle amicizie che durano ancora oggi: in particolare, ne approfitto per salutare Giampiero Cazzato: viene a trovarmi ogni estate a Sorrento, con la moglie e il figlio... Un abbraccio, Piero, e a presto!”

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fondamente la città e i suoi abitanti: comunque, nel giro di poco tempo, gli alessandrini si rimboccarono le maniche e riuscirono a rialzare la testa per ripartire: una forza di volontà che allora mi colpì moltissimo...” Di questo argomento, purtroppo sempre molto vivo nella memoria di tutti gli alessandrini (anche alla luce dei recenti tragici fatti legati al sisma che ha colpito il centro dell’Italia), ho avuto modo di parlare anche con un grande amico di Zanuttig, Sasà Avallone. Questa la sua testimonianza: “In effetti quello era il periodo in cui mia moglie era in attesa di quello che poi sarebbe stato il mio primo figlio, Alessio. Parliamo del novembre del 1994, quando poi ci fu l’alluvione. Una giornata davvero drammatica, che rimarrà per sempre impressa nella mia memoria. Io abitavo proprio a metà di Corso Roma, e ricordo come se fosse ieri il momento in cui scesi con mia moglie per strada: c’era dappertutto acqua mista a fango e un odore di gasolio fortissimo. Per fortuna riuscimmo a raggiungere la parte del Corso in cui non era arrivata l’acqua. I mesi successivi furono molto duri, ma gli abitanti di Alessandria seppero rialzare la testa e tornare in breve tempo ad una vita il più possibile normale...” E di ricordi in maglia grigia, anche Sasà ne ha davvero tanti, come ad esempio l’unico gol segnato nei suoi trascorsi ad Alessandria: “E’ accaduto a Leffe, sotto la neve: era già passato il

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proposito di giocatori che hanno “macinato” tantissimi chilometri con la maglia grigia, come non ricordare il “numero 4” Andrea Zanuttig, protagonista ad Alessandria nei primi anni ‘90 ? “Per me è stato un periodo davvero eccezionale: 5 anni non si dimenticano! L’ultima stagione, poi, sono stato anche il Capitano e questo mi inorgoglisce particolarmente. E dire che quando sono arrivato, a livello societario c’erano un po’ di difficoltà, quasi un clima di ricostruzione: poi, però, vincemmo subito il Campionato e seguirono stagioni molto intense ed emozionanti. Sinceramente ho un rimpianto: Alessandria è l’unico posto in cui non sono più riuscito a tornare quando sono andato via. Questo, solo perché la distanza dal Friuli è davvero notevole...” In effetti, c’è stato un momento in cui da Alessandria sono transitati molti giocatori di origine veneta o friulana, o che comunque avevano già giocato da quelli parti: Dolso, Reja, mio padre Adriano, Favot e, successivamente, appunto Zanuttig, Bianchet, Galparoli, Bencina, Cinello, per non parlare dell’allenatore Tato Sabadini... “E’ vero... In particolare noi eravamo davvero in tanti: un bel gruppo di giocatori ma anche di grandi uomini. Con Bianchet, poi, siamo sempre stati amici fraterni e ci sentiamo spesso ancora oggi, dato che abitiamo abbastanza vicini”. Nato a Monfalcone, in provincia di Gorizia, Zanuttig ha girato parecchio per l’Italia: Mestre, Inter, Reggiana, Venezia, Treviso, Turris e poi - dopo il periodo trascorso ad Alessandria - Pistoiese, Luccchese e Pisa... “Eh, ho visto un bel po’ di città nei miei 15 anni da calciatore professionista: Alessandria, tra l’altro, è stata anche il mio trampolino di lancio, perché poi sono andato a Pistoia, per fare il mio primo campionato in Serie B. Ora, però, sono contento di essere tornato in Friuli: anche perché, quando ho concluso la mia carriera da giocatore, ho inziato con gli allievi nazionali della Triestina, ma poi ho deciso di interrompere il discorso perché non avevo più

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LA LEGGENDA ORSO DELL’

PIERPAOLO SCARRONE Quell’equivoco chiamato Rivera

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1 1 Scarrone a San Siro in maglia rossonera. 2 Alessandria, stagione 1984’85. Da sinistra: Marescalco, Camolese, Scarpone e Manueli. 3 Anno 2011, rimpatriata di vecchie glorie. Da sinistra: Ciccio Marescalco, Giancarlo Camolese, Pierpaolo Scarrone e Antonio Colombo. 4 Nel Parma. MARIO BOCCHIO

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ierpaolo Scarrone nasce ad Alessandria. Come Rivera. Figlio d’arte (il padre Secondo giocò in B con i Grigi e con il Marzotto negli anni Cinquanta), centrocampista di classe, ambidestro e all’occorrenza anche rifinitore dietro le punte, Scarrone crebbe nelle giovanili dell’Alessandria, non tardando a diventare oggetto di interesse per le grandi squadre: lo acquistò nel 1970 il Milan, contando di trovare in lui un possibile erede di Gianni Rivera. Chi lo vede allenarsi a Milanello aggregato alla prima squadra lo battezza come il primo della lunga serie degli “eredi di Rivera”, creandogli un’etichetta che per chiunque altro l’abbia avuta in dote è diventata, nel lungo termine, una specie di ceppo di piombo agganciato al piede buono. Scarrone però bravo lo è sul serio, tanto che nel 1970-’71, a soli 19 anni, entra a far parte delle rosa della prima squadra allenata dal Paròn Nereo Rocco. Il Milan è sempre un bel Milan, ma nel 1970-‘71 lo è anche più del solito anche se in campionato arriva secondo dopo averlo dominato fino a febbraio e in Coppa Italia perde in finale

con il Toro. Scarrone invece in prima squadra fa fatica. I suoi estimatori cominciano a nutrire dubbi sul fatto che non solo non sarà mai l’erede designato di Rivera, ma che sia un giocatore da serie A tout-court. Altri pensano al fatto che un po’ sia colpa del Paròn, che difficilmente concede grande fiducia ai giovani, ai bòcia, come li chiama lui. Probabilmente la verità è che la Milano notturna a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 offre molte distrazioni ad un ragazzo nato in provincia. E qualcuno comincia a pensarlo seriamente quando vede Pierpaolo frequentare spesso i locali della movida ante-litteram, alle volte con un fazzoletto legato in testa, tanto da guadagnarsi il soprannome di Zingaro. In due stagioni al Milan, Scarrone fa 3 presenze ed una rete. Troppo poco per essere giudicato “da Milan”. Così al termine della stagione 1971-‘72 viene ceduto in serie B al Genoa come parziale contropartita per Ramon Turone. Anche se il Genoa alla fine dell’anno viene promosso e Scarrone gioca un buon numero di partite, la dirigenza non ritiene possa rientrare nei piani per il campionato successivo di serie A e lo cede al Bari in serie C. Per una grande promessa che avreb-

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be dovuto diventare “come Rivera”, poteva essere un discesa agli inferi e invece Pierpaolo a Bari si ambienta benissimo e, tra serie B e C, vive al “Della Vittoria” la parte migliore della sua carriera, diventando la più classica croce e delizia della tifoseria biancorossa. Delizia perché ha classe, tocco felpato, dribbling e mantiene la solita freddezza nel calciare i rigori. Croce perchè non mancano nemmeno a Bari le dicerie sulla sua predisposizione alla vita notturna. In particolare un episodio segna in maniera indelebile la sua permanenza nel capoluogo pugliese. 1977.’78, il Bari è appena stato promosso trionfalmente in serie B grazie anche al contributo dello Zingaro Scarrone. Purtroppo invece la B non è altrettanto semplice e il Bari naviga in piena zona retrocessione finchè, come quasi sempre accade, arriva l’esonero dell’allenatore Carlo Regalìa. La squadra non prende affatto bene questo esonero e ben presto individua fra i responsabili dello scarso rendimento proprio Pierpaolo Scarrone, accusandolo di non fare vita da atleta, di tirar mattina e di fare colazione all’ora di pranzo. Scarrone ovviamente smentisce: “Ero scapolo e in una città come

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Bari era facile farsi subito degli amici. A loro prestavo spesso la mia auto. Fu così che quando di notte o di sera tardi vedevano girare per le strade di Bari la mia auto, pensavano fossi io a fare le ore piccole, a non sapermi comportare da atleta. Invece posso dire che andavo regolarmente a letto presto e che per un maledetto equivoco insieme agli altri scapoli della squadra fui confinato in un albergo fuori città, sotto costante controllo della società”. Finirà così, con la stagione 1977-‘78, l’esperienza di Scarrone a Bari. Tuttavia la sua carriera proseguirà fino a 40 anni tra serie C e serie D in varie squadre del centro e nord Italia, tra le quali l’Alessandria e gli “odiati” cugini del Casale, tanto che in un derby apparve anche un volgare striscione: “Scarrone puttana, l’hai fatto per la grana”. Troppo ingiusto, al di là dell’insulto, per chi ha saputo riportare l’entusiasmo al “Moccagatta”, in una squadra che poteva contare anche sulla classe di Gigi Manueli, sul “motorino” Camolese e sui gol di Ciccio Marescalco. Probabilmente fu davvero tutto “un maledetto equivoco”, invece preferiamo credere che a Pierpaolo Scarrone mancò davvero solo tanto così per essere “come Rivera”.


GRIGI E AZZURRI: U L’Orso racconta

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Lo stretto lega dell’Alessand

19 aprile 1931, il giorno in cui gli Azzurri sconfissero i francesi al “Moccagatta” vole Rocca, presidente dell’Alessandria, e parecchi membri della Federazione italiana Gioco calcio.

MARIO BOCCHIO

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l 19 aprile 1931, l’Italia B affrontò e sconfisse 2-0 la selezione del Sud-est della Francia al “Moccagatta” di Alessandria. In quella formazione erano presenti due giocatori grigi, Edoardo Avalle e Renato Cattaneo, autore di una rete. Abbiamo ricostruito quella partita, grazie a quanto scrisse allora su “La Stampa” Luigi Cavallero, il giornalista che sarebbe poi morto con il Grande Torino nella tragedia di Superga. Gli Azzurri della Nazionale B hanno vendicato la sconfitta di Marsiglia, ma anche nel secondo incontro con la Rappresentativa del Sud-Est della Francia il loro compito non è stato facile. Si era tutti un po’ convinti, specialmente dopo la resa della squadra francese a Bologna di fronte alla nostra squadra A, che gli ospiti non dovessero rappresentare un pericolo per i nostri cadétti, ed invece abbiamo dovuto ricrederci in pieno. La squadra francese si è battuta a lungo da pari a pari con la nostra rappresentativa Gli Azzurri – ieri in maglia bianca – non sono riusciti a ritrovare il loro giuoco fatto di armoniche azioni e per tutto il primo tempo e per buona parte della ripresa si sono battuti in modo inconcludente, senza che la squadra desse mai l’impressione di funzionare a dovere. Una cattiva giornata della nostra squadra era quanto occorreva ai francesi per resistere brillantemente. Cosi, come abbiamo detto, si è giunti all’ultimo quarto d’ora di giuoco a reti inviolate e con il costante timore che gli ospiti, in qualcuna dello loro pericolose offensive, potessero volgere a loro favore l’incontro. Ma occorre procedere con ordine. Il campo dell’Alessandria ha ospitato ieri una buona folla di appassionati, ma forse per il cattivo tempo (ha piovuto infatti durante quasi tutto l’incontro ed il cielo si è mantenuto imbronciato nei tutta la giornata) non si è registrato il previsto tutto esaurito. C’è da

Le due squadre ebbero ripetuti applausi e fu applaudito pure l’arbitro dell’incontro, lo svizzero Mercet. Il terreno era, nonostante la pioggia caduta nella mattinata, in ottime condizioni. All’ “alala” degli italiani rispose l’ “hurrà” del francesi; i capitani si scambiarono doni e fiori e quindi le squadre vennero allineate nelle seguenti formazioni: Italia: Cavanna; Innocenti, Gasperi; Avalle, Colombari, Varglien; Cattaneo, Vojak, Volk, Mazzoni, Chini. Francia Sud-Est: Roux; Smoker, Andoire; Hornus, Krauczar, Cler; Durand, Beck, Rolhion, Alcazar, Kalix. Cattaneo e Avalle credere quindi, a parte la ragione sopra esposta, che anche nelle città di provincia non basti il richiamo d’un match intemazionale – non di primissima importanza – per ottenere un completo successo dal lato finanziario. La folla sportiva, convinta che troppa disparità di forze esistesse fra i due teams, non è accorsa al campo nel numero previsto, e – dato il tutt’altro che notevole livello tecnico raggiunto dal gioco nei novanta minuti della partita – non ci sentiamo di dire che questa volta gli assenti abbiano avuto completamente torto. L’attesa è stata ingannata con saggi ginnici, eseguiti da squadre maschili e femminili di Alessandria, ed alle quindici, in perfetto orario, i calciatori, prima i francesi e subito dopo gli italiani, hanno fatto il loro ingresso in campo. Saluto alla voce degli ospiti, in maglia azzurra, saluto romano degli italiani, rivolto agli spettatori della tribuna, al centro della quale si trovavano, nel recinto riservato alle autorità: il prefetto di Alessandria Milani; il console Cerruti, il segretario federale di Alessandria, il generale Amantea, comandante del Corpo d’Armata; il podestà Vaccai, l’onore-

Nei primi minuti di giuoco gli italiani attaccarono decisamente, ma tuttavia senza essere pericolosi nell’area di rigore avversaria. Piove, e gli spettatori si riparano alla meglio. Ecco intanto, al 6′, una riuscita fuga di Chini, che, superati i mediani, si sposta leggermente verso il centro e tenta la via del goal. La palla passa fortissima di poco alto sulla traversa. Mentre la squadra italiana tenta inutilmente di congegnare un giuoco di attacco che chiami a collaborare alle azioni tutti gli uomini della linea, i francesi si battono in modo del tutto diverso. Infatti, ogni anni volta sono in possesso del pallone, gli uomini del trio centrale francese, e spesso anche i mediani, lanciano immediatamente le ali che, a loro volta, non indugiano a rimettere la palla al centro con cross non sempre precisi ma ad. ogni modo assai pericolosi. Gasperi deve mettere in corner un pallone che, crossato da Kalix, era caduto assai vicino a Rolhion e ad Alcazar. Sul calcio d’angolo Cavanna si produce in una acrobatica parata alta e la minaccia è sventata. È appena scoccato il quarto d’ora di giuoco quando si presenta ai nostri una delle più belle occasioni di segnare. Mazzoni, scambiatosi momentaneamente di posto con Chini e finito

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con la palla in prossimità del corner sinistro, manda al centro con perfetta parabola. Sul pallone, che spiove dinanzi alla porta di Roux, si precipitano contemporaneamente Volk, Vojak e Andoire. Toccata di testa da Volk, la palla perviene a Cattaneo che si trova sulla destra, liberissimo di tirare e per di più a pochi passi dalla rete francese. L’alessandrino ha un attimo di esitazione e quindi sbaglia in pieno il bersaglio. Ogni minima rudezza di giuoco è punita dall’arbitro e la squadra italia beneficia cosi di parecchi calci di punizione. Uno di questi, battuto al 20′ da Gasperi, è ribattuto da Smoker, ma la palla coglie nel rimbalzo Vojak e per poco non finisce in goal. Tre minuti dopo una confusa azione francese sviluppata sulla destra del-

l’attacco costa un corner all’Italia; sul centro Colombari respinge; intercetta Krauczar che tira in porta: Cavanna para e libera. Una nuova punizione battuta al 24′ da Mazzoni finisce fuori ed al 26′ la porta francese corre ancora un serio pericolo. Una parata di Volk su Cattaneo frutto un calcio d’angolo: il tiro di Avalle è ripreso da Colombari, che calcia prontamente in goal. Il portiere è spiazzato e pare che la palla debba finire in rete, ma ecco che all’ultimo istante si fa luce, nel folto gruppo di uomini addossati alla rete francese, Smoker, che respinge di testa. I francesi passano ancora al contrattacco con il loro noto sistema di gioco volante. Una pericolosa azione del quintetto termina con un tiro a lato di Rolhion


NA LUNGA STORIA me che unisce la maglia grigia ria a quella azzurra della Nazionale Quando Renato Cattaneo segnò il “gol dello zoppo”

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e quindi Beck sfiora la traversa con un fortissimo tiro, dopo aver ricevuto la palla da Alcazar. Gli ultimi minuti del tempo vedono gli italiani costantemente all’attacco, ma il sospirato punto non premia i loro sforzi, anche perchè la difesa francese si batte egregiamente. Ecco che Avalle, in un ennesimo tentativo, lancia astutamente Cattaneo. Cross, colpo di testa di Volk a pochi metri dal goal francese e pronta parata di Roux. Nel secondo tempo, Kalix fugge velocissimo, ostacolato da Innocenti. Il duello fra il nostro terzino e l’attaccante francese dura qualche secondo e poi ecco che Kalix può inviare al centro. Riprende Alcazar che, con un tiro bellissimo, mette in rete. Mercet annulla il punto per un preceden-

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te fallo di Kalix ai danni di Innocenti. Questo scampato pericolo sprona gli italiani all’attacco. Una centrata di Varglien respinta di pugno da Roux; un’azione di Chini costringe gli ospiti in corner e permette allo stesso Varglien di effettuare un tiro che finisce a lato. Quando già si pensava che il nostro attacco non riuscisse ad aver ragione della difesa avversaria, ecco il primo goal. È Varglien che lancia il nostro centro attaccante; Volk spostato leggermente sulla sinistra, spiazza la difesa avversaria ed avanza verso Roux. Il portiere francese dovrebbe uscire nel tentativo di una parata sui piedi del nostro attaccante. Accenna infatti ad uscire ma, fatti due passi, si ferma e, trovandosi cosi a mezza via fra

1 La Nazionale B italiana in posa al “Moccagatta” prima della sfida internazionale contro i francesi. 2 Renato Cattaneo. 3 Cattaneo e Avalle nel capionato 1931/32. 4 Cattaneo esordì nella Nazionale B il 6 aprile 1930 a Genova contro il Lussemburgo. 5 Edoardo Avalle.

l’attaccante e la porta rimasta incustodita, non può impedire a Volk di saettare in rete imparabilmente. Il punto conseguito dagli italiani solleva infine l’entusiasmo della folla e la nostra squadra accelera il ritmo del suo gioco e pare sortire dalla precedente apatia. Gli attacchi alla porta difesa da Roux si susseguono incessantemente. I mediani ed i terzini francesi sono superati una, due, tre volte. Un preciso passaggio di Varglien a Mazzoni, un pronto traversone a Cattaneo e l’alessandrino, colpendo la palla al volo di sinistro, la caccia in rete. Con questo goal, che sanziona definitivamente la vittoria italiana, l’incontro si chiude. Gli ultimi minuti vedono ancora i nostri all’attacco, ma il punteggio non muta.

MARIO BOCCHIO

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n altro grande giocatore alessandrino degli anni Trenta, è stato Renato Cattaneo. Era un’ala destra veloce e tecnica, un attaccante tanto estroso che fu soprannominato bonariamente dagli sportivi “Ciaplen”, in omaggio a Charlie Chaplin. Rimase per anni fedele al colori grigi. Lo troviamo in squadra già nel campionato di Prima Divisione 1922-’23, con tre presenze ed una rete segnata; con l’Alessandria giocò fino al 1939: sedici anni, con 319 partite disputate e 146 reti realizzate, sempre determinanti per le vittorie dell’Alessandria. Chiamato da Vittorio Pozzo, allora Commissario tecnico della Nazionale, a vestire la maglia azzurra, disputò là prima partita in Nazionale A (nella formazione B aveva già esordito il 6 aprile 1930 a Genova contro il Lussemburgo) al Comunale di Bologna contro la Francia Infortunatosi, e quindi menomato, segnò egualmente uno dei cinque gol con cui l’Italia surclassò i transalpini: la sua rete rimase celebre come “il gol dello zoppo”. Ogni giocatore ha almeno una “bestia nera” e il portiere juventino Combi aveva Cattaneo. Nei numerosi incontri con la Juventus, “Ciaplen” realizzò

moltissime reti, anche due in una sola partita, come il 18 settembre 1932. Un episodio, in particolare, merita di essere citato. Il 17 settembre 1933 ad Alessandria i Grigi incontrano i bianconeri e li battono per due ad uno (reti alessandrine di Riccardi e del solito Cattaneo, per la Juventus gol di Cesarini: Combi, come al solito, ad un tratto si mette ad inveire contro il trio difensivo Caligaris, Rosetta e Bertolini colpevoli, a suo dire, di aver trascurato la marcatura di Cattaneo. Bertolini, dopo un po’, stanco di essere insultato dal suo portiere, si gira e urla: “Invece di protestare vieni a tenerlo tu Renato, io ho la testa che mi scoppia, mi sta facendo diventar matto”. Giuseppe Cavanna, portiere della Pro Vercelli, del Napoli e della Nazionale, non ha mai dimenticato il combattuto incontro tra Grigi e vercellesi, il 22 febbraio 1925, al Campo degli Orti. L’Alessandria sconfisse la Pro con una rete del solito Cattaneo. “Nella mia carriera ho subito molti gol, ma quello non l’ho mai dimenticato; una stupenda rete di testa, con palla all’incrocio dei pali. Pararla era semplicemente impossibile”. Questo era Renato Cattaneo detto “Ciaplen”, bestia nera di tutti i portieri dell’epoca.


U.S. Alessandria Calcio 2015-16 (Lega Pro - Tim Cup)

15 dicembre 2015. Genoa-Alessandria: 1-2. Da sinistra: Celjak, Marras, Marconi, Sirri, Nicco, Sosa, Branca, Iunco, Manfrin, Vannucchi, Vitofrancesco


ULTRAS VITERBESE: LA BATTAGLIA DEI Q.D.S. E LA RINASCITA CON GLI N.S.L.M. 1908 DAVIDE RAVAN

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tornata quest’anno tra i professionisti dopo diversi anni d’assenza e si affaccia nuovamente nel “calcio che conta” con un nome (in parte) nuovo: Viterbese Castrense 1908. Nell’estate del 2004, dopo aver sfiorato la promozione in B, la Viterbese dichiarò fallimento, ma grazie al Lodo Petrucci potè ripartire dalla serie C2 nella stagione successiva con il nome di A.S. Viterbese calcio. Nel 2013-2014 però arrivò una nuova mazzata: dopo nove anni d’esistenza anche la nuova società dovette alzare bandiera bianca e rinunciare ad iscriversi alla serie D (serie nella quale nel frattempo era finita). Fu un duro colpo per tutti gli appassionati di calcio di Viterbo, che vissero alcuni mesi con la paura di non vedere più calcio nella città laziale per diverso tempo. Arrivò però il colpo di scena: la Castrense, squadra di Grotte di Castro, venne trasferita nel capoluogo e diede vita ad una nuova compagine: la Viterbese Castrense 1908. Vinsero subito il campionato di Eccellenza e al secondo tentativo ottennero anche la promozione più importante, quella che ha riportato Viterbo nel calcio dei grandi (vincendo anche lo scudetto di serie D, battendo sul neutro di Viareggio il Piacenza in finale). Come avrete potuto capire in queste poche righe, le vicende societarie a Viterbo sono state una vera e propria via Crucis negli ultimi 12 anni, e naturalmente tutto ciò ha inciso molto sui numeri della tifoseria: i numeri sono piccoli ma comunque uno zoccolo duro di ultras non ha mai abbandonato la squadra, venendo ripagati con la promozione della scorsa stagione per tutti gli sforzi fatti nel seguire la compagine laziale anche negli infimi campi dell’Eccellenza. Fino a giugno 2015 il gruppo trainante della curva viterbese è stato il Q. D. S. (Questione Di Stile), che per 10 anni si è preso l’onere di non far morire la passione in città. Gruppo di stampo nazionalistico,

con idee di destra molto spiccate, oltre a seguire la Viterbese era facilmente individuabile anche sugli spalti degli stadi che ospitavano le partite della Nazionale italiana. Tra il 2010 e il 2012 si è contraddistinto anche per la battaglia intrapresa contro la possibilità di ospitare in Italia l’edizione del 2016 degli Europei di calcio, giustificando questa presa di posizione con argomentazioni quali l’incapacità delle istituzioni di far fronte a tutto ciò che un evento del genere comporta, come questioni quali la sicurezza, l’adeguamento degli stadi, lo sperpero di denaro pubblico e così via. A questo gruppo si deve però riconoscere la capacità di compattare i ranghi della tifoseria viterbese negli anni più bui della storia calcistica della cittadina laziale, riuscendo a non far tramontare la passione e l’amore verso i colori gialloblu. Dal momento della nuova denominazione societaria però i Q.D.S. hanno intrapreso una battaglia a tutto campo contro la società, sottolineando più volte come loro siano gli ultras della Viterbese 1908 e che il nome Castrense non gli appartiene. Colpito, come del resto l’80% dei gruppi ultras italiani, negli ultimi anni da una repressione sempre più forte, con diffide che continuavano a sommarsi all’interno del gruppo, i Q.D.S. a giugno 2015 hanno dichiarato il loro sciogli-

mento congedandosi con uno striscione che recitava così: “A conti fatti siam giunti alla fine, ancora in piedi sopra le rovine”. Pochi giorni dopo lo scioglimento fu ufficializzato con un comunicato del quale riportiamo un breve passaggio: “…Considerando anche i nuovi palcoscenici che la Viterbese possibilmente si troverà a solcare in futuro, con relative maggiori restrizioni annesse per noi ultras, preferiamo morire in piedi piuttosto che a mezzo servizio. La curva continuerà ad essere guidata con altre sigle e modalità ritenute più opportune nel tempo. Un forte abbraccio va a chi ha sempre pagato e lo sta facendo tuttora, ai nostri fratelli ed amici, a chi ci è stato vicino ed a tutti coloro che negli anni hanno contribuito con il loro impegno a fare della curva di Viterbo la realtà che è oggi…” Per colmare il vuoto lasciato dai Q.D.S., nel settembre dello stesso anno è nato il nuovo gruppo trainante della curva viterbese, e per comprenderne la scelta del nome bisogna rileggersi lo striscione con il quale i Q.D.S. si sono congedati dalla scena ultras. Il nuovo gruppo prende il nome di “Noi Sopra Le Macerie 1908” (NSLM 1908) e si posiziona al centro della curva. Questo nuovo sodalizio ha la fortuna di nascere proprio nella stagione che vede tornare la Viterbese Castrense tra i professionisti e per tutta la scorsa stagione in serie D

riesce a muovere buoni numeri, andando spesso a riempire i piccoli settori ospiti delle compagini avversarie del girone. Nel comunicato ufficiale che sancisce la nascita del gruppo si sottolineano due punti importanti: in caso di promozione in Lega Pro, gli ultras del NSLM 1908 avrebbero deciso se tesserarsi oppure smettere di seguire la squadra anche tra le mura amiche, ritenendo inutile dichiararsi contro la tessera e poi entrare in casa con il biglietto nominale; richiesta di tornare alla storica denominazione di U.S. Viterbese 1908, abbandonando il nome Castrense, in quanto non appartiene alla storia della compagine laziale. Ad oggi, cioè quattordici mesi dopo la nascita del nuovo gruppo possiamo dire (da esterni, e quindi sempre poco informati sui fatti) che la battaglia contro il nome Castrense continua partita dopo partita, con lo striscione centrale della curva a fare da testimone (nello striscione che tiene buona parte della curva è riportata l’antica denominazione societaria), mentre la battaglia contro la tessera non è la stessa dichiarata a settembre 2015: il gruppo ad oggi non è tesserato ma continua ad entrare quando la squadra gioca in casa e addirittura la segue in trasferta quando vi è la possibilità di usufruire della formula “1 più 1” (come successo per esempio nelle due trasferte a Piacenza), quindi

credo ci sarà la possibilità di vederli anche nel settore ospiti del Moccagatta. I NSLM 1908 stanno cercando di dare continuità al percorso iniziato dai Q.D.S., riprendendo lo stesso pensiero politico e rinsaldando i gemellaggi storici con Latina e Lucchese e l’amicizia con Siracusa (tutte e quattro le tifoserie sono accomunate dalla stessa ideologia politica). A novembre 2014, alcune persone che gravitano attorno ai gruppi organizzati della curva viterbese si sono resi responsabili di un vero e proprio assalto ai danni dei tifosi dell’Ardita San Paolo, squadra di calcio popolare che milita nella Terza categoria romana. Alla base di questo attacco sembra ci sia una discussione di qualche tempo prima avvenuta all’esterno di un bar della Garbatella, noto quartiere della capitale. Dopo qualche giorno è partita una vera e propria “spedizione punitiva” da Viterbo, che di domenica mattina ha raggiunto Magliano Romano, paese nel quale stava giocando la sua partita l’Ardita. Alcuni sostenitori della piccola squadra romana hanno riportato diverse ferite dovute ai colpi inferti con mazze e quant’altro dai viterbesi. Subito dopo l’aggressione il “commando” si è dileguato ma dopo poche ore nove di loro sono finiti agli arresti. Tutti gli arrestati provengono dall’area dell’estrema destra laziale (uno di questi fu candidato sindaco con Casapound alle ultime comunali di Viterbo). Il fatto di per sé si giudica da solo e non vi è bisogno di aggiungere nulla alla cronaca di quel giorno, possiamo solo dire che oltre alla figuraccia fatta, agli aggressori va riconosciuto il merito di aver portato alla ribalta sulle cronache nazionali tutto l’universo del calcio popolare, piccolo fenomeno che però ogni anno cresce sempre di più in Italia, facendo così scattare la molla per la nascita di tante nuove piccole realtà popolari che si stanno ritagliando uno spazio sempre maggiore nelle categorie dilettantistiche italiane.


alessandria-VITERBESE

Al Moccagatta è di scena un match inedito SERGIO GIOVANELLI

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unga e travagliata la storia di una squadra, la Viterbese, che nel corso della sua secolare storia (è nata nel 1908) è arrivata al massimo a giocare in serie C. Questa di Lega Pro è la tredicesima stagione che i gialloblu disputano in terza Serie dopo l’esordio avvenuto nel 1945-46. La formazione laziale in quella stagione apparve per la prima volta in assoluto sul proscenio nazionale, ma occorre considerare che nell’immediato dopoguerra, a causa delle difficoltà logistiche, le serie minori erano composte da una pletora di gironi. Solo la serie C contava 196 squadre e le 25 migliori del Nord erano aggregate al torneo misto B-C (quello che diede la promozione in A ai Grigi). In ogni caso nel 1948 la serie C svanì. Di quella non positiva stagione rimane solo la curiosità delle tre presenze (11 l’anno dopo in Promozione) di un ventenne romano cresciuto nella Lazio, tale Alessandro (Sandro) Ciotti che di lì a qualche anno passerà dall’altra parte della barricata e diventerà “IL” radiocronista di calcio grazie alla sua inimitabile voce ed il modo quasi poetico di raccontare le partite. Intanto la Viterbese sprofonda e ad un certo punto si fonde con il Tuscania per restare a galla. La C la rivedrà soltanto nel 1970 ma solo per tre stagioni e poi ancora una volta qualche anno più tardi. Bisognerà attendere il 1995 per averla di nuovo in C. Nel frattempo, nel pieno di una delle tante crisi societarie compaiono due nomi noti: Henrique Omar Sivori e Tito Stagno. L’ex “Cabezon” e il giornalista RAI (presto uscito dai radar calcistici) allestirono una squadra composta soprattutto da giovani argentini sconosciuti importati per l’occasione. Il risultato fu deludente e si chiuse dopo una sola annata con la discesa in Promozione. Nella seconda metà degli anni ‘90 tra C1 e C2 la Viterbese comincia ad assaporare il gusto dei campionati professionistici, prima di essere investita dal ciclone Gaucci; il patron del Perugia acquistò la società gialloblu per farne un’accademia. Non appena arrivato esonerò l’allenatore Iacolino e rivoluzionò la squadra. L’anno dopo per un breve periodo affidò la guida tecnica della squadra a Carolina Morace, l’ex stella del calcio femminile. In quella stagione, ad onor del vero, rischiò pure di essere promossa in B, perdendo nei playoff con l’Ascoli. Dopo l’esperienza Gaucci arrivò il fallimento del 2004 ammortizzato dall’applicazione del “lodo Petrucci” che permise l’iscrizione alla C2. Il successivo fallimento, datato 2013 vede la scomparsa della squadra locale, ma la Castrense, di proprietà della famiglia Camilli (già proprietaria del Grosseto) rileva il titolo sportivo e sposta la se-

1 luglio 1999. Luciano Gaucci presenta il nuovo allenatore della Viterbese: è Carolina Morace, prima donna-mister in una squadra di calcio professionistica maschile. Darà le dimissioni il 15 settembre.

In ordine orario, dall’alto: Salvatore Iacolino, Ramon Lojacono, Giuseppe Zappella e Davide Baiocco de nella città laziale. Oggi la Viterbese Castrense tenta la scalata a quelle categorie mai visitate finora. Gli incroci tra Alessandria e Viterbo sono solo indiretti e si creano grazie a venti giocatori e tre allenatori. Partiamo da questi ultimi: uno lo abbiamo già citato ed è Salvatore Iacolino, il mister esonerato all’arrivo di Luciano Gaucci alla presidenza. Il secondo è Ramon Francisco Lojacono che intraprese la carriera di tecnico quando ancora giocava nei Grigi. Guidò dalla panchina la Viterbese nel vittorioso campionato di Promozione Laziale e per parte del successivo torneo interregionale (l’attuale Serie D) prima di lasciare il posto a Giuseppe Petrelli. Il record della prima donna allenatore tra i professionisti resterà sempre legato alla Viterbese e a Carolina Morace. Ma la Morace, in panchina, resiste-

rà poco: al suo posto Giorgio Roselli, altro mister che ha legato parte della sua carriera ai Grigi sia come giocatore che come allenatore. Anche Roselli non finirà la stagione rilevato a sua volta da Stringara. I cosiddetti “Doppi Ex”, come detto, sono venti e sono per la maggior parte atleti di secondo piano che non hanno inciso nella storia dell’Alessandria. Il primo in ordine di tempo è Ranieri Valdirosa, un centromediano messosi in luce proprio nella Viterbese nel 1945-46. Arrivò ad Alessandria nell’estate del 1947 e giocò una sola volta in maglia grigia: a Torino in Juventus-Alessandria 6-1. Sul finire degli anni ‘60 diversi giocatori passarono da una squadra all’altra. Nel 1970 il terzino Lorenzo Piacentini e il mediano Pasquale Di Giovanni lasciarono Alessan-

dria per trasferirsi a Viterbo. Di Giovanni indossò il gialloblu solo per una stagione, Piacentini dopo l’anno in C tornò nel 1972-73 con la squadra in D. La sua carriera incrociò quella di un ventenne viterbese, Sergio Di Prospero, ala sinistra di buone prospettive che l’anno successivo approdò alla corte di Ballacci. Vinse con i Grigi il torneo 1973-74 giocando sette partite e segnando un unico gol, quello del 2-0 contro il Clodiasottomarina alla trentatreesima giornata in quella che fu l’ultima vittoria del torneo e, in pratica, partita che virtualmente decretò la promozione alessandrina. Tornato alla soglia dei trent’anni nella sua Viterbo diede un bel contributo alla squadra. A tutt’oggi Di Prospero, con 167 partite e 58 gol è ancora nei primi posti tra i fedelissimi gialloblu. Come non ricordare Gianni Califa-

no, bomber di razza con una carriera lunghissima fatta di 422 partite e 150 reti in C1, una stagione abbondante ad Alessandria, una scarsa a Viterbo. Come lui Roberto Paci, nei grigi per un torneo a 19 anni, poi ultimo campionato in gialloblu a 37. In mezzo tanta Lucchese. Destino abbastanza simile anche per Riky Di Bin, scuola Toro, arrivato sulle rive del Tanaro a 22 anni e presto ripartito. Ebbe gli ultimi scampoli di carriera professionistica nelle tre stagioni disputate a Viterbo. Luca Marcato dopo una buona carriera fatta di A (poca) e B (tanta), a trent’anni scende in C: nel 1995 è a Viterbo, poi Livorno e Pisa per finire in grigio. In realtà non chiude qui, perché per altre due stagioni si esibisce sui palcoscenici della D, ma chiude con il professionismo da noi. C’è poi un gruppo di doppi ex che ha frequentato il Moccagatta negli anni bui: qualcuno in D altri, addirittura, in Eccellenza. Hanno in comune solo il fatto di aver vestito, in qualche momento della loro carriera, la casacca viterbese. Boccolini, Lispi, Ribecco, Anderson. Anche Zappella ha fatto parte dell’Alessandria che ha disputato (e vinto) il campionato di serie D; ma la sua storia ha un qualcosa di particolare. Cresciuto nel Milan, comincia la trafila tradizionale e tra Como e Monza passa cinque campionati tra B e C1. A venticinque anni ha l’occasione di andare all’estero e finisce nientemeno che nella J-League giapponese, negli Urawa Reds. Una sola stagione terminata con la retrocessione e di nuovo in Italia ad Avellino. Arriva anche a Viterbo e ci trascorre due stagioni (non consecutive). A trentacinque anni è chiamato dall’Alessandria per vincere il campionato: missione compiuta e ancora un assaggio di C2 in grigio. Federico Balestri è certamente un attaccante di “categoria”: è andato in doppia cifra in quasi tutti i tornei disputati in Serie D. Anche ad Alessandria ha mantenuto la media: 12 gol in 26 partite. Ha fallito solo a Viterbo: non ha mai segnato malgrado le 18 presenze. Evidentemente qualcosa non ha funzionato nel suo rapporto con la squadra laziale. Infine l’unico ancora in attività tra i professionisti. Di lui si farebbe prima a dire dove non ha giocato visto che nella sua ormai quasi venticinquennale carriera ha cambiato diciotto volte maglia. Qualcuno lo avrà già capito: ci riferiamo a Davide Baiocco. Il centrocampista di origine perugina si fermò in quel di Viterbo nel novembre 1998, giusto in tempo per passare dalla C2 alla C1. L’anno dopo sfiorò la storica promozione in B. In maglia grigia giostrò solo una mezza stagione nel 2014-15, ma molti lo rimpiangono ancora. Domenica si inaugura un nuovo capitolo di storia calcistica e anche Alessandria-Viterbese entrerà negli annali pallonari.


GRADINATA NORD

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Alessandria-Spezia, stagione 1986-87

Chievo-Alessandria, stagione 1987-88

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Alessandria-Spezia, stagione 1994-95


2 dic. 2016

HURRÀ GRIGI

Sacco: “Dicembre può diventare decisivo!”

C

arlo Sacco, figlio del presidentissimo Remo, come di consueto, commenta per il nostro giornale il cammino dell’Alessandria. Carlo, che impressione hai ricavato dalla vittoria di Prato? Vorrei prima fare una critica alla Lega Pro: non si può far giocare una partita a Prato alle 18,30 di fine novembre contro la capolista con un impianto di illuminazione assolutamente insufficiente. A parte la foschia, c’erano punti del campo pressoché bui che impedivano quasi le riprese televisive. Sono fattori che condizionano negativamente soprattutto la squadra più forte che deve fare gioco. E sulla partita? Ormai tutte le squadre che incontrano l’Alessandria fanno un gioco soprattutto difensivo ed è logico che la partita, per i tifosi, non sia “appagante”, ma è difficile affrontare formazioni che di gioco non ne fanno e pensano solo a difendersi. Occorre un episodio, un fuoriclasse per sbloccarle. Il merito dei grigi è stata la caparbietà nel cercare la

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vittoria, un carattere encomiabile. Cosa mi dici di Bocalon? In questo momento riceve molte critiche. Io lo vedo bene. Il ruolo della punta centrale è particolare. Tutti pensano che il centravanti debba solo fare i gol. Invece deve fare molto altro, il “lavoro sporco”, portare via l’uomo, tenere alta la squadra, creare gli spazi. Se “San Pablo” segna tanto è anche merito di Bocalon. E le scelte tattiche di Mister Isetto? Ottime. Quando è entrato Nicco la squadra si è assestata, Isetto ha fatto dei cambi molto appropriati. Tre volte in panchina, tre vittorie, più l’ingresso sullo 0-0 contro la Carrarese, partita conclusa con un’altra vittoria. E’ bravo, non è solo un porta-fortuna. Parliamo anche dei singoli?

Come sempre bravissimo Vannucchi che nei primi 10 minuti ha fatto due parate decisive: le vittorie non sono solo merito di Gonzalez. Oltre al nostro grande numero uno, menzioni speciali per Gozzi, Piccolo e Cazzola: insieme a Gonzalez anche loro sono di una categoria superiore. Dal 4 al 30 dicembre l’Alessandria giocherà sei partite. Potrebbe essere questo il mese decisivo per il grande balzo? Premetto che avrei preferito si giocasse il 26/12 piuttosto che il 23 (per avere più gente allo stadio). Ora cerchiamo di gestire bene questo allungo. Se arriviamo a fine anno con gli attuali 6 punti di vantaggio (toccandoci dove non batte il sole), abbiamo un piede in serie B!

@TonyFrisina

17 FACCE DA CURVA di Beatrice Bruno

Adam e i suoi Grigi

La faccia da curva di questa settimana è Adam Di Matteo. 15 anni, giovane della Nord, ci descrive così la sua passione: Adam da quanto vieni allo stadio? Ricordi la tua prima al Moccagatta? La mia prima volta al Moccagatta, fu Alessandria Como del 2009, nel rettilineo... non fu di certo un bell’esordio. Cosa significa per te essere tifoso? Per me essere tifoso significa difendere i colori della propria città, stare con chi condivide i tuoi ideali e la passione che accomuna e fa cantare per quella maglia! Fare di tutto per il bene del nostro tifo e soprattutto per quello della nostra maglia! È sempre un vanto quando ti chiedono che squadra tifi e tu rispondi Alessandria...La nostra curva è una grande famiglia e lo sarà sempre. Mi fa piacere far parte di questo gruppo e di un progetto, Mandrogni, che raccoglie dai più grandi a noi adolescenti tutti uniti per l’Alessandria. Quali sono state la partita più bella e quale quella più triste? La partita più bella risponderei banalmente dicendo La Spezia-Alessandria. Ma credo che Reggiana -Alessandria sia la più bella a livello

di organizzazione autonoma. Mentre la più triste direiAlessandria Venezia del 2015. Che rabbia perdere i playoff in quel modo... La coreografia che ti è piaciuta di più? Coreografia più bella assolutamente Alessandria Salernitana del 2010! Uno stadio che esplodeva, bello spettacolo da ambe le parti! Qual è stato il miglior acquisto del mercato estivo? Miglior acquisto della sessione estiva per me è Cazzola, quando manca lui la squadra gioca con più fatica, è un giocatore di grande corsa, viaggia al doppio degli avversari e combatte per ogni pallone! Cosa ne pensi di questo inizio? Credo che sia una delle migliori partenze degli ultimi anni... finalmente può essere l’anno buono per quella categoria! Magari con un attaccante in più e un giocatore all’altezza di Cazzola, che lo possa sostituire quando manca, e un’alternativa a Marras si può fare un grande salto di qualità dal mio punto di vista. La trasferta più divertente? Trasferta più emozionante e bella direi Padova, andare in 15 a campionato finito non è da tutti, ma per i Grigi questo ed altro.

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18

anno VIII n. 21

HURRÀ GRIGI

Alessandria: testa di serie Classifica GRUPPO A Campionato di Lega Pro 2016 / 2017

Calendario della 16° giornata

SQUADRA

P.ti

G

V

N

P

+

-

1

ALESSANDRIA

39

15

12

3

0

31

11

2

Cremonese

33

15

10

3

2

27

15

3

Livorno

26

15

7

5

3

21

14

4

Arezzo

26

15

7

5

3

23

17

5

Piacenza

25

15

7

4

4

19

15

6

Viterbese

23

15

6

5

4

18

13

7

Renate

23

15

6

5

4

21

18

8

Giana Erminio

22

15

5

7

3

18

16

9

Como

21

15

5

6

4

21

21

10

Olbia

21

15

6

3

6

21

19

11

Lucchese

21

15

5

7

3

22

14

12

Robur Siena

20

15

5

5

5

21

18

13

Carrarese

17

15

5

2

8

15

18

14

Pro Piacenza

16

15

5

1

9

13

16

15

Pistoiese

16

15

3

7

5

18

18

16

TuttoCuoio

14

15

3

5

7

12

18

17

Pontedera

14

15

3

5

7

14

27

18

Lupa Roma

13

15

3

4

8

12

22

19

Racing Club Roma

8

15

2

2

11

10

28

20

Prato

8

15

2

2

11

10

29

Risultati 15° giornata Giana Erminio - Arezzo 0 : 0 Lupa Roma - Cremonese 2 : 1 Olbia - Racing Roma 3 : 0 Pro Piacenza - Piacenza 0 : 1 Tuttocuoio - Como 1 : 1 Viterbese - Carrarese 2 : 1 Renate - Robur Siena 1 : 1 Livorno - Pontedera 1 : 1

Hurrà Chapecoense!

Domenica 4 dicembre Ore 14:30 Pistoiese - Renate Ore 16:30 Alessandria - Viterbese Arezzo - Lupa Roma Carrarese - Olbia Cremonese - Prato Giana Erminio - Pontedera Piacenza- Racing Roma Ore 20:30 Como - Pro Piacenza Robur Siena - Lucchese Tuttocuoio - Livorno

Prossima partita in trasferta Giovedì 8 dicembre 2016 Ore 14:30 RENATE Stadio “Città di Meda”

Lucchese - Pistoiese 2 : 0 Prato - Alessandria 0 : 1

Il calcio dovrebbe essere solo gioia, in campo e fuori. Tragedie come quella che ha colpito la Chapecoense ci lasciano senza parole: la vita, con la sua cruda realtà, vince sempre su tutto il resto. Il nostro pensiero e il nostro affetto vanno a tutto l’ambiente della squadra brasiliana: ogni momento del nostro meraviglioso sport è sempre e comunque maestro di vita. Impariamo ad apprezzarlo con responsabile passione.

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2 dic. 2016

Claudio Sala, Santin, Salvadori e Camolese alla presentazione del libro di Mirko Ferretti

SOTTORETE di Sara Pilotti

Alla Gambarina c’è aria di scudetto! C hi ama il calcio, chi ama i Grigi…e anche chi ama il Toro, non potrà mancare a questo appuntamento: venerdì 16 dicembre, ore 17, nei locali della Gambarina, Mirko Ferretti e alcuni suoi amici presenteranno il libro “Una vita da secondo, l’allenatore nell’ombra”. Una bellissima storia di calcio e di vita vista da un’angolazione diversa da quella solita: a parlare non è il grande calciatore o l’allenatore di successo (anche se Mirko è stato anche quello) ma un “tassello” di quel mondo del calcio che, come racconta il titolo stesso, è chiamato a lavorare nell’ombra, dietro le quinte, con tanto sudore e tanta fatica spesso non gratificati dai titoli dei giornali o dall’incitamento dei tifosi. Mirko ha voluto proporci questa sua esperienza attraverso le penne di Alessandra Demichelis e Michele Ruggiero e grazie all’impegno editoriale dei fratelli Dutto, titolari de “L’Araba Fenice”. Saranno questi i primi amici che condivideranno con Mirko l’incontro della Gambarina ma non hanno voluto mancare anche alcuni di quei ragazzi che hanno voluto e saputo approfittare del lavoro oscuro sul campo del mister alessandrino. Per rendergli omaggio di quel suo impegno e per ringraziarlo per quanto insegnato loro in quegli anni, hanno voluto garantire la loro partecipazione alcuni calciatori dell’ultimo Toro scudettato, quello del ’76, campioni coi quali Mirko ebbe modo di lavorare. Saranno quindi alla Gambarina “il poeta” Claudio Sala, Nello Santin, Roberto Salvadori (quel gol grigio col Parma!) e un piacevolis-

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HURRÀ GRIGI

simo intruso in quel Toro scudettato, Giancarlo Camolese! Segnatevi in agenda l’appuntamento. Il libro è bellissimo, piacevolissimo

da leggere, pregno di aneddoti e di storie di calcio e di vita: sarà fantastico renderlo ancora più ricco con le dediche di tanti campioni.

Il 2016 è l’anno della prevenzione dell’udito.

Sordità?

Minivolley Cup: start up dell’edizione 2017 È partito domenica 27 novembre a Novi Ligure e Varallo Sesia, l’edizione 2017 della Fipav S3 Minivolley Cup. Il Comitato Provinciale di Novara e il Comitato Provinciale di Vercelli per la prima volta hanno organizzato un circuito di Minivolley che coinvolge tutte le società sportive Fipav delle province di Alessandria, Novara, Verbania, Vercelli e Biella. L’ organizzazione di questa nuova edizione rispetto alla stagione 2016 non cambia: vi sarà una classifica generale che terrà conto sia del numero degli atleti che ogni società saprà coinvolgere sui campi di gara che del numero di partecipazioni delle società alle varie tappe, con punti bonus che premieranno frequenza e continuità. L’obiettivo principale di questo nuovo progetto è quello di far incontrare tutte le società del Piemonte Orientale anche attraverso il Minivolley e di favorire l’ attività sportiva ai livelli più bassi sviluppando nei giovanissimi atleti la voglia di mettersi in gioco e di approfondire quella passione che muove le staffe di questo magnifico sport, anche in vista dell’ elezione del nuovo Presidente che, tra gennaio e febbraio del prossimo anno, sarà messo a capo del Comitato. L’ iscrizione al torneo è completamente gratuita e tutte le informazioni su classifiche, calendari e comunicazioni varie saranno aggiornate settimanalmente sul sito www.novara. federvolley.it. Nella riunione fatta con le società interessate, non si sono solo condivise e

ribadite le regole gestionali che ogni società dovrà seguire ma si è anche stilato un calendario dei partecipanti che conta a oggi circa 30 tappe, tra indoor e outdoor, distribuite sull’ intero territorio piemontese da fine novembre a metà giugno. Le società novaresi hanno aderito al circuito con 18 tappe da organizzare tra Novara, Suno, Bellinzago, Borgomanero, Romagnano Sesia, Invorio e San Maurizio d’Opaglio, alle quali si aggiungeranno 2 competizioni organizzate a Verbania. Le società della provincia di Alessandria, invece, hanno aderito facendo inserire 8 tappe che permetteranno di giocare a Novi Ligure, Valenza e Acqui Terme e nella in provincia di Vercelli si disputeranno le 2 tappe previste a Varallo Sesia e Borgosesia. Il torneo offrirà l’ opportunità ai giovani atleti nati negli anni 2009-2010-2011 di confrontarsi con i coetanei del Piemonte Orientale nella categoria S3 White (ex Palla Rilanciata), mentre nella categoria S3 Green (ex Minivolley 1° livello) si confronteranno gli atleti nati negli anni 2007-2008-2009. La categoria S3 Red (ex Minivolley 2° livello) sarà dedicata agli atleti più grandi nati nel 2005-2006-2007. La ben riuscita del torneo e i presupposti che quest’ ultimo susciti interesse negli atleti e nelle società, favorendo confronti costruttivi, sono gli obiettivi principali del Comitato e l’elevato numero di tappe consentirà a tutti di giocare, senza rinunciare alle iscrizioni per mancanza di strutture adeguate alla categoria e a ospitare un gran numero di atleti.

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anno VIII n. 21

HURRÀ GRIGI

Settima giornata d’andata Campionato Serie B femminile Girone A

A.C.F Alessandria superlativa: battuto l’ Atletico Oristano

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lessandria arriva a quest’incontro,dopo essere stata battuta dalla Novese, le sarde arrivano ad Alessandria con solo undici effettivi. Primo tempo, che per l’Alessandria fila via, senza trovare nessun ostacolo e nessuna difficoltà. Squadra l’Oristano che gioca troppo bassa, e non crea nessun problema ad Asteggiano. Secondo tempo sulla falsa riga del primo, dove si vede praticamente una sola squadra in campo, l’Alessandria che legittima ulteriormente il risultato. La squadra di Secci con una punta d’orgoglio riesce, ad andare a segno due volte. Gara che si è conclusa senza un cartellino giallo. Nonostante il netto divario, le sarde non hanno condotto una gara sul piano fisico, e non si sono fatte prendere dal nervosismo. Con questo risultato le alessandrine, si attestano al terzo posto in classifica, con quattordici punti, dietro Empoli e Novese. L’Oristano rimane a quota nove. Formazioni A.C.F Alessandria: A.C.F. Alessandria: Asteggiano; Anselmo[74’Zecchino]; Devecchi; Accoliti[50’Bergaglia]; Marinoni; Soragni[66’Garavelli]; Zella; Amandola; Barbesino; Capra;Bianco.A disp: Giribaldi; Schiavi, Bergaglia;Marigonda;Zecchino;Garavelli;Minato. All: Cantone. Atletico Oristano: Atletico Oristano:Langella; Ledda; Pinna; Esu;Carta;Mattana;D’Ancona;Tola Vanessa; Congia;Tola Elisabetta; Podda. All:Secci Marcatrici: Zella (A) 8’ pt; 42’ pt – So-

ragni (A) 20’ pt; 35’ pt; 44’ pt – Amandola (A) 23’ pt; 32’ pt; 84’ st; Bianco (A) 82’ st; D’Ancona (O) 41’ pt (r); 54’ Tola E. (O) (autorete); Mattana (O) 66’st Arbitro: Alessandro Calefati (Saronno) Assistente: Noureddine Benou (Alessandria) Assistente: Andrea Marco Nespolo (Alessandria) Corner: 5-0 Ammoniti: 38’Tomei (J) Recupero: 0’+2’ Cronaca Nei primi 8’minuti nulla di rilevante, da segnalare, le due squadre si studiano. Al 8’ Alessandria in vantaggio, con un gran gol dalla distanza di Zella. Al 12’ cross dalla destra di Zella, sbroglia la difesa dell’Oristano. Al 16’ bel disimpegno, all’interno dell’area di Amandola, sfera che arriva a Barbesino che calcia fuori. Al 18’ traversa colpita dall’Alessandria, ad opera del proprio capitano Amandola,con un tiro dalla distanza, pallone che dopo aver colpito la traversa, giunge a Soragni, para Langella. Al 20’l’Alessandria perviene al raddoppio, con Soragni, con un gran tiro di sinistro dal limite dell’area, sfera che si insacca alla sinistra di Langella. Al 23’ bella azione sulla destra, di Soragni, che crossa, pallone che arriva a Barbesino, che calcia e il portiere Langella respinge , e al punto giusto e al momento giusto si trova Amandola, che insacca. Al 27’ occasione mancata dall’Alessandria, con Marinoni. Al 32’ capitan Amandola , si gira sulla destra e calcia, Langella devia il pallone sul palo, da segnalare in questa occasione, che le maggiori colpe sono da imputare al portiere

Langella. Al 36’ Soragni si invola sulla destra, calcia forte di prima intenzione, sfera che finisce alle spalle di Langella. Al 40’ corner battuto da Zella, pallone che all’interno dell’area perviene a Amandola, che da ottima posizione calcia addosso a Langella. Finalmente si vede l’Oristano, che usufruisce di un calcio di rigore, per fallo di Devecchi su Carta, sul dischetto si presenta D’Ancona, che trafigge Asteggiano. Al 42’ sesto gol dell’Alessandria con un tiro dalla distanza di Zella. Da annotare al 43’ la prima parata effettuata da Asteggiano. Al 44’ settimo gol per l’Alessandria con un incursione sulla destra di Soragni (tre gol nei primi 44 minuti). Al 52’ tiro effettuato della neo entrata Bergaglia, su cross di Bianco. Al 54’il numero 16 Tola E, causa l’autorete, azione iniziata da un cross di Bergaglia. Al 59’ tiro di Soragni, devia in corner Langella. Al 62’ si rivede l’Oristano con un tiro scagliato da Podda, para Asteggiano. Al 63’ scambio Amandola-Soragni, tiro di quest’ultima, devia in corner Langella. Al 64’ duello spalla-spalla di Amandola con un difensore, cross sul quale Bergaglia, si trova a pochi metri da Langella, ma sbaglia incredibilmente. Al 66’ secondo gol dell’Oristano con un bel gol, sul secondo palo di Mattana. Al 71’ si invola sulla fascia, per l’Oristano Carta, che al momento del tiro, la palla gli rimbalza male. All’82 nona rete per l’undici di Cantone, con Bianco, con un bel tiro di sinistro. All’84 ci pensa, capitan Amandola a portare a dieci le reti per la squadra, e per lei terzo gol. C’è ancora tempo per vedere un legno, colpito dall’Alessandria con Bergaglia. [Federica Ghisolfi]

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Mr. Cantone: “Puntiamo a prestigiosi traguardi” Q uesta settimana abbiamo intervistato l’allenatore dell’Alessandria Femminile Davide Cantone. Mister si aspettava un avvio così da parte delle sue ragazze? Più che aspettarmelo, lo speravo, abbiamo inserito su una buona base, ragazze giovani, ma di valore. Ha riscontrato delle difficoltà’? Se si in quale frangente? Beh sicuramente l’inserimento nella rosa di sei elementi nuovi non è stato facile, anche se credevo di aver più difficoltà. Di solito quale è il modulo di gioco che adotta? Di solito giochiamo con il 4-3-3,

ma in diverse occasioni siamo passati al 3-4-3. Come considera il vostro girone? Difficile confrontare i gironi, nel nostro credo che l’Empoli sia la squadra più accreditata, anche vedendo il percorso fatto l’anno scorso; subito dietro la Novese, con ragazze di qualità ed esperienza, ricordo che l’Empoli è la branca femminile dell’Empoli F.C. La società che obiettivo si è prefissato per questa stagione? Un campionato di assestamento, nelle prime posizioni di classifica, un punto di partenza per più ambiziosi traguardi. [Federica Ghisolfi]

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2 dic. 2016

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HURRÀ GRIGI

L’Alessandria batte la Carrarese e riprende a correre Ventuno sulle spalle, TOP PLAYER di Beatrice Bruno

N

el girone A il duello per la prima poltrona, quella che garantisce la promozione diretta in serie B, segna un colpo a favore dell’Alessandria. Dopo due pareggi esterni di fila, che avevano ridotto il vantaggio della capolista sulla Cremonese a una sola lunghezza, i piemontesi ritrovano tra le mura amiche la vittoria piegando 2-1 la Carrarese, grazie a una doppietta del solito Gonzalez (capocannoniere del torneo con 12 centri) che rende inutile il momentaneo pareggio di Torelli per i marmiferi. I Grigi si riportano così a +3, visto che la Cremonese, reduce da sei successi di fila, si deve accontentare di raccogliere un punto nel derby insidioso a Como: una doppietta di Di Quinzio lancia i lariani, ripresi però da un’altra doppietta, quella firmata da Scappini per i grigiorossi di Attilio Tesser. La sintesi del “Mocca” Nel primo tempo l’Alessandria spreca ghiotte occasioni da gol. La compagine di Cricca risponde nella ripresa al solito Gonzalez, che sblocca la gara su punizione, con il gol dell’1-1 di Torelli. Nel finale è ancora l’argentino ex Novara a trascinare i Grigi, con un sinistro a giro che vale il 2-1 ed i tre punti complessivi al “Moccagatta”.

In sala stampa Il Mister dei Grigi Piero Braglia: “Gli errori li fa chiunque, sbagliano i giornalisti a scrivere un articolo, sbagliano i calciatori. Oggi ha sbagliato un giocatore e abbiamo preso un gol. I calciatori sono stati bravi a voler vincere la partita. Nel primo tempo abbiamo tirato molto senza trovare gol e poi quando non segni soffri. A volte anche se si segna si ha troppa sufficienza, come oggi, che siamo stati ingenui a palleggiare e a sbagliare”. Quindi su Gonzalez: “Devastante… È un esempio anche fuori dal campo, in allenamento arriva sempre con largo anticipo e si fa volere bene da tutti”. Infine sulla prestazione poco incisiva di Bocalon: “Non ha fatto bene e non è la prima né l’ultima volta. Bocalon è troppo sensibile, non è in competizione con Gonzalez e non deve fare gol tutte le partite”. Il tecnico della Carrarese Giorgio Cricca (che ha sostituito lo squalificato Andrea Danesi): “La nostra gara è stata attenta e accorta cercando di concedere meno possibile alla corazzata Alessandria. Il nostro primo tempo é stato in leggera sofferenza e come era nelle previsioni abbiamo comunque stretto i denti, ed anzi,

abbiamo avuto un’occasione con Dell’ Amico solo davanti al portiere ed una potenziale palla gol con Bastoni. Nella seconda frazione di gioco la nostra prestazione é salita di tono ed abbiamo risposto colpo su colpo all’Alesssandria con organizzazione e personalità senza farci intimorire dal tifo incessante del pubblico locale. A pochi minuti dall’inizio del secondo tempo siamo stati puniti da una magia di Gonzalez che ha dimostrato, anche oggi, le sue grandi qualità da goleador. Successivamente siamo saliti con il baricentro ed abbiamo impensierito l’Alessandria pareggiando e poi cercando anche il raddoppio. Purtroppo Gonzalez ci ha puniti ancora una volta, l’attaccante argentino ha messo in mostra le sue doti che sono di categorie superiori. C’è un po’ di rammarico, ma abbiamo disputato una partita gagliarda ed anche senza Floriano (out per un piccolo contrattempo fisico) e Massoni squalificato. Abbiamo retto il campo onorevolmente con un plauso particolare a tutti i ragazzi scesi in campo che hanno dato tutto ed oltre sfiorando anche il risultato positivo. Con un pizzico di fortuna in più avremmo meritato di tornare a Carrara con un pareggio prezioso”.Così il capitano dei Grigi Cristian Sosa: “Non ho mai temuto il peggio. Abbiamo commesso un paio di errori, uno per tempo: nel primo ne è venuto fuori un tiro insidioso e una parata di Vannucchi, nel secondo il pareggio, ma non ricordo la difesa in sofferenza, E la squadra ha voluto vincere”. Manuel Fischnaller, attaccante dell’Alessandria: “Nel primo tempo abbiamo legittimato il vantaggio, che non è arrivato anche per le prodezze del portiere. Nel secondo tempo siamo stati bravi prima a segnare, poi ad andarci a riprendere il risultato. Una buona Alessandria”. [Mario Bocchio]

Uno sulla schiena

Tra i pali della porta sotto la Nord, giacciono il numero uno, la sua storia e...giacciono anche 21 anni. 21 anni: l’età della spensieratezza, del mondo che si apre e dell’adolescenza che si chiude; l’età del sono responsabile ma non troppo, del sono irresponsabile ma non troppo. L’età che tutti vorrebbero avere per tutta la vita. O più semplicemente, l’età di Gianmarco Vannucchi, che di irresponsabile, se proprio vogliamo dirlo, sembra non avere proprio niente. Cresciuto nel Santa Lucia come Vieri, Diamanti e Rossi, il nostro portiere ha giocato nei settori giovanili di Pro Vercelli e Juventus. Già ai tempo era considerato l’ennesima “pietra preziosa” Toscana. Ora è qui. A cercare di seguire le mosse dei compagni tra la

fittissima nebbia novembrina che avvolge il manto del Mocca. Ora è qui. A far parlare di sé: con la sua sicurezza, la sua esperienza, la sua energia. Ora è qui. Ed è protagonista: protagonista per i numeri che si porta sulle spalle, per l’umiltà con cui affronta ogni momento, per il sorriso e la solarità contagiosi. È protagonista per il suo talento e per la sia persona. È protagonista per la sua età e per la sua essenza. È protagonista per il suo ruolo e per la sua spontaneità. È davvero strano pensare che quel ragazzo tra i pali della Nord abbia solo vent’anni. Sembra così sicuro, così determinato, così esperto. Sembra così grande e così maturo. Con la sua freschezza ricorda i colli della sua Toscana. Con il suo accento illumina un po’ questa cittadina ingrigita. E con il suo talento beh, potrebbe essere destinato a portare l’Alessandria in alto. Gianmarco Vannucchi non è solo il futuro. Gianmarco Vannucchi è presente. E questo presente si sta rivelando più inaspettato e avvincente del previsto. Teniamoci stretta questo preziosissimo pezzo da novanta... Il successore di Servili sembra parlare un po’ come Roberto Benigni.

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anno VIII n. 21

HURRÀ GRIGI

Nostra intervista a Giovanni Barosini

Emergenze: sms gratuiti per informare la popolazione!

G

ianni Barosini, presidente della commissione Bilancio a Palazzo Rosso ed ideatore del movimento civico siAmo Alessandria, si è impegnato in prima persona nei giorni della paura per gli alessandrini, quando il Tanaro minacciava l’esondazione. Memori della grande tragedia del 1994 e del Moccagatta invaso dal fango, abbiamo voluto raccogliere le sue impressioni. “Fortunatamente, ci dice Barosini, rispetto all’alluvione del 1994 le cose sono andate decisamente meglio e la città si è salvata, anche se i danni non sono mancati e ci si dovrà impegnare per equi risarcimenti”. Quasi tutto bene, allora? “Io penso che si debba comunque fare di più, soprattutto nell’informazione ai cittadini, che in questa occasione mi è parsa carente e, a volte, confusa” Cosa si potrebbe fare? “Già molti anni addietro avevo proposto che, in casi di emergenza, si debba avere una voce ufficiale ed univoca in grado di dare tempestive informazioni a tutti i cittadini, nel rispetto, ovviamente, della normativa sulla privacy”. In che modo? “Le moderne tecnologie permettono di avvicinare in tempi rapidissimi moltissime persone. Io penso che l’Amministrazione Comunale o la Protezione Civile, di comune accordo ed univocamente, dovrebbero informare in maniera costante, gratuitamente e previa espressione del relativo consenso, via

mail od sms, tutti i cittadini in merito a situazioni di emergenza. Per emergenza non intendo solamente il pericolo di alluvione, ma anche casi come l’impraticabilità delle strade o l’emergenza neve, la chiusura delle scuole o altri casi particolari di interesse generale.” Quindi, la tecnologia al servizio della comunità? “Esattamente. E’ molto importante, in casi di emergenza, avere una voce unica, puntuale ed ufficiale che tenga informate quante più persone possibile, al fine di evitare ritardi e la nascita di notizie incontrollate, magari dettate dal panico. Una società moderna deve mettere tutti i mezzi di comunicazione al servizio della cittadinanza”

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L’Alessandria si sta godendo l’ultimo giorno di riposo concesso da mister Braglia, in attesa della ripresa degli allenamenti fissata per mercoledì mattina al Centro Sportivo Michelin di Spinetta Marengo. Si avvicina un mese di dicembre importante, lungo e tortuoso: la squadra sarà chiamata a scendere in campo ben 6 volte dal 4 dicembre fino al 30, quindi in 26 giorni. Sicuramente ci sarà bisogno di tutta la rosa a disposizione per cercare di chiudere al meglio e soprattutto in vetta questo girone A che vede l’Alessandria al vertice dalla prima giornata. Si parte domenica, ore 16.30, contro la Viterbese Castrense di mister Cornacchini, formazione partita alla grande che domenica ha riassaporato la vittoria, contro la Carrarese, dopo settimane complicate senza Marras che verrà oggi appiedato

dal giudice sportivo e saranno da valutare le condizioni di Celjak, uscito anzitempo a Prato per un problema muscolare . Poi il giorno dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, fischio d’inizio alle ore 14.30, la gara a Meda contro il Renate; dopo soli tre giorni, domenica 11, ore 16.30, la sfida alla Lupa Roma, vittoriosa nel match di domenica pomeriggio contro la Cremonese. Domenica 18 dicembre, alle ore 16.30, sarà il Pontedera a ricevere Gonzalez e compagni nel match che chiuderà il girone di andata. La prima giornata di ritorno verrà disputata il 23 dicembre alle ore 20.30 contro la Pro Piacenza, quindi niente partite il giorno di Santo Stefano; mentre il 30 dicembre si chiuderà l’anno solare con il match allo stadio “Picchi” di Livorno contro la formazione allenata da Foscarini; poi inizieranno le meritate vacanze. [Paolo Baratto]

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museo grigio e’ intorno a noi. L’emozione provata nel vedere entrare in campo undici maglie grigie è impossibile da spiegare. Forse è proprio per quella maglia unica al mondo, quel colore che può assumere tonalità diverse ma rimane sempre elegante, sempre prezioso. NOI SIAMO I GRIGI, è così che tutta l’italia definisce giocatori e tifosi dell’Unione Sportiva Alessandria, una squadra nobile, mitica, da leggenda. Museo Grigio nasce come piattaforma web, una delle più ricche di contenuti storici calcistici in Italia, ma da oggi esplora nuovi canali di comunicazione: radio e carta stampata.

Per arrivare a chiunque. Per essere intorno a noi. www.museogrigio.it, il museo virtuale dell’Alessandria Calcio. Tutto è cominciato da qui. Dall’amore per il collezionismo di un team di appassionati che hanno creato una piattaforma web, che per completezza e ricchezza di materiale, non è seconda a nessuna in Italia. Cinque sezioni. L’Archivio Storico: contiene la storia e le statistiche di tutte le stagioni dal 1912 a oggi e le foto di tutti i calciatori che hanno indossato la maglia grigia. La Foto Gallery: contiene migliaia di foto di gioco

catalogate per anno, per avversari, gli oggetti, le figurine, le memorabilie grigie. Video Gallery: partite, servizi, gol, interviste, ricordi. Tutto da vedere, per un tuffo emozionante nel passato. Il Blog: un contenitore ricchissimo di notizie, immagini, curiosità, con i servizi sulle partite di campionato. Infine la novità di quest’anno: Gradinata Nord. Museo Grigio e www.forzagrigi.it hanno unito le forze e lanciano la nuova sezione con oltre 1500 foto della Gradinata, sciarpe, adesivi, volantini, tatuaggi.

Con una nuova trasmissione radiofonica su Radio Voce Spazio, fm 93.80 e in streaming sul sito www.radiovocespazio.it, Museo Grigio debutta via etere. Lo fa con un doppio appuntamento settimanale intitolato L’Orso in diretta, in stretta collaborazione con il giornale Hurrà Grigi. Le trasmissioni sono condotte a turno da Marcello Marcellini, Mario Bocchio e Paolo Baratto. Tutta la parte statistica è curata da Sergio Giovanelli. Voci pressoché fisse, in qualità di opinionisti, sono

Cominciata in punta di piedi, con una pagina, due anni fa, la collaborazione con Hurrà Grigi, lo storico giornale “voce dei tifosi”, diretto da Massimo Taggiasco, da quest’anno diventa ancora più stretta. Otto pagine centrali, un vero e proprio “giornale nel giornale”, ricchissimo di contenuti storici e attuali legati all’Alessandria Calcio. Il profilo di un mitico giocatore grigio, i racconti dell’Orso curati da Mario Bocchio, il poster centrale

quelle di Massimo Taggiasco, direttore di Hurrà Grigi, e di Alfredo Quaglia, già direttore sportivo di successo. Interverranno di volta in volta anche Ugo Boccassi, Silvio Bolloli e Gianni Tagliafico. Nel programma anche collegamenti con la dirigenza e gli atleti dell’Alessandria Calcio, ex giocatori, tifosi e giornalisti che diranno la loro sulla partita dei Grigi e sulla giornata di campionato Lega Pro.

con una formazione d’epoca, le partite più importanti e i numeri legati alla squadra ospite curati da Sergio Giovanelli, la storia del movimento ultras della squadra avversaria a cura di Davide Ravan e la nuova sezione che contiene le foto di 42 anni di Gradinata Nord. E’ questo il ricco menù che Hurrà Grigi e Museo Grigio offre a tutti i lettori. Otto pagine da estrarre dal giornale e collezionare, per arricchire il “museo” personale di ogni tifoso dell’Alessandria.

www.museogrigio.it, radio voce spazio e hurra’ grigi fanno la storia dell’alessandria calcio

Alessandria-Viterbese